La città porosa. Il luogo rivela i conflitti tra conservazione e innovazione
Quando la città dialoga, come nel caso del Cittàterritorio Festival di Ferrara appena conclusosi, gli stimoli a ripensare il paesaggio non mancano. A partire dalla definizione del termine. E’ più facile definire il paesaggio dicendo quello che non è: né il giardino, né l’ambiente. E non basta nemmeno guardare fino alla linea dell’orizzonte per comprenderlo, ma bisogna andare oltre lo spazio, il tempo e considerare come elementi del paesaggio anche i mutamenti storici ed antropologici (Cfr. Magnani 2008).
Potrebbe essere rilevante quindi riferirsi al Paesaggio urbano partendo dalla relazione che intercorre tra la città e il cittadino che la abita, dalla sua evoluzione in età moderna e contemporanea; questa è una relazione contraddittoria: le città sono sempre più accelerate e inarrestabili ma cresce il lamento unanime rivolto alla qualità della vita all’interno di esse. Città e cittadini stanno diventando estranei le une agli altri anche se continuano a cercarsi. Sono aumentati oggi i rischi della disgregazione sociale: è forte il pericolo che la rappresentazione virtuale prenda il sopravvento sulla realtà. Se da una parte la città moderna offre maggiori opportunità, dall’altra crea situazioni di solitudine crudele. I cittadini utilizzano lo spazio urbano, ma non si riconoscono in esso, eppure mai come in questo momento sono stati costruiti tanti “pezzi” di città (Cfr. Gregotti 2008).
Il concetto di città va evidentemente reinterpretato. Stiamo assistendo ad un disassemblaggio dell’urbanità, ogni città ne contiene tante altre, e se non si riesce a mantenere la comunicazione tra tutte, si genera violenza e disuguaglianza. Ci sono tuttavia anche degli esempi positivi di interazione come il caso (soggetto di studio di Sassen S.) di un ghetto di Chicago dove i musulmani di colore hanno stretto rapporti con gli emigrati palestinesi dai quali ricevono insegnamenti religiosi, dando in cambio lezioni di rap (Cfr. Sassen 2008).
Flavio Milandri
View blog reactions3 Commenti a "La città porosa. Il luogo rivela i conflitti tra conservazione e innovazione"
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Ieri facendo zapping sono finito su Teleromagna e ho visto il capogruppo in comune di Forlì, Marco Errani, che presentava “il buongoverno dei fatti”, un bilancio di quattro anni di giunta Masini.
Lo stile sembrava quello di un filmato dell’Istituto Luce degli anni’30, quando la comunicazione era mera propaganda.
La mancanza di empatia con la città è putroppo un fatto e non è con la propaganda che si può colmare questo deficit.
Ho votato Nadia Masini nel 2004 e ne apprezzo il rigore morale, ma non possiamo attendere settembre affinchè sciolga la riserva sulla sua ricandidatura.
Gli altri sindaci dei capoluoghi dell’Emilia-Romagna da oltre un mese hanno dichiarato le proprie intenzioni.
Lasciamo stare la propaganda e facciamo primarie vere in cui i candidati possano misurarsi con eguali opportunità.
Ieri, in un clima assolutamente disteso (al mare), ho avuto occasione di incontrare alcuni conoscenti e amici coi quali, partendo dai rituali “come va?”, ci siamo trovati a parlare di amministrative 2009. Il percorso per giungere al tema di cui sopra è generalmente abbastanza breve, di solito giunge dopo che si affronta il tema del lavoro, soprattutto quando questo è radicato in città e risente delle scelte e degli umori dell’amministrazione.
E anche stamattina, con alcuni colleghi è tornato assolutamente di attualità il tema delle elezioni.
Insomma, ovunque, oramai si parla di questo, ma con visioni molto diverse.
Dunque, a organismi formati, per il PD questo è assolutamente e “irrimandabilmente” il tema!
Infatti il quadro che emerge, in merito all’attuale orientamento della cittadinanza forlivese, per il PD locale, è preoccupante.
Intravedo un’elettorato meno “fidelizzato” per uno schieramento rispetto ad un’altro, e più propenso a votare chi può garantire “il buongoverno”, senza troppa paura di cambiare un corso pluridecennale di storia ammistrativa.
In questo quadro, il manualetto del buongoverno non aiuta ad intercettare flussi elettorali in fase di partenza.
E come tutte le cose, è stato pensato e fatto senza coinvolgere largamente il partito, che, forse, attraverso la competenza e il radicamento delle tante donne e uomini capaci, avrebbe potuto raccontare meglio le cose e tentare di proporre soluzioni nuove e prospettive nuove ad una città assai perplessa. (Naturalmente, per il manualetto, tutto va molto bene.)
Non si aspetti troppo tempo a prendere le decisioni più importanti in merito alle prossime elezioni, e lo si faccia in un clima assolutamente di massima disponibilità e collaborazione tra tutti, perchè l’obiettivo è alto e assolutamente da centrare!
Riccardo Bacchi
La partecipazione creativa. Did someone say partecipate?
Le esperienze partecipative destano interesse. Certamente è sempre presente il rischio che si realizzi una sorta di teatro della democrazia su di un palcoscenico che rappresentando una realtà fittizia mantenga in ombra il livello decisionale vero. La questione non è sconosciuta in Italia. Nelle città attraversate e segnate dal mutamento i conflitti sono sempre radicati nei rapporti di potere. In ogni caso esso quasi sempre risulta un elemento trainante per la mobilità sociale, per lo sviluppo. Dunque più che negare i conflitti si dovrebbe tendere ad affrontarli in forme civili ovvero ad istituzionalizzarli. Nei periodi di crisi vera non c’è un posto in cui nascondersi, la crisi è strana, ci ferisce tutti. la crisi squarcia ma aprendo rivela. Franco Ferrarotti sottolinea che essa ha una funzione epifanica. Ci fa vedere dentro, ci risveglia bruscamente anche dal degrado della partecipazione troppo spesso formale.
La partecipazione mancata non può essere sostituita dalla nostalgia; altra cosa è la memoria per lavorare sul “degrado”. Esso può, a ben vedere, essere inteso come la mancanza di un patto tra le diverse anime che popolano le città, tra i differenti ritmi biologici, tra le generazioni e le genti diverse. Nel risveglio partecipativo della città nelle tante forme di dialogo non possono difettare certamente le Istituzioni, che hanno in capo la responsabilità della decisione collettiva, dopo l’esercizio dell’ascolto e dell’implementazione delle politiche.
I cittadini e le tante forme sociali intermedie strutturate, a partire dalla forma organizzativa partito, possono trarre giovamento da una rinvigorita cassetta degli attrezzi sviluppata, fruibile, diffusa. Un primo incompleto, duttile, estemporaneo repertorio di servizi alla partecipazione di una comunità educante utile per diversi scopi, soprattutto per una nuova idea di ben-essere sobrio, felice, condiviso può certamente iniziarsi così. Analisi dei bisogni territoriali (mettere a fuoco le funzioni svolte dagli attori sociali, economici e le necessità territoriali da concepire in termini di domanda al governo locale). Analisi della fiducia e misurazione del capitale sociale (per verificare la dotazione di risorse relazionali, producono beni pubblici?). Animazione e costruzione di capitale sociale (come strategia di recupero di relazioni sociali virtuose). Animazione intergenerazionale ed interculturale. Analisi e valutazione delle politiche e dell’influenza associativa sulle decisioni pubbliche. Analisi e valutazione degli ambienti relazionali informali e dei gruppi sociali a bassa istituzionalizzazione. Analisi delle coalizioni e valutazione dei conflitti tra i diversi attori presenti sul territorio. Ascolto urbano (esplorazione degli interessi territoriali finalizzata ad approfondire la natura degli attori presenti sul campo, a recuperare il racconto urbano). Comunicazione conviviale (lavorando sui codici della comunicazione produrre informazione). Mappe relazionali con materiale documentaristico e fotografico. Offerta educativa (laboratori) sui temi (riqualificazione/rigenerazione urbana; dismissione industriale/archeologia industriale; capitale sociale/educazione civica; partecipazione urbana/associazionismo; riuso creativo/riciclo). Stimolazione della partecipazione e costruzione di arene deliberative (finalizzate alla costruzione di visioni condivise sulle destinazioni d’uso del territorio).
La partecipazione è creativa, e allora … che fai, rilanci?