Sul rafforzare la rappresentatività popolare
Il risultato delle votazioni del 14 ottobre ci conforta e ci incoraggia, ma ci obbliga ad impegni ulteriori.
E’ doveroso ringraziare tutti per il successo ottenuto dalla lista ed in particolare i moltissimi che hanno dimostrato straordinarie capacità di lavoro e di iniziativa ed un corredo di generosità, disponibilità ed entusiasmo sorprendenti, quanto ammirevoli.
A questo bagaglio di eccezionali doti umane e professionali (ed anche artistiche), mi rivolgo per segnalare l’opportunità di mettere a punto un’ulteriore fase progettuale che si articoli su distinti, ma connessi versanti.
Il primo, di ordine prettamente organizzativo, per la predisposizione di un pacchetto di “regole” amministrative che consentano la configurazione di modelli procedimentali e strutturali caratterizzati dal massimo della semplicità ed efficacia, nel più rigoroso rispetto del principio di trasparenza.
Il secondo, di carattere prevalentemente politico (sia strutturale, che sostanziale), con il quale elaborare una serie di iniziative e proposte progettuali, a partire dall’ambito territoriale nel quale si colloca “la tua stagione”.
In tale prospettiva, per un immediato varo di alcune significative iniziative, occorre necessariamente tener conto degli strumenti consentiti dalla normativa vigente.
Anche senza dover attendere innovative discipline, ritengo possibile cercare di conseguire un qualche risultato che potrebbe essere significativo ed emblematico del rafforzamento del principio di effettiva rappresentatività popolare.
Il vigente sistema elettorale degli enti locali è incentrato su di un rapporto immediato e diretto tra l’elettorato e l’eligendo.
Questo rapporto, che è esaltato dal sistema preposto alla scelta del candidato, votato in maniera diretta e personale, vive dopo l’investitura dell’eletto, pressoché solo nella forma della rappresentanza mediata, con progressiva marginalizzazione della cittadinanza non direttamente impegnata nella gestione politica ed amministrativa.
Ritengo che in tal senso sarebbe molto importante che verso metà mandato fosse possibile una sorta di verifica da parte dell’elettorato sull’operato degli eletti, del programma da attuare, come anche delle evenienze sopravvenute. Una specie di “collaudo parziale”, in corso d’opera.
Come ottenere un siffatto risultato, ulteriore espressione di democrazia diretta, di più attiva partecipazione del cittadino elettore alla vita politico-amministrativa che si svolge più vicino a lui?
Senza dover attendere innovazioni normative, che comunque appaiono indispensabili per una compiuta configurazione del relativo istituto, ritengo che anche le uniche forme di democrazia diretta conosciute dall’attuale normativa potrebbero rivelarsi idonee allo scopo.
Intendo alludere all’istituto del cd referendum consultivo, conosciuto da tutti gli statuti dei comuni del nostro territorio.
Giova premettere al riguardo alcune notazioni introduttive sull’istituto in questione.
a) Il referendum, in generale, è un procedimento che consente di accertare in maniera diretta la volontà di una collettività, rilevante all’azione politica o amministrativa dell’ente cui la stessa appartiene.
E’ uno strumento di democrazia diretta e di partecipazione all’attività amministrativa.
In particolare il referendum consultivo degli enti locali è un istituto di partecipazione popolare e nel contempo articolazione della struttura democratica del soggetto politico.
Ancor prima del suo riconoscimento formale da parte dell’ordinamento giuridico, la realtà dell’agire della P.A. e soprattutto dei Comuni, ha conosciuto frequenti casi di referendum consultivi, secondo modelli procedimentali assai vari, di volta in volta disciplinati dalle deliberazioni istitutive.
Erano i consigli comunali e talvolta anche le giunte che avvertivano l’esigenza di un diretto contatto con la popolazione o che comunque ritenevano opportuno raccordarsi con la cittadinanza per accertarne la volontà su tematiche importanti o delicate al fine di raccoglierne l’orientamento di cui poter tener conto nel procedimento valutativo di competenza.
Trattavasi di consulenze atipiche, che trovavano fondamento e legittimazione nell’attività deliberativa degli organi comunali e nel potere di autodeterminazione dell’ente. L’iniziativa referendaria era peraltro possibile solo per il Comune; il referendum consultivo poteva, quindi, essere disposto solo “d’ufficio”.
La situazione è mutata all’inizio del ’90 quando ha visto la luce un complesso normativo teso a dare migliore e più completa attuazione al principio dell’art. 97 Cost., mediante la valorizzazione del ruolo che riveste il cittadino privato e cioè l’amministrato nel procedimento amministrativo in cui, accanto a quello pubblico, è coinvolto il suo interesse di singolo.
E’ nell’ambito di questo indirizzo assai innovativo, che ha per molti versi rivoluzionato l’attività amministrativa, che si collocano la legge n. 241/1990 sul procedimento amministrativo e sul diritto di accesso ai documenti amministrativi e la legge n. 142/1990 sulle autonomie locali.
Quest’ultima normativa ha, tra l’altro, stabilito che i Comuni devono prevedere nei loro statuti forme di partecipazione dei cittadini all’amministrazione locale.
L’art. 6, comma 3, della legge 8.6.1990, n. 142, ora art. 8, comma 3, del T.U. 18.8.2000, n. 267, espressamente impone ai Comuni di prevedere nei loro statuti forme di consultazione popolare (“nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione”). Tra le figure con le quali assicurare la partecipazione dei cittadini “possono” essere previsti anche referendum su richiesta di un adeguato numero di cittadini.
Il comma 4 del cit. art. 8 pone due limiti alla possibilità della consultazione o del referendum: 1) “devono riguardare materie di esclusiva competenza locale”; 2) non possono aver luogo in concomitanza di elezioni amministrative.
La normativa statale obbliga i Comuni non solo a prevedere nei loro statuti strumenti di partecipazione popolare, ma, più incisivamente, di provocare, sollecitare un migliore e più consapevole contatto degli elettori con l’attività amministrativa svolta dai loro eletti. E’ il fine di rendere il “cittadino arbitro” delle scelte politiche ed amministrative, secondo la nota, felice definizione di Roberto Ruffilli, che nel settore delle autonomie locali caratterizza la disposizione dell’art. 8, comma 1, del d. lgs. n. 267 che affida ai Comini il compito di promuovere organismi con i quali la popolazione possa far conoscere la propria volontà direttamente agli amministratori in via di consultazione, ovvero con istanze, petizioni o proposte, per la migliore tutela degli interessi collettivi.
Alla possibilità di utile, effettivo apporto partecipativo, è destinata la norma che impone ai Comuni di stabilire anche procedure atte a garantire un tempestivo esame delle istanze e delle proposte dei cittadini.
In questo più vasto quadro normativo è consentito ai Comuni di prevedere anche il particolare strumento di partecipazione diretta del referendum.
La facoltatività di questo procedimento nell’ambito dell’obbligo di previsione e promozione di forme di partecipazione popolare, induce a ritenere che gli statuti possano introdurre alle materie che ne possono essere oggetto limitazioni ulteriori rispetto alle due previste dalla normativa statale sulle autonomie locali.
I Comuni così come sono liberi di introdurre nel loro ordinamento lo strumento referendario, sono anche liberi di disciplinare e restringere le materie sulle quali può essere esercitato.
Se previsto, il referendum non può però essere oggetto di disciplina applicativa per così dire ostruzionistica, caratterizzata da intralci od ostacoli che vengano in concreto a vanificare o rendere troppo difficile il diritto alla partecipazione popolare della cittadinanza e dei promotori.
La duplice esclusione stabilita dalla normativa statale risponde ad esigenze diverse, che peraltro si integrano nel configurare un istituto ispirato e caratterizzato da finalità concrete.
Il contributo partecipativo dei cittadini deve essere funzionale all’azione amministrativa.
Non a caso la legge sulle autonomie locali che per prima ha istituzionalizzato il referendum consultivo comunale, quale forma particolare della partecipazione popolare, viene alla luce nello stesso arco temporale della legge sul procedimento amministrativo.
E’ così che si spiega il favor legis per la partecipazione popolare in genere (si ricorda l’obbligo imposto ai Comuni di “promuovere” organismi di partecipazione e di prevedere forme di consultazione della popolazione), minusvalente rispetto al referendum consultivo, che è solo facoltativo e che, aggiunge la norma del cit. art. 8, comma 4, deve essere richiesto di un numero adeguato di cittadini.
La duplice facoltatività (ovvero: 1) la facoltà di prevedere lo strumento referendario nello statuto comunale; 2) la facoltà di attribuirne il potere di iniziativa anche alla cittadinanza) ed il limite del “numero adeguato” dei richiedenti, evidenzia la preoccupazione del legislatore che lo strumento di partecipazione popolare in questione, che in precedenza si era atteggiato solo ed esclusivamente a strumento conoscitivo degli amministratori comunali, fosse coerente con il criterio di buona amministrazione, di cui quelli dell’efficacia, della trasparenza e dell’economicità possono dirsi corollari (v. art. 1, comma 1, legge n. 241/90).
Le due cause limitative (materie di esclusiva competenza comunale e non coincidenza temporale con le elezioni amministrative locali) rispondono a diverse esigenze, che singolarmente considerate appaiono di facile e semplice interpretazione, ma che congiuntamente esaminate evidenziano il nesso funzionale che deve legare la partecipazione popolare all’azione politico-amministrativa degli amministratori.
E’ il concreto agire dell’ente che caratterizza e delimita l’oggetto del referendum.
b) Tenuto conto di quanto osservato, in via generale, ritengo che sia da escludersi per il nostro caso, il ricorso alla richiesta referendaria da parte della cittadinanza, perché non rispondente ai fini che si intendono perseguire e di assai difficile proponibilità, alla stregua della vigente disciplina regolamentare.
E’ invece ben possibile che sia il Consiglio Comunale, su richiesta politico-amministrativa del Sindaco, ad indire una consultazione della cittadinanza su tutte le questioni amministrative trattate dal momento di insediamento degli organi deliberativi ed esecutivi e su quelle ancora da affrontare, per raccoglierne la valutazione e le eventuali proposte.
Se il fine della consultazione è quello di promuovere in maniera concreta ed effettiva la partecipazione diretta della cittadinanza all’azione amministrativa, l’invito che la nostra lista dovrebbe formulare al Sindaco, dovrebbe trovare apprezzamento e condivisione.
Mi rendo conto che per il fine del controllo partecipativo del corpo elettorale, meglio sarebbe utilizzare strumenti diversi, più incisivi ed efficaci. Tali strumenti oggi però non esistono ed in attesa di una loro introduzione è giocoforza rivolgersi a quanto consentito de iure condito.
Per completezza, segnalo che lo statuto del Comune di Forlì consente due possibilità di consultazione popolare nell’interesse del Comune.
Oltre alla consultazione referendaria, disciplinata dall’art. 65 dello statuto e dal relativo regolamento comunale, approvato con deliberazione n. 365 del 1990, modificata con deliberazioni n. 1666 e 193/1997, è possibile anche la consultazione tramite “sondaggi d’opinione”, ai sensi dell’art. 60 dello statuto.
Personalmente ritengo peraltro che la consultazione referendaria, d’iniziativa del Comune, meglio si presterebbe allo scopo in considerazione.
c) Sulla scorta di quanto accennato, la “tua stagione” potrebbe invitare i Sindaci dei Comuni della provincia ad indire apposite consultazioni referendarie sull’attività amministrativa svolta e su quella alla quale intendono ancora dedicarsi prima della scadenza del loro mandato, al fine di raccogliere l’assenso (ed il conforto) della cittadinanza, e le eventuali osservazioni.
E’ evidente che è ben possibile che l’invito non venga accolto (del resto l’istituto di democrazia diretta in considerazione è rimasto finora assai scarsamente inutilizzato, l’inutilizzazione in provincia credo sia, poi, assoluta), ma allo stato attuale, ritengo politicamente importante anche solo il fatto che sia inoltrato un espresso e motivato “invito”, qualunque sia l’esito che potrà sortire.
Appare in ogni caso opportuno approfondire l’argomento proposto ed è in funzione di ciò che ho avvertito la necessità di accennare al quadro giuridico di riferimento.
Di pari passo con l’eventuale utilizzazione, in via sperimentale, di ricorsi a forme di democrazia diretta (parrebbe opportuno porre fin da ora attenzione anche all’esigenza che la scelta dei prossimi candidati sindaco, o comunque di quello che sarà il candidato sindaco designato dal partito democratico, avvenga in esito a preventiva consultazione e con l’apporto determinante dei cittadini che si riconoscono nel partito, sulla scorta di un meccanismo analogo a quello delle primarie, ma con regole di maggiore e migliore trasparenza e di promozione sia della partecipazione attiva, che del momento formativo della designazione), riterrei necessario predisporre un mini pacchetto di concrete proposte programmatiche da sottoporre all’attenzione del Sindaco e della Giunta comunale di Forlì e degli altri comuni del territorio, perché ne tengano conto per poterlo attuare, in tutto o in parte nello scorcio di residua legislatura, ove –ovviamente- abbiano a condividerlo, in tutto o in parte.
Non mi sembra questo il momento di accennare ai settori di possibile, auspicabile intervento.
Se condividerete la proposta, dovremo discuterne in seguito, sia pure con la dinamica sollecitudine che ha finora caratterizzato l’agire di Voi tutti.
Un sincero ringraziamento per quanto è stato fatto ed un augurio per il cammino che dobbiamo ancora compiere.
Fausto Baldi (Eletto alla costituente nazionale)
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Considero estremamente stimolante il contributo di Baldi, perciò vorrei proporre alcune brevi osservazioni. Credo innanzi tutto che unitamente alla proposta di Simone sull’uso del blog rispetto al partito, possano costituire due proposte esemplificative del modo in cui intendiamo un nuovo modo di fare politica. Che va ben al di là delle sciocchezze che in questi giorni abbiamo purtroppo dovuto leggere su questo blog e che a mio parere non meritano più alcuna risposta. Il tema del rapporto tra amministrazioni locali e cittadini, è molto stimolante, anche perchè pur essendo il livello amministrativo in cui il cittadino vede più direttamente il rapporto tra “costi e ricavi” in termini di imposizione fiscale e ritorno sui servizi, non è tutto rose e fiori. Voglio citare un indagine apparsa in questi giorni sulla stampa regionale e commissionata da CNA ( la struttura in cui opero profesisonalmente ) in cui emerge che se Regione e Comuni vengono visti in modo tutto sommato abbastanza positivo, vi sono enti come Province e Comunità Montane, la cui utilità è poco percepita. Il tema perciò di come interpretare la volontà dei cittadini e di come entrare in rapporto diretto anche con loro - e non solo con il sistema dei partiti rappresentati all’interno della amministrazione- è fondamentale. L’uso dello strumento del referendum a cui, pur essendo possibile, si fa poco ricorso, potrebbe essere una strada da percorrere. Certo con alcune precauzioni, anche perchè nel nostro Paese abbiamo assistito ad una fase in cui l’abuso dello strumento referendario, ha prodotto alla fine una sorta di rigetto verso lo stesso. A questo proposito, data anche la giusta sensibilità dell’opinione pubblica sul tema dei costi della politica , va valutato anche questo aspetto, nell’individuare le questioni sulle quali proporre l’uso del referendum, perchè ogni consultazione ha un costo economico. Credo però che su questioni molto significative, potrebbe essere utilmente usato. Altro aspetto è quello che si lega anche alle considerazioni di Simone ed è l’uso dello strumento del sondaggio. Certo esistono anche forme della democrazia partecipata come i momenti assembleari che coinvolgono sia soggetti istituzionali ( es. quartieri, circocrizioni) o soggetti privati ma che svolgono un ruolo nel territorio, quali ad esempio le categorie economiche, che su determinati temi possono coinvolgere i propri associati in una sorta di consultazione o sondaggio. Penso, per fare un esempio, al sondaggio che citavo prima o ad altri fatti sempre in ambito CNA su tematiche specifiche , quali le infrastrutture.
Spesso, però, anche se si è svolta una assemblea pubblica in una circoscrizione, il “cittadino medio” non vi ha partecipato, perciò non si sente coinvolto nel processo decisionale. Potrebbe essere essere allora veramente interessante, rendere accessibili spazi di confronto , anche telematici, da aggiungere a quelli tradizionali, anche da parte della pubblica ammnistrazione. Penso che più sono i pareri che concorrono alla fine a comporre la decisione pubblica, più è possibile che le diversificate esigenze dei cittadini siano state valutate e prese nella giusta considerazione, dato che alla fine è l’interesse generale quello che deve prevalere, anche se questo può comportare non accontentare tutti.
Concordo sostanzialmente con quanto espresso da Fausto Baldi, ma soprattutto concordo sull’idea, che sottende al suo intervento, che sia necessario aprire una fase propositiva che richiami i temi fondativi di “La tua stagione” e soprattutto quelli che riguardano la qualità della politica, la rappresentanza e la partecipazione.
Infatti ritengo che chi legge i risultati delle primarie, anche in termini di partecipazione, essenzialmente come una risposta all’”antipolitica” o non ha capito nulla o affronta la valutazione in modo strumentale.
La grande maggioranza di coloro che hanno partecipato al voto infatti non lo hanno fatto nè per smentire chi oggi attacca duramente il sistema di potere politico nel nostro paese (e non la politica), nè per offrire una stampella ad una classe politica vecchia, autoreferenziale ed anche squalificata.
Chi ha votato ha semplicemente pensato in larga misura che il partito democratico sia forse l’unica ed ultima occasione per invertire i processi involutivi nel nostro sistema politico, e lo ha fatto prescindendo in parte anche dai programmi e dagli schieramenti.
Sul terreno del rinnovamento della politica gli elettori sono stati più avanti non solo dei residui di DS e Margherita, ma anche dei gruppi della sinistra più radicale che hanno altrettanta responsabilità, se non di più, nell’ingessare il quadro politico affermando con arroganza la propria esistenza a scapito di ogni processo di partecipazione democratica.
Mentre la gente ha voglia di aggregarsi come maggioranza che sa decidere, c’è chi, come sempre, è impegnato solo ad imporre la propria visione in quanto minoranza.
Ciò detto, ritornando all’iniziativa di Bauso Baldi, ritengo anch’io di fare una proposta.
Si tratta di un’iniziativa a livello locale, ma di valore generale, che potremmo chiamare “radiografia della classe politica”, finalizzata ad effettuare uno screening degli organismi attraverso i quali nel nostro territorio si esercitano poteri ed amministrazione.
Non è un’operazioone “moralistica”, ma di affermanzione dei principi della democrazia, della trasparenza e del buon governo.
Chiediamo a tutti gli enti pubblici di partecipare ad una articolata operazione di censimento pubblico delle cariche, degli incarichi, delle rappresentanze, dei loro costi, del loro funzionamento e della loro utilità.
E dopo di questo collaboriamo a studiare un piano generale col quale ridisegnare, in vista delle elezioni amministrative del 2009, metodi, forme e contenuti della gestione amministrativa del nostro territorio.
Al riguardo si pensi che le società ed organismi partecipati dal Comune di Forlì sono:
- Forlìfarma Spa
- SME Srl
- Promozione e Turismo Srl
- ISAerS, Scarl
- Unica Reti Spa
- E-BUs Spa
- Consorzio ATR
- Serinar Scarl
- SEAF Spa
- Sapro Spa
- Società per l’affitto Spa
- Centro Carni Srl
- Fiera di Forlì Spa
- CE.TRANS Scarl
- TORO Scarl
- Romagna Acque Spa
- AGESS Scarl
- CRESEM Scarl
- Hera Spa
- SPL
- Nuova Quasco Scarl
- SAPIR Spa
- Centrale Avicola Romagnola Coop;
a queste, alle quali corrispondono un bel numero di rappresentanti, poi si aggiungono partecipazioni e nomine in Associazioni, Istituzioni e Fondazioni.
Poi le realtà partecipate dalla Provincia e non dal Comune, o dalla Camera di Commnercio, che oltre a parte di quelle elencate, partecipa in:
- Agri Cesena Spa
- SCPA
- Centuria Scrl
- Consorzio Pesca e Nettarine di Romagna
- Ecoceved Srl
- IFOA
- Meteora Spa
- Profingest
- SIL
- TETA
- Tecno Holding Spa
- Terme di S. Agnese Spa;
poi ci sono le Comunità Montane, l’Associazione dei Comuni di Pianura, i consigli Comunale e Provinciale, le Giunte col numero massimo di assessori eleggibili ben retribuiti, i consigli di circoscrizione, ecc., ecc., ecc..
Per convincere la gente che tutto questo serve alla buona amministrazione e non anche alla gestione di interessi particolari e trasversali, ci vuole ben altro che delle elezioni primarie.
La gente, che spesso sente un ritornello del tipo “bisognerà pure fargli fare qualcosa”,
la gente, che spesso ha visto assegnare incarichi non per le qualità professionali, ma per il grado di “affidabilità”,
la gente, che sa benissimo che anche un incarico non retribuito può essere un ottimo strumento per garantirsi, attraverso la gestione di decisioni nel proprio ambito, ritorni “meno spassionati” in altri contesti,
questa gente, che il 14 ottobre è andata a votare, pretende risposte.
Su questo La tua stagione può impegnarsi, interpretando correttamente ben oltre il 20% di preferenze ottenute.
Carlo Giunchi
Gentili amici, non sono un sostenitore della vostra lista e lo specifico subito visto che non vorrei che l’aggressività di qualche blogger facesse ricadere su di voi le riflessioni che vado per fare.
Ho votato Letta e confesso di essere molto amareggiato per non aver potuto esprimere il voto a Bersani ( ma il centralismo democratico nel 2007 non è un pò ridicolo? davvero siamo ancora convinti che la gente sia tutta così stupida da non capire certe cose?)
Credevo di aver capito che sarebbe cominciata una nuova stagione di dialogo politico, invece devo aver equivocato: la nuova stagione si riferiva all’ondata di freddo in arrivo dal nord. Solo così mi riesce di capire la prima mossa del partito democratico locale che sarebbe quella di chiedere un rimpasto in provincia.
Appena lo hanno saputo i ragazzi di Locri hanno affisso uno striscione “ADESSO SISTEMATECI TUTTI ”
Nel caso qualche eminenza grigia dovesse urlare nel mio caso al correntismo sappia che confesso di essere possessore di diversi conti correnti, tutti in rosso (gli affari non vanno più come una volta) per cui sono gradite sottoscrizioni.
Complimenti per il blog, è uno spazio innovativo e interessante, ne approfitto anche per esprimere il massimo accordo sulla proposta del Sig.Giunchi ( me lo concedete anche se ho votato per Letta? cosa dice Robin Hood, posso ?)
Riccardo
Mi sento in perfetta sintonia con Fausto Baldi. L’utilizzo del referendum consultivo è una possibilità importante. Faccio però presente che in alcuni comuni (come ad esempio nel Comune di Meldola), l’istituto del referendum consultivo è previsto dallo Statuto Comunale ma non è applicabile, in quanto manca l’apposito regolamento per la disciplina di tutte le fasi della consultazione.
Il gruppo consigliare che rappresento in Consiglio Comunale sta lavorando affinché venga deliberato e approvato un tale regolamento nel Comune di Meldola. Se devo essere sincero, al momento, ho trovato disponibilità alla discussione ma anche alcune difficoltà. Purtroppo, ho notato un certo disinteresse rispetto l’argomento.
http://www.latuameldola.it/blog/wp-content/uploads/2007/06/lettera-per-regolamento.pdf
Buon lavoro e a presto!
Mi inserisco in punta di piedi nel dibattito molto stimolante originato da Fausto e dalle considerazioni altrettanto stimolanti di Maria per fare alcune considerazioni circa l’uso degli strumenti che possono incentivare processi di partecipazione popolare sui temi e sulle politiche rilevanti per i cittadini e per i livelli istituzionali coinvolti. Il mio contributo è più che altro di tipo conoscitivo e – anche per il mestiere che svolgo – con riferimenti alle metodologie e tecnologie per incentivare la “partecipazione democratica” della cittadinanza alla vita politica e alle scelte delle amministrazioni nonché l’uso di strumenti per l’organizzazione di sondaggi e forum pubblici.
Segnalo infatti che su questo delicato e importantissimo tema, quello della partecipazione, sono stati fatti passi ambiziosissimi proprio dalla Pubblica Amministrazione Locale, la stessa che poi dimostra incertezza nel loro uso.
Forse non molti sanno che proprio la Regione Emilia-Romagna, insieme all’Assemblea Legislativa Regionale, i Comuni di Bologna, Modena e Ferrara, l’Associazione dei Comuni di Argenta, Portomaggiore, Ostellato e Voghiera, le Province di Ferrara e Piacenza hanno dato vita ad un progetto denominato “partecipa.net” con l’intento di realizzare un complesso strumento tecnico metodologico (anche con l’utilizzo delle tecnologie informatiche e con grande enfasi nella multicanalità) per attivare processi di partecipazione democratica adatto ed adattabile a qualsiasi contesto e qualsiasi politica. Uno dei risultati del progetto, già totalmente finanziato e realizzato, è un componente informatico “gratuito” utilizzabile da qualsiasi amministrazione pubblica, chiamato “kit di e-democracy”.
Credo che l’utilizzo di questi nuovi strumenti abbia alcuni elementi di novità assolutamente interessanti che bisognerebbe cogliere proprio in questa “nuova stagione”:
1) costringe le amministrazioni a comunicare sul web
Questa della corretta comunicazione della nostra P.A. è un problema basilare anche per la sua legittimazione; io lavoro in Provincia (la tanto bistrattata Provincia!!) e credo che spesso la sua denigrazione come ente inutile sia giustificato dal fatto che “non si capisce a cosa serva”, si sa poco o nulla sulla sua “mission” e questo crea confusione ai più e mette tutto nel frullatore del qualunquismo dilagante. Faccio solo un esempio: forse se il cittadino forlivese e cesenate sapesse che negli ultimi tre anni tutte le 28 sedi delle scuole superiori sono state cablate (in gergo si dice cablaggio LAN) portando in ogni aula le connessioni telematiche utili per la didattica e la componente amministrativa, e che sono state fornite a tutti gli istituti le tecnologie informatiche più sofisticate per proteggere le reti della didattica, evitando l’uso “anomalo” dei servizi internet. Se si sapesse che in queste scuole, grazie ai progetti realizzati insieme con le strutture della Provincia e con ingenti finanziamenti, si sta realizzando uno dei progetti più ambiziosi di rete di scuole del panorama italiano (progetto DELFOSCUOLA) che sta producendo servizi innovativi basati su tecnologia informatica per gestire modelli nuovi di comunicazione scuola-famiglia, supporto alle udienze on-line, incontro domanda offerta per i neo diplomati delle scuole, ecc; se il cittadino sapesse che tutto questo sforzo è frutto di un impegno politico, tecnico e finanziario straordinario che indica la volontà di investire (anche con le attuali ristrettezze economiche) in settori cruciali per il ns. futuro, probabilmente aviteremmo di leggere certe affermazioni e forse la disaffezione per la “politica” sarebbe un po’ più contenuta.
2) costringe alla collaborazione integrata i vari attori del territorio (P.A, Associazioni di categoria, Associazioni di cittadini, ecc.)
Questo aspetto molto importante ha l’ambizione di essere una palestra di apprendimento collaborativo in cui ogni attore partecipa per la sua parte al processo di crescita culturale.
L’obiettivo è la più ampia partecipazione della cittadinanza alle scelte delle amministrazioni.
3) favorisce il coinvolgimento delle fascie giovani nel processo di comunicazione.
I giovani, abituati oramai all’uso di strumenti interattivi basati sul web, troverebbero più agevole e coinvolgente questa metodica e i suoi strumenti, avvicinandoli maggiormente alla vita delle istituzioni. Su questo piano la scuola superiore del ns. territorio, opportunamente sensibilizzata, potrebbe svolgere un ruolo straordinario, informando e formando con specifici corsi i giovani e le loro famiglie all’uso delle tecnologie di base della partecipazione alla “democrazia elettronica”.
Domanda: e se incentivassimo l’uso del Kit di e-democracy anche nelle ns. amministrazioni ?
Per chi volesse qualche informazione in più sul progetto “partecipa.net” segnalo il sito: http://partecipa.net/wcm/partecipanet/index.htm
Per chi volesse approfondimenti sul progetto DELFOSCUOLA delle scuole superiori della Provincia di Forlì-Cesena segnalo il link: http://www.delfoscuola.it
La proposta di Giunchi sul censimento delle strutture di secondo livello, partecipate dagli enti pubblici mi trova assolutamente d’accordo. Spesso, infatti, non sono chiari compiti ( che in qualche caso si sovrappongono ad altre strutture) non sono trasparenti i criteri di selezione e le compentenze necessarie per accedervi. Talvolta sono spropositati gli importi dei gettoni di presenza o comunque è eccessivo il numero dei componenti, perciò è un buon campo sul quale misurare il tema della riduzione dei costi della politica. Ma il bello è che in questo settore, la “lobby dei politici maschi e conservator” raggiunge il suo massimo! Lo scorso anno la Commissione Pari Opportunità del Comune ha voluto fare una specie di indagine conoscitiva sulla presenza femminile in vari settori. In queste società partecipate, dove di solito ci sono congrui gettoni di presenza, la presenza femminile scende al 3-4% ,ancora meno della metà della media femminile presente nell’ambito delle istituzioni elettive. Non è casuale che dove la trasparenza è minima, e dove le competenze lo sono spesso ancora meno,viene penalizzata anche la presenza femminile.
La strada indicata da Carlo Giunchi è,a mio avviso , assolutamente da percorrere.La gente è stufa dei soliti personaggi riciclati a ricoprire poltrone;basta guardare gli ambiti di competenza degli enti e/o organismi elencati da Giunchi e le competenze tecnico/giuridiche dei personaggi che ricoprono incarichi di gestione degli organismi stessi per capire che il nesso non è,salvo rari casi,la capacità professionale e l’esperienza nei rispettivi settori di competenza, bensì,purtroppo,la necessità di riciclare un politico o un dirigente collocato a riposo che non riesce a vivere (sic!) con la sola pensione.
Alla faccia di chi fatica e lavora veramente per 800-900 euro al mese.
Giorni fa ho letto una lettera di Angelo Satanassi credo sul “Carlino”;purtroppo,per motivi di tempo,l’ho letta molto rapidamente e sicuramente mi è sfuggito il senso di tale intervento;ricordo comunque che trattava del PD e mi pare anche delle liste non proprio “allineate”,tipo La Tua Stagione;sarebbe interessante recuperare tale lettera nella ns. rassegna stampa per poi,eventualmente,commentarla.Grazie.
Mi pare che la discussione su alcune ipotesi per l’organizzazione e il modo di essere del futuro partito stiamo davvero assumendo dei profili stimolanti e che sia ancorata a precise proposte, molto concrete: ringrazio davvero coloro che sono intervenuti fin qui per lo sforzo di elaborazione e per la chiarezza di riferimenti e indicazioni. Provo a schematizzare, in modo analitico e sintetico, quanto mi pare emerso invitando i costituenti (eletti in tutte le liste, e sottolineo tutte) a prendere posizione e a dire la loro:
1) proposta del costituente Baldi (ripresa da altri): *utilizzo calibrato dello strumento del referendum* relativo a questioni che riguardano scelte cruciali per le amministrazioni locali
2) proposta Giunchi: *censimento delle strutture di secondo livello, partecipate dagli enti pubblici*. Una proposta che avanzai al primo direttivo dei Ds di Forlì, dopo l’insediamento del Segretario Marcello Rosetti. Una proposta mai presa sul serio, non si capisce bene perchè. I criteri della trasparenza e delle competenze dovrebbero essere quelli adottati in questo ambito: qui sta una delle sfide di innovazione per il PD, altrimenti l’innovazione resta è uno slogan, che presto rischia di diventare -paradossalmente- vecchio e logoro
3) proposta Mazzotti (elaborata anche tramite il dialogo qui con Maltoni e Morgagni): espansione e sviluppo delle metodiche del programma *partecipa.net*. una autentica rivoluzione democratica se applicata alle amministrazioni, ma credo anche alla vita del nuovo partito. Mettere in luce le “buone prassi” (quelle che il sodalizio di “Una Città” studia ed esamina molto bene da anni attraverso il suo mensile e un convegno annuale) e saperle comunicare è un’altra sfida per una politica di qualità, per la buona politica di cui si è alla ricerca e che il PD intende interpretare.
A queste tre recenti proposte vanno sicuramente aggiunte, in quanto già strutturate:
4) la proposta del *partito complementare* avanzata da Morgagni: una proposta che unisce *rete* e *territori* e che punta non ad un partito sradicato, ma un partito radicato che sa sfruttare al massimo anche le nuove tecnologie, in tal modo perseguendo leggerezza ma anche straordinaria efficacia operativa. Rammento che oggi in qualsiasi struttura complessa chi assume incarichi di coordinamento e/o dirigenziali deve assolutamente fare i conti con le nuove tecnologie e illoro utilizzo.
Dunque un programma di alfabetizzazione informatica dovrebbe essere:
* un dovere per partito che vuole essere innovativo
* un diritto per ogni iscritto (o simpatizzante aspirante iscritto): in tal modo potrebbero legarsi le generazioni e trasmettersi esperienze e competenze (su questo qualche sperimentazione è stata avviata in passato dalla Sinistra Giovanile, insieme al Gramsci, all’Arci e al gruppo Comunicazione dei DS coordinato da Enrica Mancini: un percorso da riprendere, anche con il contributo concreto che la nuova stagione può dare alla luce della sua esperienza pratica di questi mesi).
5) l’asse metodologico di regole, ovvero quadro di principi ai quali vincolare la partecipazione alla costituente del PD, che i candidati de la tua stagione hanno sottoscritto e che i costituenti Baldi, Flamigni, Gentilini, Orioli, Mjeda si impegnano a portare alle Assemblee (carissimi siete già sotto osservazione…come ben sapete: NIENTE DELEGHE IN BIANCO PER QUEL CHE RIGUARDA QUESTO PROGETTO E CHI LO RAPPRESENTA :-)).
Li richiamo:
a) battersi per un sistema elettorale che ripristini il rapporto tra elettori ed eletti ed assicuri la governabilità;
b) il metodo delle primarie è uno strumento positivo per selezionare le figure “simbolo” della coalizione elettorale, (e aggiungo, come ho detto in diverse occasioni pubbliche, anche per l’elezione delle principali figure di coordinamento e direzione nell’ambito del partito nuovo);
c) in democrazia nessuno è indispensabile: i due mandati elettorali a qualsiasi livello, sono un limite ragionevole;
d) il cumulo delle cariche e degli incarichi in enti o istituzioni, di nomina pubblica, è un male per la democrazia
Tali principi, strutturati anche grazie al dialogo con “la palestra per la democrazia” (animata, tra gli altri, da Raoul Mosconi, Franco Piazza, Tonino Gardini e dai docenti Capano e Balzani) dovrebbero a mio avviso essere portati all’attenzione di tutti i costituenti, a partire da quelli forlivesi, chiedendo di esprimersi in modo pubblico e prendendo impegni concreti. Faccio presente, alla luce, delle precedenti osservazioni, che naturalmente al punto d) si lega direttamente la “proposta Giunchi”.
A tutto ciò si lega 6) l’esperienza di questo blog - punta avanzata di innovazione, sperimentale e con tante cose da studiare, capire, aggiustare - che segna una svolta nel modo di essere dei partiti e delle organizzazioni collettive. Come ha osservato l’altro giorno sulle pagine dell’Unità un politologo come Pietro Ignazi, è qui che i partiti tradizionali segnano il passo: è questa una delle sfide chiave per il Partito democratico. Non solo dunque la necessità di superare l’arcaico modello dei siti vetrina, ma la necessità di attivare discussione trasparente, dibattito, informazione dettagliaglia, partecipazione concreta attraverso l’uso di strumenti telematici e tecnologici. Un salto di discontinuità con la tua stagione prova ad interpretare, un servizio per il nuovo partito, ovviamente aperto a tutti coloro che vogliano cimentarsi.
Credo che su queste 6 proposte concrete debba proseguire il nostro lavoro di progetto aperto.
Anch’io credo che la questione dei costi e dell’efficacia della politica sia un tema reale sul quale lavorare seriamente, senza cadute demagogiche.
Per valorizzare nel modo più nobile la politica io mi sento impegnato, anche sul piano morale, affinché “la casta non abiti a Forlì”.
Nelle discussioni tra noi, dove naturalmente possiamo avere opinioni anche molto diverse, mi pare indispensabile partire da questo interrogativo: la classe dirigente del nostro territorio (largamente rappresentata dal centro sinistra) è una zavorra e una disgrazia per il buon esito del PD oppure è una opportunità preziosa?
Io credo che sia un grande valore aggiunto che può permetterci, a differenza di altre realtà dell’Italia, di contribuire in modo originale, avanzato e creativo a delineare questo inedito partito.
Partire di qui, naturalmente, non vuole dire non riconoscere limiti, errori, necessità di un forte rinnovamento.
Se la sinistra forlivese governa le nostre comunità da oltre 30 anni è perché ha saputo interpretare processi tumultuosi e non semplici di modernizzazione e di cambiamento.
Si sono tenute assieme due caratteristiche potenzialmente contraddittorie: continuità e innovazione.
Non ci siamo mai limitati a gestire l’esistente ed essere conservatori.
E’ la destra che parla di un sistema di potere chiuso e anchilosato, che paragona Forlì alla Sicilia, che non riconosce l’enorme crescita delle nostre comunità.
E’ sul terreno dell’innovazione che si misura la capacità di tenuta di una classe dirigente.
Qui vedo una sfida aperta: chi ha più filo tesserà più tela.
In questo ambito un ragionamento rigoroso sugli Enti di 2° livello mi pare indispensabile.
Le Istituzioni sono credibili se sono utili.
Estremizzo.
Se abbiamo una struttura che costa un euro ma non serve dobbiamo farne a meno.
Forse, anche su questo versante, dovremo fare circolare di più le informazioni rispetto a cose nuove che già facciamo.
Per esempio, nel Comune di Forlì, abbiamo approvato un Codice per il presidio delle società partecipate che già in questo primo anno ha portato frutti importanti.
Riducendo il numero dei componenti dei C.A. in scadenza e i compensi degli amministratori incaricati abbiamo risparmiato in un anno oltre 200.000 euro.
Ulteriori risultati, in questa direzione potranno arrivare dai prossimi rinnovi dell’Ente Fiera e dal riassetto di Romagna Acque.
Abbiamo notato con piacere che gli indirizzi da noi sostenuti fanno parte delle indicazioni della Finanziaria.
Finalmente, nell’ambito forlivese, si potrà ristabilire un’unica Comunità Montana!
Ci serve molta sobrietà.
I C.A. non possono essere camere di compensazione per fare quadrare le alleanze politiche a discapito dell’efficacia.
Le cose che non servono vanno dismesse.
Altre, a mio avviso, vanno invece potenziate.
Anche su questo terreno dovremo saper esprimere un effettiva cultura di governo, propositiva e di merito, capace di essere all’altezza delle difficili sfide future.
Concordo su ogni riga scritta da Marco Errani: è dalle buone prassi che si misura la capacità di innovazione, oggi si apprende dai giornali che anche il Presidente di Hera avrà finalmente una retribuzione equilibrata ed equa, frutto degli effetti della Finanziaria. Che a Forlì, in alcuni settori, si siano anticipati i processi nazionali è ottima cosa: non resta ora che proseguire.
Il tema della sobrietà, che da diversi anni sostengo (qualche mese fa usci un pezzo a firma di Raoul Mosconi, Laura Lanzillo, Michele Drudi, e mia) e dei costi della politica è una priorità per l’azione del PD: anche di qui si misurerà il suo essere partito nuovo.
“…E se scegliamo di servire questa comunità,
scegliamo di servire il dialogo fino all’assurdo,
contro ogni politica della menzogna e del silenzio.
E’ così che si è liberi insieme agli altri”.
(A. Camus)
dopo giorni di silenzio,per il lavoro di casa e di scuola..mi affaccio al blog,con questa frase di Camus,e col desiderio di rilanciare presso i simpatizzanti,aderenti e promotori,(al di là di quelle che sono le problematiche della costituzione de pd provinciale) il tema di cosa mettiamo nella valigia del pd…per affrontare questa avventura e questo viaggio insieme…io sto riflettendo e raccogliendo i frammenti di un discorso politico avviato in questi due mesi,le mie analisi sono semplici e attenbgono ad un pensiero “debole”…e spero a breve di poter dare il mio contributo,..ora rifletto…rifletto.
un cordiale saluto a tutte e a tutti
patrizia
In genere concordo con molte cose proposte da Thomas, ma in questo caso non concordo col fatto che lui concorda su ogni riga scritta da Marco Errani.
Provo a spiegare perchè.
Non è vero che la classe dirigente del nostro territorio è zavorra e una disgrazia, ma non è neanche vero che è un’opportunità e un grande valore aggiunto.
La classe dirigente del nostro territorio è semplicemente, come in tante situazioni, un intrico complesso di competenze, valori, esperienze, ma anche di interessi, di privilegi e di prassi autoconservatrici.
Certamente se Errani voleva accreditare una “diversità” di questa classe dirigente, semplicemente perchè proviene da una trentennale esperienza, si sbaglia di grosso.
Intanto perchè in questa esperienza non ci sono solo luci, ma anche molte ombre, e poi perchè le pratiche di governo oggi in molto sono simili a quelle di tante altre aree del paese.
Certo, qui non c’è la violenza della mafia, e non è poco, ma siamo così sicuri che ciò comporti automaticamente l’esistenza di un quadro di regole condivise e rispettate, o la predominanza nella classe dirigente dell’interesse generale rispetto a quello particolare?
In una delle prime trasmissioni di Anno Zero veniva mostrata con scandalo la situazione di Palermo dove la stragrande maggioranza delle società pubbliche veniva affidata ad esponenti politici, in quel caso di Alleanza nazionale. Ma qui è così diverso? Basta sostituire il partito con i DS o la Margherita per tranquillizzare i cittadini sulla qualità dell’amministrazione?
Quello che dobbiamo chiederci davvero se, come dice Errani, vogliamo fare in modo che la “casta non abiti a Forlì”, senza moralismo, ma con attaccamento alla morale,
è innanzitutto come ha fatto la nostra classe dirigente a diventare dirigente, e poi come ha fatto a rimanere tale e poi ancora come farà a continuare a candidarsi come dirigente.
E ciò perchè il primo segnale di deterioramento viene proprio dai metodi che si usano per accreditarsi e per consolidarsi.
A proposito di questo io credo che la più grande qualità che viene normalmente riconosciuta e richiesta a chi si accosta alla gestione di questo sistema di potere non sia nè la capacità professionale, nè la competenza giurica ed amministrativa, nè lo spirito innovativo, nè la trasparenza e la correttezza, bensì soprattutto, anzi forse solo, l’affidabilità politica, cioè la disponibilità ad essere comunque solidale col sistema di potere stesso.
E questa circostanza è aggravata dal fatto che l’unico riconoscimento che si riserva a chi ha dimostrato affidabilità è ormai solo “un posto” o “più posti”, dove rimanere vita natural durante, dove magari avere una buona retribuzione o continuare a beneficiare di relazioni “virtuose”, ben oltre l’età del pensionamento, ben oltre ogni limite di rinnovabilità degli incarichi.
Finchè c’è chi vive la politica come mestiere, sia primo o secondo o terzo, la casta sarà imperante, qui come altrove.
Non è accettabile che ci sia in gran parte una classe dirigente nel cui curriculum ci sono ormai solo esperienze politiche, amministrative e sindacali, derivate da elezioni o nomine, frutto di relazioni e non di esperienze davvero professionali.
E non è accettabile che oggi sia addirittura invalsa l’abitudine di citare queste nei curricula.
Non ho mai avuto molta simpatia per quella che viene chiamata “società civile”, spesso incivile, e soprattutto per quel processo che la vorrebbe integrare in blocco nella gestione della politica, proprio perchè essa rappresenta per definizione il massimo di affermazione dell’interesse particolare su quello generale.
Ma ho ancora meno simpatia per quei politici che ora la scimmiottano, che passano direttamente dalla gestione di un organismo di tutela dei lavoratori alla gestione di un’azienda, dalla direzione di un partito al governo di una amministrazione complessa.
Ritengo che molto dell’intervento di Errani sia pura retorica, nello stile difensivo di chi non è poi così convinto che sia necessario rimescolare le carte.
E ritengo il riferimento autogratificante dedicato alle misure intraprese nel Comune di Forlì qualcosa di molto peggio, cioè la solita prassi di chi vuole salvare i protagonisti delle più discutibili forme di governo attribuendo loro il ruolo di innovatori.
Certo, ora si risparmiano 200.000 €, ma dove erano i nostri bravi amministratori quando le spese e i posti lievitavano continuamente, magari mentre qualcuno aveva già l’ardire di denunciare questo sistema?
Dove erano i nostri amministratori, quando si accettava un presidente della Fiera col corridoio pieno di postulanti, quando si organizzavano pletorici e costosi uffici di gabinetto della presidenza ancora in funzione, come in Provincia, quando si aumentava il numero degli assessori o degli amministratori per legittimare gli equilibri fra i partiti e sistemare qualche altro sodale?
Non è mia intenzione avere un atteggiamento recriminatorio, perchè per me PD vuol dire speranza, e la speranza si coniuga col futuro e non col passato.
Credo però che una delle migliori qualità di una classe dirigente sia la sua capacità, quando è il momento, di farsi da parte, e di essere compiaciuta, sentendone anche legittimamente il merito, del proprio superamento.
Non è solo un problema di anagrafe o di genere.
E’ qualcosa di più e inevitabilmente, per chi accetta di capirlo, di nuovo.
Carlo Giunchi