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Quando arriva la badante (riceviamo e pubblichiamo)

BADANTI E ANZIANI -DUE DEBOLEZZE CHE SI INCONTRANO

Il territorio Forlivese, con 14 comuni, ha un’alta parte di popolazione anziana, frutto sicuramente di una buona qualità della vita, di una sanità che, nonostante qualche attesa di troppo, fornisce un servizio qualificato e, quanto occorre anche tempestivo; di servizi sociali e sociosanitari che rispondono con una certa efficacia ai bisogni dei cittadini, della rete dei centri sociali, dei circoli ricreativi, dei centri sportivi, dei circoli Arci, Acli, Endas,del volontariato, della radicata presenza sindacale.

Grazie alla longevità della popolazione nel 2007 i residenti nel distretto Forlivese dai dati provinciali dell’1-1-2007, su un totale di 180.623 abitanti,si contavano 43.113 ultra 65enni e di questi oltre 10.000sono ultra 80enni: non tutti abbisognano di assistenza , ma dopo una certa età il rischio della non autosufficienza è elevato e molti ne sono colpiti.

Se fino a qualche tempo fa la persona bisognosa di assistenza entrava serena in casa di riposo …. oggi desidera stare a casa con i figli che cercano di soddisfare questo desiderio.

Ogni anno vengono erogati dal Comune e dall’Azienda Sanitaria servizi e contributi che, se pur molto importanti per l’anziano o per la sua famiglia, non bastano; spesso si richiede un’assistenza a tempo pieno, per tutta la giornata e anche per la notte.

Sono così arrivate le Badanti che chiameremo assistenti familiari.

Il ricorso degli anziani alle assistenti familiari (la cui percentuale è sempre in continua crescita), è ormai un fenomeno diffusissimo, che ha bisogno di una regolamentazione e che non possiamo ormai ignorarne l’esistenza.

La rete assistenziale riesce a garantire servizi (tra case protette, residenze sanitarie assistite e assistenza domiciliare) a una parte  molti di loro restano quindi fuori .

La cura dei quali è esclusivamente a carico delle famiglie, ed è proprio in questo vuoto che negli anni si è andata inserendo e sviluppando la figura delle cosiddette “badanti”. A Forlì le assistenti familiari sono presenti in parecchie migliaia?  , ma non si sa in realtà quante siano. Quel che è certo è che la maggior parte di loro lavora in nero Se non ci fosse stata questa forza lavoro, la pressione delle famiglie sul pubblico sarebbe enorme.

1. Serve effettuare un monitoraggio per quantificare l’entità del fenomeno
2. Una formazione specifica e qualificata delle assistenti familiari
3. Un luogo pubblico che consenta di regolare il mercato della domanda e dell’offerta (sottraendo le assistenti familiari al        mercato nero e al caporalato)
4. Aprire sportelli sociali per rispondere anche a questa esigenza
5. Serve un sostegno pubblico per le famiglie che ricorrono alle badanti la cui regolarizzazione spesso rischia di                 rappresentare un vero e proprio salasso per il bilancio familiare.

Ciò non toglie che le badanti abbiano dei diritti che spesso vengono completamente ignorati: da una giusta retribuzione fino alle tutele previdenziali e assistenziali.

Non va dimenticato che quelle che chiamiamo “badanti” sono persone che nel loro paese svolgevano altre professioni.

Sono state costrette dalla povertà ad emigrare in un paese di cui non conoscono la lingua, le leggi e i giusti canali per la ricerca di un lavoro.

Dall’altra parte spesso anche le famiglie e gli anziani non sono informati e, a volte in buona fede o perché non possono permetterselo, finiscono per pagare la badante in nero, rischiando così di finire in contenziosi che nella maggior parte dei casi li vedranno perdenti. Due debolezze che prima si incontrano e a volte si scontrano.

Serve sempre di più una tutela, un’informazione che li orienti nei passaggi delicati dell’instaurazione del rapporto di lavoro fino alla sua interruzione finale.

Questa infatti è la spina nel fianco delle famiglie. Se la badante apre (con il supporto della propria categoria) una vertenza e reclama compensi arretrati, la conclusione è sempre la stessa: la badante incassa e la famiglia paga, creando una squilibrio serio nel rapporto.

PER QUESTA RAGIONE LO SPI – CGIL di FORLI’

Ha predisposto e pubblicato un piccolo vademecum, con il quale che proverà ad indicare alcuni consigli utili per essere buoni datori di lavoro quando si ha la necessità di assumere una badante (o assistente familiare).

Una eventualità che ricorre sempre più frequentemente e che ormai coinvolge parecchi nostri anziani e anziane e le loro famiglie, molti di questi iscritti allo Spi.

Lo ripetiamo chi assume un’assistente familiare, diventa un datore di lavoro (è costretto a diventarlo dalle circostanze), che dal suo “investimento” non ricava profitto, ma sacrifici, a causa della mancanza di risposta dal sistema dei servizi.

Per di più di solito non si hanno grandi somme a disposizione e, in queste condizioni, improvvisarsi datori di lavoro non è facile né privo di problemi.

A volte il bisogno è tale che non consente di seguire e avere tutte le cautele necessarie.

Così si assumono badanti non in regola con il premesso di soggiorno, a volte pagate in nero e spesso è la badante stessa che non vuole essere regolarizzata per non pagare contributi né Irpef.

I contratti sono complessi, richiedono conoscenze specifiche e per questo è facile sbagliarsi.

In molti di questi casi alla fine del rapporto di lavoro si incorre in un contenzioso con la richiesta di pagamento di somme elevate e il nostro “datore di lavoro forzato” quasi sempre è costretto a pagare quelle somme.

Per aiutare i pensionati e le famiglie come SPI – CGIL di Forlì abbiamo predisposto  un piccolo vademecum che verrà distribuito ai pensionati , perché tutti le pensionate e i lo possano leggerlo, utilizzarlo e , conservarlo.

Nel quale si possono trovare alcuni consigli e suggerimenti per diventare ed essere buoni datori di lavoro.

Un consiglio fondamentale che vi diamo nel caso abbiate bisogno di una badante o di qualsiasi altra cosa: Lo SPI – CGIL , il Sindacato dei Pensionati è sempre a vostra disposizione per ascoltarvi, assistervi, offrirvi opportunità e tutela.

E per battersi perché le condizioni delle persone anziane a Forlì, in tutto il territorio forlivese e nell’intero paese possano migliorare e consentire una vita dignitosa e serena.

                                                                   SPI – CGIL – FORLI’

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3 Commenti a "Quando arriva la badante (riceviamo e pubblichiamo)"

  1. cicciomassimo 12 febbraio 2008 11:55

    Adesso se ne occupa Sgabanaza di sti problemi… http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=294547&section=news/Prima%20pagina

    Robe da pazzi! Indignatevi!

  2. marta 21 maggio 2008 16:23

    Benvenga il monitoraggio della presenza delle badanti sul territorio, anche il vademecum che ho visto ma che sicuramente è solo orientativo. Quello delle badanti è un problema che ho sollevato già da qualche anno portandolo in pubblici dibattiti così come nelle assemblee precongressuali dello SPI e della CGIL. Per esperienza personale devo dire che le badanti ,se si vuole, si trovano col permesso in regola e si assumono con contratto in regola : il problema è che così costano molto e quindi
    la tendenza è quella di pagare in nero. Ma questo è un problema che si risolve solo se si snelliscono le procedure amministrative dei permessi. E poi bisogna anche monitorare cosa ci sta dietro la loro clandestinità:caporali,traffici vari di beni ,persone e soldi. Il problema è veramente grosso e solo se si inizia a fare emergere l’illegalità riusciremo a conoscerlo e quindi a controllarlo. Sicuramente i Comuni possono fare molto sia come monitoraggio che come assistenza alle famiglie. Spero che oltre alle parole si comincino a vedere fatti concreti ,perchè, come ho già esplicitato in diverse occasioni, non vogliamo trovarci con la bomba innescata in mano.

  3. Topo Gigio 22 maggio 2008 22:17

    Carissimi, in questa fase dopo Troisi direbbe “NON CI RESTA CHE PIANGERE”, e che il Nostro P.D. forlivese vive una fase di non identità effettiva, ma paga il prezzo di un vecchio e stolto modo di fare politica, dove l’equilibrio del quadro regionale ha fatto creare un mostro di disfunzionalità e dove chi dovrebbe essere il garante, in attesa delle vere regole democratiche, è esattamente il nefasto produttore di rischiose scissioni, o quantomeno stimolatore di necessarie componenti, Io che sono un nostalgico e vero sentimentale preferisco trasformare e proporre a voi, in alternativa al tutto negativo, un gioco che chiameremo il “gioco delle somiglianze”.
    Tutto ciò, ovviamente in modo simpatico e non offensivo, dovrà far capo alla ricerca di proposte con la più ampia fantasia facendo coincidere i nostri nuovi dirigenti del P.D. forlivese con rispondenze di comici o identità riconducibili a personaggi dei cartoni animati.
    Il tutto per riportare a qualcosa di simpatico che eviti l’attuale teatrino della politica, Commedia già vista nel passato remoto e passato recente e purtroppo se non ci svegliamo anche per il futuro.
    L’idea mi è venuta pensando al nostro segretario che ho individuato nel ruolo del personaggio ” RICHETTO” lo scolaro adulto che anche se anziano(35 anni) continuava a frequentare le elementari perchè la mamma non voleva che crescesse, continuava ad andare a scuola accompagnato con grembiole e panierino con il panino, il tutto con il costante dire ” Voglio la mamma, la mia mamma è la più bella, c’è solo la mia mamma, gli altri non sono nessuno.
    Altra bella somiglianza è quella di Erani che potrebbe assomigliare( anche perchè gli assomiglia veramente)a Stalio ( Ricordatelo con Olio che io abbinerei ad un nostro ex sindaco ed ex deputato) mentre Giuliano Pedulli potrebbe essere paragonato al contrario a GASTONE il fortunato (non gli ne va bene una).
    Credo che ognuno di noi ricordandosi le favole o comici della nostra infanzia o recenti possa continuare in questo gioco che deve essere preso come tale. Il tutto in attesa che le regole dmocratiche possano ristabilire la serietà che serve in questo nuovo partito.
    Ci spero molto ah….. dimenticavo io sono Topo gigio perchè ci credo ancora e come ho detto sono un sentimentalone perchè ho creduto e credo ancora nel “SI PUO’ FARE”

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