La tua stagione

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Spazio di crisi

Spazio aperto ai commenti e alla discussione in merito alle ultime notizie riguardo la decisione dell’Udeur di lasciare il governo e la probabile crisi che ne seguirà.

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35 Commenti a "Spazio di crisi"

  1. Alessandro Pilotti 22 gennaio 2008 08:26

    Zapatero non ha la maggioranza assoluta in parlamento ma lavora bene e fa le riforme da quasi quattro anni.
    C’è l’esperienza dei governi liberali minoritari canadesi che andavano di volta in volta a conquistarsi la maggioranza in parlamento.
    Senza Mastella si può andare avanti, anzi si deve.
    L’importante è che non si vada avanti per inerzia.
    Bisognerebbe ridurre il numero dei ministri e dei sottosegretari e dare autentici segnali di discontinuità.

  2. [...] La curiosona; Il blog di Dade; Lostranierodielea; Keep an eye on me; Segnale orario; Zack; La tua stagione; Che ruolo fai?; Network games; Dementemastella; Giornalismo partecipativo - Gennaro Carotenuto.it; [...]

  3. maria maltoni 22 gennaio 2008 19:19

    Ho spedito poco fa una mail di sostegno a Prodi, come del resto sembra stiano facendo in tanti in queste ore che ci separano dal voto di fiducia.Credo che sarebbe davvero imperdonabile che si interrompesse il lavoro che pur tra mille problemi e contraddizioni è stato iniziato. Anche perchè non ha senso votare oggi con questa legge elettorale e mentre il nuovo partito non si è ancora consolidato. Ho anche suggerito al presidente se fa una verifica dei ministri, di aggiungere più donne, mi sembra che in questa coalizione rissosa siano quelle che hanno creato meno problemi e che hanno, in qualche occasione, hanno tentato di collaborare sulle questioni di interesse più trasversale. Più ministre vorrebbe dire non solo una classe politica più nuova, ma anche maggiore governabilità e risposte sui problemi concreti. Soeri solo che giovedì tutto questo sia ancora all’oridne del giorno e che non si debba parlare d’altro!

  4. patrizia barducci 23 gennaio 2008 17:29

    le perplessità di maria sono anche le mie…ma come puo’ un presidente compattare un insieme di persone che non hanno quasi mai fatto squadra,ma politica per il proprio gruppo,per salvaguardare la propria pelle e l’insieme di elettori che si è portato a casa la scorsa tornata elettorale…con Turigliatto che non si sa come si sveglia al mattino,con Dini ed i suoi sette ed indispnsabili punti…Prodi ha una grande pazienza ed è un gran tessitore ,ma se avesse la fiducia quanto potrebbe durare?avverto un senso di grande frustrazione…perchè proprio nel momento in cui si stava cominciando ad avere qualcosa in più,per gli operai,per la chiusura di altri contratti,per le grandi questioni nazionali ed internazionali..sul pià bello grazie alle decisioni, prese nel tinello di casa di alcuni,il paese che per certi versi sembra traballare,ora si ferma…
    e il futuro?
    patrizia

  5. Alessandro Pilotti 25 gennaio 2008 00:25

    Oggi ho apprezzato Prodi. Non so che cosa accadrà ma con la parlamentarizzazione della crisi e la sceneggiata partenopea nei confronti di Cusumano, Prodi è uscito a testa alta.
    C’è una corsa anche nel PD a colpevolizzare Veltroni per questa crisi.
    Nel suo discorso di Orvieto ha detto una cosa semplice: che il PD andrà da solo alle elezioni.
    In ogni paese al mondo i partiti, tantopiù a vocazione maggioritaria, vanno da soli alle elezioni.
    Io condivido il discorso di Orvieto e ribadisco il mio sostegno a Veltroni.

  6. patrizia barducci 26 gennaio 2008 14:13

    anch’io dopo la lettura del commento di Maria, ho inviato una mail di sostegno al presidente Prodi,ho intravisto i modi di relaziorarsi dei parlamentari e dico che neanche i bambini della scuola dell’Infanzia si comportano così,sostengo Veltroni e cerco di dargli fiducia…ma vorrei fargli sapere che con Berlusconi non si può dialogaree lì ci abbiamo perduto un punto…io sono per il dialogo confronto meticciatotutto quello che volete…ma non mi va di essere presa in giro da un buffone riccodi televisioni e di soldoni…che non ha neanche lo spettro di quello che è il vivere quotidiano per il lavoratori,per i giovani precari,per gli anziani soli,per i pensionati .per gli onesti di questo nostro paese.
    ieri sera all’assemblea di cà ossi ho messo il mio nome e la mia faccia per qualcosa di nuovo…c’erano diversi giovani…dovrebbero essercene di più..e dobbiamo insiemetrovare metodi,linguaggi e prospettive che sappiano non tanto essere specchio per allodole,ma strumenti di coinvolgimento e di partecipazione.
    patrizia

  7. entela 26 gennaio 2008 16:38

    Ciao a tutti!
    sono molto preoccupata di quello che può succedere se si va subito alle elezioni. L’italia si trova in una situazione di crisi politica economica e sociale e non riesco a pensare come può dedicare del tempo e denaro (ma tanto questo non preoccupa il cavaliere) a campagne e preparativi elettorali…..
    Secondo me, fare delle elezioni con questo sistema elettorale, significa, trovarsi a governare con una maggioranza ristretta, dove basta poco e ti ritrovi a votare ancora, anche se in questo il cavaliere è molto bravo, non so come ma riesce a chiudere la bocca a tutti i suoi “amici” per non dire altro.
    Ammiro il coraggio di Veltroni e spero che Napolitano abbia la possibilità di decidere pensando il meglio per il paese e che non si lascia influenzare dalle favole del cavaliere & co.

  8. Giorgio Zanniboni 27 gennaio 2008 09:32

    Dopo Prodi si cambi strategia e Veltroni usi il bisturi

    Prodi è caduto e forse ha fatto bene a concludere la sua esperienza al Senato per rendere esplicito che la pugnalata alle spalle l’ha ricevuta da persone come Dini e Mastella per ragioni non certo moralmente esemplari.
    Ma forse ha fatto male perchè ha reso più arduo il lavoro del Presidente Napolitano che tenta di salvare un pezzo di legislatura per fare la riforma elettorale, quella del sistema parlamentare e affrontare la congiuntura economica.
    In ogni caso la situazione del governo non poteva reggere a lungo sopratutto per lo sfascio della sua maggioranza, litigiosa su tutto e in preda a convulsioni quotidiane, con i ricatti a giorni alterni di questo o quel partito che dominavano la scena mediatica e così demolivano le cose buone fatte o in procinto di essere realizzate dall’esecutivo.
    Quelle sceneggiate che hanno accentuato il distacco dei cittadini dalla politica al pari delle resistenze a ridurne i costi, dei rapporti conflittuali con la magistratura (che a volte sbaglia e offre pretesti per colpirla) di partiti che si vantano del loro clientelismo e nepotismo, della Campania devastata dalla emergenza rifiuti non risolta dopo quindi anni, di un Cuffaro che festeggia con canoli e champagne una pesante condanna penale e si dimette solo dopo il totale isolamento.
    Certo, non si può dire che l’invadenza della gerarchia cattolica abbia facilitato il governo e i laici seri; e che minacciando lo sciopero generale prima ancora di discutere salari e tasse i sindacati abbiano brillato per acume tattico.
    Ma una maggioranza che non ha saputo esprimere una proposta unitaria sulla riforma elettorale perchè quasi tutti i partiti erano contro il referendum e qualsiasi legge che eliminasse la frammentazione - al poco nobile scopo di continuare ad avere un potere di veto sulle scelte di governo - non aveva più ragione di continuare a esistere.
    Questo è il problema vero che ha portato alla crisi, e dunque la questione che a sinistra si pone è il superamento di una forma di alleanza inclusiva di forze troppo eterogenee, dal centrismo moderato vedovo dell’interclassismo pendolare alla sinistra estrema che non ha maturato una cultura di governo nazionale e manda in parlamento degli sfasciatori.
    E, per dirla tutta, con un PD che nasce come soggetto unificante del riformismo progressista di varia ispirazione ma che ancora non riesce ad esprimere la sua potenzialità di innovazione per il frenaggio di tanti conservatori.
    Ciò detto, se fossi nella destra però non stapperei bottiglie di spumante e piuttosto cercherei di rispondere all’appello di Napolitano per un governo a termine, di responsabilità nazionale, investito del compito di varare quella legge elettorale che con qualche ritocco alla bozza Bianco è risultato evidente che si può fare.
    Un esecutivo composto di personalità indipendenti che risponda all’antipolitica facendo approvare il testo che propone il superamento del bicameralismo perfetto, un taglio corposo dei parlamentari e la drastica riduzione di ministri e sottosegretari; un governo che abbia anche il compito di affrontare le incombenti difficoltà dell’economia dovute alla crisi americana con appropriate misure e ridando potere d’acquisto a salari e pensioni.
    Non credo porterebbe fortuna ai partiti ritornati all’ovile dietro Berlusconi ignorare le esigenze e le urgenze del paese, non tenere conto delle posizioni di sindacati e Confindustria, fare spallucce alle preoccupazioni della comunità europea: tanta gente è scontenta ma non vuole votare subito, il trionfo del centrodestra non è affatto certo.
    Anche perchè dubito sia vero che la maggioranza degli italiani vuole tornare alle ricette Tremonti che hanno sfasciato i conti pubblici, galvanizzato gli evasori fiscali, rinviato le riforme e la liberalizzazione dei mercati, aggravato la condizione sociale; e avere un governo esposto ai ricatti di partiti alleati come è avvenuto anche dal 2001 al 2006.
    E poi ritengo che, dovendosi votare con l’attuale sciagurata legge elettorale, Veltroni decida di scendere in campo non rifacendo il verso a Prodi: quindi cercherà di alleare il PD solo con forze disponibili a fare le riforme, sulla base di un programma chiaro e conciso, con in evidenza un codice etico per tutte le persone impegnate nella politica (compreso il superamento del conflitto di interesse a tutti i livelli) una riforma elettorale che riduca la sovrabbondanza di partiti, parlamentari e ministri e ridia agli elettori il diritto di scegliere i rappresentanti, la liberalizzazione del mercato dell’energia e dei servizi locali eliminando monopoli e posizioni dominanti, una lotta senza quartiere contro l’evasione fiscale per ridurre le tasse a chi le paga regolarmente, in primo luogo lavoratori dipendenti e pensionati.
    Dunque una grande innovazione della politica e nei programmi, che però si deve vedere non solo a Roma ma pure in periferia dove le cose vanno meglio ma ritardi, resistenze conservatrici e a volte errori gravi turbano e preoccupano.
    Non si può avere slancio se, ad esempio, si vede chiaramente che facendo bruciare a Hera il doppio dei rifiuti rispetto le necessità si perdono consensi, si eccede nel ricorso alle varianti e agli accordi di programma a modifica dei Piani regolatori, senza discutere si impone ai cittadini l’acqua del Po che nessuno può bere ignorando quella del Savio.
    O creando sconquassi politici scegliendo uomini contro i loro partiti e non coinvolgendo mai gli alleati minori.
    Deve essere chiaro che il PD nasce per cambiare l’etica politica e tenere lontano chi mescola troppe cose, riportare i giovani alla militanza partitica valorizzandola per idealità e servizio civico, superare le protezioni ai monopoli locali che costano tanto agli utenti e alla economia, pensionare chi ha idee confuse e crea danni sostenendo tesi invise alla popolazione, utilizzare le competenze e fare cambiare mestiere a chi occupa posti senza produrre risultati.
    Cari amici e compagni, se vogliamo deludere Berlusconi e i suoi seguaci locali dobbiamo rimboccarci le maniche e percorrere davvero la strada del cambiamento, diversamente ci toccherà solo lenire i dolori e cicatrizzare le ferite.
    26 gennaio 2008 Giorgio Zanniboni

  9. benito 27 gennaio 2008 13:10

    cosa ne pensa la tua stagione e zanniboni del caso iper e della probabile crisi del governo locale dopo che la magistratura ha accertato i gravi illeciti

    saluti

  10. Thomas Casadei 27 gennaio 2008 18:40

    “la tua stagione” non interviene con un’unica voce su queste vicende (non è il suo scopo e non ha le modalità per farlo), e su questo blog ognuno esprime liberamente le sue posizioni.
    per quel che mi riguarda, poche - chiare - affermazioni:

    - credo che avere la realizzazione di un’iper tra i primi impegni per le ultime amministrazioni di centro-sinistra sia il segno di una miopia politica preoccupante, nonchè l’attestazione di una visione arretrata e poco lungimirante della città. Da anni a Forlì si pensa poco alla configurazione della città, al paesaggio, ad una visione strategica del territorio orientata prima alla tutela e alla qualità dell’ambiente: lo sviluppismo di certi settori del centro-sinistra è la causa di molti errori di prospettiva, nonchè la causa di un forte calo dei consensi.

    - la vicenda dell’iper, sul piano delle procedure, rimanda certamente ad un mancato controllo, che credo sia opportuno vagliare in dettaglio con commissioni d’indagine interne all’amministrazione

    - infine, ho sempre guardato negli ultimi anni con diffidenza al crescente potere economico del Conad, per anni esempio di sana cooperazione. La vicenda mi pare offra un esempio lampante di come soggetti economici divenuti eccessivamente dominanti - e senza adeguati limiti posti dal potere politico - finiscano per calpestare il rispetto delle regole e delle procedure, nonchè per rivelare un’ “arroganza costruttivista” che le forze che credono nelle istituzioni democratiche non possono permettere.
    Sarà poi la magistratura a verificare l’ effettiva entità degli abusi, le varie irregolarità e i soggetti eventualmente responsabili.

    Di certo una mancata vigilanza pare essere stata dimostrata, ora si tratta di comprendere meglio le cause di questa.
    Quanto alla politica urge tornare a pensare alla città e ai suoi spazi in maniera assai diversa rispetto al presente, nonchè con una visione innovativa che gli attuali amministratori di centro-sinistra non sempre sanno incarnare. Il futuro dell’amministrazione comunale passa dalla necessità di un salto di qualità, per questo saranno - a mio avviso - necessarie oltre alle *primarie* per la scelta di tutti i candidati (a partire dal sindaco) anche una sorta di *grande fabbrica del programma* che rimetta al centro oltre alle migliori energie della politica, anche le competenze di tanti cittadini in questi anni lasciati ai margini da un potere politico tendenzialmente chiuso in se stesso, e che di errori - anche per questa sua chiusura a riccio - ne ha commessi, alcuni anche assai rilevanti.
    Vedremo se il Pd saprà esprimere il suo coraggio oppure consegnarsi ad un’inerziale - e assai preoccupante - perdita di consensi in città (una perdita di consensi che solo gli struzzi non riescono a percepire).

  11. Thomas Casadei 27 gennaio 2008 19:14

    Sulle vicende nazionali, tre considerazioni:

    - ammiro la dignità e il grande senso delle istituzioni di Romano Prodi, la sua scelta ha mostrato una coerenza e un coraggio difficilmente riscontrabile in altri leader del centro-sinistra. Trovo anche nella sua condotta un nuovo modo di concepire le crisi e anche un segnale verso la trasparenza della politica, che dovrebbe essere l’abc di istituzioni democratiche. A Prodi onori, meriti, e - ovviamente - il riconoscimento di alcuni errori. Di certo non meritava di finire la sua seconda esperienza di governo per colpa di gentaglia come Mastella e Dini: gli artefici della crisi sono - e non riconoscere ciò significa praticare una evidente disonestà intellettuale - alcuni cosiddetti settori “moderati”, anzi direi piuttosto coloro che - sotto la veste del moderatismo - fanno della politica un mestiere al servizio del proprio tornaconto personale e dell’attività di governo funzione della loro rendita di posizione. Dini e Mastella - ministri del governo Berlusconi - hanno generato dei partiti personali, ciò che è in tensione oppositiva con la natura dei soggetti che devono animare una sana democrazia repubblicana. Allearsi con partiti di questo tipo non sarà più ammissibile per un partito che voglia dirsi democratico.

    - trovo stucchevole l’insistenza di Veltroni, D’Alema, altri leader del PD (troppi colonelli in un partito appena sorto….) nel richiamare al senso di responsabilità un personaggio come Silvio Berlusconi. I tentativi si sono fatti e si è visto a cosa hanno portato, ora si comprenda che si deve essere pronti, in ogni momento, per le elezioni e cominciare a indicare prospettive programmatiche, nonchè occuparsi di come VINCERE un’eventuale competizione. Continuare a parlare di legge elettorale - tema certamente rilevante ma non così sentito dai cittadini, che poi esprimo il loro parere al di là della ‘tecnica’ di voto - significa non avere capito nè la portata del berlusconismo nel nostro paese né che la politica odierna ha bisogno di una forte visione della società, e non solo delle istituzioni. Su questo i dirigenti che vengono dal PCI e dalla DC - D’Alema e i dalemiani, Marini, altri - non colgono la complessità della società odierno e soprattuto vivono come scollegati da nuove pulsioni che animano il sistema sociale ed economico. Professionisti della politica molto logori con la tendenza a volersi occupare di tutto….

    - conseguentemente, come ha suggerito con la sua consueta radicalità, Andrea Romano è ora che la classe dirigente del PD, partito nuovo, sappia aprirsi a quanto di meglio la società italiana può offrire e sappia dare spazi alle figure che al suo interno rappresentano al meglio innovazione di qualità e un nuovo senso della partecipazione politica e democratica. Vecchi leader che da 15 anni occupano la scena e si ritrovano spesso sconfitti in partite cruciali è bene che, saggiamente, facciano un passo indietro: è tempo di liberare nuove energie, di genere, di generazioni, di competenze diffuse. Il Pd o sa essere partito ‘nuovo’, per pratiche e figure di primo piano, oppure è destinato ad essere un partito che non raccogli i consensi necessari per essere il perno dell’alternativa o l’alternativa alla CDL o come si chiamerà il rassemblement berlusconiano.

    P.S. Ho trovato lucide le parole dell’On. Pedulli rilasciate alla stampa intorno alla necessità di tagliare i futuri parlamentari e di semplificare l’attività delle Camere. Quello dei costi della politica (e della sua efficienza) nonché della sua trasparenza credo dovrebbe essere uno dei primi punti del programma di governo del PD. La campagna elettorale credo sia vicina e avere idee forti aiuterebbe la prospettiva di chi ha in mente un’altra idea dell’Italia rispetto a quella di Berlusconi, è tempo di conflitto democratico non di inciuci sottobanco…

  12. maltoni maria 27 gennaio 2008 19:44

    La questione iper evidenzia il ritardo culturale con cui molti problemi legati allo sviluppo sono stati affrontati a Forlì da amministrazioni di sinistra che, peraltro, su altri aspetti si sono invece dimostrate lungimiranti(Università, San Domenico). Per incapacità di scegliere e per non scontentare nessuno, alla fine è stato deciso di fare l’iper a Forlì quando non aveva di fatto più senso, sia per le strutture già sorte in aree del territorio vicine, sia perchè le dinamiche commerciali si stavano già modificando e l’”ammodernamento ” della rete commerciali così come è avvenuta in tutta Europa, di fatto era già stato compiuto. Anzi le dinamiche attuali segnalano una ripresa di interesse dei consumatori anche verso i negozi tradiziponali. Come emerge da indagini effettuate anche in ambito regionale, questa tipologia di negozi non è affatto scomparsa, è calata pochissimo, negli ultimi anni, dato che è da leggere come elemento di consolodamento, dato che si parlava di una prospettiva di scomparsa. Detto questo, l’indagine.
    Ovviamente occorrerà avere tutti gli elementi che emergeranno dall’indagine della magistratura, per dare un giudizio compiuto e definitivo. Quello che io avverto con grande fastidio, è la mancanza di rispetto delle regole. Anche se le autorizzazione potevano essere pressochè scontate, il rispetto dei tempi formali di un iter fa parte del rispetto più generale delle regole e non si può non tenerne conto. Credo che il senso di fastidio che il cittadino comune avverte nei confronti di chi si considera ” al di sopra ” delle leggi, perchè presume di avere agganci tali da poterlo fare, sia più che giustificato. Perciò è giusto che l’indagine segua il suo corso e se ci sono delle responsabilità anche politiche, chi le ha ne debba rispondere.

  13. Marco Errani 28 gennaio 2008 16:59

    Carissimi, ho letto sul blog alcuni interventi sull’IPER di Forlì. Siccome ho inviato al Carlino una risposta alla lettera pubblicata il 28.01.2008 dal coordinatore comunale di AN Alessandro Spada, ho ritenuto utile portarla alla vostra conoscenza.
    Saluti,
    Marco Errani

    Il coordinatore di Alleanza Nazionale di Forlì, Alessandro Spada, pur di polemizzare con l’Amministrazione Comunale, fa a pugni con la logica (mi riferisco alla lettera apparsa sul Carlino il 28.01.2008).
    A proposito dell’ipermercato forlivese afferma che gli ultimi sviluppi della vicenda dimostrano come a Forlì decidano i soliti noti e non esiste il libero mercato.
    E’ vero l’esatto contrario.
    I Vigili nel cantiere li ha mandati il Sindaco, che di fronte a segnalazioni di presunte irregolarità, non ha atteso un minuto per procedere con le opportune verifiche.
    In quei giorni si svolse un Consiglio Comunale con all’OdG la variante sull’IPER.
    Avevamo i numeri per approvarla, ma rinviammo la discussione.
    Dov’è la fretta? Dov’è la corsia preferenziale?
    Vede Spada, noi siamo convinti che l’IPER sia una opportunità in più per la nostra città, una scelta per qualificare lo sviluppo, ma il progetto deve procedere secondo le regole stabilite altrimenti le cose si bloccano come è successo.
    Non ci devono essere e non ci saranno privilegi per nessuno.
    A Forlì il Conad, il commerciante, l’artigiano, tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge.
    La forzatura delle regole è inaccettabile chiunque ne sia il protagonista.
    Questa vicenda può dispiacere poiché certamente farà ritardare l’apertura dell’IPER, ma i comportamenti arroganti non possono fare parte della classe dirigente forlivese.
    Così difendiamo il libero mercato, la trasparenza, i diritti dei cittadini.

    Marco Errani
    Capogruppo PD Consiglio Comunale Forlì

  14. riccardovitali 28 gennaio 2008 18:20

    Scusate se vado controcorrente.
    Credo proprio che dietro questa crisi ci sia l’assoluta convinzione di veltroni che non era più possibile andare avanti così(e mi trova perfettamente d’accordo).
    Di qui l’eutanasia di Prodi i cui meriti oggi mi appaiono ben più piccoli rispetto agli errori ( e non tiriamo in ballo la consueta legge elettorale che non è altro che il mezzo per non fare come al solito un pò di autocritica ).
    Ma siamo a metà del guado. Bisogna avere il coraggio di compiere l’intero percorso di cambiamento anche contro le resistenze (e le più forti saranno interne), per arrivare a proporre agli elettori una nuova classe dirigente, più giovane, più preparata, meno compromessa.
    Quanti elettori avranno il coraggio ( o la decenza) di riaffidarsi alla destra se troveranno liste di persone valide, giovani, non addette ai lavori, con proposte concrete, con obiettivi realizzabili, se anche al nostro interno verrà fatta pulizia e verranno fatti rispettare principi condivisi ( nessun indagato, massimo due mandati,..), se verrà premiata la classe dirigente che ha dimostrato di saper scegliere e di farlo bene ( Chiamparino, Errani, Illy,…)?
    Quanti punti si potranno recuperare ad una nuova “Unione di destra” con 10 partiti se si mostrerà di incarnare davvero quello spirito di cambiamento da tutti invocato il 14 ottobre?
    Sta a veltroni mostrare coraggio, sta a noi (anche a me che gli preferivo un altro candidato) sostenerlo con forza. Perchè veder (quasi) pedere una coalizione che ha 10 punti di vantaggio è un film già visto.

  15. maltoni maria 28 gennaio 2008 22:53

    Caro Marco, ti ringrazio per l’attenzione prestata al mio intervento, ma evidentemente non ne hai compreso il senso. Io ho avanzato due ordini di considerazioni. La prima riguarda il ritardo con cui, rispetto ad altre scelte lungimiranti della amministrazione comunale di Forlì, è stata presa la decisione di prevedere un iper nel territorio comunale di Forlì. Oggi può essere una operazione che può riuscire dal punto di vista economico, ma è anche piena di rischi, perché il settore commerciale nel frattempo è andato avanti con le sue dinamiche.
    La seconda questione riguarda il modo con cui una vicenda , come quella legata al non rispetto degli iter da parte della società costruttrice, ha nei confronti della opinione pubblica. In una situazione come quella della nostra realtà locale, che giustamente ci vantiamo essere di piena legalità, il fatto che qualcuno abbia pensato che a fronte di una prima autorizzazione già concessa da un ente competente , attendere la seconda del secondo ente fosse una sorta di “optional”, è un aspetto che ha effetti devastanti sui cittadini, perché dà adito al “sospetto” che in questi iter ci sia qualcosa di non trasparente. Nella tua lettera hai ricordato come sia stato il sindaco a promuovere gli accertamenti da parte dei vigili e come il consiglio abbia sospeso la discussione sulla variante, benché avesse i numeri per approvarla , anche io ritengo che sia il sindaco che il consiglio abbiano fatto bene ad agire in questo modo.
    Ma questo non annulla l’aspetto inquietante della vicenda, cioè quello che pare essere una sostanziale mancanza di rispetto delle regole.
    Se le regole non vanno bene occorre cambiarle, ma quando ci sono vanno rispettate, è il primo principio che sta alla base di una cultura della legalità. Se ognuno si fa le proprie regole vuol dire che non ne esistono più di valide per tutti. Perciò io credo che per ovviare a tutte le strumentalizzazioni che vengono fatte dalla destra su tale questione ( come anche su altre) occorre ribadire questi semplici concetti. Il rispetto delle regole e l’etica della politica, ma anche della pubblica amministrazione, sono aspetti fondanti di una democrazia che voglia veramente essere tale e quando i cittadini hanno anche solo il dubbio che non sia così, è una sconfitta per tutti i democratici. Per questo è importante chiarire tutti i passaggi e le eventuali responsabilità dei soggetti privati , ma se ci fossero, anche di quelli pubblici.
    Altri Paesi, soprattuto quelli di cultura anglosassone, più rispettosi delle regole di noi “mediterranei” hanno creato codici di comportamento anche per le amministrazioni pubbliche ed i politici, oltre che pretendere giustamente l’applicazione di norme di responsabilità sociale da parte delle imprese. In Italia, invece, c’è sempre la solità insofferenza alle regole, con le conseguenze che purtroppo vediamo, in tanti ambiti, sotto gli occhi di tutti.

  16. franco piazza 30 gennaio 2008 23:18

    Non vogliono le elezioni subito (prima della riforma del sistema elettorale) sia i radicali che la chiesa, confindustria e i sindacati dei lavoratori, le associazioni dei commercianti e non so quante altre sigle del mondo del lavoro.
    Era tanto che non si vedevano tante parti sociali in perenne conflitto convergere con senso di responsabilità capendo qual’è il bene generale rispetto agli egoismi di parte.
    Solo la destra, la lega, forza italia e il figliol prodico casini vogliono votare subito.
    Sono alla frutta. Si sono compattati perchè credono di vincere. Ma se pensano alla solità rissa tra armate brancaleone si sbagliano. Ora c’è il PD e c’è Veltroni. Avranno di fronte un partito che correrà da solo e un chiaro programma di governo. Avranno antagonisti pacati e decisi a riformare il paese. E il paese non ne può più di promesse non mantenute e di coalizioni che non decidono per veti incrociati.

  17. Thomas Casadei 31 gennaio 2008 00:46

    Proprio perchè serve un cambio di paradigma e radicale innovazione per essere credibili il PD dovrà avere il coraggio di rimettere l’etica al centro della politica (e le questioni di questo tipo non riguardano solo “quelli dell’altra parte” riguardano piccoli e grandi caste che albergano anche nel centro-sinistra o a in zone contigue). Proprio per questo con certi personaggi e finti partiti (da Mastella a Dini), imperniati su una persona o una famiglia NON si dovrà fare nessun accordo, anche se - superficialmente - sembra ‘convenire. Certe figure non possono essere alleate di chi intende presentarsi come una forza di governo chiara e trasparente.

    A proposito di Mastella che era in Piazza ad omaggiare il Papa di recente e ad ogni piè sospinto invoca la positività della famiglia fondata sul matrimonio e cattolica (fu lui che contribuì in grande stile ad affossare i “dico”), rendo noto quanto segue. Un ottimo esempio di coerenza con lo spirito evangelico e con l’etica pubblica:

    MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

    Il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più. Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur. L’Udeur, in quanto partito votato dall’1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale
    finanziato con denaro pubblico. Si chiama “Il Campanile”, con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa 5.000 copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano il collega Marco Lillo dell’Espresso, che ha fatto un’inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un’altro nei pressi di Largo Arenula. Dice ad esempio il primo: “Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!”. A che serve allora - direte voi - un giornale come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa. Ogni anno Il Campanile incassa 1.331.000euro. E che fara’ di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro? Insisterete ancora voi. Che fara’? Anzitutto l’editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40.000 euro all’anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all’Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete! Che c’entra? Se è bravo! Non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche. Ma andiamo avanti. Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98.000 euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell’ordine. Tra l’altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di F1 di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull’aereo di Stato? L’esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile? Gli ultimi biglietti d’aereo (con allegato soggiorno) l’editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell’Udeur. Siamo nell’aprile del 2006. Da allora -assicura l’editore- non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile. Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l’inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui! Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141.000euro per rappresentanza e 22.000euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti. Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro: Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta. Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per 2.000euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l’angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell’ubiquità.

    La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l’Inail, e a quanto è stata affittata all’editore, Clemente Mastella. Chi l’ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d’assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.

    Mauro Montanari-Corriere d’Italia/News ITALIA PRESS

  18. raffaele barbiero 1 febbraio 2008 20:01

    Salve a tutti, per iniziare.
    Io faccio una proposta al PD e almeno al PD locale.
    La proposta parte da una premessa.
    Non si arriverà a cambiare la legge elettorale e si andrà a votare presto.

    La proposta allora al PD è questa: siccome l’attuale legge elettorale non permette la scelta del candidato/dei candidati da parte del singolo elettore/i, i candidati del PD che si presentano nel nostro seggio (e si potrebbe allargare il metodo a tutta l’Italia) si sottopongono alle primarie “di preferenza” e si fa una specie di lista interna che il PD si impegna a rispettare dove chi ha ottenuto piu’ voti sarà il primo degli eletti e così via a scalare finchè si riesce ad eleggere candidati.

    Sarebbe un segno nuovo e di verà volontà di cambiare la legge elettorale per ridare in mano ai cittadini la scelta dei candidati.
    In queste primarie “di preferenza” potrebbero votare sia i già iscritti al PD o quelli che sottoscrivono l’impegno morale di andare a votare per il PD alle elezioni che poi verranno.

    Che ne dite?

    Saluti di pace. Raffaele Barbiero, Forlì, 01/02/2008

  19. Carlo Giunchi 5 febbraio 2008 10:01

    Alle politiche con le primarie!
    Se il Partito Democratico affronterà le elezioni anticipate attuando rigidamente, per quanto concerne la formazione delle candidature, il sistema bloccato previsto dalla attuale legge elettorale, senza prevedere una fase preliminare di primarie, andrà rapidamente verso la propria autodistruzione.
    E’ ciò innanzitutto perchè si contrapporrebbe frontalmente ai milioni di elettori che, sfidando, anche al di dà di ogni previsione, la sollecitazione al disimpegno proveniente da una politica lontana ed autoreferenziale, hanno scelto di mettere ancora una volta in campo la loro voglia di contare e di decidere.
    Inoltre quale credibilità può avere ul partito che da un lato critica una legge elettorale e dall’altro, alla prima occasione, vi si appiattisce attuando il peggiore dei metodi di selezione della classe dirigente di un paese, cioè la cooptazione.
    Allo stato attuale non è dato ancora di sapere la posizione in merito del segretario Veltroni, ma certo nessun può impedire che a livello circoscrizionale ci si organizzi per realizzare delle primarie e poi si imponga il risultato all’organismo titolato alla formalizzazione delle candidature.
    Così come La tua stagione fece in occasione delle primarie del 14 ottobre, superando il limite delle liste bloccate con un pronunciamento di base, oggi è possibile, solo che lo si voglia, realizzare delle primarie a livello circoscrizionale.
    Su questa proposta, che ritengo assolutamente maggioritaria nel corpo del partito, è necessario raccogliere il massimo di adesioni per arrivare, alla priam riunione dell’Assemblea provinciale, ad un suo pronunciamento formale e ad un suo mandato esplicito al Coordinamento ed al segretario di procedere organizzativamente in tal senso.

  20. Thomas Casadei 5 febbraio 2008 15:25

    a conferma della validità delle proposte di Raffaele Barbiero e di chi ha commentanto il suo spunto di riflessione, ecco alcune proposte anche di rappresentanti nazionali del Pd, che si pongono in sintonia con l’elemento fondativo di ogni ragionamento di Valter Veltroni: il partito dei democratici come simbolo di innovazione (di qualità e non fine a se stessa) e discontinuità, a partire dai metodi e dalle regole. Da quel che si legge e si sente anche il segretario regionale Caronna sembra di questa idea. Buon segno!

    Corritore (Pd) ad Affari: se si va al voto primarie per scegliere i candidati. Caucus anche in Italia

    Venerdí 01.02.2008 18:10

    “Anche in Italia si adotti il modello americano. Siamo nati con le primarie nel codice identitario: se si andasse al voto presto, comunque sia, credo che sarebbe necessario che la maggior parte dei candidati del Pd venga scelta dai cittadini-elettori che hanno partecipato alle primarie di questi ultimi mesi”. E’ la proposta che Davide Corritore, membro dell’assemblea costituente nazionale del Pd e vicepresidente del Consiglio Comunale di Milano, avanza in un’intervista ad Affari.

    “Sono due le ragioni di questa proposta.
    La prima: il coinvolgimento dei cittadini-elettori è la chiave fondante del nostro partito, che ha eletto così il suo segretario e i suoi direttivi dei circoli. Oggi tutti coloro che parlano a qualche titolo a nome del Partito Democratico lo fanno perché sono stati eletti da una larga maggioranza di persone. L’abbiamo fatto per le cariche interne e mi sembra conseguente che venga fatto anche per le persone che presenteremo per il Parlamento, per di più in un sistema che non prevede la preferenza. Quindi, in qualche modo, restituiamo la preferenza. Almeno ai cittadini-elettori”, afferma l’esponente del Pd.

    “La seconda ragione: una scelta di questo tipo ci aiuterebbe molto in campagna elettorale, perché consentirebbe di far vedere la nostra diversità rispetto agli avversari: noi facciamo scegliere le persone da tanti e non da pochi. Inoltre, rimarcherebbe anche il fatto che questa legge elettorale l’ha voluta il Centrodestra. Il principio delle primarie è un codice identitario al quale non si può più rinunciare, non farle vorrebbe dire violare un aspetto sostanziale e non formale”, spiega Corritore

    “La proposta credo che sia ampiamente condivisa. Invito ad aprire un dibattito su questo tema e prendere rapidissimamente una scelta. Se dovessimo andare a uno scenario elettorale avremmo la fortuna di avere appena indicato le sedi dei circoli, quindi avremmo i luoghi dove svolgere i nostri caucus, le nostre assemblee elettive”. Corritore prende spunto da quando sta accadendo Oltreoceano. “Sto seguendo attivamente le primarie americane - afferma - e ho assistito personalmente ai caucus. Che, soprattutto quelli dell’Iowa, sono stati un’esperienza straordinaria. I caucus sono un incontro di partito dove i cittadini esprimono le loro opinioni sui candidati e scelgono i delegati per la convention nazionale. C’è una fase in cui si discute e poi si vota. Esattamente quello che è successo domenica scorsa con le primarie nelle elezioni dei circoli dei Pd”.

    Enrico Letta: primarie per la scelta dei candidati del Pd
    Martedí 05.02.2008 13:18

    “Attuare il metodo delle primarie per la scelta dei nostri candidati al Parlamento”. È quanto propone Enrico Letta che sottolinea come questo metodo debba essere adottato anche con una legge elettorale a liste bloccate come quella con la quale si andrà a votare tra pochi mesi. “Propongo che i componenti delle lista del Partito Democratico, o almeno una buona parte di essi, siano scelti attraverso le primarie. Un emendamento in questa direzione è stato del resto già presentato in Commissione Statuto della Costituente del Pd. Primo firmataio Francesco Sanna”.

  21. riccardovitali 5 febbraio 2008 16:24

    Dobbiamo ricordare che la scelta di non fare primarie non è legata al metodo (contro il quale oggi nessuno obbietta nulla, fortunatamente), bensì ai tempi strettissimi con i quali lavorare. Entro i primi giorni di marzo devono essere pronte le liste (se si andrà al voto a metà aprile), quindi rimane il mese di febbraio già iniziato ed i tempi obiettivamente non ci sono per fare qualcosa di concretamente diverso.
    E poi ho un ricordo poco felice delle primarie (?) che si tennero tra i Ds per scegliere il candidato alle scorse politiche (in America hanno un sapore diverso e molto appassionante perchè sono primarie di PROGRAMMA, si confrontano le piattaforme e si vota il programma del candidato, da noi si vota solo il candidato senza lo straccio di un programma, non ha molto senso…)

    Veltroni credo si muova con grande spirito di cambiamento:
    - lista a vocazione maggioritaria
    - alleanze solo sulla condivisione programmatica (oggi Giordano che propone un patto non programmatico di desistenza mi sembra ridicolo e fuori tempo, avessero pensato a non gettare fango ogni giorno sui risultati del governo…)
    - presentazione agli elettori della squadra di governo prima del voto (con pochi dicasteri e persone fuori dagli schemi)
    - inserimento degli stessi criteri per le liste delle primarie (50%donne)
    Non chiediamogli anche quello che non può fare , già se tiene duro su questi aspetti mi sembra una mezza rivoluzione.
    Saluti

  22. patrizia barducci 5 febbraio 2008 21:33

    ma c’è il tempo per le primarie?

  23. patrizia barducci 5 febbraio 2008 21:36

    anch’io ho un ricordo brutto delle primarei che si tennero fra i ds nella scorsa tornata elettorale.
    certo non è il tempo per disquisire….e lasciarsi andare a ricordi brutti,ma occorrerà lavorare lavorare molto.

  24. Thomas Casadei 7 febbraio 2008 00:24

    Ecco lo spirito giusto, finalmente una *spinta*, un *salto* rispetto ai soliti schemi di una politica chiusa in se stessa.

    ELEZIONI: VELTRONI, “SE PENSO DI VINCERE? CERTO CHE SI’”

    “Certo che si’”. Cosi’ il segretario del Pd, Walter Veltroni, risponde alla domanda se pensa davvero di potercela fare a vincere le elezioni. Durante la registrazione di ‘Matrix’, Veltroni spiega che “la mia impressione, data non solo dai sondaggi ma dallo stato d’animo del Paese, e’ che veramente c’e’ bisogno di qualcosa di nuovo”. Quanto e’ successo “non e’ solo una crisi di governo, ma la fine di una stagione della politica: l’opinione pubblica si aspetta una campagna elettorale che dica cose vicine alla vita quotidiana e che usi toni pacati”.

    §§§§

    Ecco lo spirito giusto, finalmente una *spinta*, un *salto* rispetto ai soliti schemi di una politica chiusa in se stessa.
    Veltroni è il leader che da sempre sa entrare in sintonia con la cittadinanza, con le persone, prima delle diverse appartenenze. Un leader che sa ascoltare, e che oltre a far politica dimostra di ‘vivere’. Abbiamo bisogno di questa energia e del suo pregiudizio a “favore della speranza”. Obama è un bellissimo riferimento, sia per lo stile, sia per la speranza verso il cambiamento radicale che sa suscitare.
    Non è casuale (vedi i bellissimi articoli apparsi oggi su Liberazione - organo del Partito della Rifondazione comunista…) che Obama sia appoggiato anche dai settori più radicali della società americana e che la rivista più antica della sinistra “The Nation” abbia deciso di sostenerlo in maniera decisa.

    Veltroni - con una squadra collaborativa e tante forze attive al suo fianco - è la figura che può costruire e saldare una maggioranza progressista in Italia e su un programma concreto catalizzare consensi e mobilitare cittadini attivi, superando gli antichi schemi di una politica autoreferenziale e lontana dalla società.

    Tutela dell’ambiente e della qualità della vita (per ogni cittadino, ivi compresi i migranti), equità e giustizia sociale, valorizzazione della sanità e della scuola pubblica, liberazione delle energie migliori del paese e destrutturazione di tutte le rendite di posizione e di tutte le caste, trasparenza ed etica pubblica (dal Parlamento alle nomine delle società partecipate), valorizzazione della meritocrazia in ogni sfera sociale, tutela del lavoro: in questo modo si possono *mobilitare* le giovani generazioni, le donne, quei tanti settori della società italiana che aspettano la spinta e che qualcuno - finalmente - apra spazi di partecipazione e di chiarezza democratica.

    non “centrismo difensivo” (o neo-centrismo) o “riformismo dall’alto” quello che serve all’Italia - in questa precisa fase storica - è una profonda rivoluzione democratica, che renda fecondo l’incontro tra le culture progressive del paese e che sappia “prendersi cura” dei bisogni dei cittadini.
    Veltroni può farcela se questo spirito saprà animare i suoi sostenitori e i candidati delle liste del partito democratico, nonchè i tanti militanti che sapranno mobilitarsi in tutte le forme possibili (dalle piazze alla rete telematica, dalle università ai luoghi di lavori). Candidati espressione di questa prospettiva, scattanti e freschi, potranno in poco tempo far scaturire questa linfa vitale di cui la democrazia italiana ha profondo bisogno.

    Il 16 febbraio si terrà l’assemblea costituente del Pd, poi “dal 16 pomeriggio partirà il viaggio in Italia che toccherà tutte le 110 province” dice Veltroni. Un viaggio che “sarà un tour della novità e della speranza”. Perché “ho la sensazione che il mio paese non voglia vedere film già visti, ma conoscere una stagione nuova”.

    Ecco una “stagione nuova”: di questo c’è bisogno, e che ogni democratico senta questa stagione come la sua stagione, sentendosi attivo e partecipe, quel che i partiti tradizionali non sapevano più garantire pienamente. Il Partito democratico è nato per questo, appena nato ha già di fronte una sfida decisiva: appassionante e difficilissima.
    Ma se saprà incarnare il senso della speranza, in maniera costante, e tradurlo in prassi concreta…vincere si può!
    Attiviamoci ovunque e con tutti i mezzi a disposizione: la campagna elettorale è iniziata, e bisogna cominciare a correre!

  25. Thomas Casadei 12 febbraio 2008 16:48

    A proposito di “yes, we can”

    16:31 Pd, candidati scelti con le “primariette”

    I candidati del Pd per le elezioni del 13-14 aprile saranno scelti attraverso delle piccole primarie, in cui verranno chiamati a decidere tutti gli iscritti o forse tutti i 3 milioni e mezzo di cittadini che hanno partecipato alle primarie del 14 ottobre. E’ quanto emerso nella riunione dei segretari regionali del Pd con il vicesegretario Dario Franceschini e altri dirigenti del partito.

    Si terranno il 2 marzo, e questa è una grande innovazione, certo sperimentale, come quella che si tenne a Forlì - così come a Modena e Reggio Emilia - nel 2006 per la scelta dei candidati degli allora DS. I candidati che ne uscirono vincitore ne furono certamente rafforzati, e la campagna elettorla iniziò subito con una grande mobilitazione.

    Mobilitazione e innovazione, questa la via della rivoluzione democratica di Veltroni: l’unica prospettiva che può far vincere i democratici. Nè mezze misure, né pasticci, bensì radicalismo e coraggio: un spinta in avanti perchè la politica si rimetta in piedi…

  26. Alessandro Pilotti 13 febbraio 2008 09:31

    Le primarie la domenica prima della presentazione delle liste?
    Io che sono un sostentitore delle primarie da sempre sono un po’ perplesso.
    Ieri nella federazione del Pd meno democratica (è un ossimoro ma è così) dell’Emilia-Romagna il sindaco Marchignoli si è dimesso perchè il PD gli ha offerto la candidatura alla Camera dei deputati.
    Prima delle primarie lui sa già anche posto occuperà in lista.
    Siamo certi che primarie così dove il regolamento verrà diffuso il 20 di un febbraio non bisestile per votare il 1 marzo siano primarie eque?

  27. patrizia barducci 13 febbraio 2008 09:38

    Caro Thomas,
    correggimi se sbaglio!
    mobilitazione/innovazione,informazione sui metodichiarezza dei metodi,visto che spesso dando per scontato che la gente sappia,si creano malintesi e possibilità polemiche.
    chi sceglie chi,comeavviene la scelta,quali requisiti e competenzesi ha da avere per,come ci si candida… metti caso che io volessi candidarm,(_?)quali sono le istruzioni per l’uso, a chi mi rivolgo…appurato che ci siano molti giovani che stanno avvicinandosi alla politica attiva…sapere da consapevolezza e possibilità di mettersi in gioco…sono banalità?….o dobbiamo tenere conto di tutto ciò.!’
    intanto io mi sono fatta carico di parlare con chi mi sta vicino…e chiedo ai miei figli di farsi carico di “convincere”che il pd non solo si veste di nuovi,contenuti…ma presenta nuovi volti….
    io mi sono rimboccata le maniche e speriamo veramente in qualcosa di nuovo…che sappia di mimose e viole oltre che di zagare siciliane
    patrizia

  28. Thomas Casadei 13 febbraio 2008 10:11

    eque o non eque, la svolta consiste nel fatto che esiste la possibilità di lasciare agli iscritti e ai sostenitori del Pd la possibilità di scegliere i candidati, di esprimersi su di essi. Ovvio che è solo un primo passo, e che ci saranno limiti visti i tempi. ma molto meno democratiche erano le scelte avvenute alle ultime elezioni, dove in ristrette stanze si sono decise tutte le candidature. e’ chiaro poi che che si dovranno garantire appieno certi criteri, come la piena rappresentanza genere, ma questo è possibile se la consultazione seguirà certi metodi.

    l’importante, a mio avviso, è che ci sia la possibilità di esprimersi prima sui candidati: questo è il punto su cui i cittadini chiedono la parola. giusto che il Pd, anche su questo, ci provi.

    A Imola come avresti scelto i candidati Alessandro? Paracadutandoli dall’alto? Se Marchignoli è Sindaco, un motivo ci sarà…che si dimetta ce ne sarà un altro…che sia lui il candidato è l’espressione di un certo modo di essere del PD lì….la democrazia non si esporta…va coltivata nei contesti…con tutte le sue difficoltà, si intende.

  29. Thomas Casadei 13 febbraio 2008 10:12

    scusate la piena rappresentanza DI genere

  30. Alessandro Pilotti 13 febbraio 2008 11:13

    Sono primarie vere o eque se io scelgo i rappresentanti di tutta la mia circoscrizione elettorale.
    Non di 1/42 o 1/21 di lista.
    Cioè se io come fondatore o come cittadino-elettore voto non il rappresentante forlivese ma decido i componenti che costuiranno la lista da Rimini a Piacenza.
    Siccome tutti noi voteremo PD e magari ci sarà una testa di lista come l’ultima volta costituita da Prodi, Bersani, Franceschini, Migliavacca.
    Le primarie o si fanno anche sulla testa di lista oppure rischiano di essere delle ratifiche di scelte preconfezionate.
    Io le primarie vere le voglio fare su tutti cioè anche sulla composizione della lista, voglio esprimermi anche su Marchignoli.
    Con questo metodo di primarie provinciali o subprovinciali teoricamente potresti eliminare minoranze consistenti.
    Come si fa a stabilire un’equa rappresentanza di genere con le primariette?
    In questa fase sono d’accordo con Salvatore Vassallo ma d’altronde lui ed io siamo scienziati della politica mentre i filosofi sono più attenti alo spirito delle primarie

  31. maltoni maria 13 febbraio 2008 23:31

    Ritengo che pur nella strettezza dei tempi che caratterizza questo frangente politico, una qualsivoglia procedura che si possa , se pure in modo limitativo definire primarie, deve essere mantenuta. Lo dobbiamo al nostro elettorato ed è una forma di coerenza che va praticata. Come pure gli aspetti che riguardano le deroghe alla riproposizione delle candidature, l’aspetto del rinnovamento in questo momento è quello più rilevante. Chi rappresenta storia e idealità può svolgere un ruolo positivo e propositivo anche se non è in Parlamento. Solo se continueremo a venire percepiti come elemento di novità vera del sistema politico, che è un po’ il meccanismo che negli USA è scattato rispetto alla condidatura di Obama, abbiamo possibilità vere di affermarmare il nostro progetto politico.

  32. maltoni maria 13 febbraio 2008 23:55

    Un elemento di attualità che in questi giorni è rimbalzato in vario modo sulla cronaca e che si sta mescolando alla compagna elettorale, riguarda l’attacco alla legge 194 . L’irruzione della polizia nella clinica di Napoli al termine di un aborto terapeutico è una cosa da fantascienza horror. E’ impensabile che in un paese dove esiste una legge che regola l’interruzione volontaria di gravidanza che nel tempo ha dato peraltro ottimi risultati, si sia assistito ad un episodio di questa natura. D’altra parte la questione della moratoria sull’aborto, che ha visto Ferrara e gerarchie ecclesiastiche in prima fila, si sta anche concretizzando dal punto di vista elettorale con la candidatura dello stesso in una lista per la vita. E’ evidente perciò che tutto questo agitarsi ha un fine politico ben preciso. Occorre prenderne piena consapevolezza e riaffermare valori di laicità dello stato ed indipendenza delle autorità pubbliche da quelle di natura religiosa. Sono convinta che anche dal punto di vista delle prossime elezioni politiche, essere chiari possa essere pagante. La maggior parte degli italiani da tempo si comporta in modo diverso da come predica la gerarchia ecclesiastica, credo che anche il PD dovrebbe avere il coraggio di riaffermare con più enfasi il valore dei diritti individuali, senza farsi eccessivamente condizionare da frange eccessivamente integraliste( leggi Binetti) presenti anche al nostro interno. Oggi ho sentito solo l’UDI protestare contro la vicenda di Napoli, credo che le democratiche ed i democratici, farebbero bene a far sentire anche la loro voce, non basta solo la voce di una ministra, peraltro di un governo uscente. Sarebbe ora che per combattere l’aborto, si attivasse veramente in tutte le scuole di ogni ordine e grado una attività di educazione non solo alla sessualità ma al rispetto reciproco . A questo punto anche le lezioni di morale impartite da Famiglia Cristina , diventerebbero del tutto superflue.

  33. Thomas Casadei 14 febbraio 2008 13:52

    concordo pienamente con Maria. e alle nuove crociate, di atei devoti (alla Ferrara), di cattolici strumentali (Fini, Casini, Berlusconi e co.) e di cattolici integralisti (da Binetti alle gerarchie ecclesiastiche più aggressive) si risponda con manifestazioni e mobilitazioni all’insegna della ragione e di quella cultura laica, che accomuna - nella modernità - cattolici maturi, laicisti, atei, agnostici, ovvero chi non fa della strumentalizzazione della fede un’arma.

    Segnalo l’iniziativa di oggi a Napoli

    fa piacere vedere che vi partecipi il ministro Livia Turco (che forse si è ricordata che le aggressioni e le violenze sotto forma di veglie promosse da Ferrara non sono cosa buona …)

    http://www.repubblica.it/2008/02/dirette/sezioni/cronaca/aborto/aborto/index.html

  34. raffaele barbiero 5 marzo 2008 13:42

    buondì,
    vi mando alcune mie riflessioni.

    veltroni mi piace nel metodo, meno nel contenuto.

    ha sicuramente fatto diverse scelte importanti e innovative (andare alle elezioni con poche alleanze chiare e definite, poche deroghe e motivate, no candidati condannati, ecc.) che tra l’altro costringono per la prima volta il centrodestra a rincorrere e non ad essere il protagonista della campagna elettorale.

    sul metodo un’unica eccezione è per me rappresentata dalla deroga a massimo d’alema, ritengo infatti la deroga a lui sbagliata in quanto ha danneggiato molto il partito:
    1) ha contribuito alla svendita e smaltellamento della telecom (con il sostegno alla “razza padana” come imprenditori, invece ha di fatto favorito l’inserimento di finanzieri-speculatori che hanno “spolpato” telecom lasciando macerie);
    2) con la bicamerale ha di fatto contribuito allo sfascio totale della giustizia in italia, in questo aiutato da berlusconi che per ovvio interesse se lo è portato dietro -con l’illusione delle grandi riforme- “a passeggio” finchè faceva comodo agli interessi dello stesso berlusconi;
    3) ha sicuramente dato una mano, insieme a marini, alla caduta del primo governo prodi nel 1998;
    4) ha accettato l’intervento nella guerra in kossovo;
    5) ha sostenuto consorte e unipol in un’operazione finanziaria in cui col suo ruolo istituzionale doveva avere altro comportamento e, inoltre, invece di cercare di motivare le sue ragioni nelle sedi in cui era stato chiamato a rendere conto, ha fatto di tutto per screditare l’operato del giudice e sottrarsi ad ogni valutazione di merito (in questo mi assomiglia molto al suo “ex socio” di bicamerale)
    6)infine ho letto che ha difeso l’indifendibile bassolino che non vuole dimettersi dopo essere stato rinviato a giudizio sul tema dei rifiuti in campani.

    Sul contentuo alcune notazioni:
    1) le candidature di massimo calearo e pietro ichino non mi sembrano una gran mossa. Certo non si deve e non si puo’ essere il partito di una parte sola del paese, ma scegliere calearo che come rappresentate della federmeccanica ha sempre osteggiato il lavoro del sindacato dei metalmeccanici e viene considerato un “falco” all’interno di confindustria -almeno questo è quanto so- non mi sembra una scelta lungimirante, così come se si vogliono innovazioni sul mercato del lavoro dare sponda ad ichino non credo sia opportuno.
    Ricordo che il prof ichino:
    1) è tornato ancora sull’art.18, come se fosse il male dei mali, quando ormai la questione era stata accantonata dallo stesso centrodestra e dagli industriali;
    2) è un professore universitario con un bel stipendio garantito, con una condizione lavorativa garantita e con la possibilità di godere di enormi privilegi (anche in termini di orari e obblighi lavorativi)
    3) non mi piace chi dice agli altri cosa devono fare senza mai fare una proposta in casa sua (perchè ichino non propone un sistema premiante e di merito per i professori universitari che oggi, una volta diventati tali sono praticamente inamovibili e pensano di piu’ ai loro interessi che agli studenti? -si citano sempre i paesi anglosassoni per le riforme del mercato del lavoro, ma non li si citano per le modalità legate alla ricerca e al lavoro dei docenti universitari-) e non mi piace chi dà del fanullone in modo generalizzato e populista.

    Infine, al di là di un programma che sul versante economico è molto simile a quello del centrodestra e non tenta di delineare un minimo di alternativa al modello capitalistico -che comunque ha grossissimi limiti e genera profonde ingiustizie-, voglio soffermarmi sul tema giustizia.
    Ritengo che l’equilibrio dei poteri -esecutivo, legislativo, giudiziario- sia fondamentale per la tenuta della democrazia e per un vero principio di equità e parità fra le persone. Ci sono poche indicazioni sul tema dell’efficienza della macchina giudiziaria sul versante della giustizia civile - che è quella che riguarda la stragrande maggioranza della gente-; non è chiaro poi cosa si vuole fare sul tema dell’indipendenza della magistratura, molto compromessa da berlusconi e non solo; non ci sono riferimenti all’abolizione di alcune leggi scandalose “ad personam” fatte dal centrodestra (rogatorie, falso in bilancio, ex cirielli -che ha ingolfato le carceri italiane insieme all’inasprimento delle normative della bossi fini sui cittadini stranieri-, ecc.), anzi si scimiotta il centrodestra sulle intercettazioni (nulla pero’ si dice su quelle fatte illegalmente senza autorizzazioni della magistratura da telecom o dai servizi segreti, ben sapendo che non ce la si puo’ prendere con il dottore se la medicina è usata poco bene, ma la medicina serve) e su alcune misure che non hanno rispetto delle persone-le proposte fatte da fini sul tema “sicurezza”-.
    Anche qui l’ipocrisia va alle stelle: pene severissime per alcune categorie di persone e poi invece per i reati che possono coinvolgere il ceto politico si studiano depenalizzazioni, riduzioni dei termini di prescrizione, obbligo dell’autorizzazione del parlamento per fare intercettaioni o perquisizioni ad un parlamentare (così uno lo sa prima e si premunisce).

    Queste sono le mie perplessità, speriamo che chi verrà eletto nel Pd si ricordi che la politica deve essere anche servizio e volontà di ricercare il bene comune.

    Buon lavoro a tutti

    5 marzo 2008, raffaele barbiero, forlì

  35. Sergio 31 marzo 2011 16:20

    Scusate, ma non c’è altro a sinistra che D’Alema, Fassino, Livia Turco, Prodi, Rosa russo Jervolino ?
    Tracce ( solo tracce ! ) di comunismo in circolazione alcoolica.
    Il prof. Prodi che restituisca due pensioni agli indigenti!
    …vergognoso!

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