Archivio per dicembre, 2007
I circoli sono stati creati
Il coordinamento territoriale di Forlì il 21 u.s. ha varato i circoli territoriali. (qui e qui maggiori informazioni)
Con votazione pressoché unanime, si è varata l’articolazione territoriale ed omologato il sistema di preventiva dotazione dei delegati, circolo per circolo, come da tabelle allegate.
Il deliberato, pur nell’intrinseca validità tecnica del buono ed apprezzabile lavoro che è stato svolto, presenta punti di forte criticità nel metodo e nei criteri utilizzati.
Tutti i modelli elettorali di democrazia rappresentativa si fondano sulla partecipazione degli aventi diritto al voto. Nel modello compiuto, è la partecipazione dei soggetti titolari del diritto di elettorato attivo che determina, nel numero e nelle persone, i rappresentanti.
A questo modello si è finora ispirata, senza mai, però, riuscirci appieno, la costruzione del Pd.
All’enunciato teorico, continua a contrapporsi una prassi, almeno in parte, confliggente.
Con la creazione dei circoli si è ribaltato il deficit di compiutezza che ha contraddistinto il sistema elettivo dei costituenti nazionali e regionali.
Per le elezioni del 14 ottobre si è incentivata la partecipazione, ma non la possibilità di scelta dei componenti delle liste bloccate e predeterminate, la cui graduatoria è stata sottratta alla volontà degli elettori. A costoro si è attribuito il potere di determinare il numero di coloro che sarebbero stati eletti, in ragione del successo conseguito dalle singole liste.
Con la creazione dei circoli si è operato all’incontrario.
Si è dato per scontato e per acquisito il dato partecipativo, sotto forma di capacità potenziale dei singoli ambiti territoriali nei quali realizzare i circoli e si è assegnata a ciascuno di questi una dotazione organica di delegati, già predeterminata nel numero, da tenere ferma e fissa, a prescindere dalla partecipazione al voto.
Al circolo del centro storico, si è attribuita, ad esempio, la potenziale capacità partecipativa di 1077 cittadini elettori, pari alla somma dei votanti del 14 ottobre nei due seggi del centro e si è assegnatoli numero fisso di 10 delegati, che verranno eletti all’assemblea provinciale, qualunque potrà essere il numero degli effettivi votanti; 10 saranno sempre ed in ogni casi i delegati del circolo del centro storico, anche se, in ipotesi, gli elettori dovessero essere inferiori a 10.
Nella fase di costruzione del nuovo partito, quando ancora non ci sono dati partecipativi acquisiti in maniera coerente e logica con le finalità del singolo momento organizzativo, ritengo sbagliato far ricorso a potenzialità partecipative per omologare una considerazione presuntiva che non si regge su elementi di univoco significato, piuttosto che stimolare, incentivare la partecipazione, anche tramite la competizione tra i circoli.
Quanto al dato quantitativo-numerico dei futuri componenti dell’assemblea provinciale, si è affermata l’inutilità del voto.
L’errore compiuto è assai grave e risulta pregiudizievole ben oltre gli effetti pratici che ne conseguono ed il rilievo che la questione può rivestire nel complessivo ambito dell’assetto organizzativo.
Il sistema scelto è coerente con una realtà organizzativa già costituita. Rispetto a circoli formati, il cui numero di tesserati o di aderenti si è giù realizzato, può essere più corretto e valido, consolidare i risultati e nel contempo premiare il lavoro svolto.
In questo momento, in cui occorre ancora lavorare (e fors’anche, iniziare a lavorare) per costruire la popolazione dei tesserati-aderenti, appare disincentivo negare significato e funzione alla partecipazione degli elettori per la dotazione numerica dei delegati del circolo di appartenenza.
Prima ancora di queste notazioni che rispecchiano opinioni del tutto personali, si pone però il rispetto –assolutamente prioritario e pregiudiziale- delle regole che sono state imposte a questo fine.
La norma che sovrintendente alla dotazione organica dei delegati è –lo ricordo- la seguente:
“3.5. Il numero e la dimensione territoriale dei Circoli del P.D. della provincia/territorio è decisa dal Coordinamento provinciale/territoriale del P.D.
Nella stessa occasione il Coordinamento provinciale stabilisce il numero dei delegati in rapporto ai votanti delle elezioni del 14 ottobre da eleggere nei Comuni e Quartieri nel cui territorio esistono più Circoli”.
Ho già avuto modo di osservare come per “numero dei delegati”, nell’assenza di qualsiasi ulteriore precisazione o specificazione limitativa, debba intendersi il numero totale dei delegati del territorio di competenza del coordinamento rispetto agli elettori del 14 ottobre. Nel comma 1°, si stabilisce, infatti, che il coordinamento deve determinare il numero e l’estensione dei circoli, in rapporto all’intero territorio provinciale o –come nel nostro caso- territoriale. Nel comma 2°, con ovvia omologa attenzione al medesimo territorio provinciale, si specifica che il numero dei delegati deve porsi in rapporto percentuale con i votanti del 14 ottobre. Il soggetto onerato è il coordinamento provinciale che deve, in tal senso, tener conto dei cittadini elettori che nel suo territorio complessivo hanno votato il 14 ottobre.
La logica e la ratio della disposizione, che ben può individuarsi nel fine di cercare di consolidare un dato non omogeneo ed assai aleatorio e tramutarlo, con la minore dispersione possibile dei cittadini elettori, in impegno organizzativo interno (la volontà di concorrere alla creazione del vertice di un nuovo partito è ben diversa dalla volontà di rendersi disponibile ad un impegno nel territorio d’appartenenza), ma, soprattutto, il suo tenore letterale, che consente appieno l’interpretazione che ne avevo e no ho data, imponeva, a mio avviso un onere di approfondimento, in primo luogo giuridico e, di poi, di opportunità politica della questione.
Avrei gradito che nella riunione del 21 u.s. alla mia interpretazione venisse contrapposta quella votata dalla totalità dei partecipanti, in ragione di un diverso apprezzamento giuridico della norma che si doveva applicare.
Se ciò è accaduto, non me ne sono accorto.
Forse per disattenzione, non mi è sembrato che nessuno si sia preoccupato di capire o cercare di comprendere se il deliberato fosse rispondente o meno alla lettera della ricordata norma. Ho, invece, ascoltato considerazioni ed argomentazioni volte a supportare in via latamente politica o di opportunità una scelta che più ancora che scontata, mi è sembrata pregiudizialmente imposta (ma da chi, poi?).
Foss’anche sbagliata la mia interpretazione, credo che un diverso comportamento del coordinamento forlivese, comunque non vietato dalla disposizione, sarebbe valso a lanciare all’esterno almeno un segnale di “vivacità”, ancorché non di (pericolosa) “discontinuità.
Di più ancora, è possibile ritenere che i principi enunciati, con tono quasi sacrale da Veltroni il 27 ottobre, stiano caratterizzando la costruzione dei modelli organizzativi del Pd?
Ma il principio cardine, non è più quello che tengo a ricordare a tutti noi, per il quale “siamo in presenza di una figura nuova , quella del cittadino-elettore attivo….vero protagonista della fondazione del Pd: ed è attorno al primato di questa nuova figura che dobbiamo costruire il modello organizzativo del partito nuovo”, laddove “attivo” indica una condotta in atto, espressa in funzione di uno specifico fine organizzativo, condotta che non può essere mistificata in qualcosa di assai diverso, come in una sorta di partecipazione potenziale o presunta?
Tutto ciò mi appare tanto più grave, in quanto in questo caso non si era neppure in presenza di un dispositivo calato da fuori, da dover necessariamente accettare.
Non posso sottacere di essere rimasto amareggiato, deluso e soprattutto preoccupato da alcune considerazioni che sono state dedicate alla mia “proposta”, come quella che l’ha qualificata come “apparentemente” più democratica. Ho cercato di capire il perché di quell’ <<apparentemente>>, o di capire come, al contrario, l’altra, quella condivisa da tutti, lo sia, invece, “realmente”.
Al di là della partecipazione del 14 ottobre, intesa come potenzialità partecipativa dell’ambito territoriale del seggio-circolo, non ho colto null’altro, come pure mi è sembrato che non interessasse a nessuno preoccuparsi della legittimità o meno dell’operato e del rispetto dei principi fondamentali (quelli del 27 ottobre, che sembrano dimenticati) e degli specifici criteri; ed anzi ho avvertito un qualche moto di insofferenza al riguardo.
Tralascio, poi, ogni commento su considerazioni tanto criptiche, quanto però indicative del livello di approfondimento, del tipo “non puoi ignorare il dato del 14 ottobre?, come si fa a vanificare quanto hanno voluto dire gli elettori del 14 ottobre?”.
Anche i tentativi di mediare ciò che non è mediabile, di cercare di conciliare in qualche modo la mia “proposta” (di cui si dovrebbe tener conto nel futuro, tra qualche anno, quando cioè non vi sarà –come è auspicabile- nessuna articolazione organizzativa ancora da dover realizzare) e la diversa soluzione deliberata, che pure sono stati in qualche caso generosamente profusi, valgono solo a creare confusione, o –peggio ancora- a costruire ad altri utili alibi.
Nel momento formativo della volontà di un organo collegiale, i componenti, che si sono prestati all’impegno in maniera totalmente disinteressata e senza riserve o condizionamenti mentali, hanno l’obbligo di esprimersi con la massima libertà e nel pieno rispetto delle proprie idee.
Non condivido la deliberazione assunta dal coordinamento territoriale di Forlì, ancorché possa rivelarsi in perfetta consonanza con quanto deciso dagli altri coordinamenti.
Si concilia questa decisione con il modello organizzativo descritto da Veltroni il 27 ottobre, per il quale era preannunciato l’obbligo del Pd di dotarsi di “un’organizzazione che poco o nulla avrà a che fare con le vecchie e tradizionali strutture di lavoro, che vivrà invece di momenti di forum aperti alla più grande partecipazione ed al contributo di tutti gli studiosi e professionisti, di tutte quelle persone…che rappresentano oggi le migliori qualità italiane”.
Inutile dire che nell’attuale contesto, parlare di circoli informatici è come parlare di fantascienza. Ma forse anche di ciò, qualcuno se ne potrà occupare in seguito, dopo che l’organizzazione territoriale sarà stata costruita.
Al di là di tutto, non posso non tener conto di essere rimasto completamente e totalmente solo nella riunione del 21 u.s.
Il fatto estremamente grave è che, seppur dotato di acutissimo spirito di autocritica, non ritengo di aver sbagliato, sarebbe però un inaccettabile peccato di presunzione ritenere che siano tutti gli altri, con nessuna eccezione, neppure espressiva di un qualche dubbio, ad essere incorsi nell’assai grave errore di accettare il rischio di disincentivare la partecipazione degli elettori, affermando l’assoluta inutilità della loro partecipazione al voto per la determinazione del numero dei loro rappresentati territoriali.
Si è così, comunque, venuto a determinare -all’evidenza- il problema della mia permanenza nell’incarico di costituente, problema reso più acuto dal fatto che neppure i miei colleghi di lista hanno avvertito remore o dubbi sulla legittimità e sull’opportunità di trasformare un dato spurio in elemento presuntivo di una potenziale partecipazione.
Fausto Baldi
45 commentiIl partito nuovo
Costruire un partito nuovo (non un nuovo partito) è questione assai complessa e non esistono esperienze simili a quelle avviate per dar vita al Partito Democratico. Partito nuovo che Veltroni ha teso a rimarcare ed evidenziare nei suoi aspetti organizzativi e partecipativi. Pur consapevole della straordinaria generosità di Ds, Margherita e Repubblicani europei che sciogliendosi hanno deciso di avviare questa nuova esperienza, il Segretario ha puntato non sulla continuità, ma sulla discontinuità e sull’innovazione metodologica e organizzativa andando oltre i recinti della vecchia politica.
Aria nuova, competenze, creatività, esperienze nel sociale, tecnologie innovative, ricambio generazionale, valorizzazione della differenza di genere appaiono i capisaldi, accanto alla nuova figura del cittadino-elettore, che si affianca a quella dell’iscritto, su cui avviare e far crescere il nuovo soggetto politico.
Partecipazione, apertura e trasparenza per un partito che vuol avvicinare alla politica tutti coloro che, nella forma loro più congeniale, vogliono comunque dare un contributo alla soluzione dei problemi del paese.
La discussione è ancora tutta concentrata sulla forma organizzativa a discapito dell’analisi su dove sta andando il mondo, sull’Italia e sulle politiche nazionali e locali, ci rimprovera qualcuno, ma proprio per questa ragione potremmo sul blog, da subito aprire una discussione approfondita sulla globalizzazione, sulle analisi strategiche, sulle scelte del governo e delle nostre amministrazioni e fissare alcuni appuntamenti seminariali con esperti di valore per mettere a fuoco problemi e far conoscere le nostre idee.
Nell’immediato a livello forlivese il coordinatore del Pd Alessandro Castagnoli ha indicato il tipo di struttura di riferimento e nella sua impostazione si sono colti elementi di novità significativi proiettati ad allargare protagonismi e decisori e l’idea di circoli territoriali robusti assai consistenti, che superano le vecchie sezioni, è scelta giusta e da condividere. Proprio la voglia di partecipare non deve però trovare ostacolo nella dimensione territoriale del circolo, evitando di imporre all’iscritto o al cittadino-elettore di rapportarsi esclusivamente a quella struttura. Dobbiamo creare le condizioni affinché chiunque lo desideri, rispetto all’interesse o al problema, che più lo sollecita, possa trovare il luogo e le condizioni per discutere, scambiare opinioni, confrontarsi, intervenire e con altri decidere poi il che fare. A tal fine penso anche che a Forlì potremmo individuare quattro, cinque circoli e farne punto di riferimento per tutto il territorio sulla base di una loro “specializzazione” attorno a temi emergenti o di gran rilevanza come ad esempio le politiche giovanili, il lavoro-i lavori, informazione e media, …..non per sostituire ma per far crescere qualcosa di nuovo e significativo. Devono essere altra cosa rispetto ai forum tematici, strutturati, con iniziative periodiche non episodiche capaci di interessare il territorio nel suo complesso.
Se lo sforzo massimo deve essere, come nelle intenzioni di Veltroni, quello di favorire partecipazione consapevole e trasparente credo vada ripresa una proposta di Fausto, che non mi è parsa adeguatamente valorizzata e sostenuta della creazione di un nuovo circolo a cui possono fare riferimento tutti coloro che intendono utilizzare le vie informatiche per rapportarsi con la politica.
Abbiamo alle spalle un’esperienza assai positiva che ha dimostrato efficacia e capacità espansiva. Il regolamento non lo vieta, allora perché non proporci la costituzione di questo nuovo circolo ?
Abbiamo il problema di crescere, non di difendere l’esistente spesso asfittico, per questa ragione penso che come lo siamo già stati, potremmo proporre noi, intanto al provinciale, ma poi al regionale e al nazionale un qualcosa di veramente nuovo e significativo.
Ancora un’ultima considerazione, non di poco conto, perché a differenza delle primarie per Veltroni non si vuole incentivare la partecipazione al futuro congresso immettendo un premio in termini di delegati dove c’è maggior presenza? Si deve andare oltre il rapporto iscritti-delegati per favorire la partecipazione consapevole. La buona politica è fatta anche di queste cose.
Valter Bielli
Nessun commentoIl respiro dell’abitare
Ciò che appare allo sguardo del viaggiatore come identità unitaria e specifica di un luogo è in realtà la traccia sovrapposta di numerosi conflitti di diverso livello rimasti segnati nella pietra, nel cemento, nell’asfalto. A differenza di altri territori, il paesaggio urbano si caratterizza per la compresenza – nel tempo e nello spazio- di identità e poteri in conflitto e dei loro segni o meglio dei loro sogni edificati.
Ogni presenza, ogni manufatto, ogni colore, odore, segnale, ogni struttura dice qualcosa circa la propria appartenenza in concorrenza con altre presenze, con altri segnali. Il conflitto urbano è prima di tutto semantico, realizzato non solo a livello dei singoli messaggi, ma immediatamente anche di codici.
Come debba essere il paesaggio urbano, che cosa rappresenti e quale sia il suo senso è oggetto di confronto, scontro o mediazione di interessi e culture diverse. Le città del futuro in ogni caso non sembrano quelle distese di vetro e acciaio immaginate da generazioni di architetti, urbanisti e pianificatori ma ammassi di legno di recupero, plastica riciclata, sterpaglie secche e mattoni crudi.
Il Duemilasette peraltro rappresenta per il pianeta un punto di svolta: per la prima volta nella storia dell’umanità la popolazione che vive nelle città (3.303.992mila) ha superato quella insediata nelle campagne (3.303.866mila). A partire dall’idea della glocalizzazione cognitiva, così come albeggia in questi ultimi mesi, si concretizzano forme nuove di protagonismo del paesaggio urbano rispetto a precedenti esperienze che devono essere almeno spunto di riflessione.
Da questo punto di vista il paesaggio urbano è qualcosa di estremamente vivo e cambia sia materialmente sia nel senso che proietta. Il futuro della città come progetto collettivo suggerisce un modello di Ente locale che pone al centro delle proprie azioni politiche –urbanistiche, economiche, sociali, sanitarie- intersettoriali le persone, le loro capacità di stabilire relazioni reciprocamente, di interagire positivamente con l’ambiente urbano, di costruire/ricostruire l’identità stessa della città, di rigenerare il Capitale sociale nel secolo della comunicazione globale.
Per queste ragioni è importante approfondire le pratiche di governance. Ancor più oggi perché si avverte nelle democrazie contemporanee un numero limitato, ma crescente, di scelte pubbliche che vengono compiute attraverso processi che presentano notevoli somiglianze con la situazione descritta dai teorici della democrazia deliberativa. Le esperienze a cui si fa riferimento si verificano quando le Istituzioni pubbliche scelgono di affidare o lasciare la soluzione di un problema al confronto diretto tra i soggetti interessati e di fare “un passo indietro” rimettendosi in “qualche misura” alle opzioni che scaturiranno da tale confronto.
Ovviamente l’essenza dell’affidamento può essere di natura diversa. Quello che importa è che la definizione del problema e la ricerca di una soluzione sono esplicitamente demandate all’interazione tra una pluralità di attori che rispecchiano gli interessi e i punti di vista rilevanti per la questione sul tappeto.
Arene neocorporative, Patti territoriali, Consensus conferences, Giunte di cittadini, Sondaggi deliberativi, Agenda 21, Piani strategici e Bilanci partecipativi hanno a che fare con la frammentazione sociale e della rappresentanza, con i processi di decentramento e di autonomizzazione dei governi locali, con la crisi dei partiti politici. In queste condizioni le Istituzioni pubbliche si trovano nella necessità di reperire legittimità volta per volta allo scopo di accompagnare singole politiche o singole decisioni: la creazione di arene inclusive, deliberative, può costituire una delle risposte possibili in quanto iscritta nelle più ampie forme della partecipazione.
Flavio Milandri
42 commentiMovimenti
Ordini del giorno presentati all’assemblea provinciale convocata per la nomina del coordinatore pro tempore del Pd di Reggio Emilia
da Alessandro Scansani
1.
Per un partito-programma
In riferimento diretto ai temi-cardine che caratterizzarono la giovane e innovativa rivista di Giuseppe Rossetti Cronache sociali (1947-1951), l’Assemblea provinciale chiede che il nuovo Pd sia anche sul territorio un partito-programma, autonomo, capace di elaborazione progettuale e proposta, non semplice supporto dei governi locali.
2.
Per un ruolo saggiamente creativo del coordinatore provinciale
L’Assemblea chiede che il Coordinatore provinciale sappia elaborare il proprio ruolo con saggia creatività, oltre ciò che deve con obbligo (i “dispositivi”), sul terreno di ciò che è possibile perché non escluso, al fine di accompagnare il previsto cammino procedurale organizzativo verso il primo Congresso con la partecipazione più ampia e qualificata possibile dei cittadini e degli eletti delle primarie sui temi politici (economici, sociali, culturali) che dominano il tempo che andiamo ad attraversare, declinati nel concreto della situazione dei territori, provinciale e locali.
3.
Cura delle militanze
L’Assemblea impegna il Coordinatore provinciale a fare ogni sforzo per non disperdere le militanze trasmesse dalla fase perinatale del Pd, così come le vecchie militanze che hanno accolto i contenuti e lo spirito del nuovo partito. E lo impegna a superare le logiche di contrapposizione interna che hanno scosso con inusitata foga, se non con violenza, il precedente centrosinistra, e che non devono appartenere a ciò che di nuovo siamo impegnati a costruire.
4.
IL CORAGGIO DEL RISCHIO COMUNE DI UNA NUOVA CULTURA POLITICA
L’Assemblea ringrazia Pierluigi Castagnetti e Giammaria Manghi per la generosità con la quale, aprendo prospettive per tutti, hanno pilotato il cammino dei cattolico-democratici dalle sicurezze di sistema di una lunga storia verso un nuovo approdo da costruire insieme ad altri, provenienti da storie e da sistemi di sicurezza diversi, perché tutti siano adeguati ai tempi e ai problemi radicalmente mutati e non più reciprocamente “altri”, in un confronto sereno e severo su valori, metodi, principi costitutivi, da declinare in una cultura politica nuova, plurale, condivisa.
E impegna il Coordinatore provinciale a fare ogni sforzo perché casa e cultura del Pd, caratterizzati anche da un giusto senso della laicità, dell’autonomia della politica e delle coscienze, del repubblicanesimo come valore opposto al “principato” (sul piano istituzionale, su quello simbolico e nell’esercizio concreto della politica), possano essere vissuti come il luogo naturale, dopo oltre cento anni di storia, da chi proviene da una militanza socialista e repubblicana; e perché la grande tradizione riformista delle municipalità socialiste sia viva nel patrimonio del nuovo partito, così come il tasso di innovazione coraggiosa e positiva che i socialisti introdussero nel primo centrosinistra e nei tempi del Progetto e della Conferenza di Rimini.
4 commentiFausto Baldi sui futuri circoli territoriali del P.D.
Il coordinamento territoriale di Forlì si sta occupando della fase fondativa dei circoli territoriali.
La disciplina normativa (per quel che al momento interessa) è costituita dalle seguenti previsioni del dispositivo regionale.
“ 1.2. Il 14/15/16 dicembre 2007, l’11/12/13, il 18/19/20 e il 25/26/27 gennaio 2008, in tutte le realtà territoriali dell’Emilia-Romagna verranno convocate le assemblee degli elettori e delle elettrici che hanno partecipato alle elezioni del P.D. del 14 ottobre 2007 e di tutti coloro che intendono sostenere e partecipare al processo costituente del Partito Democratico:
- per fondare i Circoli territoriali del P.D.;
- per definirne il programma politico e organizzativo;
- per eleggere i Segretari e gli organismi dirigenti dei Circoli;
- per eleggere i Delegati dei Circoli nelle Assemblee provinciali/territoriali;
- per consegnare il certificato di “Fondatore del Partito Democratico” a chi ha partecipato al voto del 14 Ottobre 2007 e a chi vuole partecipare alla costruzione del P.D..
3.5. Il numero e la dimensione territoriale dei Circoli del P.D. della provincia/territorio è decisa dal Coordinamento provinciale/territoriale del P.D.
Nella stessa occasione il Coordinamento provinciale stabilisce il numero dei delegati in rapporto ai votanti delle elezioni del 14 ottobre da eleggere nei Comuni e Quartieri nel cui territorio esistono più Circoli
4.5. Ciascun Circolo sarà rappresentato nell’Assemblea provinciale/territoriale (e nell’Assemblea comunale o di quartiere) da almeno due rappresentanti, un uomo e una donna.
7.1. Gli elettori e le elettrici che hanno partecipato alle elezioni del P.D. del 14 ottobre 2007 e tutti coloro che intendono sostenere e partecipare al processo costituente del Partito Democratico, eleggeranno:- il Segretario e il Comitato del Circolo P.D.;- I Delegati del Circolo P.D. nell’Assemblea comunale o di quartiere (nelle realtà dove è prevista la costituzione di più circoli).- I Delegati del Circolo P.D. nell’ Assemblea provinciale/territoriale.”
La proposta che. in sede di coordinamento è stata avanzata il 14 u.s, tra l’altro, prevede:
-
la creazione di circoli territoriali corrispondenti ai seggi delle elezioni del 14 ottobre;
-
l’assegnazione ex ante a ciascun circolo di un numero di delegati nell’Assemblea territoriale in rapporto percentuale con i votanti del 14 ottobre in quel seggio-circolo.
Per quanto concerne il punto 1, è innegabile che l’individuato criterio di articolazione nel territorio, presenti il pregio della praticità e della semplicità.
E’ però necessario tener conto di alcuni momenti di criticità del sistema, che potrebbe rivelarsi insufficiente o non adeguato a coinvolgere nell’organizzazione territoriale del partito tutti quei numerosissimi cittadini che, estranei agli schemi tradizionali delle strutture dei vecchi partiti, hanno manifestato la loro volontà di volersi e potersi impegnare in politica. Trattasi di persone che potrebbero non essere disponibili a conformarsi all’obbligo di poter partecipare alla vita organizzativa del partito solo ed esclusivamente entro limiti geografici prefissati, rappresentati dallo specifico ambito territoriale corrispondente al seggio ove si sono recati il 14 ottobre.
In via più generale, al di là della concreta praticità che sorregge questa proposta, non appare giustificato costruire sulla base della votazione del 14 ottobre l’articolazione territoriale del partito. I votanti del 14 ottobre sono stati chiamati ad eleggere i vertici nazionale e regionali del partito. Per manifestare la loro volontà si sono recati nei seggi costituiti nei luoghi più vicini al loro domicilio, per agevolarne la partecipazione. La mobilitazione finalizzata alla costruzione del vertice non si presta però a poter desumere una conforme disponibilità a partecipare negli stessi luoghi alla vita organizzativa del partito.
Difetta –a mio avviso- di nesso logico obbligare i votanti del 14 ottobre a poter fare politica solo ed esclusivamente nell’ambito territoriale del seggio ove hanno votato per l’elezione del segretario nazionale e di quello regionale.
Sotto altro angolo di visuale, la tradizionale struttura della vecchia sezione, quale luogo di incontro e primo livello organizzativo, può apparire non sufficiente a raccogliere tutta la potenzialità di innovazione soggettiva dell’organizzazione del Pd, che offre la straordinaria partecipazione al voto del 14 ottobre.
Quanto al punto 2 della proposta, credo che sia sbagliato assegnare a priori ad ogni circolo un predeterminato numero di delegati sulla scorta di un rapporto percentuale con gli elettori del 14 ottobre.
Il criterio, desunto da un’interpretazione, che ritengo errata, del punto 3.5, comma 2°, del dispositivo regionale, è sbagliato da un punto di vista generale ed astratto, perché può funzionare solo nel caso in cui l’ambito territoriale del circolo coincida con quello del seggio del 14 ottobre, ma ciò se non è vietato, non è neppure imposto da nessuna norma.
Il criterio è, poi e soprattutto, sbagliato da un punto di vista logico. Non ha senso alcuno (neppure da un punto vista eminentemente pratico) assegnare ex ante il numero dei delegati ai singoli circoli, a prescindere dal numero delle persone che vi andranno a votare.
Ritengo che una logica e legittima interpretazione del punto 3.5 cit., porti all’individuazione del numero complessivo dei delegati nel territorio forlivese, sulla scorta del rapporto con i votanti del 14 ottobre. Numero che sarà, poi, ripartito ex post, circolo per circolo, sulla base percentuale delle persone che andranno in concreto (e non in potenza) ad esprimere la loro volontà di partecipare alla costruzione dell’organizzazione territoriale del Pd.
Alla preoccupazione della possibile mancanza di adeguata rappresentanza per quei circoli che, in concreto, dovessero riscontrare un marcato divario di partecipazione rispetto alle previsioni, soccorre, poi, la disposizione del punto 4.5., che fa salva, in ogni caso, l’assegnazione a ciascun circolo di due delegati (un uomo ed una donna); il che, ipotizzando un –verosimile- rapporto 1/200 verrebbe a corrispondere a 400 votanti.
Sulla scorta di queste riflessioni, che mi sono immediatamente venute in mente non appena appresa la proposta che ci è stata formulata il 14 u.s., nel corso della medesima riunione ho avanzato una richiesta integrativa sull’articolazione territoriale dei circoli.
Ho proposto la creazione di un ulteriore circolo che possa operare nel territorio forlivese (così rispettando l’implicito requisito dell’appartenenza territoriale, il cui ambito non è però affatto delimitato da nessuna disposizione) al di là di limiti geografici o topografici prefissati e che viva essenzialmente e soprattutto nel web, tramite internet.
Sarebbe, peraltro, pur sempre necessario stabilire una sede fisica, ove tenere le riunioni obbligatorie (trattasi, pervero, di assai limitati casi); non credo, però, che vi sarebbe alcuna difficoltà nell’individuare un luogo ove ubicare la sede legale di siffatto circolo informatico.
Nella medesima riunione del 14 u.s. ho anche “azzardato” la possibilità che il nostro blog si renda disponibile ad ospitare e/o a dar vita a questo ulteriore circolo, che, a mio avviso, servirebbe ad evitare che possa andare disperso l’apporto di quei votanti del 14 ottobre, che potrebbero non gradire di dover necessariamente partecipare alla vita del partito solo entro predeterminati confini territoriali.
Ancora nella riunione del 14 u.s., ho contestato la legittimità e la logicità del criterio di preventiva assegnazione del numero dei delegati a ciascun circolo ed ho proposto, invece, il criterio sopra accennato.
La decisione sulla creazione dei circoli verrà presa dal coordinamento entro brevissimo tempo (nei prossimi giorni).
Ho, quindi, ritenuto opportuno segnalare quanto sopra perché, pur con l’urgenza del caso, se ne possa discutere ed eventualmente individuare altre soluzioni od assumere adeguate iniziative al riguardo.
Fausto Baldi
10 commentiProgressi dalla commissione Statuto
Pubblichiamo la bozza di lavoro, i documenti e gli emendamenti ricevuti da Tatiana Gentilini, costituente regionale e componente della commissione su regole, trasparenza, rapporti tra partito, iscritti ed elettori.
- Bozza Statuto
Con contributi di Matteo Cosulich, Renzo Costi, Salvatore Vassallo, Stefano Ceccanti, Walter Vitali, Bruna Tam, Marianna Bartolazzi - Proposta di Statuto
Contributo di Nicodemo Oliviero e Elena Cindarelli
- Proposta di riforma artt.8 e 11
Contributo di Walter Vitali
- Seconda Proposta di riforma artt.8 e 11
Contributo di Walter Vitali
- Appunti per un forum delle donne
Contributo di Vittoria Franco - Contributo per lo Statuto
Contributo di Luisa Laurelli - Contributo per lo Statuto
Contributo di Piero Terracina - Emendamento per la confederalità
Contributo di Marianna Paonessa, Rino Piscitello, Nicodemo Oliverio, Elena Cindarelli, Laura Pupatti, Francesco Sanna, Maurizio Migliavacca, Vittoria Franco, Francesca Marinaro, Alberta De Simone - Proposta di riforma art.1
Contributo di Maria Pia Garavaglia - Proposte per lo Statuto
Con contributi di Maurizio Migliavacca, Alberta De Simone, Giovanna Martano - Suggerimenti per lo Statuto
Contributo del Pd di Trieste
- Appunti per lo Statuto
Contributo di Massimo Brutti
In memoria di Gianfranco Sacchetti
La scomparsa di Gianfranco Sacchetti, credo non sia retorico dirlo, è una grave perdita per la cittadinanza forlivese che ha avuto il privilegio di conoscerlo e di apprezzarlo. Una persona che ha vissuto il proprio impegno umano a favore della polis con la massima dedizione con il solo scopo di servire al meglio la collettività senza badare a tornaconti personali né a baloccarsi di effimere glorie. E’ stato nel contempo un vero civil servant nel suo impiego nell’Amministrazione Provinciale di Forlì nobilitando una attività che viene troppo spesso vista, e forse non sempre a torto, come un porto di comodo anziché come un prezioso servizio per la comunità. E’ stato un lodevole amministratore nella sua città partecipando all’Assise Consigliare in due diverse fasi storiche sempre da protagonista. Dapprima negli anni settanta partecipando all’avvio di quella grande stagione riformistica delle prime Giunte di sinistra forlivesi dando un decisivo contributo in particolare all’elaborazione del nuovo PRG e alla definizione dei tracciati di quel sistema tangenziale che oggi, finalmente, è prossimo a concretizzarsi. Poi a metà degli anni novanta, per una nuova stagione vissuta in quel caso dai banchi dell’opposizione. Io lo conobbi allora e, seppure da sponde del Consiglio opposte, non potei che apprezzare la sua chiara passione per la cosa pubblica, il suo instancabile contributo, magari a volte un po’ prolisso, per ricercare in ogni situazione, in ogni progetto, il risultato migliore a favore del bene comune. Ricordo infinite discussioni legate in particolare allo sviluppo urbano della nostra città, alle scelte della nuova variante al PRG che allora si stava predisponendo, ai provvedimenti sulla politica della mobilità, alla gestione dei servizi pubblici, alle questioni ambientali. In ogni situazione Sacchetti esprimeva un punto di vista, che a volte a me sembrava forse un po’ troppo conservatore, ma mai scontato o espresso tanto per impressionare o per finire sulla stampa, come oggi purtroppo troppo spesso si tende a fare, ed è per questo che tutti quanti si stava volentieri ad ascoltarlo e si aveva si tanto piacere di dibattere con lui. E’ stato un esempio anche nel capire quando fare un passo indietro e così, a differenza di chi ciancia tanto di rinnovamento purché non finisca per capitare a lui, Gianfranco, seppur ancor nel pieno delle forze e con l’immutata dedizione al bene della sua città, scelse nel 1999 di non ritornare in Consiglio per favorire l’ingresso di forze giovani. C’era poi la sua passione politica, la militanza nella sinistra forlivese, il suo essere e l’orgoglio di dichiararsi ancora e sempre “comunista”. Certo, tutt’altro che un comunista dogmatico e supino a replicare il verbo appreso dall’alto. Il suo era e voleva essere il comunismo della critica allo stato di cose esistente volto alla ricerca di una società più giusta, più emancipata, più libera. Una società dove ogni persona potesse camminare a testa alta, libera dal bisogno, dove tutti potessero aspirare al bello, al grande e non strisciare per terra accontentandosi delle briciole del progresso. Ci avrebbe potuto ancora dire e insegnare tante altre cose, e aiutato a cambiare in meglio questo mondo sempre più freddo e rarefatto. L’augurio è che l’esempio del suo rigore morale, della sua passione politica, del suo spirito di servizio per la comunità possa essere frutto vivo per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e si cimenta oggi con le sfide del governo della cosa pubblica.
Il Presidente del Consiglio Comunale di Forlì
Luciano Minghini
1 commento
La7 sospende “Decameron” di Daniele Luttazzi?
Questa mattina La7 ha pubblicato il seguente comunicato stampa:
La direzione de La7 ha deciso di sospendere la messa in onda dello spettacolo di satira Decameron di cui e’ protagonista Daniele Luttazzi. Con Daniele Luttazzi, si legge in una nota della 7, e’ stato stipulato un contratto che garantiva la sua piu’ totale liberta’ creativa, come dimostrato dalle puntate fin qui andate in onda. Di questa liberta’ era necessario fare un uso responsabile, cosa che non e’ avvenuta. infatti nella puntata di sabato scorso, replicata giovedi’, Daniele Luttazzi ha gravemente insultato e offeso Giuliano Ferrara, che con la stessa la 7 collabora da anni come co-conduttore di” Otto e mezzo”. Le espressioni usate - sottolinea ancora la nota - sono palesemente in contrasto con la satira e si configurano come una provocazione alla dignita’ e all’onore personale di un nostro collaboratore. La 7, conclude la nota, si riserva anche di considerare la questione sotto il profilo legale per i possibili danni di immagine, trattandosi di una emittente fondata sul binomio inscindibile di liberta’ e responsabilita’ verso le persone cosi’ come verso il pubblico.
In seguito a cio tutti i video presenti sul sito web dell’emittente e riguardanti il programma sono stati immediatamente resi indisponibili, cosi come il link alla parte dedicata al programma stesso. Si impone, una volta di più, crediamo una riflessione globale sul sistema televisivo, sui suoi limiti, e sulla sua libertà.
Aggiornamento 14.36:
mi permetto, dopo aver postato il comunicato di cui sopra per lanciare la discussione, di editare il post per esprimere qualche dubbio:
Fino ad ora non ci sono state altre reazioni da parte dei dirigenti di La7 né da parte di Daniele Luttazzi. Risalendo il comunicato a ieri sera il tutto mi sembra leggermente strano.
La presunta censura è arrivata ad una settimana dalla messa in onda del programma e persino dopo che lo stesso è stato messo in replica giovedi scorso.
Queste due tempistiche mi paiono, al momento, alquanto difficili da comprendere, anche se potrebbe benissimo essere casualità. Qualcuno sul sito di La7 ha parlato di una puntata, quella che sarebbe dovuta andare in onda questa sera, dedicata all’ultima enciclipa papale e spiega in tal modo la sospensione del programma. Altri sospettano una messa in scena pubblicitaria e destinata a far riflettere. La maggioranza si limita ad esprimere la propria contrarietà (qualcuno la propria approvazione) a quanto comunicato fino ad ora.
In attesa di ulteriori informazioni credo questa resti comunque un’ottima occasione per parlare di televisione e libertà e di televisione e politica. Questo anche dopo le recenti vicende che hanno coinvolto la Rai.
Buona discussione.
Simone
5 commentiQuale differenza tra raccontare la sicurezza e viverla?
Sul sito web della ThyssecKrupp, società da cui dipendono gli stabilimenti di Terni e Torino, si trova, ancora oggi, un comunicato di qualche mese fa.
Viene tuttavia da chiedersi come mai quello che è successo sia stato reso possibile nel contesto di un’azienda che, d’altra parte, si vanta della propria attività di prevenzione.
Quale differenza esiste tra il raccontare la sicurezza nel mondo del lavoro e viverla?
Quali gli impegni da prendere per smettere di pagare prezzi talmente elevati?
12 Luglio 2007
Prevenire è meglio che spegnere
Il sistema antincendio della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni punta su prevenzione e protezione
L’incendio che nel 2006 ha gravemente danneggiato alcuni impianti dello stabilimento di Krefeld della ThyssenKrupp Nirosta, dimostra quanto serio sia il rischio di simili eventi all’interno di realtà come le nostre, dove le potenziali cause di incendio sono moltissime: da quelle elettriche (scintille, surriscaldamento di motori ecc.) alle esplosioni, fino alla distrazione umana (classico è l’esempio del mozzicone di sigaretta involontariamente gettato tra sostanze infiammabili).
Per questo, la ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni si è da tempo dotata di una struttura antincendio che agisce su tre diversi fronti: prevenzione, protezione e spegnimento. Quella della prevenzione è un’attività fondamentale, che verte essenzialmente sul controllo periodico e sulla manutenzione degli impianti antincendio quali impianti fissi di spegnimento, estintori, idranti porte REI (sigla di uso internazionale che deriva dalle iniziali delle parole francesi Resistance, Entretenir e Isolement), secondo quanto previsto dalle leggi in materia e in linea con gli standard aziendali di controllo e manutenzione. In collaborazione con l’ente EAS (Ecologia, ambiente, sicurezza), vengono inoltre emesse apposite procedure e pratiche operative e sono effettuati controlli periodici nelle varie aree al fine di verificare l’attuazione delle disposizioni e soprattutto lo stato dei luoghi, dal momento che la base dell’attività di prevenzione è il monitoraggio costante del livello di pulizia e assenza di sostanze combustibili in zone pericolose. Quanto alla protezione, questa interessa in modo particolare le aree a rischio come vie cavi (completamente ricoperti di vernice intumescente), cabine e quadri elettrici (compartimentali con materiali REI). In questa attività di protezione rientra anche la recente messa in esercizio di un sistema di centralizzazione allarmi per l’Area a caldo e per l’Area a freddo (e che a breve per l’Acciaieria sarà implementato) e di un moderno sistema di telecamere ‘motion control’ in grado di verificare le variazioni di immagini nelle aree, permettendo, così, di diagnosticare un evento pericoloso sin dagli inizi.
Per le attività di spegnimento, infine, all’interno dello stabilimento opera una squadra antincendio professionale, in fase di ulteriore aumento organico, che si occupa anche della prevenzione e della protezione. La squadra è dotata di mezzi che consentono di fronteggiare anche incendi di notevoli dimensioni, come, ad esempio, un’autobotte da 8 metri cubi di acqua fornita di pompa ad alta pressione. È inoltre supportata, in caso di incendio, da circa 80 addetti agli impianti produttivi e dei servizi che hanno ricevuto un’adeguata formazione antincendio presso centri specializzati e da parte di funzionari del corpo dei Vigili del Fuoco di Stato. A questi ultimi è stata affidata anche la particolare formazione sull’antincendio ricevuta da tutti gli addetti agli impianti con Rischio di Incidente Rilevante D.L.gs. 334/99 (vedi fabbrica ossigeno e stoccaggio acido HF). Da segnalare, in ultimo, che durante lo svolgimento di un recente programma di formazione sulla sicurezza rivolto a tutto il personale economica del territorio ternano. Un brindisi vicino al nuovo laminatoio ha concluso la giornata, in attesa di prossime occasioni di festa.
ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni Anno 12 n.2
10 commenti

