La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Riceviamo e pubblichiamo: Manifesto degli ecologisti democratici

Roma, 15 febbraio 2008

Oggi l’ambiente è uno dei grandi temi del progresso e della speranza in un futuro migliore. L’ambiente conta sempre di più nella coscienza individuale e collettiva. Deve contare altrettanto anche nell’agenda della politica. Conta di più perché la lotta ai mutamenti climatici è un impegno vitale per il futuro anche prossimo dell’umanità.

Conta di più perché la globalizzazione dello sviluppo economico, con una estensione senza precedenti dei prelievi di risorse naturali e degli impatti sui beni comuni come l’aria, l’acqua, la biodiversità, impone una svolta nelle produzioni e nei consumi per poter vivere meglio in molti e non in pochi, in modo sostenibile per gli equilibri ecologici. Conta di più perché vivere in un ambiente sano rappresenta per la grande maggioranza delle persone una condizione fondamentale del benessere. Conta di più, l’ambiente, anche per lo sviluppo: le innovazioni necessarie per produrre, per consumare in modo sostenibile, cioè minimizzando l’impatto sull’ambiente e lo spreco di risorse naturali, sono un fattore crescente di competitività e di successo economico.

Il Partito Democratico nasce anche da questa consapevolezza.

Per noi Ecologisti Democratici l’ambiente non è una politica tra le altre: è un valore, un interesse generale cui ispirare tutte le scelte della politica. Per mettere l’ambiente al centro della politica, serve un ambientalismo moderno, razionale, riformatore, che anche in Italia si misuri positivamente con gli altri grandi bisogni oggi in campo – lo sviluppo, la coesione sociale – e rifugga dalle tentazioni di rinchiudersi in anguste e impotenti logiche conservatrici, minoritarie, localistiche.

L’ambiente è etica, è occuparsi anche delle generazioni future.

L’ambiente è giustizia sociale, perché i problemi ambientali – dall’inquinamento dell’aria e delle città, ai rifiuti, ai mutamenti climatici – colpiscono per primi e con maggiore violenza i più deboli. L’ambiente è un mondo più equo. Solo se lo sviluppo dei prossimi decenni sarà sostenibile, potrà sconfiggere la povertà, dare benessere a chi finora ne è rimasto escluso, senza precipitare tutti, ricchi e poveri, in una crisi ecologica irreversibile.

L’ambiente è un’economia più moderna ed efficiente, che grazie all’innovazione ecologica crea più ricchezza ma consuma meno energia e materie prime, produce meno rifiuti e meno inquinamento, fa nascere imprese innovative e nuova occupazione.

L’ambiente è buona politica, pulita e competente, capace di operare per il bene comune.

L’ambiente è più ricerca scientifica, per comprendere sempre meglio le dinamiche e i limiti degli equilibri ecologici e per promuovere un uso sostenibile, non distruttivo, delle risorse naturali e un’economia veramente ecologica. L’ambiente è più scienza, ma all’ambiente serve una scienza che a partire da un forte rafforzamento del ruolo e del peso delle istituzioni scientifiche pubbliche (università, enti di ricerca) persegua l’interesse generale dell’uomo e non invece il vantaggio di pochi.

L’ambiente è un interesse prioritario e un grande valore aggiunto per l’Italia. E’ contrastare tutte le forme di illegalità ambientale, dalle ecomafie all’abusivismo edilizio. E’ rilanciare l’Italia sulla via di uno sviluppo duraturo, della modernizzazione economica, dell’innovazione tecnologica. E’ valorizzare il patrimonio di qualità ambientale, di bellezza, di saperi, di creatività – ricchezze immateriali e dunque ecologiche, ricchezze ben difficilmente delocalizzabili – che è uno dei grandi talenti italiani.

Noi Ecologisti Democratici vogliamo essere gli ambientalisti dell’interesse generale, del decidere, del fare. Come in tanti altri campi, anche per l’ambiente la difficoltà in Italia di mettere in campo scelte innovative, è parte di quella crisi generale della decisione che paralizza come un’insostenibile zavorra la politica. Per difendere davvero l’ambiente servono decisioni di radicale discontinuità con il passato – così nell’energia, nei trasporti, nello sviluppo e nell’organizzazione delle città e del territorio – e serve fare: fare impianti per l’ energia rinnovabile, fare ferrovie più moderne e veloci, fare metropolitane e linee tramviarie, fare impianti per il riciclo ed il recupero dei rifiuti. I problemi ambientali sono troppo seri e importanti per lasciarli ad un ambientalismo conservatore, localista, che sa dire solo dei no e che se perde di vista l’interesse generale finisce per indebolire, e rischia di rendere impopolare, l’azione in favore dell’ambiente.

Per noi ambientalismo è porre l’Italia all’avanguardia del cammino – deciso dall’Europa

  • per ridurre di almeno il 20% entro i prossimi dodici anni (rispetto ai livelli del 1990) le emissioni di anidride carbonica, causa principale dei mutamenti climatici in atto. Per raggiungere questo traguardo bisogna operare su diversi fronti contemporaneamente, con un programma coerente di politica energetica e ambientale: - entro il 2020 occorre ridurre i consumi finali tendenziali di energia del 20%, promuovendo l’efficienza energetica in tutti i settori: nell’industria, nei processi produttivi e nei prodotti, nei consumi civili e domestici, negli edifici esistenti e negli standard per quelli di nuova costruzione, nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nel riscaldamento e nel raffrescamento, nell’illuminazione, nella generazione dell’energia elettrica privilegiando gli impianti a più alto rendimento e promuovendo la cogenerazione e la rigenerazione, nei mezzi e nelle modalità di trasporto privilegiando i trasporti via mare e ferroviari rispetto a quelli su strada, i trasporti collettivi rispetto a quelli individuali, la modalità ciclopedonale;
  • entro il 2020 occorre coprire almeno il 17% dei consumi finali di energia con fonti rinnovabili,raddoppiando l’attuale produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili,con un forte impegno per lo sviluppo dell’eolico, del solare, delle biomasse, del miniidroelettrico, della geotermia, e con un forte impegno per lo sviluppo della produzione di calore da fonti rinnovabili (solare termico, biomasse, cogenerazione, geotermia) e dei biocarburanti;
  • occorre agire sul mix di combustibili fossili, riducendo i consumi di petrolio (sempre più caro) in particolare nella produzione di energia elettrica, tenendo alta la quota di gas naturale (il meno inquinante) anche la realizzazione dei rigassificatori necessari per differenziare l’approvvigionamento via nave e contenere i costi, non incrementando l’uso della quota di carbone (che emette per unità di energia elettrica prodotta il doppio di CO2 del gas, con costi aggiuntivi rispetto all’applicazione del Protocollo di Kyoto) almeno fino a quando non saranno disponibili tecnologie di cattura e sequestro della CO2 ;
  • la fonte nucleare,con le tecnologie attualmente utilizzabili, oltre a non essere economicamente riproponibile in Italia per i costi elevatissimi che comporterebbe tale rientro, rimane su scala globale e nelle previsioni internazionali un’opzione minoritaria destinata a non crescere, perché troppo onerosa e perché tuttora insicura per i problemi della gestione dei rifiuti radioattivi, dello smantellamento a fine vita degli impianti, della sicurezza in particolare legata ai rischi di proliferazione nucleare.

Per noi ambientalismo è destinare alla mobilità sostenibile (ferrovie, cabotaggio, trasporto pubblico urbano) una parte preponderante delle risorse pubbliche destinate ad infrastrutture di trasporto, nonché una parte significativa delle entrate (fiscali, derivanti da concessioni) provenienti dal settore dell’autotrasporto. In questa prospettiva, i due campi prioritari d’investimento devono essere le città, che assorbono oltre i tre quarti dell’intera mobilità nazionale, e il trasporto merci, tuttora caratterizzato da sostenuti ritmi di crescita.

Per noi ambientalismo è minimizzare il consumo di territorio naturale, orientando le trasformazioni urbanistiche e territoriali alla riqualificazione, al recupero, anche alla radicale ricostruzione delle tante aree già costruite dimesse e degradate. In un Paese come il nostro dove i tassi di crescita demografica sono ormai modesti, mettere un argine invalicabile ad un indefinito consumo del suolo naturale è una scelta razionale, una scelta indispensabile per tutelare e valorizzare il paesaggio italiano e per salvaguardare la grande biodiversità del nostro patrimonio naturale, le reti ecologiche del nostro territorio e il prezioso sistema di aree naturali protette.

Per noi ambientalismo è contrastare con ogni forza le ecomafie che lucrano miliardi sullo smaltimento clandestino dei rifiuti, sulle escavazioni e i prelievi d’acqua illegali, sull’abusivismo edilizio, sul commercio di specie protette, inserendo a pieno titolo i crimini ambientali nel codice penale.

Per noi ambientalismo è promuovere stili di vita sobri, consumi consapevoli, buona qualità culturale, formazione e conoscenza, cittadinanza attiva e solidale, partecipazione democratica.

Per noi ambientalismo è dare slancio all’innovazione tecnologica orientate a dare risposte ai problemi ambientali: dall’efficienza energetica alla produzione di energia pulita e rinnovabile, dalla riduzione dei consumi di materie prime alla riduzione dei rifiuti e della loro pericolosità, dal miglioramento della qualità ecologica dei beni e dei servizi alla diffusione di buone pratiche e di migliori tecnologie sostenibili.

Per noi ambientalismo è offrire un marchio di qualità italiana a tutti i prodotti e i servizi che traggono riconoscibilità e forza competitiva dalla loro origine “made in Italy” e il cui valore ha un forte contenuto ambientale o comunque d’immaterialità e dunque ecologico: dal turismo sostenibile all’agricoltura di qualità, dalle tecniche di restauro alla moda, dall’arredamento al design industriale. L’obiettivo è valorizzare quello che da sempre è il grande talento italiano: “costruire all’ombra dei campanili cose che piacciono al mondo”.

Noi Ecologisti Democratici ci riconosciamo nell’ambientalismo del fare proposto da Walter Veltroni come uno dei principali fondamenti dell’identità, del programma, dell’azione del Partito Democratico. Ci riconosciamo, con Veltroni, in un ambientalismo che come l’ambizione generale da cui è nato il Pd, aiuti a rendere la politica, la nostra politica, vicina ai bisogni e alle aspirazioni delle persone e delle comunità. Vicina all’Italia e agli italiani.

Raccogliendo l’appello del Comitato promotore Nazionale degli ECO DEM ,volto alla costituzione dei Circoli territoriali dell’Associazione degli Ecologisti Democratici, e riconoscendoci nei contenuti del manifesto fondativo ci facciamo promotori dell’incontro per la creazione del Circolo degli ecologisti democratici del comprensorio forlivese con l’obiettivo di radicare anche nel nostro territorio i valori di un moderno “ambientalismo del fare”

Scarica il volantino dell’assemblea fondativa Ecodem del 4 giugno prossimo: qui

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3 Commenti a "Riceviamo e pubblichiamo: Manifesto degli ecologisti democratici"

  1. Luciano Minghini 3 giugno 2008 12:56

    Solo per evidenziare meglio che l’assemblea fondativa dell’Associazione degli Ecologisti Democratici nel territorio forlivese si terrà Mercoledì 4 Giugno alle ore 21.00 presso la saletta di via Bruni della Banca di Forlì. Interverranno la coordinatrice regionale dell’associazione Silvia Zamboni e il consigliere regionale Gianluca Borghi.

  2. Thomas Casadei 3 giugno 2008 13:13

    Ritengo assolutamente fondamentale che anche nel nostro territorio la sensibilità ecologista si caratterizzi sul piano della proposta e che tutti coloro che vi si riconoscono lavorino per “coltivare” idee e progetti, stimolare il dibattito, avanzare proposte concrete (come per es. una convinta estensione del sistema “porta a porta” su tutto il territorio forlivese e provinciale, a partire dagli ottmi risultati dei progetti pilota in corso): o il Pd saprà trarre linfa dalle grandi sfide ecologiche del nostro tempo, o sarà un partito monco, e incapace di abitare gli scenari della contemporaneità.
    C’è molto terreno da coltivare, ma la semina è in corso.

  3. Enzo Valbonesi 10 giugno 2008 00:05

    L’AMBIENTALISMO E IL MANIFESTO PROGRAMMATICO DEL PD

    Leggendo il Manifesto programmatico del PD dell’Emilia-Romagna mi viene da chiedermi, parafrasando Giorgio Ruffolo, ma perché in questa regione la sinistra dovrebbe vincere ancora?

    A dire il vero non ero molto incuriosito dal Manifesto programmatico del PD dell’Emilia-Romagna, approvato nell’assemblea dei delegati svoltasi a Forlì nello scorso mese di maggio, ma ho comunque deciso di darci un’occhiata scaricandolo dal sito del PD dell’Emilia-Romagna dal momento che venerdì 13 giugno si terrà a Forlì una iniziativa di presentazione dello stesso manifesto con la partecipazione del responsabile del gruppo che lo ha elaborato, il Prof. Patrizio Bianchi.
    Nei giorni precedenti all’assemblea regionale dei delegati del PD avevo letto solamente gli emendamenti ai contenuti del manifesto proposti da Gian Luca Borghi, Consigliere Regionale del Gruppo del PD dell’Emilia-Romagna e persona di solida formazione e sensibilità ambientalista.
    Data la corposità degli emendamenti (dei quali solo uno è stato accolto) avevo subito immaginato che il manifesto fosse un po’ deficitario riguardo alla sostenibilità ambientale.
    Voglio subito chiarire che come credo molti di voi, io sono fortemente diffidente dall’abuso che spesso si fa nei documenti politici o istituzional amministrativi del termine “sostenibilità”. E’ infatti stucchevole, e spesso anche ipocrita, l’uso inflazionistico del concetto di “sostenibilità ambientale” ; concetto impiegato quasi sempre in maniera troppo disinvolta, poco informata, e più che altro come riempitivo doveroso ( chi si nega oramai un richiamo alla necessaria sostenibilità ambientale!!!!! ) di discorsi e documenti purtroppo sempre più pieni di parole ma vuoti di contenuti chiari e mobilitanti.
    Quindi, nel Manifesto programmatico del PD dell’Emilia-Romagna, non sono assolutamente andato a contare il numero di richiami alla “sostenibilità ambientale” ma bensì ho cercato di verificare in che misura questo richiamo, che a mio parere deve necessariamente caratterizzare una moderma cultura politica di sinistra degna di questo nome, informasse di se tutto l’impianto del documento.
    Il documento programmatico in questione, logicamente, non è il primo che leggo e che provo a valutare. Troppi ne ho letti di documenti elettorali, congressuali o programmatici in questi anni di vita politica prima nel PCI, poi nel PDS, nei DS passando per l’esperienza ambientalistica svolta in Legambiente, in Sinistra Ecologista, prima di approdare al PD e adesso anche all’associazione degli eco-dem.
    Confesso però che raramente mi è capitato, se escludo i documenti del glorioso PCI degli anni Settanta (ma quello e soprattutto in quegli anni era un partito ancora fortemente operaista che considerava la natura come oggetto da asservire all’emancipazione della classe operaia e l’ambiente un elemento da considerare in funzione del miglioramento delle condizioni operaie nelle fabbriche inquinate) di leggere un documento in cui le tematiche della sostenibilità e le contraddizioni ecologiche fossero così pesantemente relegate ai margini e considerate totalmente in subordine e slegate rispetto ai temi della crescita, del welfare, del lavoro, dei diritti, come che le contraddizioni ambientali siano cose diverse, distinte o peggio derivate dagli altri elementi valoriali intorno ai quali vogliamo costituire il PD dell’Emilia-Romagna.
    Nel Manifesto non un richiamo all’acutezza dei problemi ambientali di questa regione, al loro riflesso sulla qualità della vita, dello sviluppo, rispetto ai diritti dei cittadini e del lavoro. E dire che quì, in Emilia-Romagna, abbiamo da anni i più alti tassi di inquinamento atmosferico dell’intero paese, uno sviluppo dell’edificazione che ha superato negli ultimi 15 anni quella dello Lombardia e del Veneto (che è tutto dire) con il conseguente consumo di suolo “vergine”, una agricoltura tra le più idroesigenti dell’intera pianura padana, un tasso di autoveicoli per abitante da record europeo ecc. ecc.
    La frase più eloquente e sconfortante che ho letto nel Manifesto è però quella che si trova a pag. 4 sotto il capitolo intitolato “L’ambiente, l’economia, il lavoro” essa recita testualmente …La questione essenziale è realizzare uno sviluppo sostenibile (sic!), sintesi equilibrata tra sviluppo economico , coesione sociale e tutela delle risorse naturali, ambientali e culturali…. Quale magnifica e profonda sintesi, che pensiero profondo e lungo !!!!!!!
    Per il resto solo qualche ulteriore e sparuto richiamo , qua e la, all’importanza della sostenibilità declinata come necessità per garantire lo sviluppo e non come valore in se e come condizione per la sopravvivenza della nostra civiltà .

    La mia delusione è diventata vertiginosa quando ho messo a confronto, si fa per dire, i contenuti del Manifesto, sempre prendendo spunto dalle contraddizioni ambientali in atto nel pianeta e fortemente presenti anche in Emilia-Romagna dato il punto alto dello sviluppo in cui si colloca la nostra regione, con l’articolo di Giorgio Ruffolo pubblicato lo scorso 30 maggio su “La Repubblica”.

    Scrive Ruffolo: “La sinistra di oggi si trova ,nel mondo, di fronte a classi dirigenti che, grazie al formidabile progresso tecnologico non hanno quasi più bisogno dello sfruttamento sistematico del lavoro (sebbene questo sia tutt’altro che scomparso) essendo in grado di produrre masse enormi di beni di consumo. Viene dunque meno , o si riduce fortemente, per la sinistra lo spazio per la sua missione di denuncia dello sfruttamento del lavoro. Si ingigantisce invece lo sfruttamento della natura, praticata (come mai in passato) in cambio di utilità sempre più frivole e al costo di distruzione di risorse irreversibili. Sul terreno economico la virtù ascetica del risparmio è sostituita dalla incentivazione publicitaria dell’incontinenza consumistica e l’ammirazione per i grandi imprenditori costruttori è sostiuita da quella verso i grandi maghi speculatori (Berlusconi ). Di fronte a questa vera e propria conversione ad U del vangelo capitalistico la sinistra, da una parte si trincera combattendo un capitalismo che non c’è più, dall’altra, non riesce a apercepire le nuove contraddizioni del capitalismo: che sono soprattutto ecologiche e morali.
    Ecologiche nel senso che siamo di fronte all’insostenibilità di una economia basata sul consumo del capitalee naturale; una distruzione chiamata crescita (anche a sinistra).
    Morale nel senso che l’orientamento della potenza creatrice della tecnica è indirizzato verso le finalità frivole del consumo, anzichè verso la realizzazione di una società più giusta, di bisogni collettivi più urgenti, di scopi culturali realmente trascendenti.
    Purtroppo la sinistra riformista insegue una rispettabilità politica basata sull’imitazione di un modo di produzione irresponsabile e di un modo di consumo immorale.
    Perchè allora , se così stanno davvero le cose , la sinistra dovrebbe essere in grado di contrastare efficacemente i richiami edonistici della destra e di acquistare consensi senza essere in grado di esprimere una alternativa economica ed etica alla deriva ecologica e morale. Dio solo lo sa”

    Dimenticavo di citarvi il titolo, davvero eloquente, dell’articolo di Ruffolo: “Ma perchè la sinistra dovrebbe vincere?”
    Siccome sono un tipo dubbioso, fatto questo ragionamento e sottolineate le distanze tra le mie aspettative e il “condensato” del pensiero politico del PD , fissato nel Manifesto programmatico , rispetto al futuro della Regione Emilia-Romagna, mi sono chiesto: ma non sarai sempre il solito ipercritico pessimista che va sempre a cercare le parti che differiscono dal tuo modo di pensare per esercitare così una critica che finisce per essere, per lo più, inconcludente e poco costruttiva ???

    No questa volta, pur facendo tutti gli sforzi di autocritica di cui sono capace, sono davvero convinto che non è così ,che non sono io ad esagerare ed essere un inguaribile incontentabile . Davvero c’è troppa distanza, quasi un abisso , tra la “leggerezza” e la voluta ambiguità del Manifesto programmatico ed il bisogno di avere una visione ricca, profonda, lungimirante di cosa serve per fare del PD il soggetto politico capace di guidare le trasformazioni radicali di cui ha bisogno la nostra regione per essere all’altezza della sua storia sociale, politica, culturale e soprattutto dei grandi valorì che l’hanno fatta per tanti versi diversa e migliore di altre comunità regionali del nostro paese.

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