Metalmeccanici e rinnovo del contratto
“La tua stagione” in merito allo sciopero dei metalmeccanici che ha visto a Forlì una partecipata manifestazione sotto la sede locale di Confindustria ritiene che siano giuste le rivendicazioni economiche ed inaccettabili le pregiudiziali poste dalla Federmeccanica al tavolo delle trattative soprattutto riguardanti la gestione unilaterale dell’orario di lavoro da parte delle imprese.
Gli scioperi dei metalmeccanici e le agitazioni negli altri settori in cui non si registra una reale volontà delle organizzazioni imprenditoriali di trovare un accordo soddisfacente per il rinnovo dei contratti, segnalano anche un più generale problema salariale delle lavoratrici e dei lavoratori nel nostro paese, come evidenziato anche dal Presidente della Banca d’Italia Draghi e dalle retribuzioni negli altri paesi europei.
“La tua stagione” ritiene necessario esprimere una sincera solidarietà nei confronti dei partecipanti allo sciopero, impegnando il Partito Democratico e l’intero centrosinistra a mettere in campo politiche appropriate per dare risposte alle giuste richieste ed aspettative delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dalla qualità e stabilità dell’occupazione.
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La “questione salariale” è ad oggi la piaga più pericolosa che sta dilagando nel nostro stato. Famiglie che vivono con poco più di 1000,00 €. al mese come possono sentirsi partecipi delle sorti del nostro paese? Pochi giovani partecipano alla vita politica. Sicuramente c’è un problema culturale, ma credo fermamente che se sei costretto a fare più di un lavoro, non per andare in vacanza ma per crescere i figli, forse le energie da mettere a disposizione della politica non ci sono proprio…
Per questo, e non solo, credo sia importante sostenere tutti i rinnovi contrattuali ancora aperti, a partire da quello dei metalmeccanici, senza dimenticarci, nel nostro piccolo, dei dipendenti ATR e società collegate a cui la proprietà ha comunicato la disdetta unilaterale dei contratti di secondo livello a partire da gennaio 2008. Questo significa che gli autisti che prendono 1.200,00 €. al mese, da gennaio ne prenderanno circa 1.000,00 €. … ce ne sono molti di esempi da fare ma su quest’ultimo dobbiamo far sentire anche la nostra voce perchè è dal territorio che prima di tutto le cose devono cambiare.
POSTO QUESTO ARTICOLO PERCHE’ CREDO RENDA ASSAI BENE L’IDEA DEI NUOVI PROBLEMI CHE CARATTERIZZANO IL MONDO DEL LAVORO, E CHE SOLO CHI VIVE SULLA PROPRIA PELLE OGNI GIORNO RIESCE A COMPRENDERE IN PROFONDITA’. E’ QUESTO UN TEMA SU CUI TUTTI I POLITICI, A VARIO LIVELLO, FATICANO A RAGIONARE, PERCHE’ LA PRECARIETà PER LORO E’ SPESSO UNA COSA DISTANTE….
Il Partito democratico ha tra i suoi compiti precipui quello di comprendere, davvero, queste condizioni e farvi fronte con proposte di politiche concrete.
Il rapporto dell’Agenzia europe per la sicurezza e la salute
Tutti i rischi degli impieghi saltuari. “Serve la prevenzione”
Il “mal di vivere” del precariato
quando il lavoro fa male alla salute
di TULLIA FABIANI
Gli effetti vanno dall’insicurezza psicologica, progressiva, allo stress eccessivo e possono seguire gastriti, disturbi cardio-circolatori, problemi nervosi. Prima ci sono contratti a progetto e lavori in affitto; c’è la questione sicurezza, la mancanza in molti casi di strumenti di protezione, la privazione di tutele e la relativa probabilità di infortuni. Perciò la diagnosi è molto seria: il lavoro precario fa male alla salute. Occorrono prevenzione e cura. Quanto prima.
A fare il check-up delle condizioni in cui versa il lavoro atipico e soprattutto delle conseguenze per i lavoratori così impiegati è uno studio dell’Osha, l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (http://osha.europa.eu), che evidenzia l’insorgere di vari rischi legati alle nuove forme di organizzazione del lavoro. Temporaneo o a progetto, prestazione d’opera, finto lavoro “in proprio”, e outsourcing,: secondo l’indagine, pubblicata nelle settimane scorse, da queste nuove forme di contratto derivano altrettanti nuovi rischi per la salute dei lavoratori. E di fatto oggi chi è impiegato attraverso questo genere di contratti è più esposto.
Il malessere degli atipici. Nel corso della ricerca l’Agenzia ha interpellato esperti di vari paesi, (Europa e Stati Uniti) e professionisti dell’Ilo (l’agenzia dell’Onu per il lavoro) e ha chiesto loro di valutare la presenza, o meno, di nuovi rischi per la salute derivanti dalle forme di organizzazione del lavoro recenti e atipiche. Dalle risposte sono emersi vari elementi critici: i precari hanno occupazioni più rischiose, condizioni di lavoro più scarse, e raramente ricevono una formazione adeguata su salute e sicurezza. Inoltre, la sequenza spesso convulsa e scostante di contratti a breve termine “aumenta la sensazione di insicurezza e marginalità, provocando l’incremento di stress e preoccupazione, con rischi per la salute molto gravi”.
Le interruzioni tra un contratto e l’altro rappresentano infatti una discontinuità della responsabilità legale del datore di lavoro. E questo, secondo gli esperti, finisce per essere ulteriore elemento di malessere.
Quindi, a confronto con coloro che sono impiegati in un lavoro stabile, i lavoratori precari risultano maggiormente vulnerabili. Molto più deboli. E non solo per quel che riguarda contributi, indennità, stipendi. “La lettura data - dichiarano i ricercatori dell’agenzia - è ampiamente supportata dalla letteratura scientifica in materia: ci sono dimostrazioni che le caratteristiche di queste nuove forme di lavoro non tradizionali portino a rischi peculiari per la salute”.
Le condizioni di lavoro. Un altro aspetto riguarda i carichi di lavoro: le statistiche europee indicano che oltre metà degli occupati dichiara di lavorare ad alte velocità e pressione per tre quarti del tempo, con un trend che pare essere in aumento. A questo proposito lo studio sottolinea anche la frequente esclusione dei lavoratori precari dai tavoli sindacali su salute e sicurezza e il minore accesso (o del tutto assente) ad attrezzature e strumenti di protezione. I risultati di tale sistema si traducono dunque in condizioni fisiche di lavoro peggiori, insicurezza psicologica e stress eccessivo, un maggior carico d’impiego, incidenti più frequenti.
“Si va rafforzando una sorta di mal di vivere perché l’incertezza del lavoro e la precarietà continua finiscono per far morire la speranza nel futuro - sostiene Filomena Trizio, segretaria generale di Nidil-Cgil - le nuove generazioni sono circondate da questo tipo di contesto lavorativo e senza dubbio sono più esposte al malessere. Altro che bamboccioni, la condizione di disagio in cui si trovano i giovani è frutto di scelte politiche e sociali precise. E su queste si deve intervenire”.
Ma oltre a ravvisare un legame tra i nuovi pericoli per i lavoratori (soprattutto lo stress e le conseguenti malattie psicosomatiche) e i nuovi equilibri economici e organizzativi, nella ricerca viene riscontrato anche un collegamento tra la maggiore competitività sul luogo di lavoro e gli episodi di bullismo e molestie; infine la sottolineatura di un altro aspetto: la connessione tra lo scarso equilibrio della vita professionale e quello della vita privata e famigliare.
Situazioni che fanno del lavoratore precario un soggetto a rischio e concorrono ad aumentare i danni alla salute derivanti dal lavoro. Sintomi che spingono gli operatori del settore, come l’Agenzia europea, a ribadire la necessità di trovare presto vaccini e terapie: un maggiore controllo degli ambienti di lavoro e un incremento reale di garanzie e tutele. In altre parole: nuove, differenti politiche per un lavoro diverso, stabile e sicuro.
Cercando di comprendere la situazione attuale dei lavoratori parlero della FILCAMS [commercio servizi e affini].I lavoratori coinvolti nei rinnovi del CCNL ,sono tre mlioni e mezzo ;1.600.000 nel terziario[richiesta 78 euro];1.200.000 nel turismo [90 euro].500.000 nelle pulizie [90 euro].Le controparti, chiedono la massima dereguletion su orari mercato del lavoro. PULIZIE.Alavoraresono spesso le donne ed extra comunitari,con orari spezzati,salari sotto i mille euro al mese eil rischio di diminuirele ore settimanali passando da un lavoro all’altro.Luoghi di lavoro dove spesso imperano le regole della precarieta’e della massima flessibilita’,a causa dell’abuso degli appalti,sia nelle amministrazioni pubbliche che ovviamente i privati.Si devono applicare le tabelle salariali chi non rispetta i contratti,non e’in regola con iDURC e icontributi o nongarantsce la sicurezza non deve potr accedere ai benefici pubblici. COMMERCIO ETURISMO .Le imprese chiedono il lavoro a chiamata sichiede di applicareil decreto 66 sugli orari,senza naturalmente il controllo sulla flessibilita’da parte sindacale.Oggi ogni azienda puo’ gia’ distribuire il lavoro una settimana su 32 e un’altra su 44 ore,ma contrattare fornire il numero degli organici…..ecc. E’ facile con questi dati fare del massimalismo o del facile populismo .Il sindacato deve avere il proprio ruolo per la parte che concerne le tutele ,i partiti [specialmente inuovi] devono essere accorti sulle amministrazioni locali[apalti....ecc].Sulle nuove aperture dei mega centri commerciali che a fonte di false promesse di sviluppo del territorio chiedono aperture straordinarie ai comuni .Faccio un esempio [CONAD LECLERC RIMMINI il 25 dicembre e' stato aperto....]Questo e’ un settore dove il lavoro e’ stabile ma i lavoratori sono precari.Forse fra quei tre milioni delle primarie qualcuno di loro c’era non dimentichiamolo mai.Ciao quest’altra volta vi raccontero’ ,delle farmacia degli studi privati…ecc
prendo atto positivamente della solidarietà espressa da ‘la tua stagione’ nei confronti dei lavoratori metalmeccanici in lotta per il contratto e più in generale nei confronti dei lavoratori che si trovano con i contratti scaduti da mesi/anni a causa di atteggiamenti ideologici e inaccettabili delle associazione imprenditoriali.
credo che la vostra posizione possa essere di aiuto affinchè il Partito democratico metta al centro il lavoro e i suoi diritti e non invece una preoccupante ‘equidistanza’ tra lavoro e impresa.
ricordo tra l’altro il valore solidaristico del Contratto Nazionale di Lavoro, unico strumento oggi per garantire coesione sociale e dare risposte economiche e di diritto a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla azienda in cui lavorano e dalla regione in cui vivono.
La solidarietà rappresentata dal Contratto nazionale mi pare sia la cura migliore ai profondi mali diffusi nel nostro paese come l’individualismo esasperato che sfocia spesso nell’egoismo, nel razzismo, nell’intolleranza.
Paride Amanti
Ecco altri dati che attestano come la questione generazionale e quella del lavoro siano ormai un nodo centrale cui la politica non può sottrarsi, anche per recuperare la fiducia che molti giovani hanno perso nei suoi confronti. Altro che anti-politica, qui ci sono ragioni per precise: la politica deve prender coscienza del problema e articolare risposte.
Tanti, in età più avanzata o matura, sono coloro che vivono sulla base di rendite di posizione, tutelando le loro esigenze a scapito di meritrocrazia, dinamismo, nuovi approcci ai problemi.
Il partito democratico credo che non possa non cimentarsi con queste sfide, anche perchè qualche “bamboccione” ci sarà ma il problema di fondo è certamente in una società “bloccata” e, in alcuni settori, profondamente gerontocratica.
Discutiamone….
Nel 2006 i celibi fra i 18 e i 34 anni che vivono “con almeno un genitore” hanno oltrepassato il 60%. Nel 2005 erano 59,5%
“Bamboccioni” sì, ma non per scelta
di sicuro lontani da politica e religione
Tra loro - rivela il rapporto Istat 2006 “la vita quotidiana” - diminuiscono quelli che possono contare su uno stipendio
di SALVO INTRAVAIA
AUMENTANO i ragazzi che, per scelta o necessità, rimangono a vivere in casa dei genitori. Ma non solo. I giovani del nostro Paese marcano sempre di più le distanze dalla politica e dai luoghi di culto. E’ il quadro dei ragazzi italiani che emerge dall’ultima indagine Istat su, relativa al 2006, “La vita quotidiana”. Confrontando i dati con quelli dell’anno precedente, le preoccupazioni del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa - condite con la discussa definizione di “bamboccioni” - sono destinate ad aumentare. Nel 2006 i giovani celibi di età compresa fra i 18 anni e i 34 anni che vivono “con almeno un genitore” hanno oltrepassato la soglia del 60 per cento. Nel 2005 erano 59,5 su 100.
Ma nel ponderoso volume pubblicato ieri, che prende in considerazione un po’ tutti gli aspetti della vita quotidiana (vacanze, tempo libero, stili alimentari, sport, ed altro), l’istituto nazionale di statistica mette a disposizione anche i numeri che possono spiegare le probabili motivazioni di tanto attaccamento a mamma e papà. Infatti, l’aumento dei ragazzi che restano in famiglia è accompagnato dal decremento (dal 47,7 al 46,7 per cento) dei giovani che hanno la fortuna di potersi definire “occupati” e poter contare su uno stipendio.
E dal parallelo incremento, pari a due punti percentuali, di coloro che si definiscono in “cerca di occupazione”.
Sembrerebbe quindi, almeno stando ai numeri, che i nostri giovani non siano affetti da “mammismo acuto” bensì dall’impossibilità di sostenersi anche quando non si è più ragazzini. Un popolo, quello dei 18/34enni che condivide ancora lo stesso tetto dei genitori, formato da 7 milioni 368 mila individui con netta prevalenza di uomini: oltre 4 milioni e 200 mila.
E accanto alle difficoltà di trovare un lavoro e una casa per andare a vivere da soli, fra i giovani, cresce anche la sfiducia nella politica. In appena 12 mesi il numero di coloro che “non si informano mai di politica” fa registrare un netto balzo in avanti. Fra i 18/19enni addirittura di 3 punti e mezzo: dal 32 al 35,4 per cento. Meno marcati, anche se consistenti, gli incrementi fra i 20/24enni e i 25/34enni. Il motivo di tanta lontananza dai palazzi della politica è presto detto. Alla maggior parte la politica “non interessa” proprio. Ma sono parecchi coloro che dichiarano espressamente la loro “sfiducia nella politica”, sentimento che attanaglia il 28,3 per cento dei 25/34enni, e quelli che la considerano troppo “complicata”.
Un senso di sfiducia che si allarga anche alla religione. Coloro che dichiarano apertamente di non recarsi “mai in un luogo di culto” è in forte aumento, soprattutto fra i giovanissimi di età compresa fra i 14 e 19 anni. Allontanamento da chiese e parrocchie confermato anche dai ragazzi che frequentano i luoghi di culto “almeno una volta a settimana”. Di “frequentatori modici”, fra i 14/17enni, nel 2005 se ne contavano 37,6 su 100. Nel breve volgere di un anno si è bruscamente scesi al 30,6 per cento. Disaffezione che in misura minore colpisce anche i 18/19enni e i 20/24enni. Solo fra i 25/34enni si registra un leggero recupero.
Ieri c’e’ stato sciopero nazionale delle aziende che aderiscono al ccnl del commercio la cui controparte e’la confcommercio,l’anomalia di questa categoria che negli scioperi non potra’,mai avere grossi numeri di partecipazione sta appunto nell’applicazione per il settore[iper, super,negozi] 3 tipologie di controparte ;confcmmercio,cooperative di consumo ,confesercenti,non siedono mai al tavolo insieme ,qualcuno rompe le trattative ,le altre organizzazioni no un teatrino che comunque divide i lavoratori.Questa volta lo sciopero era contro confcommercio ,richieste;euro 78 in 2 anni ,riduzione del precariato ,miglioramento degli orari di lavoro ……La controparte sta mettendo in discussione quelle conquiste su part-time e apprendistato ,che fecero gridare al tradimento il ministro del lavoro di allora ,nei confronti di confcommercio.La controparte ha rotto le trattative con un comunicato contro il protocollo del 23 luglio.
Per ilavoratori delle pulizie poi tutto e’ in alto mare da oltre 2 anni,le donne del pulimento ieri erano con noi sul trenino con bandiere e fischietti a volantinare davanti a negozi aperti in piazza Saffi ,loro sono i lavoratori invisibili che arrivano dopo che tu hai chiuso l’ufficio,nel loro ultimo sciopero hanno avuto dall’amministrazione di REGGIO EMILIA UN ULTERIORE ”SGARBO”ha fatto svolgere il lavoro delle donne in sciopero dagli impiegati dell’amministrazione ,la cosa ha dell’incredibile difficile anche da commentare.
Le pantofole scalcagnate,la testa spettinata,gli occhi grandi gonfi di sonno,Ramona sono parecchi mesi che si alza alle sette per andare a cercare lavoro ,se non potesse disporre del tinello riscaldato per dormire,e se non potesse approfittare di quel poco di spesa che sua madre vedova e pensionata divide con lei ,come farebbe?
Trentadue anni,orfana di padre due lauree con lode nessun lavoro,dorme sul divano perche’la madre ha affittato la sua camera a uno studente .Sfoglia il giornale ecco la pagina delle offerte di lavoro….Cercasi sciampista …cercasi muratore…cercasi modella per una linea di costumi da bagno”Confort e seduzione”,qui si ricorda di un’altra esperienza dove e’ dovuta scappare giu’ per le scale e rivestirsi in fretta ,no non ci andra’. Cercasi venditrice a porta a porta ,anche questo l’ha gia’fatto e non riusciva neanche a pagarsi la benzina….Cercasi badante per pensionato non autonomo…anche questo l ‘ha gia’ provato era prigioniera in quella casa che puzzava di orina.Vada per la sciampista ,ma quando arriva il posto e’ gia’ occupato .Si siede scoraggiata sopra un gradino e si ripete meccanicamente una filastrocca di Dorothy Parker,che le torna alla mente tutte le volte che le prende voglia di morire:”Irasoi fanno male/i fiumi sono freddi/l’acido lascia le tracce/le droghe danno icampri/le pistole sono illegali/le corde cedono/il gas e’nauseabondo/….tanto vale vivere.
Non voglio commentare ,ma i bamboccioni sono questi?
La discussione sul rinnovo dei contratti mi dà l’occasione per affrontare il tema dei salari. E’ una questione che ormai da tutti è ampiamente riconosciuta come centrale in Italia, anche da parte di soggetti non propriamente filosindacale, quali la banca d’Italia nella persona del suo presidente. Peraltro anche il mondo imprenditoriale sta andando a due velocità, le imprese che esportano vedono crescere i fatturati, mentre quelle i cui prodotti si rivolgono al mercato interno ed in particolare sono rivolti ai consumi delle famiglie, arrancano tuttora e se non vi sarà un aumento del potere d’acquisto delle retribuzioni che recuperi quello che è stato perso in questi anni, la situazione non migliorerà.
Perciò mi pare di grande interesse la proposta avanzata da Veltroni in merito al salario minimo, anche se non ancora del tutto chiara nei particolari. E’ del tutto evidente che mille euro sono solo la soglia minima a cui poter far riferimento per un salario e peraltro è possibile viverci, solo se in famiglia ci sono più redditi.
L’altro aspetto della proposta, pare rivolto alla indennità di disoccupazione, intendendo con ciò la necessità di un salario minimo che possa intervenire nei momenti di passaggio tra una occupazione e l’altra che possono intervenire nella vita lavorativa di un individuo. Questo anche per contribuire, almeno in parte, ad evitare casi drammatici come quelli che purtroppo spesso siamo costretti a leggere sulla cronaca.
L’obiettivo prioritario, credo debba essere quello di dare una risposta in positivo ai nostri ragazzi, per superare il senso di precarietà esistenziale che sta pervadendo oramai una intera generazione.
Una ultima considerazione su un tema che è stato caro alla socialdemocrazia tedesca alcuni anni fa, quello della partecipazione agli utili delle aziende. Credo che sia un tema sul quale riflettere, partendo dal presupposto che un livello salariale nazionale di garanzia per tutti i lavoratori è irrinunciabile. Penso in particolare ad alcuni settori che in questi anni hanno avuto forte espansione. Ritengo che meccanismi che vedano una ricaduta sul lavoro dipendente degli utili aziendali, in aggiunta al salario già previsto contrattualmente ( ma senza escludere per le realtà più strutturate anche forme di partecipazione azionaria) siano da auspicare anche in Italia, dove le esperienze in queste direzioni sono molto limitate.
Maria Maltoni
**Il lavoro, soprattutto**.
La differenza tra le due forze che si contendono il governo del paese, è chiara e netta, come ha mostrato il confronto televisivo a distanza tra Veltroni e Berlusconi.
(traggo la nota da Repubblica)
Il leader del Pd tocca i temi centrali della campagna elettorale e ribadisce le priorità, legge elettorale, crescita economica, salari e pensioni e soprattutto il lavoro.
Se Berlusconi aveva detto “non avverto l’allarme della sinistra che vede la precarietà come male assoluto della gioventù”, lui replica deciso: “E’ il dramma più grande del paese. Per i giovani il futuro è una minaccia, dobbiamo ridare loro speranza”.
E’ la strada, occorre conquistare consensi nella fasce deboli e nel mondo del lavoro: ce la si può fare, insieme a tutti coloro che lavorano, nelle tante sfere della società, troppo spesso in maniera precaria, insicura, instabile.
Mai più candidati come Calearo.
Se in futuro il Partito democratico vorrà coltivare un’altra idea dell’Italia, e avere un pensiero forte, orientante sulle cruciali questioni del lavoro e dei lavori, credo dovrà evitare di commettere errori quali quello di candidare personaggi come Calearo. Un uomo che con la politica democratica c’entra davvero poco…
Calearo: «Sono del Pd perché non è di sinistra»
La sua candidatura aveva già fatto storcere il naso a molti, che l’avevano digerita con la necessità di un “patto tra i produttori”. Ma ora che siede in Parlamento, l’ex presidente di Federmeccanica, Massimo Calearo, si sbottona: «Il Pd? Non lo considero di sinistra». Ecco perché ha accettato un posto a Montecitorio: «Sono un uomo di centro che ha trovato spazio in un partito riformista», spiega in un’intervista a Libero.
E non usa giri di parole per rispondere alla domanda: «Che diavolo ci fa uno come lei nel Pd?». «L’ho appena spiegato ad alcuni colleghi molto potenti in Confindustria – ribatte – “Dovreste solo ringraziare di avere uno che la pensa come voi che ha contribuito in maniera importante a lasciare a casa la Sinistra arcobaleno e che, stando dall’altra parte, può mantenere anche nella minoranza le idee dell’impresa e del mercato”».
Insomma, lui e Confindustria la pensano allo stesso modo, «io – dice – resto imprenditore dalla punta dei capelli alla punta dei piedi». Peccato che il discorso di insediamento della neo presidente Emma Marcegaglia abbia raccolto soprattutto i favori di Berlusconi, che si è congratulato dicendole: «È il nostro programma».
Spiega di non essersi candidato con An per il semplice fatto che Fini aveva glissato sull’ipotesi di fare un ministro veneto. Alla fine, il governo, di ministri veneti ne ha tre: Maurizio Sacconi, trevigiano, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali; Renato Brunetta, veneziano alla Funzione Pubblica; Luca Zaia di Conegliano, titolare delle Politiche agricole. Chissà se Calearo si sta mangiando le mani. Di certo, promette, non esiterà a votare i provvedimenti della maggioranza che lo dovessero convincere, in particolare in materia di impresa: «Grazie a Dio viviamo in una democrazia». Dove i candidati, ahinoi, non si possono scegliere.
E’ la prima volta che scrivo, ma da tempo leggo questo sito, rendendomi conto che qui almeno uno può dire onestamente ciò che pensa senza essere considerato un eretico del P.D.
Sono sconcertato e annichilito di quanto stò leggendo e quanto sta succedendo nel P.D. forlivese.
Gli ex margherita si trovano nello Studio del loro leader Pinza ( ma non aveva lasciato la politica ?),gli ex D.S. della corrente acchiappa posti si trovano all’Asioli, gli ex-repubblicani ho saputo se ne vogliono andare perchè schifati e non considerati… ma a che partito mi sono avvicinato?.
Caro Luca, Marco Erani è un bravo ragazzo stà lavorando per il bene…. di tutti ? NO !!!! di se stesso mica scemo( Vuol fare l’assessore) .. La nostra attuale sindaca , donna vissuta solo di politica, partecipa anche lei alle riunioni della corrente “acchiappa posti”detta anche Veltroni 1, non sapendo che la sua ricandidatura, visto il giudizio negativo della città, ma soprattutto dedli stessi elettori del P.D.rischia seriamente di consegnare alla destra la nostra città, ma è convinta che dopo quattro anni di indisponibilità e scarsi risultati basta ripristinare la politica del sorriso.. peccato che è talmente forzato e indisponente che fa arrabbiare ancora di più la gente che si sente presa in giro due volte.
Ma davvero il nostro segretario è stato assunto da una società pubblica, guarda caso immediatamente dopo che è stato eletto? Ha vinto un concorso? Quanti erano i candidati? Deve essere veramente una cima , un fenomeno paranormale se al primo tentativo è arrivato primo. Io conosco tanti giovani e bravissimi laureati che da anni aspettano un posto di lavoro e di concorsi ne hanno fatti a centinaia, con esito purtroppo negativo.
Questo, caro luca e tutti quelli che scrivono su questo sito è il P.D. sul quale poniamo le nostre prospettive e il futuro dei nostri figli.. FORSE QUALCOSINA NON TORNA .. cosa dite?
Sono d’accordo sull’errore di candidare Calearo, ma vorrei per par condicio, ritenere un gravissimo errore la candidatura di Paolo Nerozzi in Veneto.
Nerozzi ha per un anno e mezzo detto che il PD non era un partito potabile, che mancavano completamente le ragioni della sinistra e poi con un doppio salto mortale carpiato a Febbraio ha aderito al PD.
Non ha detto, compagni mi sono sbagliato do una mano in campagna elettorale.
In pieno stile trasformistico (giustificando il salto mortale carpiato con la posizione di PDCI e PRC sull’accordo sul welfare, ma perchè allora non farlo ad ottobre!)ci siano trovati Paolo Nerozzi candidato paracadutato sicuro in Veneto proprio a compensare l’effetto Calearo.
Poi c’è stato il documento Nerozzi-Calearo che giustificava il patto tra produttori.
Ma il voto operaio in Veneto andava altrove…..
Paolo Nerozzi a Forlì in quell’inutile manifestazione di campagna elettorale mi ha lasciato attonito in particolare quando ha dedicato i primi venti minuti di intervento ad attaccare duramente Tommaso Padoa Schioppa sulla vicenda Alitalia con argomentazioni francamente fuorvianti.
Si Thomas. Basta Calearo, ma basta anche Nerozzi!
L’uno alimenta l’altro
Miro a ragioni da vendere, il nostro attuale sindaco nota a tutti per la scarsissima disponibilità al confronto e al dialogo con la città, in odore di rischio di ricandidatura ha scoperto il metodo “ZELLI” e cioè in cielo in terra e in ogni luogo.
La presenza e il presidenzialismo del nostro Zelli potenziale futuro candidato a sindaco nel 2009 ,se come speriamo si faranno le primarie,rischia di essere superato dalla sindachessa che in un tentativo disperato di recupero di consenso personale e d’immagine partecipa e vuole essere presente a tutte le iniziative della città.
Nulla da eccepire, la domanda è, ma nei passati 4 anni dov’era, c’è gente che dopo otto mesi di attesa per parlare con Lei .. ha rinunciato.
In compenso si è saputo che ha già chiesto quando ci sarà la sagra della rana perchè non vuol mancare a questa iniziativa, ritenendola un evento strategico per lo sviluppo della città.
Nel frattempo, in concorrenza con il nostro Zelli, che speriamo sia il prossimo Sindaco parteciperà nei prossimi giorni(località pescaccia/villagrappa) alla sagra della ciliegia maraschina.
NON E’ MAI TROPPO TARDI
Su Calearo Thomas stai prendendo un abbaglio.
Primo perchè ci siamo ripetuti fino alla nausea che questo partito deve essere plurale (ed un partito del 37% non può non esserlo ) e per esserlo deve per forza ospitare persone di cultura diversa che trovino punti di incontro.
Poi perchè questo partito ha di fatto (e chi non lo riconosce commette un errore grave) l’ambizione di sfondare al centro proponendo per la prima volta una piattaforma progressista. Perchè senza l’ammissione che la sinistra estrema è nei fatti ancora immatura per una scelta di governo (nazionale ed anche locale come ben testimoniato dagli interventi di Pilotti)non andiamo da nessuna parte e rischiamo di deludere molti elettori che si sono stancati dei “ministri di lotta” (e sai che sono milioni).
Le idee sull’impresa che Veltroni ha illustrato in campagna elettorale sono una svolta per un partito che da anni predicava stupidaggini fuori dalla realtà e sono state possibili perchè per la prima volta è stato concesso a uno dei pochi che ha sempre parlato di questi temi (Morando la cui corrente era composta a livello nazionale da pochissimi) di occuparsi dei temi economici.
E perchè se pensi bene al paragone che ha proposto Pilotti oggi è molto più distante dalla realtà un sindacalista che un imprenditore.
Se poi il problema è che a fronte di questi primi passi del governo Berlusconi non si frappone una opposizione di tipo ideologico dico finalmente!
Alle persone è evidente che il conflitto di interessi non importa più (grazie soprattutto alla nostra classe dirigente che dimostrandosi nei fatti uguale a quella avversa lo ha tolto dalle argomentazioni) ammesso che gliene sia mai importato. Come non gli importa se molti candidati della destra sono condannati (visto che anche noi li candidiamo).
Alla gente interessa la possibilità concreta di risolvere i problemi e se lo fa Berlusconi tanto meglio. Prima ci scrolliamo di dosso questa presunta superiorità morale meglio è, anche perchè comincio ad essere convinto che la nostra tanto considerata classe dirigente sia assai sopravvalutata ( e se qualcuno riesce nei fatti a proporre soluzioni politiche migliori di quelle di Bassolino e Iervolino, di qualunque colore sia, è ben accetto).
Molti saluti.
carissimo,
gli abbagli li prendiamo noi se crediamo che singoli imprenditori - magari presi a caso - possano rappresentare un mondo plurale, ma orientato dalle ragioni della prospettiva democratica, quale quello che si propone di essere il partito nuovo.
Calearo è un imprenditore di destra, e la cosa è legittimana, ma appunto non rappresenta il mondo che il Pd si propone di rappresentare: l’alleanza dei produttori è un concetto chiave (e su questo concorda pienamente anche chi come sarà sempre dalla parte dei soggetti più vulnerabili del mondo del lavoro), ma occorre appunto rappresentarla, non - come ha fatto Calearo - rinnegarla non appena è possibile.
L’abbaglio è pensare di avere un partito che è tal punto post-ideologico da tenere insieme tutto e il contrario di tutto. La destra ha una prospettiva chiara e coerente, il Pd ancora no: è tempo di elaborarla, e non può non essere una prospettiva di alternativa, specie sui grandi nodi che attengono il lavoro, l’ambiente, l’idea di società. Una prospettiva di governo altra rispetto alla destra, altrimenti anzichè la fotocopia gli elettori sceglieranno sempre l’originale.
P.S. Concordo sulla singola figura di Nerozzi, ma credo che sia bene pensare a come il PD possa prendere il maggior numero di voti tra i ceti popolari anzichè lasciarli in dote alla Lega. In tal senso, anche qui, occorre rappresentare le ragioni del lavoro, con figure naturalmente rappresentative e significative, ma con programmi coerenti, soprattutto.
Secondo me l’alleanza tra produttori Calearo la rispetta nel momento in cui la sua azienda rimane in Italia (e mentre noi siamo qui a parlare il 90% della produzione che vendiamo nel nostro paese è di produzione estero anche se nei confezionamento per magia non è riportato). Il resto sono chiacchiere. Perchè oggi un imprenditore, maggiormente nel settore di Calearo, non ci pensa due volte a rimanere nel nostro paese e se ne va all’estero.Ed un partito che vuole essere serio si chiede perchè e cerca di trovare soluzioni per evitarlo.
Un partito post ideologico a mio avviso è un partito che ammette degli errori di prospettiva e cerca nuove soluzioni, perchè noi possiamo ripeterci fino alla nausea che la condizione ottimale di lavoro è il contratto a tempo indeterminato, ma poi la realtà è un’altra cosa. Perchè possiamo illuderci che la flessibilità di orario sia un concetto non indispensabile ma nei fatti ormai è un valore acquisito (che molti dipendenti, soprattutto nel terziario, settore in cui lavoro, non si sognano nemmeno di mettere in discussione).
Se poniamo come cardine il problema dei precari il paese non ci segue. D’accordo, c’è una parte importante di giovani che fatica ad inserirsi, ma come lo spieghiamo che ogni anno ci sono indispensabili 300.000 stranieri che vengono a fare lavori che nessuno vuole più fare? Come lo spieghiamo che mancano 60.000 infermieri, che gli unici che lavorano nei ristoranti e negli alberghi sono ormai stranieri, che nei negozi ormai gli italiani sono solo clienti, che i giovani oggi sono abituati a non fare gavetta e le famiglie fanno a gara a difenderli? (faccio una decina di colloqui di lavoro a settimana i giovani credo nessuno li conosca meglio di me ma sono pronto a scommettere che anche in università è lo stesso).
Sulle prospettive della destra sono in completo disaccordo. Quali sarebbero, visto che non prendono nemmeno la briga di fare un programma? Lasciare un pò di briglia all’evasione e calare un poco di irpef attingendo alle riserve come hanno fatto nei cinque anni scorsi. Ed è per questo che la stragrande maggioranza di chi lavora nei settori economici ci ritiene più credibili, perchè la nostra proposta è molto più concreta, riformatrice e di maggior prospettiva. Perchè per la prima volta abbiamo detto che le condizioni di lavoro non si migliorano calando di 5 ore il monte ore settimanale ma costruendo nuovi asili dando la possibilità concreta a molte madri di non essere penalizzate.
Un’ultima cosa sul fatto di cercare una prospettiva altra rispetto all’originale (e te la sei cercata). Sulle analisi del dopo elezioni molti hanno rimarcato come una delle caratteristiche di Veltroni fosse quella di cercare un feeling con l’elettorato scimiottando il Cavaliere. Come sai non ho sostenuto la scelta di Veltroni proprio per queste argomentazioni ( anche se adesso la faida contro di lui è vile e vergognosa). Abbiamo tutto il tempo per darci una prospettiva nuova ma non dobbiamo ripetere gli errori del 2001-2006 quando ci siamo accontentati di fare un’opposizione che non ha costruito nulla di tipo pregiudiziale (come si fa a non votare nel pacchetto Maroni le cose che ha preso pari pari dal decreto sicurezza di Amato?).Poi le differenze ci stanno e ci saranno (le avevamo anche prima in un partito grande la metà figurati oggi).
Molti saluti.
QUANDO MANCA IL PUNTO DI VISTA FEMMINILE SULL’ECONOMIA
Perché le donne non vengono chiamate a discutere di economia
Ora che l’ha detto perfino Banca d’Italia, che se le donne fossero occupate come gli uomini, il Pil farebbe un balzo del 17% speriamo che forze politiche ed economiche se ne rendano conto. E’ di alcuni giorni fa la presentazione a Roma, da parte delle deputate PD del Governo ombra, di un disegno di legge che come prime firmatarie Vittoria Franco e Anna Finocchiaro, i cui contenuti sono stati illustrati alle categorie economiche, nel generale silenzio della grande stampa e delle televisioni, dal titolo significativo : “Misure urgenti a sostegno della partecipazione delle donne alla vita economica e sociale”.
I presupposti di partenza del disegno di legge sono il basso tasso di occupazione femminile italiano, che è il 46,3% contro la media dell’Unione del 57,4% ( largamente al di sotto degli obiettivi intermedi e finali di Lisbona) ma scende al 31,1 % al Sud. E’ evidente che in questa situazione la famiglie italiane si trovano ad essere più povere e che la perdita del potere d’acquisto dei salari ha solo aggravato una situazione già pesantissima, che impedisce qualunque ripresa dei consumi interni, elemento che incide pesantemente sull’andamento delle attività commerciali e su quelle artigianali di servizio. Al contrario, la stima di Banca d’Italia evidenzia come ogni 100 nuove donne occupate, si creino 15 posti di lavoro aggiuntivi nei servizi di assistenza.
Ma sulla mancata occupazione femminile, incide in Italia anche la bassissima quantità di servizi a disposizione: i bambini che frequentano un nido pubblico in Italia sono il 6% al Sud ed il 15% al Nord, una percentuale del tutto insufficiente. La nostra realtà ha livelli più elevati di risposta, ma ancora non esaustivi del bisogno complessivo.
Di particolare interesse nel disegno di legge, è la proposta di introdurre uno specifico e nuovo incentivo fiscale in favore di tutte le donne che lavorano con figli, sia che siano dipendenti, autonome o parasubordinate. Inoltre, sono previsti incentivi ai datori di lavoro per la concessione del part-time reversibile e la possibilità per la lavoratrici/lavoratori di utilizzare il part –time reversibile in alternativa al congedo parentale. Si propone la proroga degli incentivi già introdotti dal governo Prodi per l’assunzione delle donne nel mezzogiorno, l’introduzione di una agevolazione per chi assume donne ultratrentacinquenni, per favorire il rientro al lavoro dopo la maternità ed il potenziamento dei servizi per l’infanzia già previsto dalla finanziaria 2007. Viene, inoltre, proposto un “certificato di qualità delle politiche di genere “ , quale elemento di valutazione aggiuntiva per gli appalti pubblici.
Ma saprà il parlamento italiano , affaccendato in tutt’altre questioni, affrontare problemi così concreti e di buon senso ? Dato che le donne elette sono poche, e pochissime nella maggioranza di governo, temo proprio di no ( nella classifica del gap gender nel 2007, siamo scesi dal 45’ al 77 ‘ posto !)
In questa logica non è strano che un recente dibattito sui temi dell’economia locale, svoltosi nell’ambito della festa dell’Unità, che ha avuto come protagonisti i rappresentanti delle parti sindacali e datoriali, si sia svolto completamente tra uomini e che tranne uno degli interlocutori presenti, nessuno abbia citato problematiche legate al lavoro femminile, che pure vede un tasso di occupazione del 56% in provincia ( 4 punti in meno rispetto alla media regionale e ci sarà un perché ). Nessuno ha citato il contributo allo sviluppo locale che viene dal lavoro autonomo ed imprenditoriale femminile, che in settori come il commercio costituiscono oltre il 40% degli operatori. Occorre uscire al più presto da una certa logica “ industrialista” e iniziare a ragionare su uno sviluppo che non è solo quantitativo ma qualitativo, di cui temi come quelli del lavoro femminile e del lavoro di cura, sono aspetti essenziali.
Naturalmente, come dirigente del PD, un partito che ha nel proprio statuto elementi rigorosi di attenzione alle questioni di genere e di una democrazia paritaria, non solo in termini numerici ma di valori fondanti, ritengo che questa sia stata non solo una occasione mancata di discussione, ma il sintomo di una preoccupante arretratezza culturale in ambito locale.
Maria Maltoni
Hai ragione, Maria, tutti uomini ieri sera, nella passerella del dibattito sull’Economia forlivese.
Le donne in fondo, per i notabili democratici, o si maschilizzano come qualche amministratrice locale, oppure sono fuori dal mercato economico e della politica.
Che comunità democratica arretrata quella forlivese…
Ho trovato sopra le righe, infine, il nostro ex-viceministro dell’Economia quando nelle conclusioni del dibattito ha disegnato una Forlì che non c’è.
All’ottimismo della volontà preferisco il realismo della ragione.
A PROPOSITO DI ECONOMIA, TERRITORIO, ISTITUZIONI, INNOVAZIONE…
POSTO DA ROMAGNA OGGI
Forlì-Cesena, Alessandrini alla Camera di commercio: “Innovazione e merito le priorità”
24 luglio 2008 - 10.18
FORLI’ - Innovazione, merito, reti d’impresa e internazionalizzazione: sono le parole d’ordine con cui Tiziano Alessandrini, neo presidente della Camera di commercio di Forlì-Cesena si è insediato mercoledì al vertice dell’economia provinciale. Un’elezione, la sua, arrivata all’unanimità nonostante un percorso lungo a travagliato per il raggiungimento di un accordo tra le varie
associazioni imprenditoriali del territorio. Succede a Sergio Mazzi, presidente per 16 anni.
“Dobbiamo avere una “visione” della Camera di Commercio - ha dichiarato il Presidente neo eletto - che assuma in toto la sfida dell’innovazione, del merito, della crescita imprenditoriale, della propensione alle reti e alle filiere di imprese, all’internazionalizzazione, senza dimenticare di valorizzare le tradizioni e l’identità territoriale, con una visione moderna e con l’obiettivo di rendere più competitive le imprese. Dovremo conoscere tempestivamente le trasformazioni della società provinciale per contribuire e concorrere alla governance territoriale.”
§§§§
Augurando a Tiziano Alessandrini di essere l’animatore di una nuova stagione nella conduzione della Camera di Commercio, spero che oltre alle parole d’ordine - assai condivisibili - dell’innovazione e del merito (coniugate con altre questioni menzionate nella sua dichiarazione), egli sappia farsi portatore, nella “visione” che tratteggia, anche di una forte sensibilità per la qualità della vita e dell’ambiente, un aspetto oggi dirimente nel declinare l’innovazione e la governance.
E’ anche su queste sfide - spesso trascurate nei dibattiti sul “dove va l’economia forlivese” (insieme alla questioni legate all’imprenditoria e al lavoro femminile, nonchè alle buone pratiche di creatività giovanile nei tanti modi e mondi dell’impresa, e insieme alle nuove imprese che coinvolgono tanti migranti) - che si valuterà, complessivamente, la sua conduzione.
Le attese sono tante, specie nell’area dei democratici (e sono tanti) che guardano con attenzione e visione progettuale alla qualità del cosiddetto “sviluppo”, e alle sue connotazioni.
I migliori auguri di buon lavoro.
Thomas Casadei
P.S. Che il numero delle donne presenti nel nuovo Consiglio sia salito da 0 a 2(su 28) è un segnale positivo, ma davvero occorre un salto di qualità da parte di tutti i settori economici. Il maschilismo dell’economia, nonchè la sua ‘persistenza gerontocratica’ (basti pensare a quanto stanno in carica certi dirigenti e a quando decidono di lasciare spazio a nuove energie), rappresentano un limite specifico dello ’sviluppo’ del nostro paese.
UN ALTRO PASSO VERSO IL PARCO FLUVIALE DEL FIUME RONCO
Il Comune di Forlimpopoli, con una delibera di giunta, chiede a Regione e Provincia di istituire il Paesaggio Naturale e seminaturale protetto lungo il Fiume Ronco, primo passo verso il parco.
La Città Artusiana aggiunge un’altra importante tessera per la realizzazione del Parco Fluviale del Fiume Ronco. Martedì tre giugno 2008 è stata approvata una delibera di giunta con la quale si propone alla Regione Emilia Romagna e alla Provincia di Forlì - Cesena di inserire la proposta dell’Istituzione del Paesaggio naturale e seminaturale protetto nel Programma regionale, per la porzione di territorio del Comune di Forlimpopoli ricompresa fra il confine del comune di Bertinoro a Sud, il confine con il comune di Forlì ad Ovest, la SS9 Emilia a Nord e la SP 37 ad Est. Si chiede anche alla Provincia di Forlì – Cesena di avviare la procedura per l’istituzione del Paesaggio Naturale e seminaturale protetto.
Il Paesaggio Naturale e Seminaturale Protetto è il primo livello di tutela previsto dalla Legge Regionale sui parchi e le aree protette.
Appare evidente che l’amministrazione forlimpopolese intende procedere celermente verso la realizzazione del Parco Fluviale continuando il percorso avviato il tre luglio 2003. Quel giorno fu firmato fra l’Amministrazione Provinciale di Forlì-Cesena, il Comune di Bertinoro, il Comune di Meldola, il Comune di Forlì, il Comune di Forlimpopoli e la Regione Emilia Romagna il “Protocollo d’Intesa” per la valorizzazione del fiume Ronco nel territorio dei Comuni di Bertinoro, Forlì, Forlimpopoli, Meldola.
Gli stessi enti, con la partecipazione del GAL l’Altra Romagna hanno sottoscritto nel settembre 2006 il disciplinare di incarico al Comune di Meldola – Museo di Ecologia per la elaborazione di uno studio di settore finalizzato alla definizione di un piano programma per la tutela e valorizzazione ambientale dell’asta fluviale del fiume Ronco/Bidente nei Comuni di Bertinoro, Meldola, Forlì e Forlimpopoli.
Nel frattempo il Comune di Forlimpopoli con l’approvazione dello strumento urbanistico PSC (Piano Strutturale Comunale) ha individuato nell’area compresa fra il nuovo tracciato della SP 37 (tangenziale ovest), i confini comunali con i comuni di Forlì e Bertinoro e la SS9 Via Emilia due importanti ambiti definiti (A-17, Area di valore naturale Ambientale – Parco Fluviale del Fiume Ronco; A-18 Ambiti agricoli di rilievo paesaggistico). In tali ambiti il PSC del Comune di Forlimpopoli individua Reti Ecologiche ed emergenze boschive.
Inoltre l’area è in gran parte Oasi Faunistica con relativo divieto di caccia; è presente il “Sito di importanza comunitaria” (SIC) “Meandri del Fiume Ronco”, in rete ecologica con SIC situati in altri comuni limitrofi (Boschi di Scardavilla e Ladino, Ravaldino, Fiordinano, Monte Velbe, Pietramora, Ceparano, Rio Cozzi).
L’auspicio è che questo istituto venga presto concesso, creando opportunità per lo sviluppo turistico del territorio grazie alla tutela dell’ambiente. Tutela ambientale che vede fra le sue priorità il definitivo smantellamento e bonifica delle aree di cava che per troppo tempo hanno lavorato anche all’interno del SIC.
Un passo molto importante da sviluppare nei prossimi mesi ed anni, soprattutto su proposta e programma del PD, sarà quello di mettere in “rete” quei gioielli del nostro territorio, San Domenico, Casa Artusi, le nuove Terme delle Fratta, il Parco del fiume Ronco col suo Sito d’Interesse Comunitario ecc. Ciò è estremamente necessario per dare un ulteriore impulso a quel nascente turismo Culturale, Enogastronomico e Naturalistico che in questi ultimi anni ha iniziato il suo percorso.
Questa può e deve essere un’opportunità che il nostro territorio non può perdere.
Collinelli Andrea
“ABITARE IL FUTURO”: BRUNO TRENTIN,
OVVERO IL SENSO DELLA LOTTA E DELLA TRASFORMAZIONE QUOTIDIANA
Un anno fa il 23 agosto 2007 se ne andava Bruno Trentin.
Uomo dalla grande energia, intellettuale, dirigente sindacale e politico. A tracciarne un profilo “al plurale” Guglielmo Epifani, Valter Veltroni, Romano Prodi, Giorgio Ruffolo.
Figlio di Silvio Trentin, originale giurista e uomo politico (si vedano le opere di recente ristampate), ha dedicato una vita e le sue lotte alla qualità del lavoro e della democrazia, coltivando con tenacia e passione concreta il senso della libertà e quello dell’eguaglianza, nella migliore tradizione del socialismo.
Giovanissimo partigiano (nelle fila di “Giustizia e Libertà” il movimento fondato da Carlo Rosselli), uomo della CGIL e del movimento operaio, stimata figura politica, ha saputo tenere insieme - con un sguardo sempre dritto nel futuro - costruzione della democrazia e costruzione di orizzonti nuovi per l’Italia del Lavoro.
E’ importante che se ne ricordi la lezione: un film dal titolo emblematico (”Il senso della lotta”) convegni, giornate di studio, pubblicazioni promosse da un gruppo di lavoro voluto dalla CGIL, ma anche nell’ambito di istituzioni accademiche (in autunno, il 16 ottobre, all’Università di Padova - dove si laureò - una si svolgerà una tavola rotonda sulla sua figura dal titolo “La cultura della libertà e del lavoro”).
Soprattutto è importante che oltre alla sua memoria si presti attenzione alla forza del suo pensiero, certamente uno dei più innovatori nell’ambito della sinistra democratica italiana ed europea.
La sua “prospettiva della trasformazione della vita quotidiana”, il suo “sogno di un altro è lavoro possibile”, il suo “coraggio dell’utopia” messo al servizio dei più deboli e volto alla costruzione di politiche di emancipazione meritano di abitare il futuro, come la sua figura. Dinamica, innovatrice, straordinariamente appassionante.
L’Istituto Gramsci di Forlì dialogherà sulla sua lezione in una giornata di studio promossa nel prossimo mese di novembre.
Thomas Casadei
(direttore Istituto Gramsci Forlì)
SCHIAVI DA MORIRE . ”Nel mondo romano classico lo schiavo adetto ai lavori agricoli godeva di minori privilegi rispetto al serbus urbano, la ricchezza del padrone derivava dal loro completo sfruttamento ,persone usate fino ad essere distutte fisicamente. Gli schiavi erano paragonati agli animali… le condizioni imposte agli schiavi nel diritto romano,sono le stesse imposte agli emigranti nelle campagne del Foggiano e del Lazio. Di qui l’iniziativa di Vendola di sottoscrivere un accordo con Medici senza frontiere,la prima organizzazione’ad impegnarsi nell’assistenza agli” schiavi”, che lavoreranno in PUGLIA come fosse l’Africa.Alloggi fatiscenti,prestazioni lavorative senza determinazione di tempo,corresponsione diun salario irrisorio,che deve essere versato in parte ai caporali,condizioni di vita che risalgono ai tempi dei nostri padri . Possiamo noi dormire sonni tranquilli ne abbiamo di strada da prcorrere;in salita e in discesa ,in piano.Il lavoro,e’un valore intramontabile,ubiquo eterno,almeno quanto l’uomo stesso.ALTRO CHE UN SEMPLICE AUTUNNO CALDO.Come al solito alcuni versi del poeta MARIO LUZI ”Giocando al ribasso sulla vita umana e non umana dovunque,la svendono in tutte le sue forme in tutte le sue guise per la piu disperata e sanguinosa bancarotta mai freddamente cucinata ,mai,neanche in una Wall Street d’inferno,messa a punto-chi ….Si nascondono dietro i loro killers ,si celano i n sicari dietro altri sicari o si occultano in se stessi palesemente ,sgranano tutti insieme quel rosario di ben dosati colpi,sparano i loro verdetti inappellabili, sparano laloro morta rabbia,sparano la loro morte sugli altrui. E ”no,non e’un sogno gia’sognato”fa di tutto per convincersi,non e’la ricaduta in un tormentoso dormiveglia.Accade,accade inverosimilmente.”
GABRIELLA [come al solito mi dimentico di firmare]
sono con la presente ad informarvi sulla situazione che stà percorrendo il commercio in seguito ad accordo separato e come, questo fatto, sia stato un anticipo di quello che stà avvenedo nel nostro paese esempio: riforma contrattuale,Alitalia….
Il giorno 27 SETTEMBRE 2008 la FILCAMS CGIL DI FORLI’ ha indetto SCIOPERO del Commercio Privato promuovendo così la partecipazione dei lavoratori/trici alla manifestazione di tutta la CGIL a sostegno del DIRITTI E DEI SALARI DEI LAVORATORI .
C.D. FILCAMS CGIL NAZIONALE 17 e 18 settembre 2008
ORDINE DEL GIORNO
Il Comitato Direttivo della Filcams-CGIL, riunito il 17 e 18 settembre 2008, in merito all’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL Terziario, distribuzione e Servizi, siglato da Fisascat e Uiltucs, riafferma il giudizio negativo sull’atto grave e irresponsabile della firma separata, perché:
-contraddice lo spirito unitario che aveva portato alla definizione della piattaforma rivendicativa e all’individuazione di un preciso regolamento e di procedure per la consultazione sull’ipotesi e sulla gestione della vertenza;
-l’intesa raggiunta contiene risultati in netto contrasto con le richieste avanzate in piattaforma sulla quale i lavoratori e le lavoratrici avevano dato un mandato preciso;
-si esautora la contrattazione di secondo livello dal controllo dell’organizzazione del lavoro con l’introduzione dell’obbligo del lavoro domenicale nel CCNL e si riducono i diritti per gli apprendisti.
Il Comitato Direttivo, ritiene indispensabile che in tutto il territorio nazionale continui lo stato di agitazione della categoria con iniziative e presidi, al fine di rendere evidenti le ragioni per le quali la Filcams CGIL non ha sottoscritto quell’accordo.
Il Comitato Direttivo decide altresì la convocazione dell’assemblea nazionale dei quadri e delegati che si terrà a Roma il 9 di ottobre 2008 che avrà il compito di definire ulteriori iniziative, finalizzate:
·alla riapertura del negoziato anche alla luce delle centinaia di ordini del giorno, raccolta di firme contro l’accordo separato giunte alla Segreteria nazionale della Filcams da tutto il paese;
·riaffermare con forza l’applicazione del regolamento unitario affinchè si realizzi una consultazione unitaria certificata dei lavoratori e delle lavoratrici.
E’ evidente che qualora non si arrivi ad una soluzione condivisa da tutte le Organizzazioni Sindacali, il conflitto si sposterà inevitabilmente a livello aziendale con l’obiettivo di riprendere le posizioni sostenute dalla Filcams al tavolo del CCNL.
A tale scopo saranno convocati i coordinamenti Filcams delle aziende della grande distribuzione.
Il Direttivo nazionale decide di proporre all’Assemblea dei quadri e delegati una grande manifestazione nazionale dei lavoratori e lavoratrici del terziario da effettuarsi nella prima metà di novembre per la cui realizzazione il Direttivo decide di proporre all’assemblea del 9 ottobre la proclamazione di uno sciopero nazionale per l’intera giornata.
Il Direttivo chiede alla Confederazione e alle associazioni dei Consumatori un sostegno concreto alle iniziative indette dalla Filcams.
La Filcams CGIL ritiene occorra dare il massimo impegno nella riuscita della mobilitazione del 27 settembre contro la politica economica e sociale del governo, indetta dalla CGIL ed invita le proprie strutture territoriale a garantire il massimo di partecipazione, anche con l’utilizzo di ore di sciopero.
In tutte le piazze italiane, oltre la richiesta di cambiare le scelte del Governo in materia di: fisco, scuola, sanità e sistema del welfare, infrastrutture e mezzogiorno, diritti e il mercato del lavoro, dovrà essere presente anche la nostra protesta contro Confcommercio che, con un accordo separato, tenta di marginalizzare il più grande sindacato della categoria.
Il direttivo nazionale ritiene quindi indispensabile chiamare tutti i lavoratori e le lavoratrici ad una mobilitazione generale a sostegno delle richieste contenute nella piattaforma unitaria del CCNL terziario e, per far recedere Confcommercio dall’ applicazione dell’accordo a firma separata, sollecita le strutture regionali e/o territoriali a indire scioperi territoriali e/o regionali.
Il Direttivo Nazionale della Filcams CGIL, valutato il documento consegnato il 12 settembre da Confindustria alle segreterie confederali nazionali in merito alla riforma del modello contrattuale, ritiene tale testo una proposta arretrata, dannosa e globalmente alternative alle richieste sindacali.
Il documento vincola solo la controparte dell’industria privata, e non risolve la necessità di un modello contrattuale a carattere universale, indispensabile per difendere il ruolo e la potestà del contratto nazionale.
In questo quadro grave è l’assenza del Governo al tavolo, il cui ruolo è essenziale per poter affrontare complessivamente i temi posti dalle piattaforme unitarie, sia sul modello contrattuale che in materia di politiche fiscali (restituzione fiscal drag, aumento delle detrazioni, verifica sulla fiscalità generale, ecc.). La separazione delle politiche fiscali da quelle contrattuali impedisce di affondare una politica dei redditi capace non solo difendere il potere d’acquisto ma anche di redistribuire parte della ricchezza prodotta nel paese.
Sul contenuto della proposta avanzata da Confindustria, si valuta negativamente che al CCNL sia assegnato esclusivamente il compito di recuperare parzialmente il potere d’acquisto delle retribuzioni erose dall’inflazione.
Inoltre delegando al secondo livello solo la funzione di erogare elementi economici variabili, lo si svuota di fatto negando ogni possibilità di intervento sull’organizzazione del lavoro e la prestazione lavorativa.
Viene poi snaturato il ruolo negoziale della bilateralità, che assume, sulla falsariga della recente legislazione, una funzione cui la Cgil non ha mai dato il proprio assenso e che come Filcams abbiamo costantemente contrastato nei nostri settori.
Vengono inoltre introdotte regole atte a colpire solo la parte sindacale lasciando mano libera alle aziende. Di fatto anche per questa strada si vuole esautorare il ruolo negoziale delle strutture nazionali, territoriali e delle RSU.
Dal tavolo di Confindustria sono scomparsi temi che erano essenziali nella piattaforma sindacale quali: la certezza del recupero inflattivo, delle scadenze contrattuali e la regolamentazione della rappresentanza sindacale.
La definizione di regole sulla rappresentanza, è una premessa essenziale a qualsiasi accordo sul modello contrattuale, poiché non può accadere che siano le associazioni datoriali a scegliere le proprie controparti sindacali e non i lavoratori a decidere la propria rappresentanza, come accaduto nella nostra categoria e come potrebbe avvenire in Alitalia.
Il direttivo nazionale concorda quindi con la decisione della segreteria Cgil di spedire al mittente tale documento, chiedendo che lo stesso venga tolto dal tavolo negoziale, ripartendo quindi dalle richieste avanzate unitariamente dalle organizzazioni sindacali.
Il direttivo nazionale della Filcams ritiene infine grave l’attacco che ormai in forma premeditava e sistematica, viene attuato nei confronti della Cgil e del suo Segretario Generale Guglielmo Epifani.
Infatti, nell’esprimere tutta la nostra solidarietà al Segretario Generale della CGIL, non possiamo non sottolineare come, questa aggressione politica, si inserisce in un clima di crescente autoritarismo e insofferenza antidemocratica nei confronti di ogni reale rappresentanza sociale che non vuole essere subalterna al volere governativo.
18 mesi di trattativa per 23 euro lordi.
Sì perchè le tre confederazioni sindacali chiedevano 78 Euro lordi per il biennio precedente e Confcommercio ne ha proposti (poi sottoscritti da CISL e UIL)55,00…
23 Euro lordi…nemmeno una pizza e una birra!
Il contratto collettivo che esce è sostanzialmente peggiore di quello precedente. Le rivendicazioni unitarie erano ragionevoli. C’è una strategia di progressivo isolamento della CGIL che va contrastata, ma la CGIL bisogna che si confronti con la contrattatazione di secondo livello senza pregiudiziali.
E’ da tanto tempo che si vuole ostinatamente e pervicacemente isolare la CGIL: alcuni tentativi con la defesa dell’art. 18, il famoso “Patto per l’Italia” che CGIL non firmò, mentre tutti gli altri, perfino le cooperative, sottoscrissro con Berlusconi a suo tempo, patto poi vergognosamente fallito, ora un dagli, dagli all’untore: ne sono esempio la faccenda Alitalia ( tutta colpa della CGIL) e certi contratti come quello firmato per il settore del commercio, citato da Alessandro e Gabriella.
Sono convinta che anche questa volta, la sveglia la darà la CGIL per questo invito turri a partecipare alle manifestazioni contro le azioni del governo Berlusconi organizzate in tutte le piazze d’Italia da CGIL.
Ho chiesto il perchè di questa solitudine: mi dicono che Cisl e Uil non hanno accettato di scendere in piazza per difendere salari, pensioni, potere d’acquisto, scuola pubblica eccetera eccetera.
INVITO QUINDI TUTTI I LAVORATORI, DIPANDENTI E PENSIONATI, A QUALSIASI SIGLA SINDACALE SIANO ISCIRTTI, A MANIFESTARE IL DISAGIO DEL VIVERE QUOTIDIANO, CON SALARI E STIPENDI FERMI DA OLTRE 10 ANNI.
DIRITTI IN PIAZZA Manifestazione C.G.I.L.
A FORLI’- PIAZZA DEL DUOMO - ORE 9,30 sabato 27 settembre 2008
Piena e convinta adesione alla manifestazione della CGIL, l’unico sindacato che in questi anni ha mantenuto la barra in difesa della qualità del lavoro anche nei momenti più difficili e in cui più forti sono stati i tentativi di isolamento.
Dissento nettamente da quanto affermato da Enrico Letta sulla vicenda Alitalia. Non si può sempre e costantemente giocare al ribasso quando si parla di lavoratori e loro diritti. E’ tempo che il Pd si presenti concretamente come forza del lavoro e della tutela dei lavori, pena un disorientamento totale delle fasce più deboli e vulnerabili.
Scusate se mi intrometto ma la solidarietà ad Epifani mi sembra un pò eccessiva. E’ vero o no che si è molto speso contro la trattativa AirFrance, con il consueto pensiero che tanto nessuno avrebbe fatto fallire Alitalia? Ed è vero o no che ieri l’altro chiedeva a gran voce l’intervento di una grande compagnia straniera?
Secondo me non vi siete resi conto che questo comportamento nuoce solamente al sindacato visto che il governo ha ottenuto :
1- di dividere il fronte sindacale
2- di scaricare agli occhi dell’opinione pubblica tutta la responsabilità sui confederali e su Cgil
3- di poter cominciare un’offensiva sulla contrattazione collettiva che potrà non difficilmente portare alla contrattazione privata (con lo svuotamento di fatto del ruolo sindacale)
4- di indebolire fortemente il ruolo del Partito Democratico (e mi dispiace molto non venga rilevato) facendo la consueta gara a sinistra fra chi si oppone meglio a Berlusconi (ruolo tra l’altro non del sindacato).
E se proprio la Cgil voleva indire una manifestazione contro i salari che non crescono da 10 anni mi chiedo : non lo poteva fare con Prodi ( che mi sembra poco abbia fatto per la crescita salariale ) ?
Sì Riccardo, purtroppo è vero.
Il senatore del PD Paolo Nerozzi, venne a Forlì in campagna elettorale sputando venti minuti di veleno sul nostro ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa (che rimpiangeremo per vent’anni), con dei luoghi comuni e delle affermazioni qualunquiste proprie di una sinistra vetero-statalista, bocciando la partita di Air France.
Lo stesso Tommaso Padoa Schioppa (grande uomo di Tesoro ma debole tributarista) che due anni fa mise a punto una finanziaria tanto decantata dalla CGIL che il PD sta ancora pagando, quella del famoso manifesto “anche i ricchi piangono” di Rifondazione.
Detto questo la CGIL è una delle poche organizzazioni sane del paese ed è un bene manifestrgli un po’ di solidarietà in tempi così foschi.
La Stampa molto spesso non informa come dovrebbe….per conoscenza sulla questione Alitalia di seguiti allego
il testo della lettera inviata da Epifani a Colaninno
Roma, 18 settembre - Alle ore 14 di oggi, il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha inviato una lettera al presidente della Compagnia aerea italiana, Roberto Colaninno. Di seguito il testo della lettera.
Ing. Roberto Colaninno
Presidente
CAI Compagnia Aerea Italiana
Milano
Roma, 18 settembre 2008
Signor Presidente,
come d’intesa Le trasmetto le valutazioni e determinazioni della CGIL in ordine al documento presentato alle parti sociali.
La scelta di questa modalità non è solo conseguenza di un giudizio molto critico sulla gestione operata dal Governo in una trattativa che avrebbe richiesto meno ultimatum e approssimazioni e più buon senso; ma perché Lei, nella sua qualità è la controparte naturale del progetto di rilancio della nuova compagnia di volo.
La CGIL Le conferma il proprio impegno perché sia evitato il fallimento e perché la difficile scommessa di dare un futuro all’azienda abbia successo nel rispetto della condizione e problemi di tante lavoratrici e lavoratori.
Le confermo la nostra adesione e la nostra firma all’accordo quadro concluso nella notte di domenica e ritengo che l’adesione pressoché generale che oggi si registra su quel testo sia anche il segno di come un confronto serio sul merito avrebbe potuto e potrebbe ancora allargare l’area del consenso.
Insieme Le confermo l’adesione e la firma del contratto per il personale di terra, dove tuttavia Le chiedo che venga ripristinata a fronte di un incremento dato di produttività una effettiva invarianza, più volte affermata al tavolo, della condizione retributiva di lavoratori a reddito medio/basso.
Infine, nel prendere atto delle disposizioni sul personale di volo, testo sul quale il confronto è stato più carente come è evidente dalle insufficienze nel merito, La invito a riflettere sul fatto che si tratta di lavoratori e lavoratrici in maggioranza non rappresentati dal sindacato confederale e questo pone un problema delicato di regole e rappresentatività.
Anche per questo e per dare una prospettiva aziendale a partire dal giorno dopo la conclusione di questa fase, nella convinzione che la società da Lei presieduta abbia la determinazione per andare avanti, ci siamo mossi e continueremo a lavorare perché sia possibile quel consenso sociale più ampio di cui un’azienda di trasporto ha bisogno.
Con stima,
Guglielmo Epifani
A proposito del caso Alitalia
Si è delineata poi definita una vergognosa pantomima che ha portato ad indicare la C.G.I.L. quale unico capro espiatorio di una vicenda che ha ben altre radici e soprattutto ben altre responsabilità.
La vicenda ha contorni farseschi, Berlusconi ha provato a fare -come sempre-
il furbetto, cercando di risolvere a suo modo una vicenda molto complicata, che
non può essere chiusa a discapito dei lavoratori.
Da tutto il PD venga un segnale di sostegno,di solidarietà e denuncia a tutti i livelli,nazionale e locale, senza tentennamenti.
Il sindacato è un perno della democrazia ed un insostituibile punto di riferimento per i lavoratori.Se ne ricordino più spesso anche coloro che parlano sovente di profitti e di imprese e troppo poco di diritti e di salari dei lavoratori, purtroppo qualcuno anche dall’interno del P.D.
La CGIL molto opportunamente lancia una campagna di mobilitazione su tutto il
territorio nazionale, in netta opposizione alle scelte del governo che
cancellano diritti e impoveriscono le fasce più deboli della popolazione, per
non parlare delle scelte disastrose in materia di scuola, ricerca e politiche giovanili.
Occorre dare un segnale forte di opposizione e di rilancio in una prospettiva
che metta al centro le ragioni del lavoro e dei lavoratori in tutte le sue varie articolazioni ed il P.D. dovrebbe farsi carico di questa necessità portando il suo contributo di innovazione nella qualità nell’ambito di una azione democratica e progressista.
Per queste ragioni aderirò fin d’ora e parteciperò alla MANIFESTAZIONE
indetta dalla CGIL a Forlì (Piazza del Duomo ore 9.30), SABATO 27 SETTEMBRE
“Diritti in piazza”.
E’ il momento della mobilitazione e della partecipazione attiva dal basso in maniera unitaria.
Senza se e senza ma.
Paolo Ragazzini
(Direzione territoriale PD Forlì, consigliere comunale PD,Segretario Circolo Ca’Ossi)
Credo che vadano tenute nettamente distinte le motivazioni - sacrosante- che stanno alla base della manifestazione indetta dalla CGIL per il 27 , che anche io considero importante e significativa ed a cui penso di partecipare ( anche come iscritta della CGIL !) dal problema Alitalia. Credo che la CGIL, ma tutto il sindacato italiano, abbiano fatto un grave errore di valutazione questa primavera rispetto alla possibilità di definire un accordo sulla base dell’ingresso del partner francese. Questa vicenda purtroppo ha condizionato negativamente anche l’esito elettorale, per questo è doppiamente grave. Ma dato che io non credo alla infallibilità del papa nè a quella espressa con i pronunciamenti dei mullah, da cittadina laica non credo neppure alla infallibilità dei sindacalisti, che purtroppo a volte sbagliano, anche se animati dall’intenzione di difendere dei lavoratori ( se pur molto privilegiati come nel caso di Alitalia).
Detto questo, io credo che il peggioramento delle condizioni di vita di larghissime fasce di cittadini, l’attacco alla scuola pubblica, al concetto stesso di servizi sociali pubblici ( perchè dietro la polemica sui fannulloni ci sta soprattutto questa volontà ) sia di una gravità estrema. A proposito di fannulloni ben retribuiti, mi piacerebbe sapere cosa pensa il ministro Brunetta della pletora (25) di assistenti con retribuzioni top di cui molti semplicemente a chiamata, assunti cioè senza alcuna procedura di selezione, che la regione Sicilia governata dal centro destra ” moralizzatore ” , prevede per ogni assessore regionale( vedi la Repubblica di oggi).
In questo caso la CGIL fa solo il suo mestiere, promuovendo una manifestazione che denuncia questo stato di cose e chiede soluzioni diverse alle questioni poste dall’avanzare di una crisi che farà solo peggiorare la situazione.
Mi preoccupa invece e molto, che questa manifestazione non veda la presenza anche di CISL e UIL, come sarebbe stato logico, dato che la politica di questo governo va nell’ottica diametralmente opposta al protocollo sul welfare sottoscritto a suo tempo col governo Prodi.
Spero quindi che la manifestazione di sabato si svolga nella massima tranquillità, che non prevalgano quegli aspetti “folcloristici” che riescono a non far parlare dei contenuti, ma solo di chi magari oltrepassa il limite del bon ton ( e nelle manifestazioni spesso succede). Mi auguro soprattutto che ci sia una grande risposta di cittadini e di lavoratori, perchè le questioni poste al centro della manifestazione della CGIL riguardano il futuro di tutti noi e dei nostri figli.
Caro Riccardo sono a ricordarti che il sindacato unitario ,aveva ,prima delle elezioni,verso la meta di Aprile ,indetto uno sciopero generale ,contro il governo Prodi, c’era gia ‘una data precisa ,indicata nel 15 Gennaio ti invito ad informati consultando i verbali e i documenti prodotti ,nel direttivo unitario nazionale di quel periodo.Nonche’i vari direttivi provinciali sempre unitari,che produssero documenti per mobilitare i lavoratori e i pensionati ,per rafforzare le trattative sulle piattaforme,sempre unitarie, sul welfare che si erano interrotte e dovevano riprendere in giugno. CASADEI TURRONI GABRIELLA
LA DISCUSSIONE
Posto da “La Repubblica” di oggi, questo articolo , che fa seguito a quello di Berselli postato da Carlo G. alcuni giorni fa, perchè mi pare un interessante spunto di riflessione, soprattutto approssimandosi l’ora di un nuovo confronto elettorale diretto con la destra. Buona lettura, Maria
Il mondo facile della politica format
di MICHELE SERRA
La campagna per il ritorno alla maestra unica, al di là dei propositi contingenti di “risparmio”, aiuta a riflettere in maniera esemplare sulle ragioni profonde delle fortune politiche della destra di governo, e sulle sue altrettanto profonde intenzioni strategiche. Sono intenzioni di semplificazione. Se la parola-totem della sinistra, da molti anni a questa parte, è “complessità”, a costo di far discendere da complesse analisi e complessi ragionamenti sbocchi politici oscuri e paralizzanti, comunque poco intelligibili dall’uomo della strada, quella della destra (vincente) è semplicità.
La pedagogia e la didattica, così come sono andate evolvendosi nell’ultimo mezzo secolo, sono avvertite come discipline “di sinistra” non tanto e non solo per il tentativo di sostituire alla semplificazione autoritaria orientamenti più aperti, e a rischio di permissivismo “sessantottesco”. Sono considerate di sinistra perché complicano l’atteggiamento educativo, aggiungono scrupoli culturali ed esitazioni psicologiche, si avvitano attorno alla collosa (e odiatissima) materia della correttezza politica, esprimono un’idea di società iper-garantita e per ciò stesso di ardua gestione, e in buona sostanza attentano al desiderio di tranquillità e di certezze di un corpo sociale disorientato e ansioso, pronto ad applaudire con convinzione qualunque demiurgo, anche settoriale, armato di scure.
In questo senso la proposta Gelmini è quasi geniale. L’idea-forza, quella che arriva a una pubblica opinione sempre più tentata da modi bruschi, però semplificatori, è che gli arzigogoli “pedagogici”, per giunta zavorrati da pretese sindacali, siano un lusso che la società non può più permettersi. Il vero “taglio”, a ben vedere, non è quello di un personale docente comunque candidato - una volta liquidati i piloti, o i fannulloni, i sindacalisti o altri - al ruolo di ennesimo capro espiatorio. Il vero taglio è quello, gordiano, del nodo culturale. La nostalgia (molto diffusa) della maestra unica è la nostalgia di un’età dell’oro (irreale, ma seducente) nella quale la nefasta “complessità” non era ancora stata sdoganata da intellettuali, pedagogisti, psicologi, preti inquieti, agitatori politici e cercatori a vario titolo del pelo nell’uovo. Una società nella quale il principio autoritario era molto aiutato da una percezione dell’ordine di facile applicazione, nella quale il somaro era il somaro, l’operaio l’operaio e il dottore dottore. Una società che non prevedeva don Milani, non Mario Lodi, non Basaglia, ovviamente non il Sessantotto, e dunque, nella ricostruzione molto ideologica che se ne fa oggi a destra, è semplicemente caduta vittima di un agguato “comunista”.
In questo schemino, semplice ed efficace, la cultura e la politica, a qualunque titolo, non sono visti come interpreti dei conflitti, ma come provocatori degli stessi. Se la pedagogia “permissiva” esiste, non è perché il disagio di parecchi bambini o la legnosità e l’inadeguatezza delle vecchia didattica richiedevano (già quarant’anni fa) di essere individuati e affrontati, ma perché quello stesso problema è stato “creato” da un ceto intellettuale e politico malevolmente orientato alla distruzione della buona vecchia scuola di una volta. Insomma, se la politica è diventata un format, come ha scritto Edmondo Berselli, la sua parola d’ordine è semplificazione.
Per questa destra popolare, e per il vasto e agguerrito blocco sociale che esprime, la complicazione è un vizio “borghese” (da professori, da intellettualoidi, beninteso da radical-chic, e poco conta che il personale scolastico sia tra i più proletarizzati d’Italia) che non possiamo più permetterci, e al quale abbiamo fatto malissimo a cedere. Non solo la pedagogia, anche la psicologia, la sociologia, la psichiatria, nella vulgata oggi egemone, non rappresentano più uno strumento di analisi della realtà, quanto la volontà di disturbo di manipolatori, di rematori contro, di attizzatori di fuochi sociali che una bella secchiata d’acqua, come quella della maestra unica, può finalmente spegnere. La lettura quotidiana della stampa di destra - specialmente Libero, da questo punto di vista paradigma assoluto dell’opinione pubblica filo-governativa - dimostra che il trionfo del pensiero sbrigativo, per meglio affermarsi, necessita di un disprezzo uguale e contrario per il pensiero complicato, per la massa indistinta di filosofemi e sociologismi dei quali i nuovi italiani “liberi” si considerano vittime non più disponibili, per il latinorum castale di politici e intellettuali libreschi, barbogi, causidici, che usano la cultura (e il ricatto della complessità) come un sonnifero per tenere a freno le fresche energie “popolari” di chi ne ha le scatole piene dei dubbi, delle esitazioni, della lagna sociale sugli immigrati e gli zingari, sui bambini in difficoltà, su chiunque attardi e appesantisca il quotidiano disbrigo delle dure faccende quotidiane. Già troppo dure, in sé, per potersi permettere le “menate” della sinistra sull’accoglienza o il tempo pieno o i diritti dei gay o altre fesserie.
La sinistra ha molto di che riflettere: la formazione culturale e perfino esistenziale del suo personale umano (elettorato compreso) è avvenuta nel culto quasi sacrale della complessità del mondo e della società, con la cultura eletta a strumento insostituibile di comprensione anche a rischio di complicare la complicazione… Ma non c’è dubbio che tra il rispetto della complessità e il narcisismo dello smarrimento, il passo è così breve che è stato ampiamente fatto: nessuna legge obbliga un intellettuale o un politico a innamorarsi dell’analisi al punto di non rischiare mai una sintesi, né la semplificazione - in sé - è una bestemmia (al contrario: proprio da chi ha molto studiato e molto riflettuto, ci si aspetterebbe a volte una conclusione che sia “facile” non perché rozza o superficiale, ma perché intelligente e comprensibile). Ma la posta in gioco è molto più importante del solo destino della sinistra. La posta in gioco - semplificando, appunto - è il destino della cultura, degli strumenti critici che rischiano di diventare insopportabili impicci. Se questa destra continuerà a vincere, a parte il marketing non si vede quale delle discipline sociali possa sperare di riacquistare prestigio, e una diffusione non solo castale o accademica. Perché è molto, molto più facile pensare che l’umanità e la Terra siano stati creati da Dio settemila anni fa (cosa della quale è convinta ad esempio la popolarissima Sarah Palin) piuttosto che perdere tempo e quattrini studiando i fossili e l’evoluzione. È molto più rassicurante, convincente, consolante pensare che le buone maestre di una volta, con l’ausilio del cinque in condotta e di una mitraglia di bocciature, possano mantenere l’ordine e “educare” meglio i bambini ipercinetici, e consumatori bulimici, che la televisione crea e che la propaganda di destra ora lascia intendere di poter distruggere, perché è meglio avere consumatori docili (clienti, come dice Pennac) piuttosto che cittadini irrequieti. È meglio avere certezze che problemi.
È molto più semplice pensare che il mondo sia semplice, non fosse che per una circostanza incresciosa per tutti: che non lo è. Il mondo è complicato, l’umanità pure, i bambini non parliamone neanche. Se le persone convinte di questo obbligatorio, salutare riconoscimento della complicazione non trovano la maniera di renderla “popolare”, di spiegarla meglio, di proporne una credibile possibilità di governo, di discernimento dei principi, dei diritti, dei bisogni fondamentali, diciamo pure della democrazia, vedremo nei prossimi decenni il progressivo trionfo dei semplificatori insofferenti, dei Brunetta, delle Gelmini, delle Palin. Poi la realtà, come è ovvio, presenterà i suoi conti, sprofondando i semplificatori nella stessa melma in cui oggi si dibattono i poveri complicatori di minoranza. Nel frattempo, però, bisognerebbe darsi da fare, per sopravvivere con qualche dignità nell’Era della Semplificazione, limitandone il più possibile i danni, se non per noi per i nostri figli che rischiano di credere davvero, alla lunga, al mito reazionario dei bei tempi andati, quando la scuola sfornava Bravi Italiani, gli aerei volavano senza patemi, gli intellettuali non rompevano troppo le scatole e la cultura partiva dalla bella calligrafia e arrivava (in perfetto orario) alla più disciplinata delle rassegnazioni. Cioè al suo esatto contrario.
(24 settembre 2008)
Se qualcuno vuole far finta di non capire è libero di farlo. Ma i fatti sono chiari agli occhi di tutti.
Alitalia da quando è nata ha bruciato 14 miliardi di euro, 300 milioni solo negli ultimi mesi (il famoso prestito ponte giustamente contestato dalla UE).
Sono soldi dei contribuenti spesi per alimentare la fobia di chi crede che serva assolutamente una compagnia di bandiera, che sia addirittura necessaria per il turismo del nostro paese (poi però mancando un ministero per il turismo ogni regione va per conto suo con spese moltiplicate ed inutili), l’ennesimo carrozzone parastatale da lottizzare (come poste, ferrovie, aziende sanitarie,..).
Tanto sono soldi di nessuno.
Lasciatemi fare un parallelo anche con la situazione locale, dove per mantenere in vita un aeroporto probabilmente inutile anche quest’anno si buttano a mare 5 milioni di euro (uniti ai 18 fin qui gettati fanno 23). Ma tanto sono soldi dei contribuenti e nessuno verrà a protestare.
Ecco, a me piacerebbe che si avviasse una bella discussione, anche all’interno della manifestazione sindacale, per capire se era assolutamente necessaria la spesa di questi soldi in questo modo o se potevano essere usati, che so, per detassare i salari (problema ben più importante).
Ma visto che nel nostro paese la responsabilità non è mai di nessuno è chiaro che è più facile individuare le colpe degli altri piuttosto che le proprie.
Per quanto riguarda Epifani io credo che abbia sbagliato sia in questi giorni come gravemente ha fatto mesi fa con lo stop ad Airfrance (che guardacaso oggi è disponibile a comprare spendendo la metà ed avendo maggiori esuberi ed un contratto vergognosamente favorevole - alla faccia dei lavoratori).
Ma siamo abituati ai sindacalisti che si lasciano affascinare dal mondo politico (D’Antoni, Cofferati, Pezzotta,…) e certamente a lui conviene questo tipo di atteggiamento.
Credo però che questo sia un blog del Partito Democratico e che in quest’ottica vadano affrontati i problemi .
Qualcuno di voi pensa che quest’atteggiamento giovi al partito? Qualcuno crede che l’opinione del ministro ombra competente, Bersani, e del segretario Veltroni (entrambi abbastanza critici con l’atteggiamento di Epifani) siano posizioni sbagliate? Qualcuno crede che il ministro ombra Colanninno debba dimettersi per il conflitto di interessi sulla vicenda (mi sembra di essere stato l’unico in questo blog a farlo notare)?
Io sono pronto a scommettere che la manifestazione di sabato finirà per non giovare al Pd e mi dispiace che nessuno se ne preoccupi.
Molti saluti.
Caro Riccardo,
qui si discute sempre in maniera aperta e tutti possono assumere le loro posizioni in maniera assolutamente libera, ovviamente.
Segnalo, altrimenti facciamo confusione, che la manifestazione di sabato indetta dalla CGIl NON è sull’Alitalia, ma su questioni che riguardano salari, scuola, precariato, ecc.; dunque è opportuno tenere distinti i piani.
Inoltre: concordo con alcune delle tue analisi, ma non possiamo certamente attribuire ai sindacati le colpe di ogni cosa, quando le decisioni peraltro sono assunte da altri. Epifani a mio avviso ha tenuto una posizione molto opportuna ed equilibrata, e Veltroni non mi pare lo abbia criticato ma semmai - nella giusta distinzione dei ruoli - invitato a provare a cercare i termini per un accordo. E’ questo è positivo.
Infine, schematicamente:
- concordo sulla richiesta di dimissioni di Colanninno, ma come sai la sinistra democratica/pd sul conflitto d’interessi non fa mai sul serio, e mai lo prende sul serio per quanto la riguarda (gravissimo errore!)
- concordo sulla questione dell’aereoporto di Forlì e sul ragionamento che proponi
- non credo assolutamente sia sbagliato che i sindacalisti si dedichino, anche qui nella distinzione di piani, in un’altra fase della loro vita alla politica (dove sta scritto scusa?). Grandi sindacalisti come Bruno Trentin hanno fornito eccellenti contributi anche come politici, l’importante è appunto la distinzione di piani (altrimenti nella tua logica anche un imprenditore non potrebbe mai svolgere attività politica, e infatti - se le cose andassero in maniera normale, ovvero secondo i principi della liberaldemocrazia - dovrebbero solo valere le leggi della “separazione tra interessi”).
La manifestazione di sabato è altamente opportuno, non è indetta dal PD ma dalla CGIL e la CGIL non può non essere uno degli interlocutori fondamentali di un partito che intende essere radicato nella società e dunque ANCHE nel mondo del lavoro e dei lavori.
Questo significa adesione alla manifestazione da parte mia, anche come componente la Direzione territoriale del PD forlivese, senza ciò implichi confusione di ruoli. I principi e la prospettiva della manifestazione sono per me pienamente condivisibili e quindi ci sarò, con molta convinzione. Tutto qui.
Non credo che dal mio spunto venisse individuato il sindacato come l’unico responsabile del disastro ma certamente uno dei responsabili.
Il tema di fondo è uno solamente. Questo paese continua a guardarsi le spalle ed anche questa vicenda è un sintomo. C’è già stato un periodo in cui un governo ha rotto l’unità sindacale ed ha costretto all’angolo la Cgil che ha reagito da forza politica (colmando un vuoto dell’opposizione). E’ stato un periodo fruttuoso?
E’ servito all’opposizione per delineare proposte concrete ? A mio avviso è servito a celebrare un leader intorno ad un principio del lavoro (che se oggi siamo onesti vediamo ripercuotersi contro le nuove generazioni) e a far fuggire gran parte dell’elettorato moderato, ma sono disponibile a capire chi crede il contrario.
E sono pronto a scommettere che se il governo va realmente nella direzione di detassare gli accordi aziendali (diversamente ed in maniera maggiore) rispetto a quelli nazionali, sfrutterà anche questa vicenda per screditare il sindacato. E con l’opinione pubblica massicciamente schierata a suo favore difficilmente ci si potrà opporre. Credo che oggi sottovalutare la forza dei media sull’opinione pubblica sia un errore che abbiamo già commesso milioni di volte e che non possiamo più permetterci (prova a chiedere al popolo che pensiamo di rappresentare se Epifani sta facendo una battaglia giusta o sta difendendo dei privilegiati con i soldi di tutti)
Molti saluti.
Posto da Romagnaoggi.it, 25 settembre ore 19.51
FORLI’ - Il Partito democratico forlivese aderisce alla manifestazione della Cgil fissata per sabato 27 settembre, ma solo con alcuni componenti. Dopo Roberto Balzani, anche Serena Bambi, Bruna Baravelli, Valter Bielli, Thomas Casadei, Carlo Giunchi, Maria Maltoni, Elena Toni (componenti Direzione Territoriale Pd Forlì)
Stefania Collini, Maria Teresa Vaccari (componenti Direttivo comunale PD), appoggiano la manifestazione del sindacato guidato da Guglielmo Epifani
“Cambiare le scelte sbagliate di questo governo è una necessità imprescindibile - osservano gli esponenti del Pd -, per questo motivo esprimiamo il nostro sostegno alle manifestazioni indette dalla CGIL per sabato 27 settembre, che si terranno in tutte le piazze d’Italia ed anche a Forlì”.
“Nessuna delle promesse elettorali fatte da questo governo si sta attuando, il potere d’acquisto di salari e pensioni è peggiorato - aggiungono -, non ci sono risposte sul versante dello sviluppo, diminuiscono gli investimenti per le infrastrutture e la ricerca, mentre crescono le nuove povertà. L’attacco pesantissimo alla scuola pubblica, condotto in tutti i suoi livelli dalla scuola elementare all’Università, non colpisce solo i lavoratori di quei settori, ma le famiglie e più complessivamente il diritto allo studio”.
“Non si combatte l’evasione, mentre si tagliano le risorse per sanità e welfare - osservan -, ciò porterà alla riduzione di prestazioni ed all’aumento del disagio sociale e dell’emarginazione, proprio quando il Paese ha maggior bisogno di integrazione e coesione sociale”.
Secondo i nove componenti del Pd, “giovani, donne e pensionati, sono i soggetti più colpiti da queste politiche: già oggi le donne italiane che lavorano sono in percentuale inferiore rispetto agli altri paesi europei, con meno servizi sociali per l’infanzia e gli anziani, meno scuole a tempo pieno, diminuiranno ulteriormente”.
La scelta del governo di “ridurre gli interventi sul welfare, vuol dire anche meno possibilità di integrazione per i lavoratori migranti che già si vedono troppo spesso negati diritti e condizioni di vita umane, a causa di provvedimenti xenofobi che peggiorano soltanto i problemi, senza corrispondere in alcun modo al bisogno di sicurezza che molti cittadini esprimono”.
“Il recupero del potere d’acquisto dei salari - è l’osservazione dei componenti del Pd -, passa anche attraverso rinnovi contrattuali equi sia nel settore pubblico che in quello privato, in grado di dare risposte ai bisogni delle famiglie e rimettere in moto i consumi interni”.
“Basta con interventi spot e le trovate pubblicitarie che non danno risposte concrete ai problemi - scandiscono -: la scuola di San Giuliano inaugurata pochi giorni fa da Berlusconi, vista su tutte le tv è tra quelle che la Ministra Gelmini ha deciso di chiudere perchè ha meno di 100 bambini. I diritti e la vita delle persone non sono un quiz televisivo, è ora che anche il governo se ne renda conto”.
Ecco caro Riccardo i motivi della nostra scelta, occorre chiedersi piuttosto perchè, a livello provinciale , vi sia un silenzio quasi assordante e si lasci, ancora una volta la CGIL in tutta solitudine.Ti chiedi se allora fu un periodo fruttuoso. E se non ci fosse stata la CGIL a sostenere il mondo del lavoro, quale deriva si sarebbe imboccata?
Eccolo il capro espiatorio, la causa di tutti i mali il sindacato in generale e la CGIL in particolare.Nessuno è indenne da difetti, ma sulla questione Alitalia Epifani ha spiegato benissimo a Ballarò, lo stesso Berti, capo del sindacato piloti lo ha fatto a PORTA A PORTA, facendo ammettere a Bonanni di aver trattato per loro, i piloti. Senza averne titolo.
Le notizie di oggi sono già diverse, ed il Sindacato Piloti scioglierà le riserve nella nottata.
Fra i piloti non è certamente CGIL il sindacato più rappresentivo: difendendo il sacrosanto principio della giusta rappresentanza, CGIL non ha difeso i piloti , ma quel principio che è nella natura del rapporto sindacato e lavoratore iscritto. Il motivo del diverso atteggiamento rispetto a CISL e UIL, è stato semplicemente questo. TUTELA DEL PRINCIPIO DELLA RAPPRESENTANZA PERCHE’ SE NON RISPETTI QUELLO DELLA CATEGORIA DEI PILOTI, DOMANI NON RISPETTERANNO NEMMENO QUELLO DI ALTRE SIGLE.
Ma torniamo alla CGIL, l’ho già accennato e lo ripeto:
fu lasciata sola anche quando fu firmato il Patto Per L’Italia: tutte le Associazioni a suo tempo cedettero alle lusinghe, cooperative comprese, salvo poi assumere aria contrita alla prova dei fatti.
E i fatti ora quali solo: togliere ICI, ma ai più ricchi e tagliare risorse ai Comuni per i servizi, rendere povera la scuola primaria, non più le tre I, ma il voto in condotta ed il grembiulino.
Meno insegnanti: e l’inglese, e l’informatica e le nuove tecniche di insegnamento, e gli insegnati di sostegno, e la pratica sportiva?
Il tempo pieno è a rischio, questo è il problema vero, si vuole abbassare la qualità della scuola pubblica. La campagna Brunetta contro i fannulloni….non sono davvero tutti fannulloni, ma questo fa presa mediatica.
Anche la detassazione degli straordinari si rivelerà un provvedimento ad effetto limitato, soprattutto in un periodo di stagnazione della produttività.
Stanno inseguendo in Italia un modello, quello reaganiano e di Bush figlio,del liberismo spinto che è una forte sconfitta del sistema economico degli Stati Uniti. Lo Stato che interviene per salvare dal fallimento la società privata che ha in mano le pensioni di quasi tutti gli americani.
Per questo, pur in assenza di prese di posizione del mio partito a livello territoriale, ho testimoniato e sottoscritto l’appoggio alla manifestazione di sabato 27 della CGIL, sono anche dispiaciuta di come la notizia è stata lanciata dal titolo di romagnaoggi ” Il PD aderisce, ma solo con 9 componenti” che suona quasi una critica non certo per i firmatari : spero di vedere a Forlì in Piazza del Duomo alle ore 9,30 tanti lavoratori, studenti e pensionati e gran parte del Partito Democratico forlivese e non solo.
Stefania
E brava Stefania, sempre precisa e puntuale, ma anche piena di passione e con le idee chiare.
Isolare il sindacato, in special modo la CGIL, è un passo che già in passato, come tu ricordi, è stato tentato.
Salvo poi ripensamenti.
E vorrei rispondere a Riccardo Vitali che evoca sicuramente la grande manifestazione del 23 marzo a Roma, ricordandola in modo negativo: non la grande giornata dei lavoratori uniti che io ricordo, non il momento di svolta in un periodo in cui la sinistra era abbattuta e dispersa, accusata addirittura di avere voluto la morte di Marco Biagi, non la giornata gioiosa in cui tutti ci ritrovammo uniti per la lotta per i nostri diritti (l’art.18 era un simbolo), ma addirittura il tentativo di un leader (Cofferati) che approfittando del suo ruolo si faceva strada verso il potere.
Meno male che è disposto a capire chi come me non la pensa come lui.
Per me fu una grande giornata ed è tuttora un bellissimo ricordo.
Spero che lo siano anche le prossime giornate di lotta.
Secondo me ci vuole rispetto per i ruoli. L’opposizione la deve fare un partito di opposizione, il sindacato deve fare il sindacato. A fare confusione si fanno male entrambe le cose.
Finito il ricordo nostalgico della manifestazione del 23 ottobre chiedetevi sul serio se ha portato vantaggi alla causa dei partiti di opposizione o se ha concesso facili strumentalizzazioni al governo di allora, di fatto escludendo la Cgil da un processo di rinnovamento dei contratti. Cosa che oggi si verifica di nuovo alla vigilia di una fase in cui verrà discusso il sistema di accordi aziendali, detassando in maniera massiccia quelli privati (con grave danno per il sindacato) rispetto a quelli quadro nazionali.
E sulla manifestazione di domani mi chiedo come mai non è stata organizzata da tutte le sigle del lavoro (che contestano in eguale modo i provvedimenti del governo) ed ancora ad Alessandro che dice che bisogna manifestare solidarietà a Cgil che è un’espressione sana della società perchè non farlo anche nei confronti di Cisl, Uil ed Ugl (sono forse meno sane?).
Ad ogni modo credo che il problema sia di altra natura e riguardi anche la partecipazione di parte del Pd (non di alcuni esponenti di aree diverse, ma di una parte abbastanza delineata) alla manifestazione locale e nazionale.
Io credo che a fare opposizione così l’elettorato moderato continuerà a non preferirci, ma magari qualcuno non si pone il problema. E se qualcuno mi chiede se ricordo con nostalgia il tempo delle lotte gli rispondo che credevo che il segretario Veltroni (che tutti avete sostenuto più di me), quel periodo intendesse archiviarlo. O avevo capito male? (forse la continua richiesta di rasserenare il clima si intendeva rivolta al freddo di questi giorni?).
Molti saluti.
NON SIAMO QUINDI SOLO IN 9…. MA C’E’ TUTTO IL PD A SOSTEGNO DELLA MANIFESTAZIONE DELLA CGIL DI DOMANI 27 SETTEMBRE!
Posto davvero con piacere le due dichiarazioni odierne la prima di Castagnoli Alessandro( ore 11.06) l’altra di Rosetti Marcello (alle ore 11.31)pubblicate on-line da Romagna oggi.it, che rendono pubblico il sostegno del PD
alla manifestazione della CGIL e che si aggiungono alle altre adesioni pubbliche di comprensione e condivisione dei temi ed orientamenti, peraltro già compresi nella piattaforma unitaria condivisa a suo tempo anche da CISL e UIL. Non confusione di ruoli, ma unità di intenti: la difesa dei lavori, dei salari, delle pensioni, dei servizi pubblici (scuola e welfare) finora garantiti. Ma per quanto tempo ancora?
Facciamoci sentire e vedere!
Stefania
§§§§§
Forlì, Castagnoli (Pd): “In piazza assieme alla Cgil”
26 settembre 2008 - Romagnaoggi - ore 11.06
FORLI’ - Anche il segretario territoriale del Pd forlivese Alessandro Castagnoli si schiera al fianco della Cgil in vista delle manifetazioni che sabato mattina si svolgeranno a Forlì e in tutta Italia. “Il Partito Democratico Forlivese sostiene l’iniziativa della CGIL ‘Diritti in piazza’, per manifestare contro le scelte del Governo Berlusconi”.
“Il Partito Democratico Forlivese vuole riportare al centro il tema del lavoro - afferma il segretario -, dei problemi che attorno ad esso si determinano, in termini di precarietà, di sommerso e di illegalità, di discriminazioni e disegueglianze, nei luoghi in cui si produce e nel mercato del lavoro, di sicurezza e salute, di tutela del reddito ed entità della remunerazione, di politiche di accompagnamento all’occupazione, di formazione, di valorizzazione delle competenze”.
“Non possiamo restare confinati nell’alternativa angusta secondo cui - spiega ils segretario -, per elevare le tutele ai non garantiti, le si dovrebbe abbassare ai garantiti. Occorre iscrivere nell’agenda sindacale il tema di nuovi e più elevati livelli di partecipazione, di democrazia in azienda”.
“Il sindacato - è la convinzione di Castagnoli - deve unitariamente guardare utilmente anche alle esperienze dei sindacati di altri paesi europei e la politica deve smettere di inseguire l’emergere di effimere figure sociali, alle quali prestare attenzione particolare”.
Per Castagnoli la politica deve assumere “il lavoro come riferimento essenziale e come quale strumento di crescita economica e sociale delle comunità, rispondendo energicamente alle politiche di un governo di destra che privilegia egoismi, corporativismi e arretratezze”.
“Non sono stati previsti interventi su salari e pensioni - osserva il segretario del Pd forlivese attaccando la manovra economica del governo Berlusconi -. E’ necessario aumentare il potere d’acquisto a favore dei consumi, non bastano incentivi, premi e detassazione degli straordinari. Una delle priorità deve essere risollevare i salari”.
Castagnoli conclude con la speranza che “tanti iscritti alla Cgil e ad altri sindacati partecipino il 25. La riuscita di una grande manifestazione può certamente aiutare l’azione dei sindacati e in particolare della Cgil, in questo momento oggetto della polemica della destra e di Berlusconi”.
Forlì, Cgil in piazza. Rosetti (Pd): “Mobilitazione straordinaria”
26 settembre 2008 – ROMAGNAOGGI.IT ORE 11.31
FORLI’ - Marcello Rosetti, responsabile enti locali per il Pd regionale, prende carta e penna e scrive al segretario generale della Cgil forlivese, Enzo Santolini, garantendo (”pur non potendo essere presente in piazza con voi domani, essendo già impegnato nell’Assemblea regionale del PD convocata a Riccione”) il proprio sostegno alla manifestazione contro i tagli del governo.
“In un momento difficile per il paese, come questo, la vostra mobilitazione - afferma Rosetti - assume un valore straordinario. Questo governo sta facendo pagare alle fasce più deboli del paese costi pesantissimi e siamo solo all’inizio”.
“Se non verranno garantite le risorse tolte ai comuni con l’eliminazione dell’ICI - dice Rosetti -, non si riuscirà a garantire il livello dei servizi che le amministrazioni comunali hanno fornito fino ad ora ai cittadini e penso non sfugga a nessuno chi, ancora una volta, subirà questa situazione”.
“L’attacco al lavoro dipendente ed in particolar modo al pubblico impiego è inaccettabile - aggiunge Rosetti -; stiamo assistendo ad una vera e propria regressione, prima di tutto culturale, del paese. Ritengo che tutti i Democratici siano sabato insieme a voi per chiedere al governo di modificare le proprie scelte, come mi auguro di trovare il mondo del lavoro coinvolto e protagonista il 25 ottobre nella manifestazione “Salva l’Italia”".
Esatto Stefania, e noi che da sempre sosteniamo le ragioni del lavoro non possiamo che rallegrarci!
Immagino a breve una presa di posizione pubblica anche della nuova coordinatrice dell’Area Lavoro Lucia Bongarzone.
Ci vediamo tutti domani in Piazza, visto che i democratici devono essere prima di tutto *coerenti* per essere credibili.
Di diverso tenore però il convegno del PD che si tiene sabato 11 ottobre al Globus con il coordinamento di Castagnoli e che vedrà tutto il gotha economico-finanziario forlivese a confronto, con una mitologizzazione della crescita quantitativa già dal titolo e con occhi rivolti solo al mondo imprenditoriale senza voci del mondo sindacale.
A questo punto una domanda mi sorge: Alessandro con chi stai, con i padroni o gli operai?
Convegno dell’11 ottobre??
Io faccio parte -come molti altri- della Direzione provinciale e non so nulla di tutto ciò…sarà mica un’iniziativa della corrente - del tutto legittima - del Segretario Castagnoli?
Del resto la sua corrente, quella di una parte (una parte soltanto) della ex margherita, è da sempre sulle posizioni moderate che tengono gli occhi rivolti esclusivamente al mondo dell’imprenditoria.
Ma, caro Alessandro Pilotti, nel PD c’è bisogno di tutti, di ogni voce, e dunque poco male, anzi bene; certo ogni tanto - su questo magari occorre riflettere - si ascoltano solo alcune voci e altre si lasciano un poco nel silenzio….
Poi è negli atti concreti che si valuta la coerenza dei comportamenti politici.
Sarei contento di sapere come la pensano sullo sciopero di domani e sulla piattaforma che noi sosteniamo alcuni ex ds - ora democratici, solo a parole “veltroniani” (il loro idolo è D’Alema o, in subordine, Bersani) - che ad ogni riunione della direzione o degli organismi dirigenti sparavano a zero contro la CGIL, causa di tutti i mali.
Mi farebbe piacere dialogare e confrontarmi con loro, cosa che non è mai stata possibile visto che o si è con loro o contro di loro. Io del resto a quelle riunioni insieme a pochi altri provavo a prendere sul serio le questioni del precariato e dei lavori, loro parlavano esclusivamente di mercato, impresa, come se non ci fosse null’altro…. e comunque anche la loro corrente immagino assumerà una posizione su questi temi, oppure resterà in silenzio?
Questo spazio accoglie ogni voce, perchè il dialogo è la radice della democrazia, e dunque di un partito che si dice democratico nelle parole e nei fatti.
Siamo dunque in ascolto
Addirittura la contrapposizione operai / padroni !
Scusate, devo essere finito nel blog del Partito Comunista dei Lavoratori.
Certo che adesso che hanno aderito alla piattaforma anche Castagnoli e Rosetti cambia tutto (ma Rosetti dirà che fa una vasca e mangia una pizza anche stavolta?).
Qualsiasi iniziativa democratica che coinvolge liberamente dei cittadini, dei lavoratori va salutata con grande rispetto.
Parteciperò anch’io alla manifestazione, come amministratore e come cittadino perchè credo che il senso di appartenenza e soprattutto la coesione tra le persone che rivendicano principi di equità siano l’essenza della democrazia.
Come amministratore sono stato contestato dai sindacati, anche ingiustamente, ma ho rispettato comunque la manifestazione e la protesta perchè serviva per riallacciare una coesione tra vertice e base sindacale sulla problematica della tassazione locale.
Mi lasciano un po’ perplesse certe adesioni di facciata.Il tempo perà sarà il certificatore di chi partecipa per convinzione e di chi partecipa per opportunismo.
Alla recente manifestazione della triplice di fronte alla prefettura per i dipendenti pubblici C’ERO … eravamo però molto pochi ..Spero che domani vi sia una grande partecipazione dei vertici del PD .
Cominciamo a fare la politica VERA.. e mettiamoci la faccia e… se ci fotografano per la stampa ancora meglio.Un saluto e a domani.
Apprezzo molto l’intervento dell’Ass. Ludovico Buffadini, che giustamente tiene distinti i piani e sa andare oltre anche i - legittimi - momenti di acceso confronto tra mondo sindacale e amministrazioni (che a volte possono esserci anche nel nostro territorio, credo sia fisiologico).
E’ questo approccio quello che serve al Partito democratico, e concordo molto con Buffadini: mettiamoci la faccia e pratichiamo la coerenza, ogni giorno, in ogni atto.
Una risposta all’amico Riccardo Vitali: è chiaro che l’intervento di Pilotti era bonariamente provocatorio. I democratici che animano questo blog sono ovviamente proiettati nel futuro e hanno a cuore l’innovazione politica. Ma innovazione politica non significa assolutamente rinunciare a saldi principi o addirittura rinnegare grandissimi momenti di partecipazione civile e sociale come l’imponente manifestazione a difesa dell’art. 18. Una delle più grandi e nobili manifestazioni popolare del secondo dopoguerra. E’ storia, non la dimentichiamo, ora ovviamente guardiamo al presente e al futuro. Ma il Partito democratico, il partito della sinistra nuova non può non essere il partito che tutela il lavoro, tutti i lavori, a partire da quelli più vulnerabili.
Il valore del lavoro e la memoria.
Oggi è stato intitolato, a Forlì, un piazzale alle “Operaie delle filande “ , perciò vorrei condividere con voi la mai soddisfazione per questo evento, che per me ha un grande valore simbolico.
Questa era infatti una richiesta di intitolazione che come Commissione Pari Opportunità del avevamo avanzato lo scorso anno . Il senso della nostra iniziativa, era quello di evidenziare, anche attraverso la toponomastica, il ruolo che le donne hanno avuto nella vita della nostra città e lasciarne traccia nella memoria collettiva.
Infatti la toponomastica di una città è in primo luogo in cui è possibile vedere “scritta “ storia e memoria, e quando si tratta di donne sappiamo che questa memoria è particolarmente avara. Quando iniziammo a farne una ricognizione due anni fa, ci accorgemmo che la presenza di strade, piazze, ecc. intitolate a donne era particolarmente scarsa a Forlì, se si escludono pochi personaggi storici come Caterina Sforza e le eroine mazziniane del Risorgimento ed un paio di personaggi più recenti, poco più di una decina. Di qui il nostro impegno per nuove intitolazioni.
Tra le tante proposte che avevamo avanzato per ricordare la storia delle donne nel nostro paese e le donne che si sono distinte in vari campi, non solo in ambito locale, avevamo deciso di considerarne prioritarie due collettive.
“Donne della Costituente”, in quanto nel 2006 ricorreva il 60’ di quella Assemblea così importante per la nostra vita democratica e “Operaie delle filande”, che coglieva due importanti aspetti, quello legato alla storia della città e quello del valore del lavoro, in particolare per le donne.
La storia della nostra città, infatti, vedeva dopo l’unità d’Italia ben 12 piccole filande, che alla fine del secolo si erano ridotte a tre, ma che occupavano circa 600 operaie. Filande si trovavano anche in altri comuni della provincia.
L’8 marzo di quest’anno, nel ricordare il centenario dell’8 marzo, CGIL CISL e UIL hanno ripercorso in un convegno la storia del lavoro femminile nella nostra città ed il lavoro delle filandaie si è riconfermato come quello principale per le donne , nell’800 ed all’inizio del secolo, trasformatosi poi nel tempo in lavoro nel settore tessile, un ambito produttivo oggi quasi scomparso dal nostro territorio.Queste notizie si possono trovare in un libretto, edito dai sindacati, che reca anche una interessante introduzione del prof. Roberto Balzani, che evidenzia come le operaie delle filande fossero, per numero, la vera classe operaia della realtà di Forlì.
Ma al lavoro in filanda, durissimo, si accompagnava anche il lavoro delle donne delle campagne e dei paesi che allevavano i bachi da seta, come elemento di integrazione del reddito familiare. Una economia tutta al femminile, che anche qui segnava però per le donne piccoli spazi di autonomia. Ho un ricordo familiare di mio padre che racconta di come la nonna, che allevava bachi da seta, facesse schiudere le uova tenendole al caldo sul seno, nel corpetto del vestito.
La filanda, per le operaie,anche giovanissime, spesso bambine agli albori del secolo che vi lavoravano, era più una risposta al bisogno economico che un segnale di emancipazione, ma attraverso il lavoro la consapevolezza aumentava, nascevano le prime forme associative, leghe e sindacati.
Attraverso questa intitolazione alle operaie delle filande, come commissione abbiamo voluto simbolicamente ricordare tutte le donne che lavorano, i loro problemi, le loro aspirazioni, la loro capacità di organizzarsi.
Oggi le donne lavorano ancora meno degli uomini, nonostante abbiano una scolarità maggiore e sono pagate tuttora di meno, vivono con grande difficoltà la conciliazione tra lavoro e famiglia, perché una società come quella italiana, che a parole esalta la famiglia, nella realtà non ha ancora assunto la maternità e la paternità come un valore sociale da tutelare appieno.
Ricordare le donne della città di Forlì ( ma non solo) il loro lavoro e le loro lotte, in un momento in cui il lavoro materiale sembra aver perso di valore e di dignità ed ha così scarso appeal per i giovani, ci è sembrato un piccolissimo, ma significativo contributo per consegnare anche alle ragazze ed ai ragazzi , un pezzo di storia sociale e civile di questa nostra città, perché mantenere la memoria è fondamentale per poter avere una visione del futuro.
Caro Voltaire, siamo proprio messi male
Sono trascorsi più di due secoli da quando Voltaire, filosofo, letterato e storico francese scrisse il “Trattato della tolleranza”, un classico dell’illuminismo che prese di mira l’ancien règime nel quale dominavano fanatismo, oscurantismo e discriminazioni, punto di partenza della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e dei cittadino” varata nel 1789 che gettò le fondamenta delle libertà di religione e di pensiero che poi si diffusero in Europa e nel mondo.
A quei valori si ispira la Costituzione italiana che in vari articoli fissa principi di eguaglianza tra gli uomini, libertà politica e religiosa, parità dei cittadini di fronte alla legge, condanna del razzismo e della intolleranza.
Eppure in questi ultimi mesi in Italia si succedono fatti e si vedono situazioni che rischiano di riportarci a un’epoca oscura della storia nostra e di altri paesi suscitando viva preoccupazione e tristi presagi sopratutto in chi l’ha vissuta.
Una settimana fa a Milano un giovane del Burkina Paso viene ucciso a randellate per avere rubato alcuni biscotti, segue un ambulante abusivo senegalese mazzolato alla testa perchè disturba un fruttivendolo al mercato rionale.
A Roma un operaio dagli occhi a mandorla subisce un brutale pestaggio al grido “sporco cinese”, qualche giorno prima due africani erano stati bastonati, ieri l’altro sui muri sono comparse scritte contro Anna Frank.
A Parma un giovane ghanese che di giorno lavora e a sera va a scuola viene picchiato da vigili urbani a caccia di spacciatori mentre è ancora vivo il ricordo della donna di colore gettata a terra seminuda nella cella del comando.
A Napoli si scatena un conflitto razziale contro africani che vivono in condizioni sub umane in un vecchio edificio e pochi chilometri più a sud la camorra va per le spicce “fucilando” selvaggiamente sei immigrati neri.
Su un’altro piano, in varie città si vuole negare agli islamici il diritto di costruire a loro spese le moschee per pregare, poi si invoca la repressione quando sono costretti a farlo per strada o in parcheggi all’aperto.
Mentre un sindaco leghista grida che vuole vedere in giro solo facce bianche, il preside di una scuola respinge le iscrizioni di bambini che non conoscono l’italiano, molti giornali titolano sullo straniero ubriaco che in auto travolge un passante ma quando il colpevole è italiano lo si viene a sapere solo leggendo il fondo dell’articolo.
Tutto questo ed altro ancora avviene quando è chiaro che l’Italia ha bisogno di immigrati per fare funzionare l’economia, che essi svolgono i lavori più umili, sporchi e pericolosi che noi non vogliono fare e a seguito di questo pagano un alto tributo per incidenti nelle fabbriche e nei cantieri, in proporzione quattro volte più degli italiani.
Non so se esagero ma io ricordo qualcosa degli anni 30 e dei primi anni 40, quel tanto che basta a capire la genesi e il percorso dell’intolleranza, quella che scatenò la violenza nelle strade e nelle case contro il “sovversivo” che non plaudeva il regime fascista e contro l’ebreo “diverso” per origine e religione, con gli impiegati statali licenziati e i bambini cacciati dalle scuole, le sinagoghe bruciate, la marea razzista che infine dilagò portando all’olocausto.
Intendiamoci, l’inquietante fenomeno che oggi abbiamo di fronte in parte ha origini diverse rispetto allora, capisco che non c’è solo lo sboom finanziario che dagli Stati Uniti si diffonde in Europa provocando recessione economica, impoverimento di interi gruppi sociali e acutizzazione dell’insicurezza e della paura per l’oggi e il domani.
Però quando la Banca europea e il Fondo monetario internazionale dicono che siamo come negli anni 30 di sicuro mi torna in mente il “new deal” di Roosevelt ma pure l’intolleranza xenofoba e le dittature nel vecchio continente.
Certo, come accennato non si tratta solo di crisi economica e di tanta gente che non arriva a fine mese: la politica è cambiata in peggio, il populismo, la tracotanza del potere e la violenza del linguaggio hanno preso piede e molti cittadini sono frastornati da atti e parole che minano i valori della tolleranza e alimentano sentimenti opposti.
Berlusconi non vuole governare ma regnare ed ecco l’intolleranza per le regole che impediscono il “fai da te”, cambiate ad hoc per Alitalia; la Corte Costituzionale potrebbe bocciare il decreto salva premier e giù minacce, Veltroni critica il governo e allora è un comunista inaffidabile, il Presidente della Commissione di vigilanza RAI deve essere scelto dalla opposizione, come recita il regolamento, e allora si fa mancare il numero legale per imporre una persona gradita alla destra; in parlamento prevalgono nettamente i governativi ma siccome è pieno di depressi, dice “l’unto del signore”, si procederà sempre più con decreti-legge e voti di fiducia in barba alla Costituzione.
Poi c’è la tolleranza zero di Maroni verso i criminali (giusta) ma pure nei confronti dei clandestini che cercano lavoro (iniqua); questo a fronte della tolleranza mille di Berlusconi per le nefandezze amministrative al Comune di Catania che vengono cancellate con 140 milioni di euro - anche questi a carico degli italiani che pagano le tasse - per non parlare della super tolleranza del centrodestra quando depenalizzò il reato societario del falso in bilancio.
O di quella recentissima per banche, petrolieri e società dell’energia che con metodi neanche camuffati, come l’anomalissima impennata della borsa elettrica nazionale, fanno pagare a clienti e utenti il costo della Robin tax.
Adesso qualcuno, non solo a sinistra, dice e scrive che è il momento di fermarsi a riflettere prima che sia troppo tardi, altri hanno cominciato a interrogarsi sul significato della parola democrazia in Italia e in occidente.
Così, mentre si passa dalla deregulation iper liberista allo Stato regolatore e interventista, con Tremonti ieri esaltatore della “finanza creativa” e oggi paladino del “mercatismo” (sia chiaro, sempre a spese dei contribuenti) io penso che Voltaire si stia rivoltando nella tomba e grida ai barbari che stanno calpestando il suo Trattato: non avete ancora capito che la tolleranza è un principio democratico, l’intolleranza è regressione e porta all’autoritarismo.
Chiuso alle ore 11,45 di sabato 4 ottobre 2008 Giorgio Zanniboni
DARE SPERANZA AL LAVORO.
Sono molto felice dell’esito dello sciopero di oggi promosso dalla CGIL: il tentativo di isolarla, da tempo reiterato, è ancora una volta fallito.
Riaffermare la dignità del lavoro e dei lavoratori e lavorare ad un progetto sociale che unisca le forze sindacato, Nord e Sud del paese, le generazioni, nativi e migranti queste le stelle polari.
E’ doveroso riaffermare con grande forza i valori della Costituzione, a cominciare da quell’art.1 che esordisce definendo l’Italia “una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.
In tema di lavoro posto un’interessante inchiesta di Repubblica sui mondi del precariato.
L’INCHIESTA / 1.
Scaduti 300 mila contratti a termine e solo poco più di un terzo dei nuovi disoccupati ha ottenuto un sostegno al reddito: per gli altri niente ammortizzatori
L’anno nero del lavoro a tempo
I precari rischiano l’estinzione
di ROBERTO MANIA
DA flessibili a precari. Da precari a disoccupati. La recessione sconvolge i mercati globali ma anche quelli locali del lavoro. In Italia ci sono circa 4 milioni di lavoratori con contratto atipico e per molti di loro l’obiettivo del posto fisso scolorisce e forse svanisce dentro la perfetta tempesta finanziaria. Per gli atipici, piuttosto, questa è la stagione dei licenziamenti, mentre la precarietà allarga i suoi tentacoli e penetra in quella che era la cittadella dei garantiti del contratto a tempo indeterminato. S’avanzano valanghe di cassa integrazione e di mobilità. E almeno un milione di atipici rischia di finire nelle liste di disoccupazione. La flex-security resta un anglicismo e soprattutto uno slogan con poca fortuna nel Belpaese.
Questa è la prima recessione che affrontano i precari made in Italy. La precedente, quella del ‘93 con quasi un milione di posti persi, non l’hanno vista semplicemente perché non c’erano. Il pacchetto Treu e poi la legge Biagi, con le tante tipologie contrattuali, arriveranno dopo, a cavallo tra il Novecento e il nuovo secolo: dai co. co. co ai co. co. pro; dal lavoro interinale a quello in somministrazione; dal job sharing al job on call, fino allo staff leasing. Si disse che bisognava rendere più facile l’ingresso nel mercato del lavoro. E le generazioni più giovani hanno sperimentato tutte le vie d’accesso. Ma ci si accorge oggi che è soprattutto più facile licenziare. O non rinnovare i contratti a tempo, che poi è lo stesso. Così - stando a un sondaggio di Eurispes - oltre il 46 per cento degli italiani ritiene che le nuove regole del mercato del lavoro abbiano soltanto reso più difficili le possibilità occupazionali dei più giovani.
Eppure certifica l’ultimo Rapporto del Censis - tra il 2004 e il 2007 l’incremento del lavoro atipico è stato del 14,7 per cento contro una crescita di quello tipico di appena il 2,3 per cento. E ancora: nello stesso periodo i contratti a tempo determinato sono aumentati di quasi il 19 per cento.
I numeri complessivi sui precari in transito verso la disoccupazione ancora non ci sono, ma basta guardare cosa sta accadendo in alcune regioni industriali del nord, dove la crisi sta picchiando già duramente, per intuire il trend. In Piemonte a dicembre le assunzioni attraverso i contratti a tempo determinato sono crollate di quasi il 20 per cento, dopo il - 13,3 per cento di ottobre e il - 18 per cento di novembre. I prossimi mesi, va da sé, saranno peggiori. Tra ottobre e novembre nel torinese - dati provenienti dai Centri per l’impiego - si sono persi, senza i rinnovi dei contratti a termine, così quasi 21 mila posti di lavoro, quando solo nei tre mesi precedenti il calo era stato decisamente più contenuto: poco più di 4.000.
Il grafico del Veneto non è diverso e l’inversione di tendenza si è registrata a ottobre: da quasi 12 mila contratti a tempo determinato di settembre e meno di 7.000 a novembre. Poi c’è l’Emilia Romagna: nel 2008 sono stati assunti con contratto a tempo determinato 109 mila persone, 90 mila di queste scadono nei primi sei mesi di quest’anno. Dire che sono a rischio è un eufemismo.
Tre economisti del sito de lavoce. info (Fabio Berton, Matteo Richiardi e Stefano Sacchi) hanno stimato che a dicembre sarebbero scaduti 300 mila contratti a tempo determinato e solo una parte di questi (meno del 38 per cento) avrebbe poi potuto ottenere il sostegno al reddito. Perché - nell’epoca della produzione just in time e, appunto, della flessibilità del lavoro - il sistema degli ammortizzatori sociali, salvo qualche intervento realizzato dall’ultimo governo di centrosinistra, non è ritagliato per le misure degli atipici. Che non hanno la cassa integrazione perché non mantengono il rapporto con la propria azienda, e per i quali l’accesso all’indennità di disoccupazione è spesso un tragitto tortuoso per superare gli ostacoli che la legge frappone a chi non ha avuto un rapporto standard senza interruzioni. D’altra parte questo è il doppio mercato del lavoro che si è ingrossato negli anni e che non si è mai avvicinato alle vecchie, in fondo rassicuranti, protezione d’epoca taylorista.
Ancora i numeri, questa volta relativi al lavoro interinale che, nell’ingordigia definitoria, è diventato “a somministrazione”. Insomma, il “lavoro in affitto”. La fonte, questa volta, è l’ultima indagine trimestrale dell’Ente bilaterale nazionale per il lavoro temporaneo. Dunque, nel terzo trimestre del 2008 la differenza tra missioni avviate e cessazioni ha registrato un saldo negativo di 60 mila unità (pari al 25 per cento delle missioni avviate nel periodo). Ma nel 2007, considerando il medesimo arco temporale, il saldo era positivo, con un numero di assunzioni superiore di circa 7 mila rispetto alle cessazioni. D’altra parte se sprofonda la domanda, nessuno può chiedere lavoro. E già in condizioni normali - secondo l’Istat - un lavoratore temporaneo ha 14 probabilità su cento di perdere il posto entro un anno, contro il 4 per cento del lavoratore tipico.
Gli atipici, si sa, sono i più giovani. Il 21,5 per cento dell’arcipelago del lavoro precario è costituito da lavoratori fino a 34 anni di età. La classe di età compresa tra i 35 e i 44 anni - secondo il Censis - rappresenta il 9 per cento; e ancora meno la classe tra i 45 e i 54 anni: il 6,2 per cento. Ma la precarietà dei giovani - sostiene il Censis - “risulta aggravata” dal netto calo del lavoro tipico nella loro fascia d’età: - 9,5 per cento. E’ così che la precarietà è entrata nel ceto medio, perché sono anche i figli di un piccola borghesia poco avvezza alle intemperie del mercato del lavoro, cresciuta all’insegna della stabilità e del progressivo miglioramento del proprio status, a fare i conti con l’incertezza. Certo, sono i precari delle professioni intellettuali, degli uffici, delle consulenze, della pubblica amministrazione, delle università, della ricerca. Non delle fabbriche e neanche dei call center.
Che, probabilmente, restano ad appannaggio delle classi popolari. Ma - ha scritto Aris Accornero nel suo “San Precario lavora per noi” - “non si può escludere che i ceti medi, coinvolti in una precarietà che non avevano mai conosciuto, ne vengano da questa frustrati più di quanto tocchi alla classe operaia, se non altro perché avevano aspettative di una maggiore stabilità dell’impiego”. La precarietà allora diventa capillare come fenomeno percepito dalla comunità, aldilà delle sue dimensioni numeriche. Soprattutto perché non esistono paracaduti sociali: il precario, in Italia, è senza rete protettiva.
In un’inchiesta di poco più di un anno fa, la Ces (la Confederazione dei sindacati europei) ha stimato che l’esercito dei lavoratori vulnerabile (o perché no? working poor, come negli Stati Uniti) ha superato i 30 milioni in tutto il continente: sei milioni nella Spagna del boom immobiliare e della iperliberalizzazione del mercato del lavoro, cinque nella Gran Bretagna, deindustrializzata, sei nella Germania dal welfare opulento. Così che - dati Eurostat - la percentuale di lavoro temporaneo in Europa è di poco superiore al 14 per cento (14,3), ma è oltre un terzo nel mercato spagnolo, il 14,2 per cento in Germania, il 13,3 per cento in Francia, il 12,3 in Italia. Una percentuale non clamorosa ma che negli anni, nella mancanza di un progressivo adeguamento delle protezioni sociali, ha inciso fortemente sulla cultura del lavoro e anche sulla scarsa produttività della nostra economia. Perché non può non esserci un rapporto tra la flessibilizzazione disordinata del nostro mercato del lavoro, con le sue frammentazioni e destrutturazioni, con la sua illusione di un’occupazione crescente nonostante un Pil perlopiù stagnante, e il crollo della produttività del sistema. E’ solo una coincidenza che dal 1995 al 2004 la produttività media del lavoro sia aumentata da noi solo del 3,1 per cento, contro il 12 per cento tedesco e l’11,8 per cento francese? Eppure nei decenni passati, quelli delle garanzie, eravamo stati noi la tigre europea.
Infine, dopo essere stati tanto flessibili e poi anche precari, i nostri lavoratori atipici difficilmente saranno pensionati, almeno come concepiamo noi adesso questa categoria. Certo - quando lavorano - versano i contributi previdenziali, e il loro è uno dei fondi dell’Inps con il migliore attivo. Ma serve per pagare le pensioni dei loro padri. E forse anche i prepensionamenti decisi, ancora una volta, dall’arroganza della recessione.
(9 febbraio 2009)
L’assegno di disoccupazione per tutti coloro che perdono il posto di lavoro, proposto dal segretario del PD- e prontamente respinto da Berlusconi- dà la misura esatta di chi ha realmente il quadro di quella che è la situazione oggi in Italia. Il governo continua a raccontare frottole, come del resto il presidente del Consiglio. Tutti vuol dire tutti, a prescindere dal tipo di contratto e qui sta la rivoluzione rispetto alla situazione attuale, in cui solo chi perde il posto di lavoro partendo da contratti consolidati ha diritti. Per non parlare dei contratti a termine, che una volta esauriti i termini, non hanno neppure diritto alla cassa integrazione o dei contratti a progetto. Da stime della regione Emilia Romagna, entro il 2009, oltre ai disoccupati già presenti o in fase di arrivo nelle statistiche ufficiali, sono circa 500.000 i precari perderanno il loro posto di lavoro avendo semplicemente contratti in scadenza che non verranno rinnovati, causa crisi.
Non dimentichiamo poi che il nostro sistema produttivo regionale e provinciale , fatto di una partita iva ogni 9 abitanti, vuol dire che anche molte micro aziende, formate magari solo da alcuni soci o le imprese familiari, in mancanza di commesse da parte di aziende più grandi, si vedranno costrette a chiudere i battenti ed anche in questo caso senza alcun tipo di ammortizzatore sociale. Le aziende più capitalizzate potranno far ricorso al supporto del sistema bancario, ma quelle già in difficoltà? Anche in questo ambito la riduzione del numero delle imprese è già avviata e non potrà che colpire le più deboli, quali quelle ad esempio quelle avviate da cittadini stranieri.
E’ importante allora la proposta lanciata dal PD, sulla quale occorre continuare ad insistere, evidenziando le contraddizioni del Governo, che ha trovato soldi per tutti: dall’Alitalia al ponte sullo stretto di Messina, perfino per andare incontro ai problemi di singole città ( guarda caso governate dal centrodestra come Catania) . Per non parlare dello spreco elettorale dovuto al mancato accorpamento tra le elezioni europee ed amministrative e la consultazione referendaria.
Questo governo è inesistente di fronte ai problemi posti dalla crisi, salvo procedere a colpi di annunci, come quello sul nucleare, destinato a non risolvere comunque problemi energetici prima di venti anni, e che doterà il nostro Paese, se attuato, delle più obsolete tecnologie nucleari oggi esistenti. Occorre continuare ad incalzarlo su questi temi, che sono quelli che interessano a milioni i cittadini.
Maria Maltoni
DATI SU CUI RIFLETTERE SERIAMENTE.
(provando magari ad abbozzare ipotesi di analisi e proposte di soluzione)
§§§§§
Pd, allarme per la ‘questione operaia’
Gli operai votano a destra. Non è una novità assoluta: il “sorpasso” era già avvenuto alle elezioni dello scorso anno quando per il 31,6 per cento scelsero il Pdl e per il 28,3 il Pd. Ma adesso la situazione - stando almeno all’ultimo sondaggio Ipsos pubblicato oggi dal Sole 24 ore - è diventata drammatica. Il voto operaio di destra “doppia” infatti quello democratico: 43,4 per cento contro il 22,4.
Dai rilevamenti Ipsos c’è più di un motivo di allarme per il Pd e il centrosinistra. Pdl e Lega supererebbero assieme la soglia del 50 per cento: 40 per il partito del premier, 10,3 per quello di Bossi. Il Partito Democratico si attesterebbe al 26,2 per cento, Di Pietro al 9, l’Udc sale a 6 per cento, mentre il duello nella sinistra radicale vedrebbe avanti Rifondazione-Pdci col 3,5 rispetto al 2,5 di Sinistra e Libertà.
Tra le categorie sociali, il Pd “mantiene” solo gli studenti (33,3 per cento, contro il 31,3 del Pdl) e gli impiegati e insegnanti (29,2 contro il 28,8). Per quanto riguarda il sesso la maggioranza dei suoi elettori sono donne, così come accade - e ancora più marcatamente - per il Pdl. Il partito di Berlusconi è in maggioranza tra le professioni elevate, i lavoratori autonomi (addirittura il 57,2 contro il 15,1), le casalinghe (50 a 20,2) e addirittura tra pensionati (38,7 a 33,4) e disoccupati (39,8 a 19,3).
(L’Unità, 3 maggio 2009)
§§§§
Di certo questa disfatta in corso della sinistra e dei democratici sul versante del rapporto con gli operai, ma anche con gli altri lavori e le altre professioni, è una delle cause dell’egemonia esercitata nel corpo profondo del paese da Berlusconi e dalle destre.
Dobbiamo a tutti i costi prendere sul serio la questione, e prenderla di petto, altrimenti davvero non c’è spazio di ritorno….
SUL CONTRATTO SEPARATO DEI METALMECCANICI
Per chi ha fatto della trasparenza e della democrazia i fondamenti del proprio
agire pubblico, non può che sollevare perplessità e contrarietà il fatto che il
contratto dei lavoratori metalmeccanici sia stato firmato in modo separato
dalle Organizzazioni sindacali.
Spetta ai lavoratori la valutazione di quell’accordo; ritengo grave il fatto che la
firma sia stata apposta in rottura e contro il sindacato più rappresentativo tra
le tute blu, vale a dire la FIOM.
La rottura sindacale appare ancor più negativa in un momento di crisi
economica come quello che stiamo vivendo, e rischia di ripercuotersi sui
luoghi di lavoro.
E’ stato negato quel principio democratico secondo cui in caso di difficoltà e
di divergenza di opinioni, è necessario evitare fratture e dare la parola in
prima persona ai lavoratori utilizzando lo strumento del referendum.
Per questa ragione auspico che nella vicenda in questione prevalgano le
ragioni della democrazia, si permetta a tutti i lavoratori di esprimersi e di
votare, adottando poi in modo vincolante il giudizio espresso dagli stessi.
Thomas Casadei
candidato segreteria regionale PD – Mozione Marino