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Il partito nuovo

Costruire un partito nuovo (non un nuovo partito) è questione assai complessa e non esistono esperienze simili a quelle avviate per dar vita al Partito Democratico. Partito nuovo che Veltroni ha teso a rimarcare ed evidenziare nei suoi aspetti organizzativi e partecipativi.  Pur consapevole della straordinaria generosità di Ds, Margherita e Repubblicani europei che sciogliendosi hanno deciso di avviare questa nuova esperienza, il Segretario ha puntato non sulla continuità, ma sulla discontinuità e sull’innovazione metodologica e organizzativa andando oltre i recinti della vecchia politica.

Aria nuova, competenze, creatività, esperienze nel sociale, tecnologie innovative, ricambio generazionale, valorizzazione della differenza di genere appaiono i capisaldi, accanto alla nuova figura del cittadino-elettore, che si affianca a quella dell’iscritto, su cui avviare e far crescere il nuovo soggetto politico.

Partecipazione, apertura e trasparenza per un partito che vuol avvicinare alla politica tutti coloro che, nella forma loro  più congeniale, vogliono comunque dare un contributo alla soluzione dei problemi del paese.

La discussione è ancora tutta concentrata sulla forma organizzativa a discapito dell’analisi su dove sta andando il mondo, sull’Italia e sulle politiche nazionali e locali, ci rimprovera qualcuno, ma proprio per questa ragione potremmo sul blog, da subito aprire una discussione approfondita sulla globalizzazione, sulle analisi strategiche, sulle scelte del governo e delle nostre amministrazioni e fissare alcuni appuntamenti seminariali con esperti di valore per mettere a fuoco problemi e far conoscere le nostre idee.

Nell’immediato a livello forlivese il coordinatore del Pd Alessandro Castagnoli ha indicato il tipo di struttura di riferimento e nella sua impostazione si sono colti elementi di novità significativi proiettati  ad allargare protagonismi e decisori e l’idea di circoli territoriali robusti assai consistenti, che superano le vecchie sezioni,  è scelta giusta e da condividere. Proprio la voglia di partecipare  non deve però trovare ostacolo nella dimensione territoriale del circolo, evitando di imporre all’iscritto o al cittadino-elettore di rapportarsi esclusivamente a quella struttura. Dobbiamo creare le condizioni affinché chiunque lo desideri, rispetto all’interesse o al problema, che più lo sollecita, possa trovare il luogo e le condizioni per discutere, scambiare opinioni, confrontarsi, intervenire e con altri decidere poi il che fare. A tal fine penso anche che a Forlì potremmo individuare quattro, cinque circoli e farne punto di riferimento per tutto il territorio sulla base di una loro “specializzazione” attorno a temi emergenti o di gran rilevanza  come ad esempio le politiche giovanili, il lavoro-i lavori, informazione e media, …..non per sostituire ma per far crescere qualcosa di nuovo e significativo. Devono essere altra cosa rispetto ai forum tematici,  strutturati, con iniziative periodiche non episodiche capaci di interessare il territorio nel suo complesso.

Se lo sforzo massimo deve essere, come nelle intenzioni di Veltroni, quello di favorire partecipazione consapevole e trasparente credo vada ripresa una proposta di Fausto, che non mi è parsa adeguatamente valorizzata e sostenuta della creazione di un nuovo circolo a cui possono fare riferimento tutti coloro che intendono utilizzare le vie informatiche per rapportarsi con la politica.

Abbiamo alle spalle un’esperienza assai positiva che ha dimostrato efficacia e capacità espansiva. Il regolamento non lo vieta, allora perché non proporci la costituzione di questo nuovo circolo ?

Abbiamo il problema di crescere, non di difendere l’esistente spesso asfittico, per questa ragione penso che come lo siamo già stati, potremmo proporre noi, intanto al provinciale, ma poi al regionale e al nazionale un qualcosa di veramente nuovo e significativo.

Ancora un’ultima considerazione, non di poco conto, perché a differenza delle primarie per Veltroni non si vuole incentivare la partecipazione al futuro congresso immettendo un premio in termini di delegati dove c’è maggior presenza? Si deve andare oltre il rapporto iscritti-delegati per favorire la partecipazione consapevole. La buona politica è fatta anche di queste cose.

Valter Bielli

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