La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Fausto Baldi sui futuri circoli territoriali del P.D.

Il coordinamento territoriale di Forlì si sta occupando della fase fondativa dei circoli territoriali.

La disciplina normativa (per quel che al momento interessa) è costituita dalle seguenti previsioni del dispositivo regionale.

1.2. Il 14/15/16 dicembre 2007, l’11/12/13, il 18/19/20 e il 25/26/27 gennaio 2008, in tutte le realtà territoriali dell’Emilia-Romagna verranno convocate le assemblee degli elettori e delle elettrici che hanno partecipato alle elezioni del P.D. del 14 ottobre 2007 e di tutti coloro che intendono sostenere e partecipare al processo costituente del Partito Democratico:

- per fondare i Circoli territoriali del P.D.;

- per definirne il programma politico e organizzativo;

- per eleggere i Segretari e gli organismi dirigenti dei Circoli;

- per eleggere i Delegati dei Circoli nelle Assemblee provinciali/territoriali;

- per consegnare il certificato di “Fondatore del Partito Democratico” a chi ha partecipato al voto del 14 Ottobre 2007 e a chi vuole partecipare alla costruzione del P.D..

3.5. Il numero e la dimensione territoriale dei Circoli del P.D. della provincia/territorio è decisa dal Coordinamento provinciale/territoriale del P.D.

Nella stessa occasione il Coordinamento provinciale stabilisce il numero dei delegati in rapporto ai votanti delle elezioni del 14 ottobre da eleggere nei Comuni e Quartieri nel cui territorio esistono più Circoli

4.5. Ciascun Circolo sarà rappresentato nell’Assemblea provinciale/territoriale (e nell’Assemblea comunale o di quartiere) da almeno due rappresentanti, un uomo e una donna.

7.1. Gli elettori e le elettrici che hanno partecipato alle elezioni del P.D. del 14 ottobre 2007 e tutti coloro che intendono sostenere e partecipare al processo costituente del Partito Democratico, eleggeranno:- il Segretario e il Comitato del Circolo P.D.;- I Delegati del Circolo P.D. nell’Assemblea comunale o di quartiere (nelle realtà dove è prevista la costituzione di più circoli).- I Delegati del Circolo P.D. nell’ Assemblea provinciale/territoriale.”

La proposta che. in sede di coordinamento è stata avanzata il 14 u.s, tra l’altro, prevede:

  1. la creazione di circoli territoriali corrispondenti ai seggi delle elezioni del 14 ottobre;

  2. l’assegnazione ex ante a ciascun circolo di un numero di delegati nell’Assemblea territoriale in rapporto percentuale con i votanti del 14 ottobre in quel seggio-circolo.

Per quanto concerne il punto 1, è innegabile che l’individuato criterio di articolazione nel territorio, presenti il pregio della praticità e della semplicità.

E’ però necessario tener conto di alcuni momenti di criticità del sistema, che potrebbe rivelarsi insufficiente o non adeguato a coinvolgere nell’organizzazione territoriale del partito tutti quei numerosissimi cittadini che, estranei agli schemi tradizionali delle strutture dei vecchi partiti, hanno manifestato la loro volontà di volersi e potersi impegnare in politica. Trattasi di persone che potrebbero non essere disponibili a conformarsi all’obbligo di poter partecipare alla vita organizzativa del partito solo ed esclusivamente entro limiti geografici prefissati, rappresentati dallo specifico ambito territoriale corrispondente al seggio ove si sono recati il 14 ottobre.

In via più generale, al di là della concreta praticità che sorregge questa proposta, non appare giustificato costruire sulla base della votazione del 14 ottobre l’articolazione territoriale del partito. I votanti del 14 ottobre sono stati chiamati ad eleggere i vertici nazionale e regionali del partito. Per manifestare la loro volontà si sono recati nei seggi costituiti nei luoghi più vicini al loro domicilio, per agevolarne la partecipazione. La mobilitazione finalizzata alla costruzione del vertice non si presta però a poter desumere una conforme disponibilità a partecipare negli stessi luoghi alla vita organizzativa del partito.

Difetta –a mio avviso- di nesso logico obbligare i votanti del 14 ottobre a poter fare politica solo ed esclusivamente nell’ambito territoriale del seggio ove hanno votato per l’elezione del segretario nazionale e di quello regionale.

Sotto altro angolo di visuale, la tradizionale struttura della vecchia sezione, quale luogo di incontro e primo livello organizzativo, può apparire non sufficiente a raccogliere tutta la potenzialità di innovazione soggettiva dell’organizzazione del Pd, che offre la straordinaria partecipazione al voto del 14 ottobre.

Quanto al punto 2 della proposta, credo che sia sbagliato assegnare a priori ad ogni circolo un predeterminato numero di delegati sulla scorta di un rapporto percentuale con gli elettori del 14 ottobre.

Il criterio, desunto da un’interpretazione, che ritengo errata, del punto 3.5, comma 2°, del dispositivo regionale, è sbagliato da un punto di vista generale ed astratto, perché può funzionare solo nel caso in cui l’ambito territoriale del circolo coincida con quello del seggio del 14 ottobre, ma ciò se non è vietato, non è neppure imposto da nessuna norma.

Il criterio è, poi e soprattutto, sbagliato da un punto di vista logico. Non ha senso alcuno (neppure da un punto vista eminentemente pratico) assegnare ex ante il numero dei delegati ai singoli circoli, a prescindere dal numero delle persone che vi andranno a votare.

Ritengo che una logica e legittima interpretazione del punto 3.5 cit., porti all’individuazione del numero complessivo dei delegati nel territorio forlivese, sulla scorta del rapporto con i votanti del 14 ottobre. Numero che sarà, poi, ripartito ex post, circolo per circolo, sulla base percentuale delle persone che andranno in concreto (e non in potenza) ad esprimere la loro volontà di partecipare alla costruzione dell’organizzazione territoriale del Pd.

Alla preoccupazione della possibile mancanza di adeguata rappresentanza per quei circoli che, in concreto, dovessero riscontrare un marcato divario di partecipazione rispetto alle previsioni, soccorre, poi, la disposizione del punto 4.5., che fa salva, in ogni caso, l’assegnazione a ciascun circolo di due delegati (un uomo ed una donna); il che, ipotizzando un –verosimile- rapporto 1/200 verrebbe a corrispondere a 400 votanti.

Sulla scorta di queste riflessioni, che mi sono immediatamente venute in mente non appena appresa la proposta che ci è stata formulata il 14 u.s., nel corso della medesima riunione ho avanzato una richiesta integrativa sull’articolazione territoriale dei circoli.

Ho proposto la creazione di un ulteriore circolo che possa operare nel territorio forlivese (così rispettando l’implicito requisito dell’appartenenza territoriale, il cui ambito non è però affatto delimitato da nessuna disposizione) al di là di limiti geografici o topografici prefissati e che viva essenzialmente e soprattutto nel web, tramite internet.

Sarebbe, peraltro, pur sempre necessario stabilire una sede fisica, ove tenere le riunioni obbligatorie (trattasi, pervero, di assai limitati casi); non credo, però, che vi sarebbe alcuna difficoltà nell’individuare un luogo ove ubicare la sede legale di siffatto circolo informatico.

Nella medesima riunione del 14 u.s. ho anche “azzardato” la possibilità che il nostro blog si renda disponibile ad ospitare e/o a dar vita a questo ulteriore circolo, che, a mio avviso, servirebbe ad evitare che possa andare disperso l’apporto di quei votanti del 14 ottobre, che potrebbero non gradire di dover necessariamente partecipare alla vita del partito solo entro predeterminati confini territoriali.

Ancora nella riunione del 14 u.s., ho contestato la legittimità e la logicità del criterio di preventiva assegnazione del numero dei delegati a ciascun circolo ed ho proposto, invece, il criterio sopra accennato.

La decisione sulla creazione dei circoli verrà presa dal coordinamento entro brevissimo tempo (nei prossimi giorni).

Ho, quindi, ritenuto opportuno segnalare quanto sopra perché, pur con l’urgenza del caso, se ne possa discutere ed eventualmente individuare altre soluzioni od assumere adeguate iniziative al riguardo.

Fausto Baldi

View blog reactions

10 Commenti a "Fausto Baldi sui futuri circoli territoriali del P.D."

  1. Maria Teresa Vaccari 17 dicembre 2007 22:43

    Non sono mai stata iscritta ad un partito, anche se ho sempre partecipato attivamente alle diverse realtà in cui mi sono venuta a trovare (a scuola come studente prima e come genitore di studente poi, sul lavoro) e non ho quindi esperienza di organizzazioni politiche (o forse sarebbe più corretto dire “partitiche”).

    Da semplice cittadina che vorrebbe prendere parte attiva a questa nuova esperienza, concordo con i dubbi espressi da Baldi sull’ipotesi dei circoli territoriali forlivesi.
    Mi sembra un’organizzazione molto rigida e vincolante e molto legata al passato (abitudine? nostaglia?).
    Non vedo la necessità di legarsi così strettamente alla rappresentanza per seggi, che anzi rischia, da una parte, di scoraggiare la partecipazione attiva dei singoli e, dall’altra, di alimentare una forma di campanilismo che già si espressa (purtroppo) nella doppia delegazione Forlì-Cesena.

    Alla riunione del 6 novembre, quando sentivo parlare di circoli tematici, mi immaginavo qualcosa di simile al “Progetto giovani” (qualcuno se ne ricorda ancora?).
    I vari centri (teatrale, musicale, immagine) erano presso le sedi delle circoscrizioni, ma ciò non significava che un ragazzo della Cava non potesse frequentare il centro musicale di via Dragoni!
    Sicuramente delle sedi per quartiere servono come punto di riferimento per tutti coloro che vogliono avvicinarsi al Partito Democratico, ma poi a mio avviso bisognerebbe avere una visione di più ampio respiro.

    I principali problemi da affrontare sono di carattere generale (lavoro, viabilità, inquinamento, scuola, convivenza multiculturale, ecc.) e la frammentazione territoriale rischia di far perdere la visione d’insieme.
    Uno dei peggiori difetti che ho riscontrato nella vita politica cittadina degli ultimi anni è proprio quella di aver perso di vista gli obiettivi “alti” e di essersi lasciata “tirare la giacchetta” un po’ di qua e un po’ di là a seconda dell’emergenza del giorno.
    Forlì non è una metropoli e non penso che chi abita alla Cava non sia disposto ad andare al Ronco se lì si discute di un tema che gli interessa!
    E proprio le dimensioni ridotte della nostra città potrebbe essere un vantaggio per proporre la sperimentazione di soluzioni e progetti innovativi.

    Come ho già avuto modo di dire in un altro intervento, i nostri rappresentanti al Parlamento stanno dando un pessimo esempio; l’unica forma di riscatto della POLITICA (nel senso originario e positivo di questa parola) può venire solo dal basso: i cittadini devono tornare a poter decidere delle proprie sorti senza delegare passivamente il proprio futuro a chi ha dimostrato di avere a cuore ben altri interessi.

    Spero che la costituzione di questo nuovo Partito, che è nato con il preciso intento di essere diverso, dopo tante belle parole, non si impantani nel tentativo di mantenere le vecchie logiche di spartizione di cariche, poteri e privilegi.

    Riporto, per sintesi del mio pensiero, una citazione da “Il Manifesto del Partito Democratico” del 14 giugno 2007:
    “Un partito che aiuti la società italiana a trovare una sintesi, ad andare oltre i localismi e le chiusure corporative che impoveriscono il nostro presente e mettono a repentaglio il nostro futuro. [...] Ci impegniamo a costruire un partito a rete, che preveda molteplici opportunità di adesione e di impegno, che assuma le differenze di genere, di ispirazione culturale, di interesse sociale e professionale. Un partito organizzato su base federale, che preveda una ampia autonomia regionale e territoriale. Per noi, i democratici, la politica è prima di tutto servizio, è una nobile forma di amore per il prossimo e per il nostro paese. Per questo vogliamo riscattarne il valore, difendendolo dalle degenerazioni affaristiche, dalle manipolazioni delle procedure democratiche, dalle oligarchie inamovibili, restituendo fiducia alle tante persone che sono disposte a impegnarsi per passione civile, in forma volontaria e a proprie spese.”

  2. Alessandro Pilotti 18 dicembre 2007 00:37

    Fausto fa una riflessione giusta. C’è il rischio di frustrare delle aspettative. C’è il rischio di non dare con il primo assetto territoriale del Partito Democratico una risposta concreta alla domanda di partecipazione dei cittadini che si sono recati a votare il 14 ottobre.
    Il Partito però ha deciso di creare 8000 circoli in tutta Italia. In questi giorni si confrontano due modelli di partito da una parte il partito gerarchico-funzionale dall’altre il partito a rete.
    I sostenitori del primo hanno creato il meccanismo di elezione del Coordinatore Provinciale così com’è avvenuto il 24 novembre e oggi pensano ai segretari comunali eletti solo dai delegati e non dai “fondatori”.
    Un partito “blindato”.
    I sostenitori del partito a rete vengono ingiustamente tacciati di plebiscitarismo, di non volere un congresso vero.
    Chi ha partecipato ai congressi di partito sa quale vuota ritualità siano diventati negli ultimi anni.
    Dobbiamo non ricreare i vecchi luoghi, ma aprire dei luoghi che possano consentire ad un giovane che studia fuori dalla propria comunità, ad un lavoratore che la sera non ha le energie di andare al circolo, ad una madre che deve accudire il proprio bimbo, di non sentrirsi esclusi.
    Non credo che si possa correggere il tiro ora sulle modalità di costituzione dei circoli e della definizione delle platee comunali e territoriali.
    L’idea del partito complementare deve però vivere anche per far sì che i circoli non siano dei “delegatifici” ma dei centri di elaborazione e discussione politica

  3. Thomas Casadei 18 dicembre 2007 10:12

    Sono molto d’accordo con le considerazioni di Fausto e di Alessandro. E anch’io rinnovo la prospettiva del partito a rete come modello al passo con le nuove esigenza della società odierna e con le antiche -ma non vecchie - esigenze di partecipazione attiva e di trasparenza (e rendicontazione) delle azioni politiche e interne ad un partito (e qui un bel ragionamento a partire dall’articolo 49 della Costituzione andrebbe avviato, e in maniera profonda: si vedano al riguardo le interessanti riflessioni sul bel blog http://retearticolo49pd.blogspot.com/ ).
    Oltre al criterio della territorialità (che comunque in tempi di globalizazzione, interdipendenza, società dell’informazione ma ripensata), credo ci siano altri criteri imprescindibili sui quali lavorare per un partito nuovo e (radicalmente) democratico:

    - **tematizzazione**
    - ridefinizione delle **strategia di comunicazione** (non solo sul piano strumentale, ma su quello della trasparenza di percorsi, delle procedure, delle decisioni)
    - questioni e rappresentanza di **genere**, preso sul serio come opportunità NON come posti da occpare (dove maschietti in gonnella si mettono a competere per avere posti, nella più becera modalità maschilista: di questi fenomeni se ne vedono da sempre e occorre prevenire, altrimenti la democrazia anzichè paritaria rischia di essere qualitativamente deficitaria, al di là delle quote
    - questioni e rappresentanza delle diverse **generazioni**: è un partito a rischio quello ove mancano intere generazioni (qui Letta porta avanti una battaglia sacrosanta, che vedo fatica a entrare nella testa dei vecchi, e spesso logori, dirigenti di sempre…)

    Che a Forlimpopoli - dove ha nettamente prevalso l’idea di un circolo unico per costruire passo passo un partito nuovo e più aperto - si sia discusso per quasi tre sere di questioni solo territorali (e dunque nella prospettiva che correttamente Pilotti paventa del delegatificio) mi conferma le urgenze di cui sopra; nonchè la necessità di ripensare il tema del radicamente territoriale (molto utili le riflessioni di Maria Teresa Vaccari su questo, energica espressione di una idea di cittadinanza attiva e in movimento che credo dovrebbe prefigurare una nuova figura di militante del partito nuovo, che altrimenti nuovo non è, ma rischia di essere peggio di quel che c’era).

    Su questi temi è tempo di avviare una riflessione corale, e il blog, insieme ai luoghi di discussione fisica, può essere uno strumento. Altrimenti le vecchie logiche sono dietro l’angolo, con tanto di messa in soffitta dei buoni propositi di costruzione di qualcosa di democratico, dentro e fuori.

    P.S. Auguri di buon lavoro a Marcello Rosetti, con l’auspicio che del territorio forlivese sappia portare, su scala regionale, le esperienze più innovative sul piano associativo e della “generazione di partecipazione sociale” (che ho visto menzionate nel suo curriculum trasmesso con l’ufficializzazione dell’incarico con riferimento alle sue esperienze nell’Arci e in altri sodalizi associativi). Su questo si misureranno i salti, o i regressi, rispetto a logori modelli che ormai sono alla spalle, e che i sostenitori di un partito gerarchico-burocratico si ostinano a voler mantenere (per tutelare le proprie RENDITE DI POSIZIONE, quelle che bloccano la società politica e la sviliscono a distribuzione di posti e prebende). Rete e territorio, territorio e rete, reti di reti: queste le nuove frontiere su cui cimentarsi, tutti, per non restare legati a società che sono inevitabilmente passate (nel bene e nel male). Le primarie saranno il modo in cui si sceglieranno i prossimi amministratori (d’accordo anche su questo con Pilotti): è un’esigenza di trasparenza e democrazia che già - in via sperimentale e un poco rocambolesca - i ds forlivesi hanno sperimentato per la scelta del parlamentare. Ma ora occorre estendere la pratica a tutti i livelli, regolamentarla (anche sotto i profili del finanziamento delle campagne) ed esplicarla nelle sue potenzialità positive.
    Buon lavoro dunque, ce ne è tantissimo da fare.

  4. Lucia Gardini 20 dicembre 2007 22:03

    Io, per non saper nè leggere nè scrivere, e non avendo nessuna “formazione ” politica, ritengo tuttavia che Baldi, Pilotti e Thomas abbiano ragione.
    In particolare, non avendo mai vissuto un’esperienza di partito, non dovendo quindi confrontarmi con una “nostalgia” della vecchia politica, ritengo che l’idea di un partito a rete sia l’unica possibile per lanciare un segnale di cambiamento per il nostro paese.
    Personalmente l’idea di poter partecipare al dibattito e all’attività politica senza essere vincolata ad una sede è una risorsa importante, anche in termini di diritti.
    Per un giovane avere la possibilità, o meglio l’opportunità, di esprimere le propire idee in un dibattito corale rappresenta un grande segnale di cambiamento rispetto all’immagine che ci siamo fatti della politica stantìa degli ultimi dieci anni, che non è capace di coinvolgerci, nè di darci speranze di cambiamenti.
    La creazione di un partito a rete potrebbe essere, a mio avviso, un segnale importante di apertura vera al mondo dei giovani, che davvero non sà come orientarsi nei meandri della attuale politica che ai nostri occhi sembra sempre più semplicemente autoreferenziale.
    Speriamo che le stesse sensazioni aleggino a livello nazionale.
    P.S.Auguri a tutti.

  5. Carlo Giunchi 21 dicembre 2007 14:15

    Concordo con Fausto, Alessandro e Thomas.
    In particolare mi sembra di capire che vi sia una scelta abbastanza rigida a livello locale in favore dei circoli a carattere territoriale.
    Ho partecipato alla riunione della mia circoscrizione e qui ho potuto prendere atto di tale tendenza, che rappresenta il tentativo di sovrapporre a dinamiche nuove di organizzazione del partito, schemi superati utili solo ai vecchi apparati per cercare di garantirsi un radicamento.
    In tal senso va sia la scelta di non prevedere circoli tematici, sia quella di inserire un improbabile terzo livello fra circoli ed assemblea cittadina, cioè un organismo circoscrizionale.
    Io alla riunione mi sono pronunciato contro ad entrambe le cose e credo che su questo terreno, che incontra fra la gente consensi maggioritari, bisogna fare una vera battaglia politica.
    Ho chiesto anche precise garanzie sul fatto che ciascuno possa optare per il circolo che crede, prescindendo dalla propria residenza.
    Ritengo importantissimo impedire che la sovrapposizione alla politica delle esigenze organizzative di questa fase produca una camicia di forza che, con grande sollievo degli “infermieri”, rischierà di soffocare le energie migliori del nuovo PD.

  6. maria maltoni 22 dicembre 2007 18:06

    Credo anch’io che in questa fase occorra fare molta attenzione per evitare eccessivi irrigidimenti e sovrapposizioni di competenze che andrebbero a delineare una struttura estremamente rigida, altro che partito a rete. Secondo me sulle aree tematiche di lavoro invece, c’è molto interesse da parte di numerose persone. Questa almeno è l’opinione che mi sono fatta parlando con diverse persone, in particolare quelle che hanno condiviso nei DS l’esperienza di iscrizione non a sezioni territoriali, ma ad aree tematiche appunto. Questa tra l’altro è anche la mia esperienza personale e sinceramente non ho voglia di impiegare il mio tempo, dato che ne ho poco, a discutere di questioni territoriali minimali. Anch’io ritengo eccessiva la previsione di un livello intermedio tra circoli e struttura comunale.

    Maria Maltoni

  7. Alessandro Pilotti 24 dicembre 2007 10:58

    Entro il 27 gennaio verranno eletti i segretari di circoli della città di Forlì.
    Il segretario comunale verrà eletto ai primi di febbraio dai delegati dei circoli.
    La mia proposta è questa: per non arrivare alle assemblee al buio offriamo questo blog per una consultazione on line.
    Folimpopoli ha fatto una scelta importante che personalmente avrei auspicato per tutti i comuni sotto i 15.000 abitanti. Basta con la frammentazione, ma un unico circolo.
    Per Forlì questo ovviamente non è possibile.
    Ma se non avremo l’elezione diretta del segretario gli elettori chiamati a votare nei circoli dovranno avere almeno un’indicazione sul candidato, sui rapporti con con l’amministrazione cittadina, sui metodi di scelta del candidato sindaco nel 2009.
    Una consultazione online aperta a tutti i residenti a Forlì che abbiano votato il 14 ottobre.

  8. Riccardo 24 dicembre 2007 12:01

    Continuo a non capire.
    In cosa è nuovo questo presunto nuovo partito se almeno non si cambiano un pò di regole?
    Sono almeno tre anni che ogni occasione è buona per sostenere che il futuro sono le primarie, che verranno istituite a tutti i livelli (anche i più improbabili), poi però quando si avvicina il momento di decidere qualsiasi candidatura c’è sempre un buon motivo per tornare indietro e far decidere pochi (e sempre i soliti).
    Confesso che se si decide di far eleggere i segretari senza l’utilizzo delle primarie per quanto mi riguarda ringrazio per la compagnia e scendo a questa fermata.
    Auguri di buone feste.

  9. Maria Teresa Vaccari 24 dicembre 2007 14:55

    Dagli interventi pubblicati sul blog in questi ultimi giorni, vedo che non solo io “esterna” sono preoccupata dalla piega che sta prendendo la costituzione del nuovo Partito Democratico.
    Per strada sono affissi manifesti con un titolo del tipo “Il PD lo faccio io” con la generica data “dicembre 2007 - gennaio 2008″: ma dove, quando?
    Propongo ai responsabili di questo blog di riprendere l’aggiornamento della sezione “AGENDA” per riportare il calendario degli incontri di quartiere e di circolo per ampliare la partecipazione della gente comune.
    Ho visto sul sito del Partito Democratico che la coincidenza tra circoli e seggi del 14 ottobre è stata decisa a livello nazionale, ma penso che l’autonomia organizzativa a livello locale possa lasciare spazio ad una definizione più elastica delle modalità di partecipazione anche dei non addetti ai lavori.
    Sono ancora fiduciosa che le aspettative degli oltre 3 milioni di cittadini che sono andati a votare il 14 ottobre non siano deluse.
    Con l’augurio che il 2008 segni veramente una svolta nella storia del nostro Paese.

  10. Giorgio Zanniboni 24 dicembre 2007 22:24

    Vi seguo con interesse ma, credete, non basta discutere degli aspetti organizzativi e dello statuto.
    Ogni giorno le vicende nazionali pongono problemi che sono o possono essere determinanti per la continuità del governo e il ruolo, reale, del PD.
    E a livello regionale e locale incalzano questioni rilevanti che hanno molto a che fare con il profilo riformista, o conservatore, del partito nuovo che vogliamo costruire.
    E tra poco più di un anno si voterà per le amministrative, con risultati che allo stato non sembrano scontati in positivo per vari motivi.
    Scusate, ma come si fa a costruire un contenitore nuovo se non si discute di contenuti, di fatti, di esigenze, di proposte di cambiamento,ovviamente non solo a Roma.?
    Veltroni ha parlato di discontinuità, innovazione, competenze, ha perfino lanciato (lui che nel passato non se ne era mai occupato)la proposta della Conferenza operaia. Ma a Forlì si parla d’altro. Non va bene.

Scrivi un commento

220 Aruba FTP Server