La tua stagione

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Riceviamo e pubblichiamo: La stagione dello sviluppo locale

La stagione politica che si apre ha nel federalismo la sua nuova parola d’ordine.
La bozza di legge Calderoli in circolazione da alcune settimane ha suscitato alcuni autorevoli e fondati commenti (tra i quali segnaliamo la posizione critica di Eugenio Scalfari su la Repubblica del 24 agosto e quella più costruttiva di Tito Boeri su La Repubblica del 22 agosto).

Non è solo una questione di gettito fiscale, per quanto importante sia tale argomento per la copertura dei servizi essenziali. E’ l’occasione per un confronto culturale, “laico” e costruttivo su cosa si vuole fare a livello di comunità locale, con quali tempi e con quali risorse.

La questione della perequazione regionale è assai importante (si rimanda al commento critico di Giampaolo Arachi e Alberto Zanardi su Lavoce.info), ma preferiamo “zoomare” sulle implicazioni a livello prettamente locale.

Innanzitutto emerge dalla bozza il forte ruolo di coordinamento delle Regioni, soprattutto nella “potestà di istituire nuovi tributi” sul territorio.

Ciò che non dovrebbe sfuggire (e che invece è stato ripreso, seppur marginalmente, solo da Tito Boeri fino ad ora) è che l’oggetto del contendere è adesso più che mai, soprattutto per i livelli sub-regionali (e dunque Province e Comuni), il tema delle politiche economiche per lo sviluppo locale. Si mette in moto un processo che porta verso una direzione: l’accountability di chi governa gli enti locali. Boeri sottolinea che “il federalismo migliora la gestione delle risorse pubbliche quando responsabilizzale amministrazioni decentrate al cospetto dei cittadini”. Bene.
Per questo fine occorre avere ben chiara una rotta di navigazione perché senza di questa risulterà difficile pensare ad una politica fiscale autonoma (tributi propri per fare cosa?).

Dalla “bozza Calderoli” emerge poi che il tema dello sviluppo economico e della coesione sociale è ancora fortemente collegato a scelte statali e vincoli UE. Questo punto non ha suscitato ancora un dibattito vero e proprio, ma è a nostro avviso centrale: nella bozza si dice che verrà stabilita una disciplina a riguardo. Si auspica che tale disciplina possa essere accompagnata anche da una nuova stagione di politiche economiche di sviluppo locale coordinate dal centro ma con ampio spazio di manovra per processi “bottom up” (dopo l’esperimento dei patti territoriali è ormai 15 anni che non si fanno politiche in tal senso in Italia!).

E allora l’agenda di sviluppo locale potrebbe finalmente far confluire singole progettualità in un canovaccio più vasto e con copertura dei costi connessi; che identità vogliamo per il nostro territorio? Vogliamo un territorio “verde”? Un territorio vocato all’aeronautica? Un territorio che agisca da “porta” del turismo romagnolo?
La politica economica locale coordinata con la Regione dovrebbe indirizzare il timone. La differenza rispetto al passato sarebbe la possibilità di non fare i conti soltanto con entrate “derivate”, ma con una strumentazione fiscale a servizio delle scelte politiche territoriali!

Si è ben lontano al momento a pensare ad esempio alla valutazione dell’output e dell’outcome nelle politiche locali. La stagione del federalismo potrebbe (e dovrebbe!) invertire tale tendenza. Non che si voglia innescare una polemica a tal senso. Lo ricordiamo solo perché esisterebbero gli strumenti concettuali e tecnici oggi per aprire una bella stagione di misurazione e responsabilizzazione dello sviluppo locale.
Con il vantaggio che anche chi amministra (bene) e con risultati accrescerebbe la propria visibilità per il cursus honorum della propria carriera politica. Allora si che si avrebbe trasparenza nelle nomine!!

Sugli strumenti sarebbe ora di creare finalmente quella convergenza multidisciplinare tra scienze economiche e politiche per una reale misurazione di aspetti tangibili e meno tangibili dello sviluppo locale.

Forse siamo di parte, ma non esiste oggi altro argomento che possa segnare un indirizzo di progettualità e di ideali nuovi sui cui costruire un futuro per questo paese, se non riniziare a progettare il locale, con piena consapevolezza delle sfide economiche e sociali globali che abbiamo avanti

E’ auspicabile che si apra un dibattito serio e costruttivo durante la campagna elettorale che conduce alle aministrative del 2009. Questo blog vuole iniziare?

Ai candidati concentrati su singoli progetti nei loro “spicchi” di territorio, un confronto sulla portata del federalismo visto come volano di politiche economiche locali, potrebbe consentire di aggiungere nuova ambizione e nuovi traguardi in relazione a programmi che invece rischiano di nascere vecchi prima ancora di essere presentati.

Ovviamente è un dibattito sul “capitale identitario” e sugli obiettivi di un territorio. Si parla ormai da un decennio sulle priorità di sviluppo locale. Ma è un dibattito vuoto: l’agenda è sempre più ormai dettata dalla disponibilità delle risorse e da chi le riesce a mettere in campo.
Avere davanti una stagione che permetta di “fare i conti” con nuove possibili risorse significa anche ridare primato alla Politica (con la P maiuscola) ovvero la capacità di argomentare, proporre, opporsi ed indignarsi su ciò che ci circonda.

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5 Commenti a "Riceviamo e pubblichiamo: La stagione dello sviluppo locale"

  1. massimiliano 30 agosto 2008 09:34

    Forlì: Wind Jet riporta i voli internazionali al Ridolfi
    Commenta (2) | Voto: 29 agosto 2008 - 15.31 (Ultima Modifica: 29 agosto 2008)

    Orfana delle rotte internazionali di Ryanair, Forlì punta subito su nuove destinazioni. “La compagnia italiana Wind Jet - comunica il presidente di Seaf, Franco Rusticali - con cui il Ridolfi ha già un’ottima collaborazione, porterà a Forlì alcune tratte internazionali”. Dopo la bagarre sulla base operativa della compagnia irlandese e la successiva delusione per il trasferimento dei suoi voli internazionali dal Ridolfi al Marconi di Bologna, arrivano buone notizie.

    Pare si tratterà di 4 importanti capitali europee. “Le destinazioni

    saranno presentate nel mese di settembre, da parte della stessa Wind Jet”, afferma Rusticali. Lo scalo forlivese è già collegato tramite la compagnia aerea low cost siciliana con Palermo, Catania, Mosca, San

    Pietroburgo, Bucarest, Zante e Samara. I nuovi voli partiranno intorno a marzo 2009.

    Intanto, molto prima, partirà il collegamento, sempre con la Wind Jet, per Eravan, capitale dell’Armenia. “Sarà l’unico collegamento diretto con l’Italia - commenta Rusticali - di questo paese ricco di storia e di una civiltà millenaria”.

    Settembre sarà anche il mese in cui la compagnia irlandese Ryanair annuncerà a Forlì le nuove

    rotte interne che, come promesso ai vertici della Seaf, faranno della città la base per i voli nazionali.

    COMMENTI

    1. innominato - 29/08/08 - 18.57
    ma non sarebbe il caso chiuderlo visto i debiti che produce per quanto dovremmo continuare a pagare per un carrozzone che nonostante tutti itentativi per evidenti motivi non potra ma produrre utili.

    2. Davide3 - 30/08/08 - 9.49
    Sante parole innominato ….

    E invece no, noi lo dobbiamo tenere aperto per l’orgoglio di Forlì e della Romagna, che non deve dimostrarsi supina a Bologna ladrona, perchè questo aeroporto ospiterà le olimpiadi mica pizza e fichi!!
    Salvo poi lamentarci delle tasse alte o dei servizi comunali scadenti, certo, se buttano via miliardi nel bilancio “buco nero” dell’aeroporto …

    MI SPIEGATE PERCHE’ I COMMENTI SACROSANTI DEI CITTADINI, COME IN QUESTO CASO, SON ALL’OPPOSTO DI QUEL CHE DICONO I COSIDDETTI POLITICI MODELLO RUSTICALI??

    E POI BASTA CON LE PRESE PER I FONDELLI! QUANTI FORLIVESI O ITALIANI VANNO IN ARMENIA IN UN ANNO!!!!
    SUVVIA DOPO LE OLIMPIADI ROMAGNA 2020 FACCIAMO ANCORA COMPATIRE CON QUESTE STORIE.

    IL PD ORMAI HA PERSO CREDIBILITA’ A TUTTI I LIVELLI. PARLINO VOCI NUOVE, SARANNO SE NON ALTRO DIVERSE DA QUESTA PENA

  2. Stefania Collini 31 agosto 2008 20:31

    Massimiliano, sarebbe bene citare sempre le fonti degli articoli e successivi commenti che tu posti. Lo faccio volentieri per te, si tratta di http://www.romagnaoggi.it.
    Che dire, se chiediamo ai forlivesi se preferiscono collegamenti diretti con le note capitali europee piuttosto che con l’oscura capitale armena ( rammento che Charles Aznavour noto chansonnier francese era di origini armene, ma poi non ne so altro), la risposta è scontata per molti!
    Parli di buconero dell’aeroporto e dei servizi che sono mancati o sono scadenti: non so a quali servizi tu alluda,tutto si può migliorare certamente, ma se anche il Sole 24 ci aveva collocato in posizioni onorevoli per quanto riguarda la qualità della vita, qualcosa anzi parecchio di buono in passato si sarà fatto, non trovi? Certe statistiche nazionale e locali non sono smentibili, sono solo oggettive ed ancora non raggiunte da tante altre Regioni e città italiane. Ora invece dobbiamo pensare al futuro.
    Dovremmo allargare il discorso e la visuale per giungere a quella capacità propositiva e di scelta per il nostro territorio che il federalismo ci riserverà come compito.
    Siccome si poneva la questione sviluppo locale e federalismo, penso che dovremo scegliere le vocazioni per il nostro territorio, magari finanziandole con una fiscalità a progetto e di scopo che, se non viene raggiunto, pone gli amministratori delle istituzioni al vaglio vero e concreto di un giudizio sui fatti ed obiettivi raggiunti.
    Concordo che certe dichiarazioni trionfalistiche della prima ora sull’accordo Ryanair, poi in parte ritrattate, ed ora queste nuove dichiarazioni, si prestino a facili battute di disapprovazione e sgomento. Rappresentano un vecchio modo affrettato ed enfatico di comunicare, soggetto poi ad essere ridimensionato dai commenti dell’opinione pubblica.
    Non penso che il PD abbia perso di credibilità, è un partito nuovo ancora in itinere ,nel quale sforzi ed impegno perchè possa essere rappresentativo dei cittadini elettori, salvaguardandone comunque l’unità, si stanno facendo. Questo blog aperto al commento ed al contributo di tutti ne è un esempio, ti pare?. Sto seguendo, come immagino tu faccia, la faccenda Alitalia: anche lì, per partito preso, molti a dire bene bravo 7 +, dimenticando che il manipolo di bravi e coraggiosi capitani di impresa, che coraggiosi non lo sono poi tanto, rilevano una nuova società pulita dai debiti e dai pesi dei dipendenti in esubero, pagandola pochissimo, entra di nuovo in gioco la Air France, che per ora si accontenta di una partecipazione limitata percentualmente. Ma poi vedrai fra qualche tempo, i capitani coraggiosi che hanno comprato la nuova Alitalia ripulita a basso prezzo e senza grossi rischi, essendo più finanzieri che imprenditori, rivenderanno le loro quote facendo lauti guadagni, magari proprio ad Air France, facendola diventare società straniera di maggioranza ( quindi che bandiera italiana?). E’ un film già visto no? E i debiti di Alitalia, chi pagherà i debiti e gli ammortizzatori sociali dei 7000 esuberi? I conti fatti da una società europea dicono che i cittadini italiani dovranno farsi carico, per coprire i costi della Bad company ( cioè del marcio che tratteniamo noi) di circa 50 € a testa. Bene, bravo 7+: alla fine paghiamo sempre noi. Niente di nuovo.
    Poniamo a confronto queste due realtà, quella locale e quella nazionale: di quest’ultima che ne pensi e che ne pensano l’innominato e Davide 3. Mi piacerebbe saperlo per discuterne.
    Una pianificazione del sistema trasporti e infrastrutture a livello locale e non solo mi sembra necessaria: troppi aeroporti, troppe fiere, troppe società che si occupano dello stesso problema.
    Ma dovremo anche tener conto delle tradizioni storiche e delle peculiarità dei territori, dato che si sono impostate negli anni pianificazioni ed investimenti di tutto riguardo ( Istituto Areonautico, ENAV, Ingegneria aerospaziale) con evidenti intenzioni di aprire possibilità di sviluppo, vogliamo buttare tutto all’aria? Però almeno discutiamone, qui hai ragione,discutiamone coi cittadini, non con spot e per partito preso, ma stando sui numeri, sulle prospettive,sulla sicurezza di arrivi e decolli in un aeroporto di città, ragionando a largo raggio quindi e non solo pro domo nostra.
    Mi pare che liquidare argomenti così complessi in due battute da innominato, non vada bene.
    Cominciamo invece a ragionarci su e a fare proposte, anche attraverso questo blog, per essere produttivi ed utili al nostro territorio.
    La politica, fatta a colpi di spot e battute, non dura: ho una pianta nel mio terrazzo, piuttosto bruttina e spinosa; solo una volta all’anno mi sorprende e mi fa credere di essere diventata improvvisamente diversa: nasce un unico fiore di bellezza prepotente e profumo inebriante, mi spinge ad una ammirazione notevole. Ma solo per un giorno, quanto la durata di quel fiore , un giorno soltanto. Poi la pianta torna ad essere quella di prima. Ecco perchè mi piace ragionare con calma sulle cose e sui fatti, senza paraocchi, perchè gli spot o le battute non possono costruire le politiche serie di cui abbiamo tutti bisogno.
    Stefania Collini
    Componente Direzione Comunale PD

  3. maria maltoni 31 agosto 2008 23:12

    In questi giorni, di ritorno da un viaggio che mi ha tenuto quasi un mese lontano da Forlì, dopo essere riuscita a metabolizzare lo sconcerto per la velocità con cui il peggio dei modelli “capitalistici” dell’occidente, è stato assorbito negli stili di vita e nella cultura della parte dell’ex- impero sovietico che ho visitato, ho ricominciato a riflettere sui fatti della mia città e del mio Paese. Siamo ormai nell’ultima fase amministrativa in ambito locale e già prima della mia partenza era iniziata la discussione sul toto - candidati a sindaco, oggi entrata nel vivo. Ho sempre considerato le primarie un elemento fondante delle modalità con cui il PD si deve misurare con il suo elettorato e non da ora. Anche prima della nascita del PD, ritenevo le primarie un aspetto importantissimo. Per analogia mi è tornato alla mente, proprio in questi giorni, il periodo in cui più di 4 anni fa, si discuteva all’interno dei DS della candidatura a sindaco di Forlì. Io allora facevo parte della segreteria dell’Unione comunale di quel partito e ricordo che già in quella occasione – e non ero l’unica a farlo- sostenevo la necessità di scegliere il candidato a sindaco con le primarie. Il fatto che , a mio avviso sbagliando, quelli che potevano essere allora gli attori delle primarie, decidessero di “salvaguardare l’unità “ del partito e si ritirassero dalla ipotetica competizione, la dice lunga su come si considerino nel modo sbagliato le primarie. Tenere elezioni primarie per individuare persone che devono ricoprire ruoli importanti, è sintomo di una democrazia politica in buona salute , il non tenerle non lo è. Ciò è comunque valido a prescindere dal numero dei candidati che vi possono concorrere. Dare la possibilità ai cittadini di scegliere, in ogni caso, anche se c’è un sindaco che è al secondo mandato, è un elemento fondante del metodo democratico che il PD vuole perseguire. Dare la possibilità ai cittadini di esprimersi, non è segno di debolezza e divisione per un partito, ma al contrario è l’elemento che evidenzia la sua vivacità politica e la sua democraticità.
    Personalmente non ritengo che svolgere elezioni primarie voglia dire svalutare l’operato delle amministrazioni e dei partiti che le hanno espresse, ma al contrario dare risposte alla voglia dei cittadini di contare , stimoli nuovi alla politica.
    Il fatto che le nostre città abbiano indicatori e parametri di qualità della vita che sono tra le migliori in Italia( pur non essendo città perfette, cosa che non sarebbe di questa terra …) non vuol dire che tutto deve cristallizzarsi e nulla deve più cambiare. Al contrario gli scenari , soprattutto economici, che abbiamo di fronte sono preoccupanti e le nostre comunità necessitano di un forte tasso di innovazione a tutti i livelli. Partiamo intanto dalle primarie per cominciare ad innovare il modo con cui si compiono le scelte dei partiti, definendo al più presto gli aspetti organizzativi che in base a statuto e regolamenti , ci possono consentire di attivarne in tempi utili i processi di realizzazione.
    E’ un impegno che abbiamo nei confronti del nostro elettorato ed a cui non possiamo sottrarci.

    Maria Maltoni

  4. riccardovitali 1 settembre 2008 13:25

    Gentile Stefania, condivido molte delle sue ragioni, ma se la sfida che indica è quella di darsi un profilo “federalista” (ottima prospettiva, soprattutto per chi come me propende anche per un partito federato) la vicenda dell’aeroporto è la sintesi di quello che non si dovrebbe fare.
    Riepiloghiamo. C’è un aeroporto che ha speso 18 milioni di euro dei contribuenti e continua a spenderne senza averne un ritorno oggettivo (chi sostiene che favorisce il turismo si vada a leggere le statistiche arrivi italiani /stranieri). E’ collocato ad 80 chilometri dal capoluogo regionale ed a 80 dalla città con la vocazione turistica per eccellenza (all’estero per far capire da dove venivo mi è sempre bastato dire “vicino Rimini”). Primo quesito : potremmo farne a meno? Certamente sì. Potrebbe essere letale per il nostro sviluppo turistico ? Certamente no (lei non mi conosce ma di lavoro sono imprenditore nel ramo commerciale e ristorativo, per cui sono direttamente interessato agli arrivi turistici).
    Converrà con me che il fatto poi di prevedere qualche rotta internazionale non lo faccia diventare indispensabile (se lei deve andare a Londra pianifica il viaggio sull’unico volo presente a Forlì o lo inserisce in una rosa comprendente Bologna e Rimini per confrontare orari e costi?).
    Se il confronto è assolutamente necessario lo si deve fare non escludendo che potremmo arrivare alla conclusione che l’aeroporto può servire per l’ennesima presidenza e l’ennesimo consiglio d’amministrazione ( come peraltro se discutiamo dell’utilità della fiera di Forlì e di quella di Cesena).

    La vicenda dell’Alitalia poi è l’altra faccia della medaglia ed ha dei risvolti vergognosi. Innanzi tutto la consacrazione definitiva del conflitto di interessi, dove decine di imprenditori pagano dazio per ricevere favori in un secondo tempo. Poi l’anomalia della “bad company” che sarà un pericoloso precedente per tutte le aziende a rischio (a chi verrà in futuro vietato di scaricare le perdite sulla collettività?). Il privilegio concesso agli esuberi (anni di mobilità e cassa integrazione e reintegro in altri contesti) un bello schiaffo alle decine di lavoratori lasciati a casa con un semplice “grazie non ci servi più”. Ultima cosa che ci riguarda direttamente il conflitto di interessi del ministro ombra Colanninno (al quale consiglio vivamente di dimettersi per dare un segnale di discontinuità oltre che di stile, di certo l’autorevolezza del governo ombra (?) non ne risentirà).
    In un contesto imprenditoriale come questo, Thomas mi scuserà, ma “Calearo santo subito”.
    Molti saluti.

  5. Stefania Collini 2 settembre 2008 08:31

    Riccardo è questo il tono della discussione che auguravo arrivasse:proprio il profilo federalista ci indurrà, se non siamo masochisti, a voler considerare numeri e dati, prospettive a vasto raggio e a fare proposte e scelte conseguenti.
    Arrivi e partenze, distinte per persone e merci: rammento anch’io i dati degli aeroporti di Rimini e Forlì, che hanno visto l’impennata solo legata agli accordi Ryanair. Basta dare una occhiata alle statistiche locali pubblicate negli anni sul quaderno Commercio e consumi della CCIAA di Forlì.
    Non molto tempo fa ho sentito, tra le aspirazioni proposte da un autorevole politico, la sparata dei 2 milioni di passeggeri a Forlì: con quale sedimentazione economica, con quale continuità programmatoria di lungo periodo se basta perdere la Ryanair per vanificare o quasi la nostre aspettative?
    Soprattutto con quali infrastrutture e viabilità, parcheggi compresi.
    Sono dell’idea che occorra ragionare sui numeri, sulle tipicità e vocazioni territoriali per giungere ad una seria e non campanilistica programmazione del nostro futuro.
    La prossima tornata elettorale amministrativa non la vincerà chi la spara più grossa, ma chi saprà con responsabilità e oggettiva valutazione, togliersi da occhi e cuore quel velo di autocelebrazione, e toccare le corde, riconoscendo finalmente la sua partecipazione alle scelte, del sano buon senso dei nostri cittadini.
    Una notazione ulteriore per Alitalia: condivido pienamente il fatto che porre i lavoratori su piani e trattamenti diversi crea ulteriori divisione fra i lavoratori e loro tutele sindacali, che hanno prodotto danni nel mondo del lavoro, con un proliferare di sigle autonome e corporative.
    Ma si attua, nel caso Alitalia, anche una rivoluzione del diritto fallimentare: la legge sui fallimenti è la stessa da 50 anni a questa parte, ogni imprenditore deve sottostare a precise norme e indicazioni, moltissimi imprenditori hanno perduto tutto, anche per cattive gestioni e scarso interesse a portare a buon fine la curatela. Ora all’Alitalia si applica l’inapplicabile anche dal punto di vista giudisprudenziale: un’ulteriore esempio di come creare artificiosamente diversità di trattamento giuridico fra imprese, anche questo a me sembra indecoroso.
    Stefania Collini

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