La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Archivio per ottobre, 2007

Urge avviare un metodo nuovo, anche sulle questioni amministrative

Pubblichiamo questa lettera aperta del portavoce de Latuastagione.it Luigi Barbieri inviata anche agli organi di informazione. Speriamo possa essere condivisa e accettata dal più ampio numero di persone possibile.

Per aderire è sufficiente manifestare tale volontà nei commenti.

Da mesi le nostre Istituzioni locali e, segnatamente l’amministrazione provinciale, sono oggetto di molta attenzione da parte dei media e della popolazione, soprattutto per questioni attinenti l’assetto di giunta, a tal punto che i quotidiani sembrano aver sostituito la funzione dei luoghi della politica e di quelli istituzionali.

Purtroppo le vicende politiche e le discussioni che ne sono scaturite non hanno gettato una buona luce sulle Istituzioni, ed anche coloro che ne sono stati coinvolti, a vario titolo, hanno sofferto di una esposizione mediatica non certo favorevole.

Questa esperienza, al di là delle considerazioni di merito (sulle quali andrebbe aperta una approfondita discussione), ci fa riflettere su come non si debba più affrontare un evento politico-amministrativo secondo vecchie modalità, poco trasparenti e senza chiarezza di argomenti, modalità che da subito vanno superate.

Ci appelliamo a tutte le componenti del nascente Partito Democratico perché esprimano con forza la non appartenenza a queste logiche passate, e ai nostri Costituenti perchè si adoperino per regole che consentano a elettori e rappresentanti di esprimersi sul merito dei problemi (con gli strumenti delle primarie e di referendum consultivi), superando i meri rapporti di forza (spesso presunta) tra componenti e singoli rappresentanti politici, in modo che sia la soluzione dei problemi e delle questioni della nostra Provincia, così come di altre Istituzioni (a partire dal Comune capoluogo), ad essere campo di feconda discussione e risposta ai bisogni dei cittadini. Perciò auspichiamo un dibattito e una riflessione che abbiano come riferimento un’idea più avanzata del modo di essere dell’attuale Provincia, che diano un segnale in positivo sui costi della politica, che puntino ad assetti di giunta finalizzati al massimo d’efficienza ed efficacia della macchina amministrativa.

Luigi Barbieri

33 commenti

Reazioni alla lettera aperta di Luigi Barbieri

Su Romagna Oggi: qui

Su Sesto Potere: qui

Su La Voce di Romagna: qui

Sul Corriere Romagna: qui

Nessun commento

In diretta dalla costituente!

Foto inviate dalla nostra eletta Marina Flamigni dalla costituente di Milano:

In diretta dalla costituente!

Parla Prodi dopo una autentica ovazione…

Il saluto a Veltroni e agli altri candidati…

Ovazione per i ringraziamenti ad Anna Finocchiaro e Rita Levi Montalcini, e perché lui resta al governo non per sopravvivere ma per governare al meglio !!!

Prodi dichiara l’elezione di Veltroni a segretario del pd !!

Ora ovazione per Veltroni che inizia il suo intervento ringraziando Scoppola…

Veltroni: “… non possiamo mettere il vino nuovo  in otri vecchi. Abbiamo bisogno di un nuovo orizzonte ideale e culturale. I protagonisti del PD saranno i cittadini elettori …”

“…il modello organizzativo deve vedere valorizzato la partecipazione prima dell’appartenenza. Forum aperti a persone con esperienza, studiosi, ricercatori, anche non appartenenti al PD, per mobiitare le migliori qualità del nostro paese. Partito più a rete che a piramide …”

“…L’Italia deve dare la precedenza al futuro. Dobbiamo puntare sul valore delle scelte che si fanno oggi per avere benefici domani. I paesi che hanno innovato sono più competitivi e garantiscono più giustizia sociale. Se l’economia va male non ci può essere giustizia sociale …”

“… La riforma elettorale è priorità e queste riforme si devono fare insieme, a larga maggioranza. L’impotenza di chi decide è la frustrazione egli elettori. I movimenti e le associazioni vogliono partecipare e contare: la riforma elettorale deve garantire potere e partecipazione. Tre cose: superare le frammentazioni, governabilità, scelta dei candidati.”

“… il PD deve avere una visione umanistica della politica per dare risposta alle grandi sfide europee e mondiali …”

“… alle donne il 50% dei posti negli organismi dirigenti del PD …”

Veltroni sta terminando con

“considerazioni finali … non conclusioni!”

19 commenti

A tutti i nostri lettori

Per condividere esperienze, impressioni ed opinioni dei nostri costituenti presenti a Milano, è stato chiesto un incontro.

Saremo di nuovo ospiti del circolo di viale Spazzoli, questa sera lunedi’ 29 ottobre ore 20,30

Vi aspettiamo.

Nessun commento

Incontro del Comitato Promotore e degli eletti

FORLI’ Comitato 14 ottobre 2007 Per il Partito Democratico

Care democratiche, cari democratici, in piena fase costituente, vi proponiamo di incontrarci

MERCOLEDI’ 31 OTTOBRE 2007

ALLE ORE 20,30
Presso il Centro Universitario di Bertinoro per definire gli impegni per le prossime settimane.
Certi della vostra partecipazione, inviamo cordiali saluti.

Alessandro Castagnoli Marcello Rosetti

Nessun commento

Messaggio di Giovanna Melandri

Cari Amici,
innanzitutto desidero ringraziarvi tutti per l’impegno profuso in questa straordinaria e difficile campagna elettorale. Ringrazio i candidati, i promotori della lista nelle varie regioni, le migliaia di volontari che si sono impegnati in tutta Italia per raggiungere questo formidabile risultato di partecipazione popolare.

Mi complimento inoltre con gli eletti e per gli ottimi risultati raggiunti dalla lista “Con Veltroni, Ambiente, Innovazione, Lavoro” presentata nel 70% dei collegi nazionali- che ha raggiunto un risultato medio nazionale intorno al 15-17%.
Possiamo dunque dirci soddisfatti dell’obiettivo raggiunto. Siamo nati con lo scopo di rappresentare uno spazio politico aggiuntivo, candidando soprattutto tante ragazze e ragazzi, e tante persone che finora non hanno fatto “vita di partito” riuscendo a coinvolgere quanti cercavano, e in noi hanno trovato, uno spazio per una rappresentanza al di fuori delle liste promosse principalmente dai partiti.

Abbiamo voluto dare voce alla cultura dell’ambientalismo propositivo, ai saperi, all’innovazione, al lavoro e soprattutto a quella pressante richiesta di rinnovamento generazionale che viene dalla società tutta. Il nostro risultato premia proprio questo sforzo e contribuisce ad allargare e differenziare la platea di delegati che sostengono Walter Veltroni, rappresentando quel valore aggiunto che porterà anche tanti giovani ad infondere nuove energie all’Assemblea Costituente del nostro nuovo grande Partito.

Ma questo è solo l’inizio di una grande avventura che ci aspetta, con molti di voi ci vedremo a Milano sabato prossimo, in occasione della prima assemblea costituente del Partito Democratico.

A tutti gli eletti, ma soprattutto ai tanti altri protagonisti di questa importante avventura, voglio dire: non disperdiamo questa esperienza, rimaniamo in contatto, mettiamoci in rete, aprendoci anche a relazioni produttive con tutti gli altri delegati e delegate, tenendo le singole esperienze in collegamento e connessione per una continua rigenerazione delle idee.
Dunque: Non perdiamoci di vista, fateci pervenire giudizi e riflessioni su questa esperienza e su come in futuro noi, assieme ad altri mescolandoci, possiamo contribuire alla costruzione del nuovo Partito Democratico, sia nelle sue forme organizzative che nei suoi contenuti progettuali e ideativi.

Giovanna Melandri

Nessun commento

I delegati stranieri: “Vogliamo fare e contare”

I delegati stranieri: “Vogliamo fare e contare”
di CLAUDIA FUSANI
Walter Veltroni e Rosy Bindi
ROMA - C’è Sibi Mani, l’ex portiere indiano a servizio fino a pochi mesi fa in un palazzo molto borghese del quartiere Parioli, il cuore ricco di Roma, che quando è stato eletto è stato chiamato al telefono “dal governatore del Kerala del Partito del Congresso. Mi ha fatto i complimenti. Mi ha anche detto, orgoglioso, che nello stesso giorno un altro indiano originario del Kerala era diventato governatore della Louisiana”. C’è Tharsan - “tamil” dello Sri lanka, precisa - che ha un ristorante nel cuore di Palermo e ancora cerca “Giada, la bambina che in prima media alla scuola Giuseppe Piazzi mi fece posto nel banco il primo giorno di scuola. E’ anche merito suo se sono rimasto in Italia e se adesso sono un costituente del partito democratico”. C’è Osama, 24 anni, tunisino, eletto in Lombardia. E Hajrije, 20 anni, albanese, il cui nome significa “tanta felicità”, che ha sbancato nelle primarie in Friuli. E poi Esohe, nigeriana, Farzaneh Yekani, iraniano, Kyenge Kashetu, originaria del Congo, che si fa chiamare Cecile.

GUARDA LE IMMAGINI

Giovani e immigrati, uno dei richiami per le primarie del partito democratico. Non si sa ancora che fine faranno, cosa resterà di Tharsan, Cecile e degli altri nei libri della cronaca politica, se tra loro salterà fuori un Fiorello La Guardia o un Rudolph Giuliani, emigrati o figli di emigrati dall’Italia a New York di cui poi sono diventati “i grandi” sindaci. Se qualcuno, insomma, ce la farà. Quello che è certo è che domani, nel padiglione 16 della Fiera Rho di Milano, tra le quasi tremila teste dell’assemblea costituente del Pd ci saranno anche loro, il drappello dei 22 stranieri-immigrati. Una goccia rispetto ai tre milioni di stranieri regolari che vivono in Italia, mezza goccia in nome di quel milione che ha meno di diciotto anni o di quel mezzo milione che frequenta le nostre scuole dell’obbligo. Ma qualcosa è sempre meglio di nulla.

Loro ci credono e ce la mettono tutta. I racconti su come sono arrivati fin qui e cosa si aspettano dal padiglione 16 raccontano un’Italia che è già quello che la politica istituzionale ancora non contempla: un paese con tante razze e altrettante culture. Una veloce istantanea, intanto, ci dice che gli immigrati in Costituente sono 22 di cui undici donne. La maggior parte vengono dalle liste di e per Veltroni. Ma tre sono in carico alla Bindi e altrettanti a Letta. Ci sono indiani, cingalesi, albanesi (2), nigeriani, iraniani. E, ancora, hanno rappresentanti il Congo e il Camerun, l’Ucraina e l’Iraq della guerra, la Bolivia, il Senegal, la Tunisia.

Rispondono al telefono un po’ timorosi ma sorridenti, la sensazione di stare per fare qualcosa di “importante”, emozionati perché orgogliosi di rappresentare il loro paese, preoccupati che finisca tutto in un bicchiere d’acqua. Condividono tre posizioni: anche se vengono da liste diverse, nessuno si sente “avversario di Veltroni”, tutti sono qui “per partecipare, fare e decidere”, ringraziano l’Italia per questa “grande opportunità”. .

L’ex portiere dei Parioli, ad esempio. Si chiama Sibi Mani Kumaramangalam, ha 40 anni, vive in Italia da quando ne ha 17 ed è una scoperta di Enrico Letta. “Sono emozionato come dovessi andare a un esame, sono un costituente, io lo so cosa vuol dire, ho studiato”. E’ il rispetto che nasce quando la consapevolezza del significato delle parole è una conquista. Sibi Mani si è licenziato, non fa più il portiere e investirà la liquidazione per finire il corso di laurea in ingegneria. La politica, per lui, è un modo di “partecipare alle scelte del paese in cui ho scelto di vivere”. Per questo ha seguito i seminari di Praxis, per questo ha conosciuto il lettiano Amedeo Piva che gli ha dato il posto come capolista. Di Prodi pensa che “voglia fare una rivoluzione per far ripartire l’Italia”. Ma per questo servono sacrifici e “gli italiani non ci sono abituati”. Sibi Mani non è minimamente attraversato dal dubbio: “Il governo deve andare avanti, una crisi sarebbe una iattura”.

Un po’ più ruspante sembra l’altro cittadino del subcontinente indiano, Sivatharsan Mahadevar, detto Tharsan, trent’anni, leader della comunità tamil di Palermo e della Sicilia dove è arrivato quando aveva undici anni. Era il 1988. “Mio padre era in Italia da quattro anni. Ha cercato casa, lavoro e poi ha chiesto il ricongiungimento familiare. Siamo arrivati noi, la mamma e cinque fratelli. Io sono il più piccolo, quindi il più fortunato perché ho potuto studiare, le elementari e poi le superiori”. Anche Tharsan è stato reclutato dai lettiani, scelta non difficile visto che a Palermo Tharsan è una specie di leader: ristorante in piazza Politeama, mediatore culturale, ditta di import ed export. Aveva un sogno: “Volevo conoscere a tutti i costi Massimo D’Alema: l’ho realizzato nel 2005″. Quando gli hanno detto “prova” si è messo quasi a ridere, “poi ho visto che la comunità straniera ci teneva”, un rappresentante per identificarsi e non essere più invisibili. E, sai com’è, “quando mi sento considerato do l’anima, mi sono messo a fare campagna elettorale e sono riuscito a battere gente come Sergio Mattarella e Crescimanno”. Adesso Tharsan sta facendo un book con i ritagli dei giornali che parlano di lui: “Lo devo mandare a mio padre che è emigrato in Canada, nel 2001, per trovare lavoro perché qui non bastava più e adesso è molto fiero di me. Prova a pensare: lui legge di me e dice “mio figlio ce l’ha fatta”. E Tharsan si emoziona un po’.

In Piemonte la lista “A sinistra con Veltroni” ha eletto due donne: Farian Sabahi, 40 anni, iraniana di madre italiana, giornalista professionista e autrice di saggi sul medio oriente; Esohe Aghatise, 44 anni, nigeriana, in Italia da quindici anni e presidente di Iroko onlus, associazione in favore delle donne vittime di violenze e della tratta. Esohe non è nuova a incarichi amministrativi, “ma non mi sono mai occupata di politica a livello istituzionale. Ero molto incerta - confessa - poi mi sono detta: provaci, se veramente ti fanno fare, ti ascoltano, è un’occasione unica”. Esohe vive ogni giorno la violenza contro le donne, “ce n’è tantissima, da non credere, e non solo contro le straniere. Io posso portare questo contributo di testimonianza quotidiana. Spero che riusciremo a fare, non vorrei solo parlare. C’è tanto bisogno di fare”. In Lombardia c’è stato il pieno: l’albanese Bruna Mekbuli e la poetessa ucraina Olha Vdovychenko (Bindi), l’iraniano Farzaneh Yekani, la boliviana Bayon Berta e Barbara Blasevich. La lista Melandri-Veltroni ha puntato su Osama al Saghir, tunisino di 24 anni, studente di Scienze politiche e presidente da tre anni del Gmi (Giovani musulmani d’Italia). Osama, già navigato alla politica, crede in una società italiana che diventi “interculturale e non multietnica”, che mescoli veramente e non crei ghetti, e ammette: “Sabato? Non succederà nulla salvo conoscerci, guardarsi in faccia, parlare, ma anche questa è la politica”. Se Osama ce l’ha fatta, è andata male, invece, a Roma a Tobia Zevi, il suo omologo alla guida dei Giovani ebrei italiani. In Friuli c’è una ragazzina albanese di Durazzo che ha vent’anni e s’è portata a casa il trenta per cento dei voti della regione. Hajrije è arrivata in Italia dieci anni fa, vive ad Aviano, studia legge e parla con una dolcissima cadenza del nordest: “Sabato vorrei andare lì per partecipare e non solo per fare la bella statuina. Tanti ragazzi, soprattutto italiani, mi hanno votato perché sono una che si dà da fare: rappresento anche loro oltre che i miei connazionali. Ecco, spero che il Pd sia il partito del fare. I giovani sono stufi di vedere tutto paralizzato da veti e correnti”.

Bologna ha eletto il camerunense Dessi Raymond, giornalista, voce della radio; Modena porta Kyenge Kashetu, nata a Kambowe, Congo, 43 anni fa, si fa chiamare Cecile, è un oculista e insegna all’università di Lubumbashi e di Reggio Emilia. Firenze manda a Milano Bushra Ibrahim (Sinistra per Veltroni) che viene da Bagdad; le Marche hanno eletto Seck Oulimata, senegalese. Ci saranno Jennifer Preite (in Puglia con la lista Veltroni), la francese Christine Lang (eletta nel Lazio con la Bindi) e la connazionale Leila Kechoud che vive in Abruzzo. Si metteranno tutti in viaggio tra stasera, i più lontani, e domattina, i più vicini a Milano. Sperano che li porti lontano. Buon viaggio.

20 commenti

Pd, cosa mettere in valigia?

Tre milioni e mezzo di elettori alle primarie e una rosa di nomi scelti con novità di rilievo sia a livello regionale che nazionale. Sabato 27 ottobre si riunisce per la prima volta l’assemblea costituente. Cosa deve mettere in valigia il nuovo partito? E cosa è già cambiato sulla scena politica italiana? Dì la tua, le risposte più interessanti saranno pubblicate direttamente su quotidiano l’Unità in edicola in questi giorni.

Per chi fosse interessato…

6 commenti

Il nuovo Partito Democratico tra vecchia politica e nuova politica

Il nuovo Partito Democratico tra vecchia politica e nuova politica (via Repubblica.it)

La straordinaria partecipazione alle primarie del PD, domenica scorsa, riflette una domanda di partecipazione molto ampia, nella società. E soprattutto fra gli elettori di centrosinistra. Lo abbiamo scritto, nei giorni scorsi: più che di “antipolitica” dovremmo parlare di “iperpolitica”. Visto che le mobilitazioni, negli ultimi mesi, si sono moltiplicate. Coinvolgendo masse imponenti di persone. Spinte, come si è detto, da una grande richiesta di cambiamento e di novità. Però, vale la pena di aggiungere: non solo.

Come ha suggerito Alfio Mastropaolo, dietro alla partecipazione di massa che ha “premiato” le primarie del PD, non c’è solo il “nuovo”, ma anche il “vecchio”. Il contributo della tradizione; dell’organizzazione dei partiti; delle cerchie personali. Logiche di appartenenza “ideologica”, ma anche personale e particolaristica. Basta scorrere i dati della partecipazione su base regionale. A livello nazionale hanno votato 3 milioni e mezzo di elettori. Tra cui, va chiarito, anche giovani con meno di 18 anni (ma più di 16) e immigrati. Per cui si tratta di una base più ampia dell’elettorato chiamato a votare alle consultazioni politiche. Tuttavia, calcolato sul voto alla lista “Uniti nell’Ulivo” nel 2006, il peso degli elettori alle primarie risulta egualmente molto rilevante: il 29%. Ciò significa che ha votato alle primarie quasi un elettore su tre.
La distribuzione per regione, però, fa emergere una geografia particolare. Molto diversa dal passato. Non tanto per l’affluenza nelle regioni del Nord: significativa ma, comunque, al di sotto della media nazionale. Né per il buon grado di partecipazione registrato nelle “regioni rosse”. Soprattutto in Emilia Romagna e in Umbria (oltre il 30%). Ma per la clamorosa mobilitazione che ha caratterizzato le regioni del Mezzogiorno. In Abruzzo l’affluenza alle primarie copre il 40% dei voti ottenuti nel 2006 (alla Camera) dalla lista “Uniti nell’Ulivo”. In Puglia il 34%. In Sardegna il 32%. Ma vette insuperabili vengono toccate in Campania: 44%. E ancor di più in Basilicata: 53%. Fino al record della Calabria, dove i voti validi alle primarie costituiscono il 70% di quelli ottenuti dall’Ulivo un anno e mezzo fa. Certo, vale la pena di ripeterlo: c’è una quota di minorenni e di immigrati. Ma si tratta, comunque, di un dato cosmico.

Peraltro, la struttura del voto, su base territoriale, in questa occasione non riflette quella di due anni fa, che legittimò Prodi in vista delle elezioni del 2006. Rispetto ad allora, in tutte le regioni del Centronord si osserva un calo di voti (validi) più o meno sensibile. In particolare in Lombardia (-232.000), Emilia Romagna (-204.000), Toscana (-168.000) e in Veneto (-89.000). Anche nel Lazio, dove Veltroni ha trascinato la partecipazione al voto, si assiste a un ripiegamento sensibile rispetto alle primarie del 2005 (- 86.000 voti validi). D’altra parte era prevedibile, visto che due anni fa alle primarie avevano partecipato gli elettori di tutta la coalizione, per eleggere non il segretario di un partito, ma il candidato premier. Invece, contrariamente alle aspettative, in larga parte del Mezzogiorno, domenica scorsa si verifica una crescita dei voti, in alcuni casi molto consistente. Soprattutto in Puglia (+54.000), Abruzzo (+13.000), Basilicata (+17.000), Campania (+106.000) e, appunto, Calabria (+ 87.000).

Ciò permette di precisare l’osservazione da cui siamo partiti. La grande partecipazione alle elezioni primarie di domenica scorsa sottolinea una stagione “iperpolitica” piuttosto che “antipolitica”. In cui, però, convergono e si cumulano spinte diverse. Domande di “cambiamento”, ma anche “continuità”. La grande partecipazione alle primarie, infatti, ha raccolto e aggregato movimenti ed elettori d’opinione, alla ricerca di nuovi modelli di rappresentanza politica. Insieme ad ampie componenti ancora “fedeli” ai partiti tradizionali (e auto-dissolti: DS e Margherita); a settori, estesi, di voto “personale” e particolarista; e a solide clientele locali. E’ un grande calderone, questo PD. Nel quale confluiscono componenti nuove, ma anche vecchie. (E, vogliamo precisare, il “vecchio” non è necessariamente peggio; talora, anzi, è anche meglio del “nuovo”).

Ci vorranno molto coraggio e grande determinazione per costruire un “partito nuovo”, capace di assorbire e coagulare l’eredità dei “partiti vecchi”. Così pesante e localizzata. Ma, soprattutto, per costruire un partito che sia davvero “nazionale”, in grado di superare i limiti territoriali del passato, anche recente. Il centrosinistra, infatti, nella seconda Repubblica, ha mantenuto la geografia elettorale del Pci. Tanto che Marc Lazar, facendo riferimento ai Ds, aveva parlato di una “Lega di centro”. Mentre nel Nord non è mai riuscito a imporsi. Anzi, alle elezioni del 2006 si è ridotto a una “minoranza assediata”. Oggi, le primarie descrivono un PD fin troppo “meridionalizzato”.

Non sarà facile, con questa geografia e con questa base elettorale costruire un soggetto politico riformista e innovatore. Walter Veltroni, il sindaco di Roma: dovrà governare i localismi del suo partito. Dovrà, inoltre, “unire” la Basilicata al Veneto; la Calabria alla Lombardia. Come dire: ri-unire l’Italia.

16 commenti

Sul rafforzare la rappresentatività popolare

Il risultato delle votazioni del 14 ottobre ci conforta e ci incoraggia, ma ci obbliga ad impegni ulteriori.

E’ doveroso ringraziare tutti per il successo ottenuto dalla lista ed in particolare i moltissimi che hanno dimostrato straordinarie capacità di lavoro e di iniziativa ed un corredo di generosità, disponibilità ed entusiasmo sorprendenti, quanto ammirevoli.

A questo bagaglio di eccezionali doti umane e professionali (ed anche artistiche), mi rivolgo per segnalare l’opportunità di mettere a punto un’ulteriore fase progettuale che si articoli su distinti, ma connessi versanti.

Il primo, di ordine prettamente organizzativo, per la predisposizione di un pacchetto di “regole” amministrative che consentano la configurazione di modelli procedimentali e strutturali caratterizzati dal massimo della semplicità ed efficacia, nel più rigoroso rispetto del principio di trasparenza.

Il secondo, di carattere prevalentemente politico (sia strutturale, che sostanziale), con il quale elaborare una serie di iniziative e proposte progettuali, a partire dall’ambito territoriale nel quale si colloca “la tua stagione”.

In tale prospettiva, per un immediato varo di alcune significative iniziative, occorre necessariamente tener conto degli strumenti consentiti dalla normativa vigente.

Anche senza dover attendere innovative discipline, ritengo possibile cercare di conseguire un qualche risultato che potrebbe essere significativo ed emblematico del rafforzamento del principio di effettiva rappresentatività popolare.

Il vigente sistema elettorale degli enti locali è incentrato su di un rapporto immediato e diretto tra l’elettorato e l’eligendo.

Questo rapporto, che è esaltato dal sistema preposto alla scelta del candidato, votato in maniera diretta e personale, vive dopo l’investitura dell’eletto, pressoché solo nella forma della rappresentanza mediata, con progressiva marginalizzazione della cittadinanza non direttamente impegnata nella gestione politica ed amministrativa.

Ritengo che in tal senso sarebbe molto importante che verso metà mandato fosse possibile una sorta di verifica da parte dell’elettorato sull’operato degli eletti, del programma da attuare, come anche delle evenienze sopravvenute. Una specie di “collaudo parziale”, in corso d’opera.

Come ottenere un siffatto risultato, ulteriore espressione di democrazia diretta, di più attiva partecipazione del cittadino elettore alla vita politico-amministrativa che si svolge più vicino a lui?

Senza dover attendere innovazioni normative, che comunque appaiono indispensabili per una compiuta configurazione del relativo istituto, ritengo che anche le uniche forme di democrazia diretta conosciute dall’attuale normativa potrebbero rivelarsi idonee allo scopo.

Intendo alludere all’istituto del cd referendum consultivo, conosciuto da tutti gli statuti dei comuni del nostro territorio.

Giova premettere al riguardo alcune notazioni introduttive sull’istituto in questione.

a) Il referendum, in generale, è un procedimento che consente di accertare in maniera diretta la volontà di una collettività, rilevante all’azione politica o amministrativa dell’ente cui la stessa appartiene.

E’ uno strumento di democrazia diretta e di partecipazione all’attività amministrativa.

In particolare il referendum consultivo degli enti locali è un istituto di partecipazione popolare e nel contempo articolazione della struttura democratica del soggetto politico.

Ancor prima del suo riconoscimento formale da parte dell’ordinamento giuridico, la realtà dell’agire della P.A. e soprattutto dei Comuni, ha conosciuto frequenti casi di referendum consultivi, secondo modelli procedimentali assai vari, di volta in volta disciplinati dalle deliberazioni istitutive.

Erano i consigli comunali e talvolta anche le giunte che avvertivano l’esigenza di un diretto contatto con la popolazione o che comunque ritenevano opportuno raccordarsi con la cittadinanza per accertarne la volontà su tematiche importanti o delicate al fine di raccoglierne l’orientamento di cui poter tener conto nel procedimento valutativo di competenza.

Trattavasi di consulenze atipiche, che trovavano fondamento e legittimazione nell’attività deliberativa degli organi comunali e nel potere di autodeterminazione dell’ente. L’iniziativa referendaria era peraltro possibile solo per il Comune; il referendum consultivo poteva, quindi, essere disposto solo “d’ufficio”.

La situazione è mutata all’inizio del ’90 quando ha visto la luce un complesso normativo teso a dare migliore e più completa attuazione al principio dell’art. 97 Cost., mediante la valorizzazione del ruolo che riveste il cittadino privato e cioè l’amministrato nel procedimento amministrativo in cui, accanto a quello pubblico, è coinvolto il suo interesse di singolo.

E’ nell’ambito di questo indirizzo assai innovativo, che ha per molti versi rivoluzionato l’attività amministrativa, che si collocano la legge n. 241/1990 sul procedimento amministrativo e sul diritto di accesso ai documenti amministrativi e la legge n. 142/1990 sulle autonomie locali.

Quest’ultima normativa ha, tra l’altro, stabilito che i Comuni devono prevedere nei loro statuti forme di partecipazione dei cittadini all’amministrazione locale.

L’art. 6, comma 3, della legge 8.6.1990, n. 142, ora art. 8, comma 3, del T.U. 18.8.2000, n. 267, espressamente impone ai Comuni di prevedere nei loro statuti forme di consultazione popolare (“nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione”). Tra le figure con le quali assicurare la partecipazione dei cittadini “possono” essere previsti anche referendum su richiesta di un adeguato numero di cittadini.

Il comma 4 del cit. art. 8 pone due limiti alla possibilità della consultazione o del referendum: 1) “devono riguardare materie di esclusiva competenza locale”; 2) non possono aver luogo in concomitanza di elezioni amministrative.

La normativa statale obbliga i Comuni non solo a prevedere nei loro statuti strumenti di partecipazione popolare, ma, più incisivamente, di provocare, sollecitare un migliore e più consapevole contatto degli elettori con l’attività amministrativa svolta dai loro eletti. E’ il fine di rendere il “cittadino arbitro” delle scelte politiche ed amministrative, secondo la nota, felice definizione di Roberto Ruffilli, che nel settore delle autonomie locali caratterizza la disposizione dell’art. 8, comma 1, del d. lgs. n. 267 che affida ai Comini il compito di promuovere organismi con i quali la popolazione possa far conoscere la propria volontà direttamente agli amministratori in via di consultazione, ovvero con istanze, petizioni o proposte, per la migliore tutela degli interessi collettivi.

Alla possibilità di utile, effettivo apporto partecipativo, è destinata la norma che impone ai Comuni di stabilire anche procedure atte a garantire un tempestivo esame delle istanze e delle proposte dei cittadini.

In questo più vasto quadro normativo è consentito ai Comuni di prevedere anche il particolare strumento di partecipazione diretta del referendum.

La facoltatività di questo procedimento nell’ambito dell’obbligo di previsione e promozione di forme di partecipazione popolare, induce a ritenere che gli statuti possano introdurre alle materie che ne possono essere oggetto limitazioni ulteriori rispetto alle due previste dalla normativa statale sulle autonomie locali.

I Comuni così come sono liberi di introdurre nel loro ordinamento lo strumento referendario, sono anche liberi di disciplinare e restringere le materie sulle quali può essere esercitato.

Se previsto, il referendum non può però essere oggetto di disciplina applicativa per così dire ostruzionistica, caratterizzata da intralci od ostacoli che vengano in concreto a vanificare o rendere troppo difficile il diritto alla partecipazione popolare della cittadinanza e dei promotori.

La duplice esclusione stabilita dalla normativa statale risponde ad esigenze diverse, che peraltro si integrano nel configurare un istituto ispirato e caratterizzato da finalità concrete.

Il contributo partecipativo dei cittadini deve essere funzionale all’azione amministrativa.

Non a caso la legge sulle autonomie locali che per prima ha istituzionalizzato il referendum consultivo comunale, quale forma particolare della partecipazione popolare, viene alla luce nello stesso arco temporale della legge sul procedimento amministrativo.

E’ così che si spiega il favor legis per la partecipazione popolare in genere (si ricorda l’obbligo imposto ai Comuni di “promuovere” organismi di partecipazione e di prevedere forme di consultazione della popolazione), minusvalente rispetto al referendum consultivo, che è solo facoltativo e che, aggiunge la norma del cit. art. 8, comma 4, deve essere richiesto di un numero adeguato di cittadini.

La duplice facoltatività (ovvero: 1) la facoltà di prevedere lo strumento referendario nello statuto comunale; 2) la facoltà di attribuirne il potere di iniziativa anche alla cittadinanza) ed il limite del “numero adeguato” dei richiedenti, evidenzia la preoccupazione del legislatore che lo strumento di partecipazione popolare in questione, che in precedenza si era atteggiato solo ed esclusivamente a strumento conoscitivo degli amministratori comunali, fosse coerente con il criterio di buona amministrazione, di cui quelli dell’efficacia, della trasparenza e dell’economicità possono dirsi corollari (v. art. 1, comma 1, legge n. 241/90).

Le due cause limitative (materie di esclusiva competenza comunale e non coincidenza temporale con le elezioni amministrative locali) rispondono a diverse esigenze, che singolarmente considerate appaiono di facile e semplice interpretazione, ma che congiuntamente esaminate evidenziano il nesso funzionale che deve legare la partecipazione popolare all’azione politico-amministrativa degli amministratori.

E’ il concreto agire dell’ente che caratterizza e delimita l’oggetto del referendum.

b) Tenuto conto di quanto osservato, in via generale, ritengo che sia da escludersi per il nostro caso, il ricorso alla richiesta referendaria da parte della cittadinanza, perché non rispondente ai fini che si intendono perseguire e di assai difficile proponibilità, alla stregua della vigente disciplina regolamentare.

E’ invece ben possibile che sia il Consiglio Comunale, su richiesta politico-amministrativa del Sindaco, ad indire una consultazione della cittadinanza su tutte le questioni amministrative trattate dal momento di insediamento degli organi deliberativi ed esecutivi e su quelle ancora da affrontare, per raccoglierne la valutazione e le eventuali proposte.

Se il fine della consultazione è quello di promuovere in maniera concreta ed effettiva la partecipazione diretta della cittadinanza all’azione amministrativa, l’invito che la nostra lista dovrebbe formulare al Sindaco, dovrebbe trovare apprezzamento e condivisione.

Mi rendo conto che per il fine del controllo partecipativo del corpo elettorale, meglio sarebbe utilizzare strumenti diversi, più incisivi ed efficaci. Tali strumenti oggi però non esistono ed in attesa di una loro introduzione è giocoforza rivolgersi a quanto consentito de iure condito.

Per completezza, segnalo che lo statuto del Comune di Forlì consente due possibilità di consultazione popolare nell’interesse del Comune.

Oltre alla consultazione referendaria, disciplinata dall’art. 65 dello statuto e dal relativo regolamento comunale, approvato con deliberazione n. 365 del 1990, modificata con deliberazioni n. 1666 e 193/1997, è possibile anche la consultazione tramite “sondaggi d’opinione”, ai sensi dell’art. 60 dello statuto.

Personalmente ritengo peraltro che la consultazione referendaria, d’iniziativa del Comune, meglio si presterebbe allo scopo in considerazione.

c) Sulla scorta di quanto accennato, la “tua stagione” potrebbe invitare i Sindaci dei Comuni della provincia ad indire apposite consultazioni referendarie sull’attività amministrativa svolta e su quella alla quale intendono ancora dedicarsi prima della scadenza del loro mandato, al fine di raccogliere l’assenso (ed il conforto) della cittadinanza, e le eventuali osservazioni.

E’ evidente che è ben possibile che l’invito non venga accolto (del resto l’istituto di democrazia diretta in considerazione è rimasto finora assai scarsamente inutilizzato, l’inutilizzazione in provincia credo sia, poi, assoluta), ma allo stato attuale, ritengo politicamente importante anche solo il fatto che sia inoltrato un espresso e motivato “invito”, qualunque sia l’esito che potrà sortire.

Appare in ogni caso opportuno approfondire l’argomento proposto ed è in funzione di ciò che ho avvertito la necessità di accennare al quadro giuridico di riferimento.

Di pari passo con l’eventuale utilizzazione, in via sperimentale, di ricorsi a forme di democrazia diretta (parrebbe opportuno porre fin da ora attenzione anche all’esigenza che la scelta dei prossimi candidati sindaco, o comunque di quello che sarà il candidato sindaco designato dal partito democratico, avvenga in esito a preventiva consultazione e con l’apporto determinante dei cittadini che si riconoscono nel partito, sulla scorta di un meccanismo analogo a quello delle primarie, ma con regole di maggiore e migliore trasparenza e di promozione sia della partecipazione attiva, che del momento formativo della designazione), riterrei necessario predisporre un mini pacchetto di concrete proposte programmatiche da sottoporre all’attenzione del Sindaco e della Giunta comunale di Forlì e degli altri comuni del territorio, perché ne tengano conto per poterlo attuare, in tutto o in parte nello scorcio di residua legislatura, ove –ovviamente- abbiano a condividerlo, in tutto o in parte.

Non mi sembra questo il momento di accennare ai settori di possibile, auspicabile intervento.

Se condividerete la proposta, dovremo discuterne in seguito, sia pure con la dinamica sollecitudine che ha finora caratterizzato l’agire di Voi tutti.

Un sincero ringraziamento per quanto è stato fatto ed un augurio per il cammino che dobbiamo ancora compiere.

Fausto Baldi (Eletto alla costituente nazionale)

13 commenti

Pagina successiva