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Piccoli esempi di buona televisione

Dal programma del Partito Democratico per le prossime elezioni: “Dodicesimo e ultimo punto, superare il duopolio televisivo ed approdare alla tv nell’era digitale. Di qui al 2012 deve essere applicata l’assegnazione delle frequenze secondo le direttive europee e il rispetto delle sentenze della Corte costituzionale. Va messa subito mano alle nuove regole per il Governo della RAI, con l’introduzione di una Fondazione e un Amministratore unico. Occorre, infine, stabilire un fondo per la qualità dei programmi, destinando il 2% dell’intero fatturato pubblicitario al finanziamento di produzioni di qualità”.

Domenica scorsa è andato in onda su La7  uno speciale di “Niente di personale” di Antonello Piroso interamente dedicato alle vittime delle malavita.
Un esempio di come si può fare la buona televisione.
E’ stata una puntata vera, intensa, commovente.
Il conduttore si è fatto da parte per dare spazio alla voce e ai volti dei parenti di alcune (e purtroppo erano diverse decine) vittime della malavita organizzata, in rigoroso ordine alfabetico.
Come è nello stile della trasmissione, i vari interventi sono stati inframezzati da letture di altre testimonianze tratte da libri e giornali.
Al termine un ultimo intervento di Don Ciotti, in qualità di promotore di Libera, l’associazione che da anni sostiene i parenti delle vittime di tutte le mafie e lavora per il recupero dei beni sequestrati alla malavita.

Don Ciotti ha parlato di corresponsabilità, impegno, coerenza, credibilità, rispetto delle regole. Ha citato Norberto Bobbio dicendo “La vera democrazia vive di buone leggi, ma anche di buoni costumi”. Ha detto che noi tutti dobbiamo sporcarci le mani, a cominciare dalle piccole cose, dalla quotidianità.

Cito (trascrivendo dal video): “Come si fa a parlare di educazione alla legalità quando diamo dei cattivi esempi? Chi ha un ruolo e una responsabilità pubblica ha due istanze etiche a cui deve rispondere. Una personale, ma non basta: me la vedo con la mia coscienza. Ma chi ha un ruolo pubblico ha anche un’altra istanza etica, sociale, comunitaria: deve rendere conto alle persone. Ecco allora che diventa importante non dimenticarci che nel nome della legalità, una parola a volte stanca, celebrata, ma svuotata in molti contesti del suo vero valore e significato, c’è chi si è fatto le leggi per superare i loro intrighi, i loro affari, i loro problemi. Cattivi esempi hanno una cattiva imitazione perchè poi la gente dice: fan tutti così. Mio padre ha pagato le tasse, poi un colpo di spugna e hanno vinto ancora una volta i furbi.[...] E’ una società che deve fermarsi e interrogarsi.[...] La prima mafia da combattere è proprio quella delle parole perchè a parole di legalità ne parlano tutti, ma proprio tutti. Allora io vorrei accantonare un attimo questa parola che per me è veramente un contenuto profondo che non voglio che nessuno lo sporchi. Allora parliamo di assunzione di responsabilità, di una dimensione etica [...] L’etica è la corresponsabilità degli uni verso gli altri [...] il tuo impegno per costruire dei percorsi che danno dignità alle persone. [...] E la seconda parola molto pericolosa è quando si sente parlare della società civile. A parole tutti dicono di essere civili. Io preferisco parlare di una società responsabile perchè se no diventano parole che tutti usano ma che negli anni abbiamo svuotato del loro valore e del loro significato. E allora c’è un vocabolario che deve essere un po’ riscritto per dare veramente risposta concreta a questi volti, a queste persone. [...] Questa fatica di raccontarsi e di raccontare questa sera è stato il più grande dono in questo periodo di Pasqua che potesse essere fatto in questo nostro Paese.”

E io non penso che tutto ciò riguardi solo la malavita organizzata, perchè, come ha ricordato Don Ciotti, la mafia vive grazie alla compiacenza di un certo potere politico ed economico.

Quella serata è stata la dimostrazione di come si può parlare con serietà e professionalità di problemi gravi ed importanti senza urli e insulti, senza superesperti e opinionisti onnipresenti, senza ragazze scosciate e scollate.
Chi ha costruito la puntata ha fatto un grande lavoro, difficile, dal punto di vista tecnico ed emotivo, ma poi è rimasto in secondo piano per dare visibilità a chi purtroppo troppo spesso, dopo il clamore dei primi momenti, rimane nell’ombra a vivere il proprio dolore e il proprio impegno nella lotta alla mafia.

Invito chi non ha visto in diretta la puntata, ad andare sul sito http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=nientedipersonale
e visionare i filmati della trasmissione, disponibili per intero.
Sul sito, già dalla sera stessa, sono stati inseriti tanti commenti positivi di spettatori in cui la parola più ricorrente è “GRAZIE”.
E grazie dico anch’io a gente che fa il suo lavoro con serietà, impegno ed onestà e Don Ciotti da un lato e Piroso dall’altro l’hanno fatto.

Maria Teresa Vaccari

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