Come va e dove va il Partito Democratico
Lunedì 23 Giugno 2008, ore 20,45
presso Saletta Banca di Forlì (g.c.) Via Bruni, 2
Come va e dove va il Partito Democratico
Ne parliamo con l’On. Prof Salvatore Vassallo, parlamentare Responsabile Affari Istituzionali del governo ombra del PD
Presiede Elisa Massa, Segretaria Unione Comunale PD Forlì
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IL MONDO E’BELLO PERCHE’ VARIO (Parte I)
Per un approccio gender al forum sulla costruzione del partito
“Simile agli dei mi appare colui che ti siede accanto e guarda te che dolcemente parli e desiderabile sorridi(…)”
(Saffo)
Il trasporto tormentato di Saffo per la sua amata è pari a coloro i quali anelano la venuta di una reale dialettica democratica. Almeno per me. Niente di tutto ciò è accaduto giovedì sera, dove il walzer di recriminazioni e manipolazioni condotto dai feldmarescialli di Castagnoli hanno strappato un 1 a 1 alla componente cosiddetta “minoritaria” perché ahimè, minoritario pare il suo modo di pensare e intendere la democrazia all’interno di un partito realmente riformatore. “Minoritaria”, se mi permettete, mi pare però resti anche una consistente fascia di “indecisi” che alla fine hanno rinnovato la propria fiducia al “segretario”, genuinamente convinti, credo (spero) nel superiore imperativo all’unità. “Minoritario”, mi pare anche il consenso raccolto nel territorio, soprattutto tra i giovani, da questa tradizionale e conservatrice enclave politica territoriale, riunitasi attorno alla corte di Re Giovanni- Castagnoli (ndr: L’illuminato era Re Riccardo). Bene, ha vinto la maggioranza. Una testa, un voto, indi pieno rispetto alla decisione presa dall’assemblea provinciale. Anche se, come da analisi appena esposta, pare che la corrente “maggioritaria”, non sia poi così maggioritaria come immagina, ma più che altro una nebuolsa “comunità immaginata” arroccata sulle proprie presuntuose e pretestuose posizioni i cui contorni appaiono sempre più sbiaditi man mano che il nuovo avanza. Una “maggioranza” in ogni caso non più rappresentativa dell’intero partito. Quello che vorrei fare ora non è però imporre una qualsivoglia “verità” su un’altra, ma fare con voi un rapido quanto intenso “esercizio socratico”. Dunque, se prendiamo in mano qualunque dizionario d’italiano, potremo tranquillamente leggere sotto la voce “democratico” colui il quale, per senso comune, si dimostra “persona sensibile alle esigenze e rispettosa dei diritti altrui”. Dunque, no, direi proprio che non ci siamo. Basti pensare alle ingiurie, urli e strepiti lanciati dall’ala conservatrice del partito (quella di Re Giovanni per intenderci) all’indirizzo di uno dei nostri più illustri e brillanti intellettuali del nostro panorama locale, Roberto Balzani, riconosciuto e stimato a livello nazionale e oltre, non solo per la sua attività accademica, ma per il suo costante impegno a fianco delle istituzioni, delle fondazioni, delle associazioni del nostro territorio nel favorire la cultura, i progetti educativi, il dialogo tout court e non in ultimo le giovani generazioni. Ebbene signori, questi soggetti erano gli stessi che gli sedevano accanto (sbattendogli le ciglia) nei vari dibattiti organizzati in occasione dell’elezioni politiche, ma trasformatisi, in nome del mantenimento dell’ancient regime, in scolaretti stile “Come te nessuno mai” . Un vero peccato che però non siano arrivati alle loro stesse, rette, conclusioni….(tetto compreso) Evidentemente le espressioni beffarde e presuntuose, i piedi sulle sedie, e le cicche masticate con rabbia, non hanno contribuito a facilitare una corretta sinapsi. Non c’è problema figurarsi, capita!. Nel caos generale c’è stato anche chi investendomi (letteralmente) con il suo non proprio gentile aplomb su una mia osservazione, mi pare abbia curiosamente paragonato la nostra “reiterata” richiesta per una maggiore trasparenza e partecipazione (che garantisco, vi tranquillizzo, fanno parte della normale dialettica democratica) ad una moglie cornuta che vuole sapere a tutti i costi dal marito se l’abbia tradita. Beh, non credo esista una ricetta precisa in questo genere di cose; in ogni caso, per come l’intendo io, mi preoccuperei sicuramente di rendere perlomeno l’amplesso, per l’appunto, più “partecipativo”…(continua)
IL MONDO E’BELLO PERCHE’ VARIO (PARTE SECONDA)
Per un approccio gender al forum sulla costruzione del partito
(..)Questa visione veramente mi ha turbato il cuore e il petto: appena ti guardo un breve istante, nulla mi è più possibile dire, ma la lingua mi si spezza e subito un fuoco sottile mi corre sotto la pelle(…)
(Saffo)
…C’è stato anche chi ha gridato al “Golpe”…………signori, siamo seri, questa è una “supplica”. A prescindere dal fatto che credo proprio che in pochi possano reclamare a pieno titolo una supposta “verginità” politica (voglio dire, l’informazione del XXI secolo è tendenzialmente libera e chiunque può leggere i giornali) ma chiunque avesse un minimo di sensibilità storica e intellettuale, pensa che la storia non sia ciclica (se lo augura davvero). Nello specifico, il temine “golpe” è un termine castigliano che significa “colpo” e che rimanda nello specifico alla frequenza delle rivolte militari in vari paesi dell’America latina di lingua spagnola nella seconda metà del Novecento. Da allora entrò nell’uso come sinonimo abbreviativo di colpo di stato. Non credo che l’assemblea provinciale possa considerarsi “stato”, almeno spero, e nemmeno il rimando geografico e temporale azzecca niente con la Forlì che conosciamo. Bisogna essere seri anche quando si fanno questi riferimenti: contestualizzare e non certo stereotipare. Direi che in questo risiede l’importanza reclama dalla “minoranza” sulla tema della “competenza” piuttosto che su quello della mera “appartenenza”. A questo proposito, domanda rivolta a chi critica tanto le correnti (si, quelle che vanno loro contro) ma che differenza passa per voi tra A. appartenenza B. corrente ??? Direi sostanzialmente nessuna. Ma come?! Critichiamo la categoria concettuale di “corrente” e poi rimaniamo aggrappati come scimmie a quella di “appartenenza”?! Eppure Darwin, con tutte le cautele del caso, aveva preconizzato l’evoluzione della specie….non il suo contrario. Direi che c’è un piccolo vizio di incoerenza, non credete?! Certo, da parte nostra non c’è stata una brillante modalità comunicativa nell’ultima assemblea, ammettiamolo pure, nel senso che non siamo riusciti a far passare al meglio il nostro messaggio. Certo, che sciocchezza proporre un “triumvirato” : in primis Castagnoli non può essere certo all’altezza di un tale confronto storico con i vari Mazzini, Armellini, Saffi e in più, che cosa gli servono due persone accanto quando già l’assistono uno stuolo di “vergini”?! Riflettiamo signori, riflettiamo sul fatto che le persone democraticamente ispirate al dialogo non avrebbero rinunciato ad una normale dialettica assembleare. Almeno chiedersi il “perché” delle nostre perplessità; almeno chiedersi il “perché” non prestare ascolto alle suggestioni che provengono dalle anime pluraliste del partito che vogliono l’unità del partito, ma su basi realmente democratiche… (continua)
IL MONDO E’BELLO PERCHE’ VARIO (PARTE TERZA))
Per un approccio gender al forum sulla costruzione del partito
“(…) e con gli occhi nulla vedo e rombano le orecchie e su me sudore si spande e un tremito mi afferra tutta e sono più verde dell’erba e poco lontana da morte sembro a me stessa. Ma tutto si può sopportare…”
Saffo
…La maggioranza politica non si fa rastrellando voti con i pullman nei vari circondari, né con giri di telefonate private e supersegretissime degne di un avanzato spoil system locale. No signori, non si fa urlando in faccia “100 a 50” come ubriachi all’osteria senza nessun rispetto per le idee altrui(Educazione prima di tutto: dovremmo essere un esempio o no???),né organizzando a puntino “caldi” caminetti segreti alle spalle della “maggioranza”, in questo caso dell’assemblea preposta. (Educazione prima di tutto: dovremmo essere un esempio o no???) Soprattutto non si fa sfoderando abili “tecniche seduttive”, fuori dalla sede assembleare anche in questo caso, all’indirizzo dei cosiddetti “oppositori” politici. No signori, tutto questo è da farsi DENTRO l’assemblea e fuori dai coni d’ombra tipici dell’ormai obsoleta demagogia politica. In questo, nell’imperante “democratismo” vedo il pericolo più insidioso per il nostro neonato partito e che rimanda si, ad un atteggiamento superficialmente democratico, ma di natura meramente propagandistica e demagogica. Inoltre, riflettiamo insieme sul fatto che gli appelli all’unità di partito “senza “se” e senza “ma”” certo non tengono sufficientemente conto della complessità culturale e politica delle varie anime che compongono lo splendido mosaico di voci che il Pd deve diventare (oltre che ricordare molto da vicino esempi di “centralismo burocratico”). Voglio concludere infine (stremandovi fino all’ultimo) con un breve intervento di Gustavo Zagrebelsky desunto da un suo recente saggio e che pare faccia proprio al caso nostro: “Vox populi, vox hominum, invece; voce di essere limitati, sempre fallibili e per lo più in contrasto tra di loro ma predisposti alla continua ricerca delle migliori possibili soluzioni ai problemi del loro vivere comune. Il motore di questo movimento, che è l’essenza della politica democratica, sta di solito non nella maggioranza, ma nelle minoranze che fanno loro il motto “non seguire la maggioranza nel compiere il male” e tengono così fede alla coerenza con se medesime. Esse mantengono vive ragioni che rappresentano un patrimonio collettivo di idee, programmi e valori al quale poter attingere in futuro (…) ogni deliberazione in cui una maggioranza sopravanza numericamente una minoranza non è una vittoria della prima e una sconfitta della seconda. E’ invece una provvisoria prevalenza che assegna un duplice onere: alla maggioranza di dimostrare poi, nel tempo a venire, la validità della sua decisione; alla minoranza, di insistere per far valere ragioni migliori. Ond’è che nessuna votazione, in democrazia (salvo quelle riguardanti le regole costitutive o costituzionali della democrazia stessa) chiude definitivamente una partita. Entrambe attendono e, al tempo stesso, precostituiscono il terreno per la sfida di ritorno tra le buone ragioni che possono essere accampate”.
Ma questo i signori de “Il caminetto” non sanno nemmeno cosa sia. Credo non abbiano ancora capito che le idee viaggiano sulle gambe delle persone che le portano, perchè in questo caso… Ma in fondo, come disse il celebre Rett Butler in Via col vento a Rossella che lo scongiurava di restare: “cara, francamente me ne infischio”. Nel senso: tranquilli, anche questa volta i dinosauri sono destinati ad estinguersi man mano che sopravanza il nuovo. Solo loro non lo sanno….
Un caro saluto a tutti i veri democratici!!!
Forza e coraggio
Sara Samorì
Coraggio, alle prossime elezioni i dinosauri saranno sconfitti, e comincerà la vostra stagione.
Non ci sono dubbi!!!
In questa efficace trilogia di post di Sara è racchiuso il senso del nostro essere in movimento.
Proporre il triumvirato è stato un errore: certo chi lo ha fatto pensava sinceramente all’unità del partito,ma oggettivamente è stato recepito non come un elemento di chiarezza ma di ulteriore incertezza.
Balzani in questi giorni è il bersaglio preferito dei sostenitori del segretario.
Conosco Roberto dagli anni’80. Ha una grande passione per la politica. Nel 1992 fondammo con altri amici il gruppo di “Oltre Tangentopoli” che si trasformò di lì a poco nell’Assise Cittadina per la Partecipazione.
Poi lui scelse il rigore della vita accademica.
L’unica cosa che gli posso rimproverare politicamente in questi anni è di avere mazziniamente scelto la fratellanza invece del conflitto.
Però il 26 maggio ha accettato di assumere la guida del movimento, lo ha fatto senza riserve e con assoluto spirito di intransigenza democratica.
Balzani era il fiore all’occhiello del nuovo PD quando i primi dicembre Castagnoli di fronte al coordinamento millantava un suo possibile coinvolgimento come “monitor” insieme a Capano.
E Balzani era perfetto quando a Vecchiazzano e a Ospedaletto nel mese di marzo svolgeva il ruolo di pedagogo della democrazia e della costituzione di fronte a sale gremite.
No, per loro Balzani, doveva fermarsi lì.
E invece Roberto ha deciso di esserci. E noi con lui
sono d’accordo con sara e dice bene quando sottolinea che le idee viaggiano sulle gambe delle persone che le portano; in questi ultimi tempi ho visto molte persone camminare spedite e con molto interesse,attivarsi per proporre,stimolare dibattito,avanzare piccoli progetti per stimolare la partecipazione e l’interesse.
ho molta speranza nei giovasni che sono pieni di entusiasmo e non si lasciano abbattere dalle situazioni di impasse che si stanno creando all’interno della costruzione della leadership e degli organi preposti ad elaborare idee,progetti per attivare quel percorso di riaggregazione della base.
cio, burdel,demose da fa…non ci lasciamo impaludare in queste misere baruffe da bottega,qui si a da fare il partito nuovo,e quando si dice nuovo…nuovo a da essere.
azioni di presenza nel territorio,ascolto dei bisogni della gente,attenzione a non lasciarci risucchiare da queste polemiche,aprirsi al dialogo,lasciarsi andare al sogno che l’impegno di tutti può portare a buoni trisultati e soprattutto attiviamo la cultura del rispetto,delle regole,della responsabilità…e l’idea che la politica possa essere come il pane.buona e utilissima un pò tutti i giorni.
grazie sara per la tua grinta
patrizia barducci
Lunedì sera ho partecipato all’incontro con Vassallo che ha fatto una precisa e approfondita analisi del voto dello scorso aprile e ha illustrato le prospettive del PD.
E mi sono rincuorata a sentirgli dire cose che purtroppo non sono scontate e cioè che per avere un futuro bisogna superare le vecchie logiche e che tutti, a qualsiasi livello, possiamo avere un ruolo nella costruzione del PD.
In questi giorni si sta ancora discutendo della composizione della direzione dell’Assemblea Territoriale.
Non ero presente all’Assemblea del 19 giugno ma ho letto i due documenti votati.
Se avessi potuto votare, avrei senz’altro dato il mio consenso a quello di Balzani e Mosconi perchè chiaro, preciso, con idee ben delineate sia sul piano politico sia su quello organizzativo.
Inoltre il modello di direzione proposto era molto simile a quello già definito all’Unione Comunale di Forlì la settimana prima e votato all’unanimità, senza che fosse mancato il necessario confronto ma sempre con toni civili e improntati al dialogo.
Il documento presentato dal segretario Castagnoli, condivisibile in linea di massima, rimane, a mio avviso, troppo generico e vago e spero che ciò non dia luogo nel prossimo incontro del 30 giugno al riemergere di formule che nel corso della precedente riunione del 26 maggio sono state (a forza) ritirate.
Ma questo è il documento che è stato votato dalla maggioranza dell’Assemblea e quindi a questo TUTTI ci dobbiamo attenere.
In particolare trovo condivisibili i criteri indicati per la composizione della direzione, in particolare la parità di genere e il riconoscimento del pluralismo interno (ma vanno considerati anche i “nuovi” e non solo le quote di appartenenza ai precedenti partiti o delle liste del 14 ottobre!).
Trovo inoltre importante la puntualizzazione degli impegni presi circa la volontà di allargare la partecipazione, di potenziare il sito internet (finora rimasto un po’ statico) e di sostegno all’organizzazione giovanile.
Spero proprio che questa volta, gli impegni presi pubblicamente e votati dalla maggioranza dell’Assemblea, non vengano disattesi come purtroppo è avvenuto in precedenza e che le discussioni delle ultime settimane servano ad evitare il ripetersi di errori di valutazione e di comportamento.
Al gruppo che sta lavorando alla formazione della proposta di direzione che verrà presentata il 30 giugno mi permetto infine di offrire alcuni spunti di riflessione.
In primo luogo, si prenda esempio da come si è arrivata alla definizione della Direzione Comunale: ogni passaggio è stato messo ai voti (dalla modalità di composizione, alla commissione elettorale, alla selezione della rosa dei nomi in base ai curriculum forniti, alla votazione fine della direzione) e alla fine si è avuto un consenso unanime.
E’ stato una valida dimostrazione di come può funzionare la condivisione di proposte e progetti.
Ed è importante che in quella direzione sia significativa la presenza di giovani e persone senza una precedente appartenenza politica ma con competenze personali e professionali che potranno essere di aiuto nella conduzione del partito (e non lo dico solo perchè di quella direzione faccio parte, ma perchè questo è un’opinione condivisa da molti.)
E infine due citazioni dei nostri dirigenti nazionali.
GIOVANNA MELANDRI (invito all’iniziativa “Lavori in corso..” del 24 giugno)
[...] Cerchiamo di sradicare, là dove ancora resiste, una corrente di pensiero che pratica un Partito gerarchico in cui i singoli livelli restano legati da link di subordinazione, oliati dall’attesa di una “promozione”. Cerchiamo di farlo tutti insieme.
Bisogna costruire un partito libero, arioso in cui sia costante l’osmosi tra i cittadini e coloro a cui sono affidati compiti dirigenziali. Compiti dirigenziali e funzioni apicali per le quali, insieme con le candidature ai ruoli elettivi, devono sempre essere garantite trasparenza e democraticità.
Trasparenza e democraticità che, nel caso dei candidati a ruoli elettivi, verrannoassicurate da consultazioni primarie popolari e nel caso della scelta degli organi dirigenziali da un’espressione di voto che coinvolga tutti gli iscritti, sulla base di un tesseramento aperto e trasparente .
Insomma, coinvolgimento degli iscritti ai singoli circoli, tesseramento aperto e primarie dovranno essere le tra gambe su cui si reggerà in piedi il Partito democratico.
Per costruire qualche cosa di nuovo bisogna superare l’idea di un partito organizzato, come il gioco del domino, in tante correnti che sono il portato di un’epoca che è e deve essere superata: quella dei “Ds + Dl”.
Non solo tra coloro che hanno votato alla primarie senza una tessera di partito in tasca, infatti, ma anche tra di noi c’è chi da tempo non si sente più né ex-diessino né ex-margheritino né, peggio ancora, parte di una delle loro correnti.
Il nuovo soggetto politico deve essere fatto di persone, di idee che si confrontano e si contaminano e non di forze che si misurano e si scontrano cristallizzando, tra loro, rapporti di forza quantitativi, che umiliano lo sforzo quotidiano del confronto politico sul merito. Confronto tra culture, storie e sensibilità che non solo è possibile, ma portatore di un valore aggiunto rispetto a quello delle singole esperienze. Così come è stato, ad esempio, nell’incontro tra soggetti dell’associazionismo, del volontariato e della cooperazione sociale ed internazionale nell’ambito del III Settore.
Bisogna andare contro la corrente che tende a confermare i diritti acquisiti, i ruoli assodati, le funzioni stigmatizzate in una lottizzazione che non ha più consistenza nella realtà politica di oggi. Bisogna creare un partito in cui gli unici criteri selettivi siano il merito e la rappresentanza.
WALTER VELTRONI (relazione all’Assemblea Nazionale del 20 giugno)
Noi dobbiamo nutrire l’ambizione di fare del Partito Democratico un fermento culturale per il rinnovamento morale e civile della Nazione. Una istituzione della società civile, uno strumento di incontro, di discussione politica, di formazione all’impegno civico, di democrazia deliberativa, a disposizione non solo di una ristretta cerchia di militanti, ma di tutte le persone interessate.
A cominciare dai giovani: ai quali, in modo particolare, dobbiamo saper proporre innanzi tutto percorsi di formazione: alla cittadinanza, all’impegno sociale e politico, all’assunzione di responsabilità istituzionali. [...]
Ma [la formazione politica] ci serve anche per far maturare nelle giovani generazioni un senso alto dell’impegno politico e della sua moralità. Un modo, uno stile di fare politica, che non si esaurisce in una condotta irreprensibile nell’uso delle risorse pubbliche e nell’esercizio delle prerogative istituzionali, ma deve qualificarsi per la sua competenza, la sua attitudine allo studio e la sua
capacità di analisi, contro il vizio della superficialità e del pressappochismo, per la sua disponibilità all’ascolto e al rendiconto, contro il vizio dell’arroganza.[...]
Siamo un grande partito, aperto e plurale. Un partito che raccoglie attorno a sé un terzo e noi speriamo presto di più di un terzo della società italiana. Dobbiamo quindi imparare a considerare una ricchezza l’inevitabile articolazione interna, farne una risorsa per il partito, sul piano delle idee, delle proposte, delle risorse umane.
E perché ciò accada, è importante promuovere la mescolanza tra le culture, le ispirazioni, le provenienze. E’ importante che le aggregazioni culturali e politiche non riproducano i confini delle vecchie appartenenze di partito, o peggio ancora delle vecchie correnti dei vecchi partiti, ma si ritrovino sulla base di sensibilità e orientamenti politici e programmatici che attraversino i vecchi confini.
Ci vorrà del tempo, ma ogni giorno che passa fa sì che venga maturando una identità unitaria.
E comunque questo è il mio sforzo.
In ogni caso, quel che non può accadere è che proliferino le correnti personali, mentre il partito deperisce fino al punto di trasformarsi in una confederazione di potentati nazionali con le loro estese ramificazioni locali, che finirebbero col demotivare chi avesse semplicemente l’obiettivo di non partecipare ad altro se non al PD.
Non esistono regole per impedire questa degenerazione. Esiste solo la nostra volontà. [...]
Nulla succederà automaticamente. Ci vorrà il coraggio di resistere, oggi che l’onda conservatrice in tutta Europa sembra soverchiante. Ci vorrà il coraggio di tenere la rotta, di non tornare nei porti dai quali si era partiti per ritrovarsi smarriti e senza futuro. Il coraggio di non spaventarsi, di non pensare che tutto sia sempre scritto sull’acqua e che si debba sempre ricominciare da capo. Il coraggio di sapere che abbiamo ancora un grande lavoro da fare, che dobbiamo sentirci non “ex” di qualcosa ma fieri di una identità nuova.
Il coraggio e l’umiltà di riconoscere che proprio perché questo straordinario cammino si è compiuto, ora più che sulle forme, è finalmente sulle proposte e sulle pratiche che dobbiamo dispiegare la nostra capacità di innovazione.
Oggi abbiamo lo strumento, abbiamo cominciato ad avere idee e linguaggi. Ma dobbiamo fare un bagno di umiltà, immergerci nella società, recuperare il gusto della condivisione della vita reale delle persone.
“Farci popolo”, come una grande forza riformista deve saper fare.
Non una élite di professionisti della politica, ma una comunità immersa nelle tensioni, nelle ansie, nelle speranze della società di cui è parte.
SE SARÀ COSÌ SARÀ IL PARTITO DEMOCRATICO. ALTRIMENTI NON SARÀ.
MA SARÀ COSÌ.
Sul campo locale mi riconosco più nel sentire di quella che oggi si può definire la minoranza (ma sono contento che ci sia questa trasparenza invece che un unanimismo non reale. Credo che sia giusto, come ha scritto un intervento in questo blog, che si rispetti la mozione che ha preso la maggioranza, ma mi sembra anche necessario che le idee che costituiscono la mozione della minoranza siano sviluppate per cercare di divenire maggioranza.
Chiederei se possibile a chi ha i testi delle due mozioni di metterle nel blog e ho letto il resoconto di Sara Samorì (che ho apprezzato) dove si parla di persone con ossevazioni critiche: per non generalizzare critiche su 100 persone che hanno votato la maggioranza forse sarebe opportuno dire: ,così almeno il quadro e i riferimenti sono chiari e non generali xchè immagino che anche fra i 100 ci siano molte persone in buona fede e convinte di ciò che fanno.
grazie e buon lavoro a tutti
raffaele barbiero, forlì
Consiglio la lettura di due interviste sul blog di grillo(www.beppegrillo.it)
una a jeremy rifkin del 25 giugno 2008 sul tema dell’energia e l’altra a travaglio sul conflitto di interessi. Quest’ultima perchè su questo tema credo anche io che il centrosinistra del primo governo prodi nel 1996 abbia fatto molti errori di “omissione” e che se ne paghino ancora le conseguenze oltre al fatto che almeno due autori di questi errori (d’alema e marini) siano ancora importanti riferimenti nel Pd e non mi è chiaro se lavorano per costuire un vero nuovo partito o per altro (il “piacere” del potere per il potere)
raffaele barbiero, forlì
“il cielo stellato sopra di me…la legge morale in me..”
(Immanuel Kant)
Grazie a tutti…
grazie a voi per la grinta!
Il “sogno” di una nuova stagione si è già avverato e lo stiamo realizzando giorno per giorno tutti insieme, ognuno con la sua particolare, meravigliosa sensibilità. Come dire, un mosaico di idee al servizio della democrazia. Quella vera e genuina. Quella che non si attarderà a divenire “maggioranza”..lo spero, davvero
Presupposto a questo è la nostra libertà: libertà, come “minoranza”, di pensiero e azione..
Un abbraccio a tutti!
Sara
Da http://www.romagnaoggi.it
“Forlì: eletta la Direzione del Pd, 75 i membri” - 1 luglio 2008 - 11.04
“FORLI’ - Dopo una lunga serie di contatti, trattative, conciliaboli e due assemblee territoriali, il Pd forlivese ha votato la propria direzione. 75 i membri che ne fanno parte, di cui 25 di ‘diritto’. La parità di genere tra uomini e donne è rispettata per quanto riguarda i membri elettivi, ma considerando il computo totale dei 75, la percentuale di donne presenti è del 43%. Eletta anche la presidente dell’Assemblea territoriale, Paola Campana.
I 25 membri di diritto sono i segretari comunali dei 15 comuni del forlivese, il sindaco e il capogruppo del comune capoluogo (Nadia Masini e Marco Errani), il vice presidente della Provincia (Maurizio Castagnoli), il Tesoriere (Franco Gensini), i membri della Direzione nazionale (Chiara Mattarelli e Liviana Zanetti), il membro dell’Esecutivo regionale (Marcello Rosetti), la presidente dell’Assemblea territoriale (Paola Campana), la segretaria dei Giovani Democratici (Gessica Allegni) e il segretario territoriale (Alessandro Castagnoli).
Di seguito tutti i membri della Direzione del Pd forlivese.
Allegni Gessica, Alni Daniele, Bambi Serena, Baravelli Bruna, Berti Piero, Betti Mirko, Bielli Valter, Biserni Bruno, Bocchini Ariana, Bongarzone Lucia , Burnacci Luciano, Campana Paola, Casadei Thomas, Castagnoli Alessandro, Castagnoli Maurizio, Castellucci Claudia, Cescon Massimiliano, Cicognani Patrizia, Cimatti Antonella, Cimatti Loretta, Di Maio Marco, Errani Marco, Faccini Giorgio, Flamigni Marina, Galassi Patrizia, Garavini Milena, Gardini Francesca, Gensini Franco, Gentilini Tatiana, Giunchi Carlo, Guiducci Raffaella, Iacchetta Marco, Laghi Federica, Lioi Pino, Lombardi Fleana, Lombardi Giorgio, Lorenzoni Maria, Maltoni Maria, Mancini Enrica, Masini Nadia, Masoni Sergio, Massa Elisa, Mattarelli Chiara, Milandri Ilaria, Milanesi Francesco, Minghini Luciano, Mosconi Raoul, Pasini Roberto, Pedulli Giuliano, Pierotti Federica, Pinza Roberto, Prati Oreste, Ragazzini Paolo, Ravaglia Gimmi, Ravaioli Giorgio, Rosetti Marcello, Rossi Barbara, Russo Guglielmo, Sansavini Luigi, Santolini Roberto, Scozzoli Elisabetta, Sedioli Sauro, Servadei Sergio, Spagnoli Carlo, Tampieri Luciana, Tomasiello Maurizio, Toni Elena, Valentini Jimmy, Zacchini Gianfranco, Zanetti Liviana, Zanoni Riccardo, Zanotti Walter, Zanzani Walter, Zeccherini Giancarlo, Zuccherelli Simona.”
E dopo tanta fatica… buon lavoro a tutti!!!
Cari tutti,
non per fare la “guastafeste”, ma credo che la “conquista” di lunedì sera sia in realtà fittizia. Credo che parte della compagine facente parte della Direzione territoriale, non sia pienamente rappresentativa di chi ha votato i delegati comunali e provinciali nel gennaio scorso, certo in una reale rinnovamento a tutti i livelli della realtà politica locale. Credo soprattutto che mantenere nel proprio seno personaggi e amministratori locali che le persone chiaramente NON vogliono più (basta ascoltare, la gente lo sta esprimendo a tutti i livelli) siano solo espressione del fatto che le vecchie logiche di appartenenza/numero/palazzo/salotto (che, non dimentichiamocelo, fanno parte anche della sinistra) hanno ancora vinto su quelle di competenza/genere/generazione. Credo, che 75 persone ad una direzione è semplicemente assurdo per una corretta gestione di un organismo direttivo. Credo che nemmeno un bambino, nell’organizzare un gioco sulla spiaggia con delle biglie, ne avrebbe tenute così tante, conscio del rischio di immobilità per il buon andamento del gioco stesso. Credo che il Nuovo e la Democrazia siano ancora lontani dal loro pieno divenire. Ciononostante, il dato che emerge è che la Minoranza si può fare fuori come dentro. Ma la Minoranza (e qui ci tengo a ribadirlo, se la Trilogia non è bastata) spesso e volentieri, storicamente, si costituisce in alternativa e opposizione a quelli che sono i vecchi centri di potere tradizionalisti e conservatori; almeno, così ci illustra la Storia e ricorda la Memoria. Si costituisce come alternativa di pensiero e cultura riformista e innovatrice e certo non per spaccare una supposta “unità” di partito. Badate bene, più spesso (a volte e non sempre, per carità) gli slogan all’unità di partito, sono semplicemente gli slogan all’unità di interessi particolaristici e strumentali e non già nel senso pieno di partecipazione. Minoranza, è semplicemente una dimostrazione di una pluralità di pensiero, di accettazione di una “diversità”, di integrazione. Questo è un tema che dovrebbero bene tenere a mente chi parla di integrazione a livello locale, ma non lo applica poi tout court e rimane prigioniero di “copioni” già visti troppe volte in tempi elettorali. A me pare, che le nostre “vecchie” conoscenze a livello locale, non parlino già di unità nel suo senso pieno, ma di conformismo e omogeneizzazione ( badate bene: “conformare”, non amalgamare, che è diverso) schiacciando in questo modo la pluralità e la diversità di pensiero e bandendo l’integrità e l’integrazione. Poi scusate: no alle minoranze (non correnti, badate bene), si ai teoremi pitagorici, ai numeri, alle caste per la composizione di una direzione e questo dovrebbe rappresentare la “via democratica” di un partito nel XXI secolo??? Siamo partiti dal “tetto” del Pd per costruirci sopra la casa e non siamo ancora del tutto consci del fatto che i “mastro-muratori”, alla base, tentano ancora di farci le scarpe e affossare, loro realmente con i loro interessi personalistici, il progetto di un partito realmente riformatore? Ebbene, io non vorrei più un partito che sia semplicemente la stanca replica o il mutando mutandis, di quelli precedenti, una semplice trasposizioni di vecchie logiche in un nuovo “contenitore”. Non vorrei più si ragionasse per numeri e per “caste astrologiche d’appartenenza”, ma per “teste”, per esperienza e per passioni. Vorrei si ragionasse più sulle persone, a quello che pensano, che vogliono, a ciò di cui hanno bisogno e non semplicemente al loro “voto”, al loro apparentemente essere pedine di un risiko che si possono spostare a seconda di modalità di conoscenze o rompendogli le scatole bussandogli alla porta di casa. Queste sono vecchie, vecchissime logiche di partito. Non vorrei più leggere, nell’elenco dei membri di un Direttivo, le stesse persone che ruotano attorno alla realtà locale ormai da un paio di lustri, ottenendo benefici e privilegi di ogni sorta e ancora non paghi di tutto questo. A dire il vero mi pare anche non siano esempi di grande educazione, visti gli strepiti e schiamazzi utilizzati da loro per contestate, “democraticamente” (ovvio!), chi la pensa diversamente da loro. Ancora “grazie”, siete stati un esempio illuminante di ciò….che NON vorrei mai diventare! Lasciamo il posto ad altri, a persone evidentemente più motivate onestamente di loro, diamo spazio alla libera espressione di tutti. Via libera alle competenze, curriculari, ma anche territoriali e motivazionali che da un paio di anni mi pare siano tra i grandi assenti a livello di dirigenza comunale. Questa considerazione, com’è ovvio non riguarda tutti. Personalmente ritengo scandaloso che ancora in virtù di meri calcoli politici, ci siano persone che figurano in tutti i campi dei nuovi organismi locali! Non mi pare un modo nuovo di ragionare. Vorrei che queste persone si accorgessero di quanta è bella la coerenza e la dignità umana e soprattutto di quanto sarebbe bello vederli fare un reale “passo indietro”. In tutto questo, come al solito mi verrebbe da dire, i giovani e le donne vengono considerati alla stregua di ottimi componenti d’arredo, un bellissimo set da cosmesi per i soliti, demagogici e obsoleti slogan all’innovazione. Signori, davvero, come si può essere più lontani dalla realtà??? “Musica! E non solfeggi solfette” In questo, per tutto questo, non posso essere soddisfatta del risultato di lunedì sera. Sono certa in ogni caso, che le gente, quella scevra dai meri calcoli strumentali, sia già arrivata ad alcune conclusioni. Ce lo ha già dimostrato: i loro umori non si basano più su mere fedeltà di partito, liste e appartenenza, ma scelgono le persone, le idee. Se poi scelgono quelle false e demagogiche, la “responsabilità” non è la loro, proprio no. E’ nostra quella responsabilità che dentro le assemblee scegliamo ancora una volta di legittimare il vecchio rispetto al nuovo, scegliamo di assecondare, piuttosto che di decidere. Abbiamo parlato di un partito Democratico? Abbiamo detto che avremmo favorito pratiche riformiste e trasparenti? Abbiamo inneggiato al nuovo, alla partecipazione, al confronto e alla dialettica? Abbiamo promesso un ricambio, di genere e generazionale alle persone che ci hanno votato nel gennaio scorso? Bene, questo le persone ora pretendono. Perdonatemi, ma per me è più importante mantenere, coerentemente e responsabilmente, quello che la gente ci ha chiesto, intervenendo nel dibattito, in quelle elezioni costitutive. Più importanti delle liste, delle proiezioni elettorali. Non ci rendiamo conto che il problema è culturale e non politico. La nostra società vive oggi un concreto problema culturale e valoriale. Fino a che ragioneremo nei termini macchinosi delle fedeltà politiche, non saremo mai in grado di “guardare oltre” e spingerci veramente dentro un progetto nuovo, riformista, senza portarci dentro le nostre insicurezze, le nostre stupide appartenenze. Citava uno slogan di un serial televisivo di qualche anno fa: “The truth is out there”: “La verità è là fuori”, le persone sono là fuori. E la Minoranza emerge inevitabilmente nell’incontro e nel confronto con le persone, nel restituire loro le reali e trasparenti forme di partecipazione. Quelle che alcuni nel nostro partito, quello nuovo, non curano più, preoccupati solo di scaldare, legislatura per legislatura, quelle poltrone costruite sul falso ascolto e consenso.
Forza e coraggio
Sara Samorì
Much ado about nothing.
Io faccio parte di quella Minoranza della Minoranza che ha scelto di opporsi alla Direzione dei 75.
Il finale di questi due mesi di passione del PD di Forlì è stato triste e a-democratico.
Per me che sono uno dei fondatori de “La tua stagione” anche un po’ doloroso visto che lunedì sera, le due persone che ho sentito più lontane, sono Raoul e Thomas, con i quali ho condiviso anni di comuni battaglie.
A-democratico perchè si è scelto di comporre la Direzione con il manuale Cencelli del 14 ottobre: Veltroni 1, Veltroni 2, Letta, Bindi (questi ultimi resuscitati per l’occasione visto da novembre non fanno iniziativa politica).
A-democratico perchè i 192 delegati eletti a gennaio non sono stati considerati.
A-democratico perchè le scelte sono state effettuate in maniera verticistica e con il metodo delle consultazioni (basti pensare allo sfogo del “pinziano” Cattaneo e all’amarezza del Sindaco di Forlimpopoli per l’esclusione).
A-democratico perchè sono entrate in Direzione persone che non avevano avuto il coraggio di misurarsi alle assemblee di gennaio.
A-democratico perchè chi che ha scelto di entrare in Direzione ha confuso un’interstizio per un autentico spazio politico.
Lunedì sera ho visto il disincanto di Chiara, di Franco, di Sara, di chi sentiva la differenza di questo blog e di chi animava questa esperienza politica.
L’interstizio è finalmente occupato ma difficile il reincanto dopo il disincanto.
Nell’analisi sulla formulazione di una direzione che a mio modesto parere è nata dalla completa sottovalutazione del problema politico del nostro territorio (ma le prossime consultazioni lo paleseranno e difficilmente si potrà evitare di affrontarlo) vorrei sottoporre alla vostra attenzione come ancora una volta le elezioni primarie vengano usate a sproposito.
Dividere gli appartenenti per la scelta che hanno fatto in ottobre, per come si è giunti a quel tipo di primarie (con l’esclusione di molti esponenti nazionali che pure hanno correnti e fondazioni) è di fatto un fattore di errore.
In questo modo se io lanciassi la sfida a Cesena (scelgo un comune dove le primarie si dovrebbero fare perchè scaduto il secondo mandato) anche solo per raccogliere un poco di visibilità questo consentirebbe il mio automatico ingresso (e quello di miei sostenitori) in tutti gli organi del partito in percentuale al risultato da me ottenuto?
Davvero ogni volta si deve cercare di dare ai partecipanti un’etichetta di provenienza e di catalogazione?
Mah.
Molti saluti.
Dopo un giorno di completo silenzio, fiaccati dal caldo e dalle fatiche delle ultime settimane, il mio augurio di buon lavoro non voleva esprimere soddisfazione per l’esito di lunedì sera (se è questo a cui si riferisce la “guastafeste” Sara) ma un sincero incoraggiamento a chi ha lavorato per settimane perchè venissero salvaguardati i principi di trasparenza, democrazia e pluralismo.
Neanche io posso ritenermi soddisfatta di come sono andate le cose: avrei preferito altre modalità e altri numeri (75 persone sono veramente troppe e rischiano di impedire un efficace svolgimento dei lavori).
E, come ho già detto, la costituzione della direzione comunale dimostra che si poteva fare altrimenti.
Stare dentro o stare fuori? E’ il dubbio che tanti di noi hanno avuto in queste settimane.
Io alla fine ho votato a favore per vari motivi.
Innanzitutto, rispetto alle prime ipotesi circolate, la composizione, almeno per la parte elettiva, rispetta la parità di genere e il pluralismo delle posizioni, con la presenza anche di persone senza una precedente esperienza politica.
E un discreto numero di quelle persone so che ben rappresentano la mia idea di Partito Democratico e sono sicura che continueranno a lavorare affinchè i principi ispiratori di questo Partito si realizzino concretamente, superando logiche e metodi che hanno già mostrato tutti i loro limiti.
Rimangono però dei nodi irrisolti e alcune aree “buie”.
LA DIREZIONE: troppi, troppi membri di diritto (che hanno scombinato la parità di genere), troppi membri esterni, si è usata troppo la calcolatrice e troppo poco la valutazione delle competenze.
L’ESECUTIVO: con una direzione di quelle dimensioni, riemerge il problema della composizione dell’esecutivo del Segretario. Con quali funzioni? Di quali dimensioni?
L’ASSEMBLEA: nonostante le richieste di chiarimenti da parte di Pilotti, Cescon, Minghini, non c’è stata nessuna rassicurazione su tempi e modi di convocazione dell’assemblea che rischia di essere declassata a puro momento di ratifica. E’ necessario anche “riesumare” le varie mozioni presentate sull’assenteismo e sul funzionamento delle riunioni.
LA PRESIDENZA DELL’ASSEMBLEA: non conosco Paola Campana personalmente, ma la vasta adesione che ha ottenuto la sua elezione mi dà fiducia sulla validità della scelta, con la speranza, che a differenza di quanto ha fatto Castagnoli, questo largo sostegno sia interpretato come assunzione di responsabilità di rappresentare i diritti di tutti e non come giustificazione di decisioni verticistiche in difesa della propria parte.
Ho fatto bene o male? Mi dò ancora un po’ di tempo prima di rispondere.
Mi associo ai commenti di Sara e di Alessandro, certo è che sentire i malumori del mio sindaco mi ha fatto male ancora di più perchè mi ha confermato che ancora una volta tante , troppe persone nell’assemblea del 23 giugno avevano votato più per rafforzare un segretario vacillante che per una vera e convinta partecipazione al documento presentato. Mi sono parse ingenue e fuori tempo massimo certe disillusioni da parte di chi si è trovato ancora una volta con una lista precotta e preconfezionata fuori dai luoghi istituzionali. Da forlimpopolese vedere esclusi dalla direzione sia il Sindaco sia la delegata nazionale Laila Tentoni mi ha lasciato amareggiato ma ancora più certo di essere dalla parte giusta. Dalla parte cioè di chi dimostra di conoscere le regole della democrazia e di applicarle, dalla parte di chi fa quello che dice e che decide anche se minoranza di stare dentro. Caro Alessandro capisco il tuo disincanto ma il rimanere fuori voleva dire tradire ancora di più coloro che non si sono mai arresi, coloro che in questi mesi più e più volte hanno toccato con mano quanto la realtà fosse più dolorosa delle illusioni e nonstante ciò hanno continuato a crederci a non lasciare spazio, a combattere.
Credo che molti nomi della direzione sia esattamente l’antitesi dei nostri principi, credo anche che come sempre avviene, si siano decisi prima i nomi poi a caduta i numeri, credo infine che le competenze e la meritocrazia siano stati rimandati alla prssima selezione. Sono tante le disillusioni, ma abbandonare la nave carica dei nostri sogni in mano a chi ha sempre cercato di spegnerli vuole dire arrendersi e noi non lo faremo ne ora ne mai.
e per che è ignorante come me di queste baruffe politiche,c’è qualcuno che spiega quale sia la mission di questa mega sirezione,quali obiettivi,quali percorsi per recuperare il tempo prezioso perduto in questi ultimi mesi ad affrontare i problemi della gente,e nella fattispecie i problemi della città di forli che non risulta essere un’isola felice,come qualcuno vorrebbe far capire,come riequilibrare il dialogo fra il centro e la periferia?
come dare valore ai pensieri della gente che voleva qualcosa di diverso dai vecchi partiti.
io vorrei vivere l’incanto della speranza…e quando sono al circolo ancora mi rimane il coraggio di resistere,ma una cosa è certa la gente non vuole aria fritta e infiniti dibattiti,la gente vuole fatti
patrizia barducci con le gomme a terra
scusate ho fatto un pò di errori,spero comunque che qualcuno abbia capito il senso del discorso
di nuovo barducci
“Io, io, io e poi ancora io, io, io”…… negli interventi di molti si parla molto al singolare personale. Non so per quale motivo non ci si esprima mai, o almeno non si tenti di farlo,pensando a chi vi ha eletti negli organismi cercando, sempre a nome di chi vi ha dato fiducia, di rappresentare quello che la gente vorrebbe sentirsi dire: basta con questi giochini!!!! Basta con la politica vecchia,ma davvero è questo il nuovo che avanza? “Io non ci sono e allora mi arrabbio”, nò aspetta nel direttivo c’è anche il mio nome….beh! allora stavolta va bene ma prometto che poi, alla nomina dell’esecutivo, lì sì che mi arrabbio davvero….. E così via dicendo……. E poi vi stupite perchè il PD perde consensi?????
intanto chi dice io io io lo fa con un nome e un cognome ciò basta a a farsi riconoscere dalle altre persone….altri non meritano risposte più approfondite nel rispetto della più elementare educazione civica.
e se ti rispondessi che mi chiamo gianluca ( e basta come fai tu) mi risponderesti?
Care democratiche e cari democratici che condividete con me la frequentazione di questo blog, ed in particolare caro Alessandro, lunedì sera abbiamo visto definire un capitolo dell’ormai lunga vicenda “organi territoriali del PD”. Una vicenda che non è entusiasmante, ma che ha visto dopo il tentativo di imporre decisioni prese fuori dagli organi, vedi l’esecutivo comunicato a mezzo stampa, il ristabilimento di un metodo, quello del voto nella assemblea degli eletti, che è democratico.
Certo, in democrazia a volte si vince- come quando è stato approvato il documento dei giovani che censurava il comportamento del segretario- ma a volte si perde, come nell’assemblea precedente a quella di lunedì, in cui il documento programmatico presentato da Mosconi, non ha ottenuto la maggioranza. Lì erano contenute le nostre opzioni condivise per il governo del partito: direzione ristretta, parità di genere, membri eletti, rappresentanza del territorio, conferenze parallele dei segretari di circolo e degli amministratori ( sul modello votato in ambito comunale), primarie per l’elezione dei candidati ed altro ancora. Cose che tante volte abbiamo sostenuto in questo blog.
Questo documento, però, non ha convinto la maggioranza dei componenti eletti, come noi, dell’assemblea. Non siamo stati efficaci nell’esporre le nostre ragioni, non siamo stati compresi, le persone hanno votato per partito preso ? Forse un po’ tutte queste cose. A quel punto, però, le scelte erano solo due, cercare di far avvicinare il più possibile l’idea di direzione approvata dall’assemblea ai nostri criteri, o decidere di stare fuori dagli organi. Personalmente, dato che tutte le persone che ho incontrato in questi giorni nella vita quotidiana esprimevano la richiesta di non consumare una spaccatura, rimanendo fuori dagli organi dirigenti del partito, ho ritenuto giusto adoperarmi perché questa ipotesi fosse evitata.
Le persone convocate dal segretario per discutere dei criteri, hanno svolto un significativo lavoro di mediazione per cercare di avvicinare una idea di direzione - che non era ovviamente quella presentata del documento di Raoul- a qualcosa di più accettabile . Ritengo che alcune delle mediazioni raggiunte, siano effettivamente qualificanti ( ritengo che la parola mediazione non sia di per sé una parolaccia, è il lessico abituale di chi è abituato a fare trattative, sia che si tratti di contrattazione sindacale che di transazioni commerciali).
La prima è quella che riguarda la composizione di genere che nella prima ipotesi presentata dal segretario sarebbe stata poco più del 30% e che ora è al 43%. La seconda questione sono i membri inseriti di diritto, impostazione che personalmente non condivido, ma vorrei ricordare che nella prima ipotesi si proponevano quali membri di diritto, anche persone in qualità di ex-qualcosa, impostazione che poi è stata ritirata.
Non è ininfluente anche la rappresentanza di più opzioni ideali, perché il primo esecutivo presentato dal segretario( poi congelato) era composto su base “di fiducia e amicale” senza alcun pluralismo politico.
Nella direzione, che anche io ritengo troppo larga, ci sono persone che oltre ad essere in qualche modo rappresentative degli “schieramenti “ delle primarie, hanno l’importante caratteristica di non essere solo degli ex- Ds, ex-Margherita , Ex-Repubblicani, ecc. perché sono state elette anche persone che non hanno alcuna appartenenza politica alle spalle. Ciò per me è fondamentale.
Questa non è certo la direzione che avrei voluto, ma ho dato la disponibilità a farne parte, nella convinzione che si possa cercare di lavorare affinché l’assemblea territoriale non venga svuotata del suo ruolo,affinché le aree di lavoro partano con la loro attività in modo serio e qualificato, perché si arrivi ad un esecutivo contenuto e pluralistico , perché le primarie vengano realizzate seriamente, ecc. Sono troppo ottimista? Può darsi, ma ritirarsi sull’ Aventino è una pratica che a mio avviso serve poco, comunque.
Sono convinta che con gli amici e compagni che hanno votato contro questa direzione, ci saranno comunque battaglie da condividere in assemblea ed in altre istanze del partito. Come è evidente anche dalle dinamiche in atto a livello nazionale, riuscire ad affermare pienamente un partito democratico rappresentativo di un modo innovativo di concepire la politica ed il rapporto tra cittadini e politica, non è ancora scontato, figuriamoci a livello locale dove la consuetudine di essere al governo da tanti anni, ha reso la classe dirigente troppo spesso autosufficiente ed autoreferenziale. Ma il fatto che si possa fare, passa anche dall’impegno personale di noi tutti.
per chi ancora non avesse capito il gianluca che scrive è gianluca monti di forlimpopoli. Condivido l’analisi di Maria e sono contento che persone come lei e come tanti altri nominati abbiano l’entusiasmo giusto per camminare e lavorare in questo nuovo partito. Siamo forse troppo spesso a sottolineare le delusioni e le disillusioni ma la nostra volontà deve farci guardare avanti. Abbiamo un sacco di strada da fare per recuperare il rapporto con le persone, per ritornare a parlare con le piazze per riprendersi quel ruolo che è sempre stato delle sinistre. Conta muoversi subito e bene senza perdere ulteriore tempo e senza fare altri errori ( attenzione massima su esecutivo e aree di lavoro). In ultimo un pensiero rivolto ad Alessandro: è abitudine e prassi che ai quesiti posti dai componenti di un organismo si debba rispondere prima o poi. In questi mesi troppe volte moltissime interpellanze sono cadute nel vuoto e sono tuttora in attesa di risposta. I problemi in questa maniera si acuiscono invece di risolversi. L’ultima domanda caduta nel vuoto è stata dell’amico Pilotti, la ripropongo nel caso Alessandro non fosse stato attento: che fine farà l’assemblea? C’è l’impegno di continuare a farla vivere? Attendiamo risposte….
Gianluca Monti
Tutto come da manuale, Cencelli naturalmente….
La storia si ripete, troppo spesso in negativo.
Il braccio di forza che si è riproposto nella composizione della nuovelle-direzione è una minestra riscaldata, già vista e mangiata troppe volte!
Intanto, fuori, la gente continua a fare i conti con stipendi da fame (le ultime statistiche dicono che gli stidendi siano più bassi del 20% rispetto a quelli di tutti gli altri europei), pensioni umilianti, costi alle stelle e in tutto questo le donne continuano a pagare i prezzi più alti, ma questa… ovviamente… è un’altra storia!!!
Auguri!
Marianna Giove
una di quei 6 o 7 che ha votato NO
condivido il tuo malessere, cara Marianna, ma non ricordo come tu avessi votato nell’assemblea del 23 giugno dove si sarebbe potuto evitare questo ridondante disco del manuale Cencelli. Allora qualcuno aveva proposto un modello forse non perfetto ma sicuramente migliore del documento del segretario….purtroppo contava rafforzare Alessandro a prescindere e anche in quell’occasione gli stipendi erano da fame ecc. ecc….è inutile i problemi vanno affrontati alla radice, dilazionarli è solo permettere al male di espandersi e di riproporsi in maniera devastante. Ciononostante vanno rispettati con i loro motivi anche i no di questa assemblea e sarebbe un errore non riconoscere anche quanti hanno detto sì con il naso turato!!!
gianluca monti
Marianna è stata, coerentemente, il 19 giugno tra gli astensionisti.
E se vai a vedere la composizione della Direzione solo 1 tra i 13 astensionisti è entrato in Direzione, Gianfranco Zacchini perchè in quota Bindi.
Gli altri astensionisti prevalentemente della cosidetta Veltroni 1 Ubaldo Marra, Lamberto Zanetti, Marianna Giove, Massimo Montanari, Massimo Castellucci hanno pagato con l’esclusione dalla Direzione il loro chiamarsi fuori da quel gioco.
Che vedeva un documento proporre Castagnoli e l’altro un quanto improbabile triumvirato.
No, il 19 giugno anche se io ho votato il documento Mosconi non v’era nettezza di opzioni.
La ricomposizione di lunedì sera ne è la testimonianza.
Il 19 giugno si è cercato lo scontro frontale soprattutto dai seguaci del segretario. I documenti non andavano votati ma esaminati per cogliere il buono di entrambi. La questione segretario ha prevaricato i contenuti. Non ricordavo il voto di Marianna, quindi il suo malessere è ancora più radicato e lo comprendo.
(Lettera che ho inviato ai miei colleghi del circolo centro storico)
Ho deciso di uscire dal “Comitato Direttivo” del circolo.
Viste le recenti desolanti vicende del PD forlivese non me la sento di accondiscendere (o di sottomettermi) ad organi costituiti con meccanismi e modalità che a mio avviso contraddicono nello spirito e nella struttura lo Statuto e il Codice Etico.
Tutti gli organismi locali, dai circoli all’assemblea territoriale, sono stati eletti con regole emergenziali, smentite dallo Statuto approvato, in fretta e senza che si avesse una idea precisa di chi fossero le persone elette (cosa che ha oggettivamente favorito i candidati di apparato).
Tutto è stato fatto con contrattazioni private tra potenti e componenti di varia entità che hanno escluso la base (la famosa base, quella che bisogna recuperare, ascoltare, ampliare, a cui bisogna tornare) dalla possibilità di determinare gli organismi e i meccanismi della loro formazione.
Non ho alcuna fiducia in Castagnoli, non mi piace come è stato realizzata la cosidetta Direzione Comunale, e ancora di meno la cosidetta Direzione Territoriale.
In queste condizioni non credo alla possibilità di poter svolgere nei circoli un lavoro utile al cambiamento, visto che l’intenzione, ora rafforzata da organismi numericamente e strutturalmente composti con questo scopo, è quella di svuotare le assemblee dalla possibilità di indirizzare le scelte in modo indipendente.
La cupola, quei sei sette personaggi che garantiscono la continuità nella gestione del potere e quindi la stabilità nei rapporti con i gruppi economici che da questo legame traggono profitti, ha interrotto ed impedito la nascita del Partito Democratico.
Ha vinto il mostro di Frankenstein, il corpo degli ex-ds, la testa della ex-margherita e organi a vostro piacere di altri ex-qualcosa.
Il partito dei Democratici non c’è.
Non ho intenzione di garantire il rispetto dei doveri (sì, ci sono anche dei doveri!) richiesti agli iscritti nei confronti delle decisioni del partito.
Non appoggerò né voterò un candidato, seppure rispettabilissimo, come del resto lo sono, lo siete, lo siamo (?) tutti, che rappresenti questa situazione. Anche se dovesse uscire da primarie vere (ma ci credo poco).
E, per il momento, non ho intenzione di tesserarmi.
Ho un attestato di fondatore del PD; se e quando ci saranno le condizioni per riprendere a lavorare a quel progetto lo farò volentieri.
Sono comunque a disposizione per dare una mano al circolo per il sito e altre iniziative (compresa la serata del 18 al festival); come ho avuto modo di dire e scrivere sono convinto che nelle nostre riunioni siano venute fuori un sacco di cose positive; ma se guardo chi dovrebbe raccoglierle e valutarle ed eventualmente farle proprie allora mi assale il dubbio: e se avessero già deciso tutto, se mi stessero prendendo per il culo?
Alla prossima.
Giancarlo Romanini
Quanti ne perderemo ancora?
Credo che la memoria di avvenimenti se pure vicini, non sia in tutti del tutto chiara.
La direzione del 19 giugno, in cui si è arrivati al voto su una precisa indicazione del regionale ( dopo che lo stesso rappresentante del regionale aveva chiesto di non andare ad una conta ) è stata chiamata a pronunciarsi su due documenti.
In realtà però, il documento di Mosconi che, lo sottolineo, non conteneva proposte di triumvirati o altro( come sostiene qualcuno) non è stato neppure letto nel testo integrale alla assemblea. Molti perciò non hanno avuto modo di valutarlo appieno.
Questo documento proponeva un modello simile a quello adottato a livello comunale, direzione ristretta e conferenze dei segretari di circolo e amministratori.
Io stessa, quando sono intervenuta a sostegno del documento Mosconi, ho sottolineato l’esigenza che, nel momento in cui si fosse andati a discutere della composizione del nuovo organo, cioè della direzione, si rimettesse in discussione il quadro complessivo, segreteria compresa.
Su questi documenti c’è stata una votazione che visto posizioni ben distinte, a sostegno o contro il documento del segretario. Castagnoli, in questa occasione, ha visto il proprio consenso scendere, passando da segretario eletto in modo plebiscitario e segretario sostenuto solo da una parte dell’organo che lo aveva eletto.
Il fatto che si sia arrivati a comporre una direzione votata dalla grandissima maggioranza dell’assemblea, rappresentativa e pluralistica, è stato imposto comunque dal fatto che una parte cospicua dell’assemblea precedente, si era espressa contro il documento del segretario ( o si era astenuta) . Non sarebbe stato così se il documento di Castagnoli avesse ottenuto allora la totalità dei consensi.
Come pure non si sarebbe giunti alla elezione di una presidenza unitaria, nella persona di Paola Campana, già presidente del comitato dei costituenti, e perciò una figura senza dubbio di garanzia per tutti.
Un organo votato pressochè da tutta l’assemblea deve porre le basi per partire con tutte le attività che attendono il nostro partito in relazione alle prossime scadenze, a partire dalle primarie, ma non è purtroppo l’automatica garanzia che si potrà dar vita ad una gestione unitaria.
Ciò perché se le modalità di decisione extraorgani e senza alcun confronto a cui abbiamo assistito fin qui dovessero riproporsi, è evidente che non ci sarebbe unitarietà che possa tenere.
Per questo io ritengo sia necessario che tutti coloro che hanno svolto fin qui una battaglia per affermare pienamente i principi di una nuova politica nel PD, continuino a farlo. Se così non fosse il rischio di indebolire le forze del “ rinnovamento”, sarebbe purtroppo molto concreto.
Ora è importante iniziare o proseguire l’impegno nei forum, nelle aree tematiche, in tutti quei luoghi dove si discutere di questioni programmatiche e di indirizzo.
vigilando affinchè il ruolo di indirizzo politico della assemblea provinciale non venga svuotato.
Ho appoggiato il documento di Raoul Mosconi il 19 giugno e ho votato a favore per la composizione della direzione il 30 giugno. Perché?
Molto semplice perché in democrazia la maggioranza governa. E a maggioranza era stato scelto quel tipo di direzione.
Da parte mia e di altri componenti della “minoranza” si è comunque cercato di individuare persone altamente rappresentative dei nostri valori e soprattutto espressione delle aree di lavoro che si andranno a formare.
Giovani, mai iscritti, territorio, parità di genere, mondo della scuola, della sanità, dell’associazionismo, dell’università, della legalità, dell’ente pubblico, della cultura, dell’esperienza politica, delle pari opportunità…
Quello che invece mi fa sorridere è che adesso i delusi non sono solamente quelli giustamente che si sono astenuti o hanno votato contro (Marianna, Franco, Alessandro…) che mantengono una coerenza ma soprattutto quelli che hanno votato a favore nella precedente assemblea ma che poi non sono stati presi in considerazione.
Colgo l’occasione per tornare sulla domanda di alessandro. Non è giusto continuare a disattendere ogni richiesta.
Anche io sono preoccupata da questo folle numero di persone della direzione e anche io temo che l’assemblea venga dimenticata e convocata per gli auguri di pasqua e natale.
Vorrei che di base l’assemblea fosse convocata almeno ogni 40/45 giorni anche solo per fare il punto dei lavori, dell’andamento dei forum e poi per questioni urgenti e decisioni da prendere alla bisogna.
Speranzosa attendo,
Sara Pignatari _ membro Assemblea Territoriale, delegata di Forlimpopoli
Bruno Biserni ha posto la questione delle alleanze.
Io che sono un sostenitori del correre liberi, non del correre soli, dico che è ora di finirla con alleanze che vanno da Sgabanaza a Palmiro.
Il Pd è un partito a vocazione maggioritaria e , se prendiamo il caso di Vicenza, al cattolico democratico Variati per vincere in una città in cui il PD era a 20 punti dalla maggioranza assoluta e bastata l’alleanza con la lista civica di Giuliari e la formazione di un lista civica a lui ispirata.
Perchè? Perchè Variati ha costruito una empatia con la città al di là dei programmi che gli hanno permesso di vincere.
Quindi io credo che per Forlì il PD debba correre aprendosi più alle istanze civiche progressiste e moderate che ai partiti.
L’idea che una lenzuolata di simboli serva a portare voti (Roma lo dimostra) è inefficace.
Per quanto riguarda i comuni sotto i 15.000 abitanti il discorso è diverso: grande flessibilità nelle alleanze, partendo come nel caso di Premilcuore e Santa Sofia dai Socialisti ed in particolare aprire una interlocuzione vera con le esperienze civiche come Città Nuova a Forlimpopoli e La tua Meldola.
Basta, comunque, con la logica di premiare con 1 assessore le liste con 1 consigliere
Ho notato l’assenza, all’interno del Festival Provinciale, dello stand della C.G.I.L. Ho chiesto il perchè ed ho imparato ,con estremo disagio da parte mia , che il Sindacato non è stato invitato a questa edizione del Festival( la prima da quando è nato il P.D) . In tutte le precedenti edizioni c’era stata la richiesta .Non voglio fare battute ,tanto meno voglio pensare male,ma credo che chi ha il compito di organizzare il festival ,in maniera ufficiale e comprensibile,debba fornire spiegazioni. Un silenzio, questo si,sarebbe sospetto. La C.G.I.L. e con essa l’intero mondo sindacale credo debbano essere presenti,ad honorem,all’interno di una festa popolare come il Festival dell’Unità.Se qualcuno la pensasse diversamente correttamente dovrebbe dirlo ma personalmente penso che,se così fosse,egli si troverebbe nel Partito sbagliato.
Come ho detto nell’intervento in occasione dell’ultima assemblea territoriale, ritengo che la formula adottata per la costituzione della direzione provinciale del PD confligga col forte spirito di partecipazione che ha caratterizzato le prime fasi della nasita del partito.
In particolare la presenza di un terzo dei componenti come membri di diritto, lo squilibrio nel rapporto fra i generi, la presenza di membri non eletti nell’ambito dell’assemblea provinciale e quindi non partecipanti alla stessa se non come invitati, sono aspetti che ne indeboliscono la rappresentatività.
Se poi a questi aggiungiamo l’assunzione del pluralismo espressosi nelle primarie del 14 ottobre non come condizione di partenza, ma come gabbia, peraltro proporzionalmente più ridotta, delle diversità, nonchè il sistema di votazione, che non ha permesso di discriminare, nell’ambito della proposta della commissione elettorale, fra i diversi candidati sul terreno della qualità e delle rappresentatività politica, il quadro si presenta ancora più desolante.
Ciò detto però riconfermo qui, come ho già fatto, la correttezza della scelta di stare in questa direzione e di votare a suo favore, e ciò per alcune ragioni che qui elenco in sintesi:
1) la condizione politica che ha permesso al segretario di imporre le scelte sulla composizione della direzione deriva dal voto dell’assemblea del 19 giugno, nella quale il documento alternativo alla sua proposta ha raccolto circa il 30% dei consensi, molti ma nettamente minoritari; dunque Castagnoli ha potuto contare su una maggioranza che, come ha recentemente sostenuto Umberto Eco, non per questo ha ragione, ma per questo ha diritto di governare;
2) l’autoesclusione da questa direzione delle aree più critiche (una sorta di Aventino) avrebbe prodotto un organismo assolutamente incapace di produrre anche un minimo confronto politico e di rappresentare, almeno in parte, la pluralità presente nel partito, senza garantire di per sè la valorizzazione dell’Assemblea territoriale; questa esclusione, vista con grande favore dai conservatori più oltranzisti (ricordiamo solo la vicenda dell’esecutivo proposto da Castagnoli), non avrebbe favorito l’affermazione nell’ambito del partito di una linea di profondo rinnovamento della politica, linea tendenzialmente maggioritaria, ma al contrario l’avrebbe ghettizzata trasformando la dialettica in scontro fra fazioni.
3) essere in una direzione che, nonostante gli sforzi fatti dalla “maggioranza”, si presenta variegata e variabile, è essenziale per fare l’unica cosa che una minoranza più fare in democrazia, cioè conquistare consensi e diventare maggioranza, e al tempo stesso misurarsi su tutte le decisioni partecipando a tutti i livelli in cui queste vengono assunte.
4) la convinzione che questo organismo, come alcuni hanno suggerito, uccida di per sè il partito democratico, non può indurre a starne fuori, quanto piuttosto a stare fuori dallo stesso partito, cosa dignitosissima ma certamente prematura e ingiustificata in una fase ancora caratterizzata da un grande movimento di costruzione, rispetto al quale le sfide alla base di questa esperienza sono ancora tutte aperte.
5) sostenere o suggerire che è la possibilità di esserne parte che ha indotto molte persone critiche a votare a suo favore non è una valutazione politica nè morale, è una pura scemenza, e ciò anche se qualcuno, come sempre succede nelle migliori “famiglie”, può aver fatto dei conti particolari, conti peraltro analoghi a quelli per cui qualcuno può aver trovato conveniente rimanerne fuori.
6) una minoranza consistente, anche in un organismo discutibile per composizione, può avere un ruolo fondamentale sul terreno dell’informazione e della partecipazione, può essere insostituibile per garantire il rispetto delle regole democratiche (statuto, codice etico, primarie, candidature, ecc.); questa è una responsabilità che certamente coloro che hanno accettato di entrare pur non condividendo la struttura, sentono molto cogente.
Si tratta di ragioni, quelle elencate, che non solo spiegano una scelta di partecipazione alla direzione, ma che prefigurano anche l’impegno su un terreno essenziale ancora tutto aperto, cioè quello della battaglia per l’effettivo rinnovamento della politica.
Da questo punto di vista l’adozione di un corretto regolamento dell’Assemblea, che renda credibile la possibilità di autoconvocarsi contro i possibili tentativi di marginalizzazione, l’accettazione e la riproposizione delle primarie quale metodo fondamentale per la scelta delle candidature alle cariche istituzionali, la subordinazione delle possibili alleanze elettorali alla chiarezza dei programmi ed alla qualità e competenza degli amministratori proposti, l’affidamento delle aree tematiche a persone di indiscussa competenza, il rilancio del dibattito politico nei circoli, l’aggregazione di tutte quelle componenti che hanno fatto della battaglia per l’affermazione dei principi di democrazia nella vita del partito e che riconfermano questo valore come fondante, portare la voce della gente comune davanti a chi si è abituato ad ascoltare solo se stesso, sono tutte azioni da organizzare in una partita che, nonostante le intenzioni, è ancora tutta da giocare.
Ci sono ancora troppe ragioni per non tirarsi indietro.
Voglio ricordare alcuni passaggi a Carlo e Maria.
Martedì 24 giugno ci siamo visti come sostenitori del documento Mosconi e abbiamo deliberato che saremmo entrati in direzione se l’organismo non superasse il 20% della Platea Assembleare (45 membri), se fosse stata rispettata la parità di genere etc.
Da quel momento non v’è stato più un luogo dove discutere collettivamente.
Ogni sottocomponente del documento Mosconi ha preso decisioni in autonomia di fatto cancellando la riunione di martedì 24.
Avrei voluto che tutte le candidature in Direzione fossero discusse e decise dai delegati che si riconoscevano nel documento Mosconi, perchè la democrazia è anche questo.
Quindi c’è stato un deficit democratico determinato dal modo in cui Raoul, lo dico con stima ed amicizia, non ha esercitato la sua leadership che gli era stata affidata il 19 giugno.
Ho letto con estremo interesse gli ultimi articoli di Carlo,Alessandro, Maria, Sara e altri.Oggetto del contendere è la Direzione. Personalmente ho accettato di entrare con tutte le critiche e i dubbi che Carlo ha così chiaramente espilicitato.Ma adesso sorge un altro dubbio. Quando si riunirà la Direzione? Personalmente credo si debba riunire ,dopo la fine del Festival, ma prima delle ferie di agosto.Nell’ordine del giorno dovrà essere inserita una parola sulla quale bisognerà,PER TEMPO,iniziare la discussione e fare chiarezza:”PRIMARIE”.Questa volta i tempi,anche se non lunghissimi,ci sono.Non ci possono quindi essere scusanti se,come detto da tutti (anche dallo Statuto)le PRIMARIE vanno programmate e definite.Cesena,ancora una volta, ci insegna!Quindi attendiamo fiduciosi la data della prima convocazione della Direzione. Una buona domenica a tutti!
E’ VARIO IL MONDO E BELLO NELLA SUA PLURALITA’ DI PENSIERO
(Dedicato alla generazione di democratici idealisti)
“Tre anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l’Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende.”
(Il Signore degli Anelli- Tolkien)
Dedicato agli oscuri signori rappresentanti della casta locale che alla fine sono riusciti ad ottenere un posto in Direzione, in nome di non si capisce bene quale investitura divina, dopo essersi “curiosamente” sottratti al giudizio popolare.
Scusatemi, passatemi l’ironia e un’altra trilogia, ma credo che di questi tempi sia più che necessario, vitale, smorzare i toni, sdrammatizzare e provare a ridere di noi stessi, perché no? Con quest’intento vado ora a fare alcune osservazioni ai post successivi al mio e, premetto, con un pizzico di malcelato augurio nel venire smentita poi da voi dell’esatto contrario alle mie supposizioni. Prima cosa e vado a rispondere all’amico (dis) illusion: sono d’accordo con ciò che dici, ma sì, mi piacerebbe chiamarti per nome e cognome chè rispettivamente, a mio avviso, corrispondono a due parole: coraggio e coerenza. Altra cosa: personalmente credo sia giusto parlare al singolare personale. Parlo in base alle mie esperienze, alla mia formazione culturale, alle mie idee, che so anche essere molto “idealiste” benché non prive di un senso della realtà, ma certo non potrei (non vorrei) parlare a nome di altri. Le diverse esperienze vanno mescolate, ibridate, amalgamate; amo i “colori” chè nella loro unione potremo trovare, a mio parere, la giusta ricetta (culturale e politica) che possa idealmente riassumerli tutti. Quando parlo di “colori” intendo le persone: le loro esperienze concrete, le loro competenze, i loro bisogni, le loro passioni. Assolutamente, sono d’accordo con te. Però, a mio avviso, è di rigore il “singolare personale” quando si esprimono giudizi: se non altro nel rispetto delle altrui opinioni. Per ciò che dici di seguito ci ho pensato molto su e non ho capito bene a chi/cosa ti riferivi nello specifico. Se però era una considerazione generale, non ho capito bene se la tua è un’errata valutazione delle circostanze dovuta alla mancata conoscenza dei soggetti in questione o è dovuta al contrario ad una tua personale considerazione dell’ineluttabilità di una derivazione strumentale di quel tipo in questo genere di cose. Personalmente, mi sono avvicinata al partito più per caso che per una reale convinzione. Meglio (in questo caso per omaggiarti) per una disillusione che tentavo (tento) di colmare. Se mi renderò conto definitivamente che anche il Pd non è un partito composto da persone con reali intenti riformatori, prenderò tranquillamente la mia valigetta, come hanno già fatto tanti altri, e me andrò a fare quello che più mi andrà di fare. Senza rancore, con molta tristezza per la poca sensibilità degli uomini, ma almeno senza rimorsi. Magari mi metterò a fare la mandriana in Nuova Zelanda. Perché no??? (non ridete, su!) La vita è bella e da vivere bene, fino in fondo. Segui ciò che può darti felicità e gioia di vivere. Il semplice sa colmare eccome l’esistenza e di tonalità meravigliose, se sei pronto a coglierle. Ma, in ogni caso, “non è ancora quel giorno”…come diceva l’amico etiope al gladiatore ispanico Russel Crowe e come dice Gianluca Monti nel suo post: “sono tante le disillusioni, ma abbandonare la nave carica dei nostri sogni in mano a chi ha sempre cercato di spegnerli vuole dire arrendersi e noi non lo faremo ne ora ne mai”. Detto questo, ci sono alcune cose però che bisogna avere il coraggio e la coerenza di ammettere e in particolare due. La prima: il voto dell’assemblea provinciale è rispettabilissimo in termini pratici. Io mi dissocio però idealisticamente da quella assemblea per due ordini di motivi: in primis per non essere, com’è ovvio e naturale così, un’assemblea plenaria (comunale e provinciale) e quindi potenzialmente molto più rappresentativa dell’intera compagine del partito. Certo, è giustissimo abbiano ruoli distinti, ma la sua struttura è giocoforza verticistica chè in ultima analisi è l’assemblea territoriale a determinare l’indirizzo politico del partito sull’intero territorio e ad assorbire, indirettamente, se vogliamo inconsciamente, il ruolo esercitato da quella comunale o a riassumerne idealisticamente i precetti e i contenuti a livello territoriale. In virtù dell’importanza e della rappresentanza del corpo provinciale ad esprimersi su alcune questioni, si sarebbe potuto coinvolgere magari anche i delegati comunali, rappresentativi, a mio avviso, di un altro tipo di tessuto sociale molto più vicino, dal mio personalissimo punto di vista, all’archetipo dell’”uomo comune” che ha aderito a questo partito chè genuinamente convinto che si sarebbe costruito il tanto conclamato “partito democratico”, pronto alle sfide del XXI secolo. I due polmoni del partito bene esprimono questa differenza. In questo senso non reputo l’assemblea provinciale sostanzialmente, ripeto, sostanzialmente (nella sua sostanza, essenza) rappresentativa dell’intera, ripeto intera, compagine elettorale. Ma queste sono banalissime considerazioni personali, non avrei la competenza politica per esprimermi a questo proposito. Il secondo motivo è molto più banale: personalmente non ritengo che un’assemblea, rappresentativa in questo caso di buona parte (non tutta, per carità) della casta locale, rea di compromettere il buon esito del progetto riformista del Pd, debba essere giocoforza “omaggiata”. In questo caso opererebbe una logica di obbligazione politica, ma qui torniamo alle logori logiche partitiche. Mi chiedo se non potessero valere parimenti logiche democratiche, culturali e morali che ci permettessero di chiamarci fuori. Tutto qui, nulla di più. E’ chiaro a tutti che quando un’assemblea è realmente rappresentativa della sua gente deve e può parlare per tutti. Certo. Quando lo è. A questo proposito, concordo certo sul fatto che “moderazione” non sia una parolaccia (anche se va doverosamente distinta da un suo tragico parallelismo inglese, appeasement) parimenti rigetto l’idea dell’Aventino come un qualcosa di sbagliato aprioristicamente. Scusatemi, è un difetto acquisito ora genetico, ma ho l’urticaria alle dita quando noto come la storia, spesso e volentieri, venga strumentalizzata e/o decontestualizzata dalla politica. Quei parlamentari dell’opposizione (Minoranza) che attuarono l’estremo atto di protesta di abbandonare i lavori parlamentari (in seguito al barbaro omicidio di Giacomo Matteotti per avere denunciato le violenze fasciste) lo fecero di comune accordo, scegliendo in questo modo la strada della rivolta morale e della non violenza contrapponendosi all’atteggiamento squadrista della maggioranza e scegliendo di costituirsi in un unico parlamento legittimo. Questo, non per qualsivoglia velleità personalistica, ma per chiedere che fossero ripristinate le normali condizioni di legalità e una sede legittima del potere che nel parlamento ufficiale era ormai impossibile esercitare ogni funzione libera per gli eletti del popolo. Certo, posso essere d’accordo sul fatto che tutto ciò non portò fattivamente ad alcuna svolta politica positiva, anche perché non esisteva la normale cornice istituzionale democratica di cui noi godiamo oggi (anche grazie a loro). Ma questa fu la secessione dell’Aventino: un’azione di una grande valenza morale. Almeno, a mio avviso. Mi piacerebbe non passasse nemmeno l’idea che esistano “buoni” o “cattivi”, indiani e cow boys all’interno della cosiddetta Minoranza. Sono questioni fuori luogo e che spero nessuno di noi rappresenti. Detto questo, mi ripeto, non si trattava di fare gli “spacca partito” (lasciando “riposare in pace” gli ammirabili aventinisti), non si parlava di uscire dal partito, ma di fare una dialettica, sana e costruttiva opposizione, in virtù di una nostra cultura politica alternativa per la costruzione di un partito realmente riformatore e genuinamente rivolto all’ascolto dei bisogni primari della gente e favorire così, legittimandolo, un reale lessico per un’Italia civile (parafrasando a questo proposito Paolo Prodi). Però non mi sembra neanche corretto (soprattutto nei confronti di chi si è fatto portavoce di questa proposta) che passi ora l’idea che il progetto di un Triumvirato non era contemplato negli iniziali disegni della Minoranza. Certo, non era contenuto nel documento Mosconi, ma a parlare di questo è stato, la sera del 19 giugno, uno tra i nostri più competenti, genuini e moralmente (democraticamente) ispirati riformisti: Roberto Balzani. Uno tra i più all’avanguardia del partito, senza ombra di dubbio. E qui non parlo al singolare personale, ma per bocca della gente, quella genuina, non la maggioranza di quella che siede “interessata” nell’assemblea provinciale e che in aggiunta lo contesta maleducatamente. E non è un caso, mi pare. Riflettiamoci su. Balzani è anche colui il quale, in quell’occasione, ha parlato di una diversa, non criticamente opposta, cultura politica riformista, democratica e pluralista. Certo, non gli abbiamo fatto fare una bella figura, il triumvirato era un’assoluta sciocchezza dal mio punto di vista (al contrario invece della tesi di una cultura politica diversa), ma le responsabilità di quella serata sono, a mio avviso e in buona sostanza, un po’ di tutti noi. Almeno, questo intendo per “lavoro di squadra”. Se quella sera si sbagliarono i tempi, i toni, i modi, le modalità etc, l’altra sera (30 giugno), mi pare, ma è il mio punto di vista, si sia dato un colpo secco tra capo e collo alle più pure forze innovatrici e riformiste. A questo proposito, Gianluca, posso essere d’accordo con te in linea di principio e a riguardo di quella fetta d’indecisi genuinamente convinti di un’unità ideale senza se e senza ma. Mi pare però, come già sta emergendo dai vari post, che ad essere traditi siano stati proprio quelli che “non si sono mai arresi”. Non sono d’accordo: stare fuori non significava assolutamente “tradire”, ma mantenere fede alla volontà espressa dalle persone nelle elezioni dei circoli a gennaio e che chiede a gran voce che avanzi il nuovo. Senza se e senza ma. Significava mantenere tranquillamente la propria ideale autonomia di pensiero dentro il partito. Perché si pensa si voglia fare dell’ostruzionismo? Posso pensare che sia una paura di qualcuno, ma noi non dobbiamo alimentare quell’infondata fobia. Dobbiamo spiegarci, parlare alla gente. Perché un pluralismo di pensiero in questo caso passa automaticamente dalla parte di ciò che non è giusto e ancora meno legittimo? Perché? Perché Minoranza dovrebbe andare a braccetto con termini quali “spacca partito”, opposizione, ostruzionismo. Perché? Perché far passare un messaggio di questo tipo? Integrazione e pluralismo significano anche questo, a 360 gradi. Credo che chi non capisca ciò, intimamente non ci creda o abbia interesse a non crederci. In questo caso, non è un problema nostro. Non è nell’appiattimento delle posizioni che si costruisce il dialogo con gli altri, così come non è imponendo le proprie categorie/gabbie concettuali che si favorisce lo sviluppo di una politica libera e progressista. Nessuno ricorda mai, che a questo stato di cose ci si è arrivati grazie al comportamento sconsiderato, interessato e moralmente irresponsabile di un paio di nostri notabili locali evidentemente ancora non paghi delle paghe stratosferiche che percepiscono e del potere pervasivo (e poco retto) che esercitano ormai da lustri sulla nostra realtà locale. Quelle stesse persone che solo nominandole, sei certo di guadagnare una smorfia di dolore e disgusto dalla metà più uno dei forlivesi con cui mi capita, quotidianamente, di parlare. Vedete, a mio avviso, sarebbe bastato questo per non entrare in una direzione di quel tipo. Semplicemente perché non hanno avuto il coraggio di misurarsi con il termometro popolare, che non è lo stesso dei loro personali “portaborse”. Credo che non ci sia nulla di più vile a questo mondo che quello di farsi eleggere in una direzione di quel tipo senza essersi misurati nel confronto e nel dialogo con la propria gente. Veramente, vorrei capire: capire come si possa guardare dritto negli occhi (ammesso e non concesso che lo facciano) un pensionato, una casalinga, uno studente che percepisce una miseria al mese promettergli cose che un attimo dopo aver avuto il suo voto, puntualmente disattenderai. L’interesse personale ha rovinato da sempre la politica del nostro bel paese; gli innumerevoli esempi di inefficienza e corruzione di chi dovrebbe dare l’”esempio” hanno compromesso la nostra piattaforma morale e valoriale. Ci rendiamo conto? Questa è la differenza che passa tra l’attuale logica della Maggioranza incarnata nelle antiche vestigia di questi demagogici potenti locali e il virtuoso pensiero di una Minoranza che per queste contraddizioni ha consumato la propria “battaglia”. Questo non ha determinato atteggiamenti ostili o di contrapposizione da parte della Minoranza, al contrario, ha comportato continui slanci al dialogo, alla moderazione. Una mano sempre tesa ad un compromesso, un dialogo. Solo che questi, “oscuri signori”, vogliono tutto (vedi dedica iniziale) E lo vogliono solo per loro. Ancora. Sempre. Per sempre. Come Ridge e Brooke (stanno ancora insieme, no?) Nel momento in cui termino il mio post, leggo quello di Carletto Giunchi e di Alessandro. Certo, Carlo ha fornito giustificazioni lucidissime sul perché si è entrati in una direzione che di fatto NON rappresenta l’unitarietà del partito. Sono d’accordo con quello che dice di seguito Alessandro. Quello che mi chiedo sostanzialmente (e che si sono chiesti molti altri mi pare, anche da questo blog), e senza voler sollevare amarezze di alcun tipo, è il perché di questa scelta repentina e improvvisa quando martedì 28 si era delineata democraticamente una linea di pensiero ferma (non come alcuni stupidamente definiscono ”incendiaria”, senza avere nessuna cognizione di causa) su presupposti di trasparenza e partecipazione nei meccanismi di gestione di un reale partito a vocazione democratica e maggioritaria. Nel senso: perché allora fare “tanto rumore” se alla fine si decide di “legittimare” un organismo assolutamente poco pluralista, davvero poco gender e generazionale (inutile che ce la cantiamo) fondato esattamente sui principi opposti. Soprattutto (e qui è chiaro, una vena critica c’è) mi chiedo perché non sia stata coerentemente portata avanti quella che mi era parsa la decisione maggioritaria della minoranza a pochi giorni dall’assemblea provinciale. Non credo assolutamente che una posizione critica costruttiva non si possa fare fuori da una direzione, e dentro un partito. Non credo assolutamente che mantenere coerentemente le proprie idee e posizioni possa essere lesivo di qualcosa, anzi. Non credo assolutamente, che a monte della decisione presa da quei pochissimi coraggiosi di rimanere fuori e coerenti con le proprie vocazioni, ci siano meri calcoli politici e interessati. Come certo credo non ce ne siano stati per chi invece è entrato anche perorando fino all’ultimo la causa del “noi restiamo fuori”. Stimo enormemente Umberto Eco, ma quando dice sostanzialmente che “la maggioranza non ha ragione, ma ha in ogni caso diritto di governare” credo sinceramente l’abbia detto in un contesto specifico. Nel senso, per carità, massimo rispetto per le decisioni prese da un assemblea (ci mancherebbe!, ma chi ha mai detto il contrario). Ma questa può anche non essere l’opinione di una minoranza che si è costituita sinora come alternativa di pensiero, che certo operi per una concertazione nel lungo periodo, ma che in virtù proprio della sua specificità mantenga le proprie posizioni, operando al contempo all’interno del partito. Io credo proprio non ci si possa allontanare molto da questa logica. In ogni caso, ci si poteva pensare prima ad opzioni di vario genere. Mi pare che le persone tutte che compongono la minoranza siano persone pacifiche, lucide e ragionevolissime. In questo senso, credo che un deciso deficit di democrazia, lunedì sera, ci sia stato anche da parte nostra e soprattutto nei confronti degli amici che hanno mantenuto le loro posizioni. Che io personalmente condivido. Però, non parliamo di “conti” politici di chi è rimasto fuori, sarebbe davvero ingiusto. Personalmente, mi preoccupo di più della proiezioni dei nostri comportamenti sul tessuto sociale, il reale e legittimo ispiratore delle nostre azioni e su come le persone, scevre da queste davvero logori e stanchi calcoli di maggioranza/minoranza, percentuali etc, che sono davvero una minestra riscaldata come ha scritto qualcuno, interpretano e percepiscono il nostro operato. E il rammarico emerso, a fronte di quello che è parso un passo indietro rispetto a ciò che era stato costruito, è sintomatico. Mi pare che ancora si presti poco ascolto a quella che è la reale “pancia” e “cuore” del partito, gli elettori, e più al ventre molle del medesimo. Non mi convince nemmeno l’assunto che si possa operare fattivamente all’interno della Direzione, rivoluzionandone la compagine. Se la grande legge dei numeri non inganna (e non inganna), un 30 per cento dei cosiddetti “dissidenti” a fronte di un restante 70 per cento, rimane in ogni caso, la “minoranza” della maggioranza. Quindi, minoranza in ogni caso. Ad ogni modo, me lo auguro sinceramente e vi do la mia piena fiducia in questo. Più semplicemente, credo anche che qui subentri davvero un discorso serio sulla legittimità dell’assemblea. Credo che far parte di un organismo di quel tipo, imponga ora davvero e giustamente, una sorta di responsabilità politica maggiore. Impone ora davvero, per chi è entrato, un onore aggiunto di coerenza e responsabilità che operi in questo caso per l’unità delle decisioni del direttivo e che non possa assumersi al contrario un progetto di divisione radicale al proprio interno, rischiando l’immobilità politica. Però certo, ci proviamo. Più in generale, il luogo comune, è l’idea che la virtù democratica si sviluppi da sola, causa ed effetto della democrazia stessa. Zagrebelsky dice a questo proposito: “ogni società ha un modo di governarsi cui corrisponde un suo ethos (spirito) particolare che deve informare lo spirito degli individui che governano e che sono governati. Il problema dell’insegnamento della democrazia è qui, nell’identificazione e nella specificazione dell’ethos che le corrisponde. Esso deve essere diffuso tra tutti, conformemente all’ideale democratico di una comunità di individui politicamente attivi”.
Forse allora è questa la lezione più pura che ci arriva della pratica dell’ aventino (da noi così ingiustamente, aprioristicamente ripudiata) : che si può scegliere ed io scegliendo decido. Scelgo di decidere piuttosto che assecondare. In fondo, non è questo lo spirito con cui ognuno di noi aderì inizialmente al Pd?! : “Yes, we can”. Posso fare della buona politica, posso rifiutare quella degenerata, posso fare la magia di seguire la mia personale legge morale.
CI TENGO A SOTTOLINEARE CHE NON SONO ARRABBIATA CON CHI HA DECISO DI ENTRARE NELLA DIREZIONE IN VIRTU’ DI UNA LIBERA SCELTA RAGIONATA. NE’ ALIMENTARE STERILI POLEMICHE. CHI MI CONOSCE SA CHE HO UNA NATURA PROFONDA PACIFICA, MA LIBERA. NE’ CONTESTO IL FATTO CHE LA MINORANZA SI PUO’ FARE DENTRO LA DIREZIONE COME FUORI. NON MI REPUTO “CATTIVA” PER UN MIO LIBERO PENSIERO, MA PIU’ SEMPLICEMENTE LIBERA DI ESPRIMERE UNA MIA OPINIONE SE CREDO CHE ALCUNI ELEMENTARI PRINCIPI DI DEMOCRAZIA NON SIANO STATI RAPPRESENTATI. I GIOVANI (IN TUTTI I SENSI) DEVONO ESSERE CONSIDERATI ANCHE QUANDO SONO “INGENUI” IDEALISTI E NON ESPRIMONO, IN QUESTO CASO, LA MAGGIORANZA.
Un caro saluto a tutti, amici maggiori, minori e a voi in particolare piccoli e grandi nanetti….attendiamo impazienti l’uscita pubblica dell’ Aragorn dei nostri sogni….
Sara Samorì
Mi piace la concretezza di Paolo e credo che stia arrivando il momento delle scelte importanti, primarie, tavoli di lavoro, riapertura del dialogo fuori dai consessi e dalle assemblee plenarie. Credo cioè che dobbiamo fare decisamente tramontare questa polemica sugli organismi nominati e cominciare a guardare a nuovi obiettivi. Sappiamo che i problemi non sono risolti, siamo consapevoli che è necessaria la massima attenzione , ma sappiamo anche che sta a noi costruire il percorso per non doverci lamentare domani di dover seguire strade che altri hanno disegnato. Invito quindi alessandro a seguire i consigli di Carlo e di tanti altri e di utilizzare le sue splendide intuizioni in vista di nuovi obiettivi abbandonando polemiche ormai divenute sterili e improduttive. Lasciamo valigie e borsoni negli armadi, gli abbandoni sono sempre dolorosi e impegnamoci su ciò che da sempre ci riesce meglio lavorare sui programmi sulle iniziative sulle persone sulla capacità di catalizzare attenzioni. Le primarie e le prossime sfide sono alle porte, i nostri principi ci impongono di essere in prima linea e di non smettere mai di crederci.
In relazione alla questione alleanze, introdotta da Alessandro, ritengo che la “lenzuolata” di simboli in realtà possa anche servire a vincere le elezioni, ma spesso non consente di governare bene. L’esigenza di aprirsi alle istanze civici credo dovrebbe essere una priorità del Partito Democratico. E questo, personalmente lo sostengo da tempo.
Per quanto riguarda la situazioni di Meldola, purtroppo l’attuale Amministrazione Comunale non ha riservato molta attenzione alla lista civica, rappresentata in Consiglio Comunale dal sottoscritto e da un altro consigliere. D’altra parte la presenza di una lista, composta da soli giovani e con poche risorse economiche, in grado di raccogliere il 17% di consensi avrebbe dovuto fare riflettere il Sindaco e la Giunta. Così non è stato.
La situazione in Comune a Meldola è al momento molto difficile e alcuni avvenimenti degli ultimi mesi rendono il contesto tutt’altro che sereno. È comunque in atto un confronto fra la nostra lista civica e la nuova direzione del Partito Democratico meldolese, che mi auguro possa avere esito positivo.
Samuele Branchetti
Caro Alessandro, pur non essendoci stato un momento collettivo così come l’incontro del 24 che tu ricordi, i contatti sono stati sempre costanti, assidui, puntuali, come ben sai.
Al primo incontro post 24 ero delegata a partecipare ed ho fornito tutte le informazioni in adeguata sintesi a tutti. Quelle che tu chiami “sottocomponenti del documento Mosconi” si sono ritrovate ad esporre le posizioni contenute nel documento stesso, genere e numero limitato di membri in testa , ma così come la situazione politica del Pd forlivese si è nel tempo modificata rispetto al 14 ottobre, sono intervenute modifiche di posizione fra la riunione congiunta del 24 a cui ti riferisci e quella del gruppo di lavoro convocato dal Segretario. Che poi è stato aggiornato alle ore 18.00 del 30 giugno. E anche qui le nostre tesi riproposte, ma purtroppo ancora di minoranza (per quanto ben nutrita), anche se spazi di trattativa sono stati aperti, a volte con successo a volte no.
Non vi è stato alcun deficit democratico, anzi ci siamo detti e scambiate opinioni e pareri e le decisioni sono state totalmente condivise. Nessuno ha scelto in solitaria nel vasto gruppo delle “sottocomponenti” che hanno sostenuto il documento Mosconi votato e purtroppo battuto in assemblea (anche se con un bel segno di democrazia e trasparenza).
Non ritengo in alcun modo assolutamente calzante la tua valutazione sull’operato di Mosconi, che è stato, insieme ad altri, degno portavoce delle posizioni assunte unitariamente il 24. E i risultati si sono visti, anche sulla Presidenza dell’Assemblea.
La scelta, come bene ha detto Carlo a più riprese, era a quel punto o dentro la direzione PD, oppure fuori dal PD. Proprio così come ben illustra nel suo post, che condivido totalmente.
Alle volte è più facile sbattere la porta ed andarsene di quanto sia restare ed impegnarsi al vero cambiamento.
E’ stata proposta una Direzione unitaria, ma molto plurale: la democrazia ogni componente dell’assemblea l’ha esercitata, anche tu con il tuo voto la sera del 30.
E anche se “ io avrei voluto che” sai che in democrazia i tanti vorrei si fondono nella maggioranza democraticamente espressa. E poi, come recita il vecchio proverbio l’erba voglio non cresce……..
Ora ci sono gli Organismi - provinciali e comunali, oltre ai direttivi di circolo- e gli spazi per promuovere quelle istanze che in tanti condividiamo. E questo blog resta uno spazio aperto di discussione, come è sempre stato fin dal suo nascere.
Stefania
Caro Gianluca,
quelle che tu chiami “sterili polemiche” è la normale dialettica democratica. Mi chiedo: è così difficile accettarlo e accettare le opioni di tutti con un pò di sana ironia e autocritica? Quella che tu chiami “polemica” è “analisi”. In questo senso la massima attenzione va rivolta anche a quelle persone che abbiamo perso negli ultimi giorni, magari spiegando trnquillamente le proprie ragioni e non proponendoci in tutti questi post le solite sterili “autocelebrazioni”. Se non si vuole che valigie e borsoni vengano fatti (peraltro, scusa, ma un scelta personale, al di là del giusto o sbagliato, sacrosanta) ci si deve impegnare altresì a convincere le persone di non farle. E i principi, in prima linea, necessitano di essere coerenti con le proprie azioni.
Sù, sforziamoci di rispettare le idee di tutti. Attuiamo concretamente il principio attivo del pluralismo politico
Sara Samorì
1. “Facile sbattere la porta”?………
scusa Stefania, ma a chi ti stai riferendo??????????????????????????????????????????????
(sono molto perplessa e preoccupata)
2. “Chi ha deciso a maggioranza quella scelta”????????????????????????????
(io ricordavo di avere votato un paio di criteri sine qua non che non mi pare proprio siano stati mantenuti)
3. “Dentro il pd o fuori se non si va in Direzione”??????????????????????????????????????????????????????????????????
(è questa la tanto celebrata tenacia???)
4.”l’erba voglio non cresce se noi non la inaffiamo”
5. “Una direzione plurale???????????????????????”
(delle vecchie liste, si)
6. Il deficit democratico non c’è stato martedi 24, ma lunedì 30.
Se non si ammettono i propri “errori” non si può pensare di fare passi avanti.
Sara Sanorì
“Non è mai politica attuale la parola dei profeti disarmati.
Ma in un popolo ci vogliono i politici attuali e quelli inattuali, e se i primi sono giudicati savi ed i secondi matti ci vogliono i savi e i matti.
E guai ai popoli che hanno solo i savi, perchè spetta di solito ai matti porre e coltivare i germi della politica avenire”
Benedetto Croce
Prendo spunto da un’osservazione che mi ha colpito nell’intervento di Sara: “in ultima analisi è l’assemblea territoriale a determinare l’indirizzo politico del partito sull’intero territorio e ad assorbire, indirettamente, se vogliamo inconsciamente, il ruolo esercitato da quella comunale o a riassumerne idealisticamente i precetti e i contenuti a livello territoriale.”
Penso che questo sarà un argomento importante da affrontare nelle prossime settimane.
Io ritengo che ogni organismo (circolo, assemblea comunale, assemblea territoriale) debba avere pari dignità anche se in ambiti territoriali diversi.
Naturalmente gli organi di livello “superiore” avranno il compito di coordinare e indirizzare, ma mi auguro che venga riconosciuta la necessaria autonomia a ciascuno nel proprio contesto.
Soprattutto perchè nell’ottica della volontà di costruire “una comunità responsabile, aperta e consapevole” e “un partito, unitario nella sua dimensione regionale ma federale nella costruzione del partito nazionale [che] richiede strumenti di democrazia interna, che permettano l’organizzazione del partito nel territorio, favorendo la più ampia partecipazione di tutti i cittadini alle scelte collettive” (citando dal Manifesto programmatico regionale), grande importanza assumeranno le iniziative e le attività promosse dagli organismi “minori” (ma – ripeto - solo per l’ambito territoriale) sicuramente più vicini, di fatto, alle persone, iscritte al Partito e non.
Se vogliamo “farci popolo”, come dice Veltroni, dobbiamo riuscire a coniugare principi e idee che ispirano il PD e soluzioni efficaci ai problemi concreti della gente.
Non basta costruire belle ma sterili teorie così come può essere dispersivo e alla fine inconcludente, anche se con i migliori propositi, agire sui singoli problemi senza avere una visione del quadro complessivo.
Non è facile, lo so. Se ci fosse in qualche libro una ricetta bella e pronta non saremmo qui a discuterne.
Essendo un’inguaribile ottimista, in un momento così pieno di preoccupazioni e polemiche, voglio però portare una nota positiva.
La prima riunione della Direzione Comunale, il 26 giugno, si è svolta in un clima sereno, di dialogo e confronto.
Era il primo incontro e c’erano alcune assenze (giustificate); dopo esserci presentati (ci sono molte facce “nuove”) ognuno di noi ha detto a ruota libera quali sono a suo avviso i temi principali da affrontare e cosa potrebbe fare il Partito in merito.
Si è anche ovviamente commentato il “fatto del giorno”, che era la pubblicazione del documento del Gruppo Consiliare di Forlì sull’operato dell’Amministrazione Comunale.
Al di là delle singole posizioni e opinioni, penso che nel corso di questa prima Direzione si sia impostato un approccio corretto alla preparazione delle prossime elezioni amministrative: cosa vogliamo per la nostra città, anche in una prospettiva di medio-lungo termine, e cosa può fare il PD per proporre una soluzione convincente ed efficace.
E ci siamo dati appuntamento per la fine di luglio per iniziare la programmazione delle attività e l’organizzazione dei forum tematici.
Sono ottimista ma non ingenua, e so che presto verranno allo scoperto divergenze e discussioni: siamo solo all’inizio, ma chi ben comincia…
La mia idea, ed è questo il contributo che cercherò di portare in Direzione, è che prima bisogna individuare le linee guide e gli strumenti del programma e poi individuare le persone e le alleanze che meglio sapranno sostenere e realizzare il programma stesso. Ovviamente ricorrendo alle primarie che abbiano, democraticamente, più candidati.
Maria Teresa Vaccari – membro della Direzione Comunale
Cari tutti,
scusatemi, ma sento di doverlo fare. Ammetto di avere alzato un pò troppo i toni del nostro dialettico e democratico confronto. Sono stata ingiusta con Stefania. Davvero, non era mia intenzione..:)Eccesso di energia mentale e di proverbiale “istinto materno”. Residuo di una spinta giovanile che il mio personale orologio biologico, tra un anno e un mese circa, assesterà sugli anni 30 (o, più semplicemente, non avevo digerito bene il doppio panino al salame di pochi minuti prima)
Come al termine delle migliori “baruffe amorose”, vi dedico una serenata fresca ed estiva in un testo canoro di qualche anno fa di Alex Britti.
Un abbraccio ecumenico a tutti voi, amici “minori”/”maggiori”…amici di una stessa stagione…
Al lavoro!
Ciao,
Sara Samorì
SOLO UNA VOLTA O TUTTA LA VITA Alex Britti)
C’era la luna, c’erano le stelle
c’era una nuova emozione sulla pelle
c’era la notte, c’erano i fiori
anche al buio si vedevano i colori
c’era la voglia di stare ancora insieme
forse per gioco comunque ci viene
andare in giro mano nella mano
e raccontarci che per noi il mondo è strano
C’era una volta o forse erano due
c’era una mucca un asinello e un bue
c’era una notte con una sola stella
però era grande luminosa e bella
e se ci va magari andiamo al mare
così nell’acqua potremo sguazzare
e poi nuotare, fare il morto a galla
controlleremo se la luna è ancora gialla
e mentre gli altri ancora dormono
magari sognano di noi
e mentre il cielo si schiarisce
noi guarderemo stanotte che finisce
Il tempo va, passano le ore
e finalmente faremo l’amore
solo una volta o tutta la vita
speriamo prima che l’estate sia finita
Il tempo va, passano le ore
vorrei poter non lavare l’odore
di questa notte ancora da capire
però peccato che dovrà finire
Se tutto passa tutto è già passato
peccato che non l’ho ancora capito
anche se non sei più tra le mie dita
stanotte la ricorderò tutta la vita
e se domani sentirò la tua mancanza
sarà perchè non ho più cielo nella stanza
avrò una foto per ricordare
di quando quella notte ti potevo dire
Il tempo va passano le ore
e finalmente faremo l’amore
solo una volta o tutta la vita
speriamo prima che l’estate sia finita
Il tempo va, passano le ore
vorrei poter non lavare l’odore
di questa notte ancora da capire
però peccato che dovrà finire
che dovrà finire
Se non ho più parole nel cassetto
una poesia che non ho mai letto
un’avventura da ricordare
quando non avrò più niente da dire
quando andrò a piedi nudi per strada
comunque sia, comunque vada
ogni volta che tornerò al mare
avrò qualcosa da raccontare
Il tempo va passano le ore
e finalmente faremo l’amore
solo una volta o tutta la vita
speriamo prima che l’estate sia finita
Il tempo va passano le ore
vorrei poter non lavare l’odore
di questa notte ancora da capire
però peccato che dovrà finire
Il tempo va passano le ore
e finalmente faremo l’amore
solo una volta o tutta la vita
speriamo prima che l’estate sia finita
Il tempo va passano le ore
vorrei poter non lavare l’odore
di questa notte ancora da capire
però peccato che dovrà finire…
Care amiche ed amici , estendo l’invito anche a tutti gli stagionali per l’Attivo Nazionale Giustizia PD che si terrà a Roma venerdì 11 luglio ore 10,30-17 presso la sala del Cenacolo della Camera dei Deputati .
Siamo in fase di costruzione del Partito democratico ed il Segretario nazionale Veltroni unitamente al Ministro ombra della Giustizia del PD, sottolineano l’importanza di delineare la politica del PD sulla giustizia , riconvocando tutti i responsabili Aequa,( io ero una di queste x Fo e Cesena) , oltre ai responsabili giustizia territoriali del Pd , là dove sono stati nominati.
Ritengo importante non disperdere il lavoro fatto in questi anni, ora più che mai in un nuovo partito per portare l’esperienza della autonomia tematica sulla giustizia , pertanto, pensando di far cosa gradita invito chi di voi fosse interessato a contattarmi .
Aggiungo:
chiaro, restando ferma sulle mie posizioni, ma nell’auspicio e nella consapevolezza della necessità e urgenza di operare ora una trasparente, critica e costruttiva analisi post 24 e 30 luglio all’interno della Minoranza tutta. Questo, per non “lasciare indietro” davvero nessuno ed accogliere gli spunti intelligenti che nell’ illuminante iniziativa di ieri sera, Vittorio Foa e Federica Montevecchi ci hanno bene “suggerito” con cognizione di causa: accogliere l’istanza culturale e farla propria in nome di una politica realemente innovatrice.
Come ci dimostra la maestra etica socratica del “Io so di non sapere”, “il vero politico è colui che di fronte alla situazione di degrado del suo tempo non fa chiacchere ma assume un comportamente esemplare che si scontra inevitabilmente, tanto da portarlo a subire una condanna ingiusta e a morire, con i politici di mestiere e con il costume ingiusto che questi ultimi hanno favorito”.
Quest’ultima si riferisce all’organizzazione amministrativa del mestiere politico.
La prima è la “vera” politica, venata di sincera passione: quella appunto che si propone come Esempio.
Noi, quest’insegnamento, non dovremmo proprio mai dimenticarcelo…
A presto
Sara Samorì
…Come non dovremmo “dimenticarci” i nostri brillanti e coraggiosi Intellettuali….(noi abbiamo tra le nostre fila, uno dei più grandi della nostra realtà territoriale: Roberto Balzani)
ciao
Sara Samorì
Mentre si sta qui a valutare se è meglio battagliare da dentro o da fuori gli organismi, un’interessante sondaggio pubblicato su Repubblica.it denota che solo il 61% dei votanti il Pd il 13/14 aprile oggi lo rivoterebbe con certezza (che dire, non male in tre mesi un crollo del 40% degli elettori), mentre un consistente 11,3% ritornerebbe ai partiti di origine (badate l’indagine è stata svolta SOLO sugli elettori del Pd, quindi questa cifra andrebbe aggiunta a chi nel Pd non è entrato).
Fiducia in Veltroni passa del 93% al 70% in tre mesi grazie anche al consistente logoramento fatto dal di dentro.
Alla luce di queste analisi, e visto che di cambi di rotta neanche a parlarne mi chiedo che senso ha parlare di come meglio far emergere la minoranza di una futura minoranza. E se fossi uno di quei signori in Direzione mi munirei di una bella calcolatrice per vedere che effetto fa togliere il 40% dalla somma dei voti (non molti per la verità) presi ad aprile.
L’unico vantaggio è lo slogan per il tesseramento, efficace in questo periodo di saldi
VIENI NEL PD -40% (ma se ci impegniamo possiamo arrivare al -50%)
Molti saluti.
credo, caro riccardo, che nei tuoi ultimi 10 interventi fatti su questo blog non sia mai emerso un aspetto propositivo vero, sento anzi quel tono vagamente polemico di supponenza proprio di chi detiene la verità e ride del povero vulgo che si affanna nell’ignoranza. Non ho ancora avuto il piacere di confrontarmi con te di persona in una riunione o assemblea e francamente questo mi dispiace un pò, perchè credo che il confronto sia sempre positivo da entrambe le parti. Non pensi però che da bravo democratico quale appari potresti fare di più anche tu? Si potrebbe scendere dalla poltrona del giudice e sedersi un pò su quella dei giudicati perchè qualcosa si è fatto giusto o sbagliato che sia. La strada non è certo semplice e i sondaggi in Italia purtroppo fanno emergere una sola cosa che le persone giudicano l’operato degli altri in base al miglioramento della propra posizione personale e questo è fortemente comprovato dall’enorme successo di Berlusconi che per tutti è l’esempio più tangibile di quello che ognuno vorrebbe essere.
In attesa che il vento cambi, e ricorda Riccardo, che in Italia cambia abbastanza velocemente visto l’enorme quantità di voti fluttuanti, non sarebbe meglio che ognuno di noi e tutti insieme provassimo a dare qualche segnale di maggiore concretezza stilando progranni politici credibili, proponendo conferenze e incontri e promuovendo la Democrazia a tutti i livelli invece di contare ogni giorno quanti siamo?
cosa ne pensi? possiamo provarci insieme?
gianluca monti
Gentile Gianluca, ti rispondo subito.
Come sai la mia partecipazione è stata molto limitata dal fatto di non ricevere comunicazioni e l’unica riunione a cui ho avuto il piacere di essere invitato si è svolta nella seguente modalità.
Odg “analisi del voto”
partecipanti 30 su 100 delegati
Analisi del segretario che dice che le analisi sul voto ognuno ha già avuto modo di farsele da solo (grazie, è stata convocata due mesi dopo) e che non c’era tempo da perdere bisognava pensare alle amministrative e via di tiritera per un’ora. Dibattito pro o contro il segretario provinciale con l’accenno ad un documento che però nessuno ha portato.
Nulla sull’odg e conclusione senza conclusione come da prassi (per me che non ero alla prima esperienza nulla di nuovo, qualche amico a fianco si domandava “ma si fa sempre così?” -sottotitolo “ecco perchè in 70 sono rimasti a casa”).Bella serata.
Forse non sai che a Forlimpopoli torno solo la sera e che di giorno svolgo la maggior parte delle mie attività a Cesena e Cesenatico, dove partecipo, seppure il mio contributo sia minimo, ad un poco di iniziative tramite il circolo Arci Fuorimano che gestisco insieme ad un amico (chiedi se vuoi al segretario Enzo Lattuca) e che a metà settembre organizzeremo anche la festa del Pd (se vuoi venire c’è sempre bisogno).Poco? Molto probabilmente si, ma il poco tempo che mi avanza tra la famiglia (sono l’unico insieme a Paolo Lucchi ad aver avuto due figli durante il governo Prodi e con il poco che è durato almeno una medaglia ce la dovrebbero dare)ed il lavoro non posso fare altro. Tra l’altro nel mio paese sono state elette persone che ben mi rappresentano alle quali sono contento di delegare.
Come vedi non c’è sempre bisogno del PROTAGONISMO e la mia ambizione è ampiamente soddisfatta tra famiglia e lavoro.
Dici che i miei inteventi sono conditi da un tono polemico di supponenza?
Me ne dispiace ma non vedo cosa c’entri col fatto che un’indagine mostra lo scarso gradimento di un progetto politico che ci vede tutti impegnati(in prima persona coloro i quali ricoprono cariche, in seconda fila i militanti).Avresti potuto dirmi che “non dobbiamo dividerci e che la gente ci vuole uniti” o l’insieme delle risposte retoriche di cui mesi fa si rideva.
Poichè non faccio parte del “vostro” movimento o corrente che dir si voglia, vi sono molto grato per l’ospitalità che questo sito ha riservato alle mie opinioni (visto che ho anche appoggiato PALESEMENTE di non condividere la scelta di Veltroni ed ho fatto campagna per Letta) in nome di quel banner rivolto in alto che dice “progetto APERTO per il partito democratico” e se in futuro i miei contibuti dovessero disturbarti sei libero di non leggerli o di invitarmi a non farne in modo da ritirare l’ospitalità di cui ho goduto.
Ma credo che dietro alle critiche che mi rivolgi ci sia altro (forse un pò di instabilità per il fatto che si è rotto il fronte degli “oppositori”?).
Saluti
nessuno di noi è tenuto a giustificarsi per il fatto che partecipa più o meno alla vita politica, nessuno di noi chiede agli altri di sacrificare il poco tempo utile sottraendolo al lavoro o alla famiglia. Caro Riccardo ti faccio i complimenti per i figli e per la tua grande volontà dimostrata partecipando alle attività anche fuori dal comune di residenza, non condivido la tua aspra analisi a riguardo della riunione a cui hai partecipato ma accetto, come sempre la tua opinione. A mio avviso non esiste un fronte degli opposuitori, ma un gruppo di persone che concepisce in maniera diversa da altri l’idea del Partito. Nulla osta a pensare il contrario e ad esprimere il proprio disappunto. Lo spazio in questo luogo esiste proprio per questo e grazie a questo modo ” democratico” siamo in tanti a scriverci e a confrontarci. Il mio dissapore riguardava il modo e non il merito, ma probabilmente non mi sono spiegato e di questo mi scuso. Per quanto riguarda le comunicazioni fin dalla prima riunione ho provveduto a correggere il numero mancante e sinceramente credo che i motivi per cui non hai partecipato a nessuna delle molteplici iniziative non strettamente legate a Veltroni siano altri come tu stesso riconosci(tempo, famiglia, altri incontri più interessanti). Ti aspetto comunque sempre volentieri sia qui che in spazi reali per confronti e scambi di opinione. Infine, credimi, proprio io posso garantirti che in molti di noi il protagonismo non è la molla del nostro agire e che amiamo dedicare il nostro poco tempo libero ai nostri figli (ne ho due anche io) e alle nostre famiglie. Molti saluti anche a te
Scusate se intervengo solo ora, non ho potuto prima, credo che questo dibattito sia utile perchè evidenzia che ci sta a cuore il progetto del PD!
Noi agiamo nel politico a livello locale e il nostro obiettivo era ed è quello di democratizzare il PD e, anche se per approssimazioni successive, stiamo andando in questa direzione.
Capisco le critiche del Alessandro Pilotti e Sara Samorì e dalle loro critiche prendo spunto per rilanciare: sarà la direzione il luogo del confronto fra idee e proposte operative (da cui entro settembre yuscirà il regolamento per lo svolgimento delle primarie, il funzionamento dei forum programmatici,ecc…)? L’assemblea continuerà a svolgere il suo ruolo di indirizzo e soprattutto di ampio confronto?
Per me la risposta è si, se contiunueremo a tenere insieme tutta la ricchezza delle differenze che ci caratterizzano e il metodo della partecipazione che sono i due elementi fondanti del PD.
Il PD che stiamo costruendo non è frutto di una fusione a freddo e questo, rispetto a quanto succede in altri territori, è un dato positivo e anche Alessandro Castagnoli lo ha riconosciuto!
Adesso la sfida è quella di confrontarsi con tutta la società per eleborare una proposta politica adeguata alle prossime sfide: la costruzione di una “leaderscip democratica”: perchè le decisioni importanti devono essere prese da più persone (le questioni sociali del nostro tempo, quelle che interessano la gente, per la loro soluzione non chiamano in cuasa solo le istituzioni e i partiti, ma nahce: i sindacati, le associazioni di categoria, il terzo settore, le famiglie, ecc…);
strumenti nuovi di partecipazione come le primarie: per fare selezionare i candidati dal maggior numero di persone (non per promuovere regoalemnti di conti); un programma concreto e realizzabile: attento alle esigenze presenti delle comunità ma aperto a proposte e progetti capaci di incidere sul futuro del territorio (le questioni energetiche e ambientali, così come quelle relative alla sicurezza si possono affronbntare solo a partire da acelte personali e rinnovati stili di vita sostenuti dalle istituzioni).
Come vedete faccio ancora parte di quelli che sono convinti che in democrazia non c’è chi vence e chi perde una volta per tutte, ma ci sono tesi e idee che raccolgono la maggioranza dei consensi e altre minoritarie che a loro volta potranno in futuro prevalere e diventare maggioritarie!
In democrazia serve il concorso di tutti, da dentro e da fuori come sollecitavano: Maria, Paolo, Gianluca, Giancarlo, Sara, …. non perdaimoci di vista!
raoul
Alcunebattute su quanto scrive Riccardo, i contributi del quale sono sepre molto stimolanti (anche se molto spesso connotati da uno spirito ironico e a volte ‘tagliente’):
- questo blog - come tutti i blog - è uno spazio di discussione libera e molto aperta (da sempre), migliaia di persone lo hanno visitato, lo visitano, intervengono. Non è il blog di una corrente, anche se è animato - in parte cospicua - da persone che condividono un’idea partecipativa, innovativa, plurale del Pd
- nessun problema di correntismo, dunque, o di nervosismo, anzi caro Riccardo, per l’area che si riconosce in una certa idea del Pd (che supera le vecchie logiche) la composizione della direzione - ahinoi con logiche e schemi dettati dalla maggioranza del Segretario (il 61% alla penultima assemblea ha votato il suo documento organizzativo - ricordiamoci però che era stato eletto con il 96% dei voti sulla base di un programma di cui ancora non si vedono i frutti) - ha segnato un forte pluralismo, che - fortunamente, e contrariamente a quanto volevano alcuni pasdaran (una netta minoranza) della conservazione (spesso travestiti da veltroniani quando fa comodo, in realtà tutti di prossima iscrizione alla *corrente*, questa sì personalistica - di RED, di dalemiana osservazione) ha in buona parte superato i confini delle vecchie liste ( e ti ricordo che questo blog aperto ha fin dagli inizi sostenuto l’idea della nuova stagione di Veltroni). Il numero esorbitante e pletorico è stato voluto da chi non ama organismi snelli e preferisce provare a prendere decisioni in luoghi informali. Ma le ‘minoranze’ - quella, ampia, riconosciutasi nel documento Mosconi e altre - a partire dai “democratici davvero”, sono uscite con dignità e - forza - dal confronto per la composizione diun organismo comunque centrale nell’organizzazione del PD. Ovviamente altre posizioni sono legittime e in questo blog tutte trovano spazio.
- se proprio lo vuoi sapere a sembrare *instabili* sono altre correnti in seno al PD forlivese, dove addirittura un direttivo di Circolo (me ne è giunta oggi conferma ufficiale con tanto di lettera inviata al Segretario regionale Caronna) ha deciso di protestare animatamente - e con argomenti assai discutibili (alcuni forse un tantino bizzari - e tuttavia sempre legittimi) - via lettera, perchè nella composizione della suddetta direzione non sarebbero rappresentati determinati equilibri (non si capisce bene quali).
I sostenitori di un’idea del Pd aperta al futuro e nel solco della *nuova stagione* lanciata da Veltroni sono attivi, presenti, e fortemente impegnati sul territorio perchè questa idea fecondi - molto più di quel che è stato fin qui - lo spazio pubblico e politico e locale. E questo sia dentro tutti gli organismi, sia fuori, nelle diverse sfere sociali.
Dibattito aperto, dialogo (anche conflittuale), impegno nel merito delle questioni sono i tratti caratterizzanti di questa prospettiva. Siamo tanti, e vogliamo essere di più: perchè al PD, partito nuovo e portatore di una autentica rivoluzione democratica, ci crediamo.
Gli amici e compagni del PD cesenate, con i quali sarebbe utile quanto prima creare un momento di coordinamento operativo, anche se l’ ultima versione dello Statuto Regionale in fase di approvazione non ci obbligherebbero a farlo, hanno fatto una proposta che ritengo interessante.
Oltre alle primarie per l’elezione del sindaco e del presidente della provincia, dovute da Statuto, le hanno proposte anche per la formazione delle liste in consiglio comunale, per una quota molto consistente dei posti disponibili.
Mi sembra una proposta intelligente, che potrebbe ovviare , attraverso il coinvolgimento democratico degli elettori, alla lotta all’ultimo sangue che ha contraddistinto la fase di elezione con preferenza unica , delle ultime elezioni.
In questo modo gli elettori potrebbero scegliere due volte, ciò anche a maggior garanzia delle caratteristiche di qualità dei candidati.
La possibilità di scegliere, che è negata all’elettore nelle elezioni politiche nazionali, è uno degli elementi di maggior coinvolgimento, deve essere perciò uno degli elementi qualificanti della “offerta politica” del PD.
Questo unitamente alle questioni che riguardano il programma. Si tratta di evidenziare i punti di forza e di debolezza che si sono presentati nella precedente fase amministrativa e partire da questi per riscrivere le priorità. Non entrerò nel merito di quali sono le priorità- a mio avviso- per Forlì, che è la città in cui vivo, perché questo è solo un ragionamento di ordine metodologico e ci sarà tempo per farlo.
Abbiamo governato nel tempo producendo senza dubbio anche punti di eccellenza, ma sono ancora tantissimi gli spazi di miglioramento possibili. Molte questioni legate alla coesione sociale del territorio, che sono strettamente correlate al sistema di welfare ma anche alla percezione dei cittadini su legalità sicurezza, si giocano in ambito locale. Molte questioni legate all’ambiente, dal potenziamento della raccolta differenziata ( ampliando quantomeno le sperimentazioni sul porta a porta) allo sviluppo dell’uso di energie rinnovabili si giocano sulla capacità delle amministrazioni locali di accompagnare i processi e promuoverli, anziché creare ostacoli di ordine burocratico. Ho citato solo due esempi, ma potrebbero essere tanti.
Ma per definire priorità , occorre avere maggioranze coese e disponibili a realizzarli. Questo è il presupposto da cui siamo partiti anche a livello nazionale, che non è presunzione di autosufficienza, ma evitare il “cartello elettorale” in quanto tale.
Qualcuno può dire che la destra lo fà, ma a sinistra funziona di meno. Per il semplice fatto che la maggior parte di chi si concepisce di sinistra, non è disponibile a trattare sui principi ( o supposti tali) pensando di essere nel giusto e di essere l’unico interprete veritiero di istanze che sono concretamente sacrosante, come la giustizia, la libertà, l’uguaglianza, l’ambiente, ecc. dal punto di vista pratico , e l’abbiamo visto anche in occasione dell’ultima esperienza di governo del centro –sinistra. Ciò nella pratica, si traduce nell’incapacità di comprendere il valore della mediazione, di un intervento politico che a volte può essere anche graduale, ma che se c’è pone le basi per qualcosa di più avanzato, se non c’è apre solo la strada a ritorni indietro. Sul piano nazionale oggi questo è molto chiaro e lo stiamo scontando tutti i giorni. Questo per dire che le alleanze si fanno su obiettivi comuni e programmi condivisi, magari su poche cose ma certe, diversamente non reggono.
Certo ognuno ha le sue opzioni ideali, a me piacerebbe che su una serie di questioni che riguardano laicità e diritti individuali si potesse procedere molto speditamente, almeno a livello locale per ciò che è possibile ( dato che a livello nazionale non se ne parla proprio). Potrebbe succedere, oppure no, anche a seconda delle alleanze che si andranno a definire, condizionando sicuramente temi come quelli che una volta avremmo definito “di coscienza”: per es. registro delle coppie di fatto ecc. Io mi auguro che il quadro possa essere tale perché ci si muova in questa direzione.
“Chi è causa del suo mal pianga se stesso”,
scusate se il mio intervento lo inizio così ma è la frase che mi continua a ritornare in mente da quando oggi ho avuto modo di leggere una lettera del circolo di foro boario inviata a Caronna.
Capisco e condivido le critiche alla dimensione e al metodo di composizione della direzione di Forlì, ma credo che sia giusto non dimenticare che una alternativa era stata proposta ed ha preso meno voti di quella presentata dal segretario. Le regole le ha decise la “maggioranza” e con quelle ora dobbiamo fare i conti. Non si capisce perchè solo ora escano ulteriori critiche. Costituire una conferenza degli amministratori ed una dei segretari permetteva di avere una direzione snella e due organismi di supporto con competenze specifiche. Si sarebbe costruita una struttura capace di dare voce a tutti i territori con le loro specificità (solo due sindaci sono presenti nella direzione e pochissimi segretari di circolo). Per quel che riguarda gli organismi dirigenti comunali tengo solo a precisare che lì si è riusciti a costituire due organismi che devono lavorare insieme su molti problemi ma per le loro caratteristiche hanno competenze diverse. Daltronde anche l’attuale bozza di statuto regionale prevede la possibilità di creare conferenze di amministratori e di segretari, ed in altre province sta funzionando molto bene.
Ovviamente se qualcuno voleva che la direzione fosse composta in via esclusiva dai segretari di circolo si è sentito deluso ma a dire il vero anche non in sintonia con le linee guida dello statuto.
Ora si deve però lavorare per far funzionare ciò che c’è, la cosa che mi preoccupa più di tutto è la possibilità che l’assemblea territoriale venga svuotata di competenze, credo che dopo tanti errori questo sarebbe il più drammatico.
TATIANA GENTILINI costituente regionale
Carissima Sara, abbiamo già avuto modo di chiarirci: libertà assoluta di espressione sempre gradita e lecita attraverso questo blog e anche viso a viso.
Non scusarti per la tua irruenza e forza nella risposta, sai bene che io comprendo le ragioni e ti rispondo con
le parole magiche di Mogol in una indimenticata canzone di Battisti ” come può lo scoglio arginare il mare, anche se non voglio torno già a volare” Ecco, nessuno scoglio può arginare il mare,voi giovani siete il mare, quindi avanti.
Sara molto spesso mi sono sentita dire ” ma tanto quelli si dividono, tanto se ne vanno” oppure ” siete sempre i soliti”: e invece no, siamo lì a portare avanti l’idea di PD che a noi attrae ( non mi riferivo quindi a nessun fuoriuscito reale) con la nostra dialettica a volte eccelsa,dotta, ma anche solo istintiva espressione. Pian piano scopro che non siamo sempre i soliti, ma tanti di più. E voglia di lavorare e di impegnarci.
Ti invito a scorrere bene i nomi della direzione territoriale non solo le vecchie liste e logiche, ma tanto di più. Quel tanto che, come sopra riferisce Tatiana, ha reso così scontento qualcuno da fargli scrivere una lettera al Segretario Regionale Caronna.E giù colpi a destra e a manca, poco sostenibili, visto che credo sia informato, fin dall’assemblea regionale di Forlì.Come ho avuto modo di dirti ieri sera, dopo l’incontro con Federica Montevecchi,citando una nota canzone “Roma was’nt built in a day”(Roma non fu costruita in un giorno): tempo al tempo Sara, con pazienza e perseveranza.I piccoli passi portano a mete lontane, continuiamo il cammino.
Stefania
TEMPO DI PRIMARIE (E IDEE PER UN REGOLAMENTO)
Pd Forlì: primarie per sindaco e consiglieri comunali
(8/7/2008 13:42) |
(Sesto Potere) - Forlì - 8 luglio 2008 - Primarie per il sindaco e per i consiglieri comunali. Questa, a un anno circa dalle elezioni, l’intenzione del Partito Democratico, come spiegato in mattinata alla stampa dal capogruppo dei democratici in consiglio comunale Marco Errani. Sulle alleanze poi “non ci sono pregiudiziali né verso la sinistra radicale né verso il centro”, di fronte a una opposizione “che di fronte ai nostri progetti non ha mai dato alcun contributo”. Errani ha poi presentato l’opuscolo (stampato in 9mila copie) ‘Il buon governo dei fatti’, con quanto realizzato dall’amministrazione nell’arco di questi anni. San Domenico, servizi sociali e tangenziale (entro la fine dell’anno sarà completato il secondo lotto) le ‘punte di diamante’ citate da Errani.
Molto chiaro - e assai condivisibile - l’intervento di Marco Errani quest’oggi in conferenza stampa, e comunque una conferma dopo quanto affermato pubblicamente dalla Segretaria Comunale di Forlì Elisa Massa e dal Segretario Provinciale Alessandro Castagnoli in più occasioni. Dunque sulla questione primarie pare esserci una totale condivisione di intenti nel PD forlivese: buon segno.
Da tempo su questo blog - diversi mesi - si è richiamata la necessità di una consultazione con primarie, aperte, larghe e per rafforzare tutti i candidati e le squadre che andranno a rappresentare il PD nelle istituzioni.
§§§
Sperando di far cosa gradita posto il regolamento approvato dall’Unione Comunale di Cesena (che solo in seguito però - opportunamente - ha fatto una conferenza stampa ad hoc per illustrarlo).
Partito Democratico Città di CESENA
REGOLAMENTO DELLE ELEZIONI PRIMARIE PER LA SCELTA DEI CANDIDATI
ALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE COMUNALI
Preambolo
Il presente regolamento disciplina la selezione dei candidati all’Assemblea rappresentativa
comunale (Consiglio Comunale) in applicazione dei principi fondanti il PD relativi alla selezione
delle candidature, ai quali ci si riporta, ovvero uguaglianza di tutti gli iscritti e di tutti gli elettori,
rappresentanza paritaria fra donne e uomini, ineleggibilità in caso di cumulo di diversi mandati
elettivi, rappresentatività territoriale e sociale e politica dei candidati, merito e competenze.
Capo 1 Selezione candidato Sindaco
Art. 1 Disciplina della selezione del candidato sindaco - rinvio
1.1 Per la regolamentazione della selezione del candidato a sindaco si rimanda a quanto previsto
dallo Statuto del PD dell’Emilia – Romagna.
Capo 2 Selezione candidati al Consiglio Comunale
Art. 2 Metodo di definizione delle candidature
2.1 Vengono designati con il metodo delle primarie i 22/30 dei membri componenti la lista dei
candidati alle elezioni del consiglio comunale ripartiti in eguale numero fra donne e uomini.
La rimanente quota di 08/30, sempre ripartita in egual numero fra donne e uomini, viene designata
con delibera dell’Assemblea Comunale su proposta del segretario comunale nel rispetto dei seguenti
principi: rappresentanza territoriale, rappresentanza sociale e politica, merito e competenze.
Art. 3 Elettorato attivo (chi può votare)
3.1 Possono partecipare alle elezioni primarie indette dal Partito Democratico sia i cittadini residenti
nel territorio del Comune di Cesena, che abbiano compiuto o debbano compiere gli anni 16
nell’anno in corso, che gli immigrati regolarmente residenti da almeno 3 anni nel territorio
comunale, iscritti al Partito Democratico o registrati nell’Albo degli elettori del PD.
3.2 Possono altresì partecipare alle elezioni i soggetti indicati al comma precedente che, al momento
del voto, chiedano di essere iscritti al PD ovvero di essere registrati nel citato Albo.
Art. 4 Elettorato passivo (chi può candidarsi)
4.1 Possono candidarsi alle elezioni primarie indette dal Partito Democratico tutti i cittadini
maggiorenni iscritti al Partito Democratico alla data di approvazione di questo regolamento.
4.2 Le candidature a Consigliere Comunale accompagnate da almeno n.15 firme di iscritti al PD,
vanno presentate alla Commissione di garanzia elettorale che ha sede in viale Bovio 48, entro le ore
12.00 del trentesimo giorno antecedente la data di svolgimento delle primarie. Ciascun iscritto può
sottoscrivere un massimo di due candidature purché di genere diverso. Tutte le firme a sostegno di
più candidature all’interno della stessa lista di genere, verranno espunte e non verranno computate
al fine della determinazione delle firme di cui sopra
4.3 Non è candidabile chi abbia già ricoperto la carica di Consigliere Comunale per la durata di due
mandati pieni e consecutivi.
4.4 Rimangono comunque ferme le forme di ineleggibilità, incompatibilità ed incandidabilità
previste dalla legislazione vigente, dal codice etico e dagli statuti Nazionale e Regionale dell’Emilia
-Romagna del Partito Democratico.
Art. 5 Modalità di voto - primarie
5.1 I nomi dei candidati sono disposti in ordine alfabetico in due liste separate per genere composte
da almeno 12 candidati per lista.
5.2 Ogni elettore può esprimere fino ad un massimo di due preferenze, con il limite di una per
ciascuna lista.
5.3 Qualora non si raggiunga tale quota (almeno 12 candidati) per entrambe le liste, la selezione di
tutti i componenti la lista del consiglio comunale avverrà secondo i principi e con le modalità
previste di cui all’art. 2.1 del presente regolamento.
Art. 6 Commissione di garanzia elettorale
6.1 La Commissione di garanzia elettorale è composta di 7 membri, non candidabili alle primarie, e
viene nominata dall’Assemblea Comunale su proposta del segretario comunale del PD.
6.2 La Commissione garantisce il corretto svolgimento delle elezioni primarie, riceve ed esamina le
proposte di candidatura secondo i criteri stabiliti da questo regolamento, esamina i ricorsi alle
violazioni del Regolamento, decide con imparzialità, correttezza, trasparenza e in modo tempestivo
e inappellabile, per quanto di competenza.
Art. 7 Norme di garanzia
7.1 Il Codice Etico del Partito Democratico e gli Statuti Nazionale e Regionale dell’Emilia -
Romagna del PD, devono essere considerati i riferimenti principali e primari per quanto riguarda
l’esame delle proposte di candidatura e per tutte le altre norme di garanzia. Le norme in contrasto
con le disposizioni contenute in detti documenti dovranno essere integrate o sostituite con nuove
disposizioni in armonia con gli stessi, e presentate all’Assemblea Comunale su proposta del
segretario comunale.
7.2 Il comportamento dei candidati deve essere ispirato ad un reale senso di responsabilità a criteri
di sobrietà, correttezza, rispetto del Partito e dei circoli PD di appartenenza.
7.3 Non è in ogni caso ammessa da parte dei candidati, la spedizione postale invasiva di massa e la
pubblicazione a pagamento di messaggi pubblicitari o di propaganda elettorale su mezzi
radiotelevisivi, giornali e organi di stampa e informazione nonché di qualunque altra attività che
non preveda un uso ponderato e contenuto delle risorse finanziarie.
Art. 8 Operazioni di voto
8.1 Le operazioni di voto e tutte le modalità di svolgimento delle elezioni primarie verranno
stabilite da un successivo e dettagliato vademecum organizzativo predisposto ed approvato dalla
Commissione di garanzia elettorale(art.6 del presente regolamento), in osservanza delle norme e dei
principi contenuti nel presente regolamento, e presentato all’Assemblea Comunale.
Approvato dall’assemblea comunale del PD città di Cesena, Martedì 01 Luglio 2008.
Cara Stefania….
certo, il “mare” attende speranzoso tra i fluttui e le tempeste di essere condotto in porti sicuri. Non venendo mai meno, al tempo stesso, alla sua freschezza ed energia devoto a quello verso cui è più dedito: un’opera di riflessione e “modellamento”..
Ciao,
Sara
Una risposta doverosa a Thomas.
Ho sempre contribuito (con i miei semplici mezzi) a questo sito per due motivi : il primo è la gentile ospitalità che viene concessa alle opinioni di tutti (specialmente a quelle firmate) con le quali spesso mi confronto, anche con te visto che abbiamo idee diverse ed è normale sia così vivendo la normalità di due ambiti completamente diversi; la seconda è per la modernità di un dibattito aperto al quale puoi contribuire quando hai tempo (e per chi come me lavora spesso in ufficio ed ormai legge i quotidiani solo online è una bella comodità).
Il mio riferimento al fatto che sotto alcune critiche ci potesse essere altro non voleva offendere nessuno, così come l’accostamento ad un presunto “correntismo” (tra l’altro di correnti minoritarie me ne intendo visto che sono sempre stato un sostenitore dell’area Morandiana dei Ds che conprendeva probabilmente solo me e Morando).
Il mio post riferito al calo di consensi del Pd non vuole essere una critica al segretario (di cui lo ripeto ancora una volta non sono un fan ma rispetto l’opinione della maggioranza e gli riconosco che senza il suo apporto probabilmente saremmo attorno al 20%) ma vuole essere uno stimolo ad una virata ancor più decisa verso il rinnovamento (avrei potuto anche postare l’intervento recente di Cuperlo sulla necessità di “uccidere i padri”) , poi ognuno lo fa come può.
La mia risposta era però riferita a Gianluca che mi chiedeva conto di cosa ci fosse di concreto dietro le mie critiche e credo di avergli risposto. Così come il riferimento alla presunta “instabilità” è palesato dalle critiche che Alessandro e Sara hanno manifestato verso tutta una serie di cose che non mi riguardano e che non conosco.
Molti saluti.
Ho apprezzato molto l’intervento di Raoul, tutto proteso al futuro, che dimostra che il 19 giugno non proponevamo una leadership “artificiale”, ma sinceramente ispirata alle radici movimentiste e democratiche di base del Partito nuovo.
Non ci sono spaccature insanabili nella minoranza, ci sono diverse valutazioni sulla funzionalità della Direzione, suffragate anche dalla situazione odierna in cui il partito è retto da un segretario territoriale assente e da un vicesegretario vicario de facto che è Marco Errani.
Una situazione in cui la maggioranza pigliatutto e alla minoranza viene concesso diritto di tribuna.
Gli amici e compagni che hanno condiviso con me la contrarietà a questa Direzione non sono sull’Aventino, ma saranno presenti nel dibattito interno al Partito a partire dalle primarie.
Inoltre, pur non riconoscendoci nella Direzione, abbiamo votato con convinzione e grandi aspettative Paola Campana a Presidente dell’Assemblea e siamo certi opererà per difendere le prerogative statutarie dell’Assemblea Territoriale.
LA VISITA DEL VESCOVO NELLA PARROCCHIA DI CAMPAGNA
Due giorni fa ricevo una telefonata sul cellulare, voce gentile, che mi ricorda l’arrivo alla Fiera di Fassino e la necessità di essere presente. Rispondo cortesemente che farò il possibile, ma appena butto giù un piccolo irriverente tarlo comincia a rodere la lodevole intenzione…che strano, i miei contatti con quella che un volta si chiamava Federazione e che ora è la direzione del PD ( e che d’ora in poi chiamerò per chiarezza testuale “la canonica”) si riducono a questo: vieni,c’è il raduno…nella nostra parrocchia di campagna giunge a farci visita il “vescovo” Fassino, che non veste più l’abito di cerimonia, ma da noi un vescovo rimane tale sempre (è per ragioni ataviche, appunto di “culto” della, come dire…della “personalità”, è un vizio d’origine…peccato veniale)…il vescovo ha poco tempo, va di fretta, viene da noi alle sei del pomeriggio, perché poi officia nella parrocchia di Città, in quel di Cesena, alla sera, ora di punta…questo ovviamente la voce gentile non me l’ha detto…è sempre quel tarlo che mi ha roso poi e che ha continuato a rodere ricordandomi che… siamo in attesa, sempre nella nostra parrocchietta di campagna, della visita del “Cardinale”, don Massimo D’Alema, sempre di fretta, poco tempo…anche lui alle sei del pomeriggio perché poi officia nella parrocchia di Città, in quel di Cesena, alla sera, ora di punta…e allora un’amara considerazione mi ha preso sulla decadenza della nostra parrocchia, piccolo rudere in disfacimento, che non ha più rappresentanti in parlamento, se non di altra confessione, visitato dalla Curia per caritatevole cortesia solo prima del vespro.
E allora, dalla “canonica”, con sospetta solerzia dimenticata in altre più importanti occasioni, giunge il richiamo alle folle dei fedeli, reiterato il giorno appresso da messaggio sul cellulare, ad essere presenti, che per l’occasione il gruppo dirigente…oh, pardon…i nostri “piccoli eterni parroci di campagna” vogliono far bella figura, lustrare le sacre suppellettili, mostrare la bella massa di fedeli che, pur in decadenza, la nostra parrocchia annovera.
E quel tarlo miscredente mi corregge: no, ti stai sbagliando, non è vero che ti chiamano solo ora: ricordi?… ti hanno chiamato prima delle elezioni, ti hanno “consultato” una domenica mattina, alle dieci (orario canonico per le devozioni), ti hanno detto che delle tue proposte avrebbero tenuto conto e tu, solerte e devoto, le hai espresse…e come te tanti altri fedeli sparsi per la campagna, anche nel contado del centro di Forlì, sono accorsi, sempre quella domenica, hanno partecipato al rito credendoci…e i nomi emersi sono stati messi in una “rosa”…salvo che poi, in segreta sacrestia, la rosa ha perso i petali e da un rosario nascosto il coordinatore dei parroci ha colto altre perle, altri nomi citati solo in una chiesetta di montagna…per non farne nulla poi, che nessuno del nostro rosario è stato eletto. -Ti sei sentito preso in giro?- mi chiede il tarlo in piccola ironia.
- Un poco…- rispondo io, indispettito per il passar da credulone di fronte a un minuscolo, invisibile tarlo.
E lui ha continuato, ricordandomi altre cose accadute poi nella nostra canonica, così poco edificanti per chi dal basso, gratuitamente e con passione, vorrebbe continuare a “credere” e fare qualcosa di utile per l’anima, per l’anima del “cambiamento” …allora, indispettito, gli ho risposto:
- Smettila di rodere, lo so! Lo so! S’è cambiato abito, s’è intonacato l’edificio, i lavori di costruzione della nuova “casa”hanno acceso l’entusiasmo di vecchi e nuovi e onesti carpentieri, è una casa “nuova” comunque, che avrebbe tanto, tanto bisogno di nuovo arredo e nuova conduzione…e invece, ad officiare nella nostra “casa comune” sono tornati… i nostri “piccoli eterni parroci di campagna”.
Ma è un colpo di coda, sai?…è come il cetaceo morente trascinato a riva dalla fiocina che dà gli ultimi guizzi e l’ultima imponente prova di forza che lo fanno sembrare invincibile ed eterno, mentre al suo interno gli organi vitali cedono e scricchiolano in disarmonia irreversibile-.
Così gli dico e lui tace, ma so cosa pensa…Così gli dico, tanta è l’ostinazione a credere di un miscredente!
- E comunque alla Fiera non ci vado- gli grido con rabbia- con tutto il rispetto per il vescovo di Torino, che è brava persona e rispettabile nella sua ascetica magrezza e sincerità! E non vado neanche per il Cardinale! Avevo detto che avrei fatto il possibile. Ho detto una bugia: non ho niente da fare a quell’ora e non ci vado!!! Potrei…ma non vado!-
Con tanti saluti alla “canonica”!
Da un miscredente di antica fede.
Denio Derni
PRIMARIE PER LE AMMINISTRATIVE
Mi sembra un’ottima idea quella della federazione di Cesena di predisporre le primarie anche per i Consiglieri comunali e di ammettere come elettorato attivo anche i 16enni e gli stranieri, anche se poi non potranno votare alle amministrative.
Penso che le primarie siano un’indispensabile strumento per riacquistare credibilità come Partito Democratico e per riconquistare la fiducia di chi l’ha persa o ci ha sempre guardato con diffidenza (“tanto sono sempre i soliti a decidere”).
Il pungente intervento di Denio Derni è emblematico di questo stato d’animo in cui ci si sente presi in considerazione solo quando c’è la chiamata alle armi per far fare bella figura davanti ai capi o per le votazioni (e sono parecchi a pensarla come lui).
E per questo motivo non condivido tanto allarme espresso nel documento del Circolo del Foro Boario perchè in varie sedi sono state proposte le primarie anche a livello comunale (come d’altra parte prevede lo Statuto).
Innanzitutto perchè il ricorso alle primarie è stato ribadito più volte anche da Marcello Rosetti all’Assemblea Comunale e dallo stesso segretario del Foro Boario Lucio Nardi (e proprio all’incontro con Vassallo organizzato dall’Unione Comunale).
E a proposito di quel documento, ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni e le proprie critiche. Ma ci sono due cose che mi hanno disturbato parecchio e dal momento che ero presente a tutte le occasioni a cui si fa riferimento (Assemblea Territoriale, Assemblea Comunale, Direzione Comunale e incontro con Vassallo) penso di poter parlare con cognizione di causa.
Innanzitutto, l’uso di due pesi e due misure nel valutare le diversità di posizioni e le critiche: quando è stata richiesta a gran voce e da più parti maggiore trasparenza e democrazia a seguito delle candidature alle politiche e della nomina mezzo stampa del primo esecutivo del Territoriale, sono arrivate accuse di volere “spaccare il partito” (e Nardi era in prima linea).
Quando poi con grande fatica si è riusciti ad ottenere un po’ più di chiarezza e di democrazia (almeno c’è stato un voto palese anche se c’è ancora parecchio da fare per “spannare” completamente i vetri) o ad eleggere una direzione comunale con metodi condivisi, allora le stesse persone protestano e diventano paladini della trasparenza e della partecipazione (forse perchè non si sentono adeguatamente rappresentate?)
Perchè i suddetti signori non hanno fatto quelle osservazioni pubblicamente nelle sedi appropriate, cioè durante le assemblee e la direzione?
In secondo luogo, non ho ravvisato negli incontri del Comunale i “forti accenti critici nei confronti dell’Amministrazione Comunale di Forlì” tanto da richiedere l’intervento da Caronna.
Certo nel corso della Direzione sono state fatte considerazioni, positive e negative, di fatti ed eventi che riguardano il Comune.
Ma, dal momento che spetta all’Unione Comunale indicare le linee guida della prossima campagna elettorale, non è forse quella la sede più appropriata per valutare l’operato dell’Amministrazione uscente e decidere quale politica vogliamo proporre per le prossime amministrative?
Come ha detto bene Raoul Mosconi, le primarie non devono essere un regolamento di conti, ma la realizzazione concreta dei principi di partecipazione su cui si fonda il PD.
O forse qualcuno preferisce che le decisioni siano prese nelle segrete stanze di studi prestigiosi o che le autocandidature si facciano direttamente sui giornali?
E’ circolata in questi giorni una lettera inviata al segretario regionale Caronna a firma del direttivo del Circolo del Foro Boario di Forlì, i cui contenuti sono a dir poco sorprendenti.
Nella lettera si lamenta, tra l’altro, una eccessiva implementazione del numero dei componenti l’assemblea territoriale, unico aspetto che io condivido in toto.
Infatti nelle due assemblee territoriali del 19 e 30 giugno, sono intervenuta sostenendo la necessità di dare vita ad un organo ristretto che comprendesse 30 , al massimo 40 persone , rispettoso di criteri di composizione con riferimento a genere, competenze, presenza del territorio, pluralismo politico , ricambio generazionale.
Una ipotesi ristretta, peraltro, era contemplata anche nel documento del segretario distribuito all’inizio della riunione del 19, che conteneva tre proposte.
Nei miei interventi ho proposto di affiancare a questa direzione contenuta nei numeri, una conferenza dei segretari delle unioni comunali e degli amministratori, sul modello di quanto ha deciso l’assemblea comunale del PD di Forlì.
La proposta del segretario, avanzata ad un gruppo di persone rappresentative di aree e territori convocati dal segretario, che di fatto ha svolto il ruolo di commissione elettorale ( non essendo stata insediata la commissione in assemblea territoriale) prevedeva una presenza cospicua di membri di diritto, che come tali hanno ovviamente diritto di voto ed alterava completamente i criteri di genere, generazionali.
Per arrivare al 43% di presenza femminile, quindi inferiore a ciò che prevede lo statuto, data l’indisponibilità della “maggioranza “ a ridurre i membri di diritto, si è giunti ad una composizione di 75 membri, cosa che io reputo particolarmente negativa. La proposta iniziale vedeva un percentuale di donne poco superiore al 30%. Alla fine anche la presenza del territorio è stata molto ridimensionata, infatti sono presenti solo due sindaci, a fronte invece dei 15 segretari comunali.
Ho accettato di fare parte di una direzione così composta solo per senso di responsabilità verso il partito, dato che sono costituente nazionale.
Fare una direzione più ridotta era possibile, ma ci voleva la volontà politica di chi ha numeri per considerarsi “maggioranza “, anche se la situazione mi sembra molto fluida, a partire dal livello nazionale. Non mi risulta , infatti, che a livello nazionale ci siano al momento maggioranze o minoranze, questo lo sancirà eventualmente il congresso del PD, quando verrà convocato, personalmente mi auguro, presto.
C’è senza dubbio molto movimento tra i big della politica PD, c’è chi si sta organizzando più o meno in componenti, più o meno strutturata: lì sì che le correnti stanno nascendo davvero. Forse qualcuno pensa già ad organizzarsi con questi schemi anche a Forlì.
Vorrei perciò capire il perché di questa sindrome da accerchiamento, che fa temere agli amici e compagni del Foro Boario , un mancato controllo ed una scarsa gestione della situazione del partito da parte di quella che loro definiscono “la maggioranza” e che li fa perfino ipotizzare che chi è componente di diritto non abbia invece diritto di voto: ma quando mai è successo ?
Abbiamo organi eletti democraticamente e quello che si deve fare ora, è iniziare a farli funzionare, a tutti i livelli, senza prendere iniziative e decisioni che non si sa da chi siano state discusse e promosse, come talora, ancora accade.
La stagione delle opere….. e quella delle operette
Molto frequentemente- in alcuni discorsi- si è fatto cenno alla ricchezza del nuovo e grande pluralismo presente all’interno del PD e del partito nuovo forlivese. Molto frequentemente si è pure detto che per vincere le prossime sfide elettorali amministrative, dovremo saper fondere in un programma di prospettiva di lungo respiro, le diverse progettualità ed impegnarci in modo aperto e non preconcetto a ricercare le alleanze sui programmi che ci faranno vincere le sfide elettorali future.
Prima ancora di cercare alleanze esterne al PD si deve, responsabilmente, tutelare i legami e l’amalgama interna al partito democratico. Così non pare e diviene evidente questa mancanza di volontà , leggendo la lettera inviata a Caronna che sta già circolando, a firma del Comitato direttivo del Circolo del Foro Boario, in calce alla quale trovo che sarebbe stato opportuno indicare i nomi dei sottoscrittori, così, solo per la necessaria trasparenza.
Qualcuno è di memoria corta, anzi cortissima ed assume atteggiamenti che paiono riconducibili
ad una recriminazione tutta personale ed individualistica , per non dire altro , anzi proprio per dirlo con un sapore leggermente trasformistico.
Esistono parole dal valore plurale e non individualistico, esistono comportamenti che diventano politici, di responsabilità vera. Ma come prima gli irresponsabili eravamo noi - quelli che fin dall’inizio si sono riconosciuti nei principi della nuova stagione lanciati da Veltroni e fuori dalle vecchie logiche e vecchi raggruppamenti- ed ora chi è irresponsabile e non pensa alle prossime elezioni sfoderando attacchi a questo punto solo distruttivi?
Si scrive a Caronna che, come ho già accennato in un precedente post, fu informato con dovizia di particolari sulla questione forlivese, che credevamo superata con la decisione in merito alla costituzione della direzione da parte dell’ assemblea territoriale del 30 giugno.
Ma un minimo di cronologia ritengo debba essere fatta, così tanto per rinfrescarci la memoria:
1) Caso candidature, verbali secretati, verbali resi noti etc. etc. candidature con dubbi e perplessità e mai ufficialmente si è spiegato come siano andate le cose: l’unica certezza è che non si è tenuto conto della consultazione e che in Parlamento di forlivesi c’è il leghista Pini. Non è stato forse il segretario di circolo ora firmatario della lettera a Caronna del 2 luglio, a far fuoco e fiamme contro il segretario Castagnoli?
2) Caso Esecutivo nominato con comunicato stampa e senza la minima consultazione, anzi seguendo la logica ad excludendum: non è stato nominato sempre il medesimo segretario di circolo ( forse fulminato sulla via di Damasco) a partecipare a quell’esecutivo e da quel momento in poi, forse per richiamo ad un forte senso di responsabilità, è passato dall’attacco ad una difesa a oltranza di Castagnoli ( il riferimento è alla movimentata assemblea territoriale in cui fu ritirato giustamente quell’esecutivo).
3) Assemblea territoriale del 19 giugno: due documenti organizzativi, ripeto organizzativi, presentati, il primo dal Segretario Castagnoli, il secondo da Raoul Mosconi. Mal interpretando il valore dell’esercizio di voto in quel contesto e con quegli argomenti, lo si è trasformato in una sorta di voto sul segretario territoriale, a prescindere dalla valutazione sul merito delle due proposte organizzative: era solo questa la materia del contendere e l’idea stessa del PD che si vuole realizzare sul territorio , più precisamente una direzione larga e difficilmente produttiva ( il documento approvato non dice esattamente di quanti membri) ed una direzione più snella ( 30 membri) di eletti all’interno stesso dell’assemblea, con un limitatissimo numero di membri di diritto.
L’assemblea ha votato e scelto la prima delle soluzioni organizzative ( la proposta del segretario) , quindi la soluzione di una direzione dilatata. Voti 100 a favore, 50 contrari e mi pare 15 astenuti.
4) Assemblea territoriale del 30 giugno : si è votata, non so quanto stancamente, la proposta unitaria di direzione con numero di 75 membri : certo non era questa la direzione contenuta nel progetto organizzativo di Mosconi , ma per ossequio al documento votato il 19 a maggioranza, ma pure per volontà dei partecipanti al gruppo di lavoro ( non volontari, ma invitati tutti dal Segretario Castagnoli) , si è pensato e scelto che fosse opportuno costituire l’ultimo organismo dirigente mancante e passare al tempo del lavoro sulle questioni urgenti.
Così è che per senso di responsabilità e comunque senza venir meno alle proprie convinzioni in merito al partito e alla sua organizzazione, la proposta è stata accolta, anche se qualche voto contrario si è manifestato trasversalmente, per ragioni ovviamente diverse.
5) Debolezza del gruppo dirigente che poco riesce a guidare la dialettica interna ed il processo decisionale: a questa affermazione potrei controbattere che da tanto tempo questa debolezza è manifesta e anzi aggiungere che trovo fortissima la presunzione di un vecchio gruppo dirigente (di ex partiti che non ci sono più, perché oggi c’è il PD che non è la nuova edizione del PCI,PDS,DS + Margherita) di saperla sempre più lunga degli altri, ma sempre dopo, dopo le sconfitte, dopo le batoste elettorali, contando sempre molto su un forte spirito di autoconservazione e di reticenza al rinnovamento nelle modalità che il partito nuovo e aperto impone e molto meno o poco sul contatto reale con la gente, le cui aspettative il voto recente ha dimostrato che non sappiamo ben intercettare. Credo che la debolezza sia tutta qui, nel non farsi permeare dalle nuove energie , anzi caparbiamente respingerle e relegarle a rango inferiore.
6) Assemblea comunale
Ciò che scrive e sottoscrive ( ?) il comitato direttivo del Circolo Foro Boario, se non fosse patetico, rischierebbe l’accusa di falso e pretestuoso.
Non so cosa non si sia capito ( peraltro il segretario di Foro Boario era assente) ma è chiaro che fra direzione comunale ed assemblea dei segretari ci sarà piena collaborazione: un piccolo iniziale equivoco sul termine parere vincolante della conferenza dei segretari, è stato infine abbondantemente chiarito, tant’è che il Sindaco stesso , altri e la Segretaria Massa hanno rettificato il termine, non potendo in alcun modo un parere della conferenza ledere la potestà deliberante della direzione e tantomeno dell’assemblea comunale. Il fatto certo è che l’assemblea dei segretari avrà un ruolo centrale nello svolgere l’azione politica dell’Unione Comunale del Pd forlivese.
7)Segretaria Comunale e incontri caratterizzati da forti critiche contro l’amministrazione: oserei citare “la calunnia è un venticello”: ci si riferisce, per caso all’incontro con il Sen. Vassallo? Se è così, cosa doveva fare la Segretaria Comunale, selezionare le iscrizioni a parlare? Impedire la libera espressione di alcuni dei numerosi partecipanti, fare una difesa d’ufficio di che e di cosa? Alcuni dei temi caldi proposti non sono quelli in agenda anche secondo il capogruppo del PD in consiglio comunale?
Gli interventi valutati dal segretario del circolo Foro Boario (mi pare unico presente del suo circolo) così critici verso l’amministrazione , in realtà sono stati proposti come contributi a problemi da affrontare e risolvere nella fase di stesura dei programmi elettorali, proprio per non perdere la futura competizione elettorale, per non fare esclusivamente l’esibizione del buono ( che è tantissimo) realizzato dall’amministrazione e che nessuno ha contestato, ma per aprire sfide e prospettive alla città futura, a quella dei prossimi 10/20 anni.
Nel timore di perdere vecchie egemonie, vogliamo deludere e perdere queste forze fresche? Credo non sia davvero opportuno: così come l’Italia, Paese a crescita 0 nella natalità, avrà serie difficoltà a mantenere le posizioni di paese industrializzato di riguardo, così il Partito Democratico se non darà voce , ascolto vero e spazi di dibattito e azione ai “ nuovi nati alla vita politica”, sarà destinato, stancamente, molto stancamente ma inevitabilmente ad esaurirsi in sé stesso. Il saldo naturale fideisti e nuovi aderenti al PD è destinato, senza un rinnovamento concreto, ad un segno negativo. Ce vogliamo rendere finalmente conto oppure no?
In conclusione riprendo il titolo : ora è stagione delle opere ( ne è esempio l’impegno alla Festa dell’Unità di tanti volontari sia per la parte amena e luculliana, sia per la parte di programmi culturali, di dibattito, politici che da qualche anno a questa parte erano praticamente scomparsi ), protagonisti di queste opere sono anche i volti e le energie dei nuovi volontari e di cittadini democratici avvicinatisi al partito nuovo.
Questa è la prospettiva vincente, coltiviamola, non è tempo di polemica, specie se non sostenuta da fatti concreti. In questo blog, fin dalla sua costituzione e in modo aperto e pluralistico, si lavora a questa prospettiva.
Stefania
P.S. Non riferisco della prima riunione della direzione comunale, in quanto non presente per impegno in federazione: ma Teresa Vaccari ha già scritto abbondantemente e con pertinenza.
E SE PROVASSIMO A FARE PRIMARIE DAVVERO DEMOCRATICHE
MILENA GABANELLI
La Repubblica – Cronaca di Bologna – Sabato 19 luglio 2008
Per evitare equivoci, premetto che faccio la giornalista, non mi sono mai schierata a sostegno di un partito e non intendo cambiare mestiere né abitudini. Vivo da 30 anni in questa città e, da cittadina, ho visto la sua lenta decadenza, pertanto non posso non chiedermene le ragioni.
Altri, più partecipi di me alla quotidianità bolognese, dicono che l’indole conservatrice della popolazione, gli interessi di categoria che prevalgono su quelli generali, l’impossibilità di introdurre elementi nuovi nella gestione politica hanno generato negli anni appiattimento e connivenze.
Non so se questo sia vero, ma c’è una convinzione diffusa che le decisioni che contano vengano prese da un gruppo ristretto di persone, sempre le stesse, che sono ostaggio di corporazioni ed impediscono alla popolazione la scelta dei propri rappresentanti in Comune.
Bologna è per tradizione una città di sinistra. La sinistra, per voce di chi la rappresenta, ha recentemente dichiarato: “Non sappiamo parlare alla gente”, “La gente ha sentimenti antipolitici”, “Bisogna guardare al futuro”. Per provare a cambiare un meccanismo che produce sfiducia e indifferenza, il PD è stato il primo partito a teorizzare le primarie come metodo di elezione di un candidato. Ma se i candidati che concorrono alla poltrona di Sindaco sono scelti dai delegati del partito, è solo finzione, poiché è lecito pensare che ancora una volta si mettano-d’accordo fra loro sul nome che deve vincere e quello che deve perdere. L’ alternativa è un meccanismo ancora più complesso, ovvero: possedere la lista degli iscritti al PD, bussare a tutte le porte e portare a casa 1800 firme.
Per recuperare vitalità e fiducia, la candidatura dovrebbe essere aperta a tutti coloro che si riconoscono nella linea politica del PD, che possiedono un numero minimo di sostenitori e pensano, attraverso la loro competenza ed esperienza,di poter dare un contributo al rinnovamento della città. E devono essere i cittadini poi a decidere, con il loro voto, chi deve affrontare l’avversario alle elezioni finali per la poltrona di palazzo D’Accursio. In questo modo le primarie diventerebbero una gara veramente democratica e non una suggestione vuota; una gara nella quale Sergio Cofferati, o chiunque altro indicato e sostenuto dai vertici del PD, partirebbe senz’altro in vantaggio sugli altri, ma non li escluderebbe attraverso decisioni prese da pochi delegati di partito. Se vincesse, ne uscirebbe addirittura rafforzato, proprio perché passato attraverso la consultazione popolare.
Offrire la possibilità a chi ha voglia, passione e competenza, di potersi misurare, è un principio che un paese moderno deve applicare, affinché ognuno diventi protagonista attivo del proprio destino. Con meccanismi semplici e soglie basse d’accesso. Vale per il PD e per tutti i partiti. Le modalità usate finora hanno appiattito idee e alimentato sentimenti di rigetto; forse per questo ogni volta che le elezioni si avvicinano la città si riempie di manifesti che elencano le meraviglie compiute dall’amministrazione che sta per scadere, come se i cittadini abitassero sulla luna. Non è detto che questo tipo di apertura sia rivoluzionario, ma per saperlo bisogna provarci. Se non funzionerà non
avremo perso nulla, ma se invece, come credo e spero, qualcosa si dovesse innescare, sarà inevitabile, per le altre città, adottare in futuro questo metodo, portandosi dietro un cambiamento vero.
Confesso di non essere un simpatizzante di Rifondazione Comunista e della fazione che ci vuole legati ad una sinistra di quel tipo. Ieri però si è concluso il congresso e si è arrivati davvero alla frutta. Politica e di contenuti, perchè da un lato il partito rompe il progetto di unità della sinistra ( e distrugge il progetto politico di Romano Prodi) e dall’altro si è assistito ad un imbarbarimento dei toni che mette tristezza.
La domanda che ci dobbiamo fare oggi è se ha senso continuare ad ipotizzare una proposta politica che racchiuda anche chi non lo vuole oppure provare a rivolgersi agli elettori di centro (con tutto quello che ne comporta in un caso e nell’altro, anche in tema di come svolgere l’opposizione).
Anche perchè ipotizzare di presentare agli elettori locali alleanze con partiti che a livello nazionale ti contrastano (anche con toni offensivi)sarebbe l’ennesimo regalo.
Molti saluti.
All’ultima Assemblea Comunale del 31 luglio si è fatto un altro importante passo avanti verso l’organizzazione di primarie vere per le prossime elezioni amministrative, formalizzato in un ordine del giorno approvato all’unanimità e diffuso a tutti i componenti dell’Assemblea e agli organi di stampa.
Innanzitutto si è recepito il regolamento quadro che indica i tempi e i modi di svolgimento delle primarie.
Sulla base del regolamento si è quindi deciso di nominare nella prossima assemblea del 4 settembre il comitato organizzatore delle primarie, che sarà composto da un rappresentante per ogni circolo.
E’ stata inoltre accolta la mozione presentata da Renzo Rivalta e da altri segretari di circolo affinchè, considerando l’importanza dei prossimi impegni elettorali, fino alle prossime amministrative la Conferenza dei Segretari sia invitata a tutte le riunioni della Direzione e dell’Assemblea Comunale.
E’ stata inoltre ribadita la volontà di attivare in tempi brevi le cinque aree tematiche, anche sul web,
- ambiente e sviluppo sostenibile
- economia e territorio
- conoscenze, saperi e innovazione
- diritti di cittadinanza ( salute, welfare, benessere)
- legalità e sicurezza e coesione sociale
con il coinvolgimento di iscritti ed elettori per predisporre la piattaforma di programma per il candidato a Sindaco.
Oltre all’importanza dei contenuti approvati dall’Assemblea, mi sembra importante sottolineare l’efficacia del metodo seguito.
Senza sterili discussioni sui massimi sistemi, seguendo regole e procedure esistenti e condivise, si è arrivati alla programmazione delle attività da svolgere in questa prima fase delle primarie.
Come sempre, le discussioni non sono mancate, ma alla fine si è giunti ad una sintesi che è stata approvata all’unanimità.
Alcune osservazioni mi sono sembrate però abbastanza pretestuose e più mirate a tentare di riproporre posizioni già superate dalle decisioni precedenti dell’Assemblea (come il diritto di voto dei segretari all’interno della Direzione Comunale) che non a offrire un contributo concreto all’attività del Partito.
Il lavoro da fare è tanto e i tempi sono abbastanza stretti: GLI STRUMENTI PER LAVORARE CI SONO GIÀ, BISOGNA SOLO AVERE LA VOLONTÀ DI USARLI PER TRADURRE IN AZIONI CONCRETE LO SPIRITO DEL PARTITO DEMOCRATICO.
Abbiamo molti documenti in cui possiamo trovare già definiti le regole, i criteri, i principi e le linee guida e che ogni aderente al Partito Democratico, soprattutto chi svolge un ruolo attivo, dovrebbe conoscere e si possono trovare tutti anche sui siti del PD locali e nazionale
- Statuto Nazionale del Partito Democratico
- Manifesto dei Valori del Partito Democratico
- Codice Etico del Partito Democratico
- Manifesto Programmatico PD Emilia-Romagna
- Statuto del Partito Democratico dell’Emilia Romagna
- Linee regionali per i programmi per le elezioni amministrative ed europee del 2009
Il Partito Democratico è nato per cambiare il modo di fare politica e ha posto come suoi valori primari l’etica, il pluralismo e la partecipazione diretta dei propri elettori.
Molti di noi si sono riconosciuti pienamente in questi principi, ci credono e li mettono in pratica.
Ma c’è una parte del Partito, a livello locale e nazionale, che sembra avere nostalgia dei vecchi sistemi basati su contrattazioni, equilibrismi, spartizioni di pacchetti di voti che si svolgono al di fuori dei luoghi deputati al dibattito politico.
Sistemi che ci hanno portato negli anni ad una costante perdita di consensi in termini di voti e, quello che è più grave, ad un impoverimento dei contenuti delle proposte politiche se non a scelte sbagliate che poco hanno a che vedere con il bene della comunità e molto con la salvaguardia di posizioni personali di potere e di denaro.
E le prossime primarie, al di là del “toto-sindaco” portato avanti dai giornali a volte con toni pittoreschi, DOVRANNO METTERE A CONFRONTO IDEE E PROGRAMMI ISPIRATI AI VALORI DEL PARTITO DEMOCRATICO e non essere un regolamento di conti tra ex-qualcosa.
Solo così la gente che vive nelle nostre città, stufa di questi logori giochetti, tornerà a credere in noi.
Perchè se si continua sulla vecchia via, poco avranno da spartirsi fra un anno i grandi manovratori.
E chiudo con una considerazione sull’intervista del presidente della Camera di Commercio Alessadrini: l’eliminazione degli antichi campanilismi tra Forlì e Cesena e guardare anche oltre i loro confini, la constatazione di una spiccata difficoltà nel compiere un necessario ricambio generazionale in tutti gli ambiti e i livelli della società e di vivere in un paese bloccato in cui si tende a conservare il presente senza lavorare per costruire un futuro per l’organizzazione di cui si è parte. Alessandrini parla ovviamente di un contesto economico, ma penso che questi concetti si possono sicuramente applicare anche alla attuale situazione politica locale.
E il fatto che ci sia questa stretta correlazione mi fa venire il dubbio che per troppo tempo i livelli dell’economia e della politica si siano confusi e che se i risultati non sono positivi forse qualcosa da ripensare nel meccanismo c’è.
Maria Teresa Vaccari – Componente della Direzione Comunale del PD di Forlì
che ne pensate di queste considerazioni?
a me paiono particolarmente lucide.
Purtroppo dalle nostre parti le feste democratiche oltre a perdere il senso e il significato dell’unità si sono ridotte a sagre (e così la festa della lega rischia di essere uguale a quella del pd…)
§§§§§
Il nome della Festa
Ugo Sposetti
Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.
Gabriel Garcìa Màrquez
Una settimana fa ho ricevuto, via sms da Bologna, la seguente notizia: i compagni di Filo d’Argenta, non proprio entusiasti del cambiamento del nome della loro festa, hanno deciso di rifarsi erigendo una torre alta 15 metri, che sostiene una bandiera rossa di 6 metri per 4. Leggendo quanto ha di recente affermato Tonini, sulla opportunità di elaborare una nuova liturgia politica attraverso la cancellazione del tradizionale comizio di chiusura della Festa nazionale di settembre - sostituito dalla conferenza conclusiva della summer school del PD - mi è tornato in mente quel messaggio così breve, eppure così denso di storia e di simboli. Certe memorie, una volta accese, non si fermano facilmente. E così mi sono ricordato di un vecchio saggio, scritto oltre 30 anni fa da un illustre storico americano, David Kertzer, giunto a Bologna nel 1972 da giovane ricercatore per condurre nel quartiere Lame una ricerca sul conflitto rituale tra comunisti e cattolici, tra l’altro con l’aiuto di Arturo Parisi. Secondo lui, la Festa de l’Unità «è il simbolo della solidarietà comunitaria, il momento dell’anno in cui tutta la comunità si riunisce e si vede insieme a mangiare alla stessa tavola. (…) Le barriere sociali comuni dell’età, del sesso e della condizione socio-economica vengono infrante in queste occasioni. (…) Per accrescere l’influenza del Pci serve molto di più una festa che non una dozzina di convegni pubblici per spiegare le proposte del partito sulle pensioni, le case o l’ordine pubblico».
Questi ricordi e tanti altri elementi di riflessione mi spingono oggi a ragionare sul significato della Festa, cercando di andare oltre polemiche di corto respiro. Quali sono le radici storiche, gli elementi caratterizzanti del fenomeno Festa de l’Unità?
La festa politica moderna - è noto - nasce con la rivoluzione francese, con la necessità di sostituire la celebrazione simbolica del potere monarchico con quella della sovranità popolare. Diverse sue caratteristiche definiscono un modello destinato a lasciare tracce profonde: la parata con i carri allegorici, il comizio, la funzione pedagogica e quella ricreativa; il mangiare insieme, simbolo potente di solidarietà e condivisione.
In Italia ritroviamo molti di questi elementi già nelle forme della socialità popolare che accompagnano la nascita e l’espansione del movimento operaio e contadino, dai festeggiamenti del 1° Maggio alle case del popolo.
Il fascismo distrugge scientificamente ogni forma di socializzazione spontanea, e vi sostituisce le sue feste, i suoi simboli e riti obbligatori, rigidamente definiti dall’alto, funzionali alla pedagogia dello stato totalitario. All’indomani della Liberazione, essendo il Pci all’inizio di una rapidissima trasformazione in un grande partito di massa, Togliatti affronta la questione del ruolo delle sezioni. Insistendo sulla loro funzione non solo politica ma anche sociale, le definisce come «centri della vita popolare», luoghi aperti a tutti, ove deve essere garantita anche «la possibilità di divertirsi se questo è necessario». Addirittura divertirsi, se proprio è necessario.
E lo era, nel 1945. Nell’Italia dilaniata dalla guerra, le prime Feste de l’Unità incontrarono subito il sentire del popolo italiano, ancora sofferente per le conseguenze devastanti della dittatura fascista ma ansioso di vivere finalmente alla luce del sole, finalmente libero dal terrore dei bombardamenti. Parliamo dunque di una storia lunga più di 60 anni, che affonda le radici nei primi stand de l’Unità ospitati in esilio a Parigi alle feste de l’Humanité, durante il ventennio. Una storia che ha coinvolto milioni di persone, dall’operaio al contadino, dall’imprenditore all’antropologo. Una storia che non riguarda certamente solo il Pci: i festival de l’Avanti!, quelli dell’Amicizia, sia pure probabilmente con minor impatto in termini di visibilità e longevità, testimoniano come la festa politica sia inestricabilmente connessa allo sviluppo della democrazia e della partecipazione politica di massa. Nel 1945, dunque, nascono le prime esperienze, concentrate prevalentemente nel nord Italia. Le testimonianze delle primissime feste, quella di Mariano Comense o la parata sul Canal Grande a Venezia, ci parlano di un popolo in festa, di un entusiasmo che spesso travolge le aspettative degli stessi organizzatori. La funzione politica della festa è evidente e si sviluppa su diversi piani: cementare l’appartenenza dei militanti al partito, rafforzare la coscienza di classe dei lavoratori attraverso una pedagogia politica che lavora in profondità, ma anche e soprattutto “invadere” pacificamente la sfera pubblica, mostrare chi sono questi “pericolosi comunisti”, parlare a tutta la società. Il fatto che quel luogo, quell’evento è il frutto spontaneo della dedizione di lavoratori che per crearlo hanno rinunciato al tempo libero (poco) e dimenticato la fatica (molta), ha un impatto molto forte.
Fin dall’inizio, e per diversi anni, la festa si apre con il corteo che attraversa la città, spesso animato da carri allegorici, balli tradizionali e, ovviamente, bandiere e fazzoletti rossi ovunque. Dentro la festa i murales - dipinti spesso da grandi artisti che anziché essere ospitati dalla festa la costruiscono, militanti fra i militanti - assumono un ruolo importante come strumento di informazione e formazione politica elementare, e come potente mezzo di identificazione emotiva con la causa dei lavoratori.
Nel settembre 1949 - un anno difficile dopo la sconfitta del 1948, l’attentato a Togliatti, la scomunica del Sant’Uffizio - Luigi Longo traccia un bilancio delle prime esperienze, dal quale emerge una piena consapevolezza del valore politico delle feste. Nessuno spazio all’orgoglio delle federazioni: «una festa per ogni sezione» non solo non è uno slogan, afferma Longo, neppure è un obiettivo sufficiente, perché occorre «garantire dappertutto almeno una bicchierata, una conversazione». La sua preoccupazione è che non sia stata compresa la «necessità di condurre, dato il carattere popolare delle feste e le possibilità che ci offrono di prendere contatto con nuovi strati di popolazione, un’azione di propaganda semplice, di tipo evangelico». Le feste de l’Unità nell’Italia post-bellica, dunque, assumono un carattere nettamente nazional-popolare, e incontrano un successo immediato: in pochissimi anni anche il cinegiornale le definisce un evento «ormai tradizionale». Un fenomeno complesso, vitale, aperto al cambiamento dello scenario politico, culturale e sociale, e a sua volta fattore di innovazione. Ma non sottovalutiamo che per 60 anni le feste sono state una insostituibile fonte di finanziamento del Partito e dei suoi strumenti di comunicazione. È con i ricavi delle feste che si costruiscono sedi e case del popolo. Le feste permettono di recuperare lo spazio pubblico, cui viene restituita dignità e vivibilità. Questa caratteristica strutturale si sviluppa ulteriormente negli anni ‘70, quando il Pci raggiunge i vertici del consenso popolare e conquista le amministrazioni delle grandi città. La festa nazionale di Roma del 1972, sulla quale Ettore Scola ha girato un cortometraggio splendido, rappresenta uno dei momenti di svolta, insieme a quella di Venezia, che trasforma il centro della città come nessuno osava immaginare, e quella del 1976, a Napoli, dove un oceano di gente invade l’arena dei campi flegrei, restituita alla città dopo decenni di abbandono e degrado, per ascoltare Enrico Berlinguer. E che dire di Pesaro 2007 quando la festa viene organizzata nelle vie, nelle piazze del centro storico. È un successo!
La festa cambia senza snaturarsi, fa convivere le tradizioni popolari con le avanguardie artistiche, i grandi concerti pop con le mostre, il teatro, i dibattiti. Gli anni ‘80 sono affollati di “feste tematiche” che toccano molti rami dello scibile. Tra le tante, si può ricordare una festa della Figc nel 1986 a Napoli dedicata all’Africa, che vide anche la partecipazione di Wole Soyinka, di lì a pochi mesi vincitore del premio Nobel per la letteratura.
Ma è meglio fermarsi qui, le vicende recenti sono note ai più. Ho voluto ripercorrere panoramicamente questa storia perché è affascinante, è carne e sangue della Repubblica Italiana. E anche perché contiene tracce di futuro. Tra queste, la ricchezza di un’esperienza di partecipazione politica di base e di socializzazione comunitaria che si rinnova ogni anno tanto nel paesino quanto nella metropoli. E in questi ultimi anni le Feste de l’Unità sono tornate a crescere, non solo nei grandi numeri di quelle nazionali, ma anche nei quartieri e nei paesi. Vuol dire che altre migliaia di giovani si sono avvicinati alla politica attraverso un modello antico e insieme moderno, dato che viene riproposto in tante esperienze diverse fra loro.
All’inizio degli anni ‘60 i compagni bolognesi, ansiosi di manifestare a Jurij Gagarin il loro appoggio incondizionato, costruirono una torre alta 30 metri che sorreggeva un “modellino” di 5 metri di diametro, fedele riproduzione dello Sputnik. Non me ne voglia Tonini, e soprattutto non me ne vogliano i compagni di Filo d’Argenta, ma direi che stavolta gli è andata bene.
Come ha scritto Zangheri presentando un bel volume curato da Baravelli, «ai giovani spetta ora un compito: conservare e sviluppare queste promesse di convivenza civile». Per questo voglio solo affermare un concetto elementare: i nomi si possono cambiare, in tanti modi e per diversi motivi. L’importante è conoscerne il significato.
CAMBIARE PASSO
La manovra del governo è, “mutatis mutandi”, il proseguimento della politica di rigore del governo Prodi.
La differenza sta nel fatto che l’opposizione di centro destra allora si schierò contro, in quanto riteneva prioritario l’abbattimento del carico fiscale per portarlo al di sotto del 40%.
Il centro destra, ora al governo, dimentica quella scelta strategica privilegiando un generico e non selezionato abbattimento della spesa pubblica.
Il PD oggi non può limitarsi a una critica generica ma deve incalzare il governo sulla strada intrapresa e si deve caratterizzare su 2 punti: qualificare i tagli e indicare con precisione dove e come colpire veramente le sacche parassitarie della Pubblica Amministrazione, in modo da non penalizzare i servizi ai cittadini offerti dagli Enti Locali; il risparmio ottenuto va tradotto immediatamente in un alleggerimento sensibile del peso fiscale su salari, stipendi, pensioni, per dare una scossa ai consumi.
Su questo piano la nostra posizione ricalca ancora, purtroppo, schemi del passato, essendo generica, di stampo propagandistico, non all’altezza di un partito di governo che deve anche dall’opposizione, indicare soluzioni concrete e strade percorribili.
Questa difficoltà del PD nell’aggredire i problemi la ritroviamo anche a scala locale, dove hanno ancora il sopravvento visioni parziali, occasionali e contingenti che confinano il confronto ed il dibattito politico interno al partito esclusivamente tra i soli “addetti ai lavori” e non in una corale tensione ideale e progettuale.
Ad esempio qui, il PD, partito di maggioranza relativa, non ha ancora espresso una sua concreta proposta, da affidare al dibattito cittadino, sulle grandi questioni strategiche.
Ne indico solo due tra le tante: una moderna gestione del territorio capace di agevolare insediamenti abitativi e produttivi a costi calmierati e di destinare alla realizzazione di infrastrutture pubbliche le risorse sottratte alla speculazione immobiliare; la centralità del cittadino nei suoi rapporti con la Pubblica Amministrazione e con le problematiche sociali, democratiche e culturali di cui va recuperato il primato che è nel DNA della Sinistra Democratica Romagnola.
A un anno dalla scadenza elettorale è bene cambiare passo affinché il PD viva, d’ora innanzi, una sorta di mobilitazione permanente, in modo da “imporre” una aggiornata ed incisiva agenda politica riguardo il presente e il futuro della nostra comunità.
Forlì, 08 Agosto 2008
Consigliere Comunale
Partito Democratico
(Sansavini Luigi)
“Giustizia e Sicurezza” Festa democratica Tematica 2008
a proposito del Pd e nuove forme di dibattito , spero di far cosa gradita a tutti allegando il programma della festa tematica in oggetto che si terrà a Padova dal 22 agosto al 7 settembre Patrizia Graziani
Ministero della giustizia del Governo ombra
Partito Democratico di Padova
FESTA DEMOCRATICA TEMATICA 2008
“GIUSTIZIA E SICUREZZA”
Padova, Parco Pubblico della Chiesanuova, Via Chiesanuova n. 131
22 agosto - 7 settembre
Programma iniziative politiche
• Martedì 26 agosto 2008, ore 21,00
“E LA CHIAMANO VITA BUONA. Il nuovo welfare tra social card e libro verde”
Partecipano:
Andrea Castagna, segretario generale CGIL Padova
don Marco Cagol, pastorale sociale del lavoro
Ugo Campanaro, Confcooperative
Giancarlo Piva, sindaco di Este
Claudio Sinigaglia, vicesindaco di Padova
Margherita Miotto, deputata PD
• Giovedì 28 agosto 2008, ore 21,00
LA LOTTA ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA
Partecipano:
Gian Carlo Caselli,magistrato
Sandro Favi, Dipartimento Giustizia Direzione PD
Massimo Calearo, deputato PD
Massimo Carraro, imprenditore
don Giorgio De Checchi, Associazione Libera
• Venerdì 29 agosto 2008, ore 21,00
IL FUTURO DI PADOVA
Partecipano:
Flavio Zanonato, sindaco di Padova
Ivo Rossi, assessore Comune di Padova
Iles Braghetto, eurodeputato UDC
Rappresentanti delle categorie economiche e sociali padovane
• Lunedì 1 settembre 2008, ore 18,00
SICUREZZA, LE IDEE E LE PROPOSTE DEL PD
Partecipano:
Marco Minniti, ministro dell’interno del Governo ombra del PD
Marco Carrai, assessore sicurezza Comune di Padova
Flavio Zanonato, sindaco di Padova
Paolo Carlotto, segretario Silp-CGIL Veneto
Graziano Candeo, segretario Siulp Veneto
Michele Dressadore, segretario Sap Veneto
• Lunedì 1 settembre 2008, ore 21,00
ANNI SPIETATI (documentario sugli anni di piombo)
Intervengono:
Stefano Caselli e Daniele Valentini, giornalisti e autori del documentario
Paolo Giaretta, segretario regionale PD Veneto
• Martedì 2 settembre 2008, ore 21,00
A 60 ANNI DALLA COSTITUZIONE QUALI PROSPETTIVE PER LE RIFORME ISTITUZIONALI
Intervista a Luciano Violante con Omar Monestier, direttore del Mattino di Padova
• Mercoledì 3 settembre 2008, ore 21,00
GIUSTIZIA: LE PROPOSTE DEL PD
Partecipano:
Lanfranco Tenaglia, ministro della giustizia del Governo ombra del PD
Luigi Pasini, avvocato
Vittorio Borraccetti, magistrato
Lorenzo Locatelli, presidente ordine avvocati di Padova
Alessandro Naccarato, deputato PD
• Giovedì 4 settembre 2008, ore 21,00
STALKING: sindrome del molestatore assillante. Quali proposte per superare un vuoto legislativo
Partecipano:
Silvia Della Monica, senatrice PD
Anna Rossomando, deputata PD
Antonia Maddalosso, coordinatrice Democratiche Padova
Francesca Gislon, avvocato
• Venerdì 5 settembre 2008, ore 21,00
QUALE SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO
Partecipano:
Cesare Damiano, vice ministro del lavoro del Governo ombra del PD
Andrea Castagna, segretario CGIL Padova
Nello Cum, segretario UIL Padova
Adriano Pozzato, segretario CISL Padova
MauroBortoli, assessore Comune di Padova
Franca Dosaggio, deputata PD
• Sabato 6 settembre 2008, ore 21,00
SANITA’, ASSISTENZA, FAMIGLIA: QUALI SICUREZZE
Partecipano:
Rosy Bindi, vice presidente della Camera dei Deputati
Giovanni Gallo, consigliere regionale PD
Antonino Pipitone, capogruppo Italia dei Valori Comune di Padova
• Domenica 7 settembre 2008, ore 21,00
MANIFESTAZIONE CONCLUSIVA
Partecipano
Felice Casson, senatore PD e Simonetta Ruminato, deputata PD
Non si può non essere d’accordo sulla necessità di un *cambio di passo*.
In diversi interventi in questa sede, e non da ora, questa richiesta è stata avanzata in forme diverse ma sempre coerentemente all’idea della *nuova stagione* che dovrebbe caratterizzare il Pd, a livello nazionale e locale: una stagione fatta di processi democratici a tutti i livelli, e di partecipazione attiva, di “mobilitazione permanente” (l’espressione è efficace e simbolica).
Questa mobilitazione non può che mettere al centro il cittadino, guardando alla politica anche con gli occhi di quel “cittadino-elettore” presente nell’elaborazione iniziale del Partito democratico e pian piano abbandonato, nel prevalere di asfittici correntismi legati non a ideali e prospettive politiche differenziate, quanto piuttosto a vecchi personalismi ancora presenti nel gruppo dirigente del Pd nazionale (e non solo nazionale).
La centralità del cittadino va certamente messa in primo piano e per fare questo serve un partito aperto, molto innovativo nella sua organizzazione e nella sua modalità di stare nella società. Un partito che sa essere protagonista del dibattito, orientarlo, ma che sa anche ascoltare, specie quanto di più innovativo - nel senso della qualità - si muove nella società. Su questo il Partito democratico forlivese in questi mesi è spesso risultato in difficoltà, spesso troppo schiacciato o annullato dai suoi livelli amministrativi (e questo è un problema urgente da affrontare altrimenti i rischi sono ancora più gravi rispetto a quelli di questi anni).
Concordo sull’esigenza di “imporre” una aggiornata ed incisiva agenda politica riguardo il presente e il futuro della nostra comunità, “imporre” nel senso di proporre con forza progettuale, e capacità di generare iniziative nei luoghi della città e del territorio, facendosi interlocutori con la forza prima di tutto delle idee.
Tra le grandi questioni che dovrebbero essere poste al cuore dell’agenda politica sta anche quella - e su questo il Pd, come già prima il partito dei Ds e della Margherita, è ancora molto indietro nella sua proposta complessiva - quella *ecologica*.
Un partito progressivo, che voglia essere al passo delle nuove sfide, non può non fare seriamente i conti con il “respiro della città”, con la tutela dell’ambiente e del paesaggio, e non può certamente rinchiudersi entro logiche sviluppiste, sganciate dal rispetto della qualità della vita e dell’ambiente. Il Pd non può essere solo il partito che costruisce e cementifica, magari senza una visione d’insieme, che lascia spazio agli spiriti animali dell’economia (della grande distribuzione, delle multinazionali, delle forze economiche che impongono la loro agenda alla politica); deve avere - progettualmente e nel suo dna - una forte “vision” ambientalista, quell’”ambientalismo del sì” che Veltroni lanciò al’epoca della campagna elettorale e che dovrebbe rappresentare una cifra costante di ogni azione amministrativa.
In questo contesto, tra i punti programmatici inderogabili per le prossime elezioni amministrative, credo debba assolutamente trovare posto la progettazione dell’estensione della *raccolta differenziata* con il sistema del *porta a porta* su tutto il territorio forlivese. Il progetto sperimentale a Forlimpopoli sta dando risultati eccellenti, Bertinoro e Meldola paiono ormai orientati ad adottare questo sistema (nonostante qualcuno - legato a precisi interessi e alle logiche regressive di Hera - ostruisca il processo), ma purtroppo Forlì - città capoluogo - su questo terreno è ferma, nonostante da più parti le richieste siano state avanzate, con buoni argomenti, da forze politiche e associative, e nonostante impegni fossero stati presi, su richiesta di un alleato propositivo e leale quale è stato - per lo meno fin qui - il partito di Rifondazione comunista.
E’ una sfida a cui non ci si può sottrarre, ma soprattutto che non può essere affrontata con improvvisazione o in maniera estemporanea. Serve un progetto culturale, che supporti gli argomenti di efficienza del sistema, serve una visione e una strategia d’insieme.
Su questo occorre fin d’ora lavorare affinchè ci si possa presentare davanti agli elettori, nonchè insieme ai propri militanti, come forza innovativa, che pensa all’ambiente in modo non contingente, ma che lo fa con proposte costruttive, all’altezza di nuovi scenari e di nuove esigenze legate alla salute e al patrimonio ecologico.
Anche su questo si misurerà la qualità della proposta programmatica del PD, nonchè quella dei candidati alle primarie che dovranno rappresentare un alto confronto tra diversi modi di declinare una comune prospettiva, quella democratica, che non può che guardare al futuro.
Una prospettiva che non potrà essere ripiegata su stessa, ma facendo tesoro del DNA della Sinistra democratica romagnola, sappia aprirla a nuove istanze che devono trovare spazio nell’agenda di un partito di governo, capace di essere protagonista del cambiamento.
Un partito in “mobilitazione permamente” per una politica di qualità, aperta e partecipata, costruttiva, coraggiosa. Un partito nuovo, non nella mera forma ma nella sua proposta politica.
Thomas Casadei
(Segreteria Circolo PD Forlimpopoli - direttore Ist. Gramsci Forlì)
Concordo con Sansavini, c’è necessità di cambiare passo,di fare politica con la P maiuscola ed aggiungo “di voltare pagina”. Le scelte vanno fatte con i cittadini all’insegna dell’ascolto,della partecipazione, della trasparenza e del rinnovamento.E permettetemelo questi presupposti sarebbe ora si consolidassero maggiormente anche nel P.D.nazionale e locale. La litigiosità e soprapputto la presunzione di infallibilità e di superiorità di qualcuno(non so fino a che punto suffragate da un reale consenso nel territorio) ci indeboliscono e rendono meno credibile il nostro progetto politico.La nostra Amm.ne ha le carte in regola per essere riconfermata dai cittadini di Forlì,senza inutili trionfalismi o proclami demagogici, ma semplicemente attivando e rinvigorendo quel rapporto leale e trasparente che le nostre Amm.ni hanno da sempre avuto con in loro cittadini e che ora, con il P.D.,dovrebbe fare un ulteriore salto di qualità.
fa caldo,ma nonostante tutto tutti esprimiamo il profondo desiderio di definire in atti tutto l’argomentare che in questo ultimo anno si è fatto sul blog e in diverse sedi ed incontri…..ora la pausa estiva esaurisce un pò la carica e la tensione di questo ultimo periodo ed in alcuni prevale il pessimismo della ragione più che la speranza e la passione…ma non dobbiamo dimenticarci di chiedere ai nostri politici tirandoli per la giacchetta che loro hanno “l’onore oltre che l’onere di prendersi cura di qualcuno” e quel qualcuno sono uomini e donne,donne ed uomini che gridano il loro desiderio di una politica altra e di un altro mondo,magari non perfetto ma che passo a passo opera per una qualità di vita e di progresso in cui tutti possano essere protagonisti perchè essere umanicapaci e creativi.
certo che sfogliando anche gli assonati quotidiani di questi giorni non c’è da essere ottimisti.
patrizia barducci comp del circolo cà ossi e componente assemblea comunale di forlì
Forlì-Ryanair, Rusticali frena: “Accordo da rivedere”. E avanza Wind Jet
Commenta (3) | Voto: 8 agosto 2008 - 8.14 (Ultima Modifica: 08 agosto 2008)
Evidentemente il vespaio di critiche e polemiche innescato dall’annucio dell’accordo tra l’aeroporto di Forlì e Ryanair, lo ha convinto a fare marcia indietro e a chiedere una revisione dell’accordo. Il presidente di Seaf, la società di gestione dello scalo “Ridolfi”, Franco Rusticali. Anche perché, come rivelato dallo stesso ex sindaco a Tele 1, la compagnia irlandese ha comunicato solo il giorno prima che avrebbe trasferito tutti i voli internazionali da Forlì a Bologna.
Rusticali ammette che non si sarebbe “mai aspettato che la notizia che ben sette voli internazionali di stanza al “Ridolfi” sarebbero stati spostati a Bologna mi fosse stata comunicatra la mattina stessa della conferenza stampa”. In effetti l’annuncio del trasferimento dei voli ha destato più di una
perplessità e fatto gridare all’allarme tutta la riviera ravennate e riminese, preoccupata dalla possibile perdita di turisti.
Per questo Franco Rusticali fa sapere di aver chiesto a Ryanair “di aggiungere all’ìaccordo sull’insediamento della base operativa una postilla che chiarisca come recuperare il danno che il bilancio Seaf dovrà sopportare”.
Rusticali, quindi, riconosce che i conti della società di gestione dell’aeroporto “non potranno non risentire della perdita di voli internazionali significativi. Tratte che solo parzialmente possono essere compensate dagli utili derivanti dai voli domestici che sono stati promessi”.
Per il momento sembrano escluse azioni legali, ma di certo Rusticali e il suo staff sono al lavoro in un “proficuo confronto con la società ‘Wind Jet’, che ha assicurato la possibilità da marzo di inserire voli internazionali dallo scalo di Forlì”.
scusate, da possibile elettore democratico (ma su Forlì voglio vedere i candidati, perchè l’amministrazione uscente è stata davvero assai deludente) mi spiegate che cosa succede a proposito dell’areoporto? le prime dichiarazioni di Rusticali e soprattutto quelle del capogruppo del Pd in consiglio comunale (Errani giusto?) rilasciate ai giornali a cosa si riferivano? perchè il Pd locale è sempre così confuso?? specie su questioni che stanno a cuore ai cittadini? qualcuno mi dà una risposta?
Chi è in grado di rispondere ad Alessandro?
magari facendo una disamina un pò oggettiva per fare capire a tutti la questione dell’aereporto?
così come sarebbe bello capire cosa significa area vasta con tutte le implicazioni politico-amministrative che comporta?
E’ un pò di tempo che sento parlare di questo ma non so bene a cosa riferilo questo concetto?
Chi è a casa a fare le feerie è così gentile da rispondere.?
per quello che riguarda la mission del PDoltre all’anima ambientalista io curerei quella della inclusione ed integrazione,
quella del lavoro? quella di uno sviluppo sostenibile ed equo e solidale nel glocale e nel globale,curerei al massimo della potenza la comunicazione chiara,che va al cuore dei problemi e della gente,poi ancora darei valore ad uno sviluppo che tenga in massima considerazione il contesto culturale e le intelligenze di tante e tante persone del territorio.(come?)-(con quali risorse?).Sento serpeggiare intorno malumori sull’amministrazione…perchè cosa c’è che non va?quali sono le debolezze di una amministrazione uscente?eppure mi sembra che di cose ne siano state fatte tante…forse non sono adeguatamente pubblicizzate e rese note?bisogna lavorare sulle pubbliche relazioni,essere più empatici?
COSA VUOLE LA GENTE ? LO SA IL PD LOCALE?
SCUSATE I MIEI PENSIERI IMPERTINENTI E PERDONATE SE OGNI TANTO FACCIO ERRORI DI ORTOGRAFIA,MA SPESSO NONRILEGGO CIò CHE SCRIVO,PERCHè è PIù FORTE DI ME LA FOGA DI CONDIVIDERE I MIEI PENSIERI DEBOLI…CHE SONO COMUNQUE PENSIERI LEGITTIMI E CURIOSI
magari fosse solamente un problema di empatia! di certo l’empatia tra questa amministrazione e la città è al minimo storico (basti pensare agli assessori, oltre che al Sindaco, gli unici che hanno contatti con i cittadini sono Zelli - che però non fa l’assessore all’urbanistica - e Galassi, assai isolato rispetto alle scelte dell’amministrazione).
ma oltre alle cose fatte ci sono molte altri insuccessi e problemi: la vicenda iper, la vicenda affidi (e l’Assessore bertozzi al terzo mandato (!!) va certamente mandata a casa quanto prima: vada a lavorare), la sconfitta sull’areoporto, forlì rischia di essere una città decadente tra quelle della regione. Per questo urgono cambiamenti radicali. e se il Pd non ne sarà capace, peggio per voi…io intanto mi guardo attorno, perchè quest’amministrazione miha deluso, oramai troppo.
Gentile Davide, condivido molte delle tue analisi ma non la conclusione. Con il “peggio per voi” si va poco lontano. Forlì è già una città decadente a livello politico vista la considerazione di cui gode ma non è peggio solo per noi, bensì per tutti.
E non credo che queste valutazioni non abbiano influito anche sulla questione aeroporto, ultima perla di un’amministrazione che per l’ennesima volta prima ci vuole convincere di una cosa, salvo pochi giorni dopo ripiegare sull’opposto.
Ma cerchiamo di tener presente che anche l’opposizione ha grossi problemi nella linea politica (dare sempre e comunque contro all’amministrazione è una linea che non esiste, quasi come quella del Pd nazionale).
Cerchiamo di darci da fare perchè le alternative (che ci sono) abbiano forza e sostegno. Altrimenti sarà davvero peggio per tutti. Molti saluti.
caro riccardo,
molte grazie. io ho una visione molto laica della politica e credo che non esista il male (la destra) e il bene (il centro-sinistra o sinistra che sia). da potenziale elettore democratico - ma non da militante, dirigente, attivista, ecc. - vorrei una buona amministrazione e vorrei poter votare chi mi offre una visione della politica e della città adeguata. quando ho usato la parola “voi” lo facevo perchè questo blog - che apprezzo per la sua apertura e come strumento - è comunque legato al pd. Io voterò pd solo se saprà presentare delle alternative a quel che c’è ora. Se ci sono e me le dici posso prenderle in considerazione.
P.S. sull’aeroporto la figuraccia fatta da chi ha parlato a nome del pd è davvero incredibile.
LE OLIMPIADI DALLA CINA…ALLA ROMAGNA?
ECCO QUI QUANTO LANCIATO QUEST’OGGI CON TANTO DI SERVIZIO SU RAI 3. POSTO DA ROMAGNA OGGI
NON MI E’ CHIARO PERò SE IL FINE è SPORTIVO (DUNQUE CON LO SGUARDO AL 2020) O PIù PROPRIAMENTE POLITICO (DUNQUE CON LO SGUARDO ALLE PROSSIME SCADENZE ELETTORALI AMMINISTRATIVE).
CERTO IL PROGETTO è MOLTO AMBIZIOSO, QUASI FANTASCIENTIFICO …VEDREMO SE AVRà GAMBE. DI CERTO LA VISIONE DI INSIEME CHE EMERGE - E I SUOI PARTICOLARI - OFFRE SPUNTI DI DISCUSSIONE.
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Olimpiadi in Romagna nel 2020: il progetto di un gruppo di imprese
Commenta (11) | Voto: 12 agosto 2008 - 14.19 (Ultima Modifica: 12 agosto 2008)
FORLI’ - Siamo nel pieno dei Giochi di Pechino 2008. Spunta l’idea di “Romagna 2020″. No, non è fantascienza, ma la proposta di un gruppo di imprenditori italiani, soprattutto romagnoli, che vedono in questo territorio, la cui vocazione turistica è unica in Italia, il difetto di non pensare in grande. Ed ecco che si costituisce il comitato “Romagna 2020″, con soluzioni ed idee che puntano al futuro, in particolare alla candidatura come sede dei Giochi del 2020.
Il portavoce, o meglio colui che per primo ha pensato alla fattibilità di questa ipotesi, è Ubaldo Marra, che in questo contesto non appare né in veste di presidente di E-Bus, né in quella di politico: “Non si tratta di una provocazione - sottolinea - ma di una proposta che andrà valutata, messa in piedi da un gruppo di imprese, che prima di settembre non sarà reso noto”.
Innanzitutto la rete di trasporti: secondo il comitato la Romagna non è in grado di sostenere 2 strutture aeroportuali e l’ipotesi va a toccare nuovamente la trasformazione dello scalo militare di Pisignano nell’”Aeroporto internazionale di Romagna”, proiettato sulla riviera adriatica, dai lidi ferraresi ad Ancona. Per collegare l’aeroporto alla Tav, basterebbe, come accade in Spagna, prevedere un braccio autonomo della linea ad alta velocità ferroviaria, per ora non prevista dal piano nazionale delle Ferrovie dello Stato.
Anche il trasporto metropolitano può essere adeguato: è previsto, tra le polemiche, un trasporto rapido di costa (Trc), tra Rimini e Riccione, ma anche l’esistente tratta ferroviaria, Ravenna-Cattolica potrebbe essere trasformata in una linea trasporto passeggeri. “Non dimentichiamo - specifica Marra - che la metropolitana di Zurigo, viaggia su base ferroviaria. Non solo, anche la tratta Ravenna-Ferrara va portata su base
ferroviaria”.
Per quanto riguarda strade ed autostrade, oltre alle 3 corsie nel tratto dell’A14 Rimini Nord-Pedaso, sono necessari ammodernamenti degli assi viari già esistenti, dalle E45, all’Adriatica, dalla via Emilia, da Imola a Rimini, alle Cervesi di Forlì e Cesena. Inoltre ci sono una serie di piani urbanistici e progetti sul territorio: il recupero dell’area portuale di Ravenna, la ristrutturazione del lungomare di Rimini, l’”atollo” di Riccione”.
“Tutti questi progetti, se finalizzati ad un obiettivo - spiega Marra - ed interconnessi fra loro, potrebbero essere realizzati in tempi brevi. L’obiettivo potrebbe essere proprio quello della candidatura della Romagna ad ospitare le Olimpiadi del 2020. Le condizioni di massima esistono già”. La scadenza sarebbe il 2013.
Si parla di un aeroporto internazionale, di impianti sportivi che esistono già e che dovrebbero solamente essere adeguati, la capacità ricettiva alberghiera che in Romagna è unica in Europa. Inoltre la realizzazione di uno stadio capace di 90mila posti: si discute già del nuovo stadio di Rimini, si tratterebbe solo di pensarlo con una maggiore capienza. Infine un villaggio olimpico da 20mila posti: si potrebbe realizzare nelle aree liberate dagli aeroporti di Forlì e Rimini oppure, su un’isola artificiale, autonoma dal punto di vista energetico, con l’obiettivo di costituire una barriera permanente all’erosione delle spiagge, tale struttura potrebbe poi essere trasformata in “area porto franco”.
Le idee ed i presupposti sembrano esserci. Ora si attendono reazioni e risposte “prima dal basso - conclude Marra - quindi dalle associazioni. Da parte di ambienti industriali forlivesi e ravennati c’è già l’appoggio. Mi piacerebbe che sulla questione ci fosse un atteggiamento bipartisan. Credo che il punto di partenza debba essere la Regione”.
Info: http://www.romagna2020.com, 334 9619507, 346 1695370
Chiara Fabbri
Scusate ma qualcuno di voi che animate questo bel blog mi può spiegare perchè un giovane come me, che ha votato per Veltroni e vorrebbe votare democratico anche in futuro, si trova costretto a dare ragione a Bartoletti???? e per altro dopo essersi trovato d’accordo con tutti quelli che hanno criticato la disastrosa gestione della vicenda dell’aeroporto???
Ma quando succederà che il PD anche a Forlì avrà dei rappresentanti seri e competenti? Non mi si dica Pinza, Sedioli o Pedulli e compagnia cantante perchè questi qui sono davvero lontani anni luce da quel che serve oggi per una politica nuova e vicina ai cittadini (specie ai giovani, e a quelli che possono dare il meglio alla società in cuivivono), del signor Pinza a volte ho sentito dire che sia un bravo politico, le poche volte che l’ho sentito parlare mi è parso il classico tanto fumo e niente arrosto, e poi anche lui sarà pure uno da pensione (ne prende però una molto alta credo, come lessi sull’espresso mesi fa: i soliti componenti della casta!).
P.S. A proposito Marra che ruolo ha nel PD? e l’azienda che dirige come va? trasporti, se non sbaglio, ma non Atr, giusto?
§§§
Olimpiadi in Romagna? Marino Bartoletti (”Viva Forlì”) a Ubaldo Marra (PD): “Lascia stare le cose serie…”
(18/8/2008 10:23) |
(Sesto Potere) - Forlì - 18 agosto 2008 - Marino Bartoletti, Presidente “Viva Forlì” e autorevole giornalista sportivo, replica con una nota alla proposta lanciata nei giortni scorsi da Ubaldo Marra di realizzare nel 2020 le Olimpiadi in Romagna.
“Ho letto con olimpico stupore - stando a Pechino! - il divertente dibattito balneare sulle “Olimpiadi romagnole”. Evito ogni forma di sarcasmo: perché non è giusto, perché i sogni degli altri vanno rispettati (anche quelli più deliranti), ma soprattutto perché lo sport è alla base della parte più importante della mia vita (personale e professionale). Ma una domanda non posso non farmela: chi ha immaginato un simile progetto, ha la minima idea di che cosa sia un’Olimpiade? Se il Sognatore me lo avesse chiesto - ne ho seguite dieci! - gli avrei raccontato di una Monaco praticamente ricostruita, trascinata da una volontà regionale e nazionale senza precedenti nella storia della Germania moderna; gli avrei detto di una Los Angeles e di un’Atlanta sommerse dai milioni di dollari degli sponsor multinazionali che lì, e non altrove, volevano vendere Coca Cola e affini; gli avrei sussurrato di una Seul e di una Pechino in parte rase al suolo per far posto ai “venues” olimpici (senza che…i Comitati di quartiere - ammesso che esistano - fossero abilitati ad alitare un diniego); avrei sollecitato il suo pragmatismo di vecchio compagno, rivelandogli che a Mosca vennero “allontanati” migliaia di dissidenti e persino affettuosamente consigliati di cambiare aria decine di migliaia di abitanti perché la città fosse accogliente, “pulita” e non a rischio; gli avrei detto del miracolo economico che la Catalogna gettò sul piatto della bilancia per portare i Giochi in una Barcellona letteralmente reinventata fino alla Costa Brava; gli avrei anche ricordato i miliardi (di dollari) che la Municipalità di Montreal sta pagando dopo 32 anni per aver fatto il passo più lungo della gamba. Non gli avrei detto nulla di Sidney e dei suoi miracoli infrastrutturali, perché avrei avuto la sensazione - come dire - di non essere né capito, nè creduto. Proprio oggi riflettevo sulla boutade dell’Amministratore di E-bus mentre percorrevo la nuova highway che porta al Parco Olimpico: venti chilometri a otto corsie, creati dal nulla senza nessuna pietà per vicoletti, quartieri e storici “hutong”. E non è tutto: il terzo mastodontico terminal dell’aeroporto di Pechino costruito in due anni, grande come la Malpensa e attrezzato per i voli intercontinentali, verrà abbandonato dopo i Giochi perché ne serve…uno più in linea con le ambizioni future. I faraonici centri-media tirati su per l’occasione (l’International Broacasting Center dove sto passando i miei giorni e soprattutto le mie notti e il Media Press Center) verranno rasi al suolo entro la fine dell’anno, perché le multinazionali che stanno investendo sulla Cina reclamano cubature più fashion. La Pechino olimpica ha cinque (!) raccordi anulari, nove autostrade e undici supestrade cdittadine (oltre che cinque aeroporti, sette stazioni ferroviarie, nove linee di metropolitana e quarantasette impianti sportivi di cui quattordici costruiti per l’occasione): e io non posso non pensare con tenerezza alla “Cervese”, alla “Ravegnana”, alla “Romea”, alla “Bidentina”, all’aeroporto di Forlì, allo stadio “Morgagni” ( o al “Manuzzi” se voglio farmi un po’ di coraggio)”): e poi al velodromo e alla piscina (in deficit) di Forlì, al Paladendrè che entrerebbe come una matrioska dentro allo “Stadio Coperto Nazionale”… E non posso non pensare all’ATR…! Amico Marra, ma di che stiamo parlando? Pechino “solo” per partecipare alla corsa per la candidatura ha messo sul pianto una “fiche” di iscrizione di 5 milioni di euro, battendo a una a una Toronto, Parigi, Osaka, Istanbul e prima ancora Bangkok, il Cairo, Kuala Lumpur e Siviglia). Ha alle spalle una volontà politica nazionale ovviamente monolitica. Noi non abbiamo, né avremmo neanche una Regione consenziente: perché alla Regione Emilia-Romagna, della Romagna non importa niente! E poi quale sarebbe la strategia? Portare… gente ad agosto sulla Riviera romagnola? Dài Marra, per quello bastano il Papeete e Mirabilandia! Lascia stare le Olimpiadi: sono una cosa seria!”.
scusate, non avevo visto..Marra è ” amministratore di E-bus”, non so cosa sia (io cnonosco ATR) ma mi piacerebbe sapere come dirige quest’azienda, anche perchè nel suo porgramma parla molto (troppo, e in libertà!) di trasporti, viabilità, infrastrutture, investimenti, ecc.
Gentile Davide, le alternative a cui mi riferisco sono le probabili ed auspicabili partecipazioni alle prossime primarie di persone non facenti parte del consueto numero chiuso. Vedremo chi avrà voglia e coraggio e soprattutto vedremo gli attesi programmi (perchè poi a me francamente delle persone interessa poco, ben altra cosa sono le prospettive politiche che si intendono attuare).
Per esempio, visto che sono di Forlimpopoli, mi piacerebbe sapere se nella città in cui vivo è ancora di moda il nuovo piano regolatore che , a fronte di una vasta urbanizzazione avrebbe permesso di incassare molti introiti di Ici. Ora che l’imposta è stata soppressa(nemmeno con grande sorpresa, visto che lo sappiamo dal 2006) non mi si dirà che l’impianto di sviluppo di un comune che dovrebbe valere un ventennio viene eretto su valutazioni errate.
Esprimo un parere modesto anche sull’ipotesi di candidatura olimpica del nostro territorio. A me non sembra una boutade e proverò a spiegare perchè. Intanto per chè è giusto sognare in grande ( si è mai sentito qualcuno che sognando la casa si limitava ad un bilocale?).Poi perchè il modello turistico va ripensato e messo a sistema perchè, nonostante le analisi fatte e tutte estremamente faziose, sappiamo bene che il modello non tira più. Ben venga il riferimento alle olimpiadi fatte in Catalogna, che guarda caso è una delle maggiori concorrenti europee della nostra riviera e che ha affrontato l’opportunità olimpica come un grande trampolino di sviluppo turistico. La scadenza per il 2020 permetterebbe anche di pianificare le infrastrutture ed avere una corsia preferenziale che non obblighi ad anni di attesa per sbloccare un casello autostradale (non è quello che chiedeva Veltroni parlando di tre anni di tempo per il permesso della terza corsia Cattolica-Fano?).
Perchè bisogna essere sinceri, se la nostra candidatura sportiva deve essere solo finalizzata ai mondiali o agli europei in una cascata di denaro pubblico sperperato per regalare stadi a società calcistiche vergognose poi non lamentiamoci che questo paese è il solito.
E lasciamo stare Bartoletti che crede che l’unica vetrina che meriti il nostro territorio è un arrivo del giro d’Italia.
NON SIAMO SOLI!
PD, AVANTI SENZA SCONTI
Riporto una sintesi dell’articolo pubblicato su “Calabria Ora” il 22/8 scritto da Franco Bruno, senatore PD
“Ultimamente i media regionali stanno riservando ancor maggiore attenzione a quanto accade nel PD trovando il plauso di quanti, come noi, restano convinti che un pezzo del futuro della Calabria passa attraverso la costruzione di partiti forti ed organizzati. [...]
Bisognerebbe predisporre una solida elaborazione culturale e una strategia che sappia valorizzare talenti e risorse endogene ricostruendo il tessuto unitario della regione. Difficile pensare che tale ambizioso compito possa essere adempiuto semplicemente dalla nostra istituzione regionale, nonostante si colga qualche timido tentativo portato avanti ora dal presidente Loiero, ora da qualche singolo consigliere. Purtroppo si finisce quasi sempre per privilegiare la gestione del potere e una tendenza a dividere e frammentare tutto e tutti pur di conservare l’esistente.[...]
Il confronto che dovrà svilupparsi nei congressi del PD calabrese non potrà che riguardare il dosaggio tra conservazione e innovazione. Tutti coloro che ritengono la situazione attuale sostenibile fanno bene a riproporre e sostenere schemi e soluzioni note. Vorrà dire che noi proveremo a rivolgerci a quanti nel PD lavorano per il cambiamento. Di una cosa siamo sicuri: sulla linea politica, e non sulle fortune di questo e quel dirigente, si dovranno organizzare e sviluppare i congressi. In gioco non ci sono le fortune delle Fondazioni o dei gruppi, non c’è la fortuna di questa o quella icona nazionale o regionale, si tratta invece del futuro della Calabria e su questo una classe dirigente degna di questo nome non può permettersi di fare sconti a nessuno.”