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Perché il centrosinistra perde in Europa? I dilemmi dei riformisti

Perché il centrosinistra perde in Europa?
I dilemmi dei riformisti

Incontro con
Giuliano Amato

1 settembre 2008, Piazza della Libertà, Bertinoro

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9 Commenti a "Perché il centrosinistra perde in Europa? I dilemmi dei riformisti"

  1. DAVIDENERI 30 agosto 2008 09:20

    prima o poi spero cominceremo a interrogarci anche sul perchè il centrosinistra rischia di perdere a Forlì!
    A chi mi ha richiamato all’ordine dico che se questo è un luogo di discussione aperta - come mi pare sia - occorre saper ascoltare anche coloro che NON sono organici al PARTITO (pd) e sono elettori che votano (e sono questi che fanno la differenza). IO VORREI VOTARE IL PD, MA OCCORRE CHE SIA BEN RAPPRESENTATO.

    la questione non è se la masini vuole ricandandidarsi o meno, il punto è lo capite che è la città di Forlì che non si sente rappresentata da lei e dalla sua giunta??? e che molti che potrebbero votare Pd non voterebbero mai per un suo secondo mandato???
    peraltro, ribadisco, io sono un elettore e pretendo di avere possibilità di scelta, se non c’è perchè devo votare ad occhi chiusi? e soprattutto per pezzi di casta che rappresentano ormai solo se stessi (e faccio i NOMI, Sì, PERCHè LI SI CONOSCE BENE TUTTI! SONO POCHI, E BEN LEGATI TRA LORO, A TUTELA DEI LORO POSTI E DEI LORO BENEFICI)
    fate le primarie, e fatele bene, con più candidati, il mio voto non mancherà, e se poi uscirà un altro candidato, degno, lo voterò e per quanto possibile lo farò votare, altrimenti mi guarderò attorno. la questione non è solo partitica, qui si tratta di amministrare una città in difficoltà, e un territorio sempre più fermo, statico, stagnante (le vicende dell’aeroporto lo testimoniano).

    attendo, non troppo fiducioso, ma provo ad avere speranza….

  2. ordelaffi 1 settembre 2008 09:25

    e facciamoli sti nomi una volta tanto

  3. Paolo 1 settembre 2008 17:58

    Gilberto Capano: “Partito democratico, qui servono delle primarie serie”

    Il preside della facoltà di Scienze politiche è convinto dell’importanza delle elezioni interne per scegliere il candidato sindaco: “Niente rappresentanti di facciata, a Forlì è necessario un duello serio”

    Gilberto Capano preside Scienze politiche Forlì Forlì, 1 settembre 2008 - Alzi la mano chi aveva sentito parlare di elezioni primarie prima dell’ottobre 2005, quando il popolo del centrosinistra venne chiamato a legittimare Romano Prodi. Da allora la parolina magica è stata chiamata in causa ad ogni piè sospinto, come fosse la panacea di tutti i mali. E’ davvero così? Gilberto Capano, docente e preside della facoltà di Scienze politiche, ha le idee chiare in proposito. “Le primarie sono utili se usate con criterio, come sistema con cui favorire l’avvicendamento delle classi dirigenti. In Italia purtroppo c’è la tendenza ad importare strumenti che altrove funzionano e usarli per non cambiare nulla. E poi non è necessario ricorrervi sempre”.

    No?
    “No, perché se c’è un candidato uscente bravo, il partito dovrebbe avere il coraggio di dire che non servono”.

    E invece?
    “Invece finora sono state utilizzate per legittimare l’‘unto del partito’. Sono state primarie finte, sia quelle di Prodi che quelle di Veltroni. Chissà cosa sarebbe successo se ci fosse stato Bersani contro di lui”.

    A Forlì, per le amministrative 2009, cosa potrebbe accadere?
    “L’intenzione di frange del Pd è quella di mettere contro il sindaco uscente, Nadia Masini, due candidati di facciata. Restiamo sul piano generale, posto che a Forlì la situazione è complicata. Il Pd vuole delle primarie con tutti i crismi? Bene, allora faccia in modo che si scontrino candidati seri e competitivi. Di più. Servirebbe anche una campagna elettorale seria, con confronti pubblici dei candidati, fornendo così a chi andrà a votare più elementi”.

    Difficile possa concretizzarsi una situazione simile in città?
    “La mia idea resta la stessa. Che significato hanno elezioni scontate con le quali una persona riceve l’85% dei consensi?”.

    Il Pd, a Forlì e a livello nazionale, sembra lacerato da correnti e tensioni. Le primarie che efficacia possono avere in questo senso?
    “Se parliamo di primarie vere, dunque dal risultato incerto, significa che esiste conflitto all’interno del partito. Il che è una cosa sana e positiva. Le primarie possono risolverlo destabilizzando poi gli assetti consolidati. Con esse infatti il partito ricostruisce la sua identità”.

    Come andrà a finire a Forlì?
    “Mi auguro che vengano organizzate primarie credibili. Il Pd dovrebbe essere molto chiaro con sé stesso. Qui si parla non solo del suo futuro quanto di quello della città”.

    tratto da

    http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/forli/2008/09/01/115060-gilberto_capano_partito_democratico.shtml

  4. Thomas Casadei 3 settembre 2008 00:20

    Ho molto apprezzato l’intervento del Professor Giliberto Capano sulle pagine del Carlino.

    Ricordo quando all’ultimo Congresso provinciale degli allora Ds (2007) nel corso del mio intervento argomentai che un partito democratico deve essere innanzitutto liberale e garantire al proprio interno un sano pluralismo e un confronto/conflitto sempre regolato nella trasparenza delle procedure e dei metodi di selezione della classe dirigente (sia per la composizione dei gruppi dirigenti del partito sia per le nomine a livello amministrativo).
    Il disappunto di chi pensava alla politica ancora come processo di mera cooptazione e nomina dall’alto (una ristretta minoranza ma ben innestata in ruoli amministrativi da anni, spesso da molti decenni) fu rilevante.

    Poi si è arrivati al Partito democratico, tuttora in costruzione, e anche qui si confrontano due diversi modi di concepirlo: da un lato, uno secondo cui i metodi e le regole che fin dalla costituzione del partito intendono farne un laboratorio per una politica partecipata e aperta ai giudizi dei militanti e dei cittadini-elettori e che dunque vede nelle primarie uno strumento importante di confronto e selezione delle candidature; l’altro che pensa ancora a vecchi modi di nomina dall’alto (ma non si capisce poi chi decide chi sta ‘in alto’ e sulla base di quali criteri), senza pensare ad una serio e approfondito confronto all’interno del partito.
    Per questo servirebbe il coraggio di una discussione aperta, serena, costruttiva che non veda nel confronto alle primarie uno scontro che spacca il partito (questa è una concezione arcaica della democrazia, non moderna, e anzi improntata ad un certo modo di intendere le forme oligarchiche) ma un grande momento di apertura e di messa a punto di visioni progettuali che non possono che essere utili per elaborare un programma di governo effettivamente partecipato e meditato.

    Non è più tempo di nomine dall’alto, specie se chi pretende di nominare non ha titoli riconosciuti e soprattutto se nelle ultime occasioni in cui si preso il diritto di imporre le scelte ha sbagliato conti e obiettivi. Serve un bel confronto orizzontale, aperto, negli spazi del partito e della città, non chiusure in piccole stanze, tra pochi noti. La spartizione delle cariche dall’alte non è congrua a un partito democratico come quello che la nuova stagione di Valter Veltroni intende realizzare, a partire dai territori.

    ****

    Sempre del Professor Capano riporto qui di seguito una lucida analisi, sviluppata all’epoca delle candidature: una fase in cui tutti i limiti di quella parte di classe dirigente, specie quella degli ex ds (ma anche quella della Margherita esaminando poi a posteriori gli esiti), che si ritiene sempre superiore a tutto e a tutti, vennero alla luce.
    Sarebbe importante che nella fase attuale in cui ci si prepara per la difficile sfida delle elezioni amministrative quella parte di classe dirigente avesse la buona creanza di considerarsi parte di un partito nuovo, plurale, che ha un grande bisogno di riavvicinarsi ai cittadini e che dunque ha vitale bisogno di primarie vere, trasparenti, che muovano energie dal basso, e non aspirazioni di singoli dall’alto….

    Giliberto capano 3 Marzo 2008 22:59

    [...]
    Che la dinamica della selezione delle candidature dovesse essere di un certo tipo era evidente. E forse non poteva essere altrimenti. Resta il fatto che non si fa un bel lavoro, non tanto e non solo per il PD ma soprattutto per la democrazia rappresentativa e il Parlamento, se esso viene “riempito” non sulla base delle capacità, delle competenze e della passione per la politica ma su altri criteri.
    Credo, con grande franchezza, che se alcune cose non vengono aggiustate da subito, appena finita la campagna elettorale, difficilmente si potrannno aggiustare. E non importa come andranno le elezioni (che non dipenderanno certo dalle candidature avanzate ma da latri fattori) Un certo lavoro di chiarificazione dovrebbe essere definitivo.

    A questo proposito mi permetto di sottolineare solo due elementi tra i tanti rilevanti:

    a. sia sulla questione del segretario provinciale che sulla questione delle candidature, il forlivese è stato considerato in “quota” Margherita…..;

    b. l’esito delle consultazioni dei circoli ha mostrato non tanto il non gradimento alla riconferma dell’on. Pedulli quanto, complessivamente, un giudizio fortemente negativo su quanto la classe dirigente dei DS locali ha fatto, anche a livello di selezione di se stessa, negli ultimi anni.

    Forse mi sbaglio ma si tratta di due elementi da non sottovalutare….

  5. Thomas Casadei 3 settembre 2008 00:34

    Un’integrazione relativa sia alla concezione del partito (e dei suoi gruppi dirigenti) sia alla preparazione per le prossime - assai impegnative - elezioni amministrative nel capoluogo del nostro territorio:

    - se ne sente parlare da mesi, a tutti i livelli e da tanti

    - ne hanno parlato - a più riprese e con diversi dettagli - i giornali

    - pare ne parlino con disinvoltura alcuni democratici che fanno parte di organismi dirigenti e circoli (spesso coloro che da decenni sono sulla scena politica locale)

    ma di questo SONDAGGIO commissionato per una valutazione sull’attività della giunta comunale di Forlì e più in generale per una valutazione di quelli che rappresentano punti di forza e punti di debolezza della città

    - chi è effettivamente a conoscenza?

    - sono vere o false le indiscrezioni passate sui giornali e da molti veicolate in incontri e sede più o meno informali?

    - chi ne è il detentore, e perchè non ne vengono illustrati dettagliatamente gli esiti negli organi dirigenti del partito?

    - alla luce della trasparenza economica-finanziaria, chi lo ha pagato e quanto?

    sono tutti elementi che in un partito serio dovrebbero essere, nelle dovute forme, resi noti.

    o sbaglio?

    E poi perchè solo alcuni, guarda caso pare - da quel che si sente negli ambienti politici e nelle feste del pd del territorio - tutti della stessa *area/corrente*, sembrano averlo visto, esaminato, e poi sapientemente occultato?

    A che gioco si vuole giocare? Non è certo questo il modo per tenere unito un partito e per prepararsi al meglio ad una tornata amministrativa difficile per molteplici aspetti.

    o sbaglio?

    Qualcuno mi fornisce qualche lume, o almeno qualche spiraglio di luce?

  6. Alessandro Pilotti 3 settembre 2008 06:31

    Cara Nadia,
    pensaci bene.
    Non fidarti di quelle sirene che dalla torre di Lega Coop di Via Aldo Moro a Bologna sono convinti di comprendere tutto di Forlì e ti spingono sull’orlo del precipizio.
    Chi ti invita a non candidarti ti vuole più bene di quanto ti vogliano questi signori.
    Lo so, sei diventata il parafulmine delle cose che non vanno e stai pagando per colpe non tue, ma la politica non è solo volontà ma anche sorte.
    Sei un sindaco onesto, rigoroso, ma non sei un sindaco amato.
    Se deciderai di correre te lo posso garantire anche chi come me si batterà fino al 30 novembre per un candidato alternativo, dal giorno dopo, se dovessi vincere le primarie ti sosterrà con la stessa convinzione del 2004.
    A me piacerebbe che tu dicessi un grazie alla città per quanto ti ha dato prima come assessore all’Educazione come Vicesindaco, come deputato della repubblica, come sottosegretario di stato, come Sindaco e lasciassi il testimone ad altri in una libera ed equa elezione primaria.
    Cara Nadia, pensaci bene.

  7. Collini Stefania 4 settembre 2008 11:31

    Alessandro, da tempo hai reso noto il tuo intento di lanciarti nel progetto area liberal del PD, lasciando l’esperienza attiva ne latuastagione (ma il dialogo tra noi prosegue anche tramite questo straordinario strumento che è il blog). Come sai sono diretta e nel pieno rispetto delle opinioni individuali e libere, trovo questo modo di intervenire sulla psicologia di quanti devono e possono, se vogliono, decidere di ricandidarsi o di candidarsi alle primarie del partito democratico POCO LIBERAL. Le primarie sono il segno distintivo dell’identità del P.D. e del suo DNA. Tradire questa aspettativa sarebbe come tradire il PD e i suoi sostenitori. Il regolamento comunale di Cesena,non a caso, pone anche una quota dei consiglieri comunali in lizza alle primarie, proprio per stimolare coinvolgimento e partecipazione. Di potenziali candidati spero che ce ne siano parecchi per avere primarie vere, con la massima partecipazione dei cittadini, e già il numero dei votanti alle primarie sarà emblematico e marcante la successiva campagna elettorale. I candidati ed i cittadini sostenitori, saranno accumunati dall’intento di fare grande il bambino e di farlo camminare veloce.
    Altrimenti che senso avrebbe averlo messo al mondo, se poi non gli si vuole bene e non lo si aiuta a crescere?
    I potenziali candidati devono essere liberi di fare tutti le proprie valutazioni, sulla base degli elementi a loro noti e disponibili (penso qui anche al fantasondaggio che aleggia da tempo) di decidere se mettersi in gioco o meno, non condizionati né da sirene né da canti di controsirene. Inopportuno questo placcaggio delle libere intenzioni. E’ successo con Zelli, ora con la Masini: penso che dobbiamo preoccuparci di garantire l’essenza intima e profonda della natura del Partito Democratico,un partito aperto, così aperto da prevedere nelle sue regole fondative, la scelta dei candidati assegnata alla collettività degli iscritti e dei cittadini elettori, attraverso le primarie. Non più placet ed assensi calati e confezionati dall’alto,non attacchi individuali e personali, soprattutto a Forlì c’è bisogno di vere primarie, di una sana e corroborante “competizione alla pari senza vantaggi” fra coloro che vorranno contribuire, adeguandosi alle nuove congiunture e ai nuovi bisogni, alle future politiche cittadine e del territorio.
    Siamo in tanti ad aspirare e credere alla realizzazione concreta di un grande Partito Democratico , ci sono regole, modalità e tempi che vanno rispettati, senza forzature e corse in avanti, ci sarà un comitato per le primarie, deputato a vigilare sulla corrispondenza delle candidature alle regole dettate. E va rispettata la libertà di scelta di tutti coloro che vorranno candidarsi. Non è forse questo lo spirito del PD?
    Lo scopo poi, oltre la pietra miliare delle primarie, è quello di vincere le prossime elezioni amministrative, prepariamoci con spirito giusto anche a questo traguardo che deve essere obiettivo di tutto il PD e di tutti i candidati alle primarie.

    Stefania Collini

  8. Alessandro Pilotti 4 settembre 2008 18:48

    Mi dispiace Stefania, ma ti sbagli.
    Fabrizio Matteucci, sindaco di Ravenna, che come sai ha il mandato in scadenza nella primavera del 2011 ha dichiarato pochi giorni fa che si ricandiderà con gli stessi alleati di oggi. Un bell’esempio di etica della responsabilità.
    Sergio Cofferati ha anticipato rispetto al 21 giugno preventivato l’annuncio della sua ricandidatura.
    Ora usciamo dalla finzione: tutti sanno dal mese di maggio che Nadia Masini si sarebbe ricandidata. E’ stata attuata una strategia consapevole per indebolire lo strumento delle primarie. Sciogliendo la riserva nella settimana precedente il termine ultimo al fine di non permettere ad eventuali competitori un gioco equo.
    Il fatto che ancora oggi non si sia sciolta la riserva e che la data più probabile delle primarie sia il 30 novembre non permette ad altri candidati di avere le stesse chance di competere.
    La cultura liberale implica che la disuguaglianza di risorse economiche non si tramuti in disuguaglianza di risorse politiche e viceversa.
    Ritengo la candidatura di Nadia Masini, legittima ma sbagliata, nei tempi e nei modi.
    Mi dispiace che tu non veda che i candidati che competono in condizioni simili partono fortemente svantaggiate.
    Quindi è un wishful thinking pensare che siano primarie eque.
    Negli Stati Uniti non si conoscono i candidati 2 mesi prima ma dieci mesi prima.
    E non esiste che venga commissionato un sondaggio a spese del partito e che questo venga secretato per 3 mesi.
    Comunque non mi stupisco perchè nel PD prevale la cultura bolscevica rispetto a quella liberale.

  9. riccardovitali 5 settembre 2008 11:25

    Condivido in pieno l’ultimo post di Pilotti e mi piacerebbe sottolineare che molti fan del regolamento di fatto lo ignorano.
    Viene data possibilità di candidatura a una persona che raccolga il 30% dell’appoggio dei componenti l’assemblea comunale o 3000 firme di iscritti (sul termine iscritto si potrebbe discutere fino a sera).
    Di fatto si fa prima a fare una lista civica che a presentarsi alle primarie.
    La vasta partecipazione a cui fa riferimento Stefania, mi dispiace per lei e per noi tutti, è pura fantasia. Ammettiamo che un’assemblea comunale sia particolarmente divisa e presenti il massimo dei candidati possibili (3) e che una persona conosciuta in città riscuota talmente tanti consensi da superare la fatidica quota (ricordo che per fare il consigliere comunale bastano qualche centinaio di preferenze), siamo al massimo a 4 candidature.
    Ma visto che sono stato rimproverato spesso per il mio scarso ottimismo, facciamo anche la previsione del minimo di candidature. Ora , chi medita la rielezione ha sicuramente la possibilità di raccogliere il 30% dei consensi dell’assemblea, solo per il fatto di esserne di fatto la guida. Una minoranza dell’organismo poi medita una candidatura alternativa subordinata al fatto che qualcuno abbia voglia di scontrarsi con l’apparato al suo completo, che voglia denunciare aspetti programmatici che non condivide ( e venire tacciato di separatismo), che voglia cioè giocarsi il prorpio futuro politico in una sorta di Davide contro Golia.
    Dagli iscritti nessuna raccolta firme.
    Candidati 1 (al massimo 2).
    Il riferimento del Prof. Capuano sull’inutilità di queste primarie (queste intese come fatte così) è ora palese. Di fatto servono solo ad incoronare il “designato”. E chi ha contribuito a scriverne il regolamento dovrebbe saperlo.
    Complimenti anche allo stile di chi aspetta l’ultimo momento per sciogliere la riserva (ma diamine è il regolamento che lo prevede).

    Vorrà dire che il malcontento si riverserà su qualche lista civica (per chi vuoi che votino tutti coloro i quali anche da questo post hanno richiamato l’attenzione su di un cambio di marcia?).
    Molti saluti.

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