In memoria di Gianfranco Sacchetti
La scomparsa di Gianfranco Sacchetti, credo non sia retorico dirlo, è una grave perdita per la cittadinanza forlivese che ha avuto il privilegio di conoscerlo e di apprezzarlo. Una persona che ha vissuto il proprio impegno umano a favore della polis con la massima dedizione con il solo scopo di servire al meglio la collettività senza badare a tornaconti personali né a baloccarsi di effimere glorie. E’ stato nel contempo un vero civil servant nel suo impiego nell’Amministrazione Provinciale di Forlì nobilitando una attività che viene troppo spesso vista, e forse non sempre a torto, come un porto di comodo anziché come un prezioso servizio per la comunità. E’ stato un lodevole amministratore nella sua città partecipando all’Assise Consigliare in due diverse fasi storiche sempre da protagonista. Dapprima negli anni settanta partecipando all’avvio di quella grande stagione riformistica delle prime Giunte di sinistra forlivesi dando un decisivo contributo in particolare all’elaborazione del nuovo PRG e alla definizione dei tracciati di quel sistema tangenziale che oggi, finalmente, è prossimo a concretizzarsi. Poi a metà degli anni novanta, per una nuova stagione vissuta in quel caso dai banchi dell’opposizione. Io lo conobbi allora e, seppure da sponde del Consiglio opposte, non potei che apprezzare la sua chiara passione per la cosa pubblica, il suo instancabile contributo, magari a volte un po’ prolisso, per ricercare in ogni situazione, in ogni progetto, il risultato migliore a favore del bene comune. Ricordo infinite discussioni legate in particolare allo sviluppo urbano della nostra città, alle scelte della nuova variante al PRG che allora si stava predisponendo, ai provvedimenti sulla politica della mobilità, alla gestione dei servizi pubblici, alle questioni ambientali. In ogni situazione Sacchetti esprimeva un punto di vista, che a volte a me sembrava forse un po’ troppo conservatore, ma mai scontato o espresso tanto per impressionare o per finire sulla stampa, come oggi purtroppo troppo spesso si tende a fare, ed è per questo che tutti quanti si stava volentieri ad ascoltarlo e si aveva si tanto piacere di dibattere con lui. E’ stato un esempio anche nel capire quando fare un passo indietro e così, a differenza di chi ciancia tanto di rinnovamento purché non finisca per capitare a lui, Gianfranco, seppur ancor nel pieno delle forze e con l’immutata dedizione al bene della sua città, scelse nel 1999 di non ritornare in Consiglio per favorire l’ingresso di forze giovani. C’era poi la sua passione politica, la militanza nella sinistra forlivese, il suo essere e l’orgoglio di dichiararsi ancora e sempre “comunista”. Certo, tutt’altro che un comunista dogmatico e supino a replicare il verbo appreso dall’alto. Il suo era e voleva essere il comunismo della critica allo stato di cose esistente volto alla ricerca di una società più giusta, più emancipata, più libera. Una società dove ogni persona potesse camminare a testa alta, libera dal bisogno, dove tutti potessero aspirare al bello, al grande e non strisciare per terra accontentandosi delle briciole del progresso. Ci avrebbe potuto ancora dire e insegnare tante altre cose, e aiutato a cambiare in meglio questo mondo sempre più freddo e rarefatto. L’augurio è che l’esempio del suo rigore morale, della sua passione politica, del suo spirito di servizio per la comunità possa essere frutto vivo per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e si cimenta oggi con le sfide del governo della cosa pubblica.
Il Presidente del Consiglio Comunale di Forlì
Luciano Minghini
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1 Commento a "In memoria di Gianfranco Sacchetti"
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Fino ai primi anni novanta ebbi una certa diffidenza nei confronti di Gianfranco Sacchetti. Lui così attaccato all’indentità filosovietica di una parte della tradizione comunista italiana. Io così vicino a tutta la cultura del dissenso, da Charta 77 a Solidarnosc. Non riuscivo a comprendere come un uomo capace di analisi così profonde fosse imprigionato nella cultura della guerra fredda.
Poi negli ultimi quindici anni, forse per la fine della logica bipolare ho scoperto un portatore di cultura critica, radicale nella difesa dei beni collettivi non mercatizzabili e attento alla riconversione ecologica dell’economia.
Studioso dell’applicazione dei principi della termodinamica all’economia, è stato tra i primi a scoprire Jeremy Rifkin e portare nei nostri dibattiti l’idea di decrescita che andava ben al di là della tradizione marxiana.
Gianfranco Sacchetti era sì conservatore, ma di un’idea di progresso che non fosse cieco sviluppo.