La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Urge avviare un metodo nuovo, anche sulle questioni amministrative

Pubblichiamo questa lettera aperta del portavoce de Latuastagione.it Luigi Barbieri inviata anche agli organi di informazione. Speriamo possa essere condivisa e accettata dal più ampio numero di persone possibile.

Per aderire è sufficiente manifestare tale volontà nei commenti.

Da mesi le nostre Istituzioni locali e, segnatamente l’amministrazione provinciale, sono oggetto di molta attenzione da parte dei media e della popolazione, soprattutto per questioni attinenti l’assetto di giunta, a tal punto che i quotidiani sembrano aver sostituito la funzione dei luoghi della politica e di quelli istituzionali.

Purtroppo le vicende politiche e le discussioni che ne sono scaturite non hanno gettato una buona luce sulle Istituzioni, ed anche coloro che ne sono stati coinvolti, a vario titolo, hanno sofferto di una esposizione mediatica non certo favorevole.

Questa esperienza, al di là delle considerazioni di merito (sulle quali andrebbe aperta una approfondita discussione), ci fa riflettere su come non si debba più affrontare un evento politico-amministrativo secondo vecchie modalità, poco trasparenti e senza chiarezza di argomenti, modalità che da subito vanno superate.

Ci appelliamo a tutte le componenti del nascente Partito Democratico perché esprimano con forza la non appartenenza a queste logiche passate, e ai nostri Costituenti perchè si adoperino per regole che consentano a elettori e rappresentanti di esprimersi sul merito dei problemi (con gli strumenti delle primarie e di referendum consultivi), superando i meri rapporti di forza (spesso presunta) tra componenti e singoli rappresentanti politici, in modo che sia la soluzione dei problemi e delle questioni della nostra Provincia, così come di altre Istituzioni (a partire dal Comune capoluogo), ad essere campo di feconda discussione e risposta ai bisogni dei cittadini. Perciò auspichiamo un dibattito e una riflessione che abbiano come riferimento un’idea più avanzata del modo di essere dell’attuale Provincia, che diano un segnale in positivo sui costi della politica, che puntino ad assetti di giunta finalizzati al massimo d’efficienza ed efficacia della macchina amministrativa.

Luigi Barbieri

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33 Commenti a "Urge avviare un metodo nuovo, anche sulle questioni amministrative"

  1. Mauro Grandini 28 ottobre 2007 11:12

    MI SEMBRA UNA DELLE INIZIATIVE PIù
    BELLE, GIUSTE E PULITE (anche attese)DI QUESTI ULTIMI ANNI. Ottimo il riferimento a
    smetterla di fare politica sui giornali evitando il confronto dialettico ed intellettule nelle sedi preposte. Che tale confronto sia il vero ed unico campo su cui si calcolano non i rapporti di forza (cultura della guerra e del mercato), ma le strategie ottimali per una efficace soluzione dei problemi (cultura della pace e della partecipazione civile) non è nemmeno discutibile.
    complimenti

  2. gianluca monti 28 ottobre 2007 11:18

    sottoscriviamo pienamente le osservazioni di Barbieri. La propaganda negativa sollevata da questa assurda presa di posizione in provincia sta mettendo in cattiva luce il partito democratico e quanto si è fatto per renderlo il più possibile imparagonabile ai vecchi regimi politici. Purtroppo la nostra sensazione e le nostre paure antecedenti il 14 ottobre trovano piena conferma in tutto ciò. Le radici della cattiva amministrazione e della politica dei pochi sono profonde e difficilmente estirpabili e i frutti che generano continuano ad essere ben visibili anche dopo la pioggia di belle parole condite di nuovo e di innovativo che proprio certe persone ci hanno rovesciato addosso solo a scopo elettorale. Se la sostituzione in provincia dovesse avvenire così come si prospetta ritengo che non si possa far passare semplicemente come un ultimo colpo di coda della vecchia politica, bensì come un primo preoccupante e imbarazzante intervento del vecchi sistemi sul nuovo che tenta di imporsi. Non è una questione di persone ne tantomeno di nomi, ma il modus operandi deve farci riflettere e non può trovarci d’accordo. E’ giusto che si dica che non siamo più in campagna elettorale e quindi siamo tutti demcratici uguali, ma non ci sentiamo nella maniera più assoluta di avvallare scelte di questo tipo perchè non coincidono neppure lontanamente con ciò per cui ci siamo spesi finora. Purtroppo anche nell’assemblea nazionale di ieri si sono avuti alcuni segnali di questo tipo. Il mio avvertimento è di stare in guardia perchè le scelte che ci attendono sono fondamentali per dare un volto al nuovo partito. Troppi sono i nomi del vecchio sistema che presiederanno le commissioni che contano, poco democratico sarà il sistema che eleggerà i segretari provinciali, c’è quasi l’aria di un ritorno all’antico dove le stesse facce si incontreranno sotto la nuova bandiera mentre il ” nuovo” farà da pubblico e da spettatore. Facciamo in modo che non sia così soprattutto nel locale dove c’è più possibilità di intervenire e di far sentire la propria voce. Gianluca Monti ed Elena Toni

  3. Carlo Giunchi 28 ottobre 2007 11:53

    OK SOTTOSCRIVO
    Carlo Giunchi

  4. maria maltoni 28 ottobre 2007 12:02

    Condivido le osservazioni contenute nel documento di Barbieri rispetto alla esigenza di far contare maggiormente gli elettori nelle scelte amministrative. Gli strumenti proposti mi sembrano efficaci rispetto a questo obiettivo. Ieri a Milano è stata scritta una pagina molto importante della storia nel nostro Paese ( grazie a Marina per le immagini ed il reportage !) credo occorra al più presto dare segnali di questa nuova volontà politica anche in ambito locale. Una soluzione che tenga conto della necessaria efficacia dell’azione amministrativa, ma anche delle forte tensione dell’opinione pubblica e degli elettori del centrosinistra verso una riduzione dei costi politici ed amministrativi ed in ogni caso di un nuovo stile di trasparenza dei processi decisionali, è oggi imprescindibile.

    Maria Maltoni

  5. franco piazza 28 ottobre 2007 12:13

    Naturalmente sottoscrivo la lettera. Non tanto per esprimere un parere sul merito delle persone coinvolte (che non conosco se non per sentito dire) ma per ribadire ancora una volta la necessità di regole condivise e di metodi trasparenti. Veltroni ieri nel discorso si è soffermato sul fatto che il PD: “…Non potrà essere un partito tradizionale di iscritti, secondo i modelli già conosciuti nel Novecento. Modelli in crisi da molto tempo e, con il calo complessivo dei tesserati e l’abnorme aumento del ceto politico remunerato, da tempo rimpiazzati nei fatti dalla prevalenza di personale politico permanente o semipermanente: un partito di eletti o nominati che cooptano tra loro altri eletti o nominati.
    ….
    E’ una sfida di innovazione, ed è qualcosa che deve partire da noi, che deve entrare prima di tutto nella nostra testa. Non succederà tutto dall’oggi al domani.

    Le decisioni rilevanti dovranno essere prese con il metodo delle primarie aperte, ovvero dando la parola e lo scettro ai cittadini-elettori. Con il metodo delle primarie si sono scelti e si sceglieranno il leader e i segretari del partito a livello regionale; e lo stesso dovrà avvenire per i candidati alle massime cariche di governo nelle regioni, nelle province e nei comuni.”

    Già ieri a Milano mi sembra che si sia partiti in maniera ambigua: qualcuno mi può spiegare come sono stati selezionati i nominativi dei 300 per le 3 commissioni? e l’articolo 5? Il vino vecchio nell’otre nuovo? Non si poteva chiedere ai costituenti di candidarsi autonomamente nelle commissioni e solo successivamente al loro interno di eleggere gruppi ristretti di lavoro?

  6. Stefania Collini 28 ottobre 2007 13:02

    Mi associo totalmente al documento di Luigi Barbieri. Rammento una lunga, lunghissima riunione del direttivo DS in un accaldato giorno di luglio, l’argomento fu trattato : alcuni lamentarono l’esigenza di poter esprimere a ragion veduta e nel merito il loro parere, altri argomentarono negativamente circa l’apprendere solo dalle dalle pagine dei giornali la questione.Non è mai stata ne è tuttora questione di persone, ma di metodi , di opportunità e di motivazioni. Si votò non all’unanimità.
    Fu detto che c’era l’urgenza di provvedere, dare mandato e decidere, non ci fu tempo neppure per convocare una Direzione ad hoc.
    Perchè, allora, si è atteso da luglio ad oggi? Il momento giusto per attentare al positivo clima delle primarie e della prima riunione dell’Assemblea costituente, il momento giusto per prestare il fianco, come neonato partito democratico, a quegli attacchi che modus operandi datati, necessariamente provocano. Regole, regole, e ancora regole: partiamo da oggi per una nuova trasparenza, riconoscendo nei fatti, e non solo a parole, valore pieno alla fiducia che gli elettori hanno riservato al P.D. il 14 ottobre. Facciamo punto e a capo, andiamo oltre i vecchi metodi, in modo che la nuova casa democratica non imploda, ancor prima che prenda stile e forma.

  7. Tatiana 28 ottobre 2007 14:21

    Credo fondamentale che i primi atti del partito democratico non sottostiano a regole vecchie e ancor più vecchie logiche di “quartiere”, è vitale che chi guarda con interesse ed entusiasmo al PD non debba mai avere neppure l’impressione che non ci siano i luoghi democratici dove vengono fatte le scelte. Ritengo metodologicamente errato che le scelte vengano discusse sulle pagine dei giornali. Per questo, ed anche per l’impegno che ci siamo presi nella formazione delle regole del partito NUOVO, sottoscrivo pienamente la lettera di Barbieri con la speranza che sia da stimolo per la creazione, da subito, di spazi di discussione e di decisione.
    Il Partito Democratico è nato su altre basi e con altri metodi deve vivere …. buon lavoro a tutti … Tatiana

  8. Patrizia Graziani 28 ottobre 2007 15:27

    Condivido e sottoscrivo questo comunicato , confidando nel fatto che sia accolto urgentemente come appello da tutti coloro che oggi si sono dichiarati favorevoli e sostenitori del PD per non deludere tutte le cittadine e cittadini che il 14 ottobre hanno votato con fiducia per una nuova politica!! Ora occorre praticarla a partire da subito e ciascuno dalla propria città , dalle sedi politiche a quelle istituzionali.
    Patrizia Graziani

  9. entela 28 ottobre 2007 18:08

    Condivido pienamente il discorso di Luigi Barbieri e lo sottoscrivo. Parliamo di discontinuità allora cerchiamo di dare senso a questa parola che deve essere la parola d’ordine del PD, comminciamo proprio da questo evento.
    Basta non dobbiamo affrontare i problemi politici con le vecchie modalità.
    INNOVAZIONE….INNOVAZIONE…. INNOVAZIONE
    IL VINO VECCHIO NON PUO’ STARE NELL’OTRE NUOVO.

  10. antonio orioli 28 ottobre 2007 18:58

    Approvo in pieno la lettera aperta di Luigi Barbieri: finalmente, dalle buone intenzioni ai fatti!
    P.S. Anche perchè, se avete letto l’ultima lettera di Angelo Satanassi al “Resto del Carlino”, c’è da essere seriamente preoccupati per il futuro; se la vecchia(stimatissima, per carità, guardia) la vede così sui nuovi fermenti e le idee innovative portate avanti anche da “La tua stagione”, qui non se ne esce. Come si fa a fare il salto di qualità e di novità nella politica che la gente comune ci chiede, se c’è(speriamo pochi) chi rema contro per mantenere lo status quo?

  11. roberto ramina 28 ottobre 2007 20:41

    Nel 1970, alla nascita delle Regioni a statuto ordinario,le province hanno perduto ogni seria ragione di esistere. Dopo 37 anni non sarebbe ora di affrontare coraggiosamente questa tematica? Intanto che continueranno ad esistere, mi auguro per poco, pieno accordo con quanto scritto da Barbieri. Saluti a tutti. Roberto Ramina

  12. Tonino Gardini 28 ottobre 2007 21:56

    Condivido quanto espresso da Barbieri ma mi pare importante che venga divulgato chiaramente quale espressione scaturita dall’incontro degli aderenti alla “TUA STAGIONE” di venerdì sera: tanto per dare forza al nuovo corso…

  13. sara pignatari 29 ottobre 2007 09:34

    sottoscrivo pienamente il documento di Luigi Barbieri. Regole chiare, trasparenti, condivise per un partito NUOVO con basi e fondamenta nuove.

  14. Riccardo Vitali 29 ottobre 2007 11:36

    Sottoscrivo la proposta ma vorrei fosse completata da un documento che specifichi costi e produttività dell’organismo Provincia.
    Visto che anche io, come Roberto Ramina e molti altri penso che siano enti di discutibile utilità affrontiamo l’argomento.
    saluti.

  15. mariano urrai 29 ottobre 2007 12:02

    non sono d’ accordo , permettetemi di dissentire ,credo invece sia una operazione strategica e lungimirante quella che sta avvenendo in provincia ,come possiamo notare , va incontro a quello spirito di trasparenza ,condivisione delle scelte in modo democratico e meritocratico ,che solo il pd forlivese è in grado di proporre ,aprendo cosi una nuova stagione e un nuovo modo di fare politica .
    Abbiamo la fortuna in questo nostro nuovo partito di poter contare su grandi professionisti della politica , in grado di svolgere qualsiasi compito e ruolo nei piu’ disparati consigli di amministrazione o all’occorrenza in qualsiasi assessorato ,e vogliamo accantonarle? il danno sarebbe incalcolabile
    Chi sarebbe all’ altezza di sostituirle ? voi Pensate magari a qualche persona che fa politica per passione ,che sia onesta ,che non approfitti dei ruoli che occupa per il proprio interesse personale ,e che magari abbia delle ottime idee e sia anche in grado di trovare soluzioni ai problemi dei cittadini che rappresenta? allora siete su scherzi a parte .

    A proposito se in provincia non si riesce a trovare la soluzione io cedo volentieri il mio posto di assessore di un piccolo comune di montagna ,il titolo è equipollente , e poi per il resto parliamoci chiaro tutti facciamo politica per passione.

    ciao a tutti e avanti cosi.

  16. Gessica Allegni 29 ottobre 2007 13:58

    Non condivido alcune delle cose lette qui…ma per spiegarvene i motivi vi riporto ciò che Gianni Cuperlo ha scritto sul suo blog il giorno dopo Milano…
    personalmente ritengo che la costituente sia stata un passo indietro rispetto alle aspettative che si erano create nella giornata di grande democrazia e partecipazione delle primarie…300 nomi votati alla fine scelti da chissà chi (Veltroni?), che nemmeno erano stati informati…nemmeno un conteggio dei voti favorevoli o contrari, interventi decisi in partenza, un’idea di partito “leggero” proposto da Veltroni che però non mi pare fosse del tutto nell’idea iniziale di molti di noi e che sicuramente non rispecchia ciò che il vicesegretario (eletto senza che questa figura sia ancora stata prevista da uno statuto..ma vabbè!) Dario Franceschini, ci aveva detto anche a forlì: partito a doppio binario, iscritti e non iscritti (cittadini elettori) per scegliere sulle questioni quotidiane(i primi) e su quelle di portata nazionale (i secondi)…
    E poi…avrei desiderato più attenzione per il lavoro fatto dai funzionari dei vecchi partiti in questi mesi! almeno un GRAZIE, ci poteva stare…

    comunque condivido sia le cose positive, sia quelle negative che scrive Cuperlo (che non credo sia da considerarsi “vino vecchio”) nel suo blog…a voi l’ardua sentenza:

    IERI A MILANO
    Pubblicato il 28/10/2007 alle 17:10 - POLITICA

    Qualche impressione sulla prima uscita del Piddì. La cosa, come sapete, si è svolta a Milano. Milano Fiera per la precisione. Che sta a Rho, periferia, praticamente sulla tangenziale. Ora, non è come stare a San Lorenzo in Lucina, ma c’era il vantaggio della comodità. Io, per dire, ho parcheggiato proprio davanti all’ingresso e già questo mi ha messo di buon umore (ma è un periodo che mi accontento di poco). Sono arrivato sul presto. Tipo che il tutto cominciava alle undici e io alle nove e dieci mi ero già registrato come delegato di Trieste. La pratica si sbrigava presso appositi banchetti divisi per regioni. Il mio (di banchetto) aggregava noi, trentini e valdostani. Di fianco c’era la Lombardia con una lunga coda già di prima mattina. Al mio (di banchetto) eravamo in due. Io e un signore di Trento venuto in sostituzione di un altro. Non ho visto valdostani. Col cartellino sono entrato a vedere la sala. Che poi non era una vera sala ma un pezzo di questo enorme padiglione recintato a adibito a parterre. L’allestimento (dell’architetto Roberto Malfatto) mi è sembrato bello. Con un lungo sipario grigio (che rimandava sequenze di immagini) sospeso con delle calamite, e dietro il famoso prato verde disseminato di schermi , al centro il podio e sulla destra (guardando il palco) una presidenza di pochi posti. La regia prevedeva un video iniziale e poi, zac, via la corrente alle calamite, giù il telone e partenza dei lavori. Forte no? E anche suggestivo. Ma tutto questo è accaduto dopo. Dunque, con ordine. Vista la sala sono uscito in cerca di un bar, e lì ho capito meglio il clima. Dovete immaginarlo il clima, quindi fate uno sforzo. Ovviamente parlo di me e di quelli come me. Gente che è stata dieci o vent’anni in un partito (o più di uno) e che di congressi eventi meeting ne ha vissuti un numero. Per capire lo spirito di ieri mattina dovete regredire alla psicologia del cambio di scuola, quando si passa dalle elementari alle medie o dalle medie al liceo, e si cerca con lo sguardo qualcuno di quelli di prima. Volti conosciuti, gente che ha condiviso un pezzetto di strada. Più o meno, per alcuni di noialtri, ieri funzionava così. Che ti giravi o facevi tre passi e sentivi una voce o una mano sulla spalla. E allora riconoscevi “uno dei tuoi”. Cioè una o uno (avrebbe detto Gaber) che “una volta era stato comunista” o giù di lì. I primi venti minuti li ho passati così. Non scambiatelo per reducismo però. Non c’entra niente. E’ solo lo sforzo di capire dove si è arrivati, che cos’è la novità, chi c’è e chi no. Bene. Ho vagato per mezz’ora in cerca del bar e quando l’ho trovato la coda alla cassa era disarmante. Però ho incontrato un sacco di volti noti, stretto mani e baciato guance. Poi sono rientrato in sala scoprendo che per quattromila invitati (tra delegati ospiti giornalisti e curiosi) c’erano la metà dei posti. Una bolgia. Che però, come è noto, è anche il primo segnale di successo. Alle undici circa, puntuale, il via. Con la cover di what a wonderful life, il video sulle primarie, le calamite e finalmente Prodi. Che ha fatto un bel discorso. Sereno e orgoglioso e con quel tanto di ottimismo che la sala si aspettava. Ma su questo avete sentito i tg e letto i giornali quindi è inutile che vi ripeta cose arcinote. A quel punto, dopo la proclamazione ufficiale, ha parlato Veltroni. Bene come nel suo stile. Di nuovo con questo sistema del gobbo elettronico, per cui – se ho capito bene – legge ma senza i fogli e guardando dritto dritto la platea (e le telecamere). Lo facevano anche Clinton e Blair. E l’effetto, bisogna dirlo, è formidabile. Però bisogna avere i nervi saldi. Io, per esempio, non potrei neppure tentare. Perché vivrei le tre notti precedenti l’evento con l’angoscia che a metà discorso un fotografo inciampa nella spina del gobbo e mi oscura il discorso, con effetti drammatici che neanche voglio immagine. Comunque ieri è andato tutto liscio. Veltroni ha parlato speditamente in mezzo a molti applausi e ha fatto un discorso compiuto sul futuro del paese, del governo, del Piddì. Devo confessavi che su alcuni punti (ripresi anche nelle conclusioni) sarà utile tornare a discutere perché non mi è del tutto chiaro cosa possano implicare. Uno, per certo, è il capitolo complicato della riforma elettorale (sul quale qui sorvolo). L’altro è la forma partito. Dove adesso pare andare di moda (si fa per dire) questa idea di un partito che dovrà discutere anche solo se avere degli iscritti, e quali diritti offrire loro. Veltroni, se ho capito, ha detto che anche i non iscritti avranno il diritto di decidere sulle sorti del Piddì, e non a caso ha insistito sul fatto che lì c’erano i delegati eletti da tre milioni e mezzo di cittadini (contro i trecentomila scarsi che votavano ai congressi di Ds e Margherita). Per cui bisogna parlare di un partito dei cittadini, oltre la logica dei vecchi partiti egemonizzati dagli iscritti e dai politici di professione e retribuiti. La sintesi è un tantino parziale, lo so, ma almeno in parte rende l’idea. Idea per altro che stamane Ilvo Diamanti ha ripreso con vigore nelle righe finali del suo commento su Repubblica. Ora, capisco che aver scelto con voto diretto e popolare il leader nazionale e quelli regionali pone una questione nuova. Che si può riassumere così. Come portare a regime (e far funzionare) una macchina che ha scelto una strategia di forte presidenzialismo (nella legittimazione del vertice) evitando di lasciare quell’impostazione priva di adeguate coerenze e contrappesi. In altre parole, come convincere i milioni delle primarie che il loro ruolo non si è esaurito il 14 ottobre ma che il nuovo partito sarà costruito in termini tali da offrire loro (sia che vi si iscrivano sia che non lo facciano) altre e molteplici opportunità di partecipazione e decisione. Va in questo senso, ad esempio, la decisione annunciata di sottoporre al vaglio delle primarie la designazione per tutte le cariche elettive (sindaci, parlamentari, etc.). Ok. Ma resta un punto delicato. Anzi ne restano due. Il primo riguarda le sedi dove si discute e si prendono le decisioni. Perché non tutto può passare dalle primarie. Ora, su questo punto (e torno a ieri) capisco che il clima è quello descritto dai più, innovazione in ogni senso. Ma personalmente non ho mai inteso il confronto e il pluralismo delle posizioni (dentro il mio vecchio partito) come un impedimento all’innovazione. Casomai è stato vero il contrario. E allora, ma è solo un esempio, ieri mi sarebbe piaciuto ascoltare (oltre a tante persone perbene che sono intervenute) anche Rutelli, Bersani, D’Alema, Fassino, la Turco….cioé forse l’atto di nascita del nuovo partito avrebbe potuto essere l’occasione per sentire le opinioni (sulle prime cose da fare) di figure e personalità che certo hanno alle spalle lunghe biografie ma che pure qualche merito se siamo arrivati fin qui ce l’hanno e magari hanno anche qualche cosa da dire. Così come mi sarebbe piaciuto ascoltare dal vivo alcune opinioni di Dario Franceschini (che abbiamo proclamato vice segretario del Piddì). E poi c’è l’altro punto, dicevo. Questa idea di un partito senza gli iscritti, confesso che mi sfugge. Perché (ma io sono all’antica) un partito senza iscritti a me pare come giocare a calcio senza pallone, come la carbonara senza l’uovo. Un non sense, una provocazione. Divertente ma mica tanto seria. E allora, immagino, che la discussione sullo statuto sarà tutt’altro che banale. In ogni caso vedremo. Tornando a ieri. La presidenza è stata quasi sempre di Anna Finocchiaro (per lei molti applausi). Mentre sulle citazioni trovate l’elenco completo sul Corriere della Sera. A memoria ricordo: Zaccagnini Berlinguer Alessandrini Calabresi Tobagi Ambrosoli Scoppola Andreatta. Il tutto è finito verso le 16.30, dopo che nel primo pomeriggio avevano parlato anche Rosy Bindi (anche lei parecchio applaudita) e Enrico Letta che ha fatto stare tutti col fiato sospeso perché ha raccontato una fiaba nordica di due bambini che vanno a giocare su un lago ghiacciato ma il ghiaccio si rompe e uno dei due cade nell’acqua gelata. Allora l’altro urla e chiama soccorso e intanto a mani nude cerca di rompere il ghiaccio che rapidamente si va chiudendo sull’amichetto. Dal bordo del bosco alcuni adulti corrono verso il lago per prestare aiuto ma il bambino buono capisce che il tempo è poco e da solo a forza di manate rompe la lastra a salva l’amico. Gli adulti quando arrivano restano basiti e uno di loro dice “ma un bambino non può a mani nude rompere quel ghiaccio”. E allora l’altro adulto gli risponde “non poteva se c’era uno di noi a dirgli che non era possibile, ma la sua volontà glielo ha fatto fare”. Insomma una bella parabola che contiene due profonde verità. Mai darsi per vinti (anche nelle situazioni più drammatiche), e se potete scegliere tra il lago ghiacciato e il bosco cercate sempre di giocare nel bosco. Sono ripartito con la certezza che il nuovo partito è in campo. E con qualche preoccupazione per il futuro su cui torneremo presto a parlare.

  17. Gessica Allegni 29 ottobre 2007 14:36

    P.S. chiedo scusa per avere postato nella sezione sbagliata, ovviamente il mio è un post prima di tutto sulla costituente e non sulla questione provincia e affini..

  18. Michele de Pascale 29 ottobre 2007 20:28

    Pubblichiamo questa lettera aperta del portavoce de Latuastagione.it Luigi Barbieri ***inviata anche agli organi di informazione***. Speriamo possa essere condivisa e accettata dal più ampio numero di persone possibile.

    Purtroppo le vicende politiche e le discussioni che ne sono scaturite non hanno gettato una buona luce sulle Istituzioni, ed anche coloro che ne sono stati coinvolti, a vario titolo, hanno sofferto di una ***esposizione mediatica non certo favorevole***.

    se partecipazione e democrazia vogliono dire spostare l’autocritica dalle sale riunioni ai giornali non so se si vada nell’interesse dei cittadini.

  19. Simone Morgagni 29 ottobre 2007 21:00

    Lascio anche io qualche breve commento. Al tempo stesso sulla costituente e sulla provincia.

    La scena della costituente non mi è piaciuta per niente. Per quanto ho visto mi è sembrata una bella riunione aziendale per galvanizzare i colletti bianchi di una qualche società.

    Hanno parlato coloro che dovevano parlare lasciando alla platea l’esclusivo compito di acclamare. O almeno questo hanno passato gli organi di informazione. Discussione poca, dissenso? Forse coperto dagli applausi. Forse proprio non ce n’era e questo sarebbe più preoccupante ancora!

    Pessima la nomina di un vice fatta senza che esista una regola per poterlo fare e senza che ci fosse stata una consultazione preventiva.

    Non migliore il metodo (per me esoterico ed oscuro) con cui sono stati selezionati i 300 che compongono le commissioni. A giudicare dai nomi noti che vi ritrovo non sono state proprio fatte a sorteggio. Nono…

    Non ho gradito neppure le votazioni un po’ casuali che si sono viste, per alzata di mano in 2500? Senza neppure prendersi il tempo di gestirle per bene poi. Potevano sicuramente trovare un modo migliore se avessero voluto.

    Sulla provincia invece. Tre constatazioni.

    In linea di massima il discorso di Luigi Barbieri è più che apprezzabile. I cittadini hanno fatto una scelta.

    Nessuna struttura partitica dovrebbe credersi rappresentativa a tal punto di permettersi di voler modificare i risultati acquisiti (a meno di inediti e gravi rivolgimenti) senza ritornare a chiedere agli elettori il loro parere.

    Più difficile stabilire invece il giusto rapporto tra media e istituzione nel caso specifico. Da un lato è bene che un’eventuale lotta politica avvenga in prima pagina. Mostra meglio le finalità che possono essere nascoste dietro le varie richieste e permette ai cittadini di operare il necessario “disincanto” riguardo l’operato dei propri rappresentanti.

    Da un punto di vista strettamente politico (politico inteso forse come “vecchia politica”) invece non è un bene, in quanto non permette di lavare in casa i panni sporchi. In ogni caso questa scelta mostra lo stato di crisi di un sistema e va presa come semplice manifestazione di questo. Nulla più. Una buona politica non manifesta problematiche di questo tipo in prima pagina perché non ne incontra, una politica vecchia si ed diventa giusto, a quel punto, che esse siano mostrate alla pubblica opinione, sperando essa reagisca nel modo che sarebbe più consono. Che sarebbe il rigetto.
    Terzo e più importante punto.

    Vorrei far notare, come diceva sopra Roberto, che l’organismo provinciale in Italia non ha più motivo di essere dopo la creazione delle regioni. Si tratta di un classico caso di moltiplicazione ingiustificata delle poltrone e di sovrapposizione di poteri che bloccano il nostro paese impedendone governabilità e sviluppo.

    Invece di pensare al rimpastino provinciale, al rimpastino regionale e domani a quello di governo, a quando qualcuno che penserà di voler fare la bella figura di proporre l’abolizione totale (tra le tante cose da abolire) delle province italiane, spartendo quei pochi compiti che hanno (non in sovrapposizione con altri) alle altre strutture statali?

    Quando insomma si pensa di smettere di darsi un’importanza politica che non esiste pretendendo posti, chiedendo verifiche e mettendosi in bella e ridicola mostra sui giornali e si pensa di rimettersi a fare Politica? (sisi, la P maiuscola non è una casualità…)

  20. Samuele Branchetti 30 ottobre 2007 00:55

    Interventi e proposte molto interessanti che credo sarebbe utile approfondire e discutere in modo organico, magari anche durante incontri ad hoc. Lancio solo alcuni flash:

    1) Istituzioni locali (province, comuni, comunità montane, ecc.). I ruolo dei Comuni può e deve essere valorizzato! Il Comune rappresenta l’istituzione più vicina ai cittadini! Per quanto riguarda il ruolo, le competenze e le utilità delle istituzioni intermedie (in particolare Provincia e Comunità Montane) sarebbe effettivamente utile una riflessione seria e pragmatica.

    2) Rapporto fra partito e mezzi di comunicazione. Anche qui è necessaria una riflessione. Certo non si può, in modo semplicistico e strumentale, “fare politica” sui giornali. Però bisogna considerare che spesso i quotidiani (e ultimamente anche alcuni blog) rappresentano uno dei pochi canali che consentono di informare i cittadini nel loro complesso e rendere pubbliche le discussioni. Se il processo che conduce ad una scelta politica finisce sui giornali secondo me non è un problema! L’importante è che il processo sia chiaro, trasparente, tendente alla partecipazione e al coinvolgimento!

    3) Dalla politica dei pochi alla politica dei molti. Per fare questo dovremo mettere in campo strumenti nuovi, ma anche valorizzare quelli classici. Elezioni primarie e referendum consultivi sono possibilità estremamente interessanti per coinvolgere le gente, rendere i cittadini partecipi e avvicinare le persone alle politica. Soprattutto i giovani che purtroppo (ma come non giustificarli) sono sempre più diffidenti e disillusi nei confronti dei partiti politici e delle istituzioni.

    La lettera aperta, che condivido e sottoscrivo, mette in campo anche strumenti concreti per attuare nuove modalità di scelta e decisione. La sfida dei prossimi mesi ritengo sarà proprio quella di rendere applicabili, anche a livello locale, queste nuove modalità. Un nuovo metodo per riformulare e recuperare un rapporto stretto con i cittadini, per renderli protagonisti e non semplici “tifosi”.

  21. Stefano Raggi 30 ottobre 2007 12:45

    Pieno appoggio al documento di Luigi Barbieri, capace di evidenziare i limiti e i rischi di una politica che appare ancora più intollerabile alla luce del nuovo Partito democratico.
    Molte aspettative per una nuova politica, costruita su scelte consapevoli e innovative, rischiano di naufragare se la vecchia partitocrazia riuscirà ad imporre scelte che nulla hanno a che fare con l’interesse collettivo, unico obiettivo da perseguire per amministratori pubblici degni di questo nome.
    Non si tratta di nomi e di personaggi, ad essere in gioco è la credibilità di un intero progetto che vorrebbe cambiare il Paese, partendo da realtà locali dove più forte dovrebbe essere la propria credibilità!

  22. Matteo Teodorani 30 ottobre 2007 13:30

    BRAVO SIMONE!
    Condivido in toto le tue affermazioni, purtroppo l’Assemblea Costituente (che nome impegnativo..) ha preso una brutta piega difficilmente rimediabile.
    Sull’abolizione delle Province mi trovi completamente d’accordo ma sono anche consapevole che non verrà mai nemmeno proposta, anzi se ne propone la moltiplicazione a dismisura….

  23. Simone Morgagni 30 ottobre 2007 20:05

    Vedi Matteo,
    concordo pienamente sull’utilizzo delle tue parole: “difficilmente rimediabile” e “consapevole che non verrà mai nemmeno proposta”.

    Il fatto è che sono testimonianza di una schizofrenia presente in ogni elettore sano di mente penso. E per risolverla non resta che giocare sull’unico elemento che ha in ogni caso valore. Il voto appunto e il carico di responsabilità che da esso deriva.

    Io gradirei ad esempio un documento dei nostri costituenti (sisi, è un velato e subliminale suggerimento) che sostenga le posizioni su cui in non pochi ci stiamo trovando d’accordo in questi commenti.
    Gradirei fosse apprezzato e firmato anche da altri costituenti, locali e non.
    Gradirei poi che fosse rimesso a chi di dovere, più in alto.
    E gradirei anche una risposta.

    Già fare questo ridurebbe in maniera drastica la schizofrenia e il fastidio di cui le tue parole, come tante altre, come le mie, sono testimonianza.
    Inoltre sarebbe un esempio concreto di quell’attività che finisce nei dizionari sotto il nome di “democrazia rappresentativa”, attività cui spesso la descrizione non assomiglia poi troppo alla pratica.

    Per le province invece. Perché non proporre un sistema simile? Perché non iniziare a lanciare con vigore l’idea proprio da parte di coloro che localmente vi hanno cariche? Perché non farne una nuova bandiera del Pd prima a livello locale e poi, possibilmente, più espanso?

    Da qui occorre partire e occorre farlo sul serio. Altrimenti ci si ritrova con l’intero sistema sotto sempre maggiore tensione fino al momento della rottura.
    E le rotture spesso non fanno piacere.

  24. Michele de Pascale 2 novembre 2007 14:09

    Vado controcorrente.
    oserei definire provinciale il tema dell’abolizione delle province. la dimensione provinciale è essenziale per gestire centinaia di servizi ai cittadini e coordinare l’attività soprattutto dei comuni medio-piccoli piccoli e piccolissimi. sarebbe molto più utile accorpare i comuni e razionalizzare la spesa.
    sono aperto a studi economici che provino l’inefficenza della dimensione provinciale, come economia di scala ma dibattiti al di sotto di questo livello mi trovano contrario.

  25. Simone Morgagni 2 novembre 2007 16:35

    Mi limiterei a citare il sano ed economicissimo criterio di efficienza paretiana.

    Posto che non credo sia giusto avere nanocomuni e che quindi li accorperei almeno fino a raggiungere i 5000 abitanti (il che eliminerebbe circa i 2/3 degli oltre 8000 comuni italiani), non vedo dove sia la necessità di coordinamento rappresentata esclusivamente dalle province.

    Con questo intendo dire che, una volta accorpati i comuni, essi potrebbero benissimo trovarsi attorno allo stesso tavolo con estrema regolarità per discutere, coordinare e dirigere l’attività di interesse superiore al singolo territorio. Democraticamente e senza necessità di un organismo, di un consiglio, di uffici appositi. I compiti attualmente a carico della provincia sarebbero quindi spartiti tra le regioni e i comuni, riunentisi in apposite collettività territoriali. Come del resto previsto dall’apposita legge che istitui le regioni nel ‘70.

    Tutto questo senza bisogno di un organismo intermediario pesante.

    Questa seconda soluzione mi pare tendere maggiormente alla paretoefficienza rispetto a quella attuale. Si salvaguarda la necessità superiore al comunale e inferiore al regionale costruendo gruppi di lavoro ad hoc. Tutto questo, naturalmente senza la necessità di creare poltrone aggiuntive e sovrapposizioni inutili di poteri (basti pensare ai compiti di polizia, per fare un esempio). I fondi andrebbero agli altri organismi che potrebbero razionalizzarla ottenendo gli stessi risultati con un significativo risparmio. Pareto ne sarebbe contento.

    Ora, non so se esistano come dici tu addirittura “centinaia” di servizi ai cittadini che non possano essere gestiti tramite una buona collaborazione tra istituzioni funzionanti e disposte a collaborare, ma solo da un’organizzazione pseudoautonoma di livello provinciale. Nel caso esistessero mi farebbe, in ogni caso, piacere venirne a conoscenza. Possibilmente attraverso studi che ne dimostrino anche l’efficienza!!!

    Ovvio che se poi guardiamo le troppo comuni lotte di orticello e potere che politici piccoli fanno nel loro microterritorio locale non solo non bastano nanocomuni, province bicefale, tricefale o chissà che altro.
    Occorrerà ricorrere anche a rendere statali (e finanziare con appositi gettoni di presenza) le assemblee di condominio, le riunioni tra amici al bar e quelle natalizie tra parenti.

    In ogni caso provincia o non provincia e dato che discutiamo (in maniera per me molto soddisfacente e divertente tra l’altro) da ormai non so quanti anni, non divergiamo, non scinderti.

    Almeno sulla grammatica perDiana!!!

  26. Carlo Giunchi 2 novembre 2007 20:34

    In un certo senso il problema provincia mi appassiona, se non altro perchè ci ho lavorato dentro quindici anni.
    Dico subito che i giudizi sommari del tipo “aboliamo le province” non mi piacciono e rischiano solo di esporre che li propone alla figuraccia che ha fatto in TV l’azzimato direttore del Sole 24 ore Ferruccio de Bortoli che, dopo averlo proclamato, non ha saputo rispondere a chi gli ha chiesto se sapeva quali erano attualmente le funzioni delle province.
    In realtà le funzioni sono molte, anche se non tutte rilevanti. Ne cito alcune: la gestione e la manutenzione delle strade provinciali, che sono tante; la pianificazione e la realizzazione dell’edilizia scolastica per la scuola media superiore; la programmazione territoriale e la pianificazione urbanistica, la formazione professionale su deleghe regionali, le politiche del lavoro (assorbiti gli uffici del lavoro), molte altre deleghe regionali su vari temi come turismo, cultura, sviluppo economico, caccia e pesca,ecc., la tutela ambientale, e così via.
    In genere si tratta di funzioni per le quali è indisponsabile un inquadramento territoriale superiore a quello dei singoli comuni, ma inferiore a quello della regione.
    Le strade per esempio rendono bene la situazione: l’Anas segue le statali (le più grandi e lunghe), i comuni le comunali (le più piccole e corte), le province quelle intermedie, appunto le provinciali. Pensate che baraccone diventerebbe l’Anas se seguisse anche queste, o che pasticcio se la stessa strada avesse un trattamento diverso a seconda del comune che attraversa.
    Oppure si pensi ad una equilibrata pianificazione ambientale o paesaggistica del territorio se non ci fosse un’articolazione subregionale grande almeno da poter ragionare per aree e non per coriandoli di terra.
    Voglio dire che la suddivisione territoriale è assolutamente funzionale al buon governo e questo anche se si decidesse con buon senso di costringere i comuni più piccoli ad accorparsi.
    Il problema allora non è pensare semplicisticamente che non ci sono funzioni per le province, il problema vero è che la gestione di tali funzioni dovrebbe essere “depoliticizzata”, cioè sottratta al controllo di un organo politico elettivo corrispondente.
    In fondo si pensi a quanti uffici pubblici sono a base provinciale o interprovinciale, con le loro funzioni di tutto rilievo, come la polizia di stato, gli ex provveditorati agli studi, il genio civile, gli archivi di stato, le soprintendenze, la motorizzazione civile, gli uffici finanziari e via dicendo, i quali sono apparati che rispondono ad un livello politico superiore non corrispondente al territorio di loro competenza.
    In molti casi questo livello è il governo centrale, con i relativi ministeri, in altri è la regione.
    Ecco io penso che le province dovrebbero essere depoliticizzate perchè la stragrande maggioranza delle loro funzioni ha natura tecnico-amministrativa e per le implicazioni politiche sono rapportabili al livello politico della regione.
    I guai per le province non stanno nel dovere svolgere delle funzioni su un territorio, quanto piuttosto nel dover rispondere ad un governo politico corrispondente che ha il pessimo ruolo di politicizzare appunto tutto, e politicizzare vuol dire oggi ancora sovrapporre interessi particolari a quello generale, sostituire l’efficienza della macchina con la farraginosità provocata dalle clientele, dal voto di scambio, dalla gestione affarisca degli interessi locali.
    Certo, depoliticizzare le province lasciando loro delle funzioni non significa automaticamente produrre qualità amministrativa ed efficienza (tanti degli uffici statali che ho ricordato sono ambienti tremendi per burocrazia e inefficienza)ma sarebbe certamente un buon passo verso una riforma generale del nostro stato.
    Se potessi azzardare un’ipotesi io farei le seguenti cose:
    1) abolizione delle prefetture statali;
    2) trasformazione delle province in prefetture regionali rette da un prefetto di nomina appunto regionale;
    3) accorpamento obbligatorio dei comuni fino a 5000 abitanti ed incentivi per l’accorpamento che produce nuovi comuni con almeno 20000 abitanti;
    4) creazione di organismi di natura politico-amministrativa di livello provinciale che vengono coinvolti dalla regione solo per l’esame di pianificazioni di vasta portata, e che corrispondono all’assemblea dei sindaci di un territorio, i quali hanno hanno a disposizione un voto ogni 5000 abitanti rappresentati.
    Può sembrare tutto fantapolitico? può darsi, comunque vale la pena rifletterci.
    Ciao a tutti
    carlo Giunchi

  27. Denio Derni 3 novembre 2007 11:15

    Condivido il testo di Barbieri e lo sottoscrivo. Se c’è stata una motivazione forte che mi ha spinto ad aderire alla Tua Stagione è senz’altro stata quella di tentare di cambiare i vecchi metodi del fare politica a sinistra,perchè possa apparire chiara e netta la discontinuà…e invece , questa vicenda ci riporta immediatamente nel solito pantano…per questo è necessario reagire subito e in maniera forte: la posta in gioco è altissima. O il Partito Democratico fa SEGUIRE I FATTI ALLE PAROLE e allora in questo Paese è ancora possibile coltivare e far crescere qualche SPERANZA,
    oppure passa ancora l’idea, affatto sbagliata se questi sono i primi vagiti, che nulla cambia salvo il nome e possiamo preparaci a tanti anni di STABILITA’ di governo, quello della destra, e alla miseria politica e morale di una nomenclatura di sinistra (si fa per dire)che si accontenta di gestire le briciole di qualche poltroncina,di qualche mangiatoia dove coltivare le rendite di posizione…o il PD si mette le ali e ha uno scatto di innovazione democratica VISIBILE TANGIBILE CONCRETA, a tutti CHIARA E TRASPARENTE o la cecità di molti nostri “politici di antica consuetudine”, che a me pare abbiano perso, col “mestiere” l’abc del far politica, (non parliamo della passione…)ci trascinerà nella sconfitta storica della Sinistra in Italia. francamente vorrei evitarlo..ciao a tutti.Denio Derni

  28. tinin mantegazza 3 novembre 2007 12:04

    Finalmente si discute, questo mi sembra positivo! la politica degli yes-men, degli apparati e dei numeri di sedili che corrisponda al numero dei culi postulanti, non è confortante.
    Mi sembra particolarmente degno di nota l’intervento di Carlo Giunchi, anche se non so se sono d’accordo oppure no: capire funzioni e struttura delle Amministrazioni Provinciali meriterebbe adeguato spazio.
    Se poi vogliamo entrare nel microcosmo locale c’è anche da comprendere come nel 2007 si debba ragionare in termini di antagonismo o quanto meno di equilibrio geografico tra Forlì e Cesena comprese le doppie federazioni di partito. Eppure si tratta di una dozzina di chilometri ormai quasi del tutto urbanizzati. Possibile che non si riesca a pensare alla provincia come ad una metropoli? Discutiamo compagni, discutiamo.
    Tinin Mantegazza Consigliere provinciale indipendente per conto dei Comunisti Italiani.

  29. gianluca monti 6 novembre 2007 16:46

    Oggi finalmente con la lettera degli assessori provinciali dimissionari (della quale ho riportato il testo nel commento alla riunione di stasera) si aprono nuovi orizzonti e si intravede un pò di cielo sereno sopra il PD! Credo che sia nostro compito appoggiare la scelta degli assessori perchè risponde appieno alla nostra visione della politica anche se rimane comunque necessaria una discussione più approfondita sui compiti delle amministrazioni provinciali. Oggi più di ieri dobbiamo tenere la guardia alta affinchè non si faccia tanto rumore per nulla, tornare indietro ora cercando di insabbiare la questione sarebbe come seppellire un pò anche il partito democratico.

  30. Thomas Casadei 6 novembre 2007 17:14

    Credo che un nuovo modo di essere della politica all’insegna dell’apertura e della “rivoluzione democratica”, anche a livello locale, non possa non passare da eventi inediti e in qualche modo anche dirompenti come quello di cui si apprende oggi dai giornali (perchè di certo il gesto pubblico dei 4 Assessori nominati come Ds e ora in quota PD è eclatante).
    Metto a fuoco solo un paio punti che mi paiono decisivi auspicando una discussione seria e approndita - cosa che da mesi, anche nell’ambito dei DS, abbiamo invocato a più riprese - qui, e in altre forme:

    - La lettera inizia con la definizione di un nuovo scenario che anche nella nota di Barbieri era prefigurato: “La nascita del Partito democratico, anche nel nostro territorio, deve segnare un chiaro passo in avanti tra un vecchio modo di fare politica e un modo nuovo, più libero, trasparente e partecipativo di intendere il rapporto tra cittadini e istituzioni”.
    E’ questo va nella direzione opposta ai tentativi di far passare alcune operazioni, molto calate sulle figure del ceto politico, sganciate dalle autentiche questioni amministrative che stanno sul tappeto.
    Nella conclusione si fa riferimento ad un auspicio che non può che essere condiviso: “questo atto va inteso come una dichiarazione di speranza nel Partito Democratico, che va preservato dalla contaminazione della peggiore politica e non può essere contraddetto, sin dalla sua nascita, nei suoi valori più cari: trasparenza, partecipazione, innovazione, apertura alla società”.
    Le quattro parole chiave che concludono il passo sono quelle che noi della tua stagione cerchiamo di praticare e condividere con tutti nel nuovo soggetto politico rappresentato dal PD. A questi principi urge connettere azioni concrete. I quattro assessori hanno avuto il coraggio di richiamarle e di chiedere una sterzata in tale direzione con precisi atti. Occorre dunque dare corpo a questa prospettiva: cominciare dal taglio dei costi della politica, come da tempo chiediamo, potrebbe essere un primo preciso atto.

    - Continuare a leggere la questione della Provincia come un problema dei Ds, per giunta di Forlì, è qualcosa di imbarazzante (la questione è il buon funzionamento della’Amministrazione provinciale che deve rispondere ai cittadini prima che alle logiche dei partiti), come imbarazzante mi pare il quadro designato a livello di relazioni tra i quattro Assessori e i Segretari dei partiti di riferimento: uno scenario che manifesta in maniera eclatante come il quadro non possa essere assolutamente più quello ante-PD (mi permetto di osservare che il sottoscritto e altri hanno cercato di introdurre questi elementi di discussione nell’unico caso in cui in un organismo dei Ds si è parlato della questione, a fine giugno, ove le questioni sul PD furono del tutto schiacciate da questioni nominalistiche legate a singoli dirigenti di partito: una discussione dove le questioni politiche erano solamente a latere, come ricorderanno i presenti a quella mega riunione di 10 ore ove saltarono pure le buone pratiche della discussione democratica).

    Occorre certamente uno scatto e un modo del tutto diverso di procedere: la nota di Barbieri lo auspicava, gli eventi di questi giorni ne confermano l’urgenza. L’iniziativa dei quattro Assessori ha certamente il merito di rafforzare in maniera eclatante questa urgenza. Prima vengono le questioni di programma rispetto ai posizionamenti dei singoli. E giustamente si valutino l’operato degli Assessori in carica e si tenga conto della pressante richiesta di buona amministrazione, che non può essere svincolata da efficienza e riduzione dei costi della politica.
    Quanto ai percorsi dei singoli dirigenti politici di partito sarebbe bene discuterne nell’alveo non del partito che fu ma di quello che è, ovvero il nuovo Partito democratico, che non può di certo essere la riproposizione - nel bene e nel male - del PCI/PDS/DS. Continuare a concepire la questione secondo questa chiave di lettura - la cosa che suggerivano qui sul blog anche Guglielmo Russo e Orazio Manuzzi pochi giorni fa - vuole dire essere fuori contesto, ovvero celarsi dietro ai dei laconici “No Comment”.

  31. Tatiana 6 novembre 2007 23:08

    L’azione compiuta dai quattro assessori in provincia mi dà stimolo ed energia.
    Io, nel direttivo ds durato 10 ore, avevo sostenuto che il rimpasto in provincia fosse politicamente inopportuno e che questo tipo di decisioni dovevano essere discusse ed eventualmente condivise negli organismi allargati del partito(direzione federale).
    La situazione che ci troviamo difronte è una naturale conseguenza della mancanza di confronto.
    Il metodo in politica è anche sostanza!
    La nota che mi è più stonata in questa vicenda è che almeno dal 14 ottobre (primarie), tutte le scelte politico-amministrative devono seguire i principi cardine su cui si fonda il PD, tra cui protagonismo degli elettori e riduzione dei costi della politica.
    Auspico che come PD saremo in grado di ricondurre sui binari della politica aperta questa ed altre questioni…sicuramente c’è molto da lavorare ma questo non spaventa!!

  32. Alessandro Pilotti 7 novembre 2007 01:12

    Anche io ho apprezzato l’atto di responsabilità politica dei quattro assessori.
    Non parliamo di deleghe e di nomi ma riapriamo la verifica politica anche sui contenuti.
    Il mio parere è che il PATTO PER LO SVILUPPO voluto da Bulbi dopo la sua elezione si è progressivamente affievolito. In questa fase è necessario ridefinire gli obiettivi, ridare un orizzonte strategico.
    Uno sviluppo quantitativo che vede la dimensione qualitativa come accessoria rischia di portare semplicemente alla mera gestione dell’esistente.
    E’ necessario definire nella nostra provincia un PATTO SOCIALE PER L’INNOVAZIONE.
    Innovazione che significhi dimensione qualitativa del benessere e non quantitativa, ripensamente delle politiche pubbliche declinate con la sostenibilità come sostantivo e non come aggettivo.
    Massimo Bulbi potrebbe, fare una verifica programmatica profonda con forme di partecipazione dei cittadini previste dall’art.59 dello statuto provinciale, per evitare che tutto avvenga a mezzo stampa con rischi di nuocere a noi stessi

  33. maria maltoni 7 novembre 2007 17:50

    Condivido il contenuto del testo inviato oggi alla stampa a firma del nostro portavoce Barbieri, in relazione alla situazione dell’ Amministrazione Provinciale. La decisione dei quattro assessori ex-DS di rimettere il proprio mandato , testimonia da aprte loro una sensibilità politica di non poco conto, anche riguardo al dibattito apertosi in ambito locale ed in particolare nell’opinione pubblica che segue l’informazione locale. Il richiamo alla necessità di essere conseguenti con i valori di una nuova politica, più trasparenti e legata alla volontà dei cittadini e meno alle alchimie di partito, è sicuramente apprezzabile.Va anche detto che non tutti i cittadini si informano seguendo la stampa locale, che- impropriamente - era diventata il luogo di confronto su materie che dovrebbero avere ben altro livello di approfondimento. però dato che ormai il livello di confronto si è spostato sui media, non era possibile sottrarvisi. Cosa è auspicabile ora ? Che si ragioni in modo serio , se pure in una fase in cui ci si avvicina alla scadenza del mandato provinciale, sul modo in cui è possibile rispondere alle aspettative dei nostri elettori, ragionando in termini di efficenza ed efficacia dell’azione amministrativa, ma anche nello stesso tempo dando primi segnali nella direzione di una riduzione dei costi della politica. D’altra parte, tenuto conto dei principi ispiratori e delle novità del soggetto politico, chi meglio del PD dovrebbe essere di stimolo in questa direzione ?

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