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Pd, cosa mettere in valigia?

Tre milioni e mezzo di elettori alle primarie e una rosa di nomi scelti con novità di rilievo sia a livello regionale che nazionale. Sabato 27 ottobre si riunisce per la prima volta l’assemblea costituente. Cosa deve mettere in valigia il nuovo partito? E cosa è già cambiato sulla scena politica italiana? Dì la tua, le risposte più interessanti saranno pubblicate direttamente su quotidiano l’Unità in edicola in questi giorni.

Per chi fosse interessato…

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6 Commenti a "Pd, cosa mettere in valigia?"

  1. raffaele barbiero 22 ottobre 2007 18:33

    cosa mettere in valigia è una domanda interessante e stimolante: racchiude l’idea di un viaggio, di un impegno e di un termine (non di una cosa che si fa quindi per sempre).

    per il viaggio le cose essenziali: alcuni valori da portare, es. nonviolenza, libertà, democrazia, partecipazione, equità-solidarietà e giustizia;

    per l’impegno cimentarsi su proposte nuove di partecipazione ed aggregazione come quelle fatte da baldi sul referendum consuntivo e da giunchi sulla verifica dei vari organismi ad emanazione pubblica. Valgono per il locale, ma ancor di piu’ per il nazionale.
    Inoltre alcuni interventi per rendere la macchina pubblica piu’ efficiente come accorpamenti per i comuni piccoli e per le provincie, superamento dell’istituo delle prefetture, ecc.

    per il termine, cio’ per la consapevolezza che la politica come impegno ci accompagna sempre, ma come mestiere non puo’ essere un lavoro che ci porti alla pensione; porterei l’idea delle regole, dei mandati fissi (senza eccezzioni), della non sovrapposizione di incarichi politici con nomine in organismi pubblici; del tema delle risorse per i partiti e per i politici che in quel momento fanno questo di professione. Senza demagogie, quindi riconoscendo compensi significativi e un sostegno ai partiti per il loro ruolo sociale (così come si fa per le onlus o per le associazioni di volontariato), ma tutto trasparente e documentabile.
    Infine un sistema di uscita dai percorsi della politica-professione anche questo trasparente e riconosciuto sia in termini economici che di percorsi professionali (una specie di buona uscita significativa accompagnata dalla possibilità di utilizzare un agenzia pubblica di ricollocamento professionale)

    ecco alcune cose che mi vengono in mente a “caldo”.
    per il resto auguro a chi va a costruire il Pd onestà morale , intellettuale e una buona dose di pazienza.

    buon lavoro a tutti.

    raffaele barbiero

  2. Thomas Casadei 24 ottobre 2007 12:34

    la proposta di Barbiero può anzi essere inserita come la settima idea per la costituente e per il nuovo partito:

    La riprendo con le sue parole:
    7) la politica come impegno ci accompagna sempre, ma come mestiere non puo’ essere un lavoro che ci porti alla pensione; porterei l’idea delle regole, dei mandati fissi (senza eccezioni), della non sovrapposizione di incarichi politici con nomine in organismi pubblici; del tema delle risorse per i partiti e per i politici che in quel momento fanno questo di professione.
    Senza demagogie, quindi riconoscendo compensi significativi e un sostegno ai partiti per il loro ruolo sociale (così come si fa per le onlus o per le associazioni di volontariato), ma tutto trasparente e documentabile.
    Infine un sistema di uscita dai percorsi della politica-professione anche questo trasparente e riconosciuto sia in termini economici che di percorsi professionali (una specie di buona uscita significativa accompagnata dalla possibilità di utilizzare un agenzia pubblica di ricollocamento professionale).

    E’ qui contenuta, aggiungo, 7a) una sorta di bilancio sociale per i partiti (e su questo il partito democratico non può non cimentarsi) e 7)b una buona ipotesi di soluzione concreta legata ai percorsi professionali di chi si dedica alla politica per lungo tempo.

  3. patrizia barducci 29 ottobre 2007 17:38

    nella valigia del partito democratico (metterei,premettendo che la complessità del nostro mondo non è cosa facile da governare,ma ci si può provare)
    1)comportamenti deontologicamente corretti
    2)tensione alla Qualità(nelle relazioni,nei servizi,nel mondo del lavoro,nella scuola,nel mondo del volontariato,e nella gestione della politica in tutte le sue manifestazioni
    3)politici che facciano politica e non ballerini,comici,presentatori,che fanno le corse per passare da un programma ad un altro dei media e delle tv.
    4)grande attenzione al paese e ai suoi problemi
    5)un occhio strabico alla politica dell’integrazione e intendo per strabismo la capacità di coniugare la salvaguardia della propria cultura di appartenenza in una relazione di dialogo e rispetto con le regole della cultura di accoglienza
    6)un occhio di rispetto e di riguardo al genere femminile e alla sua capacità di concretizzare ed elaborare progetti di vita e di lavoro e di cultura molto significativi
    7)una politica per l’ambiente volta alla salvaguardia del patrimonio artistico e paesaggistico, una politica delle energie pulite ed alternative incisiva e alla portata di che volesse adoprarsi per metterle in pratica
    8) SOBRIETA’RISPETTO REGOLE CHIARE,TRASPARENZA
    RESPONSABILITA’.
    SE MI VIENE ALTRO …SEGUITERò A SCRIVERE
    BARDUCCI PATRIZIA

  4. Alessandro Pilotti 13 novembre 2007 23:18

    Consiglio a tutti di leggere la bella intervista a Pietro Marcenaro realizzata dalla rivista Una Città nel numero 151 dal titolo COME DISCUTERE, COME DECIDERE nella quale il deputato torinese, già ospite dell’Istituto Gramsci a giugno ci racconta le sue aspettative rispetto al Partito democratico.

  5. Thomas Casadei 14 novembre 2007 00:03

    oltre a Pietro Marcenaro, come Istituto Gramsci, possiamo dire di aver avuto l’onore di ospitare nell’ambito della Festa dell’Unità Provinciale anche Laura Pennacchi, tra le fondatrici di Centopassi e ora componente dell’Esecutivo del Pd recentemente nominato da Veltroni.
    Con Laura si era già d’accordo per un appuntamento invernale nel nostro territorio sui temi della formazione politica. Credo che su questo, appena il Pd a livello provinciale sarà costituito, si possa lavorare magari d’intesa con la Federazione di Cesena.
    Non credo che la formazione politica possa avere confini….

  6. Alessandro Pilotti 21 novembre 2007 00:44

    Gianfranco Pasquino, già critico “da sinistra” nei confronti del PD (ha sostenuto la mozione Angius all’ultimo congresso dei DS) sull’Unità di oggi ha affermato: “senza precorrere i tempi e senza pregiudicare i modi, una Grande Coalizione che sappia fare riforme istituzionali e economiche necessarie in tempi relativamente contenuti potrebbe non essere del tutto riprovevole”.
    Pasquino continua a sbagliare. Se vogliamo distruggere il Partito Democratico non c’è niente di meglio di una grande coalizione.
    Le riforme istituzionali si possono fare in parlamento senza bisogno di un governo.
    La grande coalizione per Pasquino si fa già in Germania, ma si dimentica di dire che l’SPD è in crisi profonda: emorragia di iscritti, messa in discussione dell’era Schroeder, reafforzamento della sinistra del partito.
    No, caro professore, il PD per vivere ha bisogno di un governo di centro-sinistra che sappia attuare un riformismo forte.
    Le grandi coalizioni aggravano i problemi.

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