Inizia la rassegna “So di non sapere nulla”
I Giovani Democratici, i Circoli del Partito Democratico “Cà Ossi” e “Spazzoli”, ARCI – Forlì, Associazione “Cambiamo scuola”: presentano la rassegna di Cineforum “So di non sapere nulla” .
Si parlerà di scuola ed università con esponenti del panorama culturale locale.
Il ciclo di proiezioni avrà inizio Mercoledì 14 maggio 2008, con il film “Come te nessuno mai” di Gabriele Muccino: le occupazioni a scuola, oggi e nel ‘68.
Relatore della serata: Michele Drudi, Presidente dell’ARCI.
Le proiezioni avranno luogo presso il Circolo ARCI Madamadorè, in v.le Spazzoli, 51 (Forlì) con inizio alle ore 21. Al termine delle proiezioni verrà offerto un buffet ai partecipanti.
Ingresso gratuito con tessera Arci.
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Ciao a tutti, sono Sara, una delle principali “sostenitrici”, insieme al diligentissimo Luca Savorelli, della rassegna sul Cineforum. Intanto grazie per aver inserito la nostra iniziativa sul blog e, vedendola pubblicata, ho sentito l’esigenza di illustarne i “perchè”. Allora, “Perchè un Cineforum?” Cito (chè è una citazione bellissima): “perchè il cinema è ancora oggi lo specchio della società che cambia, è il luogo del sogno, è il laboratorio delle idee, è la memoria che si fa immagine”. E proprio perchè crediamo che (anche) attraverso le immagini prenda corpo la memoria che è veicolo di idee, ideali, passioni ed emozioni che si riesce a dare visibilità e trasmettere alle giovani generazioni la portata e l’importanza degli eventi storici che in ultima analisi influenzano la nostra società e i nostri comportamenti. Cambiamenti che, non vogliamo dimenticarcelo, camminano sulle gambe delle persone che le portano. E noi che siamo persone, anagraficamente e biologicamente Giovani, che chiedono e vogliono PARTECIPAZIONE, ci sembra bello poter accendere dibattiti e confronti lucidi, ma appassionati, su questi temi. E dal momento che “un partito se non è radicato sul territorio non è un partito”, ma un “circolo di benpensanti”, vogliamo partire da qui: dai circoli. Le iniziative sono belle se non sono autoreferenziali. Per questo l’auspicio e l’ambizione è quella di poter riunire il maggior numero di persone attorno a questi “forum” per l’appunto, con un occhio particolare ai giovani ( e questo è il motivo del “cine”). Colgo l’occasione per ringraziare le importanti personalità del panorama culturale locale che sinora si sono prestate a questo “esperimento”: Roberto Balzani, Pietro Caruso, Mario Proli (per la precedente edizione)Michele Drudi e Andrea Panzavolta. Alla loro pronta ed entusiasta risposta, va il merito di avere accettato questa nostra “scommessa generazionale” locale. Un grazie all’impegno di tutti i Giovani democratici che, Cineforum a parte, hanno messo in cantiere già due importanti e impegnati incontri sul tema della mafia e della libertà d’informazione. Credo che questo sia un messaggio chiaro della volontà dei giovani di non accettare sfide politiche, sociali e culturali “nuove” utilizzando gli strumenti di una vecchia politica. Per caricarsi un “bagaglio” così importante (ed evocativo) come il concetto di “democrazia”, ci vogliono persone con le “spalle larghe” e l’onestà morale e intelletuale del caso (più: coerenza) Voglio però concludere dicendo che un risultato importante questa iniziativa l’ha già raggiunto: la partecipazione attiva ed entusiasta dei “pulcini” della sezione giovanile del Pd, costituitasi da poco nell’associazione “Cambiamo scuola”. Con questa voglia è partito e continua il Cineforum ” So di non sapere nulla”: raccontare i giovani, i loro problemi, le loro paure, le loro passioni, il loro inesauribile entusiasmo e voglia di partecipazione. L’augurio per loro e noi tutti è quello di poterci rivolgere un giorno (e perchè no, saltando sui banchi!)- come gli studenti di “Welton” riconoscono nel loro Professore Keating/ Robin Williams il loro “Capitano”- ad un pari ispiratore ed interprete di una “nuova stagione” e di una nuova straordinaria esistenza, liberi di non vivere secondo le vecchie regole. ( e soprattutto liberi da “reucci” che somigliano più alla categoria “Giovanni re fasullo d’Inghilterra”)
A presto
Sara Samorì
brava Sara, amo moltissimo il cinema e l’ho promosso nella mia precedente attività didattica.
Informerò i miei giovani e, se sono graditi anche gli “over”, garantisco la mia partecipazione
Come attestano il documento del Comitato Promotore dei Giovani del PD (che riporto in calce al messaggio) e la rassegna di Cineforum da loro realizzata grazie alla messa in rete di competenze, energie, soggetti aperti alla sperimentazione e alla messa in atto di nuovi linguaggi per svolgere azione politica, ci sono forze che sanno agire in prospettiva, e che non temono di rendere manifesti gli aneliti di una nuova stagione.
Anche nel territorio forlivese è tempo di avviare davvero una *nuova stagione*, e di cominciare a capire chi raffredda fino ad annullarli gli entusiasmi per un partito nuovo. nulla di più triste - e perdente - di un partito chi assomma vecchi vizi senza praticare nuove virtù.
Il Segretario Castagnoli e il suo esecutivo, e dunque tutti i componenti che ne fanno parte (escluso chi si è autosospeso in maniera pubblica), tengono ancora accesi i caminetti….
Occorre segnalare loro che non è tempo….fa molto caldo…
Lettera aperta del Comitato Promotore dei Giovani del PD di Forlì
Alla cortese attenzione di:
Segretario territoriale del PD di Forlì Alessandro Castagnoli
Segretario comunale del PD di Forlì Elisa Massa
Membri dell’Assemblea Territoriale del Partito Democratico di Forlì
OGGETTO: nomina esecutivo PD Forlì – prospettive future per il partito e il territorio
Premessa:
Siamo giovani fondatori del Partito Democratico, abbiamo creduto e crediamo in questo progetto perché sentiamo la forte esigenza di rinnovare la politica e la classe dirigente del nostro Paese, superando chiusura ed autoreferenzialità della “vecchia” politica. Crediamo nella necessità di iniziare a parlare più seriamente di contenuti e di progetti e non solo di metodi e regolamenti.
Ci troviamo però nella necessità di manifestare un forte dissenso in seguito alle modalità di nomina dell’esecutivo del Partito Democratico di Forlì, avvenuta attraverso la pubblicazione di un comunicato stampa in data 08/05/2008, da parte del Segretario Alessandro Castagnoli.
Etica, merito,competenza,rigore morale, condivisione delle decisioni, sono criteri per noi imprescindibili nella scelta di gruppi dirigenti che hanno il compito di guidare il nostro partito verso il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo preposti.
Esprimiamo, dunque, in riferimento alla situazione del partito locale, forte indignazione verso un esercizio del potere non rispettoso dei fondamentali principi di democrazia e condivisione, incline ad acuire le divisioni interne e che ha portato a soluzioni non rappresentative di quanto emerso dalle due recenti assemblee territoriali rispetto all’elezione dei nuovi organismi dirigenti.
Apprendere dai mezzi di informazione la nomina di una segreteria di partito è un fatto che creerebbe sconcerto a chiunque ma che nel caso di Forlì rappresenta una triste replica di situazioni già contestate in passato.
Il “caso candidature” che ha poi portato il PD di Forlì a non esprimere alcun proprio rappresentante in Parlamento è stato caratterizzato da una cattiva gestione che ha prodotto risultati mediocri: un candidato alla Camera non emerso dalle consultazioni, la difficilmente motivabile presenza del Segretario nelle liste dei “papabili”, la tendenza a premiare e rafforzare una precisa “componente” del partito ed una manifesta debolezza nel far valere la forza del nostro partito al momento della definizione dei posti in lista.
Intendiamo anche esprimere il nostro rammarico nel vedere quanto, causa incapacità della dirigenza locale, l’immagine del Partito stia perdendo sempre più consensi tra i suoi elettori, a causa dell’ambiguità delle scelte interne, della continua e non estirpata consuetudine di scegliere le persone in quanto tali e non per criteri di merito e rappresentanza e della mancanza di democraticità nelle scelte importanti.
Il Partito Democratico pur non essendo ancora definitivamente strutturato una linea l’ha tracciata, ma i nostri dirigenti a partire dal livello nazionale fino a quello locale non si stanno dimostrando coerenti rispetto a quanto propagandato con la nascita del partito.
Per quanto riguarda la situazione locale chiediamo una attenta verifica delle responsabilità che hanno portato il PD forlivese ad una condizione di debolezza. Il nostro partito è segnato da frequenti malumori interni (spesso eccessivamente dibattuti sui giornali, anche a causa dei pochi momenti di confronto collettivo, con conseguente danno generale d’immagine) ed anche da un preoccupante immobilismo nell’elaborazione e progettazione politica che ci espone al rischio di un risultato negativo alle prossime elezioni amministrative.
Per tutti questi motivi consideriamo necessaria una decisa inversione di rotta nella modalità di gestione del partito.
Ciò premesso, si propone di:
_ convocare urgentemente l’assemblea territoriale del partito col compito di condividere criteri e metodi di nomina, in primis della direzione (in quanto vero organo di indirizzo politico del partito) e successivamente della segreteria (che dovrà essere comunque sottoposta all’approvazione della direzione)
_ considerare la non legittimità della segreteria nominata, senza previa discussione interna, dal Segretario (cui si riconosce il potere di avanzare proposte rispetto ai nomi ma non quello di scavalcare l’assemblea territoriale quale unico organo al momento investito di potere decisionale, in quanto direttamente eletto)
_ definire, in seno all’assemblea territoriale, il profilo politico della futura direzione e della segreteria, anche sulla base di una valutazione e chiarificazione dei criteri che il Segretario ha considerato nella scelta del suo esecutivo ( “merito, competenza e convinzione verso il PD”)
In vista delle imminenti elezioni amministrative si propone inoltre di avviare un confronto e un dibattito interno sulle questioni locali più importanti, al fine di dare ai cittadini un’idea chiara e risposte precise riguardo alla posizione del nostro Partito sui maggiori temi che interessano il territorio.
Le elezioni amministrative necessitano di essere preparate in anticipo e di una accurata strategia politica fatta di scelte condivise, anche rispetto al tema delle alleanze a livello locale, che non dovranno necessariamente essere specchio fedele di quelle viste alle ultime politiche bensì dovranno essere costruite sulla base di un progetto forte per la città che possa raccogliere le maggiori adesioni possibili da parte di tutte le forze di centro-sinistra con le quali abbiamo maturato negli anni esperienze di buon governo del territorio
Confidiamo, infine, in una maggiore apertura del partito nei confronti dei suoi elettori: si evitino campagne elettorali auto-celebrative o autoreferenziali e si lavori per la costituzione di un coordinamento che organizzi la campagna elettorale sul territorio (cosa che sarebbe stata utile anche nel corso delle recenti elezioni politiche).
Noi ci impegneremo a dare come sempre il nostro contributo e a dare rappresentanza politica alle giovani generazioni del nostro territorio, perché finalmente si diano risposte concrete alla loro domanda di cambiamento.
I giovani del PD di Forlì (adesioni finora pervenute)
Gessica Allegni
Valerio Altieri
Luca Bertani
Franco Bevilacqua
Ludovica Cerritelli
Massimiliano Cescon
Lara Ciabattoni
Veronica Esposito
Gabriele Garavini
Dario Gaspari
Umberto Orlati
Alessandro Russo
Linda Russo
Sara Samorì
Luca Savorelli
Simone Severini
Matteo Valtancoli
Riccardo Zanoni
Complimenti ai giovani che escono dalla solita vecchia e bavosa realtà dei pesi e contrappesi e con la loro iniziativa dimostrano che il vero cambiamento ” SI PUO’ FARE” . Auguri di un grande esito, che al di là di quanti parteciperanno ha il merito di un modo vero e diverso di interpretare il NUOVO con la N maiuscola.
Ammazza il Buffa più veloce della luce, mezzora fa eri in piazza e ora gia davanti al PC
Per Luciana: assolutamente si, “contaminiamoci”! Anche perchè (soprattutto perchè) al termine della proiezione, seguirà un breve dibattito (presenziato dal relatore di turno) che vuole proprio funzionare da innesto creativo e produttivo di un confronto di esperienze, competenze, affinità e punti di vista diversi. In più, questo primo film in particolare (per chi non avesse letto la breve introduzione nel retro del volantino)mostra proprio come ogni generazione sia simile alle altre, come ogni età porti con se dei problemi più o meno gravi, e delle scelte da compiere più o meno importanti. Sullo sfondo la scuola,come luogo d’incontro, di ritrovo, d’espressione. Indi, più che graditi gli “over”. Ottima l’idea di informare i tuoi giovani. Divulgate, divulgate and “be critics”!
Grazie a tutti per il sostegno
A presto
Sara
Sto uscendo per andare al lavoro. Leggo di recente qualche articolo di “Paolo” che riguarda il Segretario del P.D. di Forlì Alessandro Castagnoli. Non entro nel merito ma vorrei semplicemente chiarire di non essere io quel”Paolo”. Quando parlo o scrivo sono abituato e così mi comporterò anche in futuro , a presentarmi o firmarmi con nome e cognome.Nella fattispecie Paolo Ragazzini. Nessun problema con chi si firma Paolo che non conosco e che comunque invito a leggere e seguire il sito;semplicemente, siccome mi è stato chiesto,vorrei soltanto dire di non essere io quella persona che si firma “Paolo”. Un saluto a tutti, Paolo Ragazzini.
Cari amici,
il secondo ciclo del Cineforum proposto dai giovani del Pd mi ha visto svolgere nei loro confronti un ruolo di aiuto e di consulenza. Del resto nel mio “dna” politico e culturale l’attenzione per le vicende delle giovani generazioni impegnate in politica è stato un pallino fisso, determinato anche dalla mia militanza a tempo pieno consumata giovanissimo nel 1971 con la mia prima iscrizione alla Federazione giovanile socialista, continuata nel 1973 a 17 anni come segretario della Fgs di Rimini, proseguita nel 1974 come vicesegretario regionale della Fgs e nel 1975 con il mio ingresso nella struttura nazionale come responsabile nazionale degli studenti socialisti. Anticamera esistenziale che mi avrebbe fatto diventare nel 1977 vicesegretario nazionale della Fgs e nel 1980 presidente nazionale della Fgs. Ricordo ai giovani amici e compagni di oggi che allora la Fgs era collocata nella grande maggioranza dei suoi dirigenti su posizioni di sinistra molto radicali. In prevalenza, almeno fino all’arrivo di Craxi come condottiero egemone nel Psi (1982) la Fgs era sulle posizioni della sinistra di Riccardo Lombardi e non faceva mistero, allora, di alternare alleanze con la Fgci, la Fgr e Gioventù Aclista anche con Lotta Continua o con i giovani di Democrazia Proletaria. Sembra un secolo fa. Questa digressione mi è servita per dire che anche i giovani del Pd devono rivendicare la propria autonomia ideale e politica rispetto al Partito.
Posso non condividere certi toni dei giovani del Pd, l’entusiasmo che hanno mostrato per Marco Travaglio, che ha toni non sempre condivisibili, oppure la richiesta molto perentoria al segretario provinciale di dare di fatto le sue dimissioni. Una scelta che formulata in questo modo perentorio non configura uno scenario sostitutivo credibile e soprattutto vincente.
Pur tuttavia i giovani del Pd sono una risorsa e mi auguro che abbiano la forza di andare a creare una forte Federazione giovanile del Pd forlivese e italiano.
Credo che difficilmente il gruppo dirigente forlivese, regionale e nazionale del partito possa smentire, tanto meno reprimere, l’ansia di rinnovamento di coloro che hanno meno di trenta anni ma credono nella lotta politica democratica come sbocco alle contraddizioni del nostro passato e del nostro presente.
Chi giovane non è più deve aiutare a rafforzare il sogno dei giovani del Pd e trasferire loro, con maieutica pazienza, anche se dovessero sbagliare tutta la nostra esperienza. In ogni caso i giovani del Pd vanno capiti: è difficile spiegare le basse o alte mediazioni politiche di questo partito che ha ancora pochi mesi di vita. Spero che partecipiate al cineforum e alle conseguenti discussioni. Bisogna dibattere, tutti. Senza escludere nessuno. Di questo sono sicuro anche se “so di non sapere nulla”. Pietro Caruso
Caro Pietro, come sei invecchiato! Parli ai giovani del PD non come un fratello maggiore ma come un vecchio zio…te lo dico con il cuore. Tu sai bene che anch’io come te appartengo ad un altra generazione. Militante nella gioventù liberale dal 1983 sono stato segretario comunale, provinciale e regionale fino al 1993.
Candidato della sinistra a segretario nazionale nel gennaio 1992 venni sconfitto dal candidato sostenuto dal segretario del Partito e dal potentissimo ministro della Sanità Franco De Lorenzo.
Feci tutta la mia campagna congressuale contro contro l’appiattimento conservatore del partito sul cosidetto Caf (craxi, Andreotti, Forlani) e sul modo di gestire il sottogoverno.
15 giorni dopo la sconfitta venne arrestato Mario Chiesa e la storia seguente e quella che conosciamo.
Dal 1993 al 2007 ho attraversato il deserto alla ricerca di quel partito che non c’era e che oggi c’è.
Ma a quarant’anni non mi sento un vecchio zio.
Che cosa dovrebbero fare i giovani del PD. Farsi qualche scopata, fumarsi una canna e bere una birra?
No fanno bene ad essere non solo generazione anagrafica ma anche generazione politica, fanno bene a lottare perchè Forlì assomigli più a Friburgo che a Nusco, fanno bene a spellarsi le mani quando parla Travaglio, a incazzarsi quando il PD montecitoriale (uso prole del nostro comune maestro Gobetti)non riesce maturare nè cultura di governo, nè di opposizione.
Fanno bene a chiedere che il segretario del loro, del nostro partito, rispetti i 18.500 elettori, le migliaia di fondatori che hanno votato alle assemblee di gennaio.
Perchè, Caro Pietro, tu che sei un socialista liberale come Carlo Rosselli, sai che le regole sono importanti.
I giovani del PD sono stati fin troppo morbidi, rispettosi, di fronte ad un segretario che ha calpestato non solo le regole dello statuto ma anche quelle della convivenza associativa e della buona educazione.
No, Pietro, non fare il vecchio zio, torna a sentirti fratello maggiore di questi giovani del PD, che sono maestri di democrazia oggi e speriamo classe dirigente di domani.
Mi pare un po’ incongruo parlare a chi essendo giovane anagraficamente - e militando in un partito giovane come il PD si aspetta che sia diverso dagli altri - snocciolando rosari di incarichi che fanno riferimento a un modo di intendere la politica che tutti diciamo che oggi è superato, cioè quello dei politici “per professione”. Non me ne voglia Pietro, compagno di militanza socialista quando eravamo davvero molto giovani , né Alessandro. Io non ho mai avuto incarichi politici che siano andati oltre un direttivo di circolo o poco più : prima nel Movimento Politico dei Lavoratori di Livio Labor ( presentatosi e scomparso alle elezioni del 1972) ; poi nella federazione Giovanile Socialista e nel PSI ( ovviamente facendo riferimento alla sinistra lombardiana); successivamente in quella incredibile utopia – anticipatrice dei contenuti e della fusione di culture - che fu Alleanza Democratica; poi nei DS. Ma nel frattempo tante altre esperienze, da quelle del Tribunale Russel e della Lega per i Diritti dei popoli ( perché non eravamo ancora in epoca globale , ma i problemi di rapporto tra nord e sud del mondo c’erano già) al movimento delle donne con tutte le sue variegate esperienze, solo per citarne alcune. Con la convinzione che l’impegno politico in tutte le sue accezioni, è solo un mezzo per fare cose significative, non un fine di per sè . Perché ho fatto anche io un elenco ? Per dire che si può fare attività politica anche solo da militanti di base , come si diceva negli anni ’70 e ’80. Credo che la prospettiva di considerare la politica non come un mestiere, sia un elemento importante nella costruzione della nuova identità del partito democratico e sia un aspetto significativo anche nella selezione della nuova “classe dirigente “ del nostro partito. E’ importante far crescere una nuova cultura che ridia alla politica il senso del “servizio” prestato per il bene comune, che è l’esatto contrario della politica asservita agli interessi individuali ( le leggi ad personam) o le “carriere” di questo o quel politico. E’ importante recuperare la passione civile nell’impegno individuale ed è questo che mi aspetto da una generazione di “ nuovi militanti di base”, che ridiano anche a chi è stanco della politica, la voglia di buona politica. Che vuol dire osare, anche al di là dei tatticismi immediati.
Caro Alessandro e cara Maria,
in politica non basta solo il dono della sincera militanza e della vera passione, ma anche quella dell’analisi razionale delle cose.
Ho avuto la fortuna, ormai, di dividere la mia vita fra un periodo fra il 1971 e il 1989 tutta dedicata alla politica non solo nella Fgs, ma anche nel Psi, ma anche di assistere poi per altri 19 anni come giornalista ed analista politico il crollo della Prima Repubblica, la caduta della Seconda e l’inizio della “Ter”s”a e uso apposto questo termine per definirne la dimensione lombarda e speriamo non anche “post-democratica”.
Credo che i giovani del Pd debbano giungere a costruire la loro Federazione giovanile di massa includendo anche il non obbligo di aderire al Pd, proprio per marcare quello che si chiama autonomia ideale e politica delle giovani generazioni. In questo senso mi sembra che le loro posizioni siano assolutamente accettabili e non sto dicendo con tono bacchettono “sti giovani…sbagliano”. Del resto se fosse così perché li avrei incoraggiati durante la campagna elettorale e dopo nella costruzione dei due cineforum che hanno predisposto? No. Il problema non è quello della sindrome del “vecchio zio”, anche perché Veltroni ha la mia età, se mai il discorso è come rafforzare il Pd anche a livello locale guardando oltre gli equilibri esistenti. Mi auguro che il prossimo direttivo del Pd tenga conto di tutte le aree che hanno contribuito al buon risultato di quasi 18 mila voti il 14 ottobre del 2007 e degli oltre 44 mila voti del 13 e 14 aprile.
Mi auguro che il Pd possa comprendere coloro che hanno scelto Veltroni e Caronna, coloro che lo hanno scelto dalle posizioni della Tuastagione, coloro che hanno creduto a Bindi,a Letta, all’area liberal che è quella idealmente più vicina alle mie tradizioni e ai giovani del Pd. Penso che questo debba determinare un ampio allargamento del Pd perchè come ho compiutamente dimostrato nel seminario forlivese sulla comunicazione mancano all’appello tanti di coloro che hanno partecipato alle primarie…ma qualcuno li ha lasciati per strada. Sono dunque persino disposto ad accogliere critiche e osservazioni, ma lasciate che ciascuno traghetti nel Pd le proprie esperienze e non ergetevi a santoni della modernità. Siamo molto più affini come pensiero di quanto voi stessi non potete immaginare, ma i giovani del Pd lo sanno o lo intuiscono e vecchio zio, o no, credo che questa contaminazione debba essere il “miracolo laico” del Pd. La più grande alleanza progressista sorta nel dopoguerra, ma con la consapevolezza che se rompiamo questo giocattolo non ci sono le strade di ritorno, ma solo i laghi gelati non più transitabili. Per cui non condivido la scelta metodologica del segretario del Pd forlivese: prima il “mio” esecutivo e poi la direzione politica, ma non è saggio - continuo a ribadirlo - opporsi a scelte che non ci piacciono senza un disegno preciso, senza un’alternativa praticabile, senza contare i numeri del dissenso.
Essere esperti di battaglie di minoranza quale io (e soprattutto tu) siamo esperti avrà pure insegnato qualcosa. Per me poi è ancora più facile: a Piero Fassino a Castrocaro, molti testimoni possono confermarlo, alla vigilia del voto delle Primare del 2007, dissi apertamente una cosa: <Lasciamo tutti vecchie case e appartenze ideali e politiche con la consapevolezza che il Pd è la nuova speranza. Se però questo progetto fallirà, non sarà il fallimento degli ex-Ds o degli ex-Margherita. Sarà il fallimento della democrazia e l’inizio della “post-democrazia”. Una condizione che non piacerebbe a nessuno. Rispettate dunque, cari amici e cari compagni, il mio pessimismo lucido corroborato dagli eventi, come io rispetto il vostro movimentismo, necessario, per altro, a un partito appena nato.
Pietro Caruso
E’ un momento delicatissimo per il PD di Forlì. Credo che però Roberto Pinza sia la persona che può più di ogni altro costruire l’unità del partito.
Roberto Pinza, nonostante sia (mi perdonerà l’espressione) un “ragazzo di Zac”, cioè di quella generazione che con Zaccagnini pensava ad un cattolicesimo democratico dialogante con la sinistra ma non dentro ad uno stesso soggetto politico, ha interpretato con spirito innovativo la nascita del Partito Democratico, animando la costruzione della componente di Quarta Fase, che con Dario Franceschini vicesegretario ha dato un forte sostegno alla candidatura di Walter Veltroni alla guida del PD.
Forlì, unica provincia oltre a Parma, ha espresso un segretario territoriale dell’area Franceschini, che putroppo ha fatto scelte che hanno lacerato il partito.
Io penso che sarebbe sbagliato che il segretario forzasse uno scontro lunedì 26 maggio con l’assemblea Territoriale, perchè anche se uscisse con il 51% dei consensi a rimetterci da questo gioco a somma zero sarebbe tutto il partito.
Ecco perchè mi rivolgo da questo blog a Roberto Pinza, perchè potrebbe in qualità componente di assemblea nazionale eletto il 14 ottobre e massimo esponente dell’area Franceschini in questa realtà, convocare una riunione degli eletti del 14 ottobre di tutte, ma dico tutte le liste, per trovare in quella sede la soluzione migliore per azzerare le scelte delle ultime settimane, prendendo esempio da come Walter Veltronie Dario Franceschini hanno condotto il Coordinamento Nazionale di giovedì scorso.
salve.
vorrei fare una domanda semplice che richiede una risposta semplice: un nome e un cognome.
visto che si legge e si sente parlare di una possibile sfiducia al Segretario Castagnoli, vorrei sapere dai frequentatori di questo blog chi vorrebbero come futuro segretario del PD di Forlì. per carità non iniziate con profili, motivazioni etiche, capacità personali ecc ecc…. solo un nome e un cognome.
Pilotti Alessandro propone, se non ho capito male, il sen.Pinza; personalmente preferisco un’altra persona:l’attuale presidente di Romagna Acque Arianna Bocchini. Non stiamo a discutere per questa mia domanda su meriti e demeriti di ogni persona che verrà proposta, solo un nome e un cognome.
Grazie e cordiali saluti
Stefano Fabbri
seguo questo blog fin dalle primarie e mi pare sia davvero un grande strumento di confronto e dialogo. Peraltro chi vi scrive non so se siano tutte persone che si conoscono, anzi credo di no, e questo mi pare il bello della cosa.
Di certo Castagnoli deve fare un passo indietro (altrimenti a Forlì sarà davvero un disastro). Arianna Bocchini è una politica navigata ed esperta (a volte dicono abbia fatto bene, in altri casi, vedi quando era Sindaca di bertinoro, dicono meno), ma credo che dovrebbe dimettersi dalla sua attuale carica per diventare segretaria: alla base del Pd non sta il codice etico e la separazione dei vari ruoli? Chissà…
speriamo comunque che qualcosa cambi, io nel 2009 voterò Pd solo se sarà diventato un partito serio, con dirigenti seri, lontani dalle vecchie lobbies di potere. In questo territorio occorre davvero un cambiamento forte.
Più che altro bisognerebbe spiegare ai cittadini perchè sia stato votato con un plebiscito Castagnoli. Forse per le vecchie logiche di spartizione che prevedevano un presidente del consiglio comunale DS ed un Segratario territoriale Margherita? Ora penso che allo stesso Castagnoli interessi più il suo posto in Sapro che le beghe venutesi a creare nel PD e per questo mollerà.
«Chi dice le bugie al dottore, vedete figliuolo, è uno sciocco che dirà la verità al giudice. All’avvocato bisogna raccontar le cose chiare: a noi tocca poi a imbrogliarle»
Cari tutti, intanto sono d’accordo: “l’amore non è bello se non è litigarello”, ma sono anche pienamente in sintonia con Pietro Caruso quando dice che tra “militanti movimentisti” e “pessimisti lucidi” ci sia più affinità di pensiero di quanto ci si possa immaginare. Ancora più d’accordo quando interpreta l’esigenze delle giovani generazioni in termini d’autonomia ideale e politica e fa riferimento all’esigenza che la nostra “ibridazione” di idee e competenze portino al traguardo finale di un “miracolo laico”. Dopotutto, e qui ci tengo a sottolinearlo, considero Pietro uno tra i miei “maestri” più determinanti nella formazione della mia cultura e soprattutto del mio libero pensiero. Come dire, se scrivo e penso determinate cose oggi, è anche perchè lui mi ha sempre stimolato a farlo. No, non è lo “zio Sam” dallo sguardo serio e dalla barbetta increspata. E non è neanche così pessimista quanto ci vuole far credere; anzi! E’ davvero un inguaribile “romantico” (Pietro, con il sorriso eh?, non me ne volere…) E’ davvero il fratello maggiore di noi giovani del Pd, almeno, dal mio punto di vista e dal mio sentire, che tanto si è prestato nel fornirci sostegno e consigli utili nell’avviare questo “progetto pilota” che è il nostro Cineforum. Detto questo, da “militante movimentista” quale sono, posso essere anche d’accordo con lui quando dice che se fallisce l’esperimento, si aprirà davanti a noi la “gelida tundra” tipica delle zone polari artiche. Invero, posso decisamente dissentire quando dice: “serrate le fila”. Banalmente (perchè non ho la vostra carriera politica ed esperienza alle spalle)non credo che un progetto politico serio possa basare e sviluppare il proprio consenso interno, partendo da un malessere così generalizzato. Credo, e qui rispondo anche a Paolo, che il “plebiscito” con il quale Castagnoli è stato votato sia derivato, peraltro nella fase critica delle imminenti elezioni e almeno per parte dell’anima più “popolare” del partito per così dire, dalla sincera speranza che una volta assunta la direzione, il segretario provinciale sarebbe stato in grado di porsi in un atteggiamento di reale ascolto verso le molti voci che compongono l’anima di questo partito. E in riferimento agli ultimi avvenimenti, benchè sia abbastanza convinta del fatto che un segretario provinciale possa legittimamente esprimersi indicando delle “preferenze” per la composizione del proprio direttivo, sono però anche fortemente convinta del fatto che da lui, in qualità di rappresentante dei membri del pd, dell’elettorato che ha votato Pd e responsabile dell’unità del partito(cosa più importante)mi sarei aspettata decisamente “qualcosina di più”. Considerato anche il fatto che nei suoi preparatissimi( e lunghissimi..) discorsi “narra” di un partito che aspira a marcare un elemento di discontinuità dalla “vecchia” politica e ad ascriversi ad una più ampia “sostanza democratica”. Come dice Pietro poi, “prima il mio esecutivo e poi la direzione”, è metodologicamente sbagliatissimo! Ma chi dà la direzione politica? I circoli? Biancaneve? Certo, sono importantissimi luoghi di riflessione, ma certo ci sarà un vertice che li coordina, li rappresenta e li coaudiuva…si commenta poi da sola la modalità con la quale è stata resa nota la direzione…certo,sono d’accordo, sarà pure l’era del “Grande fratello”, ma noi non siamo certo “dentro la caaasa”! Siamo fuori, ad “aspettare” che lui ci restituisca quel senso e quella voglia di partecipazione alla quale mi pare le nostre anime aspirino e che ha certamente dettato l’importante attività politica e culturale dei circoli nei convulsi giorni pre elettorali. Un favore: non parliamo più di “inesperienza” e di “giovane età” (anche perchè non restituiremo certo il giusto riconoscimento al lavoro svolto dai Giovani del pd sinora): educhiamo i figli fin dalla culla perchè imparino il valore della “responsabilità” delle proprie azioni (o almeno tentiamo di farlo) che non è certo immaginabile che a quell’età non lo si abbia ancora assimilato(oppure è uno di quegli esperimenti falliti) Mi fermo qui,non voglio certo cadere nella facile trappola della demonizzazione ad oltranza del personaggio. Non credo neanche ce ne sia troppo bisogno…Più semplicemente credo ci siano allo stato dell’opera due grossi problemi di fondo: di organizzazione (interna) e di comunicazione (in entrata e in uscita). Più ancora, ha ragione Roberto Balzani quando scrive dalle pagine del Corriere di Forlì di sabato scorso che bisognerebbe “articolare un dibattito il più possibile plurale, preoccupandosi d’includere più voci possibili e, d’altro canto, costruire un’agenda politica intorno alla quale stimolare la riflessione collettiva” E aggiunge: “Che fare ora? Io credo che il Pd non possa prescindere dal rispetto delle regole che si è dato: come dovrebbe rispettarle un segretario, interpretando in senso illuminato il largo mandato che gli è stato affidato, così deve rispettarle la base, riconducendo la discussione nell’alveo dell’unica istituzione rappresentativa strutturata: l’assemblea territoriale. Lì ci si deve esprimere e si deve trovare una sintesi efficace. Senza aver paura di contarsi, se necessario” Mi scuso di avere preso in prestito le sue parole, ma sinceramente io non avrei saputo esprimermi meglio. Aggiungo io però, anzi è una proposta: interventi di 5 massimo 7 minuti a testa, please! Tutti hanno il diritto di parlare come di ascoltare e, vi assicuro, gli interventi risulteranno essere molto più incisivi ed efficaci. Infine, rispondendo a Luca18 e condividendo aihmè appieno le sue conclusioni: non faccio nomi. Non perchè non ne abbia, ma perchè non voglio farlo, almeno non prima di sapere se “quei” nomi vogliono essere “tirati in ballo”. Scusami, è semplicemente una questione di rispetto, almeno per me. Immagino, dico “immagino” che quelli che sono venuti fuori godano almeno di un pari consenso. Però una cosa semplicissima la voglio dire: ma davvero non esistono a Forlì, persone (residenti o naturalizzate) parimenti competenti e lucide, ma che possano esprimere idealmente e concretamente un reale passo verso un “cambiamento forte”?! (parafrasando Luca18)Che ne pensate di un “giovane” ad esempio? (che però, di rigore, non lo sia solo anagraficamente) O comunque, under e over, giovani anagrafici o biologici che non siano ancora incappati nelle maglie della politica? A me piace l’idea…si, siii. Vorrei aggiungere un ultimo commento, ma mi sono resa conto di averlo già apposto all’inizio del mio post (quindi molto indietro), citando un versetto dei “Promessi sposi”. Un “tributo” ai palati più raffinati……
Un caro saluto a tutti
Sara
I fantasmi della paura
Quando attorno a noi iniziano a vagolare i «fantasmi della paura», come li chiamava il grande illuminista francese Condorcet, vuol dire che la democrazia si sta avariando.
Nell’ultima campagna elettorale il centro-destra, con calcolata e impudente temerarietà, ha evocato i fantasmi della paura e ora questi mostrano i loro pallidi volti dai telegiornali, bisbigliano lugubri dai quotidiani, incrociano le loro ossute braccia ogniqualvolta si incontra uno straniero.
Oggi sono numerosi coloro che si lasciamo terrorizzare da questi fantasmi. Eppure, se solo avessimo l’accortezza di appoggiarci al bastone del pensiero critico e del retto ragionare, da imbecilli che siamo (la parola “imbecille” significa proprio questo: zoppicare perché privi di un baculum, di un bastone che sorregga), inizieremmo a camminare diritto, a mostrare il fondoschiena ai fantasmi della pura e, in breve, a dissolverli. Sì, perché non vi è nulla di più politicamente pericoloso, culturalmente debole e (almeno per chi si professa tale) di cristianamente aberrante della paura di questi fantasmi.
Politicamente pericoloso, intanto. La storia insegna che sono solo i volgari arruffapopoli e i cinici demagoghi coloro che a gran voce fanno risuonare in ogni angolo della città e a ogni ora del giorno grida allarmistiche. Si badi: allarmistiche, e non allarmanti. Le prime portano alle ronde, alla giustizia fai-da-te, ai pogrom di Ponticelli; le seconde invece al confronto, allo studio, alla ricerca insonne di una soluzione. La paura è da sempre una formidabile arma di potere: sotto il suo basto si possono controllare masse intere di uomini come un docile gregge. Peccato però che non tutti sono buoni pastori e chi si professa tale il più delle volte, come si legge nell’evangelo, è solo un ladro o un brigante. La democrazia, per sua stessa natura, è inclusiva: meglio una libertà in pericolo che si espande, dice Bobbio, che una libertà protetta che si chiude in se stessa, perché la vera libertà corre sempre il rischio di trasformarsi nel suo opposto.
Poi culturalmente debole. La cultura è amore per la distinzione e per la parola, è chiarezza definitoria, è interesse a esplorare le radici e a disseppellire ciò che è nascosto. Dividere il mondo in grano e loglio, oltre a essere una operazione affatto rozza, significa non aver capito che la vita è tragica complessità. La cultura non porta i cervelli all’ammasso; al contrario si occupa di ciascuno cervello come se ci fosse solo questo di cui prendersi cura.
E infine cristianamente aberrante. Certuni cattolici della Lega Nord (che già duemila anni fa san Paolo aveva preconizzato, non senza una buona dose di ironia, nella parola «superapostoli») si professano intemerati difensori della fede cristiana contro la marea montante delle fedi introdotte nell’italico – pardon – padano suolo da falangi di stranieri. Tuttavia, se fossero culturalmente forti si guarderebbero bene dal dire simili baggianate, perché saprebbero che il Dio dei cristiani è il Dio straniero per eccellenza: «Ero straniero e mi avete accolto». Non solo. Il Dio cristiano è colui che libera una volta per tutte dalla paura: «Non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma uno spirito di libertà», dice ancora il buon Paolo apostolo. Ma se anche riuscissimo a persuaderli di questo, i nostri superapostoli mai e poi mai cederebbero dinanzi alle richieste di apertura di nuove moschee, a meno che non fosse concesso pure ai cristiani di aprire altrettante chiese in partibus infidelium. E’ ancora il trito argomento della reciprocità. Trito e decisamente non cristiano. O meglio: perfettamente cristiano, a condizione che per reciprocità si intenda solo questa: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Matteo 10, 8). Eppure il presidente della Cei, Bagnasco, esclude nel modo più assoluto che in Italia si corra il rischio di una deriva xenofoba, giacché il razzismo «non fa parte del cuore, del sentimento, dell’ethos del nostro popolo» (Corriere della Sera, 17.05.08). Ancora una volta ci pasciamo di illusioni. Ma le illusioni non ci aiutano a capire la complessità tragica del reale. Più coraggiose, perché fissano la Gorgone negli occhi senza paura di restarne pietrificati, sono le parole di condanna del cardinale di Milano Tettamanzi contro il violento sgombero dei campi Rom di via Porretta e di via Bovicelli. La verità è nemica irriducibile delle illusioni: mentre queste preferiscono nascondere la polvere sotto il tappeto, la verità sale persino sui tetti per gridare che sotto il tappeto è nascosta la polvere.
Se non di digrossa un poco il vocabolario politico di questo Paese e, sempre per chi vi crede, non si assume «la vita di Cristo qui sulla terra quale paradigma», come dice Kierkegaard, il tempo si farà sempre più greve.