Archivio per ottobre, 2008
Notte bianca con Obama
Notte bianca con Obama
Martedì 4 novembre 2008 - ore 21-06
Circolo Madamadorè - Viale Spazzoli 51 - Forlì
Dagli Stati Uniti d’America
Video su sondaggi e scrutini del voto per la Presidenza
Documenti, commenti, filmati ed intermezzi musicali
nella nottata piadine, trastulli e bibite
Aspettando buone notizie dall’America
Aspettando buone notizie dall’America…
Martedì 4 Novembre 2008 dalle ore 2, presso il Circolo ARCI “Dell’Amore” (P.le Foro Boario)
Notte bianca promossa dal PD Forlivese per seguire in diretta i risultati delle Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America
Interverranno
Lucio Nardi (Segretario Circolo PD Foro Boario)
Alessandro Castagnoli (Segretario Territoriale PD Forlivese)
Nadia Masini (Sindaco di Forlì)
Piano Bar con Sofia - Vino e ciambella per tutti
Partito Democratico/Unione Territoriale Forlivese e Partito Democratico/Circolo Foro Boario
10 commentiRiceviamo e pubblichiamo: Don Lorenzo Milani Priore di Barbiana
Circolo Comunale di Modigliana
Venerdi’ 21 novembre 2008, ore: 20.45 - “Sala Bernabei” (Piazza Matteotti, 5 – Modigliana - FC)
* Michele Gesualdi (Presidente Fondazione Don Lorenzo Milani)
* Agostino Burberi (Vice Presidente Fondazione Don Lorenzo Milani)
* Paolo Bussagli (Direttore “Coro Drammatico Renato Condoleo” – Firenze)
( Michele ed Agostino sono due dei sei ragazzi che formarono il primo gruppo storico della Scuola di Barbiana)
Raccontano: “Don Lorenzo Milani Priore di Barbiana”
Attraverso scritti, lettere di don Lorenzo, proiezione di filmati (anche inediti) e fotografie, con dibattito finale tra i presenti.
Nessun commentoElezioni Americane: Obama o McCain
Circolo “Fratelli Spazzoli” di Forlì
Giovedi 30 ottobre 2008
Ore 21.00, presso la Casa dek lavoratore di Bussecchio, via Cerchia n. 98 - Forlì
Elezioni americane: Obama o McCain? (Gli Stati Uniti d’America alle urne: i candidati, i programmi, gli elettori, gli scenari)
Ne discuteremo con
Mario del Pero (Università di Bologna - sede di Forlì) - Docente, storico e saggista, autore del libro
“Libertà e Impero. Gli Stati Uniti e il mondo 1776 / 2006” (ed. Laterza, 2008)
Coordina la serata Roberto Arpinati
Segreteria PD Circolo F.lli Spazzoli di Forlì - Viale Spazzoli n. 51
(Informazioni: cell. 393.9215679 - 347.2466056
Riceviamo e pubblichiamo: L’Università di Pisa contro la legge 133/2008.
È accaduto qualcosa di inatteso nell’ateneo pisano. Dopo una lunga estate fiacca, che sembrava prolungarsi stancamente in un settembre immobile, i primi segnali di vita sono giunti un paio di settimane fa.
All’improvviso, dal basso (espressione spesso retorica, ma in questo caso “fisicamente” concreta), ha assunto consistenza un moto di reazione alle legge 133. a scuotere il mondo universitario dal torpore sono stati gli anelli deboli della catena: i precari e gli studenti. e non è cinico aggiungere che non c’è molto da stupirsi se, a fronte di organi istituzionali inclini a subire una blochiana “strana disfatta”, la fanteria esposta in trincea ha deciso di reagire. Non c’è da stupirsi perché la legge 133 colpisce con violenza proprio loro: precari e studenti.
Come ormai in molti sanno infatti, la legge 133 non contiene una riforma dell’Università. La legge 133 non impone nuovi criteri di finanziamento; non prevede interventi selettivi per ridurre gli sprechi; non modifica gli assetti della governance; non interviene sui parametri di valutazione; non introduce nuovi meccanismi concorsuali. La legge 133 prevede un taglio indiscriminato e progressivo delle risorse e il blocco del turn-over al 20% per 4 anni (ogni 5 pensionamenti un solo nuovo ingresso).
Le conseguenze saranno la drastica riduzione del personale docente e tecnico-amministrativo, la contrazione dell’offerta didattica e dei servizi agli studenti, la necessità di reperire risorse aumentando la contribuzione studentesca. In alternativa, l’improbabile possibilità di trasformazione in fondazioni di diritto privato. Molti ricercatori precari che per anni hanno affrontato una dura gavetta, pubblicando, tenendo corsi, dando un contributo sempre più prezioso e indispensabile al funzionamento dell’Università, vedranno le porte chiudersi indefinitamente.
La ricerca subirà un duro colpo, non fertilizzata dalle energie più fresche; la didattica si immiserirà, con un rapporto docenti-studenti sempre più deficitario. L’Università pubblica, in sostanza, sarà destinata a emulare le sorti delle teaching university di provincia del mondo anglosassone. Per queste ragioni, precari e studenti si sono uniti; hanno definito un piano comune; hanno prodotto uno sforzo di mobilitazione impressionante. I risultati sono arrivati.
L’8 ottobre, un’assemblea che avrebbe dovuto tenersi nell’aula magna del polo didattico d’ateneo, si è trasformata in un immenso raduno nella storica piazza dei cavalieri. Al cospetto di 3000 persone, il comitato promotore ha proposto e ottenuto l’approvazione di un documento che contiene i termine dell’opposizione alla legge (vedi il blog precariunipi.wordpress.com). l’8 ottobre ha rappresentato uno spartiacque, producendo un effetto contagio.
Molti consigli di facoltà hanno assunto la mozione di piazza dei cavalieri come punto di riferimento e così le forme di contrasto alla legge si sono moltiplicate: sospensione della didattica, sostituita da momenti di confronto sulla legge con il coinvolgimento attivo degli studenti; rinuncia da parte dei ricercatori in ruolo agli incarichi non imposti per legge; adesione alle iniziative di lotta anche da parte di molti docenti. Il rettore ha convocato un’assemblea di ateneo all’aperto, che si è tenuta il 15 ottobre nel grande parco della facoltà di scienze. Questa volta non più 3000, bensì 6000 persone presenti. Una partecipazione eclatante, che si è conclusa con l’estensione del coinvolgimento anche a livello istituzionale.
Domani difatti si terrà un senato accademico straordinario e per la prima volta avranno diritto di parteciparvi anche rappresentanti del personale precario. Qualche Solone ha già sentenziato: non si può dire solo no, è necessario aprirsi al dialogo, essere propositivi, l’università va riformata. Come ricercatori precari sottoscriviamo, aggiungendo però un interrogativo: non occorre essere in due per dialogare?
È curioso il metodo seguito dal governo, che chiede al mondo della formazione e della ricerca senso di responsabilità e disposizione al confronto dopo aver approvato una legge capestro. Non ci si può sedere ad alcun tavolo da morti. In realtà i richiami al buon senso nascondono ormai un più o meno palese complesso di inferiorità che attraversa larga parte di quella che un tempo era l’intellighenzia di questo paese.
Soprattutto la classe intellettuale di sinistra sembra paralizzata dal consenso tributato al governo in carica e al suo operato. Pisa è un esempio illuminante. Il suo corpo docente è per tradizione politicamente orientato. E ora tentenna e vacilla, assume fino a interiorizzare gli argomenti dell’avversario culturale (o ex avversario culturale?). Tutto ciò è preoccupante e ancora più preoccupante è il fatto che tale inclinazione emerga anche tra le fila dell’opposizione politica. Essere riformisti non significa rassegnarsi alla remissività. Essere riformisti non significa ripiegare quando l’onda neo-conservatrice avanza. Essere riformisti non significa sacrificare un valore fondamentale oggi per sperare di vincere domani.
L’attacco alla scuola e all’università colpisce un’idea di paese e molti di coloro che questa idea cercano di difendere. Un partito riformista dovrebbe capire che tagliare brutalmente le risorse al sapere significa annientare gli anticorpi residui al conformismo dominante. Molti giovani insegnanti e ricercatori verranno falcidiati; alcuni si ritrarranno sconfitti, altri andranno all’estero. Questo paese sarà ancora più arido e decaduto. A chi giova? A qualcuno giova.
Carmelo Calabro’ (Ricercatore presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa)
6 commentiRiceviamo e pubblichiamo: appello del gruppo Primarie sempre
Care democratiche, cari democratici,
sapete tutti che il 25 ottobre ci
sarà una grande manifestazione del Partito Democratico a Roma.
Per noi è molto importante essere presenti.
Sappiamo che alcuni, delusi dal percorso che il partito sta facendo, sono
tentati di dare un segnale rimanendo a casa. Ma questo segnale rischia
seriamente di essere interpretato, dall’opinione pubblica, come il segnale
definitivo del gradimento delle politiche di Berlusconi. Gli spazi per
l’opposizione si ridurrebbero ancora.
“Primarie vere, primarie sempre”, invece, vi chiede di essere
presenti. Di venire in tanti, di manifestare contro questo governo, ma anche
di diffondere la campagna e di raccogliere altre adesioni. Questo può essere uno
dei messaggi più efficaci contro chi vuole meno democrazia nel Paese, e anche a
per chi non crede ad un Partito veramente Democratico.
A questo scopo noi ci stiamo già organizzando. Avremo un banchetto, le nostre
bandiere, i nostri manifesti. Ma soprattutto, vogliamo avere tanti
volontari che girano tra la folla, a distribuire volantini e
raccogliere adesioni.
Invitiamo chi verrà alla manifestazione a darci la sua disponibilità per un
po’ di volontariato. Se saremo in tanti, basterà fare anche solo un’oretta a
testa, e potremo ottenere risultati importanti: vogliamo, e possiamo, almeno
raddoppiare le 1500 adesioni che abbiamo già raggiunto.
Chi magari non può venire, o non se la sente di raccogliere adesioni, ci può
comunque aiutare con una piccola sottoscrizione. Abbiamo calcolato che per il materiale (volantini, moduli,
penne e tavolette con clip) ci serviranno circa 280 euro. Anche qui, se donate
in tanti, possono bastare 5 euro a testa per coprire la cifra e non far pagare
sempre gli stessi. Clicca
qui per donare 5 euro o più.
La riforma della legge
l’abolizione delle preferenze che vuole Berlusconi, si avvicina. E’ il
momento giusto per far sentire ancora di più la nostra presenza. E’ anche il
momento per incontrarci di persona, per partecipare ad una grande festa per la
democrazia. Non mancate!
Per segnalare la vostra presenza il 25 ottobre, per favore scrivete a primariesempre@gmail.com . Vi contatteremo nei prossimi
giorni per maggiori dettagli e per darci appuntamento.
A presto!
Il gruppo di primarie vere, primarie sempre.
73 commentiRiceviamo e Pubblichiamo: Che fare dell’ex Eridania?
Uno dei maggiori meriti che attribuisco a latuastagione è l’attenzione dedicata al ruolo che il Pd ha riservato al cittadino in generale ed al cittadino elettore in particolare.
La centralità del cittadino nel quadro di relazioni democratiche è affermazione di principio ed obiettivo politico che si staglia già nell’atto fondativo del partito. Da principio ispiratore e scopo dell’agire politico, occorre che il ruolo assegnato al cittadino diventi pietra angolare per la costruzione del partito, ma anche di una società a maggiore partecipazione democratica, nella quale le scelte siano il naturale e logico risultato di una continua interazione tra gli eletti ed i cittadini e si configurino come condivisa soluzione di problemi attentamente studiati, come adeguata risposta ad esigenze ed interessi vissuti in concreto e non solo interpretati. Se il ruolo assegnatogli deve diventare strumento politico, occorre assicurare al cittadino i concreti modi di espressione e di azione.
Nel rapporto politico trovano realizzazione esigenze ed interessi complessi ed eterogenei.
I titolari delle situazioni sostanziali oggetto di composizione hanno finora avuto possibilità di esprimersi solo in forma mediata, ovvero tramite rappresentanza. Sono pochi eletti ad agire nell’interesse di molti.
Spostare verso il basso, ovvero verso “i molti” l’azione del partito e della vita politica del paese, è una delle imprese più impegnative ed affascinanti che il Pd si è assunto fin dalla sua nascita, ma è anche obiettivo il cui perseguimento è di per sé strumento di garanzia per la nostra democrazia. Un cittadino non solo cosciente ed informato, ma anche politicamente attivo in termini concreti ed efficaci, è il miglior baluardo rispetto ad innovazioni autoritarie, che, per lo più e non a caso, si reggono sulla valorizzazione del secondo polo del rapporto politico, quello dell’alto e dei pochi, con conseguente maggiore distacco dalla vita reale ed in funzione sempre più autonoma e distante dei partiti e della politica dagli elettori.
Il principio di legalità, al quale non tanto occorre ambire quale aspirazione di massima, o affermare come petizione astratta, ma perseguire in concreto e con il massimo rigore, deve trovare nel cittadino un soggetto attivo responsabile, quanto intransigente.
Il rispetto assoluto della legalità, che non può ammettere deroghe, disattenzioni o attenuazioni, così come è presupposto del valido ed efficace agire politico delle istituzioni, deve esserlo anche per il cittadino che vuole e deve assurgere ad arbitro effettivo della vita del paese e, prima ancora, del partito.
Soggetto non ricattabile, adescabile o comunque condizionabile.
Deve diventare patrimonio di tutti credere e vivere nel rispetto dei principi e delle regole che liberamente ci diamo. Se siamo assolutamente liberi di pervenire alle opzioni più differenti, di scegliere cioè le regole, i principi e le norme nella maniera che più ci aggrada, persino se mossi da esigenze, motivazioni e spinte non propriamente etiche o legali, dobbiamo, poi, comunque rispettare il risultato cui è stato possibile pervenire. Possiamo anche scegliere di non darci alcuna regola, ma se invece la adottiamo dobbiamo sentirci vincolati.
Le regole si cambiano con gli strumenti che ci consente l’ordinamento, non si violano e neppure si aggirano.
L’argomento è meno banale di quanto potrebbe apparire. Un esame appena più approfondito della vita delle istituzioni ci consegna una realtà che, personalmente, ritengo emblematica di una tanto evidente, quanto gravissima violazione del principio di legalità che è alla base del nostro Stato, ovvero della regola fondamentale e basilare della divisione dei poteri, principio cardine sul quale si regge l’intera impalcatura della carta costituzionale e si fonda l’equilibrio della nostra democrazia.
Solo in tempi recenti, pare che l’attenzione di alcuni politici si sia destata sul tema in questione, peccato però che chi si è ora accorto del problema, in passato non si sia comportato in maniera troppo diversa da quella ora criticata ed abbia anzi concorso, sia pure con strappi di minore quantità e clamore, alla medesima violazione dei principi.
Anche nel richiamo alla “costituzione materiale” od al “diritto vivente” si annida il pericolo di una sottovalutazione dell’importanza che riveste il principio di legalità.
Ho ritenuto opportuno accennare, sia pure in maniera superficiale e generica, all’importanza del rispetto del principio di legalità, quale premessa dell’argomento che mi interessa portare all’attenzione dei cittadini che latuastagione riesce ad intercettare, nella speranza questo argomento possa diventare, in un futuro che mi auguro ormai prossimo, tema politico da sviluppare anche nel circolo telematico.
Trattasi di questione tanto concreta e specifica, quanto straordinariamente emblematica della vita politico-istituzionale locale, sulla quale appare opportuno che si confrontino e si pronuncino tanto i candidati alle primarie, quanto colui o colei che ne uscirà vincente, per la definizione del programma che vorrà sottoporre agli elettori.
Quale soluzione si intende dare, nell’interesse pubblico, al problema dell’area ex Eridania?
La vicenda di questa area è singolare e si presta, in maniera esemplare, ad essere presa in esame quale caso emblematico e paradigmatico.
Gli aspetti che possono venire a rilevo sono moltissimi. Non intendo illustrarli e neppure esporli adesso, né analizzare i singoli momenti nei quali si staglia un agire politico che appare in ogni caso complicato e, per molti versi, ancora oscuro.
E’ sufficiente per il momento tener conto di pochi dati:
- l’area è di proprietà privata, per essere stata acquistata dalla gestione liquidatoria dello zuccherificio Eridania da un gruppo di imprenditori, che a tal specifico fine hanno costituito una società immobiliare;
* l’acquisto è avvenuto a seguito di revoca del Comune di Forlì di una precedente deliberazione con la quale aveva deciso di concorrere per la realizzazione di un pubblico interesse ed aveva anche stanziato il relativo onere di spesa;
* l’area era in precedenza destinata a verde ed attività culturali;
* a seguito di anticipazione di variante di PRG, si stabilì di consentire alla società privata che aveva acquistato l’area di potervi realizzare un’imponente attività edificatoria, previa cessione gratuita al Comune dell’edificio storico;
* una serie di vicende connesse sia alla destinazione futura dell’edificio storico, che avrebbe dovuto passare in proprietà del Comune prima dell’edificazione da parte della società proprietaria (ed anzi la previa cessione -giova ribadirlo- era fatto che condizionava la possibilità di edificazione), sia alla bonifica dell’area dall’amianto, hanno portato all’attuale situazione;
* lo stallo che si è determinato appare inspiegabile; non è, però, assolutamente vero, come invece in qualche occasione è stato affermato da taluno, che l’edificazione sia stata impedita dal procedimento amministrativo con il quale è stato dichiarato l’interesse culturale particolarmente importante dell’edificio storico e neppure dalle vicende giudiziarie che sono seguite alle demolizioni eseguite la settimana di ferragosto 2002, nella pendenza del procedimento dichiarativo dell’interesse culturale;
* anche nei giorni che sono immediatamente seguiti alla demolizione ed alla denuncia fatta all’A.G., la società venne informata dall’amministrazione preposta alla gestione del bene culturale che la costruzione degli edifici nelle aree destinate alla lottizzazione non sarebbe stata impedita, né ostacolata per spirito “ritorsivo” e che anzi qualsiasi progetto, purché compatibile con il pregio del bene, sarebbe stato prontamente autorizzato. Di più ancora, l’architetto di fiducia della proprietà elaborò persino un progetto di massima che, esaminato nell’ottobre del 2002, incontrò il favorevole avviso del Soprintendente regionale, il quale non si limitò ad esprimere il proprio assenso, ma suggerì addirittura utili accorgimenti per una concreta e rapida soluzione.
Lo stato di abbandono dell’area appare inspiegabile, sia per le ragioni commerciali-economiche perseguite dagli investitori privati, sia per il disinteresse mostrato dal Comune, che dopo aver “regalato” una rilevante opportunità edificatoria, altrimenti preclusa da un tanto evidente, quanto importante interesse pubblico (verde ed attività culturali), non ha preso in ulteriore esame la questione.
La via d’uscita appare complessa.
La compagine proprietaria nel tempo è variata; i vecchi proprietari, che non hanno costruito -assai verosimilmente- per ragioni interne, ovvero per contrasti insorti tra di loro, pare che abbiano venduto le proprie azioni ad altri. E’ però logico presumere che chi si è accollato un onere economico di rilevanti dimensioni abbia tutta l’intenzione di concludere il percorso avviato fin dal momento del remoto acquisto e del mutamento di destinazione dell’area (resa edificabile), riempendo così il vuoto (ruderi e verde incolto) che ancora contraddistingue il paesaggio locale, riversandovi sopra tonnellate di cemento.
E, pertanto possibile che la situazione sia destinata addirittura a peggiorare. Se lo stato di attuale abbandono non è entusiasmante, la massiccia edificazione che si potrebbe venire ad abbattere nella zona, in una città che già soffre di eccedenza edificatoria, potrebbe rovinare il paesaggio urbano ed aggravare il surplus edilizio esistente.
Il recupero dell’edificio storico, in assenza di progetti di utilizzo e, soprattutto, dei mezzi finanziari per potervi fare fronte appare impensabile. Questo è il verosimile motivo del disinteresse mostrato dal Comune.
E’ possibile ipotizzare che le ragioni speculative del compratore finale e le preoccupazioni finanziarie del Comune possano approdare ad una revisione dell’accordo iniziale (per il quale la comunità forlivese aveva rinunciato ad una vasta area interamente destinata a verde ed ad attività culturali, consentendo un’attività edificatoria speculativa, in cambio della proprietà di un importante fabbricato da poter disporre per il perseguimento di pubbliche finalità), affidando al privato investitore anche l’onere di recuperare l’edificio storico e dargli lui una destinazione che renda nel contempo maggiormente remunerativa l’edificazione dell’area finitima, affrancata da un apparente degrado che potrebbe pregiudicare la commercializzazione del nuovo edificato, realizzando in tal modo un guadagno per così dire doppio.
Si sarebbe compiuto con ciò un percorso perfettamente inverso a quello iniziale. Il regalo fatto agli imprenditori privati ed il sacrificio delle potenzialità edificatorie imposto a tutti gli altri cittadini forlivesi, che si sono visti ridurre l’indice di edificabilità delle loro aree per consentire un’edificazione maggiore in quella ex Eridania, resterebbe privo di contropartita, a meno di non considerare pubblico interesse l’eliminazione di un problema avvertito con fastidio dalla classe politica locale e dall’apparato amministrativo dell’ente comunale, perché non in grado di risolverlo.
Eppure altre soluzioni sono possibili; come è pure giuridicamente possibile rinegoziare ab imis il progetto iniziale e risparmiare alla città un degrado che potrebbe essere maggiore e peggiore (perché irreversibile) di quello consegnato dalla situazione attuale.
Il caso Eridania è, dunque, emblematico di remote scelte politiche del passato, che condizionano il presente e che possono impegnare il futuro, secondo logiche che restano incredibilmente immutate e sopravvivono alle confliggenti e differenti esigenze nel frattempo insorte.
Il caso Eridania è però anche paradigmatico del programma urbanistico ed edilizio della Forlì di domani che gli aspiranti sindaco vorranno elaborare e presentare ai cittadini.
Ritengo indispensabili le riflessioni politiche su ciò che è avvenuto, perché la capacità di progettare il futuro non può ignorare i fatti che hanno causato la situazione attuale, ma al contrario presuppone una conoscenza approfondita, piena ed attenta, indispensabile per poter responsabilmente predisporre quanto è necessario per l’interesse pubblico e, se possibile, rimediare i guasti del passato.
I tasselli che compongono il mosaico della questione Eridania sono tantissimi, tutti assai rilevanti in termini di prospettive politiche. Mi sono volutamente limitato a segnalarne solo pochissimi, che comunque ritengo utili per poter introdurre il tema.
Mi riservo, peraltro, di illustrare in seguito, ove se ne dovesse ravvisare l’utilità, altri elementi che pure paiono di rilevante interesse politico e di approfondire avvenimenti e fatti, come pure segnalare straordinarie opportunità inspiegabilmente ed immotivatamente abbandonate, dopo una prima condivisione addirittura entusiastica. Occasioni formidabili, che purtroppo si sono perdute per sempre.
Fausto Baldi
3 commentiConferenza regionale sul lavoro (Le radici, il lavoro, il futuro)
Conferenza sul Lavoro del Partito Democratico dell’Emilia-Romagna, sabato 18 ottobre 2008 - Bologna, Sala delle Conferenze, via Rivani 35
Ore 9: Apertura dei lavori - Intervento di Salvatore Caronna (Segretario regionale del Partito Democratico)
9,30: Relazione introduttiva di Natalia Maramotti (Responsabile Lavoro PD Emilia-Romagna)
9,50 Comunicazione di Gilberto Seravalli dell’Università di Parma: il mercato del lavoro in Emilia-Romagna
Dibattito
13 Buffet
14.30 L’agenda di Lisbona: l’Emilia-Romagna e le regioni d’Europa.
Partecipano: Jytte Andersen (ex ministro del lavoro, partito socialdemocratico danese - SD), Manuel de la Rocha Rubí (portavoce PSOE nella commissione lavoro del Parlamento spagnolo), Michael Braun (Direttore dell’Ufficio per l’Italia Fondazione Friedrich Ebert), Flavio Delbono (Vice Presidente Regione Emilia-Romagna)
Dibattito
17 Intervento conclusivo dell’On. Pier Luigi Bersani (Ministro dell’Economia e delle Finanze del Governo ombra del PD)
Hanno assicurato la loro presenza:
Danilo Barbi (Segretario Regionale CGIL), Duccio Campagnoli (Assessore Regionale attività produttive, sviluppo economico, piano telematico), Gabriele Del Torchio (Amministratore Delegato Ducati Motor Holding), Alberto Lunardini (Vice Presidente Confindustria Emilia-Romagna), Paola Manzini (Assessore Regionale al lavoro, scuola, formazione e pari opportunità), Denis Merloni (Segretario Regionale UIL), Giovanni Monti (Vice Presidente Legacoop Emilia-Romagna), Gabriele Morelli (Segretario CNA Emilia-Romagna), Piero Ragazzini (Segretario Regionale CISL)
Nel corso della conferenza si terrà una lettura di brani tratti dal concorso di idee: “Le Parole del Lavoro”con monica morini, attrice del teatro dell’Orsa
Moderano gli incontri Stefano Catellani, è tv e Liviana iotti, Direttrice Mantova TV
Elezioni primarie della Giovanile del PD
Il 17 e 18 Ottobre ci saranno le elezioni primarie della Giovanile del Partito Democratico che eleggeranno il Segretario politico nazionale dell’organizzazione ed i membri di due assemblee costituenti (nazionale e regionale). Anche a Forlì vogliamo istituire, su tutto il territorio dei seggi per permettere a tutti i ragazzi del territorio di partecipare con il proprio voto a questo grande evento; evento che sancirà di fatto la nascita di quello che sarà il più grande movimento politico giovanile italiano ed europeo.
E’ una grande occasione, quella delle primarie, per iniziare a diffondere massicciamente tra i giovani cittadini il pensiero democratico, il pensiero del nostro futuro.
A questo proposito è fissata un’assemblea territoriale che si terrà Venerdi 10 ottobre alle ore 19,45 presso il circolo PD Asioli in Corso Garibaldi (Il circolo si trova in corso Garibaldi subito dopo la rotonda che viene dalla Porta dopo il ponte)
All’ordine del giorno:
* Presentazione del lavoro della giovanile
* Presentazione delle primarie (cosa sono, come si svolgono ecc..)
* Organizzazione delle primarie nei circoli del territorio, eventuali adesioni.
* Raccolta firme per le candidature locali agli organismi locali e nazionali della giovanile.
* Varie ed eventuali
Tutti gli altri links da consultare per le primarie li trovate nello speciale primarie del nostro blog!
I Giovani Democratici di Forlì
Invitiamo a far girare l’invito a tutti vostri conoscenti, amici, parenti di età compresa tra i 14 e i 29 anni.
Per qualsiasi informazione, contattateci a giovanidemocratici.fo@gmail.com; www.giovanidemocraticifo.blogspot.com; oppure ai numeri:
Dario 3496702616
Gessica 3391696726
Roberto Balzani si candida alle primarie
Il professor Roberto Balzani si è recentemente candidato alle primarie del PD (ricordiamo che al momento il solo altro candidato è il sindaco uscente Nadia Masini) di Forli in vista delle prossime amministrative.
Proponiamo qui di seguito due articoli di presentazione recentemente usciti sulla stampa locale a favore dei nostri lettori ed auguriamo ad entrambi i candidati il nostro migliore in bocca al lupo.
95 commenti
