La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Cari Democratici

Cari Democratici,                                                                          l’attuale situazione di altalena, a tratti sconcertante, tra speranze e aspettative di un Partito Democratico veramente simile agli entusiasmanti racconti di Veltroni, e delusione irritata di fronte alla brutta copia delle repliche di un film già visto, rende indispensabile unire gli sforzi per superare con “onore” questa complessa fase costituente.

In attesa che lo Statuto regionale possa fornire un quadro normativo di riferimento per la costituzione degli organi, sarebbe interessante confrontare qui sul nostro blog le idee e le proposte su come giungere alla costituzione dell’organismi dirigenti intermedi, tra l’Assemblea ed il Segretario.

Apriamo la discussione!

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81 Commenti a "Cari Democratici"

  1. Collini Stefania 9 maggio 2008 16:40

    Riassumo qui alcune idee per gli organismi , applicabili sia nel livello territoriale che comunale.
    A ciascun organismo il suo ruolo, senza prevaricazioni, sovrapposizioni, deleghe in bianco. A ogni grado la propria responsabilità ( tre sono per me sufficienti: segretario, direzione , assemblea. Poi ridotto esecutivo o staff che affianchi esecutivamente il lavoro del segretario).
    Penso che le direzioni debbano essere composte da membri selezionati all’interno delle assemblee stesse, in base a precisi criteri di competenza, esperienza, rappresentanza di mondi, sensibilità e territori: per conoscere questi elementi sarebbe senz’altro utile l’ indagine conoscitiva degli eletti da realizzarsi attraverso il questionario , predisposto dall’amico Carlo Giunchi, che presentai due mesi fa al segretario Castagnoli, che parve entusiasta, ma poi non se ne è più saputo nulla.
    Durante l’assemblea comunale ho riproposto l’indagine alla Segretaria Elisa Massa, invitandola a realizzarla subito a Forlì’, con la collaborazione dei segretari di circolo, per recuperare dati oggettivi di selezione e scelta dei candidati alla direzione, dati oggettivi non inquinati variabili strane o da calcoli di convenienza o altro.
    Segretario, esecutivo di fiducia del segretario ma votato in assemblea, direzione ristretta ed agile, votata sempre in assemblea , tre gradi successivi che non prosciughino e privino, come spesso accaduto in un passato che vorrei remoto, le assemblee dalla titolarità delle loro prerogative da statuto.
    Trovo anche necessario un comitato di saggi e/o garanti che vigilino sul rispetto delle regole di democrazia interna e sulla compatibilità dei contenuti dei programmi locali al programma nazionale del P.D.
    Un partito democratico di nome e di fatto, in cui la pluralità di idee sia rispettata, abbia spazio la libera discussione ed alla fine venga votata e decisa la sintesi comune, che diviene la linea e la proposta politica di tutti. Ma che almeno si discuta e si ascolti!
    Organismi che diano respiro alla democrazia partecipativa, al dialogo interno, nel rispetto delle idee, dei distinti ruoli, delle diverse capacità espressive, e con tanto tantissimo spazio al sano buon senso.
    Infine, per chiudere il quadro degli elementi di conoscenza indispensabili per una completa visione, occorre discutere in assemblea anche del bilancio sociale del Partito e del codice etico che intendiamo adottare e praticare a livello locale.

  2. luciana tampieri 11 maggio 2008 16:33

    grazie della chiarezza di idee e della concretezza.
    sono d’accordo e mi sento meno sola
    luciana

  3. Franco Valbonesi 15 maggio 2008 11:37

    Concordo con Stefania
    Se quello che cerchiamo sono, come è giusto che sia consensi, la strada da percorrere è quella della trasparenza e della scelta democratica dei ruoli.
    Come segretario di un circolo anche facendo le prove allo specchio non riesco a trovare la faccia con cui presentarmi al mio consiglio per far digerire scelte che non comprendo se non riconoscendole come pratiche che avevamo dichiarato di abbandonare e condannare.
    Questa situazione è dirompente e negativa per il futuro del partito nella nostra città.
    La lettera dei giovani ha con le giuste parole individuato la nostra criticità e il nostro limite attuale, diamoci una scrollata, muoviamoci.
    Franco V

  4. Thomas Casadei 15 maggio 2008 23:42

    Caro Franco,

    mi fa piacere che un altro Segretario di Circolo (se non sbaglio quello che coordini è il circolo di Villagrappa), e ormai sono diversi ad averlo fatto, assuma pubblicamente una posizione su quella che dovrebbe essere l’”abc” del nostro partito (ovvero come la definiva il liberalsocialista Guido Calogero “le regole della democrazia”) e che invece in ogni passaggio di rilievo viene sistematicamente calpestata (allontanando chi si è avvicinato al Partito democratico con molta speranza ed entusiasmo).
    Concordo sul fatto che siano proprio i giovani del nostro territorio, in questi giorni, ad essere “maestri di democrazia” (come li ha felicemente definiti Alex Pilotti): il loro documento mostra con grande lucidità la giusta direzione di movimento. E anche le loro iniziative - culturali e, al tempo stesso, fortemente politiche - mostrano quale dovrebbe essere lo spirito di chi intende vincere la “battaglia delle idee” e dunque espandere i propri consensi, coltivando senso critico, passione civica, ideali che sostanzino progetti di governo e di trasformazione dell’esistente.

    Chi invece pensa al partito democratico come una nuova veste per non cambiare pelle e perpetuare le vecchie logiche di una politica che si è allontanata dai cittadini e rinchiusa nelle segrete stanze sceglie di non coinvolgere i circoli nei passaggi cruciali della vita del partito (pensando che i segretari siano classificabili secondo criteri di “affidabilità” e “fedeltà”) e di gestire tutto secondo le regole della spartizione e dell’esclusione, ma soprattutto senza trasparenza e senza un metodo condiviso.
    Vecchi vizi che hanno portato partiti ormai logori ad una strutturale crisi di rappresentanza, vizi che, se perpetuati (come dici tu), “generano una situazione dirompente e negativa per il futuro del partito della città” e del territorio. Ma del resto che cosa aspettarsi da chi pensa al partito democratico non come ad un nuovo progetto di inclusione, aperto alla società, alle competenze, ai mondi in cui essa si articola, ma ad uno strumento per veicolare vecchi assetti di potere, e dare nuovo vigore a vecchie spartizioni? E per fare ciò servono decisioni e provvedimenti che maturano in stanze chiuse, asfittiche, fermi su schemi travolti dalla storia: l’alternativa è il movimento, il dare vitalità ai tanti luoghi di cui dovrebbe avvalersi il Partito democratico come *partito nuovo*, che sa vivificare i luoghi della società e della città, che sa pensare e agire con coerenza, come i nostri giovani ci insegnano.
    Chi apprezza la poca chiarezza e la chiusura delle stanze del potere (o del sotto potere) non ha specchi, se si guardasse l’immagine sarebbe quella della decadenza…
    Concordo, diamoci una scrollata

    P.S. Segnalo a Riccardo V. che nonostante si siano più volte avanzati progetti di innovazione al servizio della democrazia e della vita del partito, nonchè idee innovative come il modello del “circolo telematico” (da parte di democratici che si ritrovano in questo spazio aperto, così come dai giovani democratici) hanno prevalso il disimpegno e un ascolto fittizio.
    Quanto a Forlimpopoli il sito/blog è attivo http://www.pdforlimpopoli.it
    E presto conoscerà una nuova impostazione che consentirà di postare più facilmente commenti e partecipare attivamente alla discussione in rete.

  5. riccardovitali 16 maggio 2008 11:17

    Credo se si parla sinceramente che in alcune analisi ci sia un pizzico di ingenuità.
    C’è davvero qualcuno che pensava seriamente che una classe dirigente vecchia e piuttosto sorda accettasse con inerzia la propria estinzione?
    Soprattutto in un campo dove l’età pensionabile sembra non esistere?
    Qualcuno pensava che dopo l’analisi di conclusione delle esperienze politiche di Ds e Margherita (dove si decretava di fatto il fallimento di due storie politiche) un’intera classe dirigente si facesse da parte per evidenti limiti di incapacità?
    Proviamo a pensarci, questo partito ha una base elettorale molto più eterogenea dei vertici (locali e nazionali) che intendono rappresentarla.
    Ed un limite al messaggio che questo partito intende lanciare è rappresentato proprio dai vertici e dal loro currriculum (siamo tutti ad ironizzare sul Tremonti protezionista ma il Veltroni comunista, poi postcomunista poi socialista poi socialdemocratico poi Obamiano non è la stessa cosa?- ho scelto Veltroni ma i dirigenti si presterebbero tutti a questa analisi).
    Cominciamo a pensare che ci sarà molto da battagliare e che se non inizieranno a cambiare molte cose l’appoggio al partito (elettorale e di propaganda) può anche non essere scontato.
    Molti saluti

  6. Gessica Allegni 16 maggio 2008 13:19

    Io non ho mai pensato di votare pd sperando che tutta l’attuale classe politica si estinguesse, oltre che ingenuo mi sembra addirittura sbagliato e presuntuoso sinceramente Riccardo.

    Il problema è che la classe politica, vecchia, nuova, giovane o donna che sia, deve veramente rappresentare l’elettorato. Deve essere scelta dal basso e secondo criteri di MERITO.

    Penso che nessuno qui avesse individuato in Veltroni il nuovo a livello personale, ma nei contenuti e nel messaggio politico.

    Rinnovamento sì, nuovismo no.
    Questo almeno è il mio pensiero, anche perchè poi non è che a forlì siamo stati diretti finora da un professionista della politica…Il problema è l’etica e la moralità delle persone, prima ancora dei curriculum e della loro più o meno grande esperienza politica.

    Condivido invece sul fatto che dobbiamo farci sentire, li abbiamo eletti noi e se le cose che fanno sono sbagliate dobbiamo avere il coraggio di manifestarlo, proprio come stiamo facendo adesso scardinando uno dei veri vecchi vizi del passato: quello di difendere sempre la linea anche quando non ci si identifica per niente…perchè si sa…può sempre tornare utile o perchè l’immagine conta più della sostanza.

  7. gianluca 16 maggio 2008 14:05

    condivido le parole di Gessica e aggiungo che questa forma di “protezionismo” della vecchia guardia con il quale non si può toccare niente e cambiare niente perchè altrimenti si guasta e si rompe tutto ha decisamente stancato. In primo luogo perchè sono proprio quelle persone che si lamentano delle uscite sulla stampa che poi la utilizzano come forma di “grande democrazia”, in secondo luogo perchè dietro la falsa minaccia del crollo del sistema c’è solo il pericolo reale che crolli il “loro” sistema di amicizie e connubi che da anni gli garantisce posizioni privilegiate lontane dai bisogni della gente. Questo è il motivo per cui bisogna combattere e non arrendersi, perchè i gravi errori finora commessi non si ripetano e perchè ognuno riconosca i propri sbagli e ne accetti con dignità le naturali conseguenze.

  8. Alessandro Pilotti 16 maggio 2008 17:19

    C’è un autorevole dirigente del PD, oggi membro dell’Esecutivo Territoriale che all’ultima Assemblea esortava il segretario a costituire gli organismi con una specie di manuale Cencelli che fotografasse i risultati del 14 ottobre.
    Premettendo che io non sono d’accordo con questa interpretazione, perchè l’articolazione del 14 ottobre non rappresenta ciò che il PD è oggi e non tiene conto delle nuove energie messe in campo a fine gennaio nel processo di costituzione dei circoli, voglio ricordare a chi non ha memoria i risultati del 14 ottobre nel nostro territorio.
    Per l’Assemblea Nazionale:
    La lista Democratici con Veltroni ha ottenuto 11.087 voti per il 61,52% dei voti mentre le liste AIl Veltroni+Democratici Davvero (Bindi)+ democratici con Letta hanno ottenuto 6.936 voti pari al 38,52%.
    Per l’assemblea regionale: la lista Democratici con Caronna ha ottenuto 9.369 voti pari al 55,37% mentre le liste AIL con Caronna+ La Forgia+ Costi hanno ottenuto 7.552 voti pari al 44,73%.
    Se pensiamo che ci sono giovani ma autorevoli eletti della lista Democratici con Veltroni e Caronna (Ciabattoni, Allegni, Esposito) che non si riconoscono in questo Esecutivo appena nominato, viene da se che le scelte del segretario non rispecchiano la maggioranza dei votanti del 14 ottobre.
    Non dimentichiamoci che ieri il Coordinamento nazionale si è chiuso unitariamente con Bindi e Letta in cabina di regia e che Caronna ha coinvolto negli organismi dirigenti anche i sostenitori di Costi e La Forgia.
    L’unità la costruisce nella collegialità.
    Forlì è l’unica federazione territoriale che emargina non solo bindiani e lettiani, ma anche i veltroniani non dell’ultim’ora e, cosa grave sul piano locale, tutto il mondo repubblicano che non ha solo amministratori, ma relazioni vere e spesso virtuose nella società forlivese.

  9. maria maltoni 16 maggio 2008 21:30

    Bene ha fatto Alessandro a ricordare alcuni dati numerici oggettivi, legati ai risultati emersi dalle primarie del 14 ottobre 2007. Dati che fotografavano comunque una realtà in movimento, espressione di una voglia di misurarsi in modo dialettico con la costruzione del nuovo partito.
    Il fatto che, a differenza di quanto è accaduto a livello nazionale e regionale, liste che in quella occasione avevano raccolto circa il 40% dei voti degli elettori delle primarie non siano state tenute in nessuna considerazione, nel momento in cui è maturata la proposta – poi resa pubblica benché non presentata in assemblea territoriale- di un esecutivo, è un fatto estremamente grave.
    Grave perché indica una precisa volontà di chiusura in una sorta di “fortino” da parte di chi si considera maggioranza per gestire con metodi sicuramente vecchi , un partito che dovrebbe invece essere nuovo, non solo anagraficamente, ma nei comportamenti. Questo ovviamente non vuol dire che chi ha una storia politica connotata nel tempo non possa aspirare a dirigere ed assumere incarichi nel PD, ma che non può farlo in modo autoreferenziale, senza sottoporsi al giudizio degli organismi, o degli elettori con le primarie, quando è previsto.
    Ma oltre al metodo seguito ed alla composizione , c’è un’altra questione importante dal punto di vista del percorso che si sta delineando a livello regionale per quanto riguarda gli organi dirigenti, ed è quella della natura di questo organismo. Nelle bozze su cui si sta lavorando a livello regionale, i livelli previsti per gli organi dirigenti sono segretario , segreterie larghe ( che di fatto equivalgono a direzioni) e assemblee. Un esecutivo di 11 componenti, con responsabilità individuate ed assegnate per ciò che riguarda le aree tematiche, di fatto si sovrapporrebbe al ruolo che deve svolgere la segreteria / direzione. E’ necessario perciò che per avviare la discussione sugli organi dirigenti, così come è stato indicato nell’ordine del giorno dell’assemblea calendariata per il 26 maggio, si proceda ad un azzeramento di quell’esecutivo. Solo in questo modo si potrà fare chiarezza sui compiti dell’organismo direttivo/ segreteria allargata , che peraltro non possono essere di indirizzo politico e strategico ( come affermato dal segretario nella sua newsletter) compito che non può che rimanere in carico all’assemblea.
    Il direttivo/ segreteria dovrà essere un organo rappresentativo in cui trovino spazio, competenze, rappresentanza territoriale, opzioni ideali e dovrà vedere ovviamente una presenza equilibrata anche in termini di genere.
    Va da sé che queste non erano assolutamente le caratteristiche dell’esecutivo “presentato “ alla stampa qualche giorno fa dal segretario, perciò non può bastare un restyling per trasformarlo nella segreteria, né può permanere in quanto tale, per il rischio di sovrapposizione che prima si evidenziava. Il primo atto della prossima assemblea territoriale, dovrà perciò essere il ritiro di quell’esecutivo, per aprire finalmente una discussione vera volta ad individuare la composizione del nuovo organo.

  10. RIN TIN TIN 16 maggio 2008 23:11

    Mi sento come un piccolo indiano che pensava che insieme ai vecchi nordisti si potesse fare la nuova america e che in buona fede a messo a disposizione la sua riserva, credendo nel rispetto, nelle regole, nell’entusiasmo del cambiamento.
    Poi sono arrivati i vecchi nordisti vestiti di nuovo dicendo che dovevano fare la nuova america , e con i fucili e le imposizioni stanno rovinando tutto.
    Il generale Custer nella sua superprotetta tenda di via baratti, incontra il caporale RUSTI( Cast….)che non avendo RIN tin tin non riesce a oorganizzare la truppa. Anzi in suo aiuto arrivano in groppa ai loro ronzini ormai sfiniti due sudisti evasi il capitano S…. e il tenente A….che pur di avere un pezzo di pane secco svendono il loro esercito e danno le mappe del territorio per vincere la battaglia.
    Caster vecchio stratega , promette non solo pane secco ma anche un polpettone.
    I due suddisti convinti di sopravvivere si accordano , ma non sanno che il polpettone è avvelenato.

    Ragazzi, donne e uomini di questo blog, usciamo dalla riserva… il generale CUSTER con il suo piccolo caporalino ( senza rin tin tin) non ha mai avuto l’esercito, oggi ancora meno .. visto che non a più nessun grado.
    il territorio forlivese non è terra di compensazione per gli equilibri romani o bolognesi, è ora che suoniamo la carica e che la democrazia con la D maiuscola prevalga.
    mandiamo a casa i vecchi nordisti, i falsi e opportunisti sudisti nostri finti amici, e costruiamoci veramente il futuro della prossima nuova america.

  11. riccardovitali 17 maggio 2008 11:05

    Rispondo a Gessica.
    Ovviamente il ricambio non deve riguardare la completa classe politica, ma i dirigenti che abbiamo sono per la quasi totalità gli stessi da vent’anni (D’Alema Veltroni Rutelli Marini Fassino Bersani Prodi,…) ed è indubbio che se un messaggio di rinnovamento viene da qulcuno che è in seconda fila che la gente non conosce (non deve essere per forza di cose novizio, anche perchè se segui il blog mi sembra di aver già polemizzato abbastanza su queste pagine su questo tema) ha un sapore diverso che se viene da uno che da vent’anni dice cose diverse.
    Una volta la coerenza a tutti costi era forse un limite ideologico cosi come oggi si esagera nell’affermare che “solo gli stupidi non cambiano idea”. Se si passa dal discutere la proprietà privata vent’anni fa a dire oggi che l’impresa è un valore, chi come me fa l’imprenditore si sente preso per il culo (ed infatti negli ambienti economici saremo in due in tutta la provincia a votare pd).
    Diverso sarebbe se lo affermasse e lo portasse avanti qualcuno che queste idee le sostiene da tempo (Chiamparino, Illy, Cacciari, …).
    Non si può scindere il contenuto da chi lo afferma così come non si può nascondere che se veniamo da esperienze partitiche che abbiamo chiuso perchè fallite si può anche chiedere a chi le ha rappresentate di farsi da parte. Altrimenti saremo costretti sempre a combattere con un Rutelli di turno che, sconfitto al nazionale nel 2001 e sconfitto alle ultime comunali non si è ancora reso conto che non lo vota più nessuno (non lo avrei votato probabilmente nemmeno io).
    Molti saluti

  12. Thomas Casadei 17 maggio 2008 13:01

    QUESITI:

    1) ieri sera c’è stata una riunione del Segretario Castagnoli con tutti i Segretari dei circoli, quale sarà stato l’esito della riunione? Arriverà una newsletter informativa come in altri casi? Quando si saprà cosa è stato deciso, e soprattutto sarà stato deciso qualcosa? O avverrà come per l’ultima Assemblea Territoriale dove dopo due serate, 7 ore di dibattito, 40 interventi, non si è arrivati a nessuna risposta del segretario né ad alcuna conclusione?
    Chi ha informazioni di qualche tipo magari le condivida così possiamo cominciare a capire l’eventuale contenuto della newsletter, sempre che arrivi

    2) il Pd forlivese non ha un rappresentante in Parlamento, non ha un rappresentante nell’Assemblea regionale, è ormai la periferia politica della Regione: per darci un contentino oggi si tiene l’Assemblea Regionale (pseudo risposta organizzativa a gravi problemi politici…) dove si discute di statuti, strategie politica, organizzazione, ecc.
    E’ lecito sapere come mai all’ultima riunione di tutti i Segretari regionali mancava solo quello di Forlì, e come mai addirittura in sua vece non si sia mandato qualcuno a rappresentarci (magari scelto tra quelli che partecipano ai ristretti loft o caminetti che si susseguono da qualche tempo?)

    3) un terzo quesito, quasi banale, pensate che qualcuno risponderà a queste elementari richieste di trasparenza?

  13. Thomas Casadei 17 maggio 2008 13:50

    Faccio notare, sempre a titolo informativo: ovviamente immagino che solo alcuni componenti dei 197 membri eletti nell’Assemblea territoriale sapessero della possibilità di prendere parte ai lavori dell’Assemblea come invitati. Mi chiedo: come mai in questo un’utilissima comunicazione via newsletter non è stata inviata dal Segretario - o da qualcuno del suo staff/esecutivo/segreteria politica/thinkthank (11 persone + 2 invitati) - per informare e magari segnalare della possibilità di partecipare? Chi ha diramato le convocazioni, visto che all’Assemblea ci sono pure persone che credo non facciano neppure parte dell’Assemblea Territoriale, nè tantomeno sono segretari di circolo? Forse che chi si occupa di questi aspetti, il Segretario, o i suoi “magnifici”, sceglie a piacimento a seconda delle simpatie o delle opportunità o delle convenienze del momento?
    Giudichiamo se queste sono prassi democratiche…

  14. Casadei turroni gabriella 17 maggio 2008 17:21

    Caro Thomas,mi sento un imbucata visto che sono riuscita ad essere invitata, da qualcuno che a sua volta era un invitata,visto che io non faccio parte dell’Assemblea Territoriale, io non so chi si occupa di questi aspetti,ma so per certo che chi mi ha invitata,era un amica e questo mi basta.
    Comunque sono d’accordo con te non sono prassi democratiche,se questa e’lética del PD del territorio di forli’,il bel intervento di Bersani ,sull’importanza dei circoli e della nuova base giovanile,spero abbia fatto arrossire piu’di uno in quella sala.Si e’parlato di formazione,sono convinta che qualcuno avra’bisogno di ripetizioni,perhe’ha molti debiti formativi….Io sono cosi’un po’naif, ma chiedo solo di lavorare e nei circoli si sente l’esigenza di iniziare a costruire strategie per inserirci nei territori e chiedo che questo non ci sia impedito.

  15. Tatiana 17 maggio 2008 18:32

    Oggi ho partecipato alla assemblea costituente regionale, molti interventi interessanti, a partire dallo stesso Caronna, Bersani, Franceschini, Vasco Errani….
    Avevo chiesto di intervenire e sarei stata la penultima, alle 17 passate.
    La presidenza ha detto che Caronna rinunciava alle conclusioni data l’ora ed io ho preferito ritirare la mia richiesta di intervento.
    Qui di seguito inserisco ciò che avrei detto.

    Mi chiamo Tatiana Gentilini e sono stata eletta nella provincia di Forli-Cesena, precisamente nel territorio di Forlì.
    Vorrei portare il mio contributo a questa assemblea costituente, partendo da una valutazione positiva, del manifesto programmatico che ci apprestiamo a votare.
    I valori fondanti, di dignità della persona e del lavoro che il PD riconosce propri in apertura del manifesto programmatico, mi stimolano un primo ragionamento:
    -SUL MONDO DEL LAVORO,
    dall’analisi del comportamento del voto dei lavoratori dipendenti, fatta dell SWG, risulta che :
    - Il voto degli insegnanti rimane ancorato al centro sinistra,
    - Tra gli impiegati privati predomina al centro settentrione la coalizione berlusconiana e al sud c’è un sostanziale pareggio.
    - Tra gli Impiegati pubblici, tranne nel Nord-Ovest, la coalizione di centro-destra è in difficoltà.
    Ma il dato più preoccupante, e che io conosco meglio, essendo operaia alla ELECTROLUX Forlì e li delegata FIOM-CGIL, è il risultato tra gli operai. Qui la coalizione berlusconiana ha avuto una significativa capacità di penetrazione.
    Ad eccezione delle regioni rosse (tra cui la nostra), la coalizione di centro-destra risulta in testa tra gli operai.
    Questo, a mio modesto avviso, perchè c’è una spaccatura netta tra i partiti e il mondo sindacale.
    Le risposte politiche, ai problemi del mondo del lavoro dipendente, non possono essere lasciate in mano a qualche piccolo partito di parte, che non da risposte ed in cui i lavoratori non si riconoscono, perché vista questa situazione, è facile spiegarsi perché i lavoratori che in maggioranza sono iscritti ad un sindacato di sinistra come la CGIL, e poi scelgono di votare partiti di centro-destra.
    Noi, come PD dobbiamo essere in grado di ricostruire un collegamento con i rappresentanti dei lavoratori, e dare risposte concrete alle loro istanze.
    La questione salariale in primis. Io faccio parte della categoria che “campa” con 1.100 €. al mese ma altri, i famosi precari o part-time obbligati, devono arrivare a fine mese con 600/700 €. al mese.
    La detassazione degli straordinari non può essere la soluzione.
    Questo mi porta ad un secondo ragionamento, che è quello della crescita della Lega Nord anche sul nostro territorio.
    Banalizzandola: esempio… 2 operai dell’azienda dove lavoro, non sentono di avere gli stessi diritti di accesso alla casa popolare, agli asili nido, agli aiuti sulle bollette…ecc…
    Non è una questione di sicurezza personale, ma con le nuove povertà le sicurezze sociali (casa, asilo, scuola, libri, ecc) stanno diminuendo e diviene, come bene ha detto Vasco Errani, una guerra tra poveri.
    Sotto un altro punto di vista c’è un problema vero di integrazione, ad esempio laddove vi sono classi, in cui il 50% dei bambini sono extracomunitari che devono imparare anche a parlare l’italiano, scatta la paura che i nostri bambini non siano adegautamente seguiti.
    Queste sono tutte paure, a cui noi, nel concreto, a partire dai comuni e dalle regioni dove governiamo, dobbiamo dare risposte. (su questo Errani ha tracciato un possibile quadro di risposte soddisfacente).
    Il manifesto programmatico pone al centro la comunità in cui viviamo, e le istanze che scaturiscono dal territorio devono essere ascoltate e divenire azioni positive. Come ha detto Antonio LaForgia, “sulla sicurezza dobbiamo dire qualcosa di sinistra e la dobbiamo dire”.
    Vorrei fare un cenno da ultimo allo statuto regionale.
    Faccio parte della commissione statuto, e sono perfettamente d’accordo con Vandelli che nel suo intervento poneva l’accento, sull’apertura e sulla partecipazione attiva.
    I temi delle primarie, dei forum e delle assemblee quali momenti e luoghi di vita del PD.
    Occorre affermare, metodi e prassi di partecipazione democratica nei territori, luoghi in cui la pratica quotidiana dell’apertura e della partecipazione, siano il fulcro delle decisioni del PD.
    Come ha detto questa mattina il segretario regionale Salvatore Caronna, occorrono i luoghi, in cui poter discutere, per crescere come partito forte, a partire dai circoli, dai comuni e dai territori.
    Vi lascio con una domanda un po’ provocatoria, a partire dal mio territorio Forlì, quando iniziamo ad utilizzare questi luoghi???????
    Grazie.

    Tatiana Gentilini, Costituente Regionale

  16. Tatiana 17 maggio 2008 18:43

    Vorrei porre all’attenzione
    L’Art 22 Statuto nazionale
    “1 nessuno può fare parte contemporaneamente di più organi esecutivi del Partito Democratico.
    2……”
    Come “qualcuno” dice, in assenza dello statuto regionale deve essere rispettato quello nazionale.
    Ma siamo sicuri che tutti i membri dell’esecutivo che il Segr. Castagnoli, nei suoi poteri poteva nominare solo dopo apposita convocazione dell’assemblea territoriale, siano compatibili con la norma sopra ricordata?
    Mi saltano in mente almeno due nomi su cui ho dei dubbi…. forse mi sbaglio.
    Tatiana Gentilini

  17. Collini Stefania 17 maggio 2008 21:02

    COMPETENZE, MERITO, CONVINZIONE NEL PD, i criteri per la selezione dei nominativi dell’esecutivo che il segretario afferma di aver praticato.

    Veniamo ora al nostro Segretario

    Posto un articolo comparso il 16 maggio su Sestopotere :

    Forlì: disabili “illegittimamente tassati” dal Comune? Bartolini (An-Pdl) interroga la Regione
    (16/5/2008 14:59) |
    (Sesto Potere) - Forlì - 16 maggio 2008 - “Moltissime Amministrazioni comunali dell’Emilia-Romagna ed in particolare il Comune di Forlì attuerebbero un’applicazione illegittima della normativa che prevede il sostegno ai portatori di handicap”. Lo afferma in un’interrogazione il consigliere regionale Luca Bartolini (an-pdl), evidenziando che i decreti legislativi 109/98 e 130/2000 asserirebbero, “in maniera inequivocabile”, che, “per usufruire delle prestazioni sociali, la compartecipazione alla spesa da parte dei portatori di handicap deve considerare il solo reddito del disabile, escludendo le capacità reddituali del nucleo famigliare di appartenenza”. A Forlì, invece, – afferma il consigliere – genitori di ragazzi disabili “illegittimamente tassati dal Comune” avrebbero avanzato proteste attraverso la stampa locale ed anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil avrebbero rimarcato che il regolamento della locale Amministrazione comunale, e più in generale quella di tutti i Comuni, attuerebbero un’applicazione illegittima sulla compartecipazione alla spesa da parte dei portatori di handicap per le prestazioni socio-sanitarie. Bartolini interroga quindi la Giunta regionale per sapere se sia a conoscenza di questa situazione e che giudizio ne dia, quali siano le direttive impartite ad Enti locali ed Ausl regionali circa il prelievo economico a carico delle famiglie come compartecipazione ai costi per servizi erogati a disabili e se non intenda sancire, per quanto di competenza, il principio del “pagare giusto”, evitando così eventuali pronunce del Tar, come avvenuto in altre regioni italiane, dove sono stati “giustamente” accolti i ricorsi di associazioni e cittadini portatori di handicap “vessati dai Comuni”.

    E ancora su romagnaoggi.it, sempre il 16 maggio, stesso comunicato di Bartolini (AN-PDL)

    Perchè riporto queste notizie? ecco la spiegazione:
    1) dal 24 novembre, data in cui Castagnoli fu nominato coordinatore PD territoriale, fu ripetutamente richiesto dai responsabili degli uffici H cgil,cisl,uil un appuntamento per spiegare la questione.
    Fu risposto: non sono nella pienezza delle mie funzioni, attendiamo la nomina a segretario del PD per un incontro.
    2) subito dopo il 18 febbraio , data della fatidica nomina, la richiesta di incontro fu rinnovata più volte, solo per poter spiegare dal punto di vista giuridico ma pure sociale, la grave situazione lamentata.Finalmente pareva possibile un incontro con il segretario del partito di maggioranza locale, partito di governo, ma anche dopo la nomina a segretario, non ha avuto tempo, non c’era spazio, non c’era ,dico io, volontà di ascolto.
    3) in data 10 marzo, fu rinnovata la richiesta, furono fatte promesse, ma senza esito;
    4) In data 2 aprile, prima della registrazione di un programma televisivo elettorale, un energico colloquio telefonico produceva finalmente presa di coscienza e l’agognato ascolto dei responsabili degli Uffici H di CGIL, CISL,UIL sulle problematiche sopra indicate.

    Nel frattempo era già comparso altro articolo di Gugnoni sul Carlino, gli altri partiti del territorio, quasi tutti , avevano quanto meno già ascoltato le voci

    5) non si trattava di dar ragione o torto, ma solo di ascoltare , informarsi e poi dare risposte.

    Ci chiediamo perchè i cittadini considerano la politica lontano dai loro bisogni?
    Ci chiediamo perchè operai e gente di sinistra, pur essendo iscritta in CGIL poi vota Lega?
    Questi rappresentano le famiglie dei disabili e come tali, andavano ascoltati subito.
    Questo per dire che chi pratica graduatorie di competenza, merito, convinzione nei valori PD per selezionare e nominare un esecutivo tramite comunicato stampa, deve dare per primo il buon esempio!
    E ancora, se questa forma e metodo per il segretario va bene, perchè non ha deciso subito dopo la sua elezionea segretario il 18 febbraio, di nominare l’esecutivo a mezzo stampa e farsi così aiutare da subito a svolgere il suo lavoro di segretario?
    La risposta sta nei tempi sopra indicati : 4 mesi per un incontro,ed ora Bartolini di AN presenta, e va sui giornali a buon diritto, una interrogazione in giunta regionale su un argomento che ormai sono mesi che grava su Forlì. Questo fa bene o male al partito?
    Ottimo “merito”, ottima “convinzione nei valori PD ” dell’ascolto, condivisione, assunzione di responsabilità.
    Beh lasciatemelo dire: io l’avevo detto e scritto al segretario, da democratica cosciente e partecipe dei problemi delle famiglie dei disabili: non ci facciamo una bella figura, politicamente parlando, verso i cittadini elettori, soprattuto verso queste famiglie.
    Stefania

  18. Tonino Gardini 19 maggio 2008 01:02

    E’ finita la stagione elettorale ed ora occorre esprimere con grande chiarezza e grande fermezza percorsi e obiettivi politici che devono animare questo nostro nuovo partito.
    Un grande e forte partito riformista deve avere la capacità di inventare percorsi nuovi, sapendo che le soluzioni condivise ai problemi non possono che individuarsi attraverso la partecipazione più ampia di tutte le energie positive esistenti.
    La scommessa è riuscire a costruire rete, sistema, per far incontrare queste energie che rappresentano senza dubbio la risorsa straordinaria del nostro popolo.
    Non è più possibile ripiegarsi su metodi e contenuti che appartengono alla politica del passato, ma soprattutto il percorso da avviare deve consentire ai capaci di esprimersi, al merito di emergere, nell’alveo di criteri certi e giusti per tutti.

    Dalla nostra parte politica non deve più accadere che manchi l’azione di governo, che non vi sia incisività sia a livello nazionale che locale sulle questioni di maggiore rilevanza: il lavoro, la sicurezza, l’immigrazione, i servizi e la pubblica amministrazione, il territorio, e non ultimo l’assetto istituzionale.
    E’ passato il lavoro precario stabile e null’altro, per la giustizia l’indulto e non la certezza del diritto, il controllo formale dei flussi migratori senza politiche effettive di inclusione sociale, incentivi alla privatizzazione dei servizi pubblici solo con obiettivi di riduzione della spesa peraltro aleatori senza una visione riformista autentica della intera P. A., gestione ed utilizzo del territorio al di fuori di una pianificazione mirata alle esigenze della comunità ed alla salvaguardia delle risorse artistiche e naturali.
    Non può più accadere che il governo di centro-sinistra porti avanti esclusivamente una politica ragionieristica di controllo della spesa (è successo in precedenza lo stesso con l’entrata nell’euro), mentre quello di destra proponga paradossalmente una politica che allevi il disagio sociale.

    Salvaguardia della salute, dell’ambiente, del territorio dando grande impulso alla ricerca, sono ormai divenuti un unico obiettivo imprescindibile da perseguire in modo integrato ed intelligente: se ciò non avverrà con opportune decisioni politiche, vedi la drammatica esperienza napoletana dei rifiuti o quella romana in campo urbanistico dove il l’amministrazione pubblica ha abdicato i suoi compiti, si determinerà in maniera dirompente l’implosione simultanea dei fattori di tenuta sociale, creando l’humus fertile allo smembramento fisico del Paese.
    La stessa modifica dell’assetto istituzionale che si impone per ragioni di ammodernamento dovrà avvenire avendo cura di non stravolgere, in un contesto storico così delicato, i principi cardine espressi dalla nostra Carta Costituzionale.

    Molto tempo è trascorso ormai dalla nascita del primo governo di centro-sinistra all’inizio degli anni sessanta, che scaturì dal desiderio profondo di avviare anche in Italia un deciso percorso riformista.
    Quel percorso subito si inceppò, contrariamente alle esperienze invece di altri paesi europei che sono riusciti anche con grandi difficoltà nell’intento (Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Irlanda ed altre ancora).
    Così tanto tempo e tante risorse sono state sprecate, ma ora per garantire un futuro alle nostre giovani generazioni occorre dar vita ad una guida decisa ed illuminata dell’azione politica che deve esprimersi fin da subito in modo originale a partire dal nostro territorio, dalle nostre città.
    E’ il momento per una reale rinascita del pensiero riformista autentico, laico e libertario, che tragga linfa vitale da quella tradizione politica straordinaria che in questo Paese non ha avuto seguito per le sue disgraziate vicende storiche succedutesi lungo tutto il novecento: che il pensiero dei Fratelli Rosselli, di Gaetano Salvemini, di Ernesto Rossi, di Ugo La Malfa diventi finalmente il punto di partenza cui far riferimento.

    Se il nostro partito non sarà in grado di interpretare al meglio questa necessità di rinnovamento e queste indicazioni di percorso il futuro sarà segnato irrimediabilmente.
    Auspico che fin da subito un numero sempre più crescente di sostenitori del PD aderiscano alla visione politica che ho cercato di esporre, appoggiando con convinzione persone ed azioni che ne diventino sinceri promotori.
    Mi pare che le iniziativa che si succedono nel mondo forlivese in questi ultimi giorni, anche di molti giovani “democratici”, rivestano già importanti testimonianze in tal senso.
    Sono di certo di buon auspicio.
    Tonino Gardini

  19. Alessandro Pilotti 19 maggio 2008 09:59

    Stimolato da alcuni commenti al mio post di ieri, ritengo giusto puntualizzare che non ho candidato affatto Roberto Pinza alla segreteria del Partito.
    Ho semplicemente raccolto le suggestioni della relazione di Walter Veltroni al Coordinamento di giovedì scorso e la bella chiusura dell’intervento di Dario Franceschini all’Assemblea Regionale di sabato, per chiedere al massimo esponente dell’area Franceschini in Romagna, di essere coerente con quel progetto come ha dimostrato fino al 19 febbraio quando ha dichiarato che si faceva da parte per far spazio ad una nuova generazione.
    Ho proposto di uscire dalle riunioni informali, dai caminetti, per riunire quel Coordinamento Territoriale dei 35 che non si riunisce dai primi di febbraio e che, fino all’elezione e nomina di nuovi organismi dirigenti è un luogo in cui le anime del partito si possono confrontare, per evitare che il 26 maggio si vada verso un gioco a somma zero.
    Se così non fosse, sono d’accordo con Roberto Balzani, è bene che ci si conti.

  20. Thomas Casadei 19 maggio 2008 11:20

    QUESITI/BIS:

    Poichè non giunta alcuna risposta ai quesiti che ho posto li rilancio, e vi aggiungo un altro quesito (il numero 3):

    1) venerdì sera c’è stata una riunione del Segretario Castagnoli con tutti i Segretari dei circoli, quale sarà stato l’esito della riunione? Arriverà una newsletter informativa come in altri casi? Quando si saprà cosa è stato deciso, e soprattutto sarà stato deciso qualcosa? O avverrà come per l’ultima Assemblea Territoriale dove dopo due serate, 7 ore di dibattito, 40 interventi, non si è arrivati a nessuna risposta del segretario né ad alcuna conclusione?
    Chi ha informazioni di qualche tipo magari le condivida così possiamo cominciare a capire l’eventuale contenuto della newsletter, sempre che arrivi

    2) il Pd forlivese non ha un rappresentante in Parlamento, non ha un rappresentante nell’Assemblea regionale, è ormai la periferia politica della Regione: per darci un contentino oggi si tiene l’Assemblea Regionale (pseudo risposta organizzativa a gravi problemi politici…) dove si discute di statuti, strategie politica, organizzazione, ecc.
    E’ lecito sapere come mai all’ultima riunione di tutti i Segretari regionali mancava solo quello di Forlì, e come mai addirittura in sua vece non si sia mandato qualcuno a rappresentarci (magari scelto tra quelli che partecipano ai ristretti loft o caminetti che si susseguono da qualche tempo?)

    3) Come ha fattonotare la costituente regionale del PD (eletta nella Lista con Caronna) Tatiana Gentilini

    L’Art 22 Statuto nazionale
    “nessuno può fare parte contemporaneamente di più organi esecutivi del Partito Democratico”

    Come “qualcuno” dice, in assenza dello statuto regionale deve essere rispettato quello nazionale.

    ERGO, ALMENO QUATTRO MEMBRI DELL’ESECUTIVO ATTUALE (GARAVINI, LUMTURI, NARDI, ZECCHERINI) MA FORSE ANCHE DI PIU’ (ALCUNI COMPONENTI NON LI CONOSCO) SONO INCOMPATIBILI PERCHè FANNO PARTE DEI RISPETTIVI ESECUTIVI/SEGRETERIE DI CIRCOLO.

    NON C’E’ CHE DIRE IL SEGRETARIO CASTAGNOLI E I SUOI COLLABORATORI DI ESECUTIVO SONO ATTENTI ALLE PROCEDURE E ALLE REGOLE…SI VALUTI IL CASO CON SPIRITO OGGETTIVO E SE NE TRAGGANO LE CONSEGUENZE.

    4) un quarto quesito, quasi banale, pensate che qualcuno risponderà a queste elementari richieste di trasparenza?

  21. maria maltoni 19 maggio 2008 12:56

    Per essere rapidi ( e razionali come chiede l’amico e compagno Pietro), i fatti.
    Nella federazione forlivese, nonostante l’elezione pressoché unanime del segretario, è apparso ben presto evidente che invece di utilizzare tutte le risorse disponibili – e sono tante sul territorio - per costruire il nuovo partito, il segretario ha deciso di limitarsi ad ambiti circoscritti limitati a “pezzi “ di due tra i partiti di riferimento, precedenti al PD: pezzi di Margherita e pezzi di Ds. Nessuna traccia di esponenti dell’area laica, repubblicana, socialista , ambientalista, ma neppure di ex DS o ex-Margherita, che non avevano fatto riferimento alla lista Democratici con Veltroni alle primarie. Questo a mio avviso è un fatto di estrema gravità, che si aggiunge ai comportamenti poco corretti e poco trasparenti, già evidenziatisi durante il periodo della selezione delle candidature. Anche alla luce di quanto prevede lo statuto regionale,in itinere, non basta non tenere in considerazione le deleghe già assegnate ad un esecutivo che di fatto si configurava come una segreteria, ma occorre aprire la discussione sugli organismi, in toto e ciò andrà fatto nella riunione del 26 maggio, già convocata.
    Chiedere chiarezza e trasparenza, non vuol dire non avere una strategia o essere avventuristi e poco razionali, ma al contrario avere chiaro che un partito con le caratteristiche che intende avere il PD, non può vivere senza democrazia interna, pena la perdita di consenso. Credo , infatti che tutti coloro che in questi giorni, stanno chiedendo chiarezza e quindi l’azzeramento dell’esecutivo, dai numerosi circoli che si sono espressi in questa direzione, ai giovani democratici, a chi si è esposto in prima persona con prese di posizione individuali, non siano persone che non hanno in mente qual è la strategia o non hanno a cuore il PD. E’l’esatto contrario, per affermare e radicare il PD sul territorio, coinvolgendo tutte le forze che fin qui l’anno sostenuto ed andando oltre, occorre far vedere che siamo davvero un partito che usa metodi diversi e che si preoccupa di dare risposte alla gente, non alle singole persone ed ai loro percorsi personali. Perciò le “ grandi manovre” stabilite a tavolino e fuori dagli organi dirigenti, non devono trovare più spazio nel PD e chi le sta praticando, anche in questi giorni, è oggettivamente espressione della vecchia politica, a prescindere dal dato anagrafico.
    Se il segretario prendendo atto che ci sono forti e seri motivi di critica nei suoi riguardi, a cui non ha peraltro mai dato risposte soddisfacenti in merito ai problemi sollevati, decidesse autonomamente di farsi da parte, allora sì, si potrà iniziare anche a ragionare di nomi ed alternative. Diversamente è chiaro che si aprirebbe negli organi, un confronto aperto ad ogni tipo di possibilità: dalla elezione di un nuovo segretario, alla conferma di Castagnoli, che diventerebbe però solo un segretario di maggioranza e non come era alla sua elezione, l’espressione di tutti coloro che avevano fatto nei suoi confronti, anche non conoscendolo, ampie aperture di credito.

  22. gianluca 19 maggio 2008 13:40

    ritengo una provocazione atta a stimolare solo il dibattito la candidatura di Pinza a segretario soprattutto perchè il Senatore non si avventura abitualmente in mari burrascosi e in gorghi dove è appena affondato il barchino(decisamente troppo leggero) che lui stesso aveva varato. Mi pare molto più fondata invece la proposta che da più parti sponsorizza Ariana Bocchini. L’atto di sospendersi dall’esecutivo- imbroglio ha sortito gli effetti sperati e si alzano voci plurime in favore della garante protettrice della democrazia. Non ho alcuna preclusione purchè al buono inizio seguano altrettanti atti propositivi, come ad esempio le dimissioni dall’attuale carica che detiene. So che qualcuno l’ ha già chiesto , confermo anche io che i cumuli di carche non fanno bene al nuovo partito.
    A tal proposito confermo altresì la necessità delle immediate dimissioni da uno dei due esecutivi (a scelta) per chi erroneamente e in banale contrasto con lo statuto nazionale è stato nominato nel famoso esucutivo - pasticcio di Castagnoli.

  23. Maria Teresa Vaccari 19 maggio 2008 14:28

    IN ATTESA DI TEMPI MIGLIORI

    Vorrei tanto che si cominciasse davvero a parlare di programmi e strategie per il partito e per il nostro territorio, ma finchè non riusciremo a far condividere a tutti (a partire dai nostri dirigenti) le regole e i metodi che stanno alla base del PD, qualsiasi discussione partirà con il piede sbagliato.
    Sono un’inguaribile ottimista e spero sinceramente che alla fine prevalga il senso di responsabilità: riconoscere i propri errori a volte è un comportamento molto più maturo che non ostinarsi a difendere le proprie posizioni in nome di una coerenza che invece è solo miopia e testardaggine.
    E spero che il Segretario si dimostri così saggio da rendersi conto che non si può certamente instaurare un clima di collaborazione costruttiva ignorando le continue e sempre più diffuse richieste di trasparenza e rispetto delle regole.
    E come ho già avuto modo di dire nel mio intervento all’Assemblea del Territoriale qui non si tratta di decidere quale corrente o componente debba prevalere: in questo momento ci stiamo giocando la credibilità dell’idea stessa del Partito Democratico.
    E’ significativo che nel sito del PD di Bologna (come in quello nazionale) si pubblichino anche le bozze dei documenti: questo è già un segnale di trasparenza e democrazia (da tre serate di Assemblea Territoriale a Forlì, invece, non sono usciti nè documenti nè sono state pubblicizzate le mozioni presentate).
    E proprio in una bozza dello Statuto regionale si legge

    “Trasparenza - L’attività del PD si ispira al principio di massima trasparenza e circolazione delle informazioni, anche al fine di garantire a sostenitori ed aderenti una effettiva partecipazione.

    Il PD riconosce, favorisce e promuove il diritto dei sostenitori e degli aderenti all’informazione sull’attività politica, organizzativa e finanziaria ….”

    In attesa di tempi migliori (in cui si riesca finalmente a parlare anche di contenuti e non solo di regole)

    Maria Teresa Vaccari

  24. Chiara Mazza 19 maggio 2008 14:33

    Nel 1846 Giuseppe Mazzini scriveva sul People’s Journal: “La tendenza democratica dei nostri tempi, il moto di ascesa delle classi popolari desiderose di prender parte alla vita politica – finora riservata a una cerchia di privilegiati – non è più un sogno utopico, né un’incerta previsione: è un fatto, un grande fatto europeo che occupa ogni mente, incide sugli indirizzi dei governi, sfida ogni opposizione … Le idee che hanno agitato per lungo tempo il campo della Democrazia, quando vengono ponderatamente esaminate, possono essere raggruppate in due grandi dottrine; le quali, a loro volta, potrebbero essere riassunte in due parole: Diritti e Doveri. Dietro queste due grandi dottrine ci sono numerose varietà, e le varietà apparenti sono ancora di più… la Democrazia è soprattutto un problema educativo, e poiché il valore dell’educazione dipende dalla verità del principio su cui si basa, l’intero futuro della Democrazia è condizionato da tale questione” (G.Mazzini, 1846).
    Il principio e la verità a cui tutti noi abbiamo aderito idealmente e concretamente è un principio grande, innovativo, inclusivo, la costruzione di una Democrazia nuova, partecipata, muticulturale, aperta. Ora credo che a Forlì si sia posto l’accento su un grave, quanto inaspettato problema educativo che riguarda non solo il rispetto, ma in primis il riconoscimento di quei diritti e doveri che sono alla base della Democrazia.
    L’utopia dà un senso alla vita spingendoci a non accettare la realtà come è, ma a lottare per trasformarla come dovrebbe essere; trovo molto amaro e grave constatare che ora la nostra utopia sia la richiesta di una democrazia interna al partito, credo anche che non si possa costruire niente se si prescinde da questo e che, per andare avanti e costruire finalmente qualcosa insieme, sia imprescindibile fare chiarezza definitiva su ciò, il 26 (e contiamoci pure, anche se forse sarà doloroso!).
    Poi cominciamo però veramente a lavorare con la costituzione di gruppi tematici per l’elaborazione di un programma condiviso di governo della città e della provincia per le amministrative.
    Ogni progetto di cambiamento nasce dalla speranza unita al disincanto; il senso di tutto ciò è racchiuso nelle parole che Calvino fa pronunciare a Marco Polo alla fine delle Città invisibili
    “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme”; vale a dire che solo l’impegno costante e vigile dell’individuo può allontanare il rischio, sempre presente, di “accettare l’inferno e diventarne parte”. Un saluto a tutti Chiara Mazza

  25. riccardovitali 19 maggio 2008 15:06

    Visto che lavoro quasi sempre a Cesena (forse sono uno dei pochi) e che la politica forlivese mi tange solo in quanto cittadino di Forlimpopoli vi metterei al corrente che la nostra provincia bipolare (che di fatto lo è poco) vive all’interno del partito democratico due stagioni completamente differenti.
    A Cesena si sono già fissate le primarie per le prossime amministrative, a Forli no (e se non lo si farà il rischio di finire come Rutelli è alto).
    A Cesena l’individuazione del segretario è avvenuta all’unanimità ma nessuno si sogna di defenestrarlo visto che opera con competenza e correttezza.
    A Cesena si è aperta una fase di contenuti (sulle possibili alleanze PROGRAMMATICHE in vista delle amministrative), a Forli non si sa ancora se si è alleati con gli appartenenti allo stesso partito.
    A Cesena i rappresentanti il territorio sono sia in parlamento sia in consiglio regionale.
    Come mai Forlì è un altro mondo anche se dista 20 chilometri?
    Molti saluti

  26. mirco 19 maggio 2008 15:27

    Caro Riccardo,

    eccoti la mia risposta: perchè a Cesena nessuno degli ex ds - spina dorsale del Pd cesenate - si sarebbe sognato mai di candidare uno come Marco Errani alla segreteria dei Ds (come avvenne a Forlì qualche tempo fa, ricorderai cosa avvenne - Errani era sostenuto da tutta la burocrazia interna del PD, una piccola casta, esclusa Arianna Bocchini), e ora come coordinatore dei circoli del PD, per es. o nessuno si sognerebbe mai di fare incontri di caminetto tra pochi al fine di tagliare fuori intere aree del partito, peraltro quelle più vitali. e poi perchè Conti non è la Masini, e perchè a Cesena i gruppi dirigenti li rinnovano, non fanno finta di rinnovarli usando delle mezze figure per rappresentare alcuni dinosauri che da dietro tessono le loro fila… guardala la casta forlivese e ti rendi conto, una casta ormai ridotta al piccolo cabotaggio in città, visto che non ha rappresentanti parlamentari, in Regione, ecc. vecchi gruppi dirigenti alla frutta che manco hanno il coraggio di presentarsi nelle Assemblee…
    caro Riccardo a Forlì sembra essersi fermato a 10 anni fa, e il Pd o cambia o consegnerà il paese alla destra. io il prossimo anno voterò solo un sindaco che mi rappresenti. Ho votato alle primarie ma poi non ho saputo più nulla di quel che succede nel Pd, e quel Castagnoli, che credo abbia detto che lo ha fregato Caronna per le candidature mi pare uno messo lì, a tenere il gioco per altri….

  27. Marco Errani 20 maggio 2008 10:03

    Carissimi,
    rispondo alla nota di Mirko del 19 Maggio 2008 delle ore 15,27.
    Mi pare che la rappresentazione di quello che erano i DS di Forlì sia molto lontano dalla realtà. La discussione sarebbe molto lunga (sono disponibile a farla seriamente) mi limito a ricordare sommessamente, come valutazione complessiva del nostro agire politico, che fino all’anno scorso il centro-sinistra governava tutti i Comuni del territorio forlivese (può darsi che qualche merito lo abbiano avuto per questo anche i burocrati diessini… o no?). Andiamo avanti. La famosa prova del budino noi l’abbiamo fatta: Marco Errani non è diventato segretario dei DS e le magnifiche sorti della sinistra forlivese sono state salvate. Dunque, non lamentiamoci del brodo grasso. Non mi occupo di caminetti, ma di dare una mano per costruire il nuovo Partito. Se qui, più che da altre parti (compreso Cesena) nel PD c’è di più il segno della “società civile” rispetto alla mera sommatoria dei “soci fondatori”, forse l’azione dei gruppi dirigenti costituenti non è stata così malvagia. In Emilia Romagna il rischio che il PD fosse una fotocopia dei DS era assolutamente reale. A Forlì, se guardiamo per esempio alla storia dei segretari di circolo, vediamo l’investimento d’innovazione che si sta compiendo. Abbiamo dei problemi giganteschi. Innanzitutto un grande deficit di coesione. Non faccio un richiamo all’ordine. Ci serve come il pane un confronto aperto che parta dai problemi reali piuttosto che dai personalismi e dalle contrapposizioni pregiudiziali. Dante, nella Commedia, ricordava amareggiato l’aiuola che ci fa tanto feroci. Vedo una grande professionalità nella destrutturazione e nell’interdizione, noto qualche difficoltà in più nella costruzione di un progetto politico-culturale decente. A volte ho l’impressione che tra noi aleggi il compagno Tafazzi e la rappresentazione di quello che si fa (nel Partito e nelle Istituzioni) sia riportato con le argomentazioni dei berlusconiani più incalliti. Naturalmente non è obbligatorio che la Masini sia più simpatica di Conti! Anche qui, andiamo più a fondo nelle cose. Apriamo una bella discussione, magari su questo sito, per valutare i successi, le difficoltà e i limiti delle nostre amministrazioni, a Forlì, a Cesena e negli altri Comuni della nostra Provincia, senza trionfalismi e pregiudizi, mettendo in campo idee nuove per il futuro. Per vincere le prossime elezioni amministrative non ci basterà la semplice difesa dell’esistente. Stavolta più del passato o sapremo incarnare un’idea forte di innovazione o avremo grandi difficoltà. E’ una tela da tessere insieme. Diamoci una mano. Antonio Gramsci, nelle durissime condizioni del carcere di Turi, scrivendo i Quaderni, invitava i liberi pensatori del suo tempo a lavorare “fur ewig”. Noi che abbiamo condizioni materiali infinitamente migliori, non possiamo non provarci.
    Marco Errani

  28. riccardovitali 20 maggio 2008 11:29

    La riflessione sul fatto che in Emilia si rischiasse il monocolore degli ex Ds è giusta e non va sottovalutata.
    Però è nella modalità del “rimescolamento” che a mio avviso risiede il difetto.
    Fare una mescolanza chimica dei vari ingredienti è aver paura di confrontarsi con la società (sul metodo chimico, visto il direttivo, ci si può confrontare ancora meglio visto che la rappresentanza è molto limitata).
    Fare operazioni alla luce del sole è un altro elemento di novità per non deludere quella società civile che si chiama a raccolta una volta ogni tanto ma che poi si ha difficoltà a coinvolgere.
    Il fatto che poi qualcuno critichi non è un sintomo di tafazzismo quanto il fatto che l’idea del manovratore che non va disturbato ha rotto le palle.
    Credo inoltre vada rispettata la critica di persone che si fanno il culo per tutte le campagne elettorali senza averne mai un tornaconto personale visto che lo fanno da sostenitori, e che chiedono solamente un pò di coerenza tra le cose che si professano ed il modo in cui si amministra (perchè se qualcuno non se ne è ancora reso conto la stragrande maggioranza di coloro che non sono andati a votare è elettore potenzialmente di centrosinistra che oggi pensa -non del tutto a torto- che “sono tutti uguali”).
    L’ultima cosa. A me non infastidisce che qualcuno stia al caminetto (tra l’altro vi si sta anche bene).
    Mi infastidisce che non capisca che le critiche che si rivolgono sono SEMPRE rivolte a migliorare un risultato elettorale che , tra l’altro, consente ad uno che sta al caminetto di aver un lavoro mentre a me al massimo dà solo un pò di soddisfazione.
    Molti saluti.

  29. Giorgio Zanniboni 20 maggio 2008 11:30

    Contributo politico e programmatico

    Sul dopo elezioni premono alcune esigenze:
    1. Analisi del voto, ragioni della sconfitta nazionale e della perdita di voti a livello locale.
    2. Costituzione degli organi dirigenti, con metodo democratico, rispettando competenze e componenti.
    3. Elaborazione del programma, che tenga anche conto del giudizio degli elettori, in vista del 2009.
    4. Sulla base del programma apertura di un confronto politico in vista di nuove e coese alleanze.
    Punti di riferimento essenziali:
    a) Il programma elettorale e di governo, il codice etico e la carta dei valori del PD nel segno del cambiamento, la necessità di dare al partito una chiara identità riformista.
    b) La situazione economica e sociale del paese, in particolare quella locale, le idee e le proposte del PD per contribuire a risolvere i problemi della popolazione, nell’immediato e per il futuro.
    In questo contesto va in primo luogo data risposta alle questioni poste dagli elettori, in particolare con il forte consenso alla Lega Nord e a Italia dei Valori che, come singoli partiti, sono gli unici vincitori.
    Una risposta nel segno della innovazione politica e programmatica, di una più adeguata strategia su problematiche importanti, senza buttare a mare esperienze positive tuttora valide ma introducendo elementi di discontinuità e cambiamento di significativa rilevanza.
    Il contributo che segue non ha la pretesa di delineare un nuovo programma complessivo bensì di affrontare alcune questioni sulle quali occorre intervenire in modo nuovo o più accentuato.
    Dando per scontato che per alcune di esse, ad esempio immigrazione, si pongono problemi di ordine nazionale e locale quali il governo dei flussi, la lotta alla delinquenza, le politiche di integrazione ecc.

    I. La moralità della politica
    Il PD è impegnato a costruire le condizioni dell’autofinanziamento delle sue attività nella prospettiva del superamento del finanziamento pubblico, a portare avanti con decisione interventi volti a ridurre i costi del sistema istituzionale, di enti e aziende a presenza pubblica, della politica in generale.
    Nella vita del partito la competenza, il merito dimostrato con i risultati, l’impegno personale sono i fattori determinanti per la formazione dei gruppi dirigenti e l’attribuzione degli incarichi di lavoro.
    La scelta dei candidati alle cariche elettive va fatta con il metodo delle primarie, che sempre e comunque devono essere precedute da un ampio dibattito in tutte le istanze del partito per definire i contenuti dei programmi, che poi i candidati possono integrare.
    Per il secondo mandato la consultazione dovrà partire da una analisi dei risultati ottenuti e delle criticità emerse, da sottoporre a una adeguata discussione ai vari livelli del partito.
    Il PD sviluppa l’iniziativa politica coinvolgendo tutta la sua organizzazione, gli iscritti e i simpatizzanti, ma anche consultando i cittadini con apposite iniziative sui temi più rilevanti.
    I rappresentanti del partito nelle istituzioni, enti e aziende partecipate discutono nei massimi organi elettivi e con la popolazione le scelte più importanti che intendono portare avanti.
    Il codice etico viene applicato da subito; per le nomine in enti e aziende pubbliche vanno prima definite procedure trasparenti, indicate le competenze necessarie, richiesti i curriculum personali.
    Il PD è impegnato a combattere i conflitti di interesse che possono pregiudicare il corretto svolgimento delle attività politiche e l’esercizio di funzioni di governo nelle istituzioni, negli enti e aziende pubbliche.
    Nepotismo e carrierismo sono estranei alla cultura del partito.

    II. Sicurezza e legalità
    Il PD innanzitutto rileva che manca la sicurezza per l’integrità fisica e la salute dei lavoratori in tante attività produttive, sia riguardo infortuni e incidenti, sia rispetto malattie professionali.
    Questa è la più importante emergenza sociale in quanto ogni anno perdono la vita, diventano invalidi, si infortunano, si ammalano a causa del lavoro centinaia di migliaia di italiani e immigrati.

    Dunque il primo impegno va in questa direzione, e fermo restando che il rispetto delle leggi in materia è compito di enti specificatamente preposti (con la partecipazione dei lavoratori e dei sindacati) gli Enti locali studieranno e decideranno forme di intervento volte a migliorare la prevenzione.
    Il problema della sicurezza dei cittadini e della tranquillità di vita nei luoghi pubblici e nelle abitazioni, rispetto i fenomeni di disturbo e violenza (specie verso le donne) di furti e rapine, non va sottovalutato anche in realtà come la Romagna dove la situazione è meno preoccupante.
    La risposta non è quella delle “ronde” di cittadini volonterosi, che oltre tutto presenta vari rischi.
    Va invece prevista una maggiore presenza delle forze dell’ordine nel territorio, accentuando il coordinamento dei vari corpi di polizia e dei vigili urbani (con specifiche mansioni) e la vigilanza nelle zone a rischio, in modo da rassicurare e proteggere la popolazione.
    A questo fine si pone l’obbiettivo di dislocare nel territorio almeno il 30% del personale attualmente addetto a servizi di ufficio, che andranno diversamente svolti.
    In tema di legalità e rispetto delle regole deve essere considerato il diffuso malcontento esistente in relazione all’accesso delle famiglie agli alloggi di edilizia popolare e dei bimbi agli asili-nido, servizi che comunque dovranno essere ulteriormente potenziati.
    Vanno verificati ed aggiornati i meccanismi delle graduatorie e i relativi punteggi, sia riguardo gli anni di residenza e di presenza nelle liste, sia per accertare accuratamente il reddito, a volte alterato a vantaggio di chi svolge lavoro sommerso: tra questi immigrati dal sud Italia e dall’estero.

    III. Condizione sociale e tariffe dei servizi
    L’impoverimento di lavoratori dipendenti, pensionati e strati di ceto medio è un fatto indiscutibile.
    Consegue a questo l’acutizzazione dei problemi sociali e l’accentuazione dell’insicurezza delle famiglie mentre l’economia è condizionata in negativo: i risultati elettorali sono anche riflesso di tale situazione.
    Il PD ritiene che il miglioramento delle condizioni di vita di tanti cittadini debba rappresentare una priorità per l’azione di governo a tutti i livelli istituzionali, a partire dal riconoscimento che occorre ridurre la tassazione generale e anche quella locale specie su salari e pensioni.
    La contrattazione tra imprese e sindacati deve portare a premiare maggiormente il lavoro e la produttività, tenuto conto che da molti anni i profitti sono aumentati a scapito dei salari.
    La spirale inflazionistica, che penalizza pesantemente il reddito delle famiglie, tra le sue varie facce presenta anche quella del costo crescente, a ritmi più che sostenuti, di servizi pubblici primari come quelli relativi a gas metano, energia elettrica, acqua e rifiuti.
    Sul costo di questi servizi, a parte le materie prime, incidono le gestioni monopolistiche e quelle dominanti che impediscono o limitano gravemente la concorrenza a danno degli utenti.
    Oggi la quota di uno stipendio medio assorbita dal costo degli indicati servizi varia dal 15 al 20% e quindi costituisce una spesa condizionante la vita delle famiglie.
    A parte le considerazioni più generali che seguiranno nell’apposito capitolo dei servizi pubblici locali si pone il problema, rispetto la politica finora praticata da Hera (ma anche da altre aziende similari in Italia) di ridurre le tariffe di acqua e rifiuti in quanto servizi gestiti in condizione di monopolio.
    E tenuto conto che la remunerazione del capitale investito ha raggiunto il massimo previsto dalle norme in materia, norme che tuttavia tenevano conto della liberalizzazione e quindi della concorrenza.
    Essendo evidente che attualmente non c’è mercato e non ci sono rischi d’impresa, anche perchè gli ATO riconoscono in tariffa il totale ritorno degli investimenti, è del tutto legittimo proporre la riduzione alla metà del tasso di remunerazione del capitale per abbassare le tariffe a vantaggio degli utenti.
    Del resto questa misura sarebbe in linea con riconosciuti criteri di valutazione economica e la “mission” di imprese pubbliche o prevalentemente pubbliche impegnate nei servizi a rete.
    E non va dimenticato che nel 2004 i Comuni hanno già deciso tale dimezzamento per Romagna Acque.

    IV. Una strategia riformista
    Lo spessore dei problemi del nostro tempo richiede ad ogni livello un approccio strategico, quindi la costruzione di progetti di medio e lungo periodo, uscendo dalle logiche ristrette della contingenza pur se si devono intrecciare risposte immediate e soluzioni strutturali proiettate al futuro.
    Lo sviluppo della economia e il recupero di produttività e competitività del sistema produttivo, la connessa esigenza di crescita sociale e della qualità della vita, oggi più di ieri hanno necessità di coniugarsi con l’uso razionale e non dissipativo delle risorse naturali: aria, acqua, territorio.
    La sostenibilità ambientale dello sviluppo è perciò decisiva e condiziona l’economia e la vita di tutti.
    Su un diverso versante le liberalizzazioni e i mercati concorrenziali, la lotta ai monopoli, alle posizioni dominanti e alle corporazioni in generale, sono parti qualificanti dell’azione di un partito riformista e condizione importante per la conquista di un vasto consenso sociale e politico.

    La questione energetica è diventata primaria per l’economia, la vita civile e l’equilibrio dell’ecosistema planetario, in particolare l’effetto serra (CO2, ecc.) induce gravissimi sconvolgimenti climatici.
    Il PD e i suoi rappresentanti nelle istituzioni sono impegnati a fare avanzare, coerentemente, politiche di risparmio ed efficientamento energetico, di sviluppo della produzione da fonte rinnovabile (acqua, vento, sole, geotermia) e per l’abbattimento delle emissioni di CO2 e di altri inquinanti.
    Le nuove normative incentivanti lo sfruttamento delle fonti rinnovabili introdotte dal governo Prodi costituiscono un decisivo stimolo per una politica energetica amica dell’ambiente e quindi verranno fatte conoscere e sostenute anche dalla iniziativa degli Enti locali.
    Particolare attenzione sarà dedicata, fin dalla fase della progettazione, alla costruzione di nuove abitazioni e alla ristrutturazione delle esistenti, altrettanto per gli edifici industriali, terziari e agricoli.
    Questo, adottando standard di qualità energetica elevati per abbattere i consumi e spingere all’auto produzione di energia e calore.
    L’utilizzo delle biomasse e di altri materie per la produzione di energia andrà commisurato all’effettivo bilancio energetico e comunque non pare sostenibile per impianti di elevata potenza.

    Il problema della qualità dell’aria è oggi una delle emergenze sanitarie del paese, e anche dell’Emilia-Romagna e di Forlì, specie nei centri urbani, nelle zone industriali e lungo i principali assi viari.
    Il PD è consapevole che il problema è risolvibile solo a scala nazionale e per alcuni aspetti europea, specie per l’inquinamento prodotto dal traffico motorizzato e dall’apparato energetico che usa fonti non rinnovabili: ciononostante considera irrinunciabile una coerente politica di interventi locali.
    Tra questi, sistemi tangenziali viari che allontanino il traffico di passaggio dalle città, crescente pedonalizzazione dei centri storici, parcheggi esterni e sviluppo delle piste ciclabili, misure per incentivare l’uso di automezzi a carburante non inquinante, piani per il teleriscaldamento, la cogenerazione e il superamento di impianti a olio combustibile e gasolio.
    In questo quadro occorre perseguire con decisione, vincendo le resistenze di Hera, la politica di massimo sviluppo della raccolta differenziata dei rifiuti puntando al recupero e riuso delle materie.
    E deve essere rivisto con urgenza l’attuale Piano provinciale per ridurre del 50% - come è tecnicamente possibile e ambientalmente necessario - la quantità di rifiuti indifferenziati che si intende incenerire utilizzando pienamente l’impianto di preselezione secco-umido di Forlì e costruendone uno nuovo nel Cesenate, soluzione che tra l’altro ridurrebbe drasticamente il trasporto dell’immondezza.

    La politica delle acque deve essere ridefinita a livello romagnolo a fronte delle ricorrenti emergenze, accentuate dai mutamenti climatici che riducono le precipitazioni e le concentrano temporalmente e territorialmente: l’ambientalismo del fare va dimostrato e non solo annunciato.
    Dal lato della domanda idrica si deve operare per il risparmio, che per gli usi produttivi e specie in agricoltura ha larghe possibilità di successo, mentre per l’utilizzo civile è irrealistico pensare a una riduzione dei consumi pur attuando misure di contenimento posto che l’andamento demografico, la qualificazione dell’offerta turistica e la ricerca del benessere delle persone agiscono in senso opposto.
    Per il PD la fonte idropotabile di eccellenza continua ad essere quella appenninica, che può fornire il 100% della risorsa per otto mesi l’anno, mentre l’integrazione estiva e le fasi siccitose richiedono il ricorso alle falde posto che saranno sgravate per gli usi produttivi (circa il 70% dei prelievi) dal sistema Po-Cer .
    Bidente, Rabbi e Savio, pur senza derivazioni in estate e rispettando i deflussi vitali, sono in grado di fornire oltre l’80% della risorsa media necessaria alla Romagna e un significativo contributo energetico.
    Questo senza nuove opere impegnative, garantendo una incisiva tutela idrogeologica e ambientale dei bacini sottesi e sviluppando le politiche di valorizzazione della montagna avviate con Ridracoli.
    Si deve quindi lavorare per rivedere il Piano 2006 di Romagna Acque, che punta sul Po-Cer e impianti che tra l’altro non conferiscono acqua alla cerniera idraulica di Monte Casale.
    Il che comporta la distribuzione di risorse di pessima qualità organolettica, elevatissimi costi operativi e quindi un aumento esponenziale della tariffa di acquedotto, consumi energetici di grande rilevanza in contrasto con l’esigenza del risparmio, esposizione di molti Comuni al rischio emergenza impiantistica.
    Il ricorso all’acqua del Po, tenendo conto del crescente impoverimento estivo della sua portata, va ricondotto all’uso previsto dalla costruzione del Cer – fondamentalmente agricoltura, poi industria e utilizzi non potabili – estendendo le reti distributive che oggi servono una parte minima dell’utenza.

    La pianificazione d’uso del territorio deve tendere a contenere i sovra dimensionamenti e l’utilizzo dissipativo del suolo sia per gli impianti industriali e terziari, sia per le abitazioni civili.
    Nel primo caso va notato che le aree di insediamento autorizzate presentano vasti spazi non edificati e manufatti non utilizzati, nel secondo che alcuni standard paiono esuberanti a danno del territorio.
    Il PD sottolinea che lo strumento fondamentale di pianificazione urbanistica è il P.R.G., articolato nei suoi vari momenti attuativi, e a questo va ricondotta la politica di tutela e uso dei suoli.
    Gli accordi di programma, qualora concepiti fuori dalla originale funzione – realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubblico primario coinvolgendo privati – hanno la caratteristica di strumento attuativo di progetti di interesse privato richiedenti varianti urbanistiche.
    L’inserimento di interventi compensativi richiesti dalla pubblica amministrazione non muta la sostanza.
    Di fatto essi costituiscono una opportunità agevolata, concessa a chi ha potere economico e non alla massa dei cittadini: quindi danno luogo a disparità di trattamento e a sperequazione sociale.
    L’ingente plusvalore economico determinato dalla variazione d’uso dei terreni solo in minima parte viene impiegato per finanziare le opere richieste dalla pubblica amministrazione e il ricorso a tale strumento per trasformare terreni agricoli in industriali o terziari contrasta con una valida pianificazione, impone costi aggiuntivi per i servizi e si sovrappone alla funzione di Enti come Sapro.
    Per queste ragioni gli accordi di programma aventi le descritte finalità non verranno più considerati, diversamente da quelli rispondenti all’interesse pubblico secondo la legge originaria.

    Infrastrutture e logistica vanno ripensate in chiave strategica e a livello romagnolo, facendo perno sul porto di Ravenna, gli aeroporti di Forlì e Rimini, lo scalo merci ferroviario di Villa Selva e il potenziamento del trasporto su rotaia lungo l’asse Milano-Bologna-Ancona-Bari.
    Il rafforzamento del tracciato viario Venezia-Ravenna-Cesena-Roma, con la prevista autostrada, e il passante nord della A14 a Bologna, che allungherà e renderà ancora più costosa la mobilità delle persone e delle merci dalla Romagna a Firenze e viceversa, pone con rinnovata forza il problema dell’ammodernamento della S.S. 67 da Ravenna a Forlì e Firenze, cioè il cuore della Toscana.
    Per Forlì questo tracciato diventa fondamentale sia per una maggiore integrazione tra porto di Ravenna e aeroporto di Forlì, le rispettive zone industriali e il distretto nautico articolato che si vuole costruire tra le due città per valorizzare i poli esistenti.
    Fermo restando altre scelte di grande viabilità, in particolare il completamento del sistema tangenziale di Forlì, che peraltro è parte del progetto di ristrutturazione della S.S. 67 (corridoio interregionale Romagna-
    Toscana) il PD sostiene la priorità strategica dell’ammodernamento di tale asse viario, che andrà portato avanti unitamente allo sviluppo dell’aeroporto e al rafforzamento del polo aeronautico.

    I servizi pubblici locali sono fondamentali per la condizione civile e l’economia del territorio, nello stesso tempo la loro evoluzione nel tempo presenta problemi che vanno affrontati e risolti.
    Con la nascita di Hera, il suo approdo in Borsa e la mancata liberalizzazione delle gestioni del servizio idrico e dei rifiuti si è determinata una privatizzazione il cui tratto saliente è costituito dall’esercizio in condizione di monopolio di tali servizi e dalla sostituzione della funzione pubblica, attenta ai problemi sociali, con la logica del massimo profitto in funzione di alti dividendi e del valore delle azioni.
    D’altra parte, con la proprietà delle reti la gestione del servizio gas di fatto determina una posizione dominante che limita la concorrenza e inoltre offre vantaggi per l’acquisto e vendita di energia elettrica.
    Fin dall’inizio delle sue attività Hera ha tramutato le sinergie di accorpamento interaziendale in profitto d’impresa, senza ridurre le tariffe applicate alle utenze e senza migliorare la qualità dei servizi.
    Una politica consentita dalla gestione in larga parte monopolistica, per acqua e rifiuti protetta dagli ATO (conflitto di interessi dei Comuni) e sostenuta dagli Enti azionisti in vario modo.
    Enti che hanno anche sacrificato Romagna Acque: ad esempio assegnando a Hera fino al 2023 la gestione ( gratuita ! ) degli impianti locali di produzione idrica, ciò in contrasto con il passaggio della proprietà di tali impianti a Romagna Acque e l’attribuzione ad essa del ruolo di “società delle fonti”.
    Il PD, coerentemente con il suo programma nazionale e i disegni di legge presentati dal governo Prodi, ritiene si debba riaprire la stagione delle liberalizzazioni perchè senza concorrenza i servizi pubblici locali (questo vale anche per i trasporti) non migliorano come qualità e impongono costi sempre più elevati agli utenti, siano essi famiglie, attività professionali o imprese.
    Nell’immediato vanno rivisti i livelli di remunerazione del capitale (vedasi apposito capitolo) costituita una Autorità regionale di regolazione per acqua e rifiuti necessariamente indipendente dagli Enti proprietari, avviata la dismissione di azioni in mano pubblica per fare scendere la quota di partecipazione ben sotto il 50%; operazione già fatta a Milano con reinvestimento in opere pubbliche.
    I Comuni non devono fare gli imprenditori ma dedicarsi, in piena autonomia, alle preminenti funzioni di indirizzo, programmazione e controllo, a lato e non in contrasto con le Autorità di regolazione, avendo come unici obbiettivi lo sviluppo dei servizi e la tutela dei cittadini.

    V. L’assetto istituzionale della Romagna
    La vittoria della destra alle elezioni del 13-14 aprile e la ripresa di iniziativa dei partiti ora al governo per la costituzione della Regione Romagna pone fin d’ora più pressanti problemi al PD in Emilia-Romagna.
    Occorre capire che tale tema potrebbe giocare un ruolo molto importante nella campagna elettorale amministrativa del 2009: da qui l’esigenza di non rimanere arroccati nella difesa dell’assetto esistente.
    D’altra parte l’avanzare di un sistema di relazioni economiche e sociali sempre più vasto, che va anche oltre le frontiere del paese, ha fatto maturare l’esigenza del superamento dei tradizionali localismi romagnoli e di assetti istituzionali incongrui rispetto le nuove esigenze.
    Il PD ritiene che vada ripresa e portata a compimento l’idea di un sistema istituzionale riformato, strutturato in modo da renderlo più unitario, efficiente e meno costoso.
    Ciò al fine di imprimere maggiore slancio allo sviluppo superando gli ostacoli costituiti dalla frammentazione e dando alle istituzioni locali nuovi poteri all’interno della regione Emilia-Romagna.
    In questa direzione va aperto un dibattito per verificare la disponibilità delle forze politiche, delle organizzazioni sociali e dei cittadini riguardo la costituzione dell’Area Metropolitana della Romagna (Area Policentrica, a differenza di quelle Monocentriche previste) che richiede una modifica parlamentare della legge in materia, ordinaria e non costituzionale, che ne determini le condizioni.
    Questa soluzione consentirebbe l’esercizio di importanti poteri in varie materie oggi di pertinenza della Regione, la soppressione delle tre Province, una riorganizzazione delle competenze tra i Comuni e la nuova istituzione, un minore costo complessivo degli apparati pubblici.
    In tale contesto si pone anche il problema del riordino delle Comunità montane, che deve auspicabilmente portare a una sola Comunità per la Romagna mentre oggi sono cinque.
    Ma tutta la presenza pubblica e parapubblica – sanità, autorità di bacino, consorzi di bonifica, ATO, fiere, aeroporti, ecc – va rivista nel segno dell’accorpamento o di assetti semplificati e sinergici.
    E cogliendo l’occasione per riformare le funzioni e rimettere a punto le politiche: ad esempio, per l’ATO non più organismo formato dagli Enti locali ma una Autorità indipendente, per le Comunità montane bene la riduzione del numero ma occorre rimettere a punto un progetto di valorizzazione della montagna, per i Consorzi di bonifica meno proliferazione e un più stretto rapporto con le istituzioni.

    14 maggio 2008 Giorgio Zanniboni

  30. Carlo Giunchi 20 maggio 2008 15:35

    Di fronte a quella specie di sollevamento che in questi giorni ha sommerso di critiche l’operato di Alessandro Castagnoli, con pronunciamenti che, pur espressi da aree diverse per tradizione, cultura e vocazione, si sono concentrati in un’unica e vigorosa richiesta di democrazia e partecipazione nella vita del partito, c’era da aspettarsi, come puntualmente è avvenuto, la rituale autodifesa di coloro che sono stati, pur con diversi gradi di intensità, complici di un metodo politico inaccettabile ed ora anche inaccettato.
    E si sa, quando si ha in mente di difendersi, i modi sono tanti: c’è chi tace e nel silenzio magari cerca di defilarsi e immagina una improbabile riscossa, c’è chi si intestardisce e dà battaglia, c’è chi si smarca vigorosamente preparando la prossima espiazione del capro di turno, e c’è chi, come Marco Errani, parla d’altro.
    Perché ciò che Marco dice in risposta a Mirco 19, in particolare quando sottolinea, come problema predominante, il “grande deficit di coesione”, è parlare d’altro.
    Come parlare d’altro è l’arroccamento sui meriti, sia reali che presunti, del partito dei DS, delle amministrazioni locali, del passato.
    Errani segnala “personalismi e contrapposizioni pregiudiziali”, “destrutturazione e interdizione”; ma a chi si rivolge? di chi parla?
    Non sarebbe più chiaro riconoscere semplicemente che la questione centrale nel partito forlivese è la questione della democrazia, della mancanza di una prassi che affermi pluralismo e confronto a tutti i livelli, che garantisca cittadinanza alle opinioni di tutti ed assicuri regole di decisione trasparenti e condivise? Non sarebbe più onesto segnalare che il problema reale è la scarsa tendenza di una classe dirigente, non di esprimere una propria consistente dimensione in termini di esperienza politica e di capacità propositiva, cosa del tutto logica e legittima in un processo come quello che abbiamo di fronte, quanto piuttosto di accettare di sottoporre tutto ciò, a differenza che in passato, alla valutazione del corpo del partito, che non è più quello che DS o Margherita, con le proprie peculiarità, conoscevano?
    Non sarebbe più logico aprire una discussione effettiva sui modi della politica e sulla sua qualità, che aiuti questo contesto territoriale a recuperare, anche nell’ambito regionale, una propria dignità, persa troppo rapidamente lungo la strada tracciata in questi mesi, e dimostrare che l’energia che si sta dispiegando su questi temi può diventare anche un grande contributo che si offre al partito a livello regionale, un contributo anche più significativo di quelle situazioni, Cesena inclusa, dove si spaccia l’ordine regnante per un dato di qualità, dove si spacciano come scelta strategica le primarie rese semplicemente necessarie dal fatto che l’attuale sindaco, a differenza di Nadia Masini, non può ricandidarsi.
    Così anche l’ultima parte dell’intervento di Errani, quella che invoca più innovazione, che chiede di superare la logica della difesa dell’esistente, invece di apparire come astratto auspicio, potrebbe riempirsi di contenuti effettivi e di reale tensione politica.
    E allora mi chiedo perché Marco Errani, che dice “diamoci una mano”, non comincia intanto lui a dare una mano a tanti di noi a capire il perché di quello che sta succedendo, lui che conosce e frequenta in buona compagnia i “piani alti” della politica forlivese, a spiegarci la pantomima di una convocazione doppia dell’assemblea territoriale, con due ordini del giorno fra di loro contraddittori, che segue la pantomima della nomina dell’esecutivo, banalizzata come intempestiva, che segue la pantomima della consultazione sulle candidature, giustificata come ineluttabile, ecc.?
    Perché Marco Errani non dà una mano a tanti di noi a capire perché a Forlì stiamo costruendo un partito dove l’idea stessa del voto al suo interno viene vissuta con terrore, se non ci si è già messi prima d’accordo su tutto? Dove vedere messa ai voti una mozione è ormai solo un’aspirazione, dove ogni riunione finisce senza sintesi e decisioni formali, dove lo spazio della decisione non coincide mai con l’organismo deputato ad assumerla?
    Se comunque l’aprire una “bella discussione per valutare i successi, le difficoltà e i limiti delle nostre amministrazioni…senza trionfalismi e pregiudizi, mettendo in campo idee nuove per il futuro” è un’aspirazione sincera di Errani, e non, come rischia di apparire, un parlare d’altro rispetto ai problemi dell’oggi, o un modo per snobbare una necessaria e profonda riflessione sui temi della democrazia e della dialettica interna, è un invito che va certamente accolto, che merita lo spazio di questo sito, ma anche molto di più.
    Carlo Giunchi

  31. Casadei turroni gabriella 20 maggio 2008 17:46

    Ci vuole il buon senso casalingo di riconoscere che il 13 /14 Aprile il PD ha subito una brutale sconfitta,anche senza calcolare che qui e la’si sono tenute molte province.C’ e’una sconfitta
    in se’.Ma le sconfitte possono essere un punto di partenza o un’occasione di frana.Se qualcuno se lo fosse dimenticato,ci sono le elezioni europee ,un salto nel buio,le amministrative ,per questo non avrei voluto che ancora si dovesse fare una discussione sui temi della democrazia e della dialettica interna,ma di programmi se si andasse ogni tanto invece che per ‘’salotti e caminetti”nei circoli dove si discute vivacemente o ,si leggessero i verbali[ per chi li fa] dei circoli dove persone che non ambiscono ne a poltrone ne a luoghi di potere hanno voglio di cominciare a lavorare con totale trasparenza. Sono convinta che in questo momento ci stiamo giocando la credibilita’del partito.”In questa Italia per me tristissima sembra essersi spenta la specie degli uomini di grande intelligenza, dei talenti.Secondo gli amanti del rock,Adriano Celentano e”’la coscienza del Paese”e Beppe GRillo”la nuova resistenza”[Giorgio Bocca]”. Questa e’stata colpa nostra ?Io non lo so,ma certo qualcosina ci abbiamo messo anche noi.L’ITALIA della lotta di classe ,dei sindacati non cé’piu’?In politica e come non ci fossero. Ci sono i ricchi sempre piu’ricchi,ipoveri sempre piu’poveri,ma convinti dai media di essere ricchi.Si puo’sperare nella crisi del ”governicolo”BerlusconiIV si potrebbe cercare una strada un idea ”nuova”.Non mi importa di sapere chi siamo e da dove veniamo:ma almeno sapere dove andiamo, questo si’sarebbe utile.

  32. Pietro Caruso 20 maggio 2008 18:56

    Un dibattito da allargare anche agli “esterni”
    Ho letto con attenzione tutti gli interventi fin qui pervenuti e devo dire che mi sembrano meritevoli di attenzione da parte di chi voglia costruire un Pd più forte, plurale, radicato nella società. La ricchezza del Pd nel Forlivese è idealmente maggiore rispetto ad altre federazioni. Ed è per questo che sia nei confronti del regionale del Pd, sia nei confronti del nazionale del Pd la sottovalutazione di questa forza forlivese mi irrita e mi inquieta. Certo essere una federazione “bina” suscita non solo a livello partititico un grosso problema. Dal punto di vista federalistico offre possibilità ai gruppi dirigenti regionali e centrali di sfuggire al nodo della “migliore rappresentanza”.
    Esiste poi un problema che va perseguito secondo me: la direzione federale non può essere rappresentata soltanto dalla lista maggioritaria che ha votato Veltroni e lo dico proprio perché a livello nazionale l’ho votata.
    Se un partito che ha perso le elezioni politiche a livello nazionale, che ha preso il 45,5 per cento a livello comunale si sente soddisfatto allora ha già perso le prossime elezioni amministrative. E come sostenitore fondatore questa prospettive non mi piace. Occorre una presenza di tutte le componenti congressuali nella direzione del partito e nella macchina organizzativa. E’ vero che il segretario Castagnoli ha scelto un esecutivo di sua “stretta fiducia” e non presentando una direzione “contestuale” ha prestato il fianco ad una critica che si estenderà prevedibilmente nell’assemblea del 26 maggio. Credo in ogni caso che questo nuovo partito non sia di proprietà personale di nessuno e mi auguro che gli ex-dirigenti Ds e Margherita siano così abili da integrare nel Pd anche coloro che provengono da altre famiglie politiche e soprattutto i giovani e coloro che non hanno mai svolto vita politica in questi ultimi anni. Fra l’altro lo sfaldamento elettorale del Partito Socialista e della Sinistra Arcobaleno potrebbe entro l’anno fare transitare nel Pd nuovi militanti provenienti da quelle formazioni politiche senza più rappresentanza parlamentare. Me lo auguro e resto in attesa di un segnale forte, anche di tipo politico organizzativo, per una guida sicura del Pd attraverso tutte le scadenze che l’attendono e che ci attendono. Mi auguro che si trovi una soluzione politica e se non si trova ci si muova per una svolta decisa negli organi competenti, senza personalismi, senza esporre il volto del Pd a insicurezza.

  33. Alessandro Pilotti 23 maggio 2008 23:48

    Inadeguato… incapace…uno che non sa che cosa è un partito… bisogna costruire un direttivo che non gli permetta di nuocere…bisogna ingessarlo…voi pensate che queste frasi siano state pronunciate da un blogger de La tua stagione o da un repubblicano arrabbiato o da un bindiano deluso o da un giovane Gianburrasca. Non è così, queste sono le argomentazioni dei più convinti sostenitori di questo segretario del Partito.
    E’ per questo che chi in questi giorni si sta mobilitando per censurare il comportamento del segretario ha un sincero rispetto per il ruolo ed un autentico attaccamento all’unità del Partito.
    Io trovo cinico e politicamente scorretto sostenere tutte le cose che ho riportato all’inizio di questo post per giustificare la fiducia, dicendo è così ma non possiamo fare altrimenti.
    La democrazia liberale si distingue dalla democrazia popolare di matrice bolscevica proprio per il principio della “reversibiltà delle scelte”, cioè per la possibilità sia per gli individui che per le organizzazioni sociali di mutare le proprie scelte.
    Chi oggi si mobilita oggi difende le ragioni profonde di questo nostro giovane partito.

  34. luca 24 maggio 2008 00:05

    da democratico di base ritengo l’attuale segretario del pd forlivese una figura assolutamente inadeguata, chi lo sostiene lo fa solo ed esclusivamente perchè vuole un segretario debole e un partito democratico debole: così le decisioni si possono prendere meglio in ristrettissimi gruppi di potere FUORI da qualsiasi organismo di partito (le scelte - vedi esecutivo - devono essere solo ratificate ex post).

    Una domanda: ho sentito dire che l’altra sera al circolo Asioli si è svolta una riunione di un gruppo di ex ds, aperta da Marco Errani (che se non sbaglio interviene spesso sui giornali come capogruppo del PD e lavora da tanto tempo come politico di professione): scusate ma fin qui ci siamo presi in giro??? peraltro mi pare che diversi ex ds - vedi d’Alema, Bersani ma anche altri ex della Margherita - stiano lavorando per indebolire la Segreteria di Veltroni, e la sua visione del PD…
    sinceramente non capisco…ma a quella riunione cosa avranno deciso? e una domanda, ancora: c’era anche il Segretario Castagnoli o no?
    sinceramente non capisco, e non mi adeguo: io vorrei un partito democratico, nuovo, vero, con persone che sanno interpretare al meglio non la logica degli ex, ma quella dell’apertura alla società del presente.

    Utopia? Forse sì, specie in questo territorio…

  35. max 24 maggio 2008 00:41

    scusate, ma allora ha ragione quel topo gigio (che tra me e me avevo criticato, in un primo momento, per l’eccesso di goliardia).

    una riunione di ex ds??? e che significa, chi sono? non saranno mica i soliti noti (Sedioli, Rusticali, Pedulli, Alni, Bertozzi ecc. ecc.) che da decenni ormai si cercano di spartire i posti di comando e ormai tuttavia si spartiscono le briciole (visto come sono andate le ultime elezioni … ma non solo…- lessi mesi fa - quando ancora non c’era effettivamente il nuovo partito - della vicenda patetica della Provincia con quell’Alni che doveva tornare da non so dove e nessuno lo voleva).

    Mi sono avvicinato da poco al partito nuovo, ma se questi sono i suoi rappresentanti (che peraltro mi paiono davvero logori, come ha scritto mesi fa un imporante docente della Facoltà di Scienze politiche, adesso non ricordo il nome) credo che tornerò presto da dove sono venuto (e dove tuttora trovo maggior coerenza tra parole e fatti) il mondo dell’associazionismo e del volontariato.
    Io dal Pd mi aspetto altro….non certamente vecchi burocrati e gente che vive da sempre di politica o quasi.
    A proposito chi sa se il Segretario Castagnoli ha un lavoro oltre a fare il Segretario? io non lo conosco, e l’ho sentito parlare una mezza volta al mio circolo….e nulla più. Mi sembrava ancora un po’ acerbo, ma immagino si farà, o no?

  36. Paolo 24 maggio 2008 10:20

    Ricordo che alcune frasi citate dal Alessandro Pilotti mi furono riferite tempo addietro per l’operato di Castagnoli come presidente del circolo Valli che certo non è il PD comunale come proporzioni…durò poco.
    Rispondo alle curiosità di max, ha avuto un incarico in Sapro (società con capitali pubblici comuni della zona e provincia) subito dopo la nascita del PD dopo la laurea ha fatto un dottorato e ha collaborato con studi anche nel forlivese (credo quello di Casadei). Insomma ha la sua poltrona comoda.
    Più che ai cartoni come topo gigio io assocerei i politici del PD a delle opere d’arte.
    Castagnoli lo associo al famoso “Urlo” di Munch
    http://www.flickr.com/photos/23889908@N08/2315260192/

  37. michele26 24 maggio 2008 19:07

    Partito nuovo: dalle parole ai fatti

    http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/pd-dopo-voto/circoli-pd-milano/circoli-pd-milano.html

    Dal discorso di Veltroni ai circoli milanesi del PD

    “Veltroni è tornato anche sul discorso della combattività: l’unica cosa che si sente di invidiare alla destra: “Alemanno ha perso contro di me alle elezioni per il Comune di Roma ed ora ha vinto. Dobbiamo imparare a combattere”.

    Senza guardarsi indietro: “Siamo un partito nuovo. Basta con le riunioni degli ex e basta con il guardare al gruppo sanguigno di ognuno”.

  38. Maria Teresa Vaccari 27 maggio 2008 18:52

    Riporto da http://www.romagnaoggi.it con in fondo anche un commento

    Forlì: Pd, Castagnoli revoca l’Esecutivo. Bagarre in assemblea
    27 maggio 2008 - 15.26 (Ultima Modifica: 27 maggio 2008)

    FORLI’ - Prosegue con un colpo di scena il lungo e travagliato dibattito interno al Partito democratico sul tema degli organismi dirigenti. Lunedì sera in un’infuocata riunione dell’assemblea territoriale forlivese (il ‘parlamentino’ del partito a livello di comprensorio) ha spinto il segretario Alessandro Castagnoli ad annullare la scelta fatta con la nomina di un Esecutivo ristretto di 11 persone e a derubricarlo come semplice ‘staff’ del segretario.

    Una scelta arrivata dopo quasi 3 ore di polemiche e sulla scia di una “mozione d’ordine” presentata dal professore Roberto Balzani a nome dell’anima degli ex repubblicani del Pd, del gruppo raccoltosi attorno al blog LaTuaStagione.it, dei Giovani Democratici e di alcuni delegati di spicco, come la presidente di Romagna Acque Ariana Bocchini.

    Il segretario Castagnoli ha immediatamente annunciato che alla mozione d’ordine si accompagnava una mozione di sfiducia nei suoi confronti, trasformando così l’eventuale voto di quel testo in un voto di fiducia nei confronti del segretario.

    La tanto contestata mozione d’ordine che prende le mosse dalla nomina di un Esecutivo senza l’approvazione o la consultazione di nessun organismo tra quelli esistenti e dalla precedente crisi provocata dalle consultazioni per la scelta dei candidati forlivesi al parlamento (Jimmy Valentini alla Camera e Liviana Zanetti al Senato, entrambi non collocati in posizione di sicura eleggibilità e dunque rimasti fuori dal Parlamento).

    Contro la fronda che chiedeva l’azzeramento del Direttivo si è schierato Marco Errani, capogruppo del Pd in Consiglio comunale, che ha proposto un ‘congelamento’ dell’Esecutivo (di cui faceva parte come coordinatore dei circoli) in attesa della discussione sulla composizione della Direzione del partito. Un’opzione che non è piaciuta ai rappresentanti della mozione, facendo così divampare ulteriormente la polemica sul termine ‘congelamento’.

    Dopo due sospensioni dei lavori per ‘inagibilità’ dell’assemblea, tale era il caos che si era venuto a creare, Alessandro Castagnoli ha ripreso la parola e annunciato la revoca dell’Esecutivo, che è stato trasformato in staff personale del segretario. Una scelta che è stata verbalizzata dalla presidenza, che ha così potuto aprire il dibattito sulla formazione della Direzione (l’organismo di indirizzo politico del partito).

    Un dibattito con numerosi interventi, tutti viziati dal clima non positivo creato dalla divisione venutasi a creare sulla nomina dell’Esecutivo. Tra chi chiede un congresso straordinario a settembre (Ubaldo Marra), chi tenta di riportare la discussione sui binari dei temi e delle questioni programmatiche (Lucio Nardi) e chi chiede ulteriori chiarimenti e garanzie sull’Esecutivo (Marina Flamigni), si arriva alla votazione di due documenti presentati ad inizio serata.

    Il primo, firmato da Marcello Rosetti (responsabile enti locali del Pd) e Marco Errani, l’altro firmato dai Giovani Democratici e da una serie di altri delegati, che chiedeva tra l’altro, l’azzeramento dell’Esecutivo. Il primo testo è stato ritirato dalla votazione, mentre è sul secondo che si è consumata una nuova spaccatura. La presidente dell’assemblea, Bruna Baravelli (presidente del Consiglio provinciale) ha chiesto che la votazione venisse effettuata a chiamata nominale.

    Uno ad uno sono stati chiamati in ordine alfabeti tutti i 229 delegati; di questi solo 90 erano presenti, di cui 56 si sono espressi a favore del documento dei giovani, 28 hanno votato no (”quel documento è superato dalla decisione di revocare l’Esecutivo”, hanno spiegato) e 15 si sono astenuti. Il linea teorica la votazione non sarebbe valida, mancando la maggioranza dei delegati (ciò non sarebbe vero se la votazione non fosse stata effettuata ‘a chiamata’) e su questo si è consumata una nuova divisione interna, forse non troppo vicina a quelle che sono le aspettative dell’elettorato che ha dato fiducia al Partito democratico.

    Commento di Martino - 27/05/08 - 19.39
    Ma questo segretario, ha capito come si gestisce un partito così’ importante?

  39. Collini Stefania 28 maggio 2008 00:31

    Io posto invece l’articolo uscito su Sestopotere:

    Pd Forlì: azzerato l’Esecutivo nominato dal segretario Castagnoli
    (27/5/2008 17:23) |
    (Sesto Potere) - Forlì - 27 maggio 2008 - Ieri sera, dopo ampio e vivace dibattito, l’assemblea territoriale provinciale dei delegati del Pd di Forlì ha dichiarato l’azzeramento integrale e formale dell’Esecutivo di 11 membri (nominato dal segretario Castagnoli il 7 maggio scorso) che tante polemiche aveva innescato all’interno del partito e provocando fra l’altro l’autosospensione di Ariana Bocchini. Approvato a maggioranza il documento - un vero e proprio ordine del giorno - proposto dal coordinamento dei giovani democratici che chiede l’ “inversione di rotta” nella modalità di gestione del partito e l’apertura di un nuovo percorso per la nomina di un direttivo i cui compiti di lavoro e la composizione saranno stabiliti dall’assemblea stessa. Castagnoli ha precisato che l’ex Esecutivo è stato trasformato in staff personale del segretario.
    §§§§§§

    Questa volta la voglia di uscire sui giornali è tutta giocata in casa: un resoconto ricco di elementi ma sbilanciato quello di Romagnaoggi, con imperfezione nei riferimenti ( quante le firme dei presenti ad inizio serata?)e con la chiara intenzione di alleggerire il peso del fattore scatenante, con le meste parole quello che gli elettori non vogliono. Gli elettori del partito nuovo chi li conosce fino in fondo? Chi pensa che la democrazia in un partito sia un optional di facciata? Di questo si trattava di un grave errore politico, un attacco all’unità del partito che partiva dall’alto: giuste e legittime le reazioni che quel gesto aveva prodotto:bastava solo fare un passo indietro, perchè il PD ne facesse due avanti ( questo ricordo in un intervento a favore della mozione d’ordine). Fortunatamente, anche se a fatica,rifiutata la proposta di un congelamento con un “no all’esecutivo FINDUS” , rifiutata la seconda proposta di una “sospensione” dell’esecutivo, e ancora la proposta palliativa di modificarne il nome in staff, è venuta, finalmente la volontà di azzeramento e di fare punto e a capo per discutere INSIEME E UNITI la creazione degli organi dirigenti del PD.La “fronda schierata contro il direttivo” ha messo una bella pezza all’unità violata!

    Asciutta , asettica, equidistante la notizia riportata da Sestopotere , non incline a produrre effetti favorevoli ad una sola tesi.

    Mi dicono che anche l’Agenzia DIRE riporta la notizia, ma non posso collegarmi, chi può lo faccia e posti anche quella sul blog: così potremo mettere a confronto modi diversi di dare e fare notizia. Anche questa è democrazia.

    Stefania

  40. Thomas Casadei 28 maggio 2008 00:49

    Poichè il resoconto di Romagna Oggi pare piuttosto tendenzioso e molto forzato in alcuni punti, riporto il comunicato dell’Agenzia dire, che presenta in maniera chiara l’esito dell’Assemblea territoriale che ha avuto una conclusione insindacabile e assai chiara: l’AZZERAMENTO e la REVOCA FORMALE E INTEGRALE dell’Esecutivo (composto da 11 persone) nominato da Castagnoli in data 8 Maggio; ciò era quanto chiedevano il documento dei giovani del PD e la mozione presentata dal Professor Balzani (sottoscritta in maniera trasversale da esponenti dei tanti mondi che costituiscono il PD forlivese).

    PD FORLI’. L’ASSEMBLEA REVOCA L’ESECUTIVO, CASTAGNOLI RESTA; PER ORA IL SEGRETARIO
    RIMANE IN CARICA (DIRE) Forli’, 27 mag.- Una burrascosa assemblea della federazione forlivese del Pd, ieri sera, ha
    portato alla revoca dell’esecutivo che guida il partito a Forli’. Il documento di revoca e’ stato messo ai voti ieri sera,
    nell’incontro degli oltre cento rappresentanti dei circoli democratici di Forli’ e comprensorio. Dura e’ stata la
    contestazione al segretario Alessandro Castagnoli, che, per ora, resta comunque alla guida del partito locale. L’unico
    documento messo ai voti, proposto dai “giovani” del Pd, ha chiesto, pero’, di revocare l’esecutivo (una sorta di staff del
    segretario), revoca che e’ passata con la maggioranza dei voti.

    BUFERA SU CASTAGNOLI,ANCHE MARCO ERRANI SI … -2- (DIRE) Forli’, 27 mag. -
    All’assemblea, in particolare, non e’ andata giu’ non solo la nomina dell’esecutivo senza alcuna consultazione, ma
    anche la fretta con cui e’ stato costituito. Il Pd forlivese non e’ ancora del tutto organizzato: infatti, esistono per ora solo
    l’assemblea dei rappresentanti dei circoli (circa 230) e il segretario. “Dobbiamo ancora definire gli organi intermedi-
    continua Errani-, come la direzione politica, decidere se farla snella o piu’ allargata”. Insomma, il sospetto e’ che l’esecutivo nominato da Castagnoli avrebbe alla fine forzato la scelta sulla direzione (la cui nomina spetta all’Assemblea), di fatto sostituendola. “Abbiamo dibattuto a lungo e alla fine deciso di azzerare l’esecutivo in attesa delle scelte sugli organi direttivi della federazione”, continua Errani. Secondo il capogruppo Pd a quel punto “era
    superfluo mettere ai voti il documento dei giovani, visto che la situazione si era gia’ risolta”. Ma, sotto le insistenze dei
    proponenti, c’e’ stata la votazione. “Era ormai tardi ed erano rimaste circa un centinaio di persone- spiega Errani-, il
    documento e’ passato”.
    “Questo e’ vero- concorda Gessica Allegni, responsabile dei Giovani del Pd-, ma il nostro documento conteneva
    altri elementi, oltre alla questione dell’esecutivo, su cui volevamo che l’assemblea si esprimesse”. Questi alcuni
    passaggi della mozione dei “giovani” del Pd: “Esprimiamo forte indignazione verso un esercizio del potere non
    rispettoso dei fondamentali principi di democrazia e condivisione, incline ad acuire le divisioni interne e che ha portato a soluzioni non rappresentative di quanto emerso dalle due recenti assemblee territoriali rispetto all’elezione dei nuovi organismi dirigenti”. E ancora: “Il “caso candidature” che ha poi portato il Pd di Forli’ a non esprimere alcun
    proprio rappresentante in Parlamento e’ stato caratterizzato da una cattiva gestione che ha prodotto risultati mediocri:
    un candidato alla Camera non emerso dalle consultazioni, la difficilmente motivabile presenza del segretario nelle liste
    dei ‘papabili’, la tendenza a premiare e rafforzare una precisa ‘componente’ del partito ed una manifesta debolezza
    nel far valere la forza del nostro partito al momento della definizione dei posti in lista”.

    (SEGUE) (Cam/ Dire) 17:08 27-05-08 NNNN (ER) PD FORLI’. BUFERA SU CASTAGNOLI,ANCHE MARCO
    ERRANI SI… -3- (DIRE) Forli’, 27 mag. - “Intendiamo anche esprimere- prosegue il documento dei ‘giovani’ del Pd di
    Forli’ approvato ieri sera contro il segretario Castagnoli- il nostro rammarico nel vedere quanto, causa incapacita’
    della dirigenza locale, l’immagine del Partito stia perdendo sempre piu’ consensi tra i suoi elettori, a causa
    dell’ambiguita’ delle scelte interne, della continua e non estirpata consuetudine di scegliere le persone in quanto tali e
    non per criteri di merito e rappresentanza e della mancanza di democraticita’ nelle scelte importanti”.
    Insomma, una dura requisitoria contro Castagnoli a questo punto condivisa dalla maggioranza del partito (circa 50
    voti a favore e 20 contrari). “In questo momento non c’e’ la volonta’ di chiedere la rimozione del segretario- conclude
    Allegni-, ma vogliamo azzerare la situazione per ripartire, alla ricerca di un’unita’ sostanziale e non formale, che ad
    ogni momento critico riporta a galla le lacerazioni interne”.

    E’ risultato dunque chiaro a tutti:
    a) che il Segretario Castagnoli ha voluto con il suo comportamento - fin dalla sua relazione iniziale - non favorire un processo unitario e di gestione collegiale del partito (e questo del resto pare fosse quanto voleva una piccola parte del Pd forlivese che chiedeva al Segretario di essere espressione di una parte forzatamente maggioritaria, senza averne peraltro i numeri, ovvero di stabilire in maniera secca e “ad excludendum” “chi comandava”, dentro il partito - il fatto è che in un partito *democratico* l’espressione “comandare” - specie come ristretta oligarchia - rischia di essere fuorviante e deleterio)

    b) che ‘frazionista’ non è stato, contrariamente a quanto scritto da Romagna oggi, chi del tutto legittimamente ha presentato una mozione d’ordine che criticava nettamente il comportamento del Segretario e chiedeva la revoca di un organismo come l’Esecutivo (che aveva forma e sostanza di una Segreteria politica concordata tra pochi in segrete stanze - come è apparso chiaro dal dibattito), ma *frazionista* si è rivelato il Segretario stesso. Un Segretario frazionista…un ossimoro perfettamente incarnato dalla sua conduzione dell’esecutivo ma anche dell’Assemblea.

    Vedremo ora, dopo l’esito -chiarissimo a tutti. dell’Assemblea territoriale se il Segretario ha capito “come si gestice un partito così importante come il PD forlivese” (come ha commentato Martino); il partito ha bisogno delle energie e del contributo di tutti coloro che lo compongono e soprattutto di chi crede alle ragioni e alla forza della democrazia (che prevede mozioni d’ordine, confronto di argomenti, espressioni di voto, sereno esito delle decisioni di un’Assemblea del tutto legittimata a far emergere orientamenti e indicazioni).
    Chi non era presente, in relatà non tanti, si è perso una pagina di espressione dialettica della democrazia interna di un partito. Esprimersi in maniera aperta e, se del caso, votare sulle questioni è aria sana per le stanze di un partito che anche all’interno e all’esterno deve dimostrare, nei fatti, di praticare le procedure democratiche e di non temere il confronto libero sulle questioni.
    Chi paventa e strepita evocando scenari apocalittici di spaccatura non ha ancora imparato la lezione della democrazia, che è essenzialmente confronto aperto e decisione sulla base di trasparente dialettica. L’abc si può sempre cominciare ad impararlo…e pure in fretta.

  41. sarapi 28 maggio 2008 09:28

    Fortunatamente anche io, in qualità di delegata provinciale eletta nel circolo di Forlimpopoli, ero presente all’Assemblea territoriale di lunedì scorso, ho condiviso il documento dei giovani e appoggiato la mozione d’ordine del professor Balzani.
    Non condivido affatto, invece, le posizioni di chi ha detto che “bisogna mantenersi uniti nonostante tutto perché altrimenti si rischia di dare una brutta impressione fuori all’esterno”, o le critiche di questi giorni hanno creato un “partito di tensioni dove le correnti alla fine lavorano per la destra”.
    Io mi chiedo molto semplicemente: se per primi noi dentro al partito non rispettiamo i più semplici principi di democrazia, di correttezza e non siamo disposti a confrontarci e discutere per trovare una soluzione unitaria, come possiamo essere in grado di parlare con i nostri elettori e cittadini?
    Sono rimasta fino alla fine dell’assemblea e sono stata contenta di aver votato l’ordine dei giovani; se non ricordo male i delegati erano poco più di 160 all’inizio dell’assemblea e nel finale hanno votato in 99 (quindi la maggioranza).
    La democrazia nasce con il voto e si realizza nel voto, quindi basta con l’aver paura di votare, di dire apertamente come e cosa si pensa, apriamoci al dialogo.

    Ultima cosa: per quel che riguarda la direzione, prima fissiamo bene le aree e i temi e poi si decidano i nomi che devono comporre questo importante organismo.
    sara pignatari

  42. riccardovitali 28 maggio 2008 10:45

    Cara Sara, se hai sentito solo quelle argomentazioni vuol dire che non si è sfoderato il solito repertorio.
    Te lo riassumo così per le prossime volte sei preparata : “dobbiamo sembrare molto uniti perchè gli elettori vogliono questo” , “se non sei d’accordo allora fai il gioco della destra” , “siamo già in campagna elettorale e non c’è tempo per queste cose” , “se non condividi ti assumi la responsabilità di una spaccatura dentro al partito” , “alla gente non interessano queste cose ma come arrivare a fine mese” , “non c’è tempo perchè dobbiamo tornare in mezzo alla gente” , “non possiamo cambiare un segretario ogni tre mesi” , “tra noi aleggia il compagno Tafazzi” , ed altre chicche. Preparati perchè il disco è sempre il solito (e poi ci lamentiamo che la gente non partecipa, è già un miracolo che una persona normale dopo una giornata di lavoro abbia la voglia di perdere del tempo ad ascoltare queste stupidaggini).
    Lascio con un pensiero del maestro Trapattoni che ben si addice al nostro segretario “non c’è bisogno di prendere uno qualunque per fare del qualunquismo”.
    Molti saluti

  43. Collini Stefania 28 maggio 2008 14:13

    Caro Riccardo ne hai scordata una di frasi ricorrenti ” basta andare sui giornali, così ci facciamo del male,”
    Bene sui giornali ci vanno proprio loro per primi , quelli che non sono una corrente e primo fra tutti il segretario.
    Non fu lui a fare il comunicato stampa con la lista dei candidati, lasciando di stucco i segretari di circolo ( ne ricordo bene due o tre che allora chiedevano la sua testa), poi invece i benpensanti del PD giù a criticare Thomas e Maltoni per una loro legittima dichiarazione, ma nulla, acqua in bocca sul segretario dal comunicato stampa facile e spiazzante.
    E ancora, quando nei circoli si è discusso con franchezza, ancora a demonizzare e criticare le uscite sui giornali di autosospensione da un ececutivo nato male e che divideva il partito: così in tanti reagirono mettendosi una mano sugli occhi ed una sulla bocca, per il bene del Partito Democratico.
    Ma vengo alla questione carta stampata locale , dichiarazioni sulla stampa, resoconti giornalistici, rivolgendomi dal blog al nostro Segretario: dopo le agenzie on line di ieri ( Romagna oggi batte tutti per velocità), oggi ho acquistato e letto Carlino, Corriere di Romagna e La Voce. Nella norma i riferimenti del Carlino, puntualissimi e precisi quelli del Corriere ( come mai Romagnaoggi non aveva i numeri esatti?) poi surprise l’articolo della Voce che riporta, fino a smentita ufficiale, i lamenti del segretario,le sue accuse a gruppi che remano contro il PD, la sua patetica ed arrogante rivendicazione “io non ho fatto errori”, che lui ha dato fiducia ai gruppi e che questi gruppi l’hanno tradita. Senti chi parla!!!
    Veramente Segretario la fiducia l’hanno data a te i vari gruppi-anime del PD, tu hai assunto il ruolo più alto( dopo l’assemblea) nel Pd grazie alla fiducia del 90% dei delegati e quindi anche dei gruppi che oggi demonizzi e che dovresti invece rappresentare essendo il segretario di tutti. Sei tu che hai tradito quella fiducia, non altri. Continui a recitare un ruolo che nega l’evidenza: sbagliare è umano, perseverare è diabolico.
    Alcuni compagni e compagne serie,amici ed amiche alle prese con il senso di responsabilità che caratterizza i militanti più convinti, hanno anche pensato, per il bene di non so quale partito( il partito che voglio io è partecipato e trasparente), nonostante il tuo agire contro l’unità del partito, che era bene turarsi naso e orecchie ed andare avanti così.
    Senza rendersi conto che proprio le tue azioni continuavano a produrre le spaccature. Altri invece, i più scafati e astuti, se ne sono resi conto e a loro andava benissimo così.
    La mano ti è stata offerta in assemblea,onorevolmente offerta, hai preferito puntare i piedi a terra, una terra resa dalle tue inaccettabili accuse ” di lavorare per la destra”, ancora più franosa; i tuoi consiglieri di turno ( sono sempre gli stessi?) ti avranno consigliato una via d’uscita dal sacco in cui tu stesso ti eri cacciato? se non l’hanno fatto medita sulla bontà del loro ruolo. Oppure recita l’ennesimo mea culpa!
    Il dissenso, anche quello mai manifestato e latente, si è ora saldato idealmente e il voto che ha promosso il documento dei giovani dovrebbe avertelo dimostrato. Le tue dichiarazioni oggi pubblicate dalla Voce, quelle sì fanno comodo alla destra e aprono gli occhi a chi si ostina ancora a tenerli chiusi.
    Non sapevi Alessandro che la Voce è un giornale di destra? Sapevi o no di fare un cattivo servizio al PD con queste ulteriori gravi dichiarazioni demolitive?
    Grazie per l’amore che mostri per il nostro Pd,ma in tutta sincerità (qualità che so da te non apprezzata) penso che un tuo misurato silenzio o dichiarazioni attente a ricucire rapporti sarebbero stati davvero la migliore dimostrazione d’affetto per il nostro neonato partito.
    Vedi dico e dirò ancora nostro, allargando l’aggettivo alla pluralità dei cittadini elettori.
    Bravo Alessandro, comprendo che per te sia difficile parlare con le persone guardandole negli occhi, perchè potrebbero argomentare, smentirti, dimostrare nero su bianco e smontare coi fatti, il castello fantastico che ti sei costruito attorno.
    La vita insegna che i nemici a volte sono più amici dei falsi amici.
    Non rispondo attraverso i giornali, ma dato che sei affezionato lettore del nostro blog, spero anzi sono certa che qui mi leggerai, anche se ho l’abitudine di scrivere con nome e cognome , non celandomi dietro pseudonimi.
    Stefania

  44. Gianluca Monti 28 maggio 2008 14:25

    Di seguito riporto le parole espresse dal ns. segretario segnalando come, ancora una volta, preferisca la spettacolarizzazione dell’eventi (pur drammatico) alla discussione con le persone. Credere o pensare di essere soli, o in pochi, al mondo a volte stravolge la realtà purtroppo per Alessandro esiste un mondo intorno a lui che pensa, si muove e vive e a tempo perso fa politica e si appassiona…dico purtroppo perchè tutto ciò per chiunque altro sarebbe stato un valore aggiunto per lui no!

    Sorgente:
    DIRE Tema:
    Regionale - Emilia-Romagna Tipo:
    Testo

    (ER) PD FORLI’. CASTAGNOLI PRONTO ALL’ADDIO: “VOGLIONO LA PELLE”

    “GRUPPI PARALIZZANO IL PARTITO, MA IO NON SONO UN FUNZIONARIO”(DIRE) Forli’, 27 mag. - Non ci gira intorno con le parole e dice esplicitamente cio’ che i suoi oppositori non hanno il coraggio di dire: “La prendo come una questione di sfiducia verso il segretario, cioe’ verso di me. Uno stillicidio continuo, politico e personale, messo in atto da gruppi che non hanno a cuore il bene del partito”. A parlare e’ Alessandro Castagnoli, segretario del Pd forlivese, 37 anni. Castagnoli e’ nell’occhio del ciclone dopo la burrascosa assemblea della federazione del Pd di ieri sera. Il segretario parla di “fiducia tradita”, “partito paralizzato”, di “conta fratricida interna”. E al termine del suo ragionamento annuncia: “Sto valutando cosa e’ meglio fare, per la salvaguardia del partito, ma anche per la mia persona”, perche’ “io per questo partito ho dato la pelle, sacrificando famiglia e universita’, contento di averlo traghettato a risultati che, lo dicono i dati elettorali, indicano una crescita a livellolocale”. Ripercorre i fatti di ieri sera, Castagnoli: “Dopo due incontri con i segretari dei circoli, mi sono presentato all’assemblea con tre proposte per la formazione della direzione politica, nella massima democraticita’”. Ma di quelle proposte non si e’ neanche parlato. Si e’ parlato, invece, dell’esecutivo costituito dal segretario: “Un organo che ho nominato in base allo statuto del Pd, che esiste ovunque e che non ha alcuna delega decisionale sulla direzione politica”, spiega Castagnoli.”Di fronte alle polemiche ho ritirato l’esecutivo, non perche’ riconosca un errore, ma per non sfracellare il partito. Ho dato questa fiducia, ma all’interno dell’assemblea ci sono stati gruppi che l’hanno tradita, che sono comunque voluti andare ad una conta, facendo votare in tarda serata e in una situazione di caos completo”, continua il segretario forlivese del Pd. (SEGUE) (Cam/ Dire) 19:52 27-05-08NNNN

  45. Thomas Casadei 28 maggio 2008 20:57

    A PROPOSITO DI DICHIARAZIONI A MEZZO STAMPA, ECCO QUANTO RIPORTA “ROMAGNA OGGI”.

    Pd, Nadia Masini solidale col segretario: “Capisco l’amarezza di Castagnoli”
    28 maggio 2008 - 19.09 (Ultima Modifica: 28 maggio 2008)

    Il sindaco di Forlì, Nadia Masini
    “Posso comprendere la sua amarezza”. Così Nadia Masini si esprime in merito ai sentimenti di delusione e disappunto manifestati dal segretario territoriale del Partito democratico forlivese, Alessandro Castagnoli. La prima cittadina ammette di non aver letto le dichiarazioni di Castagnoli, ma annuncia che appena rientrerà a Forlì (”sono fuori da stamattina molto presto”) “lo contattero’ sicuramente”.

    “Dobbiamo stare tutti a ragionare, cercare di capirci e fare sintesi per il bene del partito”, è l’invito di Nadia Masini, che spiega il suo voto contrario al documento proposto dai giovani del Partito democratico col fatto di aver “trovato inutile andare a votare sulla stessa materia su cui si era trovato un accordo subito prima”.

    Un “no comment” arriva dall’ex deputato Giuliano Pedulli (in passato segretario della Federazione Ds di Forlì per oltre un decennio) e dall’ex vice ministro dell’Economia, Roberto Pinza.

    Ariana Bocchini, invece, presidente di Romagna Acque e autorevole esponente del Pd, commenta: “Non c’e’ niente di personale, chiediamo solo un progetto politico e una strategia che si formino intorno ad un gruppo dirigente autorevole”. Riguardo al rischio di paralisi del partito, dice: “Non la vedo

    così”. A chi le chiede un parere circa le dimissioni del segretario Alessandro Castagnoli, l’ex sindaco di Bertinoro risponde: “E’ un’ipotesi che in questo momento non esiste, non c’e’ un problema di fiducia, visto che e’ stato eletto con un consenso amplissimo con oltre il 90% delle preferenze”.

    L’anima repubblicana del Pd forlivese, attraverso il professor Roberto Balzani, chiarisce quanto accaduto lunedì sera durante la riunione dell’Assemblea territoriale. “Si è trattato di un contrasto di tipo metodologico - afferma Roberto Balzani, che lunedì ha presentato la mozione d’ordine contro l’Esecutivo - non è stata espressa l’idea di una sostituzione necessaria di Castagnoli. L’importante è discutere insieme per stabilire una ‘testa di partito’, secondo uno schema un po’ più socializzato, rispetto a quello utilizzato da Castagnoli. C’è stata una reazione al metodo”.

    Ottimismo a piene mani, invece, viene sparso da Marco Errani, capogruppo del Partito democratico in Consiglio comunale a Forlì: “Bisogna mettersi subito al lavoro. Come gruppo consiliare - spiega Errani - abbiamo già in agenda forum tematici con le associazioni, per raccogliere idee”. “Nella prossima assemblea - aggiunge fiducioso - ci saranno le condizioni per stabilire la Direzione del partito”.

    Personalmente, in una fase complessa, quale quella che riguarda il Pd del territorio forlivese apprezzo “i no comment”.
    Urge chiarezza ma soprattutto l’abbandono di un’idea del partito come “questione di pochi”: l’Assemblea dell’altra sera ha mostrato che i componenti dell’Assemblea territoriale, nel loro complesso, sono i detentori della sovranità del partito.

  46. Chiara Mazza 29 maggio 2008 10:50

    Immaginavo che, dopo la bacchettata dell’altra sera (”smettete di scrivere sui giornali e su quel famigerato blog di sovversivi”), Castagnoli attivasse immediately un bel luogo virtuale di discussione sul sito del partito e creasse anche uno spazio fisico e reale di confronto, in cui vedersi in faccia e potersi parlare (oltre ai circoli); immaginavo anche che, sull’onda del fatidico provinciale del 26, ci fosse l’urgenza di rivedersi e di mettere finalmente sul tavolo le tante questioni aperte. In assenza di qualsivoglia segnale da parte del nostro segretario, se non la bella intervista rilasciata alla Voce, mi sembra che ancora l’unico spazio di ascolto sia questo (pare letto da molti, ma su cui pochi hanno il coraggio di esporsi).
    Vorrei invitarvi, alla luce in particolare delle ultime dichiarazioni, a leggere una novella di Boccaccio che, in soldoni, racconta di Abraam giudeo che decide di partire da Parigi per Roma (dissuaso fortemente dall’amico cristiano, che vorrebbe convertirlo ma che teme di ottenere l’effetto esattamente opposto conoscendo la corruttela della sede pontificia). Insomma, giunto a Roma, effettivamente Abraam vi trova praticato ogni genere di peccato: lussuria, desiderio di potere, ipocrisia degli ecclesiastici hanno ucciso lo spirito cristiano; mentre predicano la penitenza e il sacrificio, gli ecclesiastici fanno di tutto per trarre il massimo profitto dalla loro condizione. L’esito della novella è però paradossale; Abraam giudeo, tornato a Parigi, si convertirà al cristianesimo, che considera una religione vera se resiste a così tante offese. Leggetela integralmente perché, oltre ad essere spassosa, credo sia anche illuminante e assolutamente attuale (è la II novella della I giornata, Decameron chiaramente).
    Credo dunque che, alla luce di quanto successo il 26, i “gruppi che lavorano contro il partito e lo paralizzano” (affermazione che trovo scandalosamente diffamatoria) ne escano ancor più motivati e persuasi di continuare nel libero pensiero, che è confronto, scambio di idee, lotta, democrazia insomma, e non mero piegarsi ai diktat. Chiara

  47. riccardovitali 29 maggio 2008 11:13

    Ho aspettato diversi giorni per formulare questo pensiero perchè credevo toccasse ad altri farlo.
    Come credo si capisca dai miei contributi non sono un fan del segretario provinciale (come non lo ero del precedente Ds) ma contestargli alcuni aspetti privati è poco elegante (per non dire imbecille). Il fatto che una persona possa essere un segretario poco capace non lo obbliga ad essere per forza un raccomandato o un incapace che trova lavoro solo grazie ad appoggi di varia natura. Perchè se la critica diventa cieca perde di significato.
    La riflessione sul fatto che molte persone campino di politica spostandosi da incarichi amministrativi ad enti a partecipate è d’attualità, ma credo non si possa scaricare solo sul segretario, sulla cui qualità professionale nessuno se non i suoi dirigenti ha facoltà di esprimersi. Ci sono poi, anche nel nostro territorio, persone che occupano poltrone molto più di peso (politico ed economico) del segretario che si sono ben guardate dall’intervenire a sua difesa (eppure ogni tanto intervengono).
    Ad avvalorare questa riflessione anche l’aspetto temporale. Ce la vogliamo prendere con uno che ha appena cominciato quando c’è gente che è da una vita che passa da un posto all’altro?
    Cerchiamo di rimanere nell’ambito politico, altrimenti non solo perdiamo di utilità, ma giustifichiamo alcune reazioni che non sono del tutto campate in aria.
    Molti saluti.

  48. gianluca 29 maggio 2008 13:27

    Lunedì sera ero presente alla relazione del segretario e ricordo questi attacchi che tu citi anche se condivido solo in parte le tue parole. Fare della politica un diversivo e un dopo-lavoro non è reato anzi! Il problema è che quando ti assumi certi incarichi devi prevedere che la tua presenza in certi luoghi (come la sede) e soprattutto la reperibilità telefonica devono essere garantite.Nessuno vuole confrontare il nuovo al vecchio ne tantomeno rimpiangere chi viveva e mangiava di politica come è stato per tanti anni, ma da qui a latitare in modo imbarazzante prendendo tra l’altro decisioni politiche fuori dalle sedi opportune e utilizzando mezzi non “istituzionali” per comunicarle ne corre eccome!
    Criticare il segretario nella sua vita privata o , peggio ancora, utilizzare sistemi intimidatori, mi sembra senza dubbio da imbecilli e da ragazzini dell’asilo, certo è che identificare questo sito e coloro che ci scrivono unicamente come l’immagine di quattro imbecilli è quanto meno offensivo e sicuramente non meno infantile.
    Credo che nell’intelligenza umana ci sia la capacità di scindere i giudizi e le critiche costruttve e le cattiverie gratuite ed inutili, e sta nella democrazia che ci siano i primi e le seconde. Gli attacchi al privato e le offese personali lasciamole agli imbecilli.

  49. Carlo Giunchi 30 maggio 2008 15:09

    Di tutte le frasi infelici pronunciate da Alessandro Castagnoli, molte delle quali riportate su questo blog, alcune mi hanno colpito più di altre. Si tratta di quelle che hanno fatto riferimento alla sua vita privata, al suo lavoro.
    A parte l’assoluta inopportunità di citare, durante l’assemblea, alcune molestie telefoniche di cui sarebbe stato vittima con lo scopo di testimoniare una specie di aggressione personale nei suoi confronti, quasi come se gli autori di tali molestie avessero qualcosa a che fare con le contestazioni politiche di cui è stato recentemente fatto oggetto, e addirittura quasi come se tali autori potessero nascondersi all’interno dell’assemblea territoriale, vi sono cose che davvero è difficile ignorare.
    Fra queste campeggiano le riflessioni sul suo sacrificio personale, che avrebbe visto penalizzare famiglia e università, ma anche quelle rivolte a chi avrebbe eccepito sulla sua recente occupazione presso la SAPRO, società pubblica di gestione immobiliare.
    Dico subito con molta fermezza che non ho il benché minimo interesse a scandagliare la vita privata di Castagnoli (ci sono ben altre biografie alle quali appassionarsi) e al tempo stesso che considero chiunque lo abbia molestato, se di molestie si è trattato, degno del disprezzo da parte di ogni sincero democratico.
    Ma, con altrettanta fermezza, vorrei affermare un principio che ritengo fondamentale per la democrazia, cioè quello secondo cui chi accetta responsabilità di natura politica e quindi incarna in qualche modo una vocazione di tutela del bene comune, acquisisce una visibilità pubblica ed è costretto ad accettare di fatto di essere costantemente oggetto, non di gogne mediatiche, ma di una legittima valutazione, rispetto alla quale è impossibile, oltre che sbagliato, immaginare una netta separazione, in tutti i campi, fra sfera privata e sfera pubblica.
    Certo, non è neppure in discussione l’abominevole consuetudine, in certe democrazie, di processare in continuazione i politici per le loro abitudini e inclinazioni private, consuetudine che paradossalmente sottende una ben più preoccupante realtà, che peraltro nella storia del nostro paese ha avuto una rappresentazione organica (basta essere un “bacchettone” per guadagnarsi un lasciapassare per ben più ignobili traffici).
    Quello di cui si parla è un’altra cosa, è il necessario equilibrio fra ciò che si propugna e ciò che si fa, è il dovere della coerenza, è il bisogno di essere riconosciuti in una dimensione unitaria, tutti aspetti la cui importanza cresce proporzionalmente all’importanza ed al carattere “monocratico” del ruolo politico rivestito.
    Mi chiedo, come si fa a pensare che la politica non debba prevedere giudizi sulle persone, come si fa a sostenere che non conta nulla ciò che si fa e si dice al di fuori del proprio ruolo istituzionale, come si fa a mettere in campo la propria persona solo per l’ormai consunta pratica del “vittimismo”, in politica indissolubilmente coniugato con una speculare arroganza (Berlusconi e Mastella insegnano).
    Ecco allora che quando Castagnoli lamenta le incursioni di alcuni sul suo rapporto di lavoro non capisce che esse sono del tutto legittime e meritano non diffidenza e criminalizzazione, ma risposte precise, soprattutto in un’epoca in cui l’affarismo istituzionale, la pratica della clientela, l’affermazione spasmodica del proprio interesse particolare, hanno trasformato la politica da una delle più grandi e belle passioni dell’uomo, in uno dei suoi peggiori mestieri.
    Ma dietro a questo atteggiamento vedo anche qualcosa d’altro, diciamo di più “politico”, cioè l’idea, abbastanza diffusa in certi ambienti e abbastanza pericolosa, secondo la quale di programmi si parla tutti, ma di persone no, si parla in pochi, l’idea che gli incarichi, le nomine, le collocazioni, fanno parte di una sfera interdetta alle persone normali. E così, quando si va a votare, si consuma un ulteriore paradosso logico, oltre che politico: si scelgono le persone, ma non si può parlare delle persone, come se nella scheda ci fosse non una lista di nomi, ma una lista di obiettivi o riforme.
    Non è un caso, da questo punto di vista, che tutte le volte che viene fatta una nomina, che peraltro dovrebbe corrispondere ad una precisa competenza, si sentono le cose più strane destinate unicamente a fare in modo che delle persone, anche quelle sotto il riflettore, si eviti di parlare. E così l’ex sindaco Rusticali, medico, destinato a presiedere la società dell’aeroporto, dice che “farà bene perché vuole bene alla sua città”, l’attuale presidente della Fiera Lombardi dichiara all’inizio del suo mandato un grande impegno per occuparsi di cose di cui non si è mai occupato, l’attuale presidente di E-Bus Marra si lancia sulla stampa in una folgorante proposta congressuale nella quale “sarà giusto differenziarsi, non sui nomi o sulle persone, ma sui programmi e sulle strategie…”, il sindaco Masini, nella penultima assemblea territoriale, sancisce che il partito dovrà occuparsi dei programmi, il sindaco stesso delle nomine.
    E tutto dove porta? a temere le primarie; e perché? perché inevitabilmente in ballo ci sono anche le persone. E ormai la frase “con le primarie rischiamo di farci male” è diventata una specie di parola d’ordine. E tutto porta a preparare la scadenza delle elezioni amministrative con un clima per il quale se a qualcuno venisse voglia di capire come proporre le persone giuste al posto giusto, si sentirebbe subito additato come uno “sfasciapartito” afflitto da personalismo, come un escluso risentito, e via dicendo. E le “squadre di governo” degli enti locali rischieranno di continuare ad essere il risultato di patteggiamenti più o meno dignitosi fra coloro ai quali sembra che una “volontà divina” abbia assegnato il compito di giudicare, loro sì, le persone, spargendo promozioni e bocciature, regali e punizioni; e sentiremo ancora le frasi del tipo “bisogna pure fargli fare qualcosa”, appiccicate sulla nomina di turno.
    Per tutte queste ragioni il segretario Castagnoli, quando si rivolge ad un’assemblea dove fortunatamente sono ancora tante le persone che scelgono tutti i giorni di non mescolare le loro aspirazioni ideali con le opportunità della vita quotidiana, dovrebbe essere un po’ più cauto nel fare accuse di “volontà distruttiva”, dovrebbe contenersi un po’ di più nello spacciare l’improbabile immagine di “vittima sacrificale”, dovrebbe mostrarsi un po’ più consapevole di quale mediocre storia di “trattamento delle persone” è rappresentata dai partiti che, con la nascita del PD, in molti speravamo di vedere progressivamente superati.

  50. riccardovitali 30 maggio 2008 17:33

    Gen.le sig. Giunchi alcuni passaggi del suo post sono a mio avviso un pò troppo spinti (e le confesso che di solito le sue argomentazioni “polemiche” mi piacciono) soprattutto nel passaggio che copio-incollo

    “Ecco allora che quando Castagnoli lamenta le incursioni di alcuni sul suo rapporto di lavoro non capisce che esse sono del tutto legittime e meritano non diffidenza e criminalizzazione, ma risposte precise, soprattutto in un’epoca in cui l’affarismo istituzionale, la pratica della clientela, l’affermazione spasmodica del proprio interesse particolare, hanno trasformato la politica da una delle più grandi e belle passioni dell’uomo, in uno dei suoi peggiori mestieri.”

    E le spiego perchè.
    Se il segretario merita un brutto voto per la sua prassi politica (guardiamo anche da dove viene e che esperienze politiche ha avuto, però) o addirittura l’allontanamento come suggerisce qulcuno, insinuare che lavora solo per grazia ricevuta è una cazzata (diciamo le cose col loro nome).
    Lei cosa ne sa? Vuol essere invitato ai colloqui professionali del sig.Castagnoli? Cosa le fa supporre che il posto che occupa sia stato donatogli per presunti appoggi-favori-clientelismi?
    Perchè nel suo intervento cade in un ossimoro. O paventa che chi ha incarichi politici non abbia ambiti diversi di professione (però è continuamente da sistemare) oppure se ne ha in che modo riesce a dissipare i suoi dubbi (forse installando una webcam per mostrarle che lavora con integrità morale?).
    Siamo seri e cerchiamo di stabilire delle prassi ( a mio avviso è preferibile che non vi siano incarichi prettamente politici, con la mancanza di disponibilità -anche temporale e telefonica come ricordava Luca- che a volte può comportare).

    All’assemblea io non partecipo quindi il vittimismo del segretario lo ignoro, così come ignoro gli eventuali insulti a chi frequenta questo sito. Nel caso fossero atti concreti ripeto che a mio avviso sono deprecabili come alcune accuse che sono state rivolte a lui ( e ripeto, non di natura politica).
    Molti saluti.

  51. Carlo Giunchi 30 maggio 2008 19:21

    Riccardo, mi imbarazza un pochino il “lei” del tuo commento: mi fa sentire un po’ in là con gli anni. Diamoci del tu, che comunque è meglio.
    Ti devo alcune precisazioni.
    Naturalmente è molto lontano dalle mie intenzioni esprimere un giudizio sulle qualità professionali, che mi dicono eccellenti, di Alessandro Castagnoli, e dunque non lo faccio (e non l’ho fatto).
    Non mi interessa neppure sostenere che ha avuto un lavoro grazie a favoritismi e clientele, anche perchè ciò non è detto, o perlomeno non è dimostrato.
    Immagino poi che chi gli ha affidato l’incarico lo avrà fatto certamente confrontando le sue qualità con quelle di altri, come è buona norma, e non si sarà certamente fatto condizionare da “coperture” di sorta.
    Quello che ho voluto dire è semplicemente che di fronte a chiunque avanzi sospetti del genere (fosse anche un semplice elettore) chi ha responsabilità politiche deve fare uno sforzo in più degli altri per risultare trasparente, e lo deve fare con tanta più tranquillità quanto più è sicuro della propria correttezza.
    Ciò che non mi è piaciuto nelle affermazioni del segretario è che egli abbia cercato in qualche modo di contrapporsi alle critiche cercando di delegittimare l’idea stessa di critica.
    Nelle democrazie più mature della nostra non c’è solo il caso Lewinsky, c’è anche il riconoscimento della piena legittimità delle richieste di chiarimento rivolte ai politici anche in relazione alle loro condizioni economiche e professionali, legittimità che è riconosciuta innanzitutto proprio dai politici, ed in particolare quando sono professionalmente retribuiti con risorse pubbliche.
    Nella nostra democrazia, o presunta tale, invece ci trasciniamo dietro ancora una pratica assai poco trasparente (e poi scopriamo che c’è la casta).
    Forse è anche per questo che il PD ha adottato un Codice Etico, a differenza del passato, quando l’etica politica sembrava garantita dalla presunta nobiltà dei fini (comunismo da un lato e volontà del padreterno dall’altro).
    Per quanto riguarda gli incarichi politici, credo che sia un’aspirazione di molti pensare alla politica non come ad un mestiere, almeno a certi livelli, ma se così è a maggior ragione bisogna riuscire ad essere convincenti sulla correttezza dei metodi, anche perchè da troppo tempo essa purtroppo non riesce a non essere un mestiere, e nel modo peggiore.
    Grazie delle osservazioni.

  52. Paolo da Ladino 7 giugno 2008 08:23

    E padrò de partì u i a ciamè tot in Via Vico l’etra sera.
    E padrò un sera mai vest prema.
    E padrò l’ha det che duset e piò membar d’la asemblea in cota gnit.
    E padrò l’ha det che e segreteri un ha la testa d’ste dret ma un spò cambiè
    E padrò l’ha ciamè solamet “i saggi” parchè gnac i segreteri di circul i cota gnit.
    Prema e padrò e decideva da par sè, ades i vo decidar in trentadu par piò ad dusent parson.
    E i diriget ad circul, i membar dla asemblea sai da fè?
    Par e padrò de partì ia da cusar di caplet e dal brasul ad castrè ala festa dl’ Unitè.
    Bela democrazì.
    Me a voi turnè in tla siba ad Ladè

  53. La Dalgisa dla Rotta 7 giugno 2008 15:17

    Cher e mi Paolo,
    sarà e chesi tu t’stega a sdirin a lé propi adess…. e che tu t’stega atenti e cun agl’ureci dreti par capì in do c’us ha da sté par fé e parti ad valterino! pr’i dirigent d’i circul e incora ad piò pr’i membar dl’asemblea l’è e mument adess par dì s’i vo e padron o s’i vo fé e partì dla democrazì!
    Cher e mi Paolo no sté a turné in tla siba propi adess…. stasen ramassé tot insen par dì C’US PO’ FE’!!!

  54. SASSO nello STAGNO 7 giugno 2008 17:08

    Cari compagni, ma dove ci siamo messi?
    Questo è il titolo del nuovo film girato a forli’, che parteciperà al festival delle elezioni perse del 2009.
    La casta che si è insediata nel P.D. è come una metastasi , stà contaggiando anche chi fino a poco tempo fà era sano. La malattia ha colpito soprattutto chi ama il potere,sindaci, ex sindaci ,assessori, aspiranti assessori, presidenti di società pubbliche.
    Il regista, con esperienza romana, cultore dei metodi democristiani dirige , bacchetta, e sfruttando la dichiarata capacità di promettere posti e soluzioni di prospettiva a tutti impera.
    Ma in che MERDAIO ci siamo messi.
    Qualcuno, tra l’altro, nominato vassallo per un pugno di ceci si sente un grande fenomeno e addirittura pur avendo dimostrato la propria incompetenza e incapacità vorrebbe essere il rappresentante unico del verbo, sul cosa fare e come fare, non conoscendo neanche l’A B C delle regole democratiche e della buona prassi tra persone.
    Siamo dei pecoroni.
    Il gregge deve scacciare il lupo, e chi fra noi fa l’agnello con i denti da lupo deve essere allontanato a bastonate a pedate.

  55. riccardo 8 giugno 2008 19:24

    I volenterosi

    Vedi Sasso, un dato è certo.
    Non siamo dei pecoroni. Perché il disagio e la critica viene espressa da molti democratici che si firmano con nome e cognome, sui giornali, su questo blog e su altri blog locali, e soprattutto nei luoghi deputati al confronto e alle decisioni quali i circoli e le assemblee. Non scordarti che all’ultima Assenblea territoriale la maggioranza vasta e a voto palese, ha sonoramente bocciato le scelte del Segretario. Dove sono i pecoroni! Che nei Circoli sono tante le voci e i voti che condannano i metodi e le scelte fuori dalle regole adottati dallo stesso Segretario.
    E ancora, Sasso ma anche P.di Ladino, bisogna smettere di parlare di “Padrò de partì” o di “Il regista, con esperienza romana, cultore dei metodi democristiani” quando vi riferite a qualcuno in particolare: dite tranquillamente nome e cognome. Per capirci. Presuppongo vi riferiate a Roberto Pinza. (Se non vi rifetite a lui smentitemi). Perché è di dominio comune che vi sia stata , giovedì sera, una riunione di molti aderenti al PD che voleva cercare di “trovare una strada” per uscire dallo stallo in cui il partito versa. E che questo tavolo sia stato promosso, tra gli altri, anche dallo stesso Pinza. Chiamiamolo d’ora in poi il tavolo dei “volenterosi”. Siccome molti volentosi leggono quotidianamente questo blog, invece di stigmatizzare, perché non chiediamo a qualcuno di loro di relazionare brevemente come è andato l’incontro, chi c’era, di cosa si è parlato, com’era il clima, quali sono le proposte che gli stessi volenterosi porteranno alle prossime assemblee.
    E soprattuto perché, ad una riunione così vasta e plurale, di donne e uomini volenterosi, per discutere di PD e degli organismi nuovi del partito stesso…non partecipa il segretario del partito?
    Qulcuno ce lo spieghi.

    Riccardo Bacchi

  56. Paolo Ragazzini 9 giugno 2008 09:02

    Caro Riccardo,la riunione di giovedì è stata una sorta di incontro ad invito nella quale è stata richiesta la presenza soltanto di alcuni .Si è usato il metodo,utilizzato nello sport, della “wild card” in cui si viene ammessi in un evento sportivo al di fuori delle normali regole di partecipazione .Di sicuro non si è tenuto conto né della Assemblea Territoriale,né dei Circoli(attraverso il coinvolgimento dei Segretari). Non so dire il criterio adottato .Mi sono auto-invitato senza avere ricevuto alcuna richiesta di partecipazione soltanto per intervenire e affermare che i problemi del P.D. forlivese si devono risolvere nelle Sedi deputate a farlo , attraverso gli Organismi eletti democraticamente.Durante l’incontro non ho chisto la parola in quanto prima di me l’hanno fatto, in tal senso, Minghini,Thomas ,Sansavini,Ariana ed altri ancora.Voglio intendere quell’incontro,ripeto,ad invito,o meglio, ad escludendum, come uno scambio di idee fra pochi nell’intento di uscire dalla palude in cui al momento si trova il Partito. Sarebbe molto grave invece che qualcuno pensasse a risolvere problemi così importanti, che riguardano la democrazia interna al Partito e soprattutto il futuro delle nostre Amministrazioni attraverso l’intervento “autorevole” di una ristretta cerchia di persone.Nel P.D. non deve esistere alcuna scala gerarchica e gli impegni di responsabilità si decidono collegialmente attraverso gli Organismi. Altri tavoli decisionali, o caminetti che dir si voglia, non sono legittimati a decidere nulla.Spero venga convocata al più presto l’Assemblea Territoriale che è al momento l’unico Organismo decisionale.In questa sede mi auguro si prendano le giuste decisioni per il Partito e per il nostro territorio. Si stanno avvicinando le Elezioni Amministrative ,bisogna fare presto e bisogna mettere in campo ,a tutti i livelli , le persone,le strategie e le scelte migliori per vincerle.
    Paolo Ragazzini
    P.S. Continuo a leggere articoli a nome Paolo, Paolo da… ecc. Non entro nel merito del contenuto ma ci tengo a dire,come ho già detto qualche settimana fa, che si tratta di altre persone e non di me come qualcuno mi ha detto.
    Come sempre mi firmo con nome e cognome.

  57. Maria Teresa Vaccari 9 giugno 2008 14:13

    I VETRI APPANNATI DELLA “CASA DI VETRO”

    Concordo pienamente con le osservazioni di Riccardo e mi associo alla sua domanda di chiarimenti.

    A volte questo blog viene criticato perchè alcuni degli interventi (molto pochi in realtà) sono firmati con pseudonimi (ed è un peccato che un talento di ironia e di acume come quello di “Paolo da Ladino” non si dichiari apertamente!).
    Anch’io ritengo che in un blog di natura politica come questo dovrebbe essere buona prassi firmarsi con nome e cognome.
    Ma per fortuna esiste ancora la libertà di opinione e comunque questo è uno dei pochi luoghi in cui ci si esprime e ci si confronta apertamente (non posso dire lo stesso del sito ufficiale del PD forlivese dove so, per esperienza personale, che non tutti i commenti nello spazio “Dico la mia” vengono pubblicati).
    Ed è sicuramente un fatto molto grave ciò che ha denunciato Castagnoli all’ultima assemblea, cioè che ha ricevuto a casa telefonate anonime, ma è altrettanto grave che insinui che queste telefonate provengano da coloro che invece hanno sempre manifestato le proprie opinioni e le proprie critiche pubblicamente e assumendosene la responsabilità in prima persona (cioè firmandosi con nome e cognome).
    E se le voci di dissenso aumentano e si diffondono – sotto varie forme -, forse un motivo ci sarà e Castagnoli un esame di coscienza se lo dovrebbe fare invece di recitare sempre la parte della vittima del “complotto” (c’è già Berlusconi che annoia con questa sceneggiata).

    Da circa 2000 anni si dice “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
    E allora chiedo a chi, come Castagnoli & C, condanna chi si nasconde dietro uno pseudonimo di dare per primo il buon esempio e di lavorare alla costruzione di questo Partito alla luce del sole, senza buste secretate, senza adunate “carbonare” per chiamate nominative e senza consultazioni frettolose dietro le colonne della sala (come è successo alla fatidica assemblea del 26 maggio dando di sè uno spettacolo veramente imbarazzante).
    Non si parlava di “Casa di vetro”? Perchè questi vetri sono sempre appannati?
    E mi chiedo perchè chi dirige un Partito che si chiama DEMOCRATICO deve essere così restio ad usare il metodo DEMOCRATICO per eccellenza, cioè il VOTO: si facciano delle proposte, si convochino le assemblee e si mettano ai voti.
    E ognuno si assuma le responsabilità delle proprie scelte.

    Maria Teresa Vaccari

  58. gianluca monti 9 giugno 2008 14:28

    di certo sono d’accordo con riccardo bacchi e paolo ragazzini. D’ora innanzi vogliamo firmarci con nome e cognome perchè non abbiamo nulla da nascondere e perchè non siamo sicuramente parte delle metastasi di cui alcuni parlano. Io come tanti altri abbiamo un volto e un nome e soprattutto una fede incrollabile nella democrazia e poichè sentiamo male ogni qulvolta qualcuno cerca di incrinare i principi per i quali combattiamo, ci sembra giusto non sussurrarlo ma gridarlo ad alta voce. Ancora una volta sono stato attaccato come componente della tua stagione come se questa fosse una colpa primordiale e sono stato inserito nelle liste degli assassini del partito. Cosa ho detto? Semplicemente che i metodi usati dal segretario e dal suo “staff” non sono congrui ai principi di democrazia; che se si continua ad agire così la società civile ci saluta e se ne va ; che vorrei più chiarezza nello spiegare cos’è uno “staff” tecnico e chi lo paga e cos’è un organo politico e cosa decide. Quali richieste orride e distruttrici ho fatto?? Il mio Segretario territoriale si permette di non affrontare le questioni semplicemente glissando le domande e passando oltre, testa bassa e pedalare. Caro Alessandro ricorda che per essere un bravo regista nel calcio bisogna giocare a testa alta e cercare il compagno vicino, per essere invece un bravo gregario nel ciclismo bisogna pedalare a testa bassa ma non perdere di vista il caposquadra perchè stai correndo per lui!! Cosa vuoi essere tu? Sei gregario o caposquadra? Sai perchè decidi qualcosa, o decidi perchè altri sanno perchè? Basta sguardi maligni o dita puntate contro; chi divide e spacca di solito non si arma con democrazia e diritti egalitari non ha seguito tra la gente comune e non raccoglie consensi così ampi in mondi così diversi.

  59. raffaele barbiero 10 giugno 2008 09:40

    Berlusconi ha annunciato la sua prima “Campagna” in tema giudiziario: quella sulle intercettazioni. Quando il cavaliere lancia una campagna si mobilitano in tanti per sostenerla e infatti alcuni giornali sono usciti subito con notizie allarmanti sui costi delle intercettazioni, sulla violazione della privacy, ecc., ecc. Prima che si butti via l’acqua sporca ed il bambino vi invio questo commento di Travaglio, che anche se può risultare un “tipo antipatico” ha il pregio di non mandarle a dire. Ad ognuno le sue riflessioni.
    buona giornata
    raffaele barbiero

  60. raffaele barbiero 10 giugno 2008 09:42

  61. raffaele barbiero 10 giugno 2008 09:43

    Siamo alla prima legge vergogna che riguarda i processi di Berlusconi e che ha qualche speranza di passare, dopo quella per ora tramontata sul patteggiamento allargato che avrebbe spostato in là i processi al Cavaliere. Intanto vediamo quello che vuole fare Berlusconi, secondo quanto lui ha annunciato di voler fare. Lui ha detto: “divieto assoluto di intercettazioni, salvo per i reati di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta, di criminalità organizzata e di terrorismo”. Per chi le fa, cioè per i giudici che le dispongono al di fuori di questi reati – ammesso che ce ne siano ancora, ovviamente – e per gli agenti che poi le realizzano assieme ai gestori telefonici che prestano il loro supporto: cinque anni di galera. Questa la pena massima prevista. Per i giornalisti che le pubblicano, cinque anni di galera anche a loro. Si corona così il sogno del Cavaliere di arrestare tutti coloro che lo dovrebbero controllare e che lo controllano ancora, cioè magistrati e giornalisti. Invece di arrestare le persone che vengono intercettate e hanno commesso dei reati, si decide di arrestare coloro che le hanno scoperte e coloro che lo hanno fatto sapere. Che già non è male, devo dire. In più prevede, dice lui, “una forte penalizzazione economica per gli editori che pubblicano questi articoli contenenti intercettazioni”. Quindi, in teoria, dovrebbe essere condannata anche la sua famiglia, visto che i suoi giornali hanno abbondantemente pubblicato intercettazioni - sempre quelle degli altri di solito, mai le sue. L’annuncio era già scritto nel programma della Casa delle Libertà, era già stato detto in campagna elettorale. Il problema è che Berlusconi ha questa grande fortuna: viene sempre sottovalutato. Si dice: “sì, lui dice così. Poi in realtà non è vero…”. No, in realtà è vero. E infatti, ciò che sembrava impossibile, il divieto di intercettazioni per tutti i reati che non siano di mafia e terrorismo – stando a quello che lui dice, sempre che non sia stato frainteso o non parlasse a titolo personale – sarà oggetto della prossima legge in materia di giustizia. E così sono serviti tutti quegli allocchi, magistrati, associazione magistrati, partito democratico, che pensavano di poter dialogare con un soggetto del genere. Per fortuna che a mettersi di traverso contro il dialogo è sempre Berlusconi poi, alla fine. È interessante il fatto che lui annunci tutto questo proprio mentre a Napoli e dintorni lui va predicando che con lui ritorna lo Stato, arriva il pugno di ferro, arriva la tolleranza zero, arriva la certezza della pena. Arriva il castigamatti, insomma, e bisogna rigare diritto. E annuncia una legge che va esattamente in controtendenza. Non è una legge “ad personam”, nel senso che non serve solo a lui. È una legge “ad personas” nel senso che serve a tutta la classe dirigente. È un altro cunicolo enorme scavato sotto le carceri e sotto i tribunali per farci passare naturalmente le solite pantegane grandi così, ma da quello stesso cunicolo passeranno anche topolini medi e piccoli, che sono poi quelli che vanno ad accrescere l’emergenza sicurezza, la percezione di insicurezza. Ragion per cui poi bisogna ritornare indietro e fare altri pacchetti sicurezza. È un continuo. È il pendolo che una settimana dopo le norme per la sicurezza, torna indietro e si mette a salvare i colletti bianchi, ma anche, come vedremo fra un attimo, le principali categorie criminali che rendono rinomato nel mondo il nostro Paese. Facciamo degli esempi. Per l’omicidio, ad esempio, non è più possibile intercettare, se ha un senso quello che ha detto Berlusconi. Perché l’omicidio non è né mafia, né ‘ndrangheta, né camorra, o meglio, ci sono anche omicidi che non fanno parte di quelle organizzazioni. Per l’omicidio semplice - cioè io ammazzo un tizio non essendo un camorrista, un mafioso, un ‘ndranghetista e nemmeno un terrorista – non mi possono intercettare. Di solito, per scoprire chi è stato ad uccidere una persona si mettono sotto intercettazione tutti quelli che fanno parte della sua cerchia: parenti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro per cercare qualche attinenza tra la morte di quella persona e le conoscenze che ha. Non si potrà più fare. Quindi, molti più omicidi impuniti. Okay?
    Rapine in banca. Mettiamo che per fortuna una telecamera abbia ripreso di sguincio uno dei rapinatori e che gli inquirenti illuminando bene le immagini riescano a intuire chi potrebbe essere fra le loro vecchie conoscenze, spulciando tra le foto segnaletiche. Bene, per trovare la prova che è veramente lui gli mettono il telefono sotto controllo, vedono se parla di bottino. Se ne parla con altri complici, arrestano anche i complici e si riesce a sgominare la banda. Non si potrà più fare. La rapina, se non è fatta da mafiosi, camorristi o terroristi, sarà impossibile, o quasi, da punire…
    Mettiamo il classico caso del sequestro di persona a scopo di estorsione. Un gruppo di sbandati sempre più spesso capita, ormai non c’è più la grande “anonima sequestri”, ci sono gruppi di sbandati che si organizzano. Sequestri lampo. Prendiamo l’imprenditore. Ci facciamo dare il riscatto. Lo liberiamo. Di solito si mette sotto controllo il telefono della famiglia, i telefoni delle famiglie amiche, in modo che quando il sequestratore telefona per chiedere il riscatto si risale telefonicamente a lui e spesso lo si acciuffa. Con questo sistema sono stati sgominati moltissimi sequestri e restituiti alle famiglie tantissimi ostaggi. Perfetto. Non si potrà più fare. A meno che il sequestro non sia opera di mafia, camorra o ‘ndrangheta, però come sappiamo fanno i soldi in maniera diversa e molto più facile.
    Prendiamo il molestatore che telefona, con telefonate oscene, alla ragazza. Tipico caso: la ragazza fa denuncia, mettono il telefono sotto controllo, risalgono al molestatore e il molestatore viene preso. Non si può più fare. Perché? Perché, o il molestatore è un mafioso, un camorrista, un ‘ndranghetista o un terrorista, cosa che di solito non è, oppure niente da fare.
    Mettiamo una donna picchiata e violentata magari dall’ex marito o dall’ex fidanzato, o cose di questo genere. Trova il coraggio di denunciare. Mettono sotto intercettazione il presunto aggressore per vedere se è proprio vero ciò che dice la donna. Non lo si potrà più fare.
    Prendiamo la ricerca dei latitanti. Tutti quelli che sfuggono alla giustizia. Non lo so… dal mago di Vanna Marchi che scappa in Brasile, a quelli che fanno le rapina, a quelli che fanno gli omicidi, ecc. Ecco, se non sono mafiosi o terroristi, non si potrà più usare lo strumento delle intercettazioni per andare a vedere dove sono scappati e riacchiapparli.
    Finora non ho citato i reati finanziari naturalmente. Ci sono ancora le estorsioni. Pensate a quanta gente denuncia l’estorsore, quello che gli va a chiedere qualcosa, che li minaccia. Se non è un mafioso, non si potrà più controllare il telefono delle persone che ricevono queste richieste estorsive. Per non parlare delle truffe. Pensate a quante intercettazioni su Vanna Marchi ci hanno aiutato a scoprire le minacce che lei e la figlia facevano a quelle povere credulone che pagavano continuamente temendo chissà quali conseguenze negative, fino alla morte. Quelle telefonate non si potranno più, non dico utilizzare, non si potranno più intercettare e quindi ovviamente avremo molti più truffatori e molti più truffati perché poi alle vittime non ci pensa nessuno.
    Non ho parlato ancora dei reati finanziari che sono in realtà la vera ragione per cui non si vuole più che si utilizzi da parte della magistratura lo strumento delle intercettazioni. E questo è ovvio. Dato che i reati finanziari sono i più nascosti e i più difficili da vedere, non solo non si sa chi li ha commessi, ma non si sa nemmeno chi li abbia commessi. Mentre l’omicidio, la truffa, il furto, quelli si vedono perché c’è una vittima dichiarata che li va a denunciare. La corruzione, chi la viene a sapere? Se non parla quello che ha pagato e non parla quello che ha preso i soldi, la corruzione non si sa. E poi il falso il bilancio, chi lo può notare che un bilancio è falso? Quindi sono i reati che hanno più bisogno di intercettazioni. Bisogna scoprire anche che sono stati commessi, oltre a dover scoprire chi li ha commessi. Anche per questi, silenzio di tomba. Non sapremo mai nulla.
    Naturalmente, che cosa succede? Succede che tutti quelli che li commettono potranno commetterli liberamente. Quando passerà la legge, saranno molte di più le persone che li commetteranno perché a quel punto il rischio di essere scoperti e puniti è zero e quindi noi perderemo ancora più soldi con i reati finanziari di quelli che stiamo perdendo.
    Io vorrei fare solo alcuni esempi di processi dei quali non avremmo saputo nulla. Processi che non si sarebbero mai aperti, quindi tutti imputati che non sarebbero imputati se fosse passata questa legge.
    Il caso, per esempio, delle scalate bancarie. C’erano dei furbetti del quartierino che, contro la legge, cercavano di appropriarsi di due banche: Banca Nazionale del Lavoro, le cooperative rosse e l’Unipol di Consorte; Antonveneta, la Banca Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani; Rizzoli Corriere della Sera, cioè il più grosso gruppo editoriale indipendente non controllato dai partiti, che doveva finire nella mani di Ricucci il quale poi, secondo alcuni, l’avrebbe girato ai soliti amici di Berlusconi. Bene, queste tre scalate furono bloccate da Clementina Forleo e dalla procura di Milano, grazie a intercettazioni. Con questa nuova legge, niente intercettazioni, scalate a buon fine. Compreso il loro protettore massimo, cioè Antonio Fazio, che continuerebbe a essere governatore della Banca d’Italia non sospettato di niente. Sebbene, come abbiamo visto dalle telefonate, fosse colui che faceva il regista e il giocatore di queste partite, nelle quali avrebbe dovuto rimanere terzo distaccato e arbitro.
    Nessuno saprebbe le cose perché nella legge si prevede anche che nessuno le pubblichi. Quindi, dato che il processo non è ancora partito, noi non sapremmo ancora praticamente nulla di Fazio. E quindi Fazio sarebbe doppiamente al suo posto, sia perché non sarebbe stato scoperto, sia perché, anche se l’avessero scoperto, nessuno avrebbe poi potuto raccontarlo.
    Pensate ai riscontri che sono stati trovati sulle denunce di Stefania Ariosto sui giudici corrotti a Roma, con tutte le intercettazioni dell’enturage del giudice Squillante, dell’avvocato Pacifico, ecc.
    Niente. La truffa di Milano di Poggi Longostrevi che faceva le ricette facili a spese della Regione, con i rimborsi gonfiati ecc. 150 medici condannati grazie alle intercettazioni. Niente. Non avremo più nulla di tutto questo. A Torino, l’amministratore delle Molinette arrestato grazie alle intercettazioni perché pigliava le tangenti in ufficio su ogni fornitura, Luigi Odasso, anche lui sarebbe ancora al suo posto. Pensiamo al Lazio, grazie alle intercettazioni hanno trovato i riscontri alle denunce di Lady ASL, quella che ha raccontato il grande scandalo della sanità, che poi è responsabile del grande buco della sanità del Lazio, che per fortuna si è tamponato grazie all’intervento della magistratura, non avremmo saputo quasi niente.
    Pensate al caso di spionaggio. I casi di spionaggio illegale che abbiamo avuto in questi anni. Lo staff di Storace che fa spiare Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo alla vigilia delle elezioni regionali del 2005.
    Il SISMI di Pollari e Pompa, che fa i dossieraggi sui giornalisti, i magistrati, i politici ritenuti pericolosi per Berlusconi. Il SISMI che, secondo l’accusa della Procura di Milano, collabora al sequestro di un cittadino egiziano, Abu Omar, a cui noi avevamo dato ospitalità per motivi politici e poi l’abbiamo fatto rapire dalla CIA e mandare in Egitto a torturare.
    Nulla si saprebbe senza le intercettazioni, nemmeno ovviamente di quel caso patetico del giornalista Farina, alias Betulla, che lavorava a depistare le indagini sul sequestro.
    Pensate ai dossieraggi della Telecom. I dossieraggi della security della Telecom. Migliaia e migliaia di dossier accumulati illegalmente da Tavaroli e i suoi uomini, tutto grazie alle intercettazioni. Non sapremmo nulla.
    Pensate a ministri, sottosegretari. Abbiamo il ministro Fitto, che è stato preso grazie a intercettazioni in un processo per le tangenti della famiglia Angelucci per le cliniche nella Puglia.
    Abbiamo il sottosegretario Martinat che è sotto processo a Torino per gli appalti truccati del TAV e della Olimpiade Invernale del 2006.
    Pensate al ministro Matteoli che addirittura è sotto processo per le fughe di notizie per abusi edilizi all’Isola d’Elba.
    Tutte persone che non sarebbero ovviamente sotto processo. Come ovviamente non sapremmo niente del ruolo avuto, secondo la procura di Genova, dal capo della Polizia dell’epoca, Gianni de Gennaro, nei possibili depistaggi delle indagini sul G8. Come non sapremmo nulla della mega truffa sui farmaci appena scoperta da Guariniello a Torino. Come non sapremmo nulla della mega truffa sui rifiuti appena scoperta, coi 25 arresti dai magistrati di Napoli, per quanto riguarda la Campania.
    Non sapremmo nulla quello che ha fatto Mastella, la sua famiglia e il suo partito, smascherati dall’inchiesta di Santa Maria Capoa Vetere, poi passata a Milano. Non sapremmo nulla delle ruberie sui fondi pubblici in Calabria, che De Magistris ha scoperto e infatti gli sono costate una dura punizione dal Consiglio Superiore della Magistratura, mentre alcuni colleghi gli stanno smontando le indagini. Ecco, da questo punto di vista Clementina Forleo e De Magistris con una legge come questa già in vigore da qualche anno sarebbero a posto, in una botte di ferro. Perché se la legge avesse loro impedito di scoprire gli scandali di bancopoli e della Calabria, loro non avrebbero pagato le conseguenze quindi, almeno dal loro punto di vista, questa legge li avrebbe lasciati lavorare in pace, proprio perché avrebbe impedito loro di lavorare e di scoprire alcunché.
    Allora, quali sono i motivi con i quali ci viene indorata la pillola. Ci viene presentata questa legge come assolutamente urgente e necessaria. Oggi si sono mossi anche insigni tromboni per dare copertura questa legge vergognosa. La prima è che bisogna tutelare la privacy. Naturalmente la privacy è già tutelata da una legge, persino eccessiva, che è la Legge sulla Privacy che però ha una clausola assolutamente ovvia. Cioè che la privacy può essere tutelata, salvo esigenze di giustizia. Quando ci sono esigenze di scoprire reati e tutelare le vittime di quei reati, la privacy viene meno. Ciascuno di noi rinuncia a un pezzo della sua privatezza per consegnare allo Stato la possibilità di difenderci quando poi viene attaccata, non la nostra privatezza, ma la nostra vita, la nostra incolumità, il nostro patrimonio, i nostri interessi. La privacy non c’entra nulla. E del resto, quando si chiede: “ma quando mai è stata violata la privacy dalle intercettazioni o dalla pubblicazione delle intercettazioni?” rispondono sempre: “la povera Anna Falchi che si è ritrovata un sms sui giornali che diceva “ti amo”. A chi? A Ricucci. Che era che cosa? Suo marito. Pensate che violazione della privacy far sapere che c’è una moglie che dice “ti amo” a suo marito. Deve essere stato un danno irreversibile. Per il resto sono tutte balle.
    Dicono che ci sono troppe intercettazioni. E qui non si sa rispetto a cosa. C’è un numero ideale, un numero perfetto di intercettazioni? Quale sarebbe? Il numero delle intercettazioni dipende dal numero dei reati che si commettono. In Italia ci sono quattro regioni nelle mani della mafia? Perfetto, avremo un po’ più di intercettazioni rispetto alla Finlandia o alla Danimarca.
    E poi non è vero che abbiamo troppe intercettazioni rispetto agli altri paesi, perché negli altri paesi non si sa quante siano le intercettazioni. L’unico paese di cui con certezza si sa quante intercettazioni si facciano è l’Italia. Per quale motivo? Perché in Italia le può fare soltanto la magistratura e risultano tutte, dalla prima all’ultima, con tanto di autorizzazione di un giudice terzo. Mentre all’estero le fanno i servizi segreti, le forze di polizia, senza nessun controllo. Pensate, in Inghilterra le fa perfino il servizio ambulanze. Ci sono 156 enti, compresi gli enti locali, che possono fare le intercettazioni. In America le fa la SEC, che è l’equivalente della nostra CONSOB, solo che quella funziona e che controlla appunto le attività di borsa.
    Quindi in Italia non è vero che ce ne sono di più, le controlliamo tutte. Mentre all’estero ci sono, ma non incontrollate, quindi non si sa quante sono.
    L’argomento che fa più presa è che costano troppo. Costano troppo, ci dicono. E allora io vi do i dati. Due anni fa, l’ultimo anno dei quali abbiamo le statistiche, le procure italiane, che sono 165, hanno speso per intercettazioni 240 milioni di euro. Secondo altri calcoli il coso sarebbe pure inferiore. Ma prendiamo per buono il più grosso, cioè 240 milioni di euro. Che erano 40 in meno rispetto all’anno prima. Sono quattro euro per ogni cittadino. Quattro euro e qualcosa per ogni cittadino. La domanda è: “siete disposti da dare quattro euro all’anno, cioè quattro caffè all’anno, per sentirvi più sicuri e protetti contro reati di ogni genere?”. Penso che la risposta, se la domanda viene posta correttamente ai cittadini, sia sì. Potremmo risparmiare? Certo, potremmo averle gratis le intercettazioni. Sapete perché le paghiamo? Le paghiamo perché lo Stato, quando da la concessione alla Telecom, alla Vodafone e agli altri gestori telefonici potrebbero mettere una clausoletta nella quale c’è scritto: “voi siete concessionari pubblici dello Stato italiano. Perfetto. Avete un obbligo. Quando un magistrato vi chiede di tenere sotto controllo un telefono, voi lo fate gratis. Invece lo Stato italiano paga i gestori telefonici che sono suoi concessionari. Per cui li potrebbe tenere per le palle e fargli fare quello che vuole. Quando un magistrato chiede a una banca: “fammi quell’accertamento bancario”, la banca mica si fa pagare. Eppure la banca è un ente privato. Questi sono concessionari pubblici e lo Stato italiano paga loro ogni intercettazione. E in più, ad ogni indagine che deve fare, affitta un macchinario che non è proprio, da un’azienda privata. Basterebbe comprarli una volta, i macchinari per fare le intercettazioni e i costi verrebbero praticamente azzerati.
    Quindi, vi stanno raccontando balle anche quando vi dicono che questa legge è per risparmiare sui soldi. No, questa legge è per risparmiare sui processi. A chi? A Berlusconi e alla classe dirigente. C’è un piccolo problema. Berlusconi naturalmente ha un processo in corso a Napoli, d’udienza preliminare, insieme al suo amico Saccà, direttore di Rai Fiction sospeso, perché? Perché al telefono gli prometteva aiuti per una sua attività privata, a Saccà, in cambio dell’assunzione da parte di Saccà di alcune ragazzine, di alcune ragazzine che interessavano in parte a Berlusconi, e in parte a un misterioso senatore dell’Unione che un anno fa, in cambio del piazzamento della ragazzina a Rai Fiction, a spese nostre, avrebbe fatto cadere il governo Prodi. Pare, come ha scritto Repubblica ieri, che ci siano altre telefonate ancora più sfiziose su questo vero e proprio uso criminoso della televisione pagata con i soldi pubblici.
    E allora? Bisogna impedire che vengano fuori, con una legge che salverà migliaia di criminali, per salvare uno o due imputati.

  62. riccardovitali 12 giugno 2008 10:10

    Prendo a spunto il commento del sig. Barbiero per estendere l’analisi al modo di svolgere il ruolo di opposizione.
    Perchè oggi è un tema di grande attualità che riguarda il partito e che ci trova estremamente divisi.
    Da un lato c’è chi è convinto che Berlusconi vinca perchè riesce a non far trapelare molti dei suoi affari (spesso illeciti), perchè esiste carenza se non assenza di informazione, perchè “la gente non sa” ( perchè se sapesse non potrebbe votare uno così).
    Dall’altro c’è chi pensa come me che la gente lo vota proprio per questo. Perchè sa e perchè nell’idea che faccia i suoi comodi esiste la speranza che nel facendoli finisca con il fare anche i nostri.
    Non esiste materia sulla quale Berlusconi sia riuscito a non far trapelare i suoi (fattivi e presunti) interessi e la concreta difesa degli stessi, ma è sempre riuscito a far in modo che questi non fossero tanto un punto debole quanto un punto di forza.
    Esempio stesso è il fatto che riesca ad imporsi come paladino della sicurezza un pluriindagato come lui. Riuscire a farsi mettere sotto su un tema come questo, strettamente collegato al tema della legalità ed alla certezza della pena è un capolavoro che ai nostri dirigenti difficilmente riuscirà una seconda volta.

    Ricordiamoci sempre che se quello che proponiamo agli elettori è una progetto “diverso” da quello della destra, esso lo deve essere fino in fondo.
    Perchè altrimenti rischiamo di fare brutte figure (come spesso ci accade).
    E chiediamoci se nella vicenda delle intercettazioni quanti sono i “nostri” che ne potrebbero trarre benefici proprio perchè nella stessa posizione di Berlusconi. Perchè la famosa storiella sui duri e puri è di grande attualità (come dimostra la vicenda Travaglio e le richieste di raccomandazioni per il figlio del purissimo Di Pietro - del quale ci dimentichiamo sempre che è il padre politico del Sen De Gregorio).
    Molti saluti.

  63. Marina Flamigni 14 giugno 2008 22:01

    Dalla Conferenza Stampa della nostra Segretaria Comunale di Forlì, Elisa Massa:

    Presentato il nuovo direttivo comunale del Pd di Forlì
    (14/6/2008 17:13 - Sesto Potere)

    Forlì - 14 giugno 2008 - Presentato questa mattina in conferenza stampa l’elenco dei componenti del Direttivo comunale del Pd di Forlì eletto giovedì 12 giugno dall’Assemblea Comunale all’unanimità. Le aree di lavoro che saranno al più presto costituite sono: ambiente e sviluppo sostenebile; economia e territorio; conoscenze, saperi e innovazione; diritti di cittadinanza; legalità, sicurezza e coesione sociale.

    “Sono convinta che se nel Partito Democratico si agisce, come è avvenuto nell’Assemblea Comunale, attraverso scelte condivise; impegnando e coinvolgendo in maniera seria e trasparente gli organismi e i circoli, si possano senza dubbio ottenere ottimi risultati per le nostre amministrazioni e per il partito”: ha dichiarato Elisa Massa, segretaria comunale del Pd di Forlì.

    A seguire ecco i nomi del Direttivo comunale del Pd di Forlì

    1. ALTIERI VALERIO, 26 anni,funzionario dell’Università di Bologna

    2. BUFFADINI LODOVICO, 52 anni, Assessore Comunale Bilancio e patrimonio

    3. CAVALUCCI ROBERTO, 39 anni, architetto

    4. ERRANI MARCO, 49 anni, Capogruppo Consiglio Comunale PD

    5. LAURICELLA GIOVANNI, 52 anni, avvocato

    6. LELLI FABIO, 36 anni, ingegnere

    7. MONTANARI GIAN MATTEO, 37 anni, libero professionista

    8. SAVORELLI LUCA, 27 anni, ricercatore universitario

    9. SEVERI ROBERTO, 50 anni, funzionario Provincia Forlì-Cesena

    10. CALLISTA ROSELLA, 48 anni, funzionaria Provincia Forlì- Cesena

    11. CECCHI CARLA, 37 anni, imprenditrice

    12. COLLINI STEFANI, 58 anni, ragioniera in pensione

    13. ESPOSITO VERONICA, 26 anni, progettista servizi socio- sanitari

    14. GARDINI FRANCESCA, 32 anni, ingegnere

    15. LEGA LORETTA, 54 anni, Assessore Comunale Politiche Educative e Formative

    16. MASINI NADIA, Sindaco di Forli’

    17. ORIOLI ELVEZIA, 63 anni, preside scuola Santa Dorotea

    18. VACCARI MARIA TERESA, 45 anni, ingegnere informatico

    ********************

    Forlì: il Pd ha scelto la sua Direzione comunale
    (da “Romagna Oggi”)

    FORLI’ - Il Partito democratico forlivese avanza di un passo nel travaglio percorso per la formazione degli organi dirigenti. Giovedì sera l’Assemblea comunale di Forlì presieduta dalla segretaria Elisa Massa ha approvato all’unanimità la Direzione comunale, che è composta da 16 persone più il sindaco, il capogruppo in Consiglio comunale e il segretario comunale. A questo organismo si affianca la Conferenza dei segretari, composta dai segretari dei 17 circoli territoriali.

    La Direzione è stata proposta da una commissione nominata dalla segretaria durante la serata ed è stata scelta rispettato il criterio della parità di genere; il 50% dei componenti sono donne, l’altro 50% uomini.

    I componenti della Direzione sono: Valerio Altieri, Lodovico Buffadini, Roberto Cavallucci, Giovanni Lauricella, Fabio Lelli, Gian Matteo Montanari, Luca Savorelli, Roberto Severi, Carla Cecchi, Stefania Collini, Veronica Esposito, Francesca Gardini, Loretta Lega, Elvezia Orioli, Maria Teresa Vaccari, Rosella Callista.

    Fanno parte della direzione anche il capoggruppo in Consiglio comunale, il sindaco Nadia Masini e la segretaria Elisa Massa. In questo modo le donne, forse per la prima volta in un organismo di partito a livello locale, sono presenti in numero superiore rispetto agli uomini.

    *****************

  64. maria maltoni 15 giugno 2008 10:34

    Bene il nuovo organo comunale del PD ! Ho letto con grande soddisfazione l’esito della riunione dell’assemblea comunale di Forlì dei giorni scorsi. Un esito unitario e di qualità, dove si sono applicate le regole già indicate dallo Statuto del PD e dove si sono fatti propri rigore di comportamento unitamente a trasparenza e correttezza. Di ciò va dato atto indubbiamente a tutti agli eletti dell’assemblea comunale che hanno dato vita democraticamente al nuovo organismo , ma in primo luogo a chi ne è a capo, cioè la segretaria Elisa Massa, che ha dimostrato capacità politica ed equilibrio, doti rare in questo periodo nel PD, a tutti i livelli ! La scelta paritetica a livello di genere ( 9 componenti uomini e 9 donne) ha prodotto per la presenza di una segretaria donna, un effetto “zapateriano” di non poca importanza: per la prima volta nella nostra realtà locale, un organismo che non è di rappresentanza di genere, vede una maggioranza al femminile. Credo che anche questo sia un sintomo dei tempi dei cambiano ed evidenzi che cambiare si può. Altro aspetto che ho apprezzato nella scelta compiuta in ambito comunale, sono le aree di lavoro individuate: per esempio coniugare legalità , sicurezza e coesione sociale, vuol dire non rincorrere la destra sul suo terreno, ma tentare di dare risposte diverse a bisogni che i cittadini esprimo; diritti di cittadinanza copre una vasta gamma di questioni aperte, che non riguardano solo la condizione femminile, ma il modo con cui si affermano i diritti di ogni cittadino.
    Da quando abbiamo perso le elezioni nessuno dice più “yes we can”, ma le primarie Obama le ha vinte e si avvia a combattere una campagna presidenziale che sarà indubbiamente agguerrita. Anche noi dobbiamo ricominciare a dire che si può, a partire dal radicamento e dalla vita democratica del nuovo partito ed è quello che dobbiamo fare, affermando che il cambiamento è possibile, in tutte le occasioni che abbiamo di fronte, a livello locale e non.
    Non mi resta ora che augurare buon lavoro a tutti.

  65. Thomas Casadei 15 giugno 2008 11:50

    “Dire quello che si fa, fare quello che si dice”

    Ho molto apprezzato in questi giorni alcune dichiarazioni, che rinviano a buone prassi.

    1) Il Sindaco di Forlì, Nadia Masini, è intervenuta sul Carlino, nell’ambito di un’intervista, sul tema della sicurezza e ha - assai opportunamente - rigettato l’ipotesi dei sindaci-sceriffo, richiamando la necessità di un coordinamento tra le forze di polizia e la messa in atto di strategie che, nella distinzione dei ruoli istituzionali, facciano fronte ai problemi, ma senza inseguire le sirene del leghismo. Un presa di posizione coraggiosa, che necessita di supporto, anche attraverso altri atti che il Pd potrebbe mettere in atto sulla questione delle sicurezze.

    2) L’Ass. del Comune di Forlì, Ludovico Buffadini, intervenendo sulla questione della trasparenza nella pubblica amministrazione (in seguito ai provvedimenti - assai positivi - del Ministro Brunetta) ha fatto notare come il Comune non tema assolutamente la messa in visione della sua attività in termini di consulenza: ottima cosa. Segno di serenità e di certezza del fatto che si lavora bene.

    3) La Segretaria comunale del Pd, Elisa Massa, ha sempre promesso collegialità e trasparenza nelle scelte: la direzione comunale, in concreto, rispecchia questa volontà. L’insieme di competenze, l’intreccio tra generazioni diverse, un eccellente equilibrio tra culture e istanze sociali dei componenti dell’organismo, la perfetta parità di genere (anzi se, come si deve fare, si considera la Segretaria sempre di essere nella Spagna di Zapatero!) testimoniano quanto il lavoro di direzione politica da parte di chi ha cuore il progetto del partito democratico possa dare ottimi frutti.

    P.S. Per quanto riguarda i componenti della direzione comunale (ne conosco buona parte ma non tutti), saluto assai positivamente la presenza di giovani assai in gamba, sia della generazione dei ventenni, sia della generazione dei trentenni: tra questi ultimi, senza nulla togliere ad altri, la presenza di figure - che ben conosco - come Gianmatteo Montanari e Roberto Cavallucci assicura alla compagine competenze decisive sul piano sociale e di progettazione degli spazi urbani.
    Davvero una bella squadra, complimenti a tutti, e in primis alla Segretaria che si propone, con saggezza, nel ruolo di coordinatrice. Una squadra e un’organizzazione per vincere le prossime sfide, che dice e dirà quello che fa e fa e farà quello dice.

    Buon lavoro di cuore.

  66. Paolo 15 giugno 2008 17:05

    Non so per me un impiegato comunale dovrebbe fare l’impiegato comunale. Vale per lui e anche per altri di altri partiti, per non generare equivoci.
    Per quanto riguarda poi il livello della progettazione vogliam parlare delle orrende fioriere all’imbocco della zona pedonale?

  67. riccardovitali 16 giugno 2008 12:39

    Intervento di grande spessore questo del sig.Paolo che ci riporta al tema delle professioni e seppellisce definitivamente il volontariato ed il contributo della società civile.
    Mi verrebbe da chiedere se il sig.Paolo è ragioniere (ma visto come ragiona temo di no).

    PS togliamo quelle fioriere

  68. Paolo 16 giugno 2008 16:09

    Incasso e non replico alle offese del signore qui sopra. Evidentemente Lui sarà molto bravo a giudicare le persone visto che si afferma spesso imprenditore.
    Resta il fatto che questa è una mia opinione e per fortuna che ci chiamiamo partito democratico. Facciamolo pure fare agli statali il “volontariato” però poi non ci si lamenti per le alte consulenze che guarda caso riguardano le opere pubbliche. “Perché servono professionalità che non sono all’interno dell’amministrazione”…parola di ragioniere.

    http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/forli/2008/06/15/97089-superate_milioni_euro_consulenze_assessore_bilancio_lodovico_buffadini_nella_foto_….shtml

  69. Marina Flamigni 17 giugno 2008 13:14

    Comunità di interessi

    Gian Matteo Montanari (del mio circolo Centro Storico e membro della Direzione Comunale) mi ha inviato una nota che aveva appena postato sul sito del PD forlivese, nella rubrica “Dico la mia”:

    http://www.pdforli.it/index.html?idpg=10

    Qui di seguito le mie riflessioni (le ho postate su “Dico la mia” la settimana scorsa, ma non sono ancora visibili…):

    Comunità di interessi: quali?

    Apprezzo moltissimo lo spirito positivo che anima la tua ricerca di “sintonia”, perchè assomiglia al desiderio forte che abbiamo in tanti, tantissimi, di superare in qualche modo il conflitto che si è manifestato ormai chiaramente nel PD di Forlì.

    Per fare un passo avanti occorre però a mio avviso avere chiari i termini del contrasto, altrimenti “l’unità di intenti” sarà solo apparente.

    La prospettiva di un partito NUOVO, PLURALE, DEMOCRATICO, fondato sulla partecipazione del cittadino elettore, ha mosso a Forlì (come altrove) una potente energia di “voglia di buona politica” che ha portato tanta gente alle primarie prima e nei circolo poi (… guarda solo nel nostro centro storico: tanta gente non s’era mai vista!) per costruire con entusiasmo nuovi “luoghi della politica”.

    L’Assemblea poi ha eletto con altrettanto entusiasmo il suo segretario, con una percentuale di consensi si può dire “bulgara”.

    Dove si è delineato un primo “contrasto” tra aspettative e metodi?
    Nel mancato rispetto dell’esito delle consultazioni nei circoli in occasione delle elezioni….

    Autocritica in assemblea, chiara riaffermazione dell’importanza di costruire insieme il partito nel rispetto delle regole, richiamo al senso di responsabilità a fronte delle importanti sfide che ci aspettano, rinnovata esplicita fiducia dell’Assemblea al segretario per la costituzione della direzione.

    Quale l’atto immediatamente successivo?
    La costituzione di un esecutivo “politico” costruito a tavolino, in “conclave” ristretto, palesemente impostato “ad escludendum” rispetto alla pluralità delle voci che per fortuna oggi potrebbero costituire il PD, ancorato fortemente ed esclusivamente ai vecchi apparati DS-Margherita.
    Il tutto comunicato al popolo a mezzo stampa!

    L’Assemblea eletta nei circoli ha detto che non va bene. Positivo o negativo?

    Oggi il contrasto tra diversi “interessi” si sta marcatamente delineando: tu vedi “monadi in conflitto” alla ricerca del raggiungimento del “proprio obiettivo particolare”…..
    Certamente persone con obiettivi personali esistono (e sempre esisteranno), ma ridurre quello che sta avvenendo nel partito a Forlì a questa dimensione mi sembra francamente riduttivo.

    Al di là della complessità e dei rischi di questa situazione così “destabilizzata”, credo che nel nostro territorio più che in altri si stia giocando la sfida del……. “SI PUO’ FARE?”

    Allo slogan di Veltroni ho messo il punto interrogativo perché sia a livello locale sia a livello nazionale si pone oggi la vera scommessa del partito nuovo: siamo capaci di fare quello che abbiamo detto??

    Semplificando forse troppo, ma per essere chiari, oggi in campo non ci sono più le appartenenze alle vecchie liste delle primarie, ma un confronto tra chi tenta di riprodurre (perché non vuole, oppure non sa, fare diversamente) vecchie impostazioni e metodi che avevano allontanato la gente dalla politica, e tanti che, anche da diverse provenienze culturali, non vogliono ancora rassegnarsi a veder mortificate le aspettative di un partito autenticamente democratico e cercano di impegnarsi perché “si possa fare”.

    Quando siamo stati trascinati dalla sfida di Veltroni verso una rinnovata fiducia nella politica, non potevamo illuderci che la sua proposta di “discontinuità” potesse trovare porte spalancate in tutti quelli che da anni la politica la fanno per mestiere: entra in campo una naturale resistenza al cambiamento per il comprensibile timore di perdere spazi, nella difficoltà di investire la propria competenza ed esperienza nel cambiamento stesso, dispiegandola piuttosto nella riproposizione di schemi consolidati.

    Il vero problema è che la “discontinuità” proposta da Veltroni non nasceva solo da condivisibili convinzioni “etiche”, ma dalla necessità di questo cambiamento per la sopravvivenza stessa del Partito, perché il Partito possa tornare a vincere, a livello locale e a livello nazionale!

    Credo che Forlì sia un terreno molto importante dove la sfida del “si può fare” si sta giocando realmente: sarà in grado l’Assemblea di non accettare l’operazione di omologazione ai vecchi metodi, recuperando esperienze e competenze plurali, vecchie e nuove, al servizio del nuovo Partito?

    Saprà l’Assemblea rispondere alle aspettative dei tanti democratici della fase costituente, senza confondere l’unanimismo con l’unità di intenti??

    Credo che si possa fare, senza esasperazioni, serenamente e seriamente, puntando l’attenzione sul tema oggi in campo: la costruzione democratica del PD, l’organizzazione, gli organi dirigenti, senza “deviare” sui programmi (importantissimi) o sulle prossime sfide elettorali (insidiosissime) al solo fine di sorvolare sull’ennesimo inaccettabile “pacco” all’Assemblea.

    L’Assemblea oggi può essere in grado di determinare una svolta nella conduzione del Partito, all’insegna dell’affidabilità e della trasparenza, in una parola di metodi autenticamente democratici, che aprano al contributo delle numerose anime del partito, rispondendo responsabilmente alle aspettative messe in moto dalle primarie.

    We can? I don’t know….. We must try!

    12 giugno 2008

    Marina Flamigni

  70. riccardovitali 17 giugno 2008 14:13

    Gentile sig.Paolo, le rispondo brevemente.
    Intanto faccia la cortesia di firmarsi nome e cognome visto che è buona prassi (per lo meno educazione) e visto che quasi tutti lo fanno.
    Per quanto mi riguarda sono imprenditore e non vedo perchè vergognarmene (il fatto che poi ad un imprenditore riesca meglio il giudizio sulle persone è una tesi tutta sua che un giorno ci illustrerà).
    Di certo non ho formulato un giudizio sulla sua persona quanto su un post che forse si trova in un posto sbagliato o che dice e non dice.
    Se la sua è una critica all’assessore Buffadini gliela faccia direttamente e credo che, visto che mi sembra di aver letto qualche intervento del sig Buffadini,le risponderà in merito e le spiegherà se sono equi i soldi spesi in consulenze.
    Ma gli interventi non firmati che dicono e non dicono , che polemizzano in generale, che alludono,.. confesso che mi infastidiscono (e vedrò di lavorarci con l’analista).
    Saremo anche democratici ma l’asilo lo abbiamo finito.
    Molti saluti.

  71. Paolo 17 giugno 2008 17:24

    Gentile signore continuerò a firmarmi come meglio credo visto che le regole lo permettono. Non è assolutamente mia intenzione polemizzare con lei, infatti ho solo citato la sua nobile professione di imprenditore per esaltare le doti di questa categoria che ha nella gestione del capitale umano una sua virtù. evidentemente lei fa battute di spirito sugli altri ma gli altri non le possono farle su di lei.
    Ho solo espresso una mia opinione e ho sottolineato che non vale solo per il PD, non riguardava nello specifico la persona riportata nel commento precedente al mio e (sempre imho) vale anche la proprietà transitiva, ovvero un politico in carica non dovrebbe essere assunto da un ente pubblico.
    In Italia non si è mai fatta una legge sul conflitto di interessi, e nessuno ha il coraggio riformare seriamente l’amministrazione pubblica. Evidentemente non c’è solo l’immenso conflitto del presidente del consiglio, e ci sono troppe clientele da soddisfare.
    Il link che ho inserito e la frase estrapolata dall’articolo “Perché servono professionalità che non sono all’interno dell’amministrazione” non erano assolutamente una critica all’assessore, anzi il contrario. Intendevo solo dire che abbiamo un’amministrazione evidentemente poco preparata su certi ambiti e che deve far ricorso al mercato delle professioni. Invece del volontariato si potrebbero fare corsi di aggiornamento per i dipendenti pubblici, come fanno i professionisti per rimanere sul mercato.
    Ok, notizia quasi dell’ultima ora, la seconda edizione del Premio Urbanistica, Sezione Equilibrio degli interessi l’ha vinto il Progetto Centro Storico ma con un corposo apporto dato da un raggruppamento temporaneo di professionisti esterni. Speriamo sia uno strumento che sappia eliminare le vere criticità non solo le fioriere.
    La prossima volta proverò ad articolare meglio e troverò in giro (così come fa la maggior parte degli utenti) qualche testo scritto da persone più competenti di me sull’argomento conflitto di interessi che ho citato, proverò a scrivere qualche considerazione in più, in maniera tale da non doverla infastidire…non le serve l’analista, al massimo il dietologo.
    Spero anche visto che si firma Vitali e viene da Forlimpopoli voglia salutarmi il mio vecchio e caro amico (dai tempi dell’asilo) don Luca.

  72. raffaele barbiero 17 giugno 2008 17:55

    Da Vicenza: facciamo diventare il 21 giugno una giornata nazionale di riflessione sul ruolo della Cooperazione

    Salve a tutti, come gruppo boicottaggi del presidio permanente contro il Dal Molin proponiamo a tutti i comitati di aiutarci nella raccolta firme che stiamo facendo fuori dai supermercati Coop Adriatica vicentini.
    Si tratta di banchetti di pressione su Coop affinchè prenda posizione, come mebro della lega delle Cooperative, su CCC e CMC, cooperative “rosse” che hanno vinto l’appalto per la nuova base Usa.
    Nel sito http://www.nodalmolin.it trovate il testo dell’appello per la raccolta firme, che vanno inviate alla casella postale n. 200, Presidio Permanente No Dal Molin, 36100, Vicenza.
    Chiediamo inoltre di contattarci al numero telefonico 3403793658 per comunicarci dove verrà fatto il banchetto.
    Per noi significa molto, pur essendo questa un’azione collaterale, diciamo della nostra lotta la Dal Molin; ma crediamo che solo cambiando la mentalità delle persone possiamo riuscire a fermare le grandi opere e le nocività, e che questa raccolta firme riapra il dibattito sul ruolo della cooperazione e di come questa stia perdendo il suo significato, ma diventi una macchina di profitto.
    Facciamo invece vedere cos’è in grado di mettere in campo il patto di mutuo soccorso.

    BOICOTTAGGI DI CCC E CMC A VICENZA: COSA STIAMO FACENDO?

    Come molti di voi sapranno, l’appalto per costruire la nuova base USA Dal Molin a Vicenza è andato a due cosiddette “Coop rosse”, la C.C.C. di Bologna e la C.M.C. di Ravenna.

    Si tratta di realtà che non sono nuove ai voltafaccia in cambio di denaro: il Tav, i Cpt, queste le loro opere: il loro curriculum fa impallidire.

    Da alcuni mesi il Presidio di Vicenza si sta muovendo per boicottare queste due realtà, che poco hanno di etico e Cooperativo. Dall’andare nelle loro sedi a mettere in chiaro che per fare la base dovranno utilizzare la forza pubblica contro la popolazione, ai volantinaggi informativi, ci siamo mossi in molti modi.

    Ci piacerebbe che questi signori venissero isolati, che altre realtà italiane che fanno cooperazione sociale prendessero posizione, dicendo che non sono questi i valori portati avanti dal terzo settore.

    Entrambe queste cooperative fanno parte di Legacoop, la lega delle Cooperative, di cui sono parte anche Coop adriatica, Unipol, Conad, tra le altre.

    Molti di noi sono soci e consumatori Coop. Abbiamo deciso quindi di inizare a fare pressione su questa realtà affinchè prenda posizione rispetto alla presenza all’interno della Lega delle Cooperative di C.C.C. e C.m.c..

    Da un mese stiamo raccogliendo firme fuori dalle Coop di Vicenza, nonché partecipando alle assemblee di zona dei soci Coop per porre con forza il problema di incoerenza all’interno della

    Lega delle Cooperative.

    TU COSA PUOI FARE?

    - Il 21 Giugno vogliamo che fuori dalle Coop di tutta Italia vengano raccolte firme di pressione su Coop. Il testo per la raccolta firme lo trovi su http://www.nodalmolin.it alla sezione boicottaggi. Le firme ci vanno poi inviate il prima possibile, entro il 30 giugno vogliamo chiudere la raccolta. L’indirizzo a cui inviarle lo troverete a breve sempre sul sito, alla sezione boicottaggi.

    - se sei socio Coop partecipa all’assemblea dei soci e fai mettere all’ordine del giorno la mozione che anche noi abbiamo presentato, che trovi sempre sul sito.

    - Se lavori in una Cooperativa sociale poni il problema che questa si dissoci ufficialmente da ccc e cmc, coop che non rispettano i valori etici della cooperazione,e faccelo sapere via mail.

    per info: http://www.nodalmolin.it

    boicottaggi@nodalmolin.it

  73. raffaele barbiero 17 giugno 2008 19:00

    Nuovo commento di Travaglio sulle intercettazioini, stavolta sul testo di legge presentato che, come dice il giornalista individua 2 OBIETTIVI: GIORNALISTI E MAGISTRATI, CIOE’ DUE FUNZIONI DI CONTROLLO DEL POTERE.Raffaele Barbiero.
    Mi dispiace, ma dobbiamo ricominciare a parlare di intercettazioni, perché questo è quello che offre il convento e quello che chiedono anche gran parte dei frequentatori del blog di Beppe e del blog nostro – voglioscendere – e di tanti altri che si stanno sintonizzando con noi, il lunedì alle due. Ne parliamo, anche se presto dovremo occuparci anche di altre leggi vergogna, che sono quelle, per esempio, del ritorno all’impunità per le alte cariche (soprattutto di quella bassa) lodo Schifani bis, ma questa – ogni giorno ha la sua pena – la vediamo un’altra volta.
    È interessante, ora che finalmente abbiamo un testo che sembrerebbe definitivo per quanto riguarda il cosiddetto disegno di legge Berlusconi-Alfano-Ghedini sulle intercettazioni, capire che cosa succede esattamente. Capire quelli che i telegiornali non solo non ci dicono, ma che addirittura cercano di nasconderci. Mentendo anche sulle parole. Questa non è una legge sulle intercettazioni. È anche una legge sulle intercettazioni. Ma questa è una legge che abolisce di fatto la cronaca giudiziaria per tutta la lunga fase delle indagini, fino all’inizio del processo. Cioè da quando viene commesso un fatto, a quando viene scoperto, a quando viene processata la persona sospettata di averlo commesso, i cittadini non potranno più sapere nulla.
    Cominciamo però a vedere il primo versante, cioè quello delle intercettazioni, laddove non saranno più possibili e con quali conseguenze tutto ciò avverrà. Ce l’hanno condita e intortata dicendoci che negli altri paesi ce ne sono meno. Ho sentito ancora ieri qualche demente in televisione, naturalmente ministro, dire che negli Stati Uniti vanno avanti a reprimere i reati con 1.500 intercettazioni all’anno, in un paese che ha il quintuplo della nostra popolazione. Com’è possibile invece che noi abbiamo 125.000 intercettazioni all’anno e ancora non siamo contenti? In realtà, l’abbiamo già visto, noi non abbiamo 125.000 intercettazioni. Noi abbiamo 75.000 decreti per intercettare che riguardano spesso i vari telefoni di una stessa persona. Quindi le persone intercettate, l’altra volta abbiamo detto essendo molto ottimisti 80.000, i magistrati calcolano che siano circa 20-30.000 all’anno. Negli Stati Uniti non sono affatto 1.500. Sono milioni le persone intercettate, soltanto che la non risulta nelle statistiche perché là a intercettare sono l’FBI, la CIA, i vari servizi di sicurezza e le varie polizie locali e federali. Pensate, Giancarlo Caselli soltanto nella procura di Torino ha calcolato che lo 0,2% dei processi che si fanno contiene intercettazioni. Lo 0,2% dei processi. Altro che “tutto intercettato, tutti intercettati”. Comunque. Il fatto che non si possa più intercettare per reati puniti con pene inferiori ai dieci anni o quelli contro la pubblica amministrazione, significa che non potremo più scoprire con le intercettazioni reati di: usura, truffe – anche le truffe scoperte da De Magistris, le ruberie sui fondi Europei, sui fondi regionali; l’Europa sarà contenta di noi – sequestri di persona. Se fosse vera la leggenda secondo cui gli zingari rubano i bambini, ebbene se uno zingaro ruba un bambino quello è un sequestro semplice perché non è a scopo di estorsione e non può più essere scoperto con intercettazioni. Il contrabbando, altra specialità delle mafie come l’usura. Lo sfruttamento della prostituzione. La rapina. Il furto in appartamento…
    Quante piccole gang o grandi gang di ladri vengono sgominate intercettando? Non si può più. Associazione per delinquere; persino l’associazione per delinquere. Lo scippo. L’incendio. La ricettazione: i ricettatori sono quelli che smaltiscono e diffondono la refurtiva. Bene, nemmeno quello. La calunnia. I reati ambientali: tutti i reati sull’ambiente, discariche, ecc. Salute e sicurezza sul lavoro, per nulla più si potrà intercettare. Reati ovviamente – quelli li sappiamo – reati economico finanziari. Pensate a tutte le turbative di borsa, le frodi fiscali, le frodi sull’IVA che scoperte con le intercettazioni portano lo Stato a recuperare un sacco di evasione. Nulla di nulla. Ricerca dei latitanti, nemmeno. Quando uno mette sotto intercettazione tutti gli amici e i parenti e i possibili favoreggiatori di un latitante e poi sta lì ad aspettare che qualcuno compia un passo falso, non si potrà più fare. Perché? Perché c’è un’altra clausola che dice che l’intercettazione può durare al massimo tre mesi. Dopodichè si staccano gli apparecchi e si va a casa. Quindi se il latitante si fa beccare entro tre mesi, bene, se invece rimane uccel di bosco più di tre mesi, pazienza. Tempo scaduto. Lo Stato si da la scadenza. Mentre il latitante no, ovviamente. Questo vale anche per i sequestri di persona. Voi sapete che quando viene sequestrata una persona, tipo un bambino, si mettono sono osservazione i telefoni della famiglia nella speranza di risalire ai telefoni dei sequestratori e di localizzarli. Bene, anche qui dopo i tre mesi si stacca tutto. Quindi, o l’anonima sequestri ci fa il favore di restituirci gli ostaggi entro e non oltre i novanta giorni, oppure sennò pazienza. Chi si è visto, si è visto. Altra genialata: ci vorranno tre giudici, non più un GIP, tre giudici per decidere su un’intercettazione. Pensate che in Italia il GIP monocratico, cioè lui da solo, può condannare addirittura per omicidio, ti può dare trent’anni per omicidio con rito abbreviato. Bene, da solo potrà condannarti per omicidio, ma non potrà più autorizzare l’intercettazione di un telefonino. Pensate l’assurdità. Ci sono tribunali che hanno dieci giudici in tutto, i quali dovranno fare: in tre il collegio per autorizzare le intercettazioni, poi un quarto dovrà fare il GIP, poi un altro dovrà occuparsi del processo e alla fine non si troveranno più i giudici che potranno occuparsi tutti dello stesso processo e quindi si bloccherà la giustizia nei posti medio-piccoli. Perché? Perché i giudici diventano incompatibili quando hanno deciso una volta su un caso.
    I giudici non potranno più parlare. Le due magistrato che hanno fatto arrestare gli scannatori della clinica Santa Rita di Milano hanno fatto una conferenza stampa assieme alla polizia giudiziaria per spiegare ai cittadini che cosa era successo, per metterli in guardia da quello che era successo. D’ora in poi, quando entrerà in vigore questa legge porcata, il fatto che hanno parlato della loro inchiesta nella conferenza stampa fa sì che debbano lasciare l’inchiesta. Non possono proseguirla loro, la devono lasciare a qualcun altro. Se un magistrato parla male di Provenzano, non potrà più indagare su Provenzano. Perché si è già pronunciato. Non sto parlando del giudice che dovrà giudicarlo, sto parlando del pubblico ministero che spiega quali indizi ha raccolto a carico di Provenzano oppure degli scannatori della clinica.
    Quindi, non solo i giornalisti non possono più raccontare le inchieste, ma non le possono più raccontare neppure i magistrati, sennò perdono l’inchiesta all’istante. Ma non solo. Se anche il magistrato sta zitto, per conservare la sua inchiesta, c’è modo di farlo fuori lo stesso. Decide l’imputato. Se l’imputato denuncia il suo pubblico ministero, o meglio, se l’indagato denuncia il suo pubblico ministero accusandolo di una fuga di notizie che magari non ha fatto – tipo De Magistris, adesso sta venendo fuori che le fughe di notizie le facevano i suoi superiori per farle ricadere su di lui – facciamo il caso che uno viene denunciato nella procura vicina per avere fatto una fuga di notizie – non si sa se è vero o non è vero – bene, il fatto stesso che sia stato denunciato consente al suo capo di levargli l’inchiesta. Anche se lui non ha fatto niente. Quindi è l’imputato che decide in qualche modo di scegliersi il suo pubblico ministero. Se gli piace perché è morbido, se lo tiene, sennò lo denuncia e il capo gli toglie l’inchiesta.
    C’è una “normina”, l’avrete forse letta, la “salva-preti”. Dopo la “salva-Previti” adesso abbiamo la “salva-preti” per cui se uno è un cittadino normale, niente, legge normale. Se invece è un sacerdote, per indagare bisogna avvertire il suo vescovo. Dopodichè, se viene indagato un vescovo – ed è capitato anche recentemente – allora bisogna avvertire la Segreteria di Stato vaticana, cioè un ministero estero per processare un cittadino italiano. Un gentile omaggio al Vaticano. Uno dei tanti.
    I giornalisti. E veniamo alla parte che non riguarda più i limiti alle intercettazioni, ma riguarda l’abolizione della cronaca giudiziaria e una pesante limitazione alla libertà di stampa e alla libertà dei cittadini di essere informati, al diritto dei cittadini di essere informati. Dunque, dico subito che con questa legge non si potrà più scrivere nulla degli atti giudiziari, quindi non solo delle inchieste, ma anche degli interrogatori, dei verbali, di quello che dice la difesa, di quello che dice l’accusa, dei decreti di perquisizione, degli avvisi di garanzia, dei decreti di custodia cautelare, dei decreti di sequestro, ecc. Niente. Tutti gli atti giudiziari dell’indagine sono non pubblicabili. Attenzione: non sono segreti, sono non pubblicabili. La nostra legge stabilisce che quando il magistrato li consegna all’avvocato e all’indagato, in quel momento cessano di essere segreti e quindi oggi, giustamente se non sono più segreti, i giornalisti li possono pubblicare. Qui non stanno vietandoci di pubblicare roba segreta, perché pubblicare roba segreta è già vietato. Ci stanno vietando di pubblicare roba pubblica. Che è un’altra cosa. Infatti nella legge c’è scritto che non si può più nemmeno parlare, nemmeno nel contenuto e nemmeno per riassunto, degli atti, anche se non sono più coperti da segreto; perché se sono coperti da segreto è già vietato pubblicarli. Quindi stiamo parlando di roba pubblica, roba legittimamente conosciuta dai giornalisti, e quindi dai cittadini. Se uno li pubblica, se un giornalista li pubblica, sono da uno a tre anni di galera. Più un’ammenda che va a mille e rotti euro. “Va beh – uno dirà – ti pigli la multa: mille euro, li avrai?! Sì, certo, non per tutti gli articoli che scrivi, ma non è un danno drammatico essere condannati a pagare una multa fino a mille euro”. Il problema è che qui la pena pecuniaria e la pena detentiva sono associate: te le danno tutte e due assieme. Il minimo della pena detentiva è un anno. Che significa? Significa che con le attenuanti ecc. la prima volta che ti condannano, ti condannano a un minimo di nove mesi e non vai in carcere, perché sapete che in Italia fino a due anni c’è la condizionale, la sospensione condizionale, e fino a tre anni di può chiedere l’affidamento al servizio sociale, come Previti. Viceversa, se uno scrive tre articoli contenenti tre notizie non più segrete, ma che diventano non più pubblicabili, - fate il calcolo – nove per tre, ventisette: sono 27 mesi, il che significa due anni e tre mesi, si va fuori dalla sospensione condizionale e si finisce in carcere o all’affidamento al servizio sociale. E alla quarta condanna si superano i tre anni e si va direttamente in galera. Quindi bastano quattro articoli, a un giornalista capita di scriverne anche uno o due al giorno, oppure basta un libro contenente quattro notizie pubbliche, ma non più pubblicabili, per finire in galera. La galera! In un paese in cui in galera non ci va più nessuno, salvo i poveracci. Bene i giornalisti concretamente rischieranno di andarci per quel meccanismo del minimo di pena, che è molto alto – un anno – e l’associazione obbligatoria con la multa, che non è sostitutiva, ma associata. Allora che cosa succederà? Succederà che nessuno scriverà più niente, a meno che non sia un masochista e voi non saprete più niente. Di tutta la lunga fase delle indagini finché non inizia il processo… Ma se voi mettete insieme i limiti alle intercettazioni – quello che i giudici non potranno più scoprire – e i limiti alla pubblicazione – quello che i cittadini non potranno più sapere – voi avete il quadro di una filosofia che individua esattamente nei due poteri di controllo democratici rispetto al potere politico, i nemici da abbattere, i nemici politici numero uno, i veri criminali del nostro paese, la vera emergenza sicurezza è rappresentata dalla presenza di giornalisti che informano e magistrati che indagano e quindi dagli al giornalista e dagli al magistrato. È una legge liberticida che ha almeno il pregio della chiarezza: individua nei poteri di controllo i nemici del potere e li abbatte.
    Il risultato qual è? È che non si potrà più scoprire uno scandalo come quello del SISMI, delle deviazioni dei dossieraggi di Pollari e Pompa. Pensate che hanno trovato a Pompa centinaia di migliaia di dossier su giornalisti, politici, magistrati, ritenuti pericolosi, non per la sicurezza dello stato, mica è Al Qaida, pericolosi per Berlusconi. Questo scandalo non si potrà più scoprire. Un sequestro come quello di Abu Omar non si potrà più scoprire, perché non è stato un sequestro a scopo di estorsione, era un sequestro semplice e quindi punito con pene inferiori ai dieci anni. Non si potrà più scoprire calciopoli, ovviamente. Calciopoli inizia da una ipotesi di frode. Solo dopo si arriva a scoprire l’associazione a delinquere. Quindi, non sarebbero state autorizzate le intercettazioni, quindi non si sarebbe scoperta l’associazione a delinquere. In ogni caso, anche se si fosse scoperta, per assurdo, noi non avremmo potuto scrivere niente e non sapremmo ancora niente ora, perché il processo non è ancora iniziato – il processo di Napoli su calciopoli. Non avremmo scoperto lo scandalo delle scalate bancarie e al Corriere della Sera dei furbetti del quartierino. Perché? Perché i reati finanziari non sono più compresi, quindi i magistrati non avrebbero potuto intercettare, non avrebbero potuto scoprire che Fazio avvertiva segretamente Fiorani di notte e che Fiorani gli mandava i bacetti e che turbavano completamente il mercato perché l’arbitro tifava per una squadra anzi ne faceva parte, era il capitano non giocatore, anzi capitano giocatore. In ogni caso i giornali non avrebbero pubblicato ancora adesso visto che il processo per Antonveneta, Fiorani, per Unipol, BNL e per Ricucci, Rizzoli Corriere della Sera, non è ancora iniziato. Siamo alla fine delle indagini.
    La clinica degli orrori. Abbiamo sentito questo – mi dispiace dirlo, ma tecnicamente si chiama così – ignorante, uomo che ignora la materia di cui dovrebbe occuparsi. Questo ignorantissimo ministro “ad personam” Angelino Alfano ridacchiare in televisione e dire: “Ma figuriamoci, un processo di omicidio nella clinica degli orrori, sarebbe possibile anche oggi perché noi l’omicidio l’abbiamo compreso nei reati per cui si può intercettare”. Già. Peccato che l’indagine nella clinica Santa Rita sia partita da intercettazioni disposte per truffa e falso. Due reati puniti con pene sotto i dieci anni, quindi oggi non più “intercettabili”, quindi da lì non si sarebbe più potuto scoprire che questi non solo facevano i falsi delle cartelle cliniche, ma ammazzavano o scannavano la gente. Non si potrebbe più scoprire niente. E in ogni caso, facendo finta che si potesse ancora scoprire, noi non potremmo più raccontarlo e voi non potreste più saperlo.
    Pensate che bellezza per i risparmiatori dell’Antonveneta non sapere ancora adesso che quello che li vuole comprare, cioè Fiorani, è uno che mette le mani nei conti dei correnti della Popolare di Lodi. E pensate che bellezza per i correntisti della Popolare di Lodi non sapere che fine fanno i soldi che loro pensano di avere messo al sicuro nella Banca di Lodi. E non potrebbero organizzarsi per denunciare Fiorani. E Fiorani sarebbe ancora lì. Anzi, avrebbe comprato l’Antonveneta se non fosse stato bloccato dalla pubblicazione delle intercettazioni e fatto fuori giustamente dagli organi di vertice della sua banca.
    E Fazio sarebbe ancora lì. E Moggi sarebbe ancora lì a truccare i campionati con tutta la sua banda. Perché? Perché non si saprebbe niente e quindi, in base a cosa puoi mandare via uno se non è stato ancora processato e non si sa nemmeno che cosa ha fatto?
    Pensate ai malati della clinica che si ritrovano senza uno o due organi, oppure con l’organo al posto sbagliato, il fegato al posto del cervello, la milza al posto del tendine, ecc. che si stanno organizzando in una class action per chiedere i danni a quegli scannatori che li hanno ridotti così, o a i parenti di quelli che sono già morti, che si stanno organizzando per chiedere i danni. Bene non saprebbero nemmeno quello che è successo. Non verrebbe loro nemmeno in mente di chiedere i danni, perché non saprebbero di aver subito i danni e ci sarebbero persone che pensano che i loro congiunti sono morti per una tragica fatalità, perché era giunta la loro ora, mentre invece sono stati massacrati dall’ospedale e poi sono stati pure falsificati i referti nelle loro cartelle cliniche.
    Scalfari ieri su Repubblica ricordava che se la mafia è stata condannata la prima volta nella sua storia al maxi processo, è stato perché i giornali hanno raccontato che cosa faceva la prima sezione della Cassazione presieduta da Carnevale che annullava regolarmente le condanne di mafia, per cui per fortuna, su input di Giovanni Falcone, il ministro Martelli chiese al presidente della Cassazione di fare un turno nelle presidenze dei processi di mafia, in modo che non presiedesse solo Carnevale ma anche qualcun altro. Appena Carnevale fu sostituito da un altro, la mafia fu condannata per la prima volta e fu lo scatenamento della vendetta mafiosa, ma intanto abbiamo messo dentro centinaia di mafiosi.
    Perché è successo tutto questo? Perché la stampa ha potuto esercitare un controllo su quelle zone d’ombra della magistratura, perché mica i magistrati sono tutti buoni.
    Il caso di Rignano Flaminio, cioè un’indagine probabilmente farlocca dove era state accusate ingiustamente delle persone, almeno questo è quello che è emerso finora, lo dobbiamo al fatto che giornali, giornalisti come Bonini, per esempio, di Repubblica, ma anche del Corriere della Sera, hanno svelato la debolezza dell’impianto accusatorio e quindi quando l’informazione fa il suo dovere, esercita un controllo democratico sui magistrati.
    Non possiamo lasciare i magistrati indagare per anni senza sapere cosa stanno facendo, magari sbagliano e noi li aiutiamo anche a non sbagliare. Oppure smascheriamo i loro errori, se sono dolosi, e loro sono costretti a fermarsi. Chi lo garantisce questo controllo se adesso non si scrive più niente sulle indagini? Anche le indagini sbagliate partiranno sbagliate e finiranno sbagliate. Avremo più errori giudiziari. Come faremo a sapere come si difende una persona se non potremo pubblicare il suo interrogatorio. Quindi magari, chi si difende ha ragione e chi lo accusa ha torto, ma noi non lo potremo sapere.
    Pensate a livello democratico che cosa vuol dire tutto ciò. Gli editori saranno sempre più frenati dal consentire ai giornalisti di pubblicare cose a rischio, perché? Perché a loro volta rischiano una multa fino a 400.000 euro – ogni articolo, fino a 400.000 euro - di e rischiano soprattutto di essere portati a processo non solo come singoli editori, ma anche come società, in base alla legge 231 sulla responsabilità giuridica delle società. Per evitare alla società di finire in tribunale con ripercussioni sulla Borsa, che cosa devono dimostrare gli editori? Di aver adottato tutte le precauzioni all’interno della loro azienda, cioè all’interno del giornale, della televisione o della radio, per impedire la commissione di questo reato di pubblicazione indebita di atti. Che cosa faranno per dimostrare che loro si sono premuniti e non sono responsabili di eventuali violazioni che commettano i loro giornalisti e i loro direttori? Licenzieranno i giornalisti e direttori che non voglio obbedire a questa legge.
    In più, ogni volta che un giornalista verrà indagato per pubblicazione indebita di atti, la procura dovrà per leggere mandare la notifica all’Ordine dei Giornalisti che potrà sospendere il giornalista fino a tre mesi. Quindi ogni articolo che scrivi ti sospendono per tre mesi e tu per tre mesi non lavori. Fai quattro articoli e non lavori per un anno. Se l’Ordine ottempererà, ma bisogna vedere se avrà la possibilità di non ottemperare a questa sanzione disciplinare, perché l’ordine è tenuto a rispettare le leggi esistenti.
    Voi capite che cosa è stato messo in piedi? È stato messo in piedi un meccanismo di regime – l’altra volta abbiamo parlato di prove tecniche di fascismo – qui siamo stati minimalisti. Qui non stanno facendo prove, lo stanno attuando. Un regime moderno. E per chi fosse nostalgico dei regimi passati, mandano anche l’esercito per le strade, perché si capisca cosa sta succedendo.
    Io vi posso dire quello che ho scritto sull’Unità e cioè che io farò disobbedienza civile rispetto a questa legge. Farò obiezione di coscienza. Quindi tutti gli atti che mi capiteranno o che riuscirò a procurarmi – e che farò di tutto per procurarmi come sempre – li pubblicherò. E integrali, e nel contenuto e nel riassunto o come mi gira in quel momento, perché penso che questo sia il mio dovere, altrimenti dovrei cambiare mestiere.
    Spero naturalmente che altri, ma sta ricevendo questo appello che abbiamo lanciato dall’Unità e dal blog voglioscendere, moltissime adesioni di moltissimi cronisti giudiziari, penso che bisognerà prepararsi a fare da cavie per essere anche eventualmente arrestati e poter impugnare davanti alla Corte Costituzionale, davanti alla Corte Europea di Giustizia, questa legge veramente infame.
    Dopodichè speriamo di riuscire anche per via referendaria a cancellarla. Da questo punto di vista tutte le iniziative che si fanno in questo settore sono le benvenute. Segnalo, per esempio, quella del sito micromega.net, dove Furio Colombo, Giulietti, Pardi e altri invitano i leader dell’opposizione a manifestare.
    Se i leader dell’opposizione non vorranno manifestare, cosa abbastanza probabile, bisognerà organizzarsi e quindi, Beppe preparati!
    Voi sappiate che questa non è una legge contro i giornalisti, non è un legge sulle intercettazioni, è una legge contro di voi per impedirvi di sapere.
    Al cittadino non far sapere quali sono i delitti del potere. Questo è lo slogan di questa legge infame.

  74. Thomas Casadei 17 giugno 2008 23:25

    Condivido nello spirito e nelle prospettive l’intervento di Marina Flamigni.

    Credo sia significativo che chi *a parole* sbandiera la volontà di unire e di presentare documenti unitari nei fatti lavora scientificamente - come è stato per la nomina dell’esecutivo e prima ancora per la definizione delle candidature - ad excludendum e per dividere.

    Ieri sera, lunedì, alla presenza del Segretario Castagnoli presso la sede della Margherita (ma non eravamo democratici?, e non abbiamo una sede ufficiale come democratici e tanti circoli democratici) si è tenuta l’ennesima riunione “informale” - del tutto legittima - di una parte del Partito “democratico” forlivese (in realtà la logica seguita in quel contesto - vista anche la sede - è quella degli ex, ex margherita ed ex ds): l’unico problema - mi pare - è che questa parte pretende di essere il tutto, e indica chi sono quelli da **escludere** (a partire da quelli che scrivono sul questo blog), oppure invita in extremis quelli che vorrebbe cooptare nel tutto….

    Non c’è che dire, un comportamento legittimo, che sia opportuno ed efficace per costruire una linea comune e un partito autenticamente democratico lo si valuterà.

    Pare anche evidente che alta concezione hanno coloro che si ritrovano - o sono invitati - a queste riunioni dell’Assemblea territoriale: un luogo composto di persone che hanno bisogno di tutori. Un po’ - a sentire anche coloro che convocano suddette riunioni - come per il Segretario Castagnoli, il quale dopo l’Assemblea del 26 maggio scorso (e le sue assai discutibili dichiarazioni alla stampa - ancora una volta) si è comportato come se nulla fosse successo.
    E come se nulla fosse successo, e come se il partito fossero loro - ovvero come se il partito fosse una loro proprietà - si comportano coloro che convocano, animano, e “concludono” (se concludono) queste riunioni.
    Riunioni legittime, riunioni di parte.

    Riunioni di coloro che non vogliono un partito democratico, inclusivo e vincente, ma un partito “loro”. Un partito dove esistono loro e “gli altri”, quelli da escludere. E se -a forza di escludere- si ritrovassero solo loro? Le maggioranze, o supposte tali (!), all’interno di un partito servono forse per provare a “dare la linea”, chissà se sono così efficaci per vincere tutte le sfide, assai difficili, che aspettano il nostro territorio.

    Il principio dell’esclusione, contrabbandato come voglia di unità, non fa un buon servizio nell’organizzazione dei consensi, specie se si dice di voler essere un partito democratico.

  75. Thomas Casadei 18 giugno 2008 00:17

    Proseguendo il ragionamento, la cosa preoccupante, è la seguente: chi nel nostro territorio si arroga il diritto di essere tutto il partito, e di gestirlo in modo maggioritario (senza magari essere certi di essere autenticamente una maggioranza qualificata) - e per questo promuove e organizza riunioni di componente spacciandole per riunioni di tutto il partito (ma molti delegati dell’Assemblea territoriale non sanno neppure di queste riunioni oppure non vengono invitati) - in realtà a livello nazionale si richiama a gruppi e componenti in forte dissenso tra loro: “rutelliani”, “dalemiani”, (e magari “franceschiniani”). Gruppi, correnti, aree, fondazioni…purtroppo spesso legate alle persone dei vari leader (peraltro spesso sonoramente bocciati alla prova dei fatti dall’elettorato: vedi Rutelli a Roma, di recente).
    Dunque non sono dividono ed escludono nel nostro territorio, ma sono divisi al loro interno. Può un partito democratico che vuole e deve vincere le prossime elezioni amministrative fare delle divisioni il suo cavallo di battaglia?
    Personalmente credo - e lo penso dal 1995, quando cominciai ad impegnarmi attivamente per il progetto all’epoca lanciato da Prodi e Veltroni di una nuova forza progressista per il paese - che il progetto di apertura alla società e di partecipazione che sorregge la prospettiva veltroniana della “nuova stagione” sia la via da seguire. Anche nei momenti più difficili.
    E la “nuova stagione” - per essere bella e avvincente - deve unire e perseguire una prospettiva di inclusione.

    da Repubblica, 17.6.2008

    POLITICA
    L’ex leader della Margherita riunisce la componente cattolica
    D’Alema organizza un seminario: “Dialogo a rischio”
    Acque agitate in casa democratica
    Rutelli: “Mai coi socialisti europei”

    Massimo D’Alema
    ROMA - Ancora acque agitate, in casa Pd. Col segretario, Walter Veltroni, che deve vedersela con le diverse anime del partito. Ad esempio quella che fa capo a Francesco Rutelli, e che oggi ha ribadito il suo “no” all’ingresso nel Pse. Ma anche quella che ruota attorno alla Fondazione Italianieuropei di Massimo D’Alema, con l’ex ministro degli Esteri che - muovendosi con una buona dose di autonomia, rispetto ai vertici del suo partito - dice chiaramente la sua sull’impossibilità di dialogo con Silvio Berlusconi e la sua maggioranza.

    I rutelliani. “Non entreremo mai nel Pse, in nessun modo”; e anche l’ipotesi di una federazione di gruppi, o meglio di un rapporto privilegiato con i socialisti, “è improponibile”. Rutelli lo dice a chiare lettere, riunendo i suoi all’hotel Bernini Bristol di Piazza Barberini. “Dobbiamo avere relazioni di pari dignità anche con i liberali”, prosegue. Tra i presenti Donato Mosella, Cristina De Luca, Renzo Lusetti, Andrea Sarubbi, i teodem Luigi Bobba, Marco Calgaro e Paola Binetti. Ma anche esponenti dell’associazionismo cattolico. L’analisi del voto di aprile, una “legnata”, nelle parole degli ex-diellini, fa emergere “il mancato sfondamento al centro, nell’area cattolica”. E dunque, se il problema è stato il mancato coinvolgimento dell’area moderata, sarebbe “un errore” rispondere legando il partito alla famiglia socialista.

    I dalemiani. L’ex ministro degli Esteri riunisce, come presidente della Fondazione Italianieuropei - che ha già reclutato decine e decine di deputati - alcuni parlamentari del Pd e anche leader di altre forze come Pier Ferdinando Casini, in un seminario a porte chiuse. Veltroni, invitato, preferisce non andare, è invece presente invece Dario Franceschini. Al termine dell’incontro, D’Alema sostiene che “non c’e il clima migliore per il dialogo” tra maggioranza e opposizione, “a causa dell’iniziativa del presidente del Consiglio Berlusconi, che ripropone nel dibattito pubblico un modo distorto di guardare ai temi della giustizia, creando turbamento nell’opinione pubblica”. E sul ruolo suo e della fondazione, dice: “Questo è un seminario, non una riunione di correnti”.

    Le prossime iniziative. Per giovedì, sempre a Roma, Rutelli ha convocato un incontro, una sorta di “internazionale democratica”, per discutere di tre temi importanti: sviluppo ed energia, sicurezza, diritti. Veltroni è invitato, ma non si sa se parteciperà. Ci sarà invece Franco Marini. Il 21, ci sarà invece l’assemble convocata da D’Alema e dalla sua fondazione, in vista di un convegno più corposo che dovrebbe svolgersi a luglio.

    L’Idv. Anche l’alleato Antonio Di Pietro oggi cerca di stanare il segretario del Pd: “Sulla virata del leader del partito democratico (che ieri ha ammonito sulla difficoltà di dialogare col premier, ndr) aspettiamo di vedere i fatti, giacchè quelli del Pd hanno finora detto che non si doveva fare per decreto legge questa sospensione dei processi. Ma ancora non hanno preso posizione dura e forte sul fatto che non si debbono sospendere i processi di un premier in carica, se preesistevano alla sua elezione”.

  76. Alessandro Pilotti 18 giugno 2008 00:50

    Io da ormai due mesi stagionale “in sonno” ho fondato alcune settimane fa un’associazione nazionale che si chiama Liberal PD. Lo statuto è depositato dal notaio e gli obiettivi sono chiari: “L’Associazione, traendo ispirazione dalla tradizione culturale della democrazia europea e dall’elaborazione del riformismo liberaldemocratico, repubblicano, socialista, ambientalista, nonché dal Manifesto di Ventotene, intende contribuire alla diffusione e al rafforzamento degli stessi all’interno del dibattito e dell’iniziativa politica, parlamentare e istituzionale del Partito Democratico e dei suoi rappresentanti.”
    Dell’associazione fanno parte un manipolo di parlamentari e vogliamo dare un contributo all’elaborazione teorica del PD.
    Il 28 giugno si riuniranno gli Ecologisti Democratici alla presenza di Veltroni.
    Nerozzi e Crucianelli hanno fondato Sinistra per il Paese che cerca di portare dentro il PD ciò che rimane dell’esperienza di Aprile
    Queste associazioni non sono legate a clan personalisti ma hanno profili politico-culturali in via di definizione ma tutti in piena collaborazione con il segretario.
    Sono preoccupato, invece, per come Rutelli e D’Alema stanno affrontando questa fase politica.
    Rutelli si è messo di traverso sull’ingresso al PSE e domani organizza un convegno con i democristiani cileni, i nazionalisti baschi e il partito di Sharon
    Kadima!!!. Usa la questione internazionale strumentalmente. Io da liberale rispetto a questa compagnia preferisco morire socialista.
    Non so se vi ricordate i colonnelli di D’Alema al Congresso di Firenze, Filippeschi, La Torre e Minniti, quando si rivolsero sprezzanti ai sostenitori della mozione Mussi chiedendogli di non presentarsi in assise per evitare una inutile sceneggiata.
    Sono loro oggi a criticare l’autosufficienza (ma di cosa stiamo parlando?) di Veltroni e aprire strumentalmente a sinistra.
    Di queste correnti fatte per indebolire il segretario non ne sentivamo veramente il bisogno.

  77. Stefania Collini 18 giugno 2008 10:10

    Pur appartenendo come indirizzo politico alla linea dell’ambientalismo del sì, comprendo e rispetto le prese di posizione del comitato DalMolin, ma questa volta, con questo appello, mi pare si vada oltre.
    Il codice etico adottato da Coop Adriatica non può essere il grimaldello per questa tipologia di raccolta di firme.
    Che facciamo, dato che due cooperative di produzione e lavoro hanno vinto questi appalti, discutibili per le finalità secondo il comitato dalmolin, dobbiamo cancellare le due coop che sono associate Legacoop ed invitiamo i soci di una coop di consumo quale Coop Adriatica a farsi promotori di una sorta di epurazione?
    Ci siamo o no accorti del gravissimo attacco che la cooperazione sta subendo da alcuni anni a questa parte, ci siamo o no accorti che anche a livello europeo questo attacco viene portato avanti?
    Non dimentichiamo mai il ruolo svolto dal movimento cooperativo, anche di promozione del lavoro. Delle cooperative di consumo, sociali, di abitazione, di produzione.
    Vogliamo chiedere alle cooperative di non tutelare i loro soci/dipendenti, di non partecipare ad appalti per lavori che non ci piacciono ma che consentono loro di mantenere l’alto tasso di occupazione,sviluppo e tutela di cui sono portatrici?

    Le due coop hanno partecipato all’appalto per un LAVORO, se politicamente questo lavoro è criticabile per il Comitato Dal Molin,non credo che demonizzare le coop rosse che hanno vinto questi appalti sia opportuno e anzi potrà portare , anzichè benefici alla loro battaglia, danni all’intero sistema cooperativo, che non dimentichiamo rappresenta una parte rilevantissima e sana del sistema imprese italiano.
    Invitano i soci della maggiore coop di consumo a dire no all’assunzione di un lavoro da parte di altre due cooperative di produzione e lavoro aderenti alla Legacoop: non sono d’accordo con questa ingerenza, non concordo neppure col giudizio riduttivo, parziale e fuorviante che viene espresso nel documento proposto.
    Come socia attiva Coop Adriatica, che nel panorama della grande distribuzione ritengo unica nel promuovere, oltre la mutualità verso i soci consumatori, la tutela dei diritti e della legalità, non aderisco a questo appello in quanto per me strumentalizzabile in senso aggressivo e negativo per il sistema cooperativo.
    Stefania

  78. Casadei turroni gabriella 18 giugno 2008 15:32

    Sono d’accordo con Stefania a non aderire a questo appello.Come delegata spesso mi sono scontrata con i vertici delle Cooperative di consumo,ma diversa era la dialettica sindacale ,dal volere strumentalizzare il sistema cooperativo,nella sua totalita’.Forse per
    capirle davvero bisogna partire da una distinzione di base da cui non si puo’prescindere.Le coop sono un’altra cosa rispetto alle imprese di capitale da oltre 150 anni.

  79. Casadei turroni gabriella 18 giugno 2008 15:45

    [non so cosa mi e'successo riprendo a scrivere].Coop e’unica rete di distribuzione organizzata,che accoglie dal 2004 i prodotti ”libera terra”, ha un bilancio sostenibile e solidale che viene approvato dai soci ,e inoltre i sul fisco sono una leggenda metropolitana,coloro che sono scettici leggano l’articolo 45 della Costituzione ,che norma le sue regole.Poi il resto l’ha detto meglio di me Stefania.

  80. riccardovitali 19 giugno 2008 09:48

    Gentile sig. Paolo, proverò a salutarle mio fratello ma aspetto suoi illuminati suggerimenti sulla teoria del saluto di qualcuno che non sai chi è.

    Vede, ogni tanto appaiono commenti di qualcuno che non si firma e mio errore grave (di cui mi pento e mi dolgo) è stato quello di non esserle indifferente come la quasi totalità di coloro che contribuiscono a questo blog, che tendono ad ignorare commenti di chi non si firma.
    Ammetto le mie colpe e, visto che tiene alla mia pessima forma fisica, le prometto che cercherò di essere più bravo.
    Tra le altre cose interesse maggiore (nel suo caso)è quello del sig. Paolo Ragazzini che ha più volte sottolineato come gli interventi di qualche altro Paolo fossero stati a lui attribuiti creandogli qualche problema.
    La mia richiesta infatti non parlava di mancato rispetto della regole ma di mancata educazione (e sono due cose diverse).
    Molti saluti e non si disturbi a rispondere perchè d’ora in avanti anche io ignorerò i generici.

  81. patrizia barducci 20 giugno 2008 18:39

    dopo giorni che non visitavo il sito,e pure non scrivevo,mi sono trovata questa pagina nuova di fronte e mi sono persa percettivamente,non ho perso invece il discorso di veltroni oggi a roma e mi chiedo…il segretario pensava veramente che berlusconi fosse cambiato…mi piacerebbe poter dire cosa penso di berlusconi,ma non posso perchè forse rischio la galera.
    patrizia barducci

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