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Accertare le responsabilità politiche su Bolzaneto

Le violenze nella caserma di Bolzaneto durante il G8 e l’accellerazione nella relaizzaizone delle infrastrutture italiane,sono i temi su cui Walter Veltroni da Lodi e poi da Piacenza, durante il Giro dell’Italia Nuova, ha voluto concentrare la sua attenzione.
Due argomenti diversi, apparentemente senza alcun legame tra di loro, ma che invece, ad una attenta valutazione, sono il comune denominatore di un’Italia decadente senza alcun controllo. Da un lato l’incredibile episodio di Bolzaneto, durante il G8, dall’altro la lentezza della burocrazia italiana.

Veltroni è voluto tornare su Bolzaneto, la caserma della Polizia dove si perpetrarono violenze e soprusi: “E’ intollerabile quanto accaduto a Bolzaneto e non può essere accettato in uno Stato Democratico. Nessuna coscienza democratica può rimanere inerte di fronte alle notizie che arrivano dalla vicenda drammatica di Bolzaneto”.

Su quei fatti gravissimi, su quei giorni in cui l’immagine solare dell’Italia veniva oscurata dai continui fotogrammi di violenza e di sangue ai danni di persone innocenti.
trasmessi dalle televisioni di tutto il mondo, radunate a Genova per quella che doveva essere un’occasione speciale.

Da pochi giorni Genova è tornata alla ribalta della cronaca italiana, in quanto sono state emesse le richieste di rinvio a giudizio: per i 44 imputati sono stati richiesti complessivamente 76 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione dai pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati. Solo per uno dei 45 imputati è stata chiesta l’assoluzione; le pene variano da 5 anni, 8 mesi e 5 giorni a 6 mesi di reclusione.

Veltroni prende spunto da quegli accadimenti per tornare a parlare di legalità e giustizia, tra i principali doveri che ogni cittadino deve rispettare: “Penso sia giusto capire, aggiunge Veltroni, se vi siano state responsabilità politiche nel dare gli indirizzi che sono stati applicati”.

Nonostante l’amarezza e la determinazione delle sue dichiarazioni, Veltroni non dimentica però il lavoro prezioso di chi si spende per la sicurezza degli italiani.
“Penso che tutta l’Italia debba una grande riconoscenza a tutti coloro, Polizia, Carabinieri, Forze dell’Ordine, che hanno lavorato e si sono sacrificati per la sicurezza del Paese. Su questo, aggiunge, non ci deve essere nessuna intermittenza”.

Diritti umani. Da Lodi Veltroni ha ricordato come il PD auspica la ratifica immediata della convenzione dei diritti umani che prevede il reato di tortura. Una ratifica importante, per la tutela della legalità e del principio dell’applicazione dei diritti fondamentali di ogni persona.”
“Convenzione - ha ammonito - che deve prevedere anche nel nostro Paese la negazione della possibilità della tortura perché in qualche caso si è arrivati a livelli di violenza intollerabili”.

Via Partito Democratico 

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7 Commenti a "Accertare le responsabilità politiche su Bolzaneto"

  1. Maria Maltoni 21 marzo 2008 13:24

    Il dramma del Tibet , uno tra i tanti di questi pianeta, esploso sui media in questi giorni, mi porta ad alcune considerazioni. La prima è che condivido completamente l’appello lanciato dal presidente Napolitano perché si arrivi ad un intervento della Unione Europea nei confronti della Cina. Non è pensabile infatti che gli stati europei non dicano la loro sulle violazioni dei diritti umani e sulla violenta repressione in atto in quella regione. Non facendolo, vengono meno ai loro principi fondanti, all’obbligo di perseguire la pace e di promuovere il rispetto dei diritti fondamentali .

    Ma credo vada detto, molto chiaramente, che oltre alla questione Tibet, esistono nei confronti della Cina, che è ormai una delle potenze economiche mondiali, nonostante le profonde contraddizioni che ancora permangono nel suo sviluppo, tra realtà ancora arretrate e zone di grande crescita economica, questioni non più eludibile. Si tratta infatti di più problematiche che attengono non solo alla sfera dei diritti politici, ma anche a quella dei diritti e della tutela del lavoro. Non è possibile che sull’altare dell’interscambio commerciale venga sacrificata ogni considerazione sulle condizioni in cui ciò che importiamo viene prodotto o che nel tentativo esportare quote sempre maggiore di “made in Italy” si faccia finta di non sapere che esistono in Cina perseguitati politici, che viene ostacolata l’informazione e la comunicazione, basti pensare all’oscuramento di molti siti internet, come sta accadendo in questi giorni per nascondere le proporzioni della repressione in atto nei confronti della popolazione e dei monaci tibetani.

    Non so se la soluzione sia boicottare o meno le olimpiadi, dato che la maggior parte degli stati più importanti del mondo non l’accetterebbe , occorre però che la questione della violazione dei diritti umani venga posta in tutte le sedi internazionali e che si allarghi il movimento di opinione di solidarietà, oggi nei confronti del Tibet per scongiurare ulteriori repressioni, ma più in generale per costringere la Cina( come del resto purtroppo molti altri paesi) a fare i conti con la necessità di rispondere dei propri comportamenti lesivi dei diritti e della dignità delle persone.

    La politica internazionale del PD ha dunque ampio spazio su cui esercitarsi per affermare diritti che devono essere alla base dei nostri valori e della nostra azione politica.

  2. Alessandro Pilotti 21 marzo 2008 14:06

    E’ importante questa dichiarazione del nostro candidato premier su Bolzaneto.
    La sospensione dei diritti civili, la violazione del diritto di habeas corpus che nell’ordinamento europreo è presente dal 1679, sono fatti che non possono essere silenziati in una campagna elettorale.
    Bertinoti sembra solo preoccupato della “lotta di classe”, non una parola sui fatti di Bolzaneto.
    Sulla violenza sistematica perpetrata dalle forze dell’ordine nei confronti di oltre 200 persone.
    Nemmeno con il governo Tambroni si era assistito a qualcosa di simile, era dai tempi dell’OVRA, la polizia politica del regime fascista, che non accadeva qualcosa di simile.
    C’è una differenza abissale su questi temi tra PD e PDL.
    La tutela della dignità delle forze dell’ordine va garantita, ma non con le manifestazione di arroganza e violenza indiscriminata di cui le forze di polizia si sono rese protagoniste nei drammatici fatti di Genova.

  3. Alessandro Pilotti 21 marzo 2008 14:13

    Condivido pienamente le dichiarazioni di Maria sulla questione tibetana.
    Credo però che vada da subito esclusa l’ipotesi boicottaggio olimpico.
    Sono contrario ai boicotaggi (ricordo bambino le due olimpiadi mutilate di Mosca e Los Angeles, in cui l’unico a ad essere penalizzato è stato lo sport), così come sono contrario agli embarghi (a Cuba si è solamente creato una sorta di apartheid nei contronti di chi era fuori dai circuiti turistici).
    A Pechino dobbiamo esserci con tutti i nostri atleti e con un po’ meno di iprocrisia.
    La forza della libertà e della democrazia è più forte della violenza di stato.

  4. Thomas Casadei 22 marzo 2008 17:46

    Concordo pienamente con Maria e Alessandro sulla questione del Tibet.

    Posto qui di seguito una lettera della giornalista Ilaria Maria Sala, fatta circolare dal mensile “Una Città”
    Ho avuto occasione di conoscere Ilaria qualche tempo fa a Forlimpopoli quando presentamo un suo libro sull’Asia (”Il Dio dell’Asia”), in seguito abbiamo lavorato a progetti comuni per la rivista internazionale “Cosmopolis”. E’ giornalista validissima, e da anni impegnata nella difesa dei diritti umani in Cina.

    Invito tutti a diffonderla il più possibile.

    §§§

    Cari tutti, vi prego di scusare l’email collettivo, ma spero che capirete.
    Vi mando questa lettera aperta al governo cinese che ho appena tradotto, firmata da avvocati, intellettuali, giornalisti, scrittori ed artisti cinesi, che chiede al governo cinese di sospendere immediatamente la repressione in Tibet, di aprire un dialogo con il Dalai Lama e consentire alla stampa cinese e internazionale di recarsi in Tibet.
    Firmarla è un atto di coraggio ammirevole: noterete che anche la “madre di Tiananmen” Ding Zilin, che ha ricevuto il Premio Langer, e suo marito Jiang Peikun, hanno deciso di correre i rischi legati a firmare questa lettera pubblica. Per questo ve la mando: credo che sia nostro dovere cercare di dare a questa lettera la massima diffusione possibile, nella speranza che ciò possa servire da protezione ai coraggiosi firmatari. Naturalmente, non si tratta di una petizione aperta ad altri (per quanto, in Cina, continua a circolare, e immagino che vi saranno ulteriori adesioni, delle quali vi terrò al corrente), ma è una lettera che, per ovvi motivi, deve restare la voce di un gruppo di cinesi di coscienza che si indirizza al proprio governo chiedendo rispetto per i diritti umani e la costituzione.
    Pertanto, se volete farla girare (ditemi per favore dove, in modo che possa tenere al corrente chi me l’ha mandata), mandarmi idee su come possiamo darle maggior visibilità e pubblicarla nei siti web che mantenete, penso che sarebbe importante.
    Vostra, Ilaria

    LETTERA AL GOVERNO CINESE IN 12 PUNTI SULLA SITUAZIONE IN TIBET
    Dodici idee sulla situazione in Tibet

    Al momento, la propaganda che i media ufficiali cinesi stanno diffondendo, senza lasciare spazio a niente altro, sta facendo avvampare sempre più le fiamme dell?odio interetnico ed aggravando la severità di una situazione già molto tesa. Questo ha effetti estremamente deleteri per la salvaguardia a lungo termine dell’unità nazionale, e noi sottofirmati lanciamo un appello affinché questo tipo di propaganda cessi.
    Appoggiamo l’appello alla pace del Dalai Lama, e speriamo che il conflitto interetnico possa essere affrontato seguendo i principi della pace e della non violenza. Condanniamo ogni tipo di azione violenta contro cittadini innocenti, e chiediamo con urgenza al governo cinese di sospendere la violenta repressione in Tibet e lanciamo un appello anche al popolo tibetano di non lasciarsi andare ad azioni violente.
    Il governo cinese ha affermato che “vi sono chiare prove che quest’incidente è stato organizzato, complottato e meticolosamente portato avanti dalla cricca del Dalai Lama”. Speriamo che il governo possa mostrare prove di quest’affermazione, e, per poter modificare l’atteggiamento di sfiducia e la visione negativa degli attuali incidenti che vi è nella comunità internazionale, suggeriamo al governo cinese di invitare in Tibet la Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite, affinché possa portare avanti un’inchiesta indipendente delle prove menzionate dal governo, del modo in cui gli incidenti si sono svolti, del numero dei morti e feriti, eccetera.
    Nella nostra opinione, il linguaggio da Rivoluzione Culturale del tipo “il Dalai Lama è un lupo travestito da monaco buddista, e uno spirito maligno con volto umano e cuore di bestia”, utilizzato dalle autorità del Partito Comunista Cinese nella Regione Autonoma del Tibet non è di nessun aiuto nel risolvere la situazione, e non è nemmeno d’aiuto all’immagine del governo cinese. Dal momento che il governo cinese è intenzionato ad integrarsi alla comunità internazionale, siamo dell’opinione che dovrebbe dunque cercare di mostrare uno stile di governo che si conformi agli standard della civiltà moderna.
    Notiamo che il giorno stesso in cui le violenze sono scoppiate a Lhasa (il 14 marzo), le autorità della Regione Autonoma del Tibet hanno dichiarato che “ci sono chiare prove che mostrano che quest’incidente è stato organizzato, complottato e meticolosamente portato avanti dalla cricca del Dalai Lama”. Questo mostrerebbe che le autorità del Tibet sapevano con anticipo che ci sarebbero stati disordini violenti, e non hanno fatto nulla per prevenirlo. Se vi sono state inadempienze da parte delle autorità, è necessario portare avanti una severa inchiesta, in modo che i responsabili possano essere puniti di conseguenza.
    Ma se non può essere provato che questi incidenti siano stati “organizzati, premeditati e meticolosamente portati avanti”, ma che si tratta invece di una “rivolta popolare” causata dall’evolversi degli eventi, le autorità dovrebbero lanciare un’inchiesta per determinare chi sia responsabile nell?aver incitato la popolazione alla rivolta e per aver diffuso informazioni false volte a ingannare il Governo Centrale ed il popolo, e dovrebbero anche riflettere con attenzione su che cosa si possa imparare da quest’evento in modo da non intraprendere nel futuro lo stesso tipo di azioni.
    Chiediamo con la massima forza al governo cinese di non sottomettere ora ogni tibetano all’inquisizione e vendetta politica. I processi delle persone che sono state arrestate devono essere portati avanti seguendo procedure giudiziarie aperte, giuste e trasparenti, in modo da assicurarsi un risultato giusto ed imparziale.
    Richiediamo che il governo cinese autorizzi i media nazionali e internazionali a recarsi liberamente in Tibet in modo da poter portare avanti in modo indipendente interviste e inchieste per poter informare il pubblico. Siamo dell’opinione che l’attuale blocco dell’informazione non può servire a far acquistare credibilità alla popolazione cinese e con la comunità internazionale, e che sia dannoso per la credibilità del governo cinese. Se il governo ha davvero una buona comprensione della situazione, non può aver timore della presenza dei giornalisti. Solo adottando un atteggiamento di apertura possiamo sperare di modificare la mancanza di fiducia della comunità internazionale nei confronti del nostro governo.
    Lanciamo un accorato appello al popolo cinese e al popolo cinese all’estero affinché si mantenga calmo e tollerante, e perché sappia riflettere con profondità su quanto sta avvenendo. Adottare atteggiamenti di aggressivo nazionalismo non può fare altro che suscitare l’antipatia della comunità internazionale, e danneggiare l’immagine internazionale della Cina.
    Negli anni Ottanta, gli incidenti in Tibet si erano limitati alla città di Lhasa, mentre in quest’occasione notiamo che si estendono a molte aree tibetane. Questo deteriorarsi delle cose mostra che sbagli severi sono stati fatti rispetto al Tibet. I dipartimenti governativi responsabili devono riflettere coscienziosamente su questa questione, esaminare il loro fallimento, e modificare in modo fondamentale le politiche nei confronti delle minoranze etniche nazionali.
    Per impedire che simili incidenti possano aver luogo nuovamente in futuro, il governo deve rispettare i principi di libertà religiosa e di libertà di parola esplicitamente garantiti dalla Costituzione cinese, garantendo ai tibetani la piena libertà di esprimere le loro speranze e la loro insoddisfazione, e permettendo ai cittadini di tutte le etnie di criticare e apportare liberamente le loro idee rispetto alle politiche nazionali nei confronti delle minoranze etniche.
    Siamo dell’opinione che si debba eliminare l’animosità e lavorare per la riconciliazione nazionale, non continuare a rendere più profonda la divisione fra diversi gruppi etnici. Per questo, lanciamo un accorato appello ai leader del nostro paese affinché aprano un dialogo con il Dalai Lama. Ci auguriamo che cinesi e tibetani possano eliminare le incomprensioni che li separano, e sviluppare un tipo di interazione positiva che aiuti a creare maggiore unità. I vari dipartimenti governativi, così come le organizzazioni popolari e i leader religiosi dovrebbero impegnare tutte le loro forze verso quest’obiettivo.
    FIRME:
    Wang Lixiong (Beijing, scrittore)
    Liu Xiaobo (Beijing, scrittore indipendente)
    Zhang Zuhua (Beijing, studioso costituzionalista)
    Sha Yexin (Shanghai, scrittore, appartenente al gruppo etnico Hui, musulmano)
    Yu Haocheng (Beijing, giurista)
    Ding Zilin (Beijing, professoressa)
    Jiang Peikun (Beijing, professore)
    Yu Jie (Beijing, scrittore)
    Sun Wenguang (Shangdong, professore)
    Ran Yunfei (Sichuan, editore, etnia Tujia)
    Pu Zhiqiang (Beijing, avvocato)
    Teng Biao (Beijing, avvocato e studioso)
    Liao Yiwu (Sichuan, scrittore)
    Wang Qisheng (Beijing, studioso)
    Zhang Xianling (Beijing, ingegnere)
    Xu Jue (Beijing, ricercatore)
    Li Jun (Gansu, fotografo)
    Gao Yu (Beijing, giornalista)
    Wang Debang (Beijing, scrittore freelance)
    Zhao Dagong (Shenzhen, scrittore freelance)
    Jiang Danwen (Shanghai, scrittore)
    Liu Yi (Gansu, pittore)
    Xu Hui (Beijing, scrittore)
    Wang Tiancheng (Beijing, studioso)
    Wen Kejian (Hangzhou, freelance)
    Li Hai (Beijing, scrittore freelance)
    Tian Yongde (Mongolia Interna, attivista dei diritti umani delle minoranze)
    Zan Aizong (Hangzhou, giornalista)
    Liu Yiming (Hubei, scrittore freelance)

    Le regole per firmare questa pezione sono le seguenti :
    1. Firma pubblica
    2. Può essere accettata solo la firma con il proprio nome, o il nome d?arte con cui si è maggiormente consociuti
    3. oltre al nome, deve essere inclusa la regione di residenza attuale e l?occupazione del firmatario

  5. maltoni maria 26 marzo 2008 15:50

    Ci sono questioni di metodo che diventano di sostanza, è il caso della Cina e del Tibet, sono d’accordo con Alessandro non si può far finta di nulla come per l’Argentina. Anche se le Olimpiadi ci saranno, come accadrà in effetti, dovranno esssre l’occasione per accendere i riflettori anche sul Tibet, nonostante le chiusure al dialogo manifestate dal governo cinese.
    Ma la stessa cosa vale per Bolzaneto e per tutte le violenze “di stato” . Sono cose inaccettabili in un paese democratico, che vanno denunciate, isolate e ed i cui responsbili devono avere giuste punizioni. Senza che ciò voglia dire criminalizzare in toto le forze dell’ordine, perchè nessuno ha questa intenzione e deve essere chiaro. Che le forze di polizia e l’esercito siano parte integrante dello stato democratico, è la condizione per la certezza della democrazia.L’America latina degli anni ‘70 a questo riguardo è un caso esemplare in negativo.
    Altrimenti finiamo nelle logiche alla “Guantanamo” , per combattere contro nemici reali e non democratici, rischiamo di diventare un paese in cui i diritti vengono sospesi, nella logica in cui per combattere il terrorismo tutto è consentito. Per fortuna in passato grazie ad una forte presenza delle forze democratiche e sindacali, mi riferisco agli anni di piombo, questo si è evitato in Italia. I troppo “Guantanamo” in giro per il mondo, dimostrano solo che in questo modo si snatura l’essenza dello stato di diritto e della democrazia.
    Il fine non giustifica, sempre ed in ogni caso, i mezzi usati per perseguirlo, anche se a farlo è lo Stato.

  6. raffaele barbiero 31 marzo 2008 14:37

    buondì,
    spero proprio che su bolzaneto si facciano tutte le verifiche del caso, così come sul grave fatto della scuola diaz di genova, sempre durante il g8 del luglio 2001.
    Abbiamo avuto 3 giorni di “sospensione” delle garanzie democratiche dove gli organi di polizia invece di esercitare il loro ruolo di garanti della costituzione e delle libertà democratiche, si sono comportati (non tutti ovviamente) come se fossimo in un regime dittatoriale.
    Questo non puo’ essere tacituo o sminuito.
    Non intervenire, non rimuovere o sospendere chi si è macchiato di tali responsabilità (e soprattutto chi non ha, in posizioni di responsabilità gerarchiche o politiche bloccato gli eventi, monitorato i fatti o peggio ancora chi ha taciuto o coperto sapendo, anche dopo questi fatti) assumerebbe il significato di dare una patente di impunità e se è successo una volta indicare che può ancora succedere.
    Allora, proprio per il rispetto che ho per le forze di polizia e dell’ordine pubblico che garantiscono anche i miei diritti di cittadino, se non si interviene su questi il danno fatto a quei corpi dello stato è gravissimo, esiziale, perchè significa insinuare il dubbio che domani, cambiando gli “scenari politici”, invece di avere di fronte un tutore dell’ordine potrei trovarmi di fronte un potenziale torturatore a servizio dell’apparato di potere al governo in quel momento.

    forlì, 31 marzo 2008 raffaele barbiero

  7. raffaele barbiero 31 marzo 2008 14:44

    Aggiungo al commento precedente su bolzaneto una sola nota: tutte le manifestazioni, le proteste, ecc. devono essere attuate con i metodi della nonviolenza nel rispetto della vita e della dignità della controparte.
    Chi dunque fra i manifestanti si macchia di violenze su persone o cose (anche nella forma della comunicazione e del linguaggio), va sicuramente denunciato e condannato, oltre che isolato politicamente e materialmente.

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