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Donne, libertà d’informazione e democrazia

Volantino


…E dato che in primavera le nostre campagne ed i pescheti sono un mare di fiori rosa…  Le donne del PD vi invitano a partecipare, sabato 5 aprile, alle ore 17.30, nel salone comunale di Forli alla tavola rotonda “Donne, libertà d’informazione e democrazia. Con la straodrinaria partecipazione di Bice e Carla Biagi, figlie di Enzo Biagi.

Donne, libertà d’informazione, democrazia.

Tavola Rotonda

ORE 17, 30 Saluto di Alessandro Castagnoli
Segretario Territoriale P.D.
PARTECIPANO
BICE BIAGI, giornalista
CARLA BIAGI, Presidente Fondazione Enzo Biagi
ELIDE GIORDANI, giornalista La Voce
ANTONELLA CARDONE, giornalista l’Unità
MARIA PATRIZIA LANZETTI, direttrice Corriere di
Romagna
DANIELA MITTA, giornalista Agenzia DIRE
NADIA MASINI, Sindaco di Forlì
LIVIANA ZANETTI, candidata P.D. al Senato

COORDINA
ELISA MASSA, Segretaria Comunale P.D.

Un’Italia moderna si puo fare

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anche dal pubblico

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1 Commento a "Donne, libertà d’informazione e democrazia"

  1. Maria Maltoni 7 aprile 2008 16:36

    DONNE , LIBERTA’ D’INFORMAZIONE E DEMOCRAZIA

    Questo tema è oggi senza dubbio di grandissima attualità, perché il modo e lo spazio che i media danno alle donne ed alle loro condizioni di vita, determinano anche- in molti casi- l’accettazione di certe scelte politiche.

    Quando ci raccontarono che la guerra in Afghanistan sarebbe servita a liberare le donne dall’asservimento ad una ideologia , quella telabana, opprimente e irrispettosa di ogni loro diritto, ci convincemmo che in fondo la guerra era il male minore.

    Chi parla oggi della condizione delle donne afgane, in gran parte rimasta quella legata da un lato alle consuetudine tribali e dall’altra al prepotere in molte aree del paese, dell’ancora presente realtà politica e militare dei talebani? Ma se prima dell’intervento in Afghanistan, vi era stato un massiccio dispiegamento mediatico , proprio di denuncia sulla condizione femminile, in quel Paese, oggi delle donne afgane la stampa non parla più.

    E’ importante perciò che durante questa campagna elettorale si parli di donne, libertà d’informazione e democrazia , come si farà nel dibattito di sabato 5 aprile.

    Non si è parlato a sufficienza di tematiche al femminile in questa campagna elettorale, ne hanno parlato poco i candidati premier ( anche lo stesso Veltroni, è l’unico appunto che gli faccio, mentre per il resto è stato fantastico ) ed ancor meno ne ha parlato la stampa. Significativo dal punto di vista dell’incultura della destra su queste tematiche, è stato l’appello di Berlusconi alle attiviste del P.d L. perché si preparassero ad “ allietare” le persone impegnate nei seggi, preparando torte e crostate. E come non ricordare come, chiosando dottamente l’etimologia della parola donna – dal latino domina- lo stesso abbia affermato che quando l’uomo varca la soglia di casa, di cui la donna è padrona, diventa immediatamente suddito. Sarebbe esilarante, se queste affermazioni non fossero state pronunciate tra l’entusiasmo delle attiviste dei fans club berlusconiani.

    Mi chiedo allora cos’è che non va, per quale motivo a vari anni dall’avvio del terzo millennio, dobbiamo sorbirci ancora affermazioni di questo genere e, soprattutto, perché questo non suscita una ondata di indignazione tra tutte le donne ?

    Forse i media, tutti, hanno la loro parte di responsabilità, a partire dal modo in cui presentano la realtà del mondo femminile, in qualche modo “caricaturale”, senza che esista una normalità della condizione femminile: donne ammazzate o assassine, oppure veline e attrici. Ragazze con lavori precari, lavoratrici che aspettano in lista d’attesa un posto al nido per i figli, pensionate alla prese con i costi della spesa e della sanità, insomma donne reali con problemi concreti, esistono solo in pochissimi giornali “ di sinistra”. Ma tutti gli altri? Identiche modalità , per quanto riguarda la tipologia di notizie, vengono replicate anche sui nuovi media on –line. Stessa cosa per quanto riguarda la televisione, con un ruolo del servizio pubblico nazionale che grida vendetta per l’assenza di contenuti e non solo sul versante delle tematiche legate alla condizione delle donne.

    Non mi sembra che le donne presenti nel mondo dell’informazione riescano spesso a giocare un ruolo significativo, le giornaliste sono tante, anche se non ricoprono ruoli di “comando” nelle redazioni. Credo però che potrebbero almeno cercare di giocare una partita diversa , senza appiattirsi completamente sulle linee editoriali decise da direttori e proprietà, che abitualmente sono maschili ( e si vede).

    Maria Maltoni

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