Il Partito Democratico è una grande occasione per le donne italiane
Sono una donna che vive la politica con grande passione civile, ma non sono un politico di professione, anzi ho sempre considerato necessario aggiungere all’impegno di militante in un partito, l’attività nel sociale.
Oggi vedo nel Partito Democratico una fondamentale occasione di rinascita per l’Italia, non solo perché finalmente riunisce la grandi culture riformiste che hanno fatto la storia del nostro paese: la tradizione socialista del movimento operaio ( che è la mia esperienza ) e quella del cattolicesimo sociale, ma la vedo in particolare una chance unica per noi donne.
La scelta di rendere obbligatoria l’alternanza tra uomini e donne, possibile in liste bloccate quali sono quelle delle primarie ( scelta che in linea di principio non condivido ) avrà , però, il risultato di portare nell’assemblea costituente del PD il 50 % di donne, un fatto del tutto straordinario nel nostro Paese , che ha una delle più basse partecipazioni femminili alla politica dell’Unione europea. E’ un fatto di grande portata innovativa che non è stato ancora sufficientemente valorizzato nel dibattito politico e che dovrà trovare continuità anche negli organi dirigenti del nuovo partito. Non a caso la lista “Con Veltroni, ambiente , innovazione, lavoro”, nella realtà locale ha ben due capilista donne, Marina Flamigni, dirigente della Provincia ed una studentessa/ operaia, Tatiana Gentilini. La pool position, sarà perciò una garanzia quanto meno per le due capililista, di arrivare alle assemblee nazionali e regionali. Ma anche scorrendo gli altri nomi, troviamo significative presenze al femminile, sia di donne che rappresentano mondi ed esperienze specifiche, come nel mio caso con il mondo dell’impresa al femminile e delle Pari Opportunità, ma anche di giovanissime, quali le studentesse Patrizia Castellucci diciottenne e la ventunenne Lucia Gardini e la ventisettenne studentessa /lavoratrice Entela Mjeda, esponente della Consulta Stranieri.
Ho accettato di candidarmi perché, con questi presupposti di presenza paritaria, credo nella possibilità di portare la “rivoluzione femminile “, l’unica veramente riuscita del ‘900, all’interno nel nuovo partito. Non credo che le donne in assoluto, siano migliori degli uomini, però guardando anche alla storia recente, fenomeni di corruzione quali tangentopoli, non hanno visto donne tra i politici protagonisti e ciò mi pare un buon auspicio. Credo anche che una grande presenza di donne possa portare non solo una ventata di novità, ma cambiare radicalmente il nostro Paese. Basti pensare alla legislazione dei paesi del Nord Europa( dove le donne sono molto più presenti nelle assemblee elettive e nei governi) che manifestano perciò un livello di civiltà legislativa , molto più elevato, soprattutto sulle questioni che riguardano welfare e organizzazione sociale.
Sono una donna normalissima, con un marito, una figlia, un gatto ( rosso naturalmente) ed una casa da mandare avanti - con la collaborazione dei miei familiari- e credo sia importante che tante persone come me, oltre che rappresentanti delle istituzioni e massimi dirigenti dei partiti che oggi si fondono nel PD, entrino a far parte dell’Assemblea Costituente. Questa è la sfida che la nostra lista “Con Veltroni, ambiente , innovazione, lavoro”, ha voluto portare avanti, candidare persone “ normali” per avvicinare alla buona politica anche tanti cittadini sfiduciati e da anni lontano dai partiti, basta guardare il nostro sito www.latuastagione.it, per rendersene conto e constatare anche la massiccia adesione di donne.Per questo motivo lancio un appello, in particolare al mondo femminile, troppo spesso diffidente verso i partiti, perché le donne partecipino numerose al voto del 14 ottobre e si impegnino nella costruzione della nuova forza politica, dando il proprio voto alla lista “Con Veltroni, ambiente , innovazione, lavoro”.
Maria Maltoni
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[...] Leggi anche l’intervento proposto a riguardo da Maria Maltoni: qui [...]
Vorrei ricordare a Maria quello che ci disse Luciano Lama al primo congresso nazionale a Bologna nel 1979 egli infatti concludeva il suo intervento con questa frase:PRENDETE IN MANO LA VOSTRA VITA ENON FATE CHE ALTRI FACCIANO CONQUISTE PER VOI,SIATE VOI LE PROTAGONISTE DELLE VOSTRE CONQUISTE……con il nuovo PD abbiamo una nuova grande occasione di essere vere protagoniste della vita politica ,come madre di due figli,come cittadine credo che spendersinell’impegno civile e interessarsi di politica sia ancora un modo giusto per operare nel sociale.Vivere una vita da protagoniste insieme nella lista:Con Veltroni ambiente ,innovazione,lavoro.Cito ancora :chi lotta puo’ perdere chi non lotta ha gia’ perso .
E’ questo che vorrei far capire ai giovani e ai miei figli: se non si partecipa non si può neppure incidere e scalfire una certa idea di politica stanca, immobile, autoreferenziale. Di cosa ci lamentiamo poi se non ci spendiamo per il cambiamento.
Questa mattina entravano a scuola tantissimi giovani il futuro è per loro ed è nelle loro mani, nonostante qualcuno tenga sempre strette e tirate le redini.
Desidero solo dar loro una mano nella conquista di uno spazio , quello della politica, tanto restio a far cadere incrostazioni e sedimentazioni.
Chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso: grazie per queste spendide parole che implicitamente invitano a partecipare al processo democratico avviato con le primarie.
carissima Maria,
io credo che ci sia bisogno di NORMALITA, e sopratutto in politica,con un pò di eticità,molta responsabilità,
regole semplici e certe,poca burocrazia……..e praticità.Tutte cose che attengono molto da vicino al mondo femminile che sa ,quando c’è da fare, cosa e come fare.
poche chiacchiere e molti fatti…la gente ..la gente comune che vive quotidianamente il presente,ha bisogno di risposte concrete ai propri bisogni primari,oltrechè ai propri diritti.
ripeto fino ad esaurimento ,io giovane del 54, non avrei creduto,nè immaginato quando pensavo al futuro per intendere gli anni duemila e a seguire,che il futuro avesse avuto i segni che oggi dimostra di avere.
precarietà,incertezza,poca speranza.
ed è per questo che da donna normalissima che sono ho pendato che un segno al positivo avrei potuto dare ad una nuova speranza…e tremo al pensiero che possa essere un fallimento.
a stasera
barducci patrizia
qualcuno ieri sera ricordava spesso che siamo una lista con delle persone ,che non hanno fatto politica,io invece vpenso che noi politica l’abbiamo sempre fatta ,ma non abbiamo mai fatto il mestiere dei politicanti ,che e’ tutta un altra cosa……….. CIAO GABRIELLA
cara Gabriella,
è vero ciò che tu dici,noi soprattutto donne non abbiamo mai fatto le politicanti, ma atti politici li abbiamo fatti tutti i giorni, proprio dal momento che si respira ogni mattino ad ora presta,accendendo la luce in cucina e mettendo su il caffè….e poi come operaie,casalinghe,maestre,volontarie,madri,e mogli,infermiere, dottoresse….assicurando cura,assistenza,affetto,professionalità e mettendoci spesso sudore e dolore,ma anche orgoglio e soddisfazione per aver strappato un sorriso o raggiunto un obiettivo reale,concreto.
se ognuno potesse raccontare la propria storia,sai quanti atti politici…verrebbero fuori e che attengono alla sfera delle azioni ,relazioni,e realizzazioni per risolvere i tanti piccoli problemi che sono della vita di gente comune comete,me e noi.
sono un pò arrabbiata comunque perchè a fronte di gente impegnata,sai quanta ce ne è che vive nella perfetta ignoranza, considerando il termine come stato di persona che ignora,e non conosce.
ciao un caro saluto
patrizia
ehi! Thomas, dimmi di smettere di scrivere…perchè alla fine ti prenderò per sfinimento…
ciao!stamattina fatto volantinaggio con Pilotti davanti a geometri,ci hanno invitato a spostarci sul marciapiede,perchè non avevamo chiesto autorizzazione al dirigente.
EH!!!!!? E’ stato il mio primo volantinaggio,o meglio segnalibrantinaggio e vai!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
c’è sempre tempo per nuove emozioni, però un sedicenne,uno mi ha detto buono a sapersi che si può votare anche noi under-16.colpito ed informato
bardù
Ragionare sul lavoro di cura, può essere utile per noi tutti.
La mia sollecitazione nasce dall’aver partecipato ad un incontro pubblico, svoltosi qualche giorno fa, che partiva dall’idea di ragionare sul libro di Joan Tronto “ Confini Morali” che affronta il tema del lavoro di cura e che è sicuramente di grande interesse. Infatti, nonostante il libro sia uscito in America oltre dieci anni fa, è stato tradotto e pubblicato in Italia solo alla fine del 2006 ed ha suscitato interesse, proprio perché affronta dei temi che per noi sono oggi di grande attualità. Infatti la riflessione sul libro è stata portata avanti in vari ambiti di studio , tra i quali anche un Forum di discussione recentemente pubblicato sulla rivista Politeia, che riprendeva parte del confronto svolto presso l’Università di Modena, in occasione della visita in Italia della stessa Tronto. Quali soggetti svolgono il lavoro di cura, come è organizzato, quali ripercussioni si hanno in ambito sociale e politico sulla base di questa suddivisione, è fondamentalmente il tema che viene trattato nel libro della studiosa americana.
Penso che affrontare questo argomento con l’ottica che propone la Tronto, possa essere un contributo ad indirizzare la discussione su questi temi nella giusta direzione. Una questione , cioè, che non riguarda solo le donne e che sarebbe limitativo vedere in questa ottica, soprattutto per le sue implicazioni di ordine sociale. Per questo motivo penso che sarebbe un tema molto interessante anche da porre in discussione tra le questioni che il nuovo partito dovrebbe affrontare. Infatti porre come aspetto rilevante dell’azione politica, un welfare che ha il connotato del “prendersi cura di” , ha forti conseguenze nella scala di valori sui quali base l’azione politica deve basarsi.
Questo aspetto è fortemente è fortemente collegato alla seconda conseguenza che Tronto analizza, come portato del fatto che le donne effettuano il lavoro di cura: cioè il fatto che sono state escluse sempre dalla cura della cosa pubblica.
Questa tematica, vista in un’ottica di genere, è il cuore del ragionamento ed è un po’ il fulcro di tutto, difficilmente, infatti , se non c’è un maggiore coinvolgimento delle donne nella vita istituzionale e politica, temi come quello del lavoro di cura potranno diventare elemento di azione e di pratica politica, a vantaggio di un migliore soddisfacimento dei bisogni di tutti e, come suggerisce J. Tronto, con maggiore giustizia sociale. Questo aspetto della giustizia sociale si riferisce soprattutto alle condizioni di vita e di lavoro di chi si occupa del lavoro di cura, altro tema di enorme attualità per l’Italia.
Ma d’altra, parte proprio perché le donne sono state escluse dalla vita politica, con la giustificazione del loro essere “inadatte “ in quanto impegnate prioritariamente nella vita familiare, la politica si è sempre occupata poco di temi considerati poco rilevanti, in quanto di competenza in qualche modo femminile.
Personalmente credo che ribaltare questa ottica, come viene suggerito nel libro di Tronto, possa avere un effetto dirompente anche sui modi tradizionali del fare politica, per la qualità degli argomenti affrontati, molto più vicini ai bisogno reali delle persone. Basti pensare a cosa significa oggi non solo la cura dell’infanzia, ma quella degli anziani, di fronte all’invecchiamento costante della popolazione.
Ma ciò deve significare anche un maggiore coinvolgimento delle donne in politica. Mi piacerebbe che su questi temi ci potesse essere un confronto utile, anche sul blog, in vista della costruzione di concrete azioni di indirizzo politico per il nuovo PD di cui facciamo parte.
ciao maria!
è molto interessante quello che scrivi sul lavoro di cura. Come sai io lavoro con una nonnina è da 9 anni che io faccio questo lavoro,ho comminciato che avevo 18 anni. è difficile prendersi cura di una persona anziana, ma ti arricchisce tanto.
molti pensano che una donna che fa la badante deve fare solo quello, non può fare altro!
secondo me non è assolutamente vero, perchè io ce l’ho fatta a prendermi cura della nonnina e di me stessa impegnandomi nel sociale con la caritas e chatechismo, con la consulta e adesso con la politica. ed io cerco di affrontare le situazioni, di portare avanti le mie idee con la stessa sensibilità che ho usato e che uso per accudire la mia nonnina.
Sono seriamente preoccupata perchè temo che la questione diritti civili, stia passando assolutamente in secondo piano nel P.D. Non so quali sono i retroterra politici che hanno portato al voto sul registro delle unioni di fatto al comune di Roma, dove c’è stata una netta contrapposizione tra sinistra radicale e PD e dove il nostro segretario Veltroni era assente al momento del voto.
Dato che io non ho la pretesa di imporre le mie convinzioni di laica ad alcuno,anzi rispetto quelle altrui religiose o di tradizione culturale , finchè non sono contrarie ai diritti umani ( vedi infibulazione o altro) non comprendo perchè ci si debba adeguare al fatto che Roma è una città particoalre perchè è sede del Vaticano, e quindi sarebbe una specie di offesa, prevedere in quella città il registro delle unioni civili. Posto che ognuno è libero di sposarsi o non sposarsi, gestire la sua vita come meglio crede e nessuno contesta chi decide di sposarsi in chiesa e restare sposato per tutta la vita con la stessa persona, non vedo perchè non debba essere valido il contrario. Spero che ci sia una spiegazione a quanto è successo a Roma, perchè diversamente qualche dubbio sulla capacità del nostro segretario di portare a sintesi problemi complessi, che interagiscono con le convinzioni personali e non solo con quelle politiche, comincerei ad averlo.
Maria Maltoni
In questa parte del sito in cui si parla di questioni di genere, non credo si possa dimenticare un fatto tragico di cronaca come l’assassinio di Benazir Bhutto,non solo per le conseguenze destabilizzanti che può avere nel suo paese e nel mondo, ma perchè era una donna impegnata a democratizzare il suo paese. E’ evidente che l’ascesa politica di una serie di figure al femminile in paesi extraueropei è fortemente legata al ruolo che le famiglie “potenti” hanno in quelle aree geografiche ( e non solo lì) ma ciò non toglie nulla alle qualità personali di donne coraggiose come appunto la Bhutto, che tutte le donne impegnate a livello civile non possono che sentire come una di loro. Oltre tutto , il fatto che sia stata la prima donna a capo di un governo islamico moderato, aggiunge un valore simbolico molto forte alla sua figura.
Già, oggi ho guardato cartoni animati con mia figlia per non vedere le immagini di Rawalpindi.
Ricordo la gioia il 16 novembre 1988 quando Benazir Bhutto trentacinquenne vinse le elezioni e quando lessi la sua autobiografia in pochi giorni.
Poi la difficoltà nel governo, le accuse mai provate di corruzione, l’esilio volontario.
Io ne sono sempre stato affascinato per quella sua classe di aristocratica Sindhi imbevuta di cultura anglosassone.
La sua battaglia per la laicità, “per un Pakistan progressista ed egualitario” rimarrà un monito per tutti noi.
Oggi, giornata della Memoria, ho aperto un libro che stavo leggendo da qualche tempo ed - incredibilmente - ero esattamente al capitolo donne e discriminazioni razziali.Ci sono aspetti della politica delle leggi razziali di cui raramente si parla. ma che sono parte integrante della storia dello sterminio. Prima di arrivare alla soluzione “finale” oltre al divieto di matrimoni e relazioni miste, si sono registrate sterilizzazioni di massa, aborti obbligatori, ed altre infinite atrocità, nei confronti delle donne ebree, ma anche di quelle rom,malate di mente e comunque di tutti quei soggetti che la follia nazista riteneva potessero contaminare la razza ariana. Le donne , purtroppo, sono state parte integrante di quel popolo tedesco, ma anche italiano, spagnolo ecc, che ha sostenuto i regimi fascisti, senza diritti politici, ma inquadrate in organizzazioni di supporto. I vertici delle organizzazioni femministe europee, in cui le intellettuali ebree erano presenti in grande numero, sono state letteralmente decimate delle leggi razziali . E’ bene non dimenticare queste cose, e sarebbe bene che anche le donne più giovani le conoscessero, perchè dietro alle grandi manifestazioni a Roma, che in questi giorni Berlusconi minaccia, potrebbe in futuro esserci qualcosa di ben più tragico, dati anche i suoi camerati alleati. Gli appelli alla difesa della razza italiana contro gli immigrati, non promettono niente di buono e suonano davvero molto sinistri, soprattutto oggi.
condivido le tue proccupazioni…c’è aria di razzismo e di quello più becero e strisciante
Trasmetto questa comunicazione ricevuta da Vittoria Franco sull’8 marzo.
§§§§§§
DEDICHIAMO L’8 MARZO ALLA LOTTA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE.
Quest’anno il tema principale delle iniziative dell’8 marzo dovrà essere, ne siamo convinte, la lotta alla violenza sulle donne.
Faccio appello alle donne del PD a organizzare in tutte le città, nei luoghi di lavoro e dovunque sia possibile, manifestazioni, incontri, volantinaggi.
Di fronte alla recrudescenza di un fenomeno barbaro come lo stupro e la violenza di gruppo, che colpisce anche donne giovani e giovanissime spesso accompagnate, è necessaria una mobilitazione straordinaria di donne e di uomini.
Sono in gioco non solo la sicurezza, ma anche la libertà e i diritti umani fondamentali delle donne.
Tre casi di stupro in poche ore, che si aggiungono a quelli - troppi - delle scorse settimane accaduti soprattutto a Roma, fanno della violenza sulle donne una questione nazionale di cui occuparsi con serietà. Spero che anche il Governo lo abbia finalmente capito.
Tutti devono sentire forte il No alla violenza, che avvenga in famiglia o per strada. C’è un problema di sicurezza nelle città, c’è un problema di prevenzione in cui occorre investire molto di più con risorse specifiche. Non ci stancheremo di chiedere al governo di reintegrare le risorse per il piano antiviolenza e a sostegno dei Centri, cancellati nella Finanziaria 2009, e quelle per le forze dell’ordine. Ma sono necessarie anche campagne di sensibilizzazione per affermare la cultura del rispetto del corpo, della libertà e della dignità delle donne. Non dimentichiamoci che la violenza contro le donne avviene soprattutto in famiglia, fra le mura domestiche.
Vogliamo più prevenzione, maggiore certezza della pena, sostegno alle vittime.
Invito di nuovo tutti a sottoscrivere sul sito del Partito Democratico il nostro appello Contro la violenza sulle donne promuovere la cultura del rispetto che contiene le nostre proposte contro la violenza e per la prevenzione.
Vittoria Franco
Affinchè l’8 marzo lasci il segno
A TUTTE LE DONNE,
A TUTTE LE DEMOCRATICHE,
A TUTTE LE AMICHE E COMPAGNE CHE LOTTANO CON CURA E PASSIONE
PER UNA CITTA’, PER UN TERRITORIO, PER UN MONDO MIGLIORE
Nel giorno dell’ 8 marzo, segnalo un volume, appena ripubblicato, sulla storia della giornata internazionale della donna (si veda sotto), e mi permetto poi di suggerire l’ascolto di una canzone che questa sera ho ascoltato con le ‘mie’ donne Welia e Caterina (poichè le feste hanno sempre bisogno di canzoni):
http://www.youtube.com/watch?v=aUjNcaEhkKk
(R. Vecchioni, ‘Figlia’)
§§§§
Rieditato, con un dvd, Storie, miti e riti
della giornata internazionale della donna. Parlano le autrici
“La verità sull’8 marzo delle donne
per quel libro scovato per caso”
di SILVANA MAZZOCCHI
SE, NELLA PARIGI del Fronte popolare si distribuivano i mughetti, nel 1946 quando l’Udi, l’Unione donne italiane, si trovò a organizzare il primo 8 marzo dell’Italia libera, le partecipanti alla discussione decisero di optare per le gialle mimose. “A noi giovani romane vennero in mente gli alberi coperti di fiori gialli… pensammo che quel fiore era abbondante e, spesso, disponibile senza pagare…”, recita tra l’altro la testimonianza di Marisa Rodano, una delle tante voci raccolte nel bel volume 8 marzo, una storia lunga un secolo, in cui Tilde Capomazza (femminista e programmista televisiva) e Marisa Ombra (ex partigiana e presidente, negli anni Settanta, dell’editrice di Noi donne) ricostruiscono un secolo d’impegno femminile, restituendo dignità e adeguata importanza a una data troppo spesso ridotta a puro rito consumistico.
Il libro, già uscito nel 1987 con il titolo: Storie, miti e riti della giornata internazionale della donna per la casa editrice di nicchia Utopia e presto andato esaurito, esce ora per Jacobelli con una nuova edizione impreziosita dal Dvd originale, (anche questo introvabile fin dal 1988), che intreccia rare immagini storiche con le interviste e le testimonianze di alcune protagoniste della politica italiana degli ultimi cinquant’anni. Un documento molto utile per comprendere il vero significato dell’8 marzo e, dunque, per incentivare l’indispensabile passaggio di memoria tra le generazioni.
E’ ricco di notizie e di ricostruzioni storiche il lavoro di Capomazza e Ombra. E, già all’epoca, fece scalpore soprattutto una scoperta: il fatto che non fosse in realtà basata su alcun dato certo la convinzione comune che Clara Zetkin, nel 1910, avesse scelto l’8 marzo per ricordare le operaie americane morte due anni prima durante un incendio avvenuto nel corso di uno sciopero. E come, invece, fosse provato da una ricca documentazione che, a fissare il giorno delle donne all’8 marzo, fosse stata la Conferenza internazionale delle donne comuniste nel 1921 “per ricordare una manifestazione di donne con cui si era avviatala prima fase della rivoluzione russa”.
Tilde Capomazza, il vostro libro ha sfatato la leggenda che l’8 marzo sia nato per ricordare la morte delle operaie americane nell’incendio del 1908. Come lo avete accertato?
“Potrei dire ‘per puro caso’, ma in realtà fu la tappa felice di una ricerca che cominciata nel 1985 durò due anni: Marisa Ombra passava giornate in vari archivi, io sfogliavo libri, le poche riviste storiche esistenti; Internet allora per noi ancora non esisteva. Un giorno alla storica libreria delle donne ‘Al tempo ritrovato’ a piazza Farnese, a Roma, chiesi a Maria Luisa Moretti se per caso le fosse mai passato tra le mani qualche libro o rivista che parlasse della Giornata della donna, anche in lingua straniera, magari. Lei si mise a pensare, poi, rivolta a Simone, sua partner nella gestione della libreria, disse: ‘Guarda un po’ su quello scaffale … ti ricordi quando venne una ragazza francese e ci lasciò un libro?’ Simone non ricordava, ma cercò e trovò quel libro. Mancò poco che non svenissi. Titolo ‘La journée internationale des femmes. La clef des énigmes, la verité historique’. Autrice Renée Coté , canadese del Quebèc, quindi di lingua francese. Era un libro farraginoso, ma ricco di riproduzioni, di citazioni, di appunti relativi alla confusa storia della Giornata, tutta interna al Movimento socialista internazionale e successivamente alla Internazionale comunista. Fu lì che scoprimmo che di incendio non si parlava affatto, ma decisiva fu la lettura degli atti della Conferenza internazionale delle donne socialiste a Copenaghen 1910 dove di Gdd si parlò ma non di incendi… La giornata, dopo vari tentativi fatti da Clara Zetkin fu poi approvata a Mosca nel 1921 , definita giornata dell’operaia, e ispirata alla rivolta delle donne di Pietrogrado contro lo zarismo avvenuta il 23 febbraio 1917( corrispondente nel nostro calendario gregoriano all’8 marzo)”.
Il libro e il dvd raccontano i 50 anni di questa ricorrenza. Qual è, oggi, il significato dell’8 marzo?
“Il libro per la verità, uscito nel 1987 cioè 21 anni fa, non aveva alcun intento celebrativo di una ricorrenza. Ci eravamo buttate in questa impresa Marisa ed io, non storiche, ma militanti del Movimento con percorsi diversi, perché avvertivamo che le manifestazioni dell’8 marzo stavano perdendo di forza, di efficacia, al limite, di senso. E pensammo di ripercorrerne la storia per capire cosa aveva spinto le donne che ci avevano precedute a costruire questo appuntamento annuale di lunga durata che aveva certamente prodotto importanti esiti. Era il caso di mollarlo o era bene rifletterci? Scegliemmo la seconda via scoprendo eventi impensati. Ma di tutto questo l’unica cosa che colpì la stampa fu la cancellazione dell’incendio e pareva che, con quella scoperta, avessimo voluto cancellare addirittura la giornata”.
Qual è il testimone che la generazione del femminismo e del Movimento ha trasmesso alle ragazze di oggi?
“Noi abbiamo studiato e scritto di quel filo affascinante che ha attraversato la storia del Movimento e che ha portato attraverso le piazze d’Italia le proteste, le denunce e le richieste che le militanti intendevano far conoscere sia alle altre donne , sia ai vari governi. Ma non abbiamo fatto storia del Movimento, anche se abbiamo dovuto attraversarlo. Sull’argomento le opinioni delle donne che sono state soggetti attivi possono essere molto diverse. Noi due, con il nostro lavoro, abbiamo voluto fare memoria storica di questo appuntamento annuale ricco di eventi, di sofferenze, di allegria, di grande impegno che è stato il prodotto di un soggetto collettivo molto forte e che ha impegnato ogni donna che ne faceva parte”.
“Al mito dell’incendio che ha avuto una funzione aggregante agli inizi, abbiamo sostituito la storia di questi soggetti reali che si sono fatti carico per sé e per tutte le donne di un processo di emancipazione e liberazione che deve continuare. Di fronte alla commercializzazione e volgarizzazione dell’8 marzo, noi proponiamo una riflessione sulla storia, molto gradevole nel dvd, molto avvincente nel libro. Questo è il nostro testimone e speriamo che passi in più mani lasciando tracce ispiratrici di nuovi impegni”.
Tilde Capomazza, Marisa Ombra
8 marzo, una storia lunga un secolo
Prefazione di Loredana Lipperini
Jacobelli editore
Cofanetto libro*dvd, euro 19,50
(7 marzo 2009)
Ringrazio , anche perché lo hanno fatto soprattutto uomini, chi ha voluto ricordare anche su questo blog la giornata internazionale della donna, che io continuo a chiamare così anche se da qualche anno è invalso il nome “festa della donna “ con tutto lo strascico consumistico che ne consegue.
Io continuo sempre a pensare ad un 8 marzo ( e dintorni ) militante , in cui si fanno delle cose, quantomeno nell’ambito in cui lo si può fare e per le possibilità che si hanno a disposizione.
Voglio ricordare a me e a voi, il mio primo otto marzo, un 8 marzo di fine anni ’70, in cui le ragazze di un collettivo femminista con le donne dell’UDI, celebrarono per la prima volta nella piazza di un paesino poco distante da Forlì, la giornata della donna. Con tazebao ( come , alla cinese, chiamavamo i manifesti ) disegnati , con immagini e con slogan di denuncia, appesi ai fili da bucato come lenzuoli e la musica di una canzoniere femminista come sottofondo, con “Noi donne” e la mimosa sui tavoli.
E vorrei raccontarvi anche il mio 8 marzo quest’anno, certo meno movimentista e naif : lunedì ho coordinato un convegno sulla conciliazione, giovedì ho presentato uno sportello di consulenza legale per le imprenditrici, venerdì ho partecipato ad una presentazione dei servizi antiviolenza del comune di Forlì ( e qui mi hanno dato anche la mimosa ! ) ; ieri mattina alla conferenza sul lavoro del PD ho comprato Noi Donne ; oggi sono stata alla inaugurazione di una mostra dell’UDI, in cui ho appreso che militanti di destra distribuivano la mimosa alla inaugurazione del monumento alla azdora, voluto dal comune di Forlì.
Allora mi sono chiesta : cosa c’è che non funziona ? Come facciamo a far capire alle donne che la destra anche se distribuisce mimose è strutturalmente antifemminista, perché non può che essere così per portato storico ed ideologico ?
Sarà un impegno di lunga lena, anche perché dobbiamo evitare che anche nelle prossime elezioni il voto femminile si rivolga a destra- come è successo nelle ultime competizioni elettorali - piuttosto che a sinistra. Non è facile, essere chiari, trasparenti , immediati, può aiutarci a farci comprendere meglio dall’elettorato femminile. Intanto il nostro candidato sindaco Roberto Balzani, una cosa chiara e netta sul ruolo delle donne l’ha detta: metà giunta al femminile ! E’ un buon inizio per rivolgersi all’elettorato femminile ed una buona notizia in questo 8 marzo 2009 .
Maria Maltoni
LA STRADA E’ GIUSTA, BISOGNA ANDARE AVANTI SENZA GUARDARSI INDIETRO.
Da Romagna Oggi: 5 marzo 2009
Forlì, elezioni. Balzani incontra i sindaci di Forlimpopoli e Bertinoro.
Giovedì 5 marzo il candidato Sindaco del PD di Forlì Roberto Balzani ha incontrato i Sindaci di Bertinoro Nevio Zaccarelli e di Forlimpopoli Paolo Zoffoli, per una “riflessione sui comuni della pianura”. Un incontro tra sindaci e aspiranti tali (anche Zoffoli sarà in corsa il 6-7 giugno prossimo) per “individuare le linee strategiche dei programmi, anche alla luce dei lavori delle aree territoriali del PD, coordinate dall’Ufficio di Programma, e di quelle comunali dei rispettivi comuni”.
“Esito dell’incontro - spiega il Comitato - è stata anche l’idea di mettere in agenda una serie di appuntamenti con tutti i candidati sindaci del PD e del centrosinistra del territorio forlivese e col candidato alla Presidenza della Provincia Massimo Bulbi, per lavorare fin d’ora congiuntamente sui temi emergenti dell’area vasta come sanità, ambiente, infrastrutture e servizi”.
Dopo anni di isolamento la città di Forlì, attraverso il candidato Sindaco, Roberto Balzani, si apre verso gli altri comuni ed i territori limitrofi. Sembra cosa da poco ma non è così. Per chi come me è consigliere in un piccolo comune sa bene quali siano le difficoltà che ogni giorno le nostre amministrazioni si trovano a dover affrontare. La mancanza di un appoggio vero e reale del comune capoluogo nei confronti dei comuni del circondario è stata la vera lacuna dell’amministrazione uscente del Comune di Forlì. La LR 10/2008 “misure per il riordino territoriale, l’autoriforma dell’amministrazione e la razionalizzazione delle funzioni”, rende pressante ed urgente giungere ad un coordinamento vero e reale dei comuni della cintura forlivese. In questo, come si desume dall’incontro di giovedì cinque marzo, Balzani ha dimostrato di avere una marcia in più rispetto a quelle forze retrograde, interne al PD, uscite sconfitte dalle primarie di dicembre. E’ impensabile abbandonare i piccoli comuni a se stessi soprattutto pensando alle grandi sfide che il futuro ci riserva. Non è neppure pensabile che i Consigli Comunali dei piccoli comuni servano come “meri ratificatori” delle decisioni prese dalle città di Forlì e Cesena, come spesso e volentieri è accaduto negli ultimi anni. Ad esempio, tutte le fusioni societarie di HERA, sono state avvallate dai due capoluoghi senza che i piccoli comuni potessero dire nulla. Che dire poi del RUE (regolamento urbanistico edilizio) spesso diversissimo da comune a comune, così che, superfici, cubature ecc., risultano essere molto diverse anche a poche decine di metri l’uno dall’altra. E’ innegabile, serve un coordinamento permanete dei sindaci della nostra provincia, di ampio respiro, per individuare le linee strategiche dei programmi in vista delle prossime elezioni amministrative. L’operazione, sicuramente salutare per le grandi sfide che il PD si accinge a compiere, non è priva però di ostacoli e trabocchetti. Il più grande è ovviamente l’indebolimento delle lobby e di tutti gli intrighi di potere interni alla vecchia nomenclatura del PD forlivese. Non a caso, la forte “resistenza” che gli sconfitti delle primarie stanno opponendo alle forze progressiste e riformiste ne è un inequivocabile segnale. LA STRADA E’ GIUSTA E BISOGNA ANDARE AVANTI SENZA GUARDARSI INDIETRO, si deve realizzare un programma elettorale innovativo per la città di Forlì, si deve smettere di chiudersi dentro quattro mura e farsi intrappolare dalle vecchie logiche di partito, dalle loro lobby e dalle solite chiacchiere inutili. Cosa possono pensare i nostri elettori dei vecchi uomini di partito che continuano a mettere il bastone fra le ruote a chi ha vinto le elezioni primarie? La risposta è ovvia.
Collinelli Andrea
Membro Assemblea Territoriale PD, Forlì