Notte bianca con Obama
Notte bianca con Obama
Martedì 4 novembre 2008 - ore 21-06
Circolo Madamadorè - Viale Spazzoli 51 - Forlì
Dagli Stati Uniti d’America
Video su sondaggi e scrutini del voto per la Presidenza
Documenti, commenti, filmati ed intermezzi musicali
nella nottata piadine, trastulli e bibite
6 Commenti a "Notte bianca con Obama"
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EVVIVA LA FACCIA TOSTA!!!
Obama presidente Usa, Nervegna (Fi/Pdl): “A Forlì il cambio di regime è contro la sinistra!”
(5/11/2008 13:33) |
(Sesto Potere) - Forlì - 5 novembre 2008 – “Urla e festeggiamenti a Forlì per la vittoria di Obama e scomposte e ‘velenose’ considerazioni da parte dei leader romani del Pd, come Veltroni e Fassino, intervistati su tivù più o meno amiche. A svelare una totale mancanza di ‘fair play’ e di senso etico-politico, invece ben dimostrato dallo stesso John McCain che , dopo aver perso la speranza di vincere le elezioni , ha telefonato al rivale ammettendo la sconfitta e augurandogli buon lavoro! Ve la immaginate in Italia una scena di questo tipo? Veltroni e D’Alema che formulano i migliori auguri a Berlusconi augurandogli di ben lavorare per il bene del paese? Impossibile. Solo pochi giorni fa i cosiddetti democratici , con slogan anti-belusconiani ben oltre la soglia della maleducazione, hanno scelto di abbandonare i luoghi deputati del confronto politico per affollare le piazze alla ricerca di facili e demagogici consensi”.
Così Antonio Nervegna, consigliere regionale, capogruppo comunale e coordinatore provinciale di Forza Italia/Pdl, ecc…
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Risulta a qualcuno di voi che Berlusconi abbia mai telefonato a Prodi nel 2006 quando vinse, seppur di poco, le elezioni?
Risulta a qualcuno di voi che Veltroni NON abbia telefonato a Berlusconi quando ha vinto le elezioni lo scorso aprile?
Caro Sig. Nervegna, non la conosco di persona, ma, vista la sua prolifica vena di scrittore, ho la sensazione che a volte si faccia prendere un po’ la mano: la prossima volta prima di fare affermazioni palesemente contrarie alla verità, conti fino a 10!
Bhe anche Castagnoli non è da meno, sempre su romagna oggi
Carissimi,
non mi stupisce che le forze demagogiche e anti cambiamento si mobilitino contro di esso. Ma l’America da ieri sera, e il suo nuovo portavoce, Obama, ci stanno portando oramai (e finalmente!) dentro la spirale del cambiamento, della partecipazione, dell’ascolto. La cifra di questo non l’ha fatta solo la sua calda pelle nera, ma il suo impersonificare gli uomini, le donne, i giovani “comuni” che hanno avuto la forza di cambiare le cose che non vanno, di gettare dietro di sé gli stereotipi e le ideologie, di dare voce e ascolto a quel meraviglioso mosaico che è la natura umana.
In calce, posto un articolo apparso oggi su Repubblica di Vittorio Zucconi.
L’America ha accettato e voluto il cambiamento. Ora tocca a noi. Nulla in questo paese è impossibile…
Un abbraccio
Sara Samorì
La rivincita
dell’intelligenza
di VITTORIO ZUCCONI
Confesso qualche commozione molto poco professionale, e molto diversa dal cinismo che a volte noi giornalisti affettiamo, nell’ascoltare la network Fox, quella che disperatamente e sfacciatamente ha fatto campagna di calunnie e di montature contro Obama “il terrorista, marxista, mussulmano, radicale” e che mi sono crudelmente goduto per ore nel suo calvario, ha annunciato alle 23 di ieri che l’America avrebbe avuto, per la prima volta nella propria storia, un Presidente di etnia mista africana ed europea.
Nella sua vittoria, e nella insurrezione nazionale e pacifica contro gli otto anni del peggior governo repubblicano che l’America avesse conosciuto dal quadriennio di Herbert Hoover, il padre della Grande Depressione, c’è il riscatto non della sinistra contro la destra, non dei “migliori” contro i “peggiori”, perché in democrazia non ci sono “superiori” e “inferiori” e il voto del Rettore Magnifico conta quanto quello del fattorino che gli porta il caffè.
Il successo di Barack Hussein Obama è anche qualcosa di più importante dell’ormai inevitabile riconoscimento che nel club più esclusivo del mondo, quello che ha visto ammessi soltanto 41 uomini bianchi (per 43 presidenze) in duecento vent’anni non potevano non entrare cittadini con volti, e domani con sesso, diversi e più simili al volto dell’America, è la rivincita dell’intelligenza e della preparazione sul mito dell’”uomo qualunque” e della banalizzazione delle istituzioni.
Non sappiamo, e nessuno lo può dire, se Barack Hussein Obama sarà un buon presidente, se riacciufferà l’economia americana dall’abisso nel quale sta precipitando e dove trascinerebbe anche noi (la produzione industriale americana in ottobre è diminuita del 26%, un quarto, questo per coloro che ci ripetevano che la crisi della finanza non era la crisi dell’economia reale), se ritesserà la maglia di amicizia e di stima internazionale che Bush ha lacerato nonostante la piaggeria degli inutili cortigiani alla Berlusconi, se sarà una delusione come Carter o un successo come il vecchio, prudente Bush.
Ma sappiamo che finalmente nello Studio Ovale siederà qualcuno che conosce la differenza fra un libro e una sega a motore, che non considera la cultura e la sintassi come espressioni di “fighettismo”, secondo l’atroce neologismo caro ai duri e puri. Non uno “come me”, ma uno migliore di me, capace di ascoltare, ma anche di riflettere e di circondarsi di persone delle quali non teme la concorrenza, perché non soffre di complessi di inferiorità.
Molto abbiamo detto, scritto e ascoltato, da mesi ormai, sulla straordinaria novità di un presidente afro americano, insieme bianco (la parte di lui che sempre si dimentica) e nero, ed è ovvia la lezione - anzi, la sberla - che la democrazia americana ha dato ai miserabili sfruttatori delle paure razziali e del provincialismo identitario che oggi purtroppo spadroneggiano in Europa. O che fecero dire in un telegiornale de La7 al Presidente della Camera italiana, onorevole Gianfranco Fini, che l’America non avrebbe mai eletto “un nero”. Ma la promessa di Obama è più della etnia, della storia personale, della capacità di superare l’handicap di un nome tremendo come Hussein, è la stessa che fece di Kennedy l’uomo che fermò il mondo a un passo dall’olocausto nucleare leggendo e rileggendo “I cannoni d’Agosto” il libro di una storica americana, Barbara Tuchman, che raccontava come la guerra sia la marcia della follia verso il disastro. E rispondendo di no ai generali che raccomandavano l’invasione dell’isola.
L’elettorato americano ha punito il partito Bush, dando, insieme con la Casa Bianca, una schiacciante maggioranza di seggi si Democratici nella Camera e nel Senato. Ha respinto otto anni di mediocrità spacciata per grande visione morale, ha rifiutato offeso l’assurda candidatura di una governatrice di provincia che le donne americane hanno preso come un insulto, portato da chi - maschilisticamente - crede che le donne votino soltanto nel segno del loro genere e non nella scelta della persona migliore per loro stesse e le loro famiglie. Ma soprattutto ha detto che era stanco di essere trattato come un gregge di idioti contenti di essere governati da un compagno di bicchierate che li fa sentire meno stupidi. La democrazia non deve scegliere geni o premi Nobel ma neppure cadere nella tentazione del gioco al ribasso e all’ instupidimento collettivo dei venditori di barzellette e di perline.
God bless America. Sia benedetta l’America che ha ritrovato la forza per credere nella democrazia e la persona per raccogliere in maniera civile e intelligente l’onda dell’ antipolitica che anche qui si era alzata.
(5 novembre 2008)
un link interessante..
http://www.manualedisopravvivenzapd.com/
ciao a tutti
Un discorso del 1950 che sembra attuarsi nel 2008!
Piero Calamandrei, uno dei padri della Nostra Costituzione, pronunciò questo discorso al III° Congresso in difesa della Scuola nazionale (Adsn) a Roma l’11 febbraio 1950
“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, Che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale, però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata.
Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto, rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà.
Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”
COSA NE PENSATE?
Collinelli Andrea.
Assemblea Territoriale PD.
Per approfondire ecco tutto il discorso, molto interessante.
http://danzaresullarchitettura.splinder.com/post/18793909/Piero+Calamandrei,+Roma,+11+fe
Ciao a tutti
Massimo