La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Generazioni e politica

Festa Provinciale de l’Unità dei democratici

Spazio Dibattiti – Area Fiera – Via Punta di Ferro Forlì

[Giardinetto vicino alla Libreria]

Lunedi’ 7 Luglio 2008 (ore 21.00)

Istituto Gramsci Forlì
Per un lessico democratico e sociale.

Occasioni di formazione politica.

in collaborazione con Giovani democratici e mensile “Una Città”

GENERAZIONI E POLITICA

in occasione della presentazione del volume

Le parole della politica
di Vittorio Foa e Federica Montevecchi
(Einaudi, 2008)

Dialogano con l’autrice Federica Montevecchi (Univ. di Parma)
Gessica Allegni e Alessandro Cescon (Giovani democratici Forlì)
Massimo Tesei (Mensile “Una Città”)
Presiede e introduce: Michele Drudi (direttivo Istituto Gramsci)

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27 Commenti a "Generazioni e politica"

  1. [...] online@quotidiano.net (online@quotidiano.net): [...]

  2. Gessica Allegni 9 luglio 2008 12:51

    …mi è tornata in mente l’iniziativa con Federica Montevecchi oggi, mentre leggevo i giornali sulla manifestazione di ieri a Roma. Abbiamo parlato di restituire valore alle parole, spessore e contenuti alla politica, abbiamo parlato di etica e moralità, di una politica al servizio del prossimo, di una politica italiana imbarbarita e volgare…

    Quella di ieri poteva essere una grande occasione per Di Pietro di farsi carico di una protesta che ancora il PD non ha saputo raccogliere nel migliore dei modi, di dimostrare che opposizione dura si può fare, che ascolto nei confronti del nostro popolo ci deve essere non solo nei luoghi della decisione ma anche nelle piazze, da sempre simbolo di sfogo collettivo contro un utilizzo del potere corrotto e amico dei mafiosi che caratterizza la destra berlusconiana.

    Le affermazioni pesanti della Guzzanti, irriportabili, le accuse di Grillo a Napolitano, l’aver trasformato quella piazza in una piazza contro TUTTI, e non contro il vero obiettivo della protesta è un fatto grave che fa fare un passo indietro alla battaglia collettiva di restituire dignità ad un’Italia povera di etica e valori.

    In un primo momento ho pensato che il PD avesse perso un’occasione a non aderire, ora invece sono profondamente indignata verso chi non ha frenato in tempo la deriva populista pseudo leghista di una piazza che, per le persone che la componevano, meritava molto di meglio.

  3. Simone Morgagni 9 luglio 2008 19:09

    La manifestazione di ieri è stata una splendida occasione sprecata. Peccato per qualche eccesso che ha messo in secondo piano l’insperato successo della giornata.

    Resta il fatto che il Partito Democratico continua a mostrarsi totalmente inadeguato nel suo ruolo di partito di opposizione e le parole di Veltroni contro l’alleato Di Pietro espresse qualche minuto fa non fanno che rendere il tutto ancora più evidente.

    Si tratta in maniera chiara ed lampante di una scollatura difficile da ricucire tra troppe persone ed un partito che, invece di saper fare opposizione e raccogliere intorno a sé gli indecisi e i delusi, non sa far altro che giocare il ruolo di ultimo tassello mancante al mosaico berlusconiano per l’Italia di domani giocando sul dialogo e le possibilità di intesa mentre l’avversario risolve i propri affari personali in maniera barbara e sprezzante.

    Questa protesta “antipolitica” è in realtà eminentemente politica, solo Di Pietro sembra averlo colto pur nelle mille difficoltà di incanalarla. Niente da aggiungere poi sugli sproloqui della Guzzanti o di Grillo, sono comici, e si ritrovano ad essere tra i pochi politici ad opporsi ad un progetto egemonico che è prima di tutto culturale. Non avendone i mezzi non fanno altro che cavalcare la rabbia e mettersi sulla stessa lunghezza d’onda (quella dello stomaco) del loro principale avversario. Non possiamo considerarla una colpa grave. Forse poi qualcuno ha già dimenticato chi è stato per primo a sdoganare un certo gergo in politica (dai “coglioni” del cavaliere alle mille trovate della lega)? Soliti due pesi e due misure?

    Non si puo pretendere dalla massa e dall’auto-organizzazione spontanea dei cittadini il contegno e la pacatezza che dovrebbero essere mantenute da chi opera con una struttura alle spalle. E mi pare che attualmente non si possa attendere altro che un peggioramento della situazione e un irrigidimento degli estremismi. Semplicemente perché manca ogni possibilità intermedia.

    All’interno di tutto questo il Partito Democratico sostiene di esistere e di fare opposizione. Peccato che io abbia grosse difficoltà a rendermene conto.

  4. riccardovitali 10 luglio 2008 10:40

    Simone ha perfettamente colto nel segno.
    Dimenticando che chi oggi demonizza la piazza ha passato gli ultimi mesi a ribadire che “bisogna tornare tra la gente”. La gente è questa, ed a ottobre potrebbe far freddo o potrebbe non essercene più il motivo (basterebbe anche solo dire chiaramente alla Lega che il federalismo se lo può scordare se non derubrica queste vergogne)

  5. Gessica Allegni 10 luglio 2008 10:49

    Condivido il giudizio critico sul modo di fare opposizione del PD, o meglio, di “non” farla ma non condivido invece la giustificazione di quanto accaduto a Roma.
    Possiamo continuare a raccontarci che si va a cercare il pelo nell’uovo, che i giornali e i tg cercano solo l’evento che fa “notizia”, che fa “audience” e che le battute della Guzzanti e di Grillo erano molto piu marginali all’interno della manifestazione di quanto ci è stato concesso di vedere in tv.
    Ma fare politica significa anche conoscere il contesto in cui la si fa, Di Pietro sapeva che invitare certi comici poteva avere quel tipo di effetto eppure lo ha fatto comunque, lasciando che la protesta assumesse la connotazione di una contestazione quasi più spostata sul Partito Democratico che su Berlusconi.
    Grillo e la Guzzanti sono comici, una volta su un palco non li puoi censurare, dicono quel cavolo che gli pare…ma non andavano invitati. Ormai è da un pò che Grillo attacca senza ritegno il Pres Napolitano e sarebbe utile dissociarsi in toto dai suoi toni propagandistici e volgarotti… un pò a mò di bagaglino devo dire.

    Non penso che si possa accettare un certo linguaggio solo perchè il primo a parlare di coglioni è stato Berlusconi. Quando si hanno buoni argomenti non c’è bisogno di imbarbarirsi e cercare le frasi a effetto.
    Non abbiamo già troppi partiti che parlano alla pancia e non alla testa delle persone?
    Vogliamo farlo anche noi?
    No…io credo piuttosto una cosa: che abbiamo lasciato a Di Pietro il timone dell’opposizione, abdicando al nostro ruolo di unico partito di sinistra presente in parlamento e che questi siano i risultati.
    Opposizione s’ha da fare, e in questo abbiamo molto da imparare dall’IDV, ma magari noi potremmo provare a farla con “stile”. Con fermezza, alzando la voce, ma senza abbassarci alla demagogia da Bar Sport.

  6. Simone Morgagni 10 luglio 2008 13:43

    Non si tratta di giustificare alcunché, si tratta di comprendere. E troppo spesso c’è la tendenza a confondere queste due cose, che sono ben diverse (o almeno dovrebbero esserlo) all’interno della lingua italiana.

    Non intendo infatti minimamente giustificare certe espressioni violente od offensive, questo nonostante il contenuto, lo ribadisco, sia per me quasi totalmente condivisibile. Non condivido il metodo attraverso cui questo è stato detto, ma condivido in gran parte il significato. Le invettive al Papa mostrano che c’è una questione laicità mai risolta in Italia. Inutile far finta di niente, anche se il metodo per affrontarla non passa, per me, attraverso i diavoloni frocioni. Quando si potrà parlare del “Papa” invece che del “Santo Padre” in parlamento o in televisione? Farebbe di noi un paese troppo normale? AnchelLe invettive a Napolitano mostrano che c’è una mancata reazione di fronte allo smantellamento di alcuni dei cardini della Repubblica e l’offesa che gli viene rivolta non è critica personale, ma critica al suo ruolo da parte di cittadini che non si sentono più rappresentati dalle istituzioni, dal Presidente della Repubblica Italiana e quindi si permettono di uscire dal rispetto che la stessa istituzione dovrebbe conferirgli. E non credo sia normale restare ad una mite e silenziosa opposizione. Le prese di impronte agli zingari andavano rispedite al parlamento, l’uso demagogico dell’esercito pure, il salva premier e il blocca processi pure. In maniera chiara e netta.

    Si tratta di comprendere entrambe queste uscite come sintomi, prima di voler fare la bella figura criticando e dissociandosi. Almeno al di là della prima pagina del giornale o del telegiornale si capirebbe come si è giunti fino a là.

    Per questo voglio comprendere certe esagerazioni. E perché voglio di comprenderle? Perché manifestano u n vuoto politico. La manifestazione non era organizzata da Di Pietro, ma da Flores d’Arcais, era quindi indipendente e all’interno di questa non si possono mettere tutti gli intervenuti sullo stesso piano e soprattutto non si può pretendere che si comportino da politici. In gran parte, semplicemente non lo sono. Riflettiamo sopra.

    Fare politica oggi significa dover dare una risposta ad una situazione di emergenza, e questo non può essere fatto semplicemente nei luoghi anticamente deputati alla stessa. Significa saper incanalare il nuovo dissenso in argini più sicuri e tranquilli, senza lasciarlo in balia del primo comico arrivato. Di Pietro tenta di farlo, con tutto quello che questo comporta in termini di errori (come in questo caso) e difficoltà. Nessuna giustificazione di Grillo e Guzzanti dunque, del resto la piazza stessa non pare aver molto gradito, ma quello che davvero è inquietante e dovrebbe preoccupare è che non si possa trovare nessun altro, al di là di loro, su cui sia possibile convergere per manifestare il proprio dissenso.

    Come si può allora pretendere che sia mantenuto un certo linguaggio quando i politici parlano tra di loro, la gente resta esclusa e tenta quindi di organizzarsi autonomamente attorno alle poche figure che se non manifestano alcun progetto, almeno mostrano dissenso? Mi pare che sia una pretesa fuori luogo e inadeguata (che, sia ben chiaro, non rivolgo a te, Gessica, ma all’attuale mondo politico di sinistra in generale) che rischia di cadere nella menzogna. C’è un Veltroni che, come Berlusconi, grida “sono abituato agli insulti di Travaglio” senza che questo lo abbia neppure nominato durante il suo discorso, c’è un Veltroni che intima a Di Pietro di obbedire e ricusare, pena la rottura dell’alleanza senza che, a mio avviso,ce ne siano i reali estremi.

    Dopo 14 anni di convivenza e di connivenza tra Berlusconi e le sinistre (dalla Bicamerale all’indulto passando per la mai fatta legge sul conflitto di interessi) credo sia lecito cominciare anche a chiedersi se le sinistre stesse, intese come struttura di partito, non siano divenute parte fondante dell’edificio Berlusconiano. E questo fa tanto più male per chi, come me, nel suo piccolo lavora per una certa visione del mondo e cerca di darsi da fare per renderla pratica. Non vedere alcuna differenza tra chi dovrebbe rappresentarmi e chi ha idee opposte alle mie permettetemi di dirlo, mi pare ben più grave, dell’uscita di cattivo gusto, della mancanza di stile mentre si cerca di difendere quel che resta di qualche ideale.

    Quando saremo tutti d’accordo su questo punto di partenza, ben vengano le critiche al linguaggio e il ristabilimento di una ferma e corretta opposizione. Se questo non avviene, perlomeno che certi leader evitino di assumere posizioni che non gli spettano. Lo trovo molto più offensivo, in tutta sincerità.

  7. Denio Derni 10 luglio 2008 16:16

    Trovo le argomentazioni di Simone Morgagni assolutamente condivisibili e questo dibattito assolutamente importante.C’è un vuoto, educato e complimentoso,dai bei modi,ma gentilmente e inesorabilmente vuoto.In questa vacuità spiazzante mi preoccupa molto che Veltroni dichiari la manifestazione dell’altro ieri ennesimo spartiacque, e che l’assenza da quella piazza sia dichiarata altro elemento fondativo del PD (l’agire riformista contrapposto alle urla scomposte della piazza), che si colga l’occasione di battute di comici per lanciare ultimatum all’unico alleato scelto prima delle elezioni, e che si dipinga la piazza come pericolo.
    Dove ci dovrebbe portare questa continua “conventio ad escludendum”?A una selezione della “razza pura riformista”? Al distillato a denominazione d’origine controllata dell’educato riformatore che non spaventi pù il ceto medio (quale?),il Vaticano, le banche e gli USA?Quando questa operazione chimico-genetica sarà conclusa, e il popolo della sinistra disperso, davvero si pensa che saremo maggioritari? e quando? già si rinvia la manifestazione ad ottobre (fra quattro mesi!Sic!e,orrore!nelle piazze!)Fra quanti decenni l’ascetico, ragionieristico, impalpabile puro rifomismo avrà la maggioranza in questo Paese?Se esisterà ancora questo paese!La domanda mi angoscia perchè, non per niente,ma vorrei trovarmi vivo quando questo progetto sarà vincente.

  8. Giorgio Zanniboni 10 luglio 2008 21:47

    Cari amici e compagni, sono nato quando c’era il fascismo, ho vissuto e sofferto la guerra, ho fatto l’operaio per 12 anni quando essere di sinistra voleva dire reparto-confino o,nel mio caso, il lavoro più sporco, pericoloso e peggio pagato. Ho iniziato a fare politica nel 1951 quando ancora nella sinistra, anche tra gli intellettuali,qualcuno giudicava Togliatti un traditore per avere ordinato il disarmo dei partigiani comunisti e, come ministro, proposto l’amnistia per fascisti e antifascisti che avevano combattuto. La sconfitta del Fronte Popolare nel 1948 era da costoro giudicata conseguente la svolta di Salerno del PCI voluta appunto da Togliatti. Da allora,e sono passati 57 anni, ho visto l’Italia e il mondo cambiare, complessivamente in modo positivo malgrado guerre e ingiustizie che continuano, e ho cercato di fare la mia parte per modificare la realtà stando dalla parte che sapete. Ebbene, lasciatemi dire - a proposito della manifestazione di Roma promossa da Di Pietro - che in tutto questo tempo ho visto che anche gli obbiettivi,le parole d’ordine, le manifestazioni e le lotte più giuste possono portare a rafforzare l’avversario politico se manca la lucidità, prevale l’esasperazione, la critica si trasforma in dileggio, le parole diventano volgari. E quando si coinvolgono con rozza insolenza e senza ragioni valide o comunque senza equilibrio le più alte figure istituzionali dello Stato e della Chiesa cattolica. Ha fatto bene Veltroni a mettere punto e a capo nei rapporti con Di Pietro ma forse andava compreso prima delle elezioni il rischio di una alleanza che mancava del presupposto della affidabilità politica. E tuttavia va detto che rimandare a ottobre una grande manifestazione contro la politica del governo - giustizia e condizione sociale - non è stata una idea felice; anche in piena estate si poteva e doveva manifestare (ad esempio in ogni capoluogo regionale o provinciale) per esprimere la ferma opposizione del PD alle scelte del governo e presentare le soluzioni alternative in materia di giustizia, economia,taglio delle tasse su salari e pensioni ecc. Questo ritardo è sicuramente frutto dell’attuale stato del partito, che dal centro alla periferia non riesce a decollare per la pesante zavorra costituita dalla resistenza al cambiamento, dai forti limiti nella costruzione dell’identità riformista del partito, dal persistere di metodi e pratiche che poco hanno a che fare con il codice etico che il PD si è dato. Diamoci da fare per rimettere il veicolo sul binario giusto. Saluti

  9. Collini Stefania 11 luglio 2008 00:39

    Seguire il dibattito in Parlamento oggi pomeriggio mi ha fatto apprezzare ancor più le considerazioni di Simone e Denio. A Federica Montevecchi ( coautrice con Foa de Le parole della politica ) presente grazie all’Istituto Gramsci al Festival de l’Unità ho chiesto la sera del 7 luglio : pensi come me che Di Pietro, pur con il suo crudo linguaggio, riesca a catalizzare una protesta nascosta e in fermento, domani che faresti se fossi il PD andresti in piazza con lui o aspetteresti ottobre. Mi ha risposto semplicemente: io come PD sarei già in piazza da ieri.
    La politica dei due tempi non ha premiato il governo Prodi, la politica del rinvio della protesta non premia il PD. Che pur dissociandosi da certe espressioni di qualcuno in quella piazza, non può non conoscere lo stato d’animo dei tanti cittadini lì presenti. Una protesta ” allo stato brado” perchè lasciata agli altri.
    Raccogliere 5.000.000 di firme è positivo, ma c’è bisogno di testimonianze concrete subito: l’opposizione in due tempi non viene compresa dal popolo del centro sinistra.
    Ciò che non fa il Pd , lo organizzano l’ARCI di Forlì e di Cesena : un presidio davanti al Tribunale di Forlì alle ore 11.00 del 18 luglio 2008 con lo slogan PER DIFENDERNE UNO NE BLOCCANO CENTOMILA. I cittadini sono invitati a partecipare
    Stefania

  10. Gessica Allegni 11 luglio 2008 12:51

    purtroppo la linea Veltroniana è stata fin dall’inizio quella “morbida” del non nominare l’avversario e della disponibilità al dialogo.
    Mi auguro che qualcuno ci ascolti, personalmente non l’ho mai condivisa. E penso che con questo governo si dovrebbe andare in piazza tutti i giorni, come facevano i girotondi, anche loro “riempitivi” di un vuoto politico ma certo in una maniera molto più intelligente di quella di pochi giorni fa.

  11. riccardovitali 11 luglio 2008 14:37

    Come iniziativa meritoria dell’Arci segnalo anche che domani sabato 19 luglio ci sarà un presidio per prendere ad ogni volontario le impronte digitali (so che a Cesena si terrà sotto la galleria Urtoller, ma probabilmente lo faranno anche a Forlì).
    Saluti.

  12. Stefania Collini 11 luglio 2008 17:17

    Riccardo se è domani allora è il 12 luglio!!!

  13. riccardovitali 12 luglio 2008 09:32

    Scusate il rincoglionimento è sabato prossimo 19 luglio

  14. Roberto Casadei 12 luglio 2008 15:22

    Milioni di famiglie faticano ad arrivare a fine mese : situazione che non sembra destinata a migliorare ma che anzi si prevede ancor più “bollente” per questo autunno, a causa forse di speculazioni, mancati controlli, prezzi in aumento selvaggio, ecc.
    Fronteggiare l’emergenza prezzi e porre un freno al caro vita dovrebbe, dunque essere l’obiettivo della politica, come fare il fronte comune d’innanzi al brusco scivolone del potere d’acquisto dei salari, un problema che affligge da diversi anni i cittadini. Un tema, quello dei prezzi, che scotta e sul quale non mancano esplicite polemiche all’indirizzo delle istituzioni , quasi tutti i giorni, quando si ci reca a fare spesa e/o a pagare le bollette.
    Oggi sulle spalle della famiglia media italiana grava, non solo il costo della benzina sempre più vertiginoso, le varie tasse da pagare , le utenze….ecc. ecc., ma anche l’inerzia-incapacita’ politica. Non mi sembra una cosa normale! Non è solamente un dato di fatto ma dobbiamo prendere coscienza perchè i ricchi, tra cui molti politici, stanno diventando sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri. Cresce sempre piu’ il senso di esclusione sociale della popolazione, cresce la diffidenza verso una classe politica che, sempre più autoreferenziale, sembra preoccuparsi dei propri interessi e delle poltrone da occupare lasciando gli italiani in balia dei loro problemi economici. La percezione delle famiglie è che si sentono sempre più povere.
    I cittadini stanno contrastando il caro vita con azioni per risparmiare, come ad esempio, sfruttano offerte e primi prezzi, o comprano orto frutta di stagione, o utilizzano con attenzione l’acqua e l’energia con attenzione, o controllano meglio le proprie spese, o acquistano con gruppi di acquisto, o confrontano piu’ proposte/opportunita’ di mercato, ma se lasciati soli probabilmente non sono in grado di difendersi da questi rincari. Per cui cari politici, che non perdete occasione per dirci di quanto vi stiate preoccupando per il nostro futuro, cominciate ad occuparvi del nostro presente. Prima che sia troppo tardi……

  15. Thomas Casadei 14 luglio 2008 00:16

    Veltroni: la vera emergenza dell’Italia è la povertà

    CONCORDO CON ROBERTO CASADEI E SEGNALO UN ARTICOLO DA CUI FINALMENTE EMERGE QUALE DEVE ESSERE LA PRIORITà DEL PD, DI QUI IN AVANTI, “SENZA SE E SENZA MA”.
    LA NUOVA STAGIONE DEVE RIPARTIRE DA QUI.

    «L’Italia è smarrita perché vive una condizione sociale drammatica, tanto dura quanto non la si conosceva da anni». Un’emergenza non più rinviabile: altro che lodo Alfano e norme salvapremier, l’Italia ha bisogno di ripartire sul piano economico. Walter Veltroni ne è certo: «Lo sanno le famiglie e i cittadini che, a fronte dell’aumento del costa della vita, con gli stipendi e le pensioni non riescono a sostenere una sfida che diventa ogni mese più difficile». Ma il governo sembra in tutt’altre faccende affaccendato. «Crolla la produzione industriale – dice ancora il segretario del Pd – e il governo risponde aumentando le tasse e diminuendo gli investimenti», oltre che «con tagli alla sicurezza e scuola». E pure alla sanità.

    Il governo infatti, nonostante l’inflazione e il debito pubblico altissimo, progetta una manovra di tagli: meno sanità - infermieri e medici agli sgoccioli - più ticket, 20 miliardi in investimenti in meno in tre anni, un massacro per scuola e ricerca, come denuncia Umberto Veronesi. Scelte che hanno fatto infuriare persino il governatore della Lombardia Roberto Formigoni. Senza dimenticare che la tanto decantata Robin Hood tax voluta da Tremonti si è rivelata «una presa in giro», come ha detto Veltroni, e servirà a finanziare un’altra invenzione parecchio discutibile: la “social card” per i più poveri, una specie di tesserino per avere riduzioni di prezzo su generi alimentari e servizi. Un’elemosina.

    Ma l’esecutivo sembra marciare in ogni campo nella direzione opposta a quella che la logica consiglierebbe. Il prezzo della benzina è cresciuto a dismisura fino a sfiorare 1.60 euro al litro, e il governo che fa? Decapita i vertici dell’Authority per l’energia, l’organismo che in sostanza si occupa di vigilare sulla trasparenza dei mercati energetici. Entro trenta giorni, infatti, per un emendamento voluto dalla Lega, potranno essere rinominati i dirigenti dell’Autorità. Per il segretario della Cgil Guglielmo Epifani si determina così «una condizione di incertezza su un organismo regolatore fondamentale nel settore dell’energia, tanto più in una fase particolarmente delicata sul terreno dei prezzi e delle tariffe. Per di più - conclude Epifani - si tratta di un’operazione condotta senza alcuna trasparenza».

    Mentre Berlusconi e i suoi ministri fingono di non vedere i problemi reali del Paese, comunque, si è aperta ufficialmente la raccolta firme Salva l’Italia promossa dal partito Democratico in vista della manifestazione del 25 ottobre: «La petizione – si legge nell’appello – ha al centro due questioni: la difesa delle regole democratiche contro le forzature e le leggi sbagliate del governo e la lotta per far ripartire l’Italia, cominciando da stipendi e pensioni».

    La raccolta delle adesioni è già partita sul sito del Pd (http://www.partitodemocratico.it/) per sottoscrivere l’appello, infatti, è sufficiente compilare il form con i propri dati.

    Venerdì 11 luglio, a meno di 24 ore dall’inizio della raccolta, erano già quasi 5 mila i cittadini e le cittadine che avevano messo il proprio nome sotto l’appello che ha come primo firmatario proprio il segretario Veltroni. «In una Italia in cui da mesi si parla solo dei problemi del presidente del Consiglio – ha spiegato Veltroni da Prato – noi vogliamo parlare di occupazione, salari e stipendi, delle tasse che aumentano e non calano e dei tagli alle forze dell’ordine».

  16. Thomas Casadei 14 luglio 2008 00:21

    ECCO INFORMAZIONI PIù DETTAGLIATE E LA POSSIBILITà DI FIRMARE ON LINE
    TRA I PRIMI FIRMATARI FIGURA ANCHE ACHILLE PASSONI NOSTRO OSPITE A FORLì IN UNA BELLA INIZIATIVA SUI TEMI DEL LAVORO E DEL WELFARE IL 15 SETTEMBRE 2007:

    http://www.latuastagione.it/wordpress/2007/09/10/dialogo-con-achille-passoni/

    http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/firme.aspx?t=%2fspeciali%2fsalva_italia%2fhome.htm

  17. Alessandro Pilotti 14 luglio 2008 18:18

    Ricevo da Sandro Gozi un’agenzia ANSA sul suo intervento all’assemblea dei Mille di venerdì scorso

    PD: GOZI; TROPPI GENERALI SENZA TRUPPE, RINNOVIAMOCI
    (ANSA) - ROMA, 11 LUG - ‘Nel partito ci sono troppi generali senza truppe. Non e’ solo una questione di eta’. Anche adesso, anche dopo una sconfitta netta, continuiamo a parlare difficile, a privilegiare il politichese, a rivolgerci agli iniziati.Lasciando intendere benissimo che i regolamenti di conti interni ci appassionano di piu’ del favore degli elettori. E purtroppo non e’ questione di eta’ della classe dirigente. Da come parlano antico, certi giovani sembrano sbucati da un passato che sarebbe meglio superare in fretta’. Cosi’ Sandro Gozi, deputato del Pd, nel suo intervento al convegno dell’Associazione dei Mille. ‘Eliminiamo formule retoriche - aggiunge - che nascondono il vuoto delle idee, come ‘piattaforma politico programmatica’, ‘apertura di credito’, ‘analisi delle convergenze’. Adesso basta con il politichese. Non se ne puo’ piu’. Cambiamo ‘lingua’, cambiamo discorsi. Il 99% degli italiani non parla come noi; come puo’ mai capirci e affidare proprio a noi le sorti del paese?’.'Dobbiamo avviare un dialogo - conclude Gozi - e, se necessario, un conflitto sulle idee e sulle proposte all’interno del nostro partito, per prepararci a tornare a vincere le elezioni. Apriamolo, finalmente questo partito. Ai circoli, alle articolazioni locali, diamogli, veramente la fisionomia di una netta novita’ e la gente ci capira”.(ANSA).

  18. Simone Morgagni 17 luglio 2008 20:04

    La destra ha definitivamente vinto la battaglia ideologica?

    Questa la spinosa questione proposta all’interno di questo articolo de Le Monde: http://www.lemonde.fr/politique/article/2008/07/14/la-droite-affirme-qu-elle-a-gagne-la-bataille-ideologique_1073123_823448.html

    Credo sia una domanda che sia lecito porsi anche, o forse soprattutto, in Italia. In particolar modo oggi in cui si paventano alleanze con l’udc, si vogliono prendere le impronte di tutti solo per non prenderle a pochi e la sinistra (?) si scaglia contro i tagli alle forze dell’ordine tentando di superare la destra sul proprio terreno di caccia.

    Persa la battaglia ideologica si è condannati al centrismo?

  19. Stefania Collini 18 luglio 2008 16:38

    Ho letto con qualche difficoltà (il mio francese è scolastico), l’articolo di le Monde, e mi pare che la situazione francese ricalchi esattamente quella italiana ma Sarko non è il signor B.: i valori ideologici sono quelli notoriamente di sinistra, ma è la destra che ora li cavalca, favorita da una sinistra silenziosa, muta, senza parole se non le stanche parole di una opposizione routinaria, tanto per fare o per dire, più solo dire che fare.
    Qual’è il nostro progetto, dove sono finite le nostre voci? Ora anche per le elezioni europee la proposta della destra è per liste bloccate. Spazio alla scelta dei cittadini dove, come, quando?; spazi politici aperti ancora non consolidati, vecchie egemonie in questo amministrare stancamente l’esistente ed i suoi privilegi piccoli o grandi che siano.
    Si arriva, nell’ignavia ma con elegante aplomb, al disfacimento dell’idea della sinistra, della coscienza civile, dei concetti di uguaglianza , di libertà e di solidarietà .
    Abbiamo bisogno di nuovi slogans e parole d’ordine, di rinvigorire i nostri ideali, chi abbiamo delegato a difenderli e ad essere la nostra voce, parla un linguaggio da decodificare ai più e rincorre la destra lasciando le posizioni e a volte annuisce anche agli obbrobri.
    Non abbiamo più antenne, giochiamo solo e soltanto di rimessa: siamo i gregari di questa partita la cui posta in gioco non è la coppa Italia calcistica, è il senso della democrazia del nostro Paese, di una coscienza civile che se nel passato era sedimentata nel profondo soprattutto nella gente semplice, oggi è bene così delicato e labile, che basta un alito a sollevarla dalle coscienze di un numero enorme di persone.
    Quando poi i ricordi e le testimonianze dei vecchi saggi non ci sosterranno più, a chi ci rivolgeremo per trarre esempio e forza di continuare?
    Battuti a destra e pare anche a sinistra , o meglio dall’IDV che nell’enunciazioni ma non nel linguaggio, è molto vicina al sentire di tanta parte degli elettori.
    Non credo che il centrismo sia un luogo adatto a noi, non vorrei che passin passetto, tutti ci risucchiasse il superlativo signor B.
    Le liste elettorali poi, spero non saranno bloccate per sempre. Potremo almeno scegliere i candidati, se questo bastasse…..ad invertire la rotta.
    Intanto però dobbiamo ancora impegnarci per il miglior PD possibile!
    Stefania

  20. riccardovitali 19 luglio 2008 10:36

    Io invece credo che la destra abbia approfittato in maniera migliore della fine dell’ideologia politica (per lo meno come la si intendeva una volta).
    E molti segnali ci dicono che è così.
    Quanti elettori si sentono fidelizzati oggi ad un progetto politico e quanti decidono di volta in volta? Quanto contano oggi gli interessi privati del singolo e quanto quelli collettivi?
    Quanti sono disposti ad ingoiare rospi sulle tematiche di principio per difendere interessi privati (pensate solo a tutti gli omosessuali che votano destra anche se li discrimina solo per pagare un pò di tasse in meno, oppure a quanti privilegiano le tematiche economiche invece di quelle legate ai diritti civili)?
    Io credo che sia difficile per i nostri dirigenti sapersi rapportare con un elettorato diversissimo da quello con cui sono stati abituati a rapportarsi. Ed è per questo che credo che soprattutto per il nostro campo politico non sia solo necessario un cambio dirigenziale ma sia assolutamente indispensabile.
    Saluti

  21. maria maltoni 19 luglio 2008 22:20

    Leggo sulla stampa di oggi della discussione aperta per la modifica della legge elettorale , anche per le europeee, che potrebbe portare alla eliminazione delle preferenze anche lì ed alla introduzione di liste bloccate.
    Penso sia giusto farci sentire,come PD ed anche dentro il PD, contro questa ipotesi. Comprendo bene che con questo parlamento e con i numeri che ha non saremo noi a decidere, ma dobbiamo dire chiaro e forte che non siamo d’accordo.

  22. Collinelli andrea 19 luglio 2008 23:53

    ZTL. OTTIMA L’INIZIATIVA DELL’ASSESSORE GALASSI.

    Traggo spunto da alcuni articoli apparsi sulla stampa locale in data sei giugno.
    Il sunto di questi articoli era il giro di vite che l’amministrazione comunale di Forlì si apprestava a realizzare per quanto riguarda l’accesso e la sosta nelle zone a traffico limitato (ZTL) e nell’area pedonale della città. L’iniziativa prende il via dall’ass. alla Mobilità Elvio Galassi e verte su due aspetti fondamentali. Il primo è che la recente sperimentazione sulle nuove ZTL non ha suscitato estese proteste da parte dei cittadini, la seconda e forse più importante è il “rispetto delle regole” e quindi tolleranza zero verso i tanti trasgressori. Saranno posti in punti cruciali dissuasori oleodinamici (corso Diaz, Garibaldi, via Filopanti). Forte taglio dei permessi d’accesso nelle aree pedonali, eliminati quelli delle associazioni di volontariato, dei dipendenti comunali, ecc. Ridotte anche le fasce orarie per quanto riguarda il carico e scarico merci. Infine più controlli e più severità nell’applicazione dei regolamenti che altrimenti rimarrebbero solo una buona intenzione.
    Vi sembra una iniziativa di poco conto?
    Direi proprio di no, anche se mi sarei aspettato sulla stampa un’insurrezione da parte dei cittadini ma soprattutto da parte dei commercianti, invece la notizia è passata in sordina come se nulla fosse. Meglio così. Nonostante ciò voglio volgere il mio plauso a Galassi per l’iniziativa intrapresa che non è assolutamente cosa di poco conto e che se ben gestita avrà ripercussioni non da poco per l’intera città. Per non fare della retorica sorvolo l’aspetto ambientale che rimane comunque molto importante ma mi voglio soffermare su alcuni punti da utilizzare come dibattito.
    Il primo, il rispetto delle regole. Credo, anzi sono sicuro, che sia nel DNA del PD, come più e più volte enunciato dal nostro segretario Veltroni che le leggi e i regolamenti devono essere rispettati da tutti i cittadini, in caso contrario regnerebbe l’anarchia ed il caos. Poiché Forlì e la nostra provincia ha nel PD il maggior partito di governo questa declinazione diretta sul territorio del rispetto delle regole non potrà che avere risvolti positivi.
    Insomma dalla teoria alla pratica.
    Secondo, buone abitudini e trasporto pubblico. Uno dei punti più deboli della nostra provincia è sempre stato il trasporto pubblico. Va da se che spesso e volentieri i mezzi pubblici sono desolatamente vuoti, soprattutto quelli urbani. In effetti, siccome è possibile arrivare all’interno delle nostre città, con il proprio mezzo, in un certo senso si è sempre disincentivato il trasporto pubblico. Pochi passeggeri uguale a pochi incassi, pochi incassi impossibilità di ampliare il servizio pubblico. Forse, lo spero, con questa stretta, molti cittadini inizieranno ad utilizzare i mezzi messi a loro disposizione. Qui giocherà un ruolo fondamentale anche l’attuale e continuo aumento dei prezzi dei carburanti, in questi primi mesi dell’anno si è registrato un calo di vendite dei carburanti di circa il 20% e già alcune persone hanno intuito che col mezzo pubblico si risparmia un po’.
    In vista delle prossime amministrative, ormai alle porte, farei anche alcune proposte e considerazioni. La prima, aumentare i parcheggi alla periferia della città e collegarli direttamente alla rete del trasporto urbano.
    La seconda, aumentare la rete di piste ciclabili urbane. In questo caso sarebbe molto facile, e ad un costo ridottissimo, adottando la filosofia del Piano Urbano del Traffico (PUT) di Forlimpopoli ed elaborato dall’Ing. Gandino per conto di ATR. Le piste ciclabili urbane in gran parte sono realizzate utilizzando parte della carreggiata stradale semplicemente delimitandole da una doppia linea, oppure da fioriere, oppure utilizzando asfalto di color rosso per evidenziarle (questo costa di più). Questa tecnica già sperimentata in diverse città ha anche il vantaggio di restringere la sede stradale in ambito urbano, rallentando le automobili e quindi riducendo l’incidentalità.
    Credo che gli spunti siano notevoli, a voi la parola.

    Collinelli Andrea

  23. Thomas Casadei 5 agosto 2008 00:16

    La generazione perdente
    che va a destra
    di ILVO DIAMANTI

    RIFONDAZIONE Comunista è implosa. Prima alle elezioni politiche del 13 aprile, dove è rimasta esclusa dal Parlamento. Poi, al congresso, dove si è divisa in due pezzi quasi uguali, a sostegno dei candidati alla segreteria: Vendola e Ferrero, il vincitore.

    Anche se, in effetti, il partito è assai più frammentato, perché, fin dalle origini, raccoglie molteplici componenti dell’opposizione radicale di sinistra. Una galassia ai margini del sistema politico. “Minoranza”, per definizione e per vocazione. Ma, anche per questo, uno dei riferimenti politici più significativi per i giovani. I quali hanno di fronte un futuro aperto.

    Amano le utopie. Pensano che sia possibile afferrare i sogni. Raggiungere “l’isola che non c’è”. E cercano, inoltre, di definire la propria identità tracciando confini netti fra se stessi e gli altri. Contro padri e padroni. Per questo molti giovani hanno guardato alle posizioni più radicali della sinistra (ma anche della destra) con maggiore passione rispetto alle altre generazioni.

    Oggi, però, ciò non avviene più. L’implosione (l’eclissi?) di Rifondazione Comunista è un segno, ma non il solo, del distacco dei giovani dalla sinistra. Non solo radicale, anche moderata. Si tratta della fine di un ciclo breve, che durava dall’inizio di questo decennio (millennio). Da quando, cioè, i giovani erano tornati a votare a sinistra, dopo circa trent’anni. Passata la vampata del Sessantotto, infatti, si erano raffreddate in fretta le speranze di cambiamento che avevano mobilitato ampi settori della società e, in particolare, i giovani. Frustrate dalle utopie del terrore, negli anni Settanta. Dal crollo dei muri e delle ideologie, negli anni Ottanta. Infine, in Italia, dalla fine della prima Repubblica e dei soggetti politici che l’avevano accompagnata.

    Dopo la stagione dei movimenti era emersa una generazione “senza padri né maestri” (per citare il titolo di un saggio di Luca Ricolfi e Loredana Sciolla), che si era rifugiata nella “vita quotidiana” (come evoca un altro testo, scritto da Franco Garelli). La domanda di cambiamento era defluita altrove, soprattutto nella partecipazione volontaria. Un fenomeno diffuso, cresciuto a contatto con i problemi di ogni giorno.

    Così i giovani erano divenuti “invisibili”. Confusi nell’ambiente sociale e locale. Pur diventando appariscenti sui media. Consumatori ed essi stessi consumo. Bersagli e attori di ogni campagna pubblicitaria. Protagonisti di serial e reality televisivi. Politicamente, si erano spostati al centro. Oppure “fuori” dalla vita politica. A sinistra, invece, erano rimasti i loro genitori. Quelli della mia generazione, che nel Sessantotto avevano intorno a 18 anni. Nati dopo la fine della guerra, nei primi anni Cinquanta.

    A metà strada, fra noi e i nostri figli, una “generazione perduta”, come l’ha definita Antonio Scurati in un suggestivo (auto) ritratto pubblicato sulla Stampa. Nata alla fine degli anni Sessanta. Mentre la “rivoluzione” bruciava e si consumava altrettanto rapidamente. Nel 1989, vent’anni dopo, scrive Scurati, nella notte in cui cadde il muro “finì un’epoca della politica, ma per la mia generazione non n’è mai iniziata un’altra. Non a sinistra, quanto meno”.

    Infatti, fino alla conclusione del secolo, la classe d’età orientata a sinistra più delle altre è progressivamente invecchiata, da un decennio all’altro. I ventenni del Sessantotto. I trentenni negli anni Settanta. I quarantenni negli anni Ottanta. I cinquantenni negli anni Novanta. E via di seguito. Una generazione di nostalgici, che votano allo stesso modo, un po’ per speranza, un po’ per abitudine.

    Solo dopo il 2000 i giovani sono tornati a sinistra. Soprattutto i “più” giovani. I miei figli. I fratelli minori di Scurati (se ne ha). In particolare gli studenti. Per diverse ragioni. La comune condizione di incertezza li ha resi inquieti. Una generazione senza futuro. La prima, nel dopoguerra, ad essere convinta (con buone ragioni) che non riuscirà, nel corso della vita, a migliorare la posizione sociale dei propri genitori. Poi, l’attacco alle torri gemelle e la guerra in Iraq. La globalizzazione economica e politica. Hanno alimentato l’insicurezza e il senso di precarietà, soprattutto fra i giovani. Che hanno “una vita davanti”. Ma quale?

    Li hanno spinti a mobilitarsi e a manifestare (soprattutto gli studenti). Anche per sentirsi meno soli. I (più) giovani, infine, hanno maturato una competenza comunicativa e tecnologica diffusa. Capaci di stare in contatto fra loro, senza limiti di spazio e tempo. Di sperimentare linguaggi nuovi, inediti e largamente incomprensibili agli adulti. Sono divenuti una tribù. Mischiati agli adulti, eppure separati da essi.

    I (più) giovani. Quelli nati negli anni Ottanta, al tempo della caduta del muro. Quelli che non avevano conosciuto il Sessantotto, il terrorismo, la Dc e il comunismo. Quelli per cui CCCP è un gruppo di rock progressivo e Berlino una città di tendenza. Si sono spostati a sinistra. Perché dall’altra parte c’era Berlusconi. Il padrone dei media. Icona del potere nel mondo della comunicazione. A cui opporsi. Perché dall’altra parte c’erano gli amici di Bush e della guerra, ma anche i sostenitori del lavoro flessibile. Così, alle elezioni del 2001 e in quelle del 2006 i giovani hanno votato massicciamente a sinistra. Soprattutto, ripetiamo, gli studenti e i giovani con una carriera di studi più lunga.

    Oggi questa stagione sembra conclusa. Era emerso anche nei sondaggi pre-elettorali, ma in misura minore a quanto si è poi verificato. Infatti, alle elezioni del 13 aprile 2008 (Sondaggio Demos-LaPolis, maggio 2008, campione nazionale di 3300 casi) appena il 31% dei giovani (fra 18 e 29 anni) ha votato per (la coalizione a sostegno di) Veltroni. Il 49%, invece, per Berlusconi.

    Una distanza larghissima, superiore a quella registrata fra gli elettori in generale. Alle “estreme” dello schieramento politico, invece, la distanza fra le parti si è annullata; anzi, quasi invertita. Il 3,2% dei giovani ha votato per la Sinistra Arcobaleno, poco più (oltre il 4%) per la Destra di Storace. Una tendenza ribadita, peraltro, dal voto degli studenti. Anche fra loro la coalizione a sostegno di Berlusconi ha superato il centrosinistra di Veltroni, seppure con uno scarto più ridotto: 42% a 37%. Mentre la Destra radicale è, a sua volta, più avanti della Sinistra Arcobaleno: 6% a 4%. Vale la pena di aggiungere che Di Pietro, fra i giovani, dimostra scarso appeal. Anzi: il suo peso elettorale è più ridotto che nel resto degli elettori.

    Quasi una svolta epocale, insomma. Naturalmente, la spiegazione più facile è prendersela con loro. I giovani. Sospesi fra precarietà e un mondo di veline e amici, sarebbero stati risucchiati in un nuovo riflusso “conservatore”. Vent’anni addietro, a un osservazione del genere, Altan faceva replicare a Cipputi: “Mi devo essere perso il flusso progressista…”. Per capire il deflusso dei giovani verso la destra e il non-voto, però, è più semplice soffermarsi sullo spettacolo offerto dalla sinistra, riformista e radicale. Il Pd, attraversato da divisioni personali e di corrente. Intorno ai soliti nomi: Veltroni, D’Alema, Rutelli. Marini.

    Rifondazione: segmentata da fazioni e frazioni. Alcune che “pesano” il 3-4% in un partito stimato intorno al 2%. Pochi accenni, risaputi, evidenti a tutti. Sufficienti a comprendere perché la Sinistra non possa aiutare i 30-40enni della “generazione perduta” a ritrovarsi. Tanto meno i giovani - e gli studenti - a identificarsi. Si sentono una “generazione perdente”. Perché dovrebbero affidare il proprio destino, la propria rappresentanza a una classe politica “perdente” di professione?

    I dati citati in questo articolo sono disponibili
    su http://www.repubblica.it
    e http://www.demos.it

    (4 agosto 2008)

    §§§

    La lucidità di questo articolo di Ilvo Diamanti è quasi spiazzante, specie se letta in relazione all’incapacità del PD - e dei suoi principali dirigenti (sovente chiusi in diatribe di carattere personalistico, basti osservare le prese di posizione di un Rutelli, di un D’Alema, di un Marini). Veltroni sta cercando in diversi modi - scuola di politica, tv democratica, utilizzo innovativo dei mezzi telematici - per entrare in sintonia con la “generazione perdente”, ma quel che manca ancora è il respiro collettivo del partito su questo, e del resto i personaggi di cui sopra fanno della conservazione una prassi del loro agire (e intervenire pubblicamente), figure ormai logore e lontane anni luce dal vissuto, dai bisogni, dai sogni da quelle generazioni che vorrebbero risposte e prospettive per una *loro* stagione.
    C’è una grandissima sfida - che riguarda anche i livelli territoriali - per il Pd, se vuole essere partito nuovo: fornire risposte e orizzonti al passo con nuovi mondi, sempre più invisibili, eppure così centrali in termini di azione nella società e di consensi.
    Un tema che - guarda caso - è stato toccato quest’oggi anche da una figura piuttosto lungimirante su questi temi come il neo Presidente della Camera di Commercio Tiziano Alessandrini nella parte conclusiva di un’intervista(http://www.romagnaoggi.it/forli/2008/8/4/99076/).

    Su questo nodo auspico quel dibattito che il Pd, frenato in alcuni suoi rilevanti settori ‘romani’ e non solo, ha in buona parte evitato fino ad ora, nonostante alcune buone intenzioni del suo segretario.
    Senza un’azione precisa e mirata la generazione perdente inevitabilmente guarderà altrove, e certamente non nell’alveo della sinistra e del centro-sinistra. e fare finta che questi settori della società siano secondari o poco rilevanti (come alcuni maggiorenti romani, ma non solo) è segno di una miopia - questa sì - “da perdenti”.

  24. Giorgio Zanniboni 5 agosto 2008 13:46

    Disastri a destra, harakiri a sinistra, confusione nel PD
    Nonostante l’illusionismo diffuso a piene mani risulta evidente che l’azione del governo non corrisponde ai problemi del paese e alle promesse elettorali mentre l’apparato produttivo perde colpi più che in tutta Europa, l’inflazione al 4,1% falcidia salari e pensioni, la povertà aumenta e le tasse non calano, anzi di fatto crescono.
    La manovra finanziaria di Tremonti spinge alla recessione, peggiora i conti pubblici e in vari modi penalizza le fasce sociali più deboli; e così Standard & Poor’s, importante agenzia di rating, boccia il piano triennale per l’assenza di riforme e di misure atte a rilanciare l’economia prevedendo il non raggiungimento degli obbiettivi.
    Se poi si analizzano singole vicende non è difficile vedere disastri in atto o in arrivo:
    1° Per Alitalia si profila una nano compagnia in mano alle banche e ad alcuni privati pronti al ”sacrificio” in cambio di ritorni pagati dagli italiani (autostrade, edilizia pubblica, ecc.) mentre all’opposto in America nascono per fusione grandi società dei voli e in Europa è annunciata l’alleanza tra British Airways e la spagnola Iberia.
    Ovvio che la soluzione patriottica voluta da Berlusconi – che prevede esuberi di personale più che doppi rispetto il piano Air France – avrà vita grama e starà in piedi solo se entrerà nell’orbita e sotto il controllo di altre compagnie.
    Mentre a pagare saranno i sempre più spremuti contribuenti italiani con miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali ai licenziati (7.000 con quelli di Air One) e per i debiti Alitalia trasferiti a una società pubblica.
    2° Per la tutela della sicurezza pubblica, primario impegno leghista e governativo, a parte nuove normative che sollevano proteste in Europa - e forse faranno scattare denunce di infrazione ai trattati in materia di immigrazione – da un lato si schierano dei soldati in alcune città e dall’altro si riducono fortemente le risorse alle forze dell’ordine.
    Adibire 3.000 uomini a funzioni sussidiarie già in se significa prendere in giro gli italiani (i deficienti sono meno numerosi di quanto Maroni e La Russa credono) data l’esiguità e l’impreparazione del contingente impegnato.
    E reclamizzare questo dopo che il governo ha tagliato 3,5 miliardi di euro - reintegrati per 400 milioni dopo le proteste – che solo per la polizia di Stato significano 7.000 agenti in meno è un’offesa al comune buon senso.
    3° Riferendosi ad alcuni provvedimenti governativi Berlusconi ha affermato che sta attuando una politica di sinistra ma con la soppressione dell’ICI ha premiato i proprietari di case non certo popolari, con la detassazione degli straordinari 1 milione di lavoratori su 20 e con la “tessera dei poveri” solo il 14% dei cittadini indigenti.
    In realtà il governo sta facendo l’opposto, come si è visto con la norma sul precariato, che nella versione modificata equivale a una sanatoria a favore di enti e aziende contro le giuste aspettative di centinaia di migliaia di lavoratori.
    Mentre con l’assegno sociale negato ad immigrati che si ricongiungono ai figli che lavorano regolarmente in Italia si colpiscono pure italiani che tornano dopo l’emigrazione: tutte persone con più di 65 anni di età.
    Purtroppo mentre la destra politica sta portando il paese all’indietro sul piano sociale a sinistra c’è chi continua a non capire le ragioni della sconfitta di aprile e si rifugia nell’estremismo antagonistico facendo così harakiri.
    Rifondazione comunista si è spaccata a metà al congresso e Ferrero è stato eletto segretario sulla base di un documento che schiera parte della sinistra su posizioni ottocentesche, pre PCI, lontane cioè dall’idea che per cambiare il paese in senso progressista bisogna conquistare le condizioni per governare; e questo non lo si può fare parlando solo a operai, meridionali e immigrati ma occorre un più ampio schieramento di forze sociali e politiche.
    Il progetto Ferrero da una parte rende impossibili o più difficili le alleanze di centrosinistra a livello locale – per un PD saggio, che faccia accordi solo su programmi di contenuto riformista – dall’altra pone con acutezza il problema di un dialogo e della ricerca di intese tra tutte le forze di sinistra e di centro che intendono impegnarsi su progetti di governo a livello nazionale, regionale e locale volti a riformare la politica e la società, e a produrre nuova cultura.
    Un impegno che dovrebbe trovare l’Emilia-Romagna in prima fila, date le sue tradizioni, ma non è così perchè l’iniziativa è molto declamatoria e poco concreta sui contenuti, e non mancano aspetti che sorprendono in negativo.
    Ad esempio, mentre si sta avviando il confronto sul federalismo fiscale e si profila una intesa per coinvolgere, nei nuovi ruoli e poteri, oltre le regioni anche le città metropolitane mi chiedo perchè mai si tardi in Romagna a ragionare - in aggiunta alle acquisite convinzioni su politiche e strumenti di “area vasta” - appunto su una proposta modificativa della legge esistente per istituire una area metropolitana policentrica, sopprimendo le attuali province.
    Risulta evidente che l’innovazione è ancora sotto scacco della conservazione, come per altri versi succede con le ex aziende municipalizzate per le quali in questi giorni il segnale politico che viene da Bologna è deludente.
    In sostanza rischia di fallire la maxi fusione Hera-Enia-Iride perchè i Sindaci emiliano-romagnoli non condividono la giusta proposta dei colleghi di Torino e Genova - fare scendere al 30% il peso della parte pubblica – in modo da rendere contendibile la nuova società e più liberi i Comuni nello svolgimento del loro ruolo istituzionale in materia.
    Errata è poi la tesi di Cofferati secondo la quale devono decidere le aziende, negativo è che neppure questa volta il superamento del monopolio per acqua e rifiuti, la regolazione indipendente delle gestioni e la riduzione delle tariffe conseguibile con le sinergie di accorpamento vengano indicati come obbiettivi da raggiungere.
    Ecco, su queste posizioni il PD troverà alleati tra vecchi e nuovi massimalisti ma sicuramente non al centro dello schieramento politico e tra le forze sociali moderate, cioè laddove si gioca il futuro del “partito nuovo” e del paese.
    Se non si capisce che per tornare a vincere occorre fare scelte diverse e migliori rispetto la destra cala la notte.
    2 agosto 2008 Giorgio Zanniboni

  25. patrizia barducci 5 agosto 2008 14:18

    e noi donne e uomini che ci siamo dati molto da fare in questo ultimo anno,in questo calare della notte come le stelle staremo a guardare?
    cosa possiamo fare?
    chi dobbiamo tirare per la giacchetta?
    come posso contribuire io nel mio piccolo?
    intanto condido con thomas e patrizia un pensiero per Eluana,e non concepisco che ancora ci si debba arenare nella palude dei conflitti costituzionali,anzichè predisprre e riconoscere la pratica del testamento biologico.
    per quello che riguarda il nostro andare alla deriva come paese,la percezione che si stiano facendo macroscopici errori si sente a pelle…non c’è che dire siamo indietro a tutti di trenta anni.

  26. Simone Morgagni 5 agosto 2008 14:58

    Credo che i giovani abbiano spostato il proprio voto sulla destra per la semplice assenza di possibilità alternative. La sinistra in Italia non esiste più.

    Quello descritto da Diamanti è un movimento dovuto a questa semplice constatazione oggi che i partiti reduci dalla sinistra non sanno fare altro che opporsi a qualcosa, che contrastare le idee e le iniziative che provengono dalle altre correnti di pensiero.

    Quello che una volta era il pensiero di sinistra è in parte stato superato dalla modernità e in parte acquisito e fatto proprio da istituzioni di altro tipo. Non si è stati capaci infatti di aggiornare la mentalità al clima post-ideologico e al mondo interconnesso e globale e non si è saputa difendere l’identità di tutta una serie di posizioni che sono cosi state recuperate dal mondo del volontariato e dai movimenti cittadini che oggi ne sono divenuti i nuovi rappresentanti.

    Quella che era la sinistra è stata cosi svuotata del suo contenuto e vivacchia cercando di accontentare tutti e sbrigando gli affari correnti qualora sia al governo o semplicemente opponendosi a quanto proposto dal governo qualora si trovi all’opposizione.

    In una situazione come questa, un articolo come quello di Ilvo Diamanti mi sembra, per quanto valido e corretto, terribilmente inutile. Inutile perché parla come se questo PD, come se questa Rifondazione Comunista, avessero dato qualche segno di vitalità negli ultimi anni e quindi come se potessero accorgersi della realtà, risollevarsi e riprendere il cammino.

    In realtà quello che sembra stiano facendo da troppo tempo è vivere di rendita, continuare a sfruttare, a chiamare alle urne la propria tradizionale base elettorale guardando i propri risultati diminuire nel tempo e sperando che ci possa sempre essere un Berlusconi o un Bossi agli eccessi dei quali potersi opporre per riavvicinarsi momentaneamente all’elettorato.

    Veltroni sembrava la scelta migliore un anno fa, ma il risultato che oggi abbiamo tutti sotto gli occhi è sconsolante e tantissime persone che si erano avvicinate (oltre a tanti insospettabili fedeli) stanno abbandonando (se già non lo hanno fatto) quello che aveva dato qualche speranza di poter essere un progetto di rinnovamento. Non saprei dargli torto. Forse accorderei loro direttamente ogni ragione.

    E se non ci saranno bruschi cambiamenti di rotta a breve la rottura sarà giusta e doverosa, perché non si può pretendere che ognuno nel proprio piccolo si impegni, che continui a tirare la giacchetta del suo superiore di turno, che insista per avere un po’ di quello che tutti proclamano e nessuno applica.

    A queste condizioni non resta che prendere una nuova strada, per cercare di migliorare le cose in altro modo, nel proprio piccolo e liberi da tutta questa massa di vecchiume che non sa più rappresentare nessuno tranne sé stessa, che non sa più esprimere alcuna posizione che non sia silenzio o riflesso condizionato.

    Viene quasi da capire allora quel non voto di qualche giorno fa. Quella mancata presa di posizione sulla vita umana fatta alla Camera e poi reiterata al Senato. Devono aver avuto paura che potessero applicarla anche a loro l’eutanasia, dato che da troppo tempo non sembrano dare alcun segno di vita.

    E dispiace pensare che quella sarebbe forse stata una migliore idea, che sarebbe stato più facile reinventare, ricostruire da capo, piuttosto che ripartire da qui.

  27. Thomas Casadei 21 ottobre 2008 00:43

    Vittorio Foa: il coraggio delle idee, la concretezza dell’azione politica

    Ho avuto la fortuna di conoscere di persona e frequentare Norberto Bobbio, non quella di conoscere di persona Vittorio Foa, ma fin dai primi anni Novanta, all’epoca della mia personale formazione politica e culturale mi sono confrontato con i loro testi. Sono sempre stato affascinato dalla loro vita straordinaria, dal loro impegno civile e sociale, dalla loro incredibile libertà di pensiero.
    Due veri maestri, di quelli che parlano con l’esempio.

    Dagli esordi in “Giustizia e Libertà” negli anni Trenta, passando per la Resistenza, per la Costituente, per la militanza nel Psi, nella Cgil, nel Psiup, e ancora con la vicinanza al Pci come indipendente, e poi con l’impegno attivo nella fondazione del PDS e poi del PD, Foa ha attraversato l’intera storia del movimento operaio e della sinistra italiana: lo ha fatto sempre ricercando, con coraggio, le giuste vie; con spirito costruttivo e critico, con intensa passione e tanta, tantissima, sobrietà.
    Uomo politico, sindacalista, docente di Storia Contemporanea (presso l’Università di Modena), scrittore, Foa ha ricercato sempre il dialogo con tutte le generazioni (come attesta anche il suo intenso lavoro e il suo avvincente scambio intellettuale con Federica Montevecchi, con la quale aveva scritto, da ultimo, “Le parole della politica”, presentato proprio nel luglio scorso con la co-autrice).

    Tra i tanti pensieri, utili alla prosecuzione di un cammino democratico coraggioso e limpido, mi piace scegliere il seguente tratto da “Le parole della politica”:

    “Le scelte qualche volta sono difficili, ma non bisogna avere paura: si deve scegliere. Ogni scelta ha le sue ragioni e avere consapevolezza delle ragioni degli altri non diminuisce il valore della scelta”.

    Un grandissimo insegnamento per chi intende il partito democratico come il partito della libera scelta e dell’impegno inteso come, appunto, esempio.

    Thomas Casadei
    (Direttore Ist. Gramsci Forlì)

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