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Rifiuti : seminando vento si raccoglie tempesta

Il tema dei rifiuti in Campania, dramma sociale per le popolazioni, disastro ambientale incomparabile e grande problema nazionale, anche per i grotteschi comportamenti della destra e le violenze con le quali si tenta di impedire l’intervento solidaristico delle Regioni merita qualche commento, per il problema in se e per il dibattito che a mio avviso si dovrebbe sviluppare a Forlì e in Emilia-Romagna.

Non so se è gradito, nella forma, ma soggettivamente ritengo utile fare conoscere la mia opinione pur se lo scritto che segue è pubblicato in data odierna su un giornale locale.


Rifiuti  :  seminando vento si raccoglie tempesta

Il governo ha assunto nuove e più pressanti iniziative per tentare di porre fine all’emergenza rifiuti in Campania e di riavviare il percorso che entro pochi anni deve portare a realizzare gli obiettivi, indegnamente mancati, per gestire stabilmente e correttamente la “monnezza” prodotta nella regione nel segno della autosufficienza.

E’ chiaro a tutte le persone dotate di raziocinio, non fuorviate da pregiudizi razzistici o affette dalla peggiore patologia della politica - la strumentalizzazione delle situazioni socialmente più esplosive – che quanto accade a Napoli e dintorni ha una dimensione nazionale e perfino europea, quindi ognuno deve fare quanto può per risolvere il problema.

Un richiamo alla assunzione di responsabilità che giorno dopo giorno ci proviene dalle TV e dai giornali con le notizie sugli incendi, i blocchi stradali, le violenze contro i vigili del fuoco e le forze dell’ordine : quasi una guerra civile.

E’ del tutto evidente che dietro la legittima protesta dei cittadini agiscono bande di teppisti e uomini della camorra; per questo l’accesso e l’uso delle discariche vecchie e nuove sarà garantito dall’esercito come richiesto da Di Gennaro.

Ma mentre la malavita organizzata ribadisce in modo cruento che i rifiuti da sempre sono un suo business in Campania ecco che la mala-politica fa la sua parte, nonostante l’estrema gravità della situazione, per allontanare ogni soluzione.

Da una parte inasprisce la polemica nel tentativo di colpevolizzare l’avversario e disorientare la gente, dall’altra mira a impedire l’intervento solidale delle regioni invitate a collaborare per smaltire parte del pattume che invade le strade.

Intervento doveroso, secondo le possibilità di ciascuna di esse, sostenuto pure dalla Comunità europea con uno stanziamento finanziario straordinario; solidarietà che non deve mancare anche ricordando che tanti rifiuti, sopratutto tossici, sono stati esportati dal nord verso il sud venendo a patti, e pagando, le organizzazioni criminali.

Ma mentre la Sardegna da il buon esempio ecco la destra che contesta Soru e scatena i violenti : spettacolo indecente. !

Ho già sostenuto, la scorsa settimana, che le responsabilità politiche per l’emergenza campana sono indiscutibili e in primo luogo riguardano coloro che più a lungo hanno svolto e tuttora svolgono ruoli istituzionali di primo piano.

Ma non è accettabile, anzi è indecoroso, che tanti uomini politici si chiamino fuori e invochino le dimissioni di altri quando le loro responsabilità sono evidenti e comunque alcuni giornali le hanno esposte citando fatti, luoghi e date.

Contro le nuove discariche e i previsti inceneritori hanno marciato sia uomini e partiti di destra che esponenti e partiti di sinistra, compresi Verdi e Rifondazione, alla testa dei cortei si sono confusi sindaci di AN, alcuni parlamentari poi diventati ministri, preti e no global, con la benedizione di qualche vescovo e l’incitamento di Beppe Grillo.

Nel frattempo il primo pilastro della gestione dei rifiuti - la raccolta differenziata - che avrebbe dovuto impegnare tutti, a partire dagli ambientalisti, non è decollata (salvo lodevoli casi) nonostante l’assunzione di migliaia di persone da parte dei Commissari; e questo sia nei Comuni governati dal centrosinistra che in quelli amministrati dal centrodestra.

E così l’emergenza decretata quattordici anni fa non solo non è stata risolta ma è esplosa, e siamo al dramma attuale.

La verità ha però anche un’altra faccia, e qui il discorso diventa generale e va ben oltre la Campania.

E’ un fatto che potenti lobby di operatori privati e pubblici hanno spinto a una gestione dei rifiuti finalizzata al massimo utilizzo degli inceneritori, sostenuta da una legge (solo italiana) che allinea l’energia prodotta a quella delle fonti rinnovabili con relativi sostanziali contributi statali fatti pagare ai cittadini e alle imprese con le fatture Enel.

Per questo spesso viene trascurata o rallentata la raccolta differenziata contenendo il riuso-riciclo di materiali utili, si utilizza solo in parte l’impiantistica di selezione secco-umido dei rifiuti indifferenziati per aumentare surrettiziamente i quantitativi da incenerire, allo stesso scopo viene travisata la normativa per il superamento delle discariche sorvolando sul fatto che  una quota di umido può essere biostabilizzata e poi sotterrata senza rischi futuri per l’ambiente.

Di conseguenza il ricorso eccessivo all’incenerimento ha suscitato e susciterà sempre di più proteste e movimenti di opposizione tra i cittadini, che giustamente non capiscono perchè le autorità sanitarie e gli amministratori locali non tengano conto adeguatamente delle emissioni inquinanti di questi impianti, specie del CO2  che provoca l’effetto serra.

Certo in Emilia-Romagna da una parte possiamo sentirci sollevati per una situazione diversa in positivo da quella della Campania ma dall’altra dobbiamo ragionare su entrambe le facce del problema inducendo la politica a dare risposte.

Chi sostiene che in questa fase si può fare a meno degli inceneritori anche per la frazione residuale di rifiuti gestiti correttamente è fuori della realtà; ma altrettanto lo è chi vuole bruciare più del necessario per mere ragioni di profitto.

Non è certo facile governare sballottati tra queste opposte impostazioni ma se occorre combattere i fondamentalismi altrettanto necessario è prendere le distanze da imprese private e pubbliche che chiaramente mirano al business.

I riformisti dovrebbero sapere che soltanto discutendo con la gente, armati di competenza e proposte sagge, disponibili ai giusti compromessi, si può evitare che i progetti dimensionati prima di tutto all’utilità economica immediata possano prima o poi diventare ingestibili e troppi cittadini in buona fede finiscano per passare dalla parte sbagliata.

Se gli Enti locali di Ravenna e Faenza hanno detto no a nuovi inceneritori, quelli di Ferrara vogliono ridurre il volume di rifiuti da bruciare vuol dire che qualcuno comincia a preoccuparsi (era ora) più dei cittadini che di Hera, senza per questo rinunciare a considerare gli inceneritori utili, oggi,  ma solo per la quota di rifiuti strettamente necessaria.

Ricordiamoci che seminando vento si raccoglie tempesta: non si può dire solo no, il si va bene se si usa l’intelligenza.

12 gennaio 2008, Giorgio Zanniboni

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