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La7 sospende “Decameron” di Daniele Luttazzi?

Questa mattina La7 ha pubblicato il seguente comunicato stampa:

La direzione de La7 ha deciso di sospendere la messa in onda dello spettacolo di satira Decameron di cui e’ protagonista Daniele Luttazzi. Con Daniele Luttazzi, si legge in una nota della 7, e’ stato stipulato un contratto che garantiva la sua piu’ totale liberta’ creativa, come dimostrato dalle puntate fin qui andate in onda. Di questa liberta’ era necessario fare un uso responsabile, cosa che non e’ avvenuta. infatti nella puntata di sabato scorso, replicata giovedi’, Daniele Luttazzi ha gravemente insultato e offeso Giuliano Ferrara, che con la stessa la 7 collabora da anni come co-conduttore di” Otto e mezzo”. Le espressioni usate - sottolinea ancora la nota - sono palesemente in contrasto con la satira e si configurano come una provocazione alla dignita’ e all’onore personale di un nostro collaboratore. La 7, conclude la nota, si riserva anche di considerare la questione sotto il profilo legale per i possibili danni di immagine, trattandosi di una emittente fondata sul binomio inscindibile di liberta’ e responsabilita’ verso le persone cosi’ come verso il pubblico.

In seguito a cio tutti i video presenti sul sito web dell’emittente e riguardanti il programma sono stati immediatamente resi indisponibili, cosi come il link alla parte dedicata al programma stesso. Si impone, una volta di più, crediamo una riflessione globale sul sistema televisivo, sui suoi limiti, e sulla sua libertà.

Aggiornamento 14.36:

mi permetto, dopo aver postato il comunicato di cui sopra per lanciare la discussione, di editare il post per esprimere qualche dubbio:

Fino ad ora non ci sono state altre reazioni da parte dei dirigenti di La7 né da parte di Daniele Luttazzi. Risalendo il comunicato a ieri sera il tutto mi sembra leggermente strano.

La presunta censura è arrivata ad una settimana dalla messa in onda del programma e persino dopo che lo stesso è stato messo in replica giovedi scorso.

Queste due tempistiche mi paiono, al momento, alquanto difficili da comprendere, anche se potrebbe benissimo essere casualità. Qualcuno sul sito di La7 ha parlato di una puntata, quella che sarebbe dovuta andare in onda questa sera, dedicata all’ultima enciclipa papale e spiega in tal modo la sospensione del programma. Altri sospettano una messa in scena pubblicitaria e destinata a far riflettere. La maggioranza si limita ad esprimere la propria contrarietà (qualcuno la propria approvazione) a quanto comunicato fino ad ora.

In attesa di ulteriori informazioni credo questa resti comunque un’ottima occasione per parlare di televisione e libertà e di televisione e politica. Questo anche dopo le recenti vicende che hanno coinvolto la Rai.

Buona discussione.

Simone

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5 Commenti a "La7 sospende “Decameron” di Daniele Luttazzi?"

  1. riccardo 8 dicembre 2007 16:31

    Per completare le tue informazioni il video è disponibile sul sito di Repubblica.
    Il mio personale commento è che sia di cattivo gusto ed anche poco divertente.
    E non credo sia da scomodare la censura per giustificare l’uso smisurato della volgarità.
    Per me Luttazzi è un comico valido ma ha decisamente perso una buona occasione per dimostrare il suo valore (ammesso che non gli convenga fare l’esiliato alla Grillo, sai quanto si vende?).

  2. gianluca monti 10 dicembre 2007 09:46

    posso essere d’accordo con riccardo sullo smodato uso della volgarità ma scritturare un comico come luttazzi ha già implicito questo rischio!! il suo modo di fare satira e’ un condenato di grandi verità farcite da strafalcioni e volgarismi esagerati messi lì apposta perchè le verità appaiano ancora più grossolane. La 7 conosce benissimo tutto questo e anche lo stesso Ferrara non è all’oscuro di ciò al punto che penso quasi a una montatura pubblicitaria piuttosto che a un reale atto di censura. La televisione ha la capacità di rendere ogni cosa gigante, se vuole e soprattutto se ne ha bisogno.

  3. Simone Morgagni 10 dicembre 2007 18:48

    Personalmente mi sembra che pochi siano stati in grado di visualizzare bene questa vicenda.

    Intendo dire che:

    La pubblica opinione non ha ben chiaro (come del resto non lo ha mai avuto nella storia) il concetto stesso di satira. Chiunque abbia letto Catullo, Orazio, Rabelais, Molière, Boccaccio eccetera (e non quello che fanno leggere a scuola, per intenderci, che è molto più che edulcorato) si accorgerebbe che Luttazzi non è per nulla uscito dal seminato. Anzi. Si trattava di satira di elevato livello intellettuale (non commento quello artistico che poco mi interessa qui ed è comunque secondario dato che in ogni arte ci sono opere più o meno riuscite).

    Per questo in tanti neppure hanno colto i riferimenti, cosi come non hanno colto quelli alla satira classica, cosi come a Bergman a Lenny Bruce, ai Monty Pyhton e via dicendo. Onnipresenti in ogni puntata.

    Per questo il riferimento alle immagini di tortura, alle immagini coprofile provenienti da Abu Grahib sono dovute arrivare in un secondo tempo, e non sono arrivate da sé. Cosi difficile forse ricordarsele oppure si tratta proprio di una rimozione sociale?

    Il problema dunque sembra essere altrove. Da un lato nella mancata conoscenza del genere da parte del pubblico. E qui credo che il sistema educativo e mediatico abbia avuto un forte influsso. E dovremmo rifletterci.

    Da un altro lato invece metterei una certa tendenza all’estremizzazione del politically correct. Tendenza questa importata dagli USA che, di fatto, taglia fuori la satira di netto da ogni palcoscenico pubblico di grande dimensione. E qui diventa forse anche una questione di libertà prima non posta e ormai di scottante attualità.

    Inoltre fatico a nascondere come il modo in cui la sospensione del programma è stata fatta. Informare il conduttore per sms non mi pare corretto, non mi pare corretto neppure censurare la notizia sul telegiornale di rete cosi come l’eliminare le informazioni presenti sul sito web o il girato precedente. Se lecita era la scelta, il metodo mi è sembrato eccessivo e capace di sollevare dubbi più che giustificati. E solo qui interviene un fattore che possiamo definire rilevante non dalla censura, quanto piuttosto dal genere della Damnation memoriae. Ancora più inquietante forse.

    Da qui la necessità di intraprendere una riflessione che non si limiti al caso specifico, ma che lo travalichi per arrivare veramente laddove questa vicenda ha scoperto il nervo sociale.

  4. riccardo 11 dicembre 2007 12:25

    Io credo invece che si debba finirla con il considerare tutto una forma di libertà espressiva e che delle regole del viver civile siano da rispettare. Altrimenti salta il discorso di società ed ognuno fa quello che vuole.
    Allora dobbiamo considerare libera espressione anche un ministro della repubblica che indossa una maglia che offende la religione mussulmana o possiamo liberamente dire che è UN PIRLA ?
    Possiamo dire che si sarebbe reagito allo stesso modo se la persona colpita non fosse il patetico Ferrara ma se venisse colpita (come richiamava lo stesso Ferrara ieri nell’articolo inviato al direttore di Repubblica) una persona dall’indubbie qualità etiche?
    Pensate un pò se il richiamo all’alta satira venisse così composto ” c’era Rossana Rossanda nuda in una vasca con Fassino che gli pisciava addosso e D’Alema che gli cagava in bocca e Veltroni che li frustava tutti e tre” . E poi si viene a dire che il pezzo è stato scritto in un anno e mezzo di lavoro!!! Complimenti vivissimi !
    E’ ovvio che fare il comico impegnato è molto difficile e prevede una grande preparazione, così come fare il giornalista impegnato lo stesso (infatti non lo fa quasi nessuno), molto più semplice far ridere con populismo e demagogia ergendosi a salvatori della patria o a coloro i quali hanno capito tutto (bello il pezzo in cui Luttazzi invita i giovani a ribellarsi ai contratti precari, sai che denuncia, ma poi uno cosa fa, va a cena tutte le sere a casa sua?).
    Cerchiamo di aver maggiore dignità di noi stessi e a non considerare tutto libera espressione (anche perchè chi la invoca poi non perde occasione per censurare programmi a suo dire “dannosi” come reality o varietà di basso livello).
    Riprendiamoci il diritto di pretendere che un programma televisivo (così come programmi radio e giornali) ci informi, ci stimoli alla crescita culturale, ci sforzi alla discussione ed al confronto, non lasciamo che parli solo al nostro stomaco.

    Un ultima cosa.
    Lenny Bruce ha fatto il comico border line ed è sempre stato escluso dalla tv generalista ciononostante non ha mai lamentato la propria condizione per essere coerente fino in fondo.
    I nostri vorrebbero parlare male del sistema comodi nel palinsesto di prima serata di una rete nazionale, magari con in tasca l’assegno firmato da uno che nel tuo programma fai passare per mafioso.
    Oppure non perdono l’occasione per denunciare il regime su un bel libretto edito Mondadori.

  5. Simone Morgagni 12 dicembre 2007 23:28

    Non si tratta, a mio avviso, di una semplice questione di libertà di espressione, ma di contestualizzazione della vicenda. Altrimenti si fa il gioco di chi colpisce qui sapendo di bloccare cosi dall’altra parte.

    La libertà di espressione ha, ovviamente, dei limiti ben precisi, ma essi sono sempre identificati in base al contesto all’interno del quali sono prodotti. Per questo i limiti alla libertà di espressione riconosciuti dalla legge italiana sono differenti a seconda dei casi.

    Per la legge italiana dunque, art.21 e 33 della costituzione se ricordo bene da quando feci diritto della comunicazione all’università (era proprio periodo di editti bulgari e ci fu tutta una parte dedicata alla satira e all’informazione) lasciano il Luttazzi di Decameron al limite, ma probabilmente dalla parte buona.

    Questo non avverrebbe con un ministro con una maglia offensiva verso la religione mussulmana perché il tutto avverrebbe in altro contesto, non satirico appunto.

    I due eventi non devono quindi essere affiancati in nessun modo secondo me, sarebbe fuorviante.

    Per quanto concerne l’obiettivo della satira. Occorre innanzitutto comprende bene cosa la satira sia (se ne può trovare un’ottima spiegazione qui, con tanto di parte giuridica: http://www.difesadellinformazione.com/57/il-diritto-di-satira/) La satira colpisce personaggi pubblicamente e tristemente noti esponendoli al ridicolo per ribadire qualche motivazione etica importante e, normalmente, condivisa. Quindi il problema non si dovrebbe neppure porre. Non ricordo infatti satire particolarmente crudeli su persone ineccepibili (a trovarne poi!)

    Per la cronaca, e come previsto, il pezzo di Luttazzi riprendeva e rielaborava una battuta del comico americano Hicks che a sua volta citava Rabelais. Quello che oggi sdegna, con gli occhi al passato ci pare letteratura e oggi Dario Fo ha scritto un ottimo articolo a riguardo.

    Continuo quindi a prendere le difese di Luttazzi nella situazione concreta, convinto che non sia quello il reale motivo della sospensione del programma. Questo anche perché assumendolo sapevano cosa avrebbe detto e fatto. Tutto qui.

    Non entro nel merito delle altre problematiche che poni, mi limito a dire che tendenzialmente sono d’accordo, anche se si rischia di avvitarsi in discussioni infinite e senza via d’uscita.

    Parlo di problematiche quali “come combattere la cultura dominante se non la si utilizza per modificarla” oppure “come fare cultura senza avere nessuna interferenza con l’industria” o ancora “cosa è un programma televisivo che informi e stimoli alla crescita culturale”. Sono nozioni che rischiano il vuoto semantico tanto se ne potrebbe dire.

    Concludo dicendo che La7 ha fatto bene, se ritiene che Luttazzi non dovesse stare nel suo palinsesto, a sospendere il suo programma. Ma questo lo sapevano da prima e non deriva dalla battuta su Ferrara. Che lo dicano quindi.

    Inoltre mi incuriosisce il modo in cui la notizia è stata trattata dai media che hanno volutamente o inconsciamente provocato un certo tipo di reazione.
    Reazione che mostra, secondo me, l’incomprensione e la poca conoscenza del sistema e della tradizione satirica, volutamente combattuta e continuamente negata utilizzando argomenti che, all’interno di un ragionamento logico stretto non reggono alla prova dei fatti.

    Resta infine l’annoso problema della televisione italiana. Potrei scrivere infinite pagine sul modo in cui è nata, sulla sua scarsa qualità, sull’illegalità che propaganda e che ne è la stessa base, ma in realtà non credo sia particolarmente utile. Il sistema televisivo italiano rappresenta perfettamente il paese in cui è nato, ne ha tutti i pregi e i difetti, quindi è adattissimo. Essa cambierà con la cultura del paese, voler fare il contrario è assurdo.

    La vicenda Berlusconi-Saccà di oggi lo dimostra una volta di più, se ancora ce ne fosse bisogno, ma noi, forse un po’ tutti complici di una scala di valori tremendamente corrotta continuiamo a guardare il dito e non la lua.

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