La questione della Provincia: i vizi della vecchia politica
I quattro assessori provinciali dell’ex DS hanno rimesso le loro deleghe nelle mani del Presidente Bulbi. E’ questo un fatto politico rilevante e miopia politica grave sarebbe far finta di nulla e tanto meno sottovalutarne la portata. Il tutto avviene a pochi giorni dalla nascita del Partito Democratico che tra i suoi obiettivi si è posto il compito di ampliare il raccordo con i cittadini includendo nel processo costituente nuovi soggetti oltre a DS e Margherita, di rompere con le vecchie logiche di una politica burocratica e racchiusa nelle segrete stanze delle segreterie dei partiti, di introdurre una discontinuità nei metodi di decisione, di fare della trasparenza e delle scelte partecipate l’essenza del suo progetto di rinnovamento e di cambiamento.
Chi, come noi de “latuastagione.it”, ha aderito all’idea del PD e ne ha sostenuto convintamente la nascita, soprattutto per questo stile e metodo nuovo del far politica, non può che guardare con preoccupazione ciò che sta accadendo in Amministrazione Provinciale, dove il rischio è che non si parli di programmi realizzati o da realizzarsi, ma di equilibri fra le vecchie componenti politiche.
La lettera dei quattro assessori con il richiamo al mandato ricevuto dagli elettori, al ruolo dell’Istituzione Provincia e del suo Presidente e la necessità di portare a compimento quel programma presentato ai cittadini, va apprezzata soprattutto per il rispetto istituzionale che la caratterizza e per questa ragione va tenuta in considerazione.
La buona politica ha bisogno di chiarezza, di trasparenza, di partiti meno invadenti e più progettuali.
Ciò che accade in Provincia reca un danno all’immagine del PD, facendolo apparire figlio di un passato che non va riproposto, ma superato con stili, metodi e regole nuove.
Ci aspettiamo una riflessione e un giudizio serio sull’Amministrazione Provinciale, sulle scelte per l’attività che ci separa dalla fine del mandato (poco più di un anno), sull’efficienza ed efficacia della macchina amministrativa e dell’organizzazione della Giunta, su un preciso impegno teso a ridurre i costi della politica.
Va affermato, con comportamenti coerenti, il bisogno di una nuova e buona politica.
Luigi Barbieri (portavoce de Latuastagione)
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A proposito di costi della politica, finalmente qualche azione concreta; mi risulta che i tagli riguarderanno anche parecchi enti regionali. Qualcosa a livello romano -e giù a cascata- finalmente si muove. Questa è una strada che il Pd non può non percorrere: sarebbe un grande segno di discontinuità, innovazione, e di giustizia sociale, autentica.
I privilegi di alcune *caste* non sono compatibili con le logiche della democrazia, nè con un partito che intenda fare della democrazia un metodo e una sostanza costitutiva del suo essere.
Nel territorio forlivese come ci si intende muovere al riguardo, al di là delle belle intenzioni a parole? Urgono atti concreti.
Riduzione costi della politica
nella Finanziaria 2008
di Giovanni Legnini *)
soppressione dal 1° luglio di circa 400 enti acquedottistici e dei rifiuti con affidamento delle funzioni alle province o ad associazioni di enti locali con partecipazione gratuita agli organi, con un risparmio prevedibile di diverse centinaia di milioni di euro.
Il testo della Finanziaria licenziato dalla Commissione Bilancio contiene misure sui costi della politica molto più incisive del testo originario. Tra queste vanno evidenziate le seguenti:
1) la conferma del blocco delle indennità dei parlamentari per cinque anni;
2) il tetto alle retribuzioni dei manager pubblici;
3) i tagli alle consulenze pubbliche;
4) una forte riduzione dei costi e dei consumi delle Pubbliche amministrazioni quali auto blu, telefonini, ecc..;
5) la soppressione di 29 enti pubblici elencati nel testo della Finanziaria;
6) il disboscamento e l’eliminazione delle anomalie relative alle indennità di consiglieri comunali, provinciali e circoscrizionali nonché l’introduzione di rigidi criteri di cumulo tra dette indennità e altre percepite da amministratori locali, parlamentari e consiglieri regionali per un risparmio atteso di oltre 300 milioni di euro;
7) la soppressione di 80 comunità montane e la riduzione dei loro consiglieri da 12.500 a 4.200 e degli assessori da 4.200 a circa 1.400 con un risparmio atteso di oltre 66 milioni di euro;
Tali interventi e gli altri contenuti nella Legge Finanziaria costituiscono un complesso di norme senza precedenti che consentono una forte riduzione di spesa.
Inoltre i risparmi vengono per gran parte orientati a favore dei cittadini concorrendo alla riduzione del ticket al risanamento delle reti acquedottistiche e riduzione delle tariffe, ai servizi nei piccoli comuni e nei territori di montagna.
*) Senatore dell’Ulivo, relatore della Finanziaria
Caro Thomas,
perchè non portare avanti la proposta che feci a suo tempo di fare una radiografia degli enti di secondo grado, aggiungendovi anche un’analisi sugli sprechi negli enti pubblici locali?
Ciao
Carlo
condivido pienamente, come già manifestato in più occasioni…
procediamo.
condivido pienamente quanto propongono carlo e thomas anche se realisticamente parlando credo che sia obbiettivamente difficile riuscire in breve tempo ad incidere su uno status che perdura da moltissimi anni, credo comunque che il processo vada intrapreso e condiviso da tutte le aree del pd. A riguardo del documento di Barbieri penso che adesso più che mai sia da difendere lì’integrità di chi ha creduto in questo progetto e credo che sia giusto che le decisioni prese dai singoli partiti prima del 14 ottobre debbano essere riconsiderate in toto a fronte del fatto che molte persone che devono condividerle non erano presenti alle discussioni pregresse e non hanno potuto esprimere il parere in merito.
Sul tema *costi della politica* ho ricevuto questa nota da Luciano Minghini (Pres. del Consiglio Comunale di Forlì) e, previo suo accordo, la “posto” qui di seguito.
§§§
In merito al tema della riduzione dei costi della politica faccio presente
che che lunedì scorso 5 novembre il Consiglio Comunale di Forlì ha approvato
una delibera, la n. 175, con la quale si sono approvati gli indirizzi per
gli adeguamenti statutari ai sensi della legge finanziaria 2007 delle
aziende partecipate dal Comune. La delibera (in allegato) nasce
dall’esigenza di adeguare la composizione e quindi gli emolumenti alle norme
previste dalla finanziaria 2007 ma anche dal codice per il presidio delle
partecipate del Comune di Forlì approvato dal Consiglio Comunale il 22
dicembre 2006 con Delibera n. 224 visionabile al link sottoindicato.
http://www.comune.forli.fo.it/aspnet/Poseco/ulisse/iride/bacheca/ir_bacheca175_anon.asp?chkTipo=DL%2C2%2CDELIBERA+DI+CONSIGLIO&txtAnno=2006&txtNum=224&txtOggetto=CODICE&txtDataDa=&txtDataA=
Tale adeguamento andrà effettuato improrogabilmente entro il 22 novembre
per quanto riguarda la composizione degli organi mentre per gli onorari la
decorrenza è retroattiva a partire dal 1 gennaio 2007.
Si precisa che ai sensi della suddetta normativa Il numero massimo degli
amministratori delle società partecipate interamente da Enti Locali è di 3
per le società che hanno un capitale sociale inferiore a 2 mln di € e di 5
per le altre. Per le società “miste”, ossia al cui capitale partecipino
anche altri soggetti privati e pubblici, oltre gli enti locali, il numero
massimo dei componenti designabili dai soci pubblici locali, ivi comprese
anche le Regioni, è di cinque.
Per quanto riguarda i compensi i tetti massimi previsti dalla finanziaria
sono pari all’80% e al 70% dell’indennità prevista per il Sindaco del
Comune azionista di riferimento rispettivamente per il Presidente e i
componenti del cda. Il codice del Comune di Forlì, in via di approvazione
anche da parte di Cesena, prevede invece sempre rispetto alle indennità del
Sindaco del Comune azionista di riferimento un compenso massimo pari al 75%
per i Presidenti e pari al 30% per gli altri componenti.
C’è poi il tema della qualità delle nomine.
Personalmene credo sia giusto che a presiedere tali aziende ci vadano
principalmente ex amministratori in quanto devono essere persone di stretta
fiducia dei Sindaci che li nominano e per cui conto (ovvero per le comunità
che i Sindaci rappresentano) devono operare e conseguentemente a loro
rispondere. Persone di esperienza e capacità in grado di non farsi prendere
per i fondelli dal managment aziendale, capaci di relezionarsi coi Sindaci e
nel caso coi cittadini/utenti, persone cioè che adempino a quel lavoro
politico-amministrativo che in aziende pubbliche o parapubbliche dovrebbe
comunque essere necessario. Una mansione che va svolta con autentico spirito
di servizio verso la propria comunità e richiede pertanto dedizione e fatica
se si vuole farla bene, nel caso contrario qualsiasi indennità sarebbe
comunque troppo elevata. Credo sia importante pertanto capire se chi è negli
enti di secondo grado svolge adeguatamente o no il proprio compito, se è in
grado di capire e di influire sulle scelte aziendali, di rapportarsi e
tutelare i soci pubblici (e quindi i cittadini), di ricercare i modi per far
erogare i miglior servizi al minor prezzo (senza magari tirare il collo ai
lavoratori o ricorrere ad infiniti subappalti).
Sinceramente non so quali siano i mezzi più efficaci e trasparenti per
arrivare a nomine di qualità. Il legislatore a suo tempo attribuendo tale
nomine esclusivamente ai Sindaci pensava di sottrarli così al gioco della
lottizzazione. Le cose credo siano andate un pò diversamente, non so però se
riportare tale scettro in capo ai partiti e aprire a tal fine appositi
“congressi” sui nominativi sia un possibile rimedio e se rappresenti un modo
nuovo di fare politica…
Sottolineo che personalmente a me non da fastidio vedere nostri onorabili ex
amministratori andare in certe aziende se nel corso della loro esperienza
hanno dimostrato onestà, dedizione, capacità.. mi da più fastidio vedere
quando alcuni di essi si trasformano improvvisimente in dei novelli manager
e perdono ogni contatto con le ragioni “pubbliche” che dovrebbero
presidiare…
Luciano Minghini
(Presidente del Consiglio Comunale di Forlì)
Credo che la vicenda in provincia sia una cartina al tornasole esemplare per verificare le intenzioni “vere” del gruppo storico dei dirigenti exDS di Forlì all’interno del Partito Democratico, e credo che la soluzione di questo “pasticciaccio” segnerà in modo positivo o estremamente negativo il futuro stesso del PD forlivese e cesenate.
Cerco di spiegarmi meglio e nel modo più elementare possibile:
(e non importa se la sfacciata elementarietà delle mie osservazioni offenderà qualcuno. E’tempo ormai che il pane si chiami pane e vino il vino.
Questa sarebbe davvero una bella rivoluzione!
Elementare appunto!)
1)la pratica invalsa da tempo di collocare nei posti chiave delle istituzoni persone scelte dalla rosa ristretta dei politici d’apparato, in un ossessivo gioco di noiosissima dama, per cui le stesse pedine vengono spostate da una posizione di potere nella scacchiera ad un altra più avanzata o collaterale,non appare diversa dalla peggiore tradizione democristiana e pone chi la pratica con consumato cinismo politico in stretta parentela con gli uomini di potere della destra.
Questa pratica, che con qualche eufemismo definiamo a volte “vecchia politica”, non è solo vecchia: è sbagliata, dannosa per la democrazia, mortale per un partito che si voglia chiamare democratico.
2)Che gli spostamenti delle pedine vengano decise dai soliti noti, in stretta cerchia, e che il dibattito nelle sedi dovute sia evitato (vedi ex Direzione DS) o portato in modi strani, a stremato epilogo di direttivi in cui per ore e ore si parla d’altro e si vota quando la metà dei componenti se ne sono andati(vedi qualche ex direttivo) non getta buona luce sulla gestione trasparente dei momenti decisionali e crea ombre sulle scelte (anche nel caso fossero limpidissime).
3)Che scelte che possono apparire discutibili e avvalorino negli elettori l’idea “dei soliti giochi della casta” e che possano soffiare sul fuoco nocivo della crescente antipolitica, vengano perseguite anche quando dal partito di provenienza (pre PD) emergono segni evidenti di malessere e segnali di fastidio, avvalora l’impressione di una cecità o miopia politica a lungo e a corto raggio,spiegabile solo, (ma non giustificabile)dalla supponenza di chi pensa di avere sempre e comunque il controllo su tanti signorsì, e che avendo il timone in cabina di comando (o in sottocoperta, o in un angolo appartato della stiva)si sente non timoniere prudente e sagace, ma “padrone” della nave e del suo equipaggio.
4)che la decisione effettiva e l’annuncio venga dato l’indomani della nascita di un nuovo e unitario soggetto politico, che fa della trasparenza e della pulizia dei metodi il proprio cavallo di battaglia, dimostra ancor di più la poca accortezza e la tanta arroganza.
Ancor più se la scelta di immettere in provincia un “equino di razza” intendeva spostare gli equilibri in favore dei DS e a svantaggio della Margherita (come viene letto, con correttezza algebrica, dall’opposizione). Ma , ohibò!! Non si sta tutti insieme, ora, nel Partito Democratico? E allora, a che pro?
Già. A che pro si è fatto quasi finta di niente, in una stucchevole rimozione del “causus belli”, nelle prime dichiarazioni ai giornali,da parte di dirigenti e interessati, negando l’evidenza, di fronte alla presa di posizione coraggiosa di quattro assessori provinciali che hanno sottolineato, con il loro corretto documento, come il neonato PD rischi di nascere, se quelle scelte sono perseguite,con panni vecchi e logori e molto, troppo stretti.
Stretti al collo , aggiungo io, fino al soffocamento…
Ora, in queste ore, probabilmente le decisioni saranno già state prese e sapremo presto chi ha vinto, chi ha perso o quale “pateracchio” è stato raggiunto.
Io vorrei soltanto sperare che la saggezza politica portasse a scelte che facciano capire alla gente che si è voltato pagina, e seriamente, e davvero! E che il tempo delle imposizioni e dei privilegi del ceto cominci a tramontare.
Ma se così non sarà, c’è una domanda che dovremo porre, ogni giorno, per trecentosessantacinque giorni all’anno, agli autori di questa esemplare catarsi politica:
quali sono le vere motivazioni che spingono un gruppo di dirigenti a sfidare mezzo nascente partito, gran parte della giunta e del consiglio provinciale, i giornali e l’opinione pubblica per collocare un politico (per quanto geniale possa essere) là dove non lo vogliono, o lo subiscono obtorto collo, creando nel migliore delle ipotesi un malessere e un disagio nella squadra della giunta, uno sconcerto diffuso nel territorio e una difficoltà atroce al PD di rendersi credibile.
Se fosse toccato a me di essere designato in un luogo dove sono poco desiderato, e se soltanto in questo mio atto apparisse un’ombra lieve che desse adito ad accuse di prepotenza e di arroganza, me ne sarei fuggito in altri lidi e mi sarei dedicato ad altro immediatamente.
Ma mi sovviene un dubbio: che questa pervicacia invece vada intesa come virtù?
La domanda, posta al politico in questione, apparirebbe…superflua.
Denio Derni
l’intervento di Denio non ha affatto bisogno di commenti ma solo di risposte da persone che difficilmente le daranno! Una sola cosa chiedo a tutti: quanti di noi dopo aver vissuto con la politica (economicamente intendo) agiatamente e senza grande fatica sarebbero disposti a ritornare alla “realtà” con un gesto di grande signorilità e a ricominciare a guadagnarsi la “pagnotta” come tutti? Credo che in questo semplice interrogativo ci sia la risposta a tanti quesiti e comunque come Denio anch’io di fronte a tante storzate di bocca avrei rifiutato in tronco qualsiasi nomina seppur imposta dall’alto . Siamo uomini o…..?
Un paio di cose che non mi trovano d’accordo.
La prima : se è vero che a decidere nomine sono sempre gli stessi, è anche vero che qualche volto nuovo si affaccia a dare il suo contributo. Bisogna rendere onore all’ostinata insistenza del segretario di federazione ds di Forlì.
La seconda : non mi porrei il problema di accettare una nomina anche se alcuni non la gradiscono, porrei il problema ben più serio di un meccanismo che premi chi ha competenze e meriti ( anche perchè si sta parlando di un assessorato che sembra ne richieda molte e molto aggiornate).
La terza : il Sig. Minghini rende noto che il comune di Forlì ha semplicemente deciso di uniformarsi a quanto deciso dalla Finanziaria 2007 in tema di costi della politica. Ci può assicurare che lo avrebbe fatto anche senza quest’obbligo? Può impegnarsi, visto che il governo ha una salute molto cagionevole e domani potrebbe non esserci più, a mantenere gli impegni anche se incontrassero bocciature in Finanziaria?
(ho il vago sospetto che qualche presidente di comunità montane e qualche consigliere “trombato” baratterebbero la sorte del governo -pur se del loro colore politico- per mantenere inalterate le cose)
L’ultima, che spero vivamente di sbagliare, è un dubbio legato alla considerazione che la vittoria alle primarie di un candidato meno istituzionale avrebbe accelerato un forzato cambiamento ( di cui tutti in queste pagine sentono il bisogno, meno ovviamente Aladino, Robin Hood e altri), anche nel territorio.
Cordiali saluti
[...] Riccardo: Un paio di cose che non mi trovano d’accordo. La prima : se è vero… [...]
Due cose mi suonano strano:
la prima è che l’unico assessore sacrificato sia stato Riguzzi.
L’unico assessore che ha sostenuto, seppur esternamente, il 14 ottobre Con Veltroni. Ambiente, Innovazione, Lavoro anche se ha appoggiato Palma Costi sul regionale.
Luigi Sansavini che ha sostenuto Enrico Letta, nonostante sia stato scomunicato alla stregua di riguzzi da Nucara, segretario nazionale del PRI, rimane assessore con la strategica delega al bilancio.
Due pesi e due misure.
La seconda perplessità è sulla delega alle risorse idriche affidata all’assessore Manni.
Che cosa c’entrano le risorse idriche con il Welfare?
La gestione delle risorse idriche non doveva essere scorporata dall’Ambiente.
E’un grosso errore di “progetto”.
Infine, voglio fare un augurio, a Maurizio Castagnoli nuovo vicepresidente e Luciana Garbuglia, nuovo assessore all’ambiente.
Su di loro grava una grande responsabilità:
Castagnoli dovrà dare un senso strategico alla sua funzione per i rischi di autoreferenzialità della gestione del Presidente.
Luciana Garbuglia dovrà ricostruire il rapporto con comitati civici ed associazioni ambientaliste, con i quali in questi anni il dialogo è stato interrotto.
Il dibattito sui costi della politica, anche a livello locale, continua a sollevare dubbi e mette in risalto il fenomeno di possibili eccessi. Molti ora sono pronti a tagliare posti, poltrone, stipendi, per tranquillizzare una opinione pubblica scandalizzata per possibili abusi. Bene, ma stiamo attenti.
La “riorganizzazione funzionale” promossa dall’attuale Governo nazionale sembra giustamente rivolta, in parte a stabilire un tetto alle retribuzioni e in buona parte a ridurre il numero delle assemblee elettive, ad eliminare le circoscrizioni municipali e le comunità montane, a ridimensionare la composizione delle giunte, ad abbassare il numero dei componenti i consigli di amministrazione delle società partecipate e ad affidare tutta la gestione ad amministratori unici e ad organismi comunque concentrati, ma con il rischio di nomine fortemente discrezionali e il potere concentrato in poche mani.
L’intervento dell’attuale Governo è in buona parte condivisibile ed è un segnale importante, ma bisogna fare attenzione. Non c’è sovrabbondanza di democrazia in Italia. Non è la eccedenza di presidi istituzionali e la rete diffusa dei poteri locali che mi preoccupa; non è il numero eccessivo di consiglieri che disturba l’opinione pubblica; è il loro costo e molto spesso la trasparenza che manca, l’abuso del gettone e il cumulo delle cariche. Anzi servono molte persone capaci e disposte ad impegnarsi in politica, ma a costi sopportabili, se non proprio gratuitamente. Non vorrei che nell’intento di razionalizzare, di riorganizzare e di risparmiare si stravolgesse l’ordinamento e ne soffrisse il funzionamento e ne venisse a meno la già ridotta democrazia e le poche occasioni concrete di fare contare la gente.
Samuele Branchetti
Sono d’accordo con Samuele. Da più parti si sbandiera il malcontento popolare per l’esorbitante costo della politica (il che in buona parte è vero) ed il rischio è quello di scelte indiscriminate e non razionali. Il primo passo dovrebbe essere quello della trasparenza.
Dopo la discussione di ieri sera mi e’ capitata tra le mani una poesia e’ un momento di cultura che vorrei condividere con le compagne di ieri sera Tatiana e Stefania fatene cio’ che volete …… Un giorno lontano la verita’ incontro’ la menzogna. La poveretta priva di luce, mendicava un aiuto per vivere meglio nel pianeta degli uomini. Fu cosi che la verita’, impietositasi, dono’ un po’ di se stessa, prendendosi a carico un po’ di menzogna. Da allora ,bugie diffuse per centinaia di anni, divennero’ verita’ inopugnabili e verita’ sacrosante, nel tempo, furono menzogne certe. Esse ora convivono, dietro la maschera di ogni uomo, dove l’eterno diogene sta ancora cercando la menzogna e la verita nascosta.