La tua stagione

Insieme. Per l’ambiente, l’innovazione, il lavoro.

Riceviamo e pubblichiamo: Viviamo nel tempo della malafede

Due terzi dei pensionati Inps hanno una pensione inferiore agli 800 euro, il potere d’acquisto dei salari è uguale a quello del 1993, l’80% dei lavoratori dipendenti ha uno stipendio che non supera i 1300 euro. L’ha detto il Governatore della Banca d’Italia Draghi pochi giorni fa. Grazie all’Euro l’Italia non è alla bancarotta, ma grazie all’assenza di controlli sul cambio dell’euro una grande parte del reddito si è spostato dalle tasche dei lavoratori dipendenti e dei pensionati a quelle dei grandi industriali. Un terzo del nostro paese non riesce a decollare perché gli abitanti di intere regioni sono taglieggiati dalla mafia, dalla camorra, dalla ‘ndrangheta e il lavoro nero è sempre più diffuso. Questa è la realtà.

Ma viviamo nel tempo della malafede. Persino la realtà viene ignorata. Ci sono stati tempi nella storia, anche recente –e c’è tra noi chi ancora li ricorda- in cui la menzogna detta e ripetuta ha portato il sonno della ragione nella mente di interi popoli. L’invenzione del capro espiatorio è sempre stato lo strumento privilegiato del potere per ingannare i cittadini.

E così ogni giorno dobbiamo fare i conti con la “Grande Bugia”: convincere gli italiani che il problema sono i Rom e gli extracomunitari. Deviare il rigore della legge e la rabbia della gente contro nemici immaginari è due volte criminale: perché aizza l’odio irrazionale e non scalfisce minimamente le vere cause dei problemi. Non c’è nessuno che fa venire gli extracomunitari. Vengono da soli. In base a leggi elementari, le stesse che hanno spinto milioni di italiani a riempire le miniere del nord Europa o a solcare tutti gli oceani solo un secolo fa.

E l’Italia non può farne a meno. Che ci piaccia oppure no, che siamo d’accordo oppure no.
Centinaia di migliaia di famiglie hanno la necessità estrema di persone che prestino servizi di cura per anziani non autosufficienti o soli o in precario stato di salute. Migliaia di ditte edili e di industrie di ogni tipo chiuderebbero in 24 ore senza la mano d’opera straniera. La nostra popolazione, invecchiata e con pochi figli, non è in grado da sola di far fronte alle necessità di un paese industriale. Senza l’immigrazione la decadenza dell’Italia sarebbe rapidissima in ogni campo. E’ una verità semplice, è scritta nei dati, è verificabile nei fatti.

Chi vuol convincere l’opinione pubblica a credere che si possa fare a meno dei lavoratori di altri paesi racconta una grande bugia e promette cose stupide e impossibili. L’immigrazione non può essere fermata. Ed è contro l’interesse del nostro paese fermarla. L’immigrazione va governata. I nuovi cittadini che abitano, lavorano e vivono in questo paese insieme a noi devono vedere riconosciuti i loro diritti e devono rispettare i loro doveri.

Rispetto a questi processi le buone prassi di cittadinanza del nostro territorio, oltre la logica dell’emergenza, dovrebbero avere ancora più sostegno da parte delle istituzioni e maggiore risalto sui mezzi di informazione: esse sono l’esempio che è possibile coltivare la speranza anziché seminare paure.

Thomas Casadei (Ist. Gramsci Forlì), Michele Drudi (Pres. Arci Forlì), Raoul Mosconi (Vice-Pres. Acli Emilia-Romagna), Luciano Ravaioli (Pres. Acli Forlì-Cesena), Massimo Tesei (mensile “Una Città”).

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10 Commenti a "Riceviamo e pubblichiamo: Viviamo nel tempo della malafede"

  1. Maria Teresa Vaccari 16 luglio 2008 08:19

    Ho letto questo appello pubblicato su “Il Resto di Carlino” di domenica: manca tutta la prima parte mentre nella rassegna stampa del Comune ho potuto constatare che le sintesi fatte dalla Voce e dal Corriere sono sicuramente più fedeli al testo originario.
    Complimenti ai promotori dell’appello: ottima iniziativa, che nel testo completo è sicuramente molto più efficace e incisiva di quanto apparso sui giornali.

  2. Thomas Casadei 1 agosto 2008 22:21

    Condividendole appieno posto queste riflessioni di Miriam Mafai sul caso Englaro

    Il Pd non può davvero continuare a non assumere posizione su questioni che attengono la laicità dello Stato.

    §§§§

    IL COMMENTO
    Una brutta giornata per il Pd
    di MIRIAM MAFAI

    DUNQUE la Camera ha votato. E ha deciso di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale contro la decisione della Corte di Cassazione che aveva finalmente consentito alla richiesta del padre di Eluana Englaro di sospendere l’alimentazione e l’idratazione forzata della figlia in stato vegetativo permanente da ormai sedici anni.
    La Camera ha votato e il pg di Milano ha fatto ricorso contro la sentenza, dunque la povera Eluana dovrà ancora restare attaccata a quel sondino, invecchiare così nel buio profondo di una morte non ancora ufficialmente certificata.

    Da più di dieci anni giacciono di fronte alla nostre assemblee elettive proposte di legge intitolate dal cosiddetto “testamento biologico” grazie al quale ognuno di noi avrebbe il diritto di decidere della fine della sua vita, quando e come e perché staccare quel sondino e quelle macchine che possono tenerti immobilizzato, per anni, in quello spazio di morte che non è più la morte naturale di una volta, ma l’orrore di una zona intermedia in cui è una macchina che pompa il sangue, ti alimenta artificialmente per un tempo che può durare per anni. Per Eluana sono passati già sedici anni.

    L’orrore di questa condizione inumana non conta nulla di fronte al voto dei nostri parlamentari. Non conta nulla nemmeno la sentenza della Cassazione che finalmente aveva acceduto alla richiesta del padre di Eluana.
    Non conta nulla nemmeno il fatto che le nostre assemblee elettive, non siano riuscite nel corso degli anni passati a esaminare ed approvare una delle molte proposte di legge sul “testamento biologico” che metterebbero ognuno di noi al riparo da questa violenza esercitata sui nostri corpi alla fine delle nostra vita.

    Ma quello che più mi ha colpito nella seduta di ieri della Camera dei deputati, di fronte a quel voto, è stata il silenzio dei parlamentari del Partito Democratico.
    Il loro rifiuto di assumere una posizione e di esprimersi con un sì o con un no. Il loro ripiegare su un’astensione che appare una fuga dalle responsabilità.

    Il caso Englaro è di fronte alla pubblica opinione e alle assemblee legislative da quasi dieci anni. Non è certamente colpa del Partito Democratico se una legge equilibrata sul testamento biologico non è stata ancora discussa e approvata. Basterebbe ricordare a questo proposito l’instancabile azione svolta da uno scienziato come Ignazio Marino, eletto senatore nelle file del Pd.
    Questa battaglia continuerà, penso, al Senato, dove è stata recentemente presentata una proposta di legge sottoscritta da cento senatori del Pd, dell’Italia dei Valori e del Pdl.

    Ma ieri, alla Camera, il Partito Democratico ha preferito non prendere parte alla votazione. Non mi convince la spiegazione che ne è stata fornita in aula. Sappiamo tutti che convivono nel Pd sentimenti e parlamentari laici e cattolici. Sappiamo tutti che una mediazione tra queste diverse culture richiede attenzione, intelligenza e prudenza. Ma ci sono casi e momenti in cui la prudenza rischia di apparire indifferenza o pavidità.

    Attorno al caso di Eluana Englaro, alla sua tragedia e a quella del padre, attorno a un caso drammatico che investe la coscienza di tutti noi, era lecito attendersi una posizione limpida ed equilibrata dei deputati del Partito Democratico. Non c’è stata. È una brutta giornata, questa, per chi crede nel Partito Democratico e nella laicità del nostro Stato.

    (1 agosto 2008)

  3. Patrizia Graziani 4 agosto 2008 14:45

    Discutere di “buona morte” senza bandiere ideologiche!
    Sono una donna di “legge” , e dopo anni che discutiamo di questa delicata materia senza approdare a nulla, lasciandoci sopraffare da onde emotive da Welby alla Englaro , a chi di noi è stato colpito direttamente in famiglia, a chi è profondamente cattolico ed a chi è invece ateo, sono giunta alla conclusione che non si possa prescindere dai valori in cui ciascuno di noi crede e non serva un altra legge nel mare magnum delle leggi esistenti!
    E’ sufficiente partire dal rispetto delle leggi vigenti secondo cui un cittadino ha dei diritti , per alleviare il compito dei nostri politici, sia di sinistra che di destra, ai quali chiediamo di essere superiori alle loro appartenenze ideologiche , per addivenire all’introduzione nel nostro ordinamento del “testamento biologico” ,in poche parole di un documento contenente le volontà espresse dal malato, quando ancora è in grado di intendere e volere circa le terapie da seguire nel caso in cui non dovesse essere più coscente in quanto in fase terminale.
    Questo significherebbe che il Parlamento non dovrebbe approvare alcuna legge e forse si approderebbe ad una soluzione condivisa al di là delle ideologie!!
    Patrizia Graziani

  4. Maria Teresa Vaccari 6 agosto 2008 13:30

    NON SO DA DOVE COMINCIARE
    Il governo Berlusconi sta smontando pezzo per pezzo l’Italia per riassemblarla a uso e consumo del suo capo.

    Qualche giorno è stato pubblicato su Repubblica un articolo di Francesco Merlo intitolato “Il trucco del look” sulla scuola (http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=56833), in cui si fa una sconsolata analisi dei provvedimenti cosidetti “anti-bullismo” che vanno dal ripristino del grembiule a quello del 7 in condotta.
    Sono ovviamente provvedimenti di facciata, come molti altri di questo governo, che non avranno nessuno effetto sui veri problemi della nostra scuola, sottoposta a pesanti tagli di risorse e personale e soprattutto ad un costante impoverimento culturale.
    Non è certo nascondendo sotto un grembiule costosi vestiti firmati per un falso principio di egualitarismo nei confronti dei meno abbienti che si risolvono i problemi di decoro, puramente formale, dei nostri figli perchè fuori dal grembiule rimangono sempre scarpe, zaini, cartelle, giubbotti. E allora perchè non mettere addirittura un bel burqa fino ai piedi?
    E d’altra parte i vestiti e i quaderni ai bambini delle elementari e delle medie vengono comprati da noi genitori che siamo disposti a spendere centinaia di euro all’anno per non far sfigurare i nostri piccoli! (ma questo è un altro discorso che meriterebbe più spazio).
    Inoltre, in tempi di crisi come questa, l’obbligo del grembiule comporta un ulteriore aggravio di spesa per le famiglie, come se non fossimo già abbastanza tartassati dai prezzi esosi dei libri e della cancelleria.
    E a pensare male ti verrebbe da chiedersi se non ci sia qualche amico o parente del nostro Cavaliere che ha una bella fabbrichetta in Brianza o nel Nord-Est che fa cucire tanti bei grembiulini a qualche bambino povero del terzo mondo per poi venderli ai nostri bei figli lindi, composti e puliti.
    Il vero problema è che da anni si sta attuando un’opera di demolizione culturale della scuola pubblica a vantaggio della scuola privata (per la quale alcune regioni danno contributi alle famiglie che altrimenti non se la potrebbero permettere!) erodendo risorse e deprimendo la professionalità e la credibilità degli insegnanti, tra le quali, per la mia esperienza personale, ci sono spesso persone preparate, capaci e motivate (nonostante tutto) e non solo una manica di fannulloni come li dipinge Brunetta.

    Sui tagli all’assistenza, sugli interventi sulla giustizia, sui provvedimenti economici e fiscali si sono già espressi altri interessanti interventi pubblicati su questo blog nel mese di luglio.
    Si usa il pugno di ferro contro la pubblica amministrazione (dove sicuramente margini di miglioramento in efficienza ci sono), ma si toglie il tetto ai maxi-compensi dei dirigenti previsto dal governo Prodi.
    L’Alitalia è un buco nero.

    Vorrei infine chiudere con il comunicato del Censis intitolato “Le morti «ordinarie» sul lavoro o in strada superano gli omicidi” (www.censis.it) di cui riporto le conclusioni:

    “Si muore di più, dunque, durante le attività ordinarie che non a causa della criminalità o di episodi violenti. I morti sul lavoro sono quasi il doppio degli assassinati, i decessi sulle strade 8 volte più degli omicidi. Tuttavia, gran parte dell’attenzione pubblica si concentra sulla dimensione della sicurezza rispetto ai fenomeni di criminalità.
    «Gran parte dell’impegno politico degli ultimi mesi è stato assorbito dall’obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini rispetto al rischio di subire crimini violenti», osserva Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, commentando i dati. «Tuttavia, se si amplia il concetto di incolumità personale, e si considerano i rischi maggiori di perdere la vita, risalta in maniera evidente la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli. Il luogo di lavoro e la strada mancano ancora di presidi efficaci per garantire la piena sicurezza dei cittadini, e spesso si pensa che perdere la vita in un incidente stradale sia una fatalità. I dati degli altri Paesi europei dimostrano che non è così»”.

    Non penso che ci sia bisogno di alcun commento, a parte che il Censis è notoriamente un covo di pericolosi sovversivi comunisti .

  5. Maria Teresa Vaccari 6 agosto 2008 15:02

    LA MANOVRA CONTRO TUTTI
    Depressiva, penalizza i deboli e svela tutti i bluff della destra

    La prima manovra economica del governo Berlusconi IV verrà ricordata come l’unico piano finanziario triennale approvato in 9 minuti dal Consiglio dei ministri, come la manovra degli spot, degli slogan e della propaganda, come la manovra dei tagli, delle promesse mancate. La manovra della lotta contro i più poveri e i deboli della società, la manovra delle irregolarità, la manovra che ha svuotato il Parlamento di ogni suo ruolo. La manovra della penalizzazione degli enti locali e del Mezzogiorno, della mancata lotta alla crisi economica e sociale dell’Italia e degli italiani. [...]

    DAL SITO DEL PD - PER IL TESTO COMPLETO
    clicca qui

  6. Maria Teresa Vaccari 11 agosto 2008 22:19

    CRONACHE DALLA CALABRIA

    Sono in vacanza in Calabria da pochi giorni, ma la cronaca nazionale e locale è piena di notizie che offrono parecchi spunti di riflessione.
    Ne riporto solo alcune che penso siano emblematiche del clima che si respira ad un anno dalla strage di Duinsburg che ha portato alla luce, per chi non se ne fosse ancora accorto, che la mafia non è un problema del meridione d’Italia ma che ha ramificazioni e infiltrazioni in tutta Italia e in tutto il mondo.
    Prima di tutto, come il problema dei rifiuti non sia solo un problema di Napoli nè di “maleducazione” meridionale, ma un lucroso sistema di affari e che la malavita l’ha capito già da tempo.
    La seconda, generale, che nonostante la continua opera di demolizione delle istituzioni che il Governo Berlusconi sta cercando di realizzare attraverso la denigrazione della magistratura e il taglio di risorse economiche, ci sono persone che continuano a lottare contro la criminilità organizzata e diffusa a tutti i livelli della vita economica e politica.
    Infine, una “goodnews” di un piccolo paesino del crotonese dove sono riusciti a raccogliere ben 1200 firme per la petizione “Salva l’Italia”.

    Da “La Repubblica” 10/8/2008
    CALABRIA, DISCARICA CHIUSA PER MAFIA
    SINDACI IN RIVOLTA, PER 70 COMUNI E’ EMERGENZA SANITARIA
    [...] Da oggi in Calabria quella della “monnezza” è qualcosa di più di una semplice paura. Per 70 Comuni delle province di Crotone e Cosenza potrebbe trasformarsi in un problema reale. C’è la questione dei rifiuti, certo. Ma c’è soprattutto quella della legalità a farle da sfondo. Della ‘ndrangheta che allunga le mani approfittando delle emergenze. La vicenda ruota attorno alla discarica privata di Crotone, la più grande della regione. Ampliata di recente e capace di “abbancare” ancora un milione e mezzo di tonnellate di rifiuti. Una struttura moderna, ma gestita dalla Sovreco, società di proprietà di Raffaele Vrenna, vice presidente degli industriali calabresi e manager con interessi in diversi settori. Vrenna il 9 giugno è stato condannato a 4 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. [...] Di qui la revoca della certificazione antimafia, indispensabile per ogni azienda per intervenire negli appalti pubblici[...] Il 4 agosto è arrivato anche sui tavoli degli enti locali come direttiva formale: “Vietato scaricare alla Sovreco, da oggi e per 60 giorni i rifiuti saranno destinati alle discariche di Lamezia Terme, Catanzaro, Scalea e Cassano.” La scelta però non è piaciuta ai sindaci dei comuni chiamati a farsi carico della spazzatura dei vicini [...] Intanto il viceprefetto Elisa Latella ha spiegato che si tratta di “un provvedimento pesante ma necessario, che voleva essere anche un segnale forte”. Nessuno parla esplicitamente di ‘ndrangheta, ma è evidente che la scelta sta tra trovare una soluzione condivisa, oppure lasciare che i comuni continuino ad usare come discarica, pagando con soldi pubblici, il sito di un imprenditore sul quale pesa, sia pure in primo grado, una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma non è tutto. Infatti, Vrenna, che ha annunciato di voler cedere le quote delle sue società, è azionista di una miriade di società miste che gestiscono la raccolta dei rifiuti dei comuni di mezza Calabria. Contratti milionari che potrebbero essere rimessi in discussione proprio dalla luce della mancata cerificazione antimafia.

    Da “La Repubblica” 11/8/2008
    STRADE KILLER, LA RIVOLTA DEI GOVERNATORI
    [...] Secondo il presidente [della Regione Calabria Loiero], il Governo Berlusconi ha tolto alla Calabria mezzo miliardo di euro. “Erano soldi stanziati da Prodi, che li aveva sottratti dal progetto per il ponte sullo stretto e dovevano servire per le nostre provinciali. Soprattutto la statale 106 Jonica, da Reggio Calabria a Taranto, ma anche per fare adeguamenti agli attracchi di Villa San Giovanni e ad altre opere. Adesso siamo bloccati e restiamo con le nostre strade malmesse e insicure per automobilisti e motociclisti. Quei soldi, i nostri 500 milioni e il miliardo della Sicilia, sono stati utilizzati per pagare l’abolizione dell’ICI.”

    DA “CALABRIA ORA” 10/8/2008
    Tratto da un’intervista al pm della DDA di Reggio Calabria Nicola Gratteri sulla strage di Duinsburg dello scorso Ferragosto
    “La ‘ndragheta è ovunque c’è da comprare e da investire, in Europa, in America del Nord e del Sud, in Australia. Paesi dove continuano a fare affari; anche in Europa non c’è la cultura del controllo del territorio, non ci sono norme tali da contrastare le cosche [...] La lotta alle mafie non è la caccia alla volpe all’inglese, è uno studio che va fatto sulle dinamiche dei flussi di denaro, della cocaina. Spesso abbiamo visto grandi parate con posti di blocco e quant’altro con relative riprese di tv e giornali. Non è con l’esercito che si risolve il problema. Bisogna investire di più nel reclutamento della polizia giudiziaria, nel pagare meglio chi opera sul territorio. Servono norme adeguate. (*) ” Ed a questo proposito Gratteri cita una norma contenuta del “decreto sicurezza” (**) “E’ passata sotto silenzio – dice il pm – ma è una grande cosa: il divieto di patteggiamento in appello per i reati di mafia. Se uno è condannato in primo grado a 24 anni, mediamente, in appello non scende sotto i 20. Invece, fino ad adesso, con il patteggiamento le condanne scendevano a sei, sette anni. A mio avviso ci sarà una ripresa anche nelle collaborazioni di giustizia. Finora non conveniva perchè si usciva prima con il rito abbreviato e il patteggiamento in appello. Questo è solo un esempio di quello che si può fare con modifiche normative senza dispendio di uomini e mezzi e senza far vedere i muscoli.” Una risposta questa che Gratteri considera fondamentale anche perchè “la gente è stanca della presenza della ‘ndragheta però non ha la forza per reagire. Vorrebbe vedere uno Stato più forte, più presente e più efficiente e quindi tale da incoraggiare a reagire. Serve più impegno del Governo al contrasto alle mafie e che non si confondesse la sicurezza dello Stato con i lavavetri di Firenze o con i rom.”

    (*) esattamente il contrario di quanto sta facendo il Governo Berlusconi tagliando i fondi destinati alla giustizia e alla sicurezza e impedendo le intercettazioni telefoniche per i reati finanziari.
    (**) prevista nel pacchetto predisposto dal Governo Prodi

    PD, IL RECORD DI STRONGOLI
    NEL PICCOLO CENTRO CROTONESE RACCOLTE 1200 FIRME CONTRO IL GOVERNO

    [...] Nel frattempo, però, il PD italiano si è diviso tra chi vuole firmare e chi no. [...] In Calabria, al di là dei privati malumori, non sono apparse ancora opinioni contrarie all’iniziativa di Veltroni. A dire il vero, al momento, nessuno sembra svenarsi per Walter, e pur tuttavia qualcosa si muove. Per esempio la senatrice Dorina Bianchi si è fatta promotrice il 6 agosto scorso di un’ottima performance. Ha raccolto a Strongoli, l’antica Petelia in provincia di Crotone, 1200 firme a favore della citata petizione. In realtà, a primo acchito, questo numero ha fatto storcere il naso, considerando che a Strongoli formalmente sono accreditati 6107 abitanti. [...] Ma tutto è possibile se si considera che alle primarie del 14 ottobre scorso in Calabria votarono 220 mila calabresi [...] Poi prendiamo in esame le elezioni politiche del 2006 dove a Strongoli ci furono 3232 voti validi. In quella circostanza l’Ulivo prese il 37,78% di voti, esattamente 1221 voti. Quindi mancherebbero all’appello appena 21 firme. Ovviamente tale ricostruzione è un gioco perchè, si sa, le firme si ottengono in tanti modi. A partire dal sorriso. E all’onorevole Bianchi, il bel sorriso non manca. [...] Bisogna ricordare, per dare a Cesare e quel che è di Cesare, che l’organizzazione strongolese è stata curata da Michele Laurenzano, componente della nuova direzione regionale del PD.

  7. COLLINELLI ANDREA 12 agosto 2008 00:03

    CAMBIARE PASSO? SI, E’ ASSOLUTAMENTE NECESSARIO.

    Caro Thomas il tuo ultimo intervento mi offre diversi spunti di riflessione e dibattito.
    E’ vero, come tu dici, non si può non essere d’accordo sulla necessità di un “cambio di passo”. Aggiungo, non solo di passo, ma anche di mentalità.
    Il cittadino-elettore, protagonista della fondazione del PD, chiede politici NUOVI capaci di interpretare le grandi sfide che il futuro ci pone con pressante fretta. Affermi che: “Su questo il Partito democratico forlivese in questi mesi è spesso risultato in difficoltà, spesso troppo schiacciato o annullato dai suoi livelli amministrativi (e questo è un problema urgente da affrontare altrimenti i rischi sono ancora più gravi rispetto a quelli di questi anni”). Molte di queste difficoltà in realtà nascono da scelte superficiali fatte nel passato, scelte che ora imbrigliano chi ci rappresenta a livello amministrativo. In definitiva nel corso degli anni si è ampliata una sorta di “palude” politico-culturale che sarà impossibile bonificare se non vi sarà in breve un sostanziale cambio di passo e di classe dirigente.
    Facciamo qualche esempio concreto.
    La sfida ECOLOGICA. Dal mio punto di vista esistono diverse reti ecologiche tutte correlate fra loro. Si può parlare d’Ecologia della Città, Ecologia della Famiglia, Ecologia dei Servizi, Ecologia del Mercato, e perché no, Ecologia della Politica. Il termine Ecologia ha un preciso significato ovviamente legato all’ambiente, ma nella sua accezione più varia può essere applicato ad settore della vita umana.
    Un sistema ecologicamente sano si basa sempre su delicatissimi equilibri che se “disturbati” possono avere gravi conseguenze.
    Perciò, anche il politico quando interviene in processi complessi, quali la famiglia, il lavoro, la giustizia, l’urbanistica, deve avere particolare attenzione ed evitare troppi “disturbi” che potrebbero avere ripercussioni negative negli altri settori della vita del cittadino.
    Scendiamo nel dettaglio, il Porta a Porta a Forlimpopoli e la sua imminente (speriamo!) esportazione nei comuni di Bertinoro e Meldola. L’esperimento è perfettamente riuscito, i cittadini rispondono perfettamente, i conti tornano come ben illustrato dal tecnico bolognese, ing. Alfonso Andretta, nominato da ATO di FC per dirimere la questione dei conti. Insomma tutto è OK.
    Allora perché non si adotta subito questo sistema in tutta la provincia?
    Perché gli errori del passato si ripercuotono per un lungo numero di anni.
    Nel 2003, sotto la spinta delle amministrazioni locali, nasce HERA. Uno dei fini principali era, ed è, anche quello di assicurare lauti dividenti alle amministrazioni locali, le quali sono le proprietarie del pacchetto di maggioranza (51%) di questa multi utility quotata in borsa.
    In realtà questa perfetta macchina studiata da politici illuminati è talmente perfetta da essere completamente sfuggita al controllo pubblico ed ora è governata da un elite di investitori privati sensibili solo al guadagno.
    Il politico illuminato non si è neppure assicurato di poter mantenere il timone in mani pubbliche.
    HERA nasce purtroppo con un piano industriale che prevedeva e prevede come unica modalità di raccolta dei rifiuti il cassonetto stradale.
    Gli ammortamenti di quel piano sono ancora in corso, per cui è evidente che dopo aver avvallato quel piano è veramente molto difficile cambiare strategia, bisognerebbe presentare un altro piano industriale.
    Ho scritto difficile, non impossibile, il tutto dipende dalla classe politica, se ha voglia di rischiare e innovare oppure no.
    Aggiungo di più, deve essere l’assemblea territoriale del PD ad imporre ai sindaci Masini e Conti il PaP, altrimenti l’avventura forlimpopolese finisce qui. Deve essere il partito egemone in questa provincia a dettare le linee guida generali su cosa si deve o non si deve fare nel “nostro” territorio e non le società quotate in borsa o le associazioni di categoria.
    Questo è un esempio lampante di come si può sbagliare, ma anche di come si può correggere l’errore.
    Facciamo altri esempi, in questo caso infrastruttarali, aeroporto L. Ridolfi, Scalo merci della Romagna, Via Emilia Bis.
    Sui giornali delle ultimi settimane furoreggia il caso dell’aeroporto L. Ridolfi ed il caso dei voli Ryanair scippati a Forlì da Bologna.
    Ebbene nell’anno 2001 i Comuni di Cesena, Forlì, Ravenna, Rimini e le Amministrazioni Provinciali di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini commissionano un documento conoscitivo che si chiamava: “Progetto di intervento operativo per lo sviluppo di competenze e logistica in Romagna”, il famoso documento CENTURIA.
    Sul tema aeroportuale la relazione inizia dicendo: “Che cosa fare di quel sedime aeroportuale (d Forlì)?” . . . . soprattutto a fronte di notevoli investimenti pubblici che non hanno dato né risultati per il trasporto (merci e passeggeri), né in termini di ritorni finanziari. . . . e finisce affermando che il futuro dell’aeroporto di Forlì non può che continuare ad essere quello di struttura “ancillare” all’aeroporto di Bologna.
    Perché mai i nostri politici prima si dotano di strumenti conoscitivi per una corretta pianificazione del territorio e poi li ripudiano, li nascondono e non ne tengono conto, soprattutto alla luce delle evidenze dei fatti, ossia ciò che era scritto in quel documento si sta inesorabilmente avverando!
    Credo che in questo caso sia stata determinante la superbia e l’autoreferenzialità dei soliti noti politici, spesso appoggiata dalle note lobby di potere.
    Ma il punto non è l’ERRORE, ma il cambiare passo, riconoscere l’errore e cercare soluzioni alternative, innovative e smetterla di perseverare nell’errore.
    Altro esempio, lo Scalo Merci della Romagna (collocato fra Forlì e Forlimpopoli).
    Si legge da Centuria che questo scalo sostituirà gli scali di Rimini, S. Arcangelo, Cesena e Forlì e che la difficoltà di questa struttura sarà vincere la diffidenza del mercato nei confronti del trasporto ferroviario,. . . . . anche in questo caso la componente immateriale (capacità organizzativa e gestionale) risulta essere un aspetto critico più importante di quella infrastrutturale.
    Inoltre si evidenzia che la vicinanza con il CIL (Centro Intermodale di Lugo) e, aggiungo io, del porto di Ravenna e del suo scalo merci, metteranno in seria difficoltà l’operatività del nuovo scalo ferroviario.
    Allora perché si è deciso di costruirlo? La butto la, forse perché così si sono liberate delle aree di pregio nelle tre città romagnole da essere subito convertite in zone edificabili?
    La Via Emilia Bis. Questo documento non la prende neppure in considerazione in quanto evidenzia come punto di forza del nostro territorio la “dotazione infrastrutturale”, ma nel contempo rincara la dose, affermando che, “emerge con sempre maggior chiarezza che la sola esistenza di un’infrastruttura non è sinonimo di efficienza e competitività logistica del territorio se non è associata a servizi adeguati”.
    Ma allora perché la nostra provincia si ostina a voler spendere 235 milioni di euro per 11 Km di strada? Forse guardando il project financing della provincia lo si capisce, si chiedono 100 milioni di euro ai privati per finanziare l’opera, e se non ho capito male in cambio si danno grandi aree edificabili, come se fossero poche quelle che negli ultimi anni i vari Piani Strutturali Comunali (PSC) hanno individuato.
    Questi a mio modo di vedere sono quattro esempi lampanti di cattiva programmazione, di una programmazione che non tiene conto dei cambiamenti velocissimi dell’economia e della società ma che soprattutto non pensa di lasciarsi aperta una via di fuga degna, nel caso il primo obiettivo non possa essere raggiunto.
    Forse con il continuo aumento dei carburanti i cittadini hanno bisogno di trasporti pubblici più completi ed efficienti e non di strade nuove. Che ne dite?
    Allora si, è urgentissimo un cambio di passo, ma anche un cambio della dirigenza politica, poiché il politico deve saper programmare a lunga scadenza e quando vede che una strada è impercorribile o non da i risultati sperati (vedi aeroporto) deve immediatamente cercare strade alternative e non perseverare nell’errore.

    Collinelli Andrea
    Membro Assemblea Territoriale PD Forlì

  8. Maria Teresa Vaccari 22 agosto 2008 23:54

    CRONACHE DALLA CALABRIA – SECONDA PUNTATA

    Oggi è stata pubblicata la notizia che, dopo due anni di indagini, sono stati indagati 370 tra sindaci, assessori e funzionari comunali calabresi per ritardi e omissioni nell’assegnazione e nel riutilizzo di beni confiscati alla ‘ndragheta (anche da 10 anni).
    Tra questi sindaci, attuali e passati, di Reggio Calabria, San Luca, Gioia Tauro, Melito Porto Salvo, Palmi, Siderno, ma anche ex-comandanti della Guardia di Finanza e magistrati.
    Tre i comuni “virtuosi”, Platì, Fiumara e Maripati, attualmente commissariati, perchè le precedenti amministrazioni sono state sciolte per infiltrazioni mafiose.
    Spesso gli immobili sono ancora occupati dai familiari dei condannati (in un caso a Reggio addirittura il Comune ha pagato le opere di ristrutturazione agli inquilini abusivi), altre volte vengono lasciati abbandonati e inutilizzati (un caso anche di un terreno confiscato a Modena e assegnato ad un centro di aggregazione giovanile).
    L’elenco completo dei nomi è pubblicato sui giornali locali.
    Tra le chicche, al comune di San Luca (“famoso” per la faida che ha portato alla strage a Duinsburg in Germania di un anno fa) l’assessore ai Servizi Sociali è una donna incensurata, ma moglie di un pregiudicato per traffico di droga e armi.
    Tutti i giorni sulla stampa locale, notizie di attentati intimidatori a pubblici amministratori; uno degli ultimi, più eclatante per l’importanza dei destinatari, al presidente della Regione Loiero (che da due anni è sotto scorta, scorta che è stata ridotta a tutela negli ultimi mesi per la “diminuzione del pericolo”) e a Spaziante, assessore regionale alla Sanità.
    Sono state intercettate alla posta di Lamezia Terme due buste, a loro indirizzate, contenenti proiettili e minacce del genere “Farete la fine di Fortugno” (ucciso nel 2005 durante le primarie per le politiche, pare per motivi legati alla gestione degli appalti della Sanità).
    Entro fine settembre dovrà essere presentato il piano regionale della Sanità.
    Spaziante, che ha avuto come tecnico incarichi alla ragioneria di Stato, al ministero della Difesa e alla Protezione Civile, è stato chiamato da Loiero a fare l’Assessore al Bilancio nel 2006 e dall’anno scorso alla Sanità, incaricato di fare ordine sui bilanci: per ora sono stati chiariti i buchi relativi al 2007, e si sta lavorando sull’emersione del debito pregresso per gli anni 2001-2006 chiamando tutti i potenziali creditori, procedura che si è resa obbligatoria dopo i dubbi sorti in tema di indebitamento occulto, sulla cui entità non si sa ancora nulla.
    Infine, un’altra indagine è stata aperta su delibere sospette circa l’assegnazione di terreni destinati a centrali eoliche nel catanzarese per anomali passaggi di proprietà, tra i cui proprietari spiccherebbero la consorte di un politico e un magistrato in stretti rapporti con questo. Gli stessi terreni sarebbero poi stati girati ad una società specializzata previo un passaggio intermedio da un imprenditore ora “prestato” alla politica.

    COME E’ ANDATA A FINIRE?
    Nell’intervento della scorsa settimana, vi riferivo della discarica di Crotone chiusa per infiltrazioni di mafia (ne hanno dato notizia anche i giornali nazionali).
    Le indagini sono state eseguite per due anni in segreto dal pm Bruni, perchè la segretaria del gip Tricoli, suo diretto superiore, è la moglie del principale accusato, Vrenna.
    Il gip Tricoli non ha convalidato l’arresto di Vrenna ma nel frattempo è arrivata la condanna in primo grado a 4 anni per supporto esterno ad associazione mafiosa e la conseguente decadenza del certificato antimafia.
    La chiusura della discarica, dopo alcuni giorni, è stata revocata per motivi di ordine pubblico perchè l’intero sistema di gestione dei rifiuti in Calabria sarebbe collassato in pochi giorni.
    Nel frattempo, Vrenna ha venduto le sue quote in tutte le società in cui aveva partecipazioni (i giornali locali non sanno indicare a chi) ma ha assegnato il ruolo di garante di un trust per la gestione delle sue società a chi? Al gip Tricoli che nel frattempo, la settimana scorsa, è andato in pensione.
    Nonostante le perplessità espresse da più parti, compresa l’Associazione Nazionale Magistrati.

    CONCLUSIONI
    Perchè vi racconto tutto questo? Cosa c’entra con noi? si chiederà qualcuno.
    Penso che invece queste vicende ci interessino più di quanto non ci piacerebbe credere.
    Innanzitutto, la Calabria, come altre zone ad “alta densità mafiosa”, funziona a mio avviso come una lente di ingrandimento in cui, in forma macroscopica, possiamo vedere i peggiori effetti di un malcostume, molto frequente anche in altre zone d’Italia, di interferenza tra politica, affari e interessi privati. E questo è sbagliato, non solo per motivi etici, ma anche perchè così si rischia di offrire una “chiave di accesso” in regioni considerate fino a qualche tempo fa immuni dalla mafia, come sempre più spesso, purtroppo, stanno evidenziando le indagini sul riciclaggio del denaro sporco della malavita organizzata.
    In secondo luogo, le varie organizzazioni mafiose hanno capito, molto prima degli efficienti amministratori e imprenditori del Nord, che il riciclo dei rifiuti e le risorse rinnovabili, dopo il traffico di droga e di armi e le nuove forme di schiavitù, possono costituire il vero nuovo “business”.
    E allora perchè aspettare che se ne impadroniscano loro?
    Perchè non cambiare prospettiva e cercare di vedere la gestione dei nostri rifiuti non come problema e impiccio burocratico, ma come opportunità economica per molti e di miglioramento della qualità della vita per tutti?
    Perchè non potenziare lo sfruttamento di risorse di energia rinnovabili e smettere di dipendere dal petrolio del MedioOriente e dal gas della Russia e soprattutto dai loro governi, a dir poco inaffidabili?

  9. Maria Teresa Vaccari 6 settembre 2008 15:14

    Voglio segnalarvi questo interessante confronto storico pubblicato su “Calabria Ora” del 3/9/2008, quotidiano locale dove i giornalisti fanno molta cronaca (riportando soprattuto interviste, dati, citando verbali, ecc.) mentre i commenti sono lasciati prevalentemente ad altri, con alcune rubriche satiriche niente male.
    Tra l’altro, ogni giorno alle 18 rendono disponibile su http://www.calabriaora.it gratuitamente in pdf la copia giornaliera del quotidiano.

    BERLUSCONI HA SEMPRE RAGIONE
    Di Marcello Walter Bruno
    Dal gennaio 2005 è professorato associato presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Calabria, dove è titolare dell’insegnamento di Istituzioni di linguaggio cinematografico e televisivo (corso di laurea in DAMS).

    Giovanni Gentile, dopo il congresso per le istituzioni fasciste di cultura (Bologna 1925), scrisse un Manifesto degli intellettuali italiani fascisti agli intellettuali di tutte le nazioni in cui il fascismo veniva presentato come un movimento dello spirito italiano, intimamente connesso alla storia della nazione italiana e in particolare erede del Risorgimento. “Il Fascismo viene accusato di essere un movimento reazionario, antiliberale e antioperaio; ma l’accusa è falsa” asseriva il filosofo. Il Fascismo è spirito di progresso e di propulsione di tutte le forze nazionali: salvo il dettaglio che il bene superiore della nazione era deciso non dal dibattito parlamentare, ma dal governo dittatoriale del duce Mussolini, uomo del destino.
    Cambiato secolo e millennio, possiamo mai tacciare di neofascismo il governo di Berlusconi, unto del Signore?
    Certo che no: mentre l’etichetta stessa di Fascismo (o di Nazismo) implica l’esistenza di un’ideologia totalitaria che fa dello stato lo strumento di un progetto e del “popolo” la cosa stessa da progettare, Berlusconi inventa suggestivi nomi di entità elettorali (parole chiave: forza, Italia, casa, popolo, libertà) ma senza concepire un disegno di “uomo nuovo berlusconiano”.
    Oppure sì?
    Se la scuola libro-e-moschetto del fascismo era l’espressione di uno stato pedagogizzante (tant’è che il ministero della pubblica istruzione nel 1929 cambiò nome: ministero dell’educazione nazionale), la vera idea di SB è che la scuola di massa sia un’inutile tassa sulle spalle dei ricchi come lui: bisogna privatizzare, sfrondare i numeri (magari tramite bocciature per cattiva condotta) e incanalare verso studi professionalizzanti (cioè pianificati d’intesa con il mercato del lavoro, ovvero la classe imprenditoriale di cui SB fa parte). No, non sono la scuola e l’università i pilastri della pedagogia berlusconiana: la propaganda post-moderna non passa attraverso lo studio bensì attraverso il divertimento; la catena di montaggio della fabbrica del consenso ha lasciato il campo al montaggio in diretta della neotelevisione.
    Giovinezza giovinezza, cantavano le camicie nere per recuperare il mito risorgimentale della “giovine Italia”. SB, sistematizzatore di quella rivoluzione consumistica che Pasolini previde fin dal 68 (e dal primo culo griffato fotografato da Oliviero Toscani), fa il trapianto di capelli come ogni buon padre italiano e fa il lifting come ogni buona madre italiana: il mito della giovinezza non ha bisogno di istituzioni pubbliche come ONB, GIL e GUF, ma di imprese private come Canale 5 e Rete4; il Minculpop si rende invisibile dietro le mille testate di un impero editoriale multimediale. Il culto della personalità, che per il duce si modellava sul carisma dei grandi condottieri (per il fascismo i “giovani” erano quelli che avevano fatto la guerra 15/18), nel regime neotelevisivo rifugge dal machismo mascellare e imbocca la strada del sorriso da signorina buonasera: SB è l’ironico per eccellenza, mentre i “comunisti” (ahi, ecco una fissazione comune per mussoloni e berluschini) sono seriosi e risentiti (risentimento di classe, certo, ma è un’aggravante mica un complimento). Alle ventate giustizialiste e ai cavilli filosofici sul conflitto d’interessi Berlusconi risponde col motto che sorge spontaneo alle labbra di ogni italiano intraprendente e scavezzacollo: me ne frego!
    Se per fascismo non intendete Mussolini ma la violenza squadrista, allora leggete il finale del pezzo (a firma del pluripremiato Nick Davies) che il britannico “The Guardian” ha dedicato all’inchiesta sui fatti di Genova 2001. “E’ una storia di fascismo” scrive Davies, ricordando che Berlusconi vuole far approvare una legge per rinviare tutti i procedimenti giudiziari che riguardano fatti accaduti prima del giugno 2002. E a proposito del clima post-11 settembre: “Questo non è il fascismo dei dittatori con gli stivali militari e la schiuma alla bocca. E’ il pragmatismo dei nuovi politici dall’aria simpatica”.
    Se per neoconservatorismo intendete quello che il linguista George Lakoff (nel libro Non pensare all’elefante!, capitolo “Quel che vuole la destra”) chiama l’etica del padre severo – in contrapposizione all’etica del genitore amorevole -, allora Berlusconi è un perfetto neocon all’americana (come ha capito Rambo). Ricordando un dettaglio non da poco: se il padre severo della deregulation Reagan era l’ex commesso viaggiatore della General Electric, il presidente Bush di mestiere fa il petroliere; con lui, come con Berlusconi, i ricchi prendono direttamente il potere senza la tradizionale intermediazione della classe politica, che viene delegittimata a favore della classe imprenditoriale.
    Questo significa, dice Lakoff, una “guerra civile culturale” per convincere i poveri a dare il potere politico (in aggiunta al potere economico) ai ricchi, anteponendo alcuni valori (la sicurezza, per dirne uno) ai loro stessi interessi di classe. E’ così che molti impiegati statali hanno votato per l’uomo che vuole distruggere il loro posto fisso. Se per fascismo intendete un populismo anticomunista, ricordate che Mussolini da giovane era socialista e Berlusconi era amico di Craxi.

  10. Thomas Casadei 28 febbraio 2009 16:26

    CONTRO LE LOBBY: OBAMA, CHE SPETTACOLO DEMOCRATICO!

    ECCO IL RADICALISMO DEMOCRATICO CHE SI ATTENDE IL POPOLO DELLA SINISTRA, AD OGNI LATITUDINE, A LIVELLO GLOBALE E A LIVELLO LOCALE.
    CONTRO LE LOBBY DI DESTRA E DI “SINISTRA”, A FAVORE E A SOSTEGNO DEI BISOGNI DEI CITTADINI.

    LA RIVOLUZIONE DEMOCRATICA E’ POSSIBILE, BASTA AVERE SPERANZA E - COME SUGGERISCE OBAMA - COMBATTERE!

    Obama dichiara guerra alle lobby

    La sfida del presidente: «Il sistema attuale funziona per gli interessi dei potenti ma io lavoro per il popolo»

    «Il sistema attuale può funzionare per gli interessi dei potenti che hanno governato Washington troppo a lungo. Ma io lavoro per il popolo americano»: lo ha detto il presidente americano Barack Obama nel suo intervento settimanale alla radio e su internet in cui ha ribadito che la sua finanziaria - una manovra economica da 3.600 milioni di dollari - potrà aiutare milioni di americani, ma solo se il Congresso supererà la resistenza delle lobby che cercano di influenzare i deputati.

    «So che questi progetti si scontrano con gli interessi particolari e con i lobbisti che fanno business alla vecchia maniera e so che si stanno preparando a combattere», ha detto ancora Obama. «Il messaggio che invio loro è questo: Anche io».

    «È il cambiamento per il quale gli americani hanno votato a novembre», ha proseguito il presidente americano alludendo alla sua bozza della manovra economica che fissa le basi per una radicale ristrutturazione del sistema attuale, attraverso cambiamenti nei campi dell’assistenza sanitaria, della politica energetica e dell’istruzione. «Nondimeno - ha detto Obama - i gruppi di interesse faranno opposizione in maniera furiosa. Far passare la finanziaria, anche con un Congresso controllato dai Democratici non sarà facile. Perchè rappresenta un vero e radicale cambiamento e anche una minaccia allo status quo di Washington».

    Il provvedimento presentato da Obama al Congresso, con i suoi 1170 miliardi di dollari di deficit, è stato duramente contestato dai repubblicani che lo hanno definito uno schiaffo al sogno americano e all’America di Bush.

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