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Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Quale differenza tra raccontare la sicurezza e viverla?

Sul sito web della ThyssecKrupp, società da cui dipendono gli stabilimenti di Terni e Torino, si trova, ancora oggi, un comunicato di qualche mese fa.

Viene tuttavia da chiedersi come mai quello che è successo sia stato reso possibile nel contesto di un’azienda che, d’altra parte, si vanta della propria attività di prevenzione.

Quale differenza esiste tra il raccontare la sicurezza nel mondo del lavoro e viverla?

Quali gli impegni da prendere per smettere di pagare prezzi talmente elevati?
12 Luglio 2007
Prevenire è meglio che spegnere

Il sistema antincendio della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni punta su prevenzione e protezione

L’incendio che nel 2006 ha gravemente danneggiato alcuni impianti dello stabilimento di Krefeld della ThyssenKrupp Nirosta, dimostra quanto serio sia il rischio di simili eventi all’interno di realtà come le nostre, dove le potenziali cause di incendio sono moltissime: da quelle elettriche (scintille, surriscaldamento di motori ecc.) alle esplosioni, fino alla distrazione umana (classico è l’esempio del mozzicone di sigaretta involontariamente gettato tra sostanze infiammabili).

Per questo, la ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni si è da tempo dotata di una struttura antincendio che agisce su tre diversi fronti: prevenzione, protezione e spegnimento. Quella della prevenzione è un’attività fondamentale, che verte essenzialmente sul controllo periodico e sulla manutenzione degli impianti antincendio quali impianti fissi di spegnimento, estintori, idranti porte REI (sigla di uso internazionale che deriva dalle iniziali delle parole francesi Resistance, Entretenir e Isolement), secondo quanto previsto dalle leggi in materia e in linea con gli standard aziendali di controllo e manutenzione. In collaborazione con l’ente EAS (Ecologia, ambiente, sicurezza), vengono inoltre emesse apposite procedure e pratiche operative e sono effettuati controlli periodici nelle varie aree al fine di verificare l’attuazione delle disposizioni e soprattutto lo stato dei luoghi, dal momento che la base dell’attività di prevenzione è il monitoraggio costante del livello di pulizia e assenza di sostanze combustibili in zone pericolose. Quanto alla protezione, questa interessa in modo particolare le aree a rischio come vie cavi (completamente ricoperti di vernice intumescente), cabine e quadri elettrici (compartimentali con materiali REI). In questa attività di protezione rientra anche la recente messa in esercizio di un sistema di centralizzazione allarmi per l’Area a caldo e per l’Area a freddo (e che a breve per l’Acciaieria sarà implementato) e di un moderno sistema di telecamere ‘motion control’ in grado di verificare le variazioni di immagini nelle aree, permettendo, così, di diagnosticare un evento pericoloso sin dagli inizi.
Per le attività di spegnimento, infine, all’interno dello stabilimento opera una squadra antincendio professionale, in fase di ulteriore aumento organico, che si occupa anche della prevenzione e della protezione. La squadra è dotata di mezzi che consentono di fronteggiare anche incendi di notevoli dimensioni, come, ad esempio, un’autobotte da 8 metri cubi di acqua fornita di pompa ad alta pressione. È inoltre supportata, in caso di incendio, da circa 80 addetti agli impianti produttivi e dei servizi che hanno ricevuto un’adeguata formazione antincendio presso centri specializzati e da parte di funzionari del corpo dei Vigili del Fuoco di Stato. A questi ultimi è stata affidata anche la particolare formazione sull’antincendio ricevuta da tutti gli addetti agli impianti con Rischio di Incidente Rilevante D.L.gs. 334/99 (vedi fabbrica ossigeno e stoccaggio acido HF). Da segnalare, in ultimo, che durante lo svolgimento di un recente programma di formazione sulla sicurezza rivolto a tutto il personale economica del territorio ternano. Un brindisi vicino al nuovo laminatoio ha concluso la giornata, in attesa di prossime occasioni di festa.

ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni Anno 12 n.2

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10 Commenti a "Quale differenza tra raccontare la sicurezza e viverla?"

  1. Thomas Casadei 8 dicembre 2007 22:13

    Ho suggerito a Simone di listare a lutto il sito.

    Quello delle morti bianche è davvero un dramma nazionale che segna un’arretratezza profonda del nostro paese e lampante esempio di come le leggi - che ci sono e sono pure valide - non vengano applicate. Su questo tema occorre davvero sviluppare una potente vertenza politica, a fianco dei Sindacati, e rivendicare quotidianamente controlli e ispezioni nelle imprese. Prima del profitto, c’è - ci deve sempre essere - l’uomo, la donna, il lavoratrice, il lavoratore, tutelato nel corpo e nella mente.
    Qui le ragioni, autentiche e profonde, della sinistra, qui la sfida da vincere per una sinistra che voglia essere di governo e al tempo stesso non conservatrice.
    Montezemolo invece di fare continuamente parate e di dare bacchettate a destra e a manca, sia un po’ più umile si tiri su le maniche e LAVORI insieme a tutto il mondo dell’impresa per porre fine a questo dramma. Di lavoro, negli anni duemila, non si dovrebbe morire…

    Le più sentite condoglianze ai familiari delle giovani vittime; purtroppo i loro lutti si aggiungono a tanti, troppi, lutti che da tempo rendono nefasto il mondo del lavoro dipendente (e non solo).

  2. maria maltoni 9 dicembre 2007 23:33

    Concordo ovviamente sul lutto, che non può non riguardarci anche come blog. La questione drammatica ed inaccettabile delle morti sul lavoro si inserisce , però, in un contesto di mancanza di una cultura delle legalità che ha prosperato, aggravandosi, con i governi Berlusconi. Credo però che il governo si stia muovendo e non poco. A partire dall’agosto dello scorso anno sono state introdotte dal Governo Prodi sia nuove norme di contrasto al lavoro nero che a tutela delle sicurezza. Il problema ovviamente è sempre quello dei controlli. Adesso si cominciano a fare in modo cospicuo,perchè sono stati assunti centinaia di ispettori ( anche nella nostra provincia ne sono già arrivati o sono in arrivo una ventina) prima erano limitatissimi. Anche sul problema degli appalti la questione del massimo ribasso era esiziale, perchè falsava anche la concorrenza tra le imprese. Oggi con le nuove norme ci sono una serie di costi, con particolare riguardo alla sicurezza, che devono esssre esplicitati, ma non solo, anche per tutti gli aspetti riferiti alla regolarità contributiva. In edilizia sono stati introdotti tesserini di riconoscimento obbligatori,sull’onda anche degli appelli di Napolitano si è mosso veramente qualcosa. Questo purtroppo non è servito ad evitare tragedie come quelle di Torino.
    Indubbiamente la vita delle persone deve riacquistare valore in molti ambiti in cui oggi è in gran parte assente.

  3. maria maltoni 9 dicembre 2007 23:43

    Riporto a tutti alcune considerazioni fatte in uno scambio di mail più ridotto. Sento molto l’esigenza e non sono l’unica , perchè molte persone che mi capita di incontrare me lo manifestano,di avere un livello maggiore di informazione rispetto alle scelte ed alla vita del PD, a livello locale in questa fase.
    Sarebbe utile anche un maggiore presenza anche sulla stampa, soprattutto in questa fase in cui la struttura è ancora ristretta ed i circoli sono in fase di costruzione. Faccio solo un esempio, l’elezione dell’esecutivo,con la positiva presenza femmnile che ha, non è stata resa pubblica ( se non è successo e non me ne sono accorta ). Chiedo in particolare a Stefania , quale membro dell’esecutivo stesso, di farsi interprete di questa necessità che tante persone che hanno partecipato al voto delle primarie hanno, come me.

  4. Thomas Casadei 10 dicembre 2007 12:15

    Invito a esaminaare e firmare questo appello lanciato da Repubblica.

    http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/morti_bianche/index.html

    basta con le parole, è il momento - come suggerisce anche Maria Maltoni - di mettere in atto controlli a tappeto e sanzioni.
    E soprattutto è tempo che la politica - e il PD non può esimersi - chieda al mondo dell’impresa di rispettare le regole. La retorica degli sgravi deve essere sostituita dalla pressante richiesta di un impegno forte per la tutela dei lavoratori. Questo è uno dei problemi che attengono le sicurezzE, volutamente al plurale.

    http://www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/morti_bianche/index.html

    P.S. Ammiro il coraggio dell’Unità di ieri che ha messo IN PRIMA PAGINA tutti i nomi delle 864 vittime sul lavoro dell’anno 2007. Una strage che non può restare sommersa dalle troppe parole sul nulla dei media.

  5. Thomas Casadei 13 dicembre 2007 13:22

    “Romperemo il silenzio nelle fabbriche”

    “Lancio di una Conferenza operaia nel 2008″

    “La questione salariale va riaperta in modo concreto”

    “Si tornerà a discutere della condizione umana di chi lavora in fabbrica, a parlare con gli operai. Finora c’è stato un grande silenzio che va rotto, la fabbrica è diventata un luogo chiuso agli sguardi della società e queste barriere vanno infrante”

    Finalmente Walter Veltroni dice cose chiare nel merito di questioni e contenuti politici (al di là delle discussioni tecniche sulla legge elettorale, che non possono sostituire i nodi di contenuto e merito politico).
    Al centro della riflessione e dell’azione del PD - partito che non può essere moderato e di centro, o retoricamente riformista - non può non esserci la centralità della questione salariale, il tema della vulnerabilità sociale, quello dello sfruttamento del lavoro e delle nuove schiavitù. urgono risposte progressive, nella consapevolezza che tra capitale e lavoro non esiste, strutturalmente, armonia che solo la politica può generare pratiche virtuose che li tengano insieme.

    Ora bisognerà vedere se alle parole e ai proclami seguiranno - come si auspica - politiche e buon prassi.
    Sicurezza è - prima di tutto - questo. Sicurezza sociale.

  6. Casadei turroni gabriella 18 dicembre 2007 16:45

    L’inail ha chiuso il bilancio in attivo di 80 milioni di euro, con questa notizia nel mio cuore si riapre nuovamente la ferita dei morti sul lavoro.
    La solidarieta’non e’’sufficente,la politica deve produrre atti concreti,il bilancio del tragico incidente e’ salito a cinque morti.Le leggi esistono dalla 626 fino all’ultima legge delega,ma e’la cultura d’impresa che non e’adeguata’. E’dal bilancio attivo dell’INAIL che devono partire i finanziamenti per maggiori controlli a tappeto , e’ vergognoso che gli
    ispettori oltre a essere chiamati ai controlli dalle asl ,abbiano anche incarichi di dconsulenza per le aziende ,e per le amministrazioni locali, quando si tratta di salute dei cittadini.
    La cultura dell’impresa che vede il lavoro come un costo ,non a caso gli infortuni piu’frequenti avvengono dove c’e’ lavoro nero ,giovani ,precarieta’e extracomunitari.Isalari bassi spingono i lavoratori a straordinari in condizioni massacranti,occorre un’altra cultura del lavoro dove la formazione sia un valore aggiunto per l’impresa non un costo aggiuntivo.
    Questo evento rovinoso sta li’ a ricordarci come nel 2007 l’ atto lavorativosia ancora incerto e precario,e le lacrime quelle del potere[non quelle dei compagni]nella guerra del lavoro,durano un giorno,perche’ da domani si tornera’ a parlare di flessibilita’,di produttivita’ edel dio mercato.
    La legge delega e’ a un punto di avanzamento che per’ non scalfisce l’ egemonia di una certa cultura d’impresa.L’altro dato significativo negli ultimi 10 anni i profitti di impresa sono aumentati del 90/ i salari del 5%.
    La nostra societa’ sta crescendo attorno alla violenza ,all’esaltazione del mito del denaro come unico valore per cui valga la pena impegnarsi,si e’ cancellata da tempo la linea che separa l’etica sociale dalla violazione dei piu’ comuni principi,che sono allabase di una comunita’ civile .Non c’e’ coesione sociale e si da vita all’egoismo.
    Proviamoci ancora noi a fare buone prassi e buona politica ….a noi uomini e donne di buona volonta’….

  7. Casadei turroni gabriella 31 dicembre 2007 12:05

    E’morto anche l’ultimo operaio della TISSHENKRUPP ,c’e ‘ un grido di dolore in tutti noi,che bilancio di nefandezze in questo 2007 ,quel ragazzo di 26 anni che combatteva tra vita e morte era il simbolo di rinascita per i suoi compagni.Vorrei riuscire a scrivere quello che il cuore mi detta ,ma non ne sono capace e allora come faccio sempre mi ricordo di cose scritte da altri.Questa poesia l’ho trovata in Sardegna in una mostra dell’iglesiente sulle miniere a Buggerru ,era una mostra forte parlava di lavoro,fatica e morte.Foto di lavoratori che tornavano dalle viscere della terra neri e rudi dove ,si intravedevano solo gli occhi.Tornai a casa e cercai nelle librerie il poeta equelle poesie ,non le trovai ,le trovai poi in internet….il poeta e’MANLIO MASSOLE questa e’ la poesia….

    DIO E’ ROSSO

    Ho visto
    pregare mani spaccate
    sulla ruggine dei vagoni;
    ho visto
    la Costa Smeralda,sfrontata
    bestemmiare nella luce;
    ora so
    che Dio e’ rosso.
    Come le nostre bandiere
    di giustizia.
    Come la ventura gloriosa
    del sangue sulla croce.
    Tu conservami rosso,mio Dio,
    perche’ ho pianto,
    perche’ a pianto il mio amico,
    perche’ ha pianto la mia gente.
    Basta con il ricattosalario e produttivita’ basta voler cambiare le parole ci sono i;”PADRONI”E CI SONO GLI ”OPERAI”ci sono ifurbetti del quartieree ci sono le persone oneste ela verita’sta con le persone oneste,che sono sempre quelle che pagano nil prezzo piu’ alto.Tre sono le nefandezze di questo ultimo anno;1300 morti sul lavoro,legge sul conflitto di interessie la legge ”Cerami”che ancora non siamo riusciti a togliere …..Forse il mio modo di fare politica e’ un po’naif ma quandovedo i miei figli[uno imprenditore, l'altro operaio]condividere gli stessi ideali,sono certa di essere dal la parte giusta……
    BUON ANNO E BUON LAVORO A TUTTI NOI A PRESTO

  8. maria maltoni 31 dicembre 2007 13:19

    Cara Gabriella, hai perfettamente ragione, non solo le morti come quelle di Torino sono inaccettabile dal punto di vista umano e della giustizia, ma oggi più che mai anche dal punto di vista dello sviluppo. E’ ormai evidente anche per la maggior parte degli economisti che lo sviluppo quantitativo non può reggere,che la domanda è cui rispondere è come produrre, non quanto produrre. E qui si aprono spazi amplissimi di lavoro per tutti, sindacato, imprese, sui temi della responsabilità sociale, intesa in tutti i suoi ambiti. Hai ragione tu ed hanno ragione i tuoi figli a condividere ideali comuni anche se fanno lavori diversi ed una volta si sarebbe detto che “appartengono a classi diverse”. L’augurio che ci possiamo fare è che queste idee trovino sempre più spazio nella politica, e non solo in Italia,dato che il problema è mondiale.

  9. Collini Stefania 14 febbraio 2008 20:54

    Mi riaggancio al tema ” la differenza fra raccontare l’insicurezza e viverla”.
    E parlo del lavoro: oggi transitando in bicicletta sono rimasta sconvolta da come si racconta l’insicurezza e il dramma dei morti sul lavoro e delle priorità che le testate giornalistiche locali assegnano alle notizie.
    Sconvolta è dire poco: le locandine che pongono in evidenza i fatti della nostra città, sono lì a richiamare, con massima evidenza , le priorità delle notizie che caratterizzano la giornata, e che monopolizzeranno le discussioni al bar, i commenti delle donne che fanno la spesa eccetera. Una occhiata veloce ai giornali tutti la danno, se non proprio li acquistano.
    Il fatto di oggi era, purtroppo, la tragedia dell’operaio quarantenne, morto sul lavoro sotto un pesantissimo portone.
    Titoli cubitali su Carlino, pari dignità alla triste notizia sul Corriere di Forlì e la Voce invece che fà?
    Per quel giornale le priorità sono diverse, all’operaio morto due righette in fondo alla locandina e risalto invece alla frase interrotta e un pochino volgare dell’Assessore di Roncofritto.
    Ampia libertà e totale legittimità alla critica politica, ma che un giornale consideri prioritaria la psudeo-satira rispetto alla tragicità della morte sul lavoro, questo la dice lunga.
    Ecco la differenza fra raccontare la sicurezza e viverla: ci sono giornali che invece non la raccontano davvero o la relegano in basso,considerandola degna di due scarne, minuscole righe di ridotto richiamo nelle locandine.
    E’ questa la scala dei valori?
    Stefania

  10. Tatiana 8 marzo 2008 17:08

    …..E nel frattempo ancora troppi lavoratori muoiono svolgendo le loro mansioni….E Confindustria, prima dichiara di voler cercare di risolvere il problema e poi di non accettare il decreto legge che inasprisce le pene per chi non rispetta la legge 626. Troppe volte ho sentito dire, da alcuni imprenditori, che costa di più mettere a norma di sicurezza degli impianti, che ne sopportare un infortunio anche grave. In Italia c’è prima di tutto un problema culturale non solo sulla sicurezza ma direi in generale sul rispetto dell’uomo/donna. I salari bassi non creano problemi solo all’economia. Quando si guadagna neanche 1.000,00 €. al mese, per sopravvivere, i più fortunati, fanno un secondo lavoro che li mette fortemente a rischio infortuni sul lavoro. La politica dei salari è un elemento centrale del programma di Veltroni che insieme a norme più severe potrà aiutare a diminuire queste stragi.

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