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Altri dati per riflettere sulle elezioni

Voti effettivi

I voti effettivi raccolti dai partiti e comparati con le elezioni del 2006 (da Radicali.it)

Risultati elezioni nazionali 2008

Risultati elezioni Emilia-Romagna 2008

Risultati elezioni provincia FC 2008

Risultati elezioni comune FO 2008

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7 Commenti a "Altri dati per riflettere sulle elezioni"

  1. Simone Morgagni 16 aprile 2008 22:49

    Sono state un ritornare alla realtà delle cose queste elezioni. L’ennesimo fallimento nella comprensione della società italiana e la chiara manifestazione del suo richiudersi in sé stessa, nelle soluzioni semplici, nella difesa di un territorio e di un’identità che ritiene sempre più minacciate.

    Da segnalare l’ennesimo fallimento dei sondaggi e delle interviste all’uscita dei seggi. Gli italiani mentono sul voto dato nel segreto del seggio, ma non per questo lo cambiano.

    Da segnalare la (definitiva?) perdita identitaria dei partiti della sinistra tesi tra l’indeciso altermondialismo critico e la nostalgia comunista della Sinistra Arcobaleno e la mancanza di una posizione chiaramente identificabile del Partito Democratico che ha tentato di palliare al proprio non posizionamento grazie alla figura carismatica del proprio leader e alla novità che rappresenta. Davvero il presentarsi come forza di governo richiede la copertura completa del campo o semplicemente non esistono (come accade al Partito Socialista in Francia ad esempio) visioni del mondo abbastanza chiare da poter costruire su di esse politiche che possano attirare la maggioranza degli elettori al di là della tradizionale opera di buongoverno locale?

    Da segnalare l’incredibile successo della Lega Nord, partito che sembra essere l’unico in gradi di rappresentare le paure, le tensioni degli italiani del nord, soprattutto delle classi meno agiate. Resta questo l’unico vero partito operaio d’Italia, purtroppo in tutti i suoi arcinoti difetti (considerati ancora come scandalosi fuori dai nostri confini) e purtroppo non sapendo proporre nulla più della chiusura totale verso l’esterno.

    Da segnalare, in generale, il successo dei partiti che in qualche modo rappresentano l’antipolitica in tutte le sue forme: dai voti confluiti su Silvio Berlusconi, unico politico capace di continuare a non esserlo, sulle liste civiche sperimentali di Beppe Grillo (il 3% a Roma senza soldi e senza struttura non è da sottovalutare), sull’Italia dei Valori.

    Questi sono per me i principali risultati derivanti dalle elezioni seguite alla campagna elettorale meno sentita da quando ho memoria.

    Sarà davvero lunga ricostruire, mi viene da pensare, mancando visioni e speranza. Ad ogni modo che altro fare, se non rimboccarsi le maniche?

  2. Thomas Casadei 23 aprile 2008 00:58

    Sicurezza/sicurezza

    Riservandomi di intervenire sulla nozione di *sicurezza* (assolutamente egemone nel dibattito politico più recente), a breve, segnalo una questione che attiene una forma di sicurezza spesso disconosciuta, sovente proprio con riferimento ai “clandestini”, agli “stranieri”, agli “extracomunitari”, come - con più o meno consapevole razzismo - li chiamano anche molti democratici….e dire che la grandissima parte di loro lavora, e duramente, con molta dignità e fatica. e tuttavia li si vorrebbe non vedere, perchè fanno - ormai sempre più spesso - *paura*.

    Morti bianche, la strage continua
    Sei vittime in un solo giorno

    ROMA - Ancora morti bianche, ancora gravissimi incidenti sul lavoro. Una giornata tragica, quella di oggi. Le vittime sono state sei. Due fratelli sono rimasti folgorati in provincia di Padova mentre pulivano la cisterna di una betoniera. A Frosinone un operaio è morto cadendo da un tetto. Nel Ferrarese un altro è stato investito da un Eurostar, mentre a Monfalcone un lavoratore è rimasto schiacciato in un macchinario. Altre due persone sono rimaste gravemente ferite a La Spezia e nel Comasco. Una vittima all’Ilva di Taranto.

    L’incidente a Este. L’episodio più grave si è verificato questo pomeriggio a Este, in provincia di Padova. Stefano Trovò, 42 anni, titolare di una ditta di trasporti, e suo fratello Diego, 34 anni, sono stati colpiti da una scarica elettrica alla “Eurosfusi”, un’azienda di Schiavonia d’Este (Padova).

    A quanto pare, stavano lavorando alla pulizia della cisterna di una betoniera quando hanno toccato i cavi della linea a media tensione con una lunga spazzola idraulica. I due sono stati scagliati a metri di distanza e sono morti sul colpo. Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco, i carabinieri e i tecnici dello Spisal, il servizio di prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro.

    Dramma a Frosinone. Un altro incidente mortale è avvenuto in un cantiere a Villa Santo Stefano, nei pressi di Frosinone. Giulio D’Agostino, un operaio di 44 anni che lavorava in una ditta specializzata nell’installazione di pannelli isolanti, è morto sul colpo cadendo da un’altezza di oltre otto metri. Stava lavorando con altri colleghi alla ristrutturazione del tetto di un’abitazione quando è precipitato. Secondo il segretario generale Fillea-Cgil, Luciano Piroli, “è scivolato mentre cercava di salire o scendere da una piccola scala di ferro posizionata sull’ultima rampa del ponteggio del cantiere che porta al tetto”. Il cantiere è stato sequestrato e sono stati avviati accertamenti per verificare se l’azienda edile avesse rispettato tutte le norme di sicurezza.

    Ferrara, operaio bosniaco investito da un Eurostar. Stava attraversando i binari e non si è accorto del treno in arrivo. Adis Masinovic, un operaio bosniaco di 21 anni residente nella provincia di Treviso, è morto dopo essere stato investito da un Eurostar nei pressi della stazione di Coronella, tra Bologna e Ferrara. L’operaio lavorava in un cantiere limitrofo alla ferrovia per la costruzione di un sovrappasso.

    L’uomo, che era al secondo giorno di lavoro, stava trasportando una saldatrice e ha attraversato i binari quando è arrivato il treno. Sono in corso indagini della magistratura e della polizia scientifica per accertare l’accaduto. Al più presto verrà fatto il punto con i tecnici dell’ispettorato del lavoro e della medicina del lavoro per valutare le eventuali irregolarità nel cantiere.

    Il traffico ferroviario è stato bloccato per un paio d’ore, ed è ripreso regolarmente solo alle 11.45. I treni a lunga percorrenza hanno accumulato ritardi attorno ai 90 minuti, mentre si sono trovate soluzioni alternative per i treni regionali, anche con l’ausilio di autobus.

    Muore schiacciato a Monfalcone. Un operaio croato di 41 anni è morto poco prima delle 18 nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone (Gorizia). Secondo una prima ricostruzione, è rimasto schiacciato da un macchinario.

    L’uomo lavorava per una ditta croata che opera per il consorzio triestino Mistral. I colleghi di lavoro sono sotto shock e alcuni di loro sono stati portati in osservazione in ospedale. Dopo l’incidente, l’operaio è stato subito assistito dal presidio medico del cantiere, dai Vigili del Fuoco presenti all’interno dello stabilimento e dai sanitari del 118 giunti sul posto, che hanno cercato di rianimarlo invano per oltre mezz’ora. Le maestranze hanno proclamato uno sciopero subito dopo aver saputo dell’incidente.

    Taranto, muore cadendo da una passerella. Gjoni Arian, 47 ani, origini albanesi, è morto cadendo da 15 metri d’altezza nel reparto zincatura a caldo
    dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto. Il lavoratore, in Italia con regolare permesso, era dipendente della Pedretti, un’impresa appaltatrice dello stabilimento siderurgico. Arian è caduto mentre, insieme col suo caposquadra, si stata occupando dell’assemblaggio di strutture metalliche su una passerella.

    La Spezia e Como, due feriti gravi. Rischia di perdere un braccio un operaio spezzino di 40 anni, dipendente di una ditta privata che sta effettuando lavori edili di risistemazione del manto stradale al molo Fornelli del Porto della Spezia. L’uomo è finito col braccio in una pompa di cemento mentre stava lavorando sulla banchina dello scalo. Soccorso dai colleghi, è stato poi trasportato in gravi condizioni in elicottero prima all’ospedale San Martino di Genova e poi al San Paolo di Savona, nel disperato tentativo di salvargli l’arto.

    E’ invece ricoverato a Como un operaio di 46 anni rimasto schiacciato da un muletto in movimento a Senna Comasco. I medici sono stati costretti ad
    amputargli una gamba, mentre stanno valutando come procedere sull’altra, anch’essa in pessime condizioni.

    (22 aprile 2008)

  3. riccardovitali 23 aprile 2008 13:37

    Leggo stamattina sui quotidiani locali l’autocritica del Segretario. Ce ne sarebbe per presentare formali dimissioni (se si usasse ancora farlo). Ce ne sarebbe per ipotizzare che i delegati che lo hanno scelto non siano stati illuminati dal santo spirito del conclave.
    Ce ne sarebbe per incominciare a prendere atto che in molti comuni si rischia la sconfitta (o il proseguimento del lavoro del precedente segretario (Ds) che nelle comunali vanta un bel 0-2 in casa).
    Ce ne sarebbe per cominciare sul serio. Poi giro pagina e vedo Rusticali alla Seaf e capisco che ammesso che si sia mai potuto fare, oggi non si può più.

  4. Carlo Giunchi 6 maggio 2008 12:14

    SUL PD E LE “CORRENTI”

    In un passaggio del suo discorso all’Assemblea territoriale del 21 aprile il segretario provinciale Alessandro Castagnoli, cercando di prefigurare il miglior percorso possibile per la crescita del partito, ha fatto riferimento ad una netta distinzione fra “correnti ideali” e “correntine”, non nascondendo un suo apprezzamento per le prime ed al contrario una forte avversione per le seconde.
    Questa riflessione naturalmente si innesta in una questione che, a livello locale, ha un certo risalto, cioè quella delle sedi decisionali, della loro legittimazione, della loro rappresentatività sostanziale.
    E il tema del “correntismo” riemerge, non solo come è stato in occasione delle primarie con la patetica accusa ad una lista di “frazionismo”, sulla quale si potrebbe sorridere se non incarnasse una persistente vocazione stalinista degna d’altri tempi, ma anche nella consuetudine dei gruppi dirigenti locali di demonizzare le differenze, soprattutto quelle che si manifestano nel corpo del partito stesso al di fuori della loro capacità di controllo.
    In questo quadro naturalmente il presunto “correntismo” diventa il capro espiatorio di ogni errore, di ogni sconfitta, di ogni inadeguatezza dei gruppi dirigenti. C’è anche chi ha avuto l’ardire di addebitare ad esso la catastrofica gestione della consultazione per le candidature, col suo corollario di scomparsa del territorio forlivese da ogni possibile rappresentanza parlamentare democratica.
    Dunque vorrei provare a fare un po’ di chiarezza al riguardo, rivolgendomi soprattutto a coloro che oggi nel PD investono grandi speranze di cambiamento della politica e del paese. E ciò anche perché è ormai matura la necessità che su tali aspetti si pongano dei punti fermi, sottraendoli alla pessima consuetudine dei “messaggi trasversali”, tipici di forme organizzative fondate sulla prevaricazione e sull’autoritarismo.
    Cominciamo da una definizione letterale (Devoto-Oli): “corrente = gruppo organizzato all’interno di un partito politico, che si richiama a particolari aspetti dell’ideologia del partito propugnandone la preminenza sul piano della prassi.”
    Sembra quasi una definizione concepita per spiegare quelle che Castagnoli chiama “correnti ideali”.
    In realtà il segretario non ha spiegato esattamente cosa intende con questo termine, in perfetto stile da vecchia politica del “detto non detto”, ma non è difficile dedurre che quando egli si riferisce al tema degli ideali pensi a “grandi temi”, quelli appunto che sfuggono alla politica per diventare ideologia, e che in quanto tali inducono appartenenza più che condivisione. Non ci vuole grande fantasia per immaginare che tale riferimento abbia rincorso l’idea, che pare molto diffusa, di considerare ad esempio la componente cattolica del partito appunto una “corrente ideale”, degna non solo di essere tollerata, ma addirittura formalmente rappresentata. Si ricordi al riguardo quanto Marco Errani dichiarò in occasione della scelta delle candidature per le politiche: “La scelta dei candidati ad esempio è stata fatta con altre logiche che tengono conto anche di equilibri regionali. Forlì per esempio nel bilancio complessivo doveva esprimere la componente cattolica e così è stato”.
    Ciò che voglio dire è che è proprio l’idea di “corrente ideale” che è più dannosa per il partito, proprio perché, derivando da un’ampia concezione del mondo, dell’uomo, della vita, è tendenzialmente caratterizzata da una forte ideologia, da un forte grado di appartenenza e da un approccio di tipo essenzialmente deduttivo.
    In tal senso la conseguenza più concreta è che ogni cosa, ogni proposta, ogni programma, ogni rappresentanza, sono ricondotti ad una visione unitaria ed esclusiva, con una comunicazione essenzialmente verticale, che non agisce per contaminazione orizzontale.
    Sul piano della politica concreta è evidente che un tale sistema di idee punta progressivamente sempre più al proprio consolidamento interno, concependo le proprie relazioni col resto da sé inevitabilmente in termini di rapporti di forza e di condizionamento attivo. Tali correnti non sono fra di loro permeabili, al massimo si possono alleare, e tendono ad irrigidire, evitando la vera dialettica, il corpo del partito. Anzi, più sono impermeabili e compatte, più si sentono forti e condizionanti.
    Il richiamo alle “correnti ideali” da parte del segretario forlivese del PD ci fa inoltre tornare indietro anche rispetto alle primarie del 14 ottobre 2007, nelle quali era parso che fossero i diversi orientamenti politici e i punti programmatici a prevalere, con poco spazio per l’ideologia. C’era un candidato, Veltroni, che era proposto da tre diverse liste, in una delle quali cattolici e laici sembravano confondersi; c’erano altre due liste, Bindi e Letta, di ispirazione cattolica, ma divergenti su alcuni aspetti politici.
    Da questo punto di vista fra l’altro resta da capire oggi, nel cuore del processo che inevitabilmente ha coinvolto il PD nazionale dopo il risultato delle elezioni, se i liberal di Morando/Zanone/Bassanini/Bianco, la sinistra di Vita e Nerozzi; i bersaniani, ecc., sono l’una o l’altra cosa, sono “correnti ideali” o pluralismo.
    Per quanto riguarda il livello locale, almeno stando all’immagine che di sé dà il nostro partito, oggi sembrano esserci tre “correnti ideali”: cattolici dell’ex margherita, con una ricompattazione oltre le liste, ex diessini, intesi come aggregazione prodotta dalle successive trasformazioni del PCI, ed ex repubblicani. A ciascuna di queste componenti corrispondono luoghi di influenza e centri di potere,
    gruppi di pressione e quadri dirigenti.
    E gli equilibri all’interno del partito stesso sono affidati non al necessario superamento di queste “vere correnti”, ma alla contrattazione fra di esse, tanto che spesso la mancanza di equilibrio è dovuta proprio all’incapacità di una o dell’altra di stare al gioco, magari a causa di una inadeguata compattezza interna. E meno una componente riesce ad essere “corrente”, più le altre se ne avvantaggiano, come è stato esattamente per la partita delle candidature.
    Ma vediamo cos’altro caratterizza il vero “correntismo”.
    Innanzitutto la mancanza di regole: le regole democratiche sono universali, valgono e sono uguali per tutti, mettono tutti sullo stesso piano. Dunque il vero correntismo le osteggia, o nella migliore delle ipotesi le evita. Il correntismo predilige l’”accordo” ed evita il “voto”, preferisce usare i canali di rappresentanza interni alle singole componenti, piuttosto che prefigurare un sistema di rappresentanze generali e condivise, opta più comunemente per la costruzione dell’”unanimismo” che per le maggioranze. La concezione correntizia di un partito ha grande timore per tutte quelle circostanze nelle quali si esprimono forme di democrazia diretta e universale, o nelle quali un organismo viene chiamato a votare in assenza di un accordo precostituito.
    La scelta del segretario, in apertura dell’Assemblea territoriale del 21 aprile, di non mettere ai voti la mozione sottoscritta da oltre 50 membri dell’Assemblea per una sua regolamentazione, rappresenta proprio una totale assenza di consuetudine a convivere con le più elementari regole democratiche. Egli aveva di fronte un documento non solo non filtrato da nessun organo direttivo (non ne esistono), ma neppure da nessuna aggregazione informale “garante dell’accordo fra le componenti”: il disorientamento è stato evidente. La scelta poi di non leggere neanche tutta la mozione e al contrario di leggere buona parte di nomi aggiunge un tocco di implicazioni freudiane a una ricerca che pareva finalizzata a incontrare qualche nome rassicurante.
    La stessa impostazione della consultazione di febbraio, senza una regola certa, nella quale non si capiva come si dovevano esprimere e leggere le preferenze, nella quale una proposta di candidatura avanzata da un solo iscritto di ognuno dei 37 circoli alla fine contava più di una candidatura magari proposta dalla metà degli iscritti di ognuno di 35 circoli, è stato il miglior sintomo dell’abitudine a non essere avvezzi alle regole da parte del gruppo dirigente locale del PD.
    Ma c’è un altro aspetto che è emblematico di un atteggiamento “correntistico” ed è quello che riguarda il modo con cui si gestisce in certi gruppi il dibattito politico e soprattutto il modo con cui si costruiscono le ipotesi programmatiche, si affrontano cioè i contenuti della politica.
    Si è già detto che il collante principale delle correnti è l’appartenenza. Da ciò consegue che, quando ci si pone il problema dei contenuti della politica, ed in particolare delle tematiche sulle quali si innesta poi la capacità programmatica di una forza politica, non si parte da una dimensione orizzontale, ma si tende a privilegiare l’omogeneità interna del gruppo. Per una componente al cui orizzonte sta prioritariamente la propria autoconservazione, come è appunto per le correnti, è assai rischioso affrontare tematiche di carattere politico e programmatico accettando un livello di contaminazione orizzontale degli iscritti, anche solo per aree di interesse. E’ molto pericoloso perché ciò può scomporre gli orientamenti e produrre riaggregazioni orizzontali non coincidenti con le correnti stesse. Il correntismo predilige l’idea che ciascuno elabori i propri programmi e poi li contratti con gli altri, cioè l’appartenenza sta prima dell’opzione programmatica. Per il correntismo è assai rischioso che gruppi spontanei o aggregazioni di settore affrontino il tema dei programmi.
    Se ciò avviene è meglio muoversi per tempo e magari riprodurre negli organismi orizzontali la stessa suddivisione correntizia.
    Non è questo ciò che può avvenire nel PD a livello locale per i Forum, che rischiano di essere visti come semplici sedi di confronto tematico fra le componenti?
    Un’ultima questione che aiuta a comprendere cosa sono davvero le correnti e quando un partito ne è caratterizzato, è il rapporto complessivo con quella che una volta veniva chiama “base”, alla quale si ricorre solo per ottenere una legittimazione di decisioni altrimenti assunte.
    Il corpo del partito non è più investito di una funzione attiva e strategica, ma è ridotto a semplice campo di gioco nel quale ciascuno cerca di conquistare qualche lunghezza in più.
    Dunque le “correnti ideali” non sono sintomo di pluralismo, come al contrario qualcuno pensa; non sono sintomo della diversità che arricchisce un partito.
    Non lo sono perchè ogni corrente è anche una “conventio ad excludendum” e dunque ostacola la precondizione di ogni forma di pluralismo, cioè la libertà di aggregarsi e riaggregarsi a partire da qualunque oggetto che riguarda il dibattito politico ed il diritto a esistere di ogni posizione a prescindere da una sua organica appartenenza di schieramento.

    Ho dedicato abbastanza spazio a queste valutazioni sul significato delle correnti per due ragioni principali: la prima riguarda il fatto che a mio avviso è opportuno prendere l’abitudine, quando ci si riferisce a certi argomenti, di supportarli con un minimo di riflessione in modo da sottrarli dal mare dei luoghi comuni; la seconda riguarda invece la mia convinzione che la vera logica correntizia sia quella che oggi orienta i comportamenti del gruppo dirigente locale del PD, quella che spiega il perché della persistenza dei gruppi di potere afferenti ai vecchi partiti, che ci aiuta a comprendere il senso di un comportamento fondato sulle “relazioni informali”, sullo “scambio” e sulla progressiva emarginazione della componente del partito che più di recente si è avvicinata alla politica attiva, rispetto alla quale i varchi di accesso al partito stesso si dimostrano, se non proprio del tutto richiusi, almeno caratterizzati da una scarsissima forza di attrazione.

  5. Collini Stefania 8 maggio 2008 00:23

    ORGANI DIRIGENTI DEL PARTITO, DEMOCRAZIA INTERNA,REGOLE
    GIORNALI PERCHE’ SI E PERCHE’ NO ?

    Un amico mi ha inviato il commento- analisi del voto del prof. Ilvo Diamanti che scrive ” il pd in altri termini, ci sembra ancora un progetto incompiuto. Riflette una domanda diffusa. Ha raccolto un ampio sostegno sociale. Riscuote attenzione e curiosità, nei settori moderati e di sinistra. Una novità attraente, ma vecchia dal punto di vista del gruppo dirigente. Nazionale ed ancor più locale. Dove i giovani, le donne, i lavoratori, gli imprenditori, insomma i nuovi, quando si affacciano alla politica trovano porte strette… un luogo dove prevalgono i vecchi, non solo e non tanto per età.Ma per mentalità e carriera….”
    L’altra sera,6 maggio, in sede di prima riunione dell’assemblea comunale , ho aperto il mio modesto contributo con la lettura di queste parole.
    Perchè in queste poche righe vedo riassunte gran parte delle problematiche maggiori del PD e del centro sinistra: mancanza di apertura e rinnovamento vero, chiusure asfittiche ed escludenti che marginalizzano spinte e processi di innovazione testimoniati dalle alte affluenze alle primarie prima, ed alle elezioni dei primi organismi dirigenti del partito poi. Con conseguente mancanza di ricambio di idee e di percezione vera dei bisogni della gente. Che infatti ha preferito la destra, anche se prima aveva votato a sinistra.Siamo avvisati, ma forse non ci è bastato.
    Porte strette anche a sane regole di procedura e selezione degli organismi dirigenti, che invece una volta sancite, tutelerebbero la democrazia interna del partito, senza egemonie predederminate e precostituite.
    In questo senso, così come auspicato in più interventi nel corso dell’assemblea territoriale del 21 e 28 aprile, anche nell’assemblea comunale forlivese sono state proposte ipotesi di metodi partecipativi e trasparenti per giungere alla costituzione di organismi dirigenti più agevoli e gestibili nella fase istruttoria di elaborazione dei progetti-programmi politici del PD, direzioni che non devono esautorare le assemblee elettive, uniche titolari e veramente rappresentative dei pluralismi che compongono a livello territoriale il PD, che non dovranno fungere da semplice pedissequa ratifica di decisioni già prese dal livello intermedio. A ciascun organismo il suo ruolo, senza prevaricazioni, sovrapposizioni, deleghe in bianco. A ogni grado la propria responsabilità ( tre sono per me sufficenti: segretario, direzione , assemblea. Poi ridotto esecutivo o staff del segretario).
    In mancanza di precise disposizione di uno statuto regionale ancora non approvato, ogni federazione secondo me deve dotarsi di regole di corretto e democratico funzionamento.
    Penso che le direzioni debbano essere composte da membri selezionati all’interno delle assemblee stesse, in base a precisi criteri di competenza, esperienza, rappresentanza di mondi, sensibilità e territori: per conoscere questi elementi sarebbe senz’altro utile una indagine conoscitiva (alcuni mesi fa consegnai ed illustrai una bozza di modulo di rilevazione al segretario, elaborato dall’amico Carlo Giunchi proprio con queste finalità conoscitive).
    Ho proposto durante l’assemblea alla Segretaria Comunale di realizzarla subito a Forlì’, con la collaborazione dei segretari di circolo, per recuperare quei dati oggettivi di selezione e scelta dei candidati membri alla direzione, distanti dalla semplice soggettività e da calcoli di mera opportunità e convenienza.
    Segretario, esecutivo di fiducia del segretario ma votato in assemblea, direzione ristretta ed agile,selezionata secondo criteri ben definiti fra i delegati stessi e votata sempre in assemblea , che non prosciughi e privi, come spesso accaduto in un passato che vorrei remoto, le assemblee dalla titolarità delle loro prerogative da statuto.Queste le mie idee, attendo di conoscere attraverso il blog le vostre.
    Trovo anche necessario un comitato di saggi e/o garanti che vigilino sul rispetto delle regole di democrazia interna e sulla compatibilità dei contenuti al programma nazionale del P.D.
    Un partito democratico di nome e di fatto, in cui la pluralità di idee sia rispettata, abbia spazio la libera discussione ed alla fine venga votata e decisa la sintesi comune, che diviene la linea e la proposta politica di tutti.
    Finora nel nuovo partito tempi e spazi veri per la discussione ed elaborazione sono mancati. Ci sono state si alcune riunioni, ma concentrate sulle procedure costitutive del partito, poi prevalentemente di carattere elettorale.
    Oggi è il momento di dare spazio alla democrazia partecipativa, al dialogo interno creando i luoghi deputati, nel rispetto delle idee, delle diverse capacità espressive, e con tanto tantissimo spazio al sano buon senso.
    Infine, per completare il quadro degli elementi di conoscenza indispensabili per una completa visione prima di ogni decisione e scelta,occorre discutere in assemblea anche del bilancio sociale del Partito e del codice etico che intendiamo adottare e praticare a livello locale.
    Ritengo che questi siano gli elementi essenziali da proporre e definire, proprio per l’assenza di norme regionali di riferimento: in mancanza di queste non trovo edificante nè salutare, per un partito che si definisce democratico, procedere in modo autoritario, a sorpresa. No al partito liquido, ma neppure al despotismo e ai colpi di mano improvvisi: chi critica e contesta la “bagarre politica sui giornali”, non può poi relazionarsi coi i propri delegati e segretari di circolo, solo attraverso i giornali, usando comunicati stampa a sorpresa per informare delle decisioni assunte.
    Esiste più semplicemente un metodo di relazione all’interno del partito fatto di buone regole e di trasparenza da adottare: perchè non parlare di persona ieri sera all’assemblea comunale e preferire invece l’effetto sorpresa del comunicato stampa ai giornali?
    Siamo in una terra in cui vigono usi e consuetudini che, in mancanza di leggi scritte hanno lo stesso valore: con una stretta di mano si fanno contratti in piazza che hanno forza giuridica.
    In questa terra, in cui la stretta di mano ha tale importanza, si può e si deve trovare il coraggio di comunicare di persona, e non farlo attraverso i giornali come metodo.
    Questa regola deve valere per tutti, non solo per qualcuno!
    Stefania

  6. angiolino mini 8 maggio 2008 17:53

    si prenda lo statuto del PD. l’art 7,concernente la formazione della segreteria nazionale, assimilabile all’esecutivo locale annunciato con una news,impone al segretario di dare “comunicazione della nomina in una riunione del coordinamento nazionale convocato con specifico ordine del giorno”. Il coordinamento nazionale a sua volta, si veda l’art 8, corrisponde all’organismo locale annunciato (quindi non esistente, secondo monsieur Lapalisse)dal segretario.Se anche non fosse esistita quella norma dello statuto sottolineata da Pilotti, tutto consigliava di procedere per analogia, e cioè andare alla elezione del coordinamento o direzione o direttivo che dir si voglia, e a questo organismo sottoporre successivamente la nomina dell’esecutivo.
    Il segretario non poteva fare quello che ha fatto.
    E’ auspicabile che se ne renda conto, e faccia una saggia ritirata.

  7. Enrico Sbardolini 20 febbraio 2009 15:53

    Visto che la mia tabella (provvisoria) ha interessato qualcuno, questo è l’indirizzo di quella che sto realizzando sulle elezioni regionali sarde:

    http://img14.imageshack.us/img14/5069/tabellaelezionisardefa7.png

    Mi sembra che fasciarsi la testa così energicamente come sta facendo il PD non sia particolarmente giustificato dai numeri. In realtà Berlusconi ha raccolto il voto delle formazioni politiche locali (Soru ha visto sfasciarsi la sua) e quello dei transfughi dell’UDEUR. Non vi pare d’esagerare un po’?

    Nota:
    Tabella più completa rispetto a quella pubblicata in questa pagina:
    http://img180.imageshack.us/img180/8311/20062008ivbozzact8.png

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