La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Archivio per febbraio, 2008

Comunicare il Partito Democratico

Centro Residenziale Universitario di Bertinoro,
Lunedì 25  Febbraio 2008, Ore 21,00

 Comunicare il partito democratico: la visione, le emozioni, le azioni

Introduce

Alessandro Castagnoli (Segretario territoriale forlivese del Partito Democratico)

Relazioni:

“Bisogna voler vincere”

Angelo Baiocchi (docente, comunicatore e direttore della comunicazione del comune di Roma)

“Dite la cosa giusta”

Pietro Caruso (giornalista, esperto di comunicazione e  saggista)

Coordinamento territoriale forlivese 

Nessun commento

Cronache dalla Costituente

**** L’Italia ha grandi potenzialità, occorre un progetto per metterle in campo, occorre aumentare la produzione di ricchezza per conseguire più giustizia sociale…
Più crescita, più uguaglianza, più libertà.
Partiamo da più infrastrutture, risorse energetiche, rete ferroviaria, dobbiamo rottamare il petrolio!
Accentrare le risorse su pochi e ben chiari obiettivi. La Sicilia può diventare la piattaforma logistica del mediterraneo.
Puntare sulle donne, che sono l’”asso” per la vera competitività del paese. Credito d’imposta per le donne che lavorano, priorità per le aziende che applicano la parità di genere, difesa della legge 194.
Aumentare il numero delle case in affitto per consentire mobilità per i giovani.
Invertire il trend demografico, aumentare i nidi, società a misura di bambino, lotta senza quartiere alla pedofilia!
Facciamo cento campus universitari e scolastici … No al sei politico!
Valorizzare merito e impegno. Lotta alla precarietà.
Agenzia nazionale sulla sicurazza del lavoro, con premi alle imprese virtuose. Sicurezza dei cittadini anche con nuove tecnologie per il controllo del territorio. Certezza della pena. Giustizia e legalità: il PD non candiderà condannati per gravi reati.
Riforma della giustizia, diritto di informazione, ma massima tutela della riservatezza degli atti di indagine.
TV di grande qualità, con uso delle tecnologie a banda larga. Superamento del duopolio.
Il nostro paese deve tornare a correre e la politica deve riprendere credibilità.
Toni nuovi per la politica, “per” e non “contro”!
L’Italia ha bisogno di una democrazia che funzioni e che decida. Società nuova fondata su libertà e responsabilità.
Non è l’Italia che si deve rialzare, ma la politica!
La voglia di cambiamento si sente nell’aria. Il PD ha scelto di correre da solo con coraggio, per essere liberi di non mediare, liberi di dire ciò che pensiamo.
La nostra scelta ha provocato un terremoto nella vita politica italiana! ****

-

Questi sono gli appunti che ho sintetizzato durante l’intervento di Veltroni e che ho tentato di comunicarvi in diretta sul blog …… ma sono riuscita ad inviare solo le foto!!!
Oggi le cronache dei giornali ed i servizi di tutti i telegiornali le rendono forse un po’ obsolete …… la cronaca in  diretta ha tutto un’altra “potenza”!

Le sensazioni e le emozioni che una giornata del genere è capace di suscitare rimangono invece indelebili in ognuno di noi: la costituente convocata per approvare tre documenti (lo statuto, il manifesto dei valori ed il codice etico) che proprio per la loro consistenza “cartacea”, per la dimensione enorme dell’assemblea e per i tempi programmati in una giornata, potevano aver generato in qualcuno l’aspettativa di un appuntamento quasi “burocratico”, di omologazione di un dibattito avvenuto altrove, si è dimostrata in realtà un luogo in cui si è “catalizzata” tutta quell’energia che in questi mesi ha cominciato a “montare” nella prospettiva di un modo nuovo di fare politica, di parlare di politica, di comunicare con la gente.
L’approvazione finale dei documenti, fondamento scritto di questa nuova stagione, è stata in realtà il suggello finale ad un progetto per il nostro paese che Veltroni è riuscito a rendere chiaro per punti, proiettando una visione lucida e concreta di un’Italia che ce la può fare se valorizza le sue migliori risorse.

La scelta coraggiosa di correre da soli per le prossime politiche, lo scenario intorno a noi che è costretto a cambiare sollecitato dalle nostre iniziative, la messa in atto fin dai prossimi passi di effettive novità (una di queste il raddoppio delle donne nelle nostre file in Parlamento), hanno dato una diffusa sensazione ieri, in quella vasta platea di delegati, che il nuovo soggetto appena nato rappresenti davvero una svolta, capace di essere trainante per il futuro che andremo a disegnare.

… e tra le altre, la sensazione “elettrica” che l’esito delle prossime politiche non sia affatto scontato!!!

Marina Flamigni

Nessun commento

Notizie dalla costituente - Roma 16 febbraio 2008

Notizie da Roma inviate in tempo reale da Marina Flamigni.

Ecco la costituente! Tra poco iniziano i lavori …

Ora parla prodi … La pazienza è la virtù più necessaria al metodo democratico …

Fiume di applausi per Prodi…

Ora la finocchiaro! Che parla con orgoglio della sicilia e del mediterraneo…

La Finocchiaro è una forza della natura. Ha commosso ed entusiasmato l’assemblea!!!

Si candiderà in Sicilia … applausi, applausi, applausi!!

e ora veltroni… inizia con le parole della figlia di Pezzullo… morto in Afghanistan …

Applausi fiume a Veltroni e l’inno di Mameli tutti insieme a gran voce!

 

1 commento

Alcune riflessioni sullo statuto del PD

Sabato 16 febbraio l’Assemblea Nazionale si riunità a Roma per il lancio della campagna elettorale e per l’approvazione dei documenti fondanti del PD: lo statuto, il codice etico e la carta dei valori. L’importanza della fase elettorale prevale naturalmente nell’attenzione di noi tutti e nella risonanza sui media; risulta difficile concentrarsi sui documenti in approvazione quando sentiamo tutti l’importanza delle scelte che il PD sta compiendo per prepararsi a questo suo primo e decisivo appuntamento.

Dobbiamo però tutti essere consapevoli che questi documenti sono il biglietto da visita del nuovo partito, definiscono la sua essenza, il suo rapporto con gli elettori, i valori e le regole democratiche con cui intende proporsi ai suoi sostenitori per raccoglierli intorno a sè e renderli partecipi di un grande progetto condiviso.

Nel corso del dibattito nella commissione nazionale statuto si sono confrontate due correnti di pensiero su quale dovesse essere la natura di questo partito: sostanzialmente se dovesse caratterizzarsi più come un partito dei cittadini,  con una struttura organizzativa leggera e una forte e ampia mobilitazione nella definizione dei leader del partito e nella scelta dei candidati per le cariche istituzionali,  o piuttosto un partito che mirasse ad uno stabile e continuativo radicamento nel territorio, non solo attraverso l’insediamento diffuso di circoli, ma anche con strutture organizzative stratificate su più livelli basate sulla rappresentanza degli iscritti e con una netta prevalenza del ruolo degli iscritti su alcuni aspetti cruciali della vita del partito.

Questo dibattito, troppo semplicisticamente banalizzato nella dicotomia tra “partito leggero” e “partito pesante”,  muove da una riflessione sul declino degli iscritti e sulla calante partecipazione che hanno registrato negli ultimi 25 anni tutti i grandi partiti del novecento e d’altro canto, la forte mobilitazione che si registra in occasione di eventi quali le primarie o la partecipazione al voto nelle varie scadenze elettorali.

I cittadini appaiono sempre meno disponibili a dedicare tempo ed energie per una partecipazione regolare alla vita dei partiti e a rituali poco significativi dal punto di vista del potere decisionale, ma molto interessati invece a mobilitarsi  per eventi in cui la partecipazione si traduce in un effettivo potere di decisione attraverso la scelta tra diverse proposte.

Chi ha sostenuto l’idea di un partito strutturato ha invece posto il tema del bilanciamento dei poteri attribuiti al leader con una serie di organismi di direzione politica, per evitare pericoli di populismo legati alla figura del leader solitario.

Alcuni dati aiutano a comprendere queste due diverse concezioni della partecipazione alla vita politica.

A livello nazionale la somma degli iscritti a DS e Margherita non superava il milione; alle primarie per Prodi hanno partecipato oltre 4 milioni di cittadini, a quelle del 14 ottobre 3 milioni e cinquecentomila cittadini; alla campagna fondazione del PD svolta nelle prime settimane del 2008 hanno partecipato 1 milione di cittadini, pari al 30% circa dei votanti alle primarie.

Nella nostra regione i rapporti sono sostanzialmente simili, anzi i dati relativi agli aderenti al PD mostrano una lieve flessione rispetto ai dati nazionali, attestandosi sul 20% rispetto ai votanti delle primarie, e ancora significativamente al di sotto rispetto al dato dei precedenti iscritti ai partiti fondatori.

Un dato che va letto anche tenendo conto della quota modesta richiesta per partecipare a questa prima fase di adesione.

Certamente la campagna elettorale e l’entusiasmo che la proposta lanciata dal segretario sta riscuotendo nei vari ambienti  creerà un fermento di mobilitazione che potrà realizzarsi anche in un forte incremento degli iscritti.

Sarà quindi utile monitorare nel tempo su quale effettiva partecipazione stabile di iscritti potrà contare il nuovo partito, ovvero su quanto questa forbice si restringerà ,  analizzando le tipologie dei nuovi iscritti e quanto essi risultino rappresentativi per generazioni, generi e professioni, rispetto al panorama più ampio degli elettori del PD e della società in generale, e quindi su quanto le strutture stabili dell’organizzazione del partito siano in grado di rappresentare il corpo sociale a cui ci rivolgiamo.

La commissione statuto nell’affrontare questo snodo centrale, ha cercato di mantenere una apertura nel sancire gli elettori come soggetti fondamentali della vita del PD e riconoscendone diritti sostanziali (art. 2 comma 4), prevedendo un  sistema informativo per la partecipazione (art. 1 comma 9, ) ma è innegabile che sia prevalsa la visione di un partito strutturato e con sovrabbondanza di livelli decisionali, in cui ad un segretario investito direttamente dal consenso dei cittadini, si contrappongono organismi espressi dagli iscritti e dai dirigenti con sostanziali poteri di indirizzo politico.

Questa visione è chiaramente espressa in alcuni articoli dello statuto, e precisamente:

art. 4 : prevede una assemblea nazionale di mille componenti eletti dagli elettori,  integrata da trecento persone elette dagli elettori contestualmente all’elezione delle Assemblee regionali con modalità da definire negli statuti regionali, e da cento (100!!)  componenti eletti dai parlamentari nazionali ed europei aderenti al partito democratico  (che appaiono francamente sovrarappresentati)

art. 8: prevede un coordinamento nazionale che è organo di esecuzione degli indirizzi dell’Assemblea ed è organo di indirizzo politico, composto da 120 membri eletti dall’Assemblea nazionale e che assume  tra i membri di diritto i segretari regionali

art. 9: prevede la scelta del Segretario Nazionale e dell’Assemblea nazionale attraverso un percorso articolato in due fasi: la prima dà vita ad una Convenzione nazionale in cui le candidature a segretario e le relative piattaforme sono sottoposte al vaglio degli iscritti, attraverso il voto diretto e segreto e l’elezione di delegati alla convenzione provinciale e nazionale. Alla seconda fase, ciòè le elezioni del segretario nazionale aperte a tutti gli elettori, accedono solo i candidati che avranno superato la soglia del 15% nel consenso degli iscritti consultati nella prima fase.

Questa soglia elevata limita di fatto la possibilità di espressione degli elettori su proposte che non abbiano un forte sostegno tra gli apparati, quindi riduce la possibilità di testare il consenso delle diverse proposte di fronte ad una platea più ampia e probabilmente molto più rappresentativa del corpo elettorale di quanto non sia la sola platea degli iscritti.

Pur comprendendo le ragioni di chi vuole limitare un prolificare di candidati e di proposte, e insieme una eccessiva esposizione del voto ad infiltrazioni pericolose,  consentire la libera espressione dei sostenitori sulle prime due o tre candidature più forti del consenso degli iscritti, indipendentemente dalla soglia, avrebbe costituito un valore e sancito il rispetto di un pluralismo aperto e trasparente.

Parallelamente, la scelta di consentire invece la possibilità di più liste collegate al medesimo candidato (art. 9 comma 7) mantiene la facoltà di costituire, dietro ad una candidatura considerata vincente,  correnti più sotterranee e  non espresse nell’ambito di un confronto aperto sui programmi e sull’indirizzo politico, ma piuttosto legate ad aree che potrebbero raccogliersi intorno ad alcuni dirigenti di partito, pronti a far valere qualche ipoteca rispetto al consenso raccolto dal segretario con il voto diretto degli elettori.

Insomma mi pare che questo percorso riproponga le contraddizioni emerse già durante le primarie del 14 ottobre, ovvero rendere possibili grandi ammucchiate unitarie dietro alla figura vincente, a scapito della chiarezza e dell’effettiva misura del consenso sulle diverse posizioni che convivono nel partito, unitamente alla riproposizione delle liste chiuse, così fortemente contestate durante le scorse primarie.

Trovo infine grave la riproposizione del medesimo meccanismo per l’elezione dei segretari regionali, attraverso l’adozione di principi inderogabili per gli statuti regionali contenuta nei dispositivi dell’art. 15, al comma 5 e 7.

In primo luogo perchè lede un principio di autonomia delle federazioni regionali alle quali viene attribuita autonomia politica, programmatica, organizzativa e finanziaria (art. 12 comma 1) ma sopratutto perchè vincola le diverse realtà territoriali ad adottare meccanismi che se possono trovare qualche giustificazione a livello nazionale, non sono rispettosi delle diversità territoriali, rispetto al radicamento del partito, al consenso diffuso ed alla definizione delle strategie più opportune per interpretare le esigenze culturali e sociali delle diverse regioni.

Va inoltre evidenziato che, mentre per il segretario nazionale è prevista l’automatica candidatura a capo del governo, tale automatismo non è stato sancito per i segretari regionali, prevedendo apposite primarie e con diverse modalità per le candidature a presidente della regione (art. 18 comma 5), per cui il meccanismo risulta eccessivamente complicato e restrittivo rispetto alla minore  evidenza pubblica ed istituzionale della carica di segretario regionale.

Pur comprendendo che il 14 ottobre costiuisce un precedente difficile da mettere in discussione, sarebbe forse stato più coerente modificarne l’impostazione o comunque lasciare una maggiore libertà agli statuti regionali.

In conclusione, lo statuto che verrà approvato sabato prossimo risente in modo evidente della contingenza del momento e della mancanza di un  dibattito diffuso  su alcune questioni .

Credo che la necessità di chiudere in fretta lo statuto, la discussione ristretta all’interno del solo comitato di redazione e il voto riservato a a 68 persone su emendamenti di sostanza  che rappresentavano le diverse sensibilità in campo, siano stati limiti che hanno ridotto le potenzialità del messaggio che poteva essere veicolato attraverso questo strumento per disegnare un partito veramente nuovo e più aderente alla realtà del XXI secolo.

Confido che l’assemblea del 16 febbraio porti qualche correttivo in senso innovativo rispetto all’impostazione tradizionale che emerge da questa bozza, anche se è evidente che potrà trattarsi di un intervento limitato.

Molto potranno fare gli statuti regionali, nel  disegnare l’articolazione locale del partito con l’obiettivo di renderla il più aderente possibile alle aspettative della realtà locale.

Ma sopratutto per evitare che da partito dei cittadini, passando per il partito degli iscritti, non si approdi al partito degli apparati, perdendo per strada quel contatto diretto tra i vertici e la base del partito, che tanto può migliorare la qualità della politica e  il suo rapporto con i cittadini.

Paola Alessandri (costituente regionale)

15 commenti

Quando arriva la badante (riceviamo e pubblichiamo)

BADANTI E ANZIANI -DUE DEBOLEZZE CHE SI INCONTRANO

Il territorio Forlivese, con 14 comuni, ha un’alta parte di popolazione anziana, frutto sicuramente di una buona qualità della vita, di una sanità che, nonostante qualche attesa di troppo, fornisce un servizio qualificato e, quanto occorre anche tempestivo; di servizi sociali e sociosanitari che rispondono con una certa efficacia ai bisogni dei cittadini, della rete dei centri sociali, dei circoli ricreativi, dei centri sportivi, dei circoli Arci, Acli, Endas,del volontariato, della radicata presenza sindacale.

Grazie alla longevità della popolazione nel 2007 i residenti nel distretto Forlivese dai dati provinciali dell’1-1-2007, su un totale di 180.623 abitanti,si contavano 43.113 ultra 65enni e di questi oltre 10.000sono ultra 80enni: non tutti abbisognano di assistenza , ma dopo una certa età il rischio della non autosufficienza è elevato e molti ne sono colpiti.

Se fino a qualche tempo fa la persona bisognosa di assistenza entrava serena in casa di riposo …. oggi desidera stare a casa con i figli che cercano di soddisfare questo desiderio.

Ogni anno vengono erogati dal Comune e dall’Azienda Sanitaria servizi e contributi che, se pur molto importanti per l’anziano o per la sua famiglia, non bastano; spesso si richiede un’assistenza a tempo pieno, per tutta la giornata e anche per la notte.

Sono così arrivate le Badanti che chiameremo assistenti familiari.

Il ricorso degli anziani alle assistenti familiari (la cui percentuale è sempre in continua crescita), è ormai un fenomeno diffusissimo, che ha bisogno di una regolamentazione e che non possiamo ormai ignorarne l’esistenza.

La rete assistenziale riesce a garantire servizi (tra case protette, residenze sanitarie assistite e assistenza domiciliare) a una parte  molti di loro restano quindi fuori .

La cura dei quali è esclusivamente a carico delle famiglie, ed è proprio in questo vuoto che negli anni si è andata inserendo e sviluppando la figura delle cosiddette “badanti”. A Forlì le assistenti familiari sono presenti in parecchie migliaia?  , ma non si sa in realtà quante siano. Quel che è certo è che la maggior parte di loro lavora in nero Se non ci fosse stata questa forza lavoro, la pressione delle famiglie sul pubblico sarebbe enorme.

1. Serve effettuare un monitoraggio per quantificare l’entità del fenomeno
2. Una formazione specifica e qualificata delle assistenti familiari
3. Un luogo pubblico che consenta di regolare il mercato della domanda e dell’offerta (sottraendo le assistenti familiari al        mercato nero e al caporalato)
4. Aprire sportelli sociali per rispondere anche a questa esigenza
5. Serve un sostegno pubblico per le famiglie che ricorrono alle badanti la cui regolarizzazione spesso rischia di                 rappresentare un vero e proprio salasso per il bilancio familiare.

Ciò non toglie che le badanti abbiano dei diritti che spesso vengono completamente ignorati: da una giusta retribuzione fino alle tutele previdenziali e assistenziali.

Non va dimenticato che quelle che chiamiamo “badanti” sono persone che nel loro paese svolgevano altre professioni.

Sono state costrette dalla povertà ad emigrare in un paese di cui non conoscono la lingua, le leggi e i giusti canali per la ricerca di un lavoro.

Dall’altra parte spesso anche le famiglie e gli anziani non sono informati e, a volte in buona fede o perché non possono permetterselo, finiscono per pagare la badante in nero, rischiando così di finire in contenziosi che nella maggior parte dei casi li vedranno perdenti. Due debolezze che prima si incontrano e a volte si scontrano.

Serve sempre di più una tutela, un’informazione che li orienti nei passaggi delicati dell’instaurazione del rapporto di lavoro fino alla sua interruzione finale.

Questa infatti è la spina nel fianco delle famiglie. Se la badante apre (con il supporto della propria categoria) una vertenza e reclama compensi arretrati, la conclusione è sempre la stessa: la badante incassa e la famiglia paga, creando una squilibrio serio nel rapporto.

PER QUESTA RAGIONE LO SPI – CGIL di FORLI’

Ha predisposto e pubblicato un piccolo vademecum, con il quale che proverà ad indicare alcuni consigli utili per essere buoni datori di lavoro quando si ha la necessità di assumere una badante (o assistente familiare).

Una eventualità che ricorre sempre più frequentemente e che ormai coinvolge parecchi nostri anziani e anziane e le loro famiglie, molti di questi iscritti allo Spi.

Lo ripetiamo chi assume un’assistente familiare, diventa un datore di lavoro (è costretto a diventarlo dalle circostanze), che dal suo “investimento” non ricava profitto, ma sacrifici, a causa della mancanza di risposta dal sistema dei servizi.

Per di più di solito non si hanno grandi somme a disposizione e, in queste condizioni, improvvisarsi datori di lavoro non è facile né privo di problemi.

A volte il bisogno è tale che non consente di seguire e avere tutte le cautele necessarie.

Così si assumono badanti non in regola con il premesso di soggiorno, a volte pagate in nero e spesso è la badante stessa che non vuole essere regolarizzata per non pagare contributi né Irpef.

I contratti sono complessi, richiedono conoscenze specifiche e per questo è facile sbagliarsi.

In molti di questi casi alla fine del rapporto di lavoro si incorre in un contenzioso con la richiesta di pagamento di somme elevate e il nostro “datore di lavoro forzato” quasi sempre è costretto a pagare quelle somme.

Per aiutare i pensionati e le famiglie come SPI – CGIL di Forlì abbiamo predisposto  un piccolo vademecum che verrà distribuito ai pensionati , perché tutti le pensionate e i lo possano leggerlo, utilizzarlo e , conservarlo.

Nel quale si possono trovare alcuni consigli e suggerimenti per diventare ed essere buoni datori di lavoro.

Un consiglio fondamentale che vi diamo nel caso abbiate bisogno di una badante o di qualsiasi altra cosa: Lo SPI – CGIL , il Sindacato dei Pensionati è sempre a vostra disposizione per ascoltarvi, assistervi, offrirvi opportunità e tutela.

E per battersi perché le condizioni delle persone anziane a Forlì, in tutto il territorio forlivese e nell’intero paese possano migliorare e consentire una vita dignitosa e serena.

                                                                   SPI – CGIL – FORLI’

3 commenti

Ecologia urbana nel governo dei processi di trasformazione

Sono avvenuti e sono in corso dagli anni ’80, anche nella nostra città, profondi mutamenti dell’assetto urbano e territoriale: parti che si stanno caratterizzando come polarità funzionali (parco, ospedale, università, ecc.), rifunzionalizzazione di aree dismesse, nuove infrastrutture viarie, cambiamenti d’uso nelle componenti del centro storico … ed insieme a questa trasformazione fisica si forma un diverso paesaggio sociale .

Un paesaggio urbano che muta e che si forma anche come prodotto sociale di particolari trasformazioni umane e l’esito dell’interazione sociale dei diversi gruppi della comunità.

Quanto questo paesaggio, rappresentazione di entità spaziali, culturali e sociali, viene percepito come dimensione appartenente alla sfera dei beni comuni?

Quanto è presente la consapevolezza dei profondi mutamenti avvenuti anche nel saper “riconoscere” le diversità e le qualità dei paesaggi ereditati dal passato come arricchimento della conoscenza della città e del territorio, della sua identità ambientale – paesaggistica, culturale – architettonica, storico – sociale?

La città di Forlì, come le altre città, vive criticamente questa fase della seconda modernità.

La città quale configurazione unitaria, strutturata e definita nella sua composizione (dalla casa al quartiere ai luoghi collettivi), sembra non esistere più nel suo essere sentita come bene comune, come espressione civile di un “patto” elaborato consapevolmente dai cittadini trasformati, in questa fase storica di globalizzazione economica dei flussi, in utenti, sudditi, sconvolti da una dimensione individualistica e consumistica e da rapporti vissuti come insicurezza e minaccia, ai quali reagire con i recinti e legittimando anche la difesa armata e violenta nelle  relazioni internazionali .

La sfida impegnativa è riuscire, invece, ad immaginare e rielaborare, nella fase della modernità post novecentesca, la città come città “planetaria” (Ernesto Balducci) capace di “riconoscere” le differenze, l’alterità, nella relazione non escludente e non assimilante, di ricostruire senso di responsabilità dell’essere umano rispetto al proprio ambiente di vita.

Comunicazione, partecipazione, relazione, cittadinanza attiva, sono parole chiave che caratterizzano il concetto di “ecologia urbana” adeguato ad esprimere l’impegno civile verso la complessità dell’abitare, rispetto alla vulnerabilità dei cambiamenti climatici , in una città e nel suo territorio (il “ terzo paesaggio” così definito dal paesaggista francese Gilet Clement) da vivere e da ripensare come spazio vitale di incontro, accogliente e solidale, accessibile a tutti, laboratorio creativo multifunzionale, cantiere sociale di biodiversità umana e naturale, di equità, di salute e di bellezza.

Arch. Giampaolo Bassetti

5 commenti

Invito conferenza stampa (Riceviamo e pubblichiamo dal Ministro Giovanna Melandri)

Mercoledì 13 febbraio alle ore 12,30 si terrà presso il Salone Monumentale al secondo piano di Largo Chigi 19, una conferenza stampa di presentazione di alcune recenti iniziative del Ministero per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive (Pogas) in materia di politiche giovanili.

Oggetto della conferenza stampa sarà la collaborazione istituzionale tra Pogas e città metropolitane in particolare sul tema dell’accesso alla casa per i giovani che si è tradotta nella pubblicazione di un Avviso pubblico, per il quale sono stati stanziati 15 Milioni di Euro, destinato a premiare progetti promossi dalle città metropolitane per progetti in grado di rafforzare l’ autonomia abitativa dei giovani (di cui si trova notizia alla pagina http://www.pogas.it/sito/istituzionale/organizzazione/bandi/ del nostro sito) e nella stipula di un Accordo per la realizzazione dei Piani locali giovani (http://www.pogas.it/cms-upload/accordo-quadro-anci-citta-metropolitane.pdf). Alla Conferenza stampa prenderanno parte Sindaci ed assessori delle 14 città metropolitane coinvolte in quest’ampio progetto di collaborazione.

Ma la Conferenza stampa rappresenterà l’occasione per illustrare i contenuti di un Bando (di cui si trova ugualmente notizia alla pagina http://www.pogas.it/sito/istituzionale/organizzazione/bandi/ del nostro sito), pubblicato Venerdì 8 Febbraio in Gazzetta Ufficiale destinato a finanziare, con un ammontare complessivo di ben 19 Milioni di Euro, progetti presentati da soggetti privati costituiti da almeno tre anni e senza scopo di lucro (associazioni, Onlus etc ) in cinque ambiti:

a) rispetto della legalità e promozione della cittadinanza attiva;
b) promozione del dialogo interculturale;
c) creazione e sviluppo di luoghi di incontro e di socializzazione;
d) incentivazione dei consumi meritori;
e) mobilità territoriale e turismo giovanile.

Si prega di confermare la propria partecipazione via mail scrivendo a s.rauco@governo.it oppure chiamando lo 06.67792949

Cordiali saluti
Largo Chigi 19, 00187 Roma

tel 06.67792949 - fax 06.67792040

www.pogas.it www.politichegiovaniliesport.it

Nessun commento

Assemblea territoriale e componenti di diritto

   §   1 La deliberazione del 6 febbraio 2008.

Nella riunione del coordinamento territoriale del 6.2 u.s. è stata discussa una proposta tanto singolare, quanto importante: l’integrazione della composizione dell’Assemblea territoriale con la presenza dei sindaci e dei segretari comunali, quali membri di diritto.

La singolarità della vicenda risiede già nell’inserimento della proposta all’ordine del giorno. La richiesta, formulata da sindaci del capoluogo (il sindaco di Modigliana ha, peraltro, appreso con sorpresa di comparire tra gli apparenti suoi sottoscrittori), si rivelava, infatti, icto oculi irricevibile, perché non consentita dalla normativa vigente (avente al riguardo carattere tassativo ed inderogabile). Chi ha l’onere di formare l’ordine del giorno ha, peraltro, mostrato una singolare disponibilità al riguardo, considerandola alla stregua di una possibile ed ammissibile proposta operativa e non già, a tutto concedere, quale argomento oggetto di riflessione de iure condendo.

Verificata, non senza qualche resistenza (forse più simulata e di facciata, che veramente sentita) l’inammissibilità della richiesta, quale soluzione di compromesso, è stato deliberato un “invito permanente” ai sindaci ed ai segretari comunali a partecipare alle riunioni dell’Assemblea territoriale, senza diritto di voto.

Si è così comunque introdotta un’ulteriore componente di diritto dell’organo collegiale, concretante una clamorosa illegittimità, non temperata o sminuita dalla esclusione dei non aventi titolo alla fase della votazione.

Alla situazione di illegittimità, rimasta immutata rispetto a quella oggetto della proposta originaria, si è aggiunta anche una lesione alla buona creanza.

Ammesso e non concesso che sia nei poteri dell’assemblea di aprirsi al contributo partecipativo di altri soggetti, da poter invitare alle sue riunioni, senza possibilità di voto, sarebbe stato più rispettoso della competenza, ma persino della dignità, dell’assemblea medesima, lasciare alla sua eventuale volontà di determinarsi in tal senso, astenendosi dal formulare inviti obbligatori e (pretesamente) vincolanti in casa (essenzialmente) altrui.

Ciò non toglie, però, che dovrà essere preliminare compito dell’Assemblea verificare all’atto dell’insediamento la legittimità della sua composizione, espungendo, se del caso, le persone invitate, rectius imposte dal coordinamento, persone che non hanno titolo a parteciparvi e la cui presenza renderebbe illegittima ogni deliberazione assunta con la loro (altrettanto illegittima) partecipazione.

§   2 Considerazioni elementari sull’ organo assembleare.

Le riflessioni che mi accingo a svolgere in questo paragrafo, sia pure in maniera che mi riprometto succinta, attengono prevalentemente ad aspetti giuridici che, per quanto semplici, potrebbero essere ritenuti inutili o comunque di scarso interesse. A coloro che non fossero interessati, consiglio, pertanto, di saltare alle considerazioni del paragrafo successivo.

Assemblea è una pluralità di persone che hanno ricevuto l’investitura a comporre un’unità organizzativa (collegium) e sono in essa incardinate (cfr. Alberto Barbiero, in La deliberazione nel procedimento di decisione assembleare).

L’assemblea è, quindi, un’entità soggettiva unitaria, la cui struttura è inderogabilmente e tassativamente fissata dalla norma di investitura.

Sempre che quest’ultima non attribuisca in maniera univoca ed espressa al soggetto collegiale il potere di ampliarsi, consentendogli l’ingresso di ulteriori presenze, è radicalmente illegittima qualunque variazione dei componenti rispetto a quanto oggetto della previsione della norma istitutiva, da chiunque disposta.

La produzione naturale e finale dell’attività espletata dall’assemblea, quale organo collegiale, è la deliberazione.

La presenza dei legittimi componenti, ovvero degli aventi titolo, realizza il contraddittorio e la dialettica, in base ai quali si struttura e trova definizione il procedimento formativo della volontà di deliberazione dell’organo.

La partecipazione al momento formativo della volontà dell’organo collegiale di soggetti non legittimati altera e vizia il procedimento, anche non si estenda alla fase della votazione, svolgendo non solo l’intervento, ma anche la semplice presenza delle persone prive di legittima investitura, effetti condizionanti o comunque concorrenti alla determinazione della deliberazione in itinere (cfr. Merusi-Berettieri, voce Deliberazione amministrativa, in Enc. Dir, vol. IX; Vitta, Gli atti collegiali, pag. 22 e segg.).

E’ per questo motivo che la deliberazione è universalmente intesa come espressione del volere di un consesso determinato da tassative ed inderogabili forme ex lege, volto al perseguimento di uno specifico fine.

La deliberazione assembleare viene, quindi, in primo ed essenziale luogo a rilievo come processo di formazione della volontà, attraverso il quale le espressioni, le considerazioni ed il contributo partecipativo comunque offerto dai singoli componenti, si traducono nella volontà del collegio e si concretizzano nel provvedimento decisionale finale.

Ciascuna delle 3 fasi in cui si snoda una deliberazione collegiale (proposta, esame-discussione e votazione) riveste ruolo essenziale nel procedimento di formazione della volontà dell’organo.

La partecipazione di soggetti non aventi titolo vizia, pertanto, di illegittimità il deliberato finale, anche se le persone prive di valida investitura non abbiano concorso alla votazione.

La deliberazione è invero il risultato che consente la migliore possibile integrazione degli interessi dei singoli componenti, abbiano essi o meno il diritto di partecipare alla votazione.

A mio avviso non è consentito al coordinamento territoriale di violare la norma che sovrintende all’investitura dei componenti dell’assemblea, modificando la composizione dell’organo, salvo il ricorso allo speciale potere di ampliamento del coordinamento medesimo, a norma del disposto del punto 5 del dispositivo dell’Assemblea costituente nazionale (con deliberazione da approvarsi con maggioranza qualificata dei 2/3), ipotesi che, sebbene percorribile, è stata invece scartata.

La normativa di investitura è, pervero, costituita dal disciplinare di cui alla deliberazione regionale 1 dicembre 2007, che al punto 4.3 stabilisce che “le Assemblee provinciali/territoriali sono composte dai Delegati dei Circoli P.D. e dai membri dei coordinamenti provinciali, così come definiti al punto 5 del Dispositivo approvato dall’Assemblea costituente nazionale”, e dall’omologo disposto dell’art. 6 del precedente deliberato della Conferenza dei Segretari Regionali, del 20 novembre 2007 (“La platea dell’Assemblea provinciale è composta dalla somma dei delegati dei circoli e dal coordinamento provinciale esistente”). Scartata la volontà di procedere ad un allargamento del coordinamento, ai sensi del ricordato disposto del punto 5 del dispositivo della costituente nazionale, non era possibile creare nuove investiture dei componenti l’Assemblea territoriale, essendo sprovvisto il coordinamento di alcun potere al riguardo.

La deliberazione del coordinamento territoriale del 6 u.s. è, dunque, a mio avviso, totalmente e gravemente illegittima, prima ancora che inopportuna.

Anche a prescindere dalle mie critiche per questa violazione delle regole e dei criteri, che vanno rispettati anche se considerati sbagliati od inopportuni, oppure cambiati, ma non elusi o aggirati e persino violati –come è accaduto nel caso in questione- sotto forma di furbesche pensate che traggono origine da una considerazione di fondo che vuole assegnare a chi fa politica un ruolo di priceps legibus solutus, che gli consentirebbe a suo piacimento di calpestare o piegare le regole, assecondandole ai suoi desideri del momento o alle sue contingenti esigenze, resta la questione sostanziale rappresentata dal ruolo che i sindaci ed i segretari comunali possono rivestire nel partito.

§   3 Pd – Sindaci e Segretari comunali.

E’, infatti, innegabile che i sindaci ed i segretari comunali siano in grado di portare al partito un contributo formidabile anche per l’elaborazione della linea politica più adeguata alle necessità del territorio e per l’allestimento di progettualità efficaci e concretamente utili.

Condivido, pertanto, l’interesse ad esaminare con attenzione la questione, per cercare di rinvenire una soluzione che consenta di non mandar dispersi i benefici apporti che potrebbero conseguire da una incisiva partecipazione di queste persone alla vita del partito.

Avverto però l’esigenza di una rivisitazione globale ed approfondita di tutta la complessa problematica che vi ruota attorno e che, quanto ai sindaci in carica, li configura come espressione diretta della volontà popolare, quale scelta operata dai cittadini elettori in via immediata e non tramite rappresentanza.

Ho personalmente dei dubbi sull’opportunità di un inserimento dei sindaci in carica nell’assemblea territoriale, organo deputato a varare la linea politica da attuarsi nell’ambito territoriale dell’ente locale in cui loro agiscono come rappresentanti istituzionali
.
Il primo e più serio problema è, da un lato, quello dell’autonomia del mandato elettivo del sindaco, ricevuto in via diretta dalla cittadinanza, in rappresentanza di tutti gli elettori, anche di quelli che non l’hanno votato, e –certamente- anche dei non aderenti al Pd. D’altro lato, il partito, che non può e non deve emettere ordini al sindaco, quasi fosse un proprio dipendente, non deve neppure essere esposto al rischio di condizionare la sua attività alle esigenze occasionali e strumentali di chi ha l’onere e la responsabilità della direzione dell’ente locale.

Queste remore non vengono –ovviamente- a rilievo per gli ex sindaci, soggetti che, pur portatori di un bagaglio di conoscenze e di esperienze di indubbio rilievo, non sono però suscettibili di diventare parte di un pernicioso rapporto capace di esplicare dannosi effetti di reciproca interferenza e condizionamento tra l’agire istituzionale e la linea politica del partito.

Si tratta per me di individuare un apposito spazio nel quale metter a frutto il contributo che i sindaci in carica ed i segretari comunali sono in grado di apportare al partito, senza incorrere in indesiderate ricadute negative su altri versanti.

E’ in ogni caso opportuno cercare di approfondire l’argomento sia per le prossime immediate scadenze, che consentiranno di far nascere davvero il partito, mettendolo così in grado di fare finalmente politica, come finora non è ancora consentito, sia in prospettiva futura, de iure condendo per l’individuazione di eventuali opportune modifiche normative, fermo restando che, nel frattempo, si dovrebbe sempre cercare di evitare, con particolare attenzione, di cadere nella tentazione di pratiche scorciatoie, inficiate da più o meno marcata illegittimità.

Fausto Baldi

Nessun commento

Porta a porta a Forlimpopoli, ancora dubbi sui costi (riceviamo e pubblichiamo)

Poche settimane fa, Alfonso Andretta, il tecnico individuato da ATO per dirimere la vicenda inerente al costo della sperimentazione PaP a Forlimpopoli, ha consegnato la sua relazione (bozza n°1) che merita uno studio molto approfondito giacché è una fonte “abbondante” di dati di tutti i tipi.

Senza scendere nei particolari un primo dato significativo c’è, la relazione di Andretta fa scendere il costo da 1.510.000€ rendicontati da HERA ad 1.385.000€ consentendo un risparmio di 125.000€. Tuttavia tale dato è ancora molto lontano da quei comuni del nord dove il costo è identico alla raccolta tradizionale mediante cassonetti stradali e in alcuni casi addirittura inferiore.

Per questo motivo, non appena sarà disponibile il documento definitivo, lo metterò a disposizione di tutti gli utenti del blog, al fine di poter individuare eventuali  incongruenze e suggerimenti e per dettare la nostra linea politica in merito alla gestione dei rifiuti.

Voglio sottolineare l’anomalia con la quale sono stati divulgati questi primi dati.

A Forlimpopoli è stata istituita la Commissione Speciale sul PaP (senza gettone di presenza e composta da circa trenta persone, compresi i rappresentanti delle associazioni ambientaliste), ma i dati macroscopici sono stati divulgati mezzo stampa senza prima essere stati socializzati in commissione.

Non solo, alcune decisioni in merito alla raccolta dei rifiuti, sono già state lanciate sulla stampa dal presidente della Provincia massimo Bulbi.

Si è appreso che a Cesena (quartiere Cesuola) e a Forlì (quartiere Ronco o Cà Ossi secondo l’Assessore all’ambiente Palmiro Capacci) sarà sperimentata una nuova metodologia per incrementare la raccolta differenziata che consisterà nell’aumentare i cassonetti stradali del differenziato!!!

Ricordo a tutti che prima dell’introduzione del PaP, a Forlimpopoli erano già presenti i cassonetti di prossimità, ma i risultati erano scarsi, a mala pena un 28% di differenziata. Infatti, con la raccolta stradale, le buone abitudini dei cittadini operosi che differenziano,  sono inficiate, spesso e volentieri, dai cittadini più negligenti che tendono a gettare i rifiuti indifferenziati nei cassonetti dell’indifferenziato rovinando così il lavoro dei primi.

Perciò questa nuova sperimentazione non ha nulla a che vedere col PaP.

Credo che questa nuova sperimentazione lanciata dal Presidente Bulbi sarà molto pericolosa e a tutto vantaggio di HERA.

E’ evidente a tutti che i costi di questa seconda sperimentazione saranno più bassi rispetto a quella forlimpopolese, sembra quasi un’astuta mossa per delegittimarla.

Più volte in commissione e in consiglio comunale ho detto che l’unico raffronto possibile, riguardo ai costi, sarebbe quello di “sperimentare” sempre a Forlimpopoli, un’azienda diversa da HERA, in tal modo non ci sarebbero più dubbi sui costi e sui dati forniti da HERA.

Qui scontiamo il peccato originale di ATO, che anziché farsi garante dei cittadini, si è fatta garante di HERA.

Perché dico questo? Perché in un libero mercato, e senza il monopolio assoluto di HERA, si sarebbe fatto un bando di gara ed appaltare il PaP al migliore offerente, invece con l’affidamento diretto a HERA si è all’origine eliminata la concorrenza e il libero mercato.

Tra l’altro, HERA, in un battibaleno ha subito subappaltato la raccolta ad Ecosphera. Quanto ci costa il subappalto?

Voglio aggiungere alcuni elementi di dibattito:
* Percentuale di raccolta differenziata raggiunta a Forlimpopoli 68,7% contro un obiettivo iniziale del 53,3%.
* Nel rendiconto fatto da HERA i contributi a fondo perduto dati dalla Regione Emilia Romagna e dalla Provincia di FC devono essere integrati oppure no?
* HERA sottolinea che utilizzando il contratto FISE (federazione imprese di servizi), come lei fa, e non il contratto ATI (associazione temporanea d’impresa), cioè quello della cooperativa Ecosphera che fa la raccolta a Forlimpopoli,  il costo è più elevato. Rammentiamo che gli operatori FISE dovrebbero essere più efficienti perché professionisti del settore, mentre a Forlimpopoli si è optato per Ecosphera una cooperativa di tipo B che consente l’impiego di personale problematico, perciò l’efficienza è più bassa e i tempi di raccolta sono più lunghi. Che valore politico-sociale si vuole dare a questa scelta? Per ultimo, siamo sicuri che HERA utilizzi sempre sui dipendenti e suoi mezzi anche per la raccolta stradale nella nostra provincia?
* Le famose 20 tonnellate che mancano all’appello che fine hanno fatto? Calo di produzione? Migrazione? Come faceva HERA prima del PaP a calcolare le tonnellate di rifiuti provenienti da Forlimpopoli visto che i loro automezzi facevano giri ampi e senza confini comunali?
* Altro effetto collaterale è stato l’esplosione dell’utilizzo della SEA di Forlimpopoli (Stazione Ecologica Attrezzata) con un aumento dei conferimenti del 20%. Un positivo effetto secondario del PaP, qui i cittadini operano più attivamente per ottimizzare la raccolta. Vi pare un effetto secondario?
* Recentemente sulla stampa diversi cittadini forlivesi hanno attaccato il PaP adducendo le stesse motivazioni che portavano i cittadini di Forlimpopoli prima della sperimentazione. Qui a Forlimpopoli dopo oltre un anno di sperimentazione anche le persone che prima individuavano le stesse criticità, ora convengono che sono perfettamente superabili e che non vorrebbero tornare indietro. La frase è scontata, ma prima bisogna provare, poi, semmai, si fanno le critiche.

Attendo spunti per il dibattito.

Collinelli Andrea 

5 commenti

Pagina precedente