Il logo del PD
Reso pubblico ieri in giornata il logo del Partito Democratico (vi sarete accorti della sua presenza al posto di quello della lista presentata alle primarie in apertura di pagina).
Voi che ne pensate?

17 Commenti a "Il logo del PD"
Scrivi un commento
Mi piace : chiaro, lineare come deve essere la nuova politica del PD. Radici nell’ulivo e nei colori che rappresentano le idealità fondanti , così come le ha indicate Veltroni, il verde dell’ambientalismo, il bianco del solidarismo cattolico ed il rosso della tradizione socialista ed operaia. Mi piace in particolare una cosa,la prospettiva delle linee aperte che mi fa pensare a come vorrei questo nuovo partito, non uno spazio che conclude ed incasella, ma una sequenza di opportunità ed una pluralità di opzioni.
Manca un po’ l’Europa…per il resto è gradevole
Nascere in preda ad una terribile crisi d’identità.
A questo mi ha fatto pensare il nuovo logo del Partito Democratico quando l’ho visto ieri sera tornando a casa.
Qualche riflessione al volo dunque, da addetto ai lavori, ma non troppo.
Parto dalle uniche due note positive della faccenda, per poi passare a quelle negative, ben più numerose e pesanti a mio avviso. Pesanti e rappresentative di una serie di carenze generali di questo partito che nasce.
Positivo senza dubbio il fatto che il logo sia stato disegnato da un ragazzo appena 25enne, appena uscito dallo IUAV e, pare, estremamente promettente.
Il ragazzo ha inoltre studiato, non ci sono dubbi, come dimostrano le iniziali rappresentate nel logo e create grazie alla contrapposizione gestaltica tra i colori e non grazie ai classici contorni. Purtroppo in questo lavoro non leggo personalità.
Apprezzabile anche la forma del simbolo, il rettangolo al posto del cerchio. Simbolo predisposto quindi ad ogni utilizzo, dalla lettera alla visione a schermo e via dicendo. Questo potrebbe avere qualche impatto in caso di riproduzione sulle schede elettorali all’interno di un cerchio, ma è un elemento di rottura abbastanza piacevole tutto sommato, anche se è presto per dire quali effetti potrà avere.
Negativa senza dubbio invece la presentazione, almeno per quello spezzone registrato e visibile via Internet.
Non ho apprezzato la colonna sonora. A beautiful day degli U2. Per la presentazione del logo. Sono fondamentalmente contrario alla spettacolarizzazione della politica, soprattutto se fatta in maniera tutt’altro che fine. Il brano scelto non ha alcun riferimento alla storia del partito (vedremo che forse il partito non si rifà a nessuna storia) e neppure alla storia del paese. Se riteniamo che il giorno bellissimo debba semplicemente essere quello in cui il logo viene presentato il tutto mi pare tendere invece al grottesco. Questo senza aggiungere la personalissima notazione secondo la quale a me la canzone neppure piace.
Non ho apprezzato alcune espressioni che sono state utilizzate. Una tra queste, giusto per fare un esempio, l’espressione di “patriottismo dolce” che a me sinceramente suona veramente a vuoto. Un altro esempio potrebbe essere la frase pronunciata secondo la quale il verde rappresenterebbe l’anima ambientalista e laica del paese (il verde è laico???), il bianco per il sodalidarismo cattolico e il rosso le bandiere del lavoro e del socialismo. Ecco, purtroppo nessuno di questi simboli riesce a passare, schiacciato da quello ben più potente dell’identità nazionale. Di conseguenza il gioco non funziona. La somma degli addendi è diversa dalla somma dei loro valori. Il bello è che Veltroni ha anche detto che “un simbolo rappresenta in qualche modo l’identità di una comunità”. Speriamo di no, qui dentro non riesco a trovare nessuno dei valori che ancora spero siano propri alla comunità.
Non ho apprezzato la persistenza del ramoscello di ulivo. Il Partito Democratico doveva per molti rappresentare un momento di rottura. L’unico simbolo codificato culturalmente in maniera politica nel nostro paese che vi compare rappresenta un momento storico estremamente delicato, legato a una grande quantità di insoddisfazione da parte degli elettori del centrosinistra e di un sostanziale fallimento del progetto iniziale. Questo porterà senza dubbio allo sviluppo di una timia tendenzialmente disforica (per la cronaca vi farà probabilmente triste a vista). La rottura tanto domandata non esiste in questo logo mentre vi figurano il vago e una certa idea di tradizione ulivista.
Non ho apprezzato l’utilizzo dei colori e dello schema della bandiera italiana. Credo che nessun partito dovrebbe appropriarsi per il proprio simbolo dei colori nazionali. Nessun partito dovrebbe assumere su di sé l’intera identità nazionale, questo almeno in tutti quei casi in cui non ci sia un unico partito nella nazione. La chiave di lettura data da Veltroni purtroppo è proprio questa e inoltre, al di là di questo tentativo di inclusione totale che mi pare politicamente errata, come ho sostenuto sopra, i colori della bandiera italiana annacquano e rendono invisibile la simbologia delle tradizioni costituenti il Partito Democratico. Doppio errore quindi in questo caso.
Non mi piace il fatto che sia probabilmente di difficile lettura per tutta una serie di persone con difficoltà legate alla vista (come potrà mai leggere in modo accettabile questo logo un daltonico che confonde rosso e verde?)
Non mi piace che ci sia bisogno della traduzione, della scritta Partito Democratico in basso, quasi a spiegare di che si tratta, quasi a riconoscere lo scarso risultato del monogramma superiore che invece dovrebbe essere in grado di parlare, e bene, con le proprie armi.
Non mi piace soprattutto il grande vuoto ideologico che risulta dall’insieme. Questa mia affrettata analisi (se qualcuno ha modo di farmi avere una copia scaricabile della conferenza stampa di presentazione potrei fare un’analisi accurata e completa) mostra infatti come il risultato totale delle singole parti costituenti il logo adottato dal PD porti alla conclusione che esso nasca su un totale vuoto ideologico. Vuoto ideologico perché nessuno dei componenti del logo riesce a trasmettere alcuna passione, alcuna tradizione, alcuna peculiarità che non sia l’esperienza dell’Ulivo o un blando richiamo alla nazione italiana.
Nessuna passione intendo se il tutto non è spiegato come fatto in conferenza stampa, nessuna passione simboleggiata anche dalla rinuncia ad un simbolo forte che ha fatto ricadere la scelta sulle iniziali del partito. Credo sia una rarissima eccezione nel mondo della politica; manca un simbolo non linguistico forte (falce e martello, asinello, svastica, croce e via dicendo).
Un logo come questo potrebbe essere forse presente su una delle tante imitazioni del parmigiano reggiano presenti all’estero, su una scatola di pelati o di pasta forse, ma mai dovrebbe a mio avviso essere simbolo di un partito che pretende di nascere su una solida tradizione culturale.
Se è vero quello che dice Veltroni, ovvero che un simbolo rappresenta l’identità di coloro che vi si riparano dietro (e l’analisi semiotica ad esempio sostiene e dimostra questo da tempo), il Partito Democratico nasce in un limbo valoriale, in un’assenza di tradizione, cercando i propri voti all’interno di un ambito tanto allargato quanto indefinito.
Credo questo sia avvenuto per via delle troppe rischieste, delle troppe tradizioni da accontentare, dei troppi colori da mettere. Delle multiple identità insomma, che non lasciano ne emerga una unica o perlomeno riconoscibile.
Forse la vera rottura sta proprio qui, nel rinunciare ad ogni passato che sia anteriore al 1996 e nel cercare la propria identità esclusivamente nel futuro. Non credo tuttavia che il progetto commissionato mirasse a questo, non ne vedo gli elementi e nessuno ne ha parlato e per questo non mi resta che accettare che alla morte delle ideologie stia seguendo anche quella dei simboli portatori di un pensiero caratterizzato. Forza Italia è stata la prima, il Partito Democratico sembra seguire a ruota.
il simbolo non e’ un gran che, con questo tricolore che
Maria ha elegantemente trasformato in un connubio di interessi e di intenti innovativi ma che ad un occhio meno poetico e attento non risulta essere altro che un richiamo alla bandiera italiana sotto la quale ci dovremmo riconoscere tutti. Ho come l’impressione che facciamo un po’ il filo alle bandiere forziste e ai richiami populisti di berlusconi!
Mentre ritengo che il virgulto d’ulivo oggi dovrebbe essere piu’ grande non come una quercia ma un pochino di piu’ del ramoscello pasquale indicato. In nogni modo il simbolo rappresenta un partito ma cio’ che piu’ conta sono le persone che lo compongono con le loro facce e le loro idee . Su questo ritengo che ci sia da lavorare ancora molto di pialla prima di arrivare alle rifiniture perche’ volenti o nolenti ci troviamo con molti personaggi che si sono aggrappati al treno gia’ in corsa ma che stanno già spingendo per sedersi! come riconoscerli? sono quelli che tre quattro mesi fa quando sentivamo il nome del partito Democratico storzavano il naso e giravano al largo e ora partecipano alle riunioni e intervengono con la verve dei soci fondatori legittimati a tutto e di più! camaleontici !!
…forse vado contro corrente, a mio modesto avviso manca il riferimento al P.S.E.
Posso capire che è un nuovo simbolo di un nuovo partito…ma le radici andrebbero preservate!
Comunque è un bel simbolo, chiaro ed immediatamente leggibile.
Non mi dispiace il simbolo del Partito Democratico.
È vero che non è un simbolo “forte”, però con le caduta delle ideologie (che personalmente non rimpiango) i simboli “forti” non so se siano effettivamente necessari. La cosa importante credo siano le idee e gli ideali (non le ideologie) che stanno sotto ad un simbolo “moderno”.
L’incontro fra culture e sensibilità diverse (repubblicana, ecologista, cattolica, socialista, ecc.) penso possa rappresentare un “valore aggiunto” per la discussine e l’elaborazione, anche da diversi punti di vista, di quelle istanze che dovranno poi essere proposte ai cittadini. Certo il tricolore richiama in primo luogo l’identità nazionale, ma trasmettere esplicitamente, attraverso un simbolo, la forza dell’incontro fra sensibilità diverse probabilmente non è un compito semplice.
In ogni caso, la sfida reale del Partito Democratico sarà sicuramente anche sui contenuti, ma soprattutto e principalmente sul “metodo”, che veramente può fare la differenza rispetto alle altre forze politiche presenti in Italia.
Non vi pare un po’ troppo simile a quello di Forza Italia?
Nessun problema, tanto loro hanno intenzione di cambiarlo…
Concordo con Pilotti, nel 2007 poteva essere maggiormente presente un ricordo all’Europa ed alle componenti politiche di riferimento in parlamento UE.
Beh, come mi ha fatto notare qualche compagno, assomiglia tanto al vecchio simbolo del Partito Liberale Italiano. Visto che ho militato in quel partito dieci anni (dai sedici fino ai ventisei anni) è come se un passato lontano fosse tornato prepotentemente con i suoi incanti e disincanti.
In definitiva dico che non è importante un simbolo ma ciò che ci mettiamo dentro.
Concordo col compagno Pilotti, e comunque secondo me è solo questione di farci un pò l’abitudine..e comunque la cosa migliore del simbolo secondo me è l’immediatezza!
giusto riappropriarsi della bandiera italiana, giusto sarebbe stato anche un richiamo all’Europa…visto che siamo praticamente l’unico partito in Italia al momento a rivendicare un rapporto forte con l’U.E.
Ma spero che a tutto questo sapremo dare concretezza!
Giusto appropriarci della bandiera Italiana ,concordo con il richiamo all ‘Europa , ma se la D di democratico fosse stata rossa ,la parola compagno avrebbe un significato maggiore ….vero Gessica ?….
eheh…non si può avere tutto, io però credo che mai come in un momento come questo,un momento in cui si lavora tutti per qualcosa di nuovo, di più grande, di più aperto, che impone ad ognuno di noi di mettersi in gioco per costruire “insieme” un paese migliore…si possa dire di essere veramente di essere “compagni” nel senso piu puro del termine..
scrivo sempre in fretta e ripeto le parole…me ne scuso :-p
concordo, credo che l’espressione “compagni” si possa/debba accompagnare alla concreta espressione di una comune progettualità, di un comune impegno, di una condivisione piena di valori e ideali. A *buone prassi* portate avanti *insieme* a tutti coloro che credono in una certa visione del mondo, in una certa prospettiva, che dunque non può che essere orientata e di parte. Una prospettiva però aperta, che può aprire ad altri, appuntio, la “compagnia”.
Ho sempre trovato stucchevole e un po’ vuoto l’utilizzo rituale, formale, quasi inerziale del termine, una formula a volte disgiunta dalle buone prassi. Ricordo quando nel 1997 mi si chiese di aprire un congresso del PDS di Forlimpopoli, ci fu un certo (silenzioso) stupore quando in apertura alla mia relazione non risuonò in alcun modo la “fatidica” parola, e tuttavia la relazione era intessuta del senso di militanza comune e della volontà di compagnia. Nel tempo ho sempre ricorso all’espressione nei momenti di lotta più intensa, durante le manifestazioni, le marce per la pace, la designazione di progettualità comuni ampie e aperte…credo che continuerò ad utilizzare l’espressione intrecciata ad altre, con la concreta esigenza di una compagnia di militanti democratici, consapevoli, vigili, e attenti - pure - all’uso delle parole. Coltivare con cura le parole è, del resto, una delle sfide culturali principali del partito nuovo, se davvero vorrà essere nuovo nel senso della qualità, delle sue azioni e dei suoi discorsi.
Buon lavoro a tutti coloro che vorranno stare *in compagnia* nel comune e costante impegno per regole e prassi democratiche.
dimenticavo…il simbolo non mi piace molto, per molte delle ragioni indicate da Simone.
Il riferimento alla patria/nazione mi pare qualcosa di facile e un po’ ruffiano (e del resto il vero patriottismo deve essere, a mio avviso, quello *costituzionale*, come sostiene Habermas) e avrei certamente preferito qualcosa che desse l’idea delle connessioni tra luoghi, città, stato repubblicano, europa, mondo, qualcosa di plurale e di più aperto.
Tuttavia, penso che i simboli non esauriscano la dimensione ideale dei partiti politici - per quanto siano qualcosa di rilevante, specie nella loro genesi - ritengo prioritario capire quali saranno le prassi messe in atto e le prospettive indicate, e soprattutto come saranno scelti (e valutati) i gruppi dirigenti e trattati i militanti; nella speranza che si spezzino le vecchie logiche gerarchico-burocratiche che hanno condotto alla crisi dei partiti tradizionali negli anni Novanta. da tempo occorre una nuova forma partito e nuova organizzazione, legata alla società mutata degli anni duemila. qui un’altra grandissima sfida del PD. Se vincerà questa, il simbolo sarà certamente qualcosa di secondario, e piacerà certamente di più o anche molto forse pure a cittadini attenti e partecipi che ora lo guardano senza troppo entusiasmo.
In contrapposizione alle vecchie logiche e al metodo antico di fare politica voglio dare rilievo all’operato di un neo costituente nonchè sindaco di Forlimpopoli , Paolo Zoffoli, che con grande coraggio e abnegazione e’ riuscito ad ottenere un grande risultato per il nostro paese e per i paesi limitrofi. La riconversione della sfir in centrale biomasse caldeggiata ormai da tutte le parti compresi i sindacati non e’ passata . La riconversione avverrà con una nuova fabbrica a basso impatto ambientale essenzialmente di impacchettamento. Una lezione di politica nuova da seguire anche in altre situazioni, dove si cede troppo velocemente alle pressioni delle parti interessate ad interessi di categoria e non al bene pubblico. Bravo Paolo un bel segnale per il PD.
Beh, anch’io mi associo ai complimenti a Paolo Zoffoli, che è un sindaco veramente amato e che ha dimostrato non solo in questa occasione di pensare al “bene comune” prima che gli interessi di parte.
Mi è sembrato molto interessante il dibattito che si è sviluppato sul tema del simbolo. Indubbiamente molte delle critiche tecniche avanzate da chi ha conoscenze specifiche al riguardo sono valide, anche se appaiono meno evidenti a chi guarda con un approccio più immediato e meno analitico. Invece, in molti interventi, mi è sembrata prevalere una lettura abbastanza pessimista di questo momento politico, senza dubbio ancora molto incerto, in cui il partito è nato ed esiste ( a differenza di quello nuovo di Berlusconi che forse c’è, ma anche se c’è non sostituisce l’esistente ) ma è ancora un work in progress rispetto a tante questioni. Ringrazio Gianluca che ha definito il mio uno “sguardo poetico “, perchè in realtà è proprio così. Io vivo il PD come una grande speranza ed un grande sogno, che spero non venga smentito dai fatti e per quanto mi riguardo io cerco di adoperarmi perchè non lo sia. D’altra parte senza sogni e senza visioni nuove del mondo non si modifica la realtà , nel bene e nel male. La costruzione dell’uomo nuovo in Cambogia ai tempi di Pol Pot è stato sicuramente più un incubo che un sogno, ma la banca etica ed il microcredito che sembravano strumenti del tutto velleitari e per sognatori , stanno modificando concretamente l’economia di molte realtà rurali dell’Asia e anche dell’Africa, lasciatemelo dire, soprattutto grazie alle donne, ci hanno creduto prima di altri. Qualche tempo fa, in un dibattito a Forlì, l’economista come Enzo Rullani sosteneva che uno dei problemi dell’Italia, è che si è persa la capacità di sognare e ridisegnare il futuro, anche dell’economia, e che senza questa capacità di visione oltre i problemi contingenti, una nuova economia non si può costruire , nè si può uscire dalla difficiltà che quella attuale attraversa, soprattutto in relazione alla globalizzazione. Credo che questo sia tanto più vero per una formazione politica.
Penso in questa nuovo nuovo partito ci si possa chiamare in più modi, ho usato moltissimo, perchè mi piace, la parola compagna/ compagno. Per me ha sempre avuto un significato di legame diretto, anche personale e di riconoscimento di valori umani, oltre che più generale , riferito ad un insieme di persone che fanno riferimento ad uno stesso movimento . Ma la prima volta che mi è capitato di essere stata apostrofata ad una scuola quadri con la parola “compagna ” usata formalmente per cedere il passo all’uscita di una toilette, sono rimasta assolutamente sconvolta ! Del resto di ironie sul tema dei “compagni” ed “amici” se ne sono fatte parecchie in passato. Credo che dovremmo imparare a far convivere tutti gli aspetti delle culture che stanno dentro il nuovo partito, senza risentirci se qualcuno ci chiama amica o compagna o qualcosa d’altro ancora, anche a seconda delle sue provenienze. Dovranno esserci , ma non solo sul linguaggio, capacità di comprensione e tolleranza reciproca ma soprattutto di dialogo, per capire le ragioni di chi la pensa diversamente da noi . Infatti se riusciremo a produrre sintesi nate da contaminazioni, vuol dire che stiamo costruendo un progetto davvero nuovo . Certo non è assolutamente una prospettiva scontata.