La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Il respiro dell’abitare

Ciò che appare allo sguardo del viaggiatore come identità unitaria e specifica di un luogo è in realtà la traccia sovrapposta di numerosi conflitti di diverso livello rimasti segnati nella pietra, nel cemento, nell’asfalto. A differenza di altri territori, il paesaggio urbano si caratterizza per la compresenza – nel tempo e nello spazio- di identità e poteri in conflitto e dei loro segni o meglio dei loro sogni edificati.

Ogni presenza, ogni manufatto, ogni colore, odore, segnale, ogni struttura dice qualcosa circa la propria appartenenza in concorrenza con altre presenze, con altri segnali. Il conflitto urbano è prima di tutto semantico, realizzato non solo a livello dei singoli messaggi, ma immediatamente anche di codici.

Come debba essere il paesaggio urbano, che cosa rappresenti e quale sia il suo senso è oggetto di confronto, scontro o mediazione di interessi e culture diverse. Le città del futuro in ogni caso non sembrano quelle distese di vetro e acciaio immaginate da generazioni di architetti, urbanisti e pianificatori ma ammassi di legno di recupero, plastica riciclata, sterpaglie secche e mattoni crudi.

Il Duemilasette peraltro rappresenta per il pianeta un punto di svolta: per la prima volta nella storia dell’umanità la popolazione che vive nelle città (3.303.992mila) ha superato quella insediata nelle campagne (3.303.866mila). A partire dall’idea della glocalizzazione cognitiva, così come albeggia in questi ultimi mesi, si concretizzano forme nuove di protagonismo del paesaggio urbano rispetto a precedenti esperienze che devono essere almeno spunto di riflessione.

Da questo punto di vista il paesaggio urbano è qualcosa di estremamente vivo e cambia sia materialmente sia nel senso che proietta. Il futuro della città come progetto collettivo suggerisce un modello di Ente locale che pone al centro delle proprie azioni politiche –urbanistiche, economiche, sociali, sanitarie- intersettoriali le persone, le loro capacità di stabilire relazioni reciprocamente, di interagire positivamente con l’ambiente urbano, di costruire/ricostruire l’identità stessa della città, di rigenerare il Capitale sociale nel secolo della comunicazione globale.

Per queste ragioni è importante approfondire le pratiche di governance. Ancor più oggi perché si avverte nelle democrazie contemporanee un numero limitato, ma crescente, di scelte pubbliche che vengono compiute attraverso processi che presentano notevoli somiglianze con la situazione descritta dai teorici della democrazia deliberativa. Le esperienze a cui si fa riferimento si verificano quando le Istituzioni pubbliche scelgono di affidare o lasciare la soluzione di un problema al confronto diretto tra i soggetti interessati e di fare “un passo indietro” rimettendosi in “qualche misura” alle opzioni che scaturiranno da tale confronto.

Ovviamente l’essenza dell’affidamento può essere di natura diversa. Quello che importa è che la definizione del problema e la ricerca di una soluzione sono esplicitamente demandate all’interazione tra una pluralità di attori che rispecchiano gli interessi e i punti di vista rilevanti per la questione sul tappeto.

Arene neocorporative, Patti territoriali, Consensus conferences, Giunte di cittadini, Sondaggi deliberativi, Agenda 21, Piani strategici e Bilanci partecipativi hanno a che fare con la frammentazione sociale e della rappresentanza, con i processi di decentramento e di autonomizzazione dei governi locali, con la crisi dei partiti politici. In queste condizioni le Istituzioni pubbliche si trovano nella necessità di reperire legittimità volta per volta allo scopo di accompagnare singole politiche o singole decisioni: la creazione di arene inclusive, deliberative, può costituire una delle risposte possibili in quanto iscritta nelle più ampie forme della partecipazione.

Flavio Milandri

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42 Commenti a "Il respiro dell’abitare"

  1. maria maltoni 6 giugno 2008 21:57

    Ieri la Commissione Pari Opportunita’ del comune di Forlì, si è riunita in SESSIONE TEMATICA sulla condizione delle donne DONNE MIGRANTI nella città. Sono stati portati vari cotnributi in termini di dati e testimonianze. Nella prossima riunione la Commissione valuterà quanto emerso dall’incontro , anche per andare a concretizzare proposte operative. Il primo orientamento emerso è quello di invitare in modo permanente ai lavori della Commissione la vicepresidente della Consulta comunale dei cittadini stranieri e la rappresentante di Forlì nella Consulta Regionale, per avere un dialogo più continuativo su questi temi.

    Di seguito riporto il mio intervento introduttivo.

    Come abbiamo già fatto per altri argomenti che riguardano la condizione delle donne a Forlì, oggi concentriamo la nostra attenzione – come commissione- sulla situazione delle cittadine di nazionalità straniera, residenti nella nostra città.

    L’obiettivo è quello di comprendere i fenomeni , analizzare i problemi e raccogliere valutazioni e suggerimenti, da poter avanzare ai soggetti che istituzionalmente affrontano le varie problematiche. Ringrazio tutti i soggetti, uffici comunali, Questura, Centro per l’Impiego, ASL, Caritas, che ci hanno ci fornito dati che sono stati distribuiti e coloro che sono intervenuti. Ringrazio in particolare l’assessore Zanetti, la vicepresidente della Consulta comunale dei cittadini stranieri e la rappresentante di Forlì in seno alla Consulta regionale.

    Mi auguro che la nostra discussione di oggi sarà utile e concentrata sugli aspetti che riguardano la nostra realtà, non tanto legata ai temi molto controversi , discussi attualmente in ambito nazionale.

    L’Immigrazione per noi è fenomeno relativamente recente, l’Italia infatti è storicamente un paese di emigranti.

    I dati sulla presenza di immigrati, presentati qualche settimana fa dal Ministero dell’Interno, evidenziano alcuni fenomeni di cui è necessario tenere conto. L’Italia, in quanto a stranieri residenti, con il suo 5% , non è ai primissimi posti in Europa:l’Austria per esempio è al 9,4 %, la Svizzera al 20%. Ma c’è una differenza fondamentale in Italia: al Centro Nord i migranti rappresentano il 6,8% della popolazione, al Sud solo l’1,6 %, ciò provoca atteggiamenti e reazioni ovviamente diverse.

    Il dato però più sconcertante è che, nell’ultimo anno, è raddoppiato il numero degli italiani che sono diffidenti verso gli stranieri, passando dal 5,9 all’11,3 % anche se resta alta , è il 42%, la percentuale di coloro che si dicono disponibili all’accoglienza. Questi dati ci devono far riflettere, in quanto la presenza di cittadini stranieri costituisce comunque una risorsa importante e non vanno prodotte generalizzazioni negative su tutti, per i comportamenti negativi di alcuni. Gli stereotipi sono sempre sbagliati e noi donne lo sappiamo!

    Non si deve dimenticare che dietro ai fenomeni migratori molto spesso sono presenti situazioni di conflitto e carestie, che spesso sono alla base della scelta di fuggire dal proprio paese, esiste quindi un dovere anche di accoglienza, tra l’altro queste problematiche sono emerse in modo drammatico anche al vertice FAO di questi giorni.

    Ma la presenza dei migranti si è configurata nel tempo anche come una risorsa fondamentale per l’economia del nostro paese, in quanto senza di loro interi comparti economici ( a partire dall’agricoltura, ma anche in molte altre realtà produttive) si fermerebbero, per non pensare al lavoro di cura importantissimo svolto dalle” badanti,” senza il quale il nostro welfare sarebbe al collasso. Certo la convivenza non è sempre facile, culture , usi, tradizioni diverse, rendono complessi i processi.

    Perciò se i processi di integrazione sociale si arrestassero, invece di fare passi avanti, ciò diventerebbe un problema molto serio. Di qui la necessità di operare , tutti, a favore di una maggiore integrazione. Vediamo ora qualche dato.

    La popolazione residente nel comune di Forlì al 31.12.2007 è di 114.693 abitanti.

    La popolazione straniera è di 9627 unità ( circa l’8% della popolazione residente) di cui 4652 femmine, perciò il 48,32 % dei migranti residenti sono donne. Di queste oltre 1700 sono coniugate o conviventi in un nucleo familiare più ampio.
    I ragazzi fino a 17 anni, sono 2291.

    Il gruppo più numeroso è costituito da cittadini che provengono da altri paesi europei ( 4479) segue l’Africa ( 2723) e l’Asia ( 1553).

    La presenza di tante persone pone senza dubbio nuove problematiche, oltre che di integrazione tra culture, di messa a disposizione di servizi e quindi, di rivisitazione del sistema di welfare, diversamente si rischia lo scatenamento uno scontro di “interessi “ tra le fasce più povere della popolazione.

    Vediamo alcuni dati riferiti ai servizi comunali ed alla loro fruizione. I bambini stranieri costituiscono il 10, 81 % degli utenti delle scuole per l’infanzia comunali ( pari a 91 nell’anno scolastico 2008) . Sono invece 558 nelle Scuole elementari.

    Per quanto riguarda il Centro Donna del comune, nel 2007 in Centro ha accolto 462 donne, di cui 162 stranieri, pari al 35,06% dell’utenza. Gli accessi per problemi di maltrattamento sono stati 106, di cui 43 riferiti a donne non italiane, pari al 40,56%.

    Esiste all’interno dell’Asl, un servizio di consultorio appositamente dedicato alle donne straniere, la cui attività sarà oggetto di un intervento specifico.
    E’ stato costituito anche un Centro Servizi Comunale per i Cittadini Stranieri , con un taglio informativo a largo raggio, inoltre il comune aveva avviato una esperienza di aggregazione al femminile, presso il centro denominato “La casa del gelsomino” , oggi in fase di riorganizzazione, in quanto i fondi relativi alla gestione erano spesati in progetti che sono al momento terminati.

    Perciò credo che si possa affermare che vi è , da parte dell’amministrazione comunale, la piena volontà di creare tutte le condizioni per una positiva convivenza tra i cittadini delle diverse nazionalità presenti in città.

    Ci sono poi strutture private come la Caritas, che svolgono una funzione molto importante di accoglienza e sostegno ai migranti, come il Centro di ascolto forlivese, che ha una utenza per il 73.3 % costituita da stranieri ( 1.788 utenti sul totale di 3.241 utenti nel 2007.)

    A fronte di dati positivi sulla fruizione dei servizi, ci sono però quelli negativi sull’integrazione mancata: nel carcere di Forlì, su 20 detenute donne,16 sono di nazionalità non italiana( in maggioranza rumene ed albanesi ) per reati principalmente legati alla detenzione di stupefacenti.

    Ma anche i dati relativi al lavoro, che è un fondamentale strumento di integrazione e cittadinanza, sono molto significativi. I dati che abbiamo disponibili sono su base provinciale, ritengo però utile ugualmente fornirli, in quanto sono importanti.

    L’ufficio del lavoro di Forlì ( sono tre gli uffici in ambito provinciale) nel 2007 ha avviato al lavoro 43.960 persone di cui 22.891 donne; di queste 7502 sono cittadini extra UE( 2.551 donne) ; 121 dai paesi UE( 67 donne) ; 4200 dai nuovi paesi UE( 2065 donne).

    Per quanto riguarda i disoccupati, sono 9.327 in totale di cui 5.999 donne. Per ciò che attiene la nazionalità, le donne disoccupate sono 767 provenienti da paesi extra UE e ì; 34 provenienti da paesi UE e 329 provenienti da nuovi paesi UE.

    Ma i cittadini non italiani sono sempre più presenti anche nel campo dell’imprenditoria, gli imprenditori di nazionalità straniera iscritti alla CCIAA di Forlì-Cesena su un totale di 64.654 persone sono 919 di origine comunitaria ( di cui 281 donne) e 2574 di origine extracomunitaria ( di cui 541 donne), pari al 5%. Indubbiamente l’imprenditoria femminile è ancora un campo in cui le donne migranti si cimentano relativamente poco, ma è un dato che anche a livello nazionale ha un trend di crescita.

    Credo che questi numeri, unitamente agli interventi che seguiranno, ci possano dare gli elementi per una riflessione significativa.

    Maria Maltoni

  2. marco 5 agosto 2008 18:03

    Aeroporti: Cervia e Ravenna lasciano Forlì
    Commenta (2) | Voto: 5 agosto 2008 - 9.10 (Ultima Modifica: 05 agosto 2008)

    FORLI’ - L’accordo tra l’aeroporto di Forlì e Ryanair non piace ai comuni della costa ravennate. Tant’è vero che pare ormai prossima l’uscita dei Comuni di Cervia e Ravenna dal capitale di “Promozione e turismo”, la società legata alla Seaf per la promozione dei voli da e per il “Ridolfi”. Secondo gli amministratori ravennati, l’accordo penalizza non solo l’aeroporto di Forlì, ma tutto il territorio che da esso viene servito, vanificando gli investimenti effettuati.

    “La decisione di Ryanair di trasferire i voli internazionali dall’aeroporto di Forlì a quello di Bologna si presta a due diverse valutazioni - dichiarano gli assessori al Turismo dei Comuni di Ravenna e Cervia, Andrea Corsini e Nevio Salimbeni -. La prima constatazione riguarda gli investimenti effettuati dagli Enti locali per favorire lo sviluppo in chiave turistica dei voli internazionali su Forlì, e ora andati in fumo. Molte delle nostre campagne promo-commerciali legate al turismo sulla nostra costa, erano state concepite e messe a punto contando sulla presenza dei collegamenti aerei. Il venire meno di tali collegamenti diventa quindi un danno immediato per l’area ravennate e cervese”.

    “Ciò vale per Comuni e Provincia, ma anche per gli operatori privati che hanno investito in immagine all’estero offrendo alla clientela un comodo aeroporto a pochi chilometri dalle località prescelte - affermano i due amministratori -. E’ quindi evidente il danno che stiamo subendo da questa

    decisione”.

    “Vogliamo prendere quanto prima contatto con gli scali di Bologna e Rimini per avviare nuove forme di collaborazione - proseguono Salimbeni e Corsini -. Senza dimenticare l’aeroporto di Forlì, se riuscirà a mantenere o a riproporre importanti linee internazionali. Va però ricordato che in tutti questi casi diventa centrale il tema del trasporto rapido dagli aeroporti verso le città della costa, Ravenna e Cervia in primis: su questo ci aspettiamo impegni pubblici concreti”.

    “Ricordiamo che la forza del nostro turismo, alla luce della competizione internazionale, consiste nella proposizione di un’offerta quanto mai diversificata - fanno notare ancora i due amministratori - che va dalla spiaggia alla collina, dal divertimento e dai parchi tematici all’enogastronomia, alla cultura e alla città d’arte. Collaborare è quindi un obiettivo che intendiamo perseguire per assicurare alle nostre località i necessari collegamenti aerei, indispensabili per offrire un turismo moderno e competitivo sul piano interno e internazionale”.

    Il presidente della Camera di Commercio di Forlì-Cesena, Tiziano Alessandrini, proprio lunedì in un’intervista rilasciata a RomagnaOggi.it aveva parlato dell’accordo con Ryanair come “importante base di partenza”, ma aveva invitato il consiglio d’amministrazione a studiare nuovi accordi per ripristinare voli internazionali. Inoltre Alessandrini aveva auspicato l’ingresso delle istituzioni ravennati nel capitale sociale di Seaf, la società di gestione dell’aeroporto “Ridolfi” di Forlì. L’opinione dei ravennati sembra essere decisamente contraria.

    §§§

    Scusate ma glielo dite voi ai vari Rusticali, Masini, Errani, Castagnoli quel che è veramente successo della questione dell’aeroporto???
    la perdita dei voli internazionali è una chiara e netta sconfitta e continuare a fare della propaganda (ma chi ci crede più a questi qui??) significa stare lontani dai fatti, e dal buon governo, troppo spesso sbandierato e ormai non più applicato. Quella della Masini è certamente la peggior giunta degli ultimi trent’anni e continuare a dare risponde ai problemi con la propaganda, significa pensare ad un popolo bue, che non giudica in base ai fatti. I commenti surreali - come se si fosse vinta una grande battaglia - sono una presa in giro, vero i cittadini, e verso quei democratici che non si si sentono ormai più rappresentati da questi supposti “dirigenti del pd”? Ma quali dirigenti? questi non sanno più nemmeno leggere i dati della realtà e in preda alle paure temono addirittura di ammettere l’ovvio.
    O si cambia o si passa all’opposizione, ormai sono tanti in città, anche tra i democratici, a pensarla così.
    Spero da cittadino ed elettore di poter esprimere il mio parere in delle primarie serie: credo sia l’ultimissima chance…altrimenti finirà come con l’aeroporto, toni trionfalistici, per risultati di bassissimo profilo!

  3. massimiliano rossi 5 agosto 2008 18:21

    Caro marco, come darti torto, ma davvero questa città sta diventando la cenerentola della regione, e sul piano politico questo povero pd non ha ormai rappresentanti a nessuno livello, e quelli che ha a livello locale sono davvero delle figure di secondo o terz’ordine, slegati dal mondo, come dici, dai fatti, e ormai dai bisogni delle imprese, dei cittadini, del mondo delle professioni. sono dirigenti di un tempo che fu, se ma lo sono stati.
    non ho molta fiducia nelle primarie, e non so se le faranno. per me il Pd o cambia o crolla su stesso…non solo a livello nazionale (dove davvero le cose non vanno bene) ma anche qui dove le stesse parole, dette dalle stesse persone danno davvero il senso di una decadenza irreversibile…..
    ho perso ormai la speranza, se ne è volata via come i voli internazionali della Ryanair…

  4. patrizia barducci 5 agosto 2008 21:22

    sull’unità di domenica ho letto questo articolo che mi dà la conferma che mi fa dire siamo indietro di 30 anni,ve lo regalo per qualche altre riflessioni oltre a quelle un pò tristi che ho letto in questa sera di mezza estate molto calda ,che riscalderò andando a stirare.
    però mi piacerebbe tirare qualche giacchetta,Simone da chi possiamo incominciare…da Veltroni?

    Nicola Cacace “un Paese senza Welfare”

    Obiettivi di governo

    Siamo di fronte al più massiccio attacco allo Stato sociale mai attuato da governo conservatore in Europa. L’insieme dei provvedimenti varati e annunciati dal governo Berlusconi sulla scuola, sulla sanità, sull’assegno sociale discriminante per gli extracomunitari, sulla sicurezza del lavoro, sulla tutela della maternità, formano un corpo organico ispirato ad una filosofia di liberismo capitalista sconfitto dalla storia. Questi signori arrivano in ritardo di 20 anni sul «Washington consensus».In ritardo rispetto a quella ricetta in 10 punti (deregulation finanziaria, privatizzazioni a gò gò, imposte personali non progressive, smantellamento dello stato sociale, aperture indiscriminate agli investiementi esteri) formulata nel 1989 per il Fondo monetario e che tanti danni ha fatto nel mondo, dal Cile alla Russia.
    Oggi anche l’Economist in passato favorevole, ha fortemente criticato la filosofia del Consensus. Il nostro Tremonti lo fa in parte, quando critica la deregulation finanziaria. La stessa crisi del capitalismo americano, sempre più finanziarizzato dai tempi di Reagan, con una deregulation incontrollata e il pratico smantellamento del Welfare, oggi mostra la insostenibilità economica oltre che morale di quella filosofia. Tanto vero che nelle campagna presidenziale in corso, temi come la sanità pubblica e il diritto universale all’istruzione sono portati avanti non solo da Barak Obama ma anche dal candidato repubblicano Mc Cain. E questo per un motivo semplicissimo: i dati sulla crisi dell’economia americana ed occidentale - mentre il mondo continua a crescere quest’anno del 4%, malgrado l’aumento dei prezzi delle materie prime - mostrano che i Paesi che meglio si comportano sono quelli che hanno da sempre considerato lo sviluppo economico strettamente connesso alla valorizzazione del capitale umano e quindi ad un moderno Welfare. La prova? In testa a tutte le classifiche internazionali per quanto riguarda reddito unitario, distribuzione del reddito, occupazione, investimenti diretti esteri in entrata, parità uomo donna, anche natalità, si trovano regolarmente Paesi che da sempre hanno coniugato sviluppo e Welfare, come Olanda, Svezia, Danimarca, Finlandia, Norvegia subito seguiti da Germania e Francia. E Berlusconi che fa? Opera il più vasto smantellamento dello Stato sociale e delle politiche del lavoro.
    L’elenco è lungo, la scuola è in testa con 8 miliardi di tagli in 3 anni, 2000 piccoli istituti scolastici chiusi, 150mila posti di lavoro cancellati. Il provvedimento più odioso ed infamante, chiaramente razzista, è quello di negare l’assegno sociale a qualche migliaia di immigrati regolari, ultrassentacinquenni e poveri che magari hanno lavorato in nero per noi. Malgrado in Italia si muoia di lavoro due volte più che in Francia, Germania ed Inghilterra, l’ineffabile ministro Sacconi minaccia, un giorno sì ed uno no, di peggiorare la buona legge sulla sicurezza del lavoro, varata da Damiano e Prodi; lo fa purtroppo con l’appoggio della Confindustria, che mentre esprime giornalmente solidarietà ai morti sul lavoro, ha il coraggio di considerare “punitiva” una legge che prevede, per gravi omissioni imprenditoriali, sanzioni penali inferiori a quelle degli evasori fiscali. E che dire del provvedimento allora varato all’unanimità dal ministro Damiano, per impedire la vecchia procedura delle “dimissioni in bianco” firmate all’assunzione dalle impiegate e utilizzato in funzione antigravidanza? Si vuole cancellare anche quello. Vergogna! Senza parlare della tragicomica vicenda dei precari delle Poste, e non solo, fregati da un provvedimento chiaramente illegale se non anticostituzionale. In conclusione siamo di fronte al tentativo di cancellare quell’economia sociale di mercato che non solo decenni di lotte politiche e sindacali hanno affermato in Italia e in Europa ma che si sta dimostrando modello vincente nel mondo di fronte ai fallimenti del capitalismo ultraliberista. Mi auguro proprio che questi provvedimenti non passino nell’interesse dell’economia oltre che per problemi, evidenti, di civiltà.

  5. Giorgio Zanniboni 12 agosto 2008 08:08

    Aeroporti : il localismo municipale indebolisce la Romagna

    Ryanair, la più grande compagnia aerea del mondo per i voli “low cost”, ha deciso di aprire una base operativa a Bologna e un’altra a Forlì con presenza stabile di suoi velivoli, il che comporta interessanti indotti economici, non solo per le manutenzioni, così come la possibilità di istituire nuove rotte transnazionali e domestiche.
    Ha poi stabilito di trasferire al Marconi sette voli europei che attualmente fanno capo all’aeroporto Ridolfi e di aprire sullo scalo forlivese quattro nuove rotte nazionali e due internazionali, date per certe ma ancora da definire.
    Il tutto con una sequenza temporale che però penalizza doppiamente Forlì: da ottobre cessano i voli verso l’Europa mentre quelli nuovi sono stati promessi per marzo 2009; il traffico da acquisire, in prevalenza poco interessante come indotto, è cosa diversa rispetto quello consolidato di provenienza estera e quindi con maggiori ricadute locali.
    Inevitabili dunque nel breve periodo un peggioramento dei conti già molto pesanti di Seaf, ripercussioni sull’economia forlivese e quella turistica da Cesenatico a Ravenna, il rischio di crisi dei nuovi rapporti tra Forlì e i Comuni costieri che si erano faticosamente costruiti superando diffidenze e antichi quanto dannosi separatismi.
    Problemi che gli amministratori di Seaf avrebbero dovuto comprendere prima e non dopo la firma degli accordi, particolare “sfuggito” perchè manca la dovuta professionalità e questo riporta al poco etico sistema delle nomine.
    Ciò detto, sia chiaro che Ryanair ha legittimamente agito nel suo interesse e nel complesso si deve riconoscere che l’Emilia-Romagna viene valorizzata dalle scelte della compagnia irlandese, a conferma della sua forza economica.
    Altrettanto nel proprio interesse ha operato Bologna, Sindaco in testa, che dopo avere per anni snobbato i voli a basso costo ha cambiato strategia cercando di recuperare il terreno perduto ma, ecco un primo punto da sottolineare, piuttosto che cercare di aprire rapporti con compagnie aeree non operanti nei vicini scali romagnoli si è concentrata su Ryanair pur sapendo bene che aveva relazioni consolidate e in sviluppo particolarmente con Forlì.
    Cofferati già mesi fa parlò di “concorrenza” del Marconi al Ridolfi (e non verso altri aeroporti) dimostrando una esasperata vocazione municipalista, affatto regionalista, sorprendente in negativo per un uomo con i suoi trascorsi.
    Concorrenza in partenza insostenibile tanto per Forlì che per Rimini date le diverse dimensioni, parola significativa però mai usata dal Sindaco di Bologna a fronte del monopolio Hera per acqua e rifiuti che penalizza gli utenti.
    Chi invece non ha svolto al meglio la propria parte è la Regione, che pure aveva lanciato un piano di “coesistenza concertata” tra gli aeroporti emiliano-romagnoli rimasto sulla carta per la rivalità tra Comuni e società degli scali.
    E’ del resto chiaro da tempo che la Regione non programma più nulla che non abbia il beneplacito degli Enti locali interessati, sopratutto di Bologna, e quindi non governa; se poi qualcuno dorme o non capisce peggio per lui.
    Nel caso penso tuttavia sarebbe stato impossibile convincere Ryanair a puntare tutto o prima di tutto su Forlì ma la Regione doveva intervenire per ottenere almeno una scansione temporale dei voli atta ad evitare danni al Ridolfi.
    Ma qui si pongono altri problemi, sottotraccia ma non tanto, relativi ai rapporti tra Forlì, la Regione e la Romagna.
    Spiace doverlo rilevare ma da troppi anni a questa parte il forlivese è scaduto nella considerazione delle maggiori istituzioni per le vistose carenze di conoscenza, elaborazione e proposta su problematiche determinanti – ambiente, sviluppo sostenibile, infrastrutture e logistica, ecc. – e ultimamente anche per l’assenza di consiglieri regionali e parlamentari dei partiti di governo locale dovuta a gravi errori nelle candidature, insipienza e diatribe interne.
    Ad esempio, la sua classe dirigente si è fatta sottrarre tra il 2000 e il 2006 il ruolo chiave, trainante, svolto per 40 anni nella politica delle acque e nemmeno se ne è resa conto impegnata com’era a discutere di sedie e poltrone.
    E dopo gli anni 80 non ha mai capito e proposto con forza l’ammodernamento della S.S. 67 da Ravenna a Forlì e Firenze quale priorità per il territorio - indispensabile anche per un efficace rapporto tra aeroporto di Forlì e porto di Ravenna, e il decollo del polo nautico romagnolo – adeguandosi alla miopia ravennate che vede solo Nord e Roma.
    D’altra parte per gli aeroporti si ha ora la prova provata che una Romagna disunita, con i maggiori Comuni che corrono ognuno per conto proprio (alcuni con protettori palesi) e gruppi dirigenti di partiti e istituzioni non ancora convinti che il localismo municipale sia una palla al piede, è difficile ottenere i risultati sperati e possibili.
    Così adesso Forlì è chiamata a una nuova e difficile sfida per fare fronte ai colpi subiti ma pure alle possibilità aperte dall’accordo Ryanair, accordo che pare (?) non precludere iniziative atte ad attrarre altre compagnie di volo.
    Occorre riaprire una trattativa con Ryanair per rimediare ai danni certi e questo nel quadro di una intesa regionale che porti a riconoscere il ruolo di Forlì, e quello di Rimini, nel sistema di trasporto aereo passeggeri e merci.
    Del resto il settore continua a svilupparsi e in altre regioni gli scali minori hanno trovato spazio a vantaggio di tutti.
    Ma sopratutto la Romagna non può più tardare a proporre, prima di tutto a se stessa, una grande innovazione culturale, politica e istituzionale: il passaggio dal localismo municipale a quello romagnolo, una vera rivoluzione.
    Per fare questo è fuorviante puntare alla Regione autonoma, che non realizzerà neanche l’attuale governo; occorre lavorare a una modifica di legge che porti all’Area metropolitana policentrica con l’abolizione delle tre Province.
    Con importanti nuovi poteri in vari campi, specie pianificazione territoriale e sistema infrastrutturale, la Romagna unita al di sopra dei campanili avrebbe la possibilità di contare di più in Regione e rispetto il capoluogo Bologna.
    Spero lo si capisca e che il PD svolga un ruolo riformatore, che sarebbe importante anche in vista delle elezioni.
    9 agosto 2008 Giorgio Zanniboni

  6. DAVIDENERI 26 agosto 2008 16:33

    Il PD di Forlì apre alle Primarie, in approvazione il Regolamento regionale
    (26/8/2008 13:20) |

    (Sesto Potere) - Forlì - 26 agosto 2008 - Sarà approvato entro il 15 settembre il Regolamento regionale per lo svolgimento delle Primarie del Pd. È questo il blocco di partenza da cui tutti gli aderenti al Partito Democratico di Forlì potranno partecipare alla scelta del candidato a Sindaco della Città di Forlì per la prossima tornata elettorale. La notizia è ufficializzata con una nota da Alessandro Castagnoli, segretario del Pd Forlivese.

    “Non più quindi - aggiunge - decisioni prese da pochi “guru della politica”, ma tanti, si spera tantissimi, cittadini che avranno l’ultima parola su chi dovrà governare la loro Città. Le fughe in avanti di questi giorni di una parte del Partito, già attivatasi nella raccolta delle firme per i candidati alle Primarie, dimostrano proprio questo forte desiderio, che è di tutto il PD, di cedere sempre più spazio alla democraticità delle scelte strategiche di governo del territorio. Proprio per questo desiderio, è forte l’attesa del Regolamento regionale che detterà i criteri necessari per garantire il corretto svolgimento delle Primarie, in preparazione delle quali, tuttavia, ci si compiace del fermento che caratterizza oggi il PD forlivese, prova tangibile della grande democraticità che gli è propria; si auspica anzi una sempre maggiore partecipazione al dibattito avviato”.

    “In questo percorso, ovviamente, - conclude Alessandro Castagnoli - non si può e non sarebbe giusto non auspicarsi anche la disponibilita’ ad una rinnovata candidatura alle Primarie del Sindaco uscente Nadia Masini, che in questi anni con impegno, passione e competenza ha governato la nostra Città. L’appello che vorrei lanciare oggi è quindi rivolto a tutti glia aderenti al Partito per aiutarci a costruire un dibattito sereno ed equilibrato, plurale ed al contempo coeso, che ci porti a definire nel modo più partecipato e condiviso possibile, la prima responsabilità di governo della nostra Città”.

    SCCUSATE MA PERCHE’ CASTAGNOLI NON DICE NULLA DEL SONDAGGIO DI CUI ORMAI TUTTI PARLANO NEGLI AMBIENTI DEL PD, E NON SOLO CHE DA’ UN GIUDIZIO NEGATIVO SULL’OPERATO DELL’ATTUALE SINDACA? PREDA DI VECCHI SCHEMI - QUELLI TENGONO UN’ASSESSORE DEL TUTTO INCAPACE COME LORETTA BERTOZZI SALDA SULLA SUA POLTRONA (MA MOLTI ALTRI BEN IN SELLA NONOSTANTE LA CRISI ORMAI CHIARA DEL TERRITORIO DI FORLEì) - IN QUESTI CINQUE ANNI HA PERSO MOLTISSIMI DEI SUOI CONSENSI.
    IO E ALTRI CHE L’ABBIAMO VOTATA MAI LA RIVOTEREMMO, DA DEMOCRATICI VORREMMO DELLE PRIMARIE, SERIE, E SE LEI SARA’ CANDIDATA VORREMMO ALMENO UNA - MA MEGLIO ANCHE DIVERSE - ALTERNATIVA.
    OVVIAMENTE QUALCUNO DI DIVERSO DA IL SIGNOR ROBERTO PINZA, CHE SI VOCIFERA SIA PRONTO A SCENDERE IN CAMPO (CON L’AVVALLO DI PEZZI DI NOMENCLATURA).

    E’ TEMPO DI RINNOVARE, ALTRIMENTI PER IL PD SARANNO DOLORI, E I VECCHI RICATTI NON FUNZIONANO PIU’: I CITTADINI SONO STANCHI DI VICENDE COME QUELLE DELL’AEROPORTO, DEI SERVIZI SOCIALI, DELL’IPER.

    E POI SCUSATEMI MA LO SCIOPERO DEI VIGILI DI QUESTI GIORNI??? UNA COSA PAZZESCA. LA CITTA’ è SGOVERNATA E URGONO RIMEDI.

    FATE LE PRIMARIE, E CHE SIANO UNA COSA SERIA.

  7. Alessandro Pilotti 27 agosto 2008 08:30

    Castagnoli come sempre si sbaglia.
    Nessuno sta raccogliendo le firme.
    Questa notizia è uscita sul giornale organicamente di destra “La Voce”.
    Sbaglia il segretario a rincorrere le notizie di un giornale di destra.
    La verità è un altra che dentro al PD di Forlì c’è una “casta” che si autoperpetua nelle istituzioni e negli enti di secondo grado.
    Che non ricorda neppure più il proprio lavoro perchè fare politica è diventato un mestiere come tanti.
    Roberto Balzani, invece, è un brillante docente universitario alla guida di una prestigiosa facoltà.
    Ha una storia di esponente mazziniano e repubblicano.
    Uno che alla politica ha sempre dato generosamente.
    C’è una fetta importante della società civile forlivese, costituita di militanti democratici e cittadini-elettori oltre il centro-sinistra che lo vorrebbe candidato sindaco alle primarie.
    Balzani ha mostrato un grande senso di responsabilità nell’attendere le volontà della prima signora della città prima di accettare una eventuale candidatura.
    L’attuale sindaco certo ha tempo fino al 15 settembre per sciogliere la riserva, ma in tutti i capoluoghi proprio per permettere una competizione equa i suoi colleghi al primo mandato hanno già comunicato le loro volontà.
    Un ultima cosa ai portatori di cultura stalinista ancora presenti nel Partito Democratico: si smetta con il disco già ascoltato nelle primarie del 14 ottobre che chi non appoggierà l’attuale sindaco alle primarie vuole spaccare il partito.
    Il partito non è monolite ma un mosaico di esperienze, sensibilità, culture.
    Io non voglio spaccare il partito ma far vincere il partito.
    Penso ad un PD che parli agli artigiani, agli ambulanti, agli agenti di commercio.
    Penso ad un PD che sa stare in mezzo alla gente non solo quando suona Roberta Cappelletti o Mirco Gramellini.

  8. patrizia barducci 27 agosto 2008 08:55

    ieri 26 agosto 2008,le parole della direttrice dell’unità,nel suo primo editoriale,si respira una bella aria,nonostante i coni d’ombra delle negatività che colorano l’orizzonte del nostro futuro…cosa ne pensate?
    così per uscire dalle asfittiche faccende di bottega locale!
    anch’io vorrei che vincesse il partito,il partito della gente,quello che noi dovremmo costruire col contributo della gente

    Il nostro posto
    Concita De Gregorio

    Sono cresciuta in un Paese fantastico di cui mi hanno insegnato ad essere fiera. Sono stata bambina in un tempo in cui alzarsi a cedere il posto in autobus a una persona anziana, ascoltare prima di parlare, chiedere scusa, permesso, dire ho sbagliato erano principi normali e condivisi di una educazione comune. Sono stata ragazza su banchi di scuola di città di provincia dove gli insegnanti ci invitavano a casa loro, il pomeriggio, a rileggere ad alta voce i testi dei nostri padri per capirne meglio e più piano la lezione. Sono andata all’estero a studiare ancora, ho visto gli occhi sbigottiti di coloro a cui dicevo che se hai bisogno di ingessare una frattura, nei nostri ospedali, che tu sia il Rettore dell’Università o il bidello della Facoltà fa lo stesso, la cura è dovuta e l’assistenza identica per tutti. Sono stata una giovane donna che ha avuto accesso al lavoro in virtù di quel che aveva imparato a fare e di quel che poteva dare: mai, nemmeno per un istante, ho pensato che a parità di condizioni la sorte sarebbe stata diversa se fossi stata uomo, fervente cattolica, ebrea o musulmana, nata a Bisceglie o a Brescia, se mi fossi sposata in chiesa o no, se avessi deciso di vivere con un uomo con una donna o con nessuno.

    Ho saputo senza ombra di dubbio che essere di destra o di sinistra sono cose profondamente diverse, radicalmente diverse: per troppe ragioni da elencare qui ma per una fondamentale, quella che la nostra Costituzione – una Costituzione antifascista - spiega all’articolo 2, proprio all’inizio: l’esistenza (e il rispetto, e il valore, e l’amore) del prossimo. Il “dovere inderogabile di solidarietà” che non è concessione né compassione: è il fondamento della convivenza. Non erano mille anni fa, erano pochi. I miei genitori sapevano che il mio futuro sarebbe stato migliore del loro. Hanno investito su questo – investito in educazione e in conoscenza – ed è stato così. È stato facile, relativamente facile. È stato giusto. Per i nostri figli il futuro sarà peggiore del nostro. Lo è. Precario, più povero, opaco.

    Chi può li manda altrove, li finanzia per l’espatrio, insegna loro a “farsi furbi”. Chi non può soccombe. È un disastro collettivo, la più grande tragedia: stiamo perdendo la fiducia, la voglia di combattere, la speranza. Qualcosa di terribile è accaduto negli ultimi vent’anni. Un modello culturale, etico, morale si è corrotto. La politica non è che lo specchio di un mutamento antropologico, i modelli oggi vincenti ne sono stati il volano: ci hanno mostrato che se violi la legge basta avere i soldi per pagare, se hai belle le gambe puoi sposare un miliardario e fare shopping con la sua carta di credito. Spingi, salta la fila, corrompi, cambia opinione secondo la convenienza, mettiti al soldo di chi ti darà una paghetta magari nella forma di una bella presidenza di ente pubblico, di un ministero. Mettiti in salvo tu da solo e per te: gli altri si arrangino, se ne vadano, tornino a casa loro, crepino.

    Ciò che si è insinuato nelle coscienze, nel profondo del Paese, nel comune sentire è un problema più profondo della rappresentanza politica che ha trovato. Quello che ora chiamiamo “berlusconismo” ne è stato il concime e ne è il frutto. Un uomo con un potere immenso che ha promosso e salvato se stesso dalle conseguenze che qualunque altro comune cittadino avrebbe patito nelle medesime condizioni - lo ha fatto col denaro, con le tv che piegano il consenso - e che ha intanto negli anni forgiato e avvilito il comune sentire all’accettazione di questa vergogna come fosse “normale”, anzi auspicabile: un modello vincente. È un tempo cupo quello in cui otto bambine su dieci, in quinta elementare, sperano di fare le veline così poi da grandi trovano un ricco che le sposi. È un tempo triste quello in cui chi è andato solo pochi mesi fa a votare alle primarie del Partito Democratico ha già rinunciato alla speranza, sepolta da incomprensibili diaspore e rancori privati di uomini pubblici.

    Non è irrimediabile, però. È venuto il momento di restituire ciò che ci è stato dato. Prima di tutto la mia generazione, che è stata l’ultima di un tempo che aveva un futuro e la prima di quello che non ne ha più. Torniamo a casa, torniamo a scuola, torniamo in battaglia: coltivare i pomodori dietro casa non è una buona idea, metterci la musica in cuffia è un esilio in patria. Lamentarsi che “tanto, ormai” è un inganno e un rifugio, una resa che pagheranno i bambini di dieci anni, regalargli per Natale la playstation non è l’alternativa a una speranza. “Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza”, diceva l’uomo che ha fondato questo giornale. Leggete, pensate, imparate, capite e la vita sarà vostra. Nelle vostre mani il destino. Sarete voi la giustizia. Ricominciamo da qui. Prendiamo in mano il testimone dei padri e portiamolo, navigando nella complessità di questo tempo, nelle mani dei figli. Nulla avrà senso se non potremo dirci di averci provato.

    Questo solo posso fare, io stessa, mentre ricevo da chi è venuto prima di me il compito e la responsabilità di portare avanti un grande lavoro collettivo. L’Unità è un pezzo della storia di questo Paese in cui tutti e ciascuno, in tempi anche durissimi, hanno speso la loro forza e la loro intelligenza a tenere ferma la barra del timone. Ricevo in eredità - da ultimo da Furio Colombo ed Antonio Padellaro – il senso di un impegno e di un’impresa. Quando immagino quale potrebbe essere il prossimo pezzo di strada, in coerenza con la memoria e in sintonia con l’avvenire, penso a un giornale capace di parlare a tutti noi, a tutti voi di quel che anima le nostre vite, i nostri giorni: la scuola, l’università, la ricerca che genera sapere, l’impresa che genera lavoro. Il lavoro, il diritto ad averlo e a non morirne. La cura dell’ambiente e del mondo in cui viviamo, il modo in cui decidiamo di procurarci l’acqua e la luce nelle nostre case, le politiche capaci di farlo, il governo del territorio, le città e i paesi, lo sguardo oltreconfine sull’Europa e sul mondo, la solidarietà che vuol dire pensare a chi è venuto prima e a chi verrà dopo, a chi è arrivato da noi adesso e viene da un mondo più misero e peggiore, solidarietà fra generazioni, fra genti, fra uguali ma diversi. La garanzia della salute, del reddito, della prospettiva di una vita migliore. Credo che per raccontare la politica serva la cronaca e che la cronaca della nostra vita sia politica. Credo che abbiamo avuto a sufficienza retroscena per aver voglia di tornare a raccontare, meglio e più onestamente possibile, la scena. Credo che la sinistra, tutta la sinistra dal centro al lato estremo, abbia bisogno di ritrovarsi sulle cose, di trovare e di dare un senso al suo progetto. Il senso, ecco. Ritrovare il senso di una direzione comune fondata su principi condivisi: la laicità, i diritti, le libertà, la sicurezza, la condivisione nel dialogo. Fondata sulle cose, sulla vita, sulla realtà. C’è già tutto quello che serve. Basterebbe rinominarlo, metterlo insieme, capirsi. Aprire e non chiudere, ascoltarsi e non voltarsi di spalle. È un lavoro enorme, naturalmente. Ma possiamo farlo, dobbiamo. Questo giornale è il posto. Indicare sentieri e non solo autostrade, altri modi, altri mondi possibili. Ci vorrà tempo. Cominciamo oggi un lavoro che fra qualche settimana porterà nelle vostre case un quotidiano nuovo anche nella forma. Sarà un giornale diverso ma sarà sempre se stesso come capita, con gli anni, a ciascuno di noi. L’identità, è questo il tema. L’identità del giornale sarà nelle sue inchieste, nelle sue scelte, nel lavoro di ricerca e di approfondimento che - senza sconti per nessuno - sappia spiegare cosa sta diventando questo paese; nelle voci autorevoli che ci suggeriscano dove altro sia possibile andare, invece, e come farlo. Sarà certo, lo vorrei, un giornale normale niente affatto nel senso dispregiativo, e per me incomprensibile, che molti danno a questo attributo: sarà un normale giornale di militanza, di battaglia, di opposizione a tutto quel che non ci piace e non ci serve. Aperto a chi ha da dire, a tutti quelli che non hanno sinora avuto posto per dire accanto a quelli che vorranno continuare ad esercitare qui la loro passione, il loro impegno. Non è qualcosa, come chiunque capisce, che si possa fare in solitudine. C’è bisogno di voi. Di tutti, uno per uno. Non ci si può tirare indietro adesso, non si deve. È questa la nostra storia, questo è il nostro posto.

  9. riccardovitali 27 agosto 2008 11:32

    A proposito delle candidature c’è un altro argomento che viene come sempre trattato sotto traccia. Quello delle alleanze. Come ben sappiamo nel partito ci sono due scuole di pensiero, una che dice di guardare a sinistra, l’altra al centro. Poi c’è una terza scuola che vorrebbe delle alleanze programmatiche con la difficoltà che ne comporta presentarsi alla provincia con una coalizione, al comune con un’altra e magari alle europee con una terza.
    Lo dico perchè nel mio comune di riferimento, Forlimpopoli, sono già partiti gli approcci senza che l’assemblea generale venisse consultata (poi magari non mi è arrivato l’invito). Visto che non credo sia un problema irrilevante me lo porrei nei tempi dovuti, anche perchè se l’assemblea esprime un’indicazione che non mi convince nel rispetto della maggioranza mi sento in dovere di seguirla, altrimenti si rischia che ognuno vada per conto suo.

    Un appunto per Castagnoli : fortuna che c’è qualcuno che fa “delle fughe in avanti” !
    Molti saluti.

  10. DAVIDENERI 27 agosto 2008 11:35

    CONCEDETEMI UNA BATTUTA:

    IL LISCIO PER STARE IN MEZZO ALLA GENTE LO USA ANCHE LA LEGA E LA MUSICA LA USA ANCHE IL MILIARDARIO RIDENS.

    URGE, COME GIUSTAMENTE OSSERVA LA DE GREGORIO (FINALMENTE UNA DONNA A CAPO DI UN GIORNALE), CHE CESSINO I “rancori privati di uomini pubblici” E IL PREVALERE DELLE LORO POSTAZIONI, ANCHE A FORLì, BASTA CON I PINZA, I SEDIOLI, I PEDULLI, LE BERTOZZI E COMPAGNIA CANTANTE UNA CLASSE DIRIGENTE CHE NON AVENDO PENSATO AL FUTURO ORA VORREBBE GESTIRE TUTTO. SI METTANO DA PARTE E LASCINO SPAZIO A CHI VUOLE ARIA NUOVA E DEMOCRAZIA VERA.
    UNA COSA GIUSTA DICE IL SIGNOR CASTAGNOLI: “BASTA CON I GURU DELLA POLITICA”,
    INFATTI, ANCHE PERCHE’ SE SI SEGUE LORO SI PERDE LA SOCIETA’.

    PRIMARIE VERE, APERTE, SUBITO!

  11. riformistadoc 27 agosto 2008 11:48

    ma quale Masini!??? lo scrive anche il Carlino oggi, i “guru” della politica locale ( a partire dai vecchi e logori ‘dirigenti’ ex Ds) in realtà vogliono Pinza! Così credo di spartirsi meglio le poltrone (anche quelle di seconda e terza nomina).

    urge un atto di democrazia: concordo con chi ha scritto che servono primarie vere, e con più candidati. Poi che ci sia Pinza, bene così - FINALMENTE ! - si vedrà i pochi voti di cui dispone …
    basta poteri e scelte occulte, basta guru della politica, appunto. voce ai cittadini e ai militanti

    PRIMARIE VERE, CON CANDIDATI DIVERSI, E A CASA O AL MASSIMO A VOTARE AL SEGGIO I VECCHI GURU. CON LORO IN TESTA SI PERDE!!!

  12. Gessica Allegni 27 agosto 2008 14:44

    Primarie, facce nuove, candidati…

    e i contenuti?
    Ma non c’è nessuno che dice che prima dei candidati devono venire i progetti per questa città? Come si fa a dire a priori che Tizio sarebbe meglio di Caio se non se ne conoscono gli intenti?

    Ho l’impressione che questo partito stia andando nella direzione della totale assenza della politica, in favore di divisioni e spartizioni che hanno motivazioni essenzialmente personali alle spalle.
    Quando si critica un’amministrazione lo si deve fare sulla base di dati fatto, quando si propone un candidato alternativo lo si deve fare sulla base di un progetto alternativo.

    Questo è per me un partito: un luogo in cui discutere di ciò che è meglio per i cittadini. E non dove decidere chi incoronare..
    Non leggo questa volontà in molti interventi, non la leggo nemmeno nella lettera del Segretario che mi auguro diventi più esplicito nelle sue future dichiarazioni. La gente ha bisogno di capire.
    Stiamo parlando di persone e ancora non sappiamo con chi (e se) ci alleeremo…
    Io prima di decidere quale candidato scegliere voglio conoscerne le proposte.

    ok, le regole sono importanti, ma prima vengono le idee. Scusate lo sfogo, ma non sentite un gran bisogno di Politica? Con la P maiuscola?
    Con tutto quello che accade nel mondo in questi giorni, dalla Georgia alla farsa Alitalia noi siamo ancora qua a pensare alle persone… a me basterebbe sentire una voce capace di dire qualcosa.
    Ce ne fossero di GURU della politica capaci di indicare una rotta!
    Scusate lo sfogo.
    Saluti a tutti.

    p.s. Caro Davide, E’ spiacevole leggere attacchi a persone citate per nome e cognome, e si possa essere d’accordo o meno con alcune affermazioni, ci vorrebbe un pò più di diplomazia e rispetto anche per chi si considera distante dalle proprie posizioni.
    Le battaglie politiche si conducono con la forza delle idee e sempre rispettando chi la pensa diversamente o ha agito in modo non condivisibile. Se no sto partito lo sfasciamo molto prima di averlo fatto crescere decentemente.

  13. gianluca 27 agosto 2008 15:11

    Non esistono scelte o strade diverse, non abbiamo possibilità alternative l’unica perseguibile è quella delle primarie vere e serie. Sinceramente i giochi della burocrazia forlivese risultano sempre più squallidi e poco credibili soprattutto perchè ogni giorno di più evidenziano sfilacciature e frazionamenti all’interno degli stessi conservatori. Credo che in una situazione del genere sia piuttosto difficile riuscire a blindare un candidato unico rischiando la rivolta generale e una caduta di consensi epocale. Mi auguro veramente che il regolamento sia reso noto al più presto e che il sindaco uscente dichiari le proprie intenzioni prima possibile (siamo già in grande ritardo). Per quanto riguarda la situazione forlimpopolese, caro Riccardo, l’assemblea di circolo si riunirà a breve e ti confermo che qualunque decisione passerà da lì. Ti ricordo però che esiste una segreteria ratificata dall’assemblea che opera a stretto contatto con il segretario e che puoi interpellare ogni qualvolta tu abbia dei dubbi o degli interrogativi. Gli approcci di cui parli riguardano un sondaggio che il segretario sta svolgendo tra i partiti dell’attuale maggioranza per poter ricavare un giudizio complessivo del lavoro svolto dall’amministrazione uscente. Quindi nessun accordo strano ne alleanza segreta. Spero invece che ti sia giunto l’invito alla festa democratica che inizierà Venerdì sera con uma splendida iniziatva e mi auguro di vederti presente e finalmente di parlarti di persona.

  14. riccardovitali 27 agosto 2008 16:04

    Ciao Gianluca, purtroppo non sono a casa questo fine settimana quindi non parteciperò alla festa. Avremo occasione di parlare successivamente. Conoscendo la serietà di Burnacci non dubitavo che si muovesse nell’ambito delle sue competenze, ma vi invito a non sottovalutare la questione delle alleanze (che ricordo a Gessica essere un tema rilevante soprattutto in termini di contenuto) proprio perchè credo che la tendenza del Pd ad essere un partito maggioritario debba essere evidenziata in questa tornata amministrativa (poi magari è un’opinione di minoranza).

    A Gessica voglio invece dire che per fare Politica (con la P maiuscola come dici tu) non c’è bisogno di una fase costituente. La si può fare semplicemente criticando il modo di operare di un’amministrazione o di criticarne la visione della città. A me poi le critiche con nome e cognome appaiono anche se un pò spiacevoli, almeno sincere e trasparenti (soprattutto se fatte da chi si firma nome e cognome). Un grande passo avanti rispetto alle coltellate dietro la schiena.
    Soprattutto se vengono da elettori che si sentono delusi e che portano esempi concreti della propria disillusione (può un cittadino che ha contribuito con le sue tasse a finanziare un aeroporto, sentirsi preso per i fondelli dopo le vicende di queste ultime settimane? O si deve solo porre il problema di non sfasciare il partito?)
    Molti saluti

  15. Gessica Allegni 27 agosto 2008 17:38

    Solo 2 precisazioni:
    ho richiamato il tema delle alleanze proprio come tema di CONTENUTO. sono infatti in attesa che se ne inizi a parlare.

    Non ho parlato di fase costituente ho detto che chi si candida lo deve fare sulla base di un progetto alternativo e non “contro” qualcun’altro.
    Ricordiamoci che siamo un partito non un comitato elettorale.

    Sulle critiche, continuo a pensare che non siano modi e toni da utilizzare in un blog pubblico…era solo un richiamo ad avere più stile, visto che si contesta la mancanza di quello altrui, cerchiamo di dare l’esempio. Il che non significa non poter contestare duramente ciò che non si condivide.

  16. Stefania Collini 27 agosto 2008 21:00

    Tempo di progetti, per cittadini esigenti

    Prendo spunto dall’editoriale di Concita De Gregorio “Il nostro posto” per dire che sono felice della sua nomina perchè è una brava professionista. Non tanto e solo perchè è donna , una solidarietà naturale potrebbe scattare, ma perchè è capace, schietta , sincera, obiettiva nelle analisi. E dice pane al pane, senza mezzi termini, nel suo editoriale, non fa nomi, ma se si è attenti alla vita politica, ad ogni suo pensiero corrisponde un fatto politico nazionale e io penso, anche locale. Brava, avanti così.
    “Istruitevi perchè abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza” cita Gramsci la nuova direttrice e noi, dalla periferia, vediamo ancora snaturato e non considerato a Roma, il valore della rappresentanza democratica espressa nel voto : loro “che hanno studiato e si sono istruiti” sperperano e smantellano, pian piano la speranza di tanti che hanno votato alle primarie per un progetto aperto, rinchiusi in caste egemoni o presunte tali, deludendo tanti che li hanno votati alle politiche, anche se le abbiamo perse.
    Dove avete riposto le vostre intelligenze? Avete puntato a declinare il progetto del PD, volete finirla di rincorrere i falsi problemi serviti dalla destra come piatti del giorno quotidiani, volete smetterla di limitarvi a rintuzzare banalmente le dichiarazioni dello schieramento avversario, volete per favore evitare le diaspore incomprensibili ed i distinguo? Volete smetterla di dare comunque sempre ragione a voi stessi, alle vostre scelte, a colorare di rosa scelte che invece i cittadini percepiscono e sanno colorate di grigio?
    Volete unirvi tutti nel realizzare il progetto PD ( fatto di tante anime, non fusione a freddo, ma grande fiume con i tanti affluenti) che piaceva e piace ancora a tanti italiani? Perchè esaltare rivoli e rivoletti in modo personalistico e deteriore: lo slogan utilizzato IL PD LO FACCIO IO pensavate fosse vuoto e solo di facciata?
    No, è pieno della fiducia di tanti che attendono che davvero ci proviamo, che vogliono conferma che non abbiamo scherzato, che le primarie le vogliono davvero e che siano vere primarie, non a senso unico, non pilotate, con progetti differenziati, sensibilità diverse, ma dentro l’alveo valoriale del partito nuovo, del partito tutto.
    Non abbiamo bisogno di dire che le bufale e le bugie della destra hanno le gambe corte:anche noi dobbiamo essere coerenti, dobbiamo prendere di petto le situazioni ed affrontare con serenità le criticità, le incomprensioni, i difetti che i cittadini riconoscono e ci addebitano ( perchè hanno studiato e si sono istruiti anche loro) , ammettendo, se ci sono stati, i nostri errori. I cittadini non sono più massa, sono – in buona parte – attenti a specifici aspetti, esigenti, ovviamente a partire da quelli che vorrebbero una rappresentanza progressista e di sinistra.
    L’infallibilità è cosa disumana, continuare a dire che va tutto bene limita la possibilità di migliorare.
    In una società i cui bisogni mutano ed aumentano giorno per giorno, occorre saper proporre nuove mete che corrispondano ai nuovi bisogni, soluzioni che rappresentino la nostra essenza , il nostro credo, non il credo della destra. E far tornare in auge quel tanto di idealità , di giustizia, di uguaglianza, di meritocrazia e di solidarietà, tutti scritti lì nella Carta Costituzionale.
    E sfatare anche luoghi comuni del tipo “solo con la crescita” ci sarà sviluppo. Qualcuno teorizza anche la decrescita come ipotesi futura. Vogliamo cominciare a parlarne? Vogliamo parlare di come ridurre la circolazione delle auto, di come creare energia pulita a partire da esperienze fatte nelle città, vogliamo pensare ai vantaggi della raccolta differenziata porta a porta in tutto il territorio provinciale, vogliamo pensare ad una città sostenibile, dal punto di vista ambientale ma anche sociale, economico, urbanistico? Vogliamo pensare a come sviluppare un’economia di qualità e a valorizzare la creatività dei giovani che investono tempo e denaro in piccole e medie imprese? Vogliamo pensare ad un welfare inclusivo dove le donne migranti non sono solo le “badanti”?
    L’individualismo esasperato e la progressiva perdita di valori della nostra società: a qualcuno fa comodo definirlo solo berlusconismo. E’ un pensiero quello che pian piano ha permeato anche strati di popolazione e soggetti, che in virtù di posizioni e di censo sociale e di privilegio, hanno perduto i contatti con la realtà, e che magari a parole si dicono pure democratici. In certi casi, non mollano, ma è davvero solo per il bene comune come vogliono far credere? O per il bene di pochi, delle loro verità, sempre meno rendicontate e messe alla prova dei fatti…?
    Bene è ora che tutti, dico tutti facciamo questo sforzo per non sfasciare il partito: non condivido gli attacchi personali e non mi ritrovo nel tiro al bersaglio indistinto, ma sarei felice che non si andasse alle lunghe, che organizzassimo bene delle vere primarie, con tanti candidati sarebbe meglio. Nel rispetto di Manifesto, Codice Etico, Statuto e Regolamento delle primarie del PD nazionale, Regionale e perchè no anche comunale. Primarie, è questo che il popolo delle primarie del 14 ottobre vuole, anche quello che ha portato il PD al 33% . E’ il primo passo necessario per non sfasciare il partito.
    Non deludiamolo, non deludiamoci : a nessuno il rimpianto ( o il rimorso) di non averci provato, così come dice Concita neo direttrice de L’Unità

    Stefania

  17. Collinelli Andrea 28 agosto 2008 00:43

    RETE ARTUSIANA, UNA SCOMMESSA VINTA IN DODICI MESI.

    Settembre 2007 i comuni di Forli, Bertinoro, Meldola decidono la sperimentazione della cosi detta “Rete Artusiana”. Di cosa si tratta? Di una rete di trasporto pubblico realizzata su studio e con mezzi ATR per servire le frazioni di questi comuni che erano sprovviste di tale servizio. Il risultato dopo neanche un anno di sperimentazione è stato eclatante per alcune linee e discreto per altre, tenendo conto soprattutto del fatto che hanno operato in orari di “morbida”, ossia in quelle ore della giornata non frequentati né da chi si reca al lavoro, né da chi va a scuola.
    Nell’ultimo consiglio comunale di luglio a Forlimpopoli è stato votato all’unanimità di tutto il Consiglio Comunale, opposizione compresa, il potenziamento di tale rete. Sarà aumentato il numero di corse giornaliere che saranno attuate anche negli orari di “punta”, in questo modo la rete potrà fungere anche da trasporto scolastico ed anche da chi utilizza i mezzi pubblici per recarsi al lavoro.
    Il fulcro di tale linea è Piazzale Paulucci De Calboli a Forlimpopoli (piazzetta delle Poste) ove vi è l’interscambio con i mezzi ATR che percorrono l’asse della Via Emilia.
    Una scelta importante è stata quella di realizzare una fermata alla stazione ferroviaria di Forlimpopoli in modo da interfacciare il trasporto su gomma con quello su rotaia. Da settembre, infatti, dovrebbero aumentare anche le fermate dei treni locali in tale stazione.
    I tecnici ATR intervenuti in Consiglio Comunale, fra le tante cose ne hanno enunciate due particolarmente interessanti.
    La prima è che per i primi due anni di sperimentazione la copertura finanziaria doveva essere solo a carico dei comuni, ma visto l’immediato successo della rete, già dal secondo anno gli incassi andranno a bilancio in quanto in grado di coprire il 23% del costo totale. Ciò dimostà il successo della rete.
    La seconda, l’informazione ed il marketing.
    La linea che proveniva da S. Maria Nuova aveva un gran deficit di passeggeri, la media dei primi mesi era solo di un passeggero al giorno.
    ATR ha elaborato contromisure ed ha fatto una capillare campagna pubblicitaria mirata nella frazione. Il risultato? Si è passato nel giro di dieci giorni da un passeggero a circa trenta di media giornaliera.
    Non vi fa venire in mente nulla questo? A me si, ossia le tante cose buone che le nostre amministrazione ed il PD riescono a fare e nel contempo non riescono quasi mai a comunicare ai cittadini. Questa è una grande pecca del passato ma che sembra riproporsi pure nel PD.
    Forse fra le tante aree tematiche proposte dal nostro segretario provinciale A. Castagnoli sarebbe stato opportuno individuarne una sul tema comunicazione. Chi sa comunicare bene è sempre un passo avanti agli altri, e sarebbe veramente opportuno “allevare” un discreto numero di personalità in questo settore. Spero che questa mia considerazione sia condivisa da molti e possa arrivare fino al nostro segretario.
    Vorrei sottolineare più e più volte che laddove i sindaci e le amministrazioni di centro sinistra hanno il coraggio di “sperimentare”, innovare, elaborare nuove strategie (vedi il porta a porta di Forlimpopoli), la risposta del cittadino-elettore non manca mai, ed è quasi sempre vincente.
    In effetti, il PD sembra essere più dinamico nei piccoli comuni ove forse si è qualche chilometro più distanti dagli obsoleti centri di potere cesenate e forlivese che si arrogano sempre l’imput su tutte le linee di sviluppo. Pochi chilometri che fanno la differenza ma che danno l’idea di quali potenzialità enormi di crescita abbia il PD. Perché non crederci fino in fondo anche a livello provinciale e nazionale?
    L’unica pecca di tutto ciò che ho detto è stato il ccomportamento del comune di Forlì che per non investire qualche migliaio di euro in più a “tagliato” il ramo proveniente dalla frazione forlivese di S. Leonardo, privando così quei cittadini di un servizio. Guarda caso la grande città, i vecchi centri di potere !!!

    Collinelli Andrea
    Assemblea Territoriale PD, Forlì

  18. Alessandro Pilotti 28 agosto 2008 11:46

    Condivido le preoccupazioni di Gessica riguardo alla mancanza di contenuti, ma la Convention di Denver del Partito Democratico ci fornisce un grande esempio.
    Il discorso di Hillary Clinton è stato un discorso da partito maturo.
    Così se l’attuale Sindaco di Forlì dovesse perdere le primarie mi auguro che il giorno dopo dica: il mio avversario è il candidato di tutto il Partito e la stessa cosa se fosse Lei a vincere le primarie.
    Negli ultimi trentacinque anni ci sono state due campagne del Partito Democratico americano che hanno “spaccato” a metà il partito: quella del 1976 con la sfida tra Jimmy Carter e Ted Kennedy e quella tra Barack Obama e Hillary Clinton.
    Nel 1976 il partito trovò in quella spaccatura la forza per riprendere il mano il Paese dopo il Watergate.
    Speriamo che oggi dopo il discorso di Hillary i democratici americani conquistino la Casa Bianca.

  19. patrizia barducci 29 agosto 2008 13:36

    Stefania nel tuo commento che è tutto un programma ci sono tanti elementi per il PROGRAMMA,un insieme di contenuti di qualità che poi hanno agganci anche nei famosi 12 punti della campagna elettorale di Veltroni….e i segni del tempo che stiamo vivendo dicono che è venuto il tempo..di fare..le primarie nel rispetto di tutti gli elementi statutari che tu hai elencato…e soprattutto
    Nel rispeto di chi il pd l’ha voluto fare e ci ha messo faccia entusiasmo e partecipazione è questo che il popolo delle primarie del 14 ottobre vuole, è quello che i nostri elettori stanno aspettando. “E’ il primo passo necessario per non sfasciare il partito dici”è il primo passo che serve al partito per dire che il suo cammino è veramente iniziato.
    Dobbiamo almeno avere il coraggio di provare e fare.
    così per non morire nell’insignificanza e nella melassa in cui gracidano rane.lo dobbiamo a noi,lo dobbiamo ai nostri figli e ai giovani che pure ci hanno creduto in questo progetto.
    barducci patrizia

  20. Thomas Casadei 9 settembre 2008 16:17

    Aderisco pienamente a questa iniziativa avanzata dal consigliere regionale Mezzetti (Sinistra democratica) e spero in una presa di posizione ufficiale anche da parte di esponenti e amministratori del PD.
    Ritengo molto grave il comportamento assunto da Atr, uno schiaffo ai tanti progetti di tutela della qualità della vita portati avanti nel nostro territorio (basti pensare al bellissimo progetto Frutta snack nelle scuole).

    Auspico davvero che le amministrazioni tornino sui loro passi.

    ————-

    Mezzetti (SD): valutare compatibilità “offerte” Atr Forlì-Cesena con iniziative educazione alimentare
    (9/9/2008 15:15) |

    (Sesto Potere) - Forlì Cesena - 9 settembre -
    Massimo Mezzetti (sd), visto che l’azienda di trasporto pubblico Atr Forlì-Cesena ha scelto di inserire tra le opportunità offerte agli studenti che compreranno una scuola card (ovvero un abbonamento valido per tutto il periodo scolastico) 32 buoni pasto, per un totale di 100 euro, da spendere presso i punti Mc Donald delle due città romagnole, ha rivolto una interrogazione alla Giunta per chiedere di valutare la compatibilità di tale iniziativa con le linee e gli indirizzi in materia di educazione alimentare dell’infanzia e dell’adolescenza portati avanti dalla stessa Regione. Mezzetti, nel rilevare che “l’offerta alimentare proposta da catene di fast food come Mc Donald, non è compatibile con il modello proposto da tutte le iniziative di educazione alla salute” e che l’Atr, in quanto struttura strumentale degli Enti locali competenti (e, quindi, subordinata alle direttive degli stessi) non debba promuovere offerte che contrastano con valori e iniziative degli Enti per i quali opera, chiede alla Regione di indurre i soggetti e le amministrazioni interessate a riconsiderare le scelte compiute.

  21. Maltoni Maria 9 settembre 2008 18:39

    POSTO QUESTA NOTIZIA dall’agenzia dire

    (ER) PD FORLI’. CASTAGNOLI: LE PRIMARIE SIANO DI COALIZIONE

    APERTURA ALL’IDV:
    ASSESSORATO ALLA TRASPARENZA? SI PUO’ FARE

    (DIRE) Forli’, 9 set. -
    Primarie di coalizione e non solo del Pd,
    direttore generale del Comune invece che una ‘macrostruttura’ di cinque direttori d’area
    e una delega specifica alla trasparenza:
    tre aperture del segretario di federazione Pd Alessandro
    Castagnoli, che fanno “scoppiare la pace” sull’asse Pd-Idv.
    “Sull’Italia dei Valori ci conto molto”, ha esordito Castagnoli.

    L’occasione e’ stata quella del primo incontro pubblico tra i segretari del centro-sinistra (allargato a Udc e Pri), con un dibattito che si e’ tenuto ieri sera nella sala conferenze di via
    Bruni. I rapporti tra i dipietristi da una parte e Ds e
    Margherita dall’altra non sono mai stati idilliaci a Forli’, con fratture che si sono consumate a ripetizione negli anni passati, anche se non hanno avuto alcun effetto, dato che l’Idv non ha consiglieri ne’ in Comune, ne’ in Provincia. Ma l’asse tutto veltroniano di alleanza con Di Pietro sembra affermarsi anche a
    Forli’.
    Diversi i punti che l’Idv ha messo nero su bianco in un
    documento di ‘appunti per il programma del indaco’. “Non e’ il Vangelo, ma se non ci sono un minimo di convergenze su questi punti siamo anche in grado di andare da soli”, spiega Giancarlo
    Biserna, coordinatore Idv Romagna.
    Queste le richieste dei dipietristi:

    istruttorie pubbliche speciali per far partecipare i
    cittadini alle scelte piu’ importanti,
    verifiche puntuali annuali sullo svolgimento del programma,
    abbassare a 2.500 il numero delle firme per i referendum comunali, un freno ai multi-mandati degli assessori nelle societa’ pubbliche, una delega apposita per
    la trasparenza, city manager in municipio e Regione Romagna.

    PD FORLI’. CASTAGNOLI: LE PRIMARIE SIANO DI COALIZIONE -2-
    Tema:
    Regionale - Emilia-Romagna Tipo:
    Testo

    (ER) PD FORLI’. CASTAGNOLI: LE PRIMARIE SIANO DI COALIZIONE -3-

    (DIRE) Forli’, 9 set. - Quindi l’apertura sulle primarie di
    coalizione, tema lanciato da Pierluigi Amadei, segretario
    provinciale dei socialisti di Boselli: “E’ previsto nelle nostre
    regole, ben vengano. Il termine per la presentazione dei
    candidati e’ il 18 novembre, abbiamo tempo per discuterne”.
    Lancia un monito Castagnoli: “Basta con le critiche senza
    proposta: separiamo quello che di buono e’ stato fatto dalle criticita’”.
    Ma per Alessandro Ronchi, consigliere comunale dei Verdi, uscito dalla maggioranza l’anno scorso, quello che e’ stato fatto e’ poco: “Parte del programma e’ rimasto inattuato, si veda la raccolta differenziata: lo stesso candidato dovra’ rimettere diverse cose non fatte nel suo programma”. E ancora: “Partecipazione? I cittadini a Forli’ non si ascoltano neanche
    quando raccolgono 20mila firme”. Critiche anche da Lauro Biondi (Pri, altra forza fuoriuscita dal governo) al sindaco Masini:
    “La principale attrice non dice neanche una volta ‘ammetto di aver
    sbagliato’”.
    Scetticismo proviene pure da Roberta Casadei (Pdci,
    altro pezzo perso per strada dalla giunta Masini): “Aspettiamo di sapere la disponibilita’ del partito egemone, il Pd”.
    Casadei chiede, inoltre, che la meta’ dei candidati siano donne.

    Euro Camporesi della segreteria del Prc lancia invece una stilettata ai dipietristi: “Siamo disposti a confrontarci, ma non questa sera. Ci vuole un approccio diverso: un documento programmatico reso pubblico e’ un macigno che poi non puo’ essere rimosso”.

    Cam/ Dire)
    16:09 09-09-08

    DIRE) Forli’, 9 set. - “Non e’ separatismo, e’ l’esigenza che nasce da una considerazione: tutti sappiamo che siamo piu’ deboli
    rispetto all’Emilia, col federalismo fiscale rischiamo di perdere
    ancora piu’ risorse”, illustra Biserna.
    Che aggiunge: “A Forli’ si e’ diffusa la convinzione che la citta’ sia governata da una casta, senza trasparenza. Noi dobbiamo far pensare positivo, la gente deve credere che c’e’ etica, dobbiamo recuperare una scarsa fiducia”.

    E di fronte a queste richieste, l’intervento di
    Castagnoli (Pd) e’ stato tutto pieno delle parole come
    “meritocrazia” e “trasparenza”.
    “Non ho l’incombenza dell’autosufficienza, ho un mandato pieno per dialogare e costruire programmi condivisi”, dice, indicando cosi’ anche il metodo che sara’ tenuto dal Pd forlivese per le alleanze.
    Sulla
    Regione Romagna Castagnoli continua sulla linea dell’ “area vasta”.

    E’ il tema dell’aeroporto, col riconoscimento della faziosita’ della Regione a favore del Marconi, a rinfocolare gli spiriti autonomisti:
    “E’ successo che un accordo gia’ fatto con la
    Ryanair e’ stato sabotato da qualcuno che ha interessi
    localistici piu’ grandi”, e’ il commento di Lauro Biondi (Pri).
    Sul tema, poi l’annuncio a sorpresa di Biserna: “Citta’ vicine volevano entrare nella compagine sociale del Ridolfi, ma gli sarebbe stato risposto di no”.

    Molte, pero’, le aperture di Castagnoli: “Delega alla trasparenza? Se lo fa l’Idv per me va
    bene, mi sento garantito- dice-. Sul city manager preferisco, come opinione personale, un direttore generale in Comune
    piuttosto che cinque capi-area”.
    E poi sui multi-mandati: “Tagliamo i vizi del passato e confrontiamoci”

  22. Luciano Pirini 3 ottobre 2008 14:24

    Aereoporto Forlì , on.Pini (Lega Nord Romagna): “gruppo di investitori pronti a rilevare quote Sab”
    (2/10/2008 17:17) |

    (Sesto Potere) - Forlì - 2 ottobre 2008 -”Seaf doveva sbattere fuori Sab dalla compagine societaria almeno due anni fa, quando si è iniziato concretamente a ragionare sulla base Ryanair” – afferma l’On Gianluca Pini – e ancora – “Forlì avrebbe avuto mani libere nel rintuzzare gli attacchi di Bologna, In ogni modo, meglio tardi che mai” - è questo il pensiero dell’On. Gianluca Pini, leader leghista romagnolo in questi ultimi tempi molto attivo per rilanciare in maniera bipartisan lo scalo forlivese - “ora serve una forte azione programmatica per l’aereoporto Ridolfi” - commenta il deputato forlivese che nei giorni scorsi ha incontrato insieme al sottosegretario leghista ai trasporti Roberto Castelli, il Presidente dello Scalo, Franco Rusticali - “Il ruolo dei privati sarà determinante e non nascondo che da parte della Lega - annuncia a sorpresa l’on. Pini - vi sia in atto un’operazione di consolidamento di un gruppo di investitori pronti a rilevare quote dello scalo. Certamente - conclude il deputato leghista - una vittoria alle amministrative del prossimo anno darebbe una forte accelerazione a questo processo dato che i privati per investire vogliono certezze e gente capace, non personaggi come l’attuale Sindaco Nadia Masini che continuamente china il capo agli ordini di partito che arrivano da Bologna”

    SCUSATE DEMOCRATICI, MA VI RENDETE CONTO DI QUEL CHE STATE FACENDO?? RUSTICALI CHE SOSTIENE PINI CHE ATTACCA LA MASINI!!!! MA VI SIETE RINCOGLIONITI TUTTI?

    LA SINDACA HA PERSO TANTISSIMI CONSENSI E SAREBBE STATO MEGLIO CHE NON SI RICANDIDASSE (VEDREMO COME ANDRANNO LE PRIMARIE - BENE COMUNQUE CHE SI FACCIANO!) MA SARà POSSIBILE CHE AVVENGANO COSE DEL GENERE?

    UNA CLASSE DIRIGENTE ALLO SBANDO CHE FA DAVVERO RIMPIANGERE BEN ALTRE FIGURE CHE HANNO GOVERNATO LA CITTA’, UNO COME ANGELO SATANASSI O COME GIORGIO ZANIBONI PER INTENDERCI.

    DATEVI UNA SVEGLIA, O QUESTA VOLTA SARANNO DAVVERO GUAI?
    E QUELLI CHE COME ROBERTO PINZA TENETELI A BADA…GENTE CHE PRIMA FA I PROPRI INTERESSI E POI QUELLI DEL PARTITO…

  23. Flavio Milandri 11 febbraio 2009 18:46

    UN ELEFANTINO IN METROPOLITANA per l’European Year of Innovation and Creativity

    Un elefantino in metropolitana? Per l’anno europeo della creatività la scrittrice per l’infanzia Renata Franca Flamigni dona, a tutti i bambini, una delle sue nuove fiabe “Un elefantino in metropolitana”. La Commissione europea ha aperto la campagna di comunicazione per il 2009 Anno europeo della creatività e dell’innovazione con lo slogan “immaginare-creare-innovare” e la Emilia-Romagna risponde da Forlì.

    L’anno europeo per l’innovazione e la creatività (EYCI-European Year of Innovation and Creativity) punta ad accrescere la consapevolezza dell’importanza della creatività e dell’innovazione in quanto competenze chiave per lo sviluppo personale, sociale ed economico e le fiabe moderne di Renata Franca Flamigni ben si prestano a questa riflessione.

    I messaggi positivi per l’educazione a partire dalla relazione e dal gioco sono cercati, costruiti, messi in campo grazie anche alla direzione pedagogica che da anni Renata svolge per il gruppo Fantariciclando. Un elefantino in metropolitana parla di amicizia, fratellanza e rapporti interculturali e compare nell’ultima fatica editoriale di Renata Franca Strega Mentuccia e altre fiabe (Il Ponte Vecchio, Cesena) ed è la stessa fiaba che in forma di bozza è stata inviata con l’iniziativa di Comune di Forlì “Babbo Natale al telefono” (attività promossa da Auser Volontariato e Comune di Forlì-Circoscrizione 5) a tutti i piccoli partecipanti.

    Un elefantino in metropolitana sarà integralmente e gratuitamente scaricabile in formato .pdf dal blog Fantariciclando (http://fantariciclando.splinder.com)
    a partire dal 10 febbraio 2009.

  24. Thomas Casadei 15 febbraio 2009 00:34

    URBANISTICA E AMBIENTE.

    segnalo questo interessante contributo, fattomi pervenire dall’Arch. Ugo Baldini del CAIRE:

    CONCENTRAZIONE E RAREFAZIONE INSEDIATIVA, TRA REGOLAZIONE URBANISTICA E MANUTENZIONE AMBIENTALE IN EMILIA ROMAGNA E NELLE REGIONI PADANE: FARE MEGLIO CON MENO (SUOLO) a cura di: Ugo Baldini e Patrizia Chirico

    http://www.caire.it/pubblicazioni.php

    Si possono inviare commenti ed osservazioni.
    Ma ovviamente credo sia utile aprire anche qui un’ampia discussione.

  25. Angelo Satanassi 16 marzo 2009 16:46

    Ipotesi di programma

    L’agro-industria, il futuro dell’energia rinnovabile

    Un nuovo capitolo, quello della chimica verde, si sta aprendo. Questa nuova area di attività si propone di identificare nuovi e vecchi usi di materie prime di origine agricola quali carboidrati, oli vegetali, ecc. per la produzione di prodotti energetici e chimici, ora derivati dal petrolio.

    Per svariati e molteplici motivi, che tutti conosciamo, non possiamo più contare, come in passato, sulle materie prime fossili, sia per la produzione di energia che della chimica fine. In questi due settori l’innovazione tecnologica darà risposte adeguate, nel medio lungo termine, se le tecnologie usate salvaguarderanno e utilizzeranno al massimo il lavoro fatto dalla natura nella costruzione dalle molecole delle sostanze naturali.

    Non dobbiamo, però, incorrere nell’errore di impostare l’analisi della produzione agricola esclusivamente in termini energetici, perché significherebbe affrontare il problema in modo riduttivo considerando le biomasse, non in relazione alle loro proprietà intrinseche, ma solo in funzione della loro distruzione: salvaguardare quanto costruito dalla natura, significa valorizzare al massimo il contenuto antropico legato al lavoro di organizzazione speso nel processo di fotosintesi.

    Premesso quanto sopra che indica il nostro pensiero sul tema dell’agro-chimico-energetico, vi facciamo presente che la nostra esperienza è nata prima con la costruzione e poi con la direzione di A-biotec. A questo Centro di Ricerca si associarono gruppi industriali del settore, organizzazioni agricole, ricercatori, tecnici e sperimentatori partecipando ai numerosi progetti posti in essere. In quindici anni è stato possibile realizzare studi e programmi sperimentali in campo agro-energetico col finanziamento dei soci aderenti, dello Stato, della CEE e della regione Emilia-Romagna. L’attività progettuale e sperimentale si è interrotta nell’ultimo decennio perché i tempi non erano maturi nella coscienza dell’opinione pubblica nazionale ed europea.

    Dopo il ritiro dello Stato e della CEE la regione Emilia-Romagna non poteva da sola sostenere un programma nazionale di così vasta portata, oggi finalmente il tema agro-chimico-energetico sta diventando uno dei pilastri a sostegno della terza rivoluzione industriale.

    Un ruolo importante dovrà vedere protagonista l’agricoltura in stretta collaborazione e interscambio con l’apparato industriale presente e futuro, anch’esso protagonista del progetto di sviluppo della chimica verde.

    L’innovazione nel settore agro-industriale sarà influenzata dai nuovi sviluppi nell’utilizzazione di amido, zucchero, cellulosa, oli e grassi naturali nelle filiere chimico-energetiche e, tutto ciò, porterà a un notevole incremento dell’agricoltura in senso produttivo.

    Secondo i risultati dell’attività di A-biotec riteniamo che la produzione dell’amido dovrebbe essere il punto centrale per la creazione di nuovi prodotti nel settore chimico industriale e in quello dell’energia rinnovabile.

    Una “Amideria” consente di risolvere quattro problemi:

    1) Destinare a coltivazioni estese sia i terreni di pianura in rotazione, sia quelli marginali collocati nella media e alta collina. Qui si evidenzia quanto ampi possano essere gli orizzonti per il comparto agricolo.

    2) Proteggere il territorio collinare, che non sarà più incolto o di scarsa redditività e, nel contempo, favorire su tutto l’areale di pianura la coltivazione di specie vegetali quale materia prima dell’industria dell’amido.

    3) Attivare “Amiderie” nei siti dismessi dalle industrie saccarifere, cui potranno aggiungersi altri insediamenti, secondo le scelte territoriali delle regioni, in grado di produrre, oltre all’energia, importanti derivati avendo disponibile un polisaccaride così duttile qual è l’amido.

    4) Una così concepita programmazione agro-energetica potrà favorire l’occupazione nell’industria, nell’indotto e nell’agricoltura.

    Su questa ipotesi di programma, le organizzazioni professionali, agricole e industriali con le istituzioni elettive romagnole potrebbero organizzare convegni, dibattiti e incontri. La Romagna è, data l’esperienza di A-biotec, in grado di dare un contributo importante di conoscenza, d’indirizzo legislativo anche a scala nazionale.

    Già nel febbraio 2005 e nel dicembre 2006, l’amministrazione provinciale di Forlì promosse due convegni che affrontavano sia l’arricchimento del tradizionale comparto agricolo, sia l’innovazione agro-industriale.

    Il tema era già all’ordine del giorno, quindi ci consente di realizzare, con programmi ravvicinati nel tempo, quegli obiettivi che abbiamo richiamato.

    Dott. Giorgio Contarini On. Angelo Satanassi

    Forlì, 14 marzo ’09

  26. Thomas Casadei 28 marzo 2009 23:14

    Sulle tombe puniche in scena il «piano casa»

    Autore: Bucciantini, Marco

    Dalle più antiche testimonianze della civiltà ai più bei paesaggi della natura, implacabile cammina la cementificazione dei berluscones.

    Succede nella necropoli cartaginese di Tuvixeddu, un colle dentro Cagliari Caduta la giunta regionale di centrosinistra, via libera all’edificazione

    Ci sono le gru, noiose come zanzare: molestano un sonno profondo, quello dei cartaginesi, sepolti da 25 secoli in questi pozzi scavati nella roccia calcarea. Eccola, la terra dei berluscones. Palazzi sulle necropoli. Anzi, sulla più estesa e antica necropoli fenicio-punica esistente nel bacino del Mediterraneo. È il cimitero di Tuvixeddu, un colle dentro Cagliari. Significa: piccoli fori, piccole cave. Ogni cava, un morto.

    Il Tar ha dato ragione alla Coimpresa, ieri per l’ultima volta, rigettando le perplessità degli ambientalisti, «ma sarà almeno la decima occasione in cui il Tribunale e il Consiglio di Stato ci legittimano a costruire», dicono dalla ditta, che adesso spianerà ed edificherà. A frapporsi - oltre ai movimenti verdi - era rimasta la volontà politica della Regione, ma il vento è cambiato con l’avvicendamento fra Soru e Cappellacci. La giunta dell’ex governatore sfruculiava regolamenti per imbastire ricorsi e scongiurare il cemento là dove c’è un po’ di storia da mostrare. Entro poco ci saranno anche 400 appartamenti nuovi di zecca: anche questo è un piano casa.

    I lavori sono ripresi, il cantiere carbura piano, «ma finalmente si procede - spiega l’ingegnere Gualtiero Cualbu, titolare della società omonima, che controlla Coimpresa - e abbiamo già ceduto al Comune l’82% delle aree che ci spettavano e comunque faremo il parco». Cualbo ha le sue ragioni di imprenditore, il parco al centro del colle è la merce di scambio, per gli oppositori sarà un giardino in mezzo a 300 mila metri cubi di cemento, e la cessione al comune non dev’essere stata dolorosa. Il gruppo è quello, il sindaco Floris, l’ex assessore al bilancio Ugo Cappellacci, adesso governatore, gli imprenditori del cemento: a Cualbo è toccato un posto nel cda della Fondazione del Lirico. E fu il commercialista Cappellacci che curò il vantaggioso passaggio delle quote di Ca.sa. Costruzioni (in liquidazione) all’imprenditore. La filiera è perfetta.

    Di qua dalla barricata restano gli ambientalisti, i “soriani”, e quel gruppo di studenti che ha protestato davanti al cantiere di via Is Maglias e forse la soprintendenza, che difende i vincoli nell’area dove sono emerse le tombe puniche - lì verrà il parco archeologico - ma non ficca il naso nei dintorni, proprio per affrettare la costruzione del parco stesso. «Il danno è evidente: si altera un colle che ha un valore paesaggistico enorme, per decenni sottovalutato», ricorda l’ex assessore della Regione Maria Antonietta Mongiu. Tuvixeddu nel secolo scorso divenne addirittura una cava dell’Italcementi, che ha estratto fino agli anni Ottanta. Così molte tombe andarono distrutte, non tutte, ma quello che è in gioco è più ampio: la vicenda di Tuvixeddu è emblematica dell’incertezza che regna attorno alla conservazione e valorizzazione del patrimonio ambientale. Leggi confuse, altre invece chiare eppure disattese (come quella voluta dal ministro Giuliano Urbani, che vieta edificazioni intorno ai siti vincolati). Al di là della legge: l’idea di sviluppo della regione. Il vento soffia alle spalle dei cementificatori. «Toglieremo i vincoli alla Sardegna», è lo slogan dei berluscones. Quindi, via i vincoli, sotto con le gru. E in fretta: la giunta Cappellacci ha già presentato una bozza della Finanziaria «urgente», quindi blindata da ogni discussione, appetitosa per gli affaristi. Toglie la celebre tassa sugli aerei privati in atterraggio negli scali sardi e le unità da diporto sopra i 14 metri. Quella che la stampa appellò come tassa sul lusso, «distorcendone il significato - secondo Soru - perché era un contributo chiesto a chi sfrutta maggiormente le risorse ambientali». Sempre in Finanziaria torna anche un fantasma: il ricorso ai mutui per finanziare gli investimenti. Si comincia con 500 milioni: era il metodo della giunta Pili, che chiuse i battenti con 3 miliardi di debiti, ma trovò spazi e modi per ingrassare molti costruttori. E intanto sopra il silenzio dei morti, le gru stanno a guardare.

    l’Unità, 26 marzo 2009

  27. Thomas Casadei 28 marzo 2009 23:15

    il pezzo mi è stato segnalato da *Marilena Tesei*, che ringraziamo.

  28. patrizia barducci 29 marzo 2009 10:21

    ANCHE A FORLI SBARCA SCIENTOLOGY
    ma va!
    posto dall’unità di ieri,un articolo in cui viene citata an
    Associazione per delinquere, estorsione, esercizio illegale dell’attività medica, truffa. Bandita dal Kazakhstan, messa sotto accusa in Francia, Germania, Belgio, oggi Scientology è forse il più controverso e ricco “movimento religioso” esistente. Tom Cruise, Katie Holmes, John Travolta, Kelly Preston, l’attrice e cantante Juliette Lewis, Priscilla Presley, i musicisti Chick Corea e Isaac Hayes, la lista delle star di Hollywood che la seguono è lunga. Così come le denunce davanti ai magistrati.

    In tutta Europa, Italia compresa. Dove Scientology è presente con 11 “chiese”, oltre 20 “missioni”, un fatturato, stimato in difetto, che varia dai 10 ai 50 milioni annui. E un seguito di 5mila persone. Tutti devoti alle parole di L. Ron Hubbard. Uno scrittore di fantascienza che nel 1954 fondò la setta. Con una peculiare teoria: gli esseri umani sarebbero spiriti esiliati sulla Terra dall’Imperatore Xenu, che 75 milioni di anni fa governava sui 26 pianeti della Confederazione galattica. Lo scopo di Scientology è, quindi, liberare dai traumi legati a questa esperienza e recuperare le reali capacità della mente. Attraverso un cammino chiamato «Ponte verso la libertà». Che prevede livelli di «auditing» (33) per raggiungere lo stato di «clear» («ripulito») e, in seguito, quelli di «OT» («tethan operante»). Ad ogni livello nuovo materiale. A pagamento. Il culto del denaro è un credo molto in voga in Terra e, come pare, anche nella Confederazione galattica.

    Punto “A”: «Fare soldi». Punto “B”: «Acquisire più soldi tramite stanziamenti per le spese (teoria dei fagioli)». Punto “C”: «Non impegnarsi in spese che vadano al di là delle future possibilità di pagare». (…) Punto “J”: «Fare soldi». Punto “K”: «Fare più soldi». Punto “L”: «Fare in modo che altre persone producano così da fare più soldi». Ecco il credo che orienta gli interni di Scientology incaricati di raccogliere fondi. La «policy» dominante delle finanze scritta dal fondatore Ron Hubbard. Sta in documento revisionato e classificato ed è il succo, l’essenza, dell’organizzazione. Una vera e propria multinazionale. Che aggancia il suo pubblico con diverse forme di reclutamento. Molte di queste occulte, tramite una serie di associazioni che operano nel campo della scuola, dell’assistenza ospedaliera, del volontariato, che si insinuano nell’imprenditoria, nella cura delle tossico dipendenze, sponsorizzati anche da istituzioni, sindacati e associazioni di categoria, con i quali firmano contratti per corsi di miglioramento della personalità, di analisi del comportamento. Che altro non sono se non porte. Porte d’ingresso a Scientology.

    Gli «studenti» di Narconon “Narconon”, ovvero «Non narcolessia», è una di queste. Fa parte di “Able” (Association for Better Living and Education), un’associazione che raccoglieva anche i gruppi “Criminon” ed “Education”. Il primo dedicato al recupero di carcerati, il secondo contro l’analfabetismo. Esperienze in parte chiuse in Italia. Al contrario di quella di Narconon. Che si dovrebbe occupare del recupero dei tossicodipendenti. In Italia ne esistono sei: Il Gabbiano (Lecce), Astore (Pesaro), Alfiere (Pesaro), Albatros e Falco (Cosenza) e il Grifone (Catania). Di questi solo il primo, a Nardò in provincia di Lecce, ha avuto un riconoscimento formale dalla regione Puglia nel 2005. Ed è proprio in virtù del riconoscimento pugliese, il 18 luglio scorso, in un incontro organizzato dal sottosegretario con delega alle tossicodipendenze Carlo Giovanardi, Narconon ha acquisito ufficialmente il diritto di parola in un contesto governativo. Una sorta di lasciapassare per la V Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze che si è tenuta a Trieste dal 12 al 14 marzo. C’è voluta un’interrogazione parlamentare (a firma Lenzi) e la presa di posizione di alcune associazioni del settore, come Itaca Italia, per sollevare il caso.

    Questo perché Narconon è generalmente considerata fuori da ogni consesso scientifico e istituzionale. Non divulga dati, metodi e risultati. Non si conosce neanche il numero di tossicodipendenti che vi transitano e non è ammessa nel Forum of Civil Society, un coordinamento di 35 grandi associazioni che operano sulle dipendenze costituito dalla Commissione europea. Mentre le altre strutture sono periodicamente controllate e retribuite dallo Stato (con una retta di 45 euro al giorno), Narconon non ha forme di controllo. Vende un presunto programma disintossicante per 20mila euro senza dichiarare il suo legame con Scientology (leggi intervista). Il che è un controsenso. Perché ciò che in effetti si vende, dopo aver fatto superare la crisi di astinenza a colpi di massicce dosi di vitamine e saune (non sono consentite medicine), sono una serie di corsi base per entrare nella setta. «I Narconon - si legge in un documento interno di Able di qualche anno fa - finora hanno sempre fornito un ottimo flusso di studenti per le organizzazioni di Scientology».

    Tra ospedali…. La guida che dà suggerimenti sulla «disseminazione», cioè su come avvicinare le persone, è contenuta in un documento dell’”Hubbard Communication Office”. Dopo il contatto personale e la vendita di libri, il terzo suggerimento scritto è quello del «contatto da ospedale». «Questo è molto vecchio, non viene quasi mai provato ed è sempre un successo strepitoso», si legge. «Usando un tesserino (…) l’auditor si introduca in un qualsiasi ospedale non settario (…) non dica sulla sul processing (su Scientology, ndr) e dica solo che si vuole occupare dell’anima della gente (…). Non scegliete dei casi in condizioni pessime, inconsci. Puntate sulla corsia di traumatologia e quella di maternità». Che gli ospedali siano un buon centro di reclutamento lo dimostra un accordo siglato, qualche anno fa, tra il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (Ccdu) e la Federazione Europea per il Volontariato “Tuttinsieme”, che al Molinette di Torino fa assistenza volontaria.

    Ed è proprio il Ccdu una delle associazioni più presenti di Scientology. Sostiene di combattere gli abusi perpetrati dalla psichiatria e per la difesa dei diritti umani. È uno dei fondamenti di Hubbard. La psichiatria, in quanto abuso del diritto umano, è da «eradicare». Uno dei cavalli di battaglia è stata la campagna contro il farmaco Ritalin - usato per la cura dell’Adhd (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), il disturbo da deficit di attenzione e iperattività nei bambini - denominata «Perché non accada». Aveva avuto il patrocinio della Rai, del Codacons e del Rotary club. Il che aveva permesso al Ccdu di tenere lezioni in comunità centri terapeutici e anche scuole pubbliche.

    …e Confindustria Per l’ingresso in queste ultime Scientology ha un altro canale: l’Applied Scholastics, che promuove nel mondo laico i diversi aspetti della dottrina ma che in realtà vende la «Tecnologia di Studio di Ron Hubbard». Nel 1999 ha avuto l’autorizzazione dal ministero della Pubblica istruzione a formare insegnati tramite l’Ancim (Associazione nazionale centro istruzione moderna) con sede a Castelnuovo di Porto vicino Roma. Sempre l’Ancim ha stipulato qualche anno fa con una serie di comuni del reatino collaborazioni per la promozione della cultura svedese. Ma Scientology si è mossa anche tra le forze dell’ordine. Attraverso il gruppo «Giovani in divisa» che nel 2004 ha creato un progetto con il quale, si legge nel sito, ha aiutato i giovani a «superare esami per accedere in corpi di polizia». L’ultimo di questi progetti è stato a Forlì per la formazione dei Vigili Urbani.

    Anche il mondo imprenditoriale non ne è immune. Attraverso la Wise (World Institute of Scientology Enterprises) si cerca di convertire aziende alla dottrina offrendo una finta tecnologia di management e di analisi della personalità sui neo assunti. Ad esempio, attraverso il ramo dell’Hubbard College of Administration, Scientology ha ottenuto contratti con la Confindustria di Siracusa e Ragusa, ma anche un contratto con la società di gestione degli aeroporti di Catania. Si legge nei siti ufficiali che sponsorizzano l’evento: «Si offrono tariffe agevolate con sconti fino al 20% su tutti i servizi offerti dall’Hubbard College of Administration di Catania, ma soprattutto un check-up aziendale gratuito». Che proprio servizi non sono. Sono ingressi. Porte occulte che aprono al mondo di Scientology. Nel quale si entra ma si esce con difficoltà.
    rrossi@unita.it

    che la nostra città

  29. patrizia barducci 29 marzo 2009 10:23

    scusate il refuso iniziale,
    POSTO DALL’UNITA’ di ieri un articolo che riguarda la nostra città

  30. Angelo Satanassi 24 aprile 2009 23:22

    Consumare per produrre?

    In Italia grazie al Presidente del Consiglio prende corpo una nuova e originale teoria economico sociale; l’assunto è il seguente: di fronte ad una crisi globale l’imperativo è consumare di più; più profonda è la crisi più si deve consumare per vincerla.

    I grandi economisti e scienziati sociali di scuola inglese, francese e tedesca hanno dimostrato che il corretto equilibrio è raggiunto fra i fattori della produzione, terra, lavoro, capitale, in virtù del mercato, la cui mano invisibile deve essere guidata dalla mano visibile del diritto. Questa produzione scientifica, che nasce lungo ormai due secoli, ha dimostrato quanto sia non alterabile l’equazione produrre per consumare.

    John K. Galbraith ci invita a selezionare i consumi privilegiando quelli sociali e collettivi che egli chiama democratici; consumi capaci di accrescere il senso critico, la dignità, la capacità di scegliere come uomo e come cittadino. Di fronte ad un’eventuale crisi di mercato di sovrapproduzione o sottoconsumo la soluzione sta in una corretta politica economica.

    La teoria, tutta originale e casalinga, della spinta al consumismo per superare la crisi è mutuata da leggi anomale che regolano i mercati finanziari; qui è determinante la componente riflessiva, vale a dire la soggettiva decisione di singoli e istituti finanziari di spostare in modo arbitrario in genti somme di denaro, che non corrisponde a ricchezza materiale prodotta, da un capo all’altro del pianeta, secondo il male interpretato egoistico principio dei paleo illuministi inglesi chiamato self-love; in questo campo vince la convenienza, non del consumatore o del risparmiatore ma, di chi governa il moderno fondamentalismo finanziario.

    Qui si registra un silenzio assordante da parte del mondo economico italiano e anche del gruppo dirigente del Partito Democratico; la tesi del Presidente del Consiglio è accettata passivamente, anche se il partito ha al vertice ex presidenti del consiglio, ex ministri, ex sottosegretari e parlamentari di lungo corso.

    Non basta alzare la bandiera della lotta contro la povertà, bensì capire le ragioni di questa superfetazione finanziaria e quali strumenti di politica economica mettere in atto per riportare in giusto equilibrio i fattori della produzione, che si completano col triangolo energia, ambiente, territorio.

    Il congresso di ottobre sarà chiamato a cambiare un gruppo dirigente troppo silente sul piano analitico e progettuale che consente al Presidente del Consiglio di presentare impunemente tesi economiche mostruose; è la dimostrazione dei danni che si provocano quando il populismo si sostituisce alla politica.

    Angelo Satanassi

  31. Patrizia Graziani 11 maggio 2009 20:35

    Sicurezze e legalità: intervento Patrizia Graziani (Pd Forlì)

    Sabato scorso, presso i Giardini Orselli , si è svolto il secondo appuntamento del IV ciclo delle “Geografie democratiche”, promosso dall’area di lavoro del PD territoriale “Formazione e cultura politica” coordinata da Thomas Casadei e Luciana Tampieri. L’incontro pubblico era intitolato “Diritti e doveri al centro della città: legalità, sicurezze, incontro tra culture”. Ha coordinato gli interventi Patrizia Graziani (avvocato e coordinatrice dell’area di lavoro Giustizia del PD forlivese).

    A seguire il testo della relazione:

    “La legalità e la sicurezza non sono né di destra né di sinistra , ma diverso è l’approccio ed il modo di tradurle in pratica , diverso è risolvere i problemi ,altra cosa è fomentare paure e fabbricare sicurezze!

    Una politica per la sicurezza e la legalità , deve fondarsi su alcuni principi chiari ed ineludibili che abbiano come obiettivo la lotta all’illegalità e alla criminalità diffusa e organizzata e finanziaria insieme alla cura del diritto alla sicurezza di tutti i cittadini e di tutti coloro che vivono e soggiornano nel nostro territorio.

    Dal Governo arrivano solo soluzioni non organiche fra loro ,dalla prostituzione all’accattonaggio, dallo spaccio all’occupazione di case; anche se ad alcuni candidati sindaci non piace, questo è il nuovo ambito di competenza! Sindaci “protagonisti e non comprimari della sicurezza sul territorio” secondo il Ministro dell’Interno, con i nuovi poteri assegnati dal decreto.

    Ma i nuovi strumenti hanno bisogno di finanziamenti ad hoc e questo Governo ne ha stanziati ben pochi (100 milioni di euro che verranno messi a disposizione delle amministrazioni comunali per il 2009), oltre ad aver tagliato risorse .

    Che presidio di forze dell’ordine in Piazza Saffi potrà fare Rondoni se tuttora le forze dell’ordine non hanno avuto fondi né per la benzina , né per le auto?!!!

    Si usano inoltre militari nelle grandi città ,ma essendo un presidio temporaneo , quando andranno via, lasceranno il vuoto senza presidi di polizia definitivi .

    Si introducono le “ronde” , autorizzate dai sindaci, a Forlì proposti solo come volontari (così recita il punto sottoscritto da Rondoni) e disarmati (secondo l’ultimo emendamento ), ma si stravolge il principio costituzionale secondo cui il controllo del territorio e dei mezzi di prevenzione e repressione deve essere nelle mani esclusive dello Stato e dall’altro lato risultando di totale inutilità , dovendo collaborare con le forze di polizia ,mentre , per la loro impreparazione tecnica ed emotiva ,saranno solo di intralcio !!.

    Inoltre seppur scongiurati gli aspetti più critici del DDL” sicurezza” che avrebbero obbligato medici e presidi a denunciare i clandestini ( medici-spia e presidi-spia) , permangono altre norme con profili di incostituzionalità relativamente a funzionari-spia dello stato civile , che impediranno il matrimonio ( diritto umano sancito dalla carta dell’Onu ) e la registrazione delle nascite e delle morti ed il riconoscimento di figli naturali, oltre all’ introduzione di nuove tasse per il rinnovo del permesso di soggiorno, di cittadinanza o ricongiungimenti familiari!!

    Ma il paradosso sta nel fatto che si insiste con l’istituzione del reato di clandestinità , madre di tutte le aberrazioni, e non si vuol fare una cosa semplice per sanare la piaga della clandestinità: denunciare dove gli immigrati lavorano in nero e offrire la possibilità di regolarizzazione!!

    Inutile colpire immigrati ed usare spot ed annunci effetto , come segregare gli stranieri nei trasporti pubblici a Milano o assegnare vagoni appositi ( questa è la Lega e i partiti del loro schieramento nulla obbiettano al riguardo ) ….ma scusate non recitavano così le leggi razziali ??!!!

    A che serve colpire lavavetri e mendicanti, vi sentite forse più sicuri ? Non serve forse una nuova politica locale?!

    I sindaci possono già utilizzare nuovi poteri nell’ambito del prontuario di interventi sul campo” di cui al decreto Maroni, emanando ordinanze in materie che erano di competenza statale, relativamente a “incolumità pubblica” e “sicurezza urbana”, dunque intervenire “per prevenire e contrastare le situazioni urbane di degrado o di isolamento che favoriscono l’insorgere di fenomeni criminosi, quali lo spaccio di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, l’accattonaggio con impiego di minori e disabili e i fenomeni di violenza legati anche all’abuso di alcool”.

    Gli esempi di chi ha già operato sinora, sia da destra che da sinistra, hanno evidenziato solo ordinanze volte a divieti ;di vendita di alcolici, di prostituzione ,di decoro urbano, di sosta di auto, di divieti di fermata per clienti di prostitute, ma non hanno risolto , semmai incrementato i casi di stupri e disordini , agendo solo sulla sicurezza percepita , sul convivere civile e decoro urbano !! E’ compito della politica attivarsi perché le nostre città godano di sicurezza ed i cittadini sentano i loro amministratori vicini !

    Bene ha fatto Balzani ha sottolineare l’importanza di coniugare la legalità all’ educazione a, consapevole della necessità nel territorio forlivese ed a sottolineare “che il rispetto delle regole e della legalità deve valere in tutti i campi perché il bisogno di sicurezza si articola in più ambiti: dall’ambiente alla sicurezza stradale , dalla sicurezza sul lavoro fino alla sicurezza classicamente intesa.”.

    Forlì,come nelle grandi città, registra micro e macro criminalità, ‘immigrazione clandestina, vendite abusive, prostituzione ,seppur in misura ridotta, ma amministrare il territorio significa dare una risposta anche alle paure, il che non significa dare la caccia agli extracomunitari che si aggirano in zona, ma chiedere con fermezza ,a tutti i cittadini e a coloro che soggiornano nel nostro territorio ,il rispetto delle regole!!!

    Non invochiamo la legge penale solo per questi reati, occorre avere lo stesso passo da usare costantemente nei confronti di tutti i cittadini .

    Siamo franchi, l’ondata emotiva in favore della sicurezza non è affatto accompagnata da una analoga ondata emotiva a favore della legalità!.

    Vi è scarsissima affezione per le regole e la frattura tra legalità e sicurezza è pericolosissima!

    Occorre governare, anticipare le situazioni e quindi invocare sempre legalità,ed essere conseguenti , il che significa non sopportare le molte illegalità sul nostro territorio, quando esse sono a beneficio degli abitanti “doc”: abusivismo nell’edilizia, nel commercio, nella pubblicità, nell’uso dei beni pubblici, nell’accoglienza etc.

    Controllare il territorio, significa non sopportare , né alimentare una diffusa legale illegalità.

    Significa non essere prudenti o assenti nei confronti dei ceti che contano: diventare severi se i livelli di illegalità “disturbano” l’equilibrio dell’illegalità nostrana ( in centro hanno deroga per locali notturni oltre la mezzanotte ed i residenti lamentano il fatto di non potere dormire ).

    Ma il nostro territorio vive e prospera con l’apporto degli stranieri, italiani e non.

    Non possiamo essere assenti nel garantire il rispetto delle regole per gli studenti fuori sede, per gli immigrati lavoratori, per i turisti, per le prostitute di infimo bordo.

    Il che significa controllare che il prezzo della bottiglietta di acqua della nostra città non continui a salire nel prezzo; come il posto letto per lo studente fuori sede; che il costo dei parcheggi non vada alle stelle e le multe non ingrassino le casse municipali; che gli immigrati lavoratori possano vivere non in stamberghe abbandonate se lavorano e pagano le tasse!

    Non vuol dire essere razzisti se sapremo disegnare i nostri comuni in modo tale da evitare concentrazioni di zone con abitazioni per extracomunitari, licenze per negozi di market o kebab o call center gestiti da extracomunitari , ma solo avere attenzione per una vera integrazione !

    Occorre però usare moderazione; a che serve multare gli accattoni , tanto non pagheranno mai una multa , visto che sono accattoni!

    Occorrerà creare un percorso da costruire, nuovo patto sociale che richiede una nuova politica locale !

    Per farlo servono Tavoli locali tra amministratori, istituzioni, imprese, sindacati , terzo settore e volontariato per costruire un progetto di città che mette al 1° posto il benessere e la sicurezza delle persone .

    In conclusione , questo sarà il nuovo protagonismo dei Sindaci , inteso dal candidato sindaco Balzani ; studiare politiche per i giovani e l’infanzia , politiche di nuova accoglienza e protezione senza dimora, l’utilizzazione delle risorse e del territorio per i cittadini e la necessaria integrazione con gli immigrati per instaurare relazioni sociali fra culture diverse .

    Una nuova politica locale fatta di partecipazione diffusa e dell’integrazione delle politiche economiche , urbanistiche, ambientali , sociali, sanitarie del lavoro e dell’istruzione.

    Grazie Roberto , per aver sottolineato l’urgenza di non abbandonare la fiducia nel sociale , nella logica solidale e pacifica, nella logica dell’ascolto , ed aver modi e toni tutt’altro che da “ scaldamuscoli” a cui ci incita una certa politica; prevenire significa educarsi e render sempre più ridotto l’utilizzo dell’intervento penale e far sì che le carceri non diventino luogo dove scaricare persone e buttar via la chiave ! “.

  32. Elisa Massa 29 maggio 2009 01:50

    Roberto Balzani e i candidati del PD in 100 luoghi della città: in dialogo itinerante con i cittadini

    A concreta testimonianza di una presenza costante e capillare in tutta la città di Forlì, per tutta la giornata di venerdì 29, sabato 30 maggio e domenica 1 giugno, i candidati del PD saranno – contemporaneamente – presenti in 100 luoghi della città. E’ questa una ulteriore tappa del percorso avviato mesi fa da Roberto Balzani e dai democratici volto all’ascolto dei cittadini, alla costruzione di relazioni e spazi di dialogo nel vivo della città. Dopo avere, con il Candidato Sindaco e tutti i suoi candidati, frequentato ogni luogo singolarmente, ora il Partito democratico percorre idealmente l’intera città, illustrando il suo progetto di governo per la città e le sue idee forza, in modo itinerante e colloquiale.
    Ascolto, dialogo, partecipazione attiva: sono queste le linee guida di un’azione che intende essere, in modo permanente, al servizio della città, dei bisogni dei cittadini, delle loro aspettative, per l’affermazione di una concreta e quotidiana utopia: la costruzione del bene comune.
    I luoghi in cui saranno presenti i democratici saranno la piazza, ove Balzani percorrerà le vie del mercato intrattenendosi con operatori e cittadini, la stazione (muoversi in treno è ecologico e i pendolari sono cittadini che hanno diritti, anche mobili, che vanno tutelati), gli spazi adiacenti alle scuole (l’istruzione è il futuro di una comunità), gli ingressi di numerose fabbriche (il lavoro deve essere tutelato e qualificato, la sicurezza sul lavoro deve essere una priorità), i supermercati (la qualità dei consumi e superamento della crisi, anche con strategie locali, rappresentano una nuova frontiere delle politiche pubbliche locali), i giardini e parchi pubblici (l’ambiente e il verde sono vita e vanno tutelati e valorizzati nel contesto del tessuto cittadino), le fermate degli autobus (il trasporto pubblico è un elemento qualificante della mobilità locale e va ulteriormente rafforzato), la piscina e vari impianti sportivi (lo sport è benessere, salute e promozione di relazioni sociali), il piazzale davanti al Tribunale (la legge è uguale per tutti). E ancora alcuni candidati percorreranno, a piedi e in bicicletta, via Giorgio Regnoli, Via Mazzini e altre vie del centro cittadino (il centro storico di Forlì deve essere sempre più semplice a un centro storico europeo, con aree e percorsi a misura di bambino) e sosteranno davanti ad alcune scuole, dei vari ordini (dal nido alle superiore), nonché davanti alle sedi dell’Università (in Corso della Repubblica e in Corso Diaz) e dell’Ospedale Pierantoni (le eccellenze al servizio del bisogno di cura), saranno visitate alcune sedi di organizzazioni di categoria e dei Sindacati (a segnare l’attenzione che un’amministrazione deve avere per tutte le forme di lavoro e di sua rappresentanza istituzionale) e una delegazione farà visita al Centro donna (un governo di genere quale quello prospettato da Balzani passa anche dall’interrelazione con luoghi dedicati alle questioni e alle problematiche di genere).
    Ovviamente non potevano mancare, in questo tour nei tanti cuori pulsanti della città, gli ingressi del Comune (che deve essere una casa di vetro) e della Provincia (per un territorio relazionale Comune capologuogo e comuni limitrofi devono essere in dialogo permanente), delle sedi di Circoscrizione, o alcune soste in luoghi in cui si raccolgono anziani, giovani, utenti di servizi.
    Insomma un impegno diffuso e ben visibile quello promosso da Balzani e dal PD, in tutti i luoghi della città, un impegno fatto di concretezza, alieno da situazioni artefatte, meramente elettoralistiche, o volte a sollecitare il mero senso del divertimento. La campagna del PD, e del suo candidato Sindaco e di tutta la coalizione del centrosinistra, è imperniata sul rimboccarsi le maniche insieme, sull’esserci, sull’esprimere quella forza solidale che in tempi di crisi è necessaria per generare cambiamento e, appunto, superare fasi critiche.
    Per ritessere la trama della speranza occorrono non individualismo e chiusura di spazi, ma relazioni e grande apertura all’incontro.
    Una iniziativa, questa, che simbolicamente rappresenta quello che intende essere l’amministrazione di Roberto Balzani: una presenza costante al fianco dei cittadini, al loro passo con lo sguardo verso il futuro.

    Elisa Massa
    (Segretaria comunale PD)

  33. Chiara Mazza 29 maggio 2009 09:11

    Grande festa democratica al Parco Incontro

    Il Circolo PD di Ca’ Ossi invita tutti i cittadini SABATO 30 MAGGIO 2009, dalle ore 15.00, al parco Incontro di via Ribolle alla Grande Festa Democratica con il candidato sindaco Roberto Balzani ed i candidati.
    Alle 16,30 con Roberto Balzani e Gianni Giunchi si faranno “Quattro passi nell’avventura della Costituzione”, gioco per grandi e bambini alla riscoperta dei valori della Repubblica.
    Per tutto il pomeriggio si terranno il laboratorio Fantariciclando, animazione e musica.
    Merenda finale a tutti i presenti!!

  34. Chiara Mazza 31 maggio 2009 11:29

    Quando tra una settimana sapremo con certezza chi avrà vinto questa competizione elettorale (e non ho dubbi sulla vittoria di Balzani), allora i giornali scriveranno che i cittadini hanno premiato la serietà, la competenza, l’umiltà e la grande visione innovatrice del candidato Balzani; i giornali scriveranno anche di una campagna elettorale non urlata, fatta di contenuti elevati, elaborati attraverso i format ed i tanti incontri tematici, di una campagna tra la gente nei quartieri e nei parchi di Forlì. Come è avvenuto ieri al Parco Incontro di Ca’Ossi dove Roberto ha presentato i candidati del Circolo PD del quartiere in modo assolutamente informale e che ha riscosso tanto successo: i candidati, chiamati a tirare un canestro, dopo essere stati intervistati a sorpresa da Balzani e
    poi passeggiata costituzionale nel parco con i bambini, accompagnati da Gianni Giunchi (ripetendo la bella esperienza del 25 aprile). E in questa occasione, raccontando diversi articoli della Costituzione, i candidati hanno mostrato le loro doti recitative ed ironiche; chi vestendo i panni di una statua, chi di un lampione o chi trascinando un cane finto (ci sono testimonianze fotografiche!!).
    Ma questa è politica?? La mia risposta è sì, assolutamente. E’politica, quella più vera, più seria perché capace di far riflettere e di coinvolgere, di ripensare al nostro ruolo di cittadini attivi.
    Ripensare anche al ruolo che ognuno di noi può svolgere per la propria città, anche nel proprio piccolo.
    Chi non è proprio giovanissimo sa bene che l’attuale parco Incontro fu negli anni ’70-’80 il tristemente noto K2, un parco degradato, luogo di spaccio e di emarginazione, una sorta di Zoo di Berlino. Il quartiere, i singoli cittadini, l’amministrazione e la parrocchia lavorarono insieme a lungo per giungere al risultato di oggi: il parco è un gioiello del quartiere di Ca’Ossi, frutto della volontà e della partecipazione dei cittadini, un esempio da seguire.
    Di questi frutti, ne sono certa, Balzani saprà farne tesoro i prossimi cinque anni con una amministrazione lungimirante, attenta e partecipata; nei prossimi giorni ha bisogno di noi tutti per vincere. Mobilitiamoci!

    Chiara Mazza,
    candidata PD al Consiglio Comunale

  35. Chiara Mazza 31 maggio 2009 11:29

    Quando tra una settimana sapremo con certezza chi avrà vinto questa competizione elettorale (e non ho dubbi sulla vittoria di Balzani), allora i giornali scriveranno che i cittadini hanno premiato la serietà, la competenza, l’umiltà e la grande visione innovatrice del candidato Balzani; i giornali scriveranno anche di una campagna elettorale non urlata, fatta di contenuti elevati, elaborati attraverso i format ed i tanti incontri tematici, di una campagna tra la gente nei quartieri e nei parchi di Forlì. Come è avvenuto ieri al Parco Incontro di Ca’Ossi dove Roberto ha presentato i candidati del Circolo PD del quartiere in modo assolutamente informale e che ha riscosso tanto successo: i candidati, chiamati a tirare un canestro, dopo essere stati intervistati a sorpresa da Balzani e
    poi passeggiata costituzionale nel parco con i bambini, accompagnati da Gianni Giunchi (ripetendo la bella esperienza del 25 aprile). E in questa occasione, raccontando diversi articoli della Costituzione, i candidati hanno mostrato le loro doti recitative ed ironiche; chi vestendo i panni di una statua, chi di un lampione o chi trascinando un cane finto (ci sono testimonianze fotografiche!!).
    Ma questa è politica?? La mia risposta è sì, assolutamente. E’politica, quella più vera, più seria perché capace di far riflettere e di coinvolgere, di ripensare al nostro ruolo di cittadini attivi.
    Ripensare anche al ruolo che ognuno di noi può svolgere per la propria città, anche nel proprio piccolo.
    Chi non è proprio giovanissimo sa bene che l’attuale parco Incontro fu negli anni ’70-’80 il tristemente noto K2, un parco degradato, luogo di spaccio e di emarginazione, una sorta di Zoo di Berlino. Il quartiere, i singoli cittadini, l’amministrazione e la parrocchia lavorarono insieme a lungo per giungere al risultato di oggi: il parco è un gioiello del quartiere di Ca’Ossi, frutto della volontà e della partecipazione dei cittadini, un esempio da seguire.
    Di questi frutti, ne sono certa, Balzani saprà farne tesoro i prossimi cinque anni con una amministrazione lungimirante, attenta e partecipata; nei prossimi giorni ha bisogno di noi tutti per vincere. Mobilitiamoci!

    Chiara Mazza,
    candidata PD al Consiglio Comunale

  36. Chiara Mazza 31 maggio 2009 11:29

    Quando tra una settimana sapremo con certezza chi avrà vinto questa competizione elettorale (e non ho dubbi sulla vittoria di Balzani), allora i giornali scriveranno che i cittadini hanno premiato la serietà, la competenza, l’umiltà e la grande visione innovatrice del candidato Balzani; i giornali scriveranno anche di una campagna elettorale non urlata, fatta di contenuti elevati, elaborati attraverso i format ed i tanti incontri tematici, di una campagna tra la gente nei quartieri e nei parchi di Forlì. Come è avvenuto ieri al Parco Incontro di Ca’Ossi dove Roberto ha presentato i candidati del Circolo PD del quartiere in modo assolutamente informale e che ha riscosso tanto successo: i candidati, chiamati a tirare un canestro, dopo essere stati intervistati a sorpresa da Balzani e
    poi passeggiata costituzionale nel parco con i bambini, accompagnati da Gianni Giunchi (ripetendo la bella esperienza del 25 aprile). E in questa occasione, raccontando diversi articoli della Costituzione, i candidati hanno mostrato le loro doti recitative ed ironiche; chi vestendo i panni di una statua, chi di un lampione o chi trascinando un cane finto (ci sono testimonianze fotografiche!!).
    Ma questa è politica?? La mia risposta è sì, assolutamente. E’politica, quella più vera, più seria perché capace di far riflettere e di coinvolgere, di ripensare al nostro ruolo di cittadini attivi.
    Ripensare anche al ruolo che ognuno di noi può svolgere per la propria città, anche nel proprio piccolo.
    Chi non è proprio giovanissimo sa bene che l’attuale parco Incontro fu negli anni ’70-’80 il tristemente noto K2, un parco degradato, luogo di spaccio e di emarginazione, una sorta di Zoo di Berlino. Il quartiere, i singoli cittadini, l’amministrazione e la parrocchia lavorarono insieme a lungo per giungere al risultato di oggi: il parco è un gioiello del quartiere di Ca’Ossi, frutto della volontà e della partecipazione dei cittadini, un esempio da seguire.
    Di questi frutti, ne sono certa, Balzani saprà farne tesoro i prossimi cinque anni con una amministrazione lungimirante, attenta e partecipata; nei prossimi giorni ha bisogno di noi tutti per vincere. Mobilitiamoci!

    Chiara Mazza,
    candidata PD al Consiglio Comunale

  37. Marco Errani 66 8 agosto 2009 22:30

    L’asilo multietnico diventa alla moda

    Vorrei sottoporre all’attenzione dei lettori un articolo apparso sulla Stampa in data 8 Agosto 2009, in cui si sottolinea che la scuola materna Bay di Torino,nel quartiere San Salvario,la zona più multietnica della città,che negli anni 90 era “ l’asilo dei neri”, dove nessun genitore italiano avrebbe voluto iscrivere il proprio bambino e dove quindici anni fa i residenti scesero in strada armati di spranghe per difendersi da “quei bastardi di immigrati”, è ora diventato uno status symbol per i torinesi italiani.
    Afferma la dirigente con un sorriso: “ Evidentemente ormai sono in tanti ad aver capito che la multietnicità, se trattata come un valore aggiunto, dà i suoi frutti”.
    Nella scuola materna multietnica di Torino Melody, bambino di 5 anni della Costa D’Avorio, e Andrea, di 5 anni, proveniente dal centro, sono amici, e anche i loro genitori hanno cominciato a frequentarsi.
    Negli anni 90 i torinesi fuggivano da San Salvario e gli affitti crollavano… Oggi i genitori residenti in eleganti quartieri come La Crocetta si mettono in lista d’attesa per iscrivere i loro bimbi all’asilo Bay.
    Cos’ è successo? Semplicemente la gente si è accorta che crescere in una classe in cui si parlano più lingue e in cui si confrontano culture è un valore aggiunto, un arricchimento, non un ostacolo.
    E’ ciò che afferma Benedetto Vertecchi, professore di pedagogia all’Università Roma 3 e riconosciuto come luminare in Scienze dell’Educazione:
    “ vivere e studiare a contatto con bambini con culture ed esperienze differenti genera una quantità di interazioni molto positive. E poi bisogna considerare che in genere i bambini stranieri hanno competenze linguistiche molto maggiori di quelli italiani, non fosse altro perchè conoscono due lingue, e questo genera un sistema di stimoli indubbiamente favorevole all’apprendimento. Inoltre una classe molto composita non è un freno alla didattica, ma l’esatto contrario”
    Ma anche sull’insegnamento della religione in una scuola multietnica il Professor Vertecchi ha qualcosa da dire:
    “ la religione è due cose simultaneamente; è sia un fenomeno culturale, sia un apparato dottrinario a cui aderiscono i credenti. Bisognerebbe puntare sull’aspetto culturale, che arrichisce e non provoca tensioni, che invece si creano sulle dottrine”.
    Penso che l’esempio della scuola di Torino debba essere diffuso e discusso in tutte le realtà locali, a partire dalla Provincia di Forlì Cesena, in cui i pregiudizi sulla coesistenza scolastica tra italiani ed extracomunitari sono ancora troppo radicati,a volte anche in persone che si considerano progressiste.

    Marco Errani 66

  38. Marilena Tesei 12 novembre 2009 17:16

    Un sogno che si avvera.

    Il nostro Sindaco ci invita per metterci al corrente di ciò che sono state le azioni della Giunta di Forlì fino ad oggi.

    Credo che sia un bel segno di cambiamento, così abbiamo la possibilità di sapere cosa è stato fatto direttamente dalla sua viva voce.
    Fino ad ora, anche se le cose venivano fatte, poi noi non ne venivamo a conoscenza o questo avvenina in modo molto parziale (in alternativa sarebbe necessario andare ogni lunedì ad assistere alle sedute del consiglio comunale oppure leggersi gli atti ecc… ecc… -qualcosa di impossibile per un normale cittadino)

    E’ poi possibile assistere alle sedute attraverso internet. Così finalmente potremmo veramente sapere con precisione la realtà!

    Insomma segnali concreti in direzione della trasparenza e della partecipazione: un bel sogno che comincia aad avverarsi.

    Marilena

    IL DOVERE DELLA CONCRETEZZA

    AZIONI DELLA GIUNTA COMUNALE DI FORLI’

    Lunedì 16 novembre 2009

    ore 20.45

    Teatro Diego Fabbri

    Corso Diaz, 47 - Forlì

  39. Marilena Tesei 5 dicembre 2009 21:48

    CENTRO NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

    Ho aderito al gruppo di discussione promosso da francesco gesualdi, uno degli allievi di don milani, il cui appello trovate sul sito http://www.cnms.it

    L’assunto, come potete leggere è che il cambiamento si realizza percorrendo contemporaneamente due strade: quella delle scelte individuali e quella dell’impegno politico. Mi pare un’iniziativa effettivamente nuova con partecipazione dal basso: solo così si potranno cambiare le cose, con idee che possono diventare alte proprio per un motivo di profondo interesse democratico e sociale.

    Marilena Tesei

  40. sandro 9 dicembre 2009 16:46

    Copenhagen, mobilità ciclistica al centro delle politiche per il Clima
    Dalla Venezia a Berlusconi: “L’Italia sostenga la Carta di Bruxelles a favore dei ciclisti urbani”

    Gli spostamenti in bici possono salvare il pianeta. In Italia si spostano oltre 35 milioni di auto. Ciascuna di essa, secondo dati ormai noti a tutti, circola mediamente per sole due ore al giorno. Nelle altre 22 ore rimane ferma, parcheggiata da qualche parte, occupando spazio pubblico. Gli spostamenti quotidiani per il 40 % sono inferiori ai 2 Km e per il 15% al solo chilometro. Questi spostamenti, specie nelle città pianeggianti, non devono essere più effettuati in auto ma, assolutamente, a piedi e in bicicletta. Vanno promosse campagne di accompagnamenti dei bambini a scuola in bicicletta con il sistema del “bicibus”, mettendo in sicurezza i percorsi casa-scuola e incentivati gli spostamenti in bici “casa-lavoro”, con sistemi delle premialità. Il tutto all’interno di piani aziendali e comunali di Mobility Management.

    “Alla vigilia del Summit mondiale sui cambiamenti climatici che si apre il 7 dicembre a Copenhagen - dichiara Antonio Dalla Venezia, Presidente nazionale della FIAB - chiediamo al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che il Governo italiano, all’interno degli accordi globali per fermare i cambiamenti climatici, sostenga pienamente le politiche della mobilità ciclistica, a partire dall’adesione alla Carta di Bruxelles, il documento volontario promosso dall’European Cyclists’ Federation per chiedere alle istituzioni locali e internazionali, l’adozione di adeguate misure per elevare entro il 2020 la media europea di spostamenti in bici al 15% e per dimezzare gli incidenti mortali ai danni degli utenti della strada in bicicletta”.

    Intanto sono diventate 115 le città italiane aderenti al programma di “100 piazze per il clima”, dove il prossimo 12 dicembre, in coincidenza con il summit di Copenhagen, le associazioni aderenti alla coalizione nazionale “In marcia per il clima” , tra cui la FIAB, organizzano eventi di sensibilizzazione e a sostegno della raccolta di firme per “Fermare la febbre del pianeta” accessibile tramite l’home age del sito http://www.fiab-onlus.it

  41. sandro 10 dicembre 2009 18:50

    Sabato 12 DICEMBREuna pedalata con la “Fiab- Amici della bicicletta di Forlì”a sostegno del Summit di Copenaghenore 15,15 ritrovo in Piazzale della Vittoria (di fronte ai Giardini Pubblici)ore 15,30 partenza con arrivo in Piazza Saffi dopo avere toccato altre 5 piazze del Centro Storico ore 17,00 proiezione del film The Age Of Stupid(Saletta del Chiostro) a cura di WWF ForlìTAVOLO INFORMATIVO E BEVANDE CALDE PER TUTTIInfo: http://www.fiabfo.netLUCI, CAMPANELLO E GIUBBINO FLUORESCENTE PER PEDALARE SICURILUCI, CAMPANELLO E GIUBBINO FLUORESCENTE PER PEDALARE SICURIFIAB Amici della Bicicletta di Forlì

  42. sandro 13 dicembre 2009 22:12

    La febbre del pianeta si cura con le bici
    Al Summit sul clima dibattito su “La bicicletta, soluzione locale ad un problema globale: l’esperienza di Copenhagen”.
    Dal nostro corrispondente Stefano Caserini, autore del libro “Guida alle leggende sul clima che cambia. Come la scienza diventa opinione”

    90.000 tonnellate all’anno di CO2 vengono risparmiate dalle biciclette usate a Capenghagen per gli spostamenti di tutti i giorni. E’ questo uno dei dati emersi nel corso degli eventi collaterali del Summit sul clima, in fase di svolgimento a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre, per analizzare il contributo della mobilità ciclistica nella lotta ai cambiamenti climatici.

    Presentata l’esperienza della capitale danese, tra le città più ciclabili al mondo. Ha seguito per noi i lavori Stefano Caserini, docente di Fenomeni di Inquinamento al Politecnico di Milano e responsabile scientifico FIAB per il progetto “Biciclima” che si sta svolgendo nel capoluogo lodigiano.

    Caserini racconta: “Si è parlato anche di mobilità ciclistica alla quindicesima Conferenza della Parti sui cambiamenti climatici (COP15) in corso di svolgimento a Copenhagen. In una delle centinaia di conferenze che si svolgono parallelamente alle negazioni ufficiali, è stata presentata l’esperienza di Copenhagen, con i suoi straordinari risultati raggiunti, come caso di successo per promuovere la mobilità ciclistica e combattere la febbre del pianeta. Sono intervenuti, Klaus Bondam, Assessore comunale all’ambiente e alle infrastrutture, e Niels Tørsløv, responsabile Settore Traffico, che ha parlato dello sviluppo delle infrastrutture ciclabili nella capitale danese”.

    “Conosciuta come una delle principali città al mondo a misura di ciclista, con i suoi 520.000 abitanti - prosegue Caserini - a Copenhagen ogni giorno vengono percorsi in bici 1,2 milioni km. Il 37% degli abitanti usa la bicicletta per andare al lavoro o a scuola, anche se l’obiettivo dell’Amministrazione è arrivare al 50% degli spostamenti entro il 2015. Attualmente almeno il 25% delle famiglie possiede una bici da carico (cargo-bike). Il 60% usa la proria bicicletta durante gli spostamenti quotidiani, anche in combinazione con gli altri mezzi di trasporto. Nell’anello centrale della città entrano tante bici quante automobili, e questo risultato è stato raggiunto dal 2006. Ci sono 338 km di piste ciclabili e altri 50 km sono in arrivo. Fra le cose straordinarie mostrate, la sincronizzazione dei semafori sulle piste ciclabili per garantire una marcia a 20 km/h. Mantenendo costante questa velocità non ci si ferma mai fino al centro città. La velocità si mantiene costante sopra
    i 20 km/h! Questo ha un effetto strepitoso sull’efficienza e la rapidità dello spostamento”.

    E in inverno? “Riguardo al tempo freddo - spiega il Prof. Caserini - è stata ricordata una massima dei ciclisti di Copenhagen: per la bicicletta non esiste un tempo non adatto, solo l’abbigliamento può essere non adatto. Si è discusso, infine, dei benefici sulla CO2 evitata dall’uso della bicicletta (90.000 tonnellate/anno di CO2 per Copenhegen) e dei benefici per la salute e per le finanze pubbliche. Inoltre, ogni incidente viene monitorato e riportato alla polizia nel dettaglio per vedere cosa è successo e come si può evitare”.

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