La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Riceviamo e pubblichiamo (perché votiamo PD)

Perché il 13 e 14 aprile voteremo Partito Democratico
Il prossimo 13 e 14 aprile saremo chiamati a votare, con una legge elettorale ritagliata su misura delle élite dei partiti, che esclude anche la minima possibilità di scelta dei rappresentanti da parte degli elettori e che non garantisce la stabilità della maggioranza e quindi del governo, per indicare in quale direzione vogliamo vada il nostro paese per i prossimi cinque anni.
La prospettiva? Tornare ad una politica già vista, fatta di ricette proclamate e inattuate, alimentata dall’irresponsabile leggerezza dei condoni, avvilita dalla legge ridotta a strumento di un singolo, mortificata dalle divisioni del tessuto nazionale e dall’isolamento in Europa.
Ma non è detto che debba essere questo lo scenario vincente. Si può ancora navigare nel mare aperto del mondo attuale verso un futuro sostenibile, capace cioè di fare crescere indispensabili reti di responsabilità, solidarietà e di inclusione, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita di tutte le persone, senza rinnegare il senso di rigore, il bisogno di legalità, l’aspirazione ad una sana competizione che animano tanta parte delle generazioni attive nel nostro paese. Si tratta di una prospettiva in cui siano promosse politiche che valorizzino i meriti, la formazione dei giovani, la partecipazione dei cittadini e le buone prassi dei territori e delle comunità locali, avendo come riferimento il bastione giuridico e politico dell’Unione Europea, nella quale l’Italia - paese fondatore - dev’essere più attiva, presente, partecipe. È in questa direzione che vogliamo andare.
Vogliamo coltivare la nostra speranza nel futuro dando fiducia al progetto del Partito Democratico, che rappresenta la più feconda sintesi dei valori che incarnano la nostra Costituzione ed è il migliore interprete del cambiamento che serve all’Italia.
La scelta del Partito Democratico di presentarsi da solo alle elezioni con un proprio profilo riformatore è chiara, frutto delle lezioni tratte dalle esperienze del passato; è un atto di coraggio, che ha semplificato e rimodellato il quadro politico italiano; è, soprattutto, una grande speranza, che ha liberato in tanti cittadini nuove energie, accendendo una disponibilità alla militanza e alla partecipazione che non può andare delusa.
Energie che mettiamo e ti chiediamo di mettere a disposizione insieme a noi della comunità locale, impegnandoti nel rinnovamento della politica, e dell’Italia votando Partito Democratico!
Roberto Balzani, Massimo Beleffi, Laura Borghesi, Barbara Bovelacci, Vanni Casadei, Thomas Casadei, Giovanni Casadei Monti, Loretta Cecchi, Massimo Dellavalle, Denio Derni, Michele Fiumi, Tonino Gardini, Raffaella Guiducci, Maria Maltoni, Chiara Mattarelli, Chiara Mazza, Raoul Mosconi, Silvia Nannini, Franco Piazza, Alessandro Pilotti, Giovanni Preda, Carlo Spagnoli, Massimo Tesei, Tatiana Tomasetta, Elena Toni, Maria Teresa Vaccari, Gianfranco Zacchini, Pierantonio Zavatti

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14 Commenti a "Riceviamo e pubblichiamo (perché votiamo PD)"

  1. paolo ventura 11 aprile 2008 10:50

    Tante belle parole.
    Poi per i posti che contano, sempre le solite facce.
    Mi spiegate quali motivazioni portano Rusticali alla guida della Seaf? Sarà uno stimato cardiologo, ma un nome più competente nell’ambito specifico non si poteva proporre?
    Veltroni parla di esperti nei posti importanti e ora a livello locale il PD mette un medico a capo di un aeroporto. Forse è più utile a bordo :). Speriamo bene e che Ryan non ci lasci a terra.

  2. paolo ventura 11 aprile 2008 10:55

    Ah dimenticavo sempre a proposito di Rusticali, largo ai giovani!

  3. raoulmosconi 11 aprile 2008 17:46

    Questo appello nasce in coda all’incontro del 07 aprile con il prof. Vassallo. L’urgenza della pubblicazione ha limitato il numero delle adesioni potenziali, per questo motivo chi condivide l’appello può inserire un commento di adesione.
    Al commento di Paolo Ventura rispondo che quanto scitto nell’appello per me e per gli altri firmatari non sono solo belle parole. La nostra è una precisa volontà di azione politica che nel Pd, per come è nato e per i principi che lo ispirano, è destinata a trovare cittadinanza, altrimenti quella che rischia di non decollare è la politica italiana, di cui la nostra politica cittadina è parte.

  4. Alessandro Pilotti 11 aprile 2008 20:50

    Ora facciamo gli ultimi sforzi per portare gli ultimi voti al Partito Democratico.
    Poi i firmatari presenti e futuri di questo appello si diano appuntamento i primi di maggio per dare sostanza a quanto scritto nel documento e per attuare dei comportamenti concreti anche nel piano locale.

  5. Carlo Giunchi 12 aprile 2008 13:14

    Aderisco all’appello.
    Carlo Giunchi

  6. Alessandro Pilotti 13 aprile 2008 18:51

    Oggi ho votato alle 8.30. Per la prima volta nella cabina elettorale senza esitazioni. Per quindici anni ho cercato un luogo, uno spazio politico.
    Ora finalmente c’è. Ricordo la prima volta che votai Ulivo nel 1996 nel maggioritario, la difficoltà a trovare nella scheda proporzionale un partito in cui riconoscrmi, poi nel 2001 il voto all’Ulivo e all’alleanza del Girasole.
    Nel 2006 il voto convinto all’Ulivo alla Camera e convinto, ma sofferto ai Democratici di Sinistra al Senato.
    Oggi finalmente c’era il PD e questo al di là di come vadano le elezioni e il partito del XXI secolo, il partito dell’Europa.

  7. Thomas Casadei 15 aprile 2008 00:45

    Avanti!

    (ovvero: teniamo le maniche rimboccate e coltiviamo un’idea dell’Italia civile e solidale, un’altra idea dell’Italia).

    Non c’è che dire sento una profonda differenza tra ieri e questa sera.
    Ieri: il profumo della democrazia del giorno delle elezioni, il sole tra qualche nuvola, con me al seggio per la prima volta Caterina (già “democratica prenatale” come l’ha definita un caro amico e compagno su questo blog) e, ancora, poco prima il saluto di Ubalda, ultraottuagenaria staffetta partigiana che mi conosce fin da quando ero in fasce e mi ha detto prima che io entrassi al seggio “ti voglio bene, e la democrazia è bella”, molte persone intorno, un “si può fare” condiviso e che spingeva avanti.
    Questa sera: piove, il cielo è nero, prevale un certo senso di solitudine dopo alcuni commenti un po’ scoraggiati o comunque mesti al telefoni (altra storia, altri squilli, se il Pd avesse vinto…), e Caterina ieri sorridente non ha fatto altro che piangere oggi pomeriggio e stasera (chissà forse l’aria cominciava a non piacerle troppo…). Berlusconi e il popolo della libertà, insieme alla Lega Nord e alla “Lega Sud” (MPA) hanno vinto, e nettamente, senza se e senza ma. Per la quinta volta candidato, dopo avere perso due volte, per la terza -come nel 1994, come nel 2001- il cavaliere come lo chiamano, o “il principale leader dello schieramento avversario”, ha vinto e con grande sicurezza.
    Socialisti, comunisti, istanze radicali del pacifismo e dei movimenti scompaiono dal Parlamento per la prima volta nella storia della repubblica. La Lega trionfa al nord e prende molti volti anche in emilia romagna. Il quadro politico si sposta fortemente verso posizioni conservatrici e di destra.
    Il quadro, letto solo così, è negativo.
    E tuttavia…

    Tuttavia Veltroni ha fatto una campagna elettorale innovativa, ha riportato speranza in tanti, ha fatto sì che i giovani guardassero con maggiore interesse alla politica e ai democratici; il partito democratico si è presentato come un soggetto nuovo, che comincia a mettersi alle spalle le precedenti organizzazioni partitiche (piuttosto logore), anche se molto c’è ancora da fare (specie a livello di logiche territoriali, specie in certe zone del paese dove lo pratica del ‘governo per il governo’ ha prodotto anche alcune storture: il caso Campania è eclatante sotto questo profilo). Questo soggetto va coltivato a partire dal basso, dai territori, dalle città, dai quartieri, dai tanti circoli, ma va coltivato anche in rete con tutti gli strumenti tecnologici che possono essere messi al servizio della partecipazione attiva e della mobilitazione. Occorre mettere in atto regole chiare, un funzionamento nuovo degli organismi (di questo - nel nostro territorio - c’è bisogno come l’aria, e ormai da anni viste anche alcune vicende del PCI/PDS/DS dove le regole liberali del funzionamento degli organismi a volte venivano “sospese”), una rendicontazione costante delle scelte e delle strategie, praticare atti simbolici autentici, non solo in campagna elettorale ma costantemente nel corso dell’anno, ogni anno (il bilancio sociale di partito, il taglio dei privilegi di alcuni incarichi, le nomine negli enti fatte senza alcuna argomentazione nelle sedi opportune). Occorre radicare questo nuovo soggetto, farne vivere democraticamente ogni parte, accompagnare alla sua azione una profonda riflessione sul paese e sull’idea dell’Italia che si vuole coltivare: civile, solidale, aperta alla speranza e non bloccata dalla paura. quell’idea dell’Italia che Veltroni ha cercato di indicare, ma che per diventare egemone ha bisogno ancora di tempo, di lavoro, di tanti che si mettono in gioco e al servizio della politica.
    C’è tanto lavoro da fare, le maniche vanno tenute rimboccate come lo sono state prima di tutto quelle dei tantissimi militanti democratici che la politica la praticano in quanto cittadini attivi e che danno corpo alla realizzazione dei progetti politici, con il loro attivismo e il loro consenso. I dirigenti senza popolo sono nulla (come mostra la debacle della sinistra arcobaleno: un fenomeno preoccupante e per certi versi anche doloroso).
    Occorre proseguire nell’innovazione di qualità della politica, non rassegnarsi alle logiche della paura, e della conservazione, insomma all’egemonia berlusconian-leghista (al nord) e berlusconian-sudista (al sud). Lavorare in profondità sulle basi culturali dei territori, capirne i bisogni, le difficoltà, le esigenze, saper incarnare al meglio lo spirito positivo che Veltroni ha impresso al PD ma che ovviamente deve pervadere l’intero soggetto politico se si vuole che esso si rafforzi, aumenti i propri consensi, diventi davvero il partito del ’secolo a venire’. Un partito che dovrà chiarire alcune sue basi valoriali, radicarsi pienamente negli scenari europei, ma soprattutto essere intrecciato alla vita quotidiana delle persone, in carne ed ossa. Un partito che ridia spessore civico alla politica, che non può essere solo e sempre tutela di interessi.

    Come mi ha scritto questa sera un’amica siciliana – che si è impegnata attivamente durante la campagna elettorale in una terra assai impervia per il Pd – “il male che viene è occasione per sognare di più e avere più energia per fare”. Il “male” (o quel che – molto laicamente – si ritiene tale o comunque “non buono”) in democrazia lo si scaccia con i voti e i consensi, e dunque coltivare una prospettiva d’alternativa, continuare a rafforzare il partito dei democratici diviene il compito, urgente, per chi non si rassegna allo stato delle cose del presente.

    Domani, oggi, è un altro giorno… bisogna guardare *avanti* e perseguire, con forza, una prospettiva che si è intrapresa. c’è bisogno delle energie di tanti, altri occorre cercarli e invitarli ad compagni in una sfida che va coltivata, con cura, non solo durante le campagne elettorali.

    Domani vado a trovare Ubalda, e porto anche Caterina.

  8. Thomas Casadei 15 aprile 2008 00:47

    scusate la svista:

    “altri occorre cercarli e invitarli ad ESSERE compagni in una sfida che va coltivata, con cura, non solo durante le campagne elettorali”.

  9. Alessandro Pilotti 15 aprile 2008 07:09

    Il dato politico forlivese è che per la prima volta dal dopoguerra ci troviamo, ammenochè Anna Finocchiaro non opti per la circoscrizione del Lazio, senza parlamentari forlivesi di ispirazione di sinistra o riformista.
    La federazione del PD di Piacenza ha ben 3 eletti alla Camera con molti meno votanti di Forlì il 14 ottobre.
    Nella fase di definizione delle candidature a Forlì ci sono stati degli errori.
    E’ stato comunicato ai quattro venti dal segretario che quella di Liviana (a cui va tutto il mio apprezzamento per la generosità e l’impegno manifestati in campagna elettorale) era una posizione sicura.
    Qualcuno ora dovrà rendere conto delle proprie scelte.

  10. patrizia barducci 15 aprile 2008 07:49

    SONO D’ACCORDO CON THOMAS,E ARRIVATO IL TEMPO DELL’IMPEGNO A CUI NON CI SI PUò SOTTRARRE.
    VERREI ANCH’IO DALL’UBALDA
    BUONA GIORNATA A TUTTI,ANCHE SE OGGI E’ UN ALTRO GIORNO

  11. raffaele barbiero 15 aprile 2008 11:24

    buon giorno,

    il quadro politico si semplifica e questo è un BENE, preferivo che “saltasse” l’udc di cuffaro e casini (di loro salvo tabacci e pezzotta) piuttosto che la sinistra arcobaleno -che sconta in modo drammatico tanti suoi errori e che tenterà di attribuirli agli altri-.

    Veltroni oggi va sostenuto più di ieri, personalmente avevo segnalato anche su questo blog alcune cose che non mi piacevano soprattutto nel contenuto dell’agire del Pd, ma l’idea di fare chiarezza fra gli elettori, l’idea di non demonizzare l’avversario, l’idea di dire cosa si vuole fare e non di rincorrere le parole d’ordine dell’altro schieramento, la volontà precisa di essere contro la criminalità organizzata e di non chiederne il voto -unico e forte esempio in Italia, sempre da stimare e ricordare-, l’idea di disegnare una speranza e un futuro, l’idea delle riforme, l’idea di innovare persone e metodi di lavoro dentro il partito sono da rafforzare e salvaguardare se si vuole lavorare per il cambiamento.
    Anche se siamo in una realtà dove predomina l’egoismo, il tornaconto individuale, la paura dell’altro e l’ignoranza (in termini di non conoscenza) organizzata dalla tv e dai giornali soprattutto fra i giovani, il mito del facile guadagno e del “furbo” che la “svanga” sempre. Costruire su questo contesto è difficile, pure non si parte da zero, ma dal buon lavoro e dalle buone energie messe in campo dal Pd e da Veltroni. Spero proprio che i vari “notabili” del partito, che ancora esistono e contano, non vogliano ritornare indietro e sopravvivere con la logica della rendita di posizione utile solo a loro nel breve termine.
    Andare avanti innovando soprattutto nelle modalità di aggregazione e nella capacità di dare voce alle istanze sociali e comunitarie delle persone, cercando di rappresentare istituzionalmente anche il buono di ciò che la sinistra arcobaleno rappresenta. Non cadere nella tentazione di ritornare ad imitare il liberismo selvaggio, l’informazione urlata, l’immagine e i soldi come senso della vita. Non è facendo la malacopia che si vince, ma sapendo proporre un’idea nuova di società e un nuovo di modello di relazioni umane. Sapendo che ci vuole tempo e che non ci sono scorciatoie.

    Per questo vi riallego una cosa, sul fare, che avevo scritto e messo nel blog ieri, ma che oggi sento ancor più importante:

    SI PUO’ FARE…..MA COSA?

    I problemi che dovremo affrontare sono tanti e complessi, ridurli a slogan puo’ essere utile per una campagna elettorale, ma poi bisogna cercare di entrare dentro le difficoltà che si affacciano a noi con la consapevolezza che non c’è un intervento, una misura in grado di risolvere tutto.
    Ci sono invece un insieme di misure che si possono prendere e che possono concorrere ad affrontare le questioni che di fronte a noi si pongono.
    Questo insieme di misure richiede anche una coerente azione di tutti i soggetti istituzionali e non (per non intendo i soggetti intermedi fra il singolo individuo e le istituzioni: le associazioni di rappresentanza degli interessi, i sindacati, il volontariato organizzato, ecc.).
    Oltre all’insieme delle misure e all’azione coerente di tutti serve un cambio di mentalità culturale, cioè pensare che se ci diamo regole ed obiettivi condivisi queste non sono fate per essere utilizzate a proprio uso e consumo o per evaderne le responsabilità, ma per rispettarle o modificarle –se non le si condivide- per un bene comune più alto.

    I tre passaggi che ho delineato sopra: insieme di misure, coerente azione di tutti, utilizzo delle regole e degli obiettivi per un bene comune si possono avere se si ha un’idea forte, un progetto alto sul quale ancorare la propria azione.
    Questo progetto è la costruzione di un’EUROPA UNITA E SOLIDALE, in grado di esercitare un ruolo nel governo mondiale. Un’Europa che si muova per realizzare la pace (intesa soprattutto come capacità di gestione nonviolenta dei conflitti), salvaguardia dell’ambiente e giustizia sociale.

    Puntiamo allora non sul paradigma sviluppista con il segno più, ma sul motto: . Significa investire in innovazione, ricerca e qualità delle relazioni umane e con gli esseri viventi che ci circondano.
    Possiamo infatti investire per avere energie alternative (non il nucleare) e rinnovabili, innovare nei prodotti e nei cicli di produzione per avere oggetti e prodotti che consumino meno energia sia nella produzione che nel loro utilizzo, nel ricercare sistemi di produzione, di imballaggio, ecc. che riducano la produzione di rifiuti, innovare nel settore dei trasporti e delle telecomunicazioni.
    Dobbiamo sapere che certi beni, essenziali al vivere umano, non sono commercializzabili o inseribili nelle sole logiche di mercato: acqua, energia, telecomunicazioni. La gestione pubblica di queste risorse può essere fatta in una logica di equilibrio economico, senza la necessità per questo di quotarsi in borsa e di rispondere perciò ad interessi distanti da dove si governano quei beni o alla sola indicazione del profitto obbligatorio per remunerare gli azionisti.
    Educhiamoci ed educhiamo al “bello”, a ciò che non si misura solo con il denaro o che non si può comprare, al piacere dello “stare insieme”, al gusto della gioia, della risata. Chi vive nel degrado e nel brutto, si conforma al degrado e alla violenza e viceversa.

    Le risorse per investire in questo percorso ci sono in Italia:
    - recupero dell’evasione fiscale e contributiva, da noi in misura percentuale molto più alta che negli altri Paesi;
    - tassazione delle rendite finanziarie, almeno a livello della media europea, con salvaguardia dei risparmiatori fino ad un determinato livello di investimento (un milione di euro?) e con contemporanea diminuzione della tassa sui conti correnti;
    - riduzione delle spese militari, unica voce di bilancio che cresce sempre. Un modello militare più difensivo, la volontà di incominciare a costituire corpi civili di pace in grado di affrontare i conflitti con strumenti nonviolenti potrebbero essere fonti di grandi risparmi;
    - riordino della Pubblica Amministrazione, ma non incominciando subito con grandi riforme che richiedono anni e sono molto complesse, partiamo dall’abolire le “sacche di privilegio reale” (intendo situazioni concrete e condizioni economiche, pensionistiche, di progressione di carriera che in una condizione di difficoltà generale e di impegni richiesti a tutti non possono più giustificarsi per solo alcune categorie di persone) che ancora esistono a partire da: docenti universitari, militari di carriera, dipendenti della Banca d’Italia, magistrati (senza intaccare di un solo millimetro l’indipendenza della magistratura che è altra cosa e che va tutelata sempre), notai, politici. Interveniamo sull’esistenza di enti non più giustificati e/o sul riordino o l’accorpamento di province, comuni, ecc.;
    - riequilibrio della forbice, che si sta sempre più allargando, fra gli stipendi di chi lavora e quelli di chi dirige le imprese (soprattutto se a partecipazione di denaro pubblico). Al di là del merito o meno dei singoli dirigenti (in Italia abbiamo strapagato anche chi ha portato le aziende in fallimento, vedi Alitalia-Cimoli) ha senso che fra lo stipendio di un singolo lavoratore e quello di un suo “manager” ci siano differenze di 20 e più volte lo stipendio percepito dal lavoratore? E’ così che si fa giustizia sociale? E’ così che si valorizza la risorsa umana?;
    - Facciamo politiche sulle infrastrutture che abbiano come confine non quello comunale o provinciale, ma un’insieme di realtà territoriali e di persone in grado di fare “massa critica” per l’utilizzo di quei beni.
    Ha senso che ogni città abbia il suo ipermercato, aeroporto, stadio, ecc.?

    Dove investire le risorse scaturite dalle misure summenzionate:

    1) nel lavoro, come opportunità di inserimento sociale e di dignità e stabilità economica. Sapendo che in Italia si sta profilando in questi anni una vera “questione salariale” (vedi anche il ragionamento sull’allargamento della “forbice” delle remunerazioni di cui parlo sopra);
    2) sull’ambiente, che oltre ad emergenza può essere sempre più una risorsa per investimenti, ricerca, innovazione e lavoro (energie alternative, produzione di prodotti meno energivori, riduzione dei rifiuti, ecc.). Tutti ambiti dove si possono creare investimenti e posti di lavoro;
    3) Giustizia civile e penale. Soprattutto quella civile dove la lunghezza e i costi delle procedure rendono l’accesso alla giustizia, aleatorio, costoso, defatigante e di fatto utile solo a chi danneggia o viola leggi e regolamenti.

    Infine tre misure di contesto:
    1) una legge sul conflitto d’interessi, che abbiamo visto con il caso Unipol non riguarda solo la destra;
    2) la riforma elettorale, dove si reintroduca una preferenza (non di più per evitare le cordate e il controllo dei voti da cui si uscì con un referendum circa 16 anni fa) per poter restituire un vero potere di scelta in mano agli elettori e oggi, di fatto, in mano solo alle segreterie dei partiti. Poi i partiti potrebbero, se volessero, adottare il sistema delle primarie, per ulteriormente consegnare un vero potere decisionale in mano alle persone e/o agli iscritti degli stessi partiti;
    3) l’abolizione o forte modifica delle tante leggi “ad personam” o per i suoi accoliti, fatte dal governo Berlusconi nel 2001-2006 (e quelle che si farà se vincerà le elezioni).
    Il falso in bilancio (oggi va in galera o rischia di andarci chi contraffà un cd e non chi mette a fondi neri milioni di euro della sua impresa), le rogatorie internazionali; la ex Cirielli; il lodo Schifani; decreto “salvacalcio” sui deficit milionari delle squadre di calcio che rischiavano il fallimento; il decreto salva Rete 4 dallo suo spostamento sul canale satellitare; aiuti di stato per i decoder prodotti da ditte “amiche”; esenzione Ici per strutture della Chiesa cattolica, anche se aventi fini di lucro.

    cordiali saluti, buon lavoro a tutti, fiducia a Veltroni e al Pd

    raffaele barbiero, 15 aprile 2008

  12. Alessandro Pilotti 15 aprile 2008 12:16

    Sono d’accordo con l’intervento di Raffaele Barbiero, con una sola eccezione. L’introduzione del voto di preferenza. Se in un ambito comunale e di quartiere va salvaguardato, nelle elezioni nazionali determinava e determina (elezioni europee) troppi condizionamenti lobbistici e la lievitazione delle spese elettorali (che vanno contenute alla stregua delle spese militari).Penso che l’uninominale, anche se proporzionale o il modello spagnolo liste bloccate brevissime e collegi provinciali possa essere la soluzione migliore.
    Unica cosa vorrei aggiungere: l’introduzione di uno statuto pubblico dei partiti per tutelare le minoranze e i meccanismi di selezione delle cariche istituzionali.

  13. Alessandro Pilotti 15 aprile 2008 12:32

    Dal blog di Ivan Scalfarotto

    Sono contento.

    Qualcuno penserà che sono impazzito, ma lo dico subito: io sono contento. Le elezioni sono state un disastro, non nascondo che cinque anni governati da quelli che “Mangano era un eroe” e che “bisogna riscrivere i libri di storia” non erano certamente in cima alle mie aspirazioni per gli anni centrali della mia vita, ma insomma per la prima volta da quando ho memoria io sto vedendo all’opera, e lo dico proprio da osservatore e appassionato della politica in quanto meccanismo, un quadro politico di tipo occidentale in Italia.

    Dunque. Semplificazione radicale del quadro politico. Un vincitore evidente che si assume la responsabilità di governare per un’intera legislatura. La sparizione delle estreme. Si tratta di tre novità che messe in fila mi fanno finalmente ricordare di essere cittadino di un paese a democrazia matura. L’unica anomalia che mi resterà a questo punto da spiegare ai miei colleghi britannici, francesi, tedeschi o americani - e lo dico senza voler demonizzare chicchessia, trattasi di pura constatazione - resta il fatto che il capo del governo sia l’uomo più ricco del paese con un coacervo di interessi politici e imprenditoriali senza uguali in nessun altro paese del mondo occidentale. Ma questa è storia antica.

    Detto questo, abbiamo perso le elezioni. Male. Vero. Quello che fa un partito europeo in queste situazioni è quello di rimboccarsi le maniche e ripartire. Io non credo che la sconfitta sia stata dovuta ad una campagna sbagliata o a scelte strategiche sbagliate, al contrario. Se non fossimo andati da soli ci saremmo schiantati ugualmente contro il muro, dovendo anche conservare la compagnia della variopinta banda dei nostri ex alleati. Sai che successone. Io penso che Veltroni abbia raccolto molti successi, a parte quello che poco consola della variazione in più rispetto alla somma di DS e Margherita (comunque sei punti in più al Senato e due alla Camera): Veltroni e il PD sono coloro che hanno spinto e causato questa piccola rivoluzione istituzionale semplificando il nostro quadro politico; Veltroni ha finalmente detto a chiare lettere cosa vogliamo fare della mafia, annientarla, rendendo così un enorme servizio al paese; il PD ha spinto anche un forte rinnovamento generazionale: entrano in parlamento decine di uomini e donne sotto i quarant’anni.

    Da qui secondo me si può ripartire, con immutato entusiasmo, facendo un’opposizione seria e rigorosissima e prendendoci cinque anni per dare al partito la solidità e il radicamento che non si potevano avere dopo sei mesi di vita. Ora Veltroni dovrà spingere i suoi giovani e preparare il campo perché la loro generazione prenda in mano il partito e il paese senza aspettare di essere un giovane di 55 anni come è successo a lui, e come succede troppo spesso in Italia. Anche avere un primo ministro di 72 anni è una cosa che non ha uguali in Europa, anche questa è un’anomalia italiana ancora non risolta.

    Due parole su di me. Stanotte ho ricevuto qualche telefonata di congratulazioni basata sul non raggiungimento del quorum da parte della Sinistra e l’Arcobaleno. In realtà, se i dati del Viminale saranno confermati, non sarò eletto: per via del premio di maggioranza nazionale la coalizione Berlusconi nel mio collegio ha preso il 60% dei seggi col 52% dei voti. Di conseguenza se Veltroni opterà per un collegio diverso da Lombardia 1 sarò il primo dei non eletti, altrimenti il secondo.

    Ho esordito dicendo che sono contento e sono contento anche di questo risultato: specie se sarò il primo dei non eletti questo mi darà la possibilità di continuare a fare politica nel partito da una posizione di sicura autorevolezza (in fondo sarò una specie di “quasi-parlamentare”, uno che da un momento all’altro può teoricamente essere richiamato in servizio) senza stravolgere radicalmente la mia vita. Terrò vivo il blog, come felicemente faccio da ormai quasi tre anni; continuerò a dare moltissime delle mie energie al partito che, mai come oggi, sono orgoglioso di aver contribuito a costruire; e poi considererò – con molta tranquillità, nelle prossime settimane – come fare a conciliare al meglio la mia vita professionale con la mia vita politica.

    Ah, e da domenica prossima, per quattro settimane, sarò di nuovo da Crozza su La7 la sera alle 21.30. Ci vediamo da quelle parti: non mancate.

  14. Antonino Leone 15 aprile 2008 19:17

    I risultati elettorali sono chiari: Berlusconi ha vinto, la Lega ha avuto un ottimo successo, la sinistra radicale non è presente in parlamento ed il PD è l’unica forza di centro sinistra che ha avuto un risultato rilevante. Adesso occorre collaborare per una nuova legge elettorale e per le riforme istituzionali. Dopo questi impegni il PD deve fare l’opposizione in parlamento proponendo il proprio programma e deve reinventarsi nella società (sindacato, aggregazioni varie) combattendo le incoerenze ed i privilegi. Occorre anche che chi non ha rappresentanza in parlamento non rappresenti più ai vertici comunità varie e cittadini moderati che non sono cresciuti ed hanno votato Berlusconi.
    Antonino leone

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