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Politica e religione

Sul dibattito avviato sul rapporto tra politica e religione riceviamo dall’On. Angelo Satanassi e pubblichiamo:

Politica e religione

Una delle ragioni della crisi della politica italiana è nella scelta che la maggioranza dei cattolici ha fatto, accettando, dopo la fine della Democrazia Cristiana, l’ombrello protettivo della Destra. Una Destra cui manca il concetto di Stato, di bene comune e di solidarietà. A ciò è stata spinta dalla Chiesa di Roma, confidando quest’ultima di mettere al riparo alcuni temi che, nel suo antico lessico, sono chiamati modernisti.

I cosiddetti temi sensibili (dalla contraccezione all’eutanasia) il cattolico non li trova nella Vulgata di Girolamo, il traduttore dei testi sacri dall’ebraico e dal greco, che rappresentano ancora oggi l’impianto dogmatico del cattolicesimo, confermato dal Concilio di Trento e dal Concilio Vaticano primo.

Alla domanda perché solo oggi, la Chiesa risponde: perché le scoperte scientifiche e nuove relazioni sociali impegnano la Chiesa ad aggiornare il dogma. Accettare questa tesi significa che la verità teologica evolve seguendo le scoperte scientifiche, quando diventano protesi umane e sociali. In tal modo la Chiesa si fa soggetto storico che aggiorna la sua dottrina in relazione al progredire della scienza e della tecnologia.

Questo per me è relativismo e lo dico in senso positivo, perché sarà la sola arma di difesa, della Chiesa Cattolica e di tutte le fedi religiose che vivono nel pianeta, a fronte della tecnologia fatta potenza. Qui non è in gioco la dignità, la libertà e la personalità del cattolico, fare leggi che diano ordine alla conoscenza scientifica e alle sue applicazioni, significa arricchire la irripetibile individualità dell’uomo e quindi la sua etica identitaria.

I fermenti delle chiese riformate d’Europa e degli Stati Uniti sono un segnale. Non si tratta di rinnegare la fede, ma di sentirsi protagonisti nel costruire una nuova etica sociale. La riflessione non può essere affidata agli specialisti, così come non significa volere parlare d’altro di fronte ai problemi economici e sociali odierni. Su questi temi dovrebbe alimentarsi il dibattito anche nella nostra città.

Il pericolo sta nel fatto che quando il futuro appare incerto se non ostile, c’è la tentazione di chiudersi entro steccati di antiche certezze facendo del dogma la più sicura difesa. Se rifiutiamo tutti insieme di diventare strumento o un pezzo del mercato globale, il solo modo di reagire è l’incontro della fede con la ragione, quando anche la fede storicizza i suoi valori.

In uno degli ultimi piacevoli incontri con un Alto Prelato Vaticano, di cui mi onoro essere amico, a proposito del rapporto fra politica e religione questa fu la riflessione: il pastore deve guidare il gregge, ma quando il gregge scopre pascoli abbondanti, più rigogliosi e là vuole andare, il pastore lo deve accompagnare. Quei pascoli aggiungo io hanno il nome che gli diede il poeta Dante: ”CANOSCENZA”.

Angelo Satanassi

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