La tua stagione

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Archivio per marzo, 2008

I numeri della democrazia e le vecchie cattive abitudini

I nuovi meccanismi di partecipazione e la carica di energie che sono in grado di svegliare interessano e inquietano per l’evidenza della loro stessa forza. In questo modo credo si possa e si debba leggere lo spiacevole accaduto di queste ultime ore riguardo il sondaggio che potete vedere nella colonna di destra di questo sito Internet.

Guardando bene infatti si nota una discrepanza: 169 voti espressi per soli 44 voti effettivamente risultanti. Come spiegare la differenza? (ndr: per correttezza il sondaggio è stato ripristinato al suo reale risultato, comprendendo solo i 44 voti reali)

Molto semplice. Qualche persona particolarmente conscia del valore del termine democrazia ha deciso che il suo voto non sarebbe dovuto essere uguale agli altri, ma valere di più.

Indicativamente 125 volte più di tutti quelli realmente espressi dai visitatori di questo spazio di discussione.

L’amante o gli amanti della democrazia hanno utilizzato due computer. Uno durante la serata di ieri, uno con il quale si sono invece divertiti questa mattina credendo per qualche ignoto motivo che nessuno potesse accorgersi di nulla.

L’amante o gli amanti della democrazia erano talmente soddisfatti dal sondaggio che hanno espresso tanti voti, tutti uguali, tutti molto positivi.

L’amante o gli amanti della democrazia dovevano essere davvero annoiati oggi al lavoro tra le 9.08 e le 10.26, davanti al loro computer equipaggiato con Internet Explorer 6.0, windows Xp, monitor a 32 bit e schermo a 1280×800 pixel di risoluzione (anche l’indirizzo Ip, il luogo di lavoro, e altri dati, tra cui il loro indirizzo e-mail sono stati registrati, ma essi non verranno, ovviamente, pubblicati qui per ovvie ragioni di privacy e umana comprensione).

L’amante o gli amanti della democrazia farebbero bene a manifestare le proprie pubbliche scuse a tutti quanti hanno correttamente espresso il proprio pensiero, qualsiasi esso fosse e a riflettere un poco sul loro gesto.

Farebbero bene a riflettere perché il sondaggio era stato volontariamente lasciato aperto a tutti i lettori per promuovere il dialogo e l’espressione tutte le posizioni senza che essa fosse limitata in alcun modo da necessità di registrazione o meccanismi simili.

Farebbero bene a riflettere perché questo è stato un venire meno alla fiducia che dovrebbe essere alla base di ogni dialogo, dialogo che qui stiamo da tempo cercando di promuovere.

Farebbero bene a riflettere perché avere regole che garantiscano la democrazia non può bastare, nei piccoli sondaggi senza seguito come questo, nelle piccole o grandi primarie così come nelle elezioni, se poi qualcuno si crede più uguale degli altri e tenta di manipolare la partecipazione di tanti per il proprio scopo, qualunque esso sia.

Farebbero insomma bene a riflettere un poco sul significato etico e personale di questo termine e cominciare a sperimentarlo nella vita e nelle azioni di ogni giorno.

Credo che le 8650 persone che hanno visitato questo sito Internet negli ultimi sette mesi, le loro 30.271 visite per 140.838 pagine viste non chiedano altro che questa forma di rispetto che stanno faticosamente tentando di promuovere ed allargare, il più coerentemente e correttamente possibile.

Simone Morgagni

 

P.S.

Curiosa anche la tempistica di un articolo uscito alle 20.17 di ieri, 12 marzo sul sito Romagnaoggi.it che, casualmente, riprende i dati dopo una settimana dal lancio del sondaggio e proprio qualche ora dopo la loro manipolazione. Che siano stati avvertiti o che abbiano semplicemente fiutato lo scoop?

Curioso vedere anche come la somma dei dati da loro riportati sia pari all’80% + il 28% + gli indecisi. Insomma rischiamo di passare oltre il 110%: risultati degni della pseudoaritmetica sondaggistica tanto in voga in questi giorni.

Sarebbe gentile, anche da parte loro, una rettifica che per una volta escluda dal testo ipotesi di regolamenti di conti, dolori intestinali e misure estreme. Una semplice e buona informazione controllata due volte prima della pubblicazione sarebbe forse più consona a chi proprio questo dovrebbe fare come lavoro.

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Un nuovo partito per l’Europa

di Giorgio Ruffolo

Il salvataggio del Trattato di Lisbona non può nascondere lo sfinimento dell’impresa europea. Quel salvataggio ha impedito il fallimento del più grande disegno politico che il secolo XX ha lasciato in eredità al XXI. Come tale deve essere accolto con
sollievo. E ha ragione Giorgio Napolitano a sollecitarne la ratifica.

Ma è un fatto che la diplomazia sta esaurendo le possibilità di un sostanziale rilancio di quella grande impresa.

Quello che è in crisi, in Europa, è proprio il progetto europeo, nato dopo la guerra da motivazioni forti largamente condivise. Come si disse allora: il ricordo tremendo di Hitler e il terrore immanente di Stalin. A quelle subentrò presto una grande spinta economica: il successo ottenuto dall’abbattimento delle frontiere economiche nazionali, accompagnato - non bisogna dimenticarlo - dal sostegno decisivo del Piano Marshall. C’era anche, certamente, l’utopia concreta di Spinelli, confinato da Mussolini a Ventotene, che diede all’avventura europea un respiro storico. Ma senza quelle spinte “neurovegetative” quel disegno non avrebbe acquistato la forza che gli permise di superare le resistenze tenaci del nazionalismo e del protezionismo.

Sempre più ì vantaggi della progressiva integrazione economica hanno determinato le successive fortune di questa impresa per molti aspetti sorprendente e rivoluzionaria. La quale però non è stata accompagnata da un parallelo processo di legittimazione politica.

Questo divario è dovuto, sostanzialmente, alla debolezza di legittimazione sostanziale democratica, che la grande innovazione del Parlamento europeo è stata in grado di scongiurare solo in parte.

Il successo dell’integrazione, d’altra parte, ha creato una massa di beni comuni, una res publica sulla cui gestione i cittadini
dovrebbero esercitare una sovranità democratica. Ma non esistono strumenti di mobilitazione politica, partiti europei capaci di promuovere organizzare e rappresentare concretamente questa sovranità. Così l’Europa è apparsa sempre più, non una passione ma una convenienza.

Questa crisi di legittimità sostanziale non potrà risolversi attraverso nuovi sforzi diplomatici. C’è bisogno della pressione
vigorosa e costante di una nuova forza politica transnazionale.

Per molto tempo ho creduto e sperato che questa forza potesse essere il partito socialista europeo. Devo prendere atto del fallimento di questa speranza. Mi chiedo ora se il “bisogno” d’Europa non possa essere tradotto in domanda politica concreta da una formazione politica europea più vasta che raggruppi, oltre alle forze socialiste, quelle liberali democratiche e riformiste. E, rovesciando consapevolmente la mia posizione iniziale, mi chiedo se ciò che i socialisti non hanno saputo fare, fissati in un passato nazionalstatalista paralizzante, può farlo una forza più vasta che abbracci, nel Parlamento europeo un’area socialista liberale democratica e riformista. In tal caso la novità del partito democratico italiano, anziché una sottrazione, potrebbe essere una occasione di sviluppo di una più ampia forza politica transnazionale capace di riunire tutti coloro che si riconoscono nel progetto di una Repubblica europea, così come auspicato da Stefan Collignon in un suo libro recente.

Questa nuova formazione o coalizione o partito europeo potrebbe costituirsi in vista delle elezioni europee del giugno 2009. Essa potrebbe iscrivere come impegno concreto del suo programma comune una radicale riforma dell’Unione al di là di Lisbona affidata al Parlamento europeo in quella funzione costituente che fu auspicata nel 1979 da Altiero Spinelli e Willy Brandt.

Si aprirebbe così finalmente un percorso democratico per «scioglierel’antico nodo di contrastanti visioni del progetto europeo e far emergere una nuova volontà politica comune» raccogliendo così l’invito di Giorgio Napolitano davanti alla Università Humboldt di Berlino.

Tale riforma dovrebbe prevedere tra l’altro l’investitura diretta del Presidente della Commissione da parte dell’Assemblea sulla base dei risultati elettorali e l’accordo successivo del Consiglio dei ministri rovesciando in senso democratico la struttura costituzionale dell’Unione. La nuova formazione dovrebbe proporre il suo candidato alla Presidenza della Commissione prima delle prossime elezioni europee del 2009.

Qualora la proposta di riforma ed il metodo costituente per elaborarla ottenessero un voto popolare consistente o addirittura maggioritario, esse sarebbero investite di una legittimità ben più potente di qualunque stremata e faticosa convenzione intergovernativa. Si tratta di un approccio tipicamente “spinelliano” che consegna di colpo all’istituzione più
democratica dell’Unione, il Parlamento europeo, un ruolo politico centrale. E essenziale che il nuovo gruppo democratico del
Parlamento europeo abbia alle spalle un vero partito transnazionale dotato di una struttura e di una strategia.

La struttura. Una organizzazione permanente capace di irraggiare attorno a sé una vasta area di consenso, di formulare proposte, di governarne la gestione, di promuovere campagne, di organizzare le elezioni ma anche e soprattutto, di realizzare la costruzione di reti nei più diversi campi della realtà sociale: lingua, scuola, università, viaggi, informazione, arte, cultura. Insomma, la nervatura di una società europea inscritta nella coscienza e nelle opere dei cittadini europei.

La strategia. Una serie di proposte intese al riordinamento della governance mondiale: come, ad esempio, quella diretta ad affrontare il disordine monetario mondiale.

Da qualunque parte si proceda si incontra comunque, se si vuole rilanciare questa grande impresa storica, l’impasse del governo politico democratico.

Occorre dunque accumulare una massa critica di volontà capace di affrontare questa impasse. Un secondo messaggio di Ventotene? Non ci sono più Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, rinchiusi allora nell’isola del vento in un’Europa travolta dalla tempesta. Ci sono però, in un’Europa felicemente prospera e libera, persone dotate di prestigio intelligenza e volontà tali da lanciare credibilmente in un manifesto l’appello alla formazione del nuovo partito della repubblica europea.

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Pasqua con Giallino (riceviamo e pubblichiamo)

Omaggio all’immaginario onirico e fantastico dei piccoli.

Invita mamma, papà e gli amici a costruire il pulcino Giallino. Questo è il titolo della nuova iniziativa del gruppo Fantariciclando, educazione come pratica di libertà di Renata e Sauro che dal loro blog lanciano l’idea per un’attività di manualità e di riuso creativo di materia plastica destinata alla raccolta differenziata: un omaggio all’immaginario onirico e fantastico dei bambini. L’attività è dedicata alle famiglie con bambini dai 6 agli 11 anni. Insieme a tutti quelli che lo vorranno poi Renata e Sauro proporranno anche un laboratorio di manualità “La gallina di Pasqua” dal vero e gratuito che si terrà alla Circoscrizione 5 di Forlì, via Curiel, nei giorni 7, 14 e 21 marzo a partire dalle ore 15,30: per le iscrizioni contattare la Circoscrizione allo 0543404912 dalle 9,00 alle 12,00.

Il laboratorio virtuale Pasqua con Giallino, il pulcino richiede una bottiglia vuota di acqua minerale (Pe) e cartoncino. Da mamma o papà si fa tagliare una bottiglia di plastica, misurando circa 10 cm partendo dal fondo (la parte che sarà utilizzata per il corpo di Giallino). Si capovolge quindi su di un cartoncino giallo. Con la matita si disegna il contorno e, sulla parte anteriore 2 scarpine sporgenti dalla sagoma che diventeranno le zampette. Si taglia a questo punto seguendo il segno della matita quindi si fissa al bordo con colla o nastro adesivo trasparente. Si usa il tappo per tracciare gli occhi su cartoncino bianco colorati a piacere, poi si passa al becco giallo, quindi si ritaglia il tutto e si posiziona sul personaggio. Un ciuffetto sbarazzino ed ecco il tuo pulcino è pronto per festeggiare… la Pasqua!

Con il progetto “Pasqua con Giallino” Renata e Sauro propongono uno sguardo diverso sugli oggetti di uso quotidiano che con la meraviglia dell’inatteso (la fantasia) e il riuso (sfida al consumerismo o al consumare per consumare) danno corpo, sostanza, materialità ad alcuni personaggi delle fiabe di Renata Franca Flamigni, nota scrittrice forlivese. Un progetto educativo per svelare cosa c’è di “altro” nelle cose che ci circondano e che, spesso, manipoliamo distrattamente. In altri termini una diversa narrazione del vivere quotidiano: “il fantastico ci aiuta nei laboratori di manualità a ripensare gli oggetti ma anche le nostre abitudini, attitudini, modi di fare svelandoci nuovi e diversi approcci, sentieri, vie alle difficoltà, paure della quotidianità” afferma Renata Franca Flamigni.

Flavio Milandri

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Elezioni, Castagnoli presenta i candidati di Forlì

(Sesto Potere) - Forlì - 4 marzo 2008 - “Vogliamo vincere le elezioni e credo di poter dire che cominciamo a pensare di poterle vincere”.

 

Veltroni si dichiara fiducioso in ottica elezioni. Infatti è stato proprio Berlusconi ad evocare la possibilità di un pareggio al Senato. Veltroni ha ribadito la propria intenzione di non demonizzare l’avversario durante questa campagna elettorale, cosa che sta costringendo anche “il Pdl” a fare lo stesso.

“Anche nel nostro territorio - dichiara Castagnoli, segretario del Pd forlivese - fanno fatica a trovare argomenti contro di noi, perché i vecchi argomenti del passato quindicennio non funzionano più. Infatti anche nel nostro territorio, circa 850 partecipanti nei 37 Circoli del comprensorio forlivese hanno partecipato alla consultazione voluta da Veltroni e Caronna. I candidati del nostro territorio nelle liste di Veltroni alle prossime elezioni politiche del 13-14 aprile 2008 sono Liviana Zanetti al Senato e Jimmy Valentini alla Camera”.

“Al di là di ogni preferenza individuale, dichiara Castagnoli - pensiamo a vincere con Veltroni Presidente - e penso sia un record il fatto che sia siano già chiuse le liste. In genere le liste si chiudono la notte prima della scadenza dei termini e di solito con un lancio di ortaggi. La cosa più bella è che abbiamo raddoppiato il numero delle donne elette. Poi ci sono tantissimi giovani, una ventina fra i 30 e i 40 anni e ancora abbiamo portato pezzi di società importanti, da Veronesi a De Sena, da Calearo a Colaninno. Per la prima volta poi entrerà una persona in carrozzina in parlamento: Ileana Argentin, una donna che ho avuto con me al Comune di straordinaria competenza e umanità”.

“Noi queste elezioni le possiamo vincere e possiamo al tempo stesso realizzare qualcosa di buono e utile per il Paese. Insieme dobbiamo contribuire a migliorare il mondo in cui viviamo, possiamo dare una direzione positiva agli eventi che ci riguardano: istruzione, lavoro, affetti, amicizia, impegno, politica…il nostro futuro.
Forlì con la sua provincia ha dimostrato una straordinaria volontà di partecipazione al processo di costituzione del Partito Democratico.

37 circoli, più di 6000 persone coinvolte direttamente e oltre 18.000 votanti alle primarie del 14 ottobre. La partecipazione e la democrazia….la partecipazione è la democrazia”: ha concluso Castagnoli.

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Le mie dimissioni da costituente nazionale

Per una serie di ragioni, in parte anche personali, ho ritenuto di dover rinunciare all’incarico di costituente nazionale.

Le perplessità ed il disagio avvertiti già il 27 ottobre 2007 a Milano, in occasione dell’insediamento dell’assemblea costituente nazionale, non hanno trovato soluzione positiva nei frenetici cinque mesi che sono seguiti. I motivi di dissenso sui metodi praticati, pur di volta in volta diversamente sentiti e vissuti, talora sopiti, spesso mutati quanto a causa e fini, non sono mai venuti meno.

Il muro che si è creato tra prassi e teoria non consente – a mio avviso- una relazione logica e coerente tra la prima e la seconda,  ma fa talora trasparire un barlume.  Si assiste -sovente  e tutt’al al più- ad una sorta di parziale influenza, per osmosi, piuttosto che per comunicazione diretta.

I principi enunciati quasi mai hanno trovato effettiva e lineare applicazione.

Il procedimento di scelta delle candidature per le prossime elezioni non si è sottratto a questa discrasia tra il dire ed il fare.

All’appuramento della volontà degli elettori, segue una serie di passaggi -filtro incontrollati ed incontrollabili.

Non sono le scelte politiche di cui sono stati responsabilmente onerati, nell’ordine:

1) i segretari territoriali/provinciali; 2) i segretari regionali; 3) la conferenza dei segretari regionali; 4)il coordinamento nazionale;

che sarebbe stato opportuno, o meglio necessario disciplinare in maniera più rispondente ai principi generali, assicurando una effettiva partecipazione dei cittadini elettori all’intero procedimento, quanto e soprattutto le singole modalità nelle quali questo si snoda.

I responsabili dei subprocedimenti previsti dal regolamento per le candidature, pur dotati di un potere caratterizzato da ampia discrezionalità tecnico-politica, devono, ad esempio, tener conto delle indicazioni provenienti dai circoli, secondo la norma.

Alcuni segretari provinciali/territoriali hanno avvertito l’opportunità di rendere pubbliche le proposte da loro formulate, ovvero le liste comunicate al segretario regionale. Questa iniziativa conferma che il deficit di trasparenza che contraddistingue il procedimento è stato avvertito in maniera diffusa, se è vero che i segretari, che hanno agito in tal modo, hanno voluto evidenziare in maniera preventiva il limite delle loro  eventuali responsabilità.

A mio avviso non era e non è, però, tanto importante conoscere l’esito conclusivo delle valutazioni compiute nell’ambito delle fasi del procedimento selettivo, quanto piuttosto gli elementi sui quali dette valutazioni si fondano. Ben più  delle analisi e considerazioni personali dei segretari, appaiono rilevanti i dati oggettivi che caratterizzano le consultazioni tenutesi nei circoli, a partire dall’affluenza, ovvero dalla partecipazione di iscritti e non iscritti, dai verbali delle assemblee o delle riunioni, dalle proposte e/o valutazioni degli intervenuti, alle schede sintetiche, infine, formate per il segretario territoriale/provinciale.

Analoga considerazione vale per le ulteriori fasi  che precedono la scelta finale.

Per cercare di colmare, almeno in parte, il vuoto determinato dalla mancata predisposizione di strumenti di pubblicità e trasparenza, per i circoli forlivesi si è mossa “latuastagione”.

Bene ha fatto.

I dati singolarmente raccolti dovrebbero, peraltro, essere attentamente riscontrati e confrontati tra di loro per poter essere considerati attendibili, essendo sprovvisti di ufficialità.

Sarebbe importante acquisire anche notizie dettagliate sul numero delle persone che hanno partecipato; sull’andamento della discussione; sulle motivazioni addotte a sostegno delle indicazioni e sulle persone che le hanno formulate e sostenute.

Spero di tutto cuore di sbagliarmi, ma avverto il pericolo di scelte imposte, già stabilite, in maniera più o meno precedentemente costruita, alle quali può essere solo di mero ausilio poter trovare un qualche spunto giustificativo nell’articolato procedimento.

Anche in occasione del procedimento di scelta delle candidature, quel soggetto della vita del partito, qualificato dall’art. 2 dello Statuto come “fondamentale”, ha assunto peso e significato marginalissimi e forse (nel caso di corrispondenza finale) anche casualmente fortuiti.

Le mie dimissioni, accompagnate dalla dichiarata volontà di voler continuare a partecipare alla vita del partito come cittadino elettore, con l’utilizzo dei poteri e delle facoltà che verranno attribuite a questo soggetto, perseguono anche l’intento di ricordare l’importanza del ruolo attribuito finora a quest’ultimo solo nelle enunciazioni di principio.

Fausto Baldi

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