Ecologia urbana nel governo dei processi di trasformazione
Sono avvenuti e sono in corso dagli anni ’80, anche nella nostra città, profondi mutamenti dell’assetto urbano e territoriale: parti che si stanno caratterizzando come polarità funzionali (parco, ospedale, università, ecc.), rifunzionalizzazione di aree dismesse, nuove infrastrutture viarie, cambiamenti d’uso nelle componenti del centro storico … ed insieme a questa trasformazione fisica si forma un diverso paesaggio sociale .
Un paesaggio urbano che muta e che si forma anche come prodotto sociale di particolari trasformazioni umane e l’esito dell’interazione sociale dei diversi gruppi della comunità.
Quanto questo paesaggio, rappresentazione di entità spaziali, culturali e sociali, viene percepito come dimensione appartenente alla sfera dei beni comuni?
Quanto è presente la consapevolezza dei profondi mutamenti avvenuti anche nel saper “riconoscere” le diversità e le qualità dei paesaggi ereditati dal passato come arricchimento della conoscenza della città e del territorio, della sua identità ambientale – paesaggistica, culturale – architettonica, storico – sociale?
La città di Forlì, come le altre città, vive criticamente questa fase della seconda modernità.
La città quale configurazione unitaria, strutturata e definita nella sua composizione (dalla casa al quartiere ai luoghi collettivi), sembra non esistere più nel suo essere sentita come bene comune, come espressione civile di un “patto” elaborato consapevolmente dai cittadini trasformati, in questa fase storica di globalizzazione economica dei flussi, in utenti, sudditi, sconvolti da una dimensione individualistica e consumistica e da rapporti vissuti come insicurezza e minaccia, ai quali reagire con i recinti e legittimando anche la difesa armata e violenta nelle relazioni internazionali .
La sfida impegnativa è riuscire, invece, ad immaginare e rielaborare, nella fase della modernità post novecentesca, la città come città “planetaria” (Ernesto Balducci) capace di “riconoscere” le differenze, l’alterità, nella relazione non escludente e non assimilante, di ricostruire senso di responsabilità dell’essere umano rispetto al proprio ambiente di vita.
Comunicazione, partecipazione, relazione, cittadinanza attiva, sono parole chiave che caratterizzano il concetto di “ecologia urbana” adeguato ad esprimere l’impegno civile verso la complessità dell’abitare, rispetto alla vulnerabilità dei cambiamenti climatici , in una città e nel suo territorio (il “ terzo paesaggio” così definito dal paesaggista francese Gilet Clement) da vivere e da ripensare come spazio vitale di incontro, accogliente e solidale, accessibile a tutti, laboratorio creativo multifunzionale, cantiere sociale di biodiversità umana e naturale, di equità, di salute e di bellezza.
Arch. Giampaolo Bassetti
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Le riflessioni di Giampaolo Bassetti ci devono indurre ad un’analisi sulla capacità della città di Forlì, ma anche alle nostre città emiliano-romagnole di diventare delle “città-mondo” per usare un espressione dell’urbanista Stefano Boeri.
Una città non assemblaggio di individui isolati ma arcipelago di isole con identità plurali e connesse.
Sarebbe bello pensare ad un Piano del Colore per Borgo Schiavonia sul modello di quelli approvati in tante città italiane e sarebbe bello ad un’architettura che non sia crescita di metri cubi ma riprogettazione degli spazi esistenti.
Nelle nostre città non ci può essere nè spazio per gli slums, nè spazio per le favelas, la lotta alla povertà si comabtte con una politica di ecologia urbana.
E’ ineressante il concetto della città planetaria,capace di riconoscere le differenze…ma se iniziassimo ad avere un cervello e un cuore planetario,se fossimo capace di accogliere,creare legami,costruire percorsi di integrazione e di meticciato,forse la città consequenzialmente non si colorerebbe di segni e colori altri?
non si vede che col cuore…diceva qualcuno…e se fossimo capaci di abbattere i muri che ci circondano…forse il mondo sarebbe diverso…ma caduto il muro di berlino ne abbiamo eretti altri ben più radicati e invisibili/visibili..si chiamano paura,razzismo,intolleranza…etanto altro ancora
interessante,nella foga di scrivere ..faccio errori…mi scuso con chi legge
Pensando di contribuire all’avvio delle opportune riflessioni sulle prospettive future della nostra città ecco questi miei appunti che ho già espresso in recenti occasioni pubbliche, ultima l’Assemblea preparatoria delle elezioni dei rappresentanti in seno al Circolo PD del Centro Storico.
La città che desideriamo è moto dell’anima, è aspirazione profonda dell’individuo e perciò è idea di progresso in cui è possibile rispecchiarsi.
Per queste motivazioni diventa espressione dell’Essere singolare e plurale, palestra prima dell’esercizio democratico.
La nostra città, così amata così vituperata, riassume in sé caratteristiche e condizioni che potrebbero consentire ai suoi cittadini di eleggerla a luogo ideale.
Invece Forlì rappresenta l’emblema della “Città Invisibile” perché raccoglie presenze ed energie straordinarie che restano però sotterranee, quasi per prassi, spesso inespresse nella loro naturale potenzialità.
Il momento presente non lascia più margini a ricerche incerte della sua identità ed il processo di innovazione deve avviarsi senza indecisioni, il rischio è l’implosione dell’intero sistema.
Progettare il futuro della città significa progettare il modo per innescare i meccanismi in grado di trasformarla dall’interno.
Orientare la sua trasformazione implica la consapevolezza che il cambiamento debba riguardare sia il suo aspetto fisico sia quello delle attività, delle economie, della stessa comunità che la abita.
Bisogna però interrogarsi sul significato che è ancora possibile affidare al termine “PUBBLICO”, come riprendere i contatti con “IL SENSO COMUNE”, come interpretare e far contare i processi di formazione de “L’OPINIONE PUBBLICA” ora destinata al lento prosciugarsi.
Non è più sufficiente anche se indispensabile riqualificare la sua fisicità e le sue funzioni primarie, non basta renderla più accessibile, accogliente, solidale, più inclusiva e più aperta al mondo della cultura, non solo a quello delle “GRANDI MOSTRE”.
Vanno individuati nuovi strumenti adatti ad affrontare queste problematiche complesse, che devono risultare utili nel contempo a liberare tutte le energie positive; soprattutto occorre aprire l’agenda degli obiettivi futuri alla creatività, alla fantasia.
L’ascesa di una fase creativa determina effetti a doppio senso: la città può contribuire a creare le condizioni per lo sviluppo del potenziale creativo delle persone che vivono lavorano e studiano sul suo territorio, nel contempo mettere in moto circoli virtuosi di sviluppo e trasformazione urbana: gli attori primi di questo processo sono le giovani generazioni.
Ma scorciatoie che evitino un’attività attenta e continua non sono possibili: non possono bastare pensate geniali, peraltro improbabili, per superare le difficoltà evidenti.
Anche la recente attività promossa dall’Amministrazione comunale riguardante il territorio del Centro Storico sta mostrando a mio avviso tutti i suoi limiti metodologici legati alle condizioni di approccio che purtroppo si rivelano inadeguate.
Per la città democratica che desideriamo, Polis del XXI secolo, occorre con urgenza ciò che viene definito, là dove già funziona (in Italia e in grandi città europee e americane)“casa per la città” od anche “laboratorio urbano”, piuttosto che “urban center”.
Deve prendere vita un nuovo strumento finalmente adeguato di ricucitura fra le Istituzioni e la società civile; luogo permanente di analisi, di ricerca, di approfondimento delle tematiche urbane, rete e collegamento delle diverse materie e discipline; contenitore adatto all’elaborazione delle idee e delle soluzioni su questioni interdisciplinari ed utile alla loro divulgazione; momento democratico di partecipazione e di confronto dei cittadini riguardo al futuro del proprio territorio oltre che alla composizione dei conflitti; supporto indispensabile per l’Amministrazione Pubblica al fine di decidere correttamente; vetrina per la promozione di se stessa.
Ma è anche certamente la prima delle “Buone Pratiche di Cittadinanza” che qualcuno tanto auspica, perché può costituirne il forum ideale per elevarle a metodo costante di lavoro.
Così forse “la Città Invisibile” potrà rendersi evidente ad ogni sguardo incredulo.
E proprio perchè tutto ciò cominci ad accadere desidero proporre da questo blog di intitolare il circolo PD del Centro Storico a Giuliano Missirini.
Tonino Gardini architetto
Al seguente link potete vedere il servizio realizzato da UniromaTV dal titolo “Trasformazione urbana”
http://www.uniroma.tv/?id_video=15544
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