Seminario di formazione e discussione politica “Davide Drudi”
Istituto Gramsci Forli
in collaborazione con:
ACLI, ARCI, mensile “Una Città”,
www.latuastagione.it
SABATO 24 Maggio 2008 - Ore 10.00 - 13.00
Circolo Arci Madamadorè - Viale Spazzoli, 51
Seminario di formazione e discussione politica
“Davide Drudi”
- V edizione -
Coltivare
L’Italia civile
riflessioni in occasione della pubblicazione del volume
di Paolo Prodi
Lessico per un’Italia Civile
(a cura di P. Venturelli, Reggio Emilia, Diabasis, 2008)
FORLÌ
VENERDÌ 23 Maggio 2008 - Ore 20.45
Sala Centro Studi, Fondazione Garzanti - C.so della Repubblica, 117
SABATO 24 Maggio 2008 - Ore 10.00 - 13.00
Circolo Arci Madamadorè - Viale Spazzoli, 51
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10 Commenti a "Seminario di formazione e discussione politica “Davide Drudi”"
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[...] sconosciuto: [...]
Ecco come vorrei il Partito Democratico: tante voci diverse, storie e provenienze diverse, professionalità alte, medie e basse che si prestano all’ascolto, allo scambio di opinioni, azzardando anche interpretazioni, consigli, critiche ma con l’intento di costruire insieme, non di emarginare e marginalizzare.
Il seminario di formazione COLTIVARE L’ITALIA CIVILE organizzato dall’Istituto Gramsci con altre collaborazioni, si è svolto in due manche: la prima, in Sala Garzanti, tesa ad illustrare origini, motivazioni, collocazione del Lessico per un’Italia civile, una raccolta di articoli su vocaboli e personalità ricorrenti nella dialettica e nei fatti politici degli ultimi anni, una sorta di vocabolario della nuova politica. Il tutto spiegato ed argomentato durante il seminario oltre che dall’autore Paolo Prodi e dal curatore Piero Venturelli, da contributi qualificati dello storico, del giornalista, dell’amministratore pubblico, degli appartenenti al mondo associativo culturale e del lavoro.
Le presenze, oltre 60,tutte tese a comprendere i tratti esplicativi dei vocaboli prescelti, i perchè,le visuali del libro che avevano catturato attenzione e, di rimando provocato riflessioni e ragionamenti sul panorama politico attuale.
Poi è seguito un incontro ancora più dialettico ( 30 presenze),il giorno dopo al Madamadorè, con contributi previsti e non, con un intreccio ed un intercalarsi di ragionamenti, ognuno dei presenti testimone o portatore di ulteriori riflessioni.
Una considerazione spontanea : momenti di discussione così profondi e liberi, dovrebbero essere ripetuti con una frequenza più assidua, intanto perchè permettono di conoscersi e di formarsi politicamente, sviluppando senso critico ed autocritico. Canalizzando però subito le riflessioni verso lo scopo comune: identificare contenuti ed obiettivi ideali forti e coesi, da contrapporre al populismo e ad un’idea politica della destra che non ci piace affatto, ma che vediamo purtroppo vincente.
Una nota molto personale: le persone grandi di intelletto, conoscenza, cultura sanno intrattenersi viso a viso con una modestia ed una semplicità rare. Non mettono a disagio l’interlocutore, ascoltano, e rispondono con toni non perentori ed incisivi, ma pacati.
Una frase di Paolo Prodi mi ha colpito: “quando scrivo e scelgo una parola, mi viene sempre il dubbio se ho scelto e scritto la parola giusta, questo dubbio fa parte del mia responsabilità di essere storico di professione”.
Vorrei che questo approccio divenisse patrimonio anche delle scelte politiche: prima di agire, valutare bene quale messaggio diamo con le nostre scelte: ad esempio prima di rincorrere la destra sulla china populista delle soluzioni al tema sicurezza, ponderare bene il messaggio alternativo che il PD vuole dare e rilanciare invece un idea di educazione e di formazione dei giovani, anche immigrati, al rispetto reciproco,favorendo la conoscenza dei diritti e dei doveri.
Concludo dicendo che esperienze come queste dovrebbero ripetersi con sistematicità.Spero che i Forum tematici possano essere simili come modalità e apertura, spero anche in momenti formativi organizzati dal PD.
Stefania
Occasioni come i seminari che da alcuni anni propone il Gramsci di Forlì sono occasioni preziose di crescita sociale e politica per le nostre comunità.
Il libro del Prof. Paolo Prodi è uno strumento utile per aiutarci a leggere quello che succede, quello che è successo e quello che succederà nel nostro paese.
Il rischio che si corre in momenti storici come questo è di perdere lucidità nell’analisi, per questo motivo solo il confronto fra le persone e le loro idee può consentirci di leggere bisogni e aspirazioni della società e individuare risposte e strade percorribili e capaci di futuro: fare questo insieme è la politica.
“VOGLIO UNA POLITICA CHE FACCIA PIU’ MUSICA E MENO DISCHI”
(Paolo Prodi-sabato 24 maggio 2008, Madamadorè)
Cari tutti!
sono entusiasticamente d’accordo con tutti voi. Le occasioni intelligenti di confronto e la sana voglia di partecipazione, operando una sintesi tra tutte le “voci in ascolto”, mi dà una grande fiducia nel futuro!. Mi stimola infinitamente. I miei complimenti più vivi agli organizzatori del seminario che, all’ombra delle più visibili “carenze”, ci hanno offerto un importante occasione di dibattito, sereno e libero (e ci tengo a sottolinearlo) che stimolano sempre una più viva e critica crescita personale. Quando le idee vengono lasciate libere di esprimersi, beh, quella è la reale condizione che ci permette di fare grandi balzi avanti. E poi l’ASCOLTO signori: è la lezione più grande del mondo quella che da Socrate in poi ci invita, ci obbliga ad un legame di empatia con il nostro prossimo (uomini, donne, bambini, anziani, immigrati). Il nostro “altro costitutivo”! E’ l’atto più importante della nostra esistenza quello di far emergere le istanze, i pensieri che ognuno di noi ha dentro di sè attraverso il DIALOGO. Socrate era persuaso di questo, noi dobbiamo persuaderci sempre di questo e confrontarci anche con chi si arroga il diritto di avere la verità in tasca. La misura della verità ha una capienza talmente grande che nessun “portafoglio” umano è stato ancora creato per contenerla tutta; ma mi pare che questo abbia già positivamente suscitato le “ironie” di molti di noi…E’ come un vaso di Pandora al contrario che rompe il contenitore delle differenze per permetterci di guardare, di “sbirciare” oltre ed operare una sintesi tra le mille, bellissime sfumature che il mondo degli uomini può offrire. Come dire: la vita è bella, diamoci dentro! Un apprezzamento particolare a Stefania che, nel post che precede il mio, dice cose molto importanti e semplici: usare un linguaggio semplice che vada incontro a tutte le persone. E poi davvero, è così bello vedere, parafrasandola, persone di grande intelletto, come Paolo Prodi, porsi in un atteggiamento così raro di modestia, semplicità e perchè no, ironia. Sono queste le persone di cui un partito riformista come il nostro ha bisogno. Persone che spostino, con la loro grande intelligenza e sensibilità culturale, l’ago della bilancia della nostra complessità sociale sul punto di arrivo per eccellenza della verità: l’equilibrio. Indi, assolutamente si, diamo una continuità e sistematicità a questi forum di dibattito. Noi giovani in particolare ne abbiamo bisogno per esprimere tutto il nostro slancio idealista e se si vuole anche un pò individualista,e sentirci davvero rappresentativi ed espressivi. In fondo è nel D.N.A. della “giovane età” (anagrafica e biologica) quello di cercare risposte e farsi delle domande. E, dopo avere imparato mercoledì scorso al Cineforum, che “appartamento spagnolo”, è un’espressione francese che significa anche “tirare fuori quello che si era messo dentro prima” e che in sintesi altro non è che dire “so di non sapere nulla”, questa sera abbiamo imparato che “saltare sui banchi” qualche volta, quando serve, è solo un altro modo per esprimere la propria autonomia, libertà di pensiero ed espressione. Un ringraziamento in particolare va al curatore di questa serata, Andrea Panzavolta, che ha letteralemnte tenuto un’introduzione magistrale sul film “L’attimo fuggente”, complice la sua vastissima cultura e sensibilità civica. Ci ha bene illustrato ( e sono costretta a sintetizzare) che alla fine della storia, non esistono maesti bravi o cattivi, ma più semplicemente “maestri” e demagoghi. L’esempio di ieri e di oggi, credo sia significativo, ma questo, le persone, lo stanno già verificando…In ultimo, una standing ovation voglio anche vada, da questo post, a Roberto Balzani, che lunedì sera si è battuto come un leone di Nemea contro un “Ercole”, ovviamente inesistente, ma più in generale contro la prepotenza e l’ignoranza di “pochi” (per fortuna). Splendido vedere che non c’era verso di “farlo saltare dentro il cerchio infuocato”. Grazie, bravissimo. Tipico esempio di un maestro che ispira i suoi giovani. Perchè in ultima analisi, perdonatemi l’accento retorico, ma le cose vanno davvero così: “non importa cosa si dice in giro: parole e idee possono cambiare il mondo”!!!
a presto
Sara Samorì
…a proposito della pandora e del leone di nemea, ho dei forti buchi neri, ma le ideee
L’incontro con il Prof. Prodi al seminario Gramsci e quello con Panzavolta alla chiusura del cineforum hanno stimolato in me alcune riflessioni, molto simili a quelle già esposte da Sara ma che mi hanno portato a fare un parallelo tra quanto ci siamo detti nelle citate occasioni e quanto sta accadendo nel nostro Paese negli ultimi giorni.
Ho già postato una mia riflessione anche sul blog dei giovani democratici e vi inviterei a farci avere una vostra opinione anche in quella “sede”. Nel frattempo approfitto del post di Sara per riportarle qui.
In questi giorni abbiamo parlato di “cultura”, dell’importanza di un corretto utilizzo delle parole, di pensiero politico e di civiltà.
Mi pare evidente come tutto questo si contrapponga agli episodi di violenza che si verificano con sempre maggior frequenza nell’Italia di questi tempi.
Campi rom bruciati, pestaggi neonazisti all’università romana “la sapienza”, negozi di immigrati distrutti da gruppi di “facinorosi” (di qualsivoglia pseudo ideologia politica), il ragazzo di deegay.tv picchiato davanti a casa sua.
L’Italia insomma della giustizia “fai da te”.
L’Italia delle ronde avallate dalle amministrazioni (anche di centrosinistra), l’Italia, per citare De Gregori “derubata e colpita al cuore”…derubata dei propri valori, della propria democrazia, della propria libertà di espressione…
sono preoccupata e spaventata.
Andrea Panzavolta ieri sera aveva con sè il libro “politica e cultura” di Norberto Bobbio, uno dei nostri grandi padri che ci hanno offerto spalle alte da cui guardare il mondo ma che ci ritrovano oggi ciechi e sordi di fronte a tanta devastazione culturale.
Cultura era per Bobbio dialogo, integrazione era ciò che “esige colloquio”.
E tutto questo mi rimanda anche, e so che è un rischioso paragone, a certe scene a cui con grande tristezza ho assistito alla nostra Assemblea Territoriale.
Sempre Bobbio affermava ” se il colloquio, come noi riteniamo, è legittimo, spetta appunto agli uomini di ragione di mettere insieme i loro sforzi e le loro forze per renderlo possibile. Là dove si lascia che il colloquio si spenga, ivi la cultura ha cessato di esistere”.
L’uomo di cultura è colui che sottopone tutto alla critica della ragione, colui che è disposto ad arrivare a sintesi anche con chi la pensa in maniera opposta a lui, colui che crede nel libero confronto inteso come arricchimento personale e non si sente privato in questo della propria individualità.
Questo credo dovremmo essere noi, queste le basi che dovrebbero animare il nostro pensiero politico.
Possiamo anche pensare che il male di questo Paese sia la Destra, una destra sicuramente irresponsabile, razzista ed estremista.
Oppure possiamo deciderci ad affrontare il fatto che qualcosa nelle teste delle persone è cambiato e qualcosa, anche per nostre mancanze, si è perso.
Mi pare insomma, che non siamo grandi interpreti noi per primi del cambiamento che vorremmo vedere nel mondo.
Abbiamo rinunciato a costruire un’identità riconoscibile per il nostro partito e se siamo consapevoli della capacità che i partiti hanno di determinare ed influire sui mutamenti sociali abbiamo in questo modo abdicato alla nostra principale funzione.
Mi chiedo quando, decideremo di riprendere il cammino per realizzare una “Italia Civile”.
Dunque, ci tenevo solo a precisare che il brevissimo post di questa mattina, subito successivo al mio e firmato a mio nome, in realtà non è frutto di un mio improvviso pazzo pensiero, bensì è quello di mia mamma che così ha voluto “esprimersi”. Ed io, per non contraddirmi, ho lasciato volentieri che partecipasse…
CARPE DIEM!
Ciao
Sara
COLTIVARE L’ITALIA CIVILE: esserci e accettare le sfide.
Raccolgo con entusiasmo l’invito ad andare avanti nella costruzione, a partire dai nostri territori, di un’Italia civile e solidale. Ringrazio davvero tutti i partecipanti alla due giorni del Seminario Davide Drudi, per la loro partecipazione attiva e per il loro spirito di dialogo e costruzione.
In questi giorni, leggendo un bel giornale stampato a Cesena e dedicato alla discussione pubblica e politica (”La Parola”) mi sono imbattuto in alcune considerazioni che, anche per il loro stile chiaro e lineare, mi hanno colpito. Trovandole molto efficaci le riporto per proseguire alcune discussioni sviluppate su questo blog (questione lavoro/lavori, rapporti Pd-imprese, questione sicurezza).
Scrive un abbonato al giornale:
“Bisogna esserci, bisogna accettare la sfida; conoscere e capire, confrontarsi e proporre. Un esempio: lucida e folgorante la critica di Massimo Cacciari alla candidatura di Calearo: non serve presentare una figura isolata, una specie di cattedrale nel deserto, sperando di attirare e interessare il mondo della piccola impresa; occorre invece essere presenti sul territorio, convivere gomito a gomito con il tessuto produttivo, ascoltare le loro esigenze ed elaborare proposte adeguate”.
“E se la gente sente in modo angosciante il problema della sicurezza, la risposta non è quella di liquidare il problema “perchè è di destra”; occorre discutere, studiare il problema, parlarne con la gente; quanti dibattiti, seminari, conferenze, o momenti comunque di confronto sono stati organizzati?”
Nel corso di un’inutile Assemblea territoriale (dove il Segretario Castagnoli non è riuscito neppure a tracciare - dopo due serate, 7 ore di discussione, oltre 40 interventi - un documento conclusivo) proposi l’istituzione da parte del PD del territorio forlivese di un “Laboratorio sulle sicurezze e le buone prassi di convivenza” che impegnasse operatori sociali, amministratori, studiosi, sociologi, esponenti del sindacato cittadini e associazioni impegnati nei vari ambiti che attengono le questioni delle sicurezze (programmaticamente al plurale). Ovviamente nessuno del cosiddetto “gruppo dirigente” (a partire dal Segretario) ha degnato della minima attenzione la proposta. Poco male.
L’idea è in corso di sviluppo e sarà l’Istituto Gramsci, insieme ad altri sodalizi disponibili al dialogo, a portarla avanti. Sono già state raccolte alcune adesioni, altre possono essere segnalate scrivendo una mail al sottoscritto (thcasadei@libero.it).
Un primo appuntamento di riflessione, anche per mettere a punto progetti e azioni concrete in un prossimo futuro, sarà costituito dall’incontro in programma per il 4 luglio (ore 21) nell’ambito della Festa Provinciale dell’Unità dei democratici (se così si chiamerà).
Ospite della serata sarà l’europarlamentare del PSE Donata Gottardi (www.donatagottardi.net), già componente del Comitato che ha steso una prima versione del Manifesto del Partito Democratico.
Accettare le sfide significa, appunto, “conoscere e capire, confrontarsi e proporre”, quello che non riescono a fare coloro che chiudono la politica nelle segrete stanze e negli accordi di spartizione (lontani dai mondi delle persone che vivono, lavorano, stanno in mezzo ai cittadini e ai loro problemi), ovvero coloro che sono incompatibili con l’idea autentica del partito democratico, quello lanciato da Veltroni, e ancora tutto da sviluppare, all’insegna della costruzione di un’Italia civile e solidale.
Thomas Casadei
(direttore Istituto Gramsci Forlì)
Intervengo solo ora sul bel seminario organizzato dall’Istituto Gramsci, perchè i soliti problemi di accesso al pc mi hanno impedito di farlo fin qui. Credo che il titolo : “Coltivare un’Italia civile ” fosse già di per se un programma e che il confronto che si è svolto nelle due giornate sia stato stimolante per tutti. L’aspirazione a costruire un Paese civile e solidale, così come gli scritti del prof. Prodi in molti passi del suo libro delineano, sia e debba essere anche l’aspirazione più profonda del PD e, quindi, la nostra.
Un paese in cui la gente non pensa di farsi giustizia da sola, non organizza “ronde”di qualsivoglia genere, ma guarda alle istituzioni con fiducia, sapendo che sarà ascoltata. Certo per far ciò istituzioni e classe politica devono ritrovare credibilità. E qui sta il nostro ruolo come PD, se non si ritrova il modo di riavvicinare i cittadini alla politica ed alle istituzioni, la barbarie può essere molto vicina.
Per questo motivo dobbiamo essere credibili e per questo è necessario che il PD riesca a riportare quale elemento fondante del suo agire, quei contenuti di etica politica che troppo spesso si sono persi di vista, anche nei comportamenti di alcuni esponenti del PD stesso. Tra le tante cose evidenziate dal prof. Prodi la nozione di bene comune è stata una di quelle pià spesso ricordate.
Bene comune che deve essere al centro delle scelte di governo. Spiegatemi allora cosa ha a che fare con il bene comune, che per finanziare il taglio dell’ici per le fasce alte di reddito ( per quelle più basse era già intervenuto il governo Prodi) si sottraggano risorse al trasporto pubblico locale, alle infrastrutture ed addirittura agli interventi per la lotta contro la violenza sulle donne.
Esiste ancora ed è molto netta, la differenza tra politiche di destra e politiche di sinistra, come tra cultura di destra e cultura di sinistra. Sono differenze che vanno coltivate, ben lungi dal cercare omologazioni e punti di contatto a tutti i costi.
Perciò ben vengano altre iniziative di approfondimento politico, come quelle già preannunciate dal direttore dell’istituto Gramsci.
[...] Original post by Simone Morgagni [...]