Qualche principio sull’economia e le tasse per le prossime elezioni
Segnaliamo questa interessante spiegazione sul tema della tassazione e dell’economia fatta da alcuni giovani studenti.
Sfata quache luogo comune e riesce a fare un po’ di chiarezza anche per coloro che non sono molto esperti della materia.
Da far conoscere ai tanti che parlano con limitata cognizione di causa…
La trovate qui
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Riporto dal sito nazionale
http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=48360
L’ufficio studi Intesa: Pd più virtuoso sui conti
Giovanni Stringa - Il Corriere della Sera
MILANO — Pd o Pdl? Una domanda che si è posto anche l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo. E i ricercatori dell’istituto di credito, secondo quanto anticipato ieri dalla
Reuters, non hanno mancato di dare qualche risposta. Con considerazioni tecniche, tra gli inevitabili scenari politici. A cominciare dallo spread (differenza) tra interessi dei titoli di Stato italiani e tedeschi che, a causa dell’incertezza politica, si erano allargati a inizio anno. La conclusione degli analisti è chiara: quello spread, in base all’analisi dei programmi, dovrebbe restringersi se vincesse il Pd. Mentre nel caso del Pdl, solo se quest’ultimo desse il via alle privatizzazioni potrebbe calare, anche se in misura «difficile da quantificare».
«Il programma del Popolo delle libertà — si legge nel documento riportato dall’agenzia — secondo la simulazione effettuata genera su un orizzonte di lungo termine una dinamica delle variabili di finanza pubblica meno virtuosa rispetto al Partito democratico, soprattutto in termini di deficit. Che, restando al di sopra del 3% per tutto l’orizzonte di lungo termine, implicherebbe l’apertura di una procedura contro il deficit eccessivo da parte della Commissione europea». Con possibili effetti sui tassi d’interesse e sul costo del debito pubblico.
E in caso di vittoria del Partito democratico? «Il programma del centrosinistra — osservano gli analisti di Intesa — genera su un orizzonte di lungo termine una dinamica delle variabili di finanza pubblica virtuosa, con il deficit che converge verso il pareggio e il debito che scende al 94% del Pil nel 2011». Lo studio parla per il programma del Pd, rispetto a quello del Pdl, di connotazioni più espansive dal lato della crescita.
Le manovre di stimolo, ritenute più concentrate dal lato delle famiglie che delle imprese, sono giudicate più efficaci a frenare il rallentamento in atto. Con una riduzione dei rischi al rialzo su deficit e debito. E con possibili effetti positivi sui tassi d’interesse, sui differenziali con la Germania e sui giudizi delle agenzie di rating.
Ma la politica, naturalmente, non è tutto. «Nel 2008 — precisano gli analisti della banca — il fattore che dominerà il merito di credito dei Btp non sarà tanto quale dei due schieramenti vincerà le elezioni, quanto piuttosto la tenuta della crescita». E qui, quale che sia il vincitore delle prossime elezioni, la palla passa ai mercati internazionali e alla finanza globale. Tra export, subprime e Borse.
SI PUO’ FARE…..MA COSA?
I problemi che dovremo affrontare sono tanti e complessi, ridurli a slogan puo’ essere utile per una campagna elettorale, ma poi bisogna cercare di entrare dentro le difficoltà che si affacciano a noi con la consapevolezza che non c’è un intervento, una misura in grado di risolvere tutto.
Ci sono invece un insieme di misure che si possono prendere e che possono concorrere ad affrontare le questioni che di fronte a noi si pongono.
Questo insieme di misure richiede anche una coerente azione di tutti i soggetti istituzionali e non (per non intendo i soggetti intermedi fra il singolo individuo e le istituzioni: le associazioni di rappresentanza degli interessi, i sindacati, il volontariato organizzato, ecc.).
Oltre all’insieme delle misure e all’azione coerente di tutti serve un cambio di mentalità culturale, cioè pensare che se ci diamo regole ed obiettivi condivisi queste non sono fate per essere utilizzate a proprio uso e consumo o per evaderne le responsabilità, ma per rispettarle o modificarle –se non le si condivide- per un bene comune più alto.
I tre passaggi che ho delineato sopra: insieme di misure, coerente azione di tutti, utilizzo delle regole e degli obiettivi per un bene comune si possono avere se si ha un’idea forte, un progetto alto sul quale ancorare la propria azione.
Questo progetto è la costruzione di un’EUROPA UNITA E SOLIDALE, in grado di esercitare un ruolo nel governo mondiale. Un’Europa che si muova per realizzare la pace (intesa soprattutto come capacità di gestione nonviolenta dei conflitti), salvaguardia dell’ambiente e giustizia sociale.
Puntiamo allora non sul paradigma sviluppista con il segno più, ma sul motto: . Significa investire in innovazione, ricerca e qualità delle relazioni umane e con gli esseri viventi che ci circondano.
Possiamo infatti investire per avere energie alternative (non il nucleare) e rinnovabili, innovare nei prodotti e nei cicli di produzione per avere oggetti e prodotti che consumino meno energia sia nella produzione che nel loro utilizzo, nel ricercare sistemi di produzione, di imballaggio, ecc. che riducano la produzione di rifiuti, innovare nel settore dei trasporti e delle telecomunicazioni.
Dobbiamo sapere che certi beni, essenziali al vivere umano, non sono commercializzabili o inseribili nelle sole logiche di mercato: acqua, energia, telecomunicazioni. La gestione pubblica di queste risorse può essere fatta in una logica di equilibrio economico, senza la necessità per questo di quotarsi in borsa e di rispondere perciò ad interessi distanti da dove si governano quei beni o alla sola indicazione del profitto obbligatorio per remunerare gli azionisti.
Educhiamoci ed educhiamo al “bello”, a ciò che non si misura solo con il denaro o che non si può comprare, al piacere dello “stare insieme”, al gusto della gioia, della risata. Chi vive nel degrado e nel brutto, si conforma al degrado e alla violenza e viceversa.
Le risorse per investire in questo percorso ci sono in Italia:
- recupero dell’evasione fiscale e contributiva, da noi in misura percentuale molto più alta che negli altri Paesi;
- tassazione delle rendite finanziarie, almeno a livello della media europea, con salvaguardia dei risparmiatori fino ad un determinato livello di investimento (un milione di euro?) e con contemporanea diminuzione della tassa sui conti correnti;
- riduzione delle spese militari, unica voce di bilancio che cresce sempre. Un modello militare più difensivo, la volontà di incominciare a costituire corpi civili di pace in grado di affrontare i conflitti con strumenti nonviolenti potrebbero essere fonti di grandi risparmi;
- riordino della Pubblica Amministrazione, ma non incominciando subito con grandi riforme che richiedono anni e sono molto complesse, partiamo dall’abolire le “sacche di privilegio reale” (intendo situazioni concrete e condizioni economiche, pensionistiche, di progressione di carriera che in una condizione di difficoltà generale e di impegni richiesti a tutti non possono più giustificarsi per solo alcune categorie di persone) che ancora esistono a partire da: docenti universitari, militari di carriera, dipendenti della Banca d’Italia, magistrati (senza intaccare di un solo millimetro l’indipendenza della magistratura che è altra cosa e che va tutelata sempre), notai, politici. Interveniamo sull’esistenza di enti non più giustificati e/o sul riordino o l’accorpamento di province, comuni, ecc.;
- riequilibrio della forbice, che si sta sempre più allargando, fra gli stipendi di chi lavora e quelli di chi dirige le imprese (soprattutto se a partecipazione di denaro pubblico). Al di là del merito o meno dei singoli dirigenti (in Italia abbiamo strapagato anche chi ha portato le aziende in fallimento, vedi Alitalia-Cimoli) ha senso che fra lo stipendio di un singolo lavoratore e quello di un suo “manager” ci siano differenze di 20 e più volte lo stipendio percepito dal lavoratore? E’ così che si fa giustizia sociale? E’ così che si valorizza la risorsa umana?;
- Facciamo politiche sulle infrastrutture che abbiano come confine non quello comunale o provinciale, ma un’insieme di realtà territoriali e di persone in grado di fare “massa critica” per l’utilizzo di quei beni.
Ha senso che ogni città abbia il suo ipermercato, aeroporto, stadio, ecc.?
Dove investire le risorse scaturite dalle misure summenzionate:
1) nel lavoro, come opportunità di inserimento sociale e di dignità e stabilità economica. Sapendo che in Italia si sta profilando in questi anni una vera “questione salariale” (vedi anche il ragionamento sull’allargamento della “forbice” delle remunerazioni di cui parlo sopra);
2) sull’ambiente, che oltre ad emergenza può essere sempre più una risorsa per investimenti, ricerca, innovazione e lavoro (energie alternative, produzione di prodotti meno energivori, riduzione dei rifiuti, ecc.). Tutti ambiti dove si possono creare investimenti e posti di lavoro;
3) Giustizia civile e penale. Soprattutto quella civile dove la lunghezza e ci costi delle procedure rendono l’accesso alla giustizia, aleatorio, costoso, defatigante e di fatto utile solo a chi danneggia o viola leggi e regolamenti.
Infine tre misure di contesto:
1) una legge sul conflitto d’interessi, che abbiamo visto con il caso Unipol non riguarda solo la destra;
2) la riforma elettorale, dove si reintroduca una preferenza (non di più per evitare le cordate e il controllo dei voti da cui si uscì con un referendum circa 16 anni fa) per poter restituire un vero potere di scelta in mano agli elettori e oggi, di fatto, in mano solo alle segreterie dei partiti. Poi i partiti potrebbero, se volessero adottare il sistema delle primarie, per ulteriormente consegnare un vero potere decisionale in mano alle persone e/o agli iscritti degli stessi partiti;
3) l’abolizione o forte modifica delle tante leggi “ad personam” o per i suoi accoliti, fatte dal governo Berlusconi nel 2001-2006 (e quelle che si farà se vincerà le elezioni).
Il falso in bilancio (oggi va in galera o rischia di andarci chi contraffà un cd e non chi mette a fondi neri milioni di euro della sua impresa), le rogatorie internazionali; la ex Cirielli; il lodo Schifani; decreto “salvacalcio” sui deficit milionari delle squadre di calcio che rischiavano il fallimento; il decreto salva Rete 4 dallo suo spostamento sul canale satellitare; aiuti di stato per i decoder prodotti da ditte “amiche”; esenzione Ici per strutture della Chiesa cattolica, anche se aventi fini di lucro.
Raffaele Barbiero, 14 aprile 2008