Alcune riflessioni sullo statuto del PD
Sabato 16 febbraio l’Assemblea Nazionale si riunità a Roma per il lancio della campagna elettorale e per l’approvazione dei documenti fondanti del PD: lo statuto, il codice etico e la carta dei valori. L’importanza della fase elettorale prevale naturalmente nell’attenzione di noi tutti e nella risonanza sui media; risulta difficile concentrarsi sui documenti in approvazione quando sentiamo tutti l’importanza delle scelte che il PD sta compiendo per prepararsi a questo suo primo e decisivo appuntamento.
Dobbiamo però tutti essere consapevoli che questi documenti sono il biglietto da visita del nuovo partito, definiscono la sua essenza, il suo rapporto con gli elettori, i valori e le regole democratiche con cui intende proporsi ai suoi sostenitori per raccoglierli intorno a sè e renderli partecipi di un grande progetto condiviso.
Nel corso del dibattito nella commissione nazionale statuto si sono confrontate due correnti di pensiero su quale dovesse essere la natura di questo partito: sostanzialmente se dovesse caratterizzarsi più come un partito dei cittadini, con una struttura organizzativa leggera e una forte e ampia mobilitazione nella definizione dei leader del partito e nella scelta dei candidati per le cariche istituzionali, o piuttosto un partito che mirasse ad uno stabile e continuativo radicamento nel territorio, non solo attraverso l’insediamento diffuso di circoli, ma anche con strutture organizzative stratificate su più livelli basate sulla rappresentanza degli iscritti e con una netta prevalenza del ruolo degli iscritti su alcuni aspetti cruciali della vita del partito.
Questo dibattito, troppo semplicisticamente banalizzato nella dicotomia tra “partito leggero” e “partito pesante”, muove da una riflessione sul declino degli iscritti e sulla calante partecipazione che hanno registrato negli ultimi 25 anni tutti i grandi partiti del novecento e d’altro canto, la forte mobilitazione che si registra in occasione di eventi quali le primarie o la partecipazione al voto nelle varie scadenze elettorali.
I cittadini appaiono sempre meno disponibili a dedicare tempo ed energie per una partecipazione regolare alla vita dei partiti e a rituali poco significativi dal punto di vista del potere decisionale, ma molto interessati invece a mobilitarsi per eventi in cui la partecipazione si traduce in un effettivo potere di decisione attraverso la scelta tra diverse proposte.
Chi ha sostenuto l’idea di un partito strutturato ha invece posto il tema del bilanciamento dei poteri attribuiti al leader con una serie di organismi di direzione politica, per evitare pericoli di populismo legati alla figura del leader solitario.
Alcuni dati aiutano a comprendere queste due diverse concezioni della partecipazione alla vita politica.
A livello nazionale la somma degli iscritti a DS e Margherita non superava il milione; alle primarie per Prodi hanno partecipato oltre 4 milioni di cittadini, a quelle del 14 ottobre 3 milioni e cinquecentomila cittadini; alla campagna fondazione del PD svolta nelle prime settimane del 2008 hanno partecipato 1 milione di cittadini, pari al 30% circa dei votanti alle primarie.
Nella nostra regione i rapporti sono sostanzialmente simili, anzi i dati relativi agli aderenti al PD mostrano una lieve flessione rispetto ai dati nazionali, attestandosi sul 20% rispetto ai votanti delle primarie, e ancora significativamente al di sotto rispetto al dato dei precedenti iscritti ai partiti fondatori.
Un dato che va letto anche tenendo conto della quota modesta richiesta per partecipare a questa prima fase di adesione.
Certamente la campagna elettorale e l’entusiasmo che la proposta lanciata dal segretario sta riscuotendo nei vari ambienti creerà un fermento di mobilitazione che potrà realizzarsi anche in un forte incremento degli iscritti.
Sarà quindi utile monitorare nel tempo su quale effettiva partecipazione stabile di iscritti potrà contare il nuovo partito, ovvero su quanto questa forbice si restringerà , analizzando le tipologie dei nuovi iscritti e quanto essi risultino rappresentativi per generazioni, generi e professioni, rispetto al panorama più ampio degli elettori del PD e della società in generale, e quindi su quanto le strutture stabili dell’organizzazione del partito siano in grado di rappresentare il corpo sociale a cui ci rivolgiamo.
La commissione statuto nell’affrontare questo snodo centrale, ha cercato di mantenere una apertura nel sancire gli elettori come soggetti fondamentali della vita del PD e riconoscendone diritti sostanziali (art. 2 comma 4), prevedendo un sistema informativo per la partecipazione (art. 1 comma 9, ) ma è innegabile che sia prevalsa la visione di un partito strutturato e con sovrabbondanza di livelli decisionali, in cui ad un segretario investito direttamente dal consenso dei cittadini, si contrappongono organismi espressi dagli iscritti e dai dirigenti con sostanziali poteri di indirizzo politico.
Questa visione è chiaramente espressa in alcuni articoli dello statuto, e precisamente:
art. 4 : prevede una assemblea nazionale di mille componenti eletti dagli elettori, integrata da trecento persone elette dagli elettori contestualmente all’elezione delle Assemblee regionali con modalità da definire negli statuti regionali, e da cento (100!!) componenti eletti dai parlamentari nazionali ed europei aderenti al partito democratico (che appaiono francamente sovrarappresentati)
art. 8: prevede un coordinamento nazionale che è organo di esecuzione degli indirizzi dell’Assemblea ed è organo di indirizzo politico, composto da 120 membri eletti dall’Assemblea nazionale e che assume tra i membri di diritto i segretari regionali
art. 9: prevede la scelta del Segretario Nazionale e dell’Assemblea nazionale attraverso un percorso articolato in due fasi: la prima dà vita ad una Convenzione nazionale in cui le candidature a segretario e le relative piattaforme sono sottoposte al vaglio degli iscritti, attraverso il voto diretto e segreto e l’elezione di delegati alla convenzione provinciale e nazionale. Alla seconda fase, ciòè le elezioni del segretario nazionale aperte a tutti gli elettori, accedono solo i candidati che avranno superato la soglia del 15% nel consenso degli iscritti consultati nella prima fase.
Questa soglia elevata limita di fatto la possibilità di espressione degli elettori su proposte che non abbiano un forte sostegno tra gli apparati, quindi riduce la possibilità di testare il consenso delle diverse proposte di fronte ad una platea più ampia e probabilmente molto più rappresentativa del corpo elettorale di quanto non sia la sola platea degli iscritti.
Pur comprendendo le ragioni di chi vuole limitare un prolificare di candidati e di proposte, e insieme una eccessiva esposizione del voto ad infiltrazioni pericolose, consentire la libera espressione dei sostenitori sulle prime due o tre candidature più forti del consenso degli iscritti, indipendentemente dalla soglia, avrebbe costituito un valore e sancito il rispetto di un pluralismo aperto e trasparente.
Parallelamente, la scelta di consentire invece la possibilità di più liste collegate al medesimo candidato (art. 9 comma 7) mantiene la facoltà di costituire, dietro ad una candidatura considerata vincente, correnti più sotterranee e non espresse nell’ambito di un confronto aperto sui programmi e sull’indirizzo politico, ma piuttosto legate ad aree che potrebbero raccogliersi intorno ad alcuni dirigenti di partito, pronti a far valere qualche ipoteca rispetto al consenso raccolto dal segretario con il voto diretto degli elettori.
Insomma mi pare che questo percorso riproponga le contraddizioni emerse già durante le primarie del 14 ottobre, ovvero rendere possibili grandi ammucchiate unitarie dietro alla figura vincente, a scapito della chiarezza e dell’effettiva misura del consenso sulle diverse posizioni che convivono nel partito, unitamente alla riproposizione delle liste chiuse, così fortemente contestate durante le scorse primarie.
Trovo infine grave la riproposizione del medesimo meccanismo per l’elezione dei segretari regionali, attraverso l’adozione di principi inderogabili per gli statuti regionali contenuta nei dispositivi dell’art. 15, al comma 5 e 7.
In primo luogo perchè lede un principio di autonomia delle federazioni regionali alle quali viene attribuita autonomia politica, programmatica, organizzativa e finanziaria (art. 12 comma 1) ma sopratutto perchè vincola le diverse realtà territoriali ad adottare meccanismi che se possono trovare qualche giustificazione a livello nazionale, non sono rispettosi delle diversità territoriali, rispetto al radicamento del partito, al consenso diffuso ed alla definizione delle strategie più opportune per interpretare le esigenze culturali e sociali delle diverse regioni.
Va inoltre evidenziato che, mentre per il segretario nazionale è prevista l’automatica candidatura a capo del governo, tale automatismo non è stato sancito per i segretari regionali, prevedendo apposite primarie e con diverse modalità per le candidature a presidente della regione (art. 18 comma 5), per cui il meccanismo risulta eccessivamente complicato e restrittivo rispetto alla minore evidenza pubblica ed istituzionale della carica di segretario regionale.
Pur comprendendo che il 14 ottobre costiuisce un precedente difficile da mettere in discussione, sarebbe forse stato più coerente modificarne l’impostazione o comunque lasciare una maggiore libertà agli statuti regionali.
In conclusione, lo statuto che verrà approvato sabato prossimo risente in modo evidente della contingenza del momento e della mancanza di un dibattito diffuso su alcune questioni .
Credo che la necessità di chiudere in fretta lo statuto, la discussione ristretta all’interno del solo comitato di redazione e il voto riservato a a 68 persone su emendamenti di sostanza che rappresentavano le diverse sensibilità in campo, siano stati limiti che hanno ridotto le potenzialità del messaggio che poteva essere veicolato attraverso questo strumento per disegnare un partito veramente nuovo e più aderente alla realtà del XXI secolo.
Confido che l’assemblea del 16 febbraio porti qualche correttivo in senso innovativo rispetto all’impostazione tradizionale che emerge da questa bozza, anche se è evidente che potrà trattarsi di un intervento limitato.
Molto potranno fare gli statuti regionali, nel disegnare l’articolazione locale del partito con l’obiettivo di renderla il più aderente possibile alle aspettative della realtà locale.
Ma sopratutto per evitare che da partito dei cittadini, passando per il partito degli iscritti, non si approdi al partito degli apparati, perdendo per strada quel contatto diretto tra i vertici e la base del partito, che tanto può migliorare la qualità della politica e il suo rapporto con i cittadini.
Paola Alessandri (costituente regionale)
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Temo che l’Assemblea Nazionale di sabato prossimo non apporterà le modifiche che tu giustamente auspicavi.
Purtroppo la fretta di chiudere la fase transitoria prima dell’apertura della campagna elettorale non permetterà di far esprimere i 2800 delegati che sono certo saranno meno condizionati dagli apparati di quanto lo sono stati i 100 della Commissione Statuto.
Io ho seguito i caucus del Partito Liberale Canadese nel dicembre 2006 che hanno visto la partecipazione di ben 11 candidati senza soglie preventive.
Non conosco partiti che abbiano un meccanismo simile al nostro articolo 9.
Il bisogno di “blindare”, mettere delle soglie, delle quote di riserva, è stato voluto in Commissione Statuto da quel Partito Democratico Emiliano-Romagnolo, quello sì Partito nel Partito con tutte le polemiche orchestrate a regola d’arte contro il partito “liquido” o “plebiscitario”.
In questa regione c’è chi è passato da PCI a PDS a DS a PD senza che questo determinasse un mutamento esistenziale e culturale.
La cosa che conta in definitiva è che c’è il PD anche se noi Democratici Autentici non dovremmo mai smettere di vigilare.
Riassumendo.
Il 14 ottobre sono andato a votare per Veltroni, votando una lista di sconosciuti per rappresentarmi all’Assemblea nazionale.
Così era, e almeno c’erano due liste, una di apparato ed una indipendente, tra cui scegliere.
Io ho scelto quella indipedente, che almeno aveva un sito di discussione, un blog, un po’ di presentazione dei candidati, con le foto e il curriculum.
Insomma non una documentazione da campagna elettorale ma sempre meglio dell’arida presentazione della lista d’apparato (dove comunque i candidati mi erano per la maggior parte altrettanto sconosciuti).
La mia preoccupazione riguardo al PD, e lo scetticismo con cui ne seguo gli sviluppi, spulciando tra dichiarazioni e bozze e vicende alla ricerca di fatti che mi rincuorino, è proprio che l’apparato si riproponga pari pari, riciclandosi dietro l’immagine di partito nuovo che si sta cercando di accreditare nell’opinione pubblica.
Perché alla creazione di quell’immagine partecipo anch’io, e non mi va di essere usato, se posso impedirlo.
Le prime riunioni non mi hanno confortato.
Più o meno tutti si conoscono, si chiamano per nome e parlano di persone e fatti oscuri alludendo e sottointendendo e prendendo la parola senza presentarsi.
I discorsi poi…..
I politicanti, fedeli al loro ruolo (incapaci di cambiare?), snocciolano le loro litanie in politichese (probabilmente sapendo che chi deve intendere, intenderà), diventando da irritanti a teneri, quando a parlare sono i più scarsi.
L’impressione è che subito dopo le primarie occorra imbrigliare il cambiamento, creando strati e strati di strutture che assicurano posti da occupare e scarsa ingerenza della base.
Ma ci siamo: si rivota per i circoli e le assemblee comunale e provinciale.
Ancora una volta devo scegliere più o meno alla cieca; ho sviluppato una certa fiducia nel gruppo degli indipendenti, alcuni mi sembrano in gamba, e qualcuno anche più intransigente di me.
Bene.
Ma ciò non toglie che la fretta e la fumosità delle regole (che nessuno si premura di spiegare esaurientemente) favoriscano chi - “gestico un pacchetto di 25/30 voti” ho sentito dire - arriva già preparato all’elezione, cioè l’apparato.
Non che sia sbagliato in assoluto che chi ha esperienza politica debba essere tenuto fuori.
Io credo che il politico sia un mestiere (o una vocazione che va affrontata come un lavoro) e che chi lo fa bene è giusto e necessario che stia dentro.
Ma il punto è che non ho nessuna garanzia sulla qualità degli eletti e degli ex di partito, che vanno su per la loro appartenenza a partiti che non ci sono più, anche se rimane, ed è evidente, la rete di relazioni preesistente.
Anzi per dirla tutta questi qui dell’apparato sono proprio quelli che da almeno quindici anni conducono per mano il declino della città, infiltrano ogni settore della vita pubblica, tramano nel segreto delle sedi di partito decidendo le sorti economiche della comunità.
Nel loro piccolo, s’intende.
Insomma: se i principi del PD sono validi allora qualcosa non sta funzionando granché bene.
Comunque abbiamo votato, abbiamo creato gli organi di un partito ideale senza regole certe, per il momento.
Ed è stato un fiasco!
Sono andati a votare il 26% dei votanti delle primarie.
In tutti i 37 circoli, ad eccezione di uno, credo, c’era un candidato segretario di circolo unico; un po’ stitica come partecipazione.
Invece no, è stato un successo, secondo il coordinatore Castagnoli.
Leggere che è un “successo straordinario, soprattutto se riferito ai congressi dei singoli partiti che compongono questa nuova forza politica” mi ha fatto subito venire in mente quei politici che spiegano le ragioni per cui il calo del tot per cento dei voti va interpretato, alla luce dei risultati delle politiche del novantatre scorporate del dato delle europee e rapportato alle precedenti amministrative, come un aumento di consensi.
Per di più il meccanismo delle elezioni delle assemblee comunale e provinciale che eleggono i segretari comunale e provinciale ha già dimostrato i propri limiti: ho saputo dal Resto del Carlino che Elisa Massa è segretario comunale del PD con un giorno di anticipo sulle votazioni per la sua elezione.
Tutto scontato; tanta è la partecipazione e l’apertura e il nuovo che anche qui c’è un candidato unico.
Il giornale mi informa anche dell’elezione a segretario territoriale (della non-provincia di Forlì-Cesena) di Alessandro Castagnoli.
Da coordinatore a segretario.
Tutto scontato, logico, da copione.
Candidato unico, prossimamente nel vostro partito.
E a quanto sembra a Forlì è andata bene!
Niente di personale nei confronti dei succitati, e, davvero, massima stima per tutti quelli che si sono impegnati e si impegnano per la nascita del PD, dando a me la possibilità di partecipare, ma stanno nascendo un po’ troppi gattini ciechi.
E speriamo che lo Statuto, alla fine, non strozzi pure la gatta.
Scusate lo sfogo, ho esagerato? Ho scazzato
Qualche settimana fa scrivevo che purtroppo l’albero del Partito democratico a Forlì, non aveva ancora piantato radici, dopo aver appreso dai giornali che il coordinatore Castagnoli era stato assunto da Sapro una società i cui capitali provengono da alcune istituzioni pubbliche del nostro territorio.
Pur non avendo partecipato al processo per la nascita del PD, ma dando atto del coraggio con cui molte persone si sono impegnate per far nascere qualcosa di nuovo nel panorama politico italiano, devo dire che i risultati sono, purtroppo, miseri.
Arrivare ad una elezione con due unici candidati per ciascuna carica, credo sia deprimente per tutti quelli che si aspettavano partecipazione e soprattutto trasparenza.
Stiamo attenti a non trasformare l’intransigenza in intransigentismo.
Non preoccupiamoci che spesso ci siano candidature uniche.
Se a 30 elettori del 14 ottobre Elisa Massa non andava bene raccoglievano le firme e presentavano un candidato alternativo.
Se a 23 componenti l’Assemblea Provinciale, Alessandro Castagnoli non fosse andato bene in quel ruolo, avrebbero potuto presentare un candidato alternativo.
Comprendo Giancarlo quando si preoccupa dell’integrità del “processo”, ma sbaglia a cedere al disincanto così presto.
A questo proposito voglio ricordare le parole di un mio mestro di lotta di cui ieri ricorreva l’ottantreesimo anniversario della morte, Piero Gobetti che nel 1925 scriveva nella Rivoluzione Liberale:
“Se tutto è eguale,
se il tono quotidiano è la tragedia,
ci sarà puure chi si sacrifica,
chi insegue il suo ideale,
trascendente o immanente,
cattolico o eretico,
con arido amore”
Notizia di agenzia:
“Walter Veltroni, segretario del PD, sulla successione a sindaco di Roma, dichiara: Il candidato sindaco di Roma per il PD sarà scelto con le primarie dagli aderenti, dagli elettori e dalle elettrici e da tutti i cittadini che intendano partecipare ad un vero processo democratico, come è nello spirito di questo nuovo partito, o partito nuovo, non ricordo mai bene……”
La notizia, in mancanza di meglio, me la sono inventata.
TRASPARENZA E RISPETTO DELLE REGOLE
Per quanto ero rimasta sostanzialmente soddisfatta della prima riunione dell’Assemblea comunale, per quanto sono rimasta sostanzialmente insoddisfatta della prima riunione dell’Assemblea territoriale, soprattutto per quanto riguarda le modalità di svolgimento degli interventi.
Nulla da eccepire al giusto spazio dedicato al candidato Castagnoli e al Segretario Regionale Caronna che erano di diritto i protagonisti delle serata.
Gli iscritti a parlare erano una ventina e all’inizio dei lavori si è spesa inutilmente la solita raccomandazione di contenere gli interventi entro i 5 minuti.
Ma forse l’ampiezza dell’uditorio ha solleticato la vanità di alcuni partecipanti che si sono allargati oltremisura, con interventi che tanto sapevano di comizio e che spesso non hanno aggiunto niente di nuovo al tema della serata, spaziando da concetti filosofici sui massimi sistemi a sterili riepiloghi dei 12 punti del programma di Veltroni (ripetuti almeno 4 volte nonostante tutti noi presenti fossimo stati forniti di opportuna fotocopia dello stesso).
Tutto ciò a scapito dei tanto citati “volti nuovi” della politica che sono stati relegati a parlare a notte fonda di fronte ad uno sparuto drappello di superstiti. Qualcuno ha addirittura rinunciato.
E la cosa più sorprendente è che alcuni dei “pezzi grossi” hanno esordito dicendo: “Non avevo intenzione di intervenire questa sera, ma…” e hanno parlato prima di chi si era segnato all’inizio dei lavori dell’Assemblea.
Persone che da anni hanno già la possibilità di esprimere il proprio pensiero in molti contesti.
Sono alla prima esperienza di politica attiva e non so quale sia la prassi nella definizione dell’ordine degli interventi in un’Assemblea e, forse ingenuamente, ho pensato fosse quello cronologico di iscrizione.
Approffito quindi di questo spazio pubblico per ribadire un concetto che ho espresso ieri notte alle ore 0,15 (dopo essermi registrata a parlare alle ore 20,00) ai pochi coraggiosi rimasti fino alla fine dell’Assemblea.
TRASPARENZA E RISPETTO DELLE REGOLE SONO TRA I PRINCIPI FONDANTI DEL PARTITO DEMOCRATICO.
Se vogliamo veramente cambiare il modo di fare politica, l’applicazione di questi principi deve valere per tutti e a tutti i livelli, cominciando proprio da quelli di base delle assemblee di circolo fino ad arrivare alle alte sfere.
Nonostante la delusione e confortata dal sostegno ricevuto da coloro che si sono fernati per ascoltare il mio intervento notturno, sono ancora fiduciosa che “si può fare”.
Concludo con una proposta volutamente provocatoria: dalla prossima Assemblea, chi si registrerà per un intervento ritirerà un biglietto numerato come al supermercato (a garanzia dell’ordine di presentazione) e sul mega schermo, al posto dei suggestivi paesaggi romagnoli, verrà proiettato un cronometro che scandirà il tempo degli interventi (a garanzia di pari opportunità di espressione a tutti coloro che hanno qualcosa da dire).
LA CLESSIDRA
§§§
Carissima Maria Teresa,
all’interno del partito in cui ho militato per 10 anni (1997-2007), il Pds/Ds, mi sono battuto per anni - insieme a pochi altri - per il rispetto dell’abc della democrazia, ovvero il rispetto dei tempi di intervento e le regole elementari che governano la buona prassi democratica in un contesto assembleare. C’è anche moltissima strada da fare, sotto questo profilo, e i vecchi rituali della politica - a volte vissuti in maniera inconsapevole o quasi ‘pavloviana’ - sono sempre lì a frenare la spinta innovativa che Veltroni intende dare al Pd, forza potenziale della rivoluzione democratica.
Credo che le tue parole e quelle di Fausto attestino che anche su questo, “ce la si può fare”. E se non ce la si farà sarà davvero difficile che il partito sia democratico, ovvero - il che è rilevante - sia, tout court.
Le parole di Fausto - abbinate ad una bella clessidra - meritano di essere riportate:
“è però auspicabile per il futuro che gli slanci individuali siano proporzionati al contesto e che l’ordine degli interventi sia stabilito, di volta, in volta in senso inverso alla precedente occasione, ovvero costruito secondo ordine di richiesta, richiesta da presentare a partire da un momento prefissato in termini oggettivi e preventivamente comunicato a tutti gli interessati, ovvero, infine, affidato al caso.
Trattasi di applicare, sempre ed in ogni occasione, gli elementari principi della trasparenza e della par condicio”.
P.s. insieme a pochissimi altri (in gran parte persone alle prime esperienze con la “vita di partito”) ho ascoltato il tuo intervento di mezzanotte (nonostante poi questa mattina mi sia alzato, come quasi sempre succede, piuttosto prestino) con molto piacere. Mi complimento con te per il tuo intervento: breve efficace, a tema, e utile come dovrebbero essere in genere gli interventi. Hai mostrato molta più efficacia e sapienza di molte persone “navigate”…che sia un segno che lo “spiazzamento” veltroniano possa attecchire anche dalle nostre parti? vedremo, occorre avere pazienza ed essere tenaci.
Concordo in toto con le osservazioni di MariaTeresa e Thomas, mi spiace non aver sentito l’intervento di M.T., come quello di altri dopo le 23,45,ed aver dovuto rinunciare al mio, ma i miei impegni di lavoro del giorno successivo non mi permettevano di fare tardi!!Riporto qui quello che avrei voluto dire la sera scorsa ed mi piacerebbe lo facessero tutti coloro che non hanno avuto voce al congresso.
“SI PUO’ FARE CIO’ CHE CI STA A CUORE
Cito lo slogan di Veltroni , perché mi piace, come pure quello di Castagnoli stasera “ il nuovo bisogna farlo, non solo dirlo” , complimentandomi con lui per la relazione ricca di spunti di discussione.
Ma lasciatemi dire , con tono critico, la strada appare tortuosa ……..i fatti di questi giorni farebbero pensare il contrario……penso agli sputi in aula al Senato, a seguire ai rifiuti nelle strade di Napoli, che improvvisamente sembrano dimenticati per il sopraggiungere del sequestro di un feto a Napoli e dell’ interrogatorio della donna che aveva interrotto la gravidanza nel rispetto di una norma, sino al pedofilo in Sicilia già condannato, ma libero con solo obbligo di firma, che ha violentato una bimba di 4 anni ,…. consentitemi di dirlo, l’indignazione è tanta e sempre più vorrei urlare .. che civiltà è questa, che Paese è questo????? Basta!!!! E allora come fare il nuovo , non solo dirlo ,caro Alessandro……..
Bisogna mandare a casa i deputati irrispettosi delle istituzioni, privi di valori e rispetto della legalità. Bisogna mandare a casa chi non è stato capace di spazzare Napoli di rifiuti.
Bisogna inviare gli ispettori del ministero di Grazia e Giustizia non in Procure in cui si indaga sui politici , sia di destra che di sinistra, ma quando si consente di sequestrare un feto ed interrogare una donna che aveva appena abortito rispettando la legge!!! Bisogna pensare a nuove misure per pedofili e maschi incontenibili violentatori!!!!
Siamo di fronte ad un clima in cui le aggressioni ai diritti e libertà stanno diventando la normalità….ma ”la dignità umana non era inviolabile??? ..deve essere rispettata e tutelata “ dice la Costituzione Italiana ???
Un Paese per essere civile deve avere rispetto della legalità e , quindi io dico, delle leggi tuttora in vigore ( quella donna a Napoli aveva rispettato la legge) e rispettare la legalità vorrà dire rispetto anche delle persone in base alle norme Costituzionali!!
Ecco perché io dico la nostra Costituzione non è vecchia, ma va attuata…. ed ancora non lo abbiamo fatto!!!
Ma aggiungo ,un Paese Civile che si rispetti ,deve avere una giustizia che funzioni e regole che si rispettano, perché vale la pena ricordarlo, le regole non sono di destra o di sinistra!
Le regole difendono, innanzitutto, i poveretti e i deboli.
Ed allora ,tornando allo slogan di Veltroni…..si può fare …… , per restituire fiducia alle cittadine ed ai cittadini in primo luogo alla politica serve l’impegno e la passione di tutti noi .
Da sempre coltivo questa grande passione, che esercito anche nella politica,quella della tutela dei diritti, e soprattutto dei diritti dei più deboli!!!
Ed è proprio sul 10 mo ed 11mo punto del programma di Veltroni, (garantire sicurezza) e ( giustizia e legalità) che mi soffermo , per sottolineare dove si può distinguere la politica del PD ( ovviamente se chi la rappresenta saprà attuarla), da quella del Partito delle libertà !!!
Il PDL ha parlato del programma veltroniano ,come di una fotocopia in alcuni punti, ma ,ricordo di nuovo che la sicurezza non è di destra ,né di sinistra, per cui i programmi possono contenere anche alcuni obiettivi comuni , ma diverso è come li raggiungo! Ma all’11 punto c’è qualcosa di inedito che mi ha entusiasmata, e bisogna farlo subito:
la non candidabilità al Parlamento di condannati per reati gravissimi come mafia, camorra, criminalità organizzata ,corruzione e concussione !!!
Noi stasera siamo qui a “incoronare” il segretario del PD ,per cercare un metodo democratico che consenta di realizzare tutti quei 12 punti del programma , che dia fiducia alla politica e alle istituzioni ,(non dimentichiamo una interessante indagine della psicoterapeuta Dott.Vinciguerra della clinica Paideia di Roma del 29 gennaio scorso che equiparava la crisi di governo al divorzio dei genitori ,perché crolla la fiducia nelle persone che abbiamo eletto e significato esistenziale attribuito a queste figure!), che non separi laici e cattolici, un nuovo senso di appartenenza ci accomuna , in cui ognuno porta la propria storia , un nuovo patto tra partito e cittadini ,in virtù del quale il partito adotti regole certe e trasparenti, renda pubblico il proprio bilancio, lo Statuto e, soprattutto dia più potere ai suoi iscritti e agli elettori.
Per farlo io credo che dovremo cominciare da subito con la scelta dei candidati alle politiche, con il coraggio di far scegliere attraverso le primarie i candidati locali , seppur sapendo che non sarà la ricetta magica , perché sarà difficile evitare che siano “primarie casalinghe” perché si propone già di scorporare i personaggi eccellenti, i rieleggibili, i gay, le donne , i rappresentanti delle correnti ecc…ma proviamo a evitare operazioni verticistiche ,solo così cominceremo ad aprire ad una nuova e buona politica!!!”
Premesso che le assemblee con molti delegati a mio avviso invece di favorire la partecipazione la sviliscono.
Premesso che ho partecipato ad un solo congresso di partito ed ho un ricordo migliore della varicella.
Premesso che se ho voglia di ascoltare interventi di politica nazionale mi guardo una trasmissione in tv dove le analisi (nessuno si offenda) sono fatte da persone un pò più competenti.
Premesso che se qualcuno ama il suono della propria voce al microfono ci sono molti locali che fanno il karaoke.
Tutto ciò premesso in una riunione provinciale si dovrebbe parlare di argomenti attinenti alla provincia.
Basta fare come in una normale riunione (anche di condominio) : stabilire gli ordini del giorno e rifiutare gli interventi che divagano su vicende (addirittura politica estera!) non attinenti.
Basterebbe per dare perlomeno l’illusione a chi partecipa che l’incontro è utile e non sta perdendo tempo.
PS chi ha ribadito i punti del programma sono sicuro non abbia tentato nemmeno un’ipotesi di applicazione degli stessi sul territorio (tanto ovviamente i principi sono validi solo per gli altri)
PSS per i delusi, per chi credeva che bastasse un simbolo nuovo per favorire un ricambio di idee e persone un pò più di incoraggiamento e un pò meno disfattismo : intanto portiamo a casa le novità e pensiamo un pò di più alla vicenda DeMita ed a quanto sia difficile cercare di rinnovare senza fare strappi
Molti saluti
Sono d’accordo con Riccardo sul difficile processo di ricambio di idee e di persone, ovvero sulla complessità della “rivoluzione democratica” che tanti di noi auspicano. di certo non mi pare ci sia né disfattismo né mancanza di coraggio da parte di chi pone questioni serie di forma e di sostanza (anche intorno alla mezzanotte, in conclusione di un’assemblea, come ha fatto con grande efficacia MT Vaccari).
Intanto vorrei porre all’attenzione tre questioni che ritengo assai rilevanti e positive:
1) è stato sancito l’accordo tra radicali e Pd, così come lo voleva Valter Veltroni: ovvero candidati radicali nelle liste, entro un progetto - a mio avviso di straordinario rilievo - che mira ad avere un partito dei democratici largo e aperto al contributo di tutte le culture progressive presenti nel paese.
Da laico apprezzo molto questa scelta e vedo finalmente
2) De Mita - dopo 44 anni di Parlamento - se ne va perchè non viene ricandidato. Buon segno e anche mediaticamente (oltre che nella sostanza) l’effetto è che Veltroni crede davvero nel ricambio.
3) Berlusconi rincorre Veltroni sul piano dell’innovazione, cosa che non era mai successa
http://www.corriere.it/politica/08_febbraio_20/sfida_online_pd_pdl_aabd2442-dfaa-11dc-af54-0003ba99c667.shtml
Come giustamente osserva Riccardo occorre dare spinta a questi processi anche a partire dai territori.
chiedo scusa, si è cancellato un passaggio sopra:
fine punto 1): “da laico vedo finalmente la possibilità di un partito democratico aperto e inclusivo anche delle culture più avanzate sul tema dei diritti civili e più lontano il rischio di una deriva moderata o peggio-ancora filo gerarchie vaticane”
scusate
Sempre a proposito di internet vi segnalo due recenti interventi di Antonio Sofi, sempre su Spindoc che abbozza un’analisi della comunicazione di PD e PDL in rete.
L’articolo del Corriere citato da Thomas sembra, come al solito del resto, scopiazzare il lavoro altrui senza citarne la fonte.
Li trovate qui:
http://www.spindoc.it/2008/02/20/blog-meter-piu-silvio-e-meno-walter-ma-pd-batte-pdl/#comments
http://www.spindoc.it/2008/02/19/un-sito-per-tutti-tutti-i-siti-per-uno/
Li segnalo con estremo piacere conoscendo Sofi di persona e apprezzando da tempo il suo lavoro.
Sarebbe anche dovuto divenire una delle personalità esterne che avrebbero dovuto seguire questo spazio se fosse divenuto espressione della comunicazione ufficiale del PD locale…
Da diverso tempo leggo le interessanti riflessioni che emergono da questo sito che, e concordo con Simone, era auspicabile diventasse quello ufficiale del Pd forlivese piuttosto che quello attuale non aggiornato e, diciamocelo, piuttosto bruttino. Intervengo ora perchè ero presente lunedì sera all’assemblea ed ho provato lo stesso senso di delusione di Maria Teresa, il cui intervento non ho purtroppo ascoltato per l’ora tarda; concordo anche con le riflessioni di Patrizia e con, mi sembra di avvertire, la sottile ironia di Fausto. HA però ragione Riccardo nel dire che non ci si può scoraggiare subito e fare del disfattismo sterile; è per questo che auspico che nelle consultazioni-primarie (ma si faranno?? mi aspettavo qualche indicazione l’altra sera…) possa esserci una partecipazione attiva e veramente nomi nuovi, magari qualcuno di quelli che discutono con tanta passione in questo forum.
Occorre, credo, far sentire forte queste voci nuove ed uscire allo scoperto. Riporto l’articolo che ho appena letto sul sito romagnaoggi.it, non per suscitare altre delusioni ma per invitare ad una ulteriore e fattiva partecipazione per un cambiamento reale, aggiungendo che per vincere anche a Forlì non possiamo permetterci di sbagliare.
““Fare il parlamentare è una cosa seria: mettiamo da parte le alchimie politiche”. Alessandro Castagnoli, neo segretario del Partito democratico forlivese, mette le mani avanti in vista di una tre giorni di consultazioni tra i circoli del territorio che porterà alla definizione dei candidati del territorio locale nelle liste regionali del Pd per Camera e Senato. Dopo il ritiro di Roberto Pinza, resta in lizza Giuliano Pedulli (nella foto) a caccia della conferma a deputato.
Assieme a lui a contedersi il seggio da parlamentare alla camera e quello al Senato lasciato libero dal passo indietro compiuto da Pinza (“sono onorato che a compierlo sia stato proprio lui, una personalità di rango nazionale del nostro territorio”, ha commentato Castagnoli), ci sono altri pretendenti, o presunti tali.
Tanti i nomi che circolano con insistenza nelle ultime ore, come ad esempio quello della presidente di Romagna Acque, Ariana Bocchini, che risponderebbe alla forte ‘domanda’ di candidati di sesso femminile, ai criteri di serietà e competenza e in parte anche al tanto acclamato ‘rinnovamento’.
Spazio anche per Ubaldo Marra, che potrebbe andare a coprire il ‘vuoto’ della quota ex repubblicana del Pd al posto del senatore Andrea Manzella, che sembra ormai aver esaurito le legislature a disposizione. C’è pure chi ha avanzato il nome di un ‘giovane’, l’ex segretario dei Ds di Forlì, Marcello Rosetti, attualmente responsabile degli enti locali per il Pd regionale.
Non è escluso neppure che si tenti di giocare la carta dell’outsider, andando a ‘pescarla’ nel mondo della cosiddetta società civile. Sulla stampa sono emersi i nomi di Graziano Rinaldini, presidente di Formula Servizi, Bruno Grandi (vice presidente del Coni nazionale e presidente della Federazione internazionale di ginnastica).”
LAscio a voi ogni commento ma vorrei concludere con le parole di Veltroni dal sito del partito democratico: “Occorre - aveva spronato ieri Veltroni nel corso dell’incontro avuto con i segretari regionali - fare liste rappresentative della società, aperte e che siano un mix di novità e competenze”. Criteri, già citati nello Statuto del partito approvato il 16 febbraio a Roma e nuovamente ribaditi nel regolamento di oggi.
Saluti a tutti Chiara Mazza (scusate gli errori ma ho in braccio la bimba che spinge sui tasti)
Visto che è tempo di consultazioni mi permetto un outing on line in favore di uno dei possibili candidati dell’Emilia-Romagna a mio avviso prezioso in questo momento.
Sergio Lo Giudice è consigliere comunale del PD a Bologna. E’ stato eletto nella lista Ambiente, Innovazione, Lavoro il 14 ottobre alla costituente nazionale. E’ presidente nazionale dell’Arci Gay.
Sappiamo come molte posizioni prese dai teo-dem ci abbiano alienato molte simpatie del mondo gay lesbico di questa regione in favore della Sinistra Arcobaleno.
Abbiamo bisogno di recuperare credibilità verso chi fa della difesa della laicità una questione essenziale
La candidatura di Sergio sarebbe un bene per tutto il PD dell’Emilia-Romagna ma speriamo che non sia la sola caratterizzata su questi temi.
sottoscrivo quanto osserva Alessandro, tra i mondi che assolutamente devono trovare rappresentanza nelle liste regionali del PD c’è certamente quello delle battaglie per i diritti civili e per una seria affermazione di una visione laica e pluralistica della vita. sono necessarie non solo candidature come quella menzionata, dunque, ma anche altre figure capaci di dare forza alle lotte per i diritti e le pari opportunità di tutti i cittadini. L’innovazione dei democratici, a cui tutti guardano con interesse, sta nel ragionare al di là dei rigidi confini e nel rappresentare al meglio una società variegata e stratificata come quella odierna. Una società che il pd si propone di trasformare in senso progressivo, come solo un grande e moderno partito può fare. Per questo servono candidati e candidate forti, autorevoli, capaci di sviluppare iniziative politiche di rilievo a tutti i livelli legislativi, capaci di generare strette connessioni tra i tanti territori e la più ampia dimensione nazionale.