La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Thomas Casadei

Thomas CasadeiThomas Casadei, 33 anni, nato a Forlì e residente a Forlimpopoli (FC). Coniugato con  una figlia.

Dopo la Laurea in Lettere e Filosofia (Univ. di Bologna) ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Filosofia politica (Dipartimento di Scienza della politica - Univ. di Pisa) e attualmente è ricercatore assegnista in Filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Univ. di Modena e Reggio Emilia.

Ha scritto numerosi saggi e curato diversi volumi nell’ambito degli studi giuridici, storico-politici, filosofici; fa parte del Comitato direttivo della collana ‘Etica Giuridica Politica’ (Diabasis, Reggio Emilia), è membro di redazione delle riviste ‘Filosofia politica’ (Il Mulino, Bologna) e ‘Cosmopolis’ (Morlacchi, Perugia) e dal 2003 è direttore dell’Istituto Gramsci di Forlì.

Ulivista dal 1995, si è iscritto al PDS nel 1997 con posizioni vicine alla cultura del socialismo liberale e radicale; fa parte del Direttivo Federale dei Ds di Forlì dal 2004 ove ha sempre rappresentato le posizioni vicine ai movimenti e all’associazionismo.

Negli anni 2005-2006 è stato il responsabile dell’Area di Lavoro ‘Cultura, Scuola, Università’ dei DS di Forlì; in seguito, dal settembre 2007 al settembre 2008 è stato componente dell’Ufficio di Segreteria e responsabile dell’Area di Lavoro ‘Formazione politica’.

Iscritto al Pd fin dalla sua nascita con le primarie (è stato candidato nella lista “Con Veltroni. Ambiente, Innovazione, Lavoro”), è attualmente componente della Assemblea e della Direzione territoriale e coordinatore dell’Area di Lavoro ‘Cultura e Formazione politica’. Fa parte del direttivo del Circolo PD di Forlimpopoli.

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indirizzo e-mail: thcasadei(chiocciola)libero.it

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14 Commenti a "Thomas Casadei"

  1. Claudio Casadio 22 agosto 2007 14:45

    Ciao Thomas,
    mi fa piacere vederti attivo in questa iniziativa insieme ad altri amici forlivesi (fra questi saluto Carletto Giunchi e Walter Bielli).
    Ho guardato il vostro lavoro e per ora non posso che farvi i complimenti.
    Per quanto riguarda la mia partecipazione alle primarie non ho ancora sciolto un dubbio: certo la lista ambiente, diritti, lavoro e conoscenza mi interessa per le priorità che indica e Veltroni segretario mi va bene.
    Mi desta però curiosità e voglia di appoggio anche l’iniziativa di Mario Adinolfi. Il suo programma lo trovo interessante: quota cento per le pensioni credo che dimostri bene cosa si intende per riformismo e per patto tra generazioni e la scelta di rivolgersi alla generazione dei trenta-quarantenni con obiettivi veri e privilegiando l’innovazione e la rete mi sembra esperienza positiva.
    Insomma io ho dei dubbi mentre tu hai già scelto, ma cosa mi consigli?

    CLAUDIO CASADIO, Faenza.

  2. Thomas Casadei 22 agosto 2007 17:43

    carissimo Claudio, ma che piacere! ma dimmi un po’ come hai scoperto questo progetto?

    condivido la simpatia per Adinolfi e per alcune delle sue proposte più innovative, mi pare però che Veltroni sia un candidato, per così dire, più ‘completo’ e la lista “Ambiente, diritti, lavoro, conoscenza” il modo migliore per spingere la sua candidatura in una direzione innovativa e *radicalmente* riformatrice (non condivido la retorica del riformismo di cui ormai quasi tutti parlano…). La costruzione di un nuovo patto generazionale, l’utilizzazione della rete, l’innovazione sono infatti alcuni dei cardini del progetto che si apre però anche ad altre dimensioni per me centrali per un partito nuovo come quelle, appunto, che stanno al centro della nostra proposta. E’ una sfida, e dunque non ho certezze, ma solo idee molto aperte….dunque non posso neppure dare consigli…di certo mi fa un enorme piacere incontrarti - di nuovo - questa volta in rete….

    spero che il nostro dialogo continui, ci terrei davvero.

    con amicizia, Thomas

  3. Thomas Casadei 4 febbraio 2009 01:28

    La giusta quiete per Eluana

    Nell’assordante rumore causato in buona parte da gerarchie ecclesiastiche che non hanno alcun rispetto per il dolore e che intendono imporre le loro ‘leggi’ a dispetto del diritto vigente nel nostro paese, prendo posizione per affermare le ragioni del silenzio e del rispetto per una padre e per le volontà di sua figlia.

    Faccio mio il commento - che condivido in toto - di Roberto Saviano, esempio per un’Italia civile, in cui il disprezzo delle leggi e l’arroganza del potere (politico e clericale) in certi frangenti mette a rischio le fondamenta dello Stato costituzionale di diritto, ovvero della nostra repubblica democratica.

    IL COMMENTO
    La rivoluzione di un padre
    di ROBERTO SAVIANO

    BEPPINO Englaro, il papà di Eluana, sta dando forza e senso alle istituzioni italiane e alla possibilità che un cittadino del nostro Paese, nonostante tutto, possa ancora sperare nelle leggi e nella giustizia. Ciò credo debba essere evidente anche per chi non accetta di voler sospendere uno stato vegetativo permanente e ritiene che ogni forma di vita, anche la più inerte, debba essere tutelata.

    Mi sono chiesto perché Beppino Englaro, come qualcuno del resto gli aveva suggerito, non avesse ritenuto opportuno risolvere tutto “all’italiana”. Molti negli ospedali sussurrano: “Perché farne una battaglia simbolica? La portava in Olanda e tutto si risolveva”. Altri ancora consigliavano il solito metodo silenzioso, due carte da cento euro a un’infermiera esperta e tutto si risolveva subito e in silenzio.

    Come nel film “Le invasioni barbariche”, dove un professore canadese ormai malato terminale e in preda a feroci dolori si raccoglie con amici e familiari in una casa su un lago e grazie al sostegno economico del figlio e a una brava infermiera pratica clandestinamente l’eutanasia.

    Mi chiedo perché e con quale spirito accetta tutto questo clamore. Perché non prende esempio da chi silenziosamente emigra alla ricerca della felicità, sempre che le proprie finanze glielo permettano. Alla ricerca di tecniche di fecondazione in Italia proibite o alla ricerca di una fine dignitosa. Con l’amara consapevolezza che oramai non si emigra dall’Italia solo per trovare lavoro, ma anche per nascere e per morire. Nella vicenda Englaro ritornano sotto veste nuova quelle formule lontane e polverose che ci ripetevano all’università durante le lezioni di filosofia.

    Il principio kantiano: “Agisci in modo che tu possa volere che la massima delle tue azioni divenga universale” si fa carne e sudore. E forse solo in questa circostanza riesci a spiegarti la storia di Socrate e capisci solo ora dopo averla ascoltata migliaia di volte perché ha bevuto la cicuta e non è scappato. Tutto questo ritorna attuale e risulta evidente che quel voler restare, quella via di fuga ignorata, anzi aborrita è molto più di una campagna a favore di una singola morte dignitosa, è una battaglia in difesa della vita di tutti. E per questo Beppino, nonostante il suo dramma privato, ha dovuto subire l’accusa di essere un padre che vuole togliere acqua e cibo alla propria figlia, contro coloro che dileggiano la Suprema Corte e contro chi minaccia sanzioni e ritorsioni per le Regioni che accettino di accogliere la sua causa, nel pieno rispetto di una sentenza della Corte di cassazione.

    L’unica risposta che ho trovato a questa domanda, la più plausibile, è che la lotta quotidiana di Beppino Englaro non sia solo per Eluana, sua figlia, ma anche e soprattutto in difesa del Diritto, perché è chiaro che la vita del Diritto è diritto alla vita. Beppino Englaro con la sua battaglia sta aprendo una nuova strada, sta dimostrando che in Italia si può e si deve restare utilizzando gli strumenti che la democrazia mette a disposizione. In Italia non esiste nulla di più rivoluzionario della certezza del Diritto. E mi viene in mente che tutelare la certezza dei diritti, la certezza dei crediti, costituirebbe la stangata definitiva all’economia criminale. Se fosse possibile, nella mia terra, rivolgersi a un tribunale per veder riconosciuto, in un tempo congruo, la fondatezza del proprio diritto, non si avvertirebbe certo il bisogno di ricorrere a soluzioni altre. Beppino questo sta dimostrando al Paese. Non sarebbe necessario ricorrere al potere di dissuasione delle organizzazioni criminali, che al Sud hanno il monopolio, illegale, nel fruttuoso business del recupero crediti.

    E a lui il merito di aver insegnato a questo Paese che è ancora possibile rivolgersi alle istituzioni e alla magistratura per vedere affermati i propri diritti in un momento di profonda e tangibile sfiducia. E nonostante tutte le traversie burocratiche, è lì a dimostrare che nel diritto deve esistere la possibilità di trovare una soluzione.

    Per una volta in Italia la coscienza e il diritto non emigrano. Per una volta non si va via per ottenere qualcosa, o soltanto per chiederla. Per una volta non si cerca altrove di essere ascoltati, qualsiasi cittadino italiano, comunque la pensi non può non considerare Beppino Englaro un uomo che sta restituendo al nostro Paese quella dignità che spesso noi stessi gli togliamo.

    Immagino che Beppino Englaro, guardando la sua Eluana, sappia che il dolore di sua figlia è il dolore di ogni singolo individuo che lotta per l’affermazione dei propri diritti. Se avesse agito in silenzio, trovando scorciatoie a lui sarebbe rimasto forse solo il suo dolore. Rivolgendosi al diritto, combattendo all’interno delle istituzioni e con le istituzioni, chiedendo che la sentenza della Suprema Corte sia rispettata, ha fatto sì, invece, che il dolore per una figlia in coma da 17 anni, smettesse di essere un dolore privato e diventasse anche il mio, il nostro, dolore. Ha fatto riscoprire una delle meraviglie dimenticate del principio democratico, l’empatia. Quando il dolore di uno è il dolore di tutti. E così il diritto di uno diviene il diritto di tutti.

  4. patrizia barducci 4 febbraio 2009 16:34

    Sono vicina col pensiero ad un padre che ha dimostrato fino in fondo un amore profondo per la figlia.
    il mio cuore prova profonda umana compassione(nel senso di patire con) per un signore che con dignità,ha saputo dare un senso al suo dolore,e voce alla volntà della figlia.
    non ci sono altre parole
    solo un rispettoso silenzio

  5. Massimo Dellavalle 4 febbraio 2009 20:56

    Del PD e il testamento biologico ovvero Quando il “ma anche” diventa ”prevalente”.

    Leggo dal sito del PD nazionale: ”E’ tempo di chiederci in quale società viviamo e in quale vogliamo vivere, rimettendo al centro dei comportamenti di ognuno la dignità della persona e il rispetto.” Poi vedo l’immagine della stazione di Nettuno e capisco che mi sono sbagliato.
    Non si tratta di testamento biologico. Per il testamento biologico – reso impellente dalla tragica situazione della famiglia Englaro - nessuna dichiarazione, nessuna presa di posizione in prima pagina. Solo in fondo, tra i “Temi in evidenza”, al diciassettesimo posto (dopo il “vaticano” e prima della “scuola” – che è al 30° posto-) trovo “testamento biologico”. Apro il link e cerco la posizione ufficiale del PD sulla questione; prima però devo leggermi sette-otto articoli della stampa nazionale della scorsa settimana, che riportano gli imperativi categorici e i valori non negoziabili della Binetti, alcuni stralci generici del progetto di legge Baio, pochi riferimenti al progetto di legge Marino, qualche manifestazioni di interesse al progetto di legge Calabrò del PdL, le preoccupazioni pacate ma ferme di Veronesi.
    Trovo infine un articolo del Riformista dal titolo quasi incredibile: il PD ha scelto. Di Finocchiaro e Sereni, del 29 gennaio. E lo leggo: l’assemblea dei Gruppi congiunti (Camera e Senato) ha l’opinione prevalente che, in relazione a idratazione e nutrizione “siano sempre assicurate al paziente fino alla fine della vita, ad eccezione del caso in cui la loro sospensione sia espressamente oggetto della dichiarazione anticipata del trattamento.” La precisazione mi sembra, secondo logica, inutile e preoccupante: che qualcuno abbia immaginato che la sospensione di idratazione e alimentazione possano essere sospesi anche contro la volontà del paziente? Come altri trattamenti, il testamento biologico o li autorizza oppure no.
    A meno che l’assemblea dei Gruppi congiunti sia rimasta al pronunciamento del Comitato Nazionale di Bioetica del 2005 in cui l’idratazione e la nutrizione a prescindere, dallo stato del paziente, sono ritenuti interventi deontologicamente dovuti e non “trattamenti medici” e quindi esclusi a priori dal testamento biologico. Pronunciamento capzioso chiaramente superato dalla Sentenza n. 21748 dell’ottobre 2007 della Cassazione che esplicita che alimentazione e idratazione artificiale mediante sondino nasogastrico sono un indubbio trattamento sanitario, ricadendo pertanto nella piena disponibilità delle volontà del paziente.

    Mi chiedo allora: perché questa criptica precisazione dell’assemblea dei Gruppi congiunti ? Torno a frugare nella rete per capire da dove è scaturita la dichiarazione Finocchiaro-Sereni.
    In diversi siti (ma non in quello del PD) trovo la cronistoria dell’incontro conclusivo, dove leggo che:
    1) non c’è stato alcun voto palese sulla questione (ma non si chiamava Democratico il partito?) e quindi questa “opinione prevalente” non è quantificabile;
    2) che la mediazione tra laici e cattolici si è basata sul concetto che idratazione e alimentazione artificiale sono atti medici e non terapie (?), che però si possono rifiutare (allora a cosa serve questa distinzione?);
    3) che Binetti, (che mi pare sia cattolica) non è assolutamente d’accordo sulla possibilità di interruzione di idratazione e alimentazione artificiale e ha già sottoscritto la proposta di legge di Buttiglione (che mi pare sia di un altro schieramento politico);
    4) che Castagnetti è soddisfatto della mediazione politica, ma non si riconosce nel merito (?);
    5) che a Pollastrini, Marino e Cuperlo (che mi pare siano abbastanza laici) la soluzione non è piaciuta;
    6) che per Franceschini ciascuno voterà secondo coscienza nel dibattito parlamentare (ma allora l’opinione prevalente a cosa serve?);
    7) che Veronesi è molto preoccupato (e anch’io).

    Alla fine capisco: anche in questo caso il PD non sceglie, non dice nè sì nè no, dice “prevalente”. Anche in questo caso non vota democraticamente per esprimere, anche solo a maggioranza, una posizione.
    Anche questa volta alla conta, per evitare rotture, sceglie di non scegliere.
    Ponzio Pilato in confronto era un decisionista.

    Chiudendo le finestre del browser ritorna la pagina del PD nazionale: “E’ tempo di chiederci in quale società viviamo e in quale vogliamo vivere..” forse sarebbe tempo di smettere di chiederselo e di cominciare a rispondere.

  6. Denio Derni 8 febbraio 2009 11:51

    Ho nostalgia di un’altra Chiesa, io, laico convinto!
    Nostalgia di un sorriso contadino, aperto su un grande faccione che sormonta bonario il bianco abito da Pontefice, di parole “umane” antiche, fatte di rispetto per la dignità umana, per “l’altro”.
    Ora e sempre, ora più che mai, ora ancor più di fronte al cinismo, al pelo sullo stomaco di una rediviva alleanza clerico-fascista, dai contoni inusitati,
    è necessario mobilitarsi unendo anche i cattolici veri, quelli che hanno memoria di un’altro papa, Giovanni XXIII, che ricordano un ottantenne contadino che aprì la chiesa al mondo, alla modernità e che viene oggi dalla curia tradito e calpestato, altro che i Tedeum di casa. O il pd ha uno scatto di dignità e di unità o i pericoli per la democrazia in questo paese alla deriva, diventano una
    minaccia vera!”

  7. Chiara Mazza 8 febbraio 2009 12:17

    Il potere apparente della Chiesa

    di BARBARA SPINELLI

    Solo in apparenza c’è contraddizione fra l’enorme caduta di autorità manifestatasi ai vertici della Chiesa in occasione della riabilitazione dei vescovi lefebvriani e il potere non meno grande che il Vaticano ha esercitato, e sta esercitando, sul caso Englaro e sullo scontro tra istituzioni in Italia. Nel lungo periodo il primo caso finirà forse col pesare di più: i libri di storia racconteranno nei prossimi secoli quel che è accaduto nella Santa Sede, quando un Pontefice volle metter fine a uno scisma, tolse la scomunica ai vescovi di Lefebvre, e mostrò di non sapere bene quello che faceva. Mostrò di ignorare quel che la setta sostiene, e quel che un suo rappresentante, il vescovo Williamson, afferma sul genocidio nazista degli ebrei: genocidio che il vescovo nega («gli uccisi non furono 6 milioni e non morirono in camere a gas») e che non giustificherebbe il senso di colpa della Germania. Un papa tedesco inconsapevole di quel che Williamson divulga da anni fa specialmente impressione.

    I libri di storia racconteranno com’è avvenuto il ravvedimento, non appena il cancelliere Angela Merkel gli ha chiesto d’esser «più chiaro»: i giornali tedeschi, impietosi, descrivono il suo cedimento alla politica, la sua caduta nel peccato (è un titolo della Süddeutsche Zeitung), la fine di un’infallibilità che è dogma della Chiesa dal 1870, per volontà di Pio IX. Il rapporto con il caso Eluana c’è perché anche quando esercita poteri d’influenza sproporzionati, nei rapporti con lo Stato italiano, la Chiesa pare agire come per istinto, senza calcolare a fondo le conseguenze: interferisce nelle leggi del potere civile, sorvola su sentenze passate in giudicato, disturba gravemente lo scabro equilibrio fra Stato italiano e Vaticano. Difende l’idea che lo Stato debba essere etico, e che solo il Vaticano possa dire l’etica. Dopo essersi rivelato impotente di fronte al mondo - impotente al punto di «piegarsi» sulla questione lefebvriana - è come se il Vaticano si prendesse una rivincita locale in Italia, esibendo una forza che tuttavia è più apparente che reale. È apparente perché le questioni morali poste dalla Chiesa sono usate dai politici per scopi a essa estranei.

    Nell’interferire, la Chiesa non mostra autorità né autentica forza di persuasione. Mostra di possedere quel che viene prima del potere di governo (prima di quello che nella Chiesa è chiamato donum regiminis, un carisma da coniugare col «dono della contemplazione»): esibisce pre-potenza. Proprio questo accadde nel 1870: il Papa stava perdendo il potere temporale, e per questo accampò l’infallibilità spirituale. La prepotenza ecclesiastica verso Eluana e verso chi dissente dalla riabilitazione dei vescovi sembra avere tratti comuni. Ambedue i gesti hanno radici nella superficialità, e in una sorta di volontaria, diffusa incoscienza. Riconciliandosi con la setta, non mettendo subito alcune condizioni irrinunciabili e accennando enigmaticamente a una «comunione non ancora piena», il Papa ha trascurato molte altre cose, sostenute nelle confraternite da decenni. Gli scismatici non si limitavano a dire la messa in latino, volgendo le spalle ai fedeli. Si opponevano con veemenza alle aperture del Concilio Vaticano II, e soprattutto alla dichiarazione di Paolo VI sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane (Nostra Aetate, 1965). Totale resta la loro opposizione al dialogo con chi crede e pensa in modo diverso.

    Granitica la convinzione, contro cui insorge la dichiarazione di Paolo VI, che gli ebrei non convertiti siano gli uccisori di Cristo. Nostra Aetate non parla solo dell’ecumenismo cristiano. Parla di tutti i monoteismi (Ebraismo, Islam) e anche di religione indù e di buddismo. Apre a altri modi di credere, non ritenendo che la Chiesa romana sia unica depositaria della verità e della morale. Rispondendo a Alain Elkann, monsignor Tissier de Mallerais della confraternita San Pio X dice: «Noi non cambiamo le nostre posizioni ma abbiamo intenzione di convertire Roma, cioè di portare il Vaticano verso le nostre posizioni» (La Stampa, 1-2-09). L’atteggiamento che la Chiesa ha verso l’autonomia dello Stato di diritto in Italia non è molto diverso, nella sostanza, da alcune idee lefebvriane. Il diritto e la Costituzione tengono insieme, per vocazione, etiche e individui diversi. Il dubbio su questioni di vita e morte è in ciascuna persona, e proprio per questo si fa parlare la legge e si separa lo Stato dalle chiese.

    È quello che permette allo Stato di non essere Stato etico, dunque ideologico. Nell’ignorare la necessità di questi vincoli il Vaticano non si differenzia in fondo da Berlusconi, oscurando quel che invece li divide eticamente. L’interesse o la morale del principe contano per loro più della legge, della costituzione. Il particolare, sotto forma di spirito animale dell’imprenditore-re o di convinzione etica del sacerdote-guida, non si limita a chiedere un suo spazio d’espressione e obbedienza (com’è giusto), ma esige che lo Stato rinunci a fare la laica sintesi di opinioni contrarie. La laicità non è un credo antitetico alla Chiesa, ma un metodo di sintesi. Su questi temi sembra esserci affinità della Chiesa con Berlusconi e perfino con i lefebvriani, favorevoli da sempre al cattolicesimo religione di Stato. I vertici del Vaticano si sono rivelati in queste settimane assai deboli e assai forti al tempo stesso. Deboli, perché per ben 14 giorni Benedetto XVI è apparso prima ignaro, poi male informato, infine - appena seppe quel che faceva - paralizzato.

    Il cardinale Lehman ha accennato a errori di management e comunicazione, ma c’è qualcosa di più. Aspettare l’intervento della Merkel è stato distruttivo di un’autorità. Nei libri di storia alcuni parleranno di clamoroso fallimento di leadership. Una leadership così scossa, è cosa triste recuperarla su Eluana. La Chiesa ha solo aiutato un capo politico (Berlusconi) a disfarsi con fastidio di leggi e vincoli. Non si capisce come questo aiuti la Chiesa. Condannando Napolitano, la Chiesa non sceglie la maestà della legge e la vera sovranità: dice solo che le leggi di uno Stato pesano poco, e invece di usare la politica ne è usata in maniera indecente. La questione Englaro non divide religiosi e non religiosi, fautori della vita e della morte. Divide chi rispetta la legge e chi no; chi auspica rapporti di rispetto fra due Stati e chi ritiene che lo Stato vaticano possa legiferare al posto dell’italiano. Sono ministri del Vaticano che hanno attaccato Napolitano: dal cardinale Martino presidente del consiglio Pontificio Giustizia e Pace al cardinale Barragan, responsabile per la Sanità nello Stato della Chiesa.

    Il loro dovere istituzionale sarebbe stato quello di tacere, come laicamente ha deciso di fare, unico e solitario nella maggioranza, Gianfranco Fini Presidente della Camera. Come difendere la Chiesa, ora che non ha più potere temporale e che vacilla? La questione sembrava risolta: non lo è. Non si tratta di seguire l’opinione dominante: sarebbe autodistruttivo, proprio in questi giorni il Papa ne ha fatto l’esperienza. Si tratta di ascoltare il diverso, di documentarsi su quel che dicono i tribunali e la scienza, come rammenta Beppino Englaro. Sull’accanimento terapeutico e l’alimentazione-idratazione artificiale si possono avere opinioni diverse e si hanno comunque dubbi, per questo urge una legge sul testamento biologico: non discussa precipitosamente tuttavia. Non perché una maggioranza, adoperando il povero corpo vivo-morto di Eluana, accresca i suoi poteri. Non annunciando che «Eluana può generare figli» come dice, impudicamente, Berlusconi. Prima d’annunciare e sparlare occorre informarsi, studiare, capire. È il dono di governo e contemplazione che manca tragicamente sia in chi conduce la Chiesa, sia in chi governa la Repubblica.

    da sito La Stampa, 8/2/2009

  8. Thomas Casadei 8 febbraio 2009 12:41

    Condivido ogni parola dell’articolo di Barbara Spinelli, e sono davvero offeso, come cittadino della repubblica italiana, per la pre-potenza delle gerarchie di una Chiesa (dicono di ispirarsi al Vangelo e in realtà ne calpestano alcuni principi fondamentali).

    Posto qui di seguito un appello dell’Associazione per la sinistra, che sottoscrivo pienamente. Il Partito democratico che deve essere inflessibile su una vicenda che riguarda la nostra civiltà giuridica e democratica.

    Associazione per la Sinistra: “Diritti costituzionali a rischio”

    FORLI’ - Sarebbe più idoneo il silenzio sulla scelta di Eluana, per il rispetto dovutole e per l’angoscia di una famiglia che da anni cerca di rendere giustizia ad una volontà esternata da Eluana stessa, splendida nelle foto che ogni giorno ci ripropongono, ma tanto diversa, oggi, inerme nel suo letto d’ospedale; senza vita cerebrale, un corpo ormai disabitato che altri manipolano ignorando quella dignità alla quale Eluana non avrebbe mai rinunciato. Silenzio, come silenziosi sono stati questi 17 anni in una condizione di stato vegetativo persistente dal quale nessuno si è mai “risvegliato”dopo un periodo così lungo . I suoi genitori -non gli atei e gli agnostici razionalisti, i suoi genitori, quelli che, lo dicono i vescovi, meritano comprensione e rispetto - ci dicono che non avrebbe mai voluto che il suo corpo fosse costretto a sopravviverle tanto a lungo.

    Ma questa farsa è solo l’inizio di una tragedia vera, quella che vedrà approvata in Parlamento in tempi brevi , una legge sul testamento biologico che ci porterà via un altro dei nostri diritti costituzionali, quello di poter rifiutare le cure quando riteniamo che il nostro percorso terreno sia ormai concluso o quando vediamo messa a repentaglio la nostra dignità, quella che ha ispirato la nostra vita e con la quale la nostra vita vorremmo poter concludere.

    Il testo in preparazione stabilirà per legge che l’idratazione e l’alimentazione artificiale non sono terapie e, pertanto, non possono essere sospese, contrariamente a quanto espressero nel gennaio del 2007, il Consiglio Direttivo e la Commissione di Bioetica della Società Italiana di Nutrizione : “La Nutrizione Artificiale (NA) è un trattamento medico. La NA è da considerarsi a tutti gli effetti un trattamento medico fornito a scopo terapeutico o preventivo”.

    In questi giorni si è ascoltato di tutto nelle trasmissioni dedicate al caso Englaro, spesso si è prodotta volutamente disinformazione e non correttezza scientifica. A questo si aggiungono, purtroppo, le raccapriccianti affermazioni del Presidente del Consiglio che è riuscito a definire quel debole corpo senza attività cerebrale, una potenziale madre. Ogni donna, ma anche ogni uomo, di fronte a questi insulti alla dignità dell’essere madre e a tanta ignoranza sulla medicina, non può che provare un senso di rabbia e un brivido di paura per quanto davvero questo governo può arrivare a fare, utilizzando la sua maggioranza in Parlamento, ignorando il ruolo del Parlamento e i diritti costituzionali.

    E’ necessario che la politica, oltre a rilasciare dichiarazioni indignate, decida di fare un’azione civile diffusa per far conoscere meglio ciò che sta accadendo, perché se diventassero norme gli articoli oggi in discussione ci sarebbe una regressione gravissima; alimentazione e idratazione forzata non sarebbero più rifiutabili, una prevaricazione inaccettabile se solo si considera il principio costituzionale secondo il quale abbiamo tutti il diritto di rifiutare le cure. Questa è una norma di quella Costituzione che, a differenza delle affermazioni gravissime del Presidente del Consiglio, è tutt’altro che ideologizzata. Nata dalla Resistenza, non dal bolscevismo, laici e cattolici insieme, finalmente liberi dal fascismo e nazismo, hanno scritto gli articoli di una Costituzione repubblicana e laica che deve garantire i diritti, i doveri e le libertà individuali, quelle libertà che un governo autoritario intende negare attraverso decreti d’urgenza e modifiche costituzionali. Siamo alle soglie di un silenzioso colpo di stato.

    La Sinistra che non è in Parlamento deve e userà ogni forma di opposizione alla modifica della nostra Costituzione e alla legge sul testamento biologico che si sta per definire, ma chiediamo al Partito Democratico di opporsi usando ogni forma di ostruzionismo in Parlamento. Il valore della laicità dello Stato non può essere subalterno alla gerarchia vaticana e neppure alle divisioni o indecisioni del partito di opposizione oggi in Parlamento.

    Associazione per La Sinistra - Forlì

  9. Maria Teresa Vaccari 8 febbraio 2009 16:02

    Io non sono credente e penso che ognuno abbia il diritto di decidere della propria vita e il dovere di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni senza delegare questa scelta a nessuno (umano o divino).
    E quindi auspico che quanto prima sia approvata una legge sul testamento biologico che consenta a ciascuno di decidere autonomamente quale sia il proprio concetto di dignità di vita umana, senza che debba essere un tribunale a dover decidere, a posteriori e in modo indiretto.
    Perchè proprio non riesco a capire come possa essere considerata “vita” uno stato di incoscienza che dura da 17 anni.
    E non riesco a trovare coerenza tra il fatto che sia legittimo rifiutare un’amputazione di un arto pur sapendo che ciò ti condurrà in breve a morte certa e non lo sia sospendere l’alimentazione forzata dopo 17 anni di coma.
    Ma non mi voglio addentrare su questioni di bio-etica su cui non ho una specifica preparazione ma solo una mia personalissima posizione.
    Riprendendo le considerazioni di Saviano, “la lotta quotidiana di Beppino Englaro non è solo per Eluana, sua figlia, ma anche e soprattutto in difesa del Diritto, perché è chiaro che la vita del Diritto è diritto alla vita.”
    E il solo fatto che un uomo si sia sobbarcato praticamente da solo il peso di questa lotta, quando avrebbe potuto scegliere di fare ciò che riteneva più giusto per sua figlia “di nascosto”, dovrebbe meritare molto più rispetto da parte di tutti.
    La cosa che più mi scandalizza e mi rattrista in tutta la vicenda Englaro è la strumentalizzazione che in molti stanno facendo, Berlusconi in primis, trasformando una dolorosissima esperienza umana in un argomento da campagna elettorale, dalla Sardegna ai caselli autostradali, in modo assolutamente superficiale e approssimativo senza la conoscenza diretta del caso e delle persone.
    E tutto ciò in un periodo in cui siamo costretti ad essere testimoni di pericolose regressioni a livello politico, sociale e religioso che cercano di manipolare leggi e costituzione ad uso personale del capo del governo, parificare partigiani e repubblichini, negare l’olocausto, ripristinare la messa in latino.
    Concordo con le riflessioni di chi mi ha preceduto sul fatto che tutte queste vicende non sono slegate tra loro e che la sempre più pressante ingerenza dello Stato del Vaticano nella vita politica, sociale e anche giudiziaria del nostro Paese sia assolutamente inaccettabile.

    Concludo riportando due brani trovati nella rassegna stampa di http://www.partitodemocratico.it che condivido pienamente.

    L’USO POLITICO DI UNA TRAGEDIA
    fonte Luigi La Spina - La Stampa
    In un momento in cui ogni coscienza si sente dilaniata da una scelta ugualmente terribile e iniqua, in una questione in cui nessuno si può arrogare il monopolio della giustizia e della verità perché è il dubbio che ci tormenta, c’è una sensazione che addolora di più e acuisce tristezza e pena: la consapevolezza che il grave conflitto politico e istituzionale che si è aperto ieri si gioca sulla pelle di una ragazza. Anzi, sul corpo di una ex ragazza divenuta donna nella lunghissima attesa della morte.

    I PARLAMENTARI DEL PD SI SCHIERANO A FIANCO DEL PRESIDENTE NAPOLITANO
    Durissimo il giudizio dei parlamentari modenesi Giuliano Barbolini, Mariangela Bastico, Ricardo Franco Levi, Manuela Ghizzoni, Ivano Miglioli e Giulio Santagata sul disegno di legge del Consiglio dei ministri che obbliga alimentazione e idratazione artificiali per soggetti non autosufficienti. Ecco la loro dichiarazione:
    “Siamo certi, anche senza il conforto dei sondaggi, che la maggioranza degli italiani è solidale con il padre di Eluana Englaro e con la sua scelta, drammatica, di dare corso alla volontà della figlia. Una scelta ineccepibile, sia dal punto di vista della legge morale che da quello della Costituzione che, all’articolo 32, recita: ‘Nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana’.
    A questa norma fondamentale e al richiamo più profondo del suo cuore Beppino Englaro è sempre stato fedele. Mentre alla difesa dei principi costituzionali e delle prerogative della magistratura si è appellato il Presidente Napolitano per opporsi al gravissimo atto di forza del governo. Atto che è al tempo stesso attacco alla Costituzione, svuotamento delle prerogative del Parlamento, negazione dell’autonomia della magistratura e conflitto con lo stesso Presidente della Repubblica. Su temi così delicati, che riguardano la fine della vita, toccano nel profondo le coscienze e sono ben presenti alla nostra sensibilità, non si può e non si deve procedere con interventi d’urgenza, ma percorrere con serietà il cammino di un meditato confronto parlamentare per costruire una buona legge.
    Abbiamo ricevuto in questi mesi e continuiamo a ricevere in questi giorni, in queste ore, proteste di cittadini increduli, indignati. Intuiscono, al di là delle convinzioni politiche e religiose, che qualcosa di grave sta accadendo nel nostro Paese: uno stravolgimento delle regole che mina alla base i principi fondamentali della democrazia, a partire dalla divisione dei poteri e dalla distinzione laica, essenziale per ogni sistema liberale, tra religione e politica. Ci opporremo con forza, dentro e fuori dal Parlamento, a questo attacco alla libertà degli individui, a questa ultima violenza di Stato sul corpo di Eluana.”

  10. Angelo Satanassi 10 febbraio 2009 18:22

    Ha ragione il Senatore Andreotti

    Lo Stato e la politica non devono impicciarsi di un dramma privato così drammaticamente vissuto.

    È il pensiero del Senatore Giulio Andreotti, cattolico militante, ex democristiano e più volte Ministro e Presidente del Consiglio.

    Di fronte alla devastante vicenda umana di Eluana Englaro, l’Italia rischia di precipitare in una pericolosa degenerazione istituzionale. Col testamento biologico, all’ordine del giorno in Parlamento, sarà lo Stato con una legge ad autorizzare il medico, la struttura sanitaria e la famiglia a interrompere l’alimentazione e quindi la vita vegetativa al paziente in coma irreversibile. Sarà d’ora innanzi lo Stato a controllare la corrispondenza di questo testamento al protocollo medico, se le cure applicate mantengano o meno una speranza, se saranno o meno invasive. Infine se l’interruzione della cura possa o meno configurarsi in una sorta di mascherata eutanasia.
    Un pasticcio giuridico.

    Chi decide quando interrompere l’accanimento terapeutico e quando lo diventa?
    E ancora: quale comportamento dovrà assumere il medico in assenza del testamento?
    La decisione del medico, presa di concerto con i familiari, sarà sempre subordinata alla verifica dell’autorità dello Stato. In ultima analisi sarà lo Stato a certificare come e quando cessare di vivere.
    L’Illuminismo ha ben distinti i Diritti dell’Uomo da quelli del Cittadino, quei Diritti ci dicono che nessuno deve interferire sulle autonome scelte, quando attengano all’esclusiva soggettività e alla sfera personale.
    In assenza della capacità di decidere, perché in coma profondo e irreversibile, ogni decisione spetta al medico col supporto della famiglia e l’ausilio delle strutture sanitarie. Nessuno ha il diritto di supplenza.

    Le vicende storiche ci hanno fatto conoscere diversi tipi di Stato:
    · Lo Stato Teocratico, voluto da Dio.
    · Lo Stato Terapeutico, che decide quali droghe consumare e quali proibire.
    · Lo Stato Psichiatrico, quando ritiene la persona mentalmente incapace, senza dire di che cosa, tesi indimostrabile.
    · Lo Stato che vuole il medico delatore, che segnali alla polizia il paziente immigrato clandestino.

    In una società multietnica, multi religiosa, laica o non credente la sola bussola che ci deve guidare si chiama religione civile. È la religione del diritto della responsabilità e che comprende l’autodeterminazione nella gestione della propria vita, che nessuna Autorità può espropriare.
    È bene discuterne anche dalle nostre parti, perché c’è il rischio che l’Italia, anche su questi temi, diventi un ghetto fondamentalista isolato dall’Europa.

    Angelo Satanassi

  11. Thomas Casadei 7 agosto 2009 13:48

    I segni di un paese che dovrebbe farci vergognare di ciò che stiamo diventando.

    «Terrorizzata dalla norma su clandestinità».

    Si è uccisa perché era clandestina e non riusciva a regolarizzarsi, e per questo era caduta in depressione. Il corpo senza vita di Fatima Aitcardi, 27 anni, marocchina, ripescato ieri sera dal fiume Brembo a Ponte San Pietro, è stato identificato dal fratello Mohamed che stamattina si è presentato ai carabinieri per denunciare la scomparsa della sorella, uscita di casa ieri alle 14. L’uomo, che invece è regolare e vive proprio a Ponte San Pietro, ha raccontato che Fatima era disperata: era irregolare in Italia, aveva tentato in tutti i modi di regolarizzare la sua posizione ed era terrorizzata dalla scadenza di domani, giorno in cui la clandestinità diventa reato. E questo l’avrebbe portata a uccidersi.

    da l’Unità, 7 agosto 2009

  12. sandro 8 agosto 2009 17:10

    Se hai un’inconfessabile passione per la bicicletta e ti piace assaporare il gusto della natura e del paesaggio viaggiando leggero, e soprattutto sei ancora lontano dagli “anta”, partecipa anche tu al 4° Cicloraduno nazionale FIAB per ragazze e ragazzi tra i 18 e i 35 anni. Il viaggio fino a Palermo e ritorno è a cura di ciascun partecipante e i pernottamenti sono in hotel e in B&B. Le iscrizioni sono possibili fino al 21 agosto.

    L’invito accattivante è rivolto dal Gruppo Giovani della FIAB e dal Coordinamento Palermo Ciclabile FIAB che curano l’organizzazione e che assicurano: “Ci faremo travolgere da un vortice di colori, sapori, profumi, suoni e passioni che solo la terra siciliana è in grado di offrire. Mare, saline, riserve naturali e cave saranno le mete del nostro viaggio: il giro sarà per la prima volta itinerante, da Palermo a Castellammare del Golfo, proseguendo verso Scopello e la Riserva dello Zingaro, raggiungendo Trapani, Marsala e Mazara del Vallo tra il lago Preola e le Cave di Cusa. Naturalmente non potranno mancare le serate all’insegna di musica e risate in compagnia per rilassarci un po’ e ricaricare le batterie, mentre alla fine di questo tour, un po’ affaticati certo, saliremo in treno per tornare a casa”.

    Ma come nasce il Cicloraduno FIAB under 35, nonostante da 22 anni si tenga già un Raduno nazionale di tutti gli iscritti alla FIAB? Evidentemente per una precisa volontà dei più giovani di trascorrere quasi una settimana in bicicletta tra coetanei, senza avere tanti over 50 e 60 tra i .. pedali senza avere magari molto in comune.

    Il raduno avrà inizio con la registrazione dei partecipanti la sera del 25 agosto, con ritrovo presso la Stazione Centrale ferroviaria di Palermo. Questo il programma di viaggio:
    - 26 agosto Palermo-Castellamare del Golfo;
    - 27 agosto Castellamare del Golfo-Trapani
    - 28 agosto Trapani-Mazara del Vallo
    - 29 agosto Mazara del Vallo-Campobello di Mazara. In treno rientro a Palermo
    - 30 agosto Palermo.

    Il programma dettagliato con scheda di partecipazione è disponibile su http://www.fiab-giovani.it/wp . Affrettarsi: posti disponibili limitati!

  13. [...] alla realizzazione del programma della mozione Marino che in Emilia Romagna è coordinata da Thomas Casadei Caricamento in [...]

  14. [...] EMILIA ROMAGNA: Thomas Casadei, 33 anni, nato a Forlì e residente a Forlimpopoli (FC). Coniugato con  una figlia. Dopo la Laurea in Lettere e Filosofia (Univ. di Bologna) ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Filosofia politica (Dipartimento di Scienza della politica – Univ. di Pisa) e attualmente è ricercatore assegnista in Filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Univ. di Modena e Reggio Emilia. Ha scritto numerosi saggi e curato diversi volumi nell’ambito degli studi giuridici, storico-politici, filosofici; fa parte del Comitato direttivo della collana ‘Etica Giuridica Politica’ (Diabasis, Reggio Emilia), è membro di redazione delle riviste ‘Filosofia politica’ (Il Mulino, Bologna) e ‘Cosmopolis’ (Morlacchi, Perugia) e dal 2003 è direttore dell’Istituto Gramsci di Forlì. È attualmente componente della Assemblea e della Direzione territoriale e coordinatore dell’Area di Lavoro ‘Cultura e Formazione politica’. Fa parte del direttivo del Circolo PD di Forlimpopoli – vai [...]

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