Riceviamo e pubblichiamo: “Ritroviamo le ragioni della nascita del PD”
Ritroviamo le ragioni della nascita del PD
Un appello di Carlo Giunchi, Giancarlo Romanini e Maria Teresa Vaccari
Chi intende sottoscriverlo può utilizzare i “commenti”, indicando:
nome e cognome, carica ricoperta nel PD forlivese.
Siamo alcuni dei tanti che si sono avvicinati al Partito Democratico in occasione della sua costituzione, stimolati in questo dal forte messaggio di rinnovamento che l’ha accompagnata, rinnovamento nei programmi, nelle aspirazioni, ma anche e soprattutto nel modo di fare politica, nel modo di gestire il confronto e di selezionare coloro a cui affidare il mandato di governare il partito o le istituzioni.
Democrazia, partecipazione, pluralismo e rinnovamento si sono dunque presentati ai nostri occhi come termini costitutivi di una nuova stagione politica che ci poteva coinvolgere.
Ciò che ci unisce non è una precedente appartenenza o una provenienza, né una visione comune su alcuni temi; ciò che ci unisce è, oltre naturalmente ad un orientamento democratico e di sinistra, proprio la condivisione di una nuova prospettiva di impegno orientata in questa direzione.
Nessuno di noi, negli anni immediatamente precedenti alla costituzione del Partito Democratico, ha militato o è stato iscritto ad uno dei partiti che si sono poi fusi in questa nuova esperienza, pochissimi di noi hanno ricoperto cariche elettive o istituzionali e in ogni caso come indipendenti, nessuno di noi ha fatto negli anni scorsi politica attiva.
Tutti in passato abbiamo vissuto una condizione di “vicina estraneità” rispetto alle preesistenti forze politiche, le quali evidentemente allora non si sono presentate ai nostri occhi come capaci di interpretare le aspettative che una società in continua evoluzione, come la nostra, induceva nelle sue componenti più sensibili.
D’altra parte questa stessa incapacità di quei partiti è certamente una delle ragioni principali che sta alla base della loro scelta di costituirne uno nuovo.
Dunque due percorsi sono sembrati incontrarsi, quello di tanti di noi, estranei alla politica attiva, e quello dei militanti e dei dirigenti dei vecchi partiti.
Ciò che ci aspettavamo non era che si annullassero le storie, le esperienze, i punti di vista e le aspirazioni, ma che tutte queste venissero in qualche modo rivisitate alla luce di una nuova comune prospettiva.
Proprio per questo alcuni di noi hanno anche scelto di candidarsi per gli organi del partito, vincendo in certi casi diffidenza e prevenzione, facendo una scommessa sulla possibilità concreta del cambiamento, mettendo a disposizione, in molti casi, anche qualificate competenze professionali e culturali e, in definitiva, sentendo un forte senso di responsabilità verso le migliaia di persone che, pur non avendo parte attiva, hanno comunque partecipato alla fase costituente del partito.
E’ per tali ragioni che, di fronte alla percezione di un processo di forte ripiegamento su se stesse da parte delle componenti più storicamente determinate del partito, innanzitutto nell’ambito di DS e Margherita, lanciamo un appello a ritrovare le ragioni per una grande avventura comune, che è al tempo stesso speranza per il paese, ma anche per tanti di noi.
E’ per tali ragioni che richiamiamo le espressioni storicamente più influenti del Partito Democratico forlivese ad abbandonare una prassi di gestione degli equilibri politici e del potere degni solo del passato, e del peggiore passato, in favore di una pratica di trasparenza che si fondi sulla fiducia nella capacità del partito, dell’intero partito, di assumere le decisioni e le scelte migliori.
Noi non siamo e non intendiamo costituire una corrente, vogliamo solo esserci senza scontare il prezzo di una precedente assenza di appartenenza, senza essere costretti a subordinare la qualità della nostra scelta al bisogno di autoconservazione di chicchessia, senza dover percepire il disagio degli “invitati non desiderati” in una casa, che ci piacerebbe più aperta di quello che è.
Chi ha vissuto questo processo dal di dentro delle organizzazioni storiche del centrosinistra non può pensare di costruire un partito nuovo privilegiando la continuità e non la discontinuità con la propria storia, e non può trascurare l’apporto innovativo dell’indipendenza, vissuta come valore da tanti di noi, confondendola con una sorta di inaffidabilità.
Sta nel reale grado di libertà che sapremo assicurare al dibattito politico, e non nel richiamo al passato di ciascuno, la possibilità di affrontare le prospettive che abbiamo di fronte oggi e di realizzare una vera unità fra tutti i democratici.
Carlo Giunchi, membro Direttivo Circolo Musicisti/Coriano e delegato Assemblea Provinciale
Giancarlo Romanini, membro Direttivo Circolo Centro Storico
Maria Teresa Vaccari, membro Direttivo Circolo Resistenza e delegata Assemblea Provinciale e Comunale
11 Commenti a "Riceviamo e pubblichiamo: “Ritroviamo le ragioni della nascita del PD”"
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Mi hanno comunicato la loro adesione:
Roberto Amadori
Fausto Baldi
Barbara Longiardi, membro Direttivo Circolo Resistenza) Lara Mengozzi, membro Direttivo Circolo Musicisti/Coriano e delegata Assemblea Comunale
Elena Toni, delegata Assemblea Provinciale
Costruire insieme il futuro senza rinnegare il passato è il fattore che ci unisce. Il futuro non è nelle mani di nessuno dipende da tutti noi. Il paese ha bisogno di questo grande impegno senza posizioni precostituite e di rendita. Occorre affidarsi alle capacità di tutti ed a una grande partecipazione democratica. Solo cosi il futuro appartiene a tutti. La testimonianza degli amici è importante perchè non proviene da vecchi e ormai superati schieramenti. E’ necessario dar voce a tutti coloro che hanno iniziato ad interessarsi di politica con la nascita del PD.
Sono trascorsi ormai duecento giorni dall’elezione dell’attuale guida del PD di Forlì.
E sono andato rileggermi il discorso di insediamento per vedere quante aspettative tradite.
Anch’io che ero contrario alla sua elezione salutai con favore quel discorso che recepiva integralmente alcuni contenuti da me inseriti nel documento de La tua stagione.
Lavoro di squadra, costituzione dei Forum, il pieno riconoscimento al blog latuastagione.it come area complementare, la creazione di un Coordinamento Unitario tra Forlì e Cesena, la nascita di Un Centro di Formazione Democratica, la realizzazione di un bilancio sociale e partecipato.
Di seguito la versione integrale.
ELEZIONE COORDINATORE FORLIVESE PD
Forlì, sabato 24 novembre 2007
Care Elette e cari Eletti del Territorio Forlivese,
l’elezione del Coordinatore rappresenta un’ulteriore tappa per la costruzione del Partito Democratico Forlivese e sono oggi a proporVi una prima base di partenza, aperta e tutta da costruire.
Con la costituzione del PD è stato scardinato il centro-destra nel nostro Paese e Noi eletti, referenti dell’importante mandato e soprattutto della fiducia assegnataci dalle oltre 18mila persone che si sono recate nei seggi del nostro territorio, abbiamo anche il compito di scegliere il Coordinatore di una “squadra” capace di onorare al meglio gli impegni assunti con il popolo delle Primarie e dar corso alla fitta agenda dei lavori per la costruzione del Partito Democratico, guardando anche al di fuori della Provincia e puntando a traguardare al meglio gli appuntamenti e le sfide lanciate da Veltroni e dal nostro Segretario regionale Caronna.
Si tratta di organizzare e radicare, con semplicità e quanto prima, il Pd sul nostro territorio; una sfida che richiede l’impegno e la collaborazione di tutti.
Sono almeno tre i principali punti dell’agenda dei prossimi mesi; a partire dall’elezione del Coordinatore dobbiamo tornare a stare tra la gente e dare un attestato a tutti coloro che parteciperanno alla fondazione dei circoli di base da realizzarsi tra dicembre e gennaio, per andare oltre rispetto alla partecipazione data alle primarie. L’intenso lavoro che ci aspetta sarà caratterizzato dalle Assemblee degli elettori del 14 ottobre che si terranno nei mesi di dicembre e gennaio; gli elettori saranno chiamati alla costituzione dei circoli territoriali, come stabilito dalla Conferenza dei Segretari regionali tenutasi a Roma il 20 novembre u.s..
Dovremo fare dei Forum, che costituiranno il “pensatoio” del partito, e saranno luoghi molto aperti, capaci di riconoscere i problemi e i bisogni del territorio e del Paese; laboratori di idee su temi specifici dovranno anche essere luogo di elaborazione della discussione, base da cui partire per consultare gli aderenti.
Prioritario è costruire un radicamento sul territorio capace di “innovare nella tradizione” basandosi anche su un coinvolgimento fatto attraverso modi nuovi, caratterizzato da circoli che potranno avere caratteristiche e collocazioni anche diverse rispetto alle sedi tradizionali, forum tematici – in linea con gli intendimenti nazionali di Veltroni - molto aperti e capaci di coinvolgere le migliori competenze e risorse della società.
L’organizzazione territoriale dovrà essere costruita su circoli, che raggruppino più quartieri o frazioni, con l’aggiunta di forum tematici capaci di offrire una possibilità di aggregazione anche in contesti in cui la dimensione territoriale non ha grande rilevanza. Il PD deve rappresentare il territorio forlivese nella sua interezza e dare pari dignità a tutti i nostri 15 Comuni negli organismi che si verranno a formare. Circoli che sappiano interagire con le domande dei cittadini, ispirati non all’idea di controllo sociale come nei partiti del XX secolo, ma al dialogo permanente, anche utilizzando a fondo le potenzialità di partecipazione fornite dalle nuove tecnologie. A questo proposito considero necessario prestare particolare attenzione alle esperienze innovative che hanno caratterizzato le primarie – un esempio il dialogo aperto sul sito/blog http://www.latuastagione.it – da considerarsi area organizzativa “complementare” del PD.
Per costruire tutto questo è necessario il contributo di tutti i costituenti del nostro territorio, superando e valorizzando le differenze e le provenienze culturali e politiche, per costruire un partito di popolo e plurale, la diversità unisce e fa crescere.
A questo proposito gli eletti scelgono il coordinatore per unire ed essere artefici e attori di una “squadra” capace di semplificare il linguaggio della politica e costruire delle modalità operative snelle ed efficienti, mettendo in chiaro i processi e le decisioni. Insieme possiamo dare un contributo affinché lo Statuto del nuovo Partito raccolga le speranze di trasparenza, rinnovamento della politica e certezza delle regole perché il PD non può fondarsi su leader in solitudine. La velocità della comunicazione impone anche nuove regole per lo snellimento della struttura organizzativa del partito, che non si significa smobilitare ma valorizzare le competenze e il merito.
Vogliamo promuovere un metodo di lavoro capace di trattare con appropriatezza gli argomenti nelle sedi proprie e nel rispetto dei ruoli e degli organi, favorire un approfondimento adeguato degli argomenti avvalendosi delle più alte e qualificate competenze, pur mantenendo sempre i piedi per terra e compiere i più grandi sforzi per stare agganciati continuamente alla “nostra gente”.
Il Coordinamento sarà l’organo di indirizzo politico del coordinatore e potrà essere allargato di volta in volta ad invitati, come i sindaci e i referenti dei circoli del territorio. Altresì, il Coordinatore potrà avvalersi di un organismo esecutivo e di competenze che gli consentano di svolgere appieno le funzioni attribuite dagli statuti e l’autonomia necessaria per coordinare - raccordare gli indirizzi politici nazionali, regionali e provinciali. In relazione a quanto espresso dal Segretario Veltroni nella sua recentissima lettera, è opportuno evitare i cumuli degli incarichi e garantire che l’attività del coordinatore possa disporre di una grande apertura all’esterno, oltre il confine dei partiti.
Negli organismi e nelle scelte sarà presupposto di base il ruolo dei giovani e delle donne; il riequilibrio di genere non dovrà essere una mera questione quantitativa ma un approccio generale che verrà sviluppato anche in relazione alla capacità del nostro territorio. Tale approccio è da considerarsi proprio dell’etica del PD e andranno compiuti ulteriori sforzi, anche attraverso le Commissioni Statuto e Programma, per far si che tali istanze possano tradursi in prassi politica. E’ indispensabile prevedere che nel territorio forlivese il 50% dei membri degli organismi, ove questo sia possibile, siano donne, in coerenza con quanto già attuato in occasione della costituzione degli organi regionali e nazionali, deve divenire una prassi a tutti i livelli organizzativi, per rimarcare il carattere innovatore del partito nuovo.
Nel territorio, per superare i confini e uscire dai recinti incarnando al meglio il significato del PD, considerando che la Costituente Regionale ha previsto nella nostra Provincia due coordinamenti territoriali (Forlì e Cesena), riteniamo importante lavorare al fine di verificare la fattibilità di un coordinamento unitario, disciplinato nello Statuto regionale. Tale coordinamento unitario dovrà essere il luogo in cui si crea una contaminazione virtuosa tra democratici, in vista della realizzazione, in prospettiva, di un’unica federazione provinciale. In questa cornice è necessario dar vita, congiuntamente, ad un Centro di Formazione Democratica in collaborazione con le associazioni culturali operanti sui diversi territori e l’Università, per approfondire i temi della politica e contribuire a formare le donne e gli uomini e soprattutto i giovani, che rappresenteranno il partito nuovo. Il PD vincerà la sfida del futuro nella misura in cui saprà essere il partito dei giovani.
Il Tesoriere dovrà redigere per il 2008 un bilancio partecipato e sociale, che possa essere discusso dai circoli di base. Si collega a questa candidatura l’esigenza di nominare FRANCO GENSINI tesoriere del PD, che ha già dimostrato grande competenza e capacità organizzativa nello svolgimento del ruolo di Direttore dell’UTAP forlivese.
oh Pilotti, mi sembri sveglio (ti leggo qui, ma anche ogni tanto sulla stampa, sei anche del movimento federalista tu, giusto?), ma in questo caso mi sembri un po’ annebbiato…ma scusa come potrebbe il segtretario Casttagnoli mettere in pratica quel che aveva promesso: se le mettesse in atto come potrebbe poi eseguire gli ordini dei suoi capi (da Pinza a rusticali, ai vecchi della casta forlivese, che - se non li scalzeremo - ci rporteranno alla sconfitta alle prossime lezioni amministraytive??) Seguendoli abbiamo uno della lega come Pini come parlamentare, e un pd - da come lo vedo io da semplice aderente ad un circolo - frantumato …e questo perchè qualcuno vuole decidere tutto fuori appuntto dalle sedi democratiche. Per fortuna che i Giovani democratici si sono fatti sentire ma gli altri???
Avevo letto su ‘La Voce ‘che il Segretario si sentiva sfiduciato, bene, ma perchè non ha dato le dimissioni?? e perchè nessuno le chiede??
se si va avanti così il pd a Forlì non nascerà mai veramente, e alle prossime elezioni prenderà una bella scoppola, altro che psoto da spartire …quelli edlla casta si andranno a casa tutti, ma noi?? Io voglio un Pd diverso e nuovi processi decisionali, non la solita minestra…e Castagnoli è davvero un sottocuoco…
Alcune precisazioni sull’appello.
Giunchi aveva inviato una prima versione a mia moglie Teresa, che me l’ha fatta leggere; condividendone il contenuto le ho detto che l’avrei senz’altro sottoscritta.
Non ho scritto una riga, e con grande soddisfazione, perché trovo estremamente confortante trovare persone in grado di mettere su carta i miei pensieri.
Perché significa che sono i NOSTRI pensieri, una vicinanza tra quasi sconosciuti, una comunanza del sentire che provo spesso leggendo il blog e partecipando alle riunioni, e che per di più mi risparmia la fatica di scrivere.
Visto che c’erano da parte di alcuni stagionali perplessità circa l’opportunità di raccogliere firme in calce al documento credo sia giusto chiarire che non sono uno degli estensori ma un semplice aderente, anche se sono favorevole alla diffusione del documento e alla raccolta di firme da parte di chiunque si riconosca nell’appello (e so che ce n’è anche tra quelli con un passato di partito).
Infine il significato dell’appello per me: una richiesta di aiuto e di rispetto.
Che è rivolta a tutti quelli che si stanno impegnando nella costruzione del pd, compresi gli stagionali, con esperienze politiche che oggi devono essere messe al servizio del partito nuovo.
Di certo non Giunchi ma io sono un pivello; non mi va che mi si usi per avvallare operazioni da mostro di Frankestein come quella che sta portando avanti la dirigenza ds/marghetita con il direttorio occulto dei soliti noti, invitandomi a partecipare e non facendomi contare niente.
Sono convinto che il rispetto delle regole e dello spirito statutario da parte di tutti avrebbe evitato questa situazione.
Ma anche agli stagionali chiedo di mantenere la limpidezza e la saldezza di principi che ho (quasi) sempre constatato, evitando le manovre politiche di vecchio stampo (e per un pivello praticamente tutte lo sono) in favore delle prese di posizione esplicite.
Caro Carlo scrivo due righe ,per aderire al tuo appello, sono membro del direttivo del circolo del centro storico, e non aspiro ad altre cariche [non ne ho neanche le capacita']ho solo saldi principi ,come dice Romanini,amico di battaglie al nostro circolo,e voglia di far crescere con un impegno costante il PD.
Il potere non appartiene alla sinistra per diritto naturale o divino ,occorre saper ascoltare i cittadini,e non mostrare sovrana indifferenza,ci vuole anche la capacita’a farsi da parte,quando si sbaglia per distrazione o per incapacita’,per non essere presi dalla sindrome di Bassolino…..
E’ uscito il numero 156 di “Una città” (è possibile farsi un’idea della rivista - mensile di interviste e foto, di 48 pagine, senza pubblicità - andando al sito http://www.unacitta.it). Il numero contiene un interessante articolo sul PD.
IL NUOVO A PAROLE. Il Partito democratico ha raccolto voti in un elettorato anziano, fatto di pensionati, poi in una fascia di quarantacinquenni-cinquantacinquenni con posizioni reddituali medio-alte e titoli di studio medio-alti, prevalentemente lavoratori del settore pubblico ed una parte di giovanissimi; ha perso in modo consistente nei settori considerati tradizionalmente ostili, cioè piccole imprese, artigiani, commercianti e quant’altro; così pure nella fascia di età 25-45, in particolare 35-45, e nei settori intermedi e soprattutto nei settori privati; ex roccaforti del lavoro operaio hanno espresso anche al nord massicci voti alla Lega; è un risultato elettorale frutto di un sommovimento sociale ben più profondo dell’immaginabile, e che continua a trovare la sinistra, ma questo da molti anni, del tutto impreparata; a questo si sono aggiunti i tanti errori e problemi irrisolti del Partito democratico, a cominciare dalle candidature di parata, dall’evanescenza organizzativa, dall’irrisolta dualità dei due partiti. L’intervista è a Roberto Fasoli (da pag. 3 a pag. 7).
http://www.unacitta.it/paginepoliticaecc/RobertoFasoli.html
Ad un certo punto Fasoli, alla domanda “Adesso come si va avanti?”, spiega molto bene quale deve essere la prospettiva:
“Secondo me si tratta di andare avanti con determinazione facendo quello che si è detto di voler fare. Che significa basta con la resa dei conti tra le componenti dei Ds e della Margherita, basta con le cooptazioni equilibristiche per mantenere il potere inalterato. Bisogna avviare una discussione serena ed approfondita sia sul risultato elettorale e sui contenuti programmatici, sia sullo stato di salute effettivo di un partito che rischia di essere un partito degli eletti, degli amministratori e che deve diventare invece un partito di cittadini, di uomini e di donne di tutte le età. Per ottenere questo occorre fare un lavoro approfondito nei territori, con l’umiltà di mettersi ad ascoltare le persone perché proprio sui temi che oggi la gente ha più a cuore noi a ridosso delle elezioni abbiamo preso delle posizioni talvolta ambigue e non senza qualche elemento di contraddittorietà.
Prendiamo la sicurezza: alcune delle cose che abbiamo detto non sono state percepite come nettamente distinte dalla destra e a quel punto la gente ha preferito l’originale rispetto alla copia. Bisogna ripartire da qui [...]
Per divenire “un partito di cittadini, di uomini e di donne di tutte le età”, a partire dai territori, occorrono un’organizzazione per vincere, segretari autorevoli capaci di governare la complessità (valorizzando il pluralismo interno al partito), gruppi dirigenti solidi e non frutto di spartizioni sulla base di posti e posticini.
Qui la sfida, anche per il territorio forlivese, qui la sfida per tutti i democratici che hanno a cuore le sorti del Pd come partito nuovo, efficace e capace di vincere le prossime elezioni amministrative. Non è tempo di equilibrismi e bilancini, di manuale cencelli e del reiterarsi di vecchie logiche, è tempo di una prospettiva partecipata e costruita con trasparenza, nella linea politica e negli uomini e nelle donne che devono incarnarla e portarla avanti. Non uomini soli al comando, non cavalieri inesistenti che hanno bisogno di tanti suggeritori, ma figure autorevoli capaci di generare condivisione e attuare quel che affermano, con rigore e decisione.
Ciao Carlo!
aderisco volentieri al tuo appello. Anzi scusa se lo faccio solo ora!
Sara Samorì, membro direttivo circolo Cà Ossi, delegata assemblea comunale
Ciaoooo
forza e coraggio
Sottoscrivo il documento Giunchi-Vaccari-Romanini che esprime con chiarezza il mio stato d’animo;forse la delusione per le carenze di oggi è più forte in chi non aveva esperienza di militanza politica e sperava che qualcosa di nuovo per il paese davvero si potesse fare…
L’entusiasmo con cui ci siamo prodigati in campagna elettorale si è vanificato nel clima di aspra contrapposizione del dopo-elezioni: sono portata ad agire su progetti condivisi, ma oggi vedo solo discussioni (più o meno trasparenti)su organismi e quote di rappresentanza mentre i progetti e i programmi latitano. Era utopistico sperare in un reale rinnovamento dei contenuti e delle modalità della politica?
ciao Carlo,
anch’io vedo ora il vostro appello,nal mare magnum delle parole del blog, e aderisco volentieri…io ho messo il mio nome e la mia faccia in questo percorso,e non vorrei perderla..lo spirito che ha animato la mobilitazione degli ultimi dieci mesi è ancora intatto in molti di noi…ma la pazienza ha pure un limite.
patrizia barducci menbro del circolo ca’ ossi e delegata alla assemblea comunale
buona serata calda a tutti
Iniziano le disillusioni ma l’alternativa ha il piombo nelle ali
Mano a mano che ci allontaniamo dalle elezioni di aprile e dalle tante promesse dei vincitori cresce il disagio e la disillusione degli italiani per la cruda realtà di ogni giorno che uccide le speranze di cambiamenti positivi.
Dopo il discorso di investitura come Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi appariva (non certo a tutti) come un uomo nuovo, deciso a dimostrare per l’ultima occasione utile della sua vita politica di poter diventare uno statista credibile dedicandosi a risolvere i problemi del paese dialogando con l’opposizione: obbiettivo il Quirinale.
Ma ancora una volta si è fatto prendere dalla ossessione giudiziaria per le residue pendenze con la magistratura (quelle precedenti sono state chiuse nel modo che tutti sappiamo) gridando in varie sedi e occasioni di essere un perseguitato, vittima del sovversivismo politico di pubblici ministeri e giudici che tenterebbero subdolamente di mandarlo in galera.
Ecco allora che l’esecutivo da lui presieduto vara in fretta e furia decreti e disegni di legge per sospendere migliaia e migliaia di procedimenti penali in corso (anche quelli che riguardano le violenze alle donne) per allontanare i processi che lo riguardano, assicurare l’immunità alle più alte cariche dello Stato, ovviamente compreso il premier, ridurre l’uso delle intercettazioni telefoniche impedendo quelle che possono dare fastidio a uomini di potere, e di affari.
Ora, intendiamoci, non sempre la magistratura inquirente svolge bene il suo ruolo e i giudici emettono sentenze esemplari, ed è vero che le intercettazioni finiscono sui giornali quando dovrebbero essere riservate e in parte nemmeno trascritte in quanto penalmente irrilevanti; ma ciò che sta facendo Berlusconi per sottrarre ad ogni giudizio il proprio operato è inammissibile per un paese democratico, senz’altro inconcepibile in Europa e negli Stati Uniti.
Ovvio e inevitabile che questo comportamento sollevi un coro di critiche nella magistratura, tra i costituzionalisti e nella classe forense, nei giornali e nella parte più sensibile dell’opinione pubblica, e quindi costringa Veltroni a interrompere il dialogo, Casini a prendere le distanze e Di Pietro ad alzare le barricate; anche se va detto che il PD non deve cadere nell’anti berlusconismo rinunciando a una politica incalzante sui problemi fondamentali del paese.
Ma c’è un’altra disillusione che si fa strada: il governo è impegnato a salvare il premier ma non a fronteggiare la crisi dell’economia, intanto l’occupazione torna ad aumentare, l’inflazione e le tariffe dell’energia, del gas e dei servizi pubblici salgono alle stelle e tanta gente, pensionati e lavoratori dipendenti e non, stentano a vivere.
Ricordo che le forze politiche vincitrici delle elezioni avevano solennemente promesso di ridurre il carico fiscale che grava sugli italiani dopo avere accusato il governo Prodi e il centrosinistra di rappresentare il “partito delle tasse”.
Ma ecco che con il Piano economico-finanziario approvato dal governo la maggioranza di destra ha deciso di fare tutto il contrario e così fino al 2013 le tasse non saranno ridotte, anzi di fatto complessivamente aumenteranno.
I tagli alla spesa pubblica nel triennio 2009-2011 riguarderanno per ben 11,1 miliardi di euro i capitoli economia, sviluppo, lavoro e infrastrutture, 441 milioni la giustizia, 776 la polizia e l’ordine pubblico, 799 la scuola, 422 la cultura; poi sono previsti pesanti tagli dei trasferimenti agli Enti locali e alle Regioni per la sanità.
Dunque scordiamoci la riduzione delle tasse e prepariamoci a quasi certi incrementi del prelievo fiscale a livello locale e regionale (già paventato anche dai Sindaci di Milano e Roma) a partire dal ripristino dell’iniquo ticket sulle prestazioni sanitarie e dall’aumento delle rette dei servizi sociali; e non illudiamoci sulle promesse di maggiore sicurezza per i cittadini, miglioramento della scuola e sostegno alla economia sbandierate per anni dalla destra.
Poi a Napoli i rifiuti sono ancora in strada ed ecco Bossi che svolta in aiuto di Berlusconi accettando di smaltirli in Lombardia e nel nord: ma la destra non aveva gridato allo scandalo quando Prodi propose la stessa cosa.?
E quanta tristezza, rabbia e vergogna per la “genialata” di Maroni che, immemore delle tragedie del razzismo di settanta anni fa, vuole prendere le impronte digitali e schedare i bambini rom, scelta sciagurata al di la delle finalità.
Quindi, come volevasi dimostrare, a conferma di previsioni già esposte su questo giornale: Berlusconi e la destra hanno avviato politiche che producono guasti e danni profondi, delusione e disincanto per chi ha creduto (e votato) pensando che il necessario e urgente cambiamento potesse venire dalla parte politica che pure aveva fallito nel 2001-2006.
Ma ciò detto attenzione, non esiste automatismo tra disillusione di tanta gente e ripresa di credibilità dell’alternativa rappresentata dal PD, tanto più se dopo la sconfitta elettorale si elude l’esigenza di andare a fondo nella ricerca delle ragioni, non si cambia veramente in senso riformista il profilo politico e programmatico ereditato dalle precedenti formazioni politiche, di fatto prende corpo il correntismo e persistono pratiche eticamente riprovevoli e autolesive.
Per intenderci, quelle che antepongono le ragioni e l’interesse personale o di gruppo a quello generale.
Poi il “continuismo” degli estinti partiti per ogni decisione e l’ostracismo a tutti i livelli verso chi ben prima degli innovatori a comando - quelli che capiscono sempre dieci anni dopo - ha iniziato a combattere per il cambiamento.
Ma l’ostilità per un effettivo rinnovamento della politica, della cultura e del costume è negatrice dei presupposti sui quali si è basato il manifesto fondativo del “partito nuovo”, è un messaggio che smobilita tanti giovani e meno giovani, divide dirigenti e militanti, quindi un pessimo segnale per le elezioni amministrative ed europee del prossimo anno.
Continuare a non capire questi dati elementari e muoversi all’opposto porterà nuovi dispiaceri mentre dovrebbe essere chiaro che il PD può mettere radici e svilupparsi solo facendo leva su tre parole-chiave: riformismo, moralità, unità.
28 giugno 2008 Giorgio Zanniboni
Iniziano le disillusioni ma l’alternativa ha il piombo nelle ali
Mano a mano che ci allontaniamo dalle elezioni di aprile e dalle tante promesse dei vincitori cresce il disagio e la disillusione degli italiani per la cruda realtà di ogni giorno che uccide le speranze di cambiamenti positivi.
Dopo il discorso di investitura come Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi appariva (non certo a tutti) come un uomo nuovo, deciso a dimostrare per l’ultima occasione utile della sua vita politica di poter diventare uno statista credibile dedicandosi a risolvere i problemi del paese dialogando con l’opposizione: obbiettivo il Quirinale.
Ma ancora una volta si è fatto prendere dalla ossessione giudiziaria per le residue pendenze con la magistratura (quelle precedenti sono state chiuse nel modo che tutti sappiamo) gridando in varie sedi e occasioni di essere un perseguitato, vittima del sovversivismo politico di pubblici ministeri e giudici che tenterebbero subdolamente di mandarlo in galera.
Ecco allora che l’esecutivo da lui presieduto vara in fretta e furia decreti e disegni di legge per sospendere migliaia e migliaia di procedimenti penali in corso (anche quelli che riguardano le violenze alle donne) per allontanare i processi che lo riguardano, assicurare l’immunità alle più alte cariche dello Stato, ovviamente compreso il premier, ridurre l’uso delle intercettazioni telefoniche impedendo quelle che possono dare fastidio a uomini di potere, e di affari.
Ora, intendiamoci, non sempre la magistratura inquirente svolge bene il suo ruolo e i giudici emettono sentenze esemplari, ed è vero che le intercettazioni finiscono sui giornali quando dovrebbero essere riservate e in parte nemmeno trascritte in quanto penalmente irrilevanti; ma ciò che sta facendo Berlusconi per sottrarre ad ogni giudizio il proprio operato è inammissibile per un paese democratico, senz’altro inconcepibile in Europa e negli Stati Uniti.
Ovvio e inevitabile che questo comportamento sollevi un coro di critiche nella magistratura, tra i costituzionalisti e nella classe forense, nei giornali e nella parte più sensibile dell’opinione pubblica, e quindi costringa Veltroni a interrompere il dialogo, Casini a prendere le distanze e Di Pietro ad alzare le barricate; anche se va detto che il PD non deve cadere nell’anti berlusconismo rinunciando a una politica incalzante sui problemi fondamentali del paese.
Ma c’è un’altra disillusione che si fa strada: il governo è impegnato a salvare il premier ma non a fronteggiare la crisi dell’economia, intanto l’occupazione torna ad aumentare, l’inflazione e le tariffe dell’energia, del gas e dei servizi pubblici salgono alle stelle e tanta gente, pensionati e lavoratori dipendenti e non, stentano a vivere.
Ricordo che le forze politiche vincitrici delle elezioni avevano solennemente promesso di ridurre il carico fiscale che grava sugli italiani dopo avere accusato il governo Prodi e il centrosinistra di rappresentare il “partito delle tasse”.
Ma ecco che con il Piano economico-finanziario approvato dal governo la maggioranza di destra ha deciso di fare tutto il contrario e così fino al 2013 le tasse non saranno ridotte, anzi di fatto complessivamente aumenteranno.
I tagli alla spesa pubblica nel triennio 2009-2011 riguarderanno per ben 11,1 miliardi di euro i capitoli economia, sviluppo, lavoro e infrastrutture, 441 milioni la giustizia, 776 la polizia e l’ordine pubblico, 799 la scuola, 422 la cultura; poi sono previsti pesanti tagli dei trasferimenti agli Enti locali e alle Regioni per la sanità.
Dunque scordiamoci la riduzione delle tasse e prepariamoci a quasi certi incrementi del prelievo fiscale a livello locale e regionale (già paventato anche dai Sindaci di Milano e Roma) a partire dal ripristino dell’iniquo ticket sulle prestazioni sanitarie e dall’aumento delle rette dei servizi sociali; e non illudiamoci sulle promesse di maggiore sicurezza per i cittadini, miglioramento della scuola e sostegno alla economia sbandierate per anni dalla destra.
Poi a Napoli i rifiuti sono ancora in strada ed ecco Bossi che svolta in aiuto di Berlusconi accettando di smaltirli in Lombardia e nel nord: ma la destra non aveva gridato allo scandalo quando Prodi propose la stessa cosa.?
E quanta tristezza, rabbia e vergogna per la “genialata” di Maroni che, immemore delle tragedie del razzismo di settanta anni fa, vuole prendere le impronte digitali e schedare i bambini rom, scelta sciagurata al di la delle finalità.
Quindi, come volevasi dimostrare, a conferma di previsioni già esposte su questo giornale: Berlusconi e la destra hanno avviato politiche che producono guasti e danni profondi, delusione e disincanto per chi ha creduto (e votato) pensando che il necessario e urgente cambiamento potesse venire dalla parte politica che pure aveva fallito nel 2001-2006.
Ma ciò detto attenzione, non esiste automatismo tra disillusione di tanta gente e ripresa di credibilità dell’alternativa rappresentata dal PD, tanto più se dopo la sconfitta elettorale si elude l’esigenza di andare a fondo nella ricerca delle ragioni, non si cambia veramente in senso riformista il profilo politico e programmatico ereditato dalle precedenti formazioni politiche, di fatto prende corpo il correntismo e persistono pratiche eticamente riprovevoli e autolesive.
Per intenderci, quelle che antepongono le ragioni e l’interesse personale o di gruppo a quello generale.
Poi il “continuismo” degli estinti partiti per ogni decisione e l’ostracismo a tutti i livelli verso chi ben prima degli innovatori a comando - quelli che capiscono sempre dieci anni dopo - ha iniziato a combattere per il cambiamento.
Ma l’ostilità per un effettivo rinnovamento della politica, della cultura e del costume è negatrice dei presupposti sui quali si è basato il manifesto fondativo del “partito nuovo”, è un messaggio che smobilita tanti giovani e meno giovani, divide dirigenti e militanti, quindi un pessimo segnale per le elezioni amministrative ed europee del prossimo anno.
Continuare a non capire questi dati elementari e muoversi all’opposto porterà nuovi dispiaceri mentre dovrebbe essere chiaro che il PD può mettere radici e svilupparsi solo facendo leva su tre parole-chiave: riformismo, moralità, unità.
28 giugno 2008 Giorgio Zanniboni