La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Archivio per luglio, 2008

Riceviamo e pubblichiamo: “Una prova di inciviltà: i tagli ai livelli essenziali di assistenza”

Tra le decine di prestazioni che il governo ha tagliato dai livelli essenziali di assistenza con la nuova legge finanziaria, ci sono anche il vaccino per il papilloma virus, le cure odontoiatriche per gli indigenti ed il riconoscimento di 109 malattie rare che le famiglie sono impossibilitate ad affrontare con gli standard di cura normali, nonchè il parto indolore, che d’ora in poi sarà solo a pagamento.La gravosità di questi provvedimenti in termini di impatto sulle crescenti “nuove povertà” e sulle persone indigenti si commenta da sola.

La partoanelgesia riguarda molto da vicino le donne della nostra città: infatti già nel 2006, su proposta del Forum delle Donne di Forlì è stato promosso un progetto con la collaborazione attiva tra Asl di Forlì (reparti Anestesia e Ostetricia-Ginecologia - Ospedale Morgagni-Pierantoni), Regione Emilia-Romagna, Assessorato politiche sociali del Comune di Forlì.

Al convegno “Il Bel Partorire” fu presentata una delle prime sperimentazioni in Italia sull’organizzazione efficace e sostenibile di un servizio effettivo di partoanalgesia gratuito, completo e disponibile 24 ore su 24.

Caratterizzano il nostro paese infatti l’altissimo ricorso al parto indotto e cesareo, e di contro, lo scarso (quando non osteggiato) ricorso all’utilizzo della pratica di partoanalgesia. Che invece, come dimostrano le statistiche europee, consentirebbe non solo una minore spesa sanitaria per minor ricorso ad interventi di cesareo, ma pure una maggiore e più serena propensione ad affrontare la gravidanza.

La sperimentazione pilota della partoanalgesia a Forlì è costata sforzi e grande impegno organizzativo da parte degli attori coinvolti, come testimoniano i risultati raggiunti dai reparti ospedalieri in termini di percentuale di soddisfacimento delle crescenti richieste di partoanalgesia provenienti  anche da donne non residenti a Forlì: una nuova eccellenza del nostro servizio pubblico che la finanziaria mette in discussione.

L’esperienza di Forlì fu presentata alla Ministra Livia Turco, al convegno della Regione Emilia Romagna sul Percorso Nascita nel febbraio 2007, come modello virtuoso da esportare alle altre realtà ospedaliere della Regione, che prevedeva la possibilità, a regime, di usufruirne per tutte le donne che ne facessero richiesta, dopo un adeguato percorso di informazione.

Eliminando anche questa “buona pratica” dei percorsi senza dolore, oggi il governo dimostra un approccio reazionario, contrario agli interessi delle donne, sostanzialmente ancorato ad una dimensione che non temiamo di definire vetero-maschilista. Non ci resta che contare sulla sensibilità già mostrata dalla Regione Emilia-Romagna in tema di welfare ed assistenza sanitaria per mantenere questa possibilità: partorire senza dolore e non pagando, curarsi e fare prevenzione nell’ambito del sistema pubblico.

L’unica abile strategia di questo governo sembra la pia speranza che tutte le donne (e gli uomini) del nostro paese siano, o diventino nel più breve tempo possibile, ricche, sane e felici, naturalmente malgrado il calo dell’occupazione, dei servizi, dei diritti…. Infatti è stato previsto perfino il taglio degli assegni sociali per le casalinghe, che evidentemente non ne hanno alcuna necessità, se hanno preventivamente sposato un milionario come suggeriva il presidente del Consiglio  in campagna elettorale!

Forlì, 29 luglio 2008

Forum delle donne di Forlì

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Riceviamo e pubblichiamo: moratoria sulla pena di morte per Tareq Aziz

Vi segnalo che sul sito dei radicali (http://www.radicalparty.org/tareqaziz/form.php) è possibile firmare un appello per l’applicazione della moratoria della pena di morte per Tareq Aziz.

Mi è stato segnalato da alcuni membri dell’associazione e ve lo giro.
Alcuni di noi, io compreso, hanno già firmato.

Un saluto.
Arlo Poletti

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Partecipazione e nuove tecnologie: esperienze e proposte a confronto

Festa Provinciale de l’Unità del Partito Democratico, Spazio Dibattiti – Area Fiera – Via Punta di Ferro Forlì [Giardinetto vicino alla Libreria] - Sabato 19 Luglio 2008 (ore 21.15)

Partecipazione e nuove tecnologie: esperienze e proposte a confronto

Introduce
Elisa Massa
(Segretaria Comunale del Partito Democratico)

I Forum Tematici dell’Unione Comunale
Relazione di:
Maria Teresa Vaccari
(Componente della Direzione Comunale del Partito Democratico)

I Forum Tematici in rete: le nuove tecnologie a servizio della partecipazione
Comunicazioni degli animatori dei blog

www.giovanidemocraticifo.blogspot.com

www.latuastagione.it

www.latuameldola.it

Esperienze di comunicazione e partecipazione a confronto

Interviene inoltre
Marco Colonna (responsabile agenzia di stampa on line - Direttore Quotidiano del Nord www.sestopotere.com)

Scarica il volantino:  qui

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Riceviamo e pubblichiamo: contro la chiusura del Museo Storico della Liberazione

La norma “taglia enti” contenuta nell’articolo 26 del Decreto Legge del 25 giugno 2008, n. 112 (avente per oggetto “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”) stabilisce la soppressione, entro 60 gg. dall’entrata in vigore del D.L., degli enti pubblici economici con una dotazione organica inferiore alle 50 unità ad esclusione degli Enti non inclusi nell’elenco ISTAT pubblicato in attuazione del comma 5 dell’art. 1 della Legge 30 dicembre 2004 n. 311.

Il Museo Storico per la Liberazione di Via Tasso, incluso nel succitato elenco ISTAT,  prevede in organico una sola unità e  in base a quanto stabilito dal Decreto Legge presentato dal Ministro Brunetta, il Museo di via Tasso verrà soppresso.

Saranno esclusi dalla disposizione tutti gli enti confermati con successivo decreto dei ministri per la pubblica amministrazione e l’innovazione e per la semplificazione normativa, da emanarsi entro 40 giorni dalla data di pubblicazione del D.L. 25/06/08 n. 112 e di quelli le cui funzioni sono attribuite ad organi diversi dal Ministero che riveste competenza primaria nella materia.

Il Museo Storico della Liberazione di Via Tasso,  sorto nel luogo di detenzione e tortura di centinaia di patrioti romani impegnati nella lotta di Liberazione dal Nazifascismo, costituisce una realtà culturale pluralista, il cui funzionamento è garantito grazie soprattutto al lavoro volontario; è uno dei luoghi della memoria storica più significativi della nostra città, medaglia d’oro per la Resistenza  e del nostro Paese; esprimo la mia personale preoccupazione per il rischio di soppressione del Museo Storico della Liberazione di Roma e invito tutti i cittadini e le cittadine di Roma a mobilitarsi e a far sentire la propria voce affinchè il rischio di soppressione del Museo di Via Tasso sia scongiurato.

Carla Di Veroli (Assessore Politiche Giovanili, Interculturali e Culturali, Municipio Roma XI)

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Comunicazione annullamento presidio Arci

Considerata l’evoluzione della situazione dopo il voto alla Camera di venerdì scorso, soprattutto per il ritiro dei provvedimenti “blocca-processi”, Arci Forlì e Cesena annullano il presidio previsto di fronte al Tribunale di Forlì per venerdì 18 luglio prossimo.

Restano comunque fortissime perplessità e grande preoccupazione sia per l’approvazione del “lodo Alfano” (per la sua caratteristica di norma contingente e ad personam), sia per il dibattito sulla reintroduzione dell’immunità per tutti gli eletti in Parlamento.

Restiamo vigili, quindi, pronti ad eventuali, nuove mobilitazioni.

Michele Drudi, Presidente Arci Forli

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Riceviamo e pubblichiamo: Viviamo nel tempo della malafede

Due terzi dei pensionati Inps hanno una pensione inferiore agli 800 euro, il potere d’acquisto dei salari è uguale a quello del 1993, l’80% dei lavoratori dipendenti ha uno stipendio che non supera i 1300 euro. L’ha detto il Governatore della Banca d’Italia Draghi pochi giorni fa. Grazie all’Euro l’Italia non è alla bancarotta, ma grazie all’assenza di controlli sul cambio dell’euro una grande parte del reddito si è spostato dalle tasche dei lavoratori dipendenti e dei pensionati a quelle dei grandi industriali. Un terzo del nostro paese non riesce a decollare perché gli abitanti di intere regioni sono taglieggiati dalla mafia, dalla camorra, dalla ‘ndrangheta e il lavoro nero è sempre più diffuso. Questa è la realtà.

Ma viviamo nel tempo della malafede. Persino la realtà viene ignorata. Ci sono stati tempi nella storia, anche recente –e c’è tra noi chi ancora li ricorda- in cui la menzogna detta e ripetuta ha portato il sonno della ragione nella mente di interi popoli. L’invenzione del capro espiatorio è sempre stato lo strumento privilegiato del potere per ingannare i cittadini.

E così ogni giorno dobbiamo fare i conti con la “Grande Bugia”: convincere gli italiani che il problema sono i Rom e gli extracomunitari. Deviare il rigore della legge e la rabbia della gente contro nemici immaginari è due volte criminale: perché aizza l’odio irrazionale e non scalfisce minimamente le vere cause dei problemi. Non c’è nessuno che fa venire gli extracomunitari. Vengono da soli. In base a leggi elementari, le stesse che hanno spinto milioni di italiani a riempire le miniere del nord Europa o a solcare tutti gli oceani solo un secolo fa.

E l’Italia non può farne a meno. Che ci piaccia oppure no, che siamo d’accordo oppure no.
Centinaia di migliaia di famiglie hanno la necessità estrema di persone che prestino servizi di cura per anziani non autosufficienti o soli o in precario stato di salute. Migliaia di ditte edili e di industrie di ogni tipo chiuderebbero in 24 ore senza la mano d’opera straniera. La nostra popolazione, invecchiata e con pochi figli, non è in grado da sola di far fronte alle necessità di un paese industriale. Senza l’immigrazione la decadenza dell’Italia sarebbe rapidissima in ogni campo. E’ una verità semplice, è scritta nei dati, è verificabile nei fatti.

Chi vuol convincere l’opinione pubblica a credere che si possa fare a meno dei lavoratori di altri paesi racconta una grande bugia e promette cose stupide e impossibili. L’immigrazione non può essere fermata. Ed è contro l’interesse del nostro paese fermarla. L’immigrazione va governata. I nuovi cittadini che abitano, lavorano e vivono in questo paese insieme a noi devono vedere riconosciuti i loro diritti e devono rispettare i loro doveri.

Rispetto a questi processi le buone prassi di cittadinanza del nostro territorio, oltre la logica dell’emergenza, dovrebbero avere ancora più sostegno da parte delle istituzioni e maggiore risalto sui mezzi di informazione: esse sono l’esempio che è possibile coltivare la speranza anziché seminare paure.

Thomas Casadei (Ist. Gramsci Forlì), Michele Drudi (Pres. Arci Forlì), Raoul Mosconi (Vice-Pres. Acli Emilia-Romagna), Luciano Ravaioli (Pres. Acli Forlì-Cesena), Massimo Tesei (mensile “Una Città”).

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Riceviamo pubblichiamo: salviamo la legge Gozzini

Testo dell’appello, informazioni supplementari e petizione disponibile a questo indirizzo web. Indichiamo qui di seguito una breve presentazione della problematica attraverso il testo dell’appello.

Il Disegno di legge “Berselli” (n. 623), che mira a ridurre drasticamente i “benefici penitenziari”,
abolendo la liberazione anticipata, vietando la semilibertà per gli ergastolani e, in generale, rendendo più
difficile l’ammissione a tutte le misure alternative, a nostro avviso rappresenta un pericolo gravissimo per
il reinserimento dei detenuti, per il governo delle carceri e, infine, per la sicurezza di tutta la società.
Ha senso rinunciare, in un momento in cui al centro dell’attenzione di tutti c’è la voglia di vivere
più sicuri, a una legge che da anni contribuisce proprio a creare SICUREZZA?

Si respira, nella società libera, sempre più paura e ansia per la sicurezza e per la qualità della propria vita,
e in carcere intanto, tra le persone detenute cresce l’ansia che nessuno “fuori”, abbia più voglia di
riaccogliere chi ha commesso reati, ma ha anche iniziato un faticoso percorso di reinserimento. C’è una
legge, così importante, che permette a chi sta in galera di avviare un lento rientro nella società fatto di
piccoli passi, che vanno dai permessi premio alle misure alternative alla detenzione, e di coltivare in ogni
caso la speranza che ci sia sempre un’altra possibilità nella vita, ed è la legge Gozzini. Una legge che
vogliamo difendere con forza, perché in questi anni ha permesso a migliaia di persone di ricostruirsi un
futuro decente dopo il carcere.

Dicono che tenere le persone più tempo in galera garantisca a chi sta fuori in libertà, una vita meno
esposta a rischi. Non è così, non è affatto così. Ci sono i numeri a dire il contrario, a dire che, tra chi si fa
la galera fino alla fine, il 69% torna a commettere reati, e tra chi invece esce prima, ma gradualmente con
le misure alternative, la recidiva è del 19%.

E comunque, al di là delle statistiche, dovrebbe essere il buon senso a far capire, se raffreddiamo i toni e
torniamo a ragionare, che una persona che cominci un percorso di rientro nella società, controllato e con
tappe chiare, sarà meno incattivita, spaesata, priva di riferimenti di una, scaraventata fuori dalla galera a
fine pena, a fare indigestione di libertà e di solitudine.

Il recupero a una convivenza civile di chi ha commesso reati rappresenta senza ombra di dubbio il miglior
strumento di tutela della società, mentre tenere in carcere una persona fino alla fine della condanna
produce un apparente ed illusorio senso di sicurezza, quando in realtà il problema è soltanto rimandato:
un giro di vite alla legge Gozzini non comporterebbe quindi la diminuzione dei reati, ma semmai un quasi
sicuro aumento.

Il problema è che si fa sempre un gran rumore quando un detenuto in semilibertà commette dei reati, e
sono davvero eventi rari (lo 0,24 %), mentre non si parla quasi mai delle centinaia di persone che proprio
grazie alle misure alternative al carcere, come la semilibertà, sono riuscite a lavorare, a formarsi una
famiglia e a costruirsi una vita dignitosa nella legalità.

Il sospetto è che, quando si parla di certezza della pena, si faccia un grande errore. Si dice che bisogna
tenere le persone in galera fino all’ultimo giorno, ma in questo modo si vuole impedire di fatto ai
condannati di ritornare gradualmente nella legalità. Mentre secondo noi certezza della pena deve
significare processi più rapidi e che abbiano una fine certa.

Bisognerebbe allora avere l’onestà di chiedere per tutti certezza della giustizia, e dei suoi tempi, e non
certezza della galera. E bisognerebbe anche avere il coraggio di fare un bilancio serio, e di dire che il
senso di umanità verso i condannati, anche quelli col “fine pena mai”, è una garanzia per tutti: certo, lo è
per noi che stiamo in carcere, e per i nostri famigliari, che spesso sono le nostre prime vittime, ma lo è
anche per i cittadini “per bene”, perché vivere in una società che sa riaccogliere è una scuola di umanità,
di equilibrio e di serenità che, alla lunga, costituisce una garanzia di maggior sicurezza per tutti.

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Camicie verdi

i Giovani democratici vi invitano alla proiezione del film “Camicie Verdi” di Claudio Lazzaro che si terrà mercoledì 16 luglio ore 21 presso l’Area dibattiti (vicino libreria) al Festival dell’Unità Forlì.

Al termine della proiezione dibattito e apertivo.

Introduce la proiezione:

Roberto Balzani.

Scarica il volantino: qui

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Riceviamo e pubblichiamo: Per sospenderne uno se ne bloccano centomila

L’Arci di Cesena e Forlì:
tutti davanti al Tribunale di Forlì
VENERDI’ 18 LUGLIO 2008 – ore 11,00
Piazza Cesare Beccaria, 1 - Forlì

“Per sospenderne uno se ne bloccano centomila”

Questo è l’effetto della norma salva-Berlusconi contenuta nel decreto-legge sulla sicurezza approvato martedì scorso dal Senato e ora in discussione alla Camera.

Per bloccare il processo Mills in corso a Milano, nel quale Silvio Berlusconi è accusato di corruzione in atti giudiziari, vengono sospesi per un anno tutti i processi per fatti commessi fino al 30 giugno 2002, ad esclusione di quelli che si svolgono nei confronti di detenuti per altra causa e per reati puniti con pena più grave.

Nel distretto della Corte di Appello di Bologna, comprendente tutta la regione incluso il Tribunale di Forlì, si tratta di quasi 20.000 procedimenti davanti al giudice per le indagini preliminari, di quasi 2.000 processi che pendono davanti al Tribunale monocratico e di circa altri 300 davanti al Tribunale in composizione collegiale.

Per effetto di norme collegate molti di questi processi potrebbero non riprendere più, con il risultato che gli autori di reati gravissimi (omicidi colposi a vario titolo, violenza sessuale, estorsione, rapina, corruzione, frode fiscale) rimarrebbero impuniti e alle vittime non  verrebbe resa alcuna giustizia.
Il decreto-legge introduce l’aggravante specifica per i reati compiuti da chi si trovi illegalmente sul territorio nazionale che è l’anticamera del reato di immigrazione clandestina, fumo negli occhi per un’opinione pubblica preoccupata dalla criminalità senza con ciò contrastarla in modo più efficace. Il decreto prevede anche la misura demagogica dell’esercito utilizzato per funzioni di ordine pubblico nelle aree metropolitane.

Con il disegno di legge sulle intercettazioni approvato dal Governo il quadro si completa. Ai magistrati verranno rese più difficili le intercettazioni e per i giornalisti che pubblicano le notizie prima dei processi è previsto il carcere.

Per queste ragioni l’Arci invita tutti i cittadini a partecipare al presidio di venerdì 18 luglio 2008, alle ore 11,00, davanti al Tribunale di Forlì, in Piazza Cesare Beccaria 1.
ARCI Cesena (cesena@arci.it)
ARCI Forlì (forlì@arci.it)

In Senato la maggioranza ha approvato il decreto legge sulla sicurezza. Stabilisce che sono sospesi per un anno i processi per reati che prevedano una pena inferiore ai dieci anni, compiuti prima del 2002. L’idea sarebbe che i processi per reati di grave allarme sociale, e più recenti, potranno procedere con maggiore speditezza. Qui sotto un elenco che raduna i reati che vengono considerati di minore allarme sociale.

Tutti i reati sospesi dal decreto-vergogna:

Sequestro di persona art. 605 c.p.
Estorsione art.629 c.p.
Rapina art.628 c.p.
Furto in appartamento art. 624 bis
Furto con strappo
Associazione per delinquere art. 416 c.p.
Stupro e violenza sessuale art. 609 bis c.p.
Aborto clandestino
Bancarotta fraudolenta
Sfruttamento della prostituzione
Frodi fiscali
Usura
Violenza privata
Falsificazione di documenti pubblici
Detenzione di documenti falsi validi per l’espatrio
Corruzione
Corruzione in atti giudiziari
Abuso d’ufficio
Peculato
Rivelazione di segreto d’ufficio
Intercettazioni illecite
Reati informatici
Ricettazione
Vendita di prodotti con marchi contraffatti
Vendita di prodotti in violazione del diritto d’autore
Detenzione di materiale pedo-pornografico
Porto e detenzione abusiva di armi anche clandestine
Immigrazione clandestina ( art.12 c.1 l. 2861998)
Calunnia ( 368 c.p.)
Omicidio colposo per colpa medica
Omicidio colposo con violazione delle norme sulla circolazione stradale
Truffa comunitaria
Maltrattamenti in famiglia
Incendio e incendio boschivo
Molestie
Traffico di rifiuti
Adulterazione di sostanze alimentari
Somministrazione di medicinali pericolosi
Circonvenzione di incapaci

Il provvedimento permette di sospendere il processo Mills in cui il presidente del consiglio è imputato di corruzione in atti giudiziari.

Tutte le sospensioni dovranno essere notificate, e così tutte le relative riaperture, se ci saranno. Con oneri altissimi. Poiché in un anno molti magistrati cambieranno posto o sede, i loro processi dovranno ripartire da capo. Decine di migliaia di parti lese non avranno giustizia.

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Pierluigi Castagnetti: una nuova tenda per la politica italiana

Edizioni Diabasis

Istituto Gramsci Forlì

Organizzano:

Una nuova tenda per la politica italiana

Alla Festa Provinciale dell’Unità del Partito Democratico di Forlì

Dialogo a partire dal libro di Pierluigi Castagnetti

La nuova tenda (Diabasis)

Venerdì 11 luglio alle 21.15, alla Festa Provinciale dell’Unità del Partito Democratico di Forlì, presso il Giardinetto (via Punta di Ferro, zona Fiera) un appuntamento politico-istituzionale di grande rilevanza, specie nell’attuale periodo di intenso dibattito e fermento: Pierluigi Castagnetti presenterà il suo libro La nuova tenda (Diabasis), in un incontro organizzato dall’Istituto Gramsci di Forlì. Coordinerà il dibattito, Thomas Casadei direttore del Gramsci e ricercatore all’Univ. di Modena e Reggio Emilia.

I “partiti-tenda” sono i nuovi protagonisti della politica italiana. A differenza dei vecchi “partiti-casa” o “partiti-chiesa”, la tenda è la metafora più appropriata al clima di provvisorietà che ad oggi si respira, ma dà anche, in positivo, il senso del cammino e della non rigidità dei nuovi soggetti politici.

Pierluigi Castagnetti, uno dei maggiori esponenti del cattolicesimo democratico, ripercorre nel libro La nuova tenda, da poco pubblicato da Diabasis, il lungo cammino che ha portato alla nascita del Partito democratico, identificando le caratteristiche che il nuovo soggetto politico dovrebbe avere per sopravvivere con successo. E sottolineando l’importanza, per il Pd, della presenza dei cattolici: un patrimonio culturale indispensabile al centro-sinistra italiano, che il Pd deve essere in grado di conservare, in sintonia con le altre correnti di pensiero che gravitano intorno ad esso.

Pierluigi Castagnetti è stato segretario nazionale del Partito popolare italiano (Ppi), presidente dei deputati della Margherita, vice presidente della Camera dei Deputati. E’ tra i fondatori dell’Ulivo, della Margherita e del Partito democratico. Ha pubblicato per Diabasis: L’Europa e la quarta generazione dei diritti, Conoscere l’Euro e La costituzione offesa; per le Edizioni il Popolo: Un fiore e le sue radici, Viaggio al centro di un anno difficile e Un passo giusto; per Pozzi Editore: Dopo l’Euro l’Europa e Il vento aiuta chi sa dove andare; per Rubbettino: I cattolici democratici nella vita nazionale e, insieme a Savino Pezzotta, Come esserci.

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