Il nuovo Partito Democratico tra vecchia politica e nuova politica
Il nuovo Partito Democratico tra vecchia politica e nuova politica (via Repubblica.it)
La straordinaria partecipazione alle primarie del PD, domenica scorsa, riflette una domanda di partecipazione molto ampia, nella società. E soprattutto fra gli elettori di centrosinistra. Lo abbiamo scritto, nei giorni scorsi: più che di “antipolitica” dovremmo parlare di “iperpolitica”. Visto che le mobilitazioni, negli ultimi mesi, si sono moltiplicate. Coinvolgendo masse imponenti di persone. Spinte, come si è detto, da una grande richiesta di cambiamento e di novità. Però, vale la pena di aggiungere: non solo.
Come ha suggerito Alfio Mastropaolo, dietro alla partecipazione di massa che ha “premiato” le primarie del PD, non c’è solo il “nuovo”, ma anche il “vecchio”. Il contributo della tradizione; dell’organizzazione dei partiti; delle cerchie personali. Logiche di appartenenza “ideologica”, ma anche personale e particolaristica. Basta scorrere i dati della partecipazione su base regionale. A livello nazionale hanno votato 3 milioni e mezzo di elettori. Tra cui, va chiarito, anche giovani con meno di 18 anni (ma più di 16) e immigrati. Per cui si tratta di una base più ampia dell’elettorato chiamato a votare alle consultazioni politiche. Tuttavia, calcolato sul voto alla lista “Uniti nell’Ulivo” nel 2006, il peso degli elettori alle primarie risulta egualmente molto rilevante: il 29%. Ciò significa che ha votato alle primarie quasi un elettore su tre.
La distribuzione per regione, però, fa emergere una geografia particolare. Molto diversa dal passato. Non tanto per l’affluenza nelle regioni del Nord: significativa ma, comunque, al di sotto della media nazionale. Né per il buon grado di partecipazione registrato nelle “regioni rosse”. Soprattutto in Emilia Romagna e in Umbria (oltre il 30%). Ma per la clamorosa mobilitazione che ha caratterizzato le regioni del Mezzogiorno. In Abruzzo l’affluenza alle primarie copre il 40% dei voti ottenuti nel 2006 (alla Camera) dalla lista “Uniti nell’Ulivo”. In Puglia il 34%. In Sardegna il 32%. Ma vette insuperabili vengono toccate in Campania: 44%. E ancor di più in Basilicata: 53%. Fino al record della Calabria, dove i voti validi alle primarie costituiscono il 70% di quelli ottenuti dall’Ulivo un anno e mezzo fa. Certo, vale la pena di ripeterlo: c’è una quota di minorenni e di immigrati. Ma si tratta, comunque, di un dato cosmico.
Peraltro, la struttura del voto, su base territoriale, in questa occasione non riflette quella di due anni fa, che legittimò Prodi in vista delle elezioni del 2006. Rispetto ad allora, in tutte le regioni del Centronord si osserva un calo di voti (validi) più o meno sensibile. In particolare in Lombardia (-232.000), Emilia Romagna (-204.000), Toscana (-168.000) e in Veneto (-89.000). Anche nel Lazio, dove Veltroni ha trascinato la partecipazione al voto, si assiste a un ripiegamento sensibile rispetto alle primarie del 2005 (- 86.000 voti validi). D’altra parte era prevedibile, visto che due anni fa alle primarie avevano partecipato gli elettori di tutta la coalizione, per eleggere non il segretario di un partito, ma il candidato premier. Invece, contrariamente alle aspettative, in larga parte del Mezzogiorno, domenica scorsa si verifica una crescita dei voti, in alcuni casi molto consistente. Soprattutto in Puglia (+54.000), Abruzzo (+13.000), Basilicata (+17.000), Campania (+106.000) e, appunto, Calabria (+ 87.000).
Ciò permette di precisare l’osservazione da cui siamo partiti. La grande partecipazione alle elezioni primarie di domenica scorsa sottolinea una stagione “iperpolitica” piuttosto che “antipolitica”. In cui, però, convergono e si cumulano spinte diverse. Domande di “cambiamento”, ma anche “continuità”. La grande partecipazione alle primarie, infatti, ha raccolto e aggregato movimenti ed elettori d’opinione, alla ricerca di nuovi modelli di rappresentanza politica. Insieme ad ampie componenti ancora “fedeli” ai partiti tradizionali (e auto-dissolti: DS e Margherita); a settori, estesi, di voto “personale” e particolarista; e a solide clientele locali. E’ un grande calderone, questo PD. Nel quale confluiscono componenti nuove, ma anche vecchie. (E, vogliamo precisare, il “vecchio” non è necessariamente peggio; talora, anzi, è anche meglio del “nuovo”).
Ci vorranno molto coraggio e grande determinazione per costruire un “partito nuovo”, capace di assorbire e coagulare l’eredità dei “partiti vecchi”. Così pesante e localizzata. Ma, soprattutto, per costruire un partito che sia davvero “nazionale”, in grado di superare i limiti territoriali del passato, anche recente. Il centrosinistra, infatti, nella seconda Repubblica, ha mantenuto la geografia elettorale del Pci. Tanto che Marc Lazar, facendo riferimento ai Ds, aveva parlato di una “Lega di centro”. Mentre nel Nord non è mai riuscito a imporsi. Anzi, alle elezioni del 2006 si è ridotto a una “minoranza assediata”. Oggi, le primarie descrivono un PD fin troppo “meridionalizzato”.
Non sarà facile, con questa geografia e con questa base elettorale costruire un soggetto politico riformista e innovatore. Walter Veltroni, il sindaco di Roma: dovrà governare i localismi del suo partito. Dovrà, inoltre, “unire” la Basilicata al Veneto; la Calabria alla Lombardia. Come dire: ri-unire l’Italia.
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Si leggono in questi giorni voci di un rimpasto in provincia. Sono voci ormai vecchie di otto mesi. Io invito tutti ad un maggior senso della misura e a toni meno epici.
A Bulbi, in particolare, dico che abbiamo votato per Veltroni e Caronna e non per la definizione di equilibri provinciali.
Entro il 31 dicembre ci sarà la Costituente provinciale: sarebbe un grave errore che quel processo fosse inficiato da scelte che fotografano non l’esistente ed il futuro ma il pregresso.
Esporre alla voracità della stampa per mesi due dirigenti di qualità come Riguzzi ed Alni è negativo per tutto il PD.
Non sarebbe forse meglio che si pensasse, visto che sono trascorsi tre anni e mezzo dalle ultime amministrative, ma politicamente è passato un secolo che si votasse a maggio 2008 in provincia ed in tutti i comuni della provincia che scadrebbero nel 2009, lasciando fino ad allora tutto così com’è.
A proposito delle voci relative alla Provincia che vedo essere richiamate - anche se nell’ambito di un dibattito di profilo piuttosto basso - da qualche giornale locale, mi permetto di intervenire cercando di portare un contributo alla discussione.
Una premessa doverosa, visto che le vicende sono ancorate al passato, più o meno lontano e assai prossimo: ho espresso le mie posizioni sul tema, incentrando i ragionamenti sui metodi e sulla richiesta di trasparenza nelle scelte, nelle sedi opportune in cui mi è stato possibile esprimermi (un direttivo federale dei ds di Forlì di metà luglio e una direzione, invero assai poco partecipata, degli stessi Ds ai primi di settembre: ove gli ordini del giorno erano però diversi).
Credo che la riflessione risenta, tra tante complicazioni, di due problemi:
- la mancanza di una riflessione autentica e trasparente a livello di strategie sulle politiche provinciali di tutta la coalizione
- la mancata presa d’atto - e questo già almeno dalla primavera scorsa - che le scelte che oggi vengono avanzate sono scelte (anche) di un soggetto politico in costruzione come il PD, ancorato comunque ad una coalizione più ampia quale quella che vinse le elezioni.
Complicazioni e passaggi non sempre chiari sia all’interno dei luoghi della politica sia agli occhi della cittadinanza (che l’amministrazione provinciale deve avere come interlocutore primo) sono dovuti ad uno scenario in trasformazione che del resto abbiamo sotto gli occhi in maniera evidente dopo il 14 ottobre (ma era uno scenario già prevedibile - tengo a precisarlo - nei mesi di maggio/giugno scorsi).
Il fatto che le scelte (presunte tali) vengano suggerite - e questo è uno schema dominante da quasi un anno - prevalentemente sui quotidiani locali credo non sia un bel segnale, specie quando sono tutte imperniate su logiche legate alle persone e alla loro collocazione più o meno contingente.
Di certo il partito democratico, a livello locale, dovrà provare a cambiare registro se vorrà intepretare, come chiede Walter Veltroni, *discontinuità* e *innovazione* (nei metodi, nelle procedure che portano alle scelte, nella trasparenza delle decisioni).
Per fare questo occorre elaborare e presentare argomenti solidi a sostegno delle scelte, e anche contestualizzare gli argomenti negli scenari del presente e del futuro: uan cosa che infatti non riesco bene a comprendere è
- perchè certe scelte, se effettivamente condivise,
non sono state fatte prima: a poco più di un anno dalle elezioni certi movimenti sembrano legati a logiche più di riassestamento o di collocazione di singoli che non a prospettive di ampio respiro.
- perchè di fronte ad una pressante richiesta da più parti di fare i conti con il nesso “efficienza amministrativa-riduzione dei costi della politica (e dei suoi privilegi)” questo tema è del tutto lasciato ai margini dei ragionamenti? Il Pd non dovrebbe incarnare anche questa tensione? Magari facendosi carico - la tesi (che condivido pienamente) espressa da Raffaele Barbiero su questo blog - in modo trasparente di alcune esigenze che possono essere legittimamente avanzate da chi è impegnato in politica con ruoli amministrativi da sempre e di questo ha fatto una professione, mettendosi al servizio della collettività.
Credo che su queste questioni, sulle quali si misura effettivamente il tasso di buona politica e, seguendo le indicazioni del Segretario nazionale del PD Veltroni, la capacità di concreta innovazione i veri ostacoli siano il silenzio, più o meno opportunistico, e la mancanza di coraggio nell’esprimere apertamente e con argomenti le proprie posizioni, nonchè la poca trasparenza nell’esplicitare le motivazioni che conducono alle scelte e al perseguimento delle politiche, perchè - a volte ciò sembra sfuggire nell’ambito di una discussione asfittica - a questo dovrebbe essere ancorata ogni scelta di chi è chiamato ad interpretarle, a tutti i livelli, a partire da quelli locali e provinciali.
Dato che la questione relativa agli assetti ed alla composizione della Giunta provinciale è atterrata anche sul blog, esprimo alcune veloci considerazioni ed una proposta. Non entro nel merito della discussione avvenuta in ambito provinciale e che ha determinato la situazione attuale. Prendo atto del fatto che sulla stampa di questi giorni ho letto dichiarazioni del presidente della provincia che andavano nella direzione di annunciare, in qualche modo, la volontà di procedere ad un “rimpasto”.
Io credo che si potrebbe partire da questa volontà annunciata, per fare invece una proposta che va in una direzione diversa. Potrebbe essere, a mio parere, l’occasione per dare un primo concreto segnale ai cittadini della nostra provincia , sulla volontà da parte del PD ( a cui la maggioranza dei componenti la giunta provinciale è ormai riconducibile ) di intervenire subito sulla riduzione dei costi amministrativi e della politica. Manca solo poco più di un anno alle prossime elezioni amministrative, perciò non vi è nessuna necessità cogente di andare a sostituire nessun amministratore, qualora si determinasse una situazione in base alla quale uno degli assessori non ricoprisse più il ruolo attuale. In questo caso, infatti, si potrebbe pensare ad una soluzione di avocazione dell’incarico ad interim da parte del presidente ( lo ha fatto anche Prodi in passato), ad accorpamenti, ecc. Credo che il nostro elettorato, che ha espresso in modo molto chiaro e netto di volere il cambiamento e di aspettarsi dal PD un impegno anche in direzione della riduzione dei costi amministrativi e della politica, apprezzerebbe molto il fatto che si riduca concretamente - e da subito- un costo della politica a livello locale. Sarebbe un piccolo, ma significativo segnale di cambiamento che potrebbe fare da battistrada ad una riflessione e ad interventi di più ampio respiro, di cui cominciamo ad avere già alcune significative indicazioni, anche nel dibattito pubblicato su questo sito.
Maria Maltoni
Condivisibile la proposta di Maria.
Il tema vero è chi decide cosa. Nè le direzioni di DS e Margherita, nè il comitato promotore del PD sono, dopo il 14 ottobre, legittimati a proporre una soluzione.
Bisognerebbe far decidere ad un organismo composto dai costituenti eletti del territorio e possibilmente senza più cannibalismo a mezzo stampa.
Il messaggio secondo me è agghiacciante.Poichè sia il presunto sostituito che il presunto sostituto sono area Pd non si capisce l’avvicendamento se lo si vuole giustificare come equilibrismi politici. Se invece è già iniziata la lotta delle presunte correnti tra chi viene da destra e chi viene da sinistra, chi ha avuto un passato dignitoso e chi uno meno, tra chi è exdiquello e chi è exdiquellaltro, francamente siamo già alla frutta.
Dopodichè si paga il conto e si va a casa.
Si fosse almeno scelto un giovane !!!!!!!
se vogliamo lanciare messaggi condivisibili ed efficaci preoccupiamoci di ascoltare le richieste di riduzione dei costi (ovviamente approvo la proposta fatta) e smettiamola di fare da ufficio di collocamento
Facciamo il punto sulla Provincia di Forlì – Cesena
Il 14 ottobre è passato da pochi giorni ma la vecchia politica torna fuori. A Forlì i DS ( ma non si erano sciolti in primavera?) chiedono ulteriori spazi nella giunta provinciale (un assessore in più e la vicepresidenza), motivazione che con la nascita del PD assume un carattere correntizio rispetto a qualsivoglia analisi politica. Forti sono le pressioni sul Presidente della Provincia per l’annuncio nel prossimo consiglio Provinciale del 29 ottobre.
Il rimpasto riguarda esponenti entrambi del PD, con il risultato che la prima cosa che fa il PD a Forlì è un rimpasto nella Giunta Provinciale per sostituire un assessore non proveniente da DS o Margherita a favore di un esponente della nomenclatura DS.
La richiesta è poi ancor più strana in considerazione che alle primarie, nel collegio di Forlì, la lista per Caronna con capolista il segretario della Federazione di Forlì dei DS ha preso uno dei risultati peggiori della regione (52% contro la media regionale di quasi il 67%; le altre federazioni romagnole posizionati intorno al 70%). La federazione dei DS di Forlì è quella che chiede il rimpasto.
Nel dettaglio, verrebbe allontanato l’Assessore all’Ambiente Roberto Riguzzi, esponente dei Verdi all’inizio di legislatura (2004), uscito dai Verdi a seguito della discussione del Piano Rifiuti. Per coerenza con le politiche perseguite con la maggioranza ha aderito al percorso costituente il PD con gli Ecologisti per L’Ulivo (ECODEM). L’operato dell’assessore è sempre stato difeso ed apprezzato pubblicamente dal Presidente e da tutta la maggioranza, che gli hanno sempre riconosciuto competenza e capacità sulle politiche ambientali, oltre ad essere molto attivo. Tanto che in tre anni ha chiuso, fra le altre cose, sia il Piano dei Rifiuti e che quello della Qualità dell’Aria, da anni fermi negli uffici provinciali.
Al suo posto i DS vogliono imporre Daniele Alni, già consigliere regionale, attuale presidente di ERVET, azienda della Regione Emilia Romagna per lo sviluppo economico. Questa azienda ha chiuso l’ultimo bilancio in passivo e per questo è in ipotesi di pesanti ristrutturazioni. Il percorso politico di Alni è tutto all’interno della storia del PCI, PDS e DS.
Molte sono state le voci dell’interessamento dal Presidente della Regione Vasco Errani, confermato dai molteplici incontri e contatti con il Presidente della Provincia Bulbi e le segreterie locali. L’assessorato provinciale, unito alla vicepresidenza che verrebbe tolta ad un altro assessore del PD, rappresenta la contropartita per l’allontanamento da ERVET. Si tratterebbe insomma per Alni di un ripiego imposto. A dimostrazione di questa lettura è la differenza di trattamento economico. Il Presidente di ERVET percepisce una indennità superiore ai 5.500 euro mensili, un assessore in Provincia di Forlì Cesena non arriva ai 2.400, a cui si aggiungono le poche centinaia di euro previsti per la vicepresidenza.
Questo rimpasto trova nel livello politico locale ampie resistenze trasversali, in considerazione che manca poco più di un anno alle elezioni. Forte è l’impressione che le cose vadano avanti grazie alla spinta proveniente dalla Regione.
La Margherita guarda questa operazione con sospetto perché rafforzerebbe la parte diossina del PD.
All’interno del mondo diessino le resistenze sono molte. Innanzitutto perché così i DS di Forlì perderebbero l’unico incarico di livello regionale, dopo la mancata elezione del consigliere regionale nel 2005.
Gli organismi dirigenti dei DS di Forlì si sono spaccati. Nel luglio scorso, in un infuocato direttivo durato dieci ore, la proposta di candidatura di Alni per il rimpasto passò solo con voto a maggioranza, con molti voti contrari e astenuti e molti delegati che si erano allontanati prima del voto.
Anche all’interno della Federazione dei DS di Cesena i malumori sono molti.
L’Assessore Provinciale Manni è intervenuto pubblicamente contro il rimpasto.
Molte sono le motivazioni di questo dissenso.
1. questo rimpasto viene percepito dalla opinione pubblica come il riciclaggio in provincia di un personaggio del vecchio PCI, che vede i propri spazi politici in Regione chiusi.
2. La prima operazione che fa il PD a Forlì è quella di ridistribuire le poltrone fra i vari esponenti del nuovo PD.
3. L’operazione è calata dall’alto, imposta al livello politico locale.
4. Tale operazione servirebbe a consolidare sul livello locale la vecchia dirigenza diessina di Forlì, in forte crisi politica e attraversata da scontri interni.
5. Delegittima gli altri esponenti DS presenti in Giunta.
6. Per il presidente Bulbi, al primo mandato, l’operazione metterebbe in giunta un pericoloso concorrente per le elezioni del 2009.
Il gruppo degli ECODEM non è però disponibile ad accettare supinamente questa cosa, per cui la crisi politica si allargherebbe. L’Assessore all’ambiente del Comune di Forlimpopoli (12.500 abitanti, cintura forlivese), Stefano Raggi, ha annunciato sulla stampa le sue dimissioni nel caso che l’operazione si faccia. È importante ricordare che Raggi è personaggio noto perché ha rivoluzionato la raccolta differenziata a Forlimpopoli passando dal 20 al 70%.
Il portavoce ECODEM di Forlì – Cesena, Matteo Valtancoli, dichiara: “Riguzzi è vittima di manovre regionali. Chiediamo un atto di coraggio a chi non intende accettare tutto questo…perché vinca il fronte del nuovo contro il fronte del vecchio”.
L’opposizione di centrodestra attacca. Per Forza Italia “Riguzzi è stato immolato sull’altare di un accordo tra i vertici dei partiti”, per AN “I DS affiancano a Bulbi un commissario prefettizio”.
Gli altri partiti della coalizione (PRC in particolare) sono per la riduzione degli assessori della Giunta Provinciale da 10 a 8.
info sul sito http://www.myspace.com/ecodemfc
In merito all’articolo di Matteo Valtancoli “Facciamo il punto sulla Provincia di Forlì-Cesena” spiace dovere assistere,per l’ennesima volta,ad una presa di posizione scorretta nelle sue argomentazioni.
Con i luoghi comuni o con lo sciorinare un ormai logoro nuovismo non si va da nessuna parte,o meglio si salta a piè pari il confronto con le questioni reali.
Valtancoli vede una operazione dal carattere correntizio.Ma quale film ha visto?
La nascita del PD non annulla le scelte in essere sul territorio che,per quanto attiene alla Provincia,riguardano la chiusura di una verifica politica chiesta ormai da molti mesi dal Gruppo Consiliare dei DS.
Verifica politica che aveva e ha un solo scopo:rafforzare l’iniziativa della Giunta provinciale nell’attuazione del Programma per chiudere al meglio la legislatura.Un obiettivo,doveroso posto a metà legislatura,tutto politico-istituzionale,discusso alla luce del sole in maniera franca e trasparente per lunghi mesi.
La proposta Alni ha queste motivazioni: si chiede dunque a un dirigente del territorio forlivese,di esperienza,che ha dato buone prove di sè,già addentro ai meccanismi istituzionali,la disponibilità per consolidare l’iniziativa di un Ente importante quale la Provincia.
In sinergia con un quadro di Giunta che,con la guida di Massimo Bulbi,ha già fatto molto per il nostro territorio.
La richiesta,scrive ancora Valtancoli,è “strana” perché la Lista Caronna è andata male.
Vorrei solo fare notare che abbiamo avuto,a differenza di altri territori, due liste su Caronna.Sommando i voti di preferenza delle due liste siamo sopra la media regionale.
Perché estromettere l’Assessore all’ambiente Riguzzi,si chiede ancora l’articolista.
Perché la politica,la buona politica,quella fatta di regole condivise e di rappresentanza reale ha e deve avere ancora un senso.Riguzzi non rappresenta più il suo Partito,quello che aveva condiviso il programma e quadro di giunta.Punto.
Queste sono le motivazioni vere che sostengono le nostre scelte.
Tutto il resto mi sembra francamente un volere inventarsi una inconcludente quanto improbabile innocenza politica.
Guglielmo Russo
Consigliere Provinciale Gruppo DS
La discussione sull’assetto della Giunta Provinciale, non sempre, nelle scorse settimane e negli ultimi giorni, si è sviluppata cogliendo i dati oggettivi della situazione reale.
Forse serve un di più di informazione anche se, mi riferisco agli organi dirigenti dei DS, non si può dire che su questa questione non ci sia stato un dibattito franco e ampio.
Dispiace che in questa vulgata di fraintendimenti cada Luigi Barbieri.
Dove sono le vecchie modalità, poco trasparenti e senza chiarezza di argomenti?
Tra di noi, naturalmente, possono esserci opinioni diverse, ma sempre per un forte elemento di chiarezza e trasparenza, è bene evitare luoghi comuni e generici appelli convenzionali.
C’è qualcuno che ha il monopolio del nuovo?
Ognuno ha la sua storia.
E’ compito della politica, della buona politica, tenere insieme le responsabilità personali e i progetti istituzionali.
Quella della Provincia non è una battaglia di poltrone.
La principale forza del territorio forlivese, in base alle elezioni del 2004, pone all’attenzione di tutti il tema di un adeguamento dell’amministrazione per chiudere il mandato al meglio.
Questa riflessione è condivisa dai due Segretari DS di Forlì e Cesena e dal Gruppo Consiliare DS della Provincia.
Il tema è quello di un rafforzamento politico necessario in seguito alla ridislocazione delle forze politiche, che ha avuto un rilevante riverbero in Provincia (Verdi e PRI).
E’ una scelta politica forte, non di mera gestione dell’esistente, ma carica di futuro.
Mi chiedo se tutto questo sia superato dalla costituzione del PD. Credo proprio di no. Avere istituzioni che rispondono meglio alle esigenze delle nostre comunità è un grande assillo che il nuovo partito deve sapere affrontare.
Le scelte che ci apprestiamo a fare tendono a valorizzare ulteriormente il ruolo istituzionale della Provincia.
Vorrei infime ricordare che la discussione è stata trasparente e aperta.
Poteva essere una verifica più breve, meno tormentata, ma non solleviamo inutili polveroni.
Quando noi parliamo di primarie per le maggiori responsabilità, scelta che io condivido pienamente, dobbiamo sapere che questa modalità non può riguardare la composizione delle giunte, cha vanno invece definite da chi ha le prime responsabilità insieme con i referenti politici della coalizione di governo, come del resto prevede la normativa vigente.
Orazio Manuzzi
Vice Capogruppo DS Provincia Forlì-Cesena
Il 30 novembre anche in provincia, finalmente, ci sarà un gruppo consiliare democratico e non ci saranno più nè il gruppo DS, nè il gruppo DL.
Non condivido ciò che dice Manuzzi, quando parla della principale forza politica del 2004 che chiede un riadeguamento.
Il 2004 è, politicamente un secolo fa.
L’UDEUR era alleato dello SDI in Romagna Riformista Popolare. Oggi uno pensa ad un grande centro avocazione confessionale, l’altro pensa alla ri-costituente socialista. Il PRI era organicamente nelle alleanze di centro-sinistra. Oggi in opposizione intransigente.
Non condivido la lettura di Valtancoli, ma oggi non ci sono più nè i DS, nè i DL.
C’è IL PD
Ringrazio Guglielmo Russo per aver evidenziato il buon risultato di Salvatore Caronna nel collegio di Forlì.
Sono stato formalmente incaricato di sottoscrivere con Caronna l’apparentamento della lista Con Caronna. Ambiente, Innovazione, Lavoro. Il 76% ottenuto è la dimostrazione che due liste hanno arricchito e non indebolito, unito e non diviso.
Se Salvatore Caronna avesse promosso più liste nel territorio ed il bel risultato della Lista a Sinistra per Caronna a Piacenza ne è la conferma, forse il risultato complessivo dei suoi consensi sarebbe stato più alto e si sarebbe ridotto il numero di schede bianche sulla scheda regionale.
Caro Alessandro, è vero che più liste hanno portato un maggior risultato per Veltroni e per Caronna, ma io, che non sono un genio di statistica e di elaborazione dei voti,ho capito che nel colleggio a scavalco, dove la vostra lista non era presente per la costitunte regionale, chi ha votato per voi per il nazionale non ha poi votato per caronna al regionale… ora o si sostiene un progetto anche se non si è presenti con una propria lista oppure si è fatto di tutto per ostacolare l’altra lista di Caronna in quanto rappresenta il ” vecchio della politica” che voi così tanto odiate…. questa mia impressione l’avevo già espressa prima del voto e purtroppo ha avuto conferma dai dati pubblicati….
Cari miei nel PD non ci siete solo voi, dovete saper rapportarvi con tutte le altre anime presenti che vi piacia o no….
ormai in questo sito ci siamo sandokan, robin hood, aladino ed io; a quanto biancaneve e i sette nani oppure goldrake?
saluti comunisti
Stefano
Mi fa molto piacere che Guglielmo Russo e Orazio Manuzzi - persone con le quali mi sono sempre confrontato con piacere negli organismi dirigenti dei Ds e non solo (ricordo un bellissimo seminario del Gramsci di Forlì con Guglielmo tra i relatori e una sua relazione splendida sui temi della democrazia economica) - abbiano deciso di intervenire nel dibattito aperto dalla lettera di Luigi Barbieri e dagli altri interventi.
Mi riservo di intervenire di nuovo appena avrò un attimo di tempo per svolgere un ragionamento più articolato sulle questioni che toccano nei loro contributi (come meritano), mi permetto però di segnalare alcuni aspetti, sui quali non concordo con loro o sui quali forse è bene ragionare insieme di nuovo:
- In primo luogo, sostenere che negli organi dirigenti dei DS sulla questione della Provincia c’è stato un dibattito “franco e ampio”, in tutte le fasi decisive, non credo corrisponda proprio alla realtà, altrimenti mi si dovrebbe spiegare come mai su una vicenda così lunga (ricordiamo che la verifica è aperta da tantissimo tempo), controversa e dai molteplici profili, non sia stata convocata una Direzione Federale dei DS di Forlì in cui illustrare l’eventuale soluzione proposta, e gli argomenti addotti per sostenerla alla luce del quadro effettivo delle cose, illustrando anche le posizioni degli interlocutori (ovvero il “contesto”).
La convocazione della Direzione federale è stata chiesta in più occasioni, anche nell’oramai famoso Direttivo di fine luglio. Se tutto era così chiaro e lineare perchè non illustrare lì le soluzioni, ed eventualmente discuterle, negli organismi deputati, senza tralasciare di illustrare percorsi e azioni in atto?
Se mi si dice che la Direzione dei DS di Forlì è (o meglio da sabato, credo, *era*) troppo ampia (è composta da 200 persone elette nell’ultimo congresso), si dice un non senso, perchè gli organismi hanno un loro valore e non possono essere bypassati solo con l’intento di assecondare determinate scelte o di agevolarle. E la Direzione federale, osservo, ha sempre avuto un ruolo chiave nel funzionamento del nostro partito.
L’unica Direzione Federale che si è tenuta sulla questione Provincia, a settembre, è stata una sorta di “seminario” ove i vari Assessori, o in qualche caso consiglieri provinciali hanno esposto alcune linee programmatiche, con relazioni ampie ma piuttosto generali, molto legate alle cose fate e alle possibile cose da fare.
La serata è iniziata alle 21.15, le relazioni si sono concluse alle 23.40 e per la “discussione” (se così si può dire) c’è stato spazio per tre interventi (ricordo di aver chiesto di poter parlare intorno alle 24.00, dopo che da parte della Presidenza si era deciso di chiudere per l’orario, oggettivamente era tardi, e per la scarsa presenza dei componenti dell’organismo: mi pare una trentina quelli rimasti - tutte le persone al mattino devono alzarsi presto per lavorare, a prescindere dalle varie mansioni e giustamenti le riunioni devono avere termine in orari umani).
Non mi pare davvero che sia voluto discutere pienamente e insieme delle questioni, negli organismi deputati, a meno che non si voglia sostenere che la questione riguarda solamente gli Amministratori provinciali, ma se fosse così sarebbe un grosso errore se si ragiona in termini di partito e di rappresentanza complessiva del partito stesso.
Trasparenza e piena chiarezza di argomenti avrebbero voluto che in seno all’organismo della direzione federale si discutesse in maniera ampia sul “contesto” e sulle eventuali soluzioni.
- In secondo luogo, e di qui la mia piena condivisione al documento di Luigi Barbieri, in tutta la vicenda del cosiddetto riassetto o rimpasto provinciale si è assistito (per chi ha buona memoria la cosa è iniziata a maggio/giugno 2006) a una serie di dichiarazioni a mezzo stampa (spesso smentite) che hanno sempre anticipato gli eventuali luoghi deputati alla discussione, specie quelli dei DS, questo non per colpa della stampa ma per un certo modo di procedere della politica stessa.
Ricordo almeno 4 nomi di dirigenti DS (anche alcuni già presenti in giunta) circolati per rivedere l’assetto provinciale in questa lunga fase di “assestamento”, una girandola di nomi non sempre legata alle questioni concrete e soprattutto alla visione d’insieme di quella che dovrebbe essere una “squadra” amministrativa, coordinata da un Presidente, eletto e legittimato ad essere il garante del lavoro della squadra stessa.
Di qui la necessità e la richiesta pressante - che viene in maniera paradigmatica dal moto popolare delle primarie - di una miglior metodologia nella gestione dei processi decisionali, nell’individuazione dei percorsi, nella condivisione degli stessi.
Se tutto fosse così lineare, trasparente, chiaro, come sostengono Orazio e Guglielmo, come mai da moltissimi mesi la vicenda è aperta e come mai alcuni spazi in seno ai partiti non sono stati utilizzati al meglio per favorire confronto e condivisione?
Forse su questo sarebbe opportuno interrogarsi tutti, alla luce di una idea nuova di essere partito: ciò che dovrà necessariamente essere il partito democratico (altrimenti semplicemente non sarà).
- Infine, un’ultima considerazione, prima di tornare a breve come detto sulle osservazioni più specifiche di Orazio e Guglielmo, come ebbi modo di dire all’epoca del direttivo di fine luglio (dove ricordo si volle - dopo dieci ore di riunione in cui si discusse di una serie di questioni connesse alla vicenda ma a partire prevalentemente da un articolo della stampa, l’ennesimo - andare ad una votazione in un organismo ridotto a poco più della metà dei suoi componenti: 26 su 50, con una votazione, lo ricordo, di 18 favorevoli, 5 contrari e 3 astenuti) i tempi in politica hanno un senso: già allora, così come altri degli intervenuti, provai a far presente che lo scenario del PD non poteva essere tenuto ‘a latere’, perchè era lo scenario nel quale collocare ogni azione, anche a livello istituzionale (se si parla di rappresentanze politiche e partitiche), e nel quale ricollocare anche le relazioni all’interno della coalizione di governo (occorre ricordare che l’alleanza del 2004, ora mutata in parte, era appunto un’alleanza tra diversi partiti, partiti che attualmente stanno assumendo anche nuove configurazioni).
Continuare a fingere che questo scenario non ci sia, a maggior ragione dopo il 14 ottobre, mi pare segno del voler rimanere ancorati ad una logica che anzichè fare i conti con il contesto, cerca di forzarlo a tutti i costi, a prescindere da elementi decisivi.
Per questo la discussione appare poco chiara, e per questo la vicenda appare ancora non conclusa, nonostante da mesi si dica che lo è.
Tutto questo a prescindere dalle persone coinvolte, riguardo alle quali le valutazioni ovviamente andrebbero fatte a tutto campo, nel merito certamente delle forme di rappresentanza e anche di quelle di azione amministrativa.
E se questo avvenisse si dovrebbe allora procedere ad una valutazione attenta dell’operato di tutti gli assessori, con riferimento alle loro loro deleghe, e del Presidente stesso, ma si dovrebbe forse procedere anche ad una valutazione della macchina amministrativa nel suo complesso, con una ragionamento che prendesse sul serio i termini dell’efficienza, del numero di assessorati (portati, mi pare, da 8 a 10 nella legislatura in corso), della loro organizzazione e articolazione.
Questi tre aspetti che credo possano essere utili ad una discussione profonda, discussione alla quella mi fa piacere - lo ripeto - abbiano voluto prendere parte anche Orazio Manuzzi e Guglielmo Russo (che mi auguro di rivedere presto nei luogi di incontro del Partito democratico). A dimostrazione di come questo strumento possa essere utile per interventi, di cui ognuno ovviamente è responsabile in prima persona, poichè i commenti sono -ovviamente - individuali.
Stefano,
è vero nel collegio a scavalco, una larga parte dei nostri elettori sul nazionale non hanno riconosciuto nella lista Democratici con Caronna il profilo innovatore che invece noi esprimevamo.
Una parte di loro hanno scelto come in altre parti dell’Emilia-Romagna di sostenere l’ulivista “storico” Antonio La Forgia.
Non si può contestare le scelte di un elettorato come il nostro che è prettamente d’opinione e refrattario alle indicazioni “blindate”.
Per quanto mi riguarda i miei parenti nel Rubicone (gli unici voti che riesco ad orientare) hanno votato Democratici con Caronna.
Vorrei rassicurare Orazio Manuzzi, che non ho il piacere di conoscere di persona, che nessuno ha il monopolio del “nuovo”. Questo non è il problema.
Il problema è che certamente DS e Margherita hanno il monopolio del “vecchio” e, stando a certe prese di posizione, pare proprio che questo ruolo sia orgogliosamente condiviso.
La difesa straordinaria che Guglielmo Russo e lo stesso Orazio Manuzzi fanno della politica in Provincia lascia davvero interdetti.
Io non chiedo loro che film hanno visto, chiedo piuttosto se sanno dov’è il cinema, se hanno sentito parlare di una cosa che si chiama Partito Democratico. Sembra che la sua necessità infatti sparisca improvvisamente, ogni volta che si è alle prese con l’ordinaria gestione della “politica”.
Ora che siamo tranquillizzati dal fatto che “il PD non annulla le scelte in essere sul territorio”, come ci ricorda Russo, e che, a quanto pare, non le rimette neppure semplicemente in discussione, possiamo dormire sonni tranquilli e non pensarci più.
Come sempre: facciano loro e buona verifica!
Ho letto con curiosità le motivazioni dei Sig.ri Russo e Manuzzi e credo ci siano volutamente alcune omissioni.
Non credo si possa archiviare la vicenda Riguzzi dicendo che è uscito dal suo partito di appartenenza, semplicemente perchè non è così. E’ stato espulso, ufficialmente per aver portato avanti un piano rifiuti rigettato da buona parte del partito ( che, come sottolinea Russo aveva condiviso il programma ma poi quando si parla di rispetto del programma si sa come vanno a finire le cose), ufficiosamente per beghe interne ai Verdi.
Altro problema sono i riferimenti temporali.
Non si può sostenere nello stesso ragionamento che “il Pd non annulla le scelte precedenti” e che la scelta del rimpasto è “carica di futuro” (non esageriamo!).
Il punto è che c’è una parte dei sostenitori del partito democratico che crede che per allargare la base del consenso, anche territorialmente, serva istituire una prassi nel comportamento di riferimento di chi occupa precise cariche politiche. Questo perchè l’elettorato di oggi è molto sensibile a determinati temi e chede trasparenza, dati, partecipazione, ricambio. Non cadete nell’errore di liquidarla come antipolitica, perchè è l’esatto contrario.
Perchè non organizzate un incontro dove viene presentato alla stampa il lavoro svolto dalla provincia in questi anni, dove vengono evidenziati i costi dell’organismo, i meriti dell’azione politica, gli interventi in programma e dove si spiega che la volontà del rimpasto sta nello sfruttare nello specifico le competenze del nuovo assessore rispetto ai nuovi nodi programmatici? Sarebbe secondo me logico con la battaglia per la meritocrazia (vera?) che il partito intende fare stando alle volontà elettorali del segretario.
Saluti