Flavio Milandri
Nato a Forlì il 24.5.1964 e ivi residente in via Talentoni, 24.
Sociologo e giornalista pubblicista. Fino al 2006 è stato addetto stampa Hera Forlì–Cesena.
Collabora da anni con riviste nazionali e locali. Curatore di pubblicazioni sui rapporti intergenerazionali ed interculturali, attualmente sta seguendo un Master, guidato dal prof. Ilvo Diamanti, presso l’Università di Urbino.
Dopo aver animato per diversi anni l’autonomia tematica sui temi della globalizzazione AltriMondi, in seno ai DS, è ora impegnato in una serie di ricerche sulle trasformazioni della città e la riconversione ecologica, le forme del linguaggio, i mondi dell’America latina, nell’ambito dell’Istituto Gramsci di Forlì, di cui coordina il gruppo di lavoro “Sguardi sulla città”.
Fa parte della Direzione Federale dei DS di Forlì ed è coordinatore di redazione del periodico “
Contatti:
indirizzo e-mail: flaviomilandri(chiocciola)libero.it
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Forlì, 2 febbraio 2009
Egr.Signor Milanddri,
Le invio l’e.mail del dott. GUIDO BOLAFFI:
guido.bolaffi@west-info.eu
Ho inviato un articolo di Lea Melandri a molte amiche. Poi mi son chiesto perchè non l’ho inviato anche agli uomini, dato che siamo noi quelli che devono capire capire capire…
ora posto qui il testo perchè mi pare di grande utilità per tutti.
RIFLESSIONE.
LEA MELANDRI: LA VIOLENZA CHE SI FA E NON SI DICE
[Dal sito http://www.aprileonline.info
Tutti quelli che si sono affrettati a commentare con sdegno l’uscita di
Berlusconi su stupri e misure di sicurezza - “ci vorrebbero tanti soldati
quante sono le belle donne italiane” - sembrano dimenticare o far finta di
non sapere che in questa, come in altre volgari, irresponsabili “battute”
del presidente del Consiglio, si esprime quel sentire comune, largamente
diffuso, quantomeno tra gli italiani (e sicuramente anche tante italiane),
che gli ha creato finora un indiscusso - e altrimenti inspiegabile -
consenso.
La sua sfrontatezza e impunita’ e’ evidentemente liberatoria per tutto cio’
che si pensa, si fa, e ipocritamente non si dice. Bisogna allora
riconoscergli, in questo caso, il “merito” di aver portato allo scoperto,
col suo “maschilismo da bar” - l’attribuzione alle donne della provocazione
sessuale - l’aspetto piu’ evidente e paradossalmente piu’ rimosso
dell’aggressione che ha per oggetto il corpo femminile, e cioe’ che la
violenza e’ fatta da uomini, in quanto tali, per cui ogni tentativo di
stornarla su problemi di sicurezza e immigrazione e’ vergognosamente falso.
Se ci indigna che esca dalla bocca di una delle piu’ alte cariche delle
Stato il pregiudizio antico su cui ancora si regge il dominio maschile - che
le donne sono o “madri” o “prostitute” -, non di meno dovrebbe risultarci
intollerabile l’arroganza ipocrita di parlare d’altro, di mascherare una
verita’ che e’ sotto gli occhi di tutti, dimostrata dell’intera classe
politica di questo paese, dei suoi organi di informazione, dei suoi ceti
intellettuali, dei suoi professionisti della cultura, nonostante peraltro
siano stati resi pubblici ormai da anni dati numericamente impressionanti
sulla violenza domestica (che si tratti di stupri, omicidi o maltrattamenti)
e nonostante le manifestazioni, gli scritti, le prese di posizione di gran
parte del femminismo italiano.
Tor di Quinto non ha insegnato nulla, la parola “sessismo” non entra nel
lessico politico ne’ della destra ne’ della sinistra; del maschio che
aggredisce, stupra e uccide, non e’ il sesso che conta ma l’appartenenza
etnica, la patologia, lo statuto della trasgressione o della delinquenza. Si
spinge l’attenzione pubblica a tener fermo lo sguardo su strade, citta’,
campagne, ad accanirsi inutilmente su opzioni sicuritarie di cui si sa gia’
l’inefficienza, perche’ a nessuno venga in mente di farsi le domande piu’
razionali e piu’ semplici: perche’ gli uomini uccidono? Perche’ il luogo
primo della violenza maschile, anche di quella che si manifesta all’esterno
delle mura domestiche, e’ la famiglia? Quanto conta l’ambigua “potenza” e
“seduzione” che viene attribuita ai corpi femminili che partoriscono,
alimentano, curano figli, mariti, fratelli, nel perdurare di una “virilita’”
confusa col potere, col controllo, o con l’aggressione? Quanto contribuisce
a mantenere l’ignoranza del rapporto tra i sessi una scuola che ignora
corpi, sentimenti, pulsioni, sogni e incubi ereditati dall’infanzia, dai
primi rapporti col mondo adulto, con la cultura dominante?
I movimenti che quarant’anni fa hanno provato ad avviare processi formativi
e pratiche di una politica capace di “andare alle radici dell’umano”,
partendo dalla famiglia e dagli asili, sono stati cancellati persino dalla
memoria della sinistra, moderata e “rivoluzionaria”, e non c’e’ da
meravigliarsi che sia oggi la maggioranza al governo a ricordarsene e a
tentare di eliminarne persino le tracce.
Il fatto che Berlusconi abbia associato lo stupro alla bellezza, ben sapendo
che purtroppo la violenza sessista non ha queste premeditazioni estetiche,
e’ un lapsus a cui si puo’ dare una spiegazione. La cultura di massa,
volgare e sbracata come le sue esternazioni, passa attraverso uno schermo
televisivo che elargisce anatomie femminili in abbondanza e a ritmo
continuo, corpi esposti, offerti, sia pure virtualmente. Offerti a che cosa?
Al desiderio maschile, all’invidia femminile, all’imitazione o anche,
perche’ no, al possesso violento, a odi nascosti, inconsapevoli, di quelli
che vediamo “normalmente” come teneri figli, padri, amanti, mariti?
Alcuni giorni fa, non ricordo piu’ su quale delle reti di Mediaset, in un
grazioso salottino di composte signore e signori si giocava a uno strano
indovinello: su uno schermo passavano glutei, seni e labbra e i presenti
dovevano indovinare a chi appartenevano. Per essere riconosciuti si dava per scontato che questi frammenti anatomici fossero stati piu’ volte esposti,
sottolineati dallo stesso sguardo voyeuristico come parti per l’intero.
Perche’ un bambino, bersagliato da corpi femminili ammiccanti non dovrebbe crescere con l’idea che le donne sono essenzialmente corpo e non persone, oggetti da comprare, consumare come le merci con cui vengono identificate?
La barbarie del violentatore, dell’assassino di donne, e’ la stessa che le
ha espulse dalla vita pubblica, che ancora le tiene lontane dai luoghi in
cui si pensa, si discute e si decide sulla comune convivenza, che le vuole
madri o seduttrici o comunque subalterne al sapere e ai linguaggi dell’unico
sesso che si e’ fatto protagonista della storia.
L’emancipazione femminile purtroppo oggi parla quasi esclusivamente al
“neutro”, attenta a quelle “oscure carriere” di cui gia’ si rammaricava
Virginia Woolf all’inizio del ‘900, o costretta, quando ha opinioni proprie,
a sopportarne la marginalita’, l’insignificanza pubblica.
Conforta il pensiero che il movimento delle donne, sempre dato per morto,
continuera’ ad avere sussulti, irruzioni improvvise, finche’ il sessismo non
sara’ riconosciuto come tale.
Appello contro la violenza sulle donne :invito a proposito a sottoscrivere l’appello on line , a seguire il testo posto da Patrizia Graziani
“Appello contro la violenza sulle donne, promuovere la cultura del rispetto
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un crescendo di episodi di violenza contro le donne, dalle atroci aggressioni allo stupro di gruppo, avvenuti soprattutto nella città di Roma. La violenza contro le donne è un fenomeno che assume ormai i connotati di una vera e propria emergenza nazionale, costituendo la prima causa di morte per le donne e le giovani donne. Come ha registrato una recente ricerca dell’Istat, infatti, sono 7 milioni le donne tra i 16 e i 70 anni ad avere subito, nel nostro Paese, violenza sessuale o fisica nel corso della vita, pari a una donna su tre. Di queste, 5 milioni hanno subito violenza sessuale, 1 milione ha subito stupri o tentati stupri. La violenza di genere è soprattutto domestica e avviene ad opera di familiari e conviventi. Ma certo quella che accade casualmente in strada ad opera di sconosciuti non è meno drammatica. C’è un grande problema di sicurezza nelle città per le donne, che riguarda le periferie isolate e buie, la mancanza di servizi e strumenti adeguati al contrasto tempestivo, la carenza di strutture per il sostegno e la prevenzione. Di fronte a questi dati così allarmanti ciò che vogliamo denunciare sono la sottovalutazione della gravità del problema e un clima culturale di svilimento della dignità femminile. Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio sull’ineliminabilità dello stupro per le italiane sono inaccettabili, offensive per le donne che ne sono drammaticamente vittime, lesive della dignità di tutte. Su questo tema non tolleriamo battute e leggerezze. Quelle parole destano gravissime preoccupazioni, perché sono insieme sintomo e causa di questo clima che va combattuto in modo fermo e deciso.
Contro la violenza sulle donne è necessario lavorare sulla prevenzione e promuovere una cultura del riconoscimento della libertà reciproca e del reciproco rispetto tra uomini e donne. Occorrono politiche concertate, dal trasporto pubblico e privato al commercio, amministratori che promuovano iniziative sul territorio, periferie meno abbandonate, una rete di sostegno. E’ necessaria la certezza della pena per chi commette questi reati, anche perché le vittime possano sentirsi sicure. Ma ciò presuppone che si riconosca che il problema esiste, che riguarda le relazioni stesse tra uomini e donne e che richiede un impegno straordinario. Gli interventi del governo in questo settore sono invece di segno opposto. Non esiste più un piano contro la violenza di genere, non vengono stanziate risorse per i centri antiviolenza, i 20 milioni di euro del 2008 non sono stati reiterati per il 2009, le leggi sullo stalking e sulla violenza sessuale vanno a rilento. Tutti gli emendamenti dell’opposizione per introdurre già nel pacchetto sicurezza misure più stringenti sono stati respinti.
Per questo chiediamo che:
- il ministro dell’interno Maroni venga al più presto in Parlamento a riferire sulla grave emergenza della violenza contro le donne e sulle misure, anche finanziarie, che il governo deve mettere in campo al più presto per contrastare il fenomeno e rendere le città più sicure per le donne; - il Parlamento prenda al più presto in esame le proposte del Pd contro la violenza sulle donne, a sostegno dei centri antiviolenza; - la legge sullo stalking venga approvata al più presto; - il governo metta in campo una campagna antiviolenza la quale informi le donne sulle strutture e i servizi di prevenzione e contrasto e preveda corsi di educazione al rispetto della differenza femminile nelle scuole, per promuovere il rispetto della dignità e dei diritti delle donne; - che si facciano politiche efficaci di integrazione delle persone immigrate. Il Partito Democratico nelle prossime settimane lancerà una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne su tutto il territorio nazionale per contribuire alla prevenzione e a una cultura del rispetto del corpo femminile.
Roma, 26 gennaio 2009 ”
indice Appello contro la violenza sulle donne
wwww.partitodemocratico.it
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/producer.aspx?t=/speciali/violenzadonne/home.htm