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La responsabilità etica delle donne

Dopo il gravissimo episodio verificatosi nei giorni scorsi a Napoli, dove le forze dell’ordine hanno fatto irruzione in un ospedale pubblico, sottoponendo ad interrogatorio una donna che, nella piena legalità, aveva da poco subito un aborto terapeutico, e tutte le altre pazienti ricoverate nel reparto, riteniamo necessario esprimere la più ferma condanna del clima di caccia alle streghe che si sta determinando nel paese sul tema dell’aborto che, lo ricordiamo, rappresenta un dramma a volte dolorosamente scelto.

L’attacco alla legge 194 è attacco ad una buona legge, che ha permesso di sconfiggere la piaga dell’aborto clandestino ed ha contribuito in maniera sensibile alla riduzione del ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza. Ciò è stato possibile anche grazie all’attenzione e obbligo, che la legge stessa ha posto in capo agli operatori socio-sanitari, di informare e proporre l’adozione di metodi contraccettivi alle donne che si rivolgono con richiesta di interruzione volontaria di gravidanza.

Nel riproporre l’autonomia e la libertà delle donne di scegliere in quanto portatrici di responsabilità etica e morale e soggetti capaci di interrogarsi sul senso e la qualità di quella vita che decidono di mettere al mondo, riteniamo indispensabile che sia garantita la piena applicazione della legge 194 in ogni sua parte, sia attraverso il potenziamento dei consultori, sia promuovendo ogni opportuno intervento e aiuto atto a sostenere la donna nell’esercizio della sua volontà.

Denunciamo inoltre la voluta confusione che ha animato il recente dibattito sull’obbligo di rianimazione dei feti vitali anche in presenza di una decisione contraria della madre, ed auspichiamo che materie tanto delicate e complesse restino fuori dalla disputa elettorale e da ogni possibile strumentalizzazione.

Invitiamo le donne e chiunque ne condivida i contenuti a sottoscrivere questo appello e i mezzi di informazione a promuoverne la più ampia diffusione.

Forlì, 16 febbraio 2008

Laurenzia Agnolotti educatrice, Lucia Albonetti impiegata, Gessica Allegni studentessa, Rosanna Ambrogetti presidente Fondazione Lewin, Novella Angelini impiegata, Letizia Antoniacci imprenditrice, Cinzia Argnani imprenditrice, Antonella Asioli coordinatrice Centro Donna, Mila Babini Moggian, Marta Badalotti pensionata, Raffaella Badocco dipendente Poste, Elena Balsamini imprenditrice, Bruna Baravelli presid. Consiglio Provinciale FC-insegnante, Patrizia Barducci insegnante, Sonia Basileo impiegata, Gabriella Bassura educatrice, Debora Battani psicologa, Maria Belli pensionata, Lucia Benelli pres. circoscrizione 3, Paola Bestini, Loretta Bertozzi, assessore Comune Forlì, Francesca Blamonti lavoratrice precaria,Ariana Bocchini pres. Romagna Acque, Sandra Bonavita impiegata, Rita Bonoli infermiera, Letizia Bottaru, Barbara Bovelacci coordinatrice Forum Donne, Bovelacci Mariella, Alessandra Bucchi avvocata, Anna Maria Brasini Lami, Graziella Bravi Casalinga, Emanuela Buscemi lavoratrice precaria, Susanna Calandrini bibliotecaria, Paola Campana ingegnere, Beatrice Capacci imprenditrice,Rosella Capacci udi, Paola Carrea insegnante, Rosalba Caruso consulente az., Marzia Casadei, Gabriella Casadei Turroni pensionata, Giulia Casamenti imprenditrice, Monia Castagnoli funzionario CAD, Claudia Castellucci responsabile Centro Donna, Carla Castellucci, Candida Catani lavoratrice precaria, Luciana Cervellera educatrice, Lara Ciabattoni studentessa, Daniela Ciani vice consigliera parità, Carolina Cicognani avvocata, Paola Cicognani dirigente regionale, Valeria Castagnoli ostetrica, Margherita Collareta assessore Provincia FC, Francesca Collina dipendente, Stefania Collini pensionata, Annalisa Crociani maestra, Maria Elisa De Filippo impiegata, Angelica Drossaki artista, Marcella Emiliani docente universitaria,Roberta Ercolani, Angela Fabbri,  Miranda Fabbri pensionata,Patrizia Fabbri udi, Marinella Fabro insegnante, Antonietta Faedi lavoratrice precaria, Chiara Falcini, Monica Fantini Direttrice Legacoop, Paola Fava impiegata, Maria Ferla, Roberta Fetti psicologa, Carola Fiocco Drei, Adele Fiorentini pensionata, Marina Flamigni dirigente provinciale, Vera Berardi Flamini, Francesca Folli psicologa, Cinzia Fontana formatrice, Alessandra Frassineti studentessa, Maria Grazia Frattini, Anna Frigerio, Nea Galvani, Milena Garavini, Luana Gaspari pediatra, Edda Gasperi pres. APC, Donatella Gatta educatrice, Tatiana Gentilini operaia, Stefania Ghetti avvocata, Patrizia Giambi artista, Elisa Giannetto, Monia Giovanetti ricercatrice, Francesca Giovannetti formatrice, Fausta Giunchi imprenditrice, Angelamaria Golfarelli artista, Patrizia Graziani avvocata, Carla Grementieri presidente VoceDonna, Elena Grilli presidente Coop CAD, Luigina Guerriero, Monica Guidi responsabile stampa, Lea Gulmanelli, Manuela Laghi impiegata, Antonella Lami,  Carla Lamponi maestra, Giuliana Laschi docente universitaria, Simonetta Lazzari presidente FIDAPA, Barbara Longiardi imprenditrice, Loretta Lega assessore comune di Forlì, Cesarina Lucca insegnante, Nicla Lucchi, Franca Magnani imprenditrice, Raffaella Maiolani, Annalisa Malaguti imprenditrice, Maria Maltoni resp. CNA Impresa Donna, Silvia Maltoni insegnante, Enrica Mancini addetta stampa, Maria Marotta imprenditrice, Elisa Massa presidente circoscrizione 2, Osvaldina Mattioli Busin,Chiara Mazza insegnante, Valeria Mazzotta avvocata, Alice Melandri sindacalista, Milva Meneghetti Brogliato, Elisa Mini formatrice, Alessandra Montefiori educatrice, Isabella Monti lavoratrice precaria, Debora Morgagni consulente az., Diana Morgagni medico, Rosalba Navarra insegnante, Viviana Neri insegnante, Maria Teresa Nussizzi, Raffaella Orazi imprenditrice, Roberta Paganelli insegnante, Francesca Palombi avvocata, Sonia Parisi , Anna Maria Pedrelli dipendente Asl, Laura Pedulli impiegata, Sara Pignatari grafica, Lorena Pinna formatrice, Monica Piraccini lavoratrice precaria, Eva Piro studentessa, Silvia Pogioli insegnante, Carolina Porcellini imprenditrice, Raffaella Quadretti professionista, Sara Ramina studentessa, Anna Maria Ricci Mazzocchi, Rosella Romboli, Annalisa Ronchi medico, Anna Rosa Rivalta udi, Loriana Zabberoni Rosetti, Armanda Rossi consulente del lavoro, Alga Ruscelli educatrice, Elide Rusticali sindacalista, Paola Sabbatani artista, Armanda Sacchetto pensionata, Loretta Santarsiero impiegata, Silvia Scapinelli bibliotecaria, Lara Schiavi formatrice, Sulamit Schneider, Elisa Sedioli cantante, Loredana Sensi dirigente provinciale, Rosita Serra psicologa, Sabrina Severi imprenditrice, Cristina Siboni imprenditrice, Milena Stagnani imprenditrice, Maria Grazia Stagni Dirigente Asl, Marilena Tesei impiegata, Doriana Togni ricercatrice, Francesca Tondini psicologa, Beatrice Tramonti lavoratrice precaria, Brunella Turci resp. UDI, Chiara Turci, Maria Teresa Vaccari informatica, Daniela Valpiani medico, Federrica Verni impiegata, Silvia Versari, Mariangela Vespignani, Rosanna Villa Balducci, Maria Simona Vitali imprenditrice, Ermelinda Zaimi mediatrice culturale, Liviana Zanetti assessore Comune Forlì, Vittoria Canotto Vicchi, Alda Zattoni educatrice, Maria Teresa Panzavolta Zauli, Laura Zoli studentessa, Lisa Zoli studentessa, Letizia Zuffa attrice.

 

Nel caso ci fosse, da parte dei nostri lettori, il desiderio di aderire all’appello è necessario, per ragioni tecniche inserire il proprio nominativo in un commento ed inviarne al tempo stesso comunicazione a Stefania Collini.

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9 Commenti a "La responsabilità etica delle donne"

  1. maltoni maria 24 febbraio 2008 21:00

    legge 194. Dopo numerosi tentativi andati a vuoto, riesco a ricollegarmi e ringrazio anche Simone per la sia disponibilità in questo , oltre che per aver inserito l’appello sulla 194.
    Appello che ci ha fruttato , tra l’altro, la qualifica di “streghe “ attribuitaci dal quotidiano La Voce, cosa che ci fa solo onore, ovviamente, ma che rimanda a lotte di anni fa, con certo effetto di già visto, che è quasi buffo.
    Dato che l’appello , successivamente, oltre che da numerose donne, è stato sottoscritto anche da tante altre donne ed uomini che hanno voluto in questo modo manifestarci la loro solidarietà, chiedo a Stefania , che è il punto di raccolta delle adesioni, se può comunicare ed inserire anche gli ulteriori aggiornamenti perché mi pare importante.
    Una cosa che voglio sottolineare, perché credo di grande rilievo, è la presa di posizione dell’ordine dei medici sulla legge 194. L’Ordine, a livello nazionale, ha affermato che la legge nella sua applicazione è stata fondamentale per combattere l’aborto clandestino, ribadendone la validità dell’impianto. Credo che ciò non fosse scontato, data la grande quantità di medici obiettori che aumenta ogni giorno. Certo esiste il problema che riguarda l’aumento di aborti tra le donne straniere, ma questa è questione che va affrontata con gli strumenti adeguati, anche in ambito culturale e non è certo una questione facile da affrontare.
    L’ordine è anche intervenuto sulla questione della pillola cosiddetta del giorno dopo, la RU 486, affermandone l’utilità, anche in chiave di prevenzione dell’aborto stesso. Ciò è fondamentale, data la discussione che ha preceduto la decisione del ministro di introdurla anche in Italia e le prese di posizione Vaticane al riguardo, di “scomunica” sostanziale della iniziativa.
    Mi auguro che con la posizione assunta dall’Ordine dei medici, e con la sostanziale sconfessione perfino da parte cattolica, della iniziativa di Ferrara per la lista antiaborista, si pongano le basi per affrontare i temi eticamente sensibili, in un’ottica non da crociata. Partendo comunque dal presupposto che le leggi dello stato sono una cosa e le opzioni ideali e religiose dei singoli, altra cosa. Per questo motivo sono molto felice dell’accordo raggiunto con i radicali anche per quanto riguarda le liste elettorali. Abbiamo bisogno, nel centro sinistra, della presenza di chi ha condotto lotte così significative per i diritti, nel nostro paese, come i radicali.

  2. maltoni maria 7 marzo 2008 22:53

    LE DONNE, LA POLITICA E IL PD

    Ieri sera , nel corso di un bell’incontro organizzato dal Forum delle Donne ( di cui va dato merito alla nostra bravissima Stefania, come di tante altre cose) a partire da un libro che raccoglie interviste al femminile edito dalla rivista “Una città”, si è approfondita una interessante discussione sul rapporto tra movimento delle donne e politica. Le interviste raccontano storie molto diverse tra loro, in cui le storie personali si intrecciano con la grande storia, in cui vi è maggiore o minore consapevolezza di sé, ma il quadro tracciato dal libro è sorprendente. Come non ricordare che tra le interviste c’è anche quella con la nostra Tatiana, che racconta la sua esperienza – oggi così inconsueta- di studentessa operaia, impegnata nel movimento sindacale.
    La curatrice del libro, LEA MELANDRI, che lo ha anche presentato nell’occasione, oltre ad analizzare criticamente i vari piani e livelli su cui si sviluppavano le interviste, ha introdotto una significativa riflessione sul rapporto tra movimento delle donne , istituzioni e politica.
    In pratica la tesi che Lea ha sostenuto , è che alla fine degli anni’70 –inizio anni’80 vi sia stata una cesura tra movimento delle donne e le donne ( poche ) impegnate nel mondo della politica, che ha portato alla separazione totale tra quella che era stata l’esperienza del femminismo storico e l’azione politica ed istituzionale. Le conseguenze sono state il privare la politica e le istituzioni di preziose risorse femminili, ma anche una maggiore separatezza della politica dai bisogni della gente e delle donne in particolare.
    Dopo l’intervento nel dibattito di una ragazza che per motivi anagrafici non aveva fatto parte del “vecchio” femminismo, si è posta naturalmente la questione del rapporto tra nuovo movimento delle donne e politica. A questo punto la relatrice ha segnalato il pericolo che quella cesura avvenuta più di trent’anni fa, si riproponesse nuovamente. Ha auspicato perciò da parte delle donne, la capacità di “raccontarsi” in modo non più solo individuale, ma collettivo, cercando un rapporto, se pure non facile con la politica. Ecco, credo che la questione oggi sia non solo attuale, ma cruciale. Come è possibile per una forza politica nuova per definizione ed , auspichiamo - anche a tutti gli effetti per metodi - quale il PD, stabilire un rapporto fecondo con quella parte di donne che vive più fortemente e con sofferenza l’attuale situazione di disagio femminile e di attacco a conquiste storiche come la 194 ? La risposta non è facile, anche perché come segnalava Melandri stessa, anche questo nuovo movimento si colloca all’insegna di una forte radicalità nei confronti delle istituzioni , ricordiamo le contestazioni alle ministre dei governi anche di centro sinistra, in occasione delle manifestazioni sul tema della violenza ed in difesa della legge 194. Io sono fortemente convinta che il PD debba dare un messaggio molto forte in direzione del coinvolgimento delle donne a livello politico. Alcuni segnali sono già venuti dalla composizione delle liste ed i numeri ce li segnalava ieri Veltroni al Palafiera: raddoppio della rappresentanza femminile anche se non si vincono le elezioni e molto di più se scatterà il premio di maggioranza. In questo ambito c’è da recuperare, perché ci sono stati segnali non del tutto positivi anche nella composizione delle liste, rispetto al posizionamento di molte candidature femminili in fasce di eleggibilità non certa. Mi auguro che i numeri daranno invece ragione alle donne che hanno avuto fiducia nel PD. Anche nel programma ci sono alcuni significativi passaggi sullo sviluppo dell’occupazione femminile, sulla conciliazione, sulla difesa delle legge 194. Occorre però fare di più dare corpo ad una grande progetto sociale che veda le donne protagoniste, ripensando ambiti sociali quali quelli del lavoro di cura,ed attuando una grande modifica dei comportamenti individuali e collettivi, proprio a partire da istanze e riflessioni che le donne collettivamente hanno elaborato da quando il movimento si è “ritirato” soprattutto nell’ambito delle riflessione teorica. Si tratta di recuperare un rapporto fecondo a partire dagli ambiti delle riflessione teorica e politica, per portarne , almeno in parte gli esiti nella pratica istituzionale. Il PD deve diventare il riferimento politico delle donne che vogliono cambiare non solo la condizione femminile,ma l’intero paese.

  3. Alessandro Pilotti 7 marzo 2008 23:27

    Io voglio ricordare una delle interviste più ricche del libro di cui parlava Maria, quella a Lisa Foa di cui ricorreva martedì scorso il terzo anniversario della scomparsa.
    Lisa era un personaggio affascinannte, che sapeva interpretare i cambiamenti.
    Prima redattrice di Rinascita, poi a 46 anni, vive con passione intellettuale il ‘68, rompe con il PCI e si avvicina a Lotta Continua. Poi dal movimento di Charta ‘77 fino agli anni’90 è vicina al dissenso nei Paesi dell’Est Europa.
    Lisa rappresentava un femminismo sobrio ed aristocratico, libertario ma radicato nei vincoli familiari.
    Io rimasi colpito come volle mantenere il cognome del suo vulcanico marito anche dopo la separazione affettiva e conservarlo gelosamente fino alla morte

  4. Alessandro Pilotti 8 marzo 2008 20:49

    Scriveva John Stuart Mill nel 1869 ne “La servitù delle donne” “La subordinazione sociale delle donne si erge come un fatto isolato nelle istituzioni sociali moderne, una violazione unica di quella che è diventata la loro legge fondamentale, il solo relitto di un antico mondo intellettuale e morale demolito ovunque ma tenuto in piedi nell’unico punto dell’interesse più universale, come se un gigantesco dolmen, o un maestoso tempio di Giove olimpico occupasse il posto della cattedrale di San Paolo ad accogliere il culto quotidiano, mentre le chiese cristiane circostanti si aprissero solo nei giorni di vigilia e nelle feste comandate. Questa divaricazione totale tra un fatto sociale e e tutti gli altriche lo accompagnano e la contrapposizione radicale tra la sua natura e il movimento di progresso di cui si vanta il mondo moderno, e che ha spazzato via una dopo l’altra ogni cosa di carattere analogo, offre certamente a un osservatore attento delle tendenze dell’umanità seri spunti di riflessione.”

    Oggi è l’8 marzo e nel fare un augurio a tutte le donne democratiche con un pensiero alle tante donne che nel mondo sono vittima di oppressione vorrei fare una critica a come spesso le donne in Italia che si avvicinano alla politica, ripropongano dei modelli maschili di relazione.
    La politica maschile è luogo di sopraffazione, di dominio, non di ascolto e cura.
    Mi dispiace veramente che in Italia, forse per un retaggio di cultura patriarcale molto forte, le donne non sappiano spesso giocare dei ruoli diversi da quelli che sono loro storicamente affidati.
    Quindi anch’io auspico una maggior partecipazione, ma perfavore, non giocate un ruolo maschile.

  5. Collini Stefania 8 marzo 2008 22:36

    Oggi 8 marzo, il Tavolo permanente delle Associazioni forlivesi contro la violenza alle donne, ha scelto non la festa, ma la consapevolezza, non la finta allegria di serate di pseudo-liberatorie delle donne, ma la cruda testimonianza di fatti drammatici che riguardano le donne.
    La violenza più subdola, vigliacca, omicida della tratta di corpi di donne per sfruttamento sessuale.
    Ospite del Tavolo la giornalista di origini forlivesi
    Vanna Ugolini , ore residente in Umbria, che segue da cronista di nera l’omicidio di Meredith a Perugia , recentemente intervistata nello speciale televisivo dedicato al grave fatto di Perugia.
    Oggi Vanna Ugolini presentava il suo libro TANIA E LE ALTRE, dedicato ad un grave fatto di nera del 2000, una povera ragazzina albanese rapita, comprata e venduta due volte da strupatori e sfruttatori di corpi, destinata a finire nel giro della prostituzione, morta ammazzata a martellate dai suoi sfruttatori perchè lei ormai con la sua ribellione e i suoi lamenti aveva rotto il c….. e di donne ce ne sono altre.
    Il racconto ha colpito al cuore e allo stomaco, il fatto di cui la Ugolini è stata cronista ( il libro è pura riproposizione non romazata di atti giudiziari) è terrificante e sconvolge l’assoluta impotenza ad agire prima che i fatti accadano e l’indifferenza a ciò che succede intorno a noi, pur così visibile. Quante ragazzine sulle strade o chiuse in case o alberghi di italiani compiacenti!
    Esiste una tratta di corpi di donne, carne da macello che viene importata, distrutta psicologicamente, stuprata, asservita, schiavizzata solo e soltanto per accontentare appetiti e palati di uomini che alimentano questo turpe mercato di nuove schiave,giovani e giovanissime quasi bambine, senza sentirsi minimamente in colpa. E spesso vengono uccise!
    Questo amaro e crudo racconto di Vanna Ugolini ha caratterizzato il mio 8 marzo.

  6. Thomas Casadei 8 marzo 2008 23:54

    Nel centenario dell’8 marzo.

    Credo sia molto significativo in certe occasioni narrare, molte semplicemente, le proprie giornate.

    Durante la mattinata, ho discusso, nell’ambito di una tavola rotonda, di doveri e diritti, nonchè di nuove schiavitù (un dramma che Stefania richiama in tutta la sua brutale durezza: milioni sono gli schiavi nel mondo, e anche nei paesi occidentali; nell’epoca dei diritti umani si è raggiunto il numero più alto di schiavi nella storia dell’umanità; moltissime sono donne). Nel pomeriggio sono stato “in compagnia” di Mary Wollstonecraft (1759-1797), di cui è stato recentemente riedito in italiano il fondamentale “I diritti delle donne” (Rizzoli Bur).
    Amica di Tom Paine, e moglie di William Godwin, intellettuale anticonformista, sostenitrice caparbia dei diritti delle donne e tenace nemica di ogni forma di iniquità, dispotismo e oppressione, Mary fu fortemente avversata dagli uomini e incompresa dalle donne della sua epoca.
    A chi prosegue le sue battaglie, in molti modi e forme, a tutte le donne impegnate per le ragioni della democrazia e contro la violenza, in ogni parte del mondo, va il mio pensiero. C’è ancora tantissimo lavoro da fare, tante lotte da portare avanti. Sapere che oggi ci sono tante “Mary Wollstonecraft”, anche vicino a noi, dà forza e fa sperare … anche tanti “maschi”. La battaglia può essere, davvero, comune. Come auspicava Mary.

  7. maltoni maria 9 marzo 2008 18:34

    8 marzo tutti i giorni. Mi piacerebbe che tutti i significativi ragionamenti che sono emersi tra ieri ed oggi, per la concomitanza con l’8 marzo, potessero continuare a prodursi e creare dialoghi anche dopo, come recitava uno slogan del movimento delle donne di qualche anno fa . Sono convinta che tra le possibili tematiche di cambiamento della società., questa della “rivoluzione “ femminista sia una prospettiva di grande impatto sociale. Come ci ricordava anche Stefania, per certi versi oggi la crudezza dello sfruttamento è tale da farci pensare ad un arretramento generale della condizione femminile. Per certi versi in realtà è così, la questione della riduzione in schiavitù connessa allo sfruttamento sessuale è assolutamente drammatica e nel mondo riguarda milioni di donne e bambine. Per fortuna ci sono anche segnali bellissimi, come le donne impegnate in Asia ed Africa a difendere la biodiversità e che fanno di questo loro impegno anche un uno strumento di riscatto economico, attraverso il lavoro nei campi. E proprio a questo riguardo, voglio citare alcuni dati presentati nel convegno organizzato dai sindacati in occasione del centenario dell’8 marzo, ieri. A Forlì all’inizio del secolo la vera classe operaia era costituita da donne : 700 operaie delle filande contro 150 operai metalmeccanici, e 300 delle costruzioni, il resto era lavoro bracciantile. Cito questi numeri per ricordare un aspetto poco conosciuto della storia locale, che ha un significato profondo,perchè anche se nella storia /storie ufficiali le donne sono poco presenti, esiste un percorso a volte sotterraneo di lotte ed impegno che non va mai dimenticato e questo vale anche per la storia più recente del movimento femminista e più in generale democratico del nostro Paese.
    Anche quando la storia delle donne sembra non esistere, perché è dispersa nella Storia più generale, in realtà è invece lì, con il suo portato di diversità complementare e feconda per il cambiamento. Occorre però che la politica sia una Politica con la P maiuscola ed abbia la capacità di coglierla. Questo purtroppo non è un dato scontato, né a livello generale né in ambito locale. Dove abbiamo visto il manifestarsi , anche in questi giorni di numerose contraddizioni.

  8. maria maltoni 24 luglio 2008 22:30

    Leggo oggi sulla stampa che tra le decine di prestazioni che il governo ha tolto dai livelli essenziali di assistenza con la nuova legge finanziaria, ci sono anche il parto indolore, che d’ora in poi sarà solo a pagamento, il vaccino per il papilloma virus, le cure odontoiatriche per gli indigenti ed il riconoscimento di 109 malattie rare che le famiglie sono impossibilitate ad affrontare con gli standard di cura normali.

    Ricordo queste cose che possono sembrare relativamente gravi tra le decine di provvedimenti vergognosi che il governo sta approvando in questi giorni, perchè una riguarda da vicino le donne di Forlì: infatti la ministra Livia Turco, per varare il provvedimento sul parto indolore si è rifatta proprio ad una esperienza forlivese che è partita su input del Forum delle donne, di cui diverse amiche e compagne stagionali sono tra le animatrici più attive.

    Tra i livelli di inciviltà che caratterizzano il nostro paese c’è anche l’altissimo ricorso al parto indotto e cesareo, mentre viceversa è pressochè inesistente l’utilizzo del parto indolore.
    L’esperienza pilota del parto indolore praticato dell’ostetricia di Forlì, era stata assunta , dopo un convegno della Regione, come modello virtuoso dalla Turco per il suo provvedimento, che prevedeva la possibilità di usufruirne gratuitamente per le donne che, dopo un confronto con struttura ospedaliera, ne facessero richiesta..
    Oggi il governo ha eliminato anche questa buone prassi rivolta alle donne, dimostrando ancora una volte se ce ne fosse stato bisogno, il suo carattere profondamente reazionario e contrario agli interessi delle donne, da ogni punto di vista. Si tratta di una governo oltre che conservatore, con una impostazione di fondo nettamente maschilista. Non ritorno sulle dichiarazioni, telefonate ecc, di Berlusconi, perché è troppo deprimente.

    Dobbiamo farlo capire alle donne del nostro paese, di questo passo le donne occupate saranno sempre meno, i servizi sempre meno , i diritti complessivamente intesi saranno sempre di meno, è un rischio che non possiamo e non vogliamo correre.

  9. maria maltoni 30 gennaio 2009 23:08

    SODDISFAZIONE PER L’APPROVAZIONE ALLA CAMERA DEL DISEGNO DI LEGGE SULLO STALKING

    Finalmente una buona notizia per le donne , dopo tanti tragici fatti di cronaca di questi giorni: la Camera ha approvato il disegno di legge sullo stalkig, cioè le molestie, minacce e persecuzioni di varia natura reiterate che ormai costituiscono una vera e propria piaga sociale, anche in Italia.

    La Commissione Pari Opportunità del Comune di Forlì mesi fa aveva lanciato un appello ai parlamentari locali proprio in questa direzione, a causa del perdurante stallo della discussione sul provvedimento.

    Ora con un voto bypartisan la Camera ha approvato il testo, che prevede pene fino a 6 anni, in caso di situazioni di aggravanti, quali il fatto che a compiere il reato sia il partner o ex-partner e nel caso in cui la donna sia incinta. Vi è inoltre l’impegno del governo a finanziare il patrocinio legale gratuito che era rimasto fuori dal provvedimento approvato. E’ un fatto molto significativo che di fronte ad una situazione così drammatica, recuperando una legge presentata dal precedente governo, l’attuale ministra delle Pari Opportunità abbia riproposto il provvedimento e che si sia giunti ad una posizione comune e condivisa praticamente da tutti i deputati.

    C’è da augurarsi ora che anche al Senato l’iter proceda celermente e che si possa arrivare al più presto ad un provvedimento definivo. Ciò che manca ora, in quanto i fondi stanziati a suo tempo dal governo Prodi sono stati destinati in altre direzioni, è un piano d’azione volto ad intervenire prevenendo ma anche supportando con strutture adeguate di accoglienza, le donne che hanno vissuto questa tragica esperienza. Ricordiamo che l’assistenza alle vittime di stupro o di maltrattamenti, in Italia non vede , tranne che in pochissimi casi quali il Centro Donna del Comune di Forlì, la presenza di strutture pubbliche di intervento.

    Altro aspetto fondamentale è l’educazione ad una cultura del rispetto e della parità tra i generi , che non può che partire dalla scuola, anche in questa direzione occorre colmare le lacune oggi presenti e introdurre i provvedimenti necessari. La crisi non può far dimenticare quelli che sono i fondamenti e le corrette regole di convivenza in una società come la nostra, che è tra le 8 grandi potenze, ma che in quanto a standard di condizione femminile, vede davanti a se decine e decine di altri paesi di realtà molto più povere del mondo.

    Maria Maltoni, presidente Commissione Pari Opportunità Comune di Forlì

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