La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Lettera aperta di Marianna Giove

Partito Democratico: Diritti per tutti?

Usufruisco anch’io della modalità “ lettera aperta” che oggi mi sembra uno dei luoghi maggiormente gettonati per parlare di politica e desidero“buttare lì” alcune riflessioni, senza nessuna pretesa, come sempre.

La questione della laicità può essere un motivo di ostacolo sul cammino del Partito Democratico?

In merito alla legge 40 i dati dell’Istituto Superiore di Sanità confermano le previsioni negative denunciate durante la campagna referendaria: diminuito il numero di gravidanze, aumentato quello degli aborti, delle gravidanze extrauterine, delle complicanze. Per tacere delle sfortunate che, dopo essersi rivolte all’estro, magari a strutture inadeguate perché magari non potevano permettersi di meglio, sono rientrate in Italia non solo deluse ma anche ammalate.

Altri paesi civili hanno adottato le cosiddette “sunset rules”, leggi destinate al tramonto, cioè ad essere corrette dopo un periodo di prova.

Saprà il Partito Democratico affrontare un tema così incandescente in modo adeguato e nel rispetto della Costituzione? Perché la legge 40 viola il principio di uguaglianza (non tutte le coppie possono recarsi all’estero) e l’art.13 ( il divieto di accesso alle cure per le non coniugate o conviventi non può basarsi su una condizione personale).

Toccando il tema del divorzio breve: il tema è scomparso dall’agenda politica; si legge qualcosa nella rubrica delle lettere di tanto in tanto in qualche quotidiano per voce di qualche cittadino che denuncia situazioni assurde e dolorose.

Il Testamento biologico: le proposte di legge sono una decina ma nessuno ancora riesce a venirne a capo; sembra insuperabile il contrasto su come valutare l’alimentazione e l’idratazione artificiale: sono considerati trattamenti sanitari, quindi rifiutabili, oppure no? Molti pensano che i congegni tecnici vadano utilizzati solo per sostituire le funzioni vitali di chi è in cura per una malattia grave ma superabile, non per tenere in vita contro la volontà del malato un corpo che è ormai solo un “transito di cibo”.

I Teocom invece esortano: beviamo fino all’ultima goccia il calice del dolore; che cosa importa se si soffra dieci, venti trent’anni se poi viene il cielo eterno?

Sostenendo inoltre che il desiderio della buona morte può essere allontanato dalle cure palliative e dall’assistenza amorosa dei familiari , i tutori della Vita li colpevolizzano come se la moderna famiglia fosse quella di un tempo, formata da numerosi membri, solidali ed intercambiabili.

A chi ripete che la vita va vissuta fino alla sua morte naturale la domanda è: di quale naturalità stiamo parlando?

Della naturalità medioevale quando si moriva per un’intestinale, oppure della naturalità degli anni in cui non si erano ancora scoperti gli antibiotici? Allora Dio cambia idea cambia idea a seconda dei progressi tecnico – scientifici, spostare il confine della vita perché è arrivata la penicillina? Ebbene, dopo un anno di lavoro la Commissione Sanità ha deciso di rimandare in aula la discussione per trovare “il consenso più ampio possibile”. Per fortuna la lungimiranza della Costituzione, all’art. 32 dice che nessuno può essere obbligato ad un trattamento sanitario se non per disposizioni di legge e infatti c’è chi, temendo una crudele legge come la 40, consiglia di lasciare perdere e di affidarsi alla tutela della Costituzione.

Quanto alla legge sulle unioni di fatto, l’inadeguatezza e la timidezza dei Dico, nati dalla volontà di incontro della Pollastrini e della Bindi ci dice quanto il tema sia scottante e quanto sia difficile fare una legge in tempi brevi dal momento che il cuore del problema sono gli omosessuali e il Vaticano non condivide certo la sentenza della Cassazione che dice che la libertà sessuale va intesa come libertà di vivere, senza condizionamenti e senza restrizioni, le proprie preferenze sessuali.

Ma il pregiudizio omofonico è forte non solo in sé ma come sintomo di una cultura indisponibile a concedere agli individui la libertà di decidere in autonomia del proprio corpo, si badi bene del proprio e non di quello di altri.

Sono ancora troppi gli interrogativi ai quali non si riesce a dare risposta: prolungare o no le cure, diventare o no madre, se convivere o sposarsi , se vivere come etero o come omosessuale se mantenere in piedi un matrimonio finito oppure no.

Mi auguro che il nuovo partito saprà affrontare con l’adeguata modernità i temi nevralgici della laicità; mi auguro che il nuovo partito saprà essere veramente un partito nuovo e non un altro partito.

Un caro saluto a tutte e a tutti

P.S. da lunedì credo che l’appellativo più appropriato per chiamarci debba essere quello di “democratiche” e “democratici”; non credo che gli attuali “non ds” amino alla follia essere chiamati “compagne” e “compagni”.

Marianna Giove

View blog reactions

2 Commenti a "Lettera aperta di Marianna Giove"

  1. maria maltoni 21 ottobre 2007 18:20

    Mi sembra un po’ improprio aver inserito tra le “questioni di genere ” la lettera di Marianna. che pone un problema molto ampio, soprattutto rispetto alla laicità dello Stato. Propongo perciò di cambiare il titolo della sezione, aggiungendo almento come secondo tema “questioni di etica”. Detto questo, i temi posti da Marianna sono interessanti e da qualche tempo mi ero ripromessa di ritornarci sopra.
    C’è un principio generale che non può che essere discriminante ed è quello che la legge dello Stato non può essere ispirata, in uno stato democratico e non teocratico, se non a principi che attengono all’interesse di tutti i cittadini, al di là delle opzioni religiose.
    Questo si deve accompagnare alla capacità di accogliere in modo tollerante, comportamente che magari personalmente non condividiamo o non pratichiamo , nella misura in cui questi non ledono i diritti di altre persone o le leggi dello Stato.
    Questo non è però, sempre facile, anzi sembra esserlo sempre di meno, perchè sono sempre più in aumento i comportamenti “integralisti” , di varia natura. Voglio partire dalla legge sulla fecondazione assistita perchè il mostro partorito dal Parlamento italiano, credo non abbia pressochè uguali nelle legislazione dei paesi democratici. Mi sono impegnata a suo tempo nella campagna referendaria su questo tema, perchè è in effetti qualcosa di profondamente ingiusto ed assurdo, in questo caso sì, con danni che riguardano direttamente la salute delle donne. Avremo cone PD la capacità di fare un passo avanti nella modifica di questo provvedimento, anche se vi sono tra noi opzioni ideali e religiose molto diverse? Me lo auguro.
    Come pure mi auguro che l’ampia componente cattolica presente all’interno del PD, non presti ascolto alle reiterate richieste del Vaticano di rimettere mano alla legge sulla interruzione volontaria di gravidanza, se non per le modifiche “di manutenzione ” che possono essere necessarie dopo alcuni decenni. Anche qui le soluzioni non sono scontate . Premetto che, pur non essendo credente, non ho mai considerato l’aborto un “diritto” in positivo, ma una opportunità a cui poter far ricorso in situazioni drammatiche. Non ho mai condiviso l’idea con cui negli anni ‘70 molte donne anche nel movimento femminista, consideravano il ricorso all’aborto come una sorta di esperienza esistenziale, perchè secondo me si sarebbe dovuto e potuto fare ricorso alla contraccezione : anche allora, pur tra mille difficoltà, era possibile. La questione però che la Ministra Turco ha posto qualche tempo fa, cioè la necessità di ridurre i tempi per l’aborto terapeutico, o comunque di modificare i protocolli di intervento per i casi di eventuali rianimazione dei feti abortiti ancora vitali , alla luce dei progressi fatti dalla medicina in questi anni, non è una questione sulla quale si può far finta di niente. E’ evidente perciò che sono tutte questioni delicatissime, che pongono complessi problemi di coscienza e che occorrerà molto equilibrio per affrontare, senza però rimettere in alcun modo in discussione la possibilità acquisita di salvare la vita di donne, che la pratica dell’aborto clandestino metteva in pericolo.
    Sul tema dei DICO, invece, non vedo problemi di coscienza così gravi da affrontare , ma solo la capacità di essere tolleranti, merce molto rara in questo momento nelle nostre società.
    Mi piacerebbe che tra le tante cose di cui la scuola italiana necessita, una venisse considerata prioritaria, prima ancora delle lingue o dell’informatica. Mi riferisco al prevedere un insegnamento obbligatorio di educazione alla sessualità ed alla vita affettiva. In questo insegnamento oltre alle tante cose di ordine pratico che è utile conoscere, anche perchè tutte le indagini che vengono pubblicate periodicamente sugli adolescenti, evidenziano che non hanno poi le idee così chiare sul sesso, sulla contraccezione, ecc.ci dovrebbe essere una parte di educazione alla parità ed al rispetto tra i sessi ed anche al rispetto delle diverse opzioni sessuali. Solo così si potrebbero eviterebbero tanti comportamemnti violenti contro le donne, ma spesso anche contro gli omosessuali.

    Maria Maltoni

  2. Casadei turroni gabriella 29 novembre 2007 16:46

    Condanna del tribunale dell’Aquila per un padre che aveva fin dai 4 anni d ‘eta’ insegnato al figlio ad essere e ad avere atteggiamenti da ”MACHO” .Gli aveva insegnato a disprezzare le donne ,a toccarle in modo volgare [si parla proprio di palpeggiamenti]e ad apostrofarle con epiteti scurrili.Mi piacerebbe che il giudice fosse un uomo,sarebbe una doppia vittoria .Non ribadiremo mai abbastanza ,che la violenza e’un fatto di cultura ,e che dalla scuola si deve partire con metodi mirati al rispetto delle donne e delle diversità tutti i giorni deve essere per noi che siamo in trincea il 25 novembre.

Scrivi un commento

220 Aruba FTP Server