Regolamento per le candidature
Regolamento per le candidature
approvato il 20 febbraio 2008
dal Coordinamento Nazionale del Partito Democratico
Preso atto che l’interruzione anticipata della XV legislatura impedisce l’adozione del Regolamento quadro di cui
all’articolo 18, comma 3, dello Statuto;
visti gli articoli 45, comma 2, 18, comma 9, 19 comma 2 dello Statuto;
nel quadro dei principi stabiliti dall’articolo 19 dello Statuto nonché dall’articolo 1, comma 3, dall’articolo 2, comma 4, lettera c) e del comma 5, lettera h) del medesimo articolo;
considerato il parere della Conferenza dei Segretari regionali e dei Segretari provinciali di Trento e Bolzano ai sensi dell’articolo 18, comma 9, dello Statuto;
nel rispetto degli articoli 21 e 22 del medesimo;
la selezione delle candidature al Parlamento nazionale per le elezioni del 13 e 14 aprile 2008 è interamente disciplinata dal presente Regolamento.
Art 1
Le candidature sono definite con il criterio del massimo coinvolgimento degli aderenti e con il metodo delle consultazione disciplinata con il presente regolamento.
Art 2
Non può essere candidato, ex art. 21 dello Statuto, chi si trovi in contrasto con le norme del codice etico ed in particolare nelle condizioni di cui al punto 5 dello stesso nonché chi non risulti in regola con le norme che prevedono il finanziamento degli eletti al partito o non abbia adempiuto a quelle previste nei partiti fondatori.
Art 3
Il coordinamento nazionale concede la deroga di cui all’art. 22 comma 6, anche ove abbiano esercitato il mandato parlamentare per la durata di tre mandati (15 anni), prevista come condizione di non ricandidabilità dall’art. 22 comma 2, al segretario del partito, ai presidenti delle Camere, ai ministri, ai capigruppo parlamentari, alle parlamentari, qualora si trovino attualmente nella suddetta condizione.
Art 4
In considerazione dell’esigenza di aumentare la rappresentanza femminile in parlamento e di favorire l’ingresso nei gruppi parlamentari di giovani e personalità della società civile, il Coordinamento nazionale delibera altresì la non ricandidabilità dei parlamentari con tre mandati o quattro mandati, anche se complessivamente di una durata inferiore a quindici anni, concedendo la deroga di cui all’art. 22 comma 6 ai ministri, ai presidenti e vicepresidenti delle Camere, ai presidenti e vicepresidenti dei gruppi parlamentari, ai segretari dei partiti confluiti, ai componenti l’esecutivo nazionale ai segretari regionali e alle parlamentari, qualora si trovino attualmente nella suddetta condizione.
Art 5
Il coordinamento potrà altresì concedere, ex art. 22 comma 6, ai parlamentari che si trovino nelle condizioni di cui al precedente art.4 e che ne facciano richiesta entro il 22 febbraio 2008, la deroga di cui all’art. 22 comma 7.
Il numero complessivo di deroghe non potrà comunque superare il al 10% degli eletti alle elezioni politiche del 2006 nelle liste di Ulivo, Ds e Margherita, ex art. 22 comma 7. Costituirà elemento di valutazione, in sede di concessione delle deroghe e comunque di ricandidature di parlamentari uscenti, anche il numero dei mandati europei, regionali e di governo esercitati.
Art 6
Le proposte di candidatura nazionale includono dirigenti politici di rilievo nazionale, nel rispetto del pluralismo politico interno; personalità espressive di importanti realtà della società italiana; persone con competenze acclarate, che assolvano a rilevanti esigenze di buon funzionamento dei gruppi parlamentari, persone indicate da altre forze politiche con le quali il Pd abbia stretto accordi politico elettorali.
Tali proposte sono avanzate dal Segretario nazionale, sentito il gruppo di lavoro collegiale da lui costituito per il coordinamento delle liste, presieduto dal vicesegretario nazionale e di cui fa parte il Coordinatore della fase costituente, nel rispetto dei criteri indicati dal presente regolamento in particolar modo quello che garantisce la presenza di entrambi i sessi.
Le proposte di candidatura nazionale sono, con riferimento a ciascuna lista circoscrizionale per la Camera dei Deputati e a ciascuna lista regionale per il Senato della Repubblica, in numero pari ad un terzo dei parlamentari riconducibili al Partito Democratico eletti nel medesimo ambito territoriale e per la stessa carica nelle elezioni del 2006.
In ogni caso il numero complessivo di candidature nazionali non può superare quello relativo alle stesse nelle liste di Ulivo, Ds e Margherita alle ultime elezioni politiche.
Le capilista e i capilista sono indicati dal Segretario Nazionale, sentiti i segretari regionali. In ogni caso, le capilista o i capilista non espressione dei territori compresi nelle circoscrizioni interessate sono ricompresi nel numero di proposte di candidatura nazionale di cui al precedente comma.
Art 7
In assenza del Regolamento quadro per le elezioni primarie di cui ai commi 3 e 9 dell’art. 18 dello Statuto, la cui predisposizione e approvazione è stata resa impossibile dallo scioglimento anticipato delle Camere prima dell’approvazione dello Statuto stesso, i Segretari regionali possono promuovere le forme di consultazione democratica, previste dallo stesso art. 18 comma 9, per raccogliere proposte di nuove candidature dai livelli territoriali, entro il 25 febbraio, dandone adeguata pubblicità.
Non possono essere proposte candidature di parlamentari uscenti che si trovino nelle condizioni di cui all’art. 22 comma 2 dello Statuto o dell’art. 2 del presente regolamento.
Art 8
Sulla base di quanto emerso dai circoli il coordinatore provinciale redige entro il 26 febbraio una rosa di nomi che indica al segretario regionale, tenendo conto delle indicazioni emerse dai circoli.
Art 9
Sulla base delle indicazioni raccolte il segretario regionale, predispone entro il 2 marzo 2008, d’intesa con la conferenza dei segretari regionali e con il gruppo di lavoro nazionale di cui all’art. 6 comma 2 del presente regolamento, una proposta di lista che recepisce le candidature nazionali di cui all’art. 8 e che assicura una rappresentanza femminile pari almeno a un terzo delle candidature e dei potenzialmente eletti ed una equilibrata presenza dei rappresentanti di tutte le province.
Il Coordinamento nazionale approva tutte le liste per l’elezione di Camera e Senato entro il 3 marzo 2008.
Art. 10
I candidati alle elezioni politiche si impegnano a contribuire alle spese che il partito sostiene per la campagna elettorale attraverso un versamento da effettuarsi contestualmente alla firma dell’accettazione di candidatura. L’ammontare di tale versamento sarà definito d’intesa tra la Tesoreria nazionale e i regionali e dovrà tener conto della posizione del singolo candidato nella lista.
Le risorse così raccolte restano nella esclusiva disponibilità delle articolazioni territoriali secondo la ripartizione che i segretari regionali definiranno.
In riferimento all’art. 23 comma 2 dello Statuto i parlamentari eletti verseranno un contributo mensile nella misura che sarà determinata dalla Tesoreria nazionale d’intesa con i Gruppi parlamentari.
Art 11
La Commissione elettorale di garanzia, di cui all’articolo 19, comma 2, lettera c) dello Statuto, si compone di nove persone, non candidabili alle elezioni politiche.
14 Commenti a "Regolamento per le candidature"
Scrivi un commento
Quindi il gruppo de La Tua Stagione, alla luce di questo regolamento e della situazione politica nazinoale, nonchè del codice etico, chi decide di sostenere?
E così, per la prima volta nella vita lo scorso giovedì sera, ho fatto notte ad un’assemblea di partito. Molti di voi, lo so, ne sono dei veterani. Io volevo soltanto prendere contatto con il mio circolo, ritirare l’attestato da fondatore per aver votato alle primarie, e vedere quella realtà. Un cartello scritto a pennarello e attaccato sulla porta con lo scotch a dire “ore 2045 assemblea”. La segretaria (pur con grande simpatia) non m’ha aperto la porta, arrivato in anticipo: la zona non è fra le più facili e tranquille in città. Poco male, mi mancava il caffè per chiudere la cena. Il clima, nel circolo, era di fermento: sinceramente, non ero così ottimista.
Fermento dovuto a un comunicato di cui non sapevo. Palpabile era la consapevolezza di avere tra le mani uno strumento nuovo, addirittura rivoluzionario; importantissimo dunque, ma anche controverso: stilare addirittura una rosa di nomi di possibili candidati dalla base locale, operazione alla quale, dulcis in fundo, tutti i “fondatori” avrebbero dovuto partecipare.
Quasi che fosse una sceneggiatura, c’è stata addirittura suspence sulla cosa: a chi di fare questi nomi? ai fondatori della sezione, o proprio tutti i partecipanti alle primarie, o cos’altro? e poi, il punto di fondo: che ne sarà di questi nomi? è meglio avere voce su una lista ci viene proposta, che viene da Roma, o davvero ci si doveva assumere, con tutto il realismo ma anche con tutto il senso ideale e concreto, la responsabilità di fare uno, due, cinque nomi?
C’è stato più di un intervento a dire di quel “realismo”, di qualcuno che semplicemente non è attrezzato a credere che si darà alcun peso a un nome, addirittura una lista, che viene da una sezione più o meno di periferia. Ma questo spirito – continuo con sincero profondo rispetto profondo a chiamarlo così, realismo – non ha avuto la meglio. È prevalsa l’opinione coraggiosa di chi s’è sentita messa in mano una possibilità, di avere una voce che doveva essere usata. Per fare i nomi di persone di cui non si può non sapere: per il loro valore, le loro capacità, il loro lavoro generoso e forse silenzioso.
Quindi qualche nome ci sarà, e verrà fatto (è già stato fatto). Quella stessa segretaria che mi aveva aperto la porta ha sostenuto questa posizione, di fiducia e di responsabilità, con una vera arringa, appassionata e coraggiosa. Corriamolo, questo “rischio” di fare dei nomi veri. Non ho preso la parola, avrei voluto ma avevo deciso così, per essere la prima volta, per ascoltare e capire prima. Ma ho aderito, anch’io come voi, al Partito Democratico.
Da un punto di vista prettamente logico-matematico è necessario riconoscere come da un processo stocastico, come una consultazione nella quale n persone sono libere di esprimere M nomi (per M grande) ed il cui risultato è una produttoria pari a M per M’ per M’’ e via dicendo, con esiti potenzialmente non sovrapponibili ed intersecatesi, vi siano probabilità infinitamente piccole di ottenere risultati ordinati.
Ciò significa che laddove è possibile produrre un elenco potenzialmente molto elevato di nomi ai quali non viene associato alcun indice valoriale di tipo quantitativo, l’unico criterio di scelta possibile diviene la scelta operata dall’unico soggetto che ha la facoltà, ed il mandato politico, per potere compiere la scelta. Il modo migliore per far compiere una scelta oligarchica, per non dire autoritaria, è lasciare che tali consultazioni producano un elenco pletorico di nomi….di fronte ad una lista di 30, o di 20, o anche di soli 10 nomi chi ha la facoltà politica di compiere una scelta viene drasticamente deresponsabilizzato nel suo compito e possiede, d’altra parte, una libertà quasi insindacabile su chi effettivamente demandare quale sicuro parlamentare.
Il sistema, sempre in chiave logico-matematica, pare così tutelante da lasciare quasi pensare, con un eccesso colpevole di malizia, di essere stato appositamente partorito….
In ogni caso il messaggio politicamente costruttivo che deve passare NON può essere quello di un invito al non voto. Tale scelta, pur rappresentando comunque un atto di consapevolezza politica, non può che portare a legittimare, attraverso gli stessi presupposti logici, quel meccanismo decisionale che si presuppone, o a dire il vero si pretende, di delegittimare.
Potrà apparire paradossale ma il risultato di mille lanci di moneta, avvengano essi contemporaneamente o demandati nel tempo, può condurre allo stesso risultato aggregato del lancio di una sola di esse: questo è esattamente ciò che si verificherebbe se i circoli decidessero di NON esprimersi. In ogni caso, seppur lo ammetto con conseguenze politiche molto differenti tra loro, vi sarebbe una decisione presa da un singolo o da un ristretto gruppo.
L’unica possibilità logicamente vincente in tal senso risulterebbe un risultato aggregato delle preferenze DECISAMENTE DIREZIONALE. Ovvero la possibilità che le assemblee di circolo, sebbene tra loro distinte, possano pervenire a produrre un elenco di soli 2, massimo 3 nomi. Solo così si verrebbe veramente a vincolare la scelta di chi ne ha facoltà e, contestualmente, ad evitarne la deresponsabilizzazione.
Tale risultato, apparentemente, ha le stesse probabilità di realizzarsi del risultato nel quale il lancio di 37 dadi (tanti quanti credo il numero di circoli territoriali) dotato ciascuno di un numero arbitrariamente elevato di facce (supponiamo una trentina) porti ad ottenere la stessa faccia per tutti e 37 i dadi. Se indichiamo con n il numero di facce e con m il numero di dadi tale probabilità è pari a
n - m (enne alla meno m)
per capire quanto sia piccola tale possibilità si immagini che essa è pari ad un numero naturale preceduto da 39 zeri…
CONCLUSIONI: in tale processo l’unica possibilità premiante che hanno i circoli da un punto di vista logico-matematico e politico e la possibilità che essi ragionino come un unico organo proponendo un INSIEME RISTRETTISSIMO DI NOMI.
Questa è la strategia premiante, un punto di stabilità della funzione di scelta, ogni alternativa è una condanna, instabile, alla semplice rappresentanza…..né potranno considerarsi le alternative come moralmente preferibili nella misura in cui ad una condizione di mancanza di rappresentatività MAI una risposta di rifiuto di espressione può essere considerata educativa, propedeutica, incline al confronto democratico….
La politica conosce ragioni che la ragione non conosce, ma nulla vi è di più potente delle ragioni della ragione…
Condivido pienamente il ragionamento, e così - personalmente - ho ragionato quest’oggi alla mia assemblea di circolo.
Mi piace - da sempre - esercitarmi con le “ragioni della ragione” contestualizzate nella pratica politica.
E chissà che non ci siano sorprese….Democrazia è anche sperimentalismo e apertura all’inedito…
Io questa sera non sarò alla consultazione del mio circolo perchè sono alla presentazione del libro di Angelo Baiocchi a Bertinoro Bisogna voler vincere - Per la comunicazione del Partito Democratico - e ho mandato due righe scritte.
Credo però che queste siano consultazioni, che se affrontate con lo spirito giusto possano far emergere i talenti e le energie migliori.
Si deve cercare di affermare un’idea di “comunità democratica” che discute liberamente e apertamente.
Dobbiamo trasformare queste assemblee in quelle “public hearing” che appassionarono tanto Alexis De Tocqueville nella Democrazia in America.
Credo che queste consultazioni non debbano essere una sorta di “reality show” dove si “nomina” qualcuno per depennarlo, ma si mette in atto un processo di cambiamento collettivo.
Penso che questa consultazione sia meglio delle primarie in un momento come questo.
Perchè le primarie spesso determinano dei giochi a somma zero dove con il 51% prendi tutto.
Con queste consultazioni, se sai affrontarle nella maniera giusta, puoi avere anche un contributo nella formazione delle liste del 2009.
Stasera ho partecipato all’assemblea del mio circolo, quello della Cervese. E’ stato vergognoso vedere come persone sconosciute e assenti ad ogni iniziativa siano venute a sostenere un candidato che nessuno vuole e come abbiamo aggredito le persone che dal tavolo tentavano di sostenere il cambiamento e gestire l’assemblea….. spero ke CAstagnoli sappia slegarci da questa gentaccia. Se proporrà quella persona che non è gradita a nessuno per il parlamento, personalmente straccerò la mia tessera! Ovviamente esagero ma sono esasperato!
(ripubblico qui un commento di Fausto Baldi che, in un primo momento, era stato per errore pubblicato per errore come articolo)
Il partito è nato ma la sua edificazione è incompiuta. Gli scossoni che l’anticipata chiusura della XV legislatura hanno portato al processo di costruzione del pd hanno lasciato ampi varchi in cui si coglie una stridente discrasia tra l’archetipo delineato e le scelte imposte dalle contingenze del momento
L’apertura alla società e la chiamata del nuovo soggetto degli “elettori” a partecipare alla vita del nuovo partito non sono conciliabili con l’esigenza di formazione delle liste e con la cernita dei futuri parlamentari.
La prioritaria esigenza di dover tener conto del nuovo soggetto, definito dallo statuto al pari degli iscritti, come “fondamentale della vita democratica del partito”, ha indotto a disporre una accelerata ed affrettata consultazione dei cittadini nei circoli. Le poche ore a disposizione e l’oggettiva impossibilità di poter dare adeguata pubblicità all’evento fuori dell’ambito degli “iscritti”, limita in concreto la portata e l’efficacia della consultazione, di fatto limitata solo al primo dei due soggetti di cui all’art. 2 dello Statuto.
La scelta è comunque la migliore consentita dai tempi e dallo stringente incalzare degli incombenti.
La platea degli iscritti e degli elettori, che pure verranno raggiunti dalla straordinaria chiamata nei circoli, su cosa, poi, è chiamata ad esprimersi?
Il primo quesito che verrà loro rivolto sarà costituito dalla valutazione sul parlamentare uscente. Il secondo, la conferma di quest’ultimo e le eventuali proposte di nuove candidature.
La conferma, nella logica della formulazione dei due (rectius, tre) quesiti, ha carattere prioritario e potenzialmente preclusivo.
Al riguardo la consultazione appare illogica e profondamente ingiusta.
Il parlamentare uscente è stato scelto dagli apparati dei vecchi partiti in ragione di logiche interne (in qualche caso in ragione di equilibri di forze o in applicazione di criteri di spartizione e lottizzazione, usando le stesse parole della relazione di Veltroni del 14 ottobre) che possono anche essersi avvalse di una sorta di primarie, svolte in famiglia.
Quel parlamentare, che ha avuto a disposizione 18 mesi per poter agire, non era onerato dell’obbligo di rendere periodico conto ai suoi elettori dell’attività svolta, così come, invece, impone ora l’art. 23 dello Statuto approvato il 16.2.2008, ma rispondeva, semmai, delle richieste e sollecitazioni che gli erano pervenute dall’interno.
Quale è la logica che vorrebbe ora sottoporlo al giudizio valutativo dei cittadini elettori, soggetto che non coincide con la struttura organizzativa che a suo tempo lo scelse ed alla quale egli ha reso eventuale conto dell’operato; struttura che, sia pure nell’innovato assetto organizzativo, è ancora l’unica che sarà nuovamente responsabile della scelta finale?
La pagella al parlamentare uscente non può essere data da nessuno dei due nuovi soggetti fondamentali della vita democratica del partito, ma solo ed esclusivamente dall’apparato organizzativo che comunque è titolare del diritto meramente potestativo di scelta.
Sul punto trovo la consultazione una sorta di espediente formale, di illusoria portata per il cittadino elettore, e con effetti ingiustamente mortificanti per il parlamentare uscente.
Ma non meno illogica si rivela la consultazione sul piano della formulazione delle proposte di nuove candidature.
Se i criteri di scelta a livello locale o di circolo dovessero essere desunti dalle indicazioni che l’art. 6 del regolamento per le candidature del 20.2.2008 detta per quelle nazionali, il risultato si rivelerebbe insoddisfacente.
Il povero segretario provinciale/territoriale si vedrebbe pur sempre costretto –nella migliore delle ipotesi- a segnalare al segretario regionale una lista di nomi che ben poco o nulla potranno dire o indicare a quest’ultimo e tanto meno al coordinamento nazionale che dovrà assumere le determinazioni finali.
Nell’ambito, poi, dei 12 punti del programma elettorale, è mancata la valutazione prioritaria e realistica dei compiti ai quali dovrà accingersi il nuovo parlamento, qualunque sia il ruolo che potrà rivestire il pd., come partito di maggioranza –come è negli auspici di tutti noi- o di opposizione, come peraltro è pure possibile.
Non pare inverosimile ipotizzare che il compito principale, seppure addirittura non esclusivo, al quale dovrà accingersi il legislatore venturo sarà quello di elaborare una nuova legge elettorale.
Se così è, non sarebbe sembrato illogico canalizzare l’attenzione nella formazione delle liste verso criteri che potessero privilegiare le competenze tecniche rispetto alle indicazioni della politica-spettacolo.
Tanto più ciò sarebbe stato necessario se si fosse prevista la possibilità di dover tornare subito alle urne, non appena approvata la nuova legge elettorale, così da consentire la scelta di parlamentari non in stato di emergenza, come, invece, sembra debba accadere allo stato attuale, nel quale, al contrario, si finge che sia invece tutto normale.
Le cose si complicherebbero,inoltre, e non poco, se oltre al tema della riforma della legge elettorale, il nuovo parlamento si accingesse a porre mano alle preannunciate riforme istituzionali. Tema questo complicatissimo, quanto delicatissimo ed assai pericoloso per il futuro del paese, tema alla cui attenzione sarebbe meglio che si dedicasse una nuova apposita assemblea costituente, piuttosto che un parlamento in cui verranno a trovarsi persone utili per la soluzione di esigenze per così dire ordinarie, da affrontarsi e risolversi più con il buono senso e le capacità del buon padre di famiglia che non con il possesso di una specifica dotazione culturale e professionale.
A questi altissimi compiti parrebbe inoltre di ostacolo il criterio di nuova selezione e rinnovamento della classe parlamentare che vorrebbe un forte ringiovanimento dei parlamentari.
Tengo a segnalare che sul tema delle riforme istituzionali la Commissione dell’associazione degli ex parlamentari (composta da padri emeriti della repubblica, da molto tempo non più in giovane età, quali Leopoldo Elia, Giovanni Galloni, Guido Bodrato e, tra i più giovani, il nostro Valter Bielli) è stata in grado di elaborare proposte (ancora inedite) di grandissimo rilievo, tecnicamente e ideologicamente assai più importanti di quanto finora offerto (in termini per me assai preoccupanti ed allarmanti) dalle Commissioni Affari Costituzionali della Camera e del Senato, quest’ultima, soprattutto, sotto la presidenza Bianco.
I requisiti di età e di genere non sarebbero certamente soddisfatti, ma queste persone e non altre sono state e sono in grado di offrire un vero, serio e valido contributo per la soluzione di questioni basilari per la vita della repubblica, che solo una sconsiderata sottovalutazione può minimizzare come ordinarie o di routine.
Le scelte già operate in sede nazionale per l’operaio della Thiessen scampato al rogo, per il figlio di Colannino, per il prof. Ichino sono al contrario emblematiche di attenzioni rivolte ad una legislatura di lungo respiro, determinate da strumentali calcoli sulla attrattività che porta la visibilità pubblica, la notorietà o l’appartenenza a certi ambienti, ad ovvio scapito delle improbabili capacità tecniche, che anche ove sussistenti non sono né richieste, né tanto meno note.
Se per l’operaio della Thiessen e per il figlio di Colannino la considerazione può limitarsi alla constatazione dell’assenza di titoli abilitativi estranei a quelli offerti dalla politica-spettacolo (che nel passato hanno portato anche Gerry Scotti e Gabriella Carlucci in parlamento), ma che fanno trasparire una considerazione di fondo del popolo degli elettori non molto dissimile da quella del popolo bue, per Ichino il discorso è addirittura diverso.
La sua candidatura suona a provocazione del mondo dei lavoratori dipendenti, non solo pubblici, del sindacato e del mondo scientifico.
Il prof. Ichino nel mentre non è in grado di intercettare nessun consenso in questi vasti settori, è al contrario capace di costringere molti a non poter votare il pd per non mandare in parlamento costui.
Perché nominarlo, rectius cercare di imporlo agli elettori dove sarà presentato?
Che senso ha arruolare questo personaggio le cui critiche –eufemisticamente definibili come discutibili e di assai scarso rilievo scientifico- non possono in alcun modo essere assunte ad emblema o vessillo del nuovo partito?
Non si tratta di un personaggio scomodo, genialmente provocatorio, ma di ben altro, che avrebbe fatto migliore figura e più consona presenza nello schieramento opposto.
E’ verosimile ipotizzare che alcuni sondaggisti siano stati in grado di rinvenire una ristretta cerchia di persone che vedono in Ichino, un loro candidato ottimale.
Se anche così fosse la risposta non sarebbe sufficiente, perché occorrerebbe chiedersi se questi elettori (e non tanto Ichino) siano compatibili con il partito.
In questo autentico pasticcio ritengo che il popolo dei cittadini elettori, dal quale provengo, meglio farebbe ad astenersi dal partecipare alla consultazione per la formazione delle liste, per non fornire un alibi a scelte che si giustificano con logiche assai diverse da quelle compatibili con la partecipazione democratica.
Fausto Baldi
Io sono dell’opinione che questa “proposta di nomi” non serva a nulla, anzi sia per certi versi controproducente.
Perchè se convochi l’elettore e lo persuadi che decide, quando poi di fatto non decide niente è una presa in giro.
La rosa di nomi poi è una meravigliosa invenzione per svincolare le responsabilità, così come la rendicontazione del parlamentare uscente un processo alle intenzioni triste e svilente.
Trovo che questa scelta sia stata fatta perchè molti fondamentalisti delle primarie hanno insistito senza ragioni (e credo che finchè non torneremo al voto di preferenza assisteremo a queste mezze cose che non sanno di niente).
Però penso sia molto utile fare un’attenta riflessione ai meccanismi del consenso, perchè spesso da questo blog si alzano strali contro “il vecchio” e non mi è facile inquadrare verso cosa si protesta.
Il nostro partito come pochi altri ha salutato il rinnovamento di molte figure (anche importanti) ricambiate da persone di indubbie qualità professionali (a proposito di meritocrazia), come credo Colannino, Veronesi, gli ex prefetti DeSena e Serra, ed anche Ichino ( l’unica candidatura mediatica mi sembra qualla di Boccuzzi).
Francamente delle opinioni di chi di volta in volta chiede l’esclusione della Binetti, della Bonino, di Veronesi, dei vecchi, dei giovani,di Ichino e di altri che verranno mi sorge una domanda : vi è chiaro il progetto politico di Veltroni o avete frainteso? La convivenza tra le culture vale per voi solo quando si parla di popolazioni migranti o può anche adattarsi ad un imprenditore con un operaio, un laico con un cattolico, un teorico della flessibilità con un lavoratore dipendente?
Meglio chiederselo prima perchè a furia di invocare espulsioni si finisce con l’essere soli.
Anche a livello locale mi piacerebbe si aprisse una seria e serena discussione sui metodi del consenso, visto che con l’appellativo di vecchi qualcuno cerca di buttare a mare anni di governo locale che, seppur con qualche pecca, mi sembra tra i meglio considerati a livello nazionale.
Perchè è evidente che l’unico sistema di individuazione del consenso a livello territoriale sono le elezioni locali e mettere in discussione questi criteri per l’individuazione di un soggetto rappresentante un territorio mi sembra non logico ( ammesso che non vi siano altri criteri a me sconosciuti di cui vi prego di mettermi al corrente).
Molti saluti.
Scriveva Alexis De Tocqueville quasi due secoli fa:
“Oggi, la libertà di associazione è una garanzia necessaria contro la tirannia della maggioranza.
Non solo ma nei paesi dove essa è ammessa, le società segreate non esistono: vi saranno dei faziosi, ma non dei cospiratori. La maggior parte degli europei vedono ancora nell’associazione un’arma di guerra che si appresta frettolosamente, per sperimentarla subito sul campo di battaglia. Il concetto di persuasione viene solo con l’esperienza della libertà.
L’immensa complessità delle leggi umane fa sì che talvolta l’estrema libertà corregga gli abusi della libertà e l’estrema democrazia prevenga i pericoli della democrazia”
Queste affrettate consultazioni che anch’io, come tanti, reputo utili solo ad una deresponsabilizzazione del gruppo dirigente rispetto all’assunzione della responsabilità di indicare, accanto ad una svolta politica importante come quella che sta compiendo Veltroni e al programma che la accompagna, l’indicazione di una classe dirigente adeguata a rispondere alle esigenze di rinnovamento, rappresentatività e coerenza con il messaggio lanciato agli elettori, nonchè ad una sorta di braccio di ferro tra un verticismo centrale ed un verticismo locale, può avere l’unico merito di porre in evidenza qualche nome alternativo e insieme di iniziare un dibattito sui meccanismi di selezione e valutazione della classe dirigente politica.
Qual’è la funzione di un parlamentare?
a)Contribuire alla crescita e al benessere collettivo, attraverso la produzione di politiche pubbliche: il parlamento è il luogo dove si formano le leggi, dove si concepiscono gli atti di programmazione di medio-lungo periodo, dove si dovrebbe sviluppare un pensiero lungo e un dibattito di alto livello: per questo servono intellettuali competenti e capacità di mediazione politica per tener conto dei diversi interessi. Quali competenze servono? Professionalità rispetto alle grandi questioni (politiche sociali, scuola, sanità, giustizia, lavoro, economia ecc.) e buoni politici dotati di visione generale per superare eccessivo tecnicismo.
b) Contribuire alla crescita e al benessere della comunità locale, rappresentando le esigenze del territorio (favorire la logistica, l’apparato produttivo locale, sollecitare provvedimenti di tutela di specificità locali). Quali competenze servono? Una buona conoscenza dei problemi locali e un sistema di relazioni forti con il territorio. Amministratori locali o persone ben inserite nel tessuto sociale, con una forte rete di relazioni e buone capacità di dialogo e di mantenere i contatti con le diverse componenti della realtà locale, e insieme capaci di iniziativa parlamentare o di lavoro istruttorio nelle commissioni permanenti.
Come si valuta l’operato di un parlamentare?
Nel caso di parlamentari selezionati per la 1′ finalità, dal lavoro in sede parlamentare, ovvero dai progetti di legge presentati e dalle leggi approvate e dalla loro qualità e rispondenza ai bisogni collettivi. Più in generale dalla crescita e dal progresso del paese sia dal punto di vista economico che sociale.
Nel caso di parlamentari scelti per la 2′ finalità, dalle risorse finanziarie e dalle leggi finalizzate al sostegno del sistema locale (finanziamento grandi infrastrutture, leggi a sostegno del comparto produttivo, finanziamenti finalizzati alla valorizzazione di specificità locali ecc.).Spesso in questo campo si sconfina nella tutela di interessi particolari.
Un buon amministratore locale si colloca pienamente nella seconda funzione e deve essere selezionato e valutato per questo, ma per la prima funzione non è affatto scontato che si debba ricorrere alla stessa categoria.
Un professionista competente, anche se non politico, ha una sensibilità e una conoscenza del problema da affrontare che gli consente di potere formulare proposte di soluzioni, quindi iniziative di legge mirate ed efficaci.
Credo che in parlamento debbano trovare posto tutte queste competenze, in un mix virtuoso che sappia costruire anche le condizioni per un salutare ricambio.
Il problema dove si pone?
1) nella consuetudine che si è consolidata sopratutto nel centro sinistra, che governa molte realtà locali, di concepire la candidatura al parlamento (nazionale e regionale) come una sorta di prosecuzione della carriera degli amministratori locali o come una sorta di “premio alla carriera” per i dirigenti di partito;
2) nella concezione di carriere che seguono un iter standardizzato legato al professionismo politico (attivista sinistra giovanile, segretario di sezione, consigliere comunale, assessore, sindaco, parlamentare) che impedisce nella maggioranza dei casi l’accesso ai ruoli di alto livello di personale giovane e/o non proveniente dall’ambiente politico; nel nostro partito i deputati al di sotto dei 40 anni sono 7 in totale, il 3,5%, contro una media della Camera del 7,6%; nell’arco degli ultimi 10 anni l’età media dei nostri parlamentari è cresciuta di 6,5 anni e nel parlamento regionale di 5 anni (età media 48 anni, la più elevata da quando è nato);
3) una sostanziale esclusione delle donne in quanto il percorso sopradescritto è tipicamente maschile; le donne in parlamento sono il 17% e nel parlamento regionale il 10%: nella nostra regione assistiamo al paradosso di un tasso di occupazione simile a quello dei paesi nordici, unito ad un tasso di parità al livello della Grecia;
4) la difficoltà del ricambio in quanto il professionista politico deve essere continuamente ricollocato in ruoli istituzionali o simili in quanto non può contare su una professione che possa assicurargli il tenore di vita raggiunto attraverso l’attività politica;
5) una valutazione dell’operato dei parlamentari basata più sulle loro capacità relazionali, sulla presenza e visibilità, quindi su aspetti emozionali e di immagine, più che su una valutazione concreta e razionale del loro operato e dei risultati conseguiti.
Credo quindi che potremmo per il futuro augurarci 3 cose:
1)sperare che i politici vengano selezionati in base al ruolo che devono svolgere.
Una cosa è amministrare una città, che è un ruolo politico e gestionale per cui occorrono determinate doti, una cosa è sedere in parlamento, dove occorre visione strategica, pensiero lungo, competenze politiche, o tecniche, di altissimo profilo.
2)realizzare che il parlamento non è il luogo in cui si premia la fedeltà di una lunga militanza, non è un luogo dove si va per fare un servizio al partito, ma per mettere a servizio le proprie competenze a favore della collettività generale e/o della comunità locale, la quale ha tutto il diritto di scegliere con strumenti seri da chi vuole essere rappresentata;
3)cominciare a pensare che se vogliamo utilizzare il potenziale che un trentenne può esprimere, sia in politica che nelle professioni, occorrono percorsi accelerati e favoriti per chi dimostra di avere capacità. Molti dei politici storici sono stati costituenti appena ventenni, parecchi sono cresciuti in parlamento come delfini trentenni di politici affermati, e negli altri paesi scienziati, medici, e manager a 35 sono nel pieno sviluppo della carriera; se dovessimo sempre applicare il principio di scegliere chi è già noto, escluderemmo a priori ogni possibilità per i tanti che, nel silenzio e nell’indifferenza generale, lavorano duramente per costruirsi un futuro, dovendo scegliere tra emigrazione o precarietà4)cominciamo a pensare che i politici vanno valutati e dovremmo chiedere loro di rendere conto del lavoro fatto.
Nel frattempo, per chi vuole spendere un po’ di tempo, consiglio vivamente di navigare nel sito della Camera e del Senato. Scoprirete che gran parte dei dirigenti di partito hanno una attività parlamentare pressochè nulla, e che gran parte delle proposte di legge di iniziativa parlamentare e di disegni di legge hanno come proponenti parlamentari provenienti dal mondo delle professioni e donne, e che la maggior parte degli amministratori locali non producono alcuna iniziativa di legge, limitandosi perlopiù a sottoscrivere proposte avanzate da altri, mentre tendono ad essere presenti in commissioni specifiche che in qualche modo corrispondono al tipo di interessi che si propongono di tutelare. In ogni caso c’è modo di verificare il loro lavoro anche sulla base di elementi oggettivi e qualitativi.
Scoprirete anche chi si è prodigato in questi mesi e su quali temi.
E’ un primo passo per iniziare a ragionare sulle cose e non sulle persone.
E vedrete che anche persone sconosciute e che non provengono dal mondo della politica, giovani, provenienti dalla società e dal mondo del lavoro, e magari con competenze specifiche unite a spirito civico, sono assolutamente all’altezza di entrare nel nostro parlamento, come in qualunque altro luogo in cui la politica sia intesa come servizio alla comunità, a fianco dei politici navigati nell’arte della mediazione e della gestione del consenso.
Ichino, la spinta innovatrice di cui è portatore e l’utilità della sua candidatura.
Se è vero che in un nuovo partito, che aspira ad essere grande, c’è spazio per pensieri anche molto diversi tra di loro, non mi sorprende che sulla candidatura del prof. Ichino possano esservi opinioni divergenti dalle mie.
Non mi sorprende, ma mi preoccupa.
Il senso della mia forte critica non era tanto sul personaggio, quanto sulle finalità e, quindi, sull’opportunità della sua scelta per chiamata diretta, da parte del vertice del partito.
L’arruolamento dall’alto di persone che si sa che in ogni caso portano a divisioni, si giustifica solo se le presumibili perdite dovute alla presenza imposta, siano considerate sopportabili, giustificate, cioè da un fine ultimo più importante, fine che, nel caso di Ichino, mi riusciva difficile individuare.
In altri e più rozzi termini, se un determinato candidato non solo non porta voti, ma ne fa perdere, la sua presenza è giustificata solo se è utile per altri scopi.
Su Ichino avevo detto che una sua presenza in parlamento mi sarebbe sembrata più consona e coerente con la politica dello schieramento opposto.
Mi ero sbagliato.
Non appena reclutato, Ichino ha, infatti, subito attaccato Berlusconi, accusandolo di poco coraggio per aver ceduto, quando era presidente del consiglio nel 2002, alle pressioni dei lavoratori e dei sindacati, e di aver rinunciato alla programmata modifica dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, dopo aver invece affermato, anche di fronte allo sciopero generale, che era sua intenzione proseguire su questa giusta strada.
Ricordo che mentre era a Barcellona, impegnato in un vertice Ue, Berlusconi ebbe a dichiarare di non aver paura” della piazza”, così precisando “non credo che il capo del governo debba avere timore di queste manifestazioni. Temo piuttosto che i sindacati abbiano molte difficoltà a spiegare le ragioni tutte ideologiche e politiche che sostengono contro questa riforma”.
Ichino ha accusato Berlusconi di aver ceduto e di non essere rimasto fermo nei buoni propositi esternati a Barcellona.
La critica da destra, formulata da Ichino al governo di destra del 2001, nel mentre non necessita commenti in sé, suscita però riflessioni e pensieri angoscianti che (almeno per il momento) preferisco tenere per me.
Fausto Baldi
Ho letto con molto interesse le tesi della sig.ra Alessandri, debbo dire che ne condivido molti aspetti. Su qualche tema non sono d’accordo e provo a spiegare perchè.
Nelle sue conclusioni lei dimentica troppo spesso il punto due della sua premessa, il legame con il territorio.
Perchè è vero che l’attività parlamentare può essere esercitata anche da chi non ha competenze territoriali specifiche ma è altrettanto vero che il territorio che elegge un suo rappresentante lo delega a sottoporre all’ambito nazionale alcune priorità sociali, economiche ed infrastrutturali del territorio stesso.
Con il voto di preferenza non si faceva altro che comporre liste eterogenee, dove c’erano l’amministratore locale, l’intellettuale, l’imprenditore, esponenti del volontariato, ecc. e l’elettore sceglieva in base a propri criteri e proprie convinzioni e priorità.
Oggi non lo si può fare ( e credo che per la nostra parte politica sia un danno doppio, visto che i singoli candidati hanno sempre portato una spinta aggiuntiva in termini di consenso - e si risolverebbero anche le angosce del sig.Baldi nel caso non ricevessero preferenze le personalità a lui non gradite).
Oggi si inserisce una personalità in una lista bloccata senza sottoporre la sua candidatura ed i suoi programmi all’elettorato ( con buona pace di chi pensa che qualsiasi persona eletta vada a fare lo stesso lavoro, la navigazione proposta è molto interessante).Per questo a mio modesto parere o ci sono i tempi per organizzare primarie vere (all’americana, colpi bassi compresi) oppure meglio affidarsi alla selezione di chi ha già ottenuto un consenso da una platea elettorale locale.
Perchè se molto condivido delle sue argomentazioni sulla politica di professione credo anche che chi ci mette la faccia meriti rispetto e dignità ( chi non condivide le continue candidature di personaggi perenni perchè non si propone o non propone alternative?).
E perchè credo che il rappresentante di un territorio una legittimazione democratica la debba avere (e meglio una legittimazione parziale che niente).
Per quanto riguarda le argomentazioni contro la candidatura di Ichino penso si corra il rischio di fare ragionamenti alla Odifreddi, ovvero riproporre schemi datati in cui chi è cattolico va a destra, chi è per la tutela dei lavoratori va a sinistra, chi è per l’alta velocità va di lato, ecc.
Un partito che si pone l’obiettivo di essere un grande partito di popolo è normale che metta al centro delle riflessioni la contaminazione (lasciamo la difesa delle categorie a sindacati ed associazioni, che tra l’altro o si pongono l’obiettivo di valutare anche l’interesse generale o finiscono per paralizzare il paese).
Ichino è portatore di teorie di estrema flessibilità sul tema del lavoro dipendente. Possono essere discusse e sottoposte a dibattito o decidiamo di chiuderci nella nostra riserva indiana con il nostro 30% dei consensi ( che per chi non lo avesse capito ci relega all’opposizione perenne)? Possiamo avere l’ambizione di scrivere regole nuove, che meglio si adattano al mondo dinamico di oggi o vogliamo essere l’unico paese in europa a non porsi il problema della globalizzazione ?
Anche io come Pilotti oggi credo di aver trovato una casa politica. Se però la arrediamo con il criterio di venti o addirittura quaranta anni fa non ci siamo.
La sfida oggi è coniugare pezzi di mobilia vecchi con impianto di riscaldamento geotermico.
Molti saluti.
Andrea De Maria, Segretario Provinciale del Partito Democratico di Bologna ha reso pubblica la rosa di 21 nomi che ha comunicato al Segretario Regionale Salvatore Caronna.
Credo sia un grande segnale di trasparenza.
E’ necessario che tutti i segretari facciano lo stesso nelle altre realtà dell’Emilia-Romagna.
Credo che questo segnale di trasparenza sia necessario per non dare addito ad esclusioni discrezionali e per comunicare quali sono gli umori del Partito.
La coerenza del progetto di Veltroni:
Lavoro, diritti, innovazione
Walter Veltroni ha presentato questa mattina alcune candidature del mondo del lavoro che saranno presenti nelle liste del Partito democratico.
Oltre ad Antonio Boccuzzi, operaio della Thyssen, il leader del Pd ha presentato anche quelle di Loredana Ilardi, palermitana di 33 anni e operatrice in un call center con uno stipendio di 700 euro al mese, e Franca Biondelli dipendente di una Asl piemontese. “Noi siamo il partito del lavoro,
dell’Italia che produce, che sta in piedi” dice Veltroni.
“Il Pd candida nelle sue liste una delle persone più impegnate nella battaglia a favore degli omosessuali e contro l’omofobia, Paola Concia” annuncia Walter Veltroni.
La Concia è membro del direttivo nazionale Gay Left.