La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

I circoli sono stati creati

Il coordinamento territoriale di Forlì il 21 u.s. ha varato i circoli territoriali. (qui e qui maggiori informazioni)

Con votazione pressoché unanime, si è varata l’articolazione territoriale ed omologato il sistema di preventiva dotazione dei delegati, circolo per circolo, come da tabelle allegate.

Il deliberato, pur nell’intrinseca validità tecnica del buono ed apprezzabile lavoro che è stato svolto, presenta punti di forte criticità nel metodo e nei criteri utilizzati.

Tutti i modelli elettorali di democrazia rappresentativa si fondano sulla partecipazione degli aventi diritto al voto. Nel modello compiuto, è la partecipazione dei soggetti titolari del diritto di elettorato attivo che determina, nel numero e nelle persone, i rappresentanti.

A questo modello si è finora ispirata, senza mai, però, riuscirci appieno, la costruzione del Pd.

All’enunciato teorico, continua a contrapporsi una prassi, almeno in parte, confliggente.

Con la creazione dei circoli si è ribaltato il deficit di compiutezza che ha contraddistinto il sistema elettivo dei costituenti nazionali e regionali.

Per le elezioni del 14 ottobre si è incentivata la partecipazione, ma non la possibilità di scelta dei componenti delle liste bloccate e predeterminate, la cui graduatoria è stata sottratta alla volontà degli elettori. A costoro si è attribuito il potere di determinare il numero di coloro che sarebbero stati eletti, in ragione del successo conseguito dalle singole liste.

Con la creazione dei circoli si è operato all’incontrario.

Si è dato per scontato e per acquisito il dato partecipativo, sotto forma di capacità potenziale dei singoli ambiti territoriali nei quali realizzare i circoli e si è assegnata a ciascuno di questi una dotazione organica di delegati, già predeterminata nel numero, da tenere ferma e fissa, a prescindere dalla partecipazione al voto.

Al circolo del centro storico, si è attribuita, ad esempio, la potenziale capacità partecipativa di 1077 cittadini elettori, pari alla somma dei votanti del 14 ottobre nei due seggi del centro e si è assegnatoli numero fisso di 10 delegati, che verranno eletti all’assemblea provinciale, qualunque potrà essere il numero degli effettivi votanti; 10 saranno sempre ed in ogni casi i delegati del circolo del centro storico, anche se, in ipotesi, gli elettori dovessero essere inferiori a 10.

Nella fase di costruzione del nuovo partito, quando ancora non ci sono dati partecipativi acquisiti in maniera coerente e logica con le finalità del singolo momento organizzativo, ritengo sbagliato far ricorso a potenzialità partecipative per omologare una considerazione presuntiva che non si regge su elementi di univoco significato, piuttosto che stimolare, incentivare la partecipazione, anche tramite la competizione tra i circoli.

Quanto al dato quantitativo-numerico dei futuri componenti dell’assemblea provinciale, si è affermata l’inutilità del voto.

L’errore compiuto è assai grave e risulta pregiudizievole ben oltre gli effetti pratici che ne conseguono ed il rilievo che la questione può rivestire nel complessivo ambito dell’assetto organizzativo.

Il sistema scelto è coerente con una realtà organizzativa già costituita. Rispetto a circoli formati, il cui numero di tesserati o di aderenti si è giù realizzato, può essere più corretto e valido, consolidare i risultati e nel contempo premiare il lavoro svolto.

In questo momento, in cui occorre ancora lavorare (e fors’anche, iniziare a lavorare) per costruire la popolazione dei tesserati-aderenti, appare disincentivo negare significato e funzione alla partecipazione degli elettori per la dotazione numerica dei delegati del circolo di appartenenza.

Prima ancora di queste notazioni che rispecchiano opinioni del tutto personali, si pone però il rispetto –assolutamente prioritario e pregiudiziale- delle regole che sono state imposte a questo fine.

La norma che sovrintendente alla dotazione organica dei delegati è –lo ricordo- la seguente:

“3.5. Il numero e la dimensione territoriale dei Circoli del P.D. della provincia/territorio è decisa dal Coordinamento provinciale/territoriale del P.D.

Nella stessa occasione il Coordinamento provinciale stabilisce il numero dei delegati in rapporto ai votanti delle elezioni del 14 ottobre da eleggere nei Comuni e Quartieri nel cui territorio esistono più Circoli”.

Ho già avuto modo di osservare come per “numero dei delegati”, nell’assenza di qualsiasi ulteriore precisazione o specificazione limitativa, debba intendersi il numero totale dei delegati del territorio di competenza del coordinamento rispetto agli elettori del 14 ottobre. Nel comma 1°, si stabilisce, infatti, che il coordinamento deve determinare il numero e l’estensione dei circoli, in rapporto all’intero territorio provinciale o –come nel nostro caso- territoriale. Nel comma 2°, con ovvia omologa attenzione al medesimo territorio provinciale, si specifica che il numero dei delegati deve porsi in rapporto percentuale con i votanti del 14 ottobre. Il soggetto onerato è il coordinamento provinciale che deve, in tal senso, tener conto dei cittadini elettori che nel suo territorio complessivo hanno votato il 14 ottobre.

La logica e la ratio della disposizione, che ben può individuarsi nel fine di cercare di consolidare un dato non omogeneo ed assai aleatorio e tramutarlo, con la minore dispersione possibile dei cittadini elettori, in impegno organizzativo interno (la volontà di concorrere alla creazione del vertice di un nuovo partito è ben diversa dalla volontà di rendersi disponibile ad un impegno nel territorio d’appartenenza), ma, soprattutto, il suo tenore letterale, che consente appieno l’interpretazione che ne avevo e no ho data, imponeva, a mio avviso un onere di approfondimento, in primo luogo giuridico e, di poi, di opportunità politica della questione.

Avrei gradito che nella riunione del 21 u.s. alla mia interpretazione venisse contrapposta quella votata dalla totalità dei partecipanti, in ragione di un diverso apprezzamento giuridico della norma che si doveva applicare.

Se ciò è accaduto, non me ne sono accorto.

Forse per disattenzione, non mi è sembrato che nessuno si sia preoccupato di capire o cercare di comprendere se il deliberato fosse rispondente o meno alla lettera della ricordata norma. Ho, invece, ascoltato considerazioni ed argomentazioni volte a supportare in via latamente politica o di opportunità una scelta che più ancora che scontata, mi è sembrata pregiudizialmente imposta (ma da chi, poi?).

Foss’anche sbagliata la mia interpretazione, credo che un diverso comportamento del coordinamento forlivese, comunque non vietato dalla disposizione, sarebbe valso a lanciare all’esterno almeno un segnale di “vivacità”, ancorché non di (pericolosa) “discontinuità.

Di più ancora, è possibile ritenere che i principi enunciati, con tono quasi sacrale da Veltroni il 27 ottobre, stiano caratterizzando la costruzione dei modelli organizzativi del Pd?

Ma il principio cardine, non è più quello che tengo a ricordare a tutti noi, per il quale “siamo in presenza di una figura nuova , quella del cittadino-elettore attivo….vero protagonista della fondazione del Pd: ed è attorno al primato di questa nuova figura che dobbiamo costruire il modello organizzativo del partito nuovo”, laddove “attivo” indica una condotta in atto, espressa in funzione di uno specifico fine organizzativo, condotta che non può essere mistificata in qualcosa di assai diverso, come in una sorta di partecipazione potenziale o presunta?

Tutto ciò mi appare tanto più grave, in quanto in questo caso non si era neppure in presenza di un dispositivo calato da fuori, da dover necessariamente accettare.

Non posso sottacere di essere rimasto amareggiato, deluso e soprattutto preoccupato da alcune considerazioni che sono state dedicate alla mia “proposta”, come quella che l’ha qualificata come “apparentemente” più democratica. Ho cercato di capire il perché di quell’ <<apparentemente>>, o di capire come, al contrario, l’altra, quella condivisa da tutti, lo sia, invece, “realmente”.

Al di là della partecipazione del 14 ottobre, intesa come potenzialità partecipativa dell’ambito territoriale del seggio-circolo, non ho colto null’altro, come pure mi è sembrato che non interessasse a nessuno preoccuparsi della legittimità o meno dell’operato e del rispetto dei principi fondamentali (quelli del 27 ottobre, che sembrano dimenticati) e degli specifici criteri; ed anzi ho avvertito un qualche moto di insofferenza al riguardo.

Tralascio, poi, ogni commento su considerazioni tanto criptiche, quanto però indicative del livello di approfondimento, del tipo “non puoi ignorare il dato del 14 ottobre?, come si fa a vanificare quanto hanno voluto dire gli elettori del 14 ottobre?”.

Anche i tentativi di mediare ciò che non è mediabile, di cercare di conciliare in qualche modo la mia “proposta” (di cui si dovrebbe tener conto nel futuro, tra qualche anno, quando cioè non vi sarà –come è auspicabile- nessuna articolazione organizzativa ancora da dover realizzare) e la diversa soluzione deliberata, che pure sono stati in qualche caso generosamente profusi, valgono solo a creare confusione, o –peggio ancora- a costruire ad altri utili alibi.

Nel momento formativo della volontà di un organo collegiale, i componenti, che si sono prestati all’impegno in maniera totalmente disinteressata e senza riserve o condizionamenti mentali, hanno l’obbligo di esprimersi con la massima libertà e nel pieno rispetto delle proprie idee.

Non condivido la deliberazione assunta dal coordinamento territoriale di Forlì, ancorché possa rivelarsi in perfetta consonanza con quanto deciso dagli altri coordinamenti.

Si concilia questa decisione con il modello organizzativo descritto da Veltroni il 27 ottobre, per il quale era preannunciato l’obbligo del Pd di dotarsi di “un’organizzazione che poco o nulla avrà a che fare con le vecchie e tradizionali strutture di lavoro, che vivrà invece di momenti di forum aperti alla più grande partecipazione ed al contributo di tutti gli studiosi e professionisti, di tutte quelle persone…che rappresentano oggi le migliori qualità italiane”.

Inutile dire che nell’attuale contesto, parlare di circoli informatici è come parlare di fantascienza. Ma forse anche di ciò, qualcuno se ne potrà occupare in seguito, dopo che l’organizzazione territoriale sarà stata costruita.

Al di là di tutto, non posso non tener conto di essere rimasto completamente e totalmente solo nella riunione del 21 u.s.

Il fatto estremamente grave è che, seppur dotato di acutissimo spirito di autocritica, non ritengo di aver sbagliato, sarebbe però un inaccettabile peccato di presunzione ritenere che siano tutti gli altri, con nessuna eccezione, neppure espressiva di un qualche dubbio, ad essere incorsi nell’assai grave errore di accettare il rischio di disincentivare la partecipazione degli elettori, affermando l’assoluta inutilità della loro partecipazione al voto per la determinazione del numero dei loro rappresentati territoriali.

Si è così, comunque, venuto a determinare -all’evidenza- il problema della mia permanenza nell’incarico di costituente, problema reso più acuto dal fatto che neppure i miei colleghi di lista hanno avvertito remore o dubbi sulla legittimità e sull’opportunità di trasformare un dato spurio in elemento presuntivo di una potenziale partecipazione.

                             Fausto Baldi

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45 Commenti a "I circoli sono stati creati"

  1. Carlo Giunchi 28 dicembre 2007 17:13

    Credo di capire le posizioni espresse recentemente da Fausto Baldi a proposito della creazione dei circoli del PD e mi sento integralmente concorde su alcuni aspetti:
    1) rapportare il numero dei delegati ai votanti del 14 ottobre e non a quelli che effettivamente si esprimeranno in occasione della loro elezione costituisce indubbiamente un passo indietro sul terreno dello stimolo alla partecipazione;
    2) questo meccanismo infatti tende a demotivare l’impegno per acquisire elettori, rispetto a quello per acquisire preferenze;
    3) il risultato produrrà una situazione nella quale alcuni circoli con pochissimi votanti di questa fase conteranno come circoli con moltissimi votanti;
    4) la tendenza ad imporre questa come altre soluzioni organizzative non sulla base di un’attenta riflessione sul loro significato anche strategico, ma come necessità da affrontare pragmaticamente, riduce la fase della costruzione del PD ad una successione inesauribile di misure d’occasione sempre più prive di senso politico;
    5) questa prassi renderà il PD sempre più uguale ai partiti che lo hanno promosso e sempre più lontano da quegli elementi di novità che fino ad oggi sono stati sbandierati e da quella potenziale nuova area di adesione che il 14 ottobre si è potuta esprimere e che in questa fase al contrario viene progressivamente emarginata dai livelli di decisione effettiva;
    6) Valter Bielli nel suo intervento afferma la necessità di lavorare per “un partito nuovo”, contrapposta a quella per “un nuovo partito”: io credo che vadano fatte entrambe le cose perchè non è possibile fare un partito nuovo se non si pensa anche ad un nuovo partito, e viceversa;
    7) con la scelta che è stata fatta in merito ai circoli territoriali, escludendo quelli tematici, si è preferito sovrapporre a nuove forme di aggregazione politica schemi preconfezionati privi di qualsiasi prospettiva innovativa;
    8) la proposta di Bielli di forzare tale situazione trasformando di fatto alcuni circoli territoriali in tematici concentrando in essi alcuni interessi parrebbe suggestiva, ma con questo sistema elettorale è inattuabile, proprio perchè si manifesterebbe una grande sproporzione sul terreno della rappresentatività politica reale;
    9) quello che ne esce da questa situazione, al di là delle decisioni concretamente assunte dal coordinamento provinciale, è l’idea che ormai le sedi decisionali vivono come precostituite rispetto al processo formativo del partito, o al massimo accompagnano il processo dall’esterno;
    10) anche la rarefazione degli incontri, dei dibattiti e degli approfondimenti promossi da “La tua stagione” è un segno preciso di questa tendenza, della quale uno dei risultati è quello che segnala Fausto Baldi a proposito della posizione degli eletti della lista negli ambiti in cui si trovano: mi pare di capire che spesso sia una non posizione;
    11) sono convinto che l’esperienza de La tua stagione sia stata fino ad oggi di gran lunga l’elemento più qualificante a Forlì nell’ambito del processo di costruzione del PD; il fatto di percepire che essa sia destinata ad una specie di diaspora la dice lunga sul futuro locale di questo partito.

  2. gianluca monti 28 dicembre 2007 21:38

    io penso che la fase che stiamo vivendo sia la piu’ noiosa e meno coinvolgente dal punto di vista “popolare” del termine. Mentre giustamente i nostri costituenti devono contribuire il piu’ possibile alla costruzione del partito nel vero senso buroratico, e nel fare cio’ sarebbe opportuno che le idee nuove e innovative non venissero sempre guardate con circospezione o come il tentativo di delegittimare il vecchio sistema; il nostro compito dovrebbe essere quello di mantenere una presenza costante nel dibattito politico attivo sia mediante conferenze o incontri sia utilizzando serate a tema alleggerite dalla presenza di un po’ di musica o altro. Purtroppo qualcuno di noi ha fin da subito voluto archiviare l’esperienza della tua stagione con l’ottimo risultato elettorale e la sporadicità degli incontri nonchè gli orari definiti dimostrano quanto sopra. Noi a forlimpopoli abbiamo continuato a combattere compatti e non ci siamo accorti di nessuna diaspora anzi abbiamo nuove adesioni di persone che ci riconoscono sempre come la “vera” novità! Non dobbiamo perdere questa immagine, non ci dobbiamo allontanare dalle persone, non dobbiamo perdere la fiducia in noi stessi, e questo deve valere per fausto come per carlo e per tutti quelli che in ruoli diversi si scontrano quotidianamente contro le nostre origini che per quanto apprezzabili e meritevoli hanno lo spregevole compito di “normalizzarci”. Il circolo unico a Forlimpopoli non e’una scelta contro qualcuno è la volontà di riportare alla gente la “scelta”. Il tentativo di limitare l’eccessiva democrazia deve essere stoppato in ogni ambito perchè ciò che in realtà si cerca di fare è di riportare il potere decisionale nelle mani dei soliti noti e questo non dobbiamo permetterlo…mai.

  3. Marina Flamigni 29 dicembre 2007 18:22

    Caro Fausto, credo che tutti quanti nella seduta del coordinamento territoriale del 21 u.s. abbiamo apprezzato l’analisi ed il contributo che hai portato al dibattito per delineare i circoli e per definire il numero dei relativi delegati.
    Assolutamente condivisibile è stata la proposta di costituire un circolo informatico che possa divenire punto di riferimento per il dibattito ed il confronto di tanti (soprattutto giovani) per i quali il pc è ormai strumento quotidiano, attraverso il quale è più agevole la partecipazione.
    Quanto alle modalità di determinare il numero dei delegati per circolo invece, pur comprendendo la finalità della tua proposta di incentivare la partecipazione al voto, ritengo che la scelta di aver definito un numero per ogni circolo sulla base dei relativi votanti alle primarie, abbia correttamente tenuto conto della grande e significativa partecipazione della gente a quel momento “fondante”, interpretando appieno lo spirito della norma 3.5, nel punto in cui dice “il Coordinamento provinciale stabilisce il numero dei delegati in rapporto ai votanti delle elezioni del 14 ottobre”.
    Senza dubbio un meccanismo incentivante (es. un premio di due delegati ai tre circoli che raggiungano la miglior percentuale di votanti rispetto alla partecipazione del 14 ottobre) sarebbe sicuramente auspicabile: ritengo però che il momento attuale di “radicamento” del nuovo partito sul territorio sia comunque un appuntamento assolutamente strategico!
    Le candidature per i delegati e per gli organismi dirigenti dei circoli sono l’opportunità per chi crede in un “partito nuovo” di impegnarsi in prima persona e partecipare (votando e facendosi votare), rendendo possibile nei fatti quella “discontinuità” che in tanti attendiamo.
    Non è proprio questo il momento di allentare l’impegno! Nella consegna dei certificati dovremo spiegare alla gente l’importanza di esprimere la preferenza nella scelta dei delegati: le idee nuove camminano sulle gambe delle persone!!
    Caro Fausto, in democrazia, confrontandosi, ognuno con la propria testa e la propria sensibilità, può succedere di rimanere in minoranza: spero proprio che tu non dica sul serio quando parli del “problema della tua permanenza” nel coordinamento!
    In questi mesi di lavoro insieme ho potuto apprezzare il tuo impegno, la tua profonda competenza e la tua …. autonomia di giudizio: contributi tutti assolutamente preziosi!!
    Marina

  4. Tatiana 30 dicembre 2007 21:18

    Mi dispiace molto non essere stata presente alla riunione del 21.
    Le ragioni del disagio che esprime Fausto, e non solo, le comprendo e le condivido.
    Sono convinta, però, che sia necessario continuare ad essere presenti per provare a fare le scelte migliori, per creare un vero partito nuovo!
    Dobbiamo continuare a proporre i percorsi più aperti e democratici, con la consapevolezza che la democrazia è, come metodo, molto difficile da praticare ma anche quello che arricchisce di più!!
    Siamo 5 costituenti della nostra lista, ci siamo impegnati tutti al rispetto delle regole, e sono sicura che con il sostegno di tutti voi possiamo fare del nostro meglio per dare un contributo vero alla creazione e alla applicazione delle regole che sono in formazione.
    Per questo Fausto, Marina, Stefano, Entela ed io dobbiamo continuare ad esserci, e dare ognuno il proprio personale contributo.

  5. Antonino Leone 4 maggio 2008 06:47

    Vi propongo di partecipare ad un sondaggio organizzato sul mio sito sul PD e IdV unificati o sulla sperimentazione di forme di integrazione tra i due partiti.
    Ritengo che il problema delle alleanze sia importante per preparare l’alternanza alle prossime politiche.
    http://cambiamentoorg.blogspot.com/
    Buon lavoro e cordiali saluti
    Antonino Leone

  6. Thomas Casadei 8 maggio 2008 00:52

    “La democrazia delle newsletter”

    PD FORLI’ : nominato l’esecutivo

    Ricevuto il: 07/05/08 17:14

    Newsletter n°8 del 7 maggio 2008
    PD Forlì: nominato l’Esecutivo
    Undici persone affiancano il segretario Alessandro Castagnoli

    Prosegue a ritmo serrato il lavoro di consolidamento del Partito Democratico.

    In particolare, il rilancio dell’azione politica del PD - in seguito alle indicazioni emerse dall’assemblea degli oltre 200 delegati forlivesi tenuta a fine aprile - passa attraverso la costituzione di organismi politici snelli e capaci di sviluppare conferenze programmatiche capaci di interpretare al meglio i bisogni dei cittadini e i cambiamenti in atto nel Paese.

    Il vero organismo di indirizzo politico e all’interno del quale verranno prese le decisioni più rilevanti sarà la Direzione del PD forlivese. Entro maggio verrà riunita l’assemblea territoriale per votare l’organismo direttivo, che dovrà essere la necessaria ossatura politica del partito.

    Nel frattempo, come già annunciato nelle assemblee di aprile, il Segretario si avvale di una squadra che avrà compiti operativi e di raccordo, per essere più vicini alla gente e ai problemi reali. Questa squadra, i cui membri costituiscono l’Esecutivo del PD territoriale, andrà a coadiuvare in stretta collaborazione il lavoro del Segretario.

    I membri dell’Esecutivo, scelti per competenza, merito e convinzione verso il PD, si mettono a servizio per migliorare la risposta del nostro partito ai problemi della gente e affrontare operativamente le questioni tematiche più urgenti. In questo spirito, il Segretario avrà come collaboratori in specifici ambiti, 11 persone:

    1. Castagnoli Alessandro - Segretario provinciale
    2. Errani Marco - Coordinamento circoli
    3. Beleffi Massimo - Legalità e giustizia sociale
    4. Bocchini Ariana - Sviluppo del territorio
    5. Bongarzone Lucia - Giovani e lavoro
    6. Mancini Enrica - Partecipazione
    7. Nardi Lucio - Imprese e cooperazione
    8. Pasini Roberto - Urbanistica e ambiente
    9. Selaj Lumturi - Immigrazione
    10. Servadei Sergio - Famiglia e Associazionismo
    11. Garavini Milena - Cultura e formazione
    12. Zeccherini Giancarlo - Enti Locali

    Parteciperanno inoltre di diritto:

    Franco Gensini - Tesoriere del Pd forlivese;

    Marcello Rosetti - Responsabile Enti Locali per il Pd regionale

    Tale Esecutivo s’insedierà all’inizio della prossima settimana, con all’ordine del giorno la programmazione dei lavori. Entro maggio sarà completato il percorso per la costituzione della Direzione del PD, quale organo d’indirizzo politico e decisionale.
    Il Segretario

    Alessandro Castagnoli

    PD Forlì: lettera del Segretario

    Capisco la delusione di tutti noi, per il risultato delle passate elezioni politiche ma non condivido con lui le modalità di gestione di questo nostro momento di difficoltà. E’ facile per chi fa politica con passione e convincimento cadere in critiche anche opportune quanto purtroppo, nel modo e nel tempo, controproducenti.

    Accuse a mezzo stampa del tipo di quelle che sono uscite ultimamente proprio da parte di aderenti al partito, non giovano né al partito né tanto meno ai suoi militanti, che giustamente non gradiscono questo tipo di “bagarre” giornalistica. Bagarre cui sino a questo momento non mi sono prestato e cui premetto già che, una volta data questa precisazione, non mi presterò in seguito.

    Bagarre che sinceramente non riesco a comprendere, visto che i momenti di confronto diretto non mancano: incontri e riunioni di partito ne abbiamo fatte centinaia, ce ne sono direi quotidianamente, dall’assemblea dei delegati da poco tenutasi alle riunioni di circolo. Se da una parte quindi farò tesoro delle indicazioni di tutti, compreso quella di “tornare tra la geste”, devo aggiungere però che io e tanti altri tra la gente ci siamo andati… fino a sfiancarla. Dall’altra, però, ricordo che la forza di un partito è quella della coesione, che deriva sì dal confronto e dalla discussione, ma sempre nel reciproco rispetto e in una correttezza di toni che spesse volte i giornali non aiutano a mantenere.

    La questione è: il partito siamo noi, lo stiamo costruendo noi, giorno per giorno, con la fatica di vecchi bagagli spesso non nostri e il peso di scelte necessariamente limitate, ma con la forza delle persone che vi ripongono le proprie speranze per una società migliore. Delle persone che ci vogliono vedere lavorare, non litigare.

    Il Partito Democratico si deve costruire insieme, nel dialogo e nell’unità. Nessuna critica, per quanto arguta, servirebbe più nel momento in cui non ci fosse più niente da criticare. A ognuno di noi rimboccarsi le maniche e lavorare per la forza, che è poi l’unità, di un partito democratico di tutti e tutto da costruire.

    Alessandro Castagnoli - Segretario Territoriale del Pd forlivese
    Cel. 338/7686860; 331/5751754
    E-mail: alessandrocastagnoli@pdforli.it
    Sito: http://www.pdforli.it

    §§§§

    Come si può constatare il Segretario del Pd forlivese ha inaugurato da qualche tempo una nuova forma democratica, la “democrazia delle newsletter”, si assumono decisioni, concertate con una ristretta *oligarchia* espressione di alcune correnti interne al partito (ritenute maggioritarie, ma in quanto combinazione di correnti o sotto-correnti sempre soggette alla logorante “componenda” di interessi da conciliare) e poi si dà notizia di quanto deciso tramite i giornali, un modo certamente snello ed efficace di procedere, e all’insegna - è il caso di dirlo - della massima *trasparenza*.

    Era stato così, lo si ricorderà, per le candidature dove tramite i giornali si dava il benservito al parlamentare uscente Giuliano Pedulli (la forma meriterebbe di essere studiata a fondo, anche perchè, la ristretta oligarchia in questo caso ha avuto poco coraggio nel presentare le sue posizioni e argomentarle) e si stilava un elenco di 6 proposte possibili, salvo poi - in barba al regolamento per le candidature (violato palesemente ed espressamente) - tirare fuori dal cilindro (sempre via giornali, con il supporto ‘mediatico’ del capogruppo del PD in Comune a Forlì e con un patto tra pochi notabili, sancito in qualche loft, o stanza chiusa agli sguardi indiscreti dei democratici che lavorando per il pd, per servizio e vivendo esclusivamente del proprio lavoro, senza commistioni con i posti della politica) un altro candidato, indicato da un circolo su 37.
    L’esito di tutto ciò è stato che, per la prima volta, nella storia della Repubblica il territorio forlivese non ha un parlamentare progressista e a rappresentare questo territorio in Parlamento ci sarà un leghista. Questo connesso al fatto che - al di là delle percentuali - in questo territorio il PD come sommatoria di Ds e Margherita (e - andrebbe ben ricordato - ampi settori repubblicani) ha perso numerosi voti (come qualcuno saggiamente ha ricordato i conti veri si fanno sui voti e non sulle percentuali, e in un sistema tendenzialmente bipartitico - con uno sguardo alle prossime amministrative - con il 45% dei consensi non si è certi di vincere, almeno credo…).
    Una discussione di due serate (circa 7 ore di dibattito per chi vi ha preso parte con costanza) non ha generato alcune documento e alcuna sintesi. Modo strano, questo, di gestire le assemblee e di “chiuderle”.

    Lo schema ora si ripete con un esecutivo varato dal segretario - si suppone d’intesa con i vari referenti delle correnti ritenute maggioritarie dentro il PD - e che si connota esplicitamente come un esecutivo politico, con tanto di deleghe e compiti specifici, non di natura esecutiva, ma di sostanza politica. Un “direttorio” - come giustamente qualche giornale on line ha sottolineato - che non passa neppure al vaglio di una discussione nell’organo fondamentale dell’Assemblea territoriale (composta da eletti nei circoli), sia per i suoi compiti sia per i profili necessari (su questi si potrebbe certamente discutere nel merito, ma mi pare aspetto piuttosto secondario; spiccano comunque alcuni funzionari o ex funzionari da tempo sulle cronache -anche qui giornalistiche - poichè forse in cerca di autore…ma tant’è…è solo cronaca giornalistica)

    Di certo la democrazia delle newsletter, nella sua totale *trasparenza*, ha il pregio di fotografare i processi in atto, di rendere esplicite le scelte, le volontà, le dinamiche che portano alle decisioni, e perchè no anche di sancire - visto che qualche componente del nuovo esecutivo è molto affezionato al tema - di comprendere se e quante sono le correnti, e i loro referenti in seno ad un partito pluralistico (nulla di male in ciò - a livello nazionale stanno fiorendo correnti, e quella in questi giorni alla ribalta è animata da Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani e altri democratici).

    Che questi esiti siano effettivamente democratici è in discussione. E chi teme la discussione - così come le regole, le procedure, la regolamentazione delle assemblee - fa bene ad esercitarsi nella stesura di newsletter (scritte forse d’intesa con alcuni valenti ghostwriters o suggeritori), la democrazia - quella vera - potrebbe essere molto faticosa, e a volte riservare sorprese.
    Chi ci crede, e tra i democratici ce ne sono tanti che ci credono, non mancherà certo di esercitarsi.

    Auguri di buon lavoro, al nuovo esecutivo, e naturalmente un augurio affinchè le competenze e i meriti siano fin da subito resi manifesti e dunque apprezzati da tutti i democratici.

    P.S. Spero che - in assenza di convocazioni di organi come l’Assemblea territoriale - si possa aprire una riflessione su questi temi, anche per capire chi ha cuore la democrazia, e in quali forme. Di certo quella delle newsletter avrà dei sostenitori, forse la maggioranza, ma in democrazia a volte le maggioranze sono assai fragili, e le minoranze o supposte tali possono essere molto costruttive. E’ il bello del gioco democratico.

    P.S.

  7. Alessandro Pilotti 8 maggio 2008 01:26

    Affinchè la primavera non sia una mezza stagione…..

    L’art.52 dello Statuto Nazionale dice:
    Fino all’approvazione degli statuti regionali, al funzionamento degli organi regionali e locali si applicano, ove compatibili, le norme previste dal presente Statuto con riferimento agli organi di livello nazionale.

    L’art.17 Per assicurare il regolare funzionamento della democrazia interna, in caso di necessità o di grave danno al partito in seguito a ripeute violazioni statutarie o di gravi ripetute omissioni, previa richiesta del 40% dei membri dell’Assemblea e sentito il parere del relativo organismo di garanzia, l’Assemblea Nazionale può convocare un’elezione anticipata dell’Assemblea e del Segreatrio, individuando allo stesso tempo un organo collegiale di carattere commissariale.

  8. maria maltoni 8 maggio 2008 12:43

    Sono profondamente indignata, ed anche sorpresa, per le modalità con cui ho appreso della nomina dell’esecutivo della federazione del partito Democratico di Forlì : da un quotidiano on line!
    Infatti, in quanto membro dell’assemblea territoriale del nostro partito, l’unico organismo esistente ad oggi, pensavo che il processo di definizione degli organi potesse avvenire, in modo democratico così come aveva preannunciato lo stesso segretario nell’ultima riunione, sulla base di criteri e proposte largamente condivisi.
    Mi illudevo – questo è il verbo da usare a questo punto- che il segretario avesse compreso che i dictat autocratici comunicati a mezzo stampa, che avevano caratterizzato la sua gestione delle candidature , fossero stati un errore da superare, con un processo di largo coinvolgimento di tutto il partito su metodi e criteri per la composizione degli organi. Ma non è stato così. Nel merito:
    1- il fatto che lo statuto possa prevedere un esecutivo come “squadra del segretario “non lo esime dal discuterne - quantomeno riguardo alle aree di intervento definite ed assegnate, con gli organismi eletti, prima di renderle pubbliche.
    2- Dato che il segretario provinciale è stato eletto in pratica alla unanimità, è incomprensibile come in quell’esecutivo non vi sia la presenza tutte le espressioni politiche e culturali che rappresentano la pluralità di un partito composito quale il PD, per come si sono espresse in ambito locale e nazionale, non solo nelle primarie, ma come idealità fondatrici del nostro essere PD.
    3- La nota stampa del segretario preannuncia la costituzione a breve di un direttivo, quale organo di indirizzo politico e decisionale. E’ preoccupante che si prefiguri un organo intermedio tra segretario ed assemblea, che ha compiti di indirizzo che da statuto spetterebbero all’assemblea territoriale. Il direttivo “dirige” l’operatività sulla base di orientamenti strategici generali ed indirizzi che solo l’assemblea ha il compito di dare.
    In ogni caso , dato che si sta definendo lo statuto a livello regionale, tutta questa fretta diventa un po’ sospetta!
    Di fronte a questo modo poco democratico di procedere, perciò, la definizione data su un organo di stampa, dell’esecutivo come “ Direttorio”, non è poi così sbagliata come potrebbe sembrare. Ma i metodi di Robespierre ai tempi della “involuzione” antidemocratica della rivoluzione francese, non mi sembrano la modalità più adatta per governare un nuovo partito che vuole essere coinvolgente e di massa ( anche per evitare che le “masse” portino il loro voto altrove).
    Cedo che sia fortemente necessario un ripensamento sui metodi di gestione del partito, finchè siamo ancora in tempo ed il patrimonio di idealità e di passione che ha contraddistinto la nascita del Partito Democratico è ancora intatto.
    Solo in questo modo la gestione del partito potrà essere realmente unitaria come - ma solo a parole - spesso ha auspicato anche il segreterio, senza essere però conseguente nei fatti.

    Maria Maltoni

  9. Simone Morgagni 8 maggio 2008 14:02

    Non riesco a provare altro che una profonda tenerezza per il susseguirsi di notizie ridicole che perseguita dalla nascita questo “partito”. Tanto a livello nazionale che locale. Anche l’indignazione sarebbe sprecata, per cui meglio conservare per qualcosa degno di maggior valore.

    In qualche mese si è passati dalla finta assemblea costituente, alle finte primarie per la formazione delle liste attraversando il tentativo di riciclaggio di qualche suo esponente di spicco (sic!) dichiaratamente rifiutato dagli elettori. Questo senza contare quella che mi è sembrata una palese e continua mancanza di democrazia interna presente su troppi livelli decisionali.

    Conosco tantissime persone che, a ragione, non sono andate a votare, hanno rifiutato il voto o hanno appositamente votato altrove in segno di protesta contro tutto questo, contro tutto quello che la nascita del Partito Democratico sembrava rappresentare e che era stato un poco nascosto dall’apparente successo delle primarie. Un cambiamento di nome di una classe dirigente non più rappresentativa della società, spesso ignorante ed attaccata ai propri privilegi.

    Evidentemente questa non è esperienza comune a chi vive dall’interno questa organizzazione. La loro realtà deve essere altra.

    Non capisco, a questo punto, a cosa possa servire analizzare in profondità il risultato elettorale. La sinistra ha perso perché nel suo rinnovamento sta prendendo tutti i difetti del passato perdendone ogni pregio.

    E continuare a sperare nel voto contro la destra non basta più, continuare a chiedere di turarsi il naso non ha una validità infinita. Non basta più perché 15 anni di inattività e ignavia hanno reso il berlusconismo da anomalia di massa a normalità culturale del nostro paese. Non resta che attendere (e già i primi effetti si vedono)perché questa dimostrazione di arroganza abbia la risposta che merita.

    Mi pare un po’ paradossale doversi augurare la vittoria altrui per poter sperare di vedere un miglioramento nel proprio schieramento, ma tant’è, forse non lo è neppure troppo. Ormai anche questa speranza sembra dipendere dalla destra e dal suo compormento invece che dipendere da una riflessione interna autonoma e indipendente.

    Sarà questo l’unico vero simbolo della crisi della sinistra? Il riconoscimento del suo nulla di fatto, quel suo essere un miraggio persistente, una voluta inesistenza.

  10. Luigi Sansavini 8 maggio 2008 14:20

    Ho letto il commento di T.Casadei sulla nomina del nuovo esecutivo del PD.
    Ne condivido le critiche.
    E’ singolare che un segretario, cui spetterebbe, come ho già avuto modo di esprimere, la responsabilità dell’unità del partito (in particolare ora ed in particolare a Forlì) si impegni così fortemente per allargare ulteriormente le lacerazioni interne al Partito Forlivese.
    Se da un lato non si offrono reali occasioni di dibattito (poiché è tale solo una discussione che si conclude con documenti che impegnano il gruppo dirigente sulle azioni e sulla linea politica e contestualmente ne misurano il grado di consenso), dall’altro si opera mortificando gli orientamenti, che faticosamente, per le rare occasioni offerte, emergono dalla base e dai militanti di base e dai loro rappresentanti eletti.
    Basti pensare a come è stato totalmente ignorato l’esito del dibattito delle due nottate recentemente spese per analizzare l’esito del voto che non aveva certo indicato un esecutivo come quello partorito dal Segretario.
    A questo punto, vista l’arroganza che li accomuna, non è casuale che Castagnoli annunci il “suo” esecutivo nel momento in cui Berlusconi da vita al suo IV° Governo; solo che il secondo ha avuto una forte investitura popolare mentre il primo deve ancora dimostrare quanto vale, veramente, il suo grado di consenso.
    Occorre invertire, velocemente, questo modo di operare e potremo farlo soltanto se sapremo, NOI TUTTI, superare quei distinguo che fino ad oggi ci hanno lacerato, impedendoci di dialogare ed hanno offerto l’opportunità, a chi in realtà rappresenta una esigua minoranza all’interno del PD di gestirlo con irritante supponenza.
    Oggi è, dal nostro punto di vista, evidente che l’ autoreferenzialità con cui nel partito forlivese si esercita il potere è inversamente proporzionale al consenso che si rappresenta nella realtà.
    E’ per questo motivo che chiederò, a quanti mi hanno accompagnato nel percorso che ha traghettato nel PD grandissima parte dei militanti e delle strutture repubblicane a Forlì, di contestare questo Segretario ed il suo modo di operare, rifiutando di entrare in una Direzione che non avrebbe alcun potere decisionale vero.
    Su questi punti sarebbe magari opportuno aprire un profondo e franco confronto tra tutte quelle sensibilità che hanno un idea diversa di come si dovrebbe gestire e costruire la partecipazione democratica.

  11. Paolo Ragazzini 8 maggio 2008 14:35

    Non scrivo spesso nel blog ma credo sia giunto il momento di fare conoscere a chi legge e scrive il mio parere. Sono d’accordo con Thomas. A proposito vorrei citare un aneddoto. Se si lancia un sasso su un gruppo di persone , chi si porta le mani alla testa è colui o colei che realmente sono stati colpiti. Per questa ragione quando Thomas usa il termine “oligarchia” non colpisce certamente a 360° tutti ma si riferisce a chi ha creduto ancora una volta ,nonostante il nuovo soggetto politico,di potere governare attraverso scelte non concertate non condivise e soprattutto non partecipate. Non è possibile che il segretario Castagnoli non si sia accorto, dopo due serate di interventi della Assemblea Territoriale,che la maggioranza degli interventi e degli intervenuti ha chiesto con forza di condividere e di partecipare alle scelte.Egli invece ha presentato il proprio Esecutivo senza rapportarsi con i Segretari di Circolo(non voglio pensare che ne abbia consultato soltanto qualcuno)e senza pensare di fare un passaggio di condivisione nell’Assemblea Territoriale. Sui nomi presentati niente da dire ma ancora una volta il metodo fa acqua da tutte le parti. Credo sia difficile a questo punto evitare dissapori e malumori. Un Segretario autorevole invece dovrebbe lavorare per l’unità pur garantendosi come è giusto la propria autonomia. Temo invece che egli stia cercando di evitare ,escludendola, la discussione all’interno del partito. Ancora una volta sono deluso e amareggiato ma certamente non getterò la spugna. Occorre cambiare rotta fin da subito anche perchè le Amm.ve del 2009 sono sempre più vicine e ci sarà bisogno di tutti soprattutto di coloro che ancora qualche visibilità e consenso nel territorio lo conservano nonostante tutto. Di questo farebbe bene a tenerne conto il Segretario e non soltanto lui.A proposito mi sono stampato la parte di statuto che Pilotti ci ha inviato.

  12. Maria Teresa Vaccari 8 maggio 2008 15:01

    Sono ancora una volta allibita.
    Ribadisco, perchè ho partecipato per intero a tutte e due le assemblee territoriali, che le critiche sui metodi poco trasparenti usati per le candidature alle politiche, sono state moltissime e non solo da parte di quella che viene definita una “corrente” (ma di queste Castagnoli non ha fatto cenno nel suo intervento finale).
    Dov’è la capacità di ascolto, di apertura tante volte declamate dal nostro segretario?
    Non ripeto le giuste e amare considerazioni di chi mi ha preceduto.
    Ho fatto solo una rapida ricerca: degli 11 componenti del direttivo solo 3 (Bocchini, Mancini, Selaj) sono delegati territoriali e 1 (Zeccherini) delegato comunale.
    E’ possibile che tra i 192 eletti democraticamente a fine gennaio non c’era qualcuno in più con competenze ed esperienza tali da meritare di entrare nell’esecutivo?
    Ma questo Castagnoli non lo può sapere perchè il questionario conoscitivo consegnatoli 2 mesi fa non è mai stato distribuito.
    E che fine hanno fatto le mozioni presentate? A fine assemblea mi era stato assicurato che sarebbero state inviate a tutti i delegati perchè la votazione alla prossima riunione potesse essere fatta in modo consapevole. Io non le ho viste.
    Invito tutti a scaricare e studiare attentamente lo Statuto (dal sito nazionale o forlivese) perchè mi sembra che qui qualcosa non stia funzionando come previsto.

  13. Thomas Casadei 8 maggio 2008 16:04

    stampo anche io la parte di Statuto segnalata da Alessandro Pilotti.

    La visione della democrazia di Robespierre quella che si concretizza nei *direttori* (in parte poi mutuata dal paradigma stalinista) non è mai stata - da socialista liberale attento alle regole e alle procedure - il mio modello. Credo che la democrazia sia un’altra cosa, e ho ragioni di credere che i militanti, i simpatizzanti e cittadini che hanno speranza nel partito democratico, a partire dai territori, sapranno democraticamente - e serenamente - esprimere i loro argomentati pareri.

  14. Gianluca Monti 8 maggio 2008 16:49

    Ho lavorato per mesi come non avevo mai fatto perchè credevo in un progetto che appariva fresco e rigoglioso, con proposte interessanti, con aperture veramente “democratiche” con la voglia di parlare alla “gente comune” come me.

    Ho sperato per mesi che questo progetto venisse abbracciato e condiviso da tutti essendo l’ultimo e l’unico anelito di vita di una sinistra ormai alla deriva, purtroppo oggi sono deluso e tristemente sconfitto.

    La pubblicazione dell’esecutivo di Castagnoli deciso dentro le “solite” quattro mura dove per anni alcunni gruppi ristretti dei ds hanno fatto e disfatto i loro comodi assai spesso a dispetto della loro base mi apre definitivamente gli occhi sul fatto che nulla o quasi è cambiato. Gli interessi che io, povero illuso, alla mia prima iscrizione ad un partito con il Pd, credevo di tutti o almeno di molti, sono sempre di pochi e ben custoditi, la perfidia e la continua diffidenza con cui ci si è rivolti a chi, con tutta la propria passione, si innamorava ingenuamente a un progetto hanno evidenziato che “la casta” è sempre viva e vigile e protegge con le unghie e con i denti le proprie posizioni privilegiate.

    Di certo credo comunque che qualche conto lo stiano sbagliando, perchè siamo tanti e molto arrabbiati e per ognuno di noi a cui faranno abbassare la testa altri dieci la rialzeranno. Oggi sento forte la delusione, ma mi anima la spinta giusta perchè so di avere tanta gente al mio fianco che dal 14 ottobre si aspettava molto di più e che non sono disposti ad allontanarsi per lasciare il posto a chi fino ad oggi ha fatto della politica un mezzo per sistemarsi.

    Dobbiamo dire basta a questi metodi “bulgari” e antidemocratici, dobbiamo dire basta a chi con il sorriso tra le labbra e una pacca sulla spalla spegne inesorabilmente i nostri sogni e la nostra passione (facendo ore e ore di riunione e non tenendo in nulla conto quello che viene detto nelle discussioni negli organismi)….se noi ci crediamo questo non deve più essere e la gente è con noi.

    Gianluca Monti
    (Componente Segreteria comunale Pd Forlimpopoli - resp. organizzativo)

  15. BUFFADINI LODOVICO 8 maggio 2008 17:13

    Non è più un problema generazionale, come qualcuno voleva farci credere, ma solo ed esclusivamente un problema di potere. Il potere se democraticamente riconosciuto attua un obbiettivo di rappresentanza giusto e condiviso. Il potere con delega autoreferenziata è il peggio che possa esserci. Mi chiedo , qualcuno ha sbagliato polo? Con Berlusconi valgono certi comportamenti, ma non dovevavo essere il nuovo,l’incrocio e la fusione di culture, essere e avere il rispetto della propria identità culturale per forgiare un modello innovativo e vincente.
    Siamo sulla strada per creare le condizioni di mettere in discussione il risultato per le prossime amministrative. DIVISI per raccogliere le macerie della sconfitta? Occorre una forte reazione di nuova unità togliendo quel finto pensiero nuovo, modello anni 40, che sa già di visto e vissuto.

  16. Tatiana 8 maggio 2008 20:23

    Da RomagnaOggi

    Forli, data 08.05.2008, orario 16:43
    FORLI’ - Polemica nel Pd: Ariana Bocchini si ’sospende’ dall’Esecutivo
    FORLI’ – E’ polemica all’interno del Partito democratico forlivese. Dopo la nomina dell’Esecutivo operata appena un giorno fa dal segretario Alessandro Castagnoli, arriva già la prima defezione. E’ quella di Ariana Bocchini, presidente di Romagna Acqua, ex sindaco di Bertinoro e personaggio tra i più in vista del Pd forlivese. La Bocchini, dopo aver accettato l’incarico di responsabile delle politiche per lo Sviluppo del territorio, “sospende” la sua disponibilità in polemica con il segretario, reo di non aver coinvolto l’Assemblea territoriale nella discussione sulla formazione dell’esecutivo.
    “Mi è stata chiesta la disponibilità a far parte dell’Esecutivo del PD – spiega la Bocchini -in una ipotesi di un aggiornamento culturale e politico del Partito e di costruzione di un gruppo dirigente forte, autorevole, unitario, in grado di reggere le sfide del futuro. La mia disponibilità è stata data con questi presupposti e con l’obiettivo di superare limiti e debolezze che si sono manifestate in questi mesi”.
    “Tutto ciò presupponeva però una discussione in sede di assemblea territoriale – fa notare l’ex sindaco di Bertinoro -, prima di tutto sul ruolo della Direzione e una contestualità della proposta di Esecutivo. Ciò non è accaduto e immagino il disappunto di tutti coloro che hanno partecipato alla discussione post elettorale, nell’apprendere ancora una volta, dai giornali notizie che non sono frutto di un confronto”.
    “Sospendo perciò questa disponibilità in attesa che il Comitato Territoriale possa discutere sulla costruzione degli organismi dirigenti e sul loro ruolo – conclude Bocchini -. Sono certa che questa sia l’unica sede democratica che può dare elementi al segretario per una scelta sull’Esecutivo che sia la più unitaria e condivisa possibile”.

    Mi fa piacere che Ariana abbia sospeso il suo incarico attendendo una discussione dell’assemblea territoriale, spero però che non sia l’unica dei “nominati” a non aver condiviso il metodo che ha portato alla nomina di questo organismo.

    Quanto sta accadendo in questi giorni mi fa tornare alla mente un passaggio della relazione di Castagnoli all’ultima assemblea territoriale “chiedo la moratoria delle poltrone per 10 mesi”, io sinceramente non avevo capito che intendesse dire che qualsiasi tipo di nomine con o senza retribuzione ce le avrebbe comunicate lui a mezzo stampa!!! Mi fa male al cuore a pensare a tutti i democratici che nei circoli si fanno in quattro per tirare su un partito nuovo con dei forti ideali, che vengono poi delusi dalle azioni dei dirigenti locali.
    Mi fa male che apprendano dai giornali quanto sia difficile essere veri democratici.
    Voglio illudermi che sia stato tutto un malinteso, voglio illudermi che Castagnoli quando tornerà dal suo viaggio ci spiegherà che quel comunicato non è suo, voglio illudermi che lunedì anzichè la prima riunione dell’esecutivo arrivi la convocazione dell’assemblea territoriale con all’ordine del giorno “proposte di formazione dell’organismo esecutivo”.
    Voglio illudermi perchè se così non fosse dovrei pensare che sono state violate ripetutamente ed in maniera grave le regole del nostro partito, e per reagire ad un oltraggio del genere si può solo fare appello allo statuto nazionale.

    Tatiana Gentilini (costituente regionale PD)

  17. JACK 8 maggio 2008 22:42

    Sono un giovane fondatore del P.D. 20 anni, faccio l’operaio e partecipo alla vita del partito come semplice attivista.
    Ma sto castagnoli , che non conosco, chi rappresenta PINZA, la chiesa.. la nomenclatura…MANDATELO A CASA con una sana pedata nel di dietro . Nuovo vuol dire rispettare le regole … ma non sara’ mica un fascista trasferito da noi? Sono deluso amareggiato… Peccato ma quanto è brutta la politica.

  18. Collini Stefania 9 maggio 2008 19:55

    Non trovo edificante nè salutare, per un partito nuovo che si dice democratico, che il segretario proceda in modo così autoritario e a sorpresa.
    No al partito liquido, ma neppure al dispotismo e ai colpi di mano improvvisi: chi critica e contesta la “bagarre politica sui giornali”, non può poi scegliere di relazionarsi coi i propri delegati e segretari di circolo, solo attraverso i giornali, usando comunicati stampa e newsletter per informare, a posteriori, sulle decisioni assunte.
    L’Assemblea territoriale non aveva dato nessuna delega in materia al segretario, la modalità non corretta scelta dal segretario per nominare il suo esecutivo (in solitaria anche questa volta?) perché non l’ha adottata subito dopo la sua elezione del 18 febbraio? C’era tanto bisogno anche allora, come ora, di lavorare per il PD.
    Deve più semplicemente esistere nel PD un metodo di relazione impostato su correttezza e trasparenza, valori che non devono essere solo annunciati ma pure praticati: perchè il Segretario, presente anche se per pochissimo tempo il 6 sera all’assemblea comunale di Forlì, non ha anticipato di persona la notizia almeno ai delegati e segretari presenti , preferendo invece l’effetto sorpresa del comunicato stampa ai giornali il giorno dopo?
    La lettera del segretario , contenuta nella medesima newsletter, mette all’indice un certo LUI ( non si capisce chi) per aver scritto e comunicato tramite i giornali : se scrivono gli altri è male, ma per il segretario invece va bene, anzi benissimo dato che preferisce questa modalità, piuttosto che il dibattito nelle sedi proprie, le assemblee. Ma se dice che si sono tante e tante occasioni per parlare e discutere allora lui perché sceglie d comunicare coi comunicati ? Anche questa volta una scivolata di stile e bene ha fatto Ariana Bocchini a smarcarsi pubblicamente da questa oscura operazione.
    Le riunioni non sono state centinaia, come dice il segretario: abbiamo avuto occasioni per discutere di circoli, di delegati, di consultazioni per le candidature alle politiche, abbiamo fatto tante iniziative di propaganda elettorale, ma rare se non rarissime ( le conto sulle dita di una mano ) le occasioni di dibattito politico interno per chiarirci le idee su come procedere nel nostro cammino. Partendo dagli organismi locali del partito.
    Stefania

  19. Giorgio Zanniboni 9 maggio 2008 21:18

    Non si può sbagliare a ripetizione ma per me l’aspetto più grave non è quello della composizione dell’esecutivo,che per certe presenze fa cadere le braccia, bensì la presentazione : “I membri dell’Esecutivo, scelti per competenza, merito e convinzione verso il PD”…
    Dunque tutti gli iscritti al partito sono stati vagliati e soppesati in base a tre distinti principi valutativi e il meglio del meglio è espresso dagli 11 scelti in solitario. Lascio stare i giovani che non conosco (ma che per certe problematiche non si sono fatti notare) ma se per gli altri qualcuno è senz’altro valido,a cominciare da Ariana Bocchini che non a caso ha rotto l’incantesimo, non ho memoria ne della competenza ne, tantomeno, del merito. Adesso occorre un rapido e decisivo chiarimento, o il cambiamento si fa sul serio - metodi e contenuti- o le prossime elezioni amministrative riserveranno sorprese amare. Giorgio

  20. Giorgio Zanniboni 9 maggio 2008 21:24

    Scusate, una correzione : …non ho memoria ne della competenza ne, tantomeno, del merito di certuni. Adesso …

  21. maria maltoni 9 maggio 2008 23:27

    Ho visto sulla stampa di oggi alcune prese di posizione di membri in pectore dell’annunciato esecutivo PD, i quali hanno sottolineato come sarebbe stato opportuno , prima di comunicare i nominativi alla stampa, che il segretario li avessi posti al vaglio degli organi già costituiti. Questa precisazione è sicuramente importante e significativa.
    Credo però ci sia un altro aspetto che va evidenziato con nettezza. Un segretario eletto con una maggioranza che in altri tempi si sarebbe definita bulgara,deve avere attorno a sè l’intera espressione unitaria di tutto il partito, in quanto insieme di persone che lo hanno votato. Ciò sta a significare , in termini chiari, tutte le opzioni ideali presenti, per come si sono espresse in occasione delle primarie ( visto che sono state presentate più liste) e per come è composto il PD in tutte le sue matrici culturali fondanti, da quella cattolica e post-comunista - le più consistenti numericamente - a quella laica, ecologista, liberalsocialista e riformista.
    Stupisce , sinceramente, che questa esigenza non sia stata evidenziata al segretario, anche dalle stesse persone proposte per l’esecutivo ( di cui alcune hanno decenni di vita di partito alle spalle ). La rappresentatività degli organismi, è il primo principio fondante di un modo democratico di concepire la vita interna di un partito. E non si può obiettare che “la squadra” avrebbe solo compiti in qualche modo tecnici, di supporto al segretario,perchè la definizione di aree di competenza è indicativa invece di rilevanza politica.
    E’ necessario perciò, per avere una gestione effettivamente unitaria del partito, una presenza plurale e realmente rappresentativa di tutte le opzioni esistenti e ciò dovrà valere per tutti gli organismi che si andranno a costituire.

  22. Carlo Giunchi 10 maggio 2008 10:35

    Penso che l’iniziativa del segretario del PD di Forlì Alessandro Castagnoli di procedere alla nomina di un “esecutivo” del partito, prescindendo da qualunque dibattito negli organismi rappresentativi, quindi da qualunque indicazione da parte degli stessi, costituisca una gravissima violazione sostanziale della democrazia intera al partito, che addebitare ad inesperienza, intempestività o ingenuità sarebbe completamente fuorviante.
    Castagnoli ha strumentalizzato l’esigenza ampiamente condivisa nel partito di andare verso la costituzione di organismi dirigenti oggi assenti, per mettere in atto un banale, quanto evidente, tentativo di mortificare, con una metodologia verticistica, la sua dialettica interna.
    In tal senso egli si è reso responsabile di possibili conflitti e lacerazioni, che una prassi di costruzione degli organismi dirigenti scarsamente partecipata e condivisa potrebbe provocare.
    Le stesse caratteristiche dell’esecutivo proposto rivelano l’obiettivo di soffocare il pluralismo interno a favore di una lottizzazione correntizia incentrata esclusivamente sull’aggregazione di componenti riconducibili a presunti equilibri fra l’ex DS e l’ex Margherita, equilibri tanto ambiti quanto precari.
    La scelta inoltre di trattare le competenze tematiche non aprendo il partito ai livelli più qualificati provenienti dalla società civile, bensì attraverso l’inserimento nell’esecutivo, in molti casi, di figure di secondo piano, spesso assenti dal dibattito di merito sui vari temi che interessano la vita sociale ed economica del territorio, oltrechè, in alcuni casi, totalmente estranei agli organismi elettivi del partito, conferma un metodo destinato ad impedire la sua crescita effettiva in favore di una capacità di controllo su di esso da parte di un gruppo dirigente inadeguato e già superato, nonché peraltro sconfessato da più versanti.
    Questo comportamento gravissimo si aggiunge alla totale incapacità di gestire, in occasione delle elezioni politiche, prima le modalità della consultazione per le candidature, poi la corretta interpretazione della stessa, ed infine l’iniziativa per assicurare al nostro territorio la rappresentanza parlamentare che merita, sovrapponendo ripetutamente interessi politici personali e di schieramento.
    Esso, se possibile, è reso ancor più grave da una prassi fondata sull’incapacità quasi completa di ascoltare le varie anime culturali e politiche del partito e sul rifiuto costante di utilizzare, nell’ambito degli organismi elettivi, gli strumenti tipici della democrazia, come si è verificato durante l’ultima assemblea territoriale nella quale si è rifiutato di porre ai voti una mozione d’ordine presentata a tale scopo da ben sessanta membri dell’assemblea stessa.
    Questa situazione, giunta ormai al limite dell’accettabilità, induce da un lato a porre con forza l’esigenza di un profondo rinnovamento dell’assetto dirigente del partito a livello locale e dall’altro a considerare il tema della democrazia una questione preliminare, senza sciogliere la quale non è possibile dispiegare alcuna capacità di elaborazione di contenuti e programmi.
    E così, anche coloro che, offrendo la propria disponibilità, si sono in qualche modo resi complici della costituzione di questo esecutivo, hanno l’opportunità, al di là di dissociazioni apprezzabili ma francamente tardive, e oggi comunque indispensabili, di mettere a disposizione il loro impegno per la crescita e non per l’asfissia di questo partito.
    Prescindendo da questa iniziativa non rimarrebbe che la progressiva e devastante delegittimazione di un esecutivo estraneo al corpo del PD forlivese e di un segretario tendenzialmente incapace di rappresentare realmente le speranze espresse dagli elettori e dagli aderenti durante i molti mesi della sua fondazione.
    Queste mie riflessioni, ovviamente di carattere del tutto personale, mi sento di dedicarle a “Jack”, che è la migliore ragione per continuare a impegnarmi.

    Carlo Giunchi

  23. Collini Stefania 11 maggio 2008 10:09

    La toccata e fuga della “democrazia delle newsletter” (copio la felice espressione di Thomas) praticata dal segretario Castagnoli, ha prodotto numerosi pesanti commenti critici ed anche l’eclatante autosospensione dal neo-esecutivo di Ariana Bocchini, che sceglie anche lei la forma del comunicato ai giornali per arrivare subito alla sensibilità dei numerosi delusi.
    D’acchito , leggendo la dichiarazione di Ariana, ho subito pensato, come tanti, e scritto sul blog ” bene ha fatto la Bocchini a smarcarsi da questa oscura operazione”, ma una lettura più attenta della sua dichiarazione, una analisi del testo collegata all’accaduto nella logica causa-effetto, mi porta a considerare che la sua autosospensione, unica purtroppo nel gruppo degli 11, riveli un tatticismo politico, anche poco velato. Dichiarando di aver accettato come ambito sviluppo del territorio,mi pare sostanzialmente che dica : guardate io c’ero a cucinare questa frittata, c’ero ed ero d’accordo con i soggetti di assegnarci compiti ed ambiti di lavoro che l’assemblea non ha assegnato. Il comunicato del Segretario dice il resto: compiti molto poco esecutivi ma molto politici, fino a predisporre anche le ipotesi per la costituzione della direzione da propinare alla prima assemblea , per una ratifica rapida, di quanto operato da una ristretta, solita oligarchia.
    Ora non si può dire solo “mi sospendo”, perchè chi si sospende soltanto lascia un margine di credibilità a quanto operato dal segretario con il suo colpo di mano. Che non ha nessuna giustificazione.

    Vorrei sapere :
    1) una politica navigata par suo, come può inconsapevolmente essere caduta nella trappola mediatica di Castagnoli? io stento crederlo. La questione non è come e quando si sceglie di comunicare , ma è più sostanziale: se non ci fosse stato il comunicato stampa di Castagnoli e l’operazione “direzione ed esecutivo” fosse giunta impacchettata e pronta all’assemblea ma sotto silenzio, Ariana avrebbe preso le distanze? o il clamor di popolo l’ha costretta?
    2) con ragionevole logica, proprio per la lunga esperienza e competenza politica, penso e la sua lettera lo dimostra, che certamente Ariana conosceva, oltre la propria, le assegnazioni degli ambiti, deleghe e nomi della squadra esecutivo_politica, perchè una politica competente par suo non avrebbe accettato un incarico sviluppo del territorio senza informazioni; quindi già sapeva che il pluralismo del PD, la partecipazione e la trasparenza, che ora la sua dichiarazione sembra difendere, in realtà erano stati “tagliati fuori”.
    Questo come lo giustifica?
    3)Il segretario ha imputato i noti errori sulle candidature all’inesperienza ed ingenuità.
    Perchè Ariana Bocchini, politica “competente, meritevole e con forte convinzione nei valori del PD” ( sono i criteri di selezione dichiarati dal segretario) non è intervenuta prima, molto prima che la frittata fosse fatta, imponendo con la sua forza e autorità all’ingenuo Castagnoli, ma pure agli altri compartecipi, un “out- out” guardate che così non s’ha da fare, che la prassi democratica impone iter partecipati, ed io in questo pasticcio antidemocratico non ci metto mani e faccia?
    Questo per dire che una semplice autosospensione non può bastare a chiamarsi fuori, certo bene ha fatto a “smarcarsi”, ma non basta: il fattore a monte resta tutto e molte persone, nella base sovrana del PD, queste considerazioni le fanno.
    4) ultima domanda, da donna a donna, perchè solo 4 donne su 11 componenti + 2 di diritto, non si poteva far nulla per la parità dei generi, mancavano le donne competenti, meritevoli, con convinzione nel PD?

    Ci saranno occasioni per approfondire, oltre le pagine dei giornali, perchè c’è forte necessità di spiegazioni e chiarezza.
    Stefania

  24. Thomas Casadei 11 maggio 2008 10:36

    INVITI ALLA CHIAREZZA

    in sintonia con molti degli interventi che si susseguono ma anche con la percezione che tanti sono i democratici, a tutti i livelli territoriali, profondamente sconcertati per i metodi e lo stile del Segretario Castagnoli, mi permetto di rivolgere alcuni inviti che possano contribuire a quella chiarezza e trasparenza negata nei fatti dal Segretario per la seconda volta, in passaggi decisivi, per la vita del partito (la composizione degli organi, dopo la scelta delle candidature: i due snodi cruciali di questi primi mesi del Pd forlivese)

    - ai COMPONENTI L’ESECUTIVO NOMINATO VIA ‘NEWSLETTER’: l’intervento di Ariana Bocchini, Presidente di Romagna Acque nominata nell’esecutivo (tema questo che, peraltro, andrebbe certamente vagliato in maniera ponderata), ha avuto il merito di esprimere pubblicamente un dissenso nei metodi, anche se un passaggio successivo sarebbe quello di esplicitare se il dissenso è solo questione di tempi e di tempestività da parte del segretario, oppure - più in profondità- se il il dissenso è anche rispetto alla logica seguita dal segretario (ovvero quella correntizia di costruire maggioranze - forse solo apparenti - in stanza chiuse consultando pochi interpreti fedeli, nno esplicitando i criteri ma soprattutto il quadro di riferimento nella concezione del partito, che è partito plurale per costituzione - nei territori, nelle culture di riferimenti, nelle articolazione delle sensibilità presenti al suo interno).
    Marco Errani, dal canto suo, ha rilasciato una dichiarazione in cui parla di un’ingenuità del Segretario che può divenire “errore politico” ma anche qui il riferimento ad una supposta “direzione politica della federazione” (cosa si intende chi sta in federazione e vi lavora? o altro?) andrebbe ulteriormente chiarito.
    Ebbene sarebbe assai utile per un percorso di trasparenza che anche gli altri nove della ’squadra’ facessero conoscere le loro posizioni in merito ad una vicenda che non può certamente essere chiusa con i “non sapevo nulla”, “non ero al corrente”: pare proprio siano stati diversi gli incontri, i contatti, le mediazioni, ecc.
    Se i componenti la squadra del Segretario nominata a mezzo stampa - con precisi compiti *politici* - sono stati scelti effettivamente, come si afferma nel comunicato, per “competenza, merito e convinzione verso il PD” hanno il dovere - etico prima che politico - di far conoscere le loro posizioni: sarebbe un contributo molto utile e farebbe certamente chiarezza sul percorso che si è seguito (che rileva, agli occhi di tutti, una supposta logica maggioritaria, di cui però non si capisce quali siano i criteri di indentificazione di questa maggioranza politica: è forse quella di ex ds appartenenti a certe componenti e quella di ex MArgherita appartenenti a certe componenti? Non mi pare proprio - se così fosse - che ciò configuri l’articolazione del partito nuovo, che si chiama Partito democratico, non compromesso tra ex ds ed ex margherita)

    - ai SEGRETARI DEI CIRCOLI: tra le cose dette dal Segretario nella sua relazione all’assemblea territoriale, e *scritte* , si trova quanto segue:

    “Entro 15 giorni da oggi mi impegno, in collaborazione con i circoli, a
    presentare all’assemblea proposte per la composizione nominativa della
    Direzione (50-60 membri) dell’esecutivo (6-8 membri) e articolazione delle
    aree tematiche.
    Al fine di produrre una proposta che raccolga il maggior consenso chiedo ad
    ogni segretario di circolo di fornirmi entro 10 giorni nominativi di donne e
    uomini che mi riserverò di indicare negli organismi dirigenti. Requisiti
    fondamentali: persone capaci di dare concretezza e profilo alto alla
    costruzione del nuovo partito; merito, competenza e senso di appartenenza e
    lealtà verso il nascituro PD.
    Una proposta di articolazione delle aree tematiche /forum tematici”.
    Principi sacrosanti, anche perchè i circoli, con i loro Segretari, le loro segreterie, le loro assemblee, sono attualmente gli unici organismi, insieme all’assemblea territoriale (e ovviamente al segretario che ne rappresenta la sintesi decisionale e di indirizzo), titolari di sovranità democratica all’interno dell’organizzazione partito.

    Ebbene, poichè mi risulta che almeno TRE segretari dei 37 circoli esistenti siano stati effettivamente e (in un paio di casi) ripetutamente consultati sulla vicenda, inviterei i segretari tutti a far pervenire una comunicazione su questo sito o tramite altre forme di comunicazione pubblica e trasparente che attesti che sono stati consultati. Non posso credere - mi rifiuto di farlo - che si siano selezionati sulla base di una graduatoria di importanza i circoli da consultare e quelli da non consultare (resterebbe comunque il fatto che i due Segretari di due dei circoli più consistenti in termini di partecipazione democratica - sia alle primarie sia per le elezioni dell’assemblea territoriale - quello di Ca’ Ossi (per sua dichiarazione su questo blog) e quello di Forlimpopoli (mia la verifica in quanto componente della Segreteria di Circolo) sono stati esclusi dalla consultazione. Il fatto mi pare sia degno di una spiegazione urgente.

    - ai COMPONENTI EFFETTIVI DELL’ASSEMBLEA TERRITORIALE (ELETTI SULLA BASE DI DEMOCRATICHE ELEZIONE finalizzate alla composizione dell’unico organo, insieme ai circoli, ad oggi esistenti nel Pd): ai 197 componenti effettivi l’Assemblea territoriale, regolarmente eletta, chiedo quali a loro avviso sono i modi e le forme per *misurare*, rispettivamente, “merito, competenza e convinzione verso il PD”. Su questi criteri mi piacerebbe se si aprisse un bel dibattito, che riterrei utile anche per la messa a punto degli argomenti che il partito si dà nella costruzione dei propri organi.

    La discussione, la parola, la presentazione di argomenti, la spiegazione delle decisioni, sono il cuore della democrazia, e la base vitale di un partito democratico. Un partito che le annulla, alla radice, o finge di renderle possibili ha vita breve (diviene qualcosa di diverso), un partito democratico che non le pratica è destinato a sconfitte a ripetizione.

    Un partito democratico - o supposto tale

  25. luciana tampieri 11 maggio 2008 16:47

    Il circolo Cava-Villanova non è stato consultato e sulla nomina dell’esecutivo ho già espresso una dichiarazione di disappunto e delusione al Segretario Castagnoli inviata p.c. anche ai Segretari di Circolo di cui conoscevo la mail.
    Ora scopro che qualcuno è stato consultato ed altri no.
    La discriminante è la fantomatica “fedeltà” al PD ??.
    Sono preoccupata per il livello di svilimento della pratica democratica
    luciana

  26. Alessandro Pilotti 11 maggio 2008 17:01

    Sul metodo è stato già detto tanto.
    Sul merito vorrei discutere anche se debba esserci un membro dell’Esecutivo incaricato di seguire la Famiglia e che questo membro debba essere Sergio Servadei.
    Nella vicina Ravenna il sindaco del PD Fabrizio Matteucci apre al riconoscimento delle coppie conviventi, che ricordo sono ai sensi dell’articolo 2 della costituzione “formazioni sociali ove il singolo svolge la sua personalità”.
    Noi a Forlì per scavare un solco ulteriore con il mondo laico vorremmo dare a Servadei un ruolo declinato al singolare come neppure Rotondi lo declina.
    Il manifesto dei valori nazionale approvato all’unanimità parla non di Famiglia ma di famiglie.Quindi forse meglio discutere dei contenuti prima dei nomi perchè così non ci siamo.

  27. Thomas Casadei 11 maggio 2008 18:40

    NEL MERITO:
    sulle deleghe, e sulle (supposte) competenze.

    Concordo, la discussione va fatta certamente anche sul merito (anche se prima occorrerebbe forse capire quale modello organizzativo ci si dà come partito: per es. perchè non avere solo una segreteria abbastanza ampia che si raccorda strettamente e costantemente con l’Assemblea territoriale sovrana - sul modello di quella di Cesena, in cui ogni componente ha le deleghe, e tutto ciò viene discusso in sede di Assemblea territoriale, che altrimenti viene svuotata di qualsiasi compito?), solo alcuni esempi:

    - cosa significa una delega alla **partecipazione**? e perchè averla se esiste una figura di coordinamento dei circoli (ma su questo -ancora- perchè non avere una conferenza dei circoli che nomina, anche a rotazione, un componente che partecipa alle riunione di una segreteria?)

    - perchè esiste una delega **all’impresa e alla cooperazione**, sganciata da una dedicata al lavoro

    - è opportuno che tre segretari di circolo assommino altri incarichi come componenti di un esecutivo/segreteria politica?

    - è opportuno che due capi-gruppo dei due paesi più grandi del comprensorio siano anche membri di un esecutivo? il partito non dovrebbe avere una distinzione di funzioni rispetto alle amministrazioni?

    - perchè non esiste una specifica delega in territori dove si è ormai a rischio sconfitta in diversi comuni, ovvero nelle aree collinari e montane?

    - perchè il tesoriere è solo invitato di diritto? non era anche responsabile dell’organizzazione? e perchè comunque solo invitato, visto che Franco Gensini è una colonna quanto a meriti, competenze e dedizione al PD?

    - esiste per caso un vice-segretario (nella figura di Marco Errani) visto che dopo il segretario non c’è, in un caso, l’ordine alfabetico? chi lo ha deciso e perchè?
    E comunque registro che l’eventuale vice-segretario ha fortemente criticato il segretario sul metodo scelto per la composizione dell’organismo dell’esecutivo. un brutto segno.

    - perchè solo 4 donne su 11 componenti, che diventano 13 se si sommano gli invitati e il segretario. Una scelta che non corrisponde ai principi che il pd cerca di perseguire a tutti i livelli, ovvero la democrazia paritaria? Forse non c’erano donne competenti nell’assemblea territoriale?

    - mi risulta che TUTTI i componenti l’esecutivo fossero iscritti, in precedenza, a Ds e Margherita, forse il pd non ha al proprio interno altre culture di riferimento? e perchè nessuno è stato scelto fuori da queste logiche?

    - che significa una delega alla **famiglia**? e perchè in un’accezione al singolare, forse che si intende solo la famiglia espressa dal matrimonio? mica siamo l’Udc, o sbaglio? qui il manifesto dei valori nazionale scrive altre cose

    - come mai su 11 componenti ci sono ben tre persone che lavorano nell’ambito della Cooperazione, e in particolare afferiscono ad un’unica centrale cooperativa? Il mondo del lavoro non è un po’ più complesso? il lavoro dipendente, il sindacato, l’impresa, il precariato?

    Il tutto lascia pensare che PRIMA - nelle segrete stanze e tra pochi fedelissimi (e in quanto tali meritevoli, competenti, convinti assertori del PD) al segretario - si siano decisi i nomi e POI affidate le deleghe. Altrimenti come si spiegherebbe che alcune persone non le si sia mai sentite parlare, non solo nel partito nuovo o in quelli di precedente appartenenza ma anche nel territorio forlivese o nella città di Forlì dei temi di cui li si ritiene meritevoli e competenti?
    A queste persone è data la possibilità comunque di esprimere la loro fedeltà al Segretario, a quel punto però la valutazione sulle loro competenze la si lascia al partito tutto.

    Se il segretario e la sua squadra, ovvero i suoi fedeli collaboratori, intendevano far passare sotto-silenzio - d’intesa con pochi segretari di circolo (ne conto ad oggi TRE consultati - guarda caso tutti e tre finiti nella segreteria … sich!) e ristretti gruppi o correnti presenti nel pd - forse avrebbero dovuto essere un poco più accorti…i democratici sono persone attente…

  28. Marina Flamigni 11 maggio 2008 20:47

    Sbagliare è umano….. perseverare diabolico!
    L’Assemblea Territoriale si era chiusa, dopo sette ore di interventi appassionati e sofferti (pieni di valutazioni critiche e considerazioni schiette sui metodi censurabili adottati ed i risultati assolutamente insoddisfacenti ottenuti nelle recenti elezioni politiche), con lo sguardo rivolto in avanti, verso la prospettiva costruttiva di strutturare i nuovi organismi dirigenti, mettendo in campo procedimenti autenticamente democratici.
    Le aspettative sono state nuovamente tradite.
    Apprezzabile chi si è smarcato, anche con parole dure, sul metodo e non solo sulla intempestività dell’iniziativa.
    Peraltro chi ha accettato non solo la nomina, in un esecutivo composto lontano dall’Assemblea e dai circoli, ma anche deleghe tematiche (dunque politiche) concordate in una ristretta e riservata cerchia, nella sostanza ha consapevolmente eluso le prerogative e le competenze dell’Assemblea territoriale democraticamente eletta.
    Il fatto che in programma ci fosse, secondo Ariana, “una discussione in sede di assemblea territoriale, prima di tutto sul ruolo della direzione e una contestualità della proposta dell’esecutivo”, di questo esecutivo, con tutte le deleghe pronte e decise, francamente mi preoccupa: se non ci fosse stata l’uscita intempestiva del segretario sulla stampa, tutto era pronto per un passaggio in assemblea con un bel pacco, col fiocco e tutto!!

    Quanto al merito, concordo pienamente con le analisi di Stefania e Thomas.

    Marina Flamigni

  29. AriannaBocchini 11 maggio 2008 21:14

    L’intervento di Stefania mi ha sollecitato alcune riflessioni che riguardano il Partito Democratico, la qualità della discussione, i contenuti del progetto politico, il senso di una responsabilità politica collettiva e ancora, anzi soprattutto, la libertà con cui si esprimono opinioni, dissensi, dubbi.

    Ciò che penso in riferimento alla costruzione dell’esecutivo è scritto in quel comunicato stampa.
    Sì, certo, c’è da chiedersi perchè un comunicato stampa, e ciò riguarda proprio la modalità del confronto e del reciproco ascolto, ma anche e in particolar modo la legittimazione delle sedi colletive decisionali.

    Siamo passati per mesi in cui abbiamo appreso dai giornali scelte non secondarie per il PD forlivese, a queste si sono aggiunte critiche e dissapori che ci hanno fatto apparire come un Partito senza gruppo dirigente e senza progetto politico comune.

    In tanti abbiamo scelto il silenzio, per responsabilità, per quella passione ed energia che tutti abbiamo voluto spendere a favore di un partito nuovo e della possibilità di vincere la sfida elettorale.
    L’interesse collettivo è questo.
    Dopo le elezioni, nell’analisi dei risultati elettorali, ci siamo detti in decine di interventi all’Assemblea territoriale che i limiti che avevamo verificato andavano superati con un investimento su di un gruppo dirigente e con uno sforzo di grande condivisione ed unità.
    Ho capito questo dalle parole di tutti, ho capito che si apriva una nuova fase.

    L’esecutivo sta in questo contesto, e soprattutto l’esecutivo assume ruolo se diviene l’esito di una discussione dell’Assemblea territoriale, chiamata ad eleggere la Direzione, vero organ politico legittimato.

    Tutto qui, allora perchè forzare una situazione delicata accelerando i tempi senza motivi? E perchè senza nessuna informazione preventiva, pubblicare i nomi sulla stampa?

    Sì, certo, alla richiesta del Segretario su una mia disponibilità ho risposto che c’era, se si riteneva che potesse giovare all’unità ed al rafforzamento del nostro Partito (e sempre pensando ad un percorso che partisse in primo luogo dall’elezione della Direzione, come ho scritto sopra).

    Non ho partecipatò ad alcuna discussione, ammesso che ci sia stata, semplicemente ho risposto ad una telefonata.
    E come sai, nonostante sia una “navigata” non partecipo mai a “caminetti”, nè a riunioni di correnti, poichè non ne faccio parte per mia scelta.

    Perchè sono uscita sulla stampa?
    Il disagio era collettivo, di tante e tanti, non c’era altro strumento.
    Posso rassicurarti di avere sentito anche altri inclusi nell’elenco dell’esecutivo, che peraltro condividevano queste valutazioni, ma che hanno scelto di non intervenire.

    Non sono alla ricerca di visibilità. quella non si conquista sui giornali, o per lo meno quella è fittizia, anzi una delle critiche che ho sempre fatto al Partito Democratico è stata proprio di guardare troppo all’immagine e troppo poco alla sostanza.
    E ancora, è noto a tutti che da sempre chiedo insieme ad altri, strumenti di verifica sull’operato di chi ricopre incarichi politici ed istituzionali.
    E posso garantirti che l’imperare di logiche che guardano alla fedeltà a questo o quel segretario, e ancor peggio di altre che tendono a denigrare, a insinuare, a voler leggere tra le righe di chi esprime in libertà le proprie opinioni, è insopportabile anche per chi ha una lunga esperienza politica.

    Credo che da questa vicenda possiamo trarne tutti motivi di ulteriori condivisioni e non di contrapposizioni.
    Dire che non si è d’accordo non significa dire che si fa la guerra.
    E’ certo che vale per tutti la responsabilità verso l’interesse generale, e questo non si misura dalla presenza in un esecutivo.

    Ho conosciuto le amarezze di tante donne e uomini in queste settimane, ho sentito la richiesta di fare qualcosa di buono per guardare avanti.
    Ho agito per senso di responsabilità nei confronti di queste persone, non ho rinunciato alla libertà di dire “così non va bene”.

    Rispondo unicamente a principi di etica e responsabilità, non sono interessata a far parte di “eletti fedeli”.

    Arianna Bocchini.

  30. Paolo 11 maggio 2008 23:04

    Ma come mai Castagnoli riesce a scaturire antipatie in tutte le attività che fa? Suvvia siate comprensivi con un giovane ingegnere laureato a 30 anni suonati

  31. Patrizia Graziani 12 maggio 2008 00:01

    Il secondo pensiero ,dopo giorni di black out internet, oggi ,che vi leggo, è che vorrei scappar via!!!
    Ma che partito democratico è questo? Qui siamo di fronte allo spregio più assoluto di quanto emerso dalla due giorni di assemblea provinciale, da regole e da democrazia!
    Non mi scandalizzo di aver letto sugli organi di informazione la lista dell’esecutivo, mi scandalizzo che il segretario del Partito Democratico agisca come la peggior brutta copia di un vecchio partito !! Come meravigliarsi se poi si perdono le elezioni, se altri aumentano voti o se non c’è partecipazione??!!!
    E’ mai possibile che non si riesca a costruire un partito con un confronto aperto di tutti ?!!E dire che oggi Bersani in un intervista parla di libertà di confronto e solidarietà nel PD!!!!!

  32. Gessica Allegni 12 maggio 2008 14:17

    Pubblico la lettera dei giovani del PD in riferimento agli ultimi avvenimenti.

    Lettera aperta del Comitato Promotore dei Giovani del PD di Forlì
    Alla cortese attenzione di:
    Segretario territoriale del PD di Forlì Alessandro Castagnoli
    Segretario comunale del PD di Forlì Elisa Massa
    Membri dell’Assemblea Territoriale del Partito Democratico di Forlì

    OGGETTO: nomina esecutivo PD Forlì – prospettive future per il partito e il territorio
    Premessa:
    Siamo giovani fondatori del Partito Democratico, abbiamo creduto e crediamo in questo progetto perché sentiamo la forte esigenza di rinnovare la politica e la classe dirigente del nostro Paese, superando chiusura ed autoreferenzialità della “vecchia” politica. Crediamo nella necessità di iniziare a parlare più seriamente di contenuti e di progetti e non solo di metodi e regolamenti.
    Ci troviamo però nella necessità di manifestare un forte dissenso in seguito alle modalità di nomina dell’esecutivo del Partito Democratico di Forlì, avvenuta attraverso la pubblicazione di un comunicato stampa in data 08/05/2008, da parte del Segretario Alessandro Castagnoli.
    Etica, merito,competenza,rigore morale, condivisione delle decisioni, sono criteri per noi imprescindibili nella scelta di gruppi dirigenti che hanno il compito di guidare il nostro partito verso il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo preposti.
    Esprimiamo, dunque, in riferimento alla situazione del partito locale, forte indignazione verso un esercizio del potere non rispettoso dei fondamentali principi di democrazia e condivisione, incline ad acuire le divisioni interne e che ha portato a soluzioni non rappresentative di quanto emerso dalle due recenti assemblee territoriali rispetto all’elezione dei nuovi organismi dirigenti.
    Apprendere dai mezzi di informazione la nomina di una segreteria di partito è un fatto che creerebbe sconcerto a chiunque ma che nel caso di Forlì rappresenta una triste replica di situazioni già contestate in passato.
    Il “caso candidature” che ha poi portato il PD di Forlì a non esprimere alcun proprio rappresentante in Parlamento è stato caratterizzato da una cattiva gestione che ha prodotto risultati mediocri: un candidato alla Camera non emerso dalle consultazioni, la difficilmente motivabile presenza del Segretario nelle liste dei “papabili”, la tendenza a premiare e rafforzare una precisa “componente” del partito ed una manifesta debolezza nel far valere la forza del nostro partito al momento della definizione dei posti in lista.
    Intendiamo anche esprimere il nostro rammarico nel vedere quanto, causa incapacità della dirigenza locale, l’immagine del Partito stia perdendo sempre più consensi tra i suoi elettori, a causa dell’ambiguità delle scelte interne, della continua e non estirpata consuetudine di scegliere le persone in quanto tali e non per criteri di merito e rappresentanza e della mancanza di democraticità nelle scelte importanti.
    Il Partito Democratico pur non essendo ancora definitivamente strutturato una linea l’ha tracciata, ma i nostri dirigenti a partire dal livello nazionale fino a quello locale non si stanno dimostrando coerenti rispetto a quanto propagandato con la nascita del partito.
    Per quanto riguarda la situazione locale chiediamo una attenta verifica delle responsabilità che hanno portato il PD forlivese ad una condizione di debolezza. Il nostro partito è segnato da frequenti malumori interni (spesso eccessivamente dibattuti sui giornali, anche a causa dei pochi momenti di confronto collettivo, con conseguente danno generale d’immagine) ed anche da un preoccupante immobilismo nell’elaborazione e progettazione politica che ci espone al rischio di un risultato negativo alle prossime elezioni amministrative.
    Per tutti questi motivi consideriamo necessaria una decisa inversione di rotta nella modalità di gestione del partito.
    Ciò premesso, si propone di:
    _ convocare urgentemente l’assemblea territoriale del partito col compito di condividere criteri e metodi di nomina, in primis della direzione (in quanto vero organo di indirizzo politico del partito) e successivamente della segreteria (che dovrà essere comunque sottoposta all’approvazione della direzione)
    _ considerare la non legittimità della segreteria nominata, senza previa discussione interna, dal Segretario (cui si riconosce il potere di avanzare proposte rispetto ai nomi ma non quello di scavalcare l’assemblea territoriale quale unico organo al momento investito di potere decisionale, in quanto direttamente eletto)
    _ definire, in seno all’assemblea territoriale, il profilo politico della futura direzione e della segreteria, anche sulla base di una valutazione e chiarificazione dei criteri che il Segretario ha considerato nella scelta del suo esecutivo ( “merito, competenza e convinzione verso il PD”)

    In vista delle imminenti elezioni amministrative si propone inoltre di avviare un confronto e un dibattito interno sulle questioni locali più importanti, al fine di dare ai cittadini un’idea chiara e risposte precise riguardo alla posizione del nostro Partito sui maggiori temi che interessano il territorio.
    Le elezioni amministrative necessitano di essere preparate in anticipo e di una accurata strategia politica fatta di scelte condivise, anche rispetto al tema delle alleanze a livello locale, che non dovranno necessariamente essere specchio fedele di quelle viste alle ultime politiche bensì dovranno essere costruite sulla base di un progetto forte per la città che possa raccogliere le maggiori adesioni possibili da parte di tutte le forze di centro-sinistra con le quali abbiamo maturato negli anni esperienze di buon governo del territorio
    Confidiamo, infine, in una maggiore apertura del partito nei confronti dei suoi elettori: si evitino campagne elettorali auto-celebrative o autoreferenziali e si lavori per la costituzione di un coordinamento che organizzi la campagna elettorale sul territorio (cosa che sarebbe stata utile anche nel corso delle recenti elezioni politiche).
    Noi ci impegneremo a dare come sempre il nostro contributo e a dare rappresentanza politica alle giovani generazioni del nostro territorio, perché finalmente si diano risposte concrete alla loro domanda di cambiamento.

    I giovani del PD di Forlì (adesioni finora pervenute)
    Gessica Allegni
    Valerio Altieri
    Luca Bertani
    Franco Bevilacqua
    Ludovica Cerritelli
    Massimiliano Cescon
    Lara Ciabattoni
    Veronica Esposito
    Gabriele Garavini
    Dario Gaspari
    Umberto Orlati
    Alessandro Russo
    Linda Russo
    Sara Samorì
    Luca Savorelli
    Simone Severini
    Matteo Valtancoli
    Riccardo Zanoni

  33. Maria Teresa Vaccari 12 maggio 2008 14:18

    Ho letto nella rassegna stampa del Comune un commento di Angelo Satanassi, definito “vero e proprio patriarca della sinistra forlivese”, sulle contestazioni al Segretario Castagnoli, che motiva l’attuale crisi con questa affermazione:
    “Il Partito Democratico è stato il frutto della fusione tra DS e Margherita e la componente laico repubblicana e non può esserci una gestione armonica partendo solo dall’alto. I primi passi hanno certamente deluso. La forza trainante è data dal vecchio DS, la componente della Margherita non è maggioritaria”.

    Ma quando seppelliremo il vecchio manuale Cencelli?

    Il Partito Democratico è un PARTITO NUOVO con un nuovo Statuto, nuove regole e nuovi valori e NON DEVE ESSERE UNA COALIZIONE DI PRE-ESISTENTI PARTITI.
    E’ vero: una buona parte di DS, Margherita e Repubblicani sono confluiti nel Partito Democratico ma ci sono tanti che, come me, non erano mai stati iscritti a nessun partito, non avevano mai fatto politica attiva e che hanno deciso di impegnarsi in questo progetto proprio grazie alla sua volontà di cambiare la rotta della politica.
    E in gran parte c’è riuscito, ma proprio in quei territori dove il centro sinistra governa da decenni sembra sempre più difficile attuare in concreto quel rinnovamento tanto sbandierato a parole quanto disatteso nei fatti.

    Ripeto l’appello che ho lanciato all’ultima assemblea territoriale: per favore smettiamola di parlare di ex-DS, ex-Margherita, ex-Repubblicani!
    Perchè se da una parte mi conforta constatare che in tanti ci siamo scandalizzati delle modalità del gestione del Partito di Castagnoli (dopo esserci illusi che quello delle candidature alle politiche fosse solo un incidente di percorso dovuto, dietro sua stessa ammissione, ad inesperienza), dall’altra sono estremamente preoccupata che non si stia consumando l’ennesimo regolamento di conti interno agli “ex-qualcosa”.

    CIO’ CHE MI STA A CUORE sono le sorti del PD forlivese: e quindi chiedo a tutti coloro che si riconoscono veramente nei principi del Partito Democratico di pretendere un’immediata convocazione dell’Assemblea Territoriale per una rapida soluzione di questa crisi e per non perdere altro tempo che già troppo è andato sprecato.

    Maria Teresa Vaccari
    Delegata Comunale e Territoriale per il Circolo Resistenza

  34. Andrea Collinelli 12 maggio 2008 14:21

    La recente pubblicazione a mezzo stampa di questo esecutivo, individuato, avvallato e nominato dal nostro Segretario, Alessandro Castagnoli, a mio modo di vedere, è stato un altro durissimo colpo per la politica locale del nostro nascente partito democratico.
    Avevo tollerato la pesante sconfitta elettorale nel nostro territorio, non dal punto di vista numerico, ma dal punto di vista della rappresentanza della nostra politica locale sicuramente si. Dal dopo guerra ad oggi mai Forlì era stata privata di un suo rappresentante in Parlamento. Dicevo, avevo tollerato i gravi errori compiuti dal nostro segretario nella fase di stesura delle liste elettorali, sia perché credevo avesse peccato di ingenuità, sia perché aveva fatto un grande mea culpa nella sua relazione dell’assemblea territoriale post elezioni. Aveva detto che da ora in poi le scelte andavano condivise dopo gli opportuni dibattiti nelle apposite sedi, che l’esecutivo sarebbe stato rappresentativo dell’intero territorio ecc ecc. INFATTI !!!
    Infatti, ha fatto tutto fuorché ciò che aveva promesso !! Continuando a commettere gravi errori. Se non erro, gli unici ed attuali organi rappresentativi del partito sono i circoli e l’assemblea territoriale. Infatti, anche questa volta non sono stati consultati e neppure presi in considerazione, esattamente come aveva fatto per la scelta dei candidati per le elezioni politiche. Errare è umano, ma esagerare come in questo caso non è tollerabile. Tra l’altro in alcuni casi, e solo in alcuni casi, sono stati contattati i segretari dei vari circoli territoriali, come era giusto che fosse, ma in altri casi sono state sentite persone che non hanno nessuna rappresentanza negli organi politici. Vi sembra giusto? Vi sembra Democratico? Il Segretario disse che bisognava condividere le scelte, infatti, ha dato l’elenco ai media senza consultare l’assemblea territoriale. Massima coerenza. Vorrei sapere con chi ha condiviso queste scelte. Per ultimo, ma forse più grave, dall’esecutivo (salvo errori) manca completamente la rappresentanza delle colline, ossia dove il PD ha mostrato gravi problemi di tenuta.
    Se queste sono le modalità per prepararci alle prossime elezioni amministrative, credo che tutti, ma dico tutti, dovrebbero immediatamente iniziare a preoccuparsi seriamente. O per caso qualcuno vuole regalare anche la città di Forlì al PDL?
    Noi dobbiamo riconquistare la fiducia dei cittadini, ma ciò si può fare solo con una dirigenza all’altezza apportando quella ventata di novità insita nel PD. Ciò vuole necessariamente dire anche rinnovo della dirigenza politica. Basta i soliti noti, o i soliti noti che stanno dietro ai falsi nuovi.
    Credo che il nostro partito debba avere quattro parole di riferimento che sono, Disciplina, Rigore, Etica e Morale.
    Disciplina, Rigore nel RISPETTARE gli organismi del partito ed il nostro statuto.
    Etica e Morale . . . . non credo vi sia bisogno di spiegazioni.
    Credo che sia opportuno che il nostro Segretario contempli le sue azioni e mediti se sia ancora apprezzato da chi, come me, lo ha votato e difeso anche dopo la sconfitta elettorale.
    Ma dopo questa storia dell’esecutivo ………… si intuisce cosa penso. A volte le persone hanno anche la dignità di farsi da parte da sole.

    Collinelli Andrea delegato Assemblea Territoriale

  35. Carlo Giunchi 12 maggio 2008 15:40

    Cosa chiederei ad un nuovo segretario provinciale del PD….

    Se Alessandro Castagnoli, interpretando con intelligenza e responsabilità il diffuso malumore sul suo operato presente nel partito, decidesse di rimettere il mandato all’assemblea territoriale che lo ha eletto, e di conseguenza si verificasse la circostanza di dover provvedere alla sua sostituzione, io penso che chiederei al nuovo segretario:
    1)di farsi carico innanzitutto di garantire il massimo di democrazia, trasparenza e partecipazione nella vita del partito, proponendo un sistema organico di regole condivise, che possano costituire il sicuro punto di riferimento per ogni organismo, ogni circolo ed ogni iscritto;
    2)di privilegiare il confronto politico pubblico e di garantire il pluralismo delle posizioni rispetto agli accordi di vertice fra correnti, gruppi di potere o partiti preesistenti;
    3)di impegnarsi con particolare energia nel dare voce a quella vasta area di elettori che si sono avvicinati al partito all’atto della sua costituzione e che non provengono dai ranghi dei precedenti partiti, cercando di favorire la loro partecipazione attiva;
    4)di favorire in ogni circostanza il ricorso al sistema delle consultazioni dirette e delle primarie per individuare rappresentanti, dirigenti ed amministratori pubblici;
    5)di arricchire la capacità programmatica del partito costruendo un incontro effettivo con le reali competenze presenti nella società, privilegiando, nell’individuazione degli interlocutori, più la ricchezza delle esperienze professionali che l’affidabilità politica;
    6)di predisporsi al più alto grado di ascolto per comprendere i cambiamenti presenti nella società, rifuggendo da pregiudizi e schematismi, e rendendosi disponibile il più possibile ad incontrare con continuità gli elettori e le loro espressioni sociali organizzate;
    7)di considerare il territorio provinciale non come un semplice “bacino elettorale”, ma come una grande opportunità in termini di valori, idee e suggestioni per affrontare la sfida delle trasformazioni sociali;
    8)di avvicinarsi, con priorità assoluta, ai giovani ed alle loro istanze, offrendo il massimo di apertura e di opportunità organizzative;
    9)di assumere l’esplicita responsabilità di collaborare all’affermazione, anche nelle amministrazioni e nelle istituzioni locali già oggi governate dal centro-sinistra, di principi di buon governo e di uno stile amministrativo impeccabile nel rispetto dell’esclusivo interesse generale;
    10)di lavorare per la predisposizione di organismi dirigenti rappresentativi delle istanze e degli orientamenti presenti nel partito, ma al tempo stesso efficienti e capaci di decisioni, e di concorrere in modo trasparente alla loro costituzione ed al loro funzionamento democratico.
    Infine gli chiederei una cosa sopra tutte, cioè di svolgere il suo ruolo con impegno e passione, ma soprattutto con fiducia e senza diffidenza verso le donne e gli uomini che partecipano alla vita di questo partito.

    Tutto questo è molto? No, è semplicemente necessario per tornare a vincere.

    Carlo Giunchi delegato Assemblea Territoriale

  36. Alessandro Pilotti 12 maggio 2008 20:38

    Come se nulla fosse accaduto. Il segreatrio ha convocato poche ore fa l’Assemblea Federale per lunedì 26 maggio con all’ordine del giorno l’elezione della Direzione.
    Anche il documento dei giovani parla di elezione della Direzione ma nessuna bozza di statuto regionale parla dell’esistenza di una Direzione.
    Gli organi per la bozza Vandelli sono Segretario, Segreteria, Assemblea.
    La Direzione mi sembra una creazione “sovrastrutturale” per svuotare l’unico organo sovrano votato dai fondatori che è l’Assemblea.
    Come si intende votare la Direzione su liste contrapposte?
    Lasciamo perdere a concentriamoci a far partire i forum tematici e arricchiamo il profilo culturale di questo nostro partito.

  37. Gessica Allegni 12 maggio 2008 21:11

    Personalmente ritengo che una Direzione sia fondamentale, la mancanza di gruppo dirigente si è sentita in questi mesi e un’assemblea ampia come quella provinciale non può essere il luogo giusto in cui si determina l’indirizzo politico. Non è che i regolamenti anche dove contengono lacune non possano essere in alcun modo modificati, poi mi pare che anche Veltroni abbia intenzione di dotarsi di organismi di questo tipo..ma forse sbaglio, non sono informatissima.

    Per il resto, trovo sconcertante la convocazione dell’assemblea con quell’ordine del giorno…
    e non aggiungo altro… direi che siamo alla commedia dell’assurdo.

  38. luciana tampieri 12 maggio 2008 21:58

    vi invio copia del documento che ho spedito al Segretario Castagnoli

    Al Segretario territoriale A. Castagnoli
    p.c. ai Segretari dei Circoli di Forlì

    da parte di Luciana Tampieri,
    Segretario del Circolo di Cava-Villanova

    Desidero anch’io esprimere il mio rammarico per la costituzione di un organo esecutivo , che a livello di metodi e contenuti sembra negare l’esistenza del necessario cambiamento in atto.
    Ho precedentemente sopportato strategie e scelte che non avevo condiviso in nome dell’unità e della coesione del nuovo partito e anche della sua immagine, da costruire con compattezza e coerenza, ma ora la misura per me è colma:
    se è vero, come affermato nell’articolo comparso sul “Corriere” il giorno 9/05, che il Segretario
    ha l’autorità di scegliere l’esecutivo, il modo in cui questo è stato annunciato e la giustificazione delle scelte compiute rendono meno accettabile l’ operazione, pur riconoscendo ad alcuni nominati il merito e le capacità.
    Meno comprensibile è il criterio addotto di “fedeltà al PD”: quali sono i criteri per verificare questo “volatile” principio? Quali gli indicatori della valutazione ?
    Può , chi è fortemente radicato nel passato, essere interprete genuino di un progetto che propone il radicale rinnovamento?
    Ho ascoltato con pazienza, dedizione e spirito di servizio tutti gli interventi di vario spessore proposti nelle due serate dell’Assemblea territoriale e speravo che finalmente, come era stato richiesto dalla Presidente di Assemblea, il Segretario producesse un Documento sintetico in cui fosse dipanato il filo conduttore della futura strategia del partito a livello locale ed invece viene nominato un esecutivo in cui gli ambiti di intervento non sono più aderenti a quelli proposti dal Segretario nella sua ampia prolusione e neanche si possono ascrivere alle proposte fatte dai delegati, ma sembrano piuttosto rispondere a vecchie logiche di partito e di correnti.
    Avevamo ascoltato da parte del Segretario dichiarazioni di autocritica, l’impegno ad una maggiore condivisione ed anche segni di una buona intuizione delle attese dei nuovi iscritti ( se non si prosegue in direzione della trasparenza, si rischia di perdere le persone nuove che hanno creduto nella novità del PD), poi gli atti concreti non sono stati in sintonia con le parole.
    Io che non ho mai posseduto tessere, non vorrei scoprire di essere una delle poche persone che ha vissuto con profondo convincimento la novità del PD, come è stata espressa da Veltroni nel suo entusiasmante percorso attraverso l’Italia.
    Oggi vedo a livello territoriale uno scarso esercizio di democrazia partecipata e troppi legami con logiche e comportamenti appartenenti al passato e mi sento tradita nelle attese e strumentalizzata nel tempo e nell’impegno profuso a livello di Circolo.
    Sono entrata nel PD mettendo a disposizione la mia capacità organizzativa, la mia correttezza e la convinzione di potere dare un piccolo contributo al cambiamento, ma non sono disposta a mediare con i miei principi e nonostante questi mesi io abbia conosciuto nel partito molte belle persone che incarnano l’immagine di quello che vorrei fosse il nostro paese : spiriti liberi, critici, privi di schemi, coraggiosi e partecipi, volti al bene comune, ritengo che le mie energie siano sprecate se i migliori non riescono ad imporre il loro stile di vita e a plasmare sul loro modello la nostra dirigenza.
    Pietose utopie? Può essere, ma è questo il sogno che avevo cullato dentro di me e declinato sulle parole “SI PUO’ FARE “.
    Credo pertanto sia da elogiare la posizione di Arianna Bocchini che ha chiesto di azzerare le cariche e di avviare un confronto politico e credo di interpretare i sentimenti di chi, come me, non aveva tessere ripetendo ancora una volta che se,accanto alle parole e agli slogan, non si rinnova anche la prassi politica, il PD è già condannato alla futura sconfitta.

    Forlì, 10 maggio 2008 Luciana Tampieri

  39. maria maltoni 12 maggio 2008 22:49

    E’ molto significativa la presa di posizione dei giovani democratici, rispetto alla vicenda organi dirigenti. Evidenzia voglia di contare e di esserci, elementi essenziali per un partito che vuole essere democratico non solo nel nome. Voglia di rinnovamento, non solo a parole, dopo l’ondata di “giovanilismo” troppo spesso solo di facciata, senza lasciare spazi effettivi di agibilità politica.
    La questione di fondo rispetto alla elezione degli organi ( a prescindere dall’assetto definitivo che sarà previsto a livello statutario) è che l’impegno preso dal segretario dopo due giornate di dibattito, cioè di procedere con una largo coinvolgimento ed un ampia discussione, nell’individuazione dei nuovi organi, ancora una volta è stato disatteso.
    Il problema è di metodo, per come il segretario ha individuato e comunicato alla stampa l’esecutivo e di merito. Troppe poche donne, territori non rappresentati, aree tematiche di lavoro anch’esse non discusse, idealità e pluralità non espresse complessivamente.
    E’ necessario perciò un azzeramente, intanto di questo esecutivo. Successivamente si dovrà individuare quali organi sono da costituire, avendo attenzione a non sovrapporre ruoli e competenze. L’assemblea ha compiti di indirizzo politico e strategico, organi intermedi quali direzione/ direttivo no, nonostante il segretario provinciale abbia disegnato invece questo ruolo nel comunicato stampa inviato ai giornali.
    Men che meno un esecutivo, può averne, a meno che non venga equiparato ad una segreteria politica ed a quel punto sovrapporrebbe ruoli con la direzione/direttivo.
    Occorre fare chiarezza ed a questo punto l’assemblea convocata per i prossimi giorni dovrà farla.
    Occorre trasparenza e chiarezza nei metodi decisionali, ma occorre cercare condivisione. Se così non fosse- e questa condivisione non venisse ricercata - come ormai è accaduto troppe volte da parte del segretario, ed è evidente che il rapporto di fiducia da parte di chi lo ha eletto, potrebbe interrompersi.

    Maria Maltoni

  40. Paolo 13 maggio 2008 17:54

    Bhe potevate pensarci prima di eleggere Castagnoli a furor di popolo, 38enne che ha la gioventù di un 83enne

  41. ricbacchi 14 maggio 2008 21:40

    Quel diffuso, giustificato ma fisiologico “mal di pancia”

    Anche a Forlimpopoli, ieri sera, durante la riunione della segreteria del Circolo PD, la discussione lunga ed articolata ha riguardato la nomina dell’Esecutivo del segretario territoriale Alessandro Castagnoli.
    Il segretario Luciano Burnacci ha deciso di riferire direttamente allo stesso Castagnoli l’esito della discussione; per cui non aggiungo altro, facendo comunque presente che larga parte dell’assemblea ha criticato la reiterazione di comportamenti, da parte del vertice del partito nascente, che già avevano suscitato delusione nella comunità democratica forlimpopolese.
    Una ragione che è stata addotta da più parti per superare l’attuale situazione (che alcuni segnalano come un giustificato ma fisiologico “mal di pancia”) e quindi, di fatto per andare avanti così, è stata la “nuova gravissima emergenza” alla quale bisogna rispondere con coesione, unità, e “facendo quadrato”: siamo GIA’ in campagna elettorale per le amministrative, non possiamo condurre questo impegno divisi, non possiamo stare senza organismi di direzione politica, soprattutto non possiamo dare l’immagine di un partito debole ai cittadini, agli elettori.
    Siccome questo modo di pensare è, a mio modesto ed un pò abbachiato parere, la riprova che finchè non si sbatte il muso di fronte all’irreparabile, ancora una volta la strada più semplice e forse conveniente per taluni è proseguire in un’avventura politica che sta ottenendo la bocciatura di sempre più vaste platee di elettori e sostenitori, credo che prima di avventurarsi, impreparati, in improbabili campagne elettorali è necessario che:
    gli amministratori pensino a ben amministrare fino alla fine dei loro mandati, a dare efficacia e rilievo alla loro azione (smalto che da tempo si è perduto) senza occuparsi troppo delle sorti degli organismi politici; solo così si può recuperare fiducia negli elettori;
    il partito faccia tesoro del grande entusiasmo che, anche dopo le elezioni anima migliaia di aderenti e attivisti, faccia largo uso delle competenze, delle esperienze, delle rappresentatività che nuovamente si mettono a disposizione per un progetto condiviso;
    elegga con metodi democratici e condivisi i suoi organismi principali, e scelga nello stesso modo i propri uomini da presentare agli elettori;
    INFINE elabori programmi nuovi, di largo respiro, rigorosi e credibili;

    Posto da Romagna Oggi:

    FORLI’ – “Ristabilire una vera e nuova rappresentanza alla segreteria del P.D. del territorio forlivese”. E’ quanto chiede il Circolo del partito democratico di Cà Ossi, nel condannare la scelta dell’Esecutivo annunciata a mezzo stampa dal segretario territoriale Alessandro Castagnola. Se non è una vera e propria mozione di sfiducia nei confronti di Castagnoli, in realtà è documento che vi si avvicina molto.

    “La situazione venutasi a creare in merito alla nomina dell’esecutivo del P.D. – afferma l’ordine del giorno, approvato all’unanimità, fatto salvo un unico voto contrario all’interno del direttivo del circolo -, per quanto concerne l’ambito territoriale forlivese, è quanto di più antidemocratico si potesse definire”.

    Per il circolo di Cà Ossi, “ciò non rispecchia le regole e quei principi fondanti sanciti dalla costituente del Partito democratico, basato sulla trasparenza e partecipazione democratica”. Dunque, secondo gli attivisti del Pd “visto quanto è accaduto sulla questione candidature, visto cosa stà accadendo sulla definizione degli organi, il circolo CA’OSSI (primo circolo forlivese) ritiene necessario e improcrastinabile, anche in considerazione delle prossime scadenze elettorali (amministrative, Regionali, Europee), ristabilire una vera e nuova rappresentanza alla segreteria del P.D. del territorio forlivese”.

    Insomma, una nuova guida del partito che “si dovrà impegnare al rispetto di regole e criteri democratici, definendo organismi approvati dall’assemblea territoriale con la presenza di specifiche professionalità e competenze tenendo conto delle anime culturali che compongono il nuovo soggetto politico”.

    Per Cà Ossi, circolo di rilevante peso politico vista la presenza tra i suoi componenti di assessori comunali e dirigenti di enti pubblici locali, “qualsiasi eventuale ulteriore ritardo, a parere del circolo, di questa necessaria e nuova soluzione è l’anticamera di risultati negativi che comprometterebbero la tenuta politico-amministrativa del P.D. nel prossimo imminente futuro sul territorio forlivese”.

  42. Thomas Casadei 14 maggio 2008 22:43

    Altro che “mal di pancia”… sono solo le ragioni dei democratici …

    Anche io ho partecipato, in quanto componente della Segreteria comunale del PD di Forlimpopoli (un unico circolo per tutto il territorio, un’assemblea di 100 persone [ahimè ora senza il nostro caro Maurizio], quasi 1500 votanti alle primarie) alla riunione cui accenna Riccardo Bacchi.
    Nella maggioranza degli interventi nettissima è stata la critica alla prassi seguita dal Segretario Castagnoli sia nei metodi sia nella sostanza, nonchè denunciati tutte le gravi incongruenze generate dalla sua “conduzione” di questa fase (dopo gli errori macroscopici e densi di conseguenze negative, da lui stesso ammessi all’Assemblea territoriale, nella definizione e assegnazione delle candidature).

    Concordo pienamente con Riccardo Bacchi, il continuo ricatto di chi dipinge cupi scenari per conservare l’esistente (non accorgendosi del piano inclinato sul quale si sta scivolando…) è piuttosto bislacca, priva di coraggio politico, ma soprattutto di orizzonte strategico.
    Un partito democratico che nel territorio persegue, ripetutamente, prassi non trasparenti e vecchi vizi della politica, non può espandere i propri consensi, ma solo perderli, specie se non aggiorna il suo profilo programmatico e la sua capacità - questo è davvero un problema sul quale varrebbe la pena dedicare energie e prassi politica autentica - di rendere visibili le *buone prassi* che sa perseguire a livello amministrativo (oltre alla correzioni di errori, sviste, ecc.).

    Questa soluzione bislacca porta - concordo anche qui - a procedere stancamente “in un’avventura politica che sta ottenendo la bocciatura di sempre più vaste platee di elettori e sostenitori” (in primis dei tantissimi che hanno creduto nella creazione di un partito nuovo - non sommatoria di gruppi dirigenti logori e sempre più attenti alle rendite di posizione che non alla costruzione di nuovi scenari).
    E certamente “prima di avventurarsi, impreparati, in improbabili campagne elettorali” - specie pensando alle rendite di quel che si è fatto in anni passati (ma la cosa non tiene più e i rischi sono sotto gli occhi di tutti gli analisti un poco accorti delle trasformazioni un poco accorti, di certo non di quelli che esaminano le percentuali, e magari dimenticano che in un sistema bipartitico il 45%) - è necessario, anche qui concordo e riarticolo le riflessioni di Riccardo:

    - una nuova visione del rapporto tra amministratori e partito, riportando nelle sedi del partito i ‘pallini’ dell’elaborazione e della valutazione e rendicontazione delle politiche messe in atto.
    E non si può affermare di ben amministrare se persistono problemi irrisolti e si levano, da più parti, critiche significative.
    Ed è giusto che gli amministratori abbiano sedi di discussione, confronto, ascolto, messa in risalto delle buone prassi realizzate, ma si occupino un po’ meno e “delle sorti degli organismi politici”; il rapporto con militanti e dirigenti è una cosa, quella con gli elettori un’altra

    - dare futuro al grande entusiasmo che ancora anima tutti coloro che credono in partito nuovo, democratico e progressista, coerente e coraggioso nelle sue scelte, capace di giocare la battaglia delle idee nel paese e provare a vincerla (senza scimmiottare la parte avversa o inseguirla)

    - dare effettivo spazio alle competenze e alle esperienze, e saperle coniugare in un progetto condiviso e costruito a partire dalla pluralità dei mondi che il partito compongono (e per dare spazio alle competenze occorre censirle, conoscerle, metterle alla prova…l’idea del questionario più volte richiamata in queste pagine sarebbe assai utile in partito nuovo che aspirasse a mettere in rete creatività, esperienza, meriti, talenti);

    ma PRIMA DI TUTTO dovrebbe

    - eleggere con metodi democratici e trasparenti i suoi organismi principali, dopo aver scelto e deciso quale dovrebbe essere la sua articolazione interna: e su questo sostengo che un eccesso di livelli finisce per svuotare gli organismi sovrani (l’Assemblea territoriale e i circoli) e per portare fuori dagli spazi della discussione partecipata i luoghi decisionali (come è avvenuto per la recente nomina via newsletter del fantomatico esecutivo, che andrebbe **azzerato** vista la sua palese ambiguità)

    Per favorire partecipazione attiva e trasparenza allo stesso modo occorre scegliere i propri uomini e le proprie donne tramite forme chiare e - per le cariche principali - utilizzando il metodo delle primarie vere (con regole, preparate per tempo, nella chiarezza del confronto programmatico).

    Senza questi assi di sviluppo il Pd forlivese non potrà ambire ai suoi più alti obiettivi. e per andare in questa direzione occorre cambiare - radicalmente - la rotta (come ad oggi hanno suggerito - tra gli altri - il lucidissimo documento dei Giovani del PD e quello del Circolo di Ca’ Ossi, sopra postato)

  43. riccardovitali 15 maggio 2008 10:07

    Fino ad oggi bastava turarsi il naso, oggi dobbiamo convivere con il “mal di pancia”, quando sarà la volta del “dito nel sedere” spero di accorgermene un minuto prima e salutare.

    Un appunto : questo continua ad essere l’unico blog operativo di riferimento al Pd forlivese. Dotare anche il sito ufficiale di Forlì (e di Forlimpopoli visto che sono di lì) di qualcosa di simile è troppo difficile ?
    Perchè obiettivamente se il sito di un partito si svuota di partecipazione e rimane una vetrina elettorale (tra l’altro triste e patetica) un’operazione di presunta modernità diventa una mezza presa per il sedere di chi è abituato a navigare e si imbatte in simili prodotti (pensiamo che qualche giovane ne possa essere attratto?).
    Molti saluti.

  44. Gessica Allegni 15 maggio 2008 10:26

    Caro Riccardo, condivido,
    ma ricordo un altro blog attivo e partecipato, che è il nostro dei giovani democratici
    http://www.giovanidemocraticifo.blogspot.com

    Vi sarà molto utile anche per capire gli umori delle giovani generazioni, di chi mostra insofferenza verso la politica poco coraggiosa di questo PD di inizio opposizione…si può solo migliorare…spero!

  45. riccardovitali 15 maggio 2008 11:00

    Grazie non ne conoscevo l’esistenza.

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